giovedì 31 marzo 2011

Diritti fondamentali degli IMMIGRATI

Ho ricevuto oggi questa mail relativa ad un Comunicato Stampa (sempre di oggi) dell'ASGI (Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, http://www.asgi.it): tale comunicato si intitola "Istituire la protezione temporanea è la sola via razionale per governare oggi l'esodo dalla Tunisia", relativo alla migrazione verso l'Italia di decine di migliaia di tunisini e libici degli ultimi giorni e successivo alle recenti dichiarazioni del Ministro dell'Interno Maroni. Ecco il Comunicato integrale dell'ASGI.

Il diritto europeo e la normativa nazionale italiana prevedono già da tempo tutti gli strumenti per tentare di governare in modo razionale e rispettoso dei diritti fondamentali gli attuali arrivi in Italia di cittadini della Tunisia, anche se di essi quasi fingono di non saperne e dunque in realtà non se ne vogliono servire sia gli Stati dell’Unione europea, sia i suoi organi, il che genera una situazione di grave confusione, foriera di reazioni xenofobe abilmente sfruttate da formazioni politiche di estrema destra, alcune delle quali ricoprono purtroppo ruoli di governo in alcuni paesi dell'Unione.
L'ASGI ricorda infatti che le misure di “protezione temporanea” di cui alla direttiva 2001/85/CE,
attuata in Italia col decreto legislativo 7 aprile 2003, n. 85 e le analoghe misure di carattere eccezionale che potrebbero essere attivate a livello nazionale anche senza o prima di una concertazione europea con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in base all’art. 20 del Testo unico delle leggi sull’immigrazione sono state elaborate proprio allo scopo di gestire situazioni di afflussi massicci di persone che fuggono da una situazione di grave instabilità che si è prodotta in un paese terzo rispetto alla UE e “il cui rimpatrio in condizioni stabili e sicure risulta momentaneamente impossibile in dipendenza della situazione nel Paese stesso” (direttiva 2001/85/CE art. 2 lettera a).
La situazione attuale in Tunisia, paese che, con grande capacità e dignità, ha accolto oltre 100mila
persone in fuga dalla Libia, è quella di un paese allo stremo e la fuoriuscita di molti suoi giovani in cerca di strade per sopravvivere e per aiutare le proprie famiglie costituisce, come è d'altronde avvenuto in altri momenti della storia recente in Europa – si pensi al caso dell'Albania negli anni 90- il più veloce e probabilmente efficace motore della ripresa del Paese. Anche dall’Italia nel 1945 dopo la fine della guerra e della dittatura riprese massiccia l’emigrazione da un Paese libero, ma economicamente distrutto.
A ciò si aggiunga che in Tunisia dopo il cambio di Capo dello Stato il Governo provvisorio hasciolto tutti i corpi di polizia e ha congedato i loro 150mila appartenenti e affida il mantenimentoordinario dell’ordine pubblico alle Forze armate, composte di militari di leva e del tutto impreparate a operazioni complesse di controllo del territorio o delle sue coste. Tale situazione non cambierà fino a quando saranno costituiti i nuovi corpi di polizia composti di personale preparato e rispettoso delle nuove istituzioni costituzionali democratiche che la Tunisia si darà con la nuova Costituzione che sarà preparata dall’Assemblea costituente di prossima elezione. La transitorietà ed eccezionalità della situazione sotto il profilo dell’ordine pubblico pare confermata anche dai ripetuti assalti personali di ex poliziotti ai precedenti ministri dell’Interno dei governi provvisori e dal repentino e ripetuto cambio di ministri dell’Interno (3 in tre mesi) che rende del tutto instabile e poco affidabile anche nei rapporti bilaterali l’interlocutore istituzionale tunisino e comunque incapace di provvedere in modo efficace e stabile sia al controllo delle proprie coste, sia alla prevenzione e repressione del traffico di persone, sia al rimpatrio e all’identificazione di decine di migliaia di persone.
Così molti giovani istruiti, ma senza prospettive economiche in un momento di grave crisieconomica ed istituzionale causata sia dal cambio di regime, sia dal conflitto nel paese confinante, che incide per esempio sugli importanti introiti del turismo, pensano di trovare altrove un modo di sopravvivere in attesa di un ristabilimento di una situazione di stabilità derivante da eventi futuri ed incerti che riguardano il loro Paese e quelli confinanti e appare impossibile bloccarli efficacemente.
Pertanto paiono destinati ad insuccesso anche gli sforzi del Governo italiano di far applicare inmodo efficace e duraturo eventuali accordi bilaterali di riammissione con la Tunisia (peraltro conclusi in forma incostituzionale non essendo stati sottoposti mai a preventiva legge di autorizzazione alla ratifica ai sensi dell’art. 80 Cost.), anche fornendo personale e mezzi alle instabili autorità tunisine.
Né stupisce che la grande maggioranza di tunisini voglia in realtà raggiungere parenti, amici econoscenti che da decenni vivono e lavorano soprattutto in Francia, in Belgio, in Svizzera o inGermania, quegli stessi Paesi che dovrebbero rispettare i diritti fondamentali che essi hanno strenuamente perseguito da soli anche in Tunisia allorché hanno mirato a rovesciare un regimeautoritario ed oppressivo.
In tal senso appaiono miopi e dettate da logiche di breve periodo, influenzate anche da scadenze elettorali, le ripetute dichiarazioni del Ministro dell’Interno francese che vuole impedire ad ogni costo l’ingresso in Francia “di persone per motivi economici mascherati da motivi politici” e perciò impone respingimenti collettivi dei tunisini giunti in Francia dalla frontiera italiana, come se si tratti di affare soltanto italiano e di controllo delle frontiere esterne dell’Unione di competenza italiana e non fosse rilevante che il vero motivo di spostamento di decine di migliaia di tunisini è proprio quello di dirigersi anzitutto verso la Francia, il cui Governo ha favorito il defunto presidente Ben Alì, come confermano le recenti dimissioni del suo ex collega Ministro degli Affari esteri.
Altrettanto stupiscono le dichiarazioni della Commissione europea che si limita a ricordare che sono stati forniti ingenti mezzi economici all’Italia per controllare anche in regime di emergenza le sue frontiere esterne, dimenticando che in base alla citata direttiva dell’UE sulla protezione temporanea spetta proprio alla Commissione europea presentare al Consiglio europeo la proposta di attivarla.
Si ricorda inoltre che le norme comunitarie sulla protezione temporanea consentirebbero ai tunisini di ricevere fin dal loro sbarco accoglienza regolare, un titolo di soggiorno di durata non superiore ad un anno, prorogabile per non più di un anno, che sarebbe valido anche per studio e per lavoro e che consentirebbe loro anche di attuare il diritto all’unità familiare, mentre non impedirebbe loro di chiedere eventualmente la protezione internazionale. Inoltre il regime della protezione internazionale consentirebbe ad ogni Stato dell’Unione europea che fosse disponibile di decidere di accogliere ed assistere una quota di costoro, anche dopo il loro ingresso in Italia.
Appare perciò miope anche la politica del Governo italiano che chiede all’Unione europea di fare ciò che non potrebbe fare e che non chiede all’Unione di attivare ciò che invece potrebbe fare:nell’illusione di riuscire da sé a rimpatriare coercitivamente decine di migliaia di tunisini, nei consessi europei non ha mai formalmente presentato la proposta di attivare la protezione temporanea, ma si lamenta che l’Italia è lasciata sola dall’Unione europea, e analogamente ai suoi colleghi europei sembra condurre una politica un po’ casuale e impreparata, non vede questa evidenza e non sa oggi dare una risposta di immediata accoglienza, anche investendo sul futuro di un Paese di modeste dimensioni e con un grande potenziale economico e sociale con il quale un'Italia non auto-votata all'impotenza, potrebbe avere nell'immediato futuro una intensa collaborazione economica, sociale e culturale.
La gestione degli attuali arrivi va quindi attuata in primo luogo sia distinguendo l’accoglienzadoverosa nelle strutture già operanti in tutta Italia (come quelle dello SPAR per i richiedenti asilo) di stranieri che si trovano in situazioni particolarmente vulnerabili e di inespellibilità (richiedenti asilo, donne incinte, bambini), sia evitando di riprodurre la catastrofica situazione determinatasi a Lampedusa, affrontata in modo tardivo e contraddittorio dal commissario straordinario e con dichiarazioni un po’ demagogiche dal Ministero dell’Interno e dal Presidente del Consiglio dei ministri, e adottando misure di protezione temporanea per chi è già sul suolo europeo; la forzata cacciata nella clandestinità dei tunisini produce invece una tensione destinata solo a indebolire i controlli reali e a sperperare denaro pubblico.
Il necessario contenimento dei flussi migratori della Tunisia può avvenire solo con gradualitàall'interno di un serio ed immediato programma di aiuti e cooperazione di cui non v'è al momentoalcuna traccia, unito ad un nuovo realistico programma di ingressi regolari dalla Tunisia, ben superiori alle quote riservate finora dall’Italia agli ingressi di tunisini per lavoro stagionale e non stagionale.
L'ASGI ricorda che l’attivazione della protezione temporanea non può essere sostituita daallontanamenti coercitivi e massicci di tunisini che sarebbero illegittime: il Protocollo IV alla CEDU proibisce tassativamente e senza esclusioni ogni forma di espulsione collettiva degli stranieri, ogni provvedimento di espulsione o di respingimento è vietato nei confronti dei richiedenti asilo e dei minori, deve essere individuale, scritto, motivato e tradotto ed è ricorribile in via giudiziaria. Inoltre molte norme italiane sui provvedimenti amministrativi di espulsione e di trattenimento sono inapplicabili perché violano le disposizioni immediatamente applicabili della direttiva comunitaria sui rimpatri del 2008, che non è stata attuata nell’ordinamento italiano entro il termine per il recepimento scaduto il 24 dicembre scorso, come confermano le numerose pronunce giurisdizionali e le questioni pregiudiziali inviate alla Corte di giustizia dell’UE che si discutono proprio in questi giorni. Di questo disordine normativo è responsabile l’attuale Ministro dell’interno che prima ha affermato che l’Italia non doveva applicare la direttiva grazie al reato di ingresso o permanenza irregolari di stranieri previsto dalla legge n. 94/2009 sulla sicurezza e da mesi ammette che occorre adeguare le norme italiane alla direttiva, ma finora non è avvenuto.


Data la gravità della situazione, l'ASGI suggerisce di poter divulgare il più possibile il Comunicato Stampa a tutti i Vostri contatti o reti territoriali (ad esempio associazioni del territorio, quotidiani locali, Consigli Comunali, ecc...) in modo da aumentarne maggiormente l'efficacia e la pubblicizzazione. Io l'ho fatto, fatelo anche voi.

martedì 29 marzo 2011

Anch'io voglio difendere la COSTITUZIONE - 2° parte

Continuo con la pubblicazione della nostra cara Costituzione, il fondamento della vita del nostro paese: voglio far sapere che anch'io la difendo a spada tratta e voglio che lo facciate anche voi. La prima parte l'ho postata lo scorso 15 marzo e trattava dei "Principi fondamentali". Ora tratto della Parte prima "DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI - TITOLO I - RAPPORTI CIVILI".


Art. 13 La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.


Art. 14. Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.


Art. 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.


Art. 16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.


Art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.


Art. 18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Intanto però negli anni si sono costituite la P2, P3, forse la P4...


Art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. Purtroppo l'interferenza della chiesa cattolica (Vaticano) nel nostro paese dimostra il contrario.


Art. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività. E l'I.C.I. che non pagano molti edifici cattolici sparsi per l'Italia (esenzione voluta da alcuni recenti governi)?


Art. 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. Importantissime le prime due righe di questo articolo: ovvero che TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO ED OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE. Ricordiamolo molto bene: solo le nostre proteste hanno bloccato la cosiddetta legge-bavaglio che lo scorso anno il governo Berlusconi voleva fare.


Art. 22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.


Art. 23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.


Art. 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.


Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge. Purtroppo succede anche che qualche recente Presidente del Consiglio faccia leggi ad-personam per sè stesso per sanare un reato che ha commesso (depennandolo o prescrivendolo).


Art. 26. L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. [4]


Art. 27. La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte. [5]


Art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.


La Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. QUESTO LO DOVREMMO TENERE SEMPRE BENE IN MENTE. Continuo a ribadire che la Costituzione dovrebbe essere insegnata a scuola, fin dalle elementari, perchè è nella scuola che si formano gli uomini del domani. Continuo pertanto a chiedere esplicitamente al Ministro dell'Istruzione che la Costituzione rientri tra le materie di insegnamento scolastico, è assolutamente necessario per ridare dignità al Paese. Voi intanto diffondete il messaggio e diffondete la Costituzione ai vostri conoscenti.

lunedì 28 marzo 2011

SOAVE: due alluvioni in 4 mesi!! Com'è possibile?

Lo scorso 31 ottobre-1° novembre 2010 alcune zone del Veronese (Soave e Monteforte d'Alpone), del Vicentino (Caldogno e la stessa Vicenza) e del Padovano (Saletto) hanno vissuto una tragica alluvione dovuta allo straripamento in più punti di vari fiumi (Bacchiglione, Tramigna, Alpone, Guà). Mentre altri fiumi si sono pericolosamente avvicinati al punto di rottura. Una replica si è avuta il 24-25 dicembre 2010, con il fiume Fratta molto ingrossato nel Veronese (con alcuni allagamenti nelle campagne) e i fiumi (già protagonisti della precedente alluvione) vicini ad un nuova rottura. Fino ad arrivare al 16-17 marzo 2011, quando il Tramigna è nuovamente esondato a Soave e il Fratta ha allagato ancora una volta alcune porzioni di campagna. Soave centro è così finita drammaticamente due volte sott'acqua in meno di 5 mesi!!!
Ma com'è possibile? Sui giornali locali è uscito recentemente un articolo che riporta un rapporto pluviometrico effettuato dall'ARPAV, il quale testimonia come da circa 20 anni sul Veneto non pioveva così tanto. Il problema sono state, oltre ai tre episodi eccezionalmente perturbati, anche tutte le altre precipitazioni piovose che si sono susseguite (salvo pochi intervalli) tra ottobre 2010 e marzo 2011, unite al fatto che le precipitazioni nevose (complice scirocco) avvenivano a quote molto elevate e, qualora presenti a quote più basse, venivano successivamente disciolte dalle precipitazioni liquide. L'alto Vicentino e la Lessinia (le zone venete più esposte alle correnti umide sciroccali) sono state quelle più colpite dalle precipitazioni: un solo dato su tutti è inquietante, ovvero i 500 mm d'acqua caduti in tre giorni sull'alto Vicentino! tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2010!! Quindi bisogna ammettere che si è trattato senza ombra di dubbio di una situazione meteorologia assolutamente eccezionale e duratura.
Proprio tutte queste precipitazioni hanno letteralmente inzuppato il terreno: l'ultima precipitazione del 16-17 marzo 2011 (circa 60 mm d'acqua nell'Est Veronese in 30 ore) ha fatto esondare molti fossati e allagato vasti pezzi di campagna un pò ovunque. Com'è possibile che 60 mm d'acqua mandino in crisi il sistema idrico? Ciò è dovuto proprio al fatto che la terra non riesce più ad assorbire la minima quantità d'acqua, tanto che in alcuni punti le falde acquifere hanno il loro livello alla stessa quota del terreno!!! Incredibile ed impensabile fino a pochi mesi fa...
Questo non deve però far dimenticare che il problema sta a monte, ed anzi deve far meditare ancora di più i vari organi competenti (Comuni, Province, Regione e Consorzi di Bonifica) circa le opere idrauliche necessarie per PREVENIRE. Speriamo sia finalmente la volta buona che si trovino i soldi (e si devono trovare) per fare i BACINI DI LAMINAZIONE lungo i fiumi, per poter far sfogare i fiumi stessi in caso di piena pericolosa. Sono assolutamente necessari ed urgenti. L'ingegnere Umberto Anti del Consorzio di Bonifica Zerpano – Adige – Guà di San Bonifacio (VR), che io avuto il grande piacere di conoscere, aveva già presentato nel lontano 1993 un progetto per un bacino di laminazione sul fiume Chiampo che avrebbe potuto contenere ben 4.000.000 di mc d'acqua, evitando allo stesso Chiampo di scaricare tutta quell'acqua sull'Alpone ed evitando a quest'ultimo di straripare e causare l'alluvione di ottobre-novembre 2010. Il costo dell'opera sarebbe stato di 55 milioni di euro, ma poi tutto si inabissò, e le procedure di valutazione di impatto ambientale del progetto sono state avviate nel 2007...
Non è possibile: qui deve essere dichiarato lo stato d'urgenza, si tratta di opere che devono essere assolutamente eseguite prima che il prossimo anno si ripeta un evento simile (ci dobbiamo rendere conto che fenomeni meteo del genere saranno sempre più probabili). Prima l'incolumità dei cittadini! E intanto arrivano i mesi primaverili, che nella nostra regione (assieme a quelli autunnali) sono i più piovosi...

Ci sono ancora oggi dei Jacopo Bonfado?

Ieri domenica 27 marzo 2011 (che, tra l'altro, era la GIORNATA FAI di Primavera che consentiva di visitare monumenti di solito chiusi al pubblico) il circolo PERLA BLU (aderente a Legambiente e di cui sono Segretario, http://www.perlablu.it) ha realizzato una passeggiata storica nel comune di Cologna Veneta, intitolata “Alla riscoperta della Cologna di Jacopo Bonfado” (Cologna Veneta è un paese di circa 8.000 abitanti posto nella pianura veronese).
La passeggiata ha avuto come relatori due importanti personaggi del luogo: Beppino Dal Cero (del "Museo Civico Archeologico di Cologna Veneta", che è stato il primo museo della Provincia di Verona, http://www.comune.cologna-veneta.vr.it/museo.htm, oltre che essere importante studioso dell'arte) e Giorgio Scarato (importante pittore e storico dell'arte di Cologna Veneta, famoso in tutto il mondo, http://giorgioscarato.com), i quali hanno accompagnato i visitatori tra i monumenti cittadini che hanno visto protagonista il colognese Jacopo Bonfado. Chi era costui? Jacopo Bonfado, col giovane figlio Aprile e con alcuni colognesi, capeggiò la rivolta nel 1256 per liberare il castello della città caduto nelle mani del terribile tiranno Ezzelino III da Romano. Nella rivolta però i ribelli, sopraffatti dagli avversari, si ritirarono nella rocca cittadina per difendersi: dopo un lungo assedio il tiranno Ezzelino III da Romano finse delle promesse ai rivoltosi i quali, convinti dalle lusinghe, gettarono le armi. Ma una volta caduti in mano al nemico (Ezzelino III da Romano), Jacopo Bonfado fu ucciso assieme al figlio e i rivoltosi dovettero arrendersi.
Una pagina importante della storia colognese che evidenzia il lato eroico del sig. Bonfado verso la propria città (e chissà quanti altri esempi ci saranno stati nella storia italiana). Per questo mi domando: ci sono ancora oggi in Italia dei Jacopo Bonfado? Sia chiaro: non sono mai stato per le azioni violente e questo mio post non vuole essere un incoraggiamento alla violenza, anzi. Vuole essere semplicemente un invito alla meditazione: ci sono oggi in Italia persone che si battono (onestamente e legalmente) contro il sopraffare politico (di ogni ordine: dal comunale allo statale)? Direi molto poche.
Ecco, questo è il problema: ci sono in Italia pochissime persone che cercano di controllare l'operato delle istituzioni (da loro nominate: dal Sindaco, agli organi provinciali e regionali, fino al Parlamento). Dobbiamo ricordarci, cari italiani, che le persone che devono governare il Comune, la Provincia, la Regione e lo Stato, sono da noi elette per poterci rappresentare, per il semplice fatto che non possiamo governare tutti assieme fisicamente un Comune o recarci ogni giorno al Parlamento. Quindi si tratta di persone nominate da noi perchè facciano le nostre veci: il Parlamento (o il Comune, o la Provincia o la Regione) non sono organi distaccati da noi, ma lo Stato siamo noi, il Comune siamo noi. Per questo abbiamo il diritto/dovere di vigilare sull'operato di coloro che noi eleggiamo, perchè è nel nostro interesse, e se non lo fanno è nostro diritto/dovere far sentire la nostra voce e combattere (onestamente e legalmente) contro i malfattori, i politici corrotti, gli assenteisti, i ladroni: lo si deve fare facendo conoscere la verità a tutti tramite le manifestazioni di piazza, tramite internet, tramite Facebook, tramite la partecipazione alla vita politica locale (ad esempio ai consigli comunali). Se la politica si costruisce dal basso, significa che siamo noi a costruirla, crescendo (e votando) rappresentanti comunali che poi, pian piano, arriveranno a Roma, ma solo col merito: e questo siamo noi a deciderlo.
Non dobbiamo dimenticarlo in questo periodo disastroso della politica italiana: mai come ora gli italiani sono così disinteressati e lontani dalla politica, ma non deve essere così, altrimenti i rappresentanti eletti renderanno tutto lecito (per loro). Dai tagli all'istruzione-cultura-ambiente all'imporre le centrali nucleari, dal mancato taglio alle spese stratosferiche della politica in generale agli appalti truccati, dall'evasione fiscale ai politici corrotti in Parlamento. Ecco perchè mi domando (e vi dovete domandare) se esistono ancora dei Jacopo Bonfado moderni. Lo spero tanto...

giovedì 24 marzo 2011

LEGGERE SERVE A VIVERE MEGLIO

Sul quotidiano la Repubblica di oggi (http://www.repubblica.it/), nello spazio delle lettere indirizzate al giornalista Corrado Augias (c.augias@repubblica.it), ho trovato una bella lettera di un signore (del quale non riporto il nome per questioni di privacy, ma trovate i suoi riferimenti sul quotidiano) che parlava della lettura. Voglio riportare testualmente questa bella lettera.
Caro Augias, "Il verbo leggere non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi, come amore o sognare". Queste parole di Pennac mi sembrano perfette per celebrare il 24 marzo la Giornata nazionale per la promozione della lettura. Da una recente indagine è emerso che la grande maggioranza degli italiani non legge, lo considera una perdita di tempo. Fino ad un secolo fa molti leggevano perchè avevano tempo e nulla o poco da fare: le signore ricche, i nobili, i religiosi. In mancanza di cinema e tv, ci si occupava dei fatti altrui tramite i romanzi, sorta di pettegolezzo sublimato. Oggi, con l'aumentata scolarizzazione, tutti leggono manuali d'istruzione, elenchi, pieghevoli, pannelli e cartelloni pubblicitari, molti leggono quotidiani e riviste, oppure leggono la mano o nel pensiero, pochi leggono libri. Nessuno legge più i regolamenti e le leggi. Eppure Flaubert scriveva: "Non leggete per divertirvi, come fanno i bambini, o per istruirvi, come gli ambiziosi. No, leggete per vivere".
Una lettera davvero molto bella: a questo punto pubblico testualmente anche la lettera di risposta di Corrado Augias.
Vorrei smentie, in parte, un luogo comune. Non è vero che gli italiani leggono poco. Ce ne sono che non leggono nulla, altri in compenso leggono moltissimo. La media è bassa, è vero, per colpa dei primi e lo è, duole dirlo, dove sono bassi anche tutti gli altri indici, ovvero nel Sud povero di strumenti e di risorse. I lettori più forti sono le donne, in particolare quelle di età adulta, appartenenti alla classe media, residenti nel Centro-Nord. Quando tengo qualche conversazione pubblica, vedo che l'uditorio è composto per la gran parte da donne. Le quali, lo dico con convinzione, sono spesso anche in questo migliori degli uomini. La citazione che il signore fa di Flaubert è apprezzabile e del resto le citazioni sulla lettura sono assai numerose e suonano quasi sempre benissimo. Faccio considerazioni più terra terra. Sull'utilità delle forme saggistiche non bisogna credo dire una parola, va da sè. La letteratura, oltre ad essere una forma d'arte, è anche un poderoso strumento di conoscenza sui luoghi, i personaggi, l'animo umano. Non faccio nomi, ognuno ha i propri. Anche questa è una verità indiscutibile. Se ne può approfittare o no, dipende dall'uso che ciascuno vuol fare della sua testa. Resta che, soprattutto nell'età più avanzata, la lettura, la letteratura, offrono spesso una specie di vita parallela molto più soddisfacente di quella reale. Potrei citare Leopardi che sul concetto scrive cose molto belle ma non ho lo spazio. Cito invece una frase densa e breve del mio compianto amico Beppo Pontiggia: "Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l'ideale della rapidità ma della ricchezza, della profondità, della durata".
Non me ne vogliano i due protagonisti (lettore e Augias) di questa lettera-risposta se l'ho pubblicata testaulmente, ma entrambe mi hanno colpito molto perchè fotografano appieno lo stato della lettura in Italia: sono d'accordo col lettore e con Augias che gli italiani leggono poco (si vendono giornalmente poco più di 5.000.000 di quotidiani e quello più venduto è la Gazzetta dello Sport...), e si leggono pochi libri, ma sono ancora più d'accordo col lettore che nessuno legge più i regolamenti e le leggi. Ho colto questo sentore ultimamente, ecco perchè ho deciso di pubblicare un pò alla volta su questo blog la Costituzione Italiana. Credo che la frase di Flaubert (citata dal lettore) spieghi perfettamente quello che penso in merito, ovvero: "Non leggete per divertirvi, come fanno i bambini, o per istruirvi, come gli ambiziosi. No, leggete per vivere". E' su questo che si fonda (anche) una democrazia, che purtroppo in Italia c'è sempre più spesso solo a parole...

martedì 22 marzo 2011

L'archeologia nacque alla DOMUS AUREA

Stiamo parlando della DOMUS AUREA di Nerone, la sua residenza. Costruita in mattoni, nei pochi anni tra l'incendio e il suicidio di Nerone nel 68 d.C., gli estesi rivestimenti in oro che le diedero il suo nome non erano gli unici elementi stravaganti dell'arredamento: vi erano soffitti stuccati incrostati di pietre semi-preziose e lamine d'avorio. La residenza dell'imperatore giunse a comprendere il Palatino, le pendici dell'Esquilino (Colle Oppio) e parte del Celio, per un'estensione di circa 2,5 km quadrati. La maggior parte della superficie era occupata da giardini, con padiglioni per feste o di soggiorno: al centro dei giardini, che comprendevano boschi e vigne, nella piccola valle tra i tre colli esisteva un laghetto, in parte artificiale, sul sito del quale sorse più tardi il Colosseo. Nerone commissionò anche una colossale statua in bronzo di 35 metri raffigurante sé stesso, vestito con l'abito del dio-sole romano Apollo, il Colossus Neronis, che fu posto di fronte all'entrata principale del palazzo sul Palatino. Il colosso fu successivamente riadattato con le teste di vari successivi imperatori, prima che Adriano lo spostasse per far posto al tempio di Venere e Roma e l'Anfiteatro Flavio prese quindi il nome di Colosseo nel Medio Evo, proprio da questa statua. La vera residenza di Nerone rimase comunque nei palazzi imperiali del Palatino.
Fu tra il 1758 e il 1769 che papa Clemente XIII ordinò una campagna di scavi per gli ambienti che si trovano oggi al di sotto del Colle Oppio: fu proprio quella campagna ad aprire le porte alla ricerca. Nasceva l'ARCHEOLOGIA. Ne ha dedicato un articolo Francesca Giuliani sul quotidiano la Repubblica di sabato 19 marzo 2011: l'articolo è stato scritto in merito ad una mostra organizzata a Palazzo Sciarra dalla Fondazione Roma (http://www.fondazioneromamuseo.it/). Emmanuele Emanuele, Presidente di tale fondazione, afferma in merito alla campagna di scavi di papa Clemente XIII: "In quegli anni l'archeologia diventa una disciplina che si dota di una propria metodologia scientifica. I ritrovamenti innescarono poi anche altri fenomeni del tutto nuovi come la nascita di un fiorente mercato antiquario e l'attività stessa del restauro che rappresenta una disciplina di nuova formazione".
Nella mostra si può vedere una straordinaria ricostruzione virtuale della Domus Aurea, ideata dagli architetti Stefano Borghini e Raffaele Carlani, con la collaborazione di Carolina Brook e Valter Curzi (in qualità di curatori della mostra): un video tridimensionale, ad esempio, riporta in vita l'apparato ornamentale della reggia che oggi è ormai andato quasi completamente distrutto. Il video ripercorre praticamente il viaggio fatto da coloro che parteciparono fisicamente alla campagna di scavi di metà '700.
Una ulteriore occasione per ricordare a tutti quanto importante sia l'archeologia (dal greco ἀρχαιολογία, composto dalle parole ἀρχαῖος, "antico", e λόγος, "discorso" o "studio"), ovvero la scienza che studia le civiltà e le culture umane del passato e le loro relazioni con l'ambiente circostante, mediante la raccolta, la documentazione e l'analisi delle tracce materiali che hanno lasciato. L'archeologia è importante soprattutto nel nostro paese visto l'immenso patrimonio storico ed artistico che abbiamo: purtroppo gli indiscrimati tagli al Ministero dei Beni Culturali non la stanno aiutando e sono la testimonianza di come il nostro governo sia miope di fronte alla storia e di fronte ai risvolti economici positivi che può avere questo campo per il nostro paese.

LESOTHO, il paese africano guidato dalle donne

Ho trovato questa interessante notizia sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 18 marzo 2011, nella rubrica "Follow the people" di Pietro Veronese.
L'articolo è riferito al Lesotho (http://www.lesotho.gov.ls): si tratta di uno stato dell'Africa del Sud, membro del Commonwealth delle nazioni, che è una enclave all'interno del territorio della Repubblica del Sudafrica e quindi uno stato senza sbocco sul mare. Ha una superficie di 30.355 kmq con una popolazione di circa 1.900.000 abitanti: è una monarchia parlamentare indipendente dal 4 ottobre 1966 (la sua capitale è Maseru). V'è da dire che è uno dei paesi meno sviluppati del mondo e la sua economia dipende in larga misura da quella del Sudafrica. Inoltre, vive con una situazione sociale precaria: la mortalità infantile è elevatissima (il 79‰ nel 2003) mentre la speranza di vita è di circa 52 anni. L'emergenza sanitaria è aggravata dalla diffusissima denutrizione. L'analfabetismo è sceso molto, infatti è diminuito di ben dieci punti negli ultimi due anni, ma è comunque alto e nel 2005, ultima stima disponibile, è pari al 19,6%. L'80% della popolazione è dell'etnia dei Basotho, il 18% è di quella degli Zulu e il restante 2% di altre etnie: da un punto di vista religioso, il 42% della popolazione è protestante, il 38% è cattolico, il 15% è animista e il 5% musulmano.
Una breve lezione di geografia che serve a comprendere quello che scriverò di seguito: nel Lesotho il 95% delle donne sa leggere e scrivere (contro l'83% dei maschi), un ministro su cinque è donna, alle donne va oggi il 32% delle poltrone complessivamente disponibili al governo (in Gran Bretagna è il 23%), il Capo della Polizia è donna, il Presidente del Parlamento è donna, buona parte dei giudici più alti è donna, la maggior parte delle persone occupate nelle industrie tessili è donna. Grazie a tutto questo il Lesotho è all'8° posto (su 134 paesi...) della classifica sull'eguaglianza tra i sessi che ogni anno viene stilata dal World Economic Forum (http://www.weforum.org): per citarne alcuni, gli Stati Uniti sono al 19° posto, la Francia al 46°, mentre al 1° posto c'è l'Islanda. E l'Italia? E' 74°...
Secondo la dottoressa Mphu Ramatlapeng, in qualità di ministro della Salute e degli Affari sociali, ciò dipende da vari motivi: potrebbe anche incidere la pandemia di Aids che colpisce soprattutto i maschi, ma il motivo principale sta nell'istruzione pubblica.
In questi ultimi mesi abbiamo dibattuto molto sul ruolo della donna in Italia, soprattutto dopo le vicende dello sfruttamento dell'immagine femminile (vedi Olgettine, veline, prostituzione parlamentare...). Credo proprio che l'Italia dovrebbe imparare da questo paese: vogliamo più donne in Parlamento (con merito, naturalmente) e vogliamo donne ad occupare le alte cariche dello Stato. Forse si riuscirebbe ad uscire dall'impasse in cui versa il Parlamento italiano ormai da molti anni, in quanto costantemente nelle mani dei soliti vecchi maschi italiani. E con quali risultati, poi...

I cacciatori di PIANTE GRASSE

Su "La Repubblica delle Donne" (inserto del quotidiano la Repubblica) di sabato 19 marzo 2011 ho trovato un articolo di Giuliana Zoppis (nella sua rubrica "Spie eco") nel quale parla di un incontro con i signori Giovanna Anceschi e Alberto Magli, coppia nella vita e nel lavoro, che sono grandissimi appassionati di PIANTE GRASSE. L'articolo lo trovo interessante (e per questo ne parlo) vista la mia grande passione per il giardinaggio e, in particolar modo, per le piante grasse: io abito nella pianura veronese e le mie piante grasse sono coltivate in vaso a causa del freddo invernale, ma non immaginate quanto mi piacerebbe potessero crescere liberamente in piena terra (anche perchè hanno raggiunto una tale grandezza e un tale pese che spostare i vasi richiede un notevole sforzo)... Sono molti gli appassionati di piante grasse in Italia e lo dimostrano i numerosi siti presenti sul web: http://www.pungilandia.com, http://www.mondospinoso.it, http://www.cactusedintorni.com, http://www.solospine.it e molti altri, ma quello che sperimentano i due coniugi sopraccitati è molto diverso.
Secondo questi due coniugi ci sono tre modi per salvare le piante a rischio d'estinzione:
  1. portarle lontano dai luoghi d'origine, dove sono in pericolo, coltivandole quindi in serre e laboratori protetti;
  2. lasciarle vivere nel loro habitat, senza interferire con questo;
  3. creare nel loro habitat delle zone speciali protette (come parchi, riserve o monumenti naturali).

Dal 2005 loro si dedicano agli ultimi due metodi: hanno attraversato buona parte dell'America Latina (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Paraguay ed Uruguay) raccogliendo un vasto archivio fotografico, che alla fine si è tramutato nella voglia di mettere a disposizione di tutti immagini, ricerche e riflessioni sulle piante spinose creando un loro sito che è http://www.cactusinhabitat.org.
Dall'intervista si evnice che entrambi non sono botanici, ma autodidatti arrivati ad essere molto competenti in materia dopo aver fatto molta pratica sul campo e molti confronti. Sono arrivaati alla conclusione che le piante in habitat non si toccano: non si prelevano esemplari, neppure in parte, le loro osservazioni sono fatte su piante in loco mentre la documentazione è fatto solo di fotografie e materiale cartaceo (appunti e schizzi).
Un lavoro assolutamente molto importante e prezioso: molte specie sono a rischio soprattutto per l'impatto dell'attività umana sull'ambiente (con costruzioni, dighe, strade, ecc...) oltre che per la deforestazione per lasciare spazio ai terreni agricoli e ai pascoli; senza tralasciare la raccolta illegale di specie rare da parte di collezionisti senza scrupoli.
Quindi complimenti al loro lavoro: potrà rivelarsi molto utile per il mondo della botanica per la difesa delle piante in via d'estinzione.

GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA

Si celebra oggi 22 marzo 2011 la GIORNATA MONDIALE DELL'ACQUA (http://www.worldwaterday.org): è una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all'interno delle direttive dell'agenda 21 e risultato della Conferenza sul Clima di Rio De Janeiro, per focalizzare l’attenzione sull’importanza dell'acqua dolce e per richiamare ad una gestione sostenibile delle risorse idriche del nostro pianeta.
Quest'anno il tema della giornata è "L’acqua e le città", con il quale si vuole attirare l’attenzione della comunità internazionale sull’impatto che la crescita veloce della popolazione urbana, l’industrializzazione e i cambiamenti climatici hanno sulle risorse idriche e sulla capacità di protezione dell’ambiente in piccole e grandi città.
Ricordiamoci poi che il referendum a cui saremo chiamati a votare il prossimo giugno 2011 (non si sa ancora se il 12 o il 19) sarà relativo non solo al nucleare ma anche all'acqua come bene pubblico (dovremo votare sì per abrogare la normativa che prevede la privatizzazione degli acquedotti italiani): L'ACQUA E' UN BENE PUBBLICO E TALE DEVE RIMANERE.

lunedì 21 marzo 2011

RINNOVABILI: vogliono negare il diritto di parola!

Continuo a pubblicare i comunicati di SOS RINNOVABILI, comitato costituitosi in seguito al famigerato decreto (già approvato) taglia-rinnovabili. Ecco l'ultimo comunicato di ieri.

Cari tutti,
avete visto cosa è successo a "Domenica in" su RAI1?. Il programma L'arena di Giletti è stato chiuso con 35 minuti di anticipo per aver dato spazio a chi parlava in difesa delle energie rinnovabili. Per chi non avesse visto qui sotto trovate il link a un articolo che spiega cosa è successo.
Non appena il video sarà disponibile lo metteremo a disposizione su www.sosrinnovabili.it e lo posteremo su facebook.
Questa è la dimostrazione che le rinnovabili fanno paura, che i poteri forti non vogliono informare. E' il segno che i poteri forti sono fragili e che è il momento di fare sentire la nostra voce ancora più forte.
Dobbiamo aprire gli INFO POINT nelle piazze, nelle strade, nelle università, nei bar, nelle scuole, nelle palestre in tutti i comuni italiani. Dobbiamo spezzare questo muro silenzio, la verità deve vincere: se ti rendi disponibile a presidiare un punto informativo sul tuo territorio, invia una mail a infopoint@sosrinnovabili.it.
Il nostro futuro è a rischio, ci vogliono negare persino il diritto di parola. Non facciamoci schiacciare. Apriamo i nostri punti di informazione democratica, è in gioco il nostro futuro.
Andiamo avanti!!!
SOS RINNOVABILI

Abbiamo il dovere di diffondere il più possibile: girate il comunicato a tutti.

GIORNATA MONDIALE CONTRO IL RAZZISMO

Si festeggia oggi 21 marzo la GIORNATA MONDIALE CONTRO IL RAZZISMO: il 21 marzo 1960 69 manifestanti contro l'Apartheid furono uccisi in Sudafrica dalla polizia, ferendo anche donnee bambini:. Il fatto lasciò il mondo allibito: ecco perchè in quell'occasione l'ONU proclamò il 21 marzo "Giornata Mondiale contro il Razzismo".
Eppure ancora oggi, anche in Italia, la discriminazione è piuttosto alta ed, anzi, in continuo aumento. Ricordiamoci cosa recita l'art. 3 della nostra cara Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Dobbiamo ricordarlo bene questo principio!
Ricordate che chiunque può segnalare episodi di razzismo al n° 800901010, un servizio telefonico dell'Ufficio antidiscriminazione delle Pari Opportunità gestito dalle Acli.

venerdì 18 marzo 2011

ANM e la Costituzione

Pubblico molto volentieri questa lettera, apparsa oggi sul quotidiano la Repubblica ed indirizzata al Direttore Ezio Mauro, scritta da Luca Palamara in qualità di Presidente dell'ANM (Associazione Nazionale Magistrati, http://www.associazionemagistrati.it).
La lettera è relativa alla difesa della nostra cara Costituzione, per la quale ci stiamo tanto battendo in questi giorni, in un periodo in cui molti si stanno dimenticando di quanto scritto all'interno della Costituzione stessa. Ecco la lettera (integrale).

Approvo e sottoscrivo completamente la lettera: un messaggio assolutamente condivisibile, soprattutto in questi giorni di festeggiamenti per il 150° dell'Unità d'Italia.

giovedì 17 marzo 2011

Appello SOS RINNOVABILI

Pubblico integralmente l'appello del comitato SOS RINNOVABILI (http://www.sosrinnovabili.it) contro il recente decreto che ha bloccato gli incentivi sulle energie rinnovabili fermando tutti i nuovi impianti di energie rinnovabili e lasciando di fatto senza lavoro più di 100.000 persone! Ecco l'appello.
Carissimi amici,
il decreto è incostituzionale, lo lascia intendere, tra le righe, anche la Presidenza della Repubblica attraverso la lettera inviata dal Segretario Generale alle associazioni di categoria (disponibile su www.sosrinnovabili.it).
Il Governo deve mettere rimedio alle violazioni dei principi di LEGALITA' contenuti nella nostra carta costituzionale.
Ieri è stata approvata all'unanimità dalla camera una mozione che sancisce l'obbligo per il governo di rivedere il decreto (ma ha tutta l'aria di una grande ed unanime "presa in giro" --- visti i precedenti) comunque è sempre un primo segno!
Nonostante i grandissimi rischi dell'opzione nucleare, nonostante i terribili impatti economici della crisi del petrolio (che ci farà pagare 25 EURO in più in bolletta a famiglia per il prossimo anno) i poteri forti non mollano la presa.
A parole sostengono che rivedranno il decreto nella sostanza il disegno di uccidere le rinnovabili e di mandare a casa 150.000 famiglie resta immutato. Si stanno solo valutando tempi e modi.
La mobilitazione straordinaria e inattesa che abbiamo generato in questi giorni comincia a dare i suoi frutti. Anche i media (fra gli altri la Repubblica, le Iene, Striscia la notizia, Ballarò) hanno scoperto che esiste un fenomeno che tocca una fetta importante della società.
Ci stiamo mobilitando sul territorio con una seria di incontri che dopo Roma e Padova vanno a toccare tante città italiane per dimostrare che il sole è di tutti e che le rinnovabili sono una ricchezza che sta a cuore a tutta l'Italia da Nord a Sud per raccontare attraverso la rete le testimonianza di tutti noi e di tutti coloro (dal singolo privato, passando dagli imprenditori grandi e piccoli, ai Comuni ed agli altri Enti locali) che avevano coltivato il sogno e la speranza di diventare autoproduttori dell’energia più libera e democratica possibile, quella per cui il “combustibile” (sole e vento) è abbondante, gratuito, disponibile, libero, rinnovabile e accessibile per tutti, la speranza di poter avere una energia distribuita ecosostenibile, di poter governare autonomamente da privati o da singole comunità i consumi in relazione alle disponibilità energetiche naturali, e tutto questo per favorire logiche industriali di un “gruppetto” che condiziona e determina la politiche energetica (e non solo) dell’Italia da decenni .
E' importante esserci, incontrarci, darci forza l'un l'altro. Ci incontreremo :
Venerdi 18 marzo - Catania Ore 14:30 - 16:30 Grand Hotel Excelsior Via G. Verga 39
Lunedi 21 marzo - Bologna Ore 11:00 -13,00 Hotel NH Bologna De La Gare Piazza XX settembre 2
Martedi 22 marzo - Torino Ore 11:00 - 13:00 Golden Palace Hotel Via dell'Arcivescovado 18
Mercoledi 23 marzo - Arezzo Ore 11:00-13:00 Hotel Minerva , via Fiorentina 4
Venerdi 25 marzo - Brindisi Ore 11:00-13:00 Hotel Internazionale lungomare Regina Margherita
Sapremo nei prossimi giorni anche le date ed i luoghi dove racconteremo le nostre storie e diffonderemo la verità sulle rinnovabili a Varese, Alghero, Lamezia Terme, Bolzano e Salerno.
Ad oggi abbiamo fatto sentire la nostra voce con oltre 50.000 lettere e fax al governo, il nostro sito ha avuto quasi 100.000 visite (con tutti i video e i documenti rilevanti per la condivisione con chiunque fosse interessato). Il gruppo Facebook di SOS Rinnovabili è diventato una comunità di 15.000 persone che mettono in rete le proprie informazioni, le proprie speranze e la propria rabbia.
Se vogliamo sostenere il movimento sul sito web trovate i dettagli per fare una donazione.
Se passiamo la festa dell'Unità d’Italia a convincere un vicino di casa dell'importanza della nostra battaglia di legalità e di civiltà facciamo un servizio a tutta l'Italia non solo alle rinnovabili.
W l'Italia (nonostante tutto) .
SOS RINNOVABILI
Diffondete, è importantissimo per il nostro Paese.

I grandi rischi del nostro pianeta

Questo è il titolo di una lettera di Gabriele Scarascia Mugnozza (professore ordinario di geologia applicata del Dipartimento di Scienze della Terra all'Università "La Sapienza" di Roma, e che fa parte del CERI, Centro di ricerca, previsione, prevenzione e controllo dei rischi geologici, http://www.ceri.uniroma1.it), apparsa oggi nello spazio riservato dal quotidiano la Repubblica ai lettori. Il docente in questa lettera fa riferimento ad un articolo di Eugenio Scalfari apparso sul quotidiano la Repubblica di domenica 13 marzo 2011 intitolato "La terribile stagione dei grandi rischi" scritto in seguito al terribile terremoto-maremoto in Giappone (l'articolo lo trovate al link http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/13/news/scalfari_commento-13540199/).
Riporto testualmente la lettera. "Nell'articolo di Eugenio Scalfari sono stati comprensibilmente forzati alcuni concetti relativi a recenti rotture di presunti equilibri geologici. Desidero sottolineare che il nostro pianeta è da sempre in disequilibrio ed è solo la differenza tra scala temporale geologica ed umana che fa apparire straordinari eventi che sono espressione della sua lenta evoluzione geodinamica. In Italia è evidente la difficoltà di comunicazione tra chi, primi fra tutti i geologi, può offrire strumenti per prevenire e mitigare i rischi a cui la popolazione è notevolmente esposta e chi pianifica ed opera sul territorio in modo dissennato. Ritengo quindi fondamentali due tipi di intervento: un efficace piano di messa in sicurezza e di salvaguardia del territorio, specie dove sono accertati i livelli di rischio più elevati, creando così opportunità di lavoro e di vero sviluppo; un'opera di educazione e informazione rivolta soprattutto ai giovani. Purtroppo, molti segnali vanno in direzione opposta. Ad esempio, nei programmi scolastici e nella ristrutturazione dei corsi di laurea e dei dipartimenti universitari le geoscienze trovano sempre meno spazio a causa di decisioni sciagurate in un nazione ad elevatissimo rischio geologico".
Mi premeva riportare questa lettera (e soprattutto la parte in grassetto) perchè fotografa, ancora una volta, le disastrose scelte che vengono puntualmente prese dal governo Berlusconi (in questo caso nella riforma scolastica) che si muovono in ogni direzione tranne che per quella del bene e dell'interesse del paese.

Ministero dei Beni Culturali allo sbando...

In questi giorni ho cominciato a pubblicare i vari articoli della Costituzione Italiana, perchè tutti insieme dobbiamo diffondere e far conoscere la Costituzione a chi (purtroppo) ancora non la conosce (nella speranza che al più presto il Ministero della Pubblica Istruzione decida di farne, assieme all'educazione civica, una materia di insegnamento scolastico in tutte le scuole di ogni ordine e grado). Tra i principi fondamentali della Costituzione, l'art. 9 recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Ecco: il contrario di quello che negli ultimi anni sta facendo il governo Berlusconi. I tagli smisurati ai Ministeri dei Beni Culturali, della Pubblica Istruzione e dell'Ambiente vanno pertanto in contrasto rispetto a quanto previsto dalla Costituzione: i tagli (dicono al governo) servono per affrontare la crisi economica e l'enorme debito pubblico. I soldi però si continuano a trovare per il Parlamento (circa un miliardo di euro all'anno), per le centrali nucleari, per le Province, oltre che continuare ad assecondare un'evasione fiscale da record e a lasciare impuniti (e anzi a favorire) il taroccamento degli appalti pubblici sottraendo soldi dalle casse statali.
Pochi giorni fa il ministro Sandro Bondi ha lasciato la direzione del Ministero dei Beni Culturali (http://www.beniculturali.it), un pò in seguito ai crolli di Pompei un pò per i continui tagli dei fondi al suo ministero. Sono notizia di questa settimana anche le dimissioni di Andrea Carandini (archeologo) dalla Presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Testuali parole di Carandini dopo le sue dimissioni: "Nella politica italiana hanno vinto i nemici della cultura e dei beni culturali tutelati dallo Stato. Non potendo abolire il Minsitero, hanno deciso di ammazzarlo con un progressivo svuotamento di uomini e mezzi. Ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio ed arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato". Uno sfogo amaro che fotografa alla perfezione lo stato disastroso in cui versa il ministero: ministero che nel marzo 2009 poteva contare su 155 milioni di euro (cifra già allarmante per affrontare il mantenimento dell'enorme patrimonio storico-culturale del Paese), per il 2011 lo stanziamento è già sceso a 102 milioni di euro, mentre negli ultimi 6 anni i finanziamenti sono stati tagliati di ben il 70%!! Ancora Carandini: "Bondi è stato colpito, prima ancora che dall'opposizione, dal governo e dallo stesso partito di cui è coordinatore nazionale. Non ha una personalità forte, e in questo senso gli va attribuita una responsabilità politica. Ma la sua caduta e il ritardo nel nominarne il successore dimostrano quanto sia forte il partito che vuole liquidare la cultura". Ovvero il PdL...
A tal proposito mi aggancio a bel articolo di Michele Serra, apparso alcuni giorni fa sul quotidiano la Repubblica, intitolato "Se i cittadini fanno audience" e dedicato agli smisurati tagli fatti per l'anno 2011 a cinema, teatro e lirica: solo 231 milioni di euro stanziati per quest'anno, così pochi che persino la Consulta ministeriale si è rifiutata a decidere. Con questi tagli indiscriminati sono a rischio chiusura, tra gli altri, il teatro lirico genovese Carlo Felice, l'archivio storico del cinema Cinecittà-Luce, il Madre di Napoli e molti festival (tra cui quello della Letteratura di Mantova e quello del cinema di Trieste). Cito testualmente Michele Serra: "Impoverire il tessuto culturale di una qualsiasi comunità è comunque un atto di cecità. Farlo in un Paese come il nostro è puro sabotaggio, soprattutto contro le nuove generazioni. Al punto che è legittimo sospettare che dietro il fragile sipario della mancanza di fondi agisca un animus politico anti-culturale che si concilia perfettamente con il proposito di una trasformazione strutturale della società italiana. Consumatori di pubblicità invece che cittadini. Audience invece che opinione pubblica". Un pensiero che condivido pienamente: la società italiana è stata trasformata negli ultimi 20 anni dalla TV commerciale, e le preferenze per la TV commerciale si sono poi trasformate in voti politici (per il PdL...). E questi ne sono i risultati: ormai quasi l'intera TV (salvo pochissime eccezioni) tralasciano argomenti ed approfondimenti su cultura, ambiente ed arte. Come sta accadendo per il decreto taglia energie rinnovabili, anche nel campo della cultura, dell'arte, dell'istruzione, del paesaggio e del territorio i tagli statali comporteranno perdite di centinaia di migliaia di posti di lavoro: è questo un governo serio? Secondo voi i temi urgenti dell'Italia sono oggi la riforma della giustizia e il ritorno al nucleare? Evidentemente sì, visto come trattano questi due argomenti i programmi di approfondimento serali di molti canali TV... D'altronde, come ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, con la cultura non si mangia. Ammettiamo che sia vero (ma non è vero, visti i tantissimi posti di lavoro), dobbiamo quindi credere che si mangia col Province? Si mangia con il nucleare? Si mangia con le spese del Parlamento? Si mangia con le enormi spese militari? Che dilettanti...

150° dell'UNITA' d'ITALIA

Sono in conrso molte manifestazioni in tutta Italia per ricordare il 150° dell'Unità d'Italia (http://www.italiaunita150.it) che si festeggia proprio oggi 17 marzo 2011. Molto bella la prima pagina del quotidiano "Il Corriere della Sera" che ha pubblicato la poesa "Marzo 1821" di Alessandro Manzoni: un'ode patriottica scritta quando sembrava probabile che l'esercito di Carlo Alberto di Savoia avrebbe passato il fiume Ticino per liberare la Lombardia (Manzoni nell'ode immagina che l'esercito liberatore abbia già varcato il confine e quindi rappresenta lo stato d'animo dei piemontesi e la volontà di liberare, non solo la Lombardia, ma anche tutta l'Italia oppressa). Cosa che sarebbe successo 40 anni più tardi.
Io invece voglio oggi pubblicare il testo dell'INNO DI GARIBALDI, scritto dal poeta Luigi Mercantini: esso fu eseguito per la prima volta il 31 dicembre 1858 in presenza di Garibaldi e di Nino Bixio, e risale quindi agli anni decisivi del processo che portò all'Unità d'Italia. Ecco il testo:

Si scopron le tombe, si levano i morti
i martiri nostri son tutti risorti!
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
la fiamma ed il nome d'Italia nel cor:
corriamo, corriamo! Sù, giovani schiere,
sù al vento per tutto le nostre bandiere
Sù tutti col ferro, sù tutti col foco,
sù tutti col nome d'Italia nel cor.
Va' fuori d'Italia,
va' fuori ch'è l'ora!
Va' fuori d'Italia,
va' fuori o stranier!
La terra dei fiori, dei suoni e dei carmi
ritorni qual'era la terra dell'armi!
Di cento catene le avvinser la mano,
ma ancor di Legnano sa i ferri brandir.
Bastone tedesco l'Italia non doma,
non crescono al giogo le stirpi di Roma:
più Italia non vuole stranieri e tiranni,
già troppi son gli anni che dura il servir.
Le case d'Italia son fatte per noi,
è là sul Danubio la casa de' tuoi;
tu i campi ci guasti, tu il pane c'involi,
i nostri figlioli per noi li vogliam.
Son l'Alpi e tre mari d'Italia i confini,
col carro di fuoco rompiam gli Appennini:
distrutto ogni segno di vecchia frontiera,
la nostra bandiera per tutto innalziam.
Se ancora dell'Alpi tentasser gli spaldi,
il grido d'allarmi darà Garibaldi,
e s'arma -allo squillo che vien da Caprera-
dei Mille la schiera che l'Etna assaltò.
E dietro alla rossa avanguardia dei bravi
si muovon d'Italia le tende e le navi:
già ratto sull'arma del fido guerriero,
l'ardito destriero Vittorio spronò.
Per sempre è caduto degli empi l'orgoglio
a dir: Viva l'Italia, va il Re in Campidoglio!
La Senna e il Tamigi saluta ed onora
l'antica signora che torna a regnar.
Contenta del regno, fra l'isole e i monti,
soltanto ai tiranni minaccia le fronti:
dovunque le genti percota un tiranno,
suoi figli usciranno per terra e per mar!

Inutile ricordare l'importanza anche dell'INNO DI MAMELI, l'inno nazionale, dal testo molto profondo: al sito http://www.quirinale.it/qrnw/statico/simboli/inno/inno.htm trovate il testo dell'inno e la sua storia.
Vorrei concludere invece col testo della canzone "Chiamami ancora amore" di Roberto Vecchioni, vincitrice dell'ultimo Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Una canzone dal testo bellissimo che vorrei dedicare a tutti gli italiani che si sentono liberi e che hanno a cuore il proprio paese. Oltre che ascoltarla, è importante leggerne il testo. Eccolo.

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare;
per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero;
per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole;
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Perché le idee sono come farfalle
che non puoi togliergli le ali
perché le idee sono come le stelle
che non le spengono i temporali
perché le idee sono voci di madre
che credevano di avere perso,
e sono come il sorriso di Dio
in questo sputo di universo
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole;
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Continua a scrivere la vita
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
che è così vera in ogni uomo
Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Che questa maledetta notte
dovrà pur finire,
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole;
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
In questo disperato sogno
tra il silenzio e il tuono
difendi questa umanità
anche restasse un solo uomo
Chiamami ancora amore
Chiamami ancora amore
Chiamami sempre amore
Perché noi siamo amore.

QUESTA CANZONE DEVE ESSERE DI BUON AUSPICIO PER IL FUTURO. AUGURI A TUTTI NOI, AUGURI A TE ITALIA.

mercoledì 16 marzo 2011

Festeggiamenti dell'UNITA' d'ITALIA

Domani ricade l'anniversario del 150° dell'UNITA' d'ITALIA (17 marzo 1861): in occasione di questo importante anniversario domani è stata proclamata festa nazionale.
Ognuno di noi dovrebbe ricordare questa data fonfamentale per la nostra storia e per il nostro paese: vi allego la foto del municipio del paese in cui abito (Bevilacqua, nella Bassa Veronese) che in queste sere è splendidamente illuminato con le luci del tricolore (oltre che avere appeso bandiere su molti lampioni del centro del paese).


Spero che iniziative simili siano state prese in molti altri Comuni italiani. Un motivo in più per ricordare a tutti che siamo (e dobbiamo) essere un POPOLO UNITO.

martedì 15 marzo 2011

L'EDUCAZIONE CIVICA che a scuola non si insegna...- 1° parte

Nel precedente post dedicato alla Costituzione Italiana, ho lanciato l'idea di insegnare la Costituzione nelle scuole, fin dalle elementari, facendola diventare una vera e propria materia scolastica: è un dovere del Ministero dell'Istruzione perchè è nella scuola che si formano gli uomini del domani e purtroppo mai come ora abbiamo bisogno di generazioni fortemente diverse dalla nostra e da quelle precedenti. Ne ha bisogno soprattutto il Paese.
Sono dell'idea anche che nella scuola dovrebbe essere ripristinato l'insegnamento dell'EDUCAZIONE CIVICA: perchè anche con questa si formano gli uomini del domani. Io ho 35 anni e in questi giorni mi è venuto in mano un libro di educazione civica che dobrebbe essere stata materia di insegnamento durante la mia scuola media: il libro si intitola appunto "Educazione civica" ed è stato scritto da Bianca Maria Ribetto (edito da Società Editrice Italiana di Torino nel 1985). Ahimè, il libro è nuovo perchè a suo tempo mai un'ora (durante i 3 anni) è stata dedicata dagli insegnanti della mia scuola media a tale materia: fortunatamente sono qui ora a parlarne nella condizione di persona (che mi reputo) civica, grazie ad un buon insegnamento familiare. Purtroppo tanti ragazzi non hanno ricevuto lo stesso insegnamento e lo testimonia l'inciviltà in cui oggi viviamo.
Per questo, come ho appena cominciato a fare per la Costituzione, voglio pubblicare alcune parti importanti di questo libro perchè possano essere utili e diffuse a tutti, nella speranza he il Ministero dell'Istruzione raccolga l'invito di ripristinare l'insegnamento dell'Educazione Civica a scuola.
Il libro si compone di una Parte Prima - Vivere insieme, di una Parte Seconda - Lavoro e società, di una Parte Terza - Il cittadino e lo Stato, della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo.
PARTE PRIMA - Vivere insieme.
La legge. "Vivere insieme non è facile, perchè spesso gli interessi di alcuni contrastano con gli interessi degli altri e chi è più debole è costretto a subire la volontà di chi è più forte. Proprio per cercare di eliminare questi contrasti nascono le leggi, che stabiliscono ciò che gli uomini possono fare e ciò che non devono fare... Sue funzioni fondamentali sono infatti risolvere i conflitti che possono nascere all'interno di una comunità e proteggere i cittadini dagli abusi e dalle prepotenze dei più forti... Occorre che il potere di fare le leggi e di farle rispettare non sia lasciato a pochi, ma sia dato a tutti coloro che vivono insieme nella stessa società. Occorre cioè che ci sia la democrazia. L'uomo quindi vivendo insieme con gli altri non è completamente libero, ma deve sottostare all'autorità della legge".
E' un principio sacrosanto quello della democrazia, che sempre più spesso è calpestato in questi ultimi anni, soprattutto dalla nostra pessima classe politica: le varie leggi ad-personam ne sono la testimonianza e la mancanza di una legge sul conflitto d'interessi ne è la conferma. Questa non può essere democrazia.
Difendere il territorio. "Tutti dobbiamo sentirci impegnati a difendere il territorio in cui viviamo e tutte le cose buone che ci sono sul territorio. Tutti, e quindi anche tu, dobbiamo difendere il prato, il bosco, gli alberi, l'aria, l'acqua, la spiaggia, il mare: sono beni che appartengono a tutti gli uomini e chi li distrugge o li danneggia deruba l'umanità delle sue ricchezze... Anche il singolo cittadino, anche un bambino o un ragazzo come te possono rovinare l'ambiente con gesti che sembrano poco importanti ma fanno molto danno: che getta un fiammifero acceso o una cicca senza curarsi di spegnerli, chi lascia cartacce sulle erbe dei prati, chi abbandona rifiuti sulle spiagge, chi rovina piante, fiori, boschi, danneggia e distrugge beni che appartengono a tutti gli uomini". Purtroppo da anni sta accadendo il contrario: moltissime persone non hanno più rispetto dell'ambiente, senza pensare all'importanza di avere e vivere in un ambiente pulito, all'importanza della raccolta differenziata dei rifiuti, all'importanza della vegetazione.

La distruzione dell'ambiente. "Che gli uomini trasformino il mondo in cui vivono non è un male, se queste trasformazioni tendono a rendere più facile e sicura la loro vita, a creare un ambiente più ospitale e più adatto ai loro bisogni. Ma a volte gli uomini, con l'intenzione di rendere più comoda la loro esistenza (ma più spesso spinti dal desiderio di guadagnare molto denaro) distruggono o avvelenano beni indispensabili alla vita, come l'aria e l'acqua, o sfruttano senza alcuna precauzione le risorse naturali, dimenticando che esse non sono inesauribili". E invece più passa il tempo e più la fame di denaro dell'uomo lo sta portando alla deforestazione spietata, all'urbanizzazione selvaggia, all'abusivismo edilizio, a costruire centrali nucleari, a creare discariche abusive di rifiuti, ad avvelenare l'aria e i fiumi in maniera incredibilmente negativa.
La sicurezza nella strada. "Osservare queste norme è segno di rispetto per gli altri e per se stessi. Soprattutto significa aver capito che quando si vive in comunità bisogna accettare dei limiti alla propria libertà, perchè questi limiti sono necessari alla sicurezza nostra e delle altre persone. Se tu capisci che la strada non è soltanto tua, e che i beni della terra sono di tutti gli uomini e nessuno ha il diritto di sprecarli o guastarli, hai imparato le prime regole necessarie per vivere in comunità". Da far imparare assolutamente a tutti!! Forse la gente imparerebbe a guidare con moderazione, a rispettare i semafori e la precedenza nelle rotatorie, a fermarsi nei pressi dei passaggi pedonali, ad andare in bici nelle piste ciclabili, ecc...
La scuola è una comunità. "La scuola è una comunità perchè è costituita di persone che lavorano e studiano insieme allo scopo di istruire ed educare i più giovani... L'istruzione è un bene fondamentale per ogni uomo, come si può capire se si osserva quanto è facile alle persone più istruite imporre la propria volontà o le proprie opinioni ai meno colti. Avere un minimo di istruzione è indispensabile per trovare lavoro, per prendere decisioni, per affrontare i problemi della vita quotidiana, per far valere le proprie ragioni, per capire ciò che avviene attorno a noi. In sostanza, l'istruzione rende gli uomini più capaci di affrontare la vita e quindi più forti e più liberi. Per queste ragioni la Costituzione, cioè la legge fondamentale del nostro paese, ha voluto garantire a tutti i cittadini un minimo di istruzione... Andare a scuola e istruirsi però non è soltanto un dovere, ma anche un diritto, cioè qualcosa che i cittadini devono avere, in quanto costituisce un bene fondamentale non solo per la società, ma soprattutto per loro stessi".
Ricordiamolo al Ministro dell'Istruzione, visti i continui tagli alla scuola pubblica, e magari ricordiamolo al Presidente del Consiglio attuale che puntualmente degrada la scuola pubblica.
Imparare la democrazia. Si parla dei quartieri e delle frazioni delle città. "Questa organizzazione del quartiere o della frazione ha dunque una funzione molto importante: attraverso le assemblee ed i Consigli di circoscrizione, la popolazione può prendere parte personalmente alle decisioni che la riguardano; può difendere l'ambiente in cui vive dai mali provocati dalla crescita disordinata della città e dalla speculazione edilizia; può cercare di migliorare le condizioni di vita del proprio paese, fornendolo dei servizi e delle strutture sociali mancanti. Non solo, ma partecipando alla vita del quartiere le persone escono dal loro isolamento, ed imparano che i loro problemi sono uguali a quelli degli altri, e che unirsi e lavorare tutti assieme è il modo migliore per risolverli. Imparano cioè la democrazia".
Questo è proprio il significato di democrazia: partecipare alla vita del nostro paese, perchè il Paese siamo noi, e la collaborazione di tutti lo può rendere migliore.
Partecipare per decidere. "E' molto importante che i cittadini partecipino attivamente alla vita del quartiere e del Comune: la partecipazione e l'interesse attivo della popolazione per i problemi della comunità locale, impediscono che chi ha il potere lo usi a proprio vantaggio". Questo pensiero lo si dobrebbe stampare in grande e portarlo alla Camera e al Senato: dobbiamo capire che la nostra classe politica non può fare quello che vuole, ma quello che vogliamo noi!
La comunità nazionale. "La comunità nazionale è anche la nostra patria. La patria non è il territorio sul quale vive una popolazione, e non è il governo che fa la legge su quel territorio, meno che mai è l'uomo che si trova in un dato momento al governo di quel territorio. La patria è quel nodo di solidarietà morali che tiene stretti assieme gli eredi della stessa tradizione civile. Queste parole di Gaetano Salvemini, che ti sembreranno forse un pò difficili, vogliono dire semplicemente che la patria è il legame che c'è fra gli Italiani per il fatto che essi hanno in comune storia e tradizioni, il legame che li fa essere una comunità. E quindi amare la patria vuol dire amare la comunità degli Italiani; vuol dire desiderare che non ci siano più Italiani che soffrono la fame, che sono analfabeti, che vivono nelle baracche, che sono disoccupati, che non possono curarsi; vuol dire desiderare che il nostro Paese non sia avvelenato dagli inquinamenti, che tutta la popolazione possa lavorare e vivere libera e in pace". Semplicemente e fortissimamente PATRIA.
Al prossimo post dedicato alla Parte Seconda - Lavoro e società.

Anch'io voglio difendere la COSTITUZIONE - 1° parte

Sono dell'idea che quando un Paese arriva a manifestare in piazza in difesa della propria Costituzione, significa che sta vivendo una situazione gravissima al proprio interno: le manifestazioni nelle 100 piazze italiane di sabato 12 marzo a difesa della Costituzione fotografano come la situazione italiana sia ormai deprimente sotto ogni punto di vista.
Io personalmente sono sconvolto negli ultimi anni da vari fatti: la politica che è diventata un lavoro per fare soldi e non al servizio del paese, l'evasione continua delle tasse, l'abusivismo edilizio, il gonfiare gli appalti per sottrarre soldi pubblici, il fatto che non possiamo più eleggere i rappresentanti del Parlamento, le veline, escort e simili che vengono candidate a rappresentare il Paese, l'uso smodato della giustizia da parte dei politici, la mancata difesa del territorio e del patrimonio storico, i taglia ai fondi della cultura, i favoritismi nelle assunzioni pubbliche, il razzismo, i corrotti in Parlamento. Quante ne potrei citare ancora? Questo è lo stato in cui versa l'Italia, e in tutto ciò vedo da parte di molti la mancanza di valori e la mancanza di rispetto verso il proprio Paese.
Questo era stato il senso di dare al Paese una Costituzione: la Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. QUESTO LO DOVREMMO TENERE SEMPRE BENE IN MENTE.
Ecco perchè voglio contribuire anch'io alla difesa della nostra amata Costituzione e da oggi voglio pubblicare, un pò alla volta, tutti gli articoli della Costituzione. Costituzione che dovrebbe essere insegnata a scuola, fin dalle elementari, perchè è nella scuola che si formano gli uomini del domani. Chiedo quindi esplicitamente al Ministro dell'Istruzione che la Costituzione rientri tra le materie di insegnamento scolastico, è assolutamente necessario per ridare dignità al Paese.
Ricordiamo che la Costituzione fu approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947: fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n° 298 (edizione straordinaria) del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. La Costituzione si compone di: PRINCIPI FONDAMENTALI - PARTE PRIMA (suddivisa in Titolo I, Titolo II, Titolo III e Titolo IV) - PARTE SECONDA (suddivisa in Titolo I, Titolo II, Titolo III, Titolo IV, Titolo V, Titolo VI, Disposizione finali e transitorie, Note).
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1: l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Mi preme sottolineare che la sovranità appartiene al popolo: ricordate che non appartiene alla casta politica, come tanti italiani pensano. Siamo noi che eleggiamo dei rappresentanti, e questi devono rispondere a noi, non il contrario.

Art. 2: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Importante sottolineare che tutti, dico tutti, sono uguali davanti alla legge: negli ultimi 20 anni spesso non è stato così in politica, si confidava che dopo Tangentopoli le cose cambiassero ed invece sono, probabilmente, peggio di prima. Deve essere formata una classe politica diversa, che non delinque e che, se delinque, deve farsi processare.

Art. 4: la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5: la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Ricordiamolo alla Lega Nord della Padania e a chi l'ha votata (e che i soldi, nostri, li va a prendere a Roma): l'Italia è una e indivisibile!

Art. 6: la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7: lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1] Spesso non accade, vedendo le continue ingerenze della Chiesa nella vita del (nostro) Paese: una Chiesa che tende a giustificare alcuni comportamenti immorali di politici solo perchè sono di destra e, in quanto tali, cattolici. L'importante per la Chiesa è professarsi cattolici, non esserlo veramente...

Art. 8: tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Il contrario di quello che si sta facendo negli ultimi anni con tagli sempre più drastici dei fondi al Ministero delle Cultura e al Ministero dell'Ambiente. Stiamo mandando all'aria un patrimonio culturale e storico-paesaggistico che tutto il mondo ci invidia, per non parlare dei tagli alla ricerca...

Art. 10: l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. [3] Che dire della caccia allo straniero da parte della Lega Nord e di chi la vota?

Art. 11: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12: la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Scusate se ritorno alla Lega Nord e a chi la vota, ma sono loro che in più occasioni hanno detto di buttarla nel cesso: bell'esempio, eh?
Fin qui ho analizzato i "Principi fondamentali" della Costituzione. Vi rimando al prossimo post, dove comincerò ad analizzare la Parte Prima della Costituzione. Intanto riflettete e fate riflettere, e fate circolare anche voi la Costituzione a tutti i vostri conoscenti.

domenica 13 marzo 2011

E' ancora possibile il nucleare?

Da quando ho aperto questo blog nel 2007 ho dedicato almeno 20 post alla mia contrarietà al ritorno dell'energia nucleare in Italia: inutile che rispieghi tutte le motivazioni che mi portano ad essere contrario all'energia nucleare nel nostro paese (per queste vi rimando alla ricerca dei miei post precedenti: scrivete "nucleare" nello spazio "cerca nel blog" e leggete i vari post). Mi preme tuttavia ribadire alcuni concetti, visto quello che sta succedendo in Giappone e visto che si sta avvicinando il referendum di giugno 2011 (tra i cui quesiti ce n'è anche uno sul nucleare).
Abbiamo visto in questi giorni il terrebile disastro naturale che ha colpito il Giappone, causato dal terremoto-maremoto: oltre ai dati sconvolgenti sulla perdita di vite umane e danni incalcolabili, c'è da pensare molto anche sui presunti incidenti nucleari che hanno interessato alcune delle 55 centrali nucleari giapponesi. Al di là del fatto che ci siano state o no perdite di sostanze radioattive (questo lo si verificherà in questi giorni), c'è veramente da pensare su quanto è reale il pericolo di un disastro nucleare anche in un paese che nel tempo ha fatto della tecnologia sicura la sua marcia più forte.
Eppure in Italia si continua a parlare di nucleare (anche in questi giorni): permettetemi di dire quanto siano IRRESPONSABILI i componenti del governo Berlusconi che anche in questi giorni continuano a dichiararsi più che favorevoli al nucleare.
Ma guardiamola da un altro punto: diamo per scontato il fatto che i componenti del governo Berlusconi siano a favore del nucleare (per ovvi motivi...), ma come fa un italiano a dirsi favorevole al nucleare? Qui non siamo di fronte ad una scelta di destra o di sinistra, siamo di fronte ad una scelta per il nostro paese.
Credo che chiunque italiano dovrebbe essere preoccupato almeno quanto me per il ritorno del nucleare, e questo per quattro motivi fondamentali, sui quali non si può assolutamente dubitare:

  1. credo che pochissimi paesi al mondo abbiano un territorio così disastrato da un punto di vista geomorfologico come il nostro: la maggior parte del paese è a rischio frane o alluvioni. Che ne sarebbe di una centrale nucleare in caso di frana o alluvione?
  2. le centrali nucleari hanno bisogno di enormi quantità d'acqua per i loro sistemi di raffreddamento, per questo quasi sempre vengono costruite vicino ai fiumi: ma nessuno pensa a quante siccità è sottoposta l'Italia durante le estati e spesso anche durante gli inverni? Cosa succederebbe in questi casi? Si lascerebbe senz'acqua l'agricoltura?
  3. i costi per la realizzazione delle centrali nucleari sono stratoferici: la centrale in costruzione in Finlandia ha già raddoppiato il costo preventivato (si parla di 5-6 miliardi di euro). Visto che in Italia ne sono previste al momento 4, si parlerebbe di almeno 20 miliardi (dico, miliardi) di euro: ma dove si trovano questi soldi? In Italia non ci sono i soldi per riasfaltare le strade o per pulire i fossi o per mettere in sicurezza il territorio, e si trovano per il nucleare?
  4. vista la sempre maggiore influenza di n'drangheta, mafia e camorra in tutto il paese nelle costruzioni e vista l'altissima corruzione dilagante negli appalti (ai danni dello Stato), come si può pensare che tutto ad un tratto le centrali nucleari vengano costruite dopo regolari appalti e con opere realizzate con le più sicure tecnologie (e non come a L'Aquila dove si impiegava la sabbia di mare nel calcestruzzo)?

Credo che solo questi 4 punti dovrebbero essere sufficienti a far dubitare gli italiani e a pensarci bene per il referendum di giugno.
E poi, cari miei, non vi fa pensare il blocco totale agli incentivi alle energie rinnovabili deciso per decreto la scorsa settimana dal governo Berlusconi, bloccando di fatto la realizzazione di impianti fotovoltaici ed eolici e lasciando senza lavoro oltre 100.000 persone (posti di lavoro createsi in questi ultimi anni di crisi economica)? Forse perchè ne traevano vantaggio tutti anzichè i soliti pochi?
E ancora: se, come dice il governo, abbiamo bisogno di energia e dobbiamo quindi ricorrere al nucleare, perchè fermare il fotovoltaico/eolico che avrebbe garantito 8.000 MW di energia entro il 2020 e dare il via libera a 4 centrali nucleari che garantirebbero 6.400 MW in totale di energia e solo dopo il 2025?
Naturalmente tralascio altri problemi importanti di cui ho già parlato in altri post, come i problemi di salute e la sicurezza delle centrali.

Bisogna diffondere questi pensieri a più persone possibile per poter raggiungere alla fine tutti quanti: ieri il circolo PERLA BLU di Cologna Veneta (aderente a Legambiente), di cui sono Segretario (http://www.perlablu.it), ha organizzato un incontro aperto a tutti con relatori alcuni componenti del "Comitato Antinucleare" di Legnago (nel Basso Veronese, uno dei posti papabili per la realizzazione di una centrale nucleare nel Veneto). Ognuno dovrebbe nel proprio piccolo fare qualcosa, diffondere questi pensieri, discutere e far ragionare la gente: l'Italia non può permettersi il nucleare. Dopo di che, spero solo che gli italiani sappiano cosa fare il prossimo giugno 2011 quando ci sarà il referendum: un referendum abrogativo al quale si dovrà rispondere sì (per respingere il nucleare) se si ama il proprio paese, e soprattutto il problema sarà di convincere il maggior numero possibile di persone ad andare a votare visto che si tratta di un referendum che, per essere valido, ha bisogno del quorum del 50%+1. Confido in voi...