mercoledì 7 maggio 2008

BIRMANIA: le colpe del potere sul disastro del ciclone…

Si aggrava di ora in ora il bilancio del devastante ciclone “Nargis” che tra il 2 ed il 3 maggio ha investito la Birmania: il ciclone, proveniente dal Golfo del Bengala, ha raggiunto la “categoria 3” (su una scala in cui la forza massima è 5) con venti a 190 km/h e raffiche fino a 230 km/h, e nell’impattare contro la costa sud-orientale del paese ha causato un’ecatombe, tanto che al momento il bilancio è di ben 22.000 morti ed almeno 40.000 dispersi. Si teme che il bilancio, purtroppo, salga ancora vertiginosamente e alcune stime parlano di 100.000 morti: si tratta della tragedia meteorologica più grave che abbia colpito l’Asia dal 1991 (quando un altrettanto devastante ciclone causò 143.000 morti in Bangladesh). Intere città sono state devastate, sono prive di elettricità e sono allagate, tra cui l’ex capitale Rangoon; la città da Bangalay è quasi scomparsa, particolarmente devastato è il delta del fiume Irrawaddy (una delle più importanti zone al mondo per la produzione di riso). nell'immagine satellitare "Nargis" è quello sulla sinistra.
Al di là delle cronache che ci arrivano tramite giornali e TV, è il momento ora (senza ombra di dubbio) degli aiuti umanitari, ma anche di valutare se tale tragedia poteva, almeno in parte, essere evitata. Certo, il ciclone ha investito zone poverissime (tra le più povere al mondo), ma dobbiamo anche ammettere che, seppur forte, non ha raggiunto la forza massima: i suoi venti sono stati comunque molto forti, anche se molti danni l’ha causata l’onda di marea (sollevata da tali venti) che ha spazzato l’entroterra (una specie di tsunami). Nel valutare la situazione, dobbiamo rilevare che la giunta al potere nel paese ha buona parte della responsabilità in questa tragedia umanitaria: ricordiamo che dal 1988 la Birmania è guidata da una giunta militare, lo SLORC (Consiglio di Restaurazione della Legge e dell’Ordine di Stato) prima e l’SPDC (Consiglio per lo Sviluppo e la Pace del Paese) dopo, in pratica una dittatura durissima con pochi eguali nel mondo in fatto di discriminazioni, violenze e soprusi verso la popolazione.

Già qualcosa lo avevamo intuito in occasione del violentissimo tsunami del 2005, che aveva colpito (oltre che tutto il Sud-Est Asiatico) anche la Birmania e del quale tuttora non conosciamo l’impatto sul paese in quanto la giunta militare non ha mai reso noto il numero delle vittime e l’entità dei danni: il paese è praticamente isolato da decenni dal resto del mondo. Ora ne abbiamo avuto la conferma: i soldati e la polizia si sono fatti vedere immediatamente lo scorso anno (in settembre) quando c’erano state le proteste dei monaci (per sopprimerli), mentre sono praticamente introvabili in questi giorni in cui c’è il forte bisogno di loro. Gli unici ad organizzare i soccorsi oggi sono proprio i monaci e i loro monasteri sono le uniche sedi di protezione civile. Ricordiamo che la Birmania è dotata di ben 400.000 soldati, che purtroppo non si vedono in quanto costretti ad obbedire alla giunta militare che di democrazia non ne vuole sentire parlare.
Non è democrazia quando la giunta militare al potere non avvisa la popolazione di mettersi al riparo dal ciclone in arrivo, visto che le previsioni meteorologiche lo avevano annunciato da più giorni (sia per intensità che per la direzione); non è democrazia quando la giunta militare al potere per tre giorni dopo il disastro minimizza l’entità dei danni (parlando solo di alcune decine di morti); non è democrazia quando la giunta militare al potere lancia un appello alla solidarietà internazionale dopo giorni che è successo il disastro (se lo avesse fatto immediatamente dopo il passaggio del ciclone avrebbe probabilmente impedito al numero delle vittime di lievitare); non è democrazia quando la giunta militare al potere riduce ai minimi termini le organizzazioni umanitarie, rendendole quindi insufficienti in caso di tragedie come questa (soprattutto in un paese soggetto a tali fenomeni); non è democrazia quando la giunta militare al potere lo scorso mese di agosto non ha fatto uscire dal pese le immagini orribili delle popolazioni devastate dalle alluvioni causate dai monsoni che, al contempo, avevano colpito anche India e Bangladesh (e di questi paesi sì che avevamo le immagini e sono stati aiutati); non è neanche democrazia quando la giunta militare al potere costringe il 90% della popolazione a vivere con meno di un dollaro al giorno, mentre gli esponenti della giunta stessa non si privano di alcunché; non è semplicemente democrazia quando un paese è guidato da una giunta militare.
La giunta militare in questi giorni ha ben altro a cui pensare, per sfortuna della popolazione: sabato 10 maggio si terrà infatti il referendum (che naturalmente sarà una truffa), presentato dalla giunta come uno dei “sette passi verso la democrazia”, per sancire una Costituzione che consentirà all’esercito di rimanere al potere e di falsare i risultati delle prossime elezioni (l’esito del referendum, naturalmente, sarà scontato…). Il referendum è uno specchietto delle addome che la giunta vuole utilizzare come “arma democratica” per rispondere positivamente (!) alle condanne internazionali arrivate dopo la repressione dei monaci dello scorso mese di settembre. Sapete cosa titolava ieri in prima pagina il quotidiano ufficiale del potere Myanma Ahlin? “Mancano pochi giorni al referendum e il popolo attende con impazienza di andare a votare”: davvero incredibile!!
Spesso in questi giorni ho pensato al presidente USA George W. Bush e a tutti i suoi sostenitori, soprattutto a quelli esterni (anche italiani): perché nessuno (o, almeno, molto pochi) si chiede come mai Bush abbia invaso l’Iraq (per liberarlo dalla dittatura…) e non l’ha ancora fatto per la Birmania (o per altre dittature sparse per il mondo)? Se la gente se lo chiedesse capirebbe in un attimo, e allora probabilmente gente come Bush in futuro non diventerebbe mai più presidente di una nazione…

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La Birmania non bombardo'Israele come fece Saddam. La Birmania non fece l'attentato dell'11 settembre... La Birmania e' vicino alla Cina per cui non ha senso il suo discorso e tra l'altro Bush e' stato il primo a mandare aiuti.
Come mai proprio la Birmania? Non le viene in mente che nei piani di Dio c'e' qualcosa per liberarci dai nemici?
Pensi alle 10 piaghe che mando' all'Egitto per liberare il Suo popolo. Chi e' che appoggia i terroristi? Non sono forse i comunisti?

marco montagna ha detto...

Caro Anonimo,
non mi stupisce tanto la sua risposta (Le do del Lei visto che l'ha dato a me). La sua risposta è tipica dei sostenitori di Bush (e dei governi di centro-destra in generale): basta tirare fuori la parola magica (comunisti) e si risponde a tutto, no? Comunque, chi ci ha detto che i terroristi erano iracheni? Mi sembra nessuno. Allora Bush avrebbe dovuto invadere tutti i paesi del Medio Oriente per essere certo di uccidere gli attentatori delle Torri Gemelle, non solo l'Iraq... Il discorso non quadra, non crede? E poi, scusi, è stato lo stesso Bush ad affermare di aver invaso l'Iraq per liberarlo da una dittatura che nascondeva armi di distruzione di massa (mai trovate, per altro). I conti non tornano: ecco perchè mi domando perchè allora non liberare dalla dittatura anche la Birmania, probabilmente perchè nutre poco interesse... Poi, mi scusi (e concludo), ma quando sento invocare Dio per liberarci dai nemici, beh allora significa che siamo (siete) proprio alla frutta caro mio!