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venerdì 24 ottobre 2014
Il bravo Roberto Saviano (giornalista, scrittore e saggista italiano, http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Saviano e http://www.robertosaviano.it/) cura sul settimanale L'Espresso una rubrica chiamata L'antitaliano, e quella del 2 ottobre 2014 si intitolava “Se permettete parliamo di Congo”, che potete leggere al link http://www.doppiozero.com/materiali/why-africa/se-permettete-parliamo-di-congo.
L'articolo è dedicato a “Congo”, il libro che David Van Reybrouck (edito da Feltrinelli, 688 pagine, costo € 25) ha scritto su questo grande Paese africano: per conoscere meglio questo Paese, fatto di immense bellezze naturali e di enormi ricchezze minerarie, ma luogo nel corso dei secoli anche di eventi drammatici come genocidi, guerre etniche, schiavitù, povertà, inquinamenti disastrosi, Ebola..., soprattutto negli ultimi decenni.
Una parte di storia che, ahimè, difficilmente si studia a scuola e sinceramente non capisco il motivo per cui le scuole italiane non approfondiscano la storia contemporanea, così utile a capire molte delle cose che tuttora interessano e sconvolgono il nostro Pianeta.
Mi unisco quindi all'appello di Saviano per leggere questo grande libro.
sabato 18 gennaio 2014
Convinciamo i ragazzi a non lasciare la scuola
E' questo l'appello lanciato da Roberto Saviano sul settimanale di informazione L'Espresso del 19 dicembre 2013. Saviano cita il Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencie, programma ideato dall’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a cui partecipano 26 paesi nel mondo. In Italia PIAAC è promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che ha incaricato l’ISFOL, Istituto per lo Sviluppo della Formazione professionale dei Lavoratori, di realizzare l’indagine e gli studi a esso collegati): si tratta di un'indagine che indaga la capacità di literacy, numeracy e problem solving su un campione selezionato di adulti tra i 16 e i 65 anni in 24 Paesi aderenti al programma. Ebbene, l'Italia è risultata all'ultimo posto per literacy, al penultimo posto per numeracy e non ha consegnato i dati per problem solving!!! Il problema relativo all'istruzione è davvero grave: e non bisogna sottovalutare i dati sulla dispersione scolastica resi noti dall'Istat nel 2013, ovvero che il 18,2% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato la scuola prima di conseguire il diploma (la media europea è del 13,5%).
Ha ragione Saviano quando dice che l'Italia sconta una colpevole mancanza di investimenti nell'istruzione pubblica che mirino ad avvicinare il mondo della scuola alle famiglie e a ridurre la distanza tra gli studenti e l'ambiente educativo. Inoltre, secondo il Rapporto Almadiploma 2013, ben il 44% dei diplomati dichiara che, se tornasse indietro, frequenterebbe una scuola diversa! Qui scontiamo una carenza sostanziale nelle capacità di orinetamento scolastico a danno degli studenti della scuola media inferiore. Nel suo articolo Saviano cita il Progetto Dedalus, che ha coinvolto 251 studenti della terza media di classi a rischio dispersione della provincia di Biella e 73 studenti svizzeri del Cantone dei Grigioni: tali studenti hanno partecipato ad un programma basato sullo storytelling il cui scopo era, attraverso il racconto, contrastare l'allontanamento dalla scuola per orientare i ragazzi in età scolare. Raccontando di sé, dei propri sogni e delle proprie ambizioni, si è arrivati a risultati interessanti, molto migliori dei soliti test attitudinali proposti nelle scuole, perchè questi mettono in luce i punti deboli dei ragazzi ma non valorizzano i loro punti di forza, in un momento della loro vita in cui hanno bisogno di rafforzare certezze anziché esaltare le loro lacune. Lo scopo del progetto è dunque quello di dare a questi ragazzi un motivo per restare a scuola, che non sia solo un vago senso del dovere, ma far capire loro che la passione può sostituire il vuoto di diritti, che è solo un'illusione sentirsi liberi per aver abbandonato la scuola. La libertà di oggi potrebbe essere la schiavitù di domani.
È quindi assolutamente importante cari ragazzi restare a scuola, completare il corso scolastico: la scuola e l'insegnamento sono la base per la Vostra vita. In questo però il Ministero dell'Istruzione dovrebbe fare di più. Il Progetto Dedalus è stata una bella iniziativa, ma unica purtroppo. Si dovrebbero quindi trovare fondi (e si devono trovare!) per estenderlo ad altre aree del Paese. Come dice Saviano, sarebbe fondamentale per ricostruire il nostro Paese dalle macerie.
Ha ragione Saviano quando dice che l'Italia sconta una colpevole mancanza di investimenti nell'istruzione pubblica che mirino ad avvicinare il mondo della scuola alle famiglie e a ridurre la distanza tra gli studenti e l'ambiente educativo. Inoltre, secondo il Rapporto Almadiploma 2013, ben il 44% dei diplomati dichiara che, se tornasse indietro, frequenterebbe una scuola diversa! Qui scontiamo una carenza sostanziale nelle capacità di orinetamento scolastico a danno degli studenti della scuola media inferiore. Nel suo articolo Saviano cita il Progetto Dedalus, che ha coinvolto 251 studenti della terza media di classi a rischio dispersione della provincia di Biella e 73 studenti svizzeri del Cantone dei Grigioni: tali studenti hanno partecipato ad un programma basato sullo storytelling il cui scopo era, attraverso il racconto, contrastare l'allontanamento dalla scuola per orientare i ragazzi in età scolare. Raccontando di sé, dei propri sogni e delle proprie ambizioni, si è arrivati a risultati interessanti, molto migliori dei soliti test attitudinali proposti nelle scuole, perchè questi mettono in luce i punti deboli dei ragazzi ma non valorizzano i loro punti di forza, in un momento della loro vita in cui hanno bisogno di rafforzare certezze anziché esaltare le loro lacune. Lo scopo del progetto è dunque quello di dare a questi ragazzi un motivo per restare a scuola, che non sia solo un vago senso del dovere, ma far capire loro che la passione può sostituire il vuoto di diritti, che è solo un'illusione sentirsi liberi per aver abbandonato la scuola. La libertà di oggi potrebbe essere la schiavitù di domani.
È quindi assolutamente importante cari ragazzi restare a scuola, completare il corso scolastico: la scuola e l'insegnamento sono la base per la Vostra vita. In questo però il Ministero dell'Istruzione dovrebbe fare di più. Il Progetto Dedalus è stata una bella iniziativa, ma unica purtroppo. Si dovrebbero quindi trovare fondi (e si devono trovare!) per estenderlo ad altre aree del Paese. Come dice Saviano, sarebbe fondamentale per ricostruire il nostro Paese dalle macerie.
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Etichette: abbandono scolastico, dispersione scolastica, istruzione, PIAAC, Progetto Dedalus, Roberto Saviano, scuola
giovedì 31 ottobre 2013
ITALIA: se siamo ultimi anche a livello culturale...
Prendo spunto da un bel articolo di Roberto Saviano (http://www.robertosaviano.it/), intitolato “Ignoranti e perdenti”, pubblicato sul settimanale L'Espresso del 31 ottobre 2013. L'articolo fa riferimento ai dati pubblicati lo scorso 8 ottobre dall'ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della FOrmazione professionale dei Lavoratori, http://www.isfol.it/) relativi ad un'indagine curata dall'OCSE e chiamata PIAAC (Programme for the International Assessment of Adult Competencies): tale indagine è stata condotta in 24 paesi del pianeta che hanno aderito all'iniziativa ed è stata effettuata su un campione di adulti in età di lavoro, tra i 16 e i 65 anni, tutto questo per testare literacy (capacità di lettura e di comprensione di testi scritti), numeracy (competenze logico-matematiche) e le capacità di problem solving (attitudine ad analizzare, affrontare e risolvere positivamente situazioni problematiche). Quali sono stati i risultati?
L'Italia risulta all'ultimo posto della classifica per literacy, al penultimo posto per numeracy mentre (sempre il nostro Paese) non ha consegnato i dati sul problem solving!!!
La colpa di ciò non è (e non può) essere solamente della scuola: come dice Saviano, una cattiva scuola non è necessariamente colpevole di alto tasso di analfabetismo, ma la mancata attitudine a leggere libri e a tenersi informati sì. In questo hanno molte colpe le politiche che il nostro Paese ha intrapreso nel campo dell'Istruzione nel corso dei decenni, che ci hanno portato alla disarmante attuale situazione. Dice Saviano, giustamente: “Una società che non comprende ciò che legge e che non sa utilizzare le proprie conoscenze matematiche per interpretare i numeri riportati sui giornali o che sente in televisione, è una società schiava di chi la governa. Non è in grado di valutarne il lavoro, non è in grado di valutare le competenze dei singoli membri, nemmeno di quelli territorialmente più vicini, penso agli amministratori locali. Una società i cui membri sono vittime di quello che viene comunemente chiamato 'analfabetismo di ritorno', ovvero l'incapacità di stare al passo con le rivoluzioni tecnologiche che investono la vita di ogni giorno e il mondo del lavoro, è una società che in larga parte non sa trovare percorsi alternativi a quelli già segnati".
Sono d'accordo sul come se ne esce proposto da Saviano: puntando sull'Istruzione ed arginando la dispersione scolastica, soprattutto al Sud Italia; inoltre, la letteratura deve entrare in quegli spazi che oggi la gente frequenta per informarsi, ovvero la TV e il web. E poi certo, la scuola in questo deve puntare ancora di più, sempre se il Governo non le tagli ulteriormente i fondi...
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Etichette: cultura, ISFOL, istruzione, PIAAC, Roberto Saviano, scuola
mercoledì 2 ottobre 2013
L'avvelenamento della TERRA DEI FUOCHI
Pochi giorni fa ho dedicato un post alla frase del cardinale di Napoli Sepe (“No la comunione a chi inquina”), riferita a coloro che da anni stanno inquinando la zona a nord di Napoli bruciando illegalmente rifiuti tossici. Questa zona è stata denominata la “Terra dei fuochi” (http://www.laterradeifuochi.it/) e ne ha dedicato un articolo Roberto Saviano sul settimanale L'Espresso del 3 ottobre 2013 (quello di questa settimana).
Lo scrittore nel suo articolo fa due elenchi: uno dei molti bambini ammalatisi e morti di tumore per l'inquinamento gravissimo dell'area, l'altro delle numerose inchieste giudiziarie che riguardano lo smaltimento dei rifiuti tossici in Italia (di cui la maggior parte in Campania). In mezzo a tutto questo si fronteggiano persone che lavorano per sensibilizzare le altre a questo gravissimo problema e che tentano di risolvere questo problema arginando in qualche modo i danni irreversibili causati da questa TRAGEDIA, ad altre che invece irresponsabilmente se ne disinteressano, assieme ad organizzazioni criminali senza scrupoli in nome del Dio Denaro che prima si sono arricchite con lo smaltimento illecito e che ora lo fanno col sistema delle bonifiche (che poi bonifiche non sono...). E qui non dimentichiamo la classe politica, locale e nazionale, rimasta inerme di fronte a questa TRAGEDIA (come ricorda Saviano, basterebbe citare la frase del ministro della Salute -!- Beatrice Lorenzin secondo cui la maggiore incidenza di tumori in Campania sarebbe dovuta a stili di vita scorretti...).
C'è un passaggio dell'articolo di Saviano che voglio riportare integralmente perché spiega al meglio la cancrena che c'è nel nostro Paese: “Dietro questi due elenchi (quelli che ho citato prima, ndr) ci sono tutte le contraddizioni di un paese che è sempre sull'orlo di una crisi di governo. Un paese in cui i politici non abbracciano più le giuste cause nemmeno per opportunismo elettorale. Dietro questi due elenchi c'è un Paese che mente. Che mente su tutto. Sul benessere dei propri cittadini. Sullo stato della crisi. Dietro questi due elenchi ci sono i sacrifici e il sangue di persone che non hanno scelta. Dietro questi due elenchi c'è l'opportunismo, il cinismo e l'incapacità di gestione di altre persone”. Sono tremendamente d'accordo.
E qui mi ricollego ad un altro articolo che Roberto Saviano ha scritto sempre per il settimanale L'Espresso, nel numero del 20 giugno 2013, intitolato “Guardi Taranto e capisci l'Italia”. E non solo per la politica che ha sperimentato sulla città in questi decenni il terribile binomio lavoro-salute senza prendere decisioni, con ripercussioni ambientali disastrose; ma per molte altre cose della città come la devastazione amministrativa degli anni '90, il fallimento delle partecipazioni statali, l'esplosione del sistema politico, la mattanza della mafia, Giancarlo Cito che negli anni '90 divenne sindaco grazie all'uso spregiudicato della sua emittente televisiva, le ciminiere sorte in centro città, l'urbanizzazione senza senso, ecc... Come scrive Saviano a conclusione del suo articolo, “Non capire Taranto significa non capire il proprio Paese”. Questa è stata, ed è, la grave colpa della politica italiana: non aver capito il nostro Paese, o aver fatto finta di non averlo capito (il che è ancora più grave).
scritto da
Unknown
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7:47 AM
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Etichette: inquinamento, politica, rifiuti tossici, Roberto Saviano, smaltimento illecito rifiuti, Taranto, Terra dei Fuochi
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