giovedì 29 settembre 2011

LA BIOLOGIA E' DEMOCRAZIA MA IN ITALIA...

Sul quotidiano la Repubblica di giovedì 22 settembre 2011 ho trovato un'intervista di Luca Fraioli ad Alberto Redi, accademico dei Lincei e genista dell'Università di Pavia, il quale afferma: "Sono indignato con chi ha le redini del nostro Paese, i politici e i grandi (si fa per dire) pensatori. Non mostrano la benchè minima umiltà nel chiedere di sapere, nell'informarsi sulle conoscenze biologiche necessarie per condurre una società laica e giusta". Si autodefinisce "biologo furioso", che tra l'altro è il titolo del suo saggio uscito in questi giorni e pubblicato da Sironi Editore (224 pagine al costo di 18 euro). E prosegue: "Ho cercato di fare chiarezza su alcuni dei temi più controversi del momento: dalla tutela degli embrioni alla vita artificiale, dalle cellule staminali agli Ogm".
Redi è furioso perchè l'attenzione verso tali argomenti è in Italia pari a zero: basta guardare i politici che si guardano bene dal chiedere un parere alle istituzioni scientifiche in argomenti come l'uso delle staminali, come gli Ogm o come il fine vita. Hanno paura di andare contro il pensiero cattolico che aleggia sulla vita degli italiani, bloccandola. Per non parlare dei giovani scienziati costretti ad andare all'estero per avere un futuro... Ed ha ragione quando dice che oggi in Italia si investe in ricerca meno della Tunisia: così si mette a rischio la democrazia! A tal proposito afferma: "Negli anni '80 i cittadini potevano anche ignorare la fisica delle particelle, potevano non sapere cosa fosse il bosone di Higgs. Ora invece si devono conoscere i risultati ottenuti dai biologi, perchè riguardano tutti. Riguardano il modo in cui verranno alla luce i nostri figli, ciò che mangeremo, come moriremo. Ed ecco il rischio: creare un mondo dove solo una piccola parte dei cittadini, informata e dotata di carta di credito, potrà accedere ai servizi biologici. E questa non è democrazia".
Mi sento pienamente d'accordo quando Redi afferma che le posizioni delle gerarchie ecclesiastiche su temi come le staminali e l'uso dell'embrione sono contro ogni evidenza scientifica. Alla domanda del giornalista "Ma perchè il nostro paese ha così paura della scienza?" Redi risponde testualmente: "La risposta è scritta sul palazzo della Civiltà e del Lavoro all'Eur: siamo un popolo di santi, poeti, artisti, navigatori... solo in ultimo di scienziati. E' il retaggio neoidealista che privilegia la cultura umanista. Ma oggi bisogna sapere di scienza per poter decidere su argomenti come il nucleare, gli Ogm, la fecondazione in vitro".
Personalmente, ho sempre nutrito molti dubbi sugli Ogm, però in generale mi trovo d'accordo con quanto afferma Redi in fatto di scarsa coscienza scientifica nel nostro paese. In tutto ciò moltissima responsabilità ce l'ha la classe politica: e che classe politica...

Addio al Nobel WANGARI MAATHAI

Lunedì 26 settembre 2011 si è spenta a 71 anni WANGARI MAATHAI, premio Nobel per la pace nel 2004 a riconoscimento della sua battaglia ambientalista. Nata a Nyeri (sull'altopiano del Kenya) nel 1940, fu la prima donna ad ottenere (nel 1971) un dottorato nell'Africa Orientale (lo ottenne in Anatomia veterinaria): in seguito ebbe la cattedra all'università di Nairobi e il titolo accademico che le sarebbe rimasto per il resto della vita (era da tutti chiamata "The Professor"). Nel 2002 fu eletta trionfalmente al Parlamento kenyota, ove rimase fino al 2005, e fu nominata sottosegretaria all'Ambiente. Poi, appunto, nel 2004 fu insignita del premio Nobel per la pace, tra l'altro prima donna africana a ricevere questo premio.
Come ho detto prima, ottenne il Nobel per la sua battaglia ambientalista contro la deforestazione: era infatti chiamata "la Madre degli alberi", perchè nel 1977 fondò il "Green Belt Movement" (http://www.greenbeltmovement.org) grazie al quale furono piantati ben 40 milioni di alberi in tutto il Kenya! Per dare un'idea del suo personaggio, ecco cosa disse suo marito al momento del divorzio (avvenuto circa 30 anni fa): "Era troppo istruita, troppo forte, troppo di successo, troppo ostinata e troppo difficile da controllare". Avercene di ambientalisti così... Da non dimenticare che il "Green Belt Movement" fu non solo un'associazione ambientalista ma anche un vero e proprio movimento femminista, perchè composte di donne che meglio rappresentavano l'attività del villaggio, la sopravvivenza, la tradizione: quindi un movimento ecologista ed emancipato! La Maathai fece col suo movimento molte battaglie: si oppose (andando contro le autorità) alla svendita a speculatori privati di foreste del demanio ancora intatte e si impegnò nella battaglia (poi vinta) contro la costruzione di una mega-sede dell'allora partito unico all'interno del parco di Nairobi. Proprio per queste sue battaglie, la Maathai fu più volte arrestata, picchiata, insultata, minacciata di morte, nel 2008 rimase intossicata dai lacrimogeni durante una manifestazione contro il progetto governativo di aumentare il numero delle poltrone ministeriali. Che donna questa Wangari Maathai! Un esempio che spero serva per tutto il mondo ambientalista. Vi consiglio di leggere la sua intervista che trovate a questo link, di alcuni anni fa: http://www.lanuovaecologia.it/UserFiles/Files/1012%20primopiano.pdf.
A tal proposito, come ogni anno, la rivista "La Nuova Ecologia" (http://www.lanuovaecologia.it) lancia il premio Ambientalista dell'anno, organizzato assieme a Legambiente (http://www.legambiente.it). Per questo 2011 i candidati sono: Enrico Cappanera (impegnato nel settore delle energie rinnovabili), Jacopo Fo (impegnato nella gestione ecologica della libera università di Alcatraz), Matteo Cerruti (impegnato in battaglie ambientaliste), Vincenzo Cuomo (raccolta differenziata, mare balneabile e lotta alla criminalità), Margherita Fina (grande attivista), Cristina Gabetti (contro gli sprechi), le mamme vulcaniche (contro le discariche napoletane) e Elio Riccarand (protezione della montagna). Le descrizioni dettagliate delle attività di questi 8 personaggi le trovate sul sito della rivista: si può votare fino al 12 novembre, anche tramite fax al 06/86218474 o alla mail ambientalista2011@lanuovaecologia.it.
Ognuno di noi deve fare la propria parte, magari anche piccola, per contribuire a proteggere l'ambiente in cui viviamo e soprattutto per diffondere coscienza ecologista. Con l'aiuto di tutti si possono fare tante e grandi cose: vedi quanto ha fatto nella sua vita l'appena scomparsa Wangari Maathai.

lunedì 26 settembre 2011

I MIEI RACCONTI DI VIAGGIO: Caorle (VE)

CAORLE. Lo scorso week-end del 24-25 settembre 2011 ho avuto il piacere di soggiornare a Caorle: per la verità l'appartamento dove ho sostato era a Porto Santa Margherita, frazione di Caorle (ad ovest del capoluogo), ma ho avuto appunto il piacere di visitarne il territorio. Era la prima volta che mi recavo a Caorle e devo dire che ne sono rimasto affascinato. Tra l'altro è uno dei periodi migliori dell'anno per visitare questi posti: certamente sono stato fortunato da un punto di vista climatico per aver trovato un week-end quasi estivo alle soglie di ottobre, ma vivere il mare in settembre è qualcosa di speciale: il sole che scalda ma non scotta come in piena estate, la mancanza di afa, l'assenza della folla sulle spiagge, le strade meno trafficate, il mare calmo.
Caorle (circa 12.000 abitanti) si trova lungo la costa adriatica in provincia di Venezia, a nord-est della Laguna di Venezia e di Jesolo, precisamente tra i comuni di Eraclea e Bibione, ed ha la particolarità di sorgere tra le foci dei fiumi Livenza e Lemene. Devo dire che è molto bello il suo centro storico: un susseguirsi di viuzze strette e piazzette, senza una particolare geometria, con locali caratteristici, baretti e trattorie, con le sue casette variopinte distribuite fra calli e campielli. Originariamente attraversato da una rete di canali artificiali ora interrati (i cosiddetti Rio terà), il centro storico di Caorle dà ancora l'impressione di camminare in un piccolo scorcio di Venezia: nel cuore del paesino c'è il porto peschereccio, testimone della fiorente attività di pesca ed ultimo baluardo della rete di canali che attraversava la vecchia isola. Davvero caratteristico.
Ma Caorle è anche laguna, situata a nord del centro abitato: è l'ideale per escursioni in barca in mezzo alla natura incontaminata che tanto piaceva allo scrittore Ernest Hemingway, il quale la descrisse nel suo libro "Di là dal fiume e tra gli alberi". Tra le valli e le barene si trovano i "casoni", le tipiche costruzioni usate in passato dai pescatori durante il periodo della pesca. E la pesca è importante fonte economica e... culinaria: seppie, cozze, vongole, granseole, canestrelli e tutti i molluschi tipici dell'alto Adriatico, oltre ai vari pesci del mare aperto (branzini, orate, spigole, sogliole, sarde, ecc...). Io adoro il pesce dell'Alto Adriatico, dagli antipasti ai secondi, in ogni tipo di piatto: sarde in saore, alici marinate, risotti o pasta (spaghetti e tagliolini) con pesce, fritture, seppie in umido, grigliate miste di pesce, e quante altre specialità!!!
Mi ha colpito molto anche la notevole presenza di piste ciclabili, che consente (ad esempio) di percorrere in bici e in tranquillità la distanza tra Porto Santa Margherita e il centro storico di Caorle. Comunque, per ogni informazione su Caorle vi consiglio il portale http://turismo.caorle.eu.
E naturalmente non si può non parlare di spiagge: spiaggia di ponente e spiaggia di levante, divise dalla foce del fiume Livenza. In particolare, la spiaggia ovest (quella di Porto Santa Margherita) continua a ricevere da anni la Bandiera Blu per tutti i servizi che offre. Quello che mi ha colpito è stata la grandissima quantità di conchiglie presenti a riva e in acqua: di ogni tipo, di ogni forma e di ogni colore, davvero fantastiche, presenti in quantità incredibile sulle spiagge sabbiose racchiuse da tantissimi pontili. A tal proposito, se siete appassionati di conchiglie vi consiglio di visitare il sito http://www.conchigliedelmediterraneo.it.
Credo abbiate capito che questo posto lo consiglio, magari per un bel week-end di primavera o primo autunno: un perfetto abbinamento di terra e mare, storia e spiagge, cultura e pesca, cucina e relax. Voto: 8. Sappiatemi dire...

mercoledì 21 settembre 2011

CACCIA: VENETO ANCORA FUORILEGGE!!!

E' di quest'oggi il comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) a proposito del Veneto che continua ad essere fuorilegge rispetto alle norme comunitarie che regolamentano la caccia. Ecco il testo integrale del comunicato stampa.

CACCIA IN DEROGA: IL VENETO ANCORA FUORILEGGE

APPROVATA IERI IN GIUNTA REGIONALE LA DELIBERA CHE CONSENTE DI SPARARE AGL UCCELLI PROTETTI

LEGAMBIENTE: “LE MULTE VERRANNO PAGATE DA TUTTI I CITTADINI”

Si è chiuso ieri il lungo tormentone estivo sulla caccia in deroga. Con una delibera portata in giunta dall'assessore alla caccia Daniele Stival, la Regione ha dato il via anche per la stagione venatoria 2011-2012 alla cosiddetta "caccia in deroga": dal 1° ottobre (25 settembre per il prispolone) a fine dicembre si potrà sparare a sei specie di uccellini: storno, fringuello, peppola, frosone, pispola e (ma solo fino al 30 ottobre) prispolone.
"La Delibera assunta dal governo regionale per permettere ai cacciatori veneti di abbattere uccelli protetti è illegittima". Questo il commento di Michele Bertucco - Presidente di Legambiente Veneto dopo l'approvazione della Delibera da parte della Giunta Veneta che consente, per l'ennesimo anno, la caccia in deroga.
Che sia illegittima, lo ha detto la Corte Costituzionale. Lo ha detto l'Unione europea, che ha deferito e condannato per questo l'Italia alla Corte di Giustizia. Eppure il Veneto persegue la propria linea di estremismo venatorio, collocandosi perfettamente in quella logica politica - propria anche dell'attuale Governo nazionale - per cui se qualcosa è nell'interesse di chi è al potere, si fa, indipendentemente da qualsiasi regola.
Come si possa parlare di deroghe limitate e di controllo dei capi abbattuti, come dichiara l'Assessore Stival, - dice Bertucco - è ridicolo visto che anche quest'anno si potranno abbattere più di 526.000 uccelli. Queste le specie cacciabili in deroga:

* lo storno (limite massimo giornaliero 25 capi per cacciatore, 100 nella stagione e 124.200 a livello regionale);

* il fringuello (stessi limiti personali e massimo capi massimi abbattibili in Veneto 235.700);

* la peppola (30 capi per stagione per ogni cacciatore e 29.300 in tutta la regione);

* il frosone (stesso limite personale e 9.800 in tutta la regione),

* la pispola (tetto massimo individuale 50 capi, regionale 16.000);

* il prispolone (50 capi individuali per stagione e 111.400 complessivi).

"Le deroghe - conclude Bertucco - sono per definizione uno strumento eccezionale, al quale nessuno può ricorrere in modo continuo e ordinario. La delibera della Giunta Regionale del Veneto rappresenta un'ulteriore violazione dell'articolo 9 della Direttiva "Uccelli" e un conseguente aggravio delle violazioni che hanno portato fin qui la Commissione europea a procedere contro l'Italia".
Rovigo, 21 settembre 2011.

Che altro dire di fronte a tale perseveranza da parte del governo regionale? Che dire di questo continuo infrangere le regole (che, se ci sono, devono essere rispettate da tutti)? E che dire del fatto che queste multe verranno naturalmente pagate da tutti i cittadini? Sono allibito...

martedì 20 settembre 2011

COLPO DI SPUGNA SU GOMORRA!!

Apprendo da un articolo di Roberto Saviano, pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 18 settembre 2011, che sono stati recentemente prosciolti tutti i 98 imputati dalle varie accuse nel processo (durato 13 anni) sul traffico dei rifiuti tossici.
E' ormai fatto testimoniato e conclamato che per anni camion colmi di fusti di rifiuti tossici partivano dalle città del Nord Italia per scaricarli nelle discariche abusive e nella campagna della Campania, con gravissimi danni ambientali: vi sono stati sversati polveri residuate dall'abbattimento dei fumi delle industrie siderurgiche e metallurgichE, oli minerali, lubrificanti delle macchine, scarti di vernici, ceneri residue da combustione, solventi, acque provenienti da stabilimenti di industrie chimiche, acidi, ecc... Tutti sversati e/o sepolti in Campania nelle campagne, lungo le strade sterrate, in terreni comprati da contadini indebitati che prendevano per questo una tangente. In certi casi questi rifiuti sono stati costipati in discariche legali, oltree che in quelle abusive e nelle cave dismesse. Addirittura alcuni fusti erano stati intombati nelle falde acquifere!!!
Come dice Saviano nel suo articolo, "Smaltire rifiuti pericolosi è un costo per le imprese, così si è creata una vastissima rete che permette di smaltire a poco prezzo. Una rete che fornisce documenti falsi, che dimostrano uno smaltimento regolare ma che invece smaltisce gettando tutto a sud, senza regola, avvelenando. Le imprese risparmiano danaro che reinvestono, e le campagne, l'acqua, la terra, meridionali vengono per sempre compromesse spesso con il consenso dei piccoli proprietari terrieri e delle amministrazioni loccali. In tutto questo la camorra è ovviamente il grande e innominato soggetto tenuto fuori dall'inchiesta proprio perchè questa inchiesta voleva o meglio avrebbe voluto dimostrare il segmento imprenditoriale che strutturava il traffico dei rifiuti tossici".
Tutto questo dovrebbe essere bastato per arrivare ad una dura condanna per tutti coloro che hanno permesso questo scempio ambientale, a discapito del nostro territorio e della salute dei cittadini. E invece? Invece nessuno verrà condannato: nei 7 anni in cui il Pubblico Ministero Donato Ceglie ha chiesto il rinvio a giudizio per ben 98 imputati, ci sono stati vari rinvii, tra cui formalità burocratiche col solo scopo di rallentare il processo. Questi rinvIi nel tempo hanno fatto cadere in prescrizione i reati meno gravi, poi la stessa porescrizione col passare di altro tempo ha fatto cadere reati come truffa ed abuso d'ufficio, getto pericoloso di cose, nonchè realizzazione e gestione di discariche abusive. Basta? No. E' notizia di questi giorni che sono andati in prescrizione anche i reati più gravi ovvero quelli associativi, finalizzati alla delinquenza e al disastro ambientale.
La prescrizione totale dei reati previsti nell'inchiesta lascia così impuniti tutti gli imprenditori del Nord Italia non perchè non hanno commesso il fatto, ma perchè il fatto l'hanno commesso ma è andato in prescrizione e quindi non è più punibile!!!
Però intanto molti territori campani sono stati inquinati in modo irreversibile: dice Saviano, giustamente, che questo processo avrebbe potuto dare inizio ad un percorso che avrebbe avuto come necessaria conseguenza politica l'investimento di denaro nel risanamento e nella bonifica di queste terre. E intanto, senza che nessuno paghi, sono già aumentati del 20% i casi mortali di cancro nella zona, oltre che malattie polmonari, allergie infantili, feti deformi, dermatiti (dati dell'Istituto Superiore di Sanità): chi cerca da anni di realizzare un registro tumori nel Casertano non ci riesce in quanto gli viene impedito perchè sarebbe l'unico testo che nei processi potrebbe stabilire una relazione tra un'impennata di tumori in una certa zona e la presenza nella stessa di una discarica o di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. Questo è già provato da studi di scienziati indipendenti e da analisi epidemiologiche condotte da esperti, ma non hanno nessuna valenza legale quale potrebbe avere appunto un registro tumori.
Sono perfettamente d'accordo con Saviano quando a conclusione del suo articolo afferma che la prescrizione che ha chiuso senza colpevoli questo processo mostra la fragilità estrema del nostro sistema giuridico: tutto questo mentre per l'attuale Presidente del Consiglio il problema della lentezza della giustizia italiana si risolve imponendo la prescrizione breve, ma per mandare scelleratamente in prescrizione i suoi processi e di conseguenza molti altri processi italiani. Perchè non mettere invece in condizione i giudici a lavorare meglio? Perchè non pagare loro delle straordinarie? Perchè non aumentare il numero dei giudici nei tribunali? Perchè non eliminare processi per reati assai minori che intasano le aule dei tribunali? Questo dovrebbe fare un Presidente del Consiglio responsabile, che ha a cuore il suo paese. E invece queste sono le conseguenze...

FISICA ed ALGEBRA non sono più tabù!

Sappiamo, anche per diretta esperienza, quanto materie scientifiche come matematica, algebra o fisica siano ostiche per gli studenti italiani. Secondo recenti sondaggi, l'Italia occupa il 35° in una classifica dell'Ocse (http://www.oecd.org) di 74 paesi di tutto il mondo stilata sulla bravura degli studenti in matematica e scienze (l'Italia dista 13 punti, a quota 483, dalla media Ocse che è 496, riferita alla matematica). Al vertice di questa calssifica figurano Cina (1° posto), Singapore (2°) e Hong Kong (3°). Secondo un rapporto Invalsi (Istituto Nazionale per la VALutazione del SIstema educativo di istruzione e di formazione, http://www.invalsi.it) riferito al periodo 2008-2009, un italiano su tre oltre i 30 anni dichiara di avere "paura" della matematica, che si colloca al 2° posto delle materie scolastiche più odiate nella scuola dell'obbligo: ben il 54.5% degli studenti di liceo scientifico ha fornito una prova insufficiente nell'esame di matematica durante la maturità (il 26.9% ha fornito una valutazione superiore a 7 e solo il 9.1% una valutazione eccellente). Questi dati sono stati estrapolati da un articolo della giornalista Vera Schiavazzi pubblicato sul quotidiano la Repubblica di lunedì 19 settembre 2011.
Ebbene, per combattere questa paura per la matematica e per le materie scientifiche in genere si stanno diffondendo nuovi sistemi e nuovi metodi, da applicare alle scuole dell'obbligo: l'iniziativa più interessante è "E' Xkè?", ovvero il primo museo scientifico per le scuole italiane che inaugurerà a Torino tra pochi giorni, il 23 settembre. Tale museo, che si trova ai piedi della Mole Antonelliana e che rappresenta il retro del più antico e importante liceo tecnico torinese (intitolato ad Amedeo Avogadro), è stato realizzato dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo e permetterà agli studenti di avvicinarsi, giocando e divertendosi, a materia come l'algebra, la geometria, la fisica, la chimica, la matematica e le scienze naturali. Nelle cantine del museo sono custodite in un armadio le scoperte dei più importanti scienziati italiani, che ogni bambino potrà ricostruire, risalendo poi lungo una serie di stanze ciascuna delle quali ripropone delle esperienze efficaci come il buio completo, la stanza inclinata, gli specchi deformati, il rapporto tra peso e volume, l'informatica, ecc... Tutto ciò sarà facilitato dalla naturale curiosità che hanno i bambini nel loro processo di apprendimento.
Tra le altre iniziative segnalo "Matefitness" a Genova, ovvero una "palestra formativa" per chi vuole giocare e migliorarsi in matematica (http://www.matefitness.it), nonchè il libro intitolato "Mai più paura della fisica" di Giovanni Filocamo (edito da Kowalski).
Quindi si tratta di nuovi metodi ed iniziative per far apprendere meglio e in maniera meno pesante le materie scientifiche ai nostri studenti: in questo c'è bisogno della collaborazione del Ministero per l'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (http://www.miur.it), per ampliare queste iniziative. Ciò gioverà alla scuola, agli studenti e, di conseguenza, alla società futura.

L'ITALIA DIMENTICATA...

Dalla scorsa settimana è in edicola col quotidiano la Repubblica (al costo di € 7,90 oltre il giornale) il DVD "Le dimore del vento", ovvero un viaggio del giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz nei luoghi dimenticati d'Italia e dintorni.
Nel 2001 il giornalista inizia per il quotidiano la Repubblica una serie di racconti di viaggio: ogni anno, nel mese di agosto, compie un viaggio che racconta in una serie di articoli che poi vengono pubblicati a puntate sul quotidiano durante il mese di agosto. Si sposta in Topolino, in treno, in bici, in barca a vela, insomma con ogni mezzo possibile per raccontare i luoghi meno importanti e meno consociuti d'Italia, alla ricerca di pezzi di storia dimenticati e nascosti. Così nel 2001 percorre in bicicletta, insieme al vignettista Francesco Tullio Altan ed a Emilio Rigatti, i quasi 2000 km che separano Istanbul da Trieste; nel 2002 gira l'Italia in treno per 7480 km in compagnia delle vignette di Altan e dell'attore e regista Marco Paolini; nel 2003 attraversa 6 nazioni andando da Fiume (Croazia) fino in Liguria lungo i 3000 km delle Alpi; nel 2004 in barca a vela, sulle rotte della Serenissima, va da Venezia a Lepanto; nel 2005, assieme a Moni Ovadia e alla fotografa Monika Bulaj, parte da Torino per raggiungere il sepolcro di Cristo, a Gerusalemme; nel 2006, a bordo di una Topolino, attraversa le strade secondarie degli Appennini andando dalla Liguria fino all'estrema punta della Calabria; nel 2007 segue le tracce del condottiero cartaginese Annibale fino all'imbarco in Calabria, terra abitata anche dal fiero popolo dei Bruzi; nel 2008 con bus, treni, traghetti e autostop percorre 7000 chilometri, da Nord a Sud, lungo la frontiera orientale dell’Unione Europea dall’Artico al Mediterraneo; nel 2009 con svariati mezzi di trasporto scrive a puntate di un viaggio da sud verso nord, lungo le linee geologiche della penisola, dal titolo "L'Italia sottosopra"; nel 2010 attraversa i luoghi del risorgimento per raccontare l'epopea garibaldina; infine quest'anno, 2011, viaggia attraverso l'Italia cercando città morte, fabbriche dismesse e miniere abbandonate che, per la prima volta, vengono filmate e per questo ne è stato ora realizzato il documentario di cui vi dicevo all'inizio di questo post.
Il documentario dura 56 minuti e dentro vengono ripercorsi velocemente angoli dimenticati d'Italia: i forti della Maddalena, il cimitero di Lavezzi (arcipelago della Maddalena), il carcere dell'Asinara, la Greina (massiccio montuoso delle Alpi), Villa Triste (Trieste), Vergnacco (paese fantasma friulano), L'Aquila, le isole della Laguna di Venezia, e ancora fabbriche dismesse, alberghi del malaffare, miniere in disuso, fari, centrali atomiche di un tempo. Insomma, un lungo elenco di luoghi abbandonati.
E quanti angoli ed edifici dimenticati non vediamo quotidianamente durante i nostri percorsi a piedi, in bici, in auto, senza farci ormai più caso: io penso alle migliaia di cascine abbandonate presenti nelle campagne della Pianura Padana, alle tantissime ville abbandonate di un tempo ormai passato (nel solo Veneto ce ne sono ben 4.000, di cui molte lasciate allo stato di degrado), tutti elementi che raccontano un pezzo di storia e di società italiana. Perchè non incentivare il recupero di questo immenso patrimonio? Recuperiamo l'esistente prima di costruire il nuovo: si cambino alcune normative (ad esempio si potrebbe modificare l'impossibilità in zona agricola di utilizzare gli edifici per residenze non a favore del proprietario) e recuperiamo così anche il nostro territorio. Un messaggio naturalmente rivolto a tutti gli organi competenti (amministrazioni comunali, provinciali e regionali): fatevi carico di questo impegno, per noi, per la nostra storia e per il nostro territorio.

lunedì 19 settembre 2011

"IN GIOCO LA QUALITA' DELLA DEMOCRAZIA"

Lo ha detto Gustavo Zagrebelsky (presidente emerito della Corte Costituzionale) a conclusione del seminario di studi organizzato dall'associazione Libertà e Giustizia (http://www.libertaegiustizia.it) nel castello di Poppi (AR): la leggenda vuole che in questo castello Dante abbia scritto l'ultimo canto dell'Inferno della Divina Commedia maledicendo corti e cortigiani... Apprendo di questo seminario dalla giornalista Simona Poli, che ne ha dedicato un articolo oggi sul quotidiano la Repubblica: un seminario durato tre giorni con riflessioni sui temi della libertà e della giustizia nel pensiero filosofico moderno, con corsi di formazione ai quali hanno partecipato studenti universitari di tutta Italia.
Riporto alcune parti importanti dette da Zagrebelsky, perchè sono assolutamente condivisibili in un momento vergognoso per il nostro paese e per le sue istituzioni. "C'è ormai una frattura profonda tra una parte del popolo e chi è chiamato a governarlo. Si dice che il governo ha la fiducia della maggioranza parlamentare ma questo può davvero bastare se il Parlamento non ha la fiducia dei cittadini? Un Parlamento che di fronte a fatti così gravi non revoca la fiducia al governo non è forse esso stesso la prova che il rapporto di rappresentanza è spezzato?". Prosegue: "Siamo consapevoli della gravità di ciò che diciamo e mai avremmo immaginato di doverlo dire, ma è in gioco la qualità della nostra democrazia e sono convinto che ci sia bisogno di reagire. La celebrazione della ricorrenza dei 150 dell'Unità, a cui gli italiani hanno partecipato con tanta passione, rischia di chiudersi con una frattura profonda nella nostra vita pubblica. Da un lato ci sono istituzioni che continuano a funzionare come se tutto fosse normale, dall'altro si avverte che sotto la normalità apparente c'è qualcosa che non funziona. Il mondo politico si è chiuso dentro una fortezza mentre movimenti e associazioni chiedono di dar loro voce. Referendum vinti, stravinti e da vincere nell'ostilità, nell'indifferenza o nell'ambiguità dei maggiori partiti, elezioni che premiano candidati non scelti dagli elettori, strutture dirigenti bloccate da meccanismi autoreferenziali in cui prevale la logica del potere per il potere". E ancora: "Chi ci governa e chi sostiene il governo vive in un altro mondo, anzi contro il mondo che dovrebbe rappresentare. Noi che viviamo in questo mondo proviamo scandalo e siamo increduli di fronte a parlamentari che pur di non mollare sono disposti a fare, con un voto, vero il falso. E non va assecondata la prudenza di chi assiste passivamente agli eventi aspettando un deux ex machina che risolva tutto".
Siamo noi, solo noi, che possiamo veramente cambiare le cose, fin dalle prossime elezioni (quando saranno, spero il prima possibile): non mettendo più il paese nelle mani di colui che in questi quasi 20 anni ha trascinato il paese nel baratro, contro ogni principio etico e democratico. Vi consiglio sull'argomento alcune iniziative e libri: l'iniziativa del quotidiano la Repubblica "Cavaliere, risponda", ovvero 10 nuove domande sugli ultimi fatti emersi dalle intercettazioni telefoniche (e che ha raccolto in poche ore ben 5.000 adesioni nell'homepage http://www.repubblica.it); il libro "Democrazia" dell'ex magistrato Gherardo Colombo (libretto di 94 pagine che esce il 22 settembre, che ha come sottotitolo "Contro l'analfabetismo scientifico, morale e civile"), ma soprattutto un libro che lo stesso Zagrebelsky ha scritto alcuni mesi fa con Ezio Mauro (Direttore del quotidiano la Repubblica): il libro si intitola "La felicità della democrazia", che ho letto e che trovo così ben fatto che dovrebbe essere consigliato come lettura agli studenti, tanto è capace di trasmettere i giusti princìpi su cui si dovrebbe basare la democrazia e la vita di un paese. Quello che purtroppo non sta succedendo in italia...

domenica 18 settembre 2011

QUEGLI ASSESSORI ALLA CULTURA...

Ho trovato un interessante articolo la scorsa settimana sull'inserto settimanale Il Venerdì del quotidiano la Repubblica: l'articolo era intitolato "Quegli assessori alla cultura, come barbari tra soldi e sagre", scritto dal giornalista Ruggero Cappuccio (scrittore e regista) nel suo spazio "Zona critica". L'articolo comincia così: "Sareste disposti a sottoporvi a un delicato intervento cardiochirurgico facendovi operare da un apprezzato idraulico di provincia? Vi fareste estirpare un dente affidandovi a un falegname? Evidentemente no. Nelle cose delicate cerchiamo operatori competenti, che realizzino una sintesi tra esprerienza e dedizione. Perchè allora la vita culturale di una nazione deve essere amministrata dall'incompetenza di una falange barbarica che si nasconde sotto la denominazione di assessori alla Cultura?".
Non ha tutti i torti, anzi. L'80% degli assessori alla cultura arriva a tale poltrona pur avendo preso pochi voti rispetto ad altri eletti e avendo distribuito, quando era in Provincia, denaro ai propri amici che si dilettano di musica, danza e teatro. Con quale scopo? Riempire le piazze durante qualche manifestazione, alla sagra paesana, per fare il concertino, il mercatino, e tutto quello che finisce in -ino! La solita propaganda elettorale: in Italia chi vive di politica vive per craere consenso elettorale e basta (e, ahimè, non si dovrebbe vivere di politica...). La cultura è ben altro!
Condivido perfettamente la parte finale dell'articolo del giornalista, che testualmente dice: "I cittadini dovrebbero sapere prima quali siano i candidati designati per un ruolo così delicato. Ma, in una nazione dove sono state abolite anche le preferenze, sarebbe troppo... Una preghiera solidale per gli assessori competenti. Quanto alla maggioranza che specula sulla nazione, Signore perdona loro perchè dicono quel che non sanno, e perdonali anche perchè quello che sanno non lo dicono mai". In un paese come il nostro, dove la cultura fattura ben 40 miliardi di euro all'anno, bisognerebbe prestare più attenzione alla nomina degli assessori alla cultura: cultura che, escludendo il turismo culturale, rappresenta ben il 2,6% del Pil e impiega 550.000 lavoratori. Cultura significa musei, teatri, cinema, festival, siti archeologici, edifici storici, ecc...
Non permettiamoci quindi di mettere in mano a degli incompetenti questo immenso patrimonio culturale: già non possiamo scegliere i rappresentanti del nostro Parlamento... A tal proposito, mancano ancora poche firme per raggiungere la soglia minima di 500.000 firme per poter ricorrere allo strumento del referendum (in questo caso referendum elettorale, utile ad abrogare le attuali norme del cosiddetto Porcellum e tornare al "Mattarellum" che non sarà il migliore dei sistemi elettorali ma almeno ci consentirebbe di eleggere i nostri rappresentanti al Parlamento). Fate il vostro dovere di cittadini: mancano pochissimi giorni alla scadenza della raccolta firme, andate presso il vostro Comune o nelle piazze dove ci sono i banchetti. E dimostriamo di voler cambiare il nostro paese.

UNA FIRMA CONTRO CHI DETURPA IL TERRITORIO

Nella rubrica di Corraudo Augias (c.augias@repubblica.it) del quotidiano la Repubblica di sabato 17 settembre 2011 un lettore gli scrive una lettera in merito alla distruzione del nostro territorio. Una lettera molto significativa, che mi permetto di riproporre in molti suoi passaggi. Scrive il lettore: "La questione morale, a sinistra, non è soltanto non prendere tangenti! E' di un esponente PD, Burlando, la legge che sta consentendo a molti amministratori, destra e sinistra, di massacrare i litorali: 35 porti ogni 100 km. Sono PD gli amministratori che hanno consentito operazioni di speculazione edilizia che in Toscana stanno distruggendo quello che era considerato patrimonio dell'umanità, il nostro paesaggio storico. Salvatore Settis ed altri denunciano questa distruzione da anni, nel silenzio assoluto della maggior parte dei dirigenti delle sinistre (delle destre ovviamente non merita neppure parlare!). A Cecina un sindaco PD ha regalato l'area della foce del Cecina a un gruppo di privati per un'operazione di speculazione che Italia Nostra ha definito uno stupro paesaggistico e una bomba ambientale. La questione morale riguarda non solo chi amministra, ma tutti noi che vediamo e non denunciamo. Le amministrazioni passeranno, questo governo pure: l'Italia sfigurata, la distruzione delle risorse anche economiche dei nostri figli, la distruzione del nostro stesso volto, della nostra identità morale e spirituale: questo purtroppo resterà".
Condivido pienamente, come risponde lo stesso Augias, la preoccupazione e il dolore civile dell'autore della lettera: quante verità, purtroppo... Mi colpisce la sua seguente frase: "La questione morale riguarda non solo chi amministra, ma tutti noi che vediamo e non denunciamo". Ha pienamente ragione! E quanta ignoranza e menefreghismo vedo in generale tra i cittadini, basta vedere la mancanza di senso civico alla base: quanti rifiuti lungo le strade e nei fossati, quante discariche abusive, quante costruzioni abusive, quanta cementificazione e distruzione di paesaggi naturali, quanti sfregi agli edifici storici, e nessuno (o pochissimi...) denunciano. Se manca questa coscenza civile alla base, figurarsi a livello politico...
Il giornalista Augias ricorda che lo scorso 24 agosto, per ricordare il sindaco di Pollica Angelo Vassallo (assassinato dalla camorra), da Assisi è stata inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una petizione per fermare questa maledetta distruzione del nostro territorio. Tale petizione la si può trovare sul sito http://ospitassisi.cittadella.org.
Mi unisco all'appello di Augias: firmiamo questa petizione per proseguire l'impegno del sindaco di Pollina che è stato ucciso dalla camorra perchè si opponeva allo strazio del territorio e all'utilizzo del porto del paese da parte della criminalità per commerciare droga. Se non lo fa la politica, dobbiamo farlo noi: difendiamo in ogni modo il nostro territorio!

Piante da ritrovare: l'HIBISCUS

Continuo la mia rubrica "Piante da ritrovare" che trae spunto dallo spazio "Natura" di Rossella Sleiter che appare settimanalmente sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica. Oggi parliamo dell'Hibiscus Palustris.
L'Ibisco (Hibiscus) è un genere delle Malvaceae che comprende circa 300 specie tra piccoli alberi, arbusti e piante erbacee annuali o perenni. Il nome deriva dal greco e probabilmente fu assegnato da Dioscoride, il più famoso medico dell’antichità, vissuto nel I secolo d.C.. Originario delle zone temperate dell’Asia, cresce oggi anche in Europa, Nord America e zone tropicali: produce talvolta esemplari alti oltre 2 m a seconda della specie. È comunque un arbusto a foglie caduche, molto diffuso in coltivazione come pianta ornamentale, nei giardini e come arredo urbano. Nell'Italia centro-meridionale si trova come specie spontanea, nelle scarpate o prode di fiumi, l'Hibiscus roseus, bella pianta simile all'Althea con alti steli ricoperti di grandi fiori di colore rosa vivo. Abbastanza diffuso è comunque anche l’Hibiscus palustris - in italiano Ibisco palustre - pianta erbacea perenne a foglie caduche, originaria dell'Asia e del continente americano, che sviluppa fusti legnosi eretti, alti 80-150 cm, ricoperti da una sottile peluria, larghe foglie ovali, talvolta allungate o trilobate, verdi sulla pagina superiore, biancastre e tormentose sulla pagina inferiore, dentate; per tutta l'estate produce numerosissimi fiori a forma di imbuto, larghi 15-20 cm, di colore bianco o rosa, ma esistono anche ibridi con fiori rosso intenso. Per favorire una fioritura più abbondante si consiglia di asportare i fiori appassiti; in autunno la pianta perde completamente le foglie e talvolta tutta la parte aerea, che si svilupperà in maniera vigorosa la primavera successiva. In natura questi arbusti costituiscono larghe colonie, nei pressi di paludi o di corsi d'acqua lenti e poco profondi. In genere queste piante si sviluppano sulle rive di corsi d'acqua o di paludi, anche in vicinanza di acque salmastre, ma sono meno resistenti al freddo delle altre e difficilmente sopportano la siccità. L’incrocio tra ibisco e “palustris” ha dato origine all'Hibiscus moscheutos che ha portato a varietà dai fiori dai colori rosso, rosa, bianco, giallo e arancione.
Come ricorda la Sleiter, tale varietà necessita di parecchia acqua: quindi, o gli si dedica un'aiuola o lo si mette in vaso. Ma che soddisfazione vedere al mattino i suoi grandi fiori aprirsi: "sono spettacolari, elicati ed eleganti nonostante le dimensioni esagerate" come dice la giornalista. La pianta fiorisce fino a settembre, poi d'inverno scompare (meglio proteggere un pò le radici con una buona pacciamatura in paglia) ma poi in primavera riparte alla grande! Dove trovarlo? La più bella collezione si trova a Capoterra (CA), tel. 070-728025.
W i giardini antichi!!

Piante da ritrovare: la BIGNONIA

Inauguro oggi questa nuova rubrica dedicata alle piante che un tempo frequentavano i nostri giardini e che in questi ultimi anni sono andate scomparendo, ma che sono così belle che vale la pena ri-farle conoscere e diffonderle nuovamente nei nostri angoli verdi. In questo, traggo spunto dallo spazio "Natura" di Rossella Sleiter che appare su ogni numero dell'inserto settimanale Il Venerdì del quotidiano la Repubblica.
Oggi parliamo della Bignonia, o Campis radicans, un genere di piante appartenente alla famiglia delle Bignoniaceae. Si tratta di piante vigorose decidue, originarie delle Americhe, che crescono con grande rapidità fino ad oltre 10 metri d'altezza, arrampicandosi grazie ai viticci dotati di ventose. In Italia crescono in tutte le regioni. Il genere Bignonia comprende oltre 450 specie: tra le più note ci sono Bignonia capreolata e Bignonia venusta (fonte wikipedia.it). Ma in questa rubrica parliamo della Campis radicans: per una dettagliata descrizione rimando al sito http://www.giardinaggio.it/giardino/rampicanti/Bignonia/bignonia.asp.
Si tratta di una pianta legnosa che ha la grande capacità di ricprire le facciate degli edifici fino al tetto, ma anche pergolati e recinzioni: uno spettacolo di foglie e di fiori a tromboncino (dal giallo al rosso con sfumature di arancio). Da non dimenticare per bellezza la bignonia ricasoliana Contessa Sara, che è la più tardiva nella fioritura settembrina e che è di colore rosa (e per questo molto elegante). Come suggerisce la giornalista Sleiter, provate a mischiare nel vostro giardino il glicine alla bignonia: un mix incredibile di colori! Si tratta poi di piante che non hanno bisogno di cure particolari (a parte la potatura), e può sopportare alcuni giorni di assenza d'acqua. Dove trovarla? Francesco Vignoli (tel. 0573-479769) ne ha una collezione completa da anni a Santomato (PT) e rifornisce i migliori vivaisti.
W i giardini antichi!!

PAROLE SMARRITE MA DA RILANCIARE

La lingua italiana è qualcosa di formidabile per la sua immensa varietà di termini e di sinonimi: purtroppo, col passare degli anni molti di questi termini entrano in disuso per essere soppiantati da parole nuove che rispecchiano attività e tecnologie recenti. Per questo la giornalista Stefania Parmeggiani ha scritto l'articolo "Parole: il web adotta i nomi da salvare", apparso sul quotidiano la Repubblica del 14 settebre 2011, nel quale riporta un'iniziativa sorta su Facebook per rilanciare termini che si trovano sì nello Zanichelli ma non fanno più parte del linguaggio comune degli italiani. Infatti su Facebook è stato fondato il gruppo "Adotta una parola", che ad oggi conta più di 300 iscritti, la cui fondatrice (Lea Barzani) afferma: "Non abbiamo la pretesa di salvare l'italiano, ma vogliamo dare il nostro piccolo contributo. Quanti sono i termini che incontriamo in un libro e vorremmo fare nostri? Invece di annotarli su un taccuino, proviamo a congelarne l'esistenza su internet e magari a inserirli nelle nostre conversazioni". Ha perfettamente ragione.
Così tra i vari termini smarriti ci sono: arronzata (che significa ramanzina), belluino (feroce), callido (astuto, accorto), clangore (suono squillante), edule (commestibile), strapuntino (seggiolino ribaltabile), baciapile (bacchettone), obnubilamento (annuvolamento, annebbiamento), abbacinare (abbagliare), verùno (nessuno), crasso (rozzo), e tantissimi altri. E il progetto è in costante evoluzione. Ma si trovano tante altre iniziative in merito: online si trova il "dizionario delle parole perdute" (aggiornato in collaborazione con la Libera Università dell'Autobiografia di Anghiari), l'"ufficio resurrezione delle parole smarrite (fondato da Sabrina D'Alessandro, che ha anche scritto "Il libro delle parole altrimenti smarrite", edito da Rizzoli), la stessa casa editrice Zanichelli (http://www.zanichelli.it/) da qualche anno completa il dizionario con un elenco di vocaboli da salvare (nel 2012 saranno 2.953, 150 in più rispetto a quest'anno!), e ancora il sito http://www.paroledesuete.wordpress.com/.
Le trovo iniziative molto significative, per salvaguardare una lingua come la nostra che ha una varietà vastissima di termini ma che nel linguaggio comune si è impoverita a meno di 7.000 termini: recuperare e reintrodurre nel nostro linguaggio di tutti i giorni termini ora in disuso significa ridare importanza alla nostra lingua, significa esserne orgogliosi, significa salvaguardare una parte importante della nostra storia e della nostra cultura. Un'ultima curiosità: il termine in disuso "salapuzio" significa "uomo piccolo di statura e con una grande considerazione di sè"; questo, ahimè, dobrebbe far già parte del nostro linguaggio da molti anni (almeno 17)...

Rinasce il CASTELLO DI POSTIGNANO

Ho trovato questa notizia su uno degli ultimi numeri del mensile "VilleGiardini": tratta della rinascita del borgo del Castello di Postignano.
Facciamo prima un pò di geografia e storia del borgo(fonte wikipedia.it). Postignano è una frazione del Comune di Sellano in Valnerina (Umbria), caratterizzata da un borgo medievale denominato anche “Castello di Postignano”: si tratta di un castello di pendio le cui origini risalgono ai secoli XI-XIII, che domina la valle del Vigi e la strade che dalla Valnerina conducono a Spoleto e Foligno. Fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini. Si tratta di un borgo triangolare, nel cui vertice a monte è situata una torre esagonale, dalla quale si dipartivano le mura perimetrali: l’architetto americano Norman Carver negli anni tra il 1967 e il 1975 lo definì “l’archetipo dei borghi collinari italiani” in un libro pubblicato in America nel 1979 con il titolo "Italian Hilltowns", che ha in copertina proprio una foto di Postignano. Particolarmente degna di nota è la chiesa di S Lorenzo, detta anche della SS. Annunziata, a navata unica e copertura a due spioventi su capriate, con la sua caratteristica facciata dall’andamento curvilineo e irregolare: tutti i preziosi affreschi sono stati sottoposti a recupero, consolidamento e restauro, come anche le porzioni di intonaco originale. Progressivamente spopolatosi negli anni Cinquanta e Sessanta, come la maggior parte degli insediamenti collinari dell’Italia centrale fuori dalle grandi vie di comunicazione, Castello di Postignano fu dichiarato poi di interesse nazionale ed è oggi sottoposto a vincolo paesaggistico e architettonico rispettivamente dalla Regione Umbria e dal Ministero dei Beni Culturali. Il borgo è oggi pressoché interamente restaurato sulla base di un progetto approvato dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Perugia e dalla Provincia di Perugia, per quanto riguarda il rispetto della normativa antisismica. Durante il restauro sono stati scoperti ambienti di cui si era persa la memoria e sono stati ritrovati attrezzi artigianali, oggetti di vita domestica, letture e oggetti sacri, talvolta rinvenuti in nicchie murate. Questa documentazione sarà esposta nelle “Stanze della memoria”, il piccolo Museo in via di allestimento in alcune ex stalle, per testimoniare la storia e la vita del borgo.
In seguito al restauro, in molte dimore sono stati creati appartamenti di tipologie e metrature diverse, alcuni già arredati, mentre negli altri edifici sono state ricavate una ventina di botteghe artigiane per prodotti del posto ed attività della storia e della tradizione del luogo. Tra l'altro, fino al 30 settembre 2011 si terrà nel borgo una mostra fotografica del succitato architetto americano Norman Carver, che ripropone le immagini contenute nel suo libro dedicato ai borghi italiani. Per informazioni sul borgo http://www.castellodipostignao.it.
Ho voluto riportare questo articolo perchè è una testimonianza di come si possa recuperare un borgo antico, di tanti ccome ce ne sono sparsi in giro per l'Italia (soprattutto sulle zone collinari-montuose dell'Italia centro-meridionale), purtroppo ormai disabitati e lasciati al loro crudele destino di abbandono: rappresentano una pagina importante della storia e della cultura italiana, che non possiamo permetterci di perdere. Il recupero del borgo del Castello di Postignano sia quindi di esempio per molte altre amministrazioni comunali e provinciali italiane: non perdiamo la nostra identità recuperando e facendo rivivere questi borghi.

lunedì 5 settembre 2011

GIOCHI PER IMPARARE A SALVARE IL MONDO

Continuo a ribadire quanto sia importante insegnare ai bambini il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente: in questo la scuola dovrebbe fare la sua parte più importante, tramite l'insegnamento dell'educazione civica, materia molto (troppo) spesso bistrattata dal Ministero per l'Istruzione e dalle stesse scuole. Ribadisco quindi ancora una volta l'assoluta importanza di reintrodurre l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado: è a scuola che si formano le persone del domani!
Ora però più di qualcuno ha pensato di creare dei giochi per bambini ( e non solo!!) per insegnare loro giocando il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente, sensibilizzandoli sulla solidarietà, sulla natura, sul patrimonio artistico, sulle culture lontane, ecc...
Visto che il 2011 è l'Anno Internazionale delle Foreste, Greenpeace ha lanciato il progetto "Kids 4 Forests" per far scoprire agli alunni delle scuole elementari tutti i polmoni verdi del nostro pianeta. Così ha creato il gioco "Avventura con Tango", ovvero un orango che ti guida in un viaggio dall'Amazzonia all'Indonesia per insegnare come salvare il clima e la biodiversità: il gioco è acquistabile al costo di € 12 (+€ 8 di spese di spedizione) su http://www.greenpeace.it, viene portato nelle scuole che lo richiedono (tramite richiesta a giocacontango@greenpeace.org) da volontari che organizzano varie attività; poi alla fine ci sarà un concorso in cui ogni classe creerà un racconto o una canzone e chi vince va in tv.
La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha invece creato un gioco per computer che insegna ai bambini i segreti delle specie migratrici di primavera (si trova al sito http://www.springalive.net/it-it/springalive/Giochi) e un gioco dedicato ai segreti delle specie della montagna (si trova al sito http://www.unnuovovolo.it/Ti-sfido-tra-le-montagne).
Il WWF ha scelto una guida al turismo responsabile per i ragazzi con età compresa tra 8 e 14 anni: due personaggi, Berry ed Ele, con le loro esperienze faranno imparare ai ragazzi la protezione dell'ambiente, il rispetto delle persone, l'incontro con gli animali, gli acquisti intelligenti, gli spostamenti senza creare inquinamento, ecc...
Il CVS (Centro di Servizio per il Volontariato) di Napoli ha creato "Volando", una sorta di gioco dell'oca distribuito gratis alle scuole che lo richiedono (inviando richiesta a info@csvnapoli.it).
Mi rivolgo quindi alle scuole, a voi Presidi, a voi insegnanti, a voi alunni: portate questi giochi e queste esperimenti nella vostra scuola. Con un passaparola riusciremo a coprire tutto il territorio nazionale: io ho trovato queste informazioni nell'articolo "Quei giochi per imparare come si salva il mondo" della giornalista Antonella Barina, apparso nel suo spazio Solidarietà dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 20/05/2011, io lo riporto nel mio blog e voi che lo leggete lo portate nella vostra scuola suggerendolo ad altri. La scuola ha in questo una grande responsabilità: formare le persone del futuro, e lo può fare con l'educazione civica integrata con queste nuove forme di apprendimento.

IL DRAMMA DEL DELTA DEL NIGER

Molti di voi avranno sentito parlare in questi anni del Delta del Niger, ovvero la zona del delta del fiume Niger in Nigeria: si tratta di una regione geografica altamente popolata, spesso denominata Oil Rivers perché nella zona vi era una volta una ricca produzione di olio di palma. Quest'area è stata sotto l'Oil Rivers Protectorate britannico dal 1885 fino al 1893, quando fu estesa e divenne il Niger Coast Protectorate. Il Delta del Niger si estende per circa 70.000 chilometri quadrati coprendo il 7,5% del territorio nigeriano: l'area include gli stati di Abia, Akwa Ibom, Bayelsa, Cross River, Delta, Edo, Imo, Ondo e Rivers. Nella zona vivono circa 20 milioni di persone di 40 gruppi etnici diversi e che parlano 250 dialetti: gli Ijaw sono il gruppo etnico di maggiornanza. Le attività di sostentamento principali sono la pesca e l'agricoltura. Quando la Nigeria è diventata uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo, l'area del Delta del Niger ha visto sorgere molti siti per l'estrazione petrolifera: oggi vengono estratti al giorno circa 2 milioni di barili in tutto il Delta del Niger. Dal 1975 la regione copre il 75% dell'esportazione totale del grezzo della Nigeria. La maggior parte del gas naturale prodotto nelle basi per l'estrazione petrolifera viene bruciato immediatamente o introdotto nell'atmosfera per una quantità stimata in circa 2,5 milioni di piedi cubici al giorno. Questa quantità equivale al 40% del consumo totale africano di gas naturale e costituisce la più grande emissione di gas serra del pianeta. La devastazione ambientale associata e la mancanza di una equa distribuzione delle ricchezze prodotte alla popolazione, sono state (e sono ancora...) le cause determinanti il conflitto del delta del Niger, una serie di scontri etno-politici che si protraggono nella regione sin dagli anni '90. In questo contesto, opera anche il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (o anche MEND, dall'acronimo inglese Movement for the Emancipation of the Niger Delta), che è un movimento militante composto da nativi della zona del delta del Niger. Il MEND dichiara di essere impegnato in una lotta armata contro la degradazione e lo sfruttamento dell'ambiente naturale da parte di corporazioni e multinazionali straniere coinvolte nell'estrazione del petrolio dal sottosuolo della regione. L'organizzazione, nata nel contesto del conflitto del Delta del Niger, è coinvolta in molti degli attacchi alle compagnie petrolifere che operano in Nigeria. Il 7 dicembre 2006 il MEND ha rivendicato il rapimento dei tre tecnici italiani e di un libanese (tutti successivamente liberati ed incolumi) avvenuto durante un attacco ad una stazione estrattiva gestita dall'Agip nello stato di Bayelsa. Il 10 novembre 1995, al termine di un processo farsa, fu impiccato dalle autorità nigeriane lo scrittore Ken Saro-Wiwa, campione della lotta degli Ogoni (abitanti della regione), per le sue denunce fatte contro l'inquinamento della zona: lo scrittore aveva affermato "Provo grande rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e alla dignità".
Scrivo questo articolo perchè è notizia di pochi giorni fa la pubblicazione di un rapporto dell'ONU, precisamente dell'UNEP (l'agenzia dell'ONU per l'ambiente), che è frutto di un lavoro durato ben 14 mesi e che è visionabile sul sito http://www.unep.org/newscentre/Default.aspx?DocumentID=2649&ArticleID=8827&l=en. Tale rapporto ha reso ufficiale quello che già da molto tempo si sapeva, ovvero che l'industria petrolifera ha causato nel Delta del Niger una catastrofe ecologica che richiederà, per essere sanata, una somma enorme e almeno 25 anni di tempo! Infatti, l'ecosistema del delta è devastato e la salute della sua popolazione è ad altissimo rischio in quanto la falda acquifera è ormai inquinata anche in profondità dagli idrocarburi, soprattutto benzene, che hanno gravissimi effetti cancerogeni. Ne ha dedicato un articolo il giornalista Pietro Veronese nella sua rubrica "Follow the people" sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 26/08/2011: il titolo di quell'articolo è il riassunto di tutta questa bruttissima storia, ovvero "Ma qualcuno ha già pagato per il dramma del Niger". Certo, hanno pagato la popolazione con la sua salute e l'ecosistema della zona. Chi pagherà? E chi pronuncerà le stesse parole dello scrittore impiccato?

"SETTIMANA ENIGMISTICA": storia culturale italiana!

La Settimana Enigmistica è un diffusissimo periodico enigmistico italiano (che può essere acquistato anche all'estero), a cadenza settimanale: ufficialmente "esce il sabato" come scritto in copertina, in realtà essa è distribuita alcuni giorni prima. Direzione e redazione della rivista hanno sede a Milano presso il Palazzo Vittoria in Piazza Cinque Giornate n° 10 (http://www.aenigmatica.it). Facciamo un po' di storia (fonte wikipedia.it).
La Settimana Enigmistica fu inventata da un nobile di origine sarda: il Cavaliere del Lavoro, Grande Ufficiale, Dottor Professor Ingegnere Avvocato Giorgio Maria Sisini di Sorso (SS), già Conte di Sant'Andrea, e figlio del fondatore del Rotary Club di Sardegna. Il primo numero fu pubblicato in 16 pagine il 23 gennaio 1932 al costo di 50 centesimi di lire: sulla copertina era disegnata l'immagine dell'attrice messicana Lupe Vélez ottenuta sagomando le caselle nere del cruciverba. Ha avuto una sola interruzione alla sua uscita a cadenza settimanale: il numero 694 del 14 luglio 1945 uscì dopo due mesi e mezzo a causa degli eventi bellici della 2° guerra mondiale. Da allora la rivista ha vantato fra i suoi collaboratori i più famosi enigmisti, come ad esempio lo stesso fondatore (che creò enigmi per i lettori sino agli ultimi giorni di vita), Piero Bartegazzi e Giancarlo Brighetti. È dunque storicamente, in un certo senso, un capostipite dei giornali di enigmistica italiana, almeno per quanto riguarda la diffusione di quest'arte presso il grande pubblico. Tant'è vero che una delle didascalie in cima alla prima pagina di copertina, sopra il titolo, recita che la Settimana Enigmistica "è il settimanale che vanta innumerevoli tentativi di imitazione". Per certi versi questo periodico rappresenta una vera e propria "icona" storica dell'enigmistica italiana. Numerosi altri periodici sono infatti sorti sulla scia della sua popolarità. Una caratteristica che tuttavia rende unica la Settimana Enigmistica è quella di non accettare pubblicità al suo interno e di usarla solo in alcuni periodi per la propria diffusione. Il 22 novembre 2008 ha toccato il traguardo dei 4000 numeri pubblicati e, per festeggiarlo, i cinque numeri precedenti hanno ospitato un concorso dedicato all'Italia.
Dedico questo post alla Settimana Enigmistica perchè ho trovato un bel articolo su la Repubblica delle Donne (inserto del sabato del quotidiano la Repubblica, nel numero di poche settimane fa) nella rubrica di Giacomo Papi “Cose che non vanno più di moda”, articolo intitolato “La Settimana Enigmistica: è un rifugio dalle intemperie della cronaca, il vero giornale dei conservatori italiani”. L'articolo inizia così: “Quando sono stanco di macellai norvegesi e imbecilli padani, quando Scilipoti non mi fa più sorridere, quando non capisco come la mia vita possa dipendere dal default USA o dai bund tedeschi, quando la cronaca mi appare dolorosamente ridicola e la storia un fiume insensato di tragedie e idiozie, vado a comprare la Settimana Enigmistica, me la rigiro tra le mani e mi tranquillizzo come se mi facessi di ansiolitici. E finalmente comprendo le ragioni politiche della maggioranza silenziosa.... Perchè questa è la regola della Settimana Enigmistica, il suo enigma nascosto: nulla deve mai cambiare... La Settimana Enigmistica è un fossile che il tempo non può cambiare e la sua impermeabilità alla storia è la ragione del suo successo. Per questo agisce come ansiolitico. È un antidoto ai tempi che corrono, un rifugio dalle intemperie della cronaca, una sospensione della storia. Per questo è il vero giornale dei conservatori italiani. Esprime il cuore del conservatorismo: la storia umana è insensata e pericolosa, il progresso non esiste, è meglio trovare un nascondiglio per sé e per ciò che si possiede”.
Al di là del connubio tra la rivista di enigmistica e l'attuale situazione politica italiana (che trovo anche esatto), penso che la Settimana Enigmistica sia il giornale non solo dei conservatori ma anche dei laburisti e riformatori! La Settimana Enigmistica è la rivista di tutti, che segna una pagina culturale importante del nostro paese. E lo dovrebbe essere ancor di più in questi ultimi anni, da quando siamo stati sommersi da decine e decine di riviste di solo gossip!! Ben venga la Settimana Enigmistica (che non è fuori moda, anzi!!!), e comunque anche le altre riviste di enigmistica (che sono pure tante): serve (e servono) anche a tenere allenato il cervello, visto che è rischio di arrugginire proprio per l'attuale situazione politico-culturale italiana... Se volete ribattere al giornalista Papi scrivetegli a nondimoda@repubblica.it

domenica 4 settembre 2011

L'IMPORTANZA DEL "BUONGIORNO"

Un interessante articolo di Ilvo Diamanti, apparso sul quotidiano la Repubblica, di martedì 5 luglio 2011 (nello spazio R2Cult), mi ha colpito profondamente: si intitola "L'importanza del Buongiorno", così bello che dovrebbe diventare una lettura per le scuole (di ogno ordine e grado)! A proposito, il termine "buongiorno" fa parte del "Sillabario dei tempi tristi", recentemente scritto dallo stesso Ilvo Diamanti e pubblicato da Feltrinelli.
L'articolo del giornalista inizia così: "Da sempre ho l'abitudine di salutare, sempre, quando incontro qualcuno. L'ho appresa da bambino. Frutto di un'educazione tradizionale, si direbbe oggi. L'ho mantenuta fino ad oggi. Così, nei miei percorsi quotidiani saluto tutte le persone che incrocio... Quando incontro qualcuno, da solo, mi è difficile fingere di non vederlo. Distorgliere lo sguardo. Ma poi perchè? Allora saluto con un cenno, con un buongiorno". Potrebbe essere la descrizione di mè stesso!!!
Perchè la gente fa così fatica a salutare? Cosa c'è di tanto male nel salutare qualcuno. E non costa nessuna fatica. Come dice il giornalista, salutare chi si incontra serve a stabilire una relazione, un legame, niente di vincolante: la persona con cui si scambia un saluto non è più un "altro" ma è un "prossimo", un prossimo che non ti è più lontano solo fisicamente ma anche da un punto di vista emotivo e cognitivo. La persona che saluti diventa qualcuno che riconosci, anche se non lo conosci. Come dice Diamanti "Qualcuno che, a sua volta, ti riconosce, per reciprocità. Un quasi prossimo. Un non estraneo. Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio". Come ha scitto Luigi Zoia, il prossimo è morto da tempo, perchè è stato sostituito da surrogati elettronici che offrono mediazioni mediatiche infinite (come le definisce lo stesso Diamanti), che promuovono rapporti indiretti e impersonali, apatici invece cche empatici. L'era di internet, dei cellulari e di Facebook ha purtroppo fatto isolare le persone dietro un congegno elettronico che ha fatto loro dimenticare che prima di tutto siamo persone che provano dei sentimenti, del rispetto, della gratitudine verso i propri simili.
Non capisco questa difficoltà nel salutare chi si incontra per strada, negli uffici, alla posta, nel negozio: io mi sento quasi emozionato nel salutare chi incontro e ancor di più emozionato quando incontro qualcuno (pochi) che mi salutano per primi. Ti cambia la giornata, l'umore, sai di non essere solo in questa vita frenetica: è una questione di buona educazione, ma soprattutto per instaurare con chi incontri un legame che un domani potrà esserti di aiuto in un momento di difficoltà. Siamo persone, che possiamo aver bisogno di chiunque, un domani. Urge in questa deriva della società un maggior potere della scuola nell'insegnamento della tanto agognata educazione civica: è a scuola che si formano le persone del domani, e bisogna quindi mettere la scuola in condizione di poter intervenire su questa "deriva democratica" (in cui si inserisce anche la mancanza di educazione).

UN GIARDINO CI SALVERA'...

E' il titolo di un interessante articolo apparso sul quotidiano la Repubblica di sabato 4 giugno 2011, nello spazio R2Cult, a cura di Valerio Magrelli. Secondo il giornalista un giardino (forse) ci salverà, ed io sono pienamente d'accordo con lui. Lo testimonia il ritorno della passione alla natura, che non è solo una moda ma svela un bisogno umano crescente nella società contemporanea: persone che cercano isolamento, silenzio e bellezza e lo fanno rifugiandosi nella botanica, o comunque nel giardinaggio in generale.
Lo testimoniano le decine di manuali e libri sui fiorni e i numerosissimi film e festival incentrati sulla natura. Tre film sono usciti recentemente che hanno in comune la natura come rifugio ai problemi della vita: "Another year" (che ricostruisce un anno di vita di un gruppo di amici londinesi che curano un appezzamento di terreno), "Rabbit Hole" (in cui la protagonista, Nicole Kidman, in lutto per la perdita del figlio si rifugia nell'accudimento del suo giardino) e "The garden" (che racconta la storia di una comunità californiana che vuol difendere ad ogni costo i suoi giardini dalle ruspe).
Come dice il giornalista, "Riallacciandosi a un atteggiamento che attraversa altre epoche per culminare nel Romanticismo, si fa sempre più urgente il desiderio di un ritorno al verde come terapia: lì si cerca una nuova armonia, in contrapposizione a ritmi di vita avvertiti in tutta la loro meccanica, alienante ripetitività".
E i libri? Beh, si possono citare "Il terrazzino dei gerani timidi" di Anna Marchesini, "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh, "L'elogio delle erbacce" di Richard Mabey, "Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini" di Serena Dandini o "Il giardino in movimento" di Gilles Clément. Per non parlare dei manuali, quanti sono!
E i festival? Il "Festival dei giardini" di Monza, la "Festa delle rose" di Castel Giuliano (Roma), "Orticola" di Milano, e tanti altri. E naturalmente su internet si trovano siti a non finire sul giardinaggio.
Ma come spiegare un interesse tanto ampio e profondo? Riporto testualmente alcune parti dell'articolo del giornalista Magrelli. "Forse possiamo ricordare che il termine paradiso è del tutto equivalente a quello di giardino, prato, orto, e significa molto semplicemente recinto. Ciò vuol dire, come osservò Eugenio Battisti, che l'elemento più importante di un simile ambiente, al chiuso o all'aperto che sia, risiederà nell'escludere gli intrusi. Il primo requisito di un giardino risulta pertanto essere l'isolamento, tratto che gli permette di assumere il carisma dell'Eden originario. Nasce da qui il mito dell'hortus conclusus (per usare un'espressione mutuata dalla cultura medievale) ossia uno spazio circoscritto in cui dedicarsi alle piante come a un esercizio per la cura di sè... Ad ogni modo, una volta separato dal resto del mondo, il giardiniere non ha certo concluso il suo compito. Il passo successivo consisterà nel prendersi cura di alcune creature scelte nell'infinita varietà del mondo vegetale. Individuarle, assortirle, accudirle: ecco le tre fasi di un percorso che prende l'aspetto di una vera e propria iniziazione. E qui arriviamo al cuore di questa attività: la compresenza di un lavoro al contempo spirituale e manuale. Nulla di meglio, insomma, per ricostruire il senso della nostra identità, drammaticamente minacciata da una vita meccanica, omologante, ripetitiva". Condivido pienamente quanto detto dal giornalista.
Ho scritto questo articolo perchè anch'io, da tempi non sospetti, sono un grande appassionato di giardinaggio: ho 35 anni e lo pratico da... 25 anni!!! Eh, quanto sono serviti gli insegnamenti della nonna paterna (la cara nonna Nori)... Il giardino, e la natura in genere, sono vita: fare giardinaggio mi rilassa mentalmente, e anche se c'è la stanchezza fisica dopo una giornata di giardinaggio c'è la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono per te e per la natura. E poi, vuoi mettere la soddisfazione di stare all'aria parte, di stare al sole, di bagnarsi con l'acqua dello spruzzo d'irrigazione, di sporcarsi le mani di terra, di vedere una pianta crescere-fiorire-dare frutti, è indescrivibile. Provare per credere!