domenica 20 giugno 2010

MESSINA: se l'alluvione non ha insegnato NIENTE...!

Ci risiamo: ogni qualvolta un evento alluvionale o franoso interessa un angolo del nostro paese, seguono dichiarazioni rassicuranti delle autorità sul fatto che si sarebbe combattuto contro l'uso indiscriminato e scellerato del territorio. Lo scorso mese di ottobre 2009 un'alluvione aveva imvestito una piccola parte del territorio messinese della costa ionica (area di Giampilieri): certo, le precipitazioni erano state eccezionali, con punte di 300-400 mm d'acqua scaricati in pochissime ore, tuttavia l'uso illecito che l'uomo ha fatto del territorio ha portato alla catastrofe con la morte di 31 persone (oltre a 6 dispersi e danni incalcolabili). Tutto questo per mancata pulizia dei corsi d'acqua, disboscamento dei pendii, non esecuzione delle opere di rafforzamento idrogeologico, abusivismo edilizio e, ancor peggio, concessioni edilizie rilasciate laddove non si potrebbe costruire.
Sono passati neanche 9 mesi e... NON E' CAMBIATO NIENTE! Da un'indagine di Paolo Casicci (intitolata "A Messina hanno inventato il sacco edilizio legale") pubblicata sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 18 giugno 2010, scopro che tre palazzine stanno sorgendo su un pendio scosceso del quartiere Annunziata di Messina e che, a monte, un muro di contenimento è stato spezzato dalle piogge invernali (senza essere riparato...); scopro che poco più a nord, sempre a Messina, sul fiume Trapani una ditta sta sbancando parte del terreno adibito ad area verde per compensare il notevole carico di alcune palazzine in costruzione su un altro pendio; scopro che da gennaio 2010 ad oggi sono state avanzate ai Comuni ben 47 richieste di "Permesso di Costruire" per nuovi residence e villaggi sparsi sui pendii dei Monti Peloritani e lungo le 51 fiumare cittadine che degradano verso il mare. L'importante è che questi nuovi residence abbiano "vista mare"... Alcune denunce sono state fatte dall'Associazione Mediterranea per la Natura (http://www.migrazione.it/).
Davvero incredibile come l'interesse economico sia davvero più importante non solo del rispetto dle nostro territorio, ma addirittura della vita umana! E questo grazie alla legge urbanistica siciliana e al menefreghismo degli uffici tecnici comunali: tale legge prevede infatti il silenzio-assenso nel caso in cui, passati 120 giorni, il Comune non si esprima su una richiesta di "Permesso di Costruire". E spesso non si esprime: per mancanza di tempo? Mah... Molto probabilmente per corruzione e tangenti che vengono fatte circolare nei Comuni... Naturalmente non sono tutti corrotti: Giuseppe Corvaja, assessore all'Urbanistica del Comune di Messina, parla di "piano sregolatore" ed ora ha intimato la revisione di alcune concessioni rilasciate troppo frettolosamente (o non rilasciate...). Si sta consumando un "sacco edilizio legale" con cui la mafia ricicla il denaro.
Come può essere che il Piano Regolatore Comunale preveda (perchè così è stato approvato!) delle zone di completamento edilizio (ove quindi poter costruire) su intere aree di collina, sapendo che quei pendii sono instabili (senza quindi fare opere per rinforzarli)? Come è possibile che vengano previste aree lottizzabili in zone a forte rischio idrogeologico? E' normale secondo voi che in una città in continuo calo demografico si continuino a costruire edifici residenziali? C'è una sola risposta a tutte queste domande: il denaro, sporco maledetto denaro. Alla prossima alluvione, intanto, morirà qualche altro innocente, ma coloro che continuano a costruire ove non si potrebbe contunueranno a farlo perchè sono così animali che questo termine è un'offesa per gli animali veri! Tanto poi arriva qualche condono...

sabato 19 giugno 2010

ANTARTIDE 1983: superata la soglia dei -90°C!

Tutti i manuali di meteorologia riportano come record mondiale di freddo la temperatura di -89.2°C, registrata il 21 luglio 1983 alla base sovietica di Vostok (a 3.488 metri di quota). Alcuni meteorologi si sono tuttavia chiesti se quella temperatura corrisponda davvero al valore più basso mai toccato sulla Terra. E' indubbio che solo in quest'area può essere registrata una temperatura così bassa, vista la vastità della distesa ghiacciata, il suo stato desertico e la sua quota. Tuttavia, lo scarso numero di stazioni meteo di rilevamento presenti al Polo Sud fa sorgere qualche dubbio sul fatto che mai sia stata infranta la soglia dei fatidici -90°C. Per risolvere questo dubbio è stata condotta una ricerca avvalendosi delle immagini ad alta risoluzione ottenute dal radiometro AVHRR posto a bordo del satellite NOAA7, il tutto nell'ambito del progetto Polar Pathfinder. Queste immagini satellitari sono state completate con topografie acquisite nel 1994-1995 attraverso sistemi altimetrici radar e con topografie acquisite tra il 2003 e il 2006 attraverso laser: questo ha permesso di ottenere un rilievo tridimensionale molto molto simile al reale.
Il satellite NOAA7 transitò sopra la base sovietica di Vostok alle ore 17:02 del 20 luglio 1983 e misurò le temperature superficiali con una risoluzione orizzontale di circa 4 km (grazie anche al fatto che l'area era sgombra di nubi), transitando dunque prima del picco estremo di -89.2°C che fu registrato alle ore 02:45 UTC del 21 luglio (i dati sinottici davano -88.8°C alle ore 00:00 UTC e -88.7°C alle ore 06:00 UTC). Tenendo conto che i valori del radiometro si riferiscono al suolo innevato e che si discostano mediamente di 2.7°C rispetto a quelli misurati dai termometri alla solita altezza di due metri, si arriva alla conclusione che in quel 20 luglio la temperatura registrata nei pressi di Vostok fu di -91.3°C e di ben -95.6°C in un luogo posto poco ad ovest della base stessa.
Inoltre, si scoprì che in quella data l'area più fredda era risultata quella sovrastante il lago subglaciale Vostok, dove l'aria che scende da Dome Argus (ovvero il punto più alto del Plateau Antartico, a 4.093 metri di quota), pur riscaldandosi adiabaticamente, rallenta il suo movimento innescando (a causa del bilancio energetico fortemente negativo) una perdita di calore per irraggiamento. Questo fenomeno ha portato alla conclusione che in determinate situazioni meteorologiche (ovvero cielo sgombero di nubi, calma eolica, sufficiente numero di giornate senza influenza di correnti marine) Vostok possa scendere fino a ben -96°C!
Non c'è ancora l'ufficialità (anzi, forse non ci sarà mai), però almeno sappiamo scientificamente, con precisione e con attendibilità, che il muro dei -90°C è stato superato sul nostro pianeta e che, anzi, in certe condizioni, possa essere quasi quasi sfiorato il muro incredibile dei -100°C! Forse bisognerebbe avere una più vasta rete meteo di rilevamento sul Polo Sud, anche se in tempi di riscaldamento climatico sarà difficile ritoccare simili valori...

Il federalismo delle ARPA...

In questi ultimi anni le ARPA (ovvero le Agenzie Regionali di Protezione dell'Ambiente) hanno fatto speso parlare di sè, ma non tanto per i risultati ottenuti in campo di protezione ambientale e del territorio, quanto invece per la corruzione che ha investito molte di esse. In questi mesi il federalismo è stato al centro di molti dibattiti, ma le ARPA non ne hanno bisogno visto che sono già autonome (eccome) di per sè!!
Dicevamo della corruzione. Ho trovato una bella inchiesta intotolata "Check up ambiente", scritta da Gianni Del Vecchio e Stefano Pitrelli e pubblicata sul settimanale L'Espresso del 27 maggio 2010, inerente appunto la corruzione che sta sconvolgendo varie ARPA. Queste agenzie sono state create in ogni Regione italiana per controllare lo stato di salute dell'acqua, dell'aria e del nostro territorio, per proteggerli da qualsiasi forma di inquinamento. Tuttavia, spesso è capitato cche gli interessi economici sono prevalsi su quelli ambientali. Dall'inchiesta de L'Espresso ho scovato alcuni esempi.
Sardegna. Secondo la Procura di Roma, il coordinatore del PdL, Denis Verdini, assieme all'amico-imprenditore Flavio Carboni avrebbe fatto pressioni sull'attuale governatore dell'isola Ugo Cappellacci perchè affidasse la guida dell'ARPA Sardegna a Ignazio Farris perchè costui avrebbe una notevole importanza per sbloccare le pratiche del business eolico (e sappiamo delle ultime inchieste sull'eolico sardo...).
Lombardia. Uno scambio reciproco di poltrone ha consentito all'assessorato all'Ambiente regionale Umberto Benezzoli a diventare capo dell'ARPA Lombardia e alla vecchia guida ARPA Franco Picco di prendere il posto in Regione che prima era appunto di Benezzoli! Il CdA dell'ARPA è nominato della Regione: se i dati dell'inquinamento dell'aria o dell'acqua vengono prodotti dall'ARPA (che deve anche verificare l'efficacia delle politiche ambientali regionali), che garanzia d'indipendenza può avere un controllore che è completamente nelle mani del suo controllato? Nasce quindi più di qualche timore, confermato anche da una commissione di ricerca dell'UE (secondo la quale i dati pubblicati dalla Regione sull'inquinamento risultavano notevolmente inferiori senza alcuna spiegazione...).
Molise. A Campobasso nel novembre 2009 un funzionario dell'ARPA ha tenuto una relazione pubblica parlando a favore del nucleare, dimenticandosi di citare i rischi di questo tipo di energia (la sicurezza, i costi, lo smaltimento dlele scorie, ecc...). Guarda caso circolava da un pò di tempo la notizia che sarebbe stata costruita una centrale nucleare a Termoli...
Campania. L'ARPA era stata trasformata in un vero e proprio feudo dell'Udeur (guidato da Clemente Mastella), con una ragnatela di nomine che riguardavano mogli e parenti vari assunti non si sa per quale motivo... Assunzioni pilotate, appalti agli amici degli amici, ecc...
Liguria. 4 dirigenti dell'agenzia e 4 imprenditori di due aziende sono indagati con accuse che vanno dal falso all'abuso d'ufficio, dalla corruzione alla turbativa d'asta. Questi dirigenti avrebbero falsato i controlli anti-inquinamento per favorire alcune imprese e avrebbero assegnato appalti senza gara...
Non dimentichiamo infatti che le ARPA offrono a privati ed imprese una grande gamma di prodotti, dalle analisi chimiche alle valutazioni tecniche: le stesse ARPA devono poi controllare quelli che fino a poco tempo prima erano i loro clienti. C'è qualcosa che non quadra in questo gioco: c'è qualcosa che non quadra in questa Italia infognata fino al collo nella corruzione e nello spreco: c'è davvero poco da credere a Berlusconi quando dice che i casi di corruzione in Italia sono isolati. Probabilmente non ci rendiamo ancora conto di quanto vasta sia la corruzione in Italia, ad ogni livello, e finchè non sarà attuata una politioca governativa atta a distruggerla, continueremo a subire distruzioni del territorio e dell'ambiente, oltre che a dover pagare sempre noi, poveri ed incolpevoli cittadini.

Parco del Vesuvio o... Parco dei Rifiuti?

Il Parco Nazionale del Vesuvio (http://www.vesuviopark.it) è stato istituito con D.P.R. del 5 giugno 1995, dopo oltre 20 anni di iniziative degli ambientalisti locali per conservare da urbanizzazione selvaggia, rifiuti, traffico ed incendi quest'area che racchiude l'unico vulcano continentale attivo d'Europa: si tratta di uno dei parchi naturali più piccoli d'Italia, con una superficie di 8.482 ettari. Ebbene, se ora voi andate a questo parco trovate il cartello con scritto: "Area d'intervento strategico nazionale: divieto d'accesso, sorveglianza armata". Come mai? Semplice: è diventata un'area di stoccaggio dei rifiuti provenienti dall'area napoletana!!!! Si tratta infatti della discarica S.a.r.i. (Società agricola recuperi industriali), posta all'interno del parco nel comune di Terzigno, della cubatura di 770.000 metri cubi!!! Avete letto bene, una discarica dentro un parco naturale. Come è stato possibile? Con una leggina del caro amato Presidente del Consiglio Berlusconi. Si tratta della Legge n° 123 del luglio 2008 con la quale si stabilisce che per far fronte all'emergenza rifiuti di Napoli si possa sfruttare il Parco del Vesuvio per lo "smaltimento in piena sicurezza dei rifiuti urbani in Campania"... Una legge che va in contrasto con una precedente legge nazionale, la n° 395 del 1991, la quale proibisce dal 1991 "l'apertura e l'esercizio di cave, miniere e discariche nei parchi nazionali". E va in contrasto anche con il D.P.R. del 5 giugno 1995 il quale vieta esplicitamente la creazione di "nuove discariche per rifiuti solidi urbani e inerti". Per cancellare tutti questi vincoli, si è proceduto in deroga... La discarica S.a.r.i. è ormai satura e ne è prevista la realizzazione di un'altra, sempre all'interno del parco che sarà, udite udite, la più grande d'Europa!!! Dopo vari ricorsi da parte delle associazioni ambientaliste, il governo lo scorso 31 marzo 2010 ha dato disposizioni per la ripresa immediata dei lavori... Tra l'altro, si è scoperto che in questa discarica non arrivavano (come era stato previsto) solo i rifiuti non differenziabili (il cosiddetto "secco") ma arrivava di tutto: umido, plastica, vetro, carta e addirittura rifiuti speciali!!! Vi consiglio di leggere l'inchiesta in merito fatta da Riccardo Bocca e pubblicato sul settimanale L'Espresso del 10 giugno 2010.
Com'è possibile che succeda ancora tutto questo? Com'è possibile che una volta che Berlusconi è diventato Presidente del Consiglio tutti lo hanno lodato per aver risolto il problema dei rifiuti a Napoli senza sapere cosa è realmente successo, e cosa sta ancora accadendo? I soliti servi del potere, Tg in primis!!! La raccolta differenziata è ancora utopia in Campania: perchè non si fa? Perchè non si vuole riciclare? Perchè costruire sempre nuove discariche? E soprattutto, perchè all'interno di un parco? Continuo a domandarmi come può la maggioranza degli italiani approvare ancora una simile vergogna, continuando a votare un individuo del genere? E' in atto un imbarbarimento generale della società italiana e il merito (anzi, il demerito) è solo e unicamente di questo personaggio che sta facendo quello che gli passa per la testa fregandosene di rispetto dell'ambiente, inquinamento, libertà di stampa, cultura ed informazione veritiera. Quello del Parco del Vesuvio ridotto a discarica è solo uno dei risultati: e intanto gli anni passano...

Lega Nord e FEDERALISMO METEO...

E' scoppiata in questi giorni una polemica su alcune dichiarazioni di Luca Zaia (Presidente della Regione Veneto, politicamente sponda Lega Nord), in particolare su questa: "Chi fa le previsioni del tempo in televisione e mette il dito sul Veneto, pensi dieci volte prima di dire che piove. I meteorologi che pensavo non ci sia differenza tra Trieste, Chioggia, Verona e Trento fanno dei danni incalcolabili al turismo. Milioni di visitatori possono essere scoraggiati da una indicazione meteo errata".
Assento e, allo stesso tempo, dissento su questa dichiarazione di Zaia. Vi spiego perchè. Assento perchè ha ragione sul fatto che le previsioni meteo in televisione (quelle sulle reti nazionali) sono troppo generiche ma questo perchè hanno a disposizione pochissimi minuti (a volte secondi!): quindi un meteorologo genericamente dirà maltempo sul Nord-Est Italia quando invece nella realtà i temporali potrebbero interessare alcune zone in particolare, meteorologicamente più soggette come il veneziano, il veronese o la pianura friulana. Dissento però dal significato che Zaia vuole far passare di questa sua dichiarazione: ovvero che la colpa sia dei meteorologi. Non è per niente così. Il problema non è l'informazione meteorologica, che ormai è diventata molto affidabile: per i prossimi due giorni le previsioni sono attendibili tra il 93 e il 98%, mentre dal 3° al 5° giorno l'attendibilità è tra il 70 e il 79% (quindi sempre piuttosto alta). Anzi, internet ormai offre una scelta di siti meteo incredibile, da quelli a livello nazionale a quelli a livello locale: oltre 300 siti meteo, mentre 16 regioni su 20 sono dotate di un servizio meteo regionale (a livello nazionale funziona benissimo il servizio meteo dell'Aeronautica Militare che possiede 84 stazioni meteo diffuse su tutto il territorio). Il problema è l'informazione meteo in Tv, anzi, siamo più chiari, il problema è proprio la TV con i suoi palinsesti. Prendete la trasmissione "Che tempo fa" di Rai1 (storicamente condotta da Guido Caroselli). Com'è possibile che un servizio d'informazione del genere sia da anni relegato per pochissimi minuti al pomeriggio alle ore 17? Chi lo vede a quell'ora? Pochissimi (c'è addirittura una petizione su Facebook: "Salviamo Guido Caroselli"!). E le previsioni meteo di Giuliacci su Canale 5? Durano neppure 2 minuti. E allora cosa si vuole pretendere dal meteorologo in TV? La colpa è delle programmazioni televisive, che sopprimono il tempo alle trasmissioni di informazione per darlo a pubblicità e al mondo femminile (nel senso di programmi pieni di veline, letterine, schedine e, permettetemi la volgarità, culi e tette ad ogni ora). E' una cosa inaudita questa televisione italiana: perchè non spostare "Che tempo fa" di Rai1 prima del TG1 delle ore 20 (come avveniva molti anni fa...) o subito dopo e dargli 5 minuti di tempo? E la stessa cosa farla per la previsione meteo di Canale5?
Eh no, non si può fare: anche se ben 9 italiani su 10 seguono le previsioni meteo (il 18% più volte al giorno e il 45% una volta al giorno), rende di più un culo o la pubblicità di qualche prodotto demenziale, e non la previsione meteo. Poi però non ci si può lamentare se le previsioni danno maltempo nel Nord-Est e poi effettivamente piove a Venezia ma non a Verona... Altro che federalismo meteo, federalismo del cervello!

giovedì 17 giugno 2010

SISTRI: il monitoraggio dei rifiuti speciali

Per questa estate dovrebbe debuttare "Sistri", un sistema di monitoraggio del percorso dei rifiuti speciali (http://www.sistri.it), che è stato progettato e messo a punto dal Ministero dell'Ambiente (http://www.minambiente.it). Questo sistema è stato realizzato grazie all'azione combinata tra software di rilevamento via gps, telecamere piazzate in tutte le discariche e azione coordinata tra le forze di polizia: grazie a questo sistema il rifiuto speciale sarà seguito fin dalla fase della sua produzione e poi ne verranno seguiti tutti i passaggi (dal trasporto allo smaltimento). Il nuovo sistema sostituirà quello attuale cartaceo, molto più macchinoso e con molte pecche di affidabilità, soprattutto per i tempi lunghi di elaborazione dei dati: comporterà anche un dimezzamento dei costi visto che verranno eliminati il registro di carico e scarico rifiuti, il formulario di identificazione del rifiuto ed il modello unico di dichiarazione ambientale, che saranno sostituiti da comunicazioni elettroniche. L'iscrizione al nuovo sistema sarà obbligatorio per tutte le imprese e gli enti produttori di rifiuti pericolosi, quelli che producono rifiuti non pericolosi con più di 10 dipendenti, commercianti, intermediari di rifiuti senza detenzione, i consorzi istituiti per il recupero e riciclaggio di questi rifiuti e i trasportatori professionali. Il nuovo sistema sarà coordinato dal Comando dei Carabinieri per la tutela dell'ambiente (il cosiddetto Noe), in coordinamento con le altre forze dell'ordine. Col nuovo sistema, una volta evidenziato un passaggio sospetto, sarà possibile localizzare la merce e i mezzi utilizzati per il suo trasporto ed intervenire per accertare le eventuali irregolarità. Il sistema sarà interconnesso con l'Albo nazionale dei gestori ambientali, con l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e con le agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Tutto questo garantirà un controllo continuo dei trasporti dei rifiuti su strada: per controllare anche quelli marini e ferroviari è prevista una connessione con i sistemi informativi della Guardia Costiera e delle imprese ferroviarie. Inoltre, i Comuni, gli enti pubblici e le imprese attive nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani saranno connesse, tramite "Sistri", anche con "Sitra" (il sistema di controllo locale dei rifiuti). Prima dell'avvio del "Sistri" sarà approvato un decreto legislativo di recepimento della Direttiva n° 98/2008 nel quale saranno previste le sanzioni amministrative ed economiche per coloro che non si iscriveranno al nuovo sistema o per coloro che forniranno dati errati o non veritieri.
Finalmente un bel sistema di monitoraggio dei rifiuti: era ora, visti i macelli che si sono combinati in questi anni (traffici illeciti, smaltimento abusivo in discarica, abbandoni illegali, ecc...), che non hanno fatto altro che deturpare e danneggiare (a volte irrimediabilmente) il nostro territorio e, di conseguenza, la nostra salute.

Ecco il PARADISO TERRESTRE...

Non si potrebbe definire diversamente l'arcipelago delle Isole Fernando de Noronha (http://www.ilhadenoronha.com.br/), posto nell'Oceano Atlantico a nord-est del Brasile: si tratta di 21 piccole isole vulcaniche, poste poco più a sud dell'Equatore, a 350km dalle coste brasiliane.
L'isola principale, l'isola di Fernando de Noronha (che dà il nome a tutto l'arcipelago), è l'unica abitata: l'arcipelago (la cui superficie è di 18 kmq, abitato da circa 2.000 persone) è baciato da ben 3200 ore di sole all'anno e fa parte dello stato brasiliano del Pernambuco. Ebbene, si tratta di uno dei posti più isolati del mondo: nel 1988 è stato dichiarato Parco Nazionale e nel 2001 è diventato Patrimonio Unesco. Tutto questo grazie alla bellezza dei suoi luoghi (le sue acque, continuamente analizzate, sono tra le più pulite dell'intero Oceano Atlantico) ma, soprattutto, grazie all'incredibile varietà di flora e fauna, un vero e proprio santuario ecologico.
In queste piccole isole nidificano ben 40 specie di uccelli marini e terrestri, vi sono ben 15 delle 18 specie di coralli conosciuti in Brasile e 230 specie di molluschi e pesci dai colori incredibili! Tra gli uccelli molti sono rari, come l'Elaenia ridleyana, la Vireo gracilirostris e la Zenaida auriculata, oltre a fregate, rondini di mare e sterne. Per non parlare dei molti delfini: c'è addirittura un anoglo dell'arcipelago chiamato Dolphin Lookout dove alle 5 del mattino di ogni giorno si possono ammirare questi animali. Su alcune spiagge nidificano anche le tartarughe.
Naturalmente, per mantenere integro questo paradiso le isole non sono aperte al turismo di massa: per poterci andare è necessario un permesso dello Stato del Pernambuco (il quale concede solo visti per 400 visitatori alla volta) e, inoltre, si paga una tassa di soggiorno di circa 30 euro al giorno.
Un vero e proprio paradiso della biodiversità: non potevo non parlarne dopo aver letto l'articolo di Anna Maria De Luca sul quotidiano la Repubblica del 16 maggio 2010, soprattutto in questo 2010 dichiarato "Anno Internazionale della Biodiversità": qquesti paradisi devono rimanere assolutamente integri, sono una testimonianza di com'era la Terra milioni di anni fa...

NUOVO RECORD DI CALDO IN KUWAIT!!

Ci eravamo lasciati alcuni giorni fa con il caldo eccezionale in Medio Oriente, soprattutto nel Golfo Persico settentrionale: ebbene, i già alti valori registrati lunedì sono stati addirittura superati nella giornata di martedì 15 giugno 2010 (mentre ieri sono leggermente scesi), soprattutto in Kuwait, tanto da far entrare questa giornata nella storia della meteorologia non solo locale ma mondiale (vedi mappa allegata). Si sono registrati 51,8°C a Jahra, 51,6°C a Shuwaikh, 51,5°C a Abdaly e 51,3°C di Sulaibiya, ma il valore eclatante ed eccezionale è quello di 53.7°C registrati a Mitribah (qui ieri "scesi" a 52.1°C...): quest'ultimo valore non è ufficiale (nel senso che non è riconosciuto dall'ufficio meteorologico del Kuwait), però la dice lunga sull'intensità ed eccezionalità di questa ondata di caldo.
In fondo, i record di caldo della Terra sono sempre stati contestati, ovunque essi sono stati registrati...

mercoledì 16 giugno 2010

Estrazioni abusive di sabbia sul Po

E' uscito oggi un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) in merito alla sentenza sull'operazione Acheronte relativa alle estrazioni abusive di sabbia sul fiume Po: la sentenza ha condannato i responsabili di questo grave reato ambientale e conferma l'importanza delle intercettazioni telefoniche... Ecco il comunicato stampa integrale.
"La condanna, seppure in primo grado, dei responsabili delle estrazioni di sabbia nel Po è un positivo segnale per chi persegue la legalità ambientale. Le lunghe indagini, cui aveva dato un suo diretto contributo Legambiente, hanno prodotto un procedimento che lasciava pochi margini al dubbio: estrarre sabbia dal Po, soprattutto dopo il divieto sancito dall’Autorità di Bacino, è un crimine contro un patrimonio comune ed è inoltre un reato fiscale che ha fruttato, per anni, notevoli profitti, tutti esentasse. La vicenda è rivelatrice di uno scenario tutto italiano: quasi un sistema economico parallelo, che faceva capo a funzionari pubblici corrotti e ad imprenditori senza scrupoli, un meccanismo che portava nelle tasche dei funzionari compiacenti ingenti somme ed evitava i controlli: le draghe quando scavano infatti producono molto rumore e difficilmente avrebbero potuto passare inosservate. Ecco la necessità di tutelarsi da eventuali ispezioni a sorpresa, evitate grazie a dipendenti pubblici che tradiscono il proprio ruolo e si prestano ad essere complici di attività criminali. Uno scenario che si è ripetuto in questi anni lungo il Po, protagoniste, oltre che la Procura di Rovigo, anche le Procure di Reggio Emilia e di Torino. E’ una sentenza – dichiara Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – che rafforza la convinzione che la richiesta, che Legambiente fa da quasi dieci anni, di introdurre nel codice penale il reato ambientale favorirebbe la persecuzione di reati come quello punito dal tribunale di Padova. Un aspetto positivo – è la convinzione di Legambiente - è dato anche dal carattere esemplare che la sentenza può assumere in procedimenti che hanno come oggetto il Po. E’ recente il grave caso di inquinamento a febbraio scorso del Lambro e del Po, un grave attentato all’integrità naturale del fiume che andrà perseguito con altrettanta severità. Ma l’estrazione abusiva non è il solo caso di reati perpetrati sul fiume. I lavori effettuati in tanti anni per la sicurezza delle popolazioni, lavori indubbiamente necessari, possono essere anch’essi stati occasione di intese poco chiare da ricercare e perseguire: con l’urgenza infatti si possono, come abbiamo visto in altre indagini, by-passare regole e meccanismi altrimenti difficilmente aggirabili. L’augurio di Legambiente è che la sentenza “Acheronte” possa dare la spinta ad indagare anche in altre direzioni. Né è da trascurare un aspetto delle indagini che hanno portato a tale brillante risultato: l’uso delle intercettazioni ha permesso che ci si mettesse sulla pista giusta. Un’ulteriore conferma che esse sono uno strumento di indagine senza il quale molti impostori potranno farla franca".
Ho evidenziato in grassetto l'ultima frase del comunicato stampa perchè conferma, ancora una volta, l'uso necessario delle intercettazioni telefoniche per scovare i reati, di qualsiasi natura essi siano: NO ALLA LEGGE BAVAGLIO!

martedì 15 giugno 2010

TORRE METEO al Polo Nord

Alla base internazionale di Ny Alesund (a nord della Norvegia, nei pressi del Polo Nord) è stata realizzata una torre di materiali leggeri, alta 34 metri, che fa parte di un progetto del CNR per monitorare temperature, inquinamento atmosferico e scioglimento dei ghiacci al Polo Nord. La torre, costata 400.000 euro e dotata di termometri e sensori vari, è stata intitolata a due esploratori che negli anni '20 del secolo scorso riuscirono ad aprire il primo varco tra i ghiacci artici, ovvero il norvegese Roald Amundsen e l'italiano Umberto Nobile: la torre si chiama infatti "Amundsen-Nobile Climate Change Tower".
Grazie a dei collegamenti via fibra ottica, i dati raccolti dalla torre saranno trasmessi a vari centri di ricerca per essere analizzati: verrà anche monitorata la differenza di temperatura tra il livello del suolo e la sommità della torre (a 34 metri), grazie alla quale si potranno studiare i vari processi climatici del Polo Nord. Anche perchè si cercherà di tenere sotto osservazione il fenomeno delle correnti che trasportano ai Poli le polveri prodotte dalle centrali a carbone le quali, adagiandosi sul ghiaccio, ne creano una patina nera che attira i raggi solari accelerando il loro scioglimento.
Onore al CNR (Consiglio Nazionale Ricerche, http://www.cnr.it) di Roma che riesce a mandare avanti progetti così importanti nonostante il continuo calo dei fondi ad esso destinati... Giuseppe Cavaretta, direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del CNR afferma: "E' importante studiare i cambiamenti climatici e l'inquinamento ai Poli, perchè lì sono più rapidi ed evidenti". Ed intanto continuano ad arrivare dati allarmanti dal Polo Nord: proprio oggi è uscita la notizia che dai rilevamenti satellitari si evidenzia che il Polo Nord ad oggi è in deficit rispetto alla media di ben 1.3 milioni di kmq di ghiaccio e che la superficie ghiacciata di 10.9 milioni di kmq misurata il 13 giugno è la più bassa mai registrata a tale data, con prospettive meterologiche pessime per i prossimi giorni...

CALDO RECORD IN ASIA!

Quante volte la parola record è stata usata in meteorologia, molto spesso a vanvera, soprattutto dai mass-media. In questo caso, però, record è proprio la parola esatta, perchè in alcune aree asiatiche le giornate di mercoledì 26 maggio 2010 e lunedì 14 giugno 2010 sono entrate nella storia della meteorologia non solo locale ma addirittura mondiale viste le eccezionali temperature che vi sono state registrate. Ricordiamo soltanto che la temperatura più alta nella storia della Terra è stata registrata il 13/09/1922 in Libia meridionale, precisamente a Al-Aziziyah, ben 57.8°C (segue un non ufficiale 56.7°C nella Valle della Morte, negli USA, del 10/07/1913): la zona mediamente più calda è invece in Etiopia, a Dallol, con una media annua (tra minime e massime) addirittura di 34.5°C!!!!
Mercoledì 26 maggio 2010. In quei giorni una terribile ondata di caldo ha imperversato tra Pakistan ed India Occidentale: certo, ogni anno qui le temperature in questo periodo sfiorano i 50°C all'ombra, ma in quei giorni sono caduti vari record. La città di Sibi (Pakistan meridionale) ha registrato 52,0°C il 25 maggio (battendo il suo precedente record che era di 51,7°C) ma si è superata il giorno dopo, 26 maggio, con ben 53,0°C, nuovo record assoluto asiatico e nuovo record mondiale per maggio. Ma questi due record sono durati poche ore, perchè la città di Mohen-Jo-Daro (sempre in Pakistan meridionale) ha fatto meglio facendo registrare addirittura 53,5°C, una delle più alte temperature in assoluto mai registrate al mondo!!! Comunque moltissime località hanno superato la fatidica soglia dei 50°C: 50,5°C a Rohri, 51,8°C a Larkana, 52,2°C a Nawabshah, 52,5°C a Jacobabad e Pad Idan, tutti dati ufficiali dell'ufficio meteorologico pakistano. In India molte località hanno superato i 48°C, senza però mai raggiungere la soglia dei 50: impressionante tuttavia la temperatura minima di Kota, ovvero 35,5°C!!!
Lunedì 14 giugno 2010. Da alcuni giorni l'area attorno al Golfo Persico settentrionale sta sperimentando temperature elevatissime. Anche qui, ogni anno si sfiorano i 49-50°C, ma ieri è stata davvero una giornata storica. In Kuwait 50,1°C a Kuwait International Airport (il suo record è tuttavia di 51,3°C), 50,7°C a Jahra, 51,0°C a Sulaibiya e 51,8°C a Abdaly (ad appena un decimo dal suo recordo assoluto di 51,9°C), mentre c'è un dato non ufficiale che parla di un ben 52,3°C a Mitribah. In Iran addirittura 52,0°C a Abadan che batte il suo record storico assoluto di 51,8°C!! Sempre in Iran 50,4°C a Omidieh, 50,8°C a Ahwaz e Dezful e 51,2°C a Masjed-Soleyman. Il caldo non scherza in Iraq con 50,4°C a Amarah e moltissime località che hanno sfiorato tale soglia (Baghdad si è fermata a 48,4°C mentre il suo record storico è 50,4°C). Sfiorati i 50°C anche in Arabia Saudita (49,9°C a Al Ahsa) e negli Emirati Arabi Uniti (48,5°C a Al Ain). La tremenda ondata di caldo è visibile nell'immagine allegata, ripresa dal sito http://www.meteogiornale.it sempre ben aggiornato sugli eventi meteorologici mondiali. Staremo a vedere se oggi cadranno altri record storici di caldo per questa zona.

Giardini ed orti terapeutici in ospedale

Stiamo parlando degli healing gardens, ovvero i giardini e gli orti terapeutici che sono già una realtà in molti ospedali degli Stati Uniti e del Nord Europa e che ora si stanno diffondendo anche in Italia.
La notizia l'ho scovata sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 28 maggio 2010 (articolo di Chiara Degl'Innocenti) ed è davvero interessante: TRASCORRERE LA DEGENZA VICINO AD UN GIARDINO O PRENDERSI CURA DELLE PIANTE DELL'OSPEDALE ALLIETA LO STRESS, POTENZIA I POTERI POSITIVI, RIDUCE IL CONSUMO DI ALCUNI FARMACI E CONTRIBUISCE ALLA GUARIGIONE!
Gli studi hanno confermato questa impressione: il metodo più noto è quello di Roger Ulrich (professore all'Università A&M del Texas) il quale in 10 anni ha analizzato i tempi di guarigione di pazienti che avevano subito una colecistectomia (operazione che consiste nell'asportazione chirurgica della coleciste o cistifelia): ebbene, ha scoperto che i ricoverati in una camera che si affacciava sul parco hanno avuto bisogno di una degenza più breve (oltre che aver bisogno di meno antidolorifici) rispetto a quelli che invece erano stati ricoverati in una stanza senza vista sul verde. Proprio per questo le aree verdi sono oro studiate per abbreviare i tempi di riabilitazione e degenza attraverso il risveglio dei sensi e della coordinazione motoria: tra l'altro, esiste un corso di perfezionamento in healing gardens all'Università di Milano (http://www.healingarden.it).
Sono già numerosi gli ospedali italiani che stanno ricorrendo a questa terapia verde: il Niguarda e il San Raffaele di Milano, il Cà Forcello di Treviso, il Grassi di Ostia e il Nuovo Meyer di Firenze sono solo alcuni di questi. In Italia si è potuta verificare l'efficacia di questo metodo: al reparto di oncologia dell'ospedale di Carrara è stata fatta un'indagine su 434 pazienti scoprendo che, tra il semestre precedente l'allestimento delle terrazze terapeutiche e il semestre successivo, l'uso di farmaci antiemetici era diminuito del 16%, gli antinfiammatori del 53%, gli oppioidi del 15% e gli ansiolitici addirittura del 96%!!!
Direttori degli ospedali italiani, mi rivolgo a Voi: allestite nel vostro ospedale un angolo verde, un giardino o un orto in cui i pazienti possano trascorrere alcune ore all'aperto ed entrare in contatto con la natura, allieverete senza ombra di dubbio il loro dolore. Il giardinaggio ha già effetti incredibili sulla mente delle persone sane che lo praticano (e tra queste ci sono anch'io), pensate agli effetti positivi sulle persone malate che hanno uno stato morale non certo dei migliori. Sarebbe davvero un grande aiuto per loro e potrebbe essere un aiuto per ulteriori nuovi studi nel campo della medicina terapeutica.

lunedì 14 giugno 2010

Le acque del Mar Rosso per salvare il MAR MORTO...

Stiamo parlando del famosissimo Mar Morto, un bacino di acqua salatissima posto sulla più profonda depressione terrestre (a 413 metri sotto il livello del mare): si estende per 650 kmq tra Israele e Giordania e presenta dimensioni di circa 76 x 16 km (la profondità massima è di ml 390). Si tratta di un mare chiuso che ha come immissari il fiume Giordano (il principale), l'Arnon ed altri piccoli fiumiciattoli, mentre non ha nessun emissario. La sua salinità è altissima, tanto che è privo di forme di vita: a 40 metri di profondità la salinità è di 300 grammi per kg di acqua mentre a 100 metri tale quantità sale a 322 grammi. Proprio per la sua altissima salinità le acque vengono usate per la produzione di cloruro di potassio.
Purtroppo il Mar Morto sta lentamente morendo in quanto il suo unico grande immissario, il Giordano, viene ormai in gran parte deviato lungo il suo corso per utilizzare le sue acque in agricoltura: pensate che dal 1900 ad oggi il suo livello è sceso di ben 35 metri e la quantità di acqua che arriva ora dal fiume nel mare è di 100 milioni di mc all'anno quando tale quantità era di ben 1,3 miliardi un secolo fa. Per salvare il Mar Morto è stata ora pensata un'opera faraonica, il cosiddetto “Condotto della Pace”: si tratta di una condotta d'acqua lunga 180 km che partirebbe dal golfo di Aqaba (sul Mar Rosso) e porterebbe l'acqua marina (essendo la costa più alta) fino al Mar Morto (si tratterebbe di circa 2 miliardi di mc di acqua all'anno). Questo porterebbe ad un aumento di livello del mare: inoltre, il notevole dislivello tra costa del Mar Rosso e livello del Mar Morto (oltre 400 metri) consentirebbe di utilizzare l'acqua anche per la produzione di energia elettrica da utilizzare negli impianti di desalinizzazione dell'acqua fornendo quindi anche 850 milioni di mc d'acqua dolce ai paesi limitrofi (Israele, Palestina e Giordania), visto il notevole e continuo aumento demografico della zona. Il progetto dell'opera è ora al vaglio della Banca Mondiale che ha stanziato 15 milioni di dollari americani per lo studio di fattibilità...
Tuttavia gli ambientalisti sono già insorti, e a ragione, per alcune semplici ragioni: introdurre tanta acqua salata nel Mar Morto ne cambierebbe gli equilibri, ma soprattutto prelevarla dal Mar Rosso danneggerebbe la barriera corallina, senza dimenticare che la condotta sarebbe realizzata in una zona sismica (il che potrebbe comportare, in caso di terremoto, ad un vero e proprio disastro ecologico). Gli ambientalisti hanno pertanto proposto in alternativa di modernizzare l'agricoltura, puntardo su colture che non richiedono molta acqua in modo da rinvigorire la portata del fiume Giordano e contrastare quindi il continuo calo del livello del Mar Morto: i 5 miliardi di costi preventivati per l'intera opera potrebbero essere quindi spesi diversamente...

Notizie... egiziane!

In queste ultime settimane ho scovato sull'inserto "Il Venerdì" del quotidiano la Repubblica due curiosità riguardanti l'Egitto: una riguardante l'arte (Il Venerdì del 30 aprile 2010) ed una riguardante geografia (Il Venerdì del 28 maggio 2010).
La notizia d'arte riguarda un summit tra i rappresentanti di circa 30 paesi di tutto il mondo (tra cui Italia, Cina, Iraq, Spagna e Siria) che si è tenuto in aprile a Il Cairo (capitale egiziana) per chiedere la restituzione dei beni archeologici sottratti o rubati nei secoli scorsi e che ora sono esposti nei musei di tutto il pianeta: così la Grecia reclama i marmi del Partenone, la Libia reclama la statua dell'Apollo di Cirene, il Perù rivuole indietro la collezione di reperti del Machu Picchu. Durante questo summit è stata fatta una graduatoria delle rivendicazioni in base alle priorità, e tra queste primeggiano varie opere d'arte egiziane tra cui la stele di Rosetta (ora conservata al British Museum di Londra), il busto di Nefertiti (custodito al Neues Museum di Berlino) e la statua di Ramesse II (esposta al museo egizio di Torino). Dopo questo summit l'Egitto è riuscito ad ottenere un piccolo primo risultato positivo: dopo oltre un secolo dal suo furto, la Svizzera ha restitutito al paese africano l'alluce della mummia del faraone Akhenaton (padre di Tutankhamon). Che sia il segnale di una restituzione definitiva di tutte le opere d'arte sparse per il mondo?
La notizia di geografia riguarda invece il fiume Nilo: dopo circa 10 anni di trattative lo scorso mese di maggio Etiopia, Uganda, Ruanda e Tanzania, con l'appoggio del Kenya, hanno sottoscritto un accordo quadro di cooperazione per una gestione condivisa delle acque del grande fiume, in modo di arrivare ad una distribuzione più equa delle sue acque (che, lo ricordiamo, nei suoi 6.700 km di lunghezza attraversa ben 10 paesi). Questo accordo quadro prevede la creazione di una Commissione permanente con sede ad Addis Abeba (capitale kenyota) che valuterà le varie questioni relative al fiume, nonché la realizzazione di progetti d'irrigazione e barriere idroelettriche nei vari paesi bagnati dal Nilo. Egitto e Sudan, però, si oppongono a questo trattato (visto che il fiume trascorse per la maggior parte del suo percorso nel loro territorio): i due paesi non vogliono modificare le attuali regole di gestione dle fiume stabilite nel lontano 1959, anche perchè la loro vita è concentrata su questo fiume. Staremo a vedere gli sviluppi futuri: l'acqua è un bene sempre più importante e probabilmente è giusto che l'acqua del più importante fiume al mondo sia utilizzata da tutti i paesi che ne sono bagnati.

venerdì 11 giugno 2010

Ecco il rapporto VELE BLU 2010 di Legambiente

E' uscito il rapporto 2010 della giuda Vele Blu, promossa e condotta ogni anno da Legambiente (http://www.legambiente.eu) in collaborazione con Touring Club Italiano, che quest'anno festeggia la sua 10° edizione. Con questa guida vengono premiate le località marine che più sono attente al giusto rapporto tra offerta turistica e rispetto ambientale: quindi non solo bellezza naturale, ma anche efficienza dei servizi, smaltimento dei rifiuti, inquinamento dell'aria, depurazione dell'acqua, urbanizzazione, valorizzazione del paesaggio, dei centri storici e dei prodotti tipici, ecc... Il massimo del voto corrisponde a 5 vele, e quest'anno sono 14 le località costiere italiane che se lo meritano: Pollica, Cinque Terre, Ostuni, Capalbio, Castiglione Della Pescaia, Nardò, Capraia, Salina, San Vito lo Capo, Bosa, Baunei, Noto, Posada e Otranto, tutte sulle coste bagnate dal Mar Tirreno.
Con una media di 3,4 vele per località la Sardegna è in testa a questa speciale classifica, seguita dalla Puglia (con 3,2 vele per località) e dalla Toscana (3,1). 4° posto per la Campania (2,69 vele in media), 5° per la Sicilia (2,63 vele) e poi Abruzzo, Basilicata e Marche a pari merito con una media 2,5 vele per località. Come sostiene Legambiente “In queste regioni l'eccezionale e riconosciuto pregio naturalistico si sposa con l'impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio".
Sono state comunque assegnate le Vele Blu anche alle località lacustri, considerati i molti laghi che ci sono in Italia: in questo caso è il Trentino-Alto Adige la regione al primo posto per numero di località tra le prime classificate. Sono cinque quelle che conquistano le 5 vele: Appiano sulla Strada del Vino (BZ) sul Lago di Monticolo, Fiè allo Sciliar (BZ) sul Lago di Fiè, Molveno (TN) sull'omonimo lagoo, Bellagio (CO) sul Lago di Como e Massa Marittima (GR) sul Lago dell'Accesa.
Alle buone notizie però se ne contrappone una molto negativa: ieri Legambiente ha lanciato un allarme. “Per l’ultima volta si denunciano le criticità delle acque di balneazione italiane, perché, a partire da quest’anno, il nostro mare e i laghi, seppur ancora inquinati in alcuni tratti di costa, diverranno completamente puliti “per decreto”. Con il recepimento della nuova direttiva europea che rende più permissivi i criteri per la balneabilità, molte località, infatti, diverranno balneabili, non perché saranno meno inquinate, ma solo perché è cambiata la legge”. La denuncia è stata lanciata in occasione della presentazione (per l'ultima volta appunto...) del Rapporto sulle acque di balneazione dell'European Environment Agency, che ha analizzato la qualità dell'acqua di tutti i paesi europei.
Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, afferma: “Contrariamente a quanto fatto nel 1982, quando l’Italia scelse la strada della severità e del rigore, costruendo una delle reti di monitoraggio migliori in Europa stavolta il nostro Paese ha approfittato dell’opportunità concessa dalla direttiva comunitaria per allargare le maglie sulla balneabilità, a partire dall’estate 2010. Un passo indietro normativo che ha fatto classificare come ‘eccellenti’ alcuni tratti di costa che lo scorso anno venivano dichiarati non balneabili, pur essendo tuttora inquinati. Questo fattore va ad aggravare un deficit storico dell’Italia in tema di depurazione, dal momento che, ancora oggi, il 30% degli italiani – pari a ben 18 milioni di persone - scarica in mare, nei laghi e nei fiumi le acque reflue senza alcun trattamento, causando un problema ambientale che sta costando al nostro Paese una procedura d’infrazione europea. Per risolvere definitivamente i problemi di trattamento delle acque reflue, non servono quindi ‘colpi di spugna’ normativi, ma risorse economiche e nuovi cantieri per colmare quel deficit di depurazione, imbarazzante per il settimo Paese più industrializzato al mondo”.
In fatto di furbizia l'Italia non si smentisce mai, peccato che sia spesso a discapito del nostro caro ambiente...

Che meraviglia il BANANO CINESE!

Banano cinese è il suo nome popolare: in realtà il nome scientifico di questa pianta è Musella lasiocarpa. Si tratta di una pianta tropicale meravigliosa, simile al banano comune, che può crescere (con alcuni accorgimenti) anche col nostro clima (certamente d'inverso deve essere portata al coperto o riparata).
Si tratta di un banano di piccole dimensioni, (fino a 1.80 metri d'altezza), più piccolo di quello comune: è proviene dal Sud-Est asiatico ed è stato scoperto e introdotto in Europa tra il 1885 e il 1889. Fu scoperto dal missionario francese Jean-Marie Delavay il quale, in solitaria, esplorò a piedi le montagne della regione di Canton (Cina): durante quella spedizione scoprì moltissime altre specie vegetali (addirittura 1.500!) che poi furono riunite nel Plantae Delavayanae (1889-1890) esposto al Museo di Storia Naturale di Parigi: in questa esposizione figurano rododendri, aster, primule e appunto questo banano cinese (guardate che fiore meraviglioso! Ne ha parlato anche Rossella Sleiter sulla rubrica "Natura e Scienze" dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 4 giugno scorso, da cui ho tratto questa foto).
Si tratta di una pianta ancora poco diffusa nel nostro paese (a dispetto del banano comune...): fra i primi ad introdurlo in Europa vi fu la baronessa Antoniette de Saint Lèger, che lo coltivò nel suo giardino esotico di Brissago (Canton Ticino).
Per una dettagliata descrizione di questa pianta consultate il sito http://www.tropicalgardens.it/musella.html, mentre se volete acquistarla consultate i siti http://www.viridea.it e http://www.magnipiante.it.
Naturalmente, buon giardinaggio a tutti! Il giardinaggio rilassa le menti...

Premio “Il Monito del Giardino” a Jacqueline McGlade

“Il Monito del Giardino” è un premio ambientalista internazionale che viene assegnato ogni anno, promosso dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze attraverso la "Fondazione Bardini e Peyron": il premio è stato consegnato lo scorso 21 maggio 2010 a Villa Bardini e quest'anno è stato assegnato all'inglese Jacqueline McGlade, che dal 2005 dirige a Copenaghen l'Agenzia Europea dell'Ambiente (http://www.eea.europa.eu/it), agenzia creata nel 1994 per fornire informazioni ambientali attendibili sia ai governi sia ai cittadini.
Proprio in occasione della consegna del premio è stata intervistata da Di Pia Pera per il settimanale L'Espresso del 3 giugno scorso. Importante scienziata, si è sempre prefissata come scopo principale la divulgazione scientifica, perchè non bastano solo ricerca ed erudizione, ma serve la consapevolezza di tutti del problema ambientale. Dopo la conferenza sul clima di Copenaghen (dicembre 2009) l'Agenzia Europea dell'Ambiente (il cui sito è ora disponibile in tutte le 26 lingue europee) si è dotata di un nuovo strumento, ovvero l'EYE ON EARTH, una mappa interattiva che permette sia di inviare informazioni sia di scoprire buone pratiche diffuse in tutta Europa (come le fattorie a basse emissioni di carbonio, progetti di città galleggianti, ecc...). E' stato inoltre creato un registro delle emissioni e dei trasferimenti delle sostanze inquinanti, con un monitoraggio continuo (anche via satellite) dell'aria e dell'acqua, perchè come dice lei stessa “E' indispensabile che i vari paesi europei coordino le loro politiche ambientali, nessuno può fare nulla da solo”. Ed ha ragione.
Ad una domanda del giornalista di come la pensa sulla situazione ambientale italiana, la signora McGlade risponde: “Il vostro paese è particolarmente a rischio: il cambiamento climatico in corso porterà un incremento di alluvioni e frane. Consiglio una maggiore politica di prevenzione, una più seria applicazione delle regole esistenti, lo sviluppo di conoscenze che permettano di lanciare in tempo lo stato d'allerta. Non si può continuare a costruire in aree soggette ad alluvioni, o minacciate da frane ed eruzioni vulcaniche”. Vallo a dire agli attuali governanti di destra, con le loro continue speculazioni edilizie, appalti truccati e condoni edilizi. Infatti, l'Agenzia Europea dell'Ambiente non può fare nulla di concreto per quanto riguarda la legislazione dei singoli stati: raccoglie e verifica informazioni ed invia messaggi ai vari Stati su come muoversi per preservare l'ambiente.
E' stato inoltre lanciato il “Greening the Facade”, parte di un progetto per rendere sostenibili le città, per adattare i vecchi edifici alle nuove esigenze ecologiche e conferire loro una maggiore efficienza termica. Secondo la scienziata, la tassazione andrebbe spostata dal lavoro al consumo di risorse non rinnovabili, premiando chi ricicla, chi danneggia meno l'ambiente. Altro progetto importante è quello delle eco-schools, diffuse soprattutto in Danimarca e Inghilterra, che si prefigge l'educazione ecologica (anche attraverso la creazione di orti e giardini nelle scuole): l'importante è toccare le coscienze delle persone. E' stato pure istituito l'Atlante Ambientale, disponibile sul sito dell'AEA, che servirà alle persone per scoprire le buone pratiche in giro per l'Europa: chi lo consulta può dare un voto e fare commenti, per coinvolgere tutta la popolazione.
Proprio per tutti questi grandi risultati, la 2° edizione del premio “Il Monito del Giardino” è stato assegnato a Jacqueline McGlade (giuria presieduta da Giampiero Maracchi): perchè grazie alle sue attività in difesa del mondo pulito permette di fatto che continuino ad esserci ambienti ed ecosistemi sani.

MOSTRA DI... FALSI D'AUTORE!

E' capitato spesso in passato di imbattersi in falsi clamorosi di dipinti: opere che erroneamente sono state attribuite a Rembrandt, a Piero della Francesca, ad Andrea del Verrocchio, a Botticelli e a Hans Holbein. Ebbene, il prestigioso museo londinese National Gallery di Trafalgar Square (lo ricordiamo, fondato nel lontano 1824 e tra i più visistati della Gran Bretagna con quasi due milioni di presenze all'anno, http://www.nationalgallery.org.uk) ha avuto la brillante idea di creare la mostra “Close Examination: Fakes, Mistakes and Discoveries” (ovvero “Esame approfondito: falsi, errori e scoperte”), che sarà inaugurata il prossimo 30 giugno e resterà aperta sino alla fine di settembre 2010. In questa mostra, suddivisa in ben 6 sale, saranno esposte tele acquistate dalla fine dell'800 o durante il '900 senza capire però che si trattava di clamorosi falsi: tra questi ne ricordiamo uno risalente al 1874 quando i responsabili del museo acquistarono da collezionisti privati due tele del Botticelli, pagando il quadro falso (intitolato “Una allegoria”) addirittura il doppio del quadro vero (intitolato “Venere e Marte”).
Il direttore del museo, Nicholas Penny, ha deciso di fare questa mostra perchè “Abbiamo fatto una scelta in apparenza controcorrente per far capire agli esperti, e soprattutto al pubblico, che bisogna imparare dagli errori commessi. E anche per dimostrare che le tecniche moderne di indagine ci evitano di cadere in tranelli nei quali era facile cadere in passato”.
In una delle sale verranno esposte anche opere ritenute per troppo tempo di scarsa o scarsissima importanza e che poi invece si sono rivelate vere ed importantissime, come la “Madonna dei garofani” di Raffaello, a lui (giustamente) attribuita proprio dal direttore Penny dopo una lunga analisi scientifica duranta anni.
Grande iniziativa del museo londinese, ma permettetemi una battuta umoristica: come si suol dire, "Sbagliando s'impara" o "Impara l'arte e mettila da parte"...

LEGGE-BAVAGLIO: mi sento profondamente ferito

Finora non avevo mai trattato l'argomento della legge-bavaglio sulle intercettazioni telefoniche, nella speranza che tutto si sarebbe risolto come in una democrazia dovrebbe essere: ovvero che questa proposta di legge sarebbe stata accantonata di fronte alle proteste di (quasi) l'intero paese.
Evidentemente mi illudevo: ieri al Senato è passata (guarda un pò, col voto di fiducia!) la legge-bavaglio sulle intercettazioni telefoniche (ora deve passare all'approvazione della Camera). Credo che poche volte in passato la democrazia italiana abbia toccato un punto così in basso: come cittadino democratico mi sento profondamente offeso, è stata offesa l'onesta con cui conduco la mia vita (dal quotidiano al lavoro), è stata offesa dalle solite canaglie che vogliono che gli italiani non sappiano. Non vogliono che noi sappiamo delle cricche, della prostituzione nei piani alti, degli appalti truccati, degli affari illeciti, di intrecci mafiosi, di favoreggiamenti tra politici e nei posti pubblici, e chi più ne ha più ne metta. Certo, i magistrati (anche se molto limitatamente...) riusciranno ancora ad indagare, ma gli italiani non devono sapere. Altrimenti chi li voterebbe più questi DELINQUENTI, perchè questa è la parola esatta: questo è il problema dell'Italia, ai nostri governanti non interessa governare il paese, interessa restare al potere per evidenti interessi economici e/o giudiziari., e per essere votati gli italiani non devono sapere dei loro affari loschi. Questa sarebbe l'Italia in cui io cittadino italiano onesto dovrei continuare a vivere? Mi meraviglio che metà italiani riescano ancora a votare una destra del genere: attenzione, non ho detto di votare una destra (il che ci sta in una democrazia che si scelga liberamente se votare destra o sinistra), ho detto di votare una destra del genere, una destra dell'illecito, dell'abusivismo, dell'evasione delle tasse, degli interessi economici, degli appalti truccati, degli agganci mafiosi. Come si fa a scegliere una maggioranza del genere per governare il proprio paese, dopo che già ne avevano avuto prova per altre volte nel passato? Come fate, cittadini della destra berlusconiana, a non avere un senso dello Stato? Perchè, per continuare a votarla, non potete avere un senso dello Stato.
Proprio stamattina il quotidiano la Repubblica (http://www.repubblica.it) esce con una prima pagina completamente bianca con al centro un messaggio in giallo indicante la scritta "La legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati" con, sul retro, un editoriale del direttore Ezio Mauro che trovo meraviglioso e che allego a questo post. Altro non ho da aggiungere, purtroppo: la mia anima non ha più forza per continuare a provare disgusto per un paese del genere in mano ai soliti delinquenti e a chi li vota.
Ah, dimenticavo: IO NON FACCIO PARTE DEGLI ITALIANI CHE HANNO PAURA DI ESSERE INTERCETTATI! E VOI?

lunedì 7 giugno 2010

ECOMAFIA in Veneto: sempre peggio!

In questi giorni Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) ha diffuso un comunicato stampa intitolato "ECOMAFIA 2010. L’UNICO BUSINESS IMMUNE ALLA CRISI: BILANCI SEMPRE POSITIVI E AMPLIAMENTO DEI FLUSSI SULLE ROTTE GLOBALI - RIFIUTI E CEMENTO I SETTORI AL TOP - CRESCONO I REATI NEL VENETO IN MATERIA DI RIFIUTI E IL RISCHIO RICICLAGGIO DI DENARO SPORCO NELLE GRANDI OPERE". In quanto io residente nel territorio veneto, Vi riporto integralmente l'allarmante comunicato stampa.

Aumentano gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737). Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58% ) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. Stabile l’immenso giro d’affari, anche quest’anno, nonostante l’inasprirsi della crisi economica, pari a 20,5 miliardi di euro.
Nella classifica sull’illegalità ambientale del 2009, il Lazio sale al secondo posto (era al quinto nel 2008), soprattutto per i reati contro il patrimonio faunistico, mentre il suo territorio è sempre più esposto alle infiltrazioni dei clan, in particolare nel Sud pontino, con Latina che si attesta addirittura al terzo posto nella classifica provinciale del ciclo del cemento in Italia. Al primo posto stabile la Campania con 4.874 infrazioni accertate (il 17% sul totale nazionale). Al terzo posto la Calabria , con 2.898 infrazioni seguita dalla Puglia con 2.674 infrazioni. Scende di due posizioni la Sicilia , al quinto posto con 2.520 infrazioni accertate, mentre la Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati: 1.231. Il Veneto è in 11^ posizione con 777 reati.
Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato, l’ecomafia si conferma come una holding solida e potente. Eppure, la stima del fatturato globale dell’ecomafia risente quest’anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel Rapporto rifiuti 2010 dell’Ispra. Circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilità, sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante.. Grazie all’abusivismo edilizio, la somma in nero accumulata, si conferma in 2 miliardi. Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravità. Idem per il racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), si conferma di 3 miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina. Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. Manca all’appello il dato relativo ai furti e sui traffici di opere d’arte e reperti archeologici, il cui mercato continua a sfuggire a una precisa quantificazione monetaria, ma che genera una cifra d’affari che, per volume è seconda solo al traffico internazionale di stupefacenti.
Nel ciclo dei rifiuti si è registrato un significativo aumento delle infrazioni accertate: 5.217 nel 2009, erano 3.911 nel 2008, con un incremento del 33,4%, ma anche delle denunce (6.249, erano 4.591 l’anno precedente), e degli arresti: 2.429 a fronte dei 2.406 del 2008. La Campania si conferma in testa alla classifica con 810 reati accertati (15,5% del totale nazionale), seguita da Puglia (735 infrazioni), Calabria (386), Sicilia (364) e Toscana (327). Prima regione del Nord è il Piemonte, ottava, con 270 reati. A seguire il Veneto che nel 2009 ha registrato un incremento considerevole di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, 243 (erano 164 nel 2008), il 4,7% sul totale nazionale, numero che spinge il Veneto al nono posto nella classifica per reati accertati su scala regionale. Crescono pure le persone denunciate, 314 (erano 242 nel 2008), e soprattutto gli arresti, ben 19, mentre diminuiscono i sequestri che passano da 105 a 70. Passando ai fatti di cronaca, due elementi emergono su tutto: primo, il ruolo da protagonista assunto dal Veneto nei traffici internazionali di rifiuti; secondo, un’impressionante mole di amianto trafficato e gestito nella regione in maniera criminale: una fibra killer che secondo gli ultimi dati dell’Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro) ucciderebbe in Italia circa 4 mila persone ogni anno.
Il porto di Venezia si rivela, dunque, ancora una volta la testa di ponte di traffici illeciti di rifiuti destinati in Estremo Oriente. Il 24 giugno scorso i Carabinieri del Noe di Venezia, coordinati dalla procura di Padova, sono protagonisti dell’operazione “Serenissima”: rifiuti spacciati per materia prima seconda e spediti nella Repubblica popolare cinese. Sostanze tossiche e pericolose per la salute umana fatte circolare con documenti falsi, come fossero normali merci o rifiuti “recuperati”, ossia previamente trattati. Con il risultato di 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere, numerosi provvedimenti di obbligo di dimora, sequestri e perquisizioni a carico del titolare e dei dipendenti di un’azienda dedita alla gestione di rifiuti, attiva nelle province di Padova e Rovigo. Le ipotesi di reato contestate ai due arrestati, e ad altre undici persone denunciate, sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e falso documentale. I militari hanno contabilizzato, dall’avvio dell’indagine nel 2005, il trattamento di oltre 230 mila tonnellate di rifiuti tossici che partivano dai porti di Venezia, Genova e Ravenna e destinati alla Cina. Il sospetto degli investigatori è che i rifiuti, per lo più carta e plastica contaminata con inquinanti velenosi di diversa natura, venissero utilizzati per produrre manufatti d’ogni tipo, poi venduti in Italia e Europa. Con evidenti rischi di tossicità per gli ignari futuri consumatori. Una storia già vista diverse volte. Il valore dei beni sequestrati ammonta a 60 milioni di euro, mentre l’illecito volume d’affari è stimato in circa 6 milioni di euro.
Il primo dato da segnalare per il ciclo del cemento è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica. Secondo le stime Cresme Consulting, se il settore legale delle costruzioni ha vissuto un sostanzioso calo delle abitazioni ultimate (dalle 316mila del 2008 alle 280mila del 2009), la parte illegale ha visto una diminuzione di sole mille abitazioni, passando da 28mila abitazioni abusive del 2008 alle attuali 27mila. Come dire che i tracciati dell’industria delle costruzioni legale e di quella illegale sono ampiamente separati e vivono di vita propria. L’abusivismo organizzato opera in nero in tutta la sua filiera (acquisto materiali, manodopera, utilizzazione del bene ecc.), selezionando le occasioni migliori e a maggior valore aggiunto quali ville costiere, cascine in aree naturalisticamente pregiate, ecc. Nel complesso, 7.463 sono state le infrazioni accertate (erano 7.499 nel 2008), 9.784 le denunce (erano 9.986 nel 2008) e 2.832 sequestri (2.644 nel 2008). Più che triplicato, invece, il numero degli arresti, che raggiunge quota 13 (erano solo 3 nel 2008). Come ogni anno la Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati, il 15,8% sul totale nazionale. Al secondo posto la Calabria (con 905 reati, il 12,1% sul totale), al terzo posto il Lazio con 881 reati accertati (l’11,8% sul totale), mentre la prima regione del Nord è la Liguria con 301 infrazioni, il 4% sul totale nazionale.
Nel Veneto che si classifica al 13° posto le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine nel 2009 sono 183 (erano 228 nel 2008), che significa il 2% sul totale nazionale. Stesso discorso vale per le persone denunciate, 241 (erano 319 nel 2008), e per i sequestri 44 (erano 79 nel 2008).
Dai numeri alle inchieste sul ciclo illegale del cemento, il 29 ottobre arriva la decisione del giudice per le udienze preliminari della procura di Vicenza, Stefano Furlani, che rinvia a giudizio 54 indagati per presunte gare d’appalto pilotate: 19 accusati di avere promosso e partecipato a un’associazione per delinquere finalizzata alla spartizione degli appalti pubblici per strade e rotatorie; 35 per turbativa d’asta. Viene così confermato l’impianto accusatorio disegnato dal procuratore Salvarani, in base alle risultanze investigative raccolte dalla Guardia di finanza. Accuse imperniate sulla gestione “drogata” di decine di gare pubbliche nel settore viario tra il Vicentino e il Nord-est – tra il 2006 e 2007 –, mediante la formazione dei cosiddetti “cartelli” composti da numerose imprese per concordare i ribassi. L’inchiesta è nata da un’altra indagine denominata “Mala Condicio”, avviata nel marzo 2006 dalla Polizia tributaria di Vicenza e Venezia, cha ha tratto spunto dalla denuncia dell’imprenditore Isnardo Carta. Questi, infatti, aveva segnalato accordi sottobanco tra le stesse imprese per l’assegnazione degli appalti per opere pubbliche in Veneto. Il 10 marzo scorso arrivano dalla procura di Vicenza altri 38 rinvii a giudizio per un secondo filone dell’inchiesta sulle gare pubbliche truccate (la stessa che a ottobre aveva portato al rinvio per 54 persone).
Ancora una volta l’ipotesi di accusa è di associazione per delinquere e turbativa d’asta nei confronti di impresari e dipendenti che avrebbero cercato di pilotare numerose gare pubbliche tra Vicenza e il Nord Italia. La vicenda è stata ribattezzata dai cronisti locali “Appaltopoli 2”. Secondo la procura, gli indagati avrebbero pilotato le aggiudicazioni di appalti nel settore viario con una presunta associazione per delinquere facente capo a due promotori, un impresario di Longare, e al loro addetto all’ufficio gare. La tesi degli avvocati difensori – così come si legge sui giornali locali – è che in base alla teoria dei giochi e alla statistica era molto difficile condizionare l’aggiudicazione delle gare. Addirittura ci sarebbe un calcolo che parla di meno dell’1% delle probabilità considerando il numero delle ditte che partecipavano. Di parere contrario, ovviamente, gli investigatori. Infatti, le intercettazioni telefoniche hanno messo a nudo contatti che secondo la procura sono illeciti perché servivano a concordate le offerte.
Altro capitolo inquietante, quello del calcestruzzo depotenziato. Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità. Un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il ciclo del cemento del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. Dopo le “bolle” false che accompagnano i rifiuti, ecco spuntare un altro documento tra i più utilizzati dalle aziende criminali, le “ricette di produzione” taroccate del calcestruzzo utilizzate per gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il Commissariato di Polizia di Catelvetrano (Tp); per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina. Ma il fenomeno del cemento depotenziato si estende a molte altre regioni: le scuole Maresca di Locri e quella di Tropea in Calabria; il viadotto Fallaco-Corace, nel cavalcavia della nuovissima ferrovia Catanzaro-Lamezia; in Molise per la variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore; nel vicentino nei lotti 9 e 14 dell’autostrada A31 Valdastico e poi per i lavori sull’autostrada A3 . In Campania la camorra impone materiale scadente e rifornisce multinazionali che costruiscono parcheggi e imprese impegnate nella costruzione di case abusive sulla collina di Camaldoli. E purtroppo ci potrebbe essere una brutta storia di calcestruzzo depotenziato anche dietro al crollo della casa dello studente dell’Aquila.
Ma la mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri . Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno così nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la società costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita più grossa è quella che vede al centro Cosa nostra, c’è anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, così come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’è il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale.
“L’azione di contrasto messa in campo dalle Forze dell’ordine – dichiara Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto - deve essere sostenuta concretamente dal Governo con la disposizioni di nuovi efficaci strumenti. Introducendo finalmente (entro la fine del 2010) i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e consentendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini, ma anche mettendo mano alle situazioni di pericolo più grave, quali le aree inquinate da bonificare e gli edifici e le opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato da monitorare e mettere subito in sicurezza”.
Beh, che dire di più...

venerdì 4 giugno 2010

ELBA: “UN NIDO PER OGNI RONDINE”

Il 2010 è stato dichiarato “Anno Internazionale della Biodiversità” (http://www.biodiversita2010.ch) e un piccolo comune dell'Isola d'Elba ha pensato bene di contribuire alla salvaguardia della biodiversità: stiamo parlando di Marciana Marina (http://www.marciana-marina.eu), piccolo paesino posto lungo la costa della parte nord-occidentale dell'isola.
Cosa ha fatto l'Amministrazione comunale di questo paese? Ha appena apportato una modifica al Regolamento Edilizio per facilitare la nidificazione di rondini e rondoni sui tetti delle abitazioni! Avete letto bene: le nuove norme apportate prevedono il ripristino delle vecchie tegole sui tetti delle case, ovvero quelle con i coppi aperti nelle prime file, per permettere l'ingresso di rondini e rondoni che utilizzano questi fori per riprodursi. Nelle ristrutturazioni edilizie e nelle nuove costruzioni si dovrà pertanto tenere conto di questo “nuovo” sistema, oltre ad utilizzare intonaco rugoso per facilitare la costruzione dei nidi sotto i cornicioni degli edifici.
Davvero una bella iniziativa, visto anche il sensibile calo di presenze negli ultimi anni di questi uccelli (soprattutto il rondone), e questo non solo per l'inquinamento ma anche per il fatto che le recenti ristrutturazioni edilizie hanno comportato la chiusura di tutti i fori sui tetti delle abitazioni.
Già qualcosa era stato fatto in passato in altre parte d'Italia (ad esempio due anni fa Milano e Rozzano fecero installare dei nidi artificiali in alcuni parchi e in alcuni edifici), ma un'iniziativa del genere è senza ombra di dubbio la prima in Italia.
Finalmente un bel segnale da parte di un'Amministrazione comunale, che si dimostra sensibile al grave problema ambientale: non può farci che piacere vista anche l'importanza ambientale dell'isola che fa parte del meraviglioso Parco dell'Arcipelago Toscano (http://www.islepark.it). Perchè non suggerite un qualcosa del genere anche al vostro Comune? Fate sentire la vostra voce: scrivete al vostro Comune una lettera in modo che possa essere discussa in Consiglio Comunale, che contenga questa iniziativa o comunque qualcosa che possa portare alla difesa della biodiversità. I risultati si ottengono con la collaborazione di tutti.

PAESAGGIO, la carta d'identità delle aree rurali

Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (http://www.politicheagricole.it) ha elaborato un "Piano Strategico Nazionale" con l'obiettivo di sostenere la competitività del settore, di valorizzare l'ambiente, di migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e di allargare le potenziali fonti di reddito delle aziende.
Tale Piano, infatti, come obiettivo principale si propone l'integrazione tra biodiversità ed agricoltura, riconsocendo a quest'ultima un ruolo molto importante sia per la conservazione nelle aziende delle specie vegetali ed animali in via d'estinzione sia per la tutela degli habitat che hanno un'elevata valenza naturale.
Tutto questo parte dalla riforma comunitaria dell'Health Check, che ha lanciato come sfida la difesa agroambientale per valorizzare i prodotti locali e per salvaguardare il paesaggio promuovendo l'adozione di pratiche agricole tradizionali rispettose dell'ambiente, il recupero dei manufatti rurali di pregio e il mantenimento delle sistemazioni agrarie caratteristioche di ogni area.
Naturalmente l'Italia non poteva tirarsi indietro visto che ha il primato mondiale della biodiversità: 665 specie coltivate e 55.600 specie animali!!! Per tutelare questo patrimonio sono stati pertanto stanziati ben 17,6 miliardi di euro fino al 2013, cofinanziati dall'Unione Europea: nei Piani Regionali sono previsti incentivi a favore degli agricoltori per la conservazione delle specie vegetali e per la salvaguardia delle 123 razze animali in via di estinzione.
Il fondo si chiama "Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: l'Europa investe nelle zone rurali". Per informazioni e modalità di accesso ai finanziamenti andate sul sito http://www.reterurale.it oppure sul sito della vostra regione.

giovedì 3 giugno 2010

Riscaldamento globale e (alcuni) suoi effetti...

E' ormai inconfutabile il cambiamento climatico in atto sul nostro pianeta, con un inesorabile e continuo aumento della temperatura media terrestre: gli europei stentano a credere ai dati diffusi dai vari enti meteorologici mondiali dopo un inverno ed una primavera piuttosto freddi, ma questi dati a livello globale parlano chiaro. Ogni mese di questo 2010 si è rivelato termicamente superiore alla media, e non di poco (secondo la NOAA i primi mesi dell'anno sono stati i più caldi dal 1880, con +0.69°C a livello generale e ben +1.29°C sulle terre emerse): addirittura l'appena terminato mese di maggio potrebbe classificarsi ai primissimi posti tra i mesi di maggio più caldi di sempre, tanto che secondo il Remote Sensing System è stato sopra media a livello globale di +0.588°C, il secondo più alto dal 1979 (con anomalie notevoli nella zona sub-artica, nella fascia tropicale in generale e nella fascia temperata dell'emisfero nord).
Purtroppo sono notizie che non trovano spazio nei sistemi di informazione (soprattutto in Italia...), un pò per decadenza dell'informazione in generale un pò per negazionismo... Fatto sta che il riscaldamento globale esiste ed anzi continua imperterrito. Se al 30 maggio la banchisa antartica ha raggiunto un'estensione quasi da record per la stagione (1.000.000 di kmq oltre la media), al contrario al Polo Nord il deficit è di 750.000 kmq (e la rapidità di fusione nel mese di maggio è stata record: in termini ddi volume, si sono persi ben 1.000 km cubici di ghiaccio in un solo mese!!).
Tra i vari effetti del cambiamento climatico, me ne hanno colpiti quattro in particolare, sconosciuti ai più. Eccoli:

  • la riduzione tardo-estiva ed autunnale del pack ha favorito un incremento delle perturbazioni e quindi delle piogge lungo le coste bagnate dal Mar Glaciale Artico: secondo uno studio dell'Università di Melbourne, durante gli anni con forte calo del ghiaccio ci sono stati fortissimi aumenti pluviometrici (negli anni dal 2004 al 2008, tra i mesi di settembre e novembre, le precipitazioni sono aumentate di ben 350-420 mm sull'Artic Wide, 50-200 mm sull'Artico canadese e 100-200 mm sull'Artico europeo). Al contrario, durante gli anni con minimi stagionali di scioglimento del ghiaccio (1980-1983-1986-1992-1996) le tempeste sono state notevolmente meno frequenti e le precipitazioni molto scarse. Un aumento autunnale delle piogge può avere importanti ripercussioni sul permafrost (negative se le precipitazioni sono liquide);
  • secondo le rilevazioni delle sonde Argo dei ricercatori dell'Università delle Hawaii la parte superiore degli oceani ha subito un riscaldamento negli ultimi 10 anni, e hanno notato che tra il 1993 e il 2008 gli stessi hanno assorbito circa 0,6 watt/mq di energia (potenza energetica ben superiore alle bombe atomiche della seconda guerra mondiale). Questo riscaldamento potrebbe avere ripercussioni sulla formazioni di perturbazioni, con aumento delle precipitazioni ed intensificazione degli uragani;
  • secondo un recente studio pubblicato dal magazine "New Scientist" diverse isole dell'Oceano Pacifico starebbero aumentando le loro dimensioni, a dispetto dell'aumento del livello degli oceani dovuto allo scioglimento dei ghiacci!! Come è possibile? L'erosione dei coralli (dovuta all'aumento del moto ondoso e all'intensità dei cicloni) costituisce la dispersione di materiale utile alla crescita delle isole: su 27 isole analizzate dall'University di Auckland, negli ultimi 60 anni solo 4 di esse si sono ristrette, nonostante nello stesso periodo l'Oceano Pacifico sia aumentato di 120 mm. E così 7 isole dell'arcipelago Tuvalu sono cresciute mediamente del 3% dal 1950, mentre 3 delle isole Kiribati sono cresciute addirittura del 10-30%!!
  • i fiumi di tutto il mondo si stanno inaridendo a cuasa dei cambiamenti climatici (come il Niger, il Gange, il Nilo) e questo comporta un calo dell'acqua dolce che viene portata negli oceani (calo del 6% nell'Oceano Pacifico), con conseguente aumento della salinità dei mari e stravolgimento degli ecosistemi (al contrario, nell'Oceano Artico la portata di acqua dolce è aumentata del 10% complice lo scioglimento dei ghiacci...). Ad oggi il rapporto tra i fiumi che si inaridiscono e quelli che invece aumentano la loro portata è di 2.5 a 1.

Bastano questi dati, o dobbiamo ancora essere negazionisti nei confronti del cambiamento climatico?

INTEGRAZIONE SOCIALE: ecco una proposta per il vostro Comune

Sono qui a proporvi un'interessante iniziativa che riguarda l'integrazione sociale, tema molto sentito in questi ultimi anni vista la sempre più difficile convivenza tra immigrati e popolazione locale. Si tratta del cosiddetto "gioco dell'uguaglianza": il 2010 è l'anno dedicato dalla Comunità Europea alla lotta contro la povertà e l'esclusione sociale, e poco tempo fa è stata pubblicata la brochure "European success stories" che racchiude i progetti di successo in campo di integrazione sociale.
In questa brochure è stato inserito anche un progetto italiano, ovvero quello del circolo didattico-scolastico Legnago1 (Legnago è un centro della Bassa Veronese, da cui disto pochissimi chilometri) il quale, assieme ai suoi partner europei CEIP "Severo Ochoa" di Murcia (Spagna) e "Przedszkole nr 5 Misia Uszatka" di Nowa Deba (Polonia), ha ideato un sistema che ha come obiettivo comune la prevenzione della disuguaglianza legata al genere e della violenza, da attuare tramite una serie di attività ed esperienze.
Ecco dunque che è stato realizzato questo "gioco dell'uguaglianza": ne ho trovato notizia sul quindicinale locale "Il Nuovo Giornale" (sul n° 11 del 3 giugno 2010, articolo di Emanuele Sarria, per informazioni scrivete a ilnuovo@pubblidea.net). Il gioco, denominato COE e stampato a conclusione del percorso "Comenius Integrazione Sociale", è stato realizzato con i disegni realizzati dagli alunni delle tre scuole (italiana, spagnola e polacca) con regole concordate dalle varie maestre: in poche parole si tratta di un gioco dell'oca con valore interculturale, modificato rispetto all'originale nelle regole e in parte nella struttura, che parla tre lingue per educare all'uguaglianza tra popoli.
Un bell'esempio di attività per favorire l'integrazione sociale tra popoli, partendo dall'abbattimento delle disuguaglianze: forse sarà poco, ma come base non è niente male. Perchè cari lettori non lo proponete alle vostre scuole e ai vostri Comuni? Tutti assieme possiamo fare qualcosa di veramente importante e che stiamo aspettando da tanto tempo: l'integrazione sociale tra i popoli.

MAR MEDITERRANEO sempre più salato!

Pubblico integralmente un articolo che ho trovato sul sito meteo http://www.3bmeteo.com, scritto da Daniele Berlusconi.
Il “Mare Nostrum” negli ultimi anni sta diventando sempre più salato. La salinità è definita come la concentrazione totale di sali disciolti in un liquido (in prevalenza NaCl); quella dell’acqua di mare naturale ha in media una salinità di circa 35 ppt (parti per mille) o PSU (practical salinity units). Al contrario di ciò che avviene negli Oceani, e in particolare nel vicino Atlantico, negli ultimi anni non si è verificato lo stesso aumento di altezza della superficie marina, così come previsto dal riscaldamento globale. Di contro è invece aumentato in modo marcato il livello di salinità (vedi immagine in allegato relativa agli ultimi 10 anni), cosicché attualmente il Mediterraneo risulta di gran lunga il mare più salato al mondo con una media di circa 38.5 PSU. Ma perché succede questo? Le cause sono piuttosto complesse e innanzitutto vanno ricercate sul fatto di essere un mare molto chiuso e in cui l’evaporazione gioca un ruolo molto importante. Nell’ultimo periodo inoltre vi è stata una forte diminuzione dello scambio di acque con quelle a bassissima salinità del Mar Nero; questo avviene a causa delle opere di sistemazione idraulica dei grandi fiumi che sboccano nel Mar Mediterraneo. Il contributo di acque fluviali, per esempio del fiume Nilo, è compromesso dalle mastodontiche opere idrauliche avvenute nel bacino del fiume o per l'incremento esponenziale degli usi idrici che aumentano poi la dispersione per evaporazione negli impianti di trattamento reflui e per usi domestici. Ciò determina anche un aumento della salinità media del Mediterraneo da Ovest verso Est, con il bacino orientale molto più salato. L’aumento del volume delle acque dell’Atlantico nel flusso verso lo Stretto di Gibilterra viene dunque bilanciato dalla differente pressione osmotica dovuta alla differenza di salinità, per cui l’apporto volumetrico dall’Oceano risulta piuttosto esiguo, facendo si che il bilancio idrico rimanga nettamente negativo. In conclusione rimarchiamo come questo “anomalo” comportamento del nostro bacino sia ancora difficilmente prevedibile dai modelli di simulazione globali a grande scala, mentre sia necessario sviluppare e migliorare i modelli regionali climatici a più alta risoluzione per avere previsioni più attendibili riguardo alle conseguenze del riscaldamento globale su alcune aree ristrette del Pianeta, come il Mediterraneo. In secondo luogo l’aumento della salinità è sicuramente causa di innumerevoli danni ad alcuni delicati ecosistemi marini presenti nel nostro Mare.
La situazione quindi comincia a farsi delicata per il nostro mare, e naturalmente buona parte della responsabilità è ancora una volta dell'attività umana: l'uomo non si accorge (o non vuole vedere) che sta pian piano distruggendo la natura che lo ha ospitato un pò di millenni fa...

mercoledì 2 giugno 2010

Nuovo regolamento UE sulla pesca

La Commissione Europea ha dettato nuove regole (che sono entrate in vigore proprio il 1° giugno) per la pesca nel Mar Mediterraneo e, in particolare, ha imposto delle reti da pesca con delle maglie più larghe e delle limitazioni sulle distanze dalla costa: non meno di 1,5 miglia dalla costa per le reti gettate e non meno di 0,3 miglia per le draghe usate per la cattura di bivalvi.
Questo comporta severe limitazioni alla pesca soprattutto del Mar Adriatico settentrionale, dove le maglie più larghe delle reti impediranno la pesca dei pesci e dei molluschi più piccoli come seppie, calamaretti, rossetti, telline e cannolicchi (anche perchè molti di questi vivono e si riproducono vicino alla costa e le limitazioni delle distanze ne vietano ora la pesca).
Il Regolamento mediterraneo sarà applicato a tutti i paesi che si affacciano su tale mare, ma sarà penalizzante soprattutto per l'Italia, da sempre considerato il paese della "piccola pesca" alla quale è dedicato ben il 5% della flotta navale nazionale.
L'obiettivo dell'Unione Europea è quello di tutelare le specie ittiche a rischio di estinzione e garantire il nutrimento dei pesci adulti, tutela da attuare appunto tramite l'imposizione di metodi e confini dei territori di pesca: naturalmente chi viene "pescato" in flagranza, può subire severe multe e rischiare persino il penale.
Certo questo metterà in ginocchio la pesca (e le attività connesse) soprattitto dell'alto Adriatico, da sempre conosciuto per la "piccola pesca": è già insorta l'associazione delle Marinerie d'Italia con una protesta davanti al Ministero delle Politiche Agricole a Roma, proponendo dei Piani di gestione da presentare alla UE chiedendo delle deroghe locali per le maglie delle reti e per le distanze dalle coste, in modo da ripristinare la cattura delle specie messe a rischio dalla nuova regolamentazione, oltre che cercare di ottenere degli aiuti per i pescatori penalizzati.
Qui il problema è molto serio: il nuovo regolamento metterebbe sul lastrico molti pescatori con notevoli ripercussioni sull'economia locale dell'alto Adriatico (fortemente basata sulla pesca e sulle attività connesse), e in questo periodo di crisi economica non è il massimo, però bisogna anche considerare che questa pesca (estensiva ed intensiva) sta mettendo a serio rischio l'esistenza di molte specie ittiche. Come spesso accade in Italia, non si riesce a regolamentare l'attività (qualsiasi attività) prima di creare il danno: perchè in questi anni si è permesso di pescare così tanto? Non si potevano limitare le licenze di pesca? Ed ora che si farà: si guarderà il lato economico o il lato ambientale? Ma so già come andrà a finire: finirà che tra un pò non mangeremo più seppie e calamaretti, ma non perchè le maglie larghe ne impediranno la pesca ma perchè si saranno estinti...