domenica 30 settembre 2007

Diga della Tre Gole (Cina): è stata un errore?

Stiamo parlando di una delle più grandi costruzioni umane della Terra: è la "Diga delle Tre Gole", realizzata in Cina sul corso del fiume Yangze. Lunga 2.390 metri e alta 185 metri, la sua costruzione iniziò nel 1994 ed è costata (finora) ben 22 miliardi di dollari (l'opera sarà ultimata nel 2009): le turbine entrate in funzione costituiscono oggi la più grande centrale idroelettrica del mondo. Pensate che la diga ha comportato la formazione di un bacino idrico immenso: ha una lunghezza di circa 600 km (come metà Italia!), un'estensione di ben 10.000 kmq ed una capacità di 22 miliardi di mc d'acqua, un vero e proprio mare!! Diciamo pure che è sempre stata il fiore all'occhiello del potere cinese, un simbolo del progresso nella Repubblica Popolare Cinese: durante la sua costruzione molte furono però le polemiche sorte da persone ed organi ambientali contrari alla faraonica opera. La costruzione della digfa fu pensata per soddisfare due esisgenze: innanzitutto per regolare il corso del grande fiume Yangze (uno dei più importanti della Cina), utilizzato per l'irrigazione delle campagne che lo circondano, per l'alimentazione idrica delle grandi città che sorgono sulle sue rive e per il trasporto navale possibile per una buona parte del suo corso fino alla foce nei pressi di Shangai e di altri importanti porti marittimi; eppoi per la realizzazione di una grande centrale idroelettrica per generare energia "pulita", visto che per il resto l'energia del paese viene prodotta da centrali a carbone. Ora però anche le autorità cominciano a fare dietrofront (ad opera conclusa...) affermando che la diga rappresenta "un rischio per la sicurezza nazionale": l'allarme è stato lanciato dagli esperti ma è stato ripreso anche dal Governo Cinese e ufficialmente comunicato da tutti i mass media. L'genzia di stampa governativa Xinhua (Nuova Cina) ha comunicato che: "Se non vengono prese misure preventive, quest'opera potrebbe provocare una catastrofe". L'allarme è stato confermato anche da Wang Xiaofeng, il direttore del Comitato per il progetto della diga presso il Consiglio di Stato (ovvero l'autority governativa che ha l'ultima parola sulla gestione della diga, del suo bacino e della centrale idroelettrica), il quale ha confermato che: "Non possiamo abbassare la guardia, guai se non siamo vigilanti sui problemi di sicurezza e i pericoli ambientali creati da quest'opera". E in effetti i problemi che si stanno presentando (e all'inizio ampiamente temuti dai critici...) sono numerosi e imponenti: frane, erosione delle rive e delle colline circostanti e peggioramento dell'inquinamento. Ricordiamo che la realizzazione della diga (e del suo bacino) ha comportato l'evacuazione (anche con la deportazione!) di oltre un milione di abitanti dai villaggi che man mano venivano sommersi dalle acque del bacino, nonchè la scomparsa di siti archeologici di notevole valore storico! La formazione del bacino ha comportato anche un cambiamento del microclima della zona: l'intera zona è quasi costantemente avvolta dalla nebbia provocata dall'umidità creata dall'immenso bacino!!! L'erosione delle rive e delle colline circostanti da parte dell'acqua del bacino sta provocando continue frane e smottamenti, con morti e danni notevoli. Inoltre, lungo il bacino si è notevolmente sviluppata l'attività industriale, con conseguente aumento dell'inquinamento atmosferico. In più, a monte della diga c'è la città di Chongqing, la più grande della Cina con oltre 30 milioni di abitanti (!), che riserva sul fiume Yangze i liquami fognari e degli scarichi delle sue industrie!! Affiorano addirittura dei dubbi sulla capacità di tenuta della diga in caso di calamità naturali, come i tifoni estivi o i terremoti: il suo crollo causerebbe un disastro senza precedenti! Qunidi sono molti i pericoli che stanno confermando i dubbi iniziali: però intanto 22 miliardi di dollari sono stati sperperati (finora...) mentre circa 300 milioni di cinesi sono ancora senza acqua potabile e chi vive nella campagne vive ancora nella miseria più estrema...

mercoledì 26 settembre 2007

Energia: i nodi vengono al pettine...

Cominciamo subito con un "bel" dato: l'Italia dipende dall'estero per l'85% della sua energia (la media europea è del 53%)! Questo è il frutto di scelte errate fatte negli ultimi decenni per la campagna energetica italiana (e non solo). Non che i paesi europei stiano meglio: la loro dipendenza da altri è sì inferiore ma l'energia se la accaparrano da fonti non proprio consone alla protezione dell'ambiente, visto che la maggior parte dell'energia deriva o da centrali a carbone (soprattutto in Germania) o da centrali nucleari (come in Francia). L'Italia sul carbone non ha puntato più di tanto (ma credo più per costi di importazione che per protezione ambientale, anche se numerose centrali Enel funzionano comunque a carbone...) mentre ha rinunciato al nucleare (secondo me giustamente) un bel pò di tempo fa: per accaparrarsi l'energia il nostro paese ha puntato sull'idroelettrico e sul gas metano. Certo, l'idroelettrico è una forma di energia rinnovabile: credo però che sia la peggiore che si poteva scigliere tra quelle rinnovabili, soprattutto applicata al nostro paese, visto la scarsità sempre maggiore di acqua causa il cambiamento climatico in corso (siccità in primis) e alla sempre maggiore richiesta di acqua per agricoltura e industria. Diciamo quindi che l'Italia dipende dal gas metano e il problema è stato aggravato ancor di più dall'uso dei condizionatori estivi: infatti, tra il luglio 2001 (prima che l'aria condizionata diventasse un'abitudine) e il luglio 2007 l'aumento della domanda di energia per far fronte all'utilizzo dei condizionatori è stato del 15%, il chè ha portato a farci trovare con riserve sgonfie di enrgie per affrontare le stagioni invernali. Da qui parte la richiesta sempre maggiore di gas metano all'estero: attualmente il 44% dell'elettricità prodotta dalle nostre centrali viene dalla combustione del gas metano. Il 38% del nostro gas viene importato dall'Algeria e il 35% dalla Russia (seguono l'Olanda col 12%, la Norvegia con l'8%, il Regno Unito col 2%, la Libia con l'1% e il restante 4% da altri paesi): purtroppo il problema è che Algeria e Russia sono anche i maggiori fornitori di gas degli altri paesi europei e, se si aprisse un buco nella disponibilità di gas (vedi le tensioni tra Russia ed Ucraina, sul cui territorio passa buona parte del gas russo diretto in Europa), non sarebbe facile per l'Italia chiedere aiuto all'UE. Si era pensato ai rigassificatori che avrebbero consentito di impotare il gas da paesi più lontani, come il Qatar: ma anche qui la situazione non è idilliaca, sia per problemi ambientali in sede di costruzione (già verificatisi...), sia per problemi di tangenti (già verificatisi...), sia per il loro scarso apporto quantitativo. Infatti, importiamo attualmente da Algeria e Russia 90 miliardi di mc di gas all'anno: se tutti i rigassificatori progettati in Italia (ovvero 13) entrassero in funzione, ne otterremmo 70 miliardi di mc, ma finora di rigassificatori ce n'è solo uno in funzione in Italia e per di più in una zona fortemente turistica... (Cinque Terre). E non si è valutato un altro problema, sempre a proposito di rigassificatori: non ci sono purtroppo gli impianti alla fonte, quelli per estrarre il gas vicino ai pozzi, ci vorrebbero dei finanziamenti subito che però i paesi europei non hanno...
Purtroppo:
1) non si può sperare nel ripetersi di un inverno eccezionalmente mite come quello dello scorso anno, perchè allora vorrà dire che il cambiamento climatico è una realtà ben più grave;
2) non si può neanche sperare che Russia ed Ucraina continuino ad andare d'accordo... visto che ogni pretesto è buono per aprire le ostilità;
3) non si può neanche sperare nell'energia nucleare (fortunatamente dico): solo per rallentare la crescita del riscaldamento climatico, si dovrebbe costruire una centrale nucleare alla settimana per 63 anni (al costo di 2 miliardi di dollari a centrale...); inoltre, dopo 18 anni di ricerca e 9 miliardi di dollari di spesa non si è ancora trovata una soluzione alle scorie nucleari (mi vengono i brividi quando Alessio Grosso, caporedattore di Meteolive.it, dice che "un deposito di scorie nucleari non è una discarica"!); e, ancora, per raffreddare le centrali nucleari serve un quantità esorbitante d'acqua (addirittura in Francia serve il 55% dell'acqua nazionale disponibile!), quando questa già scarseggia per usi primari (popolazione ed agricoltura); e non va sottovalutato neanche il rischio terrorismo, visto che queste centrali sono delle vere e proprie bombe atomiche.
L'unica soluzione sembra riscontrabile nelle energie rinnovabili, solare ed eolico in primis che sfruttano quello che più di naturale esiste sul nostro pianeta, ovvero luce solare e vento! Energie rinnovabili, collegate ad efficienza energetica e idrogeno, farebbero fare un bel salto di qualità per l'ambiente e per l'uomo: ma puntare su queste significa investire una bella cifra di denaro... che non c'è! E qui si ritorna al problema iniziale: stiamo pagando scelte energetiche planetarie sbagliate fatte decenni or sono alle quali adesso è quasi impossibile rimediare.

CLIMA: con esso cambia anche l'Atlante...

Per secoli le mappe della Terra sono state continuamente ritoccate in seguito alle varie scoperte (frutto delle innumerevoli spedizioni in ogni angolo del pianeta): una volta scoperto praticamente tutto il nostro pianeta, a cambiare le mappe sono state le guerre (e fino a non molto tempo fa, vedi l'ex Jugoslavia...). Ora però ci si mette il clima: il cambiamento climatico in corso sta letteralmente trasformando molti angoli della nostra cara Terra e così il 12° atlante pubblicato dal Times (edizione 2007) ha dovuto essere aggiornato tenendo conto delle modifiche conseguenti al cambiamento climatico. Così, ad esempio, il litorale del Bangladesh ha ormai cambiato fisionomia in seguito all'intensificarsi e alla maggiore violenza di cicloni e monsoni, l'oceano ha ormai mangiato tre metri di terra alle coste dell'Alaska sotto l'infuriare delle tempeste, il Fiume Giallo (Cina) è talmente impoverito da un uso scellerato delle sue acque per la popolazione, le industrie e l'agricoltura che a tratti non arriva neppure al mare e questo ha alterato la costa! Molti allarmi arrivano dai grandi laghi: come si vede nella foto satellitare allegata, il Lago Ciad (foto centrale) è praticamente ridotto ad una pozzanghera rispetto al grande lago qual'era appena 40 anni fa! Lo stesso Lago d'Aral (foto inferiore) si è sensibilmente rimpicciolito ed abbassato dal 1960 al 2000, anche se ora nuove politiche di sfruttamento hanno consentito un parziale miglioramento...Per non parlare dei ghiacciai: in Italia sono calati del 40% dal 1850 al 1980 ma di ben un altro 20% solo tra il 1980 e il 2000, e mentre la perdita media annua di spessore è stata di 25 cm tra il 1850 e il 1980, tra il 1980 e il 2000 è stata di ben 65 cm (con un picco record di 250 cm nel 2003...)! Tali fenomeni stanno sconvolgendo la morfologia delle nostre Alpi: riaffiorano nuclei di ghiaccio sepolti tra i detriti, laghi che nascono e scompaiono nell'arco di pochi mesi, esondazioni improvvise, ecc... Nella foto allegata (parte superiore) si nota il ghiacciaio del Kilimangiaro come'era nel 1963 e nel 2000: no comment! Molti cambiamenti stanno riguardando anche le coste italiane: il 37% dei litorali sabbiosi è arretrato negli ultimi 35 anni, il cemento ha invaso i litorali con un incremento delle zone urbanizzate costiere di ben il 60% tra il 1990 e il 2000, mentre le zone umide sono diminuite di ben l'80% nell'ultimo secolo!!! Si tratta quindi di combattere il cambiamento climatico in corso sul nostro pianeta, senza ombra di dubbio di origine naturale (come già capitato in altre ere della storia della Terra) ma accelerato ed aggravato dall'attività umana, puntando quindi su un mutamento delle fonti di energia e dei modi di vita attualmente utilizzati dall'uomo; ma si deve anche puntare ad un blocco dello sfruttamento senza regole del nostro territorio che è complice di un dissesto idro-geologico gravissimo. Salviamo il nostro pianeta: non è solo in gioco il cambio degli atlanti geografici, ma molto di più...!

martedì 25 settembre 2007

L'Europa riscopre la bici, l'Italia invece l'auto...

Sabato 22 settembre 2007 è stata per l'Italia la "giornata senz'auto", promossa in 40 città per l'astensione volontaria dall'uso dell'automobile. E' notizia di questi giorni che il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha annunciato di voler stanziare 16 milioni di euro del fondo triennale per la "mobilità sostenibile" all'uso della bicicletta al fine di combattere l'effetto serra; ma arriveranno anche 1,25 milioni di euro per i progetti riguardanti il cosiddetto "bike sharing" (la bici a noleggio) visto il successo che questa iniziativa ha avuto in molte città europee. E, infatti, è proprio rispetto al resto d'Europa che si vede il gap dell'Italia per quanto riguarda l'uso ecologico della bicicletta: molti paesi europei hanno infatti diminuito l'uso dell'auto nelle loro città a vantaggio di biciclette, scooter e mezzi pubblici. Nel Regno Unito il chilometraggio medio dei veicoli privati è sceso dell'8% dal 1995, in Francia del 7% e in Germania del 4%, mentre nl nostro caro paese il chilometraggio è addirittura aumentato raggiungendo gli stessi livelli ante 1995! Ma non si tratta di una scelta: diciamo che gli italiani non hanno alternative! I mezzi pubblici sono scarsi e vetusti, mentre da ormai troppo tempo non si investe nelle infrastrutture nazionali: in Italia abbiamo le stesse strade di 30 anni fa (in Spagna invece le autostrade sono aumentate in lunghezza del 5% tra il 1995 e il 2003) e allo stesso tempo ha continuato ad aumentare il numero di auto in circolazione. Non dimentichiamo che ciò è stato favorito anche (e soprattutto) da politiche incentrate per decenni esclusivamente sull'uso dell'auto (vedi Fiat...): ciò ha portato ad avere quasi un auto per ogni italiano maggiorenne (infatti nel 2006 a fronte di 48.271.979 abitanti maggiorenni vi erano ben 34.667.487 vetture in circolazione, ovvero 1,4 abitanti per ogni auto!!!). Per fare un altro esempio in Danimarca si vendono in media all'anno 79 biciclette ogni 1.000 abitanti, 75 in Olanda, 59 in Germania, 54 in Francia e solo 25 in Italia (la media europea è di 43...). Altro dato allarmante deriva dalle piste ciclabili: in Europa mediamente ogni abitante ha a disposizione almeno 80 metri di pista ciclabile, in Italia la città che ha la media più elevata è Ravenna con 32 metri per abitante...(seguita da Modena, Ferrara, Mantova e Reggio Emilia)! In totale vi sono in Italia 2.488 km di piste ciclabili, mentre sono solo 7 le città italiane che hanno una rete di piste ciclabili superiore ai 70km (Modena, Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia, Bologna, Torino e Milano). Tra le città in cui è più diffuso l'uso della bicicletta figurano Bolzano al 1° posto (17%), seguita da Ferrara (15.1%) e Ravenna (12.8%). Il problema è che in Italia finora non si è investito con costanza e a sufficienza per risolvere questo problema: la prima legge sulla "mobilità ciclabile" è stata la "legge Galletti" del 1998 la quale stanziò 11 miliardi di lire per incentivare la costruzione di una pista ciclabile per ogni strada ristrutturata o costruita ex-novo ed erogava soldi a progetto pagando 1/3 dell'opera. Tale finanziamento fu seguito da un secondo finanziamento di 20 miliardi di euro nel 2001, poi salì al governo Berlusconi... e lo stanziamento scese drasticamente a 2 milioni di euro (meglio i camion, no?)! Ora finalmente il nuovo cospicuo finanziamento del Ministro Pecoraro Scanio di 16 milioni di euro: attendiamo nuove piste ciclabili e un rinforzamento dei mezzi pubblici, anche se la strada è ancora lunga (scusatemi la battuta!).

Trieste: nasce il "Museo della Bora"

Sta per nascere a Trieste il "Museo della Bora": un'idea geniale che viene da un'associazione privata di circa 20 amici triestini (grafici, pubblicitari, narratori, illustratori, ecc...) i quali hanno come missione "catturare" la bora e metterla in un museo aperto a tutti. Finora hanno registrato tre raffiche molto potenti, una da 151 km/h, una da 165 ed una da ben 171!! Per il momento non si tratta di un museo, ma di un "magazzino dei venti" che rappresenta il primo nucleo di quello che sarà il museo vero e proprio: finora hanno raccolto 57 venti da tutto il mondo mandati da altri appassionati. Sarà davvero un museo molto curioso: venti, curiosità, rimandi letterali, artistici e musicali, un'ampia sezione scientifica sulla storia e le caratteristiche dei venti di tutto il mondo, strumenti per misurarli, mulini e vele, nonchè nozioni sulle potenzialità dell'energia eolica. Insomma, una cosa davvero interessante! Molto particolare (e da provare...) sarà la "sala del soffio", una specie di galleria del vento dove si potrà essere investiti dal vento di bora creato in laboratorio, scegliendo a che velocità e da che zona di Trieste farlo arrivare (sulle pareti verranno così proiettate le immagini dell'angolo scelto della città)!!! L'idea del "Museo della Bora" viene mossa dalla consapevolezza che (come disse il pittore Carlo Wostry) "l'unica cosa veramente originale che abbiamo a Trieste è la bora". Allora, perchè non sfruttarla? Per il momento il museo non ha ancora una sede (se ne avete una...): il "magazzino dei venti" è per ora visitabile su prenotazione, basta consultare il sito http://www.museobora.org. All'interno del magazzino si troverà anche una lunga serie di oggetti antichi collegati al vento come le corde che negli anni '50 si tiravano lungo le rive della città per aggrapparsi, i ghiaccini (ovvero dei piccoli ramponi che si attaccavano sotto le scarpe per non scivolare), le doppie finestre infrangi vento, le antenne televisive divelte, cartelli stradali e pubblicitari piegati, i cocci dei cornicioni caduti delle case, ecc... A proposito, c'è anche un libro dal titolo "Via della bora" scritto da Rino Lombardi, uno dei fondatori. Nel frattempo stanno arrivando venti da tutto il mondo catturati dagli appassionati in bottiglie, boccette di vetro, sacchi di cartone, otri, barattoli, ecc...: ogni contenitore riporta luogo, data e nome del vento e del raccoglitore. Così sono arrivati il "nortada de Carrapateira" (vento caldo e fastidioso portoghese), il "monsonico" di Ouagadougou (Burkina Faso), il "nyala" del Darfur (Sudan), il "vento di Epidauro", addirittura una bufera della Rhonda Valley mentre un simpatico tizio francese ha raccolto... uno starnuto in una strada di Rodez!

lunedì 24 settembre 2007

Città: se l'uomo d'un tratto scomparisse...

Se il genere umano sparisse di colpo, che cosa resterebbe sulla Terra di tutto ciò che abbiamo costruito? E' una domanda senza ombra di dubbio curiosa, alla quale però ha cercato di dare una risposta un giornalista e saggista americano, Alan Weisman, il quale assieme a scienziati ed ingegneri ha raccolto una gran quantità di dati arrivando ad una cronologia di avvenimenti che è raccolta nel libro "The world without us" (il libro uscirà in italiano all'inizio del 2008 edito da Einaudi). Nel racconto si prende ad esempio la megalopoli per eccellenza, New York. Ecco cosa accadrebbe se l'uomo scomparisse di colpo:
1) dopo 2 giorni senza manutenzione la metrò della città verrebbe del tutto sommersa dall'acqua;
2) dopo 7 giorni cesserebbero di funzionare (incendiandosi o fondendo) le centrali elettriche e nucleari;
3) dopo 2-4 anni le strade verrebbero invase da erbacce e piante infestanti: le radici comincerebbero pian piano a sollevare i marciapiedi e a distruggere le fognature;
4) dopo 5 anni le case comincerebbero a deteriorarsi e successivamente a crollare: le fiamme, scatenate dai fulmini che colpiscono i rami secchi degli alberi, brucerebbero però interi quartieri;
5) dopo 300 anni i ponti crollerebbero: solo quelli ad arco (che reggono le linee ferroviarie) potrebbero durare ancora per alcuni secoli;
6) dopo 500 anni la città sarebbe come una foresta, coperta di piante e colonizzata da volpi e animali rapaci (i ratti, invece, morirebbero di fame senza la nostra spazzatura);
7) solo dopo 100.000 anni la qualità dell'aria ritornerebbe ai livelli pre-industriali;
8) dopo 10.000.000 di anni non ci sarebbe più traccia dell'uomo: forse la testa della Statua della Libertà continuerebbe a mantenere la sua forma immersa sui fondali dell'oceano...
Fantascienza...?

venerdì 21 settembre 2007

Il pannello solare si pennella!!!

Una moderna tecnologia sviluppata al New Jersey Institute of Technology sta creando pannelli solari per produrre energia elettrica ad un costo molto inferiore rispetto a quello attuale e che possono essere prodotti usando una stampante! Infatti, il team guidato dal professore Somenath Mitra è riuscito ad eliminare dal ciclo di produzione l'uso del silicio purificato, un materiale essenziale per la creazione degli attuali pannelli solari, sostituendolo con un sistema di nanotubi di carbonio incapsulati in un altro materiale denominato "fullerene": questa sostanza (come il diamante, la grafite e la cerafite) è un composto naturale del carbonio. In tal modo si ottiene un pannello solare flessibile e facilmente applicabile su una superficie di qualunque forma e che non richiede l'uso di una struttura rigida intorno, nè di particolari catene di assemblaggio. Anzi, il nuovo materiale può essere spruzzato (sì, avete capito bene!) su un piano, purchè sia preparato a raccogliere gli elettroni rilasciati una volta colpito dai raggi solari. Quindi potrà essere possibile realizzare apparecchiature industriali in grado di creare superfici per captare energia dalle forme più disparate, modellate sulle esigenze dei prodotti a cui dovranno fornire corrente elettrica. Non serviranno contenitori nè adattamenti particolari, bisognerà solo esporre la superficie in modo tale da per poter assorbire il più posibile l'irraggiamento solare. Si potrebbe, ad esempio, dipingere un'intera vettura con celle solari sena bisogno di particolari modifiche al design o all'aerodinamica del veicolo. Oppur avere cellulari con caricabatteria solare collocata direttamente sulla casa e un laptot con coperchio a celle sarebbe esposto alla luce per ricaricare l'accumulatore. Niente male, largo alla tecnologia!

ENERGIA SOLARE: aggiornamento sui contributi

Ecco l'aggionamento dei contributi statali a favore dell'energia solare, forniti dal sito http://www.ecorete.com.
1) Per chi intende scaldare l'acqua calda con il Sole puo' usufruire della possibilita' di recuperare dal costo dell'impianto e dell'installazione ben il 55% grazie al rimborso IRPEF in 3 anni. Questa procedura e' alquanto semplice e veloce, purche' la chiusura dei lavori avvenga entro la fine del 2007. Il recupero di questo 55% si ritiene molto meglio di qualsiasi contributo a fondo perduto che normalmente richiede lunghe liste di attese, burocrazia infinita ecc.... per cui si spera che la possibilita' di recuperare il 55% venga mantenuta anche per il successivo anno.
2) Per chi invece intende produrre la propria energia elettrica con il Sole anche in questo caso e' gia' attivo ormai da diversi mesi il finanziamento denominato "conto energia" che permette di vendere energia al proprio distributore e far si' che il proprio impianto solare diventi un vero e proprio investimento economico, oltre che ecologico! Si ritiene che questo modo di far fruttare il proprio impianto solare sia infinitamente migliore dei finanziamenti a fondo perduto che ormai non escono quasi piu' e che sono considerabili economicamente meno interessanti rispetto a questa nuova forma di finanziamento che ha fatto esplodere il settore solare in Germania ormai anni or sono.
3) Edilizia intelligente e auto elettriche: se abbinati ad un impianto solare fotovoltaico permettono enormi vantaggi in fatto di risparmio su riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni, nonche' di muoversi gratuitamente. Attraverso il sito www.ecorete.com si possono trovare mattoni per la bioedilizia che isolano in maniera eccellente la propria abitazione facendo risparmiare molto su riscaldamento e condizionamento estivo. Permettono di creare un ambiente comfortevole anche in caso di temperature esterne non piacevoli. Se devi costruire casa o ristrutturarla sappi che se contemporaneamente installi un impianto fotovoltaico avrai degli speciali contributi aggiuntivi avendo optato per una casa con un'ottima coibentazione! Incentivi che quasi ripagano l'intero importo speso nel materiale di costruzione. Presto nel sito si troveranno anche serramenti estremamente isolanti e materiale da costruzione sempre altamente performante per il risparmio energetico. Le auto elettriche sono invece ancora abbastanza care ma che permettono di dimenticarsi del costo di carburante, cambi d'olio e di filtri, bolli o assicurazioni elevate ecc... per cui alla fine non cosi' care come sembrano.... Si stanno studiando accordi con istituti di credito per permettere l'acquisto di auto elettriche ed impianto solare a tassi agevolati, in modo che il costo della macchina elettrica venga in gran parte compensato dalla vendita dell'energia elettrica tramite il finanziamento in conto energia! Lo stesso sito ha organizzato per il 25 e 26 settembre, per chi del solare vuole farne un lavoro, un corso per installatori/progettisti di impianti fotovoltaici e per il 27 settembre un corso per conoscere gli impianti solari termici: per maggiori informazioni http://www.ecorete.it/corsi-installazione-impianti-solari.php
4) Detrazione del 55% sugli impianti solari termici: l'attuale legge finanziaria consente di installare pannelli solari termici (quindi per produrre acqua calda dal Sole o riscaldamento dal Sole) ma NON per i pannelli fotovoltaici che generano energia elettrica, visto che per essi esiste gia' una sorta di contributo denominato conto energia!) con la possibilita' di recuperare in 3 anni grazie all'IRPEF il 55% della spesa sostenuta. In pratica e' come pagare il 55% in meno il proprio impianto solare: questa iniziativa e' fatta anche per evitare di dipendere continuamente dai finanziamenti a fondo perduto che ormai hanno drogato il mercato e i clienti, facendo si' che la gente sia interessata alla tecnologia solare solo quando intravede la possibilita' di ricevere dei contributi. Ora finalmente non ci dovrebbero piu' essere scuse: recuperare il 55% della spesa rende gli impianti solari per acqua calda o riscaldamento abbordabili come prezzi e i tempi di ammortamento degli impianti sono sicuramente ragionevolmente sotto i 7-10 anni. Per maggiori informazioni puoi visitare queste pagine: http://www.ecorete.it/solare-produzione-acqua-calda-sole.php. N.B.: il recupero dell'IRPEF del 55% e' valido anche se cambi i tuoi serramenti e ne metti altri a maggior efficienza energetica, oppure se metti una caldaia piu' performante e per moltri altri lavori volti a migliorare l'efficienza energetica (per cui spendi meno tu e inquini di meno....); per trovare maggiori informazioni su questa iniziativa http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/fin2007.htm
5) Impianti solari a costo zero: è finalmente ripartito da fine aprile il "conto energia" che permette in pratica di realizzare un impianto fotovoltaico che genera energia elettrica dal Sole e di rivendere tale energia al Gestore Elettrico permettendo cosi' di ammortizzare l'impianto in un periodo che va da 6-7 anni per chi abita al Sud e di 8-12 anni per chi abita al Nord. Questo contributo e' attivo sia per i privati che per le aziende e permette di trasformare il proprio impianto solare in un investimento vero e proprio. Proprio come e' accaduto in Germania dove iniziative di questo genere hanno permesso una fortissima crescita di questo settore con impianti solari diffusissimi. Per maggiori informazioni clicca qui: http://www.ecorete.it/conto-energia.php
6) Finanziamenti: la cosa interessantissima ed abbastanza recente e' che ormai quasi tutte le banche hanno capito l'importanza di questo contributo ed offrono mutui o leasing a tassi interessanti per far si' che in pratica il cliente non paghi nulla l'impianto, il fornitore venga liquidato direttamente dalla Banca e il mutuo venga pagato con i soldi che il cliente ottiene dalla vendita dell'energia elettrica. Il risultato e' che il cliente ha energia gratis e dopo un certo numero di anni estingue il mutuo grazie ai profitti ottenuti con la vendita dell'energia stessa, tenendo poi conto che l'impianto solare dura dai 30 ai 100 anni (ovviamente ci potranno essere guasti all'impianto, ma statisticamente non superiori ad uno ogni 20 anni di importo inferiore ai 1.000-1.500 euro) penso che a questo punto veramente anche chi non ha troppi soldi da investire possa finalmente pensare seriamente ad un impianto solare! Per chi e' fortunato ed abita in uno dei Comuni lombardi che hanno approvato un regolamento comunale a basso impatto ambientale, si vede anche la Provincia rimborsare gli interessi del mutuo sostenuto.
7) Corsi solari rimborsabili: rinnovo anche l'iniziativa 'corsi rimborsabili' per chi del Sole vuole fare il proprio lavoro. Il 25 e 26 settembre teniamo un corso per installatori/progettisti di impianti fotovoltaici ad Arluno (MI) il costo del corso si potra' recuperare quasi interamente se nei 3 mesi successivi ad esso l'installatore acquistera' per se stesso (giusto perche' crediamo che parlare di impianti solari e non averne installato uno sulla propria azienda o a casa propria significa non avere molta credibilita' verso i clienti) o per i propri clienti un impianto fotovoltaico non paghera' le spese di progettazione e di burocrazia legate all'ottenimento del contributo in conto energia per gli impianti che realizzera' appunto in questi tre mesi. Si tenga conto che tali spese vanno dai 250 ai 500 euro + IVA per impianto! Il 27 settembre invece si tiene sempre ad Arluno (MI) il corso sui SISTEMI SOLARI TERMICI ad un prezzo decisamente interessante: da 70 a 100 euro. Ti puoi iscivere o trovare maggiori informazioni qui: http://www.ecorete.it/corsi-installazione-impianti-solari.php
8) Automobili e mezzi elettrici: finalmente stanno cominciando a diffondersi mezzi di locomozione elettrici con delle prestazioni interessanti e dal design piacevole. Ovviamente l'importante e' che per ricaricarli si utilizzi energia pulita, altrimenti il problema dell'inquinamento puo' essere addirittura peggiorato.... Sempre piu' produttori di energia elettrica si spingono verso energia pulita, noi stessi ti proponiamo un bell'impianto fotovoltaico in abbinamento al mezzo elettrico per ricaricartelo in maniera pulita e soprattutto grauita: spendere 1 euro per fare 100 Km o non spenderlo affatto grazie all'impianto solare puo' essere a volte piacevole sia per il portafoglio che per la nostra mente ecologica! Stiamo concludendo accordi di distribuzione di questi mezzi e puoi cominciare a vedere qualche info in questa pagina: http://www.ecorete.com nella sezione auto elettriche.

giovedì 20 settembre 2007

SCIENZA-DAY: qualcuno lo organizzi...

E' l'iniziativa lanciata da Guglielmo Pepe nel suo editoriale della rubrica "Noi e Voi" contenuta nell'inserto "Salute" del giovedì del quotidiano "La Repubblica": l'iniziativa di questa settimana è appunto di uno SCIENZA-DAY, per ricordare una (o più) date inerenti a scoperte scientifiche molto importanti, come nel caso della genetica. Ne ricordiamo tre in particolare:
1) aprile 1953: Francis Circk e James Watson pubblicano sulla rivista "Nature" il loro articolo sulla struttura a doppia elica della molecola del DNA. In quella occasione però il mondo scientifico (e tanto meno l'opinione pubblica) dedica poca attenzione alla scoperta sottovalutandone l'importanza. Eppure quello fu l'inizio di una rivoluzione che in 50 anni ha permesso passi da gigante al progresso medico-scientifico: nei primi anni '70 attraverso la genetica si capisce che la molecola della vita si può manipolare e così il 5 luglio 1996 viene dato l'annuncio della nascita della pecora Dolly, il primo mammifero clonato. La creazione di Dolly spalanca le porte agli studi a fini terapeutici, che possono produrre benefici nella cura di mali molto gravi;
2) 2001: sulla rivista "Nature e Science" viene pubblicata la sequenza degli oltre 3 miliardi di lettere che compongono il DNA umano, aiutando così a capire meglio il ruolo dei geni in alcune malattie;
3) 2007: viene dato l'annuncio che in Inghilterra sono iniziati gli esperimenti sulla produzione di embrioni trasferendo DNA umano in ovociti di mucca (a sua volta privati del loro nucleo).
Per rassicurare su eventuali dubbi, Carlo Alberto Redi (direttore scientifico del Policlinico San Matteo di Pavia) riporta che: "Gli embrioni ottenuti introducendo nell'ovocita bovino il materiale genetico di cellule somatiche di un paziete non sono in grado di completare lo sviluppo. Non c'è quindi in essi nessun potenziale di diventare feti". Ed infatti lo scopo degli esperimenti inglesi (così come confermato dalla HFEA, l'Autorità Britannica per la Fertilizzazione e l'Embriologia) è quello di produrre ibridi uomo/animale per ottenere cellule staminali utili alla ricerca medica sulle patologie neurodegenerative, il chè significa poter un giorno curare malattie gravissime come l'Alzheimer, il Parkinson e il diabete. Quindi state tranquilli: non si creeranno mostri! Ma questo non ha bloccato le polemiche, soprattutto da parte dei cattolici, tanto che da più parti si è sentito parlare di crimine contro l'umanita, aberrazione e scenari nazisti: probabilmente queste stesse persone che aprono la bocca a vanvera non immaginano lontanamente il significato di questa grave terminologia... Tuttavia, in altri paesi (come l'Inghilterra) vi è stato un dibattito pubblico tra scienziati, gente comune, politici e religiosi che ha portato come conclusione il progetto di sperimentazione (grazie alla maggioranza degli interpellati favorevoli al progetto): una cosa del genere in Italia non vi è stata e probabilemte, almeno per ora, non ci sarà visto che nel nostro paese tutto è contro tutto e tutti sono contro tutti! Da qui parte l'iniziativa lanciata da Guglielmo Pepe ai ministri Turco e Mussi, ovvero quella di istituire uno SCIENZA-DAY al fine di sensibilizzare e informare la gente sui benefici che si possono ottenere da queste scoperte. Mi unisco pertanto all'iniziativa del sig. Pepe: in un paese come il nostro dove ogni cosa ha il suo "DAY", perchè non organizzarlo per una cosa così importante, che potrebbe portare finalmente alla sperimentazione anche qui in Italia e alla cura di malattie gravissime.

martedì 18 settembre 2007

CINA: arrivano i "sabati senz'auto"!!!

E' arrivata anche in Cina l'iniziativa nata molti anni fa qui in Italia per combattere l'inquinamento cittadino: ma se qui da noi si vivevano le "domeniche senz'auto", in Cina si vivranno invece i "sabati senz'auto", anche se non si capisce bene il motivo per cui il Governo di Pechino abbia scelto il sabato per fermare il traffico di 108 città cinesi. I cittdini saranno incoraggiati ad utilizzare biciclette ed autobus, o anche a farsi una bella passeggiata: in alcuni centri, il traffico sarà completamente vietato. Si tratta di una nuova rivoluzione culturale, di risanamento dell'ambinete, che finora non era mai passata per la testa del potere cinese. Certo, l'impresa di convinciere i cittadini a lasciare a causa l'auto non sarà facile, visto che a luglio 2007 vi è stato un aumento di ben il 32.7% della produzione di auto rispetto allo stesso periodo del 2006. I problemi connessi allo sviluppo economico cominciano a farsi sentire anche in Cina...

Artico-Antartico: record...opposti!!!

Polo Nord e Polo Sud, i due termoregolatori del clima terrestre, hanno registrato in questi ultimi mesi RECORD OPPOSTI! Come ho già esposto in un recente post, l'Artico (Polo Nord) ha fatto registrare un picco negativo record sull'estensione dei suoi ghiacci (come non accadeva dal 1979, anno in cui è cominciata la misurazione tramite satellite): ha raggiunto il suo minimo storico di espansione dei ghiacci estivi, arrivando ad appena 2,92 milioni di kmq, ben il 27% in meno del precendete record del 2005!!! A questo record negativo corrisponde però un record positivo fatto registrare dall'Antartico (Polo Sud): ha raggiunto il suo massimo storico di espansione dei ghiacci invernali, arrivando a 16,26 milioni di kmq, ovvero l'1,4% in più rispetto al precedente record. Certo, tra i due record quello che preoccupa di più è senza ombra di dubbio la drastica diminuzione dei ghiacci artici, in fin dei conti l'aumento di quelli antartici è stato piuttosto esiguo (anche se è comunque una gran bella notizia il fatto che non siano diminuiti...!). Se per lo scioglimento dei ghiacci artici molto è da imputare al cambiamento climatico in corso, per la tenuta di quelli antartici sono allo studio varie teorie tra le quali quella più realistica ha fondamenti meteorologici: quest'inverno il freddo non è stato intenso al Polo Sud, anzi in alcune zone è stato abbastanza "mite", mentre continue invasioni di aria freddissima sono partite proprio dal Polo Sud verso l'America Latina ed il Sudafrica (zone che hanno vissuto un inverno eccezionalemnte freddo con nevicate che hanno toccato persino le latitudini tropicali!!!). Proprio lo spostamento dell'aria fredda verso latitudini settentrionali ha portato ad una mitigazione del clima antartico favorendo maggiori precipitazioni nevose ed un conseguente aumento e consolidamento delle superfici ghiacciate. C'è anche da dire, a proposito di global warming, che il riscaldamento interessa maggiormente la terraferma rispetto ai mari e nell'Emisfero Meridionale il mare prevale nettamente sulla terraferma (a differenza del nostro Emisfero Australe): infatti, dal 1979 ad oggi si è riscaldato di più l'Emisfero Nord (+0.12°C ogni 10 anni) rispetto all'Emisfero Sud (stabile, 0.00°C nei dieci anni), mentre esaminando i Poli l'Artico si è scaldato ad un ritmo decennale di +0.21°C mentre l'Antartico si è raffreddato con un trend decennale di -0.16°C. Su questo potrebbe anche influire la posizione astronomica della Terra: l'Emisfero Meridionale infatti presenta il suo inverno proprio nel momento in cui la Terra è nel suo punto più lontano dal Sole. Resta il fatto che una buona porzione dell'Artico quest'anno si è sciolta in maniera inesorabile...

BLUE AUCTION, l'asta per il nome delle nuove specie marine...

Si terrà giovedì 20 settembre 2007 al Museo Oceanografico del Principato di Monaco l'asta intitolata Blue Auction, durante la quale chiunque potrà fare delle offerte per aggiudicarsi un nome da dare alle nuove specie marine. L'asta, organizzata dalla Monaco-Asia Society e dal Conservation International, ha comunque uno scopo nobile: raccogliere fondi da destinare alla protezione delle specie, al sostegno della biodiversità e per la formazione di scienziati marini. L'idea è nata da due scienziati: Mark Erdmann e Gerry Allen (facenti parte del "Programma Marino per l'Indonesia" dell'ente Conservation International), che in seguito alla scoperta nelle acque indonesiane di due nuove specie di squali hanno pensato di poter raccogliere dei fondi "vendendo" i diritti per dare loro un nome. Già qualcosa di simile era successo in passato: nel 2004 vennero messi all'asta su internet i diritti per scegliere come chiamare una scimmia scoperta nel Parco Nazionale Madidi in Bolivia (i ricavi furono impiegati poi nel parco), mentre nel 2005 un'asta se la aggiudicò un sito per scommesse online, il Golden Palace Casino, che sponsorizzò la scimmia Callicebus Aureopalatii (e questo fruttò molto anche al merchandising dell'azienda...). Ora nella nuova asta vi sarà una serie di nuove specie marine (come quella della oto) che potete vedere sul sito http://www.repubblica.it nella sezione gallerie - ambiente - monaco-auction. Buona asta a tutti!

29-30 settembre 2007: week-end alla scoperta dell'arte!

Sabato 29 e domenica 30 settembre 2007 si terranno in Italia oltre 1.000 eventi in occasione delle Giornate Europee del Patromonio, organizzate dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con il F.A.I. (Fondo Italiano per l'Ambiente) e la società Autostrade per l'Italia. Si tratta di una manifestazione creata nel 1991 dal Consiglio d'Europa per incentivare e rafforzare il dialogo culturale tra i paesi dell'Unione Europea, che consente di visitare gratuitamente musei, mostre, siti archeologici e luoghi d'arte. In Italia potranno essere visitate gratuitamente 161 mostre, vi saranno 381 visite guidate gratuite e 215 aperture straordinarie. Quest'anno in particolare saranno oltre il 30% in più rispetto al 2006 gli eventi gratuiti: il filo conduttore di quest'anno saranno "Le grandi strade della cultura", al fine di creare dei percorsi turistici ad hoc per tutelare il patrimonio culturale del nostro paese. Tra gli avvenimenti più particolari ricordiamo l'inaugurazione al Museo Nazionale d'Abruzzo a L'Aquila della retrospettiva "Michelangelo Antonioni: le montagne incantate" (ovvero una mostra che raccoglie 160 dipinti a tempera e ingrandimenti fotografici del regista), a Napoli in via eccezionale si potrà visitare il Laboratorio di Conservazione e Restauro del Museo Archeologico Nazionale, ad Amelia (vicino Terni) in via eccezionale sarà aperto il bellissimo teatro, a Torino sarà gratuito l'accesso alla Galleria Sabaudia, a Firenze si potrà vedere Palazzo Lenzi, a Roma la chiesa Dives in Misericordia (progettata dall'architetto Richard Meier) e a Milano la Chiesa Rossa. Insomma, ce n'è per tutti gusti! Tutto ciò servirà a dare visibilità a tutti quei tesori nasconti al grande pubblico, che fanno ricca l'arte italiana. Per informazioni sui siti, sugli orari e sugli eventi in programma andate sul sito http://www.beniculturali.it ma è attivo anche il numero verde 800.991.199. Arricchiamo la nostra cultura ed apprezziamo il nostro patrimonio: buona visita!

CENTRALE NUCLEARE DI CERNOBYL: finalmente verrà sigillata!!!

Finalmente, dopo oltre 20 anni dal disastroso incidente nucleare di Cernobyl del 26 aprile 1986 che aveva creato una catastrofe atomica senza precendeti, il famigerato blocco energetico 4 della centrale verrà completamente ricoperto da un gigantesco sarcofago impenetrabile di metallo. Sono passati oltre 20 anni di diatribe, di incontri e scontri per risolvere il "problema Cernobyl", e chi se ne è occupato in questi 20 anni non è stata la Russia ma l'Europa (che ora ha trovato l'accordo). Ora ci vorranno altri 5 anni per compiere l'opera di contenimento e di recupero e per smantellare il vecchio reattore che contiene ancora il 95% del materiale nucleare originale (!!!). Tale progetto costerà circa 1,4 miliardi di dollari e sarà finanziato dalla "Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo" con un fondo perduto di 368 milioni. Il contratto è stato firmato dall'ente pubblico ucraino "Centrale Atomica di Cernobyl" (in ucraino "Cernobylscaja Atomnja Elekrostanzia") ed il consorzio francese "Novarka", il tutto sotto gli occhi soddisfatti del Capo di Stato ucraino Viktor Yushenko che continua a far notare come il merito dell'accordo vada all'Europa Occidentale e non alla Russia, rimasta inerme: per il presidente ucraino questo è, in vista delle prossime elezioni anticipate del 30 settembre, un bel biglietto da visita nei confronti del rivale (filorusso...) Victor Yanukovich. Durante la conferenza stampa di annuncio dell'accordo, il presidente ucraino ha anche riportato la notizia che lo stesso ente "Centrale Atomica di Cernobyl" ha deciso la costruzione (in via autonoma) e la messa in esercizio di una fabbrica per la delicatissima trasformazione delle scorie radioattive liquide: la fabbrica sarà realizzata in "via autonoma" in quanto, per non essere stati rispettati i tempi previsti, ha sciolto il contratto con il consorzio per la costruzione della fabbrica di cui facevano parte la società Belgatom (Belgio), l'Ansaldo (Italia) e la Sgn (Francia).
Nel frattempo, ritorna in auge il discorso del nucleare per l'Europa e soprattutto per l'Italia, in vista soprattutto della ricerca internazionale sul nucleare di nuova generazione: se ne è parlato nel corso della GNEP, la Global Nuclear Energy Partnership, che si è tenuta in questi giorni a Vienna. L'Italia, assime ad Inghilterra, Germania ed Olanda è stata invitata all'assemblea per la prima volta come "osservatore" in seguito agli incontri bilaterali avvenuti alcuni mesi fa tra il Ministro della Sviluppo Economico Pierluigi Bersani e i rispettivi ministri statunitense, francese, giapponese e russo. In pratica, non è un ritorno al nucleare ma si sta cercando di capire partecipando alle ricerche sulle centrali nucleari del futuro, per fare in modo che siano sempre più sicure (o meno pericolose, dipende dal punto di vista...). Alcuni dubbi, molto condivisibili tra l'altro, sono stati sollevati dal Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e dal Presidente del Consiglio Romano Prodi: il primo afferma che "Considerando i costi di costruzione delle centrali, quelli di gestione e poi di decomissioning, l'energia prodotta con il nucleare costa molto più di quella ottenuta dalle fonti rinnovabili", mentre il secondo ha affermato "Non sono favorevole al nucleare oggi, per due aspetti: la sicurezza e lo smaltimento dei rifiuti. Per questo mi sembra ancora problematico ma ho voluto che si riprendesse la ricerca". Ricordo che nel 1987 gli italiani al referendum risposero uniti "NO AL NUCLEARE": credo che quella percentuale non sia cambiata così tanto nel tempo, e ne hanno di buone ragioni per pensarlo...

Germania: prima diga contro l'effetto serra!

E' ancora nella memoria degli abitanti di Amburgo la disastrosa alluvione che colpì la città tra il 16 e il 17 febbraio 1962: venti a ben 130 km/h spinsero le acque del Mare del Nord verso l'interno scontrandosi con quelle del fiume Elba, tanto che le dighe che proteggevano la zona dal mare crollarono provocando un autentico tsunami che in pochi minuti raggiunse Amburgo provocando la morte di 300 persone e migliaia di senzatetto! Ora, a distanza di quasi 50 anni, ritorna la preoccupazione a causa dei fenomeni meteo sempre più violenti innescati dal cambiamento climatico in atto (vedi gli uragani extra-tropicali che negli ultimi inverni hanno devastato l'Europa Centrale, ad una frequenza sempre maggiore) e soprattutto a causa del rialzo del livello del Mare del Nord stante lo scioglimento continuo dei ghiacci artici. Per far fronte a questi pericoli la Germania sta correndo ai ripari, soprattutto stando alle previsoni negative per i prossimi 50-100 anni secondo le quali sarebbe in pericolo la vita di decine di migliaia di persone. Innanzitutto si povvederà ad innalzare le vecchie dighe, quelle costruite negli ultimi secoli per "rubare" terreni al mare e metterli al sicuro dalle tempeste: come ha ribadito Schirmarcher, il responsabile del Planungsstab Kuestenschutz (lo stato maggiore per il progetto d'emergenza di difesa della costa) nei prossimi anni tutte le dighe verranno innalzate di almeno 50-100 cm nonchè rafforzate. Nel frattempo si realizzerà una enome diga costiera sulla foce del fiume Elba, che correrà per almeno 9 km lungo la sua foce: verranno scaricati in loco 800.000 mc di sabbia e altrettanti di terreno, che costituiranno la base della nuova diga. Si tratterà della prima diga contro l'effetto serra... La spesa totale prevista per i lavori di costruzione della nuova diga e per l'innalzamento di quelle esistenti sarà pari ad almeno 35 milioni di euro: ecco i costi del cambiamento climatico...

domenica 16 settembre 2007

Grande Muraglia cinese in pericolo!

Si tratta dell'opera più vasta mai realizzata dall'uomo: la GRANDE MURAGLIA CINESE. La sua costruzione iniziò attorno al 220 a.C. per volontà dell'imperatore Shi Huangdi (della dinastia Qin) e venne poi proseguita e ampliata dalla dinastia Ming (1388-1644). Si tratta di una cinta muraria di pietra della lunghezza di ben 6.350 km, della quale Mao Zedong disse: "Non sei un vero uomo se non l'hai scalata". Ora la muraglia è in serio pericolo: di cosa? Inquinamento, sviluppo industriale e deforestazione. L'allarme arriva dall'agenzia stampa governativa cinese Xinhua (Nuova Cina). Il cambiamento climatico ha portato negli ultimi anni ad un sensibile rinforzo delle tempeste di sabbia, che sempre sono soffiate in questa terra ma mai con la violenza degli ultimi tempi: la deforestazione ha fatto venire meno le barriere naturali di protezione (come foreste e praterie) che smorzavano la velocità dei venti e di conseguenza la maggiore quantità di sabbia trasportata non solo corrode la muraglia ma crea crepe, spaccature e crolli improvvisi che mettono in serio pericolo l'enorme opera. Ma non è solo colpa del cambiamento climatico: si parla anche di scelte agricole errate adottate negli anni '50, con l'uso massiccio di pesticidi ed insetticidi, la totale negligenza sugli effetti dell'erosione e l'impoverimento dei suoli, nonchè la deforestazione per la ricerca di suoli coltivabili. E poi anche l'industrializzazione: attulmente la muraglia è affiancata da palazzi e attraversata da due linee ferroviarie, un'austostrada, una strada statale, 15 strade sterrate, 17 linee dell'alta tensione, un gasdotto... Ora si è messo anche il turismo di massa (che sommerge la muraglia di spazzatura) mentre tutt'attorno sorgono hotel, ristoranti, mekaparking, supermarket, ecc... Una delle opere colossali dell'umanità è in forte rischio di sparire...

Cambiamento climatico: Adriatico in pericolo!

L'allarme parte da Silvio Greco, coordinatore scientifico dell'ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologia Applicata al Mare): nel corso del 2003 una piccola corrente sottomarina, la Corrente del Golfo di Trieste, si è fermata e questo potrebbe avere conseguenze disastrose per il Mare Adriatico. La colpa di questo inceppo è del riscaldamento globale che sta portando un aumento consistente delle temperature medie sull'Europa: la bora durante l'inverno non riesce più a raffreddare a sufficienza il mare e dunque non si attiva più il meccanismo che porta al rimescolamento dei vari strati dell'Adriatico. Le acque rimangono infatti troppo calde per potersi inabissare: mancando un differenziale termico tra lo stato superficiale del mare e quello più profondo, di conseguenza rallenta il meccanismo che provoca il rimescolamento delle acque. Ciò comporta una stagnazione delle acque ed una delle conseguenze già riscontrate è il proliferare delle alghe e della mucillaggine: quest'ultimo è un fenomeno estivo che negli ultimi anni ha però sempre anticipato i tempi fino ad apparire quest'anno addirittura il 21 gennaio!!! Inoltre la mancata risalita dei nutrienti dai fondali marini (causa il mancato rimescolamento delle acque) sta provocando un crollo delle microalghe che sono la base della catena alimentare, con una moria crescente di pesci. Inoltre, meno cibo e più caldo vuol dire anche minore capacità di assorbimento di anidride carbonica, che dunque rimane in maggiore quantità nell'atmosfera aumentando l'effetto serra: si calcola che ogni ciclo di scompenso dell'Adriatico fa accumulre in atmosfera l'anidride carbonica che si libera quando bruciano 5.000 ettari di bosco!! Praticamente l'Adriatico rischia di fare la fine del Mar Nero, un mare praticamente chiuso e della profondità di 150 metri che sta lentamente morendo. Lo stesso Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio lancia l'allarme: si è innescato un processo con conseguenze potenzialmente devastanti. Lo stesso ministro ha avvertito che non si dovrà assolutamente sprecare denaro pubblico per costruire gigantesche macchine per far circolare l'acqua dell'Adriatico, come già qualcuno aveva pensato...: bisognerà invece puntare solo sulla natura, ovvero calibrare l'attività umana per aiutare il mare. Per fare questo ci vorranno fiumi più puliti e più abbondanti d'acqua e una pesca intelligente che aiuti il processo di riequilibrio. Anche se l'impresa sarà ardua...

CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA: ecco i risultati

Si è conclusa da qualche giorno la CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA, che si è tenuta a Roma gli scorsi 12 e 13 settembre 2007: a chiudere la Conferenza è stato il Presidente del Consiglio Romano Prodi il quale nel discorso conclusivo ha dichiarato: "Le politiche ambientali devono essere l'elemento portante dei programmi dei partiti riformisti: serve una nuova alleanza con la natura perchè il rispetto dell'ambiente è un fattore di sviluppo". E' la prima volta nella storia della Repubblica che un governo, tramite ministri e Presidente del Consiglio, pone la difesa dell'ambiente tra le priorità da perseguire: ERA ORA!!! Il problema del riscaldamento climatico ha coinvolto altri temi correlati come quello dell'energia, dell'approvvigionamento dell'acqua, dell'aumento di mortalità legata all'aumento della temperatura media terrestre. Tutti sono d'accordo che bisogna fare qualcosa: la Conferenza in tal senso è stata sicuramente un successo, con i suoi 2.500 partecipanti e i 100.000 contatti web, tutti d'accordo che bisogna coinvolgere in questa lotta il governo, le istituzioni locali, il mondo del lavoro ed anche i cittadini. Si tratta di costruire, come ha detto il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, un'economia più efficente e competitiva attorno alla necessità di salvaguardare l'ambiente e allo stesso tempo quei beni comuni senza i quali nessun sistema produttivo sarebbe possibile. Per questo è stato ideato il "MANIFESTO PER IL CLIMA": si tratta di un "editto" composto di 5 paragrafi più una premessa in cui si stabilisce entro il 2008 una strategia per l'adattamento sostenibile ai cambiamenti climatici. Questa strategia di adattamento verrà attuata tramite il perseguimento di 13 azioni quali il sostegno della bioedilizia, etichette che indicano quanta acqua costa ogni prodotto che consumiamo, un patto con le associazioni agricole per razionalizzare l'irrigazione, la salvaguardia delle zone umide, la difesa dei prodotti di qualità, la difesa del "made in Italy", l'incentivazione delle colture tradizionali e più resistenti alla siccità, il recupero delle dune costiere, la riforestazione anti frane, ecc... Quindi un pacchetto di azioni da realizzare per la salvaguardia del nostro territorio: resta sempre l'impegno di attuare il Protocollo di Kyoto entro il 2012, ma allo stesso tempo anche quello di attuare questo "Manifesto per il Clima". Infine, un'altra proposta è nata dalla Conferenza di Roma: si tratta del Climate Day, la giornata del clima che si terrà il 16 febbraio di ogni anno (nel giorno dell'anniversario della ratifica del Protocollo di Kyoto) nella quale verranno lanciate iniziative di sensibilizzazione per mantenere alta l'attenzione sull'ambiente e sull'impatto delle nostre attività su di esso.

venerdì 14 settembre 2007

Ambiente: quanto costa salvare l'Italia?

E' una delle domande che si sono posti gli esperti riuniti alla CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA che si è tenuta a Roma il 12 e 13 settembre 2007. Proprio l'avvicinarsi della nuova Finanziaria spinge gli esperti ad azzardare alcune cifre da impiegare per la prevenzione ambientale, cifre che si possono riassumere così:
  • per rispettare il protocollo di Kyoto (e quindi per tagliare le emissioni di CO2 in atmosfera) serviranno almeno 1,5 miliardi di euro in 3 anni, di cui 100 milioni di euro l'anno saranno destinati alla mobilità sostenibile ovvero alle infrastrutture (come colonnine elettriche e distributori di mtano) e ai veicoli a basso impatto ambientale;
  • 40 miliardi di euro in 10 anni serviranno per combattere frane e alluvioni e dunque per le politiche di difesa del suolo;
  • 60 miliardi di euro in 10 anni serviranno per migliorare il trasporto su ferrovia e via mare.
Cifre che sono necessarie visto quanto speso finora dallo Stato italiano per affrontare le varie emergenze: 2,1 miliardi di euro spesi negli ultimi 20 anni per combattere le siccità e per tutelare il patrimonio idrico, mentre 591 milioni di euro sono stati spesi (sempre negli ultimi 20 anni) per pagare i anni causati dagli incendi boschivi!
Per questo, come afferma il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: "Bisogna arrivare ad una Finanziaria verde che consenta di metter in sicurezza il paese e nello stesso tempo aiuti a risanare il bilancio. Può sembrare che chieda il miracolo, ma basta fare un pò di conti per scoprire che è possibile. I fondi per Kyoto possono essere ricavati da una piccola quota di dividendi pubblici di ENEL ed ENI: è giusto che i ricavati di queste due società siano almeno in parte utilizzati per compensare i danni prodotti dalle emissioni serra. Inoltre si potrebbe contrastare efficaciemente l'avanzata di frane e alluvioni, che sarà determinata dal progredire dei cambiamenti climatici, passando dalle opere di ingegneria classica basata sul cemento alla bioingegneria basata sulla rinaturalizzazione degli ambienti a rischio. In questo modo si potrebbero risparmiare fino a 3/4 dei 40 miliardi di euro previsti". Sulla stessa linea d'onda è la Banca Mondiale secondo la quale: "Il cambiamento climatico darà luogo, in ultima istanza, a danni maggiori che possono penalizzare le prospettive di crescita". Attuando quindi una giusta politica ambientale, si poitrà arrivare al risultato che per ogni euro investito in prevenzione sull'ambiente se ne risparmieranno almeno tre! Lo stesso discorso vale anche per il taglio delle emissioni di CO2 e per il rispetto del protocollo di Kyoto: investendo meno di un miliardo di euro l'anno in efficenza energetica e fonti rinnovabili si evitano ben 12 miliardi di sanzioni nel periodo 2008-2012! Potrebbe essere la strada giusta, oltre che per la protezione dell'ambiente, anche per il risanamento dei bilanci dello Stato: speriamo di poterlo confermare tra qualche anno col famoso detto "due piccioni con una fava"!

CLIMA: Italia termometro del Mediterraneo.

E' quello che ha scritto Luca Mercalli nel suo articolo di ieri apparso sul quotidiano La Repubblica, che condivido totalmente e del quale riporto i passaggi più significativi. L'articolo è riferito alla CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA tenutasi a Roma il 12-13 settembre 2007: il punto principale e preoccupante è che se nell'ultimo secolo la temperatura terrestre è aumentata di 0.7°C (che è già un valore strordinario) in Italia essa è aumentata di 1.0°C e in un intervallo di tempo minore! Come mai? Il cambiamento climatico in corso ha avuto come effetto anche una maggiore propensione dell'anticiclone nord-africano ad estendersi sul Mediterraneo e l'Italia è uno dei pimi paesi a cui tale anticiclone fa visita: l'estate 2003 ne è stata l'emblema ma quasi tutti gli ultimi anni sono stati sensibilmente più caldi del passato proprio per l'ingerenza sempre maggiore dell'anticiclone nord-africano. Basta dare uno sguardo all'estate appena passata: non sembra, ma in Italia ha avuto una temperatura media superiore alla norma di 1.5°C, posizionandosi al 9° posto negli ultimi 200 anni!!! La causa di ciò è stata la potenza dell'anticiclone nord-africano che ha portato sull'Italia (e sull'Est Europeo) ben tre eccezionali ondate di calore all'interno di una stessa estate: ognuna di queste tre ondate di calore ha fatto cadere record storici in continuazione, una cosa davvero straordinaria, facendo registrare temperature davvero incredibili (45°C a Pescara, 46°C a Bari e 47°C a Foggia...). E intanto i ghiacciai alpini durante questa estate hanno perso mediamente 1,5 metri del loro spessore, gli incendi sono stati ancora più devastanti, i fiumi si sono sensibilmente abbassati... Il senso della Conferenza sul Clima di Roma è che, di fronte a questi eventi, è giunta l'ora di agire mettendo finalmente in pratica quanto già previsto dal protocollo di Kyoto ormai un bel pò di anni fa: un protocollo molto complicato e sicuramente difficile da attuare ma, fino ad oggi, l'unico sistema ideato dall'uomo per poter conbattere (o quanto meno frenare) il cambiamento climatico in corso. Luca Mercalli nel suo articolo ricorda che in questi giorni è in corso a Montreal (Canada) un'assemblea per festeggiare i 20 anni dell'entrata in vigore del "protocollo di Montreal", ovvero quell'accordo che mise al bando la produzione dei clorofluorocarburi (Cfc) e cioè quei gas usati nelle bombolette spray e nei frigoriferi che causarono la distruzione della fascia dell'ozono stratosferico (ricordiamo che l'ozono agisce da filtro per la radiazione solare ultravioletta di tipo B, che, se assorbita dall'uomo, provoca mutazioni genetiche e il cancro alla pelle). Ebbene, il famigerato "buco dell'ozono", cauato da 50 anni di emissioni di Cfc e scoperto nl 1974, si sta ora lentamente chiudendo grazie a quell'accordo sottoscritto da 190 paesi: il buco è ancora aperto ma la sua chiusura prosegue, tanto che nel 2055 dovrebbe ridursi alla sua estensione che aveva nel 1980. Inoltre, i Cfc erano ancora più responsabili della CO2 sull'effetto serra (da 3.000 a 8.000 volte di più!) e il loro abbattimento ha quindi favorito in parte il protocollo di Kyoto (con circa 8 miliardi di tonnellate di CO2 risparmiate). Il "protocollo di Montreal" è inoltre costato relativamente poco, circa 2 miliardi di euro. Tutto questo per far capire che il "protocollo di Montreal" può essere un buon modello per quello di Kyoto: certo la CO2 non può essere messa al bando come successe allora per i Cfc, visto che la vita dell'uomo si regge sui combustibili fossili, quindi rimpiazzare petrolio, gas e carbone con una firma è praticamente impossibile. Si tratta però di avviare un processo, che già sappiamo sarà lungo e costoso, basato su energie rinnovabili, efficienza energetica degli edifici, cambiamento delle abitudini di consumo, moderazione, soddisfacimento dei bisogni primari dei paesi in via di sviluppo: c'è bisogno della volontà di tutti a cambiare. Speriamo che la Conferenza sul Clima sia servita a qualcosa...

giovedì 13 settembre 2007

Conferenza Nazionale sul Clima: era ora!!!

Si sta svolgendo in questi giorni a Roma la CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA, fortemente voluta dal ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Finalmente, dopo anni e anni di incuria e di silenzi, qualcosa si muove grazie a questa iniziativa molto apprezzabile. Lo ha detto anche Buonaguidi della redazione di http://www.meteorete.it nel suo articolo di oggi intitolato "Forza Ministro", del quale condivido praticamente tutto. In particolare appoggia il mio pensiero negativo verso un altro sito meteo, www.meteolive.it, che puntualmente critica tutto e tutti. Negli ultimi anni questo sito si è contraddistinto per essere contrario alla teoria del cambiamento climatico imputabile all'uomo: fin qui non ci sarebbe nulla di strano nell'affermare una propria teoria, il problema è che molti articoli non solo non sono credibili ma spesso sono davvero ridicoli. Affermare che il riscaldamento globale è dovuto ad un flusso solare particolarmente intenso o che l'aumento di temperatura in fin dei conti gioverà alle popolazioni che vivono quasi tutto l'anno sottozero, beh mi sembra un pò troppo. Per ultima, ecco la notizia che l'Adriatico è in serio pericolo anche a causa del cambiamento climatico in corso che ha inceppato la corrente sottomarina del Golfo di Trieste la quale, complice l'aumento delle temperature, impedisce un ricambio delle masse marine. Naturalmente Meteolive deve essere contrario a tutti e deride tale notizia, indicando che solo l'uomo sta distruggendo l'Adriatico, mentre in un articolo di ieri criticava il ministro dell'Ambiente. Non capisco questa politica del sito di Meteolive, che non giova a nessuno: non vorrei fosse una campagna dettata da sentimenti di "destra"... Ha perfettamente ragione Buonaguidi di Meteorete quando sostiene che "... è ora di finirla con lo scambio reciproco di accuse, in Italia l'importante è fare polemica a prescindere, non importa se l'accusato è qualcuno che cerca di porre rimedio ad un possibile imminente pericolo". Non capisco questa continua ricerca della polemica da parte di Meteolive: ognuno dovrebbe fare il proprio lavoro senza criticare o denigrare quello altrui. Ognuno può esporre le proprie teorie, poi toccherà al lettore approvarle o meno, deriderle o meno, criticarle o meno, ognuno è libero di scegliere a chi credere senza essere influenzato da chi scrive. Non riduciamo la meteorologia come la politica, tutti contro tutti!!! E comunque complimenti a Buonaguidi di Meteorete per aver avuto il coraggio di dire quello che da ormai troppo tempo nessuno stava dicendo: sono con Lei e con quanto afferma, bisogna sempre guardare al futuro, ben vengano gli sforzi del Ministro e le teorie dei suoi collaboratori, non importa se sono di destra, sinistra o centro, l'importante è dare un segno di volontà, invece di criticare cerchiamo di capire il perchè delle teorie e se esiste una possibile realizzazione.

venerdì 7 settembre 2007

Artico: scioglimento da RECORD!!!

L'Artico ha raggiunto la sua minima estensione di sempre, battendo il record del 2005. Come evidenziato nel grafico, la superficie di ghiacci durante l'anno è stata per il 2007 molto bassa (la linea tratteggiata indica il precedente record dell'estate 2005 mentre quella nera indica la media di riferimento 1979-2000): il grafico non ha bisogno i commenti... Nell'immagine si può vedere l'attule situazione dei ghiacci artici: da notare la totale scomparsa di ghiaccio su tutta l'area compresa tra l'Alaska e la Siberia orientale (in pratica il mitico passaggio a nord-ovest è libero...)! Nella mappa è invece ben evidenziata l'anomalia barica (e di conseguenza anche termica) durante l'estate 2007, che ha portato ad uno scioglimento repentino dei ghiacci. Anche l'area ricoperta di ghiaccio ne ha risentito visto il calo notevole del suo spessore, il che fa temere ulteriori arretramenti nelle prossime estati. Durante il mese di agosto 2007 la superficie ghiacciata è stata pari a 5,3 milioni di kmq quando la media dovrebbe essere di 7,7 milioni (dunque ben 2,4 milioni di kmq in meno!): in settembre la superficie ghiacciata è scesa a meno di 5 milioni di kmq, con picchi davvero bassissimi prossimi ai 4 milioni di kmq!!! Continua inesorabile dunque il costante calo della superficie ghiacciata nll'Artico, trend che si verifica ormai sempre di più negli ultimi anni a conferma del cambiamento climatico in corso nel nostro pianeta...

mercoledì 5 settembre 2007

Nigeria: dove il petrolio non giova alla popolazione!

Si tratta di una lunga storia quella tra l'Italia e il petrolio africano. L'ENI vi è impegnata da oltre 50 anni, prima nei paesi nord-africani (Egitto, Libia, Algeria e Tunisia) e dal 1962 anche in Nigeria. Proprio sul Delta del fiume Niger la produzione di idrocarburi (petrolio e gas) ha raggiunto nel 2005 i 152.000 barili al giorno, pari a circa il 15% della produzione totale del paese. Tuttavia la ricchezza che deriva da questi pozzi continua a non essere erogata alla popolazione nigeriana. La regione del Delta del Niger da anni è sotto i riflettori internazionali che difendono i diritti umani: in queste terre vi sono 30 milioni di abitanti provenienti da 40 etnie diverse e proprio qui vi si estrae la quasi totalità del petrolio della Nigeria (1° produttore africano e 7° al mondo). Il business delle concessioni petrolifere alle grandi miltinazionali produce ben l'80% del Pil del paese!! Purtroppo, però, nella zona del Delta di tutti i soldi che lo stato ha guadagnato in 50 anni non ne è arrivato un solo spicciolo! Non vi sono strade, ospedali, scuole, strutture, acqua potabile, energia elettrica; la gente si ammala di malaria, colera e tifo e non vi è assistenza medica, mentre la dissenteria è una piaga quotidiana per i bambini. Davvero interessante il reportage apparso nell'inserto "La Repubblica delle Donne" su "La Repubblica" di sabato 01 settembre. Un ragazzo nigeriano nell'intervista afferma: "Viviamo sulla ricchezza del paese, e non abbiamo nulla. Le grandi compagnie straniere arrivano, si accordano con i politici che stanno nella capitale Abuja e firmano ricchi contratti. Vengono qui e iniziano a trivellare. Hanno distrutto le nostre terre, hanno ucciso i nostri pesci, hanno fatto ammalare i nostri bambini. E cosa rimane per noi? Nulla, nemmeno ci assumono per lavorare nei campi di estrazione o nelle piattaforme off-shore. La nostra esistenza è così: viviamo sul petrolio, moriamo di petrolio". Qualcuno aveva provato in passato a denunciare questa drammatica situazione: nei primi anni '90 lo scrittore, ecologista e attivista politico, Ken Sarowiwa aveva attaccato la compagnia petrolifera Shell ed il governo nigeriano accusandoli di aver ignorato per anni i diritti ambientali ed economici del suo popolo, gli Ogoni. Quale fu il risultato? Lo scrittore, assieme ad altri attivisti, venne giustiziato nel 1995 dal regime militare di Sani Abacha, in seguito ad un processo farsa. Il governo pensava che così facendo avrebbe mantenuto la popolazione in silenzio e nel frattempo le venivano promesse le agognate infrastrutture... che non sono mai arrivate, ed anzi l'inquinamento è aumentato mentre le condizioni di vita sono rimaste pessime. Ecco allora che la rabbia comincia ad aumentare, soprattutto tra i giovani: si sono così formati dei gruppi che attaccano le compagnie petrolifere, sabotano le installazioni e rapiscono i lavoratori (anche italiani) con rivendicazioni e richieste politiche. Atti non perdonabili ma certamente capibili... Un altro paradosso della Nigeria è che il paese produce petrolio ma non è in grado di raffinarlo per il mercato interno, così esporta greggio e reimporta benzina!! I prezzi salgono così alle stelle e la gente scende in piazza per protestare, invano... Con i proventi del greggio la Nigeria potrebbe dare al suo popolo ottime infrastrutture e un buon stile di vita, ma quel denaro finisce direttamente nei conti all'estero dei politici mentre oltre la metà della popolazione vive con un dollaro al giorno! E intanto il mondo occidentale (cioè NOI) si arricchisce sulle fortune e sulla pelle di quei malcapitati, stiamo rubando loro le loro ricchezze, rendiamoci conto che senza di loro il mondo occidentale non sarebbe così evoluto! Eppure continua ad essere così egoista, questo maledetto mondo occidentale: basti pensare al dispiegamento di eserciti nazionali in Iraq (per destituire Saddam?) e non nel Darfur...

Biocarburanti: si rischia di finire il cibo...

Per tanto tempo si è pensato ai cosiddetti "biocarburanti" in qualità di sostituto della benzina come soluzione alla lotta dell'inquinamento atmosferico, ma probabilmente in pochi hanno pensato all'effetto che questo avrebbe comportato: scarsità sempre maggiore di cibo e aumento del suo costo, il chè (unito al costante aumento della popolazione mondiale) si tramuta in FAME! Proprio la maggior richiesta di alcuni prodotti agricoli per la produzione dei biocarburanti (grano, canna da zucchero, ecc...) ha portato all'impiego sempre più vasto di terreni prima utilizzati per altri prodotti agricoli: sul mercato ci sono sempre meno prodotti agricoli che così costano di più. Per fare alcuni esempi, negli Stati Uniti gli stabilimenti per la produzione di etanolo (biocarburante) erano 100 nel 2006, saranno 150 alla fine di quest'anno e saranno ben 450 entro due anni, mentre nel solo stato del Nebraska un altro milione di acri di mais è stato piantato quest'anno e lo stato produrrà 1 miliardo di glloni di etanolo; il Brasile pianterà 300 milioni di acri di mais (pari a 1,2 milioni di kmq) per produrre biofuel; l'India ne vuole piantare 35 milioni di acri di mais (140.000 kmq); l'Indonesia vuole superare la Malesia nella produzione di olio di palma aumentando da 16 milioni a 65 milioni gli acri coltivati; il Sudafrica (già denominato "Medio Oriente del biocarburante") ha già piantato quasi 1 miliardo di acri di mais (pari a ben 4 milioni di kmq) per biofuel! Tutto ciò sta comportando degli sgravi squilibri, con ripercussioni anche sugli allevamenti: in un solo anno il prezzo del grano è aumentato del 50% e addirittura del 100% quello del frumento! In Cina è aumentato mediamente del 42% il prezzo della carnbe di maiale, negli USA il prezzo del pollo è aumentato del 10% mentre uova e latte del 7,5% (il più alto degli ulimi 25 anni), in India i prezzi sono aumentati dell'11% mentre in Messico il prezzo di una torilla è aumentato di ben il 400% in un solo anno!!! Già l'agricoltura è messa in crisi dalle siccità sempre più gravi che colpiscono vari angoli del pianeta: è previsto infatti un declino del 50% entro il 2020 dell'agricoltura nei paesi dipendenti dalla pioggia per l'irrigazione. Se a questo aggiungiamo la sempre minor disponibilità di prodotti agricoli e terre coltivabili a discapito dei prodotti da utilizzare nella produzione di biocarburante, l'aumento del 20% dei costi per gli aiuti alimentari al Terzo Mondo, l'aumento della soglia di povertà, il pericolo di un aumento del 50% dei prezzi nel prossimo decennio, l'aumento costante della popolazione mondiale, delle auto in circolazione e delle persone malnutrite, beh dopo tutte queste considerazioni non sò come possano fare i governi mondiali a continuare a puntare sui biocarburanti. La domanda che dovrebbero porsi è infatti: c'è cibo per tutti? Oppure arriveremo ad un punto un cui molte persone dovranno sciegliere tra una pagnotta di pane e un pieno di biocarburanti nell'auto....

Mar Caspio: ENI colpevolizzata di danni ambientali...

Nel 2000 viene scoperto da una cordata di multinazionali guidata dall'ENI un grosso giacimento di petrolio a Kashagan, in Kazakistan: si tratta del più grande pozzo di petrolio scoperto negli ultimi 30 anni. L'ENI non se l'è fatto scappare... ed ha realizzato una cordata per appiopparsi il giacimento: l'ENI è azionista (col 18,52%) nonchè gestore operativo del progetto mentre gli altri partner sono la compagnia di stato kazaka Kmg (8,33%), la Conocophillips (9,26%), la Exxon (18,52%), la Shell (18,52%), la Total (18,52%) e la Inpex (8,33%): niente male come nomi... Dopo poco cominciano i lavori per la realizzazione del giacimento petrolifero: a tutt'oggi l'estrazione petrolifera non è ancora cominciata ma il governo kazako, tramite il suo ministro dell'ambiente Nurlan Iskakov, ha già sollevato dei forti dubbi su questo giacimento in quanto sembra che le attività non stiano rispettando le leggi ambientali kazake. Per tale motivo il governo kazako è intenzionato a revocare l'autorizzazione precedentemte rilasciata per prevenire danni irreversibili all'ambiente derivabili proprio dalle attività di estrazione del greggio. Il primo ministro kazako Karim Masimov si è detto molto deluso per come questo progetto viene portato avanti e ha dichiarato che se l'operatore non risolverà questo problema sarà costretto a cambiare il progetto. I forti dubbi derivano da una forte moria di trichechi che si è avuta nella zona negli ultimi mesi, e si tratta solo di lavori per la realizzazione dell'impianto... La Cordata di multinazionali ha confermato di aver ricevuto la notifica di una presunta violazione ambientale, a causa degli scarichi industriali. Tuttavia c'è qualcosa di strano: lo scorso 30 luglio, infatti, il governo kazako minaccia l'ENI di rivedere il contratto a causa dei ritardi dei lavori di realizzazione dell'impianto (infatti l'estrazione è già stata spostata dal 2008 al 2009) e del lievitare dei costi (passati da 56 a 136 miliardi di euro per l'intera vita dei poizzi), anche se è già cominciata una trattativa per un aumento dello sfruttamento dei pozzi da 1,2 a 1,5 milioni di barili al giorno e per un aumento richiesto dal primo ministro kazako anche della quota di greggio spettante alla compagnia di stato Kmg. Il fatto che negli ultimi anni il blocco per pericoli ecologici sia già stato utilizzato in Russia per rinegoziare gli importanti contratti già firmati porta a pensare che il governo kazako non sia così preoccupato dei pur reali danni ambientali, quanto invece del denaro che arriverà nelle sua casse (ne è l'esempio la compagnia petrolifera Chevron che, sempre al Kazakistan, ha dovuto versare ben 866 milioni di euro entro il 2009 per "compensazioni ambientali" per evitare la revoca della concessione). Non vorrei che da questa battaglia l'unico che ne uscisse sconfitto fosse proprio l'ambiente...

Eolie a rischio esclusione dal patrimonio dell'Unesco!

Si tratta di un arcipelago meraviglioso quello delle Eolie, posto nel Tirreno meridionale a poca distanza dalla costa siciliana di Milazzo (ME), composto da 7 isole di origine vulcanica (Vulcano, Lipari, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi e Alicudi) una più bella dell'altra! L'arcipelago proprio per questo fa parte di uno dei 41 siti italiani pesenti nel patrimonio dell'Unesco all'interno della World Heritage List, ove sono iscritti i beni che hanno un "valore universale eccezionale". Ma ora le isole stanno correndo un bel rischio, visto che la stessa Unesco (tramite il presidente della Commissione Nazionale per l'Italia Gianni Puglisi) ha sentenziato che l'arcipelago potrebbe essere estromesso dalla lista entro il giugno del 2008! Come mai? Beh, le solite tristi storielle italiane... Ecco i fatti: sull'isola di Lipari vi è da tempi antichi una cava di pietra pomice la cui estrazione ha ricoperto il pendio della montagna e la spiaggia sottostante di sabbia bianchissima. Per preservare questo paesaggio meraviglioso l'Unesco aveva imposto come condizione la chiusura della cava con la conseguente cessazione dell'attività di estrazione. Questo naturalmente non è avvenuto: le ruspe hanno continuato a lavorare di notte mentre i camion hanno continuato a portare via il pietrisco di giorno, sventrando così la montagna. Tutto è partito da un filmato girato di notte da un'emittente privata finito poi sul tavolo del Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Olindo Canali, il quale ha dato il via all'inchiesta che ha portato al sequestro della cava lo scorso mese di agosto (disposto dal gip Marisa Salvo) e all'emissione di due avvisi i garanzia a carico del legale rappresentante e del direttore dello stabilimento della Pumex, che estraeva la pietra pomice. Ovviamente, il sindaco di Lipari Mariano Bruno (centro-destra...) cade dalle nuvole affermando però che "si tratta di affermazioni estremamente esagerate, c'è interesse affinchè le cave di pomice e i suoi lavoratori siano tutelati (!), quindi che importa della tutela dell'isola... A tal proposito riporto quanto scritto recentemente da Curzio Maltese sull'inserto Il Venerdì de "La Repubblica", che spiega bene quanto sta succedendo in Italia: riporta una storiella (la solita storiella italiana) di abusi edilizi, ambientata sul Lago Maggiore. Il Consorzio del Lago ha intentato una lunga battaglia civile e penale contro gli abusivi: tutte le sentenze gli hanno dato ragione (Tar della Lombardia, Tribunale delle Acque, Consiglio di Stato, ecc...) decretando la demolizione degli abusi, solo che dopo la prima demolizione scende in campo Raffaele Catteneo, l'assessore alle infrastrutture lombardo e braccio destro del governatore Formigoni (anche qui centro-destra...). Scende in campo in veste di "paciere della guerra dei cantieri" (!!!) ordinando di fermare le ruspe perchè i cantieri, anche se abusivi, costituiscono una risorsa economica, sono interventi migliorativi e hanno ragione a non pagare le tasse perchè troppo alte. Secondo il "Cattaneo - pensiero" viene così introdotto il concetto di "abusivismo migliorativo", quindi sono stati fessi tutti i cantieristi che hanno pagato le tasse e rispettato le norme ambientali! Credo proprio che il "Cattaneo - pensiero" sia stato ampiamente applicato anche dal sindaco di Lipari Mariano Bruno, dall'alto degli stessi colori politici... Giova così tanto l'estrazione della pomice piuttosto che un posizione nella lista dell'Unesco?

Diamanti antichissimi: da riscrivere l'età della Terra?

Sono stati recentemente trovati in Australia all'interno di alcune rocce dei diamanti antichissimi, addirittura di 4 miliardi e 300 milioni di anni fa: sono piccolissimi (il più grande ha un diametro di 70 micrometri, e per questo non diventeranno mai gioielli...) e sono stati trovati nelle fratture di un zircone. La loro scoperta, senzazionale, ha però messo in subbuglio il mondo geologico perchè la loro presenza in rocce così antiche indica che la crosta terrestre divenne assai spessa molto tempo prima di quel che si è sempre creduto e questo significa che si dovrà riscrivere una parte della storia della Terra... Infatti, fino ad ora si è sempre pensato che la Terra si è formata 4,5 miliardi di anni fa e che durante i primi 500 milioni di anni di vita fu così fortemente bombardata da asteroidi che una crosta solida molto spessa si sarebbe formata solo a partire da 4 miliardi di anni fa, invece... Tutto parte dalla spiegazione della formazione del diamante: esso nasce a pressioni elevatissime di 300.000 atmosfere (sulla superficie terrestre è di 1 atmosfera...) e quindi ben all'interno della crosta terrestre (tale pressione è necessaria per la compattazione del carbonio, di cui è composto il diamante); si formano nelle rocce dette "Kimberlati" a circa 100-150 km di profondità e arrivano in superficie attraverso esplosioni di tipo vulcanico tramite i cosiddetti "camini kimberlitici" (si tratta di eruzioni che non emettono lava ma solo gas e polvere); proprio il materiale emesso contiene diamanti, mentre poi l'erosione li accumula formando i giacimenti. Rispetto a questa tesi ci sono però alcuni dubbi, come quelli sollevati da Ian Williams, un geologo dell'Australian National University di Canberra, secondo il quale nelle fratture dello zircone è finito del carbonio sotto forma di grafite (altro minerale composto esclusivamente da carbonio ma con struttura totalmente diversa dal diamante) e solo in tempi molto più vicini a noi qualche fenomeno geologico sconosciuto abbia trasformato la grafite in diamante. Quale sarà la verità? Tutto sta nella ricerca che si sta effettuando all'interno dello zircone: si stanno infatti cercando atomi o molecole di azoto. Se si troveranno atomi di azoto avrà ragione il geologo Williams, se invece si troveranno molecole di azoto si avrà la conferma che i diamanti sono antichissimi, e allora sì che si dovrà riscrivere la storia della Terra...