Questo è stato il tragico responso delle elezioni politiche italiane del 13-14 aprile 2008: il partito dei Verdi è stato letteralmente cancellato dal Parlamento italiano, visto che
Il ministro dei Verdi Paolo Cento ricalca quanto detto dal giornalista Valentini: “Il problema è essere diventati un partito verticista e il rimedio è tornare al federalismo territoriale spostando il baricentro delle decisioni dal vertice alla periferia. Per le alleanze faremo di necessità virtù sperimentandole a livello globale”. Tuttavia, dobbiamo rendere merito a Verdi di aver cambiato alcune cose in questi anni in Italia: è certamente merito loro se sotto il Governo Prodi hanno trovato spazio la tutela del territorio (vedi il “Codice del Paesaggio e dei Beni Culturali”), la lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico e, soprattutto, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (in primis il solare termico e il fotovoltaico). Ha certamente ragione Valentini quando dice che “non si sarebbe diffusa tanto in questi vent’anni una coscienza ambientale in Italia senza l’apporto dei Verdi, senza il loro radicalismo originario. Non sarà più facile né tantomeno più efficace la difesa dell’ambiente con la loro uscita dal Parlamento. Nelle amministrazioni locali, nelle città e nelle regioni, potranno continuare a svolgere un ruolo tanto più incisivo se metteranno a frutto la severa lezione di questo responso elettorale, rifugendo dalle tentazioni o dai rigurgiti del massimalismo”.
Da dove ripartire, allora? Ripartire dagli ambientalisti veri, e lo dico con franchezza visto che sono Segretario di un circolo aderente a Legambiente: Monica Frassoni (copresidente del gruppo europeo dei Verdi) dice che per rifondare il movimento bisogna convocare gli Stati generali dell’ecologia per aprirsi agli ambientalisti che non hanno partecipato direttamente alla storia dei Verdi. Gente nuova quindi, togliendo ogni dubbio. Il giornalista Valentini punta anche lui su questa cosa: a parte l’impegno futuro dei Verdi (ancora da verificare) col PD, resta sul campo il presidio delle associazioni ambientaliste tra le quali Legambiente, Greenpeace, Italia Nostra, WWF, FAI, MareVivo, i cui iscritti sono numerosissimi (addirittura numericamente superiori a coloro che alle ultime politiche hanno votato i Verdi) che con il loro costante lavoro stanno mantenendo vivo il pensiero ecologista in Italia. Siamo noi ambientalisti, iscritti a queste associazioni, che dobbiamo porre le basi per un “patto per l’ambiente”, è l’unione dei nostri singoli impegni che sta sostenendo e conducendo varie battaglie per la difesa del territorio, per la tutela dell’ambiente, contro varie forme di inquinamento. Più saremo, meglio sarà per il nostro paese.
“MI SENTO COME UNA SPUGNA IN UN POZZO PIENO DI CONOSCENZA, IN ATTESA DI ASSORBIRNE IL PIU' POSSIBILE”. Lo scrisse nel suo diario Valerio Daniel De Simoni, ragazzo australiano ambientalista, militante di Greenpeace, fotografo, filmaker e gran viaggiatore, morto nel 2011 a 24 anni in Malawi in un incidente stradale mentre stava raccogliendo fondi a favore di due villaggi africani e mentre stava diffondendo il suo messaggio ambientalista.
questo tuo post scema nel tuo paradosso in cui critichi i verdi perchè non trasversali e troppo estremisti(forse non li conosci abbastanza...), salvo poi auspicare che entrino nel pd(seguendo esattamente quel che dicono i dirigenti piddini). ho finito di leggerlo li perchè non aveva alcun senso continuare.
RispondiEliminai verdi possono al massimo fare coalizione col pd, mai starci dentro(hanno 2 visioni diverse dlel economia e dell ecologia). i verdi sono partito dappertutto, in italia vanno ricostruiti. la trasversalità va ritrovata però i verdi sono sempre stati piu' vicini alla sinistra che non alla destra, per ragioni programmatiche delle 2 fazioni. i verdi devono tornare ad essere una federazione autonoma e movimentista, con portavoci e coordinatori, non segretari e poltorne varie, su questo concordo.
i verdi sono la migliore occasione ambientalista, e possono diventare l avanguardia del progressismo del terzo millennio. bisogna solo rimboccarsi le maniche, e magari in futuro anche persone come te potrebbero votarli.
Caro "rigitans",
RispondiEliminasiamo assolutamente d'accordo che le politiche ambientaliste del PD e dei VERDI sono diametralmente opposte, ed io personalmente sono molto più d'accordo con quelle di questi ultimi..., questo sia chiaro!
Tuttavia, sono sempre stato del parere che i Verdi non dovevano essere un partito (come non lo dovrebbero essere tutti quelli che si basano su un tema specifico e non su tematiche generali, come quelli a sostegno delle persone diversamnte abili, quelli contro l'aborto, ecc...). I VERDI non potranno mai governare da soli un Paese (Italia compresa), in quanto la loro vocazione è specifica (ambiente, territorio) e non generalista in senso politico (economia, pensioni, istruzione, lavoro, sicurezza, ecc...).
Per questo sostengo che sarebbe stato utile che i VERDI diventassero una corrente di un grande partito riformista di sinistra, quale potrebbe essere il PD: hai ragione quando dici che PD e VERDI sull'ambiente sono contrapposti. Purtroppo non è ancora arrivato il momento che PD e VERDI si uniscano (magari anche in coalizione, come successo con l'IdV): il problema è del PD che, oltre alla ritardata nascita (doveva vedere la luce ben prima del 2008), sta ancora proponendo un "ambientalismo di destra".