Ho già avuto occasione di ribadirlo in miei precedenti post: qualcosa si è inceppato sul clima europeo. Molto probabilmente è un’altra conseguenza del cambiamento climatico in corso nel pianeta: da alcuni anni a questa parte si è interrotto sul nostro continente il normale flusso oceanico con direttrice ovest-est (ovvero quello che di solito portava le perturbazioni dritte sul Mediterraneo e sull’Italia). Ora quel flusso si è interrotto e sull’Europa da alcuni anni prevalgono gli scambi meridiani, ovvero masse d’aria da nord verso sud e viceversa, responsabili di ondate di gelo più intense sull’est europeo (vedi quella recente in Grecia), di ondate di caldo feroci in risalita dal Nord Africa (ben 3 la scorsa estate sull’Italia) nonché siccità prolungate nel Mediterraneo.
Ecco, proprio in questo week-end 02-03 marzo 2008 l’ennesima eccezionale situazione meteorologica ha portato due eventi estremi: un nuovo ciclone extra-tropicale sull’Europa centrale ed una straordinaria ondata di caldo in Valpadana innescata dal vento di foehn.
Cominciamo dal ciclone. I cicloni extra-tropicali sono sempre transitati sull’Europa centro-settentrionale: quello che preoccupa è però la loro attuale frequenza, visto che fino a poco tempo fa ne transitava uno ogni 4-5 anni mentre ultimamente ne transita più di uno a stagione!! Ed ecco qua l’ennesimo ciclone (l’ultimo è di qualche settimana fa…): si tratta del ciclone “Emma”, transitato sull’Europa centrale causando ben 14 morti (
Parliamo ora del caldo eccezionale in Valpadana. Le correnti settentrionali (innescate proprio dal ciclone “Emma”), sbattendo da nord sulla catena alpina, hanno innescato un forte vento di foehn su tutta
Si tratta di eventi meteo che si stanno verificando con una frequenza disarmante. I cicloni extra-tropicali si alternano sull’Europa ormai a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro (non c’è quasi il tempo di riparare i danni causati da un ciclone che già arriva quello successivo); gli eventi di foehn (con conseguenti incredibili ondate di caldo) stanno investendo con forza sempre maggiore
“MI SENTO COME UNA SPUGNA IN UN POZZO PIENO DI CONOSCENZA, IN ATTESA DI ASSORBIRNE IL PIU' POSSIBILE”. Lo scrisse nel suo diario Valerio Daniel De Simoni, ragazzo australiano ambientalista, militante di Greenpeace, fotografo, filmaker e gran viaggiatore, morto nel 2011 a 24 anni in Malawi in un incidente stradale mentre stava raccogliendo fondi a favore di due villaggi africani e mentre stava diffondendo il suo messaggio ambientalista.
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