mercoledì 2 dicembre 2015
mercoledì 11 novembre 2015
COSTA RICA: 100% da fonti rinnovabili
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Etichette: Costa Rica, energia idroelettrica, energie rinnovabili, lotta inquinamento, protezione ambiente
mercoledì 7 ottobre 2015
E' nato il TRANS-PACIFIC PARTNERSHIP
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Etichette: commercio, libero scambio, protezione ambiente, TPP, TTIP
mercoledì 10 dicembre 2014
Parco del Gran Paradiso nella GREEN LIST di IUCN
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Etichette: ambiente, Green List, IUCN, Parco Nazionaled el Gran Paradiso, protezione ambiente, Red List, Riserva Naturale di Torre Guaceto
martedì 18 novembre 2014
REGIONI: stessi soldi per l'ambiente e per... gli assessori!!!
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Etichette: dissesto idrogeologico, protezione ambiente, Regioni, spesa pubblica, tagli
venerdì 29 novembre 2013
Un inno per l'ambiente contro il cemento
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Etichette: ambiente, distruzione territorio, Eppure soffia, Pierangelo Bertoli, protezione ambiente, scuola
mercoledì 23 ottobre 2013
L'ultimo assalto alle AREE VERDI italiane
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Etichette: aree protette, Legge 394/91, parchi, protezione ambiente, protezione territorio, riserve naturali
giovedì 26 settembre 2013
Vota l'AMBIENTALISTA DELL'ANNO 2013
- STEFANIA BAIGUERA: si sta battendo con forza nel Bresciano per sollecitare le istituzioni a risolvere il grave problema degli spazi verdi della città di Brescia contaminati da Pcb e dalle diossine provenienti dall'impianto della Caffaro, mai bonificato;
- LE MAMME DI NONSOLOCIRIPA': sono quasi 100 sparse in 18 regioni italiane, che si sono unite per utilizzare e promuovere l'uso dei pannolini lavabili, con notevoli vantaggi a livello ambientale;
- GIUSEPPE DI GENNARO: all'avanguardia nella raccolta della carta in Campania, regione non proprio propensa alla raccolta differenziata. E sta cercando di educare i cittadini verso la differenziata, oltre che investire nell'innovazione tecnologica;
- DOMENICO LESTINGI: dopo anni di osservazioni, con una ruspa ha scavato una buca a fianco di un vigneto accanto alla discarica di Conversano (Puglia) dissotterrando una quantità impressionante di immondizia, denunciando poi tutto ai Carabinieri. In seguito a ciò la magistratura ha sequestrato ben 70 ettari di terreno e aperto le indagini coinvolgendo 11 persone con l'accusa di disastro ambientale;
- RENATA LOVATI: ha un'azienda agricola d'eccellenza a sud di Milano in cui la produzione agroalimentare bio si integra alla perfezione con quella di energia da fonti rinnovabili. E si sta battendo contro il consumo di suolo;
- MAURIZIO PRATICIELLO: parroco di Caivano (NA), sta facendo dure battaglie contro i crimini ambientali, vigilando contro i roghi d'immondizia e gli interessi della criminalità organizzata nel trattamento illecito dei rifiuti. E si sta impegnando nell'educazione alla legalità al fianco della società civile;
- ANDREA SFORZI: zoologo con la passione dell'avifauna e direttore del Museo di storia naturale di Grosseto, si è impegnato in un difficilissimo progetto che ha portato a far tornare il falco pescatore in Italia dopo ben 42 anni. E ora sta lanciando il programma “Naturae social mapping” che coinvolge i cittadini nella raccolta di dati scientifici per il monitoraggio delle specie;
- IVAN STOMEO: Sindaco di Melpignano (LE), ha dato origine ad una “coopertiva di comunità” alla quale hanno aderito 127 cittadini con l'obiettivo di produrre elettricità per il proprio fabbisogno e lasciando i guadagni eccedenti ad opere di pubblica utilità.
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4:49 PM
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mercoledì 10 luglio 2013
E' nata la FEDERAZIONE ITALIANA DEI MEDIA AMBIENTALI
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7:43 AM
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venerdì 21 giugno 2013
Legambiente: DOSSIER BIODIVERSITA' 2013
- Introduzione
- Cos’è la biodiversità
- Lo stato della biodiversità
- La perdita di biodiversità
- I fattori di perdita di biodiversità
- I cambiamenti climatici
- La perdita degli habitat e il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni
- Il sovrasfruttamento e l’uso non sostenibile delle risorse naturali
- Le fonti inquinanti
- L’introduzione di specie aliene
- Le illegalità nelle aree protette
- Focus: La biodiversità e la tutela delle zone umide
- Il contributo di Legambiente alla tutela della biodiversità
- I progetti LIFE.
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lunedì 3 giugno 2013
GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE
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venerdì 31 maggio 2013
Fermiamo l'ECOCIDIO in Europa
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sabato 27 aprile 2013
Un unico ministero per AMBIENTE e BENI CULTURALI
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domenica 20 gennaio 2013
Approvare la legge sugli SPAZI VERDI URBANI!
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domenica 13 gennaio 2013
La storia di VALERIO DANIEL DE SIMONI
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giovedì 29 settembre 2011
Addio al Nobel WANGARI MAATHAI
Come ho detto prima, ottenne il Nobel per la sua battaglia ambientalista contro la deforestazione: era infatti chiamata "la Madre degli alberi", perchè nel 1977 fondò il "Green Belt Movement" (http://www.greenbeltmovement.org) grazie al quale furono piantati ben 40 milioni di alberi in tutto il Kenya! Per dare un'idea del suo personaggio, ecco cosa disse suo marito al momento del divorzio (avvenuto circa 30 anni fa): "Era troppo istruita, troppo forte, troppo di successo, troppo ostinata e troppo difficile da controllare". Avercene di ambientalisti così... Da non dimenticare che il "Green Belt Movement" fu non solo un'associazione ambientalista ma anche un vero e proprio movimento femminista, perchè composte di donne che meglio rappresentavano l'attività del villaggio, la sopravvivenza, la tradizione: quindi un movimento ecologista ed emancipato! La Maathai fece col suo movimento molte battaglie: si oppose (andando contro le autorità) alla svendita a speculatori privati di foreste del demanio ancora intatte e si impegnò nella battaglia (poi vinta) contro la costruzione di una mega-sede dell'allora partito unico all'interno del parco di Nairobi. Proprio per queste sue battaglie, la Maathai fu più volte arrestata, picchiata, insultata, minacciata di morte, nel 2008 rimase intossicata dai lacrimogeni durante una manifestazione contro il progetto governativo di aumentare il numero delle poltrone ministeriali. Che donna questa Wangari Maathai! Un esempio che spero serva per tutto il mondo ambientalista. Vi consiglio di leggere la sua intervista che trovate a questo link, di alcuni anni fa: http://www.lanuovaecologia.it/UserFiles/Files/1012%20primopiano.pdf.
A tal proposito, come ogni anno, la rivista "La Nuova Ecologia" (http://www.lanuovaecologia.it) lancia il premio Ambientalista dell'anno, organizzato assieme a Legambiente (http://www.legambiente.it). Per questo 2011 i candidati sono: Enrico Cappanera (impegnato nel settore delle energie rinnovabili), Jacopo Fo (impegnato nella gestione ecologica della libera università di Alcatraz), Matteo Cerruti (impegnato in battaglie ambientaliste), Vincenzo Cuomo (raccolta differenziata, mare balneabile e lotta alla criminalità), Margherita Fina (grande attivista), Cristina Gabetti (contro gli sprechi), le mamme vulcaniche (contro le discariche napoletane) e Elio Riccarand (protezione della montagna). Le descrizioni dettagliate delle attività di questi 8 personaggi le trovate sul sito della rivista: si può votare fino al 12 novembre, anche tramite fax al 06/86218474 o alla mail ambientalista2011@lanuovaecologia.it.
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lunedì 5 settembre 2011
GIOCHI PER IMPARARE A SALVARE IL MONDO
Ora però più di qualcuno ha pensato di creare dei giochi per bambini ( e non solo!!) per insegnare loro giocando il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente, sensibilizzandoli sulla solidarietà, sulla natura, sul patrimonio artistico, sulle culture lontane, ecc...
Visto che il 2011 è l'Anno Internazionale delle Foreste, Greenpeace ha lanciato il progetto "Kids 4 Forests" per far scoprire agli alunni delle scuole elementari tutti i polmoni verdi del nostro pianeta. Così ha creato il gioco "Avventura con Tango", ovvero un orango che ti guida in un viaggio dall'Amazzonia all'Indonesia per insegnare come salvare il clima e la biodiversità: il gioco è acquistabile al costo di € 12 (+€ 8 di spese di spedizione) su http://www.greenpeace.it, viene portato nelle scuole che lo richiedono (tramite richiesta a giocacontango@greenpeace.org) da volontari che organizzano varie attività; poi alla fine ci sarà un concorso in cui ogni classe creerà un racconto o una canzone e chi vince va in tv.
La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha invece creato un gioco per computer che insegna ai bambini i segreti delle specie migratrici di primavera (si trova al sito http://www.springalive.net/it-it/springalive/Giochi) e un gioco dedicato ai segreti delle specie della montagna (si trova al sito http://www.unnuovovolo.it/Ti-sfido-tra-le-montagne).
Il WWF ha scelto una guida al turismo responsabile per i ragazzi con età compresa tra 8 e 14 anni: due personaggi, Berry ed Ele, con le loro esperienze faranno imparare ai ragazzi la protezione dell'ambiente, il rispetto delle persone, l'incontro con gli animali, gli acquisti intelligenti, gli spostamenti senza creare inquinamento, ecc...
Il CVS (Centro di Servizio per il Volontariato) di Napoli ha creato "Volando", una sorta di gioco dell'oca distribuito gratis alle scuole che lo richiedono (inviando richiesta a info@csvnapoli.it).
Mi rivolgo quindi alle scuole, a voi Presidi, a voi insegnanti, a voi alunni: portate questi giochi e queste esperimenti nella vostra scuola. Con un passaparola riusciremo a coprire tutto il territorio nazionale: io ho trovato queste informazioni nell'articolo "Quei giochi per imparare come si salva il mondo" della giornalista Antonella Barina, apparso nel suo spazio Solidarietà dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 20/05/2011, io lo riporto nel mio blog e voi che lo leggete lo portate nella vostra scuola suggerendolo ad altri. La scuola ha in questo una grande responsabilità: formare le persone del futuro, e lo può fare con l'educazione civica integrata con queste nuove forme di apprendimento.
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martedì 17 maggio 2011
VENETO: A.R.P.A.V. in dissesto economico...
Ricordiamo che l'ARPA è l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente. Il 18 aprile 1993 un referendum abrogò le competenze del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e delle Unità Sanitarie Locali (USL) nel campo del controllo e della prevenzione ambientale: si creò in questo modo un vuoto di competenze che fu colmato dal Parlamento con la Legge n° 61 del 21 gennaio 1994 di conversione del terzo Decreto Legge n° 496/93, che affidò tali compiti ad apposite "Agenzie Regionali" deputate alla vigilanza e controllo ambientale in sede locale. La Legge n° 61/94 istituì inoltre l'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente), poi APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici) e oggi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con l'incarico di indirizzo e di coordinamento delle Agenzie regionali e delle Agenzie delle Province autonome. Le funzioni delle ARPA possono così essere classificate: controllo del rispetto della normativa vigente e delle prescrizioni contenute nei provvedimenti emanati dalle Autorità competenti; supporto tecnico agli Enti titolari di funzioni di programmazione e di amministrazione attiva in campo ambientale; sviluppo di un sistema informativo ambientale che sia di supporto agli Enti istituzionali ed a disposizione delle formazioni sociali interessate. Accanto alle funzioni tradizionali di "controllo e vigilanza", dalla legge vengono affidati al "sistema delle agenzie ambientali" nuovi compiti di monitoraggio, elaborazione e diffusione dei dati ambientali nonché di elaborazioni e proposte tecniche (limiti di accettabilità, standars, tecnologie ecologicamente compatibili, verifica dell'efficacia "tecnica" delle normative ambientali, ecc.). Negli anni successivi tutte le regioni italiane e le province autonome si sono dotate di proprie Agenzie e oggi esistono 19 Agenzie regionali e 2 Agenzie delle province autonome.
Fatto questo doveroso preambolo, il comunicato stampa è relativo a questa notizia: I TAGLI DEI FINANZIAMENTI E DELLE SEDI PERIFERICHE DI ARPAV METTONO IN PERICOLO I CONTROLLI AMBIENTALI NEL VENETO. LEGAMBIENTE: "VENGANO INDIVIDUATI I RESPONSABILI DEL DISSESTO FINANZIARIO DELL’AGENZIA REGIONALE". Ecco il testo intergrale del comunicato stampa.
"In una recente audizione in Consiglio Regionale del Veneto il nuovo direttore generale dell’ARPAV Carlo Pepe ha anticipato alcuni contenuti del piano di riorganizzazione che l’Agenzia regionale sta mettendo a punto e che prevede, in particolare, la riduzione delle sedi, con la chiusura di 18 delle 45 attualmente operanti. “Una riduzione – commenta Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto – che rischia di mettere in ginocchio i controlli ambientali nella nostra regione. Se il nuovo direttore vuole fare dei tagli, inizi dagli sprechi della passata gestione ed eventualmente tagli i dirigenti in eccesso, ma non tocchi le sedi periferiche che consentono di monitorare il territorio e di intervenire celermente in caso di rischio ambientale”. La situazione – che è stata presentata in VII Commissione Consiliare – è a rischio insolvenza. Le prime stime quantificano in 60 milioni di euro i soldi necessari per rimettere in ordine i conti di ARPAV. Nelle casse dell’Agenzia mancano all'appello, infatti, 12,4 milioni di euro per la riduzione dello stanziamento nel bilancio regionale 2011, oltre a 22 milioni di debiti verso fornitori, 27.5 milioni di euro di debiti futuri (prossimi tre anni) per le operazioni di acquisto delle nuove sedi di Vicenza e Belluno, del battello oceanografico e per i contratti di global service, 11 milioni di euro di crediti dalla Regione, oltre a 13,8 mln di € di debiti verso il personale. “Il dissesto dell’ARPAV – ricorda Bertucco - ha però dei responsabili, il primo dei quali è sicuramente l'ex Direttore Generale Drago, ma molte responsabilità stanno in capo a chi doveva vigilare e non l'ha fatto. Dov'era la Giunta regionale quando in ARPAV si facevano scelte immobiliari e non operative o acquisti faraonici come il battello per indagini marine? Chi doveva controllare queste scelte e le modalità con cui si sono attuate?” “Si rischia - conclude il Presidente di Legambiente Veneto – di mettere a repentaglio una delle migliori agenzie di protezione ambientale d'Italia per quanto riguarda il monitoraggio e la prevenzione e dilapidare questo patrimonio sarebbe una scelta gravissima da parte della Regione. Bisogna tornare allo spirito della legge istitutiva dell’ARPAV (L.R. n. 32 del 1996) che assegnava all’Agenzia in via principale le funzioni di controllo e di monitoraggio del territorio veneto.”
Ecco i soliti tagli indiscriminati per far quadrare i conti: non si ha il coraggio (anzi, non si vuole...) di tagliare le spese e gli enti inutili (vedi Province, ad esempio) e i primi settori a cui si tagliano i fondi solo l'ambiente, l'istruzione e la cultura! Ah, questo è proprio un Governo (ir)responsabile: la Germania, facendo il contrario, ha oggi un Pil che sfiora il 5% (l'Italia solo l'1%...). E della nostra salute non importa niente a nessuno.
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VENETO: armi spuntate per la lotta alle Ecomafie
"L’Italia, che contrariamente a molti Paesi europei, sconta fenomeni di ecomafia e di criminalità ambientale gravissimi e del tutto sconosciuti altrove, avrebbe dovuto sfruttare l’occasione della Direttiva europea per porre un freno a questa situazione. Ma il recepimento della Direttiva, invece, è ben lontano da questo obiettivo. Se lo spirito europeo era, infatti, quello di assicurare un’adeguata tutela penale dell’ambiente, individuando una lunga serie di reati ambientali da punire con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, il nostro Paese l’ha recepito in modo assolutamente fiacco, elaborando una legislazione penale ambientale solo di facciata, completamente inefficace e scarsamente deterrente. Con questo schema di decreto i crimini ambientali continueranno, quindi, ad essere puniti solo con sanzioni di tipo contravvenzionale, peraltro di scarsa portata, con tempi di prescrizione bassissimi, l’impossibilità di usare adeguati strumenti investigativi e di chiedere rogatorie internazionali. Caratteristiche, queste, che pongono il nostro Paese palesemente in contrasto con i principi e lo spirito della Direttiva europea".
Spiega Bertucco: "In Veneto significa favorire ulteriormente i criminali ambientali e sottoporre il territorio a nuovi rischi legati al ciclo dei rifiuti e al ciclo del cemento". Secondo l’analisi di Legambiente, nello schema di decreto i reati ambientali continuano ad essere considerati di serie B dal momento che chi li compie rischia poco o praticamente nulla. Se per un piccolo furto, infatti, in Italia si incorre in un processo per direttissima, nel caso di crimini ambientali la clemenza del legislatore continua ad essere massima. E’ per questo che alcuni imprenditori mettono già in bilancio l’eventualità di dover pagare qualche spicciolo per essere stati scoperti.
E’ il caso, ad esempio, del reato di discarica abusiva per cui si prevede solo l’arresto da tre mesi a due anni (misura cautelare praticamente mai applicata) e una risibile ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro. Così come, chi ‘cagiona l'inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio’, che sostanzialmente, quindi, avvelena l’ambiente, rischierà l'arresto da sei mesi a un anno e l'ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall'autorità competente. E’ chiaro che a chi inquina converrà pagare questa piccola multa, piuttosto che sostenere i costi altissimi – circa 200.000 euro a metro quadrato – per la bonifica del territorio.
Stesso discorso per l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti di natura industriale in ambiente che, per una lunga serie di casi, è punibile al massimo con un’ammenda di 1.032 euro o scarico di acque reflue industriali per cui si rischia di pagare al massimo 52.000 euro. Cifre molto modeste che non fungono da deterrente per aziende che fatturano milioni di euro, e che il recente schema di decreto approvato dal governo non ha modificato.
La Direttiva 98/2009, inoltre, non prevede nulla per i reati nell’ambito del ciclo del cemento. Così la legislazione italiana, non elaborando niente di specifico, lascia senza un’adeguata tutela il paesaggio e la fragilità geomorfologia e urbanistica dei territori, mentre tutela chi costruisce abusivamente, ex novo o parzialmente, perchè non punibile con la reclusione. Per chi realizza cave illegalmente l’ammenda massima rimane infatti di 1.032 euro, mentre per l’abusivismo edilizio l’unico deterrente è costituito dall’eventuale demolizione, evento, peraltro, quanto mai eccezionale.
Secondo Legambiente Veneto dal decreto emerge, dunque, un solo un passo positivo di rilievo, ossia l’introduzione nel nostro ordinamento della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Queste, finalmente, saranno chiamate a rispondere con il proprio capitale per i reati ambientali. Fino ad oggi tale responsabilità, prevista dal decreto 231/2001 non era prevista per gli illeciti ambientali, è quindi merito dell’Ue se si risolve una palese ingiustizia ai danni dell’ambiente. Altra novità, di piccola portata, è invece la previsione della tutela dell’Habitat già protetto: in concreto, ciò permetterà una migliore applicazione del principio di tutela di aree già vincolate.
"Lo schema di Decreto approvato dal Governo fa compiere un passo avanti e due indietro verso una riforma che Legambiente definisce di ‘civiltà’ – conclude Bertucco - Se infatti riconosce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche rimane su un piano sanzionatorio blando e non delittuoso, lasciando pene assolutamente inefficaci. Una riforma efficace, dunque, sarebbe quella che prevede l’introduzione nel Codice penale dei delitti contro l’ambiente, condannando con pene reclusive, crescenti in base alla gravità degli illeciti, l’inquinamento ambientale, la frode, il disastro, il delitto di ecomafia. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo schema di Decreto e nemmeno un barlume di discussione all’interno della compagine governativa, nel mondo politico. Discussione che, invece, avrebbe dovuto coinvolgere, non solo i tecnici e gli esponenti del governo, ma anche gli addetti ai lavori, magistrati, le forze dell’ordine e le associazioni ambientaliste".
Direi che la situazione continua ad essere allarmante e questo governo nulla fa (anzi...) in difesa del nostro territorio: prevalgono semprte e solo gli interessi economici...
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giovedì 25 novembre 2010
La diffusione degli ECOMUSEI
In merito all'argomento ho trovato un interessante articolo di Carlo Petrini sul quotidiano la Repubblica del 24 novembre 2010, intitolato "Visita all'ecomuseo" Carlo Petrini è fondatore del movimento SlowFood, http://www.slowfood.it). Ma che cos'è un ecomuseo? Prendo la definizione che trovate sul sito http://www.ecomusei.it, secondo il quale una delle definizioni più efficaci di ecomuseo è quella originariamente proposta da Riviére e de Varine e che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei, ovvero che il museo è caratterizzato da collezione-immobile-popolazione, mentre l'ecomuseo è caratterizzato da patrimonio-territorio-popolazione (la definizione sulla quale lavora il Laboratorio Ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio), contraddistinto da:
- “Patto” non sono norme che obbligano o proibiscono qualcosa ma un accordo non scritto e generalmente condiviso;
- "Comunità” sono i soggetti protagonisti e non solo le istituzioni poiché il loro ruolo propulsivo deve essere accompagnato da un coinvolgimento più largo dei cittadini;
- “Prendersi cura” significa conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo.;
- “Territorio” inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato.
Georges Henry Rivière in Francia dichiarò negli anni '70: “L'ecomuseo è uno specchio dove la popolazione si guarda, per riconoscersi in esso, dove cerca spiegazioni del territorio al quale è legata, unite a quelle delle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni”. Secondo l’articolo 1 della “Carta nazionale degli ecomusei francesi”, "l’ecomuseo è un’istituzione culturale che assicura, in modo permanente, su un dato territorio, con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che vi si manifestano”. E ancora, un altro francese, Hugues de Varine sostiene che "l’ecomuseo è una azione portata avanti da una comunità, a partire dal suo patrimonio, per il suo sviluppo. L’ecomuseo è quindi un progetto sociale, poi ha un contenuto culturale e infine s’appoggia su delle culture popolari e sulle conoscenze scientifiche. Quello che non è: una collezione, una trappola per turisti, una struttura aristocratica, un museo delle belle arti etc. Un ecomuseo che sviluppa una collezione importante e ne fa il suo obbiettivo non è più un ecomuseo, poiché diventa schiavo della sua collezione".
Gli ecomusei sono nati in Francia negli anni '70 mentre sono arrivati più tardi in Italia (sono partiti in Piemonte nel 1995), dove sono stati istituiti tramite leggi regionali. Si tratta di musei a cielo aperto, che invece di essere rappresentati da un edificio sono costituiti da un intero territorio, il cui pubblico non è il visitatore ma la popolazione stessa. Ci sono ecomusei dedicati al paesaggio, a mestieri antichi, a minoranze culturali, alla memoria, a produzioni locali, ecc...: sono tantissimi e li potete vedere nel sito che vi ho accennato prima.
Come dice Petrini nel suo articolo "l'ecomuseo è un patto con il quale la comunità si prende cura del territorio": è un modo esemplare di vivere slow la propria terra (parole dello stesso Petrini), che nell'articolo afferma che messi tutti assieme gli ecomusei sono un catalogo della ricchezza del nostro paese e una risorsa turistica non indifferente.
Si tratta quindi di un modo esemplare per proteggere il nostro territorio, per salvaguardare caratteristiche importanti del nostro habitat: certo, le sempre più scarse risorse pubbliche rappresentano un serio impedimento alla diffusione di questi progetti, tuttavia ci sono fortunatamente tanti volontari che continuano ad impegnarsi in questo (e, come detto nel precedente post, continuano a sostituirsi allo Stato...).
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Unknown
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