È uscito per Einaudi il libro intitolato “La pazienza del giardiniere – Storie di ordinari disordini e variopinte strategie” di Paolo Pejrone (198 pagine al costo di € 16), al quale ha dedicato un articolo anche Paolo Mauri sul quotidiano la Repubblica del 3 novembre scorso. Un libro molto interessante, nel quale lo scrittore invita il lettore a riprendere un contatto con la natura, un contatto che negli anni è venuto sempre meno.
Pejrone dice che il bravo giardiniere non ha fretta, non sparge veleni, predilige i concimi naturali, sperimenta, sbaglia, si incaponisce e, alla fine, vince la partita. Che senso ha far arrivare i prati verdi fin sulla riva del mare? E perché ostinarsi a volere un prato all’inglese, quando da noi il prato è diverso, fiorito, misto anche di malerbe? E se d’estate il prato un po’ si secca, il giardiniere non si affanna troppo: innaffiare va bene, ma senza esagerare. Alle prime piogge il secco andrà via e sarà un ristoro per gli occhi. E, infatti, Pejrone nel suo libro afferma che con la natura bisogna allearsi e non cercare di dominarla brutalmente sfruttando le tecnologie.
Il libro è in parte dedicato a brevi ma particolari descrizioni di alcuni tipi di piante ed anche su alcuni meravigliosi ed importanti giardini, e in parte dedicato alla distinzione di verde privato e verde pubblico. Se il privato può fare ciò che vuole del proprio giardino (anche se ci sarebbe comunque qualcosa da dire su parecchi giardini privati…), diverso è il discorso per il verde pubblico: e su quest’ultimo punto lo scrittore esprime tutto il suo dolore e la sua malinconia per come viene trattato il verde pubblico. Basta pensare alle rotonde stradali, che appena vengono inaugurate sono al loro interno piene zeppe di ogni tipo di pianta e col passare del tempo lasciate in balia del degrado! Ha perfettamente ragione quando dice che qui il Pubblico fallisce: certi sindaci confondono gli alberi con i pali.
Sono dello stesso avviso di Pejrone: io personalmente più volte ho fatto segnalazioni ad alcuni sindaci della zona dove abito (bassa pianura Veronese) per denunciare lo stato in cui versava il verde pubblico in generale o alcune porzioni di esso: aiuole invase da erbacce alte fino ad un metro (nascondendo le stesse piante delle aiuole!) che venivano tolte ogni 6 mesi (!), l’erba lungo le strade tagliata se tutto va bene una volta l’anno, foglie autunnali depositate per terra e raccolte solo quando si sono formati veri e propri mucchi, piante all’interno delle stesse aiuole che non c’entrano niente tra loro. In un paesino della mia zona, posto ai piedi dei Monti Berici (dunque con vegetazione a bosco tipica della bassa collina), è stata realizzata una rotatoria stradale al cui interno sono state piantate esclusivamente palme e piante del sud Italia: inguardabile!!! È come se in una rotatoria di una provincia siciliana fossero piantate robinie, abeti o pioppi!!! Sinceramente, preferisco anch’io le piante della aree geografiche italiane meridionali, ma è giusto conservare la vegetazione tipica del luogo! Potrei farvi altri esempio della mia zona: le rive del fiume Fratta (che costeggia il mio paese, Bevilacqua) diventate una foresta impenetrabile di piante, proprio all’ingresso della città; o ancora, una riserva naturalistica a pochi passi da casa mia lasciata ormai al suo degrado, tra l’altro piena di rifiuti; o semplicemente penso alle famose aree verdi che vengono ricavate nelle nuove lottizzazioni residenziali e produttive (perché imposto per legge, altrimenti…) che diventano dei veri e propri campi ingoiati dalle erbacce e privi di piante. Davvero desolante: pensare che dovrebbero essere punti di ritrovo per le persone…
Non capisco pertanto come mai questo benedetto verde pubblico sia così maltrattato: più sindaci mi hanno risposto che succede per la mancanza di fondi, poi magari scopri certe spese pubbliche talmente inutili che fanno rabbrividire. Un verde pubblico curato è comunque sempre un bel biglietto da visita per coloro che entrano in città: provate ad andare in un qualsiasi paesino svizzero, non troverete mai l’erba alta lungo le strade!!! Questione di cultura, purtroppo… Condivido pienamente quanto commenta Pejrone: “Così va l’Italia verde, piena di buone intenzioni e ignorante fino a toccare il fondo”. Poche parole ma che descrivono alla perfezione questo lato ambiguo del nostro paese. Se tutti avessero un po’ di cultura naturalistica…
Pejrone dice che il bravo giardiniere non ha fretta, non sparge veleni, predilige i concimi naturali, sperimenta, sbaglia, si incaponisce e, alla fine, vince la partita. Che senso ha far arrivare i prati verdi fin sulla riva del mare? E perché ostinarsi a volere un prato all’inglese, quando da noi il prato è diverso, fiorito, misto anche di malerbe? E se d’estate il prato un po’ si secca, il giardiniere non si affanna troppo: innaffiare va bene, ma senza esagerare. Alle prime piogge il secco andrà via e sarà un ristoro per gli occhi. E, infatti, Pejrone nel suo libro afferma che con la natura bisogna allearsi e non cercare di dominarla brutalmente sfruttando le tecnologie.
Il libro è in parte dedicato a brevi ma particolari descrizioni di alcuni tipi di piante ed anche su alcuni meravigliosi ed importanti giardini, e in parte dedicato alla distinzione di verde privato e verde pubblico. Se il privato può fare ciò che vuole del proprio giardino (anche se ci sarebbe comunque qualcosa da dire su parecchi giardini privati…), diverso è il discorso per il verde pubblico: e su quest’ultimo punto lo scrittore esprime tutto il suo dolore e la sua malinconia per come viene trattato il verde pubblico. Basta pensare alle rotonde stradali, che appena vengono inaugurate sono al loro interno piene zeppe di ogni tipo di pianta e col passare del tempo lasciate in balia del degrado! Ha perfettamente ragione quando dice che qui il Pubblico fallisce: certi sindaci confondono gli alberi con i pali.
Sono dello stesso avviso di Pejrone: io personalmente più volte ho fatto segnalazioni ad alcuni sindaci della zona dove abito (bassa pianura Veronese) per denunciare lo stato in cui versava il verde pubblico in generale o alcune porzioni di esso: aiuole invase da erbacce alte fino ad un metro (nascondendo le stesse piante delle aiuole!) che venivano tolte ogni 6 mesi (!), l’erba lungo le strade tagliata se tutto va bene una volta l’anno, foglie autunnali depositate per terra e raccolte solo quando si sono formati veri e propri mucchi, piante all’interno delle stesse aiuole che non c’entrano niente tra loro. In un paesino della mia zona, posto ai piedi dei Monti Berici (dunque con vegetazione a bosco tipica della bassa collina), è stata realizzata una rotatoria stradale al cui interno sono state piantate esclusivamente palme e piante del sud Italia: inguardabile!!! È come se in una rotatoria di una provincia siciliana fossero piantate robinie, abeti o pioppi!!! Sinceramente, preferisco anch’io le piante della aree geografiche italiane meridionali, ma è giusto conservare la vegetazione tipica del luogo! Potrei farvi altri esempio della mia zona: le rive del fiume Fratta (che costeggia il mio paese, Bevilacqua) diventate una foresta impenetrabile di piante, proprio all’ingresso della città; o ancora, una riserva naturalistica a pochi passi da casa mia lasciata ormai al suo degrado, tra l’altro piena di rifiuti; o semplicemente penso alle famose aree verdi che vengono ricavate nelle nuove lottizzazioni residenziali e produttive (perché imposto per legge, altrimenti…) che diventano dei veri e propri campi ingoiati dalle erbacce e privi di piante. Davvero desolante: pensare che dovrebbero essere punti di ritrovo per le persone…
Non capisco pertanto come mai questo benedetto verde pubblico sia così maltrattato: più sindaci mi hanno risposto che succede per la mancanza di fondi, poi magari scopri certe spese pubbliche talmente inutili che fanno rabbrividire. Un verde pubblico curato è comunque sempre un bel biglietto da visita per coloro che entrano in città: provate ad andare in un qualsiasi paesino svizzero, non troverete mai l’erba alta lungo le strade!!! Questione di cultura, purtroppo… Condivido pienamente quanto commenta Pejrone: “Così va l’Italia verde, piena di buone intenzioni e ignorante fino a toccare il fondo”. Poche parole ma che descrivono alla perfezione questo lato ambiguo del nostro paese. Se tutti avessero un po’ di cultura naturalistica…
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