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mercoledì 10 dicembre 2014

Parco del Gran Paradiso nella GREEN LIST di IUCN

La IUCN (International Union for Conservation of Nature, ovvero l'Unione Mondiale per la Conversazione della Natura, http://www.iucn.it/) è la più antica ed autorevole organizzazione per la protezione ambientale mondiale, che periodicamente promuove la Red List (http://www.iucnredlist.org/), ovvero la lista delle specie a rischio estinzione, ove spesso finisce anche il nostro Paese... Ora però ha varato la Green List (http://www.iucnredlist.org/), ovvero la lista delle migliori aree protette del mondo. Al momento queste sono 24, e vi figura anche l'Italia ma solo con un parco: per adesso la Iucn ha chiesto solo a dieci nazioni di presentare delle candidature e l'Italia ne ha presentate due, ovvero il Parco Nazionale del Gran Paradiso e la Riserva Naturale di Torre Guaceto (BR), che erano le uniche due aree che avevano pronti i dati necessari per dimostrare di avere raggiunto i necessari livelli di efficacia ed equità. È entrato nella lista solo il Parco Nazionale del Gran Paradiso (tra Valle d'Aosta e Piemonte, il più antico parco naturale nazionale, http://www.pngp.it/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_del_Gran_Paradiso). La Riserva Naturale di Torre Guaceto (lungo la costa adriatica brindisina, http://www.riservaditorreguaceto.it/) è stata esclusa invece per cause tutte italiane...: infatti il nostro Paese è l'unico al mondo che permette nelle riserve marine solo l'assunzione di personale “a progetto”, quindi chi sorveglia queste aree è un precario. Se pensiamo alla ricchezza naturalista italiana, non dovrebbe neppure succedere una cosa del genere... Speriamo che ciò smuovi le coscienze in alto...

venerdì 31 maggio 2013

Una LISTA ROSSA per gli ecosistemi in pericolo

“L'Aral è un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l'Uzbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpakstan) e il Kazakistan. È talvolta chiamato erroneamente mare d'Aral, poiché possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya), ma non ha emissari che lo colleghino all'oceano risultando dunque un bacino endoreico... Il lago d'Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo. L'evento è stato tra l'altro definito dal politico statunitense Al Gore, nel suo libro "Earth in the balance", come il più grave nella storia dell'umanità. Originariamente, infatti, il lago era ampio all'incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti: nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria. A causa della sua posizione geografica (si trova al centro dell'arido bassopiano turanico) è soggetto a una forte evaporazione che non è più compensata dalle acque degli immissari, sfruttati dai consorzi agricoli. La prospera industria della pesca basata sul lago è stata dismessa, provocando disoccupazione e difficoltà economiche. Al giorno d'oggi la regione è fortemente inquinata, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Il ritiro del lago ha causato anche il cambiamento del clima locale (microclima), con estati diventate più calde e secche mentre gli inverni sono diventati più freddi e più lunghi”. L'intera descrizione al link https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_d'Aral. Le immagine allegate a questo post dimostrano la quasi completa scomparsa del lago. 
 Purtroppo la storia del lago d'Aral non è l'unica, ma ce ne sono molte (e sempre di più) in giro per il pianeta: nel 1948 è stata istituita dall'Unione Internazionale per la conservazione della natura (http://www.iucn.it/) una lista che elenca le specie a rischio di estinzione, che però da sola non basta più. Per questo, per contrastare la perdita di diversità biologica (specie, geni e habitat) lo stesso IUCN ha chiesto ad un gruppo di ricercatori della University of South Wales (guidati da David Keith) di redigere anche una lista degli ecosistemi a rischio di scomparsa dal nostro pianeta. Questa lista sarà completata entro il 2025 e includerà, oltre naturalmente al Lago d'Aral, anche altri 19 ecosistemi in serio e grave pericolo come la Laguna di Coorong (in Australia meridionale, minacciata dalla diminuzione del flusso di acqua dolce in entrata dal fiume Murray), le foreste di acacie della valle del fiume Senegal (per la conversione del territorio in ampi agricoli) e la barriera corallina del Mar dei caraibi (minacciata dall'inquinamento e dalla pesca intensiva), mentre sono per ora "solo" in pericolo le foreste di Tapia in Madagascar (decimate dal disboscamento). Sono 5 i parametri che vengono esaminati dai ricercatori per redigere questa lista: le dimensioni delle aree che ospitano l'ecosistema, la velocità con cui queste si riducono, la degradazione delle componenti non viventi, la presenza di specie viventi e le loro relazioni, e il rischio complessivo di collasso calcolato attraverso una simulazione al computer. In base a questi parametri un ecosistema viene definito vulnerabile, a rischio, estremamente a rischio e collassato (finora solo il lago d'Aral ha raggiunto lo status di collassato). 
Come spiega il ricercatore Keith, in un articolo di Caterina Visco sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 24 maggio 2013, le due liste saranno complementari: quella esistente lavora con un maggior dettaglio valutando lo stato delle singole specie, mentre quella nuova avrà un livello più ampio comprendendo altre componenti di un ecosistema e servirà nella gestione del territorio per programmare interventi di protezione e di recupero. Concordo con Alberto Fanfani (docente di Gestione della diversità animale e delle aree protette della Sapienza di Roma), quando dice che questo strumento potrebbe essere utile anche in Italia, visto che c'è una vasta biodiversità in un territorio densamente popolato e con aree gravemente inquinate: anche in questo un aiuto del Governo non sarebbe male.

martedì 3 novembre 2009

A RISCHIO ESTINZIONE IL 36% DI FLORA E FAUNA!!!

Trovo davvero sconcertante, oltre che allarmante, questa notizia pubblicata stamattina dall'ANSA e che è stata diffusa dalla IUCN (Unione Internazionale per Conservazione della Natura, http://www.iucn.it), in base alla quale più di un terzo della flora e della fauna del mondo è a rischio di estinzione.
Sono i risultati dell'ultimo aggiornamento della cosiddetta "lista rossa" delle specie della IUCN, reso noto a Gland (Svizzera): secondo questa lista, ben 875 specie (pari a circa il 2% del totale) sono già estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, mentre sono seriamente minacciati di estinzione il 21% dei mammiferi, il 30% degli anfibi, il 12% degli uccelli, il 28% dei rettili, il 37% dei pesci di acqua dolce, il 70% delle piante ed il 35% degli invertebrati!!! Vediamo nel particolare.
Mammiferi. Su 5.490 specie, 79 sono estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, 188 sono gravemente minacciate, 449 sono in pericolo e 505 sono vulnerabili! Tra le varie specie in pericolo, citiamo la tigre (secondo il WWF sono appena 3.200 tra Russia orientale, India ed Indonesia).
Anfibi. Su 6.285 specie, 39 sono estinte o estinte allo stato selvaggio in natura, ma ben 1.895 sono in pericolo di estinzione (ovvero 484 gravemente minacciate, 754 in pericolo e 657 vulnerabili).
Rettili. Su 1.677 specie, 22 sono estinte o estinte allo stato selvaggio in natura e 469 sono minacciate di estinzione.
Invertebrati. Su 7.615 specie, ben 2.639 sono minaccaite di estinzione.
Molluschi. Su 2.306 specie, ben 1.036 sono minacciate di estinzione.
Pesci di acqua dolce. Su 3.120 specie, ben 1.147 sono minacciate di estinzione.
Le cause sono sempre le stesse: inquinamento delle acque, inquinamento atmosferico, urbanizzazione selvaggia, pesca illegale, disboscamento, caccia illegale, conseguente cambiamento climatico con fenomeni estremi. Una lunga serie di cause che portano tutte ad un unico colpevole: l'UOMO... E il 2010 sarà l'ANNO INTERNAZIONALE DELLa BIODIVERSITA': servirà a qualcosa?