venerdì 4 dicembre 2015

Dimore storiche e... conti pubblici

In Italia, lo sappiamo bene ormai, abbiamo un immenso patrimonio storico-artistico-culturale, senza eguali nel mondo: in questo patrimonio ci sono ben 31.000 dimore storiche vincolate dallo Stato, che potete consultare nel sito dell'ADSI (Associazione Dimore Storiche Italiane, http://www.adsi.it/). Ebbene, recentemente tale associazione ha effettuato un censimento presso i proprietari di tali dimore e, alla domanda se avrebbero effettuato lavori di restauro conservativo o di ristrutturazione a fronte della possibilità di una elevata detrazione fiscale della spesa, ben l'87,3% ha risposto di si! L'84,8% ha risposto "si" se la detrazione fosse applicata alla sola sistemazione delle facciate di tali dimore storiche. 
È stato su questi dati che la Fondazione Bruno Visentini (http://www.fondazionebrunovisentini.eu/) ha elaborato, assieme a Luciano Monti (coordinatore dell'Osservatorio economico-internazionale), una stima secondo la quale se fossero applicate le suddette detrazioni fiscali i proprietari delle dimore storiche spenderebbero 33 miliardi di euro in dieci anni per lavori di manutenzione, che porterebbero un extragettito potenziale IVA per lo Stato di almeno 1 miliardo di euro se i lavori di recupero fossero incentivati per i prossimi 5 anni. Un emendamento alla recente Legge di Stabilità, condiviso dall'ADSI, prevede una spesa massima detraibile di 200.000 euro ed un'aliquota di detraibilità del 75%, per tale tipo di lavori. Secondo lo studio effettuato, l'extragettito IVA deriverebbe da due parti: circa 300 milioni di euro dall'incremento del fatturato delle imprese che effettuano i lavori di recupero e 700 milioni di euro dalla valorizzazione dell'immobile (calcolato in percentuali che vanno dall'1,7 al 2,2% in base alle tipologie di dimora storica quali palazzi, castelli, rocche, torri, ville, ecc...). Sempre secondo lo studio, l'indotto stimato per effetto del moltiplicatore dei beni culturali, potrebbe essere di ben quasi 15 miliardi di euro.
Spero vivamente che l'emendamento possa essere approvato definitivamente dal Governo: sarebbe un'ottima opportunità per recuperare il preziosissimo patrimonio storico del nostro Paese e per contribuire a risanare i conti pubblici...

mercoledì 2 dicembre 2015

POSTIGNANO è tornato a vivere

Postignano è una frazione del comune di Sellano in Valnerina (Umbria), caratterizzata da un borgo medievale denominato anche “Castello di Postignano” un castello di pendio le cui origini rimontano ai secoli XI-XIII, che domina la valle del Vigi e la strade che dalla Valnerina conducono a Spoleto e Foligno. Fu conteso a lungo tra Foligno e Spoleto, alla quale nel 1429 fornì uomini e mezzi per la guerra contro i ghibellini. Si tratta di un borgo triangolare, nel cui vertice a monte è situata una torre esagonale, dalla quale si dipartivano le mura perimetrali; l’architetto statunitense Norman Carver negli anni tra il 1967 e il 1975 lo definì “l’archetipo dei borghi collinari italiani” in un libro pubblicato in America nel 1979 con il titolo Italian Hilltowns, che ha in copertina proprio una foto di Postignano. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Postignano_(Sellano)
Dopo varie vicissitudini di abbandono e recupero, fino al terremoto del 1997, è stata avviata nel 2007 una grande opera di restauro degli edifici del borgo, che vanta un grande e ricco patrimonio storico ed artistico. E i risultati si sono visti subito: oggi vi vengono svolti molti eventi quali mostre, festival, manifestazioni culturali, concerti di musica classic e jazz, che stanno attirando molti turisti. Per la vostra vacanza a Postignano consultate il sito http://borgodipostignano.wre.it/ oppure http://www.castellodipostignano.it/.

SPAGNA: vacanza intelligente di Stato

Stiamo parlando dei Paradores, ovvero alberghi pubblici che vengono ospitati in edifici dello Stato, riconvertiti per l'occasione: una sorta di albergo di stato, che rappresenta oggi la terza catena alberghiera della Spagna! Questi Paradores sono molto vari, sia antichi che moderni, e sono ospitati in castelli, conventi abbandonati o nuove costruzioni: lo scopo principale è comunque quello di recuperare strutture antiche e abbandonate e di promuovere un nuovo tipo di turismo, fuori dalle rotte convenzionali. Tali edifici vengono poi utilizzati anche per altri scopi: matrimoni, convegni, feste, e quindi non solo per il turismo. L'idea venne al governo spagnolo nel lontano 1910, e il primo Parador fu aperto nel 1928 sull'altopiano di Gredos, 100 km a sud di Salamanca: oggi sono 94 e danno lavoro a 3.600 persone. Pochi anni fa un Porador è stato aperto all'estero, in Portogallo, mentre prossimamente se ne aprirà uno in Oman e forse in Messico e Perù. La formula utilizzata è quella del franchising, un'apertura al mercato che dovrebbe garantire il marchio senza alcun aiuto pubblico. 
Ottima idea da estendere anche al nostro Paese, visto l'immenso patrimonio storico abbandonato e l'altrettanto immensa richiesta turistica.

FRIULI-VENEZIA GIUALIA: riconversione delle aree miltari

Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, il Friuli-Venezia Giulia era una sorta di fortezza militare, tanto che nel 1974 le attività militari coinvolgevano ancora ben 150 Comuni della Regione per una superficie occupata pari a quasi la metà di quella regionale!!! Poi le cose sono cambiate ed è così partito da Legambiente (circolo di Pordenone) il progetto “Fortezza Fvg”, che prevede una serie di escursioni a piedi alla scoperta di queste aree militari: iniziato nel 2013, ha portato gli attivisti del circolo ad esplorare caserme, polveriere, poligoni e postazioni dei battaglioni d'arresto, sparsi per tutta la Regione. Il tutto ha portato a due giornate di studi, diversi dibattiti, addirittura la pubblicazione del libro “Fortezza FVG. Dalla Guerra Fredda alle aree militari dismesse” e di un video-inchiesta che si può visionare su Youtube. Si tratta di ben 400 beni demaniali inutilizzati, lasciati al degrado, e pronti per essere convertiti: qualcosa si sta muovendo, tanto che a Cormons la vecchia caserma è diventata un parco urbano, a Spilimbergo è diventata un parco fotovoltaico mentre quella di San Vito al Tagliamento diventerà un carcere. 
Anche questo è un ottimo esempio di recupero del patrimonio pubblico abbandonato del nostro Paese: iniziativa che dovrebbe essere seguita da tutte le Regioni sulla scia del federalismo demaniale culturale del 2010.

TORINO: ecco il Parco di arte vivente

Il PAV (Parco d'arte vivente) sorge in un'area industriale dismessa non lontana dal Lingotto di Torino, della superficie di mq 23.000, che prima ospitava una fabbrica per la produzione di componenti per auto: tale complesso è oggi costituito da questo centro sperimentale con un sito espositivo a cielo aperto e con un museo interattivo. Si è cercato quindi di costruire un museo diffuso di arte contemporanea all'aperto, coinvolgendo la popolazione e sensibilizzandola all'arte e alla natura. Oggi è frequentato da artisti di fama mondiale: le opere esposte hanno un legame forte con le esperienze e sperimentazioni artistiche e culturali che mossero i primi passi con l'arte povera, che proprio a Torino ebbe il suo spunto propulsivo. Quindi si è cercato, allo stesso tempo, di recuperare aree dismesse e far uscire le opere artistiche dai luoghi tradizionali quali musei e gallerie. Il PAV è stato progettato dall'architetto del paesaggio Gianluca Cosmacini con l'aiuto dell'associaizone culturale PAV (http://www.parcoartevivente.it/acpav/index.php). 
Circolano ora voci di chiusura del PAV per mancanza di fondi: si spera in una collaborazione col Comune. Sarebbe un vero peccato perdere un'occasione così incredibile per il recupero delle aree dismesse e per la diffusione di cultura. Esempio anzi da seguire da tutte le grandi città.

GENOVA: recupero delle fortezze

Forse non tutti sanno che Genova è protetta da ben 20 km di mura e fortificazioni costruite tra il 1500 e il 1800, intervallate da dodici fortezze e una torre, che seguono i crinali delle montagne alle spalle della città: una lunga serie di casematte, polveriere, caserme, stalle, magazzini e depositi, oggi in stato di abbandono.
Ebbene, a seguito della legge sul federalismo demaniale culturale del 2010, che inseriva i progetti di valorizzazione di beni di rilevanza storica e culturale, è iniziato un processo che porterà al recupero di questa cinta di fortificazione con la creazione di location ideali per spettacoli teatrali, kermesse sportive, fiere e mercati, parchi di divertimento per l'infanzia, sedi di centri di studi e di ricerca nonché un complesso polivalente costituito da hotel, ostelli, ristoranti e punti di riferimento per l'escursionismo e la vita all'aria aperta. Il Comune è già all'opera per vagliare i progetti e per preparare i bandi: lo scorso 8 ottobre infatti il Demanio, il Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) e il Comune di Genova hanno firmato la prima parte del progetto. Il progetto totale comporterà costi di 20 milioni di euro. 
Ecco un altro ottimo esempio di recupero dell'immenso patrimonio storico-artistico-culturale del nostro Paese.

EMILIA ROMAGNA: ecco il Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020

L'Emilia Romagna ha dato il via libera ai primi bandi del nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, stanziando 115 milioni di euro per il biologico, la produzione integrata, la gestione delle zone umide, i boschetti, i corridoi ecologici, i prati storici, la salvaguardia del paesaggio agrario, il sequestro di carbonio nei suoli, la difesa delle razze antiche e la biodiversità ambientale. Le domande potranno essere presentate dal 30 novembre 2015 al 29 gennaio 2016 attraverso l'Agrea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, http://agrea.regione.emilia-romagna.it/): quindi le aziende agricole che parteciperanno ai bandi verranno premiate in cambio di impegni sul campo ambientale. Complimenti davvero all'Amministrazione Regionale per la sensibilità dimostrata in fatto di recupero ambientale.

martedì 17 novembre 2015

BOSCO VERTICALE più bel grattacielo del mondo

Bosco verticale è il nome del complesso di due torri residenziali di 111 metri e 78 metri disegnate da Boeri Studio (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra) facenti parte del "Progetto Porta Nuova" inserito nel centro Direzionale di Milano. La peculiarità di queste costruzioni è la presenza di oltre 900 specie arboree (550 alberi nella prima torre e 350 nella seconda, circa) sugli 8 900 m² di terrazze. La struttura è stata completata nel primo quadrimestre 2012 e, dopo un periodo di blocco dei lavori, l'opera è stata inaugurata nel mese di ottobre 2014. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Bosco_verticale.
Il 19 novembre 2014 il Bosco Verticale è risultato vincitore dell'International Highrise Award, competizione internazionale a cadenza biennale per l'assegnazione del premio di grattacielo più bello del mondo. L'edificio è stato scelto tra 800 grattacieli di tutti i continenti. 
Il 13 novembre 2015 il Bosco Verticale è stato dichiarato il grattacielo più bello e innovativo del mondo: l'ha stabilito il Council on Tall Buildings and Urban Habitat promosso dall'Illinois Institute of Technology di Chicago, che ogni anno sceglie il grattacielo migliore di ogni continente e poi premia il vincitore assoluto. 
Orgoglio tutto italiano ed ennesima conferma della rinascita della città di Milano.

TIMBUKTU era un grande centro culturale

Timbuctù è un'antica città del Mali (nell'Africa sahariana), considerata la capitale di uno dei veri quattro sultanati.Grazie alle sue caratteristiche è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO ed è stata proposta come una delle sette meraviglie moderne. Città di origine Tuareg o Songhai, Timbutku raggiunse il massimo del suo splendore tra il 1300 e il 1500, quando fu un importante polo culturale e commerciale del mondo arabo e così ricca d'oro da essere considerata una sorta di Eldorado del tempo. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Timbuct%C3%B9
Oggi tra Mali e Germania è in corso una forte cooperazione per il restauro e la digitalizzazione di ben 377.491 antichi manoscritti provenienti soprattutto dall'Africa subtropicale e mediterranea, che fino al 2012 erano conservati nella biblioteca Mamma-Haidara di Timbuktu e che poi furono trasferiti a Bamako (capitale del Mali) in seguito alle azioni terroristiche degli islamisti. I manoscritti sono stati trasportati in 2.400 casse d'alluminio fino al nuovo Archivio dei manoscritti di Bamako, un grande centro di ricerca e di restauro di antichi documenti. Come mai c'erano così tanti manoscritti antichi a Timbuktu? Sta emergendo che già nell'XI secolo d.C. era un'importante capitale commerciale: alcuni documenti attestano che i commerci tra l'Asia e la Spagna passavano da Timbuktu. Intorno al 1000 la città era un importantissimo centro di ricerca e di cultura: tra i manoscritti sono stati trovati molti trattati di medicina, astronomia, matematica, ottica e biologia. Oltre a manoscritti di religione, diritto, salute, diritti umani. Insomma, un grande polo culturale.

venerdì 13 novembre 2015

Calcio: BELGIO modello da seguire

La squadra nazionale di calcio del Belgio non ha mai vinto né Mondiali (ko ai quarti comunque al Mondiale 2014) né Europei, solo un oro olimpico nel 1920 ad Anversa: eppure oggi è al n° 1 del ranking Fifa, quindi la Nazionale n° 1 al mondo!! Davvero incredibile! E pensare che nel 2009 era al 68° posto, ha saltato i Mondiali sia del 2006 che del 2010, e ha partecipato ad uno solo degli ultimi 7 Europei (nel 2000, in casa tra l'altro...). Eppure... Per informazioni sul calcolo del ranking Fifa https://it.wikipedia.org/wiki/Classifica_mondiale_della_FIFA
Tutto comincia da Michael Sablon, che è stato direttore tecnico della Federcalcio belga fino al 2012: viaggiando e studiano tra Francia ed Olanda, ha commissionato all'Università di Lovanio uno studio su ben 1600 ore di filmati di allenamenti dei vivai, scoprendo che durante le partitelle i ragazzini toccano palla una volta a testa ogni cinque minuti circa, non saltano più l'uomo e sono schiavi del risultato. Riunisce così i tecnici federali e insieme studiano il metodo Gag (Global Analytique Global) per creare una nuova visione del calcio che unisca la fantasia del calcio olandese all'organizzazione del calcio francese. Allora cosa fa? Innanzitutto vieta le partite 11 contro 11 a tutto campo fino ai 12 anni di età: si comincia in 2 contro 2, poi 5 contro 5, 8 contro 8. Poi è stato adottato il modulo 4-3-3 obbligatorio per tutte le giovanili, considerato il migliore per esaltare le ali. Poi è seguita la creazione di 8 “Topsport schools” sparse per la nazione dove periodicamente vengono visionati i migliori talenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Così nella stagione 2013-2014 303 ragazzi (di cui 36 ragazze) hanno potuto svolgere quattro allenamenti mattutini, con lavoro individuale, per 250 ore annuali, in aggiunta alle sedute con i vari club: la segnalazione per accedervi può arrivare direttamente dalle società o dai 200 scout federali che osservano le selezioni regionali nella fascia d'età 12-17 anni. Inoltre molti club belgi hanno siglato protocolli con le scuole e l'integrazione ha una parte molto importante in tutto ciò. Infine la costruzione di un nuovo centro tecnico della Federcalcio belga, a Tubize (mezz'ora di strada da Bruxelles), realizzato con i 10 milioni di utili dell'Europeo 2000 e dove i corsi di allenatore sono gratuiti.
E i numeri? In Belgio ci sono 1850 squadre iscritte alla Kbvb (la Federcalcio belga), mentre in Italia sono ben 62.295 (quasi 34 volte tanto): voi direte, ma l'Italia è molto più grande. Vero: ma i tesserati in Belgio sono 420.000, in Italia 1,3 milioni (appena 3 volte tanto). I club professionistici sono 33 (16 in prima divisione, 17 in seconda: ma dal 2016-2017 resteranno 16 in prima e solo 8 in seconda), mentre in Italia sono 96 (20 in A, 22 in B e 54 in Lega Pro...). 
Perché una visione simile del calcio non la si può applicare anche l'Italia? 

giovedì 12 novembre 2015

L'Organo marino di Zara

L'organo marino è un'opera d'arte architettonica e musicale situata a Zara (città della Dalmazia croata, che si affaccia sul Mar Adriatico e che conta 75.082 abitanti, capitale storica della Dalmazia, pur essendo stata superata da Spalato per numero di abitanti), aperta al pubblico dal 15 aprile 2005. Realizzato su progetto dell'architetto Nikola Bašic, si trova sull'angolo nord-occidentale della banchina che circonda il centro storico. Come funziona? E' costituito da una serie di gradoni lunghi circa 70 metri, divisi in sette sezioni di dieci metri ciascuna: sotto di esse, parallelamente alla riva e al livello della bassa marea, ci sono 35 canne in polietilene di varie lunghezze, diametro ed inclinazione, che s'innalzano trasversalmente fino alla pavimentazione della riva, per terminare nel canale. Grazie al moto ondoso dell'acqua marina, queste canne producono suoni sempre diversi modulati secondo sette accordi e cinque tonalità. L'imprevedibilità del mare, con la sua forza, la sua direzione e l'altezza della marea, crea un concerto continuo ed unico, irripetibile nelle sue variazioni musicali. Se volete ascoltare il suono andate al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=myV3E9uREuI. Naturalmente l'opera è diventata una delle più importanti attrattive turistiche della zona.

mercoledì 11 novembre 2015

Sulle orme dei FARNESE

Si intitola proprio così l'articolo di Stefano Aluffi Pentini pubblicato sulla rivista “Ville e giardini” nel numero 10/2015, dedicato alle dimore storiche dei Farnese presenti nel Lazio. Ne scrivo anch'io per portare alla luce un'altra parte dell'immenso patrimonio storico-artistico del nostro Paese, che spesso viene dimenticato. 
La famiglia Farnese fu un'influente famiglia del Rinascimento italiano, governò il Ducato di Parma e Piacenza tra il 1545 e il 1731 e il Ducato di Castrodal 1537 al 1649. Tra i suoi membri più importanti si ricordano papa Paolo III (fondatore del ducato), Pier Luigi Farnese (primo duca di Parma), Alessandro Farnese (governatore dei Paesi Bassi spagnoli) e Elisabetta Farnese (regina consorte di Spagna). Farnese è una famiglia di antichissime origini stanziata in un primo tempo in un territorio conosciuto con il toponimo di Farnetum (termine che molto probabilmente sta alla base del casato, significa "querceto" in latino). Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Farnese
Per far conoscere questo bel patrimonio, la Sezione Lazio dell'Associazione Dimore Storiche Italiane (http://www.adsi.it/) ha organizzato gli scorsi 24-25 ottobre le cosiddette “Giornate Farnesiane”, nelle quali è stato possibile visitare alcune dimore storiche dei Farnese presenti nell'Alto Lazio. E' stato così possibile visitare le rovine della splendida capitale del Ducato di Castro (distrutta nel 1649 da Innocenzo X), ripercorrere i sentieri della “Cartagine della Maremma” (http://www.tusciaweb.eu/2015/04/benvenuti-nelle-affascinanti-suggestive-rovine-castro/), la Rocca Farnese di Ischia di Castro (prima residenza farnesiana ancora esistente, https://it.wikipedia.org/wiki/Rocca_di_Ischia_di_Castro), il Castello Orsini di Vasanello (residenza di Giulia Farnese, http://www.castellodivasanello.it/intro.html), il Castello di Carbognano (anch'esso dimora di Giulia Farnese, http://www.carbognanonline.it/html/il_castello_farnese.html), la Rocca di Capodimonte (con bellissimo giardino pensile, http://www.roccafarnese.it/), il Castello Ruspoli di Vignanello (con un enorme giardino all'italiana, il più antico d'Italia ancora esistente, http://www.ilparcopiubello.it/index.php/park/dettaglio/6), il Palazzo del Drago di Bolsena (http://www.movemagazine.it/evento/palazzo-drago-bolsena-archeotuscia/), il Castello di Valentano (http://www.valentano.org/it/home-it/visita/rocca-e-castello-farnese), il Palazzo Farnese di Gradoli (https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Farnese_(Gradoli)), il Palazzo di Caprarola (una delle più belle regge del '500 italiano, https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Farnese_(Caprarola)). E per finire sarà pubblicata una guida con testi di Giada Lepri e foto di Alessandro Celani.

COSTA RICA: 100% da fonti rinnovabili

Il Costa Rica o Costarica, ufficialmente Repubblica di Costa Rica, è uno Stato (51.100 km², 4.805.000 abitanti, capitale San José) dell'America centrale. La Costa Rica è situata fra gli 8°03' e gli 11°13' di latitudine nord e gli 82°32' e gli 85°57' di longitudine ovest. Includendo l'area insulare (Isola del Coco) si estende su una superficie di 51.100 km². È uno degli stati più piccoli del Centro America insieme al Belize e a El Salvador. Confina a nord con il Nicaragua, a est con il mar dei Caraibi e Panamá, a sud e a ovest con l'oceano Pacifico. Le coste si estendono per 1.228 km, dei quali 1.016 si affacciano sul versante del Pacifico e 212 km sul Mare dei Caraibi. Per ulteriori approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Costa_Rica
Ebbene, dall'inizio di gennaio a metà marzo 2015, per 75 giorni, il Costa Rica è stato capace di essere autosufficiente elettricamente senza bruciare combustibili fossili, diventando così il primo Paese al mondo a riuscire in questa impresa. Solitamente comunque l'energia idroelettrica copre l'80% della domanda elettrica nazionale (il Paese è ricco di corsi d'acqua): ad inizio anno, l'idroelettrico (grazie alle piogge abbondanti) ha coperto l'85% del fabbisogno, mentre il restante 15% è stato coperto da geotermia, solare ed eolico. E per tutto il 2015 meno del 6% dell'energia elettrica del Costa Rica sarà generata da fonti fossili (fonti dell'ICE, Instituto Costarricense de Electricidad). È vero che si tratta di un paese piccolo (meno di 5 milioni di abitanti), ma non è un Paese agricolo come si potrebbe pensare: anzi, prevalgono elettronica, tessile e biomedicale, ovvero tutti settori che richiedono ingenti quantità di energia. Ricordiamo anche che il Costa Rica ha deliberato di diventare carbon neutral entro il 2021, che in appena 10 anni la sua superficie forestale è passata dal 30 al 47% del territorio nazionale grazie agli investimenti del Fondo de Financiamiento Forestal che fa un'ottima cosa: investe nei trasporti il 3,5% delle tasse ricavate dall'uso dei combustibili fossili, per aiutare i proprietari terrieri e le comunità locali nello sviluppo delle zone protette e nella piantumazione di nuovi alberi. È così prolifera il turismo ecologico ed è migliorata la conservazione sia dei bacini idrografici che della biodiversità. E la popolazione che ne pensa? Ben l''80% conosce le ricadute del riscaldamento climatico e ne attribuisce le cause al fenomeno antropico, addirittura l'87% è favorevole all'eolico e il 77% al geotermico!!!
Il resto del mondo (Paesi sviluppati in primis) hanno solo da imparare dal Costa Rica.

Ecco i quaderni MANGIAPARCO

“Mangiaparco” è un'iniziativa editoriale promossa dal Ministero dell’Ambiente con il supporto di Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve naturali, http://www.parks.it/federparchi/).  Si tratta di un progetto promosso per conoscere da vicino le eccellenze agroalimentari italiane, per collegare l'evento di Milano ai campanili, ai campi, alle tavole del nostro Paese, per ampliarne l'efficacia. E' un viaggio alla scoperta dei luoghi di produzione del cibo e contemporaneamente del patrimonio culturale e paesaggistico, delle tradizioni e dell'ospitalità italiana. Ma è anche il racconto del rapporto che lega ogni prodotto tipico con il suo territorio: storia, arte, stile di vita. E' proprio per raccogliere questo straordinario patrimonio il Ministero dell'Ambiente ha ideato, nell'ambito dell'iniziativa Expo e Territori, il "Mangiaparco", un vero e proprio quaderno di ricette, dove per ogni parco sono descritti i prodotti tipici e alcune ricette della tradizione gastronomica della regione. Sono 16 le aree  protette raccontate nei 16 quaderni "Mangiaparco": 14 parchi Nazionali (Parco Nazionale -PN- d'Abruzzo, Lazio e Molise; PN Alta Murgia; PN Appennino Lucano, Val D'Agri, Lagonegrese; PN Aspromonte; PN Cilento Vallo di Diano, Alburni; PN Cinqueterre; PN Gargano; PN Gran Paradiso; PN Gran Sasso Monti della Laga; PN Majella; PN Monti Sibillini; PN Pollino; PN Val Grande; PN Vesuvio), 2 Aree Marine Protette (Torre Guaceto e Plemmirio) per un totale di oltre 170 prodotti e 110 ricette. I quaderni "Mangiaparco", saranno disponibili nei territori dei Parchi e on line dal sito, anche nella versione inglese. I quaderni si possono trovare al link http://www.parks.it/calendario/dettaglio-man.php?id=1731
Come ha detto il Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente dott.ssa Maria Carmela Giarratano, il sistema nazionale delle aree protette rappresenta per l'Italia un patrimonio storico, culturale, naturalistico  e valoriale assolutamente rilevante; dal nostro territorio straordinario per varietà biologica e bellezza naturalistica, discende una produzione agroalimentare sana e di alta qualità riconosciuta in tutto il mondo.

I piccoli Comuni si legano a MIRABILIA

Mirabilia - European Network of UNESCO Sites (http://www.mirabilianetwork.eu/it/) mette in collegamento per la prima volta aree accomunate dall'importanza storica, culturale ed ambientale. Un'interazione tra attori istituzionali ed economici e tra modelli di governance alla base delle politiche di sviluppo del territorio. La rete, promossa da 12 Camere di Commercio, unisce i luoghi riconosciuti dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità, ma meno noti al turismo italiano e internazionale, con l'obiettivo di aumentarne la promozione e la riconoscibilità presso il grande pubblico. 
Come ha scritto Andrea Gaiardoni sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 6 novembre 2015, si tratta di un'Italia che sta cercando di farsi conoscere al mondo, fatta di eccellenze, di sapori, di panorami irripetibili, che potrebbe spingere l'imprenditore o il turista straniero a non andare sempre nelle solite mete. Lo scopo di Mirabilia è dunque quello di creare le condizioni affinché domanda e offerta si incontrino, valorizzando quell'inestimabile patrimonio italiano fatto di borghi, monumenti, arte, cultura, cibo, paesaggi. Finora sono state coinvolte 12 realtà: Bari, Brindisi, Chieti, Genova, La Spezia, Lecce, Matera, Messina, le Isole Eolie, Perugia, Siena, Taranto ed Udine. Ogni anno si organizzano incontri bilaterali tra aziende che vendono (soprattutto turismo, ma non solo) e potenziali compratori esteri che vogliono investire qui avendo però servizi ed infrastrutture adeguate: quindi vicinanza di aeroporti, trasporti efficienti, offerta notevole di alloggi e ristorazione, guide professionali, ecc... E tutto ciò, non dimentichiamolo, creerebbe occupazione. 
È l'occasione giusta per stanare dall'ombra l'incredibile e minore patrimonio storico-artistico-culturale-paesaggistico italiano, che non ha eguali nel mondo.

venerdì 6 novembre 2015

La radio riscopre le onde medie

Nelle telecomunicazioni le onde medie sono una banda di frequenze dello spettro elettromagnetico comprese fra 300 kHz e 3000 kHz (pari a 3 MHz) molto comune nelle radiocomunicazioni. Le trasmissioni radio in onda media (indicate in inglese con Medium frequency, Medium wave o, impropriamente, AM) sono in larga parte del mondo la forma più utilizzata per trasmettere. È infatti improprio considerare una generica emissione in AM come emissione effettuata in onde medie poiché una emissione in AM può avvenire su qualunque frequenza radioelettrica e, in pratica, avviene almeno su tre bande distinte: onde medie, onde lunghe ed onde corte. La banda standard in onde medie è compresa tra i 525 kHz e i 1 715 kHz nel Nord America mentre in Europa generalmente va tra i 526 kHz e i 1 620 kHz. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Onde_medie
Ora però le cose stanno per cambiare nel panorama delle telecomunicazioni italiane. Un cittadino italiano, Giorgio Marsiglio, ha vinto infatti un ricorso davanti all'Unione Europea contro il monopolio RAI delle onde medie. Vi consiglio a tal proposito la lettura dell'articolo di Aldo Fontanarosa pubblicato sul quotidiano la Repubblica di domenica 1° novembre 2015, al link http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/11/02/news/ritorno_al_futuro_la_radio_riscopre_le_onde_medie-126467189/.

martedì 3 novembre 2015

Deserto di ATACAMA... fiorito!!!

Il Deserto di Atacama è situato in America meridionale, nel Cile settentrionale, tra la parte meridionale della regione di Arica e Parinacota e la parte settentrionale della regione di Atacama. Il deserto si trova tra la catena andina (Puna de Atacama) e la cordigliera della Costa presso il Pacifico. È caratterizzato da un clima desertico-oceanico e da una forte escursione termica, le cui temperature oscillano tra gli 0 °C notturni ed i 25-30 °C diurni. Il deserto di Atacama è il deserto più asciutto del mondo (tranne forse per le valli asciutte di McMurdo in Antartide) ed è virtualmente sterile perché è protetto dall'umidità, da entrambi i lati, dalle montagne delle Ande e dalle montagne litoranee. La corrente di Humboldt, che è fredda, raffredda l'aria rendendo impossibile la formazione di nuvole, come accade per il deserto del Namib e la corrente del Benguela. La sua piovosità media è di 0,08 mm annui. Inoltre, prima del 1971, in questo deserto la pioggia non era mai caduta in 400 anni. Il deserto di Atacama è vecchio 150 milioni di anni ed è 50 volte più arido della Death Valley della California. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Deserto_di_Atacama
E' proprio per queste sue caratteristiche che fa davvero scalpore vedere questa foto, che ritrae il deserto di Atacama splendidamente fiorito: una distesa di fiori di malva color rosa. Il merito? Un anno di piogge senza precedeneti: dallo scorso marzo piogge abbondanti hanno interessato la zona, e anche qui molto probabilmemte sta influendo il potente El Nino di quest'anno (uno dei più intensi di sempre, https://it.wikipedia.org/wiki/El_Ni%C3%B1o).

BHOPAL 1984: peggior disastro della storia industriale

Il disastro di Bhopal è avvenuto nel 1984 nella città indiana di Bhopal a causa della fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile dallo stabilimento della Union Carbide, consociata della multinazionale statunitense Union Carbide specializzata nella produzione di fitofarmaci. La nube formatasi in seguito al rilascio di isocianato di metile, iniziato poco dopo la mezzanotte del 3 dicembre 1984, uccise in poco tempo 2.259 persone e avvelenò decine di migliaia di altre. Il governo del Madhya Pradesh ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente correlate all'evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000 vittime. Un affidavit governativo del 2006 asserisce che l'incidente ha causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave. Viene comunque attribuita al governo la volontà di estendere a quante più persone possibili, anche minimamente coinvolte, gli aiuti previsti dagli accordi del 1989, al prezzo di trascurare in qualche misura le invalidità di grado maggiore. Ancora nel 2006, nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di morbilità è 2,4 volte più elevato che nelle altre adiacenti. Si ritiene che i prodotti chimici ancora presenti nel complesso abbandonato, in mancanza di misure di bonifica e contenimento, stiano continuando a inquinare l'area circostante. Ci sono diversi processi penali e civili ancora in corso, sia presso tribunali americani che indiani. Essi coinvolgono l'UCIL, lavoratori ed ex-lavoratori, la multinazionale Union Carbide stessa e Warren Anderson (deceduto nel 2014), il suo CEO al tempo del disastro, sul quale dal luglio 2009 pendeva un mandato di arresto emesso dalla giustizia indiana. Nel giugno 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso una sentenza di colpevolezza per omicidio colposo per grave negligenza nei confronti di otto ex-dirigenti indiani della UCIL (di cui uno già deceduto), tra i quali Keshub Mahindra, all'epoca presidente. La condanna, pari al massimo previsto di due anni di carcere e 100.000 rupie (circa 2000 dollari) di multa, è stata giudicata irrisoria dagli attivisti e dalla società civile. I condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Bhopal. Semplicemente per non dimenticare...

2015: stagione record per uragani e tifoni intensi

Probabilmente sta avendo i suoi effetti il fortissimo El Nino di quest'anno (https://it.wikipedia.org/wiki/El_Ni%C3%B1o), che si sta rivelando come uno dei più intensi di sempre, tanto da far pensare che ci sarebbe stata una stagione da record di cicloni tropicali. Bene, ora ci sono i dati: nel 2015 ci sono stati in tutto il pianeta ben 21 cicloni tropicali di categoria 4 o 5, come mai era accaduto in passato (per approfondimenti sui cicloni tropicali https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclone_tropicale). Il record era già stato battuto lo scorso 17 ottobre quando il super-tifone Koppu ha colpito le Filippine, a cui poi sono seguiti il tifone Champi (sempre sulle Filippine) e l'uragano Olaf, fino ad arrivare agli ultimi due violentissimi uragani ovvero: 
  • Patricia: si tratta dell'uragano più forte che abbia mai colpito il Pacifico nord-orientale. Ha fatto landfall sulle coste del Messico, perdendo immediatamente potenza, ma in mare aperto aveva raggiunto venti violentissimi fino a 324 km/h ed una pressione bassissima pari ad 880 hPa (il record di pressione più bassa mai registrata sul Pianeta è di 870 hPa, registrata nel tifone Tip il 12 ottobre 1979 nell'Oceano Pacifico);
  • Chapala: ha appena fatto landfall nello Yemen. Si tratta del secondo ciclone più forte che abbia mai colpito questa zona dell'Oceano Indiano. Ha investito in pieno l'isola di Socrota con venti fino a 250 km/h, mentre ha portato piogge eccezionali tra Yemen ed Oman, dell'ordine di 400-600 mm d'acqua (la pioggia che cade mediamente in 6 anni!!!).

venerdì 30 ottobre 2015

Mari italiani e meteorologia: pochissime boe

Il bravo meteorologo Guido Guidi (https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Guidi_(meteorologo)), rispondendo ad un lettore sul sito http://meteolive.leonardo.it/ che gli chiedeva se sul Mar Ionio si siano mai sviluppate forti burrasche con venti da sud-est e mare grosso con onde di altezza compresa tra 6 e 9 metri, afferma che quelle dello Ionio molto spesso si tratta di onde corte e ripide, ma non molto alte, e che nella sua esperienza di meteorologo per tutto il Mediterraneo non ha mai previsto più di mare forza 7, al massimo forza 8. Sottolineando però il fatto che non le ha mai previste, non che non siano mai state viste: il problema infatti del nostro Paese (circondato dal mare e con oltre 7.000 km di costa) è che sul mare siamo purtroppo ciechi nel campo della meteorologia, in quanto ci sono poche osservazioni costiere ma soprattutto non ci sono praticamente boe sui nostri mari. 
Una boa è un oggetto galleggiante, di solito ancorato in un determinato punto, che viene utilizzato allo scopo di segnalazione o di ormeggio. Le prime sono destinate a segnalare zone pericolose per la navigazione (scogliere, secche, ecc.) o rotte da seguire in particolari zone (entrate di porti, ecc.): in tal caso assumono particolari colorazioni e sono sormontate da opportuni sistemi di segnali anche luminosi in accordo al sistema internazionale IALA. Le seconde sono destinate a realizzare un punto di ormeggio sicuro per navi e imbarcazioni in porti e rade, evitando così l'uso delle proprie ancore. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Boa_(nautica)
Sarebbe invece molto utile avere una rete di boe che copra i mari italiani, soprattutto in meteorologia: si potrebbe sapere con certezza l'altezza delle onde più grandi, la loro frequenza, la loro forma, ecc... con risvolti assai utili per le previsioni meteorologiche e per la navigazione. Sarebbe pertanto utile uno sforzo economico da parte degli Enti preposti.