mercoledì 17 dicembre 2014

L'analfabetismo finanziario dilaga...

Ne ha scritto un bel articolo Daniela Condorelli sul settimanale L'Espresso del 18 dicembre 2014: c'è un analfabetismo finanziario dilagante nel nostro Paese. Secondo il World Competitiveness Index, l'Italia è al 44° posto nel mondo per diffusione di educazione finanziaria (e ultima tra i Paesi del G8). Secondo Doxa, inoltre, il 50% dei giovani tra i 18 e i 29 anni non sa cosa sia un'obbligazione, il 42% associa la Borsa ad una scommessa e ben l'80% non sa orientarsi nel risparmio gestito!! Ha ragione Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia, quando sostiene che l'educazione finanziaria consente ai cittadini di essere meno vulnerabili alle congiunture economiche sfavorevoli e guardare al futuro con maggiore fiducia. Ci manca l'ABC della finanza e dell'economia: tra l'altro, siamo europei e la maggior parte non sa cos'è la BCE, quali sono i suoi compiti, cos'è la Troika, cos'è il FMI, cos'è lo spred, il Pil, il deficit/Pil, il debito pubblico, ecc... Ma ora sono sempre di più gli italiani che frequentano corsi e seminari per imparare quello che non avevano saputo finora: quindi imparare a pianificare le spese, fare un bilancio preventivo, identificare le proprie esigenze e riflettere su come spendono e gestiscono il budget. E in tempi di crisi economica prolungata, è assolutamente importante. E così ecco i corsi della Banca d'Italia (https://www.bancaditalia.it/), di Banca Etica (http://www.bancaetica.it/), del Laboratorio di Educazione Finanziaria (https://it-it.facebook.com/pages/Laboratorio-di-Educazione-Finanziaria/342368505795709), di Economiascuola (http://www.economiascuola.it/), di Consumerclassroom (http://www.consumerclassroom.eu/it/) nonché il Museo del Risparmio di Torino (http://www.museodelrisparmio.it/). Consiglierei infine al Ministero dell'Istruzione di introdurre economia e finanza come materia scolastica nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, almeno le cose basilari della vita quotidiana e reale di un Paese.

martedì 16 dicembre 2014

GINOSA, la sorella di Matera

Ginosa  è un comune italiano di 22.850 abitanti della provincia di Taranto in Puglia. Essa si erge sul primo gradino delle falde meridionali della Murgia tarantina a 240 m s.l.m. già facente parte della Comunità Montana della Murgia Tarantina. "Genusium, posta al centro tra Taranto e Metaponto, capitale della Magna Grecia è famosa anche per aver dato asilo a Pitagora, aveva mura e templii agli idoli innalzati e quello a cui rendea speciale culto era il dio Giano" (Sesto Giulio Frontino, De coloniis, III cap.) Per ulteriori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Ginosa
Ha parlato di Ginosa Tomaso Montanari nel suo articolo “Ginosa, la sorella di Matera che ora sogna un futuro sostenibile” pubblicato dal quotidiano la Repubblica il 15 dicembre 2014, che potete leggere al link http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerArticolo.php?storyId=548ea5ba64d8e. Ginosa nel 2013 è stata purtroppo colpita da una grave alluvione in cui hanno perso la vita 4 persone, causando una frana che ha tagliato in due il magnifico centro storico: centro storico che ora è deserto, in attesa di essere sistemato. A giugno scorso gli abitanti (ginosini) avevano chiesto al Governo lo sblocco dei 9 milioni di euro che erano stati stanziati: ma ad oggi non è arrivato ancora nulla. Come dice il giornalista, sono molte le similitudini con la storia dei Sassi di Matera: ecco perché, come i Sassi, anche Ginosa potrebbe ritornare a vivere, con un serio progetto culturale e non in un centro per soli prodotti culturali... Sono pienamente d'accordo: intanto diffondiamo l'appello perché vengano sbloccati al più presto i finanziamenti statali necessari e promessi.

Il CALENDARIO DI AUGUSTO in mostra a Roma

Il calendario giuliano è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome), nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C. Esso fu da allora il calendario ufficiale di Roma e dei suoi dominii; successivamente il suo uso si estese a tutti i Paesi d'Europa e d'America, man mano che venivano cristianizzati. Rispetto all'anno astronomico, ha accumulato un piccolo ritardo ogni anno fino ad arrivare a circa 10 giorni nel XVI secolo. Per questo nel 1582 è stato sostituito dal calendario gregoriano per decreto di papa Gregorio XIII; diverse nazioni tuttavia hanno continuato ad utilizzare il calendario giuliano ben oltre tale data, adeguandosi poi in tempi diversi tra il XVIII e il XX secolo. Per ulteriori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_giuliano
Ebbene, a Roma è stata allestita presso Palazzo Massimo la mostra “Rivoluzione Augusto. L'imperatore che riscrisse il tempo e la città”, che sarà aperta dal 17 dicembre 2014 al 2 giugno 2016 (per informazioni http://www.electaweb.it). Alla mostra saranno visibili anche i Fasti Prenestini (il più importante calendario mai scoperto, http://it.wikipedia.org/wiki/Fasti_Prenestini) e i Fasti Antiates Maiores (unico calendario precedente all'imperatore Cesare arrivato fino a noi, http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_romano). Vi sarà anche una hyper-biografia che presenterà in modo interattivo le storie di tutti i membri della famiglia dell'imperatore Augusto.

Il negozio di vestiario per i senzatetto

L'iniziativa è nata a Città del Capo (Sudafrica) e consiste in un vero e proprio negozio a cielo aperto nel quale di vende vestiario, solo per i senzatetto: abiti, scarpe, ecc...appesi ovunque lungo le strade, diciamo un pop up shop (uno spazio particolare che apre solo per un breve periodo). Lo hanno chiamato Street Store che si sposta per la città: il vestiario deriva da donazioni di altra gente e raccolto da volontari, che poi viene distribuito ai senzatetto. L'iniziativa ha già cominciato ad espandersi in tutto il mondo: ad oggi sono 120 gli Street Store sparsi per il pianeta. L'idea è venuta all'agenzia M&C Saatchi Abel, i cui esponenti affermano che l'idea è quella di trattare i clochard con la stessa dignità di chi si può permettere di acquistare degli abiti. Per informazioni collegarsi al sito http://thestreetstore.org/. Davvero una gran bella iniziativa: speriamo si possa diffondere anche nelle grandi città italiane.

Ma quanto bella è la YUCCA!

Yucca è un genere di piante facente parte della famiglia delle Agavaceae, originario delle regioni a clima tropicale secco, come Messico,California e Caraibi. Comprende più di 30 specie di alberi e arbusti che in natura raggiungono anche i 15–20 m di altezza ma negli ambienti domestici non superano i 2 m; hanno il fustorobusto, cilindrico, spesso a portamento arboreo, poco ramificato, che porta folti ciuffi di foglie lineari, persistenti, dure e generalmente spinose all'apice; i fiori sono generalmente piccoli, raramente grandi, di colore bianco o crema, sono penduli e solitamente riuniti in grandi pannocchie terminali. Per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Yucca
Ha parlato di Yucca Rossella Sleiter nella sua rubrica Natura all'interno dell'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 12 dicembre 2014. E ha fatto bene a parlarne, perché si tratta di una pianta meravigliosa: ne ho un bel esemplare anch'io in giardino e non può che dare soddisfazioni. Facile da coltivare (anche per talea), amante del sole e resistente al gelo (anche se non a quello esagerato, ma posso confermare che nel mio giardino ha sopportato anche temperature di -10°C e neve!), pochissima manutenzione (solo ogni tanto qualche foglia secca da tagliare nella parte bassa) e fiori che sono uno spettacolo: un alto ramo con una cascata di piccoli tulipani a testa in giù color bianco crema. Peccato che la yucca abbia avuto il suo momento di gloria solo tra la fine dell'Ottocento e gli anni Trenta del Novecento (si vede spesso nei giardini d'epoca) e poi sia andata in disuso... Ve la consiglio: piantatela nel vostro giardino, non vi deluderà!

venerdì 12 dicembre 2014

La Giunta Centrale per gli Studi Storici compie 80 anni

La Giunta Centrale per gli Studi Storici, con sede a Roma, è nata nel 1934 in sostituzione dell'Istituto Storico Italiano che era stato creato nel 1883 con il compito di coordinare le attività delle diverse deputazioni esistenti. Che cosa sono le deputazioni? Le Deputazioni di storia patria sono vari istituti a carattere locale, sostenuti dallo stato, sorti nelle regioni italiane nel XIX secolo, in massima parte dopo l'annessione del relativo territorio al Regno d'Italia. Il loro compito principale è quello di promuovere studi storici relativi ai territori degli stati italiani preunitari e di pubblicare opere storiche e periodici (http://it.wikipedia.org/wiki/Deputazioni_di_storia_patria). Oggi la Giunta Centrale per gli Studi Storici cura l'edizione della Bibliografia Storica Nazionale (che costituisce un censimento annuale della produzione storiografica pubblicata in Italia, anche in lingua straniera), rappresenta l’Italia nel Comité International des Sciences Historiques curando la partecipazione italiana ai congressi internazionali organizzati con cadenza quinquennale dallo stesso Cish, promuove eventi scientifici che hanno come oggetto l’internazionalizzazione della ricerca storica, realizza direttamente iniziative di promozione e sostegno della cultura storica, svolge attività di consulenza con il Ministero dell'Istruzione sui programmi di insegnamento della storia e su altre materie poste alla sua attenzione dalle istituzioni pubbliche, collabora all'attività delle Società e Deputazioni di storia patria, e mantiene rapporti di scambio con gli Istituti culturali stranieri residenti in Roma. Per approfondimenti http://www.giuntastoricanazionale.it/
Ebbene la Giunta compie quest'anno 80 anni: in occasione della ricorrenza organizza il 16 e 17 dicembre 2014 il convegno “L'organizzazione della ricerca storica in Italia”, che si terrà a Roma presso l'Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario (http://www.icpal.beniculturali.it/). Durante il convegno si parlerà della figura dello storico, della ricerca storica abbinata all'editoria, delle politiche della ricerca, del lavoro storico legato al CNR ed altri temi correlati.

Anche le GONDOLE avranno la targa

La gondola è un'imbarcazione tipica della laguna di Venezia. Per le sue caratteristiche di manovrabilità e velocità è stata, fino all'avvento dei mezzi motorizzati, l'imbarcazione veneziana più adatta al trasporto di persone in una città come Venezia, le cui vie acquee sono sempre state quelle più usate per i trasporti. La gondola è composta da 280 diversi pezzi, fabbricati con 8 essenze di legname. La sua costruzione richiede solitamente più di un anno. Un tempo veniva costruita e ricoverata in rimessaggio in piccoli cantieri detti squèri come ad esempio lo squero di San Trovaso. Lunga all'incirca 11 metri e di caratteristica forma asimmetrica, con il lato sinistro più largo del destro, può essere condotta da uno a quattro rematori chevogano alla veneta, cioè in piedi e rivolti verso la prua, e con un solo remo (distinguendosi così dalla voga alla valesana). Per ulteriori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Gondola e http://www.gondolavenezia.it/home.asp
Ebbene, da qualche giorno ogni gondola è dotata di una targa in modo da essere sempre identificabile: una targhetta di metallo con numero bianco su sfondo nero. Ognuna delle 433 gondole esistenti sarà individuabile, così come i 433 gondolieri e i loro 160 sostituti. Ciò si è reso necessario in seguito al caos che ormai regna soprattutto nel Canal Grande di Venezia, soprattutto per il traffico e per il moto ondoso, che più di una volta hanno causato degli incidenti (anche mortali, come quello dello scorso anno). Già da un po' di tempo, tra l'altro, è stata resa obbligatoria l'esposizione delle tariffe per il viaggio in gondola, in merito alla trasparenza. 
Un altro passo in avanti verso la legalità nella splendida città lagunare che tutto il mondo ci invidia.

Nebbie dimezzate in VALPADANA: qual'è la causa?

Chi, come me, abita in Valpadana si sarà sicuramente accorto del calo drastico della nebbia durante gli ultimi inverni padani: sono ormai un lontano ricordo le lunghe settimane con i cosiddetti “nebbioni”. Ma qual'è stata la causa? Ne ha fatto un'attenta analisi Aldo Meschiari in un suo articolo pubblicato pochi giorni fa sul sito http://www.meteogiornale.it. Intanto i dati scientifici: secondo uno studio del CNR, le nebbie in Valpadana sono diminuite di quasi il 50% negli ultimi 20-30 anni. Non ci sono sicurezze in merito, ma varie probabili concause, ovvero:
  • la notevole diminuzione negli ultimi anni del particolato inquinante (anidride solforosa, ammoniaca ed ossidi di azoto) in Valpadana: questo particolato funge da fondamentale nucleo di condensazione per le goccioline di vapore acqueo e per la conseguente creazione della nebbia. In questo hanno influito sia il passaggio dal carbone e gasolio al gas naturale (ed altri fonti rinnovabili) per i nostri impianti di riscaldamento, sia le politiche intraprese dalle Amministrazioni per la misurazione e mitigazione degli inquinanti in seguito al fatto che la Valpadana (anche per la sua conformazione geografica, chiusa su tre lati da alte montagne) è una delle zone con l'aria più inquinata d'Europa, con difficile ricambio naturale d'aria;
  • l'aumento costante delle temperature, dovuto non tanto al Global Warming (certo, anche da questo: temperature più alte ostacolano la condensazione del vapore acqueo), quanto piuttosto alle configurazioni bariche dominanti: negli anni '90 predominava spesso durante l'inverno mediterraneo l'Anticiclone delle Azzorre, con poca ventilazione e tempo stabile che favoriva il formarsi delle nebbie, mentre negli anni 2000 l'inverno mediterraneo è stato spesso frequentato da basse pressioni, quindi con ventilazione sostenuta e maltempo, acerrimi nemici della nebbia;
  • l'uso dei terreni: sono sempre meno i terreni agricoli esistenti, trasformati in aree cementificate che hanno creato potenti isole di calore nelle città, nonché calo dei terreni umidi (come le marcite).
La causa non è quindi solo il Global Warming, come si potrebbe pensare d'impeto, ma è di natura antropologica. In poche parole: l'UOMO!

mercoledì 10 dicembre 2014

Rifiuti: dove butto i piccoli elettrodomestici?

Secondo una ricerca effettuata da Ecodom (il principale Consorzio italiano per il recupero e riciclaggio degli elettrodomestici, http://www.ecodom.it/it-it/), assieme ad Adiconsum, sulla raccolta differenziata delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (le cosiddette Raee, http://it.wikipedia.org/wiki/Rifiuti_di_apparecchiature_elettriche_ed_elettroniche), il 70% degli italiani sa cosa sono i Raee e ben il 90% sa che questi rifiuti non si gettano nei cassonetti della raccolta differenziata: il 74% porta infatti i grandi elettrodomestici alla vicina isola ecologica mentre il 26% chiama l'azienda municipalizzata per il ritiro a domicilio (240.000 tonnellate di rifiuti di questo tipo raccolte nel 2014, contro le 80.000 del 2008). Ma ahimè per quanto riguarda i piccoli elettrodomestici (tostapane, rasoi elettrici, asprirapolvere, calcolatrici, ecc...) questi finiscono ancora nel secco indifferenziato... Ma emerge anche dalla ricerca che quasi l'80% dice di non avere in merito un'informazione adeguata: infatti, solo il 60% sa che dal 2010 è in vigore una norma che obbliga i rivenditori a ritirare il vecchio apparecchio quando se ne compra uno di nuovo (il cosiddetto “1 contro 1”), mentre addirittura il 79% non è a conoscenza del fatto che dal 12 aprile 2014 una norma prevede che i grandi negozi (ovvero quelli con superficie superiore a mq 400) sono obbligati a ritirare gratuitamente gli elettrodomestici fino a 25 cm di dimensioni, anche se non ne viene acquistato un altro (il cosiddetto “1 contro 0”). Diffondere maggiormente questo messaggio servirà ad incentivare la raccolta appunto dei piccoli elettrodomestici, purtroppo ancora molto scarsa.

Parco del Gran Paradiso nella GREEN LIST di IUCN

La IUCN (International Union for Conservation of Nature, ovvero l'Unione Mondiale per la Conversazione della Natura, http://www.iucn.it/) è la più antica ed autorevole organizzazione per la protezione ambientale mondiale, che periodicamente promuove la Red List (http://www.iucnredlist.org/), ovvero la lista delle specie a rischio estinzione, ove spesso finisce anche il nostro Paese... Ora però ha varato la Green List (http://www.iucnredlist.org/), ovvero la lista delle migliori aree protette del mondo. Al momento queste sono 24, e vi figura anche l'Italia ma solo con un parco: per adesso la Iucn ha chiesto solo a dieci nazioni di presentare delle candidature e l'Italia ne ha presentate due, ovvero il Parco Nazionale del Gran Paradiso e la Riserva Naturale di Torre Guaceto (BR), che erano le uniche due aree che avevano pronti i dati necessari per dimostrare di avere raggiunto i necessari livelli di efficacia ed equità. È entrato nella lista solo il Parco Nazionale del Gran Paradiso (tra Valle d'Aosta e Piemonte, il più antico parco naturale nazionale, http://www.pngp.it/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_del_Gran_Paradiso). La Riserva Naturale di Torre Guaceto (lungo la costa adriatica brindisina, http://www.riservaditorreguaceto.it/) è stata esclusa invece per cause tutte italiane...: infatti il nostro Paese è l'unico al mondo che permette nelle riserve marine solo l'assunzione di personale “a progetto”, quindi chi sorveglia queste aree è un precario. Se pensiamo alla ricchezza naturalista italiana, non dovrebbe neppure succedere una cosa del genere... Speriamo che ciò smuovi le coscienze in alto...

Il giardino diventa letterario

Rossella Sleiter nella sua rubrica “Natura” pubblicata sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 5 novembre 2014 ha provato ad immaginare: se mettessimo tutte assieme le piante citate dai poeti nel corso dei secoli? Beh, non basterebbe un parco. Per questo ha fatto una selezione di quelle citate nel Novecento. Giovanni Pascoli: “O Valentino, vestito di nuovo come le brocche dei biancospini...” e "Rosa di macchia, che dall'irta rama...”. Gabriele D'Annunzio: “Laudato sia l'ulivo nel mattino!”. Eugenio Montale: “Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccante agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni”. Dino Campana: “Sono sfiorite le rose, i petali caduti, perché io non potevo dimenticare le rose, le cercavamo assieme, abbiamo trovato le rose, erano le sue rose erano le mie rose, questo viaggio chiamavamo amore”. Sandro Penna: “Dormi fra le tue immense foglie, purpureo fiore sconosciuto”. Dylan Thomas: il suo albero del bosco di latte è il Milkwood Tree, che è una Sapotacea (della stessa famiglia dell'argan), che cresce in Africa, secolare, sempreverde, contorto e solitario. Natura e letteratura, un connubio incredibile: vi consiglio il link http://bim.comune.imola.bo.it/content.php?current=10309 .

martedì 2 dicembre 2014

Sassuolo: ecco l'ospedale delle opere d'arte

A Sassuolo (Modena) esiste il bellissimo Palazzo Ducale, recentemente restaurato, residenza estiva dei duchi di Modena, fatto costruire dal duca Francesco I d'Este su disegno di Bartolomeo Avanzini nel 1634, sul sito del castello dei Pio: al fasto della facciata corrisponde negli interni una ricchissima pittura murale, composta da trompe l'oeil e fregi in tipico stile barocco, opera in gran parte dell'artista francese Jean Boulanger (si vedano le spettacolari Sala della Fortuna, Camera dell'Amore, Camera delle Virtù estensi, Camera del Genio, oltre alla Galleria e al Salone delle Guardie, affrescato quest’ultimo dai celebri Angelo M. Colonna e Agostino Mitelli). Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Sassuolo. Ebbene, al piano terra del Palazzo è stato creato una sorta di ospedale delle opere d'arte della zona che sono state danneggiate dal terremoto del 2012: si tratta di 1.797 opere d'arte provenienti da circa 90 siti  locali (chiese, musei, rocche, palazzi, di cui la zona è ricchissima), tra le quali vi sono dipinti, affreschi, arredi sacri, crocefissi, sculture, antichi orologi delle torri civiche, organi e reperti archeologici. Apprendo la notizia da un articolo di Claudio Visani pubblicato sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 28 novembre 2014. Le opere iniziali sono state seguite da 9 restauratori della Sovrintendenza ed una ventina di allievi dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro di Roma (Icr, http://www.icr.beniculturali.it/) e dell'Opificio delle pietre dure di Firenze (OPD, http://www.opificiodellepietredure.it/), mentre ora ci sono sei restauratori a tempo pieno. Finora sono 25 le opere restaurate o in fase avanzata di restauro, 1.033 quelle messe in sicurezza e 737 ancora da visionare. 
Si tratta di un'esperienza pilota diventata modello per tutta l'Italia che permetterà di di recuperare molti dei tesori artistici danneggiati sparsi per il nostro Paese. Lo spero con tutto il cuore.

giovedì 27 novembre 2014

Nasce il PARCO ETOLOGICO del Mezzogiorno

Il termine etologia indica la moderna disciplina scientifica che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale (per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Etologia). Ebbene, entro l'anno nascerà a Pratola Serra, in provincia di Avellino, il primo Parco etologico regionale dell'Italia centro-meridionale: è stato costruito con fondi europei e al suo interno sorge anche la Fattoria sociale “Iscla delle donne” della Campania (http://www.pratolaserra.gov.it/iniziative-sociali/fattoria-sociale-qisca-delle-donneq). Come ha detto Salvatore Esposito, presidente del consorzio Mediterraneo Sociale, intervistato da Alessandro De Pascale per la rivista “La nuova ecologia” (intervista pubblicata sul numero di novembre 2014 della rivista), non si tratta del solito canile ma di un parco immaginato per organizzare degli spazi e funzioni, con tre funzioni. La prima sarà quella di creare un'impresa no-profit che consentirà a tanti Comuni di risolvere il problema del randagismo. La seconda sarà quella di impiegare nelle attività migranti, minori, disabili, tossicodipendenti e detenuti che si prenderanno cura degli animali: invece di curarsi in un centro di riabilitazione diventeranno cittadini attivi e si riabiliteranno in mezzo alla natura. La terza è di tipo ambientale in quanto si trova in una fattoria sociale realizzata con materiali riciclabili ed energeticamente autonoma grazie all'impianto fotovoltaico. La stessa Fattoria sociale svolgerà attività di coltivazione ed allevamento in pieno campo e al coperto, favorendo la produzione di prodotti tipici e promuovendo la filiera corta: una sorta di agricoltura multifunzionale che anche qui impiegherà le fasce deboli della popolazione. Si tratta di una nuova “economia civile territoriale”, che richiede però figure professionali adeguate: per questo motivo è nato all'Università del Sannio di Benevento (http://www.unisannio.it/) il primo master italiano di secondo livello in “Manager di imprese agro-sociali e di reti territoriali”. 
Si tratta senza dubbio di un'ottima opportunità per il Mezzogiorno per rilanciare l'occupazione, soprattutto fra i giovani: ce n'è davvero tanto bisogno...

Nasce la LIBRERIA ONLINE per ragazzi

La storica Libreria dei ragazzi di Milano, fondata nel 1972 da Roberto Denti e Gianna Vitali (per informazioni http://www.lalibreriadeiragazzi.it/home) ha lanciato la prima libreria online per bambini in Italia, che diventerà una vera e propria community dove potranno interagire e comunicare tra loro lettori, genitori, librai, bibliotecari ed insegnanti. Nella libreria online c'è un catalogo di ben 25.000 titoli, ma non solo: anche sintesi, schede ragionate e consigli. Una bella iniziativa per invogliare sempre di più i bambini alla lettura, arma fondamentale contro l'ignoranza!

mercoledì 26 novembre 2014

Scoperta un'ORCHIDEA SOTTERRANEA!

Apprendo dal sito http://www.repubblica.it che è stata recentemente scoperta in alcune località dell'Australia sud-orientale una rara orchidea la cui particolarità è che vive nel sottosuolo ed è priva di foglie e di radici! L'orchidea sotterranea orientale (chiamata Rhizanthella slateri) ha fiori violacei che si aprono nel sottosuolo durante la primavera australe (ovvero tra settembre e novembre) ed  è una delle pochissime piante al mondo che non usa la fotosintesi. Come ha spiegato Greg Steenbeeke, funzionario per le specie minacciate del Dipartimento dell'Ambiente australiano, questa orchidea per nutrirsi non ricava energia dal sole ma dipende invece da miceti in sostituzione del sistema di radici. 
Ebbene, alcuni esemplari dell'orchidea sono stati già spediti in Olanda per effettuare i test genetici per determinare se si tratta di una specie unica: la sequenza del codice genetico della pianta aiuterà i botanici a compararla ad altre piante che non dipendono dalla fotosintesi e a comprendere come si siano evolute e diffuse nel mondo. La sequenza genetica, una volta eseguita, sarà inclusa in una banca dati globale, chiamata Genbank (http://en.wikipedia.org/wiki/GenBank), cui potranno aggiungersi altre orchidee sotterranee, per mappare le variazioni fra le singole piante. Come spiega lo stesso Steenbeeke, le differenze genetiche di queste piante potranno essere necessarie per la loro sopravvivenza man mano che il pianeta si surriscalda.

VALPADANA zona più inquinata d'Europa

Si è tenuto recentemente all'Università Bocconi di Milano il convegno "I costi dell'inquinamento atmosferico: un problema dimenticato", durante il quale sono stati esposti degli studi che confermano quanto si pensa da tempo: ovvero che la Valpadana è l'area più inquinata d'Europa, assieme alla zona più industrializzata della Polonia. Ciò è dovuto sia (e soprattutto) a cause antropiche (la forte urbanizzazione, l'enorme traffico stradale e l'industrializzazione) sia in parte a cause naturali: essa infatti, essendo chiusa su tre lati da alte montagne (Alpi a nord e ad ovest e Appennini a sud), non viene raggiunta dai venti occidentali in grado di ricambiare continuamente l'aria (l'unica porta aperta è ad est ma da qui i venti arrivano raramente). Gli inquinanti ristagnano quindi in continuazione, trasformandosi nel famigerato smog soprattutto durante l'inverno. L'inquinamento atmosferico causa ogni anno 3.700.000 morti in tutto il mondo, a causa di patologie ad esso collegate come ictus, infarti, allergie, asma e polmoniti. Si stima che ogni abitante della Valpadana perda in media 2-3 anni della propria vita a causa dell'inquinamento (nella sola Lombardia si contano mediamente 300 morti all'anno). Certo, negli ultimi anni sono leggermente diminuite sia le polveri sottili PM10 (-18%) sia gli ossidi di azoto (-10%), e questo soprattutto per la ridzuone del cosiddetto "black carbon", quel particolato che è così fine da poter superare la barriera polmonare e penetrare nella circolazione sanguigna. L'85% dell'inquinamento atmosferico padano è causato dal traffico automobilistico (di questo ben il 70% deriva dagli scarichi di camion e auto diesel euro 3 e 4 e da motorini a due tempi). 
Come ha scritto oggi Daniele Berlusconi nel suo articolo in merito pubblicato sul sito http://www.3bmeteo.it, che condiviso completamente, servono assolutamente ed urgentemente delle politiche che incentivino nelle città l'utilizzo di mezzi non inquinanti come la bicicletta o le auto elettrico, e che potenzino e favoriscano i mezzi pubblici e il car sharing, in modo da limitare il traffico stradale.

Il risveglio dal COMA ora è più facile

La bravissima Antonella Barina nella sua rubrica Solidarietà pubblicata dall'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 21 novembre 2014 ha parlato della onlus Amici di Luca (http://www.amicidiluca.it/), creata nel 1999 dai genitori del piccolo Luca De Nigris, morto poco dopo essersi svegliato dal coma. Si tratta di un'associazione di volontariato che svolge varie attività (informazione sul tema del coma e del risveglio, promuove la ricerca, forma volontari qualificati) e che dieci anni fa ha creato con l'Asl di Bologna la “Casa dei risvegli Luca De Nigris” (http://www.casadeirisvegli.it/), una struttura che accoglie giovani ed adulti che, dopo aver vissuto la fase acuta del coma in ospedale, sono in stato di potenziale risveglio. Qui un team di medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti e psicologi aiuta i malati nella riabilitazione (l'80% ce la fa!!). La Casa ospita anche le famiglie dei malati e ha avviato il Teatro dei Risvegli (http://www.altamaneitalia.org/il-teatro-dei-risvegli/). Anche qui davvero i miei complimenti ai genitori del piccolo Luca e a ciò che la Casa dei risvegli sta facendo: c'è bisogno di voi e di gente come voi!

Giocattoli riparati e regalati

Apprendo da un articolo di Federica Fantozzi pubblicato sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 21 novembre 2014 che nel complesso dell'ospedale romano San Camillo c'è la sede principale del cosiddetto “team aggiusta giocattoli” dell'Associazione Salvamamme (http://www.salvamamme.it/), costituito da un tecnico, un geometra e una sarta che riparano giocattoli rotti: tutti volontari che ogni giorno, dalle 9 alle 17, lavorano gratuitamente. E per Natale saranno pronti 12.000 pezzi. Un lavoro davvero lodevole: arrivano tantissime richieste, aumentano di anno in anno.... Piuttosto che gettare dei giocattoli rotti, meglio spedirli a loro: siate riconoscenti però poi con loro, se lo meritano! Davvero molti complimenti!

venerdì 21 novembre 2014

E' uscito il libro del FAI

Si intitola “I luoghi del cuore” (edito da Rizzoli, 319 pagine, costo € 39,00) ed è stato scritto da Federica Armiraglio: è il libro del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it), che raccoglie al suo interno il censimento di 10 anni dei Luoghi del cuore (iluoghidelcuore.it), l'iniziativa lanciata dal 2003 proprio dal FAI con la quale ognuno poteva segnalare un bene storico-artistico-paesaggistico da salvare. All'interno del libro sono presenti ben 139 beni a rischio di degrado, segnalati appunto per chiederne il recupero. Come ricorda giustamente Antonio Cianciullo nel suo articolo in merito pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 19 novembre 2014, “quella che emerge non è l'Italia delle cartoline, ha una bellezza un po' meno spettacolare, alle volte quasi spigolosa nel suo rigore storico, ma ha la forza dell'autenticità. Inoltre salvarla significa non solo arrestare l'abbandono e il degrado delle aree interne recuperando beni ambientali e culturali importanti, ma anche fermare il dissesto idrogeologico, perché spesso basta un presidio per evitare che un pendio si trasformi in frana”. Ha proprio ragione.
Non dimentichiamo che la Convenzione europea del paesaggio (http://www.convenzioneeuropeapaesaggio.beniculturali.it) spiega perfettamente che è patrimonio paesaggistico quello che viene sentito come tale da coloro che lo abitano: e non dimentichiamo che un luogo segnalato come quelli del FAI attira attenzione e fondi, dando una spinta a superare la crisi. Il FAI siamo noi.

giovedì 20 novembre 2014

La DOGGY BAG conquista l'Italia

La DOGGY BAG è un servizio nato dall'idea delle imprenditrici Francesca De Bernardi ed Elisabetta Bertoldi, accomunate da una grande passione per gli animali ed un costante impegno verso le persone meno fortunate di loro, le quali hanno costituito LU S.r.l., società distributrice in esclusiva di Doggy-Bag. Con doggy bag si intende un contenitore, a volte di fortuna, utilizzato per portare a casa il cibo avanzato durante il proprio pasto al ristorante. Tale consuetudine è ormai prassi comune negli Stati Uniti e nei paesi anglosassoni, ma qui in Italia tale concetto è poco conosciuto, e una simile richiesta genera ancora una sorta di imbarazzo culturale. Per approfondimenti http://www.doggy-bag.it/. Proprio al fatto che sta prendendo sempre più piede in Italia, ne ha scritto un articolo Irene Maria Scalise, intitolato “Mi porto a casa gli avanzi della cena: così la doggy bag conquista l'Italia”, pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 18 novembre 2014 e che potete leggere al link http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/11/18/mi-porto-a-casa-gli-avanzi-della-cena-cosi-la-doggy-bag-conquista-litalia3525.html. I dati dicono che un italiano su tre quando esce dal ristorante non ha problemi a portarsi a casa gli avanzi. Oggi ci sono ben 82 ristoranti che offrono la doggy bag in Lombardia (di cui 47 nella sola Milano), ma sono quasi assenti nelle altre Regioni (pensate che nel vicino Veneto ce n'è solo uno!!! Questione di mentalità probabilmente...). NON BISOGNA VERGOGNARSI DI COMBATTERE GLI SPRECHI!!!