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martedì 21 ottobre 2014

Il Paese dei VOLONTARI

Molto bello l'articolo di Vera Schiavazzi intitolato "Volontari. la meglio Italia", pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 17 ottobre 2014 e dedicato al grande lavoro fatto dai volontari in tutta Italia: lo potete leggere al link http://www.dirittiglobali.it/2014/10/volontari-italia/. Si è parlato molto in questi giorni di "angeli del fango", ovvero i tantissimi volontari che hanno aiutato la città di Genova in seguito all'ennesima alluvione. Ma volontari in Italia ce ne sono tantissimi: milioni di persone che lavorano gratis per gli altri, donando parte del loro tempo libero e impegnandosi su vari campi, dall'ambiente al territorio, dall'immigrazione alla cultura, dallo sport all'educazione civica. Nello stesso articolo ci sono i dati: 301.191 associazioni non profit in Italia (+28% nel 2011 rispetto al 2001), che impiegano 4,7 milioni di volontari (+43% nello stesso periodo), e che sono per la maggior parte impegnate nell'assistenza sociale, nelle attività culturali e nelle attività sportive. 
Ne parlo a cuore aperto perchè anch'io faccio parte del mondo del volontariato: dal 2007 sono Segretario di un circolo aderente a Legambiente (circolo PERLA BLU di Cologna Veneta, http://www.perlablu.it), e non immaginate quanto senta il bisogno (e per me sia personalmente gratificante) operare per contribuire (nel mio caso) alla protezione dell'ambiente e alla diffusione di cultura. L'Italia è un paese che ha tremendamente bisogno di volontari.

sabato 20 aprile 2013

Lo scempio dell'autostrada in MAREMMA

Ieri Giovanni Valentini ha scritto sul quotidiano la Repubblica un articolo dedicato allo scempio della nuova Autostrada Tirrenica che andrà a sconvolgere la Maremma. Oggi sullo stesso quotidiano Nicola Caracciolo, Presidente Onorario di Italia Nostra Toscana (http://www.italianostra.org/?tag=toscana), scrive una lettera che mi permetto di pubblicare integralmente perchè la condivido e condivido con lui il dolore per questo scempio, dolore che sento sia come cittadino sia come tesserato di un circolo di Legambiente (circolo PERLA BLU di Cologna Veneta -VR- di cui sono Segretario da anni, http://www.perlablu.it). Ecco la lettera.
"L'articolo sull'Autostrada Tirrenica di Giovanni Valentini, uscito ieri, descrive esattamente la posizione del Comune di Orbetello. Italia Nostra da oltre 20 anni si oppone al progeto di autostrada, che sconvolge il paesaggio, l'agricoltura e il turismo di una delle zone più belle d'Italia. Dovunque l'autostrada progettata passi fa danni. Il progetto attuale ha, tra gli altri, il grande difetto di mettere gli uni contro gli altri i Comuni della zona, ognuno, qualche volta, credendo di salvarsi a spese del vicino. C'è un movimento popolare forte, fatto di comitati locali (tra cui il popolarissimo Colli e Laguna di Orbetello), che condividono la nostra opposizione e noi di Italia Nostra siamo stati i primi ad avanzare. In breve: non vogliamo che si regali l'Aurelia a una società privata, la Sat; chiediamo che si metta in sicurezza la stessa Aurelia e si prenda a modello, per i tratti paesistici di tutta la Maremma, quanto fatto dai francesi in Camargue. Lì, per il fascino di quel territorio, l'autostrada si ferma e riprende dove fa meno guai. Tutta la Maremma va preservata; ha fatto bene il Sindaco di Orbetello, Monica Paffetti, a chiedere di riconsiderare tutto il progetto e siamo grati a Valentini di aver suggerito di rinunciare all'autostrada. Il pedaggio, come dice bene Valentini, non lo impone certo l'Europa. E il pedaggio vuol dire affiancare il tracciato autostradale con una serie di strade complanari che del territorio fanno carne da macello. C'è un altro argomento: i costi dell'operazione che sembra un classico assalto alle casse dallo Stato. I guadagni – eventuali – vanno alla Società Autostrada Tirrenica, le perdite all'Anas, cioè al contribuente. E la Maremma piange".
C'è bisogno di preservare il nostro bellissimo territorio, e la Maremma toscana ne è un tratto esemplare. Basta con le logiche della cementificazione e del trasporto su strada: c'è bisogno di una visione più ampia di territorio, che in Italia si fatica ancora ad avere... Ma perchè in questo paese non si riesce a parlare di "sviluppo sostenibile"?

domenica 20 gennaio 2013

Approvare la legge sugli SPAZI VERDI URBANI!

Poche settimane fa è stato approvato al Senato un disegno di legge sulla tutela degli alberi monumentali italiani e sugli spazi verdi urbani: purtroppo, con la caduta del Governo lo scorso dicembre il progetto di legge nazionale si è arenato e quindi non è stato approvato alla Camera! Lo avevamo aspettato per tanti anni, ora c'eravamo ad un passo e... puff, svanito: speriamo nella prossima legislatura...
Alcuni dati sul verde in Italia. Ci sono nel nostro Paese circa 12 miliardi di alberi, che coprono all'incirca 1/3 del territorio nazionale; 10,4 milioni gli ettari coperti da foreste, di cui 2 milioni cresciuti (questo è un dato positivo!) negli ultimi 20 anni; le regioni con più alberi sono l'Emilia Romagna (1.816 piante per ettaro), l'Umbria (1.815), le Marche (1.779), la Sicilia (790) e la Valle d'Aosta (708). Tra tutti questi alberi ci sono quelli denominati “monumentali”, per i quali come detto non c'è mai stata (e non c'è tuttora) una legislazione che li protegga. Stiamo parlando di piante secolari che hanno visto la storia dle nostro paese: i Cipressi di Bolgheri a Castagneto Carducci (LI) cantati da Giosuè Carducci nella sua poesia “Davanti San Guido”; la Nonna Quercia a Castelvetro Piacentino (VI) con 20 metri d'altezza, 4 metri di circonferenza del tronco e 35 metri di diametro della chioma; il Castagno dei Cento Cavalli a Sant'Alfio (CT) con un'età stimata tra i 2.000 e i 4.000 anni, il cui nome deriva dai destrieri che secondo la leggenda trovarono riparo sotto di esso durante una tempesta; il Pino dell'Aspromonte a Reggio Calabria, sotto il quale il 29 agosto 1862 Giuseppe Garibaldi fu soccorso dopo essere stato ferito dall'esercito regio; la Quercia delle Cento Pecore a Scorrano (LE) che è alta oltre 14 metri ed ha una chioma con diametro di 17 metri; l'olivastro S'Ozzastru a Luras (OT) che ha tra i 3.000 e i 4.000 anni ed un'altezza di 14 metri; i Platani di Villa Borghese a Roma piantati nel XVII secolo; la Quercia Vallonea di San Sebastiano a Galatina (LE) che ha circa 300 anni; e tantissimi altri (vedete il sito http://www.molisealberi.com/alberiitalia.asp). Purtroppo tutto l'impianto naturale italiano è in pericolo: la famosa legge Rutelli, che prevedeva di piantare un albero per ogni bimbo nato, non viene quasi mai applicata; gli enti pubblici dedicano al verde addirittura meno dell'1% del loro bilancio (nel Nord Europa siamo al 2-3%), e per questo non si combattono malattie, disboscamenti, incendi, ecc... Il progetto di legge arenato al Governo era senz'altro una buona cosa per il nostro Paese, anche perchè non c'è mai stata una legge in materia: tale progetto di legge prevede una multa salatissima (anche fino a 100.000 euro) per chi, per errore e comunque senza il permesso della Forestale, dovesse abbattere un albero storico monumentale italiano. Tale progetto è composto da 8 articoli e tra questi uno istituisce il 21 novembre la Giornata nazionale degli Alberi (festa già organizzata annualmente da Legambiente), durante la quale il ministero dell'Ambiente dovrà organizzare incontri nelle scuole di sensibilizzazione al patrimonio urbano. Col circolo di Legambiente di Cologna Veneta -VR- (circolo PERLA BLU, di cui sono co-fondatore nel 2006 e da allora Segretario, http://www.perlablu.it) proprio tra lo scorso novembre e dicembre abbiamo organizzato la Festa dell'Albero con i bambini delle scuole elementari ed è stata un'esperienza davvero incredibile ed unica.
Siamo pertanto nelle mani della nostra classe politica, ahimè devo aggiungere: questa tanto attesa legge si è arenata e sarà quindi compito della prossima legislatura tirarla fuori dal cassetto ed approvarla definitivamente. Certamente la prossima legislatura dovrà decidere urgentemente su svariati temi per rifondare il nostro Paese in questo momento così drammatico (lavoro, occupazione, rilancio economico, legge elettorale, spending review, giustizia, burocrazia, ecc...), ma quello della protezione delle nostre aree verdi non è da meno: in pochi mesi la nuova classe dirigente ce la potrebbe fare (basta la volontà...). Non possiamo permetterci di continuare con la distruzione e con la continua messa in pericolo di questo immenso patrimonio, sia per il suo forte impatto naturalistico sia per ciò che rappresenta da un punto di vista storico.

domenica 13 gennaio 2013

La storia di VALERIO DANIEL DE SIMONI

Ho trovato questa bella storia nell'articolo “Fino alla fine del sogno” del giornalista Alberto Dentice sul settimanale L'Espresso del 10 gennaio 2013. E' la storia di Valerio Daniel De Simoni, ragazzo australiano nato a Sidney da genitori romani, calciatore di talento, ambientalista, militante di Greenpeace, fotografo, filmaker e gran viaggiatore. Travolto da un automobilista alla periferia di Lilongwe (capitale del Malawi), il 13 marzo 2011 Valerio muore a 24 anni mentre lo trasportano in aereo in ospedale (con due coetanei stava finendo una spedizione attraverso tre continenti con l'obiettivo di battere il record mondiale di percorrenza su veicoli “four wheeler”, per raccogliere fondi a favore di due villaggi africani e per diffondere il messaggio ambientalista). La sua storia ha fatto il giro del mondo, mentre in Italia purtroppo è poco nota, per questo colgo l'occasione dell'articolo di Alberto Dentice per diffondere la notizia e contribuire (nel mio piccolo) a far conoscere agli italiani questa bellissima storia.
Nella sua casa a Sidney sono stati ritrovati i suoi diari, pubblicati con enorme successo in Australia e che ora saranno pubblicati anche in Italia col titolo “Real love... for the turning world”: questi diari contengono appunti, liste di cose da fare, poesie, meditazioni, riflessioni. Di lui colpisce il saper assaporare ogni cosa, apprezzare appieno la vita, combattere per degli obiettivi. Alcune sue frasi estrapolate dai diari mi hanno riempito di gioia e fanno tremendamente meditare su ciò che dovremo fare: “Goditi quello che hai, non quello che vuoi. La contentezza è perfezione”. “Mi sento come una spugna in un pozzo pieno di conoscenza, in attesa di assorbirne il più possibile”. “Cambierò il mondo o morirò nel tentativo”. Sua madre Vittoia dice: “Ci dobbiamo dedicare a salvare l'ambiente dalla rovina presente”. Ha perfettamente ragione. Gino Moliterno ne ha scritto un libro, che si può ordinare online sul sito http://www.valeriodesimoni.org/it: le donazioni saranno destinate alle attività no profit dell'associazione Greenpeace che agisce in Italia (http://www.greenpeace.org/italy/it/) ed in Australia a supporto di giovani stranieri in condizioni disagiate e privi di assistenza.
L'ho già detto in vari miei post precedenti: anch'io faccio farte di un'associazione ambientalista (il circolo PERLA BLU di Legambiente, di cui sono cofondatore e Segretario, http://www.perlablu.it) che sta cercando nel suo piccolo di dare il suo contributo per la protezione e la salvaguardia ambientale. Ecco perchè mi sento molto vicino a questa bellissima storia. E, permettetemi, vorrei riportare testualmente una frase di De Simoni che ho già citato prima perché è davvero bella e che tutti dovrebbero fare propria e per la propria vita: “Mi sento come una spugna in un pozzo pieno di conoscenza, in attesa di assorbirne il più possibile”. Il sapere, cari miei, è l'arma migliore contro l'ignoranza e la sconfitta dell'ignoranza è la base per qualsiasi buona iniziativa non solo per salvaguardare il nostro pianeta ma per qualsiasi cosa che fa parte della nostra vita.

ITALIA DA SALVARE e PRIMARIE DELLA CULTURA

Questo è il titolo dell'articolo-inchiesta della giornalista Francesca Sironi pubblicato sul settimanale L'Espresso del 10 gennaio 2013. La prefazione all'articolo è del grande archeologo, storico dell'arte e giurista italiano Salvatore Settis, il quale afferma: "In Italia ci sono oltre 30.000 beni culturali censiti, tesori da proteggere e far conoscere ai turisti, ma raramente la loro tutela viene vista come una priorità. Mentendo, i governi continuano a dirsi fieri dell'importanza del patrimonio culturale, e intanto lo abbandonano. Non è che investiamo poco, è che disinvestiamo. È una peculiarità italiana, sotto la foglia di fico della crisi. Ma Obama ha detto che alla crisi si reagisce aumentando i fondi per la cultura, governi di destra come quelli di Sarkozy e della Merkel li hanno incrementati come una leva contro la crisi. La destra italiana invece ritiene la cultura un lusso inutile: la prova del nove è che il governo tecnico ha continuato le politiche di Berlusconi. La priorità numero uno è rinsanguare le Soprintendenze con nuove assunzioni e iniettare risorse economiche nel sistema. Per applicare la Costituzione e trovare i fondi serve una grande concertazione fra Stato, Regioni, Comuni e altre istituzioni; fra pubblico e privato. Occorre avere un'idea strategica e non tappare i buchi ogni volta che crolla un muro di Pompei. La sensibilità dei governi, con la devastante sequenza dei ministri Bondi-Galan-Ornaghi, è precipitata nel nulla. Cresce invece l'attenzione dei cittadini: sono almeno 30.000 le associazioni sorte a difesa del nostro patrimonio”. Parole assolutamente condivisibili quelle del professor Settis: il problema è che, nonostante l'urgenza, non ho ancora sentito nessuno parlarne nella campagna elettorale, e questa è una cosa gravissima. L'articolo-inchiesta del settimanale L'Espresso propone poi una lista di beni storico-culturali da salvare in Italia, proposti da intellettuali, critici e storici dell'arte, che riassumo di seguito. Philippe Daverio (critico d'arte, giornalista e conduttore televisivo francese naturalizzato italiano) propone Palazzo San Giacomo a Russi di Ravenna, Palazzo Chigi Albani di Soriano del Cimino (VT), Il Castello di Rivalta a Gazzola (PC), il Castello Colonna a Genazzano di Roma e le Cascine interne all'Abbazia di Chiaravalle (MI); Andrea Carandini (archeologo) propone gli Scavi archeologici di Pompei (NA), gli Scavi di Ostia antica (RM), Villa Adriana a Tivoli (RM), la Domus Area di Roma e gli Scavi archeologici di Roma antica; Silvia Ronchey (storica) propone la Basilica di Santa Maria Assunta a Torcello (VE), le Chiese rupestri di Calvi (CE), il Monastero di San Nicola di Casole ad Otranto (LE), il sito di Heraclia a Cittanova tra San Donà di Piave ed Eraclea (VE) e il sito archeologico Antiche Mura a Jesolo (VE); Flavio Caroli (storico dell'arte) propone le opere del Mantegna di Mantova, il Complesso Monumentale della Badia a Cava dei Tirreni (SA), Villa Menafoglio Litta Panza di Biumo (VA), la Cascina Pozzobonelli (MI) e il Santuario di Caruberto a San Martino del Lago (CR); Paolo Coen (storico dell'arte) propone il Campo di internamento di Tarsia a Cosenza, Villa Bellavista di Buggiano a Pistoia, Palazzo Garignano a Torino, la Chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli e i Bronzi di Riace (RC); Ilaria Borletti Buitoni (presidente del Fondo Ambiente Italiano) propone gli Scavi archeologici di Pompei (NA), il Circuito archeologico di Napoli, la Reggia di Carditello a San Tammaro (CE), la Cittadella di Alessandria e la costa siciliana da Gela ad Agrigento; Luciano Canfora (filologo classico, storico e saggista italiano) propone la Biblioteca dei Girolamini a Napoli, la Biblioteca nazionale di Bari, la Biblioteca nazionale di Palazzo Reale a Napoli, la Biblioteca estense di Modena e la Biblioteca del Liceo Dante di Firenze.
A proposito del Fondo Ambiente Italiano (http://www.fondoambiente.it), proprio questa associazione ha istituito le cosiddette PRIMARIE DELLA CULTURA (http://www.primariedellacultura.it): dal 7 al 28 gennaio 2013 si potrà votare su questo sito tre delle 15 proposte mirate a bloccare l'emorragia di attenzione verso il nostro patrimonio culturale ed ambientale. Quindi qui non si sceglie un candidato, ma le idee. le proposte più segnalate saranno presentate ai candidati alle prossime elezioni.
Stiamo parlando di un patrimonio storico-artistico-culturale che nessun Stato al mondo ha e che tutti ci invidiano, per non parlare del patrimonio naturalistico e paesaggistico. Continuo a non capire il disinteresse (chi più chi meno) di tutti i governi che si sono succeduti: IRRESPONSABILI! Anch'io faccio parte (ne sono fondatore con alcuni amici, nonché Segretario da sempre) di un'associazione che si occupa della protezione di questi patrimoni: si tratta del circolo "PERLA BLU" aderente a Legambiente (http://www.perlablu.it), e mi rendo conto che non è assolutamente facile ma dobbiamo dare il nostro contributo, tutti, stiamo facendo quello che purtroppo non fanno le istituzioni. Fatelo anche voi: fondate delle associazioni, fate dei comitati e denunciate agli Enti preposti (Comune, Soprintendenza, Provincia, ecc...) situazioni di degrado che stanno interessando chiese, monumenti, biblioteche, ville antiche e quant'altro della vostra zona. Io che sono veronese, vorrei denunciare (e lo stiamo già facendo col nostro circolo) il degrado in cui versa la maggior parte delle ben 4.000 ville venete antiche sparse tra Veneto e Friuli Venezia Giulia (http://www.villevenete.net): un patrimonio incredibile lasciato troppo spesso al degrado.

mercoledì 26 dicembre 2012

CULTURA per rilanciare l'economia

Guido Piovene (nato a Vicenza il 27 luglio 1907 e morto a Londra il 12 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano (per l'intera biografia http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Piovene), che nel 1957 scrisse una delle sue più grandi opere, "Viaggio in Italia", nella quale disse: "L'Italia è sempre un paese confuso. Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci del giorno". Ringrazio la rivista del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fai.it) che ha citato questa frase in un articolo dello scorso autunno intitolato "Cultura italiana, prezioso volano dell'economia". Citazione che ha ormai ben 55 anni ma che è, purtroppo, quanto mai attuale.
Cominciamo da alcuni dati, riportati proprio da quell'articolo della rivista del FAI, che sono stati estrapolati dallo studio "L'Italia che verrà: Rapporto 2012 sull'industria culturale italiana", realizzato da Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, http://www.unioncamere.gov.it/) in collaborazione con Fondazione Symbola (fondazione per le qualità italiane, http://www.symbola.net/). La cultura italiana produce una ricchezza pari al 5,4% del Pil per un totale di circa 76 miliardi di euro, dando lavoro a 1,4 milioni di persone (pari al 5,6% degli occupati in Italia): se però allarghiamo la cerchia anche alle imprese che producono cultura ai settori attivati dalla cultura stessa, allora si arriva ad una ricchezza prodotta totale pari al 15% del Pil coinvolgendo 4,5 milioni di persone (pari al 18,1% degli occupati). Dati niente niente male, dai quali si comprende facilmente quanto sia importante il patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese per la ripresa e il rilancio economico e civile dell'Italia. Nel succitato articolo è stato chiesto all'economista Marco Vitale e al Consigliere Delegato dell'Università Bocconi Bruno Pavesi quali sono i settori della cultura, del turismo e dei servizi sui quali bisogna puntare ed investire e quali sono le azioni da compiere. Entrambi concordano nel sottolineare nell'importanza delle attività di fondazioni no profit per la salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico italiano (tra queste naturalmente il FAI, ma anche tutte quelle associazioni locali e/o nazionali che si impegnano in questo: permettetemi di citare pertanto anche il circolo PERLA BLU, aderente a Legambiente, di Cologna Veneta -VR- di cui sono Segretario, http://www.perlablu.it).
Dice Marco Vitale: "Vivere in centri urbani colti, gelosi e custodi dei propri beni e tradizioni, belli e tenuti bene migliora la gioia di vivere e il rispetto per la propria città da parte dei cittadini, e quindi l'efficienza individuale di questi ultimi e l'efficienza collettiva della comunità". A proposito della citazione di Guido Piovene di cui sopra dice: "Per invertire questa tendenza, il primo investimento da fare nel nostro paese è appunto evitare gli scempi e l'ulteriore distruzione del paesaggio e dei beni artistici e culturali italiani; il secondo è non fare niente per i turisti, ma fare solo per i cittadini, per le città e per i paesi, per orgoglio cittadino, per amore. I turisti seguiranno. Per fare ciò è indispensabile mobilitare le risorse private, sia dei grandi sponsor sia dei contributi, anche intenzionalmente piccoli, dei cittadini. Per le grandi aree a rischio, tipo Pompei, bisogna poi saper attrarre anche capitali ed energie internazionali". Giusto, ma io aggiungo che i cittadini devono pretendere dallo Stato uno sforzo non solo per evitare i continui tagli al Ministero dei Beni Ambientali e della Cultura, ma addirittura trovare ulteriori risorse per finanziarli.
Dice Bruno Pavesi: "Per sopravvivere economicamente nella competizione mondiale dobbiamo vendere qualcosa al resto del mondo, senza equilibrio della bilancia commerciale si fa la fine della Grecia. Il brand Italia nel mondo è forte, e la sua forza in buona parte deriva dall'immagine che il mondo ha dell'Italia come patria di una cultura raffinata. Mettere a repentaglio questa immagine è la cosa più stupida che potremmo fare, in una fase storica che sembra virare verso una nuova forma di mercantilismo. Il vero problema è che in un momento di ristrettezze dei bilanci pubblici e privati è inevitabile fare delle scelte. Evitare di fare ulteriori danni non costa nulla e sarebbe già molto, ma dovremmo anche immaginare che gli investimenti in cultura potrebbero contribuire a migliorare gli attivi dei nostri conti con l'estero".
Abbiamo quindi, noi italiani, un patrimonio storico-artistico-culturale-naturale-paesaggistico incredibile, senza eguali nel mondo: dai monumenti storici ai musei, dai tantissimi tipi di paesaggi alla gastronomia, dal teatro alla moda, via dicendo. Ribadisco quanto sopra: sarà davvero importantissimo il contributo privato (sia in termini economici sia in termini di impegno nelle associazioni locali conivolte in materia), ma lo Stato deve assolutamente invertire rotta senza tagliare, ma anzi aumentare, i prorpi investimenti nella difesa di questo immenso patrimonio culturale che abbiamo. E' l'ultima occasione per preservarlo e per farlo fruttare rilanciando l'economia.

lunedì 28 marzo 2011

Ci sono ancora oggi dei Jacopo Bonfado?

Ieri domenica 27 marzo 2011 (che, tra l'altro, era la GIORNATA FAI di Primavera che consentiva di visitare monumenti di solito chiusi al pubblico) il circolo PERLA BLU (aderente a Legambiente e di cui sono Segretario, http://www.perlablu.it) ha realizzato una passeggiata storica nel comune di Cologna Veneta, intitolata “Alla riscoperta della Cologna di Jacopo Bonfado” (Cologna Veneta è un paese di circa 8.000 abitanti posto nella pianura veronese).
La passeggiata ha avuto come relatori due importanti personaggi del luogo: Beppino Dal Cero (del "Museo Civico Archeologico di Cologna Veneta", che è stato il primo museo della Provincia di Verona, http://www.comune.cologna-veneta.vr.it/museo.htm, oltre che essere importante studioso dell'arte) e Giorgio Scarato (importante pittore e storico dell'arte di Cologna Veneta, famoso in tutto il mondo, http://giorgioscarato.com), i quali hanno accompagnato i visitatori tra i monumenti cittadini che hanno visto protagonista il colognese Jacopo Bonfado. Chi era costui? Jacopo Bonfado, col giovane figlio Aprile e con alcuni colognesi, capeggiò la rivolta nel 1256 per liberare il castello della città caduto nelle mani del terribile tiranno Ezzelino III da Romano. Nella rivolta però i ribelli, sopraffatti dagli avversari, si ritirarono nella rocca cittadina per difendersi: dopo un lungo assedio il tiranno Ezzelino III da Romano finse delle promesse ai rivoltosi i quali, convinti dalle lusinghe, gettarono le armi. Ma una volta caduti in mano al nemico (Ezzelino III da Romano), Jacopo Bonfado fu ucciso assieme al figlio e i rivoltosi dovettero arrendersi.
Una pagina importante della storia colognese che evidenzia il lato eroico del sig. Bonfado verso la propria città (e chissà quanti altri esempi ci saranno stati nella storia italiana). Per questo mi domando: ci sono ancora oggi in Italia dei Jacopo Bonfado? Sia chiaro: non sono mai stato per le azioni violente e questo mio post non vuole essere un incoraggiamento alla violenza, anzi. Vuole essere semplicemente un invito alla meditazione: ci sono oggi in Italia persone che si battono (onestamente e legalmente) contro il sopraffare politico (di ogni ordine: dal comunale allo statale)? Direi molto poche.
Ecco, questo è il problema: ci sono in Italia pochissime persone che cercano di controllare l'operato delle istituzioni (da loro nominate: dal Sindaco, agli organi provinciali e regionali, fino al Parlamento). Dobbiamo ricordarci, cari italiani, che le persone che devono governare il Comune, la Provincia, la Regione e lo Stato, sono da noi elette per poterci rappresentare, per il semplice fatto che non possiamo governare tutti assieme fisicamente un Comune o recarci ogni giorno al Parlamento. Quindi si tratta di persone nominate da noi perchè facciano le nostre veci: il Parlamento (o il Comune, o la Provincia o la Regione) non sono organi distaccati da noi, ma lo Stato siamo noi, il Comune siamo noi. Per questo abbiamo il diritto/dovere di vigilare sull'operato di coloro che noi eleggiamo, perchè è nel nostro interesse, e se non lo fanno è nostro diritto/dovere far sentire la nostra voce e combattere (onestamente e legalmente) contro i malfattori, i politici corrotti, gli assenteisti, i ladroni: lo si deve fare facendo conoscere la verità a tutti tramite le manifestazioni di piazza, tramite internet, tramite Facebook, tramite la partecipazione alla vita politica locale (ad esempio ai consigli comunali). Se la politica si costruisce dal basso, significa che siamo noi a costruirla, crescendo (e votando) rappresentanti comunali che poi, pian piano, arriveranno a Roma, ma solo col merito: e questo siamo noi a deciderlo.
Non dobbiamo dimenticarlo in questo periodo disastroso della politica italiana: mai come ora gli italiani sono così disinteressati e lontani dalla politica, ma non deve essere così, altrimenti i rappresentanti eletti renderanno tutto lecito (per loro). Dai tagli all'istruzione-cultura-ambiente all'imporre le centrali nucleari, dal mancato taglio alle spese stratosferiche della politica in generale agli appalti truccati, dall'evasione fiscale ai politici corrotti in Parlamento. Ecco perchè mi domando (e vi dovete domandare) se esistono ancora dei Jacopo Bonfado moderni. Lo spero tanto...

domenica 7 novembre 2010

Volontariato e solidarietà

Ho trovato un interessante articolo di Antonella Barina sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 29 ottobre 2010, intitolato "E se volessi dare una mano, a chi potrei rivolgermi?" che la giornalista ha scritto per la sua rubrica Solidarietà. Mi ha colpito molto e vorrei rendere partecipe quanta più gente possibile nel campo del volontariato, che vede tantissime persone impegnate nella difesa dell'ambiente, nel lavoro con i bambini, nell'assistenza agli anziani, nell'aiuto ai barboni, nella cooperazione internazionale, nella protezione degli animali, e la lista sarebbe lunghissima. Tanto che oggi ci sono in Italia ben 43.500 associazioni, che vedono impegnate centinaia di migliaia di italiani pronti a dare una mano agli altri (l'associazione è infatti un ente senza finalità di lucro costituito da un insieme di persone fisiche o giuridiche legate dal perseguimento di uno scopo comune). Italiani che sono rappresentati per la maggior parte da donne e da giovani sotto i 29 anni, che sono giovani in attesa di lavoro, pensionati con tempo libero, genitori con figli grandi, tutte persone che decidono di impiegare il loro tempo libero per la collettività, oltre che a studenti e professionisti che invece di tempo libero ne hanno molto meno. Ci sono ancora moltissimi italiani che rientrano in queste categorie e che vorrebbero impegnare il loro tempo libero o che sono mossi dalla volontà di dare un aiuto ma che non sanno a quale associazione iscriversi.
Per facilitare questa scelta sono stati istituiti in Italia 78 "Centri di Servizio per il Volontariato" (http://www.csvnet.it), con 414 sportelli diffusi in tutto il territorio nazionale, ai quali ci si può rivolgere per avere un aiuto sulla scelta dell'associazione più vicina e più bisognosa (spiegano come muoversi, fanno corsi di formazione e periodi prova). Questi centri gestiscono buona parte del volontariato italiano e sono finanziati per legge dalle fondazioni bancarie proprio per sostenere il no profit: nel solo 2009 sono stati quasi 19.000 gli italiani che hanno usufruito gratis dei servizi di consulenza di questi centri, potendo usufruire di ben 54.000 ore di formazione.
Importante è l'attività svolta dai "Centri di Servizio per il Volontariato" nelle scuole: nel 2009 sono state ben 1.824 le scuole (di ogni grado, dalle materne alle superiori) coinvolte in attività di volontariato, per un totale di 163.000 studenti impegnati, proponendo film, mostre, giochi, testimonianze di volontari, sensibilizzazione alla solidarietà, oltre che visite e stage formativi presso alcune associazioni.
Scrivo ancor più volentieri questo articolo perchè anch'io da tre anni contribuisco al volontariato: con alcuni amici abbiamo fondato un circolo facente parte a Legambiente. Si tratta del circolo PERLA BLU (http://www.perlablu.it) con sede a Cologna Veneta (VR), che si occupa di difesa del territorio, di lotta ad ogni forma di inquinamento e di iniziative culturali (percorsi storici, formazione scolastica, ecc...). Da tre anni ne sono il Segretario e lo faccio davvero molto volentieri: rendersi utili alla collettività ti dà una gioia immensa, perchè metti a disposizione un pò del tuo tempo libero per fare ciò che le amministrazioni locali non riescono (o non vogliono) fare. E' l'aiuto di tutti che riesce a rendere un paese migliore: lo Stato, ricordatelo sempre, siamo noi e noi lo facciamo funzionare, anche nell'aiuto agli altri e al territorio.

giovedì 27 maggio 2010

LEGAMBIENTE COMPIE 30 ANNI!

Permettetemi di dedicare un post ad una delle più grande associazioni ambientaliste d'Italia: LEGAMBIENTE (http://www.legambiente.eu). Magari il mio discorso sarà anche un pò di parte, visto che faccio parte di un circolo di Legambiente: si tratta del circolo PERLA BLU di Cologna Veneta, piccolo centro della pianura veronese (http://www.perlablu.it), del quale sono non solo socio ma anche Segretario. Questo circolo è stato fondato circa 3 anni fa per gli stessi motivi per cui 30 anni fa è stata fondata Legambiente: ovvero per difendere il nostro caro e amato territorio/ambiente, laddove (spesso...) non ci arrivano le autorità preposte. Legambiente è infatti non solo un'associazione nazionale ma anche e, soprattutto, un insieme di molti circoli locali che hanno un raggio d'azione mirato sul proprio territorio: così sta facendo anche il circolo di cui faccio parte, dalla sorveglianza sul verde cittadino all'inquinamento del fiume, dalla valorizzazione del patrimonio storico-artistico all'integrazione sociale.
Per questo sono qui a ricordare e a festeggiare la nascita di Legambiente: era il 20 maggio 1980 quando è nata, ora sono passati 30 anni e conta ben 115.000 iscritti suddivisi in circa 1.000 gruppi locali. Molte le campagne condotte dall'associazione in tutti questi anni: nel 1980 nasce la campagna "anti-nucleare" per denunciare non solo i pericoli di questa energia ma anche i costi gonfiati del piano energetico per le commesse nucleari, nel 1982 nasce la protesta in bici per far nascere piste ciclabili ed isole pedonali, nel 1986 parte "Goletta verde" ovvero la campagna estiva di monitoraggio dei nostri mari, nel 1988 parte un treno attrezzato che fa il giro d'Italia per misurare inquinamento e rumore, nel 1993 "Puliamo il mondo" per la pulizia di spiagge e boschi, sempre nel 1993 "Mal'Aria" per denunciare la mancanza di rigorose politiche contro traffico e smog, nel 1994 "Rapporto ecomafia" per denunciare le infiltrazioni criminali nella gestione dei rifiuti e delle opere pubbliche, nel 1995 "Operazione fiumi" per proteggere gli ecosistemi fluviali e lanciare l'allarme sul dissesto idrogeologico, nel 1999 "Non ti scordar di me" per migliorare la sicurezza e la pulizia delle scuole, nel 2007 "Pendolaria" per mostrare il costo in termini umani, sociali, economici e sanitari del degrado dei mezzi per il trasporto sulle brevi distanze, infine nel 2008 "In marcia per il clima" per sensibilizzare la popolazione e il governo sulla riduzione dei gas serra e combattere il cambiamento climatico. Ma se ne possono ricordare ancora tante: le battaglie contro gli OGM, le fabbriche killer, gli ecomostri, l'economia verde, ecc...
Pochi giorni fa Giovanni Valentini ha dedicato al tema un bel articolo sul quotidiano la Repubblica, intitolato "Quel cigno che guarda al nostro futuro" (il cigno verde è il simbolo di Legambiente): sono d'accordo con lui quando dice che "L'intransigenza coniugata col realismo, nello spirito di un autentico riformismo ambientale, è la caratteristica genetica che Legambiente è riuscita a conservare e sviluppare in questi 30 anni": anche voi, iscrivendovi a questa associazione, potete contribuire a rappresentare in futuro quell'ambientalismo sostenibile che è ormai necessario per poter proseguire il percorso intrapreso 30 anni fa e per poter continuare la lotta per la protezione del nostro pianeta.

venerdì 20 novembre 2009

QUANTO E’ IMPORTANTE IL VOLONTARIATO!

Martedì 17 novembre 2009 ho trovato un’interessante inchiesta sul quotidiano la Repubblica dedicata al volontariato in Italia, dalla quale si capisce l’importanza di questo campo nel nostro paese.
Cominciamo con i dati: secondo una ricerca di Eurispes in Italia ci sono 1.100.000 cittadini che si occupano di volontariato in modo continuativo, mentre sono altri 4.000.000 quelli che almeno una volta all’anno dedicano qualche ora di tempo ad una associazione. Si tratta in totale di 5.100.000 italiani, ovvero il 9.2% della popolazione! Ma secondo una rilevazione Ocse-Gallups ben il 21.1% degli italiani si dedica al volontariato: in questo caso per volontariato si intendono anche quelle piccole attività spontanee e non organizzate come un aiuto in parrocchia, il turno organizzativo tra genitori per portare a casa i figli da scuola, ecc… Tenendo in considerazione la percentuale del 9.2%, vediamo che cos’è questo volontariato: nel 2007 l’1.9% di questi volontari frequentava associazioni ecologiste, per diritti civili e per la pace, il 9.1% frequentava associazioni culturali e ricreative in genere, il 9.2% prestava attività gratuita in associazioni di volontariato, mentre il 16.7% versava soldi ad un’associazione. Sul totale dei volontari, il 14.6% si dedicava a cultura e attività ricreative, il 27.8% ad assistenza sociale e il 28.0% alla sanità. A livello geografico, la maggior parte dei volontari è concentrata nelle regioni del Nord Italia (fino al 12.3% in Emilia Romagna, al 12.6% in Lombardia, al 13.8% in Veneto e al 19.1% in Trentino - Alto Adige), mentre le percentuali minime si raggiungono al Sud (5.4% in Calabria, 5.2% in Campania e 4.8% in Sicilia, e comunque 5.5% nel Lazio). Le percentuali di volontari sono equamente distribuite in ogni fascia d’età: le fasce 14-17, 18-19, 20-24, 25-34, 35-44, 45-54, 55-59 e 60-64 hanno percentuali di volontari comprese tra il 9.1 e l’11.9%, poi le percentuali sono in calo al 7.9% nella fascia d’età 65-74 e al 3.4% oltre i 75 anni. Chi sono questi volontari? Il 43.6% è composto da persone che non hanno un’occupazione lavorativa, il 24.8% da dirigenti ed impiegati pubblici, il 10.8% da imprenditori e liberi professionisti, il 10.7% da lavoratori autonomi ed il 10.1% da operai. E arriviamo ai dati più eclatanti: alla domanda “In chi ha più fiducia?” il 27.7% ha risposto il Governo, il 38.8% la Chiesa, il 44.4% la magistratura, il 47.2% la scuola, il 62.1% il Presidente della Repubblica, il 62.7% la Guardia di Finanza, il 63.3% la Polizia, il 69.6% i Carabinieri e, udite udite, il 71.3% (ovvero la maggioranza) le associazioni di volontariato!!!
Riccardo Bonacina, direttore di Vita (la rivista del volontariato sociale, http://www.vita.it), ha affermato: “Il volontariato è un immenso giacimento di generosità, sopravvissuto alla crisi del mutualismo novecentesco di tradizione operaia, socialista o cattolica”. Proprio per questo immenso valore, il 4 e 5 dicembre prossimi si terrà a Roma la prima vera assemblea generale del Terzo settore, dedicata appunto al volontariato in genere.
Sono molti i settori che si occupano di volontariato: ecologia, territorio, sanità, aiuto a bisognosi, pace, sport, scuola, ecc… Il volontario sente di poter dare e fare qualcosa per gli altri o per qualcosa: posso testimoniare personalmente questo bisogno, visto che due anni fa ho fondato, assieme ad alcuni amici, un circolo legato a Legambiente (circolo chiamato “Perla Blu”, http://www.perlablu.it) per aiutare il nostro territorio laddove non lo fanno coloro che lo dovrebbero fare (le istituzioni in generale). E, a tal proposito, ha ragione Franco La Cecla quando, sulla stessa inchiesta del quotidiano la Repubblica, afferma che una delle conseguenze del volontariato in Italia è che certi nuovi mestieri utili come quelli legati all’ambiente e al miglioramento della vita sociale non sono considerati professioni e, di conseguenza, i cittadini li trasformano in volontariato.
Da Segretario del mio circolo “Perla Blu” legato a Legambiente (http://www.legambiente.eu), dico che purtroppo è vero: pochissimi mestieri in Italia si dedicano alla protezione dell’ambiente e del territorio, ma sono comunque pochi anche coloro che si dedicano al volontariato ambientale (secondo la ricerca di Eurispes solo l’1.9% dei volontari frequenta associazioni ecologiste, assieme a quelle per i diritti civili e per la pace). In un paese dove l’ambiente ed il territorio sono maltrattati in una maniera davvero inquietante, dovrebbero essere molti di più quelli che si impegnano in tal senso. E qui lancio un appello: nel vostro piccolo fondate qualche circolo, comitato o associazione che si occupa della protezione dell’ambiente della vostra zona, così potremo creare una fitta rete di associazioni ambientaliste che ricopra l’intero territorio nazionale. Bastano anche poche ore del vostro tempo ogni 7-15 giorni, trovare una sede per gli incontri ed organizzare ogni tanto qualche evento nella vostra città o nel vostro territorio (come una camminata storico-culturale, una biciclettata per monitorare aree inquinate, un gazebo in piazza per denunciare alcuni scempi, controllare periodicamente i lavori della vostra amministrazione comunale, ecc…). Vedrete che col tempo i risultati arriveranno e sarete fieri di avere fatto qualcosa per il vostro territorio.

lunedì 19 novembre 2007

"PERLA BLU", nuovo circolo di Legambiente

Si chiamerà "PERLA BLU", il nuovo circolo di Legambiente per l'Est Veonese, con la sede (ancora da definire) nel comune di Cologna Veneta. Ve ne dò orgogliosamente notizia in quanto Presidente del nuovo circolo sarà il mio caro amico Leonardo Boggian, mentre il Segretario sarò io Montagna Marco. Lo statuto del nuovo circolo verrà presentato questa settimana, precisamente giovedì 22 novembre 2007 alle ore 21:00 presso una sala al pian terreno del Museo di Cologna Veneta (Palazzo ex Monte di Pietà in Piazza Duomo). Poi, durante la famosa Festa del Mandorlato dell'8 dicembre, il circolo verrà presentato alla cittadinanza. La scelta del nome "PERLA BLU" (e qui ringraziamo il nostro Presidente per l'ottima idea) è attribuibile alla prima foto del nostro pianeta Terra scattata durante lo sbarco sulla Luna: colui che scattò la foto dipinse il nostro pianeta come una "PERLA BLU", piccola e preziosa, da proteggere. Il nuovo circolo non riguarderà solo tematiche di Cologna Veneta ma anche di paesi limitrofi come Bevilacqua, Veronella, Zimella, Pressana, Roveredo di Guà. Molte le problematiche su cui dibattere ed intervenire: l'inceneritore dei rifiuti presente nel Comune di Cologna Veneta (per il quale già esiste un circolo per il "NO AL COGENERATORE"), il locale fiume Fratta (uno dei più inquinati d'Italia, a causa degli scarichi delle concerie poste a monte della nostra zona!), la mancanza di piste ciclabili, fino ad arrivare ad alcune iniziative di carattere storico-artistico-culturale come visite ad alcuni monumenti locali, incontri scolastici, ecc.. Sono particolarmente soddisfatto dell'iniziativa, in particolar modo del fatto di poter contribuire assieme ad altre persone per affrontare alcuni problemi di carattere locale che per vari motivi non vengono affrontati da chi di dovere. Ah, naturalmente l'invito è rivolto a tutti gli abitanti della zona, anche per le eventuali iscrizioni...