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mercoledì 2 dicembre 2015

EMILIA ROMAGNA: ecco il Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020

L'Emilia Romagna ha dato il via libera ai primi bandi del nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020, stanziando 115 milioni di euro per il biologico, la produzione integrata, la gestione delle zone umide, i boschetti, i corridoi ecologici, i prati storici, la salvaguardia del paesaggio agrario, il sequestro di carbonio nei suoli, la difesa delle razze antiche e la biodiversità ambientale. Le domande potranno essere presentate dal 30 novembre 2015 al 29 gennaio 2016 attraverso l'Agrea (Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura, http://agrea.regione.emilia-romagna.it/): quindi le aziende agricole che parteciperanno ai bandi verranno premiate in cambio di impegni sul campo ambientale. Complimenti davvero all'Amministrazione Regionale per la sensibilità dimostrata in fatto di recupero ambientale.

mercoledì 11 novembre 2015

COSTA RICA: 100% da fonti rinnovabili

Il Costa Rica o Costarica, ufficialmente Repubblica di Costa Rica, è uno Stato (51.100 km², 4.805.000 abitanti, capitale San José) dell'America centrale. La Costa Rica è situata fra gli 8°03' e gli 11°13' di latitudine nord e gli 82°32' e gli 85°57' di longitudine ovest. Includendo l'area insulare (Isola del Coco) si estende su una superficie di 51.100 km². È uno degli stati più piccoli del Centro America insieme al Belize e a El Salvador. Confina a nord con il Nicaragua, a est con il mar dei Caraibi e Panamá, a sud e a ovest con l'oceano Pacifico. Le coste si estendono per 1.228 km, dei quali 1.016 si affacciano sul versante del Pacifico e 212 km sul Mare dei Caraibi. Per ulteriori approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Costa_Rica
Ebbene, dall'inizio di gennaio a metà marzo 2015, per 75 giorni, il Costa Rica è stato capace di essere autosufficiente elettricamente senza bruciare combustibili fossili, diventando così il primo Paese al mondo a riuscire in questa impresa. Solitamente comunque l'energia idroelettrica copre l'80% della domanda elettrica nazionale (il Paese è ricco di corsi d'acqua): ad inizio anno, l'idroelettrico (grazie alle piogge abbondanti) ha coperto l'85% del fabbisogno, mentre il restante 15% è stato coperto da geotermia, solare ed eolico. E per tutto il 2015 meno del 6% dell'energia elettrica del Costa Rica sarà generata da fonti fossili (fonti dell'ICE, Instituto Costarricense de Electricidad). È vero che si tratta di un paese piccolo (meno di 5 milioni di abitanti), ma non è un Paese agricolo come si potrebbe pensare: anzi, prevalgono elettronica, tessile e biomedicale, ovvero tutti settori che richiedono ingenti quantità di energia. Ricordiamo anche che il Costa Rica ha deliberato di diventare carbon neutral entro il 2021, che in appena 10 anni la sua superficie forestale è passata dal 30 al 47% del territorio nazionale grazie agli investimenti del Fondo de Financiamiento Forestal che fa un'ottima cosa: investe nei trasporti il 3,5% delle tasse ricavate dall'uso dei combustibili fossili, per aiutare i proprietari terrieri e le comunità locali nello sviluppo delle zone protette e nella piantumazione di nuovi alberi. È così prolifera il turismo ecologico ed è migliorata la conservazione sia dei bacini idrografici che della biodiversità. E la popolazione che ne pensa? Ben l''80% conosce le ricadute del riscaldamento climatico e ne attribuisce le cause al fenomeno antropico, addirittura l'87% è favorevole all'eolico e il 77% al geotermico!!!
Il resto del mondo (Paesi sviluppati in primis) hanno solo da imparare dal Costa Rica.

mercoledì 7 ottobre 2015

E' nato il TRANS-PACIFIC PARTNERSHIP

E' nato il TPP, ovvero Trans-Pacific Partnership, il nuovo trattato di libero scambio tra gli Stati Uniti d'America e 11 nazioni dell'area Asia-Pacifico (per informazioni https://it.wikipedia.org/wiki/Partenariato_Trans-Pacifico). Si tratta di un accordo molto importante, che dovrebbe portare benefici diretti per 250 miliardi di dollari e un aumento dell'export di 440 miliardi di dollari entro il 2025. C'è un'accurata analisi di Federico Rampini sul quotidiano la Repubblica di martedì 6 ottobre 2015, che potete leggere al link http://www.dirittiglobali.it/2015/10/accordo-storico-di-libero-scambio-nellarea-pacifico-40-del-pil-globale/. Al di là dei vantaggi economici per i singoli cittadini, questo accordo dovrebbe avere portare a maggiori diritti sindacali e ad una più forte tutela dell'ambiente (ad esempio, diventerà lecito imporre sanzioni contro quei paesi che non contrastano il traffico di animali in via di estinzione). Ed ora si sta proseguendo col il TTIP, il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership), un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America (https://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_transatlantico_sul_commercio_e_gli_investimenti).

mercoledì 10 dicembre 2014

Parco del Gran Paradiso nella GREEN LIST di IUCN

La IUCN (International Union for Conservation of Nature, ovvero l'Unione Mondiale per la Conversazione della Natura, http://www.iucn.it/) è la più antica ed autorevole organizzazione per la protezione ambientale mondiale, che periodicamente promuove la Red List (http://www.iucnredlist.org/), ovvero la lista delle specie a rischio estinzione, ove spesso finisce anche il nostro Paese... Ora però ha varato la Green List (http://www.iucnredlist.org/), ovvero la lista delle migliori aree protette del mondo. Al momento queste sono 24, e vi figura anche l'Italia ma solo con un parco: per adesso la Iucn ha chiesto solo a dieci nazioni di presentare delle candidature e l'Italia ne ha presentate due, ovvero il Parco Nazionale del Gran Paradiso e la Riserva Naturale di Torre Guaceto (BR), che erano le uniche due aree che avevano pronti i dati necessari per dimostrare di avere raggiunto i necessari livelli di efficacia ed equità. È entrato nella lista solo il Parco Nazionale del Gran Paradiso (tra Valle d'Aosta e Piemonte, il più antico parco naturale nazionale, http://www.pngp.it/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_del_Gran_Paradiso). La Riserva Naturale di Torre Guaceto (lungo la costa adriatica brindisina, http://www.riservaditorreguaceto.it/) è stata esclusa invece per cause tutte italiane...: infatti il nostro Paese è l'unico al mondo che permette nelle riserve marine solo l'assunzione di personale “a progetto”, quindi chi sorveglia queste aree è un precario. Se pensiamo alla ricchezza naturalista italiana, non dovrebbe neppure succedere una cosa del genere... Speriamo che ciò smuovi le coscienze in alto...

martedì 18 novembre 2014

REGIONI: stessi soldi per l'ambiente e per... gli assessori!!!

In questi ultimi giorni uno stucchevole botta e risposta si è avuto tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Presidente della Regione Liguria Burlando, relativamente alle responsabilità sul dissesto idrogeologico nel nostro Paese. Vista l'ennesima alluvione, non era certo il momento giusto per creare una polemica, quando in questi giorni serve ben altro per affrontare l'emergenza. Ma non ha tutti i torti il Presidente del Consiglio quando chiede alle Regioni di sforzarsi in ciò nel trovare fondi per l'ambiente e per il dissesto idrogeologico e per tagliare le spese inutili. 
Stamattina sono rimasto allibito nel leggere l'articolo di Gianni Trovati, intitolato “Per l'ambiente speso quanto per gli assessori”, pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore, che potete leggere al link http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-18/per-ambiente-speso-quanto-gli-assessori-063754.shtml?uuid=ABHiH7EC. È davvero sconvolgente che in un anno le Regioni abbiano speso per l'ambiente la stessa cifra per le indennità di consiglieri ed assessori, ovvero 1,1 miliardi di euro!!! E' davvero sconvolgente! Se si pensa poi che hanno speso 7 miliardi per acquisti vari e 6 miliardi per il personale, beh si capisce a cosa servano ste maledette Regioni! E intanto il Paese frana... VERGOGNA!

venerdì 29 novembre 2013

Un inno per l'ambiente contro il cemento

Mi ha davvero colpito questa lettera che ho trovato ieri sul quotidiano la Repubblica, intitolata proprio “Un inno per l'ambiente contro il cemento”, che recita così. 
“Disboscamenti indiscriminati e cemento. Pare proprio che l'uomo abbia intrapreso, senza ripensamenti, una guerra contro la natura. E sono in pochi coloro che scendono nelle piazze per anticipare il loro sdegno alle previste nuove catastrofi. Molti vorrebbero una casa in riva al mare, e non solo, e sono pronti a sacrificare l'ambiente senza calcolare le conseguenze. Quanto durerà? Facciamoci venire a mente il testo del brano “Eppure soffia” di Pierangelo Bertoli. Impariamolo e proponiamolo come inno dell'ambiente”. 
La canzone è del 1977 e questo è il testo: “E l'acqua si riempie di schiuma, il cielo di fumi, la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi, uccelli che volano a stento malati di morte, il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte, un'isola intera ha trovato nel mare una tomba, il falso progresso ha voluto provare una bomba, poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita, invece le porta la morte perché è radioattiva. Eppure il vento soffia ancora, spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori li bacia e non li coglie. Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale, ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale, ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario, e presto la chiave nascosta di nuovi segreti così copriranno di fango persino i pianeti, vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli, i crimini contro la vita li chiamano errori. Eppure il vento soffia ancora, spruzza l'acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie, bacia i fiori li bacia e non li coglie, eppure sfiora le campagne, accarezza sui fianchi le montagne e scompiglia le donne fra i capelli, corre a gara in volo con gli uccelli. Eppure il vento soffia ancora!!!". Potete ascoltarla al link http://www.youtube.com/watch?v=hOxLD7Eb9h4
Sono d'accordo col lettore: proponiamo questa canzone come inno dell'ambiente, istituiamolo per legge, in modo che venga studiato ed imparato in tutte le scuole, di ogni ordine e grado.

mercoledì 23 ottobre 2013

L'ultimo assalto alle AREE VERDI italiane

Traggo informazioni allarmanti da un articolo di Margherita D'Amico pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 21 ottobre 2013: trivellazioni, impianti a biogas, caccia, pale eoliche, commercio di fauna, cave ed elettrodotti sono i pericoli che incombono sui nostri parchi naturali, denunciati dalle maggiori associazioni ambientaliste ed animaliste. 
Partiamo da un pò di numeri. In Italia ci sono oggi 871 aree protette: 24 parchi nazionali, 30 aree marine protette, 147 riserve naturali, 134 parchi regionali, 365 riserve regionali e 171 aree protette regionali (http://www.parks.it). Per quanto riguarda i nostri parchi nazionali, la loro estensione è di 820.000 ettari, le piante in essi presenti assorbono ogni anno 145 milioni di tonnellate di CO2, in essi vi sono ben 57.000 specie animali (pari ad 1/3 di tutte quelle europee!) nonché 5.600 specie floreali (pari a ben il 50% di quelle europee, e di queste il 13,5% è endemico con una notevole diversità di ambienti e paesaggi!!). Per quanto riguarda invece le nostre aree protette, esse hanno una superficie complessiva di 3.212.000 ettari a terra e 2.853.000 ettari a mare, su 658 km di costa. A tale settore vengono annualmente destinati 250 milioni di euro, di cui 70 milioni dal Ministero dell'Ambiente e 180 milioni dalle Regioni: settore che da occupazione a circa 100.000 persone, di cui 10.724 nelle aree protette e 88.300 nell'indotto. Si tratta di numeri davvero importanti, ma d'altronde il nostro paese ha un patrimonio naturalistico che non ha eguali nel mondo, questo lo possiamo dire con fierezza. Dovrebbero bastare questi numeri per pensare che questo patrimonio naturalistico sia al sicuro, ma così non è e i pericoli sono quelli indicati ad inizio articolo: la preoccupazione deriva da una procedura d'urgenza votata qualche settimana fa dal Senato che sembra voglia apportare modifiche sostanziose alla Legge n° 394/91, l'unica legge in vigore in Italia dedicata alla tutela delle aree naturali protette (assieme alla Legge n° 157/92 che regolamenta la fauna selvatica e l'attività venatoria). È per questo che sono insorte le varie associazioni del settore: Cts, Fai, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club italiano, WWF Italia, Enpa e Lav, tutte contrarie ad una riforma sommaria della legislazione esistente: una revisione ci potrebbe anche stare, nel senso però di una maggiore tutela di tali aree. Al contrario, invece, si vuole sfruttare le risorse presenti all'interno di tali aree considerando tale sfruttamento come la soluzione ottimale per gestire le aree stesse, e attraverso l'imposizione di dazi i parchi ripagherebbero da sé la loro manutenzione!!! Permettimi di dire: una FOLLIA!! Nei disegni di legge (bipartisan, PDL e PD...) si propongono lo sfruttamento, previo canone, di suolo, acqua e fauna nelle aree protette, nuovi pontili, coltivazione di idrocarburi, prospezione ed estrazione di petrolio, uccisione e vendita di animali... Tra l'altro pochi mesi fa il Consiglio di Stato, per un mero vizio di forma, ha clamorosamente cancellato lo status di aree protette per i siti della rete Natura 2000 riconosciuti dall'Europa: pertanto in Italia le aree protette comunitarie non sono tali!!! 
Ha ragione Annamaria Procacci, consigliere nazionale dell'Enpa, quando afferma che si è di fronte ad una sbalorditiva visione economistica del territorio protetto e che, dimenticando la priorità di preservare la natura e la biodiversità, non si affrontano quelli che in effetti sono i punti critici dell'attuale legislazione in materia ovvero la scarsità di finanziamenti, le nomine fortemente politicizzate e la subordinazione alle logiche territoriali, punti critici che secondo gli esponenti del Parlamento italiano si risolvono promuovendo sfruttamenti dal fortissimo impatto ambientale. Ma in che mani siamo? Come si può pensare ad una cosa del genere, per un patrimonio naturale che tutto il mondo ci invidia? Sono assolutamente senza parole.

giovedì 26 settembre 2013

Vota l'AMBIENTALISTA DELL'ANNO 2013

Anche quest'anno si sono aperte le votazioni per il concorso indetto da Legambiente (http://www.legambiente.it/) assieme alla rivista “La Nuova Ecologia” (http://www.lanuovaecologia.it/) per votare l'AMBIENTALISTA DELL'ANNO 2013 (Premio Luisa Minazzi, l'attivista di Casale Monferrato che si è battuta per i diritti delle persone esposte all'amianto e che purtroppo è morto all'età di 57 anni proprio per il mesotelioma pluerico, http://www.premioluisaminazzi.it). Le candidature sono le seguenti: 
  • STEFANIA BAIGUERA: si sta battendo con forza nel Bresciano per sollecitare le istituzioni a risolvere il grave problema degli spazi verdi della città di Brescia contaminati da Pcb e dalle diossine provenienti dall'impianto della Caffaro, mai bonificato;
  • LE MAMME DI NONSOLOCIRIPA': sono quasi 100 sparse in 18 regioni italiane, che si sono unite per utilizzare e promuovere l'uso dei pannolini lavabili, con notevoli vantaggi a livello ambientale;
  • GIUSEPPE DI GENNARO: all'avanguardia nella raccolta della carta in Campania, regione non proprio propensa alla raccolta differenziata. E sta cercando di educare i cittadini verso la differenziata, oltre che investire nell'innovazione tecnologica; 
  • DOMENICO LESTINGI: dopo anni di osservazioni, con una ruspa ha scavato una buca a fianco di un vigneto accanto alla discarica di Conversano (Puglia) dissotterrando una quantità impressionante di immondizia, denunciando poi tutto ai Carabinieri. In seguito a ciò la magistratura ha sequestrato ben 70 ettari di terreno e aperto le indagini coinvolgendo 11 persone con l'accusa di disastro ambientale;
  • RENATA LOVATI: ha un'azienda agricola d'eccellenza a sud di Milano in cui la produzione agroalimentare bio si integra alla perfezione con quella di energia da fonti rinnovabili. E si sta battendo contro il consumo di suolo; 
  • MAURIZIO PRATICIELLO: parroco di Caivano (NA), sta facendo dure battaglie contro i crimini ambientali, vigilando contro i roghi d'immondizia e gli interessi della criminalità organizzata nel trattamento illecito dei rifiuti. E si sta impegnando nell'educazione alla legalità al fianco della società civile; 
  • ANDREA SFORZI: zoologo con la passione dell'avifauna e direttore del Museo di storia naturale di Grosseto, si è impegnato in un difficilissimo progetto che ha portato a far tornare il falco pescatore in Italia dopo ben 42 anni. E ora sta lanciando il programma “Naturae social mapping” che coinvolge i cittadini nella raccolta di dati scientifici per il monitoraggio delle specie;
  • IVAN STOMEO: Sindaco di Melpignano (LE), ha dato origine ad una “coopertiva di comunità” alla quale hanno aderito 127 cittadini con l'obiettivo di produrre elettricità per il proprio fabbisogno e lasciando i guadagni eccedenti ad opere di pubblica utilità.
Complimenti a tutti naturalmente: io ho già fatto la mia scelta. La scheda per votare il vostro ambientalista dell'anno la trovate nei siti sopra indicati, dove ci sono anche le modalità di spedizione. Anche così si costruisce una società più consapevole da un punto di vista ambientale.

mercoledì 10 luglio 2013

E' nata la FEDERAZIONE ITALIANA DEI MEDIA AMBIENTALI

Sono ormai molti i soggetti che contribuiscono all'informazione ambientale: giornalisti, blogger, testate online, riviste, giovani sperimentatori, ecc... Un mondo in cui giornalisti professionisti si incontrano con free lance ed ecocronisti senza tessera, militanti con manager, attivisti verdi con educatori, formatori, studiosi e professori universitari. Insomma, un grande mondo che parla a milioni di persone di ambiente, che siano lettori, ascoltatori, telespettatori, visitatori di siti web e di social network. Ecco perché ora è nata una federazione per farvi aderire tutti i soggetti sopra elencati in modo da migliorare la divulgazione ambientale: si tratta della “Federazione Italiana dei Media Ambientali” (FIMA, http://www.fimaonline.it, sito ancora in costruzione ma presto attivo). 
La federazione è stata presentata lo scorso 23 aprile 2013 in occasione dell'apertura del Festival Internazionale del giornalismo (http://www.festivaldelgiornalismo.com/) tenutosi a Perugia. Io ho appreso la notizia da un articolo di Mario Salomone sulla rivista “La Nuova Ecologia” (http://www.lanuovaecologia.it/) di giugno 2013. Si tratta di un qualcosa di davvero importante: come dice il giornalista, i media ambientali sono uno strumento fondamentale per l'affermazione di nuovi modelli di produzione e consumo e danno visibilità alla ricerca del campo delle “scienze della sostenibilità” e all'innovazione tecnologica. Ed ha anche ragione quando scrive che la società ecologica sta nascendo più dal basso che dalla lungimiranza dei decisori politici ed economici, che spesso appaiono culturalmente vecchi e prigionieri degli stessi schemi che hanno prodotto i problemi che stiamo vivendo. Il termine “rottamazione” in politica vi ricorda niente? Colui che ne parlava è stato fatto (spero momentaneamente...) da parte! 
Nei media ambientali, e quindi nella società ecologica, vi trovano posto imprese che si occupano di green economy, le filiere corte, i sistemi di condivisione o ridistribuzione dei beni (dal bike sharing http://it.wikipedia.org/wiki/Bike_sharing al car sharing http://it.wikipedia.org/wiki/Car_sharing, dal cohousing http://www.cohousing.it/ a food sharing), e poi tutti quei cittadini che con i loro piccoli gesti contribuiscono a rendere il mondo migliore, movimenti e comitati impegnati per la giustizia ambientale e nella lotta contro i disastri naturali, l'inquinamento e le illegalità ambientali. Lo scopo della Fima è quindi quello di migliorare e aumentare la visibilità dei media ambientali, sostenere coloro che trattano di temi ambientali in testate non specificatamente ambientali, attivare servizi utili per gli associati, organizzare opportunità formative, favorire scambi e collaborazioni. 
Anche il mio piccolo blog vuole dare il proprio contributo in merito, ed ha cercato di farlo in questi anni, dedicandosi ad ambiente, natura, cultura: iscriverò pertanto il mio blog alla Fima, perché l'aiuto e la collaborazione di tutti sono il segreto per proteggere il nostro pianeta.

venerdì 21 giugno 2013

Legambiente: DOSSIER BIODIVERSITA' 2013

E' stato pubblicato il Dossier Biodiversità 2013, realizzato (come ogni anno) da Legambiente: lo potete trovare al link http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/biodiversita-rischio-1), e cerca di fare il punto della situazione sullo stato della biodiversità a livello nazionale e internazionale. Quest'anno il Dossier è aggiornato con i dati della Lista Rossa Italiana, pubblicata a fine maggio dal Comitato Italiano dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, http://www.iucn.it) e da Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, http://www.federparchi.it/): la Lista Rossa Italiana, che elenca lo stato di conservazione delle specie, ha preso in considerazione la flora e i vertebrati terrestri e marini indicando per ogni specie esaminata il grado di minaccia. Inoltre il Dossier Biodiversità 2013 contiene un Focus sulla tutela della biodiversità delle zone umide, a cui hanno collaborato Ambiente Italia (un gruppo leader in Italia e in Europa nella ricerca e nella consulenza, che opera nel campo dell'analisi, della pianificazione e della progettazione ambientale, e che si occupa anche di formazione e gestisce campagne di comunicazione, http://www.ambienteitalia.it/) e l'Università delle Marche (http://www.univpm.it/Entra/). Il Dossier è composto delle seguenti parti: 
  • Introduzione
  • Cos’è la biodiversità
  • Lo stato della biodiversità
  • La perdita di biodiversità 
  • I fattori di perdita di biodiversità 
  • I cambiamenti climatici 
  • La perdita degli habitat e il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni 
  • Il sovrasfruttamento e l’uso non sostenibile delle risorse naturali 
  • Le fonti inquinanti 
  • L’introduzione di specie aliene 
  • Le illegalità nelle aree protette 
  • Focus: La biodiversità e la tutela delle zone umide 
  • Il contributo di Legambiente alla tutela della biodiversità 
  • I progetti LIFE.
 Davvero interessante. Speriamo sia tema di lettura anche al Ministero dell'Ambiente...

lunedì 3 giugno 2013

GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE

Il 5 giugno 2013 sarà la 
GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE 
Il 5 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell'Ambiente (World Environment Day), istituita dall'O.N.U. per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull'Ambiente Umano del 1972 nel corso della quale prese forma il "Programma Ambiente delle Nazioni Unite" (U.N.E.P., ovvero "United Nations Environment Programme"). Il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente di quest’anno è Think.Eat.Save.una campagna contro lo spreco e la perdita di cibo che incoraggia ciascuno a ridurre la propria impronta alimentare (“foodprint”).

venerdì 31 maggio 2013

Fermiamo l'ECOCIDIO in Europa

Ho volentieri sottoscritto pochi giorni fa la petizione “Fermiamo l'Ecocidio in Europa” (http://firmiamo.it/fermiamo-l-ecocidio-in-europa e http://kaa.im/lk). Si tratta di un’iniziativa promossa dai Cittadini Europei per porre fine all’Ecocidio in Europa: la distruzione ambientale deve diventare un crimine, un crimine per il quale gli individui e le società possano essere ritenute responsabili. Quel crimine ha un nome: Ecocidio. 
Ma che cos'è l'Ecocidio? Come riporta lo stesso sito, l’Ecocidio è un danno esteso, la distruzione o la perdita di uno o più ecosistemi di un determinato territorio, che può essere causato sia dall’uomo che da altre cause, al punto da modificare notevolmente il godimento del territorio di cui gli abitanti beneficiano. In altre parole, è la prassi di danneggiare un ambiente naturale (un ecosistema) a livello internazionale, nazionale o anche locale. Lo scopo dell'associazione è quello che l’Ecocidio diventi un crimine per il quale le Compagnie e gli individui possano essere ritenuti responsabili secondo il diritto penale. Viene proposto che l’Ecocidio diventi un crimine in questi casi: quando l’Ecocidio avviene all’interno dell’Unione Europea, in ogni territorio, inclusi quelli marittimi; quando l’Unione Europea e le Compagnie globali sono coinvolte; quando l’Unione Europea e i cittadini sono coinvolti. Inoltre, i prodotti EU che possono essere dannosi per l’ambiente, così come gli investimenti in attività che hanno come conseguenza l’Ecocidio, saranno vietati. Per questo è stato creato l’ECI (European Citizens' Initiative), al fine di mettere in contatto i Cittadini Europei con la Commissione Europea per proporre una nuova normativa: in questo caso specifico si sta proponendo una legge che criminalizzi l’Ecocidio in Europa. Per questo servono 1 milione di firme affinché il Parlamento Europeo inizi a discutere la proposta. ECI è una parte di una più grande iniziativa in cui Polly Higgins, avvocato internazionale, ha proposto di rendere l’Ecocidio il 5° Crimine Internazionale contro la pace. 
L’Ecocidio, così, diventerebbe illegale in tutto il mondo e chiunque infrangesse questa legge potrebbe essere condannato dall’“International Criminal Court”. Esempi di Ecocidio possono essere l’utilizzo su vasta scala dei terreni che causa la distruzione degli habitat (come nel caso della deforestazione nelle maggiori foreste tropicali), oppure l'inquinamento in misura significativa, sia nel caso in cui sia intenzionale, sia nel caso in cui sia accidentale (come lo scarico o il versamento dell’olio), o ancora le estrazioni a cielo aperto in cui vengono rimossi interi paesaggi (come nel caso delle sabbie bituminose e delle miniere d’oro o di carbone). 
Servono quindi 1 milione di firme: c'è bisogno dell'aiuto di tutti. Spargete la voce, inviate il link alla vostra mailing list di contatti, tutti assieme ce la possiamo fare: facciamo sentire la nostra voce e proteggiamo così almeno quello che resta ancora da proteggere...

sabato 27 aprile 2013

Un unico ministero per AMBIENTE e BENI CULTURALI

Mi unisco all'appello lanciato da Nicola Caracciolo di Italia Nostra Toscana (http://www.italianostra.org/?tag=toscana) che è stato pubblicato nello spazio delle lettere dei lettori del quotidiano la Repubblica di venerdì 26 aprile 2013: pubblico integralmente la lettera perchè ne condivido il significato ed ogni singola parola, sperando che possa essere presa in considerazione in questi giorni da Enrico Letta (nuovo premier incaricato alla formazione del nuovo governo). Ecco la lettera.
DAL NUOVO GOVERNO VORREMMO CHE LA SCANDALOSA TRASCURATEZZA VERSO IL PATRIMONIO CULTURALE E PAESAGGISTICO DEL NOSTRO PAESE DIMOSTRATA FINORA AVESSE TERMINE. QUESTO SIGNIFICA CAPIRE PRIMA DI TUTTO QUANTO IL PROBLEMA DI CRESCITA SIA LEGATO AL PAESAGGIO, AI MONUMENTI E ALLA BELLEZZA DEL PAESE. PERCHE' NON UNIFICARE IL MINISTERO DEI BENI CULTURALI CON QUELLO DELL'AMBIENTE? E COLLEGARLO PIU' STRETTAMENTE A QUELLO DELL'AGRICOLTURA? POTREBBE ESSERE IL NECESSARIO SEGNALE DELLA VOLONTA' DI AFFRONTARE PROBLEMI REALI. TALE NUOVO MINISTERO AVREBBE GRANDE IMPORTANZA ED ANDREBBE AFFIDATO A PERSONAGGI DI PRIMO PIANO E PRESTIGIO. FACCIO QUALCHE NOME: GIULIA MARIA CRESPI, ANDREA CARANDINI, SALVATORE SETTIS, CARLO PETRINI E DARIO FO CHE, DA ANNI IMPEGNATO NELLA DIFESA DELLA CULTURA E DEL PAESAGGIO, SAPREBBE INDICARE BENE LA STRADA DEL CAMBIAMENTO. IL NOSTRO PAESE E' RICCO DI UN TESORO CHE STIAMO LASCIANDO DEPERIRE POCO A POCO.
L'ultima frase è azzeccatissima, visto soprattutto che il nostro paese ha un patrimonio storico-artistico-naturalistico che non ha eguali nel mondo e che potrebbe essere, contemporaneamente alla sua protezione, un ottimo volano di slancio della nostra economia. Purtroppo abbiamo ancora negli occhi lo stallo del Ministero dell'Ambiente e di quello dei Beni Culturali degli ultimi governi: da quello di Pecoraro Scanio del governo Prodi a quelli di Sandro Bondi e Prestigiacomo dell'ultimo governo Berlusconi fino alla totale inattività di quelli del governo tecnico guidato da Mario Monti. Caro premier Enrico Letta, e comunque cari partiti, cominciate ad ascoltare il volere del popolo: forse qualcosa potrebbe cominciare a cambiare...

domenica 20 gennaio 2013

Approvare la legge sugli SPAZI VERDI URBANI!

Poche settimane fa è stato approvato al Senato un disegno di legge sulla tutela degli alberi monumentali italiani e sugli spazi verdi urbani: purtroppo, con la caduta del Governo lo scorso dicembre il progetto di legge nazionale si è arenato e quindi non è stato approvato alla Camera! Lo avevamo aspettato per tanti anni, ora c'eravamo ad un passo e... puff, svanito: speriamo nella prossima legislatura...
Alcuni dati sul verde in Italia. Ci sono nel nostro Paese circa 12 miliardi di alberi, che coprono all'incirca 1/3 del territorio nazionale; 10,4 milioni gli ettari coperti da foreste, di cui 2 milioni cresciuti (questo è un dato positivo!) negli ultimi 20 anni; le regioni con più alberi sono l'Emilia Romagna (1.816 piante per ettaro), l'Umbria (1.815), le Marche (1.779), la Sicilia (790) e la Valle d'Aosta (708). Tra tutti questi alberi ci sono quelli denominati “monumentali”, per i quali come detto non c'è mai stata (e non c'è tuttora) una legislazione che li protegga. Stiamo parlando di piante secolari che hanno visto la storia dle nostro paese: i Cipressi di Bolgheri a Castagneto Carducci (LI) cantati da Giosuè Carducci nella sua poesia “Davanti San Guido”; la Nonna Quercia a Castelvetro Piacentino (VI) con 20 metri d'altezza, 4 metri di circonferenza del tronco e 35 metri di diametro della chioma; il Castagno dei Cento Cavalli a Sant'Alfio (CT) con un'età stimata tra i 2.000 e i 4.000 anni, il cui nome deriva dai destrieri che secondo la leggenda trovarono riparo sotto di esso durante una tempesta; il Pino dell'Aspromonte a Reggio Calabria, sotto il quale il 29 agosto 1862 Giuseppe Garibaldi fu soccorso dopo essere stato ferito dall'esercito regio; la Quercia delle Cento Pecore a Scorrano (LE) che è alta oltre 14 metri ed ha una chioma con diametro di 17 metri; l'olivastro S'Ozzastru a Luras (OT) che ha tra i 3.000 e i 4.000 anni ed un'altezza di 14 metri; i Platani di Villa Borghese a Roma piantati nel XVII secolo; la Quercia Vallonea di San Sebastiano a Galatina (LE) che ha circa 300 anni; e tantissimi altri (vedete il sito http://www.molisealberi.com/alberiitalia.asp). Purtroppo tutto l'impianto naturale italiano è in pericolo: la famosa legge Rutelli, che prevedeva di piantare un albero per ogni bimbo nato, non viene quasi mai applicata; gli enti pubblici dedicano al verde addirittura meno dell'1% del loro bilancio (nel Nord Europa siamo al 2-3%), e per questo non si combattono malattie, disboscamenti, incendi, ecc... Il progetto di legge arenato al Governo era senz'altro una buona cosa per il nostro Paese, anche perchè non c'è mai stata una legge in materia: tale progetto di legge prevede una multa salatissima (anche fino a 100.000 euro) per chi, per errore e comunque senza il permesso della Forestale, dovesse abbattere un albero storico monumentale italiano. Tale progetto è composto da 8 articoli e tra questi uno istituisce il 21 novembre la Giornata nazionale degli Alberi (festa già organizzata annualmente da Legambiente), durante la quale il ministero dell'Ambiente dovrà organizzare incontri nelle scuole di sensibilizzazione al patrimonio urbano. Col circolo di Legambiente di Cologna Veneta -VR- (circolo PERLA BLU, di cui sono co-fondatore nel 2006 e da allora Segretario, http://www.perlablu.it) proprio tra lo scorso novembre e dicembre abbiamo organizzato la Festa dell'Albero con i bambini delle scuole elementari ed è stata un'esperienza davvero incredibile ed unica.
Siamo pertanto nelle mani della nostra classe politica, ahimè devo aggiungere: questa tanto attesa legge si è arenata e sarà quindi compito della prossima legislatura tirarla fuori dal cassetto ed approvarla definitivamente. Certamente la prossima legislatura dovrà decidere urgentemente su svariati temi per rifondare il nostro Paese in questo momento così drammatico (lavoro, occupazione, rilancio economico, legge elettorale, spending review, giustizia, burocrazia, ecc...), ma quello della protezione delle nostre aree verdi non è da meno: in pochi mesi la nuova classe dirigente ce la potrebbe fare (basta la volontà...). Non possiamo permetterci di continuare con la distruzione e con la continua messa in pericolo di questo immenso patrimonio, sia per il suo forte impatto naturalistico sia per ciò che rappresenta da un punto di vista storico.

domenica 13 gennaio 2013

La storia di VALERIO DANIEL DE SIMONI

Ho trovato questa bella storia nell'articolo “Fino alla fine del sogno” del giornalista Alberto Dentice sul settimanale L'Espresso del 10 gennaio 2013. E' la storia di Valerio Daniel De Simoni, ragazzo australiano nato a Sidney da genitori romani, calciatore di talento, ambientalista, militante di Greenpeace, fotografo, filmaker e gran viaggiatore. Travolto da un automobilista alla periferia di Lilongwe (capitale del Malawi), il 13 marzo 2011 Valerio muore a 24 anni mentre lo trasportano in aereo in ospedale (con due coetanei stava finendo una spedizione attraverso tre continenti con l'obiettivo di battere il record mondiale di percorrenza su veicoli “four wheeler”, per raccogliere fondi a favore di due villaggi africani e per diffondere il messaggio ambientalista). La sua storia ha fatto il giro del mondo, mentre in Italia purtroppo è poco nota, per questo colgo l'occasione dell'articolo di Alberto Dentice per diffondere la notizia e contribuire (nel mio piccolo) a far conoscere agli italiani questa bellissima storia.
Nella sua casa a Sidney sono stati ritrovati i suoi diari, pubblicati con enorme successo in Australia e che ora saranno pubblicati anche in Italia col titolo “Real love... for the turning world”: questi diari contengono appunti, liste di cose da fare, poesie, meditazioni, riflessioni. Di lui colpisce il saper assaporare ogni cosa, apprezzare appieno la vita, combattere per degli obiettivi. Alcune sue frasi estrapolate dai diari mi hanno riempito di gioia e fanno tremendamente meditare su ciò che dovremo fare: “Goditi quello che hai, non quello che vuoi. La contentezza è perfezione”. “Mi sento come una spugna in un pozzo pieno di conoscenza, in attesa di assorbirne il più possibile”. “Cambierò il mondo o morirò nel tentativo”. Sua madre Vittoia dice: “Ci dobbiamo dedicare a salvare l'ambiente dalla rovina presente”. Ha perfettamente ragione. Gino Moliterno ne ha scritto un libro, che si può ordinare online sul sito http://www.valeriodesimoni.org/it: le donazioni saranno destinate alle attività no profit dell'associazione Greenpeace che agisce in Italia (http://www.greenpeace.org/italy/it/) ed in Australia a supporto di giovani stranieri in condizioni disagiate e privi di assistenza.
L'ho già detto in vari miei post precedenti: anch'io faccio farte di un'associazione ambientalista (il circolo PERLA BLU di Legambiente, di cui sono cofondatore e Segretario, http://www.perlablu.it) che sta cercando nel suo piccolo di dare il suo contributo per la protezione e la salvaguardia ambientale. Ecco perchè mi sento molto vicino a questa bellissima storia. E, permettetemi, vorrei riportare testualmente una frase di De Simoni che ho già citato prima perché è davvero bella e che tutti dovrebbero fare propria e per la propria vita: “Mi sento come una spugna in un pozzo pieno di conoscenza, in attesa di assorbirne il più possibile”. Il sapere, cari miei, è l'arma migliore contro l'ignoranza e la sconfitta dell'ignoranza è la base per qualsiasi buona iniziativa non solo per salvaguardare il nostro pianeta ma per qualsiasi cosa che fa parte della nostra vita.

giovedì 29 settembre 2011

Addio al Nobel WANGARI MAATHAI

Lunedì 26 settembre 2011 si è spenta a 71 anni WANGARI MAATHAI, premio Nobel per la pace nel 2004 a riconoscimento della sua battaglia ambientalista. Nata a Nyeri (sull'altopiano del Kenya) nel 1940, fu la prima donna ad ottenere (nel 1971) un dottorato nell'Africa Orientale (lo ottenne in Anatomia veterinaria): in seguito ebbe la cattedra all'università di Nairobi e il titolo accademico che le sarebbe rimasto per il resto della vita (era da tutti chiamata "The Professor"). Nel 2002 fu eletta trionfalmente al Parlamento kenyota, ove rimase fino al 2005, e fu nominata sottosegretaria all'Ambiente. Poi, appunto, nel 2004 fu insignita del premio Nobel per la pace, tra l'altro prima donna africana a ricevere questo premio.
Come ho detto prima, ottenne il Nobel per la sua battaglia ambientalista contro la deforestazione: era infatti chiamata "la Madre degli alberi", perchè nel 1977 fondò il "Green Belt Movement" (http://www.greenbeltmovement.org) grazie al quale furono piantati ben 40 milioni di alberi in tutto il Kenya! Per dare un'idea del suo personaggio, ecco cosa disse suo marito al momento del divorzio (avvenuto circa 30 anni fa): "Era troppo istruita, troppo forte, troppo di successo, troppo ostinata e troppo difficile da controllare". Avercene di ambientalisti così... Da non dimenticare che il "Green Belt Movement" fu non solo un'associazione ambientalista ma anche un vero e proprio movimento femminista, perchè composte di donne che meglio rappresentavano l'attività del villaggio, la sopravvivenza, la tradizione: quindi un movimento ecologista ed emancipato! La Maathai fece col suo movimento molte battaglie: si oppose (andando contro le autorità) alla svendita a speculatori privati di foreste del demanio ancora intatte e si impegnò nella battaglia (poi vinta) contro la costruzione di una mega-sede dell'allora partito unico all'interno del parco di Nairobi. Proprio per queste sue battaglie, la Maathai fu più volte arrestata, picchiata, insultata, minacciata di morte, nel 2008 rimase intossicata dai lacrimogeni durante una manifestazione contro il progetto governativo di aumentare il numero delle poltrone ministeriali. Che donna questa Wangari Maathai! Un esempio che spero serva per tutto il mondo ambientalista. Vi consiglio di leggere la sua intervista che trovate a questo link, di alcuni anni fa: http://www.lanuovaecologia.it/UserFiles/Files/1012%20primopiano.pdf.
A tal proposito, come ogni anno, la rivista "La Nuova Ecologia" (http://www.lanuovaecologia.it) lancia il premio Ambientalista dell'anno, organizzato assieme a Legambiente (http://www.legambiente.it). Per questo 2011 i candidati sono: Enrico Cappanera (impegnato nel settore delle energie rinnovabili), Jacopo Fo (impegnato nella gestione ecologica della libera università di Alcatraz), Matteo Cerruti (impegnato in battaglie ambientaliste), Vincenzo Cuomo (raccolta differenziata, mare balneabile e lotta alla criminalità), Margherita Fina (grande attivista), Cristina Gabetti (contro gli sprechi), le mamme vulcaniche (contro le discariche napoletane) e Elio Riccarand (protezione della montagna). Le descrizioni dettagliate delle attività di questi 8 personaggi le trovate sul sito della rivista: si può votare fino al 12 novembre, anche tramite fax al 06/86218474 o alla mail ambientalista2011@lanuovaecologia.it.
Ognuno di noi deve fare la propria parte, magari anche piccola, per contribuire a proteggere l'ambiente in cui viviamo e soprattutto per diffondere coscienza ecologista. Con l'aiuto di tutti si possono fare tante e grandi cose: vedi quanto ha fatto nella sua vita l'appena scomparsa Wangari Maathai.

lunedì 5 settembre 2011

GIOCHI PER IMPARARE A SALVARE IL MONDO

Continuo a ribadire quanto sia importante insegnare ai bambini il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente: in questo la scuola dovrebbe fare la sua parte più importante, tramite l'insegnamento dell'educazione civica, materia molto (troppo) spesso bistrattata dal Ministero per l'Istruzione e dalle stesse scuole. Ribadisco quindi ancora una volta l'assoluta importanza di reintrodurre l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado: è a scuola che si formano le persone del domani!
Ora però più di qualcuno ha pensato di creare dei giochi per bambini ( e non solo!!) per insegnare loro giocando il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente, sensibilizzandoli sulla solidarietà, sulla natura, sul patrimonio artistico, sulle culture lontane, ecc...
Visto che il 2011 è l'Anno Internazionale delle Foreste, Greenpeace ha lanciato il progetto "Kids 4 Forests" per far scoprire agli alunni delle scuole elementari tutti i polmoni verdi del nostro pianeta. Così ha creato il gioco "Avventura con Tango", ovvero un orango che ti guida in un viaggio dall'Amazzonia all'Indonesia per insegnare come salvare il clima e la biodiversità: il gioco è acquistabile al costo di € 12 (+€ 8 di spese di spedizione) su http://www.greenpeace.it, viene portato nelle scuole che lo richiedono (tramite richiesta a giocacontango@greenpeace.org) da volontari che organizzano varie attività; poi alla fine ci sarà un concorso in cui ogni classe creerà un racconto o una canzone e chi vince va in tv.
La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha invece creato un gioco per computer che insegna ai bambini i segreti delle specie migratrici di primavera (si trova al sito http://www.springalive.net/it-it/springalive/Giochi) e un gioco dedicato ai segreti delle specie della montagna (si trova al sito http://www.unnuovovolo.it/Ti-sfido-tra-le-montagne).
Il WWF ha scelto una guida al turismo responsabile per i ragazzi con età compresa tra 8 e 14 anni: due personaggi, Berry ed Ele, con le loro esperienze faranno imparare ai ragazzi la protezione dell'ambiente, il rispetto delle persone, l'incontro con gli animali, gli acquisti intelligenti, gli spostamenti senza creare inquinamento, ecc...
Il CVS (Centro di Servizio per il Volontariato) di Napoli ha creato "Volando", una sorta di gioco dell'oca distribuito gratis alle scuole che lo richiedono (inviando richiesta a info@csvnapoli.it).
Mi rivolgo quindi alle scuole, a voi Presidi, a voi insegnanti, a voi alunni: portate questi giochi e queste esperimenti nella vostra scuola. Con un passaparola riusciremo a coprire tutto il territorio nazionale: io ho trovato queste informazioni nell'articolo "Quei giochi per imparare come si salva il mondo" della giornalista Antonella Barina, apparso nel suo spazio Solidarietà dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 20/05/2011, io lo riporto nel mio blog e voi che lo leggete lo portate nella vostra scuola suggerendolo ad altri. La scuola ha in questo una grande responsabilità: formare le persone del futuro, e lo può fare con l'educazione civica integrata con queste nuove forme di apprendimento.

martedì 17 maggio 2011

VENETO: A.R.P.A.V. in dissesto economico...

Lo scorso 13 maggio 2011 è uscito un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) relativo al dissesto economico in cui versa l'A.R.P.A. della Regione Veneto (http://www.arpa.veneto.it).
Ricordiamo che l'ARPA è l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente. Il 18 aprile 1993 un referendum abrogò le competenze del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e delle Unità Sanitarie Locali (USL) nel campo del controllo e della prevenzione ambientale: si creò in questo modo un vuoto di competenze che fu colmato dal Parlamento con la Legge n° 61 del 21 gennaio 1994 di conversione del terzo Decreto Legge n° 496/93, che affidò tali compiti ad apposite "Agenzie Regionali" deputate alla vigilanza e controllo ambientale in sede locale. La Legge n° 61/94 istituì inoltre l'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente), poi APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici) e oggi ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con l'incarico di indirizzo e di coordinamento delle Agenzie regionali e delle Agenzie delle Province autonome. Le funzioni delle ARPA possono così essere classificate: controllo del rispetto della normativa vigente e delle prescrizioni contenute nei provvedimenti emanati dalle Autorità competenti; supporto tecnico agli Enti titolari di funzioni di programmazione e di amministrazione attiva in campo ambientale; sviluppo di un sistema informativo ambientale che sia di supporto agli Enti istituzionali ed a disposizione delle formazioni sociali interessate. Accanto alle funzioni tradizionali di "controllo e vigilanza", dalla legge vengono affidati al "sistema delle agenzie ambientali" nuovi compiti di monitoraggio, elaborazione e diffusione dei dati ambientali nonché di elaborazioni e proposte tecniche (limiti di accettabilità, standars, tecnologie ecologicamente compatibili, verifica dell'efficacia "tecnica" delle normative ambientali, ecc.). Negli anni successivi tutte le regioni italiane e le province autonome si sono dotate di proprie Agenzie e oggi esistono 19 Agenzie regionali e 2 Agenzie delle province autonome.
Fatto questo doveroso preambolo, il comunicato stampa è relativo a questa notizia: I TAGLI DEI FINANZIAMENTI E DELLE SEDI PERIFERICHE DI ARPAV METTONO IN PERICOLO I CONTROLLI AMBIENTALI NEL VENETO. LEGAMBIENTE: "VENGANO INDIVIDUATI I RESPONSABILI DEL DISSESTO FINANZIARIO DELL’AGENZIA REGIONALE". Ecco il testo intergrale del comunicato stampa.
"In una recente audizione in Consiglio Regionale del Veneto il nuovo direttore generale dell’ARPAV Carlo Pepe ha anticipato alcuni contenuti del piano di riorganizzazione che l’Agenzia regionale sta mettendo a punto e che prevede, in particolare, la riduzione delle sedi, con la chiusura di 18 delle 45 attualmente operanti. “Una riduzione – commenta Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto – che rischia di mettere in ginocchio i controlli ambientali nella nostra regione. Se il nuovo direttore vuole fare dei tagli, inizi dagli sprechi della passata gestione ed eventualmente tagli i dirigenti in eccesso, ma non tocchi le sedi periferiche che consentono di monitorare il territorio e di intervenire celermente in caso di rischio ambientale”. La situazione – che è stata presentata in VII Commissione Consiliare – è a rischio insolvenza. Le prime stime quantificano in 60 milioni di euro i soldi necessari per rimettere in ordine i conti di ARPAV. Nelle casse dell’Agenzia mancano all'appello, infatti, 12,4 milioni di euro per la riduzione dello stanziamento nel bilancio regionale 2011, oltre a 22 milioni di debiti verso fornitori, 27.5 milioni di euro di debiti futuri (prossimi tre anni) per le operazioni di acquisto delle nuove sedi di Vicenza e Belluno, del battello oceanografico e per i contratti di global service, 11 milioni di euro di crediti dalla Regione, oltre a 13,8 mln di € di debiti verso il personale. “Il dissesto dell’ARPAV – ricorda Bertucco - ha però dei responsabili, il primo dei quali è sicuramente l'ex Direttore Generale Drago, ma molte responsabilità stanno in capo a chi doveva vigilare e non l'ha fatto. Dov'era la Giunta regionale quando in ARPAV si facevano scelte immobiliari e non operative o acquisti faraonici come il battello per indagini marine? Chi doveva controllare queste scelte e le modalità con cui si sono attuate?” “Si rischia - conclude il Presidente di Legambiente Veneto – di mettere a repentaglio una delle migliori agenzie di protezione ambientale d'Italia per quanto riguarda il monitoraggio e la prevenzione e dilapidare questo patrimonio sarebbe una scelta gravissima da parte della Regione. Bisogna tornare allo spirito della legge istitutiva dell’ARPAV (L.R. n. 32 del 1996) che assegnava all’Agenzia in via principale le funzioni di controllo e di monitoraggio del territorio veneto.”
Ecco i soliti tagli indiscriminati per far quadrare i conti: non si ha il coraggio (anzi, non si vuole...) di tagliare le spese e gli enti inutili (vedi Province, ad esempio) e i primi settori a cui si tagliano i fondi solo l'ambiente, l'istruzione e la cultura! Ah, questo è proprio un Governo (ir)responsabile: la Germania, facendo il contrario, ha oggi un Pil che sfiora il 5% (l'Italia solo l'1%...). E della nostra salute non importa niente a nessuno.

VENETO: armi spuntate per la lotta alle Ecomafie

Ecco qui un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) dello scorso 13 aprile 2011, relativo allo schema di Decreto Legislativo elaborato dal Governo che recepisce le Direttive Europee 2008/99 e 2009/123, dando seguito all'obbligo imposto dalla Ue di tutelare penalmente l’ambiente. A tal proposito Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto, ha affermato: "ARMI SPUNTATE PER LA LOTTA ALLE ECOMAFIE". Ecco perchè: di seguito il comunicato stampa integrale.
"L’Italia, che contrariamente a molti Paesi europei, sconta fenomeni di ecomafia e di criminalità ambientale gravissimi e del tutto sconosciuti altrove, avrebbe dovuto sfruttare l’occasione della Direttiva europea per porre un freno a questa situazione. Ma il recepimento della Direttiva, invece, è ben lontano da questo obiettivo. Se lo spirito europeo era, infatti, quello di assicurare un’adeguata tutela penale dell’ambiente, individuando una lunga serie di reati ambientali da punire con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive, il nostro Paese l’ha recepito in modo assolutamente fiacco, elaborando una legislazione penale ambientale solo di facciata, completamente inefficace e scarsamente deterrente. Con questo schema di decreto i crimini ambientali continueranno, quindi, ad essere puniti solo con sanzioni di tipo contravvenzionale, peraltro di scarsa portata, con tempi di prescrizione bassissimi, l’impossibilità di usare adeguati strumenti investigativi e di chiedere rogatorie internazionali. Caratteristiche, queste, che pongono il nostro Paese palesemente in contrasto con i principi e lo spirito della Direttiva europea".
Spiega Bertucco: "In Veneto significa favorire ulteriormente i criminali ambientali e sottoporre il territorio a nuovi rischi legati al ciclo dei rifiuti e al ciclo del cemento". Secondo l’analisi di Legambiente, nello schema di decreto i reati ambientali continuano ad essere considerati di serie B dal momento che chi li compie rischia poco o praticamente nulla. Se per un piccolo furto, infatti, in Italia si incorre in un processo per direttissima, nel caso di crimini ambientali la clemenza del legislatore continua ad essere massima. E’ per questo che alcuni imprenditori mettono già in bilancio l’eventualità di dover pagare qualche spicciolo per essere stati scoperti.
E’ il caso, ad esempio, del reato di discarica abusiva per cui si prevede solo l’arresto da tre mesi a due anni (misura cautelare praticamente mai applicata) e una risibile ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro. Così come, chi ‘cagiona l'inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio’, che sostanzialmente, quindi, avvelena l’ambiente, rischierà l'arresto da sei mesi a un anno e l'ammenda da duemilaseicento a ventiseimila euro, se non provvede alla bonifica in conformità al progetto approvato dall'autorità competente. E’ chiaro che a chi inquina converrà pagare questa piccola multa, piuttosto che sostenere i costi altissimi – circa 200.000 euro a metro quadrato – per la bonifica del territorio.
Stesso discorso per l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti di natura industriale in ambiente che, per una lunga serie di casi, è punibile al massimo con un’ammenda di 1.032 euro o scarico di acque reflue industriali per cui si rischia di pagare al massimo 52.000 euro. Cifre molto modeste che non fungono da deterrente per aziende che fatturano milioni di euro, e che il recente schema di decreto approvato dal governo non ha modificato.
La Direttiva 98/2009, inoltre, non prevede nulla per i reati nell’ambito del ciclo del cemento. Così la legislazione italiana, non elaborando niente di specifico, lascia senza un’adeguata tutela il paesaggio e la fragilità geomorfologia e urbanistica dei territori, mentre tutela chi costruisce abusivamente, ex novo o parzialmente, perchè non punibile con la reclusione. Per chi realizza cave illegalmente l’ammenda massima rimane infatti di 1.032 euro, mentre per l’abusivismo edilizio l’unico deterrente è costituito dall’eventuale demolizione, evento, peraltro, quanto mai eccezionale.
Secondo Legambiente Veneto dal decreto emerge, dunque, un solo un passo positivo di rilievo, ossia l’introduzione nel nostro ordinamento della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Queste, finalmente, saranno chiamate a rispondere con il proprio capitale per i reati ambientali. Fino ad oggi tale responsabilità, prevista dal decreto 231/2001 non era prevista per gli illeciti ambientali, è quindi merito dell’Ue se si risolve una palese ingiustizia ai danni dell’ambiente. Altra novità, di piccola portata, è invece la previsione della tutela dell’Habitat già protetto: in concreto, ciò permetterà una migliore applicazione del principio di tutela di aree già vincolate.
"Lo schema di Decreto approvato dal Governo fa compiere un passo avanti e due indietro verso una riforma che Legambiente definisce di ‘civiltà’ – conclude Bertucco - Se infatti riconosce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche rimane su un piano sanzionatorio blando e non delittuoso, lasciando pene assolutamente inefficaci. Una riforma efficace, dunque, sarebbe quella che prevede l’introduzione nel Codice penale dei delitti contro l’ambiente, condannando con pene reclusive, crescenti in base alla gravità degli illeciti, l’inquinamento ambientale, la frode, il disastro, il delitto di ecomafia. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo schema di Decreto e nemmeno un barlume di discussione all’interno della compagine governativa, nel mondo politico. Discussione che, invece, avrebbe dovuto coinvolgere, non solo i tecnici e gli esponenti del governo, ma anche gli addetti ai lavori, magistrati, le forze dell’ordine e le associazioni ambientaliste".
Direi che la situazione continua ad essere allarmante e questo governo nulla fa (anzi...) in difesa del nostro territorio: prevalgono semprte e solo gli interessi economici...

giovedì 25 novembre 2010

La diffusione degli ECOMUSEI

In merito all'argomento ho trovato un interessante articolo di Carlo Petrini sul quotidiano la Repubblica del 24 novembre 2010, intitolato "Visita all'ecomuseo" Carlo Petrini è fondatore del movimento SlowFood, http://www.slowfood.it). Ma che cos'è un ecomuseo? Prendo la definizione che trovate sul sito http://www.ecomusei.it, secondo il quale una delle definizioni più efficaci di ecomuseo è quella originariamente proposta da Riviére e de Varine e che fa riferimento alle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei, ovvero che il museo è caratterizzato da collezione-immobile-popolazione, mentre l'ecomuseo è caratterizzato da patrimonio-territorio-popolazione (la definizione sulla quale lavora il Laboratorio Ecomusei è quella di un patto con il quale una comunità si impegna a prendersi cura di un territorio), contraddistinto da:

  • “Patto” non sono norme che obbligano o proibiscono qualcosa ma un accordo non scritto e generalmente condiviso;
  • "Comunità” sono i soggetti protagonisti e non solo le istituzioni poiché il loro ruolo propulsivo deve essere accompagnato da un coinvolgimento più largo dei cittadini;
  • “Prendersi cura” significa conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo.;
  • “Territorio” inteso non solo in senso fisico, ma anche come storia della popolazione che ci vive e dei segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in passato.

Georges Henry Rivière in Francia dichiarò negli anni '70: “L'ecomuseo è uno specchio dove la popolazione si guarda, per riconoscersi in esso, dove cerca spiegazioni del territorio al quale è legata, unite a quelle delle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni”. Secondo l’articolo 1 della “Carta nazionale degli ecomusei francesi”, "l’ecomuseo è un’istituzione culturale che assicura, in modo permanente, su un dato territorio, con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che vi si manifestano”. E ancora, un altro francese, Hugues de Varine sostiene che "l’ecomuseo è una azione portata avanti da una comunità, a partire dal suo patrimonio, per il suo sviluppo. L’ecomuseo è quindi un progetto sociale, poi ha un contenuto culturale e infine s’appoggia su delle culture popolari e sulle conoscenze scientifiche. Quello che non è: una collezione, una trappola per turisti, una struttura aristocratica, un museo delle belle arti etc. Un ecomuseo che sviluppa una collezione importante e ne fa il suo obbiettivo non è più un ecomuseo, poiché diventa schiavo della sua collezione".

Gli ecomusei sono nati in Francia negli anni '70 mentre sono arrivati più tardi in Italia (sono partiti in Piemonte nel 1995), dove sono stati istituiti tramite leggi regionali. Si tratta di musei a cielo aperto, che invece di essere rappresentati da un edificio sono costituiti da un intero territorio, il cui pubblico non è il visitatore ma la popolazione stessa. Ci sono ecomusei dedicati al paesaggio, a mestieri antichi, a minoranze culturali, alla memoria, a produzioni locali, ecc...: sono tantissimi e li potete vedere nel sito che vi ho accennato prima.
Come dice Petrini nel suo articolo "l'ecomuseo è un patto con il quale la comunità si prende cura del territorio": è un modo esemplare di vivere slow la propria terra (parole dello stesso Petrini), che nell'articolo afferma che messi tutti assieme gli ecomusei sono un catalogo della ricchezza del nostro paese e una risorsa turistica non indifferente.
Si tratta quindi di un modo esemplare per proteggere il nostro territorio, per salvaguardare caratteristiche importanti del nostro habitat: certo, le sempre più scarse risorse pubbliche rappresentano un serio impedimento alla diffusione di questi progetti, tuttavia ci sono fortunatamente tanti volontari che continuano ad impegnarsi in questo (e, come detto nel precedente post, continuano a sostituirsi allo Stato...).