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venerdì 7 novembre 2014

Difesa del suolo e SBLOCCA ITALIA

E' diventata legge lo SBLOCCA ITALIA (approvato in agosto con D.L. n° 133/2014) e se ne parla spesso ultimamente soprattutto in merito al dissesto idrogeologico del nostro paese e alla conseguente difesa del suolo. Sul quotidiano Il Sole 24 Ore del 7 novembre 2014 è apparso un interessante articolo di Giorgio Santilli intitolato “Difesa del suolo: quei progetti nel cassetto per paura di una firma”, che potete leggere al link http://www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com/art/infrastrutture24/2014-11-07/difesa-suolo-quei-progetti-133834.php?uuid=AbobtebK. L'articolo inizia così: “Ci sono 200 progetti anti-dissesto per un valore di 197 milioni che dormivano da 15 anni e che si sono svegliati alla sola minaccia - contenuta nel decreto sblocca-Italia - di revoca dei fondi. A svegliarsi sono stati, in realtà, gli amministratori locali che tenevano chiusi nel cassetto progetti e fondi. Dopo anni di "paura della firma", ora sono pronti ad accelerare e rimuovere ostacoli. È la conferma dell'irresponsabilità che uccide l'Italia da tre decenni. Parliamo di frane e dissesto, ma il discorso non cambia se guardiamo a ferrovie, depuratori o riuso urbano”
Si fa un gran parlare dello Sblocca Italia in queste settimane: molte associazioni ambientaliste sono insorte contro il governo e contro questa legge, per avere lo scopo di cementificare tutto. Guardate: faccio parte anch'io di un'associazione ambientalista (aderente a Legambiente) e, certo, alcuni punti dello Sblocca Italia possono essere controversi e contestabili, ma non l'intera legge. Sul punto dello sblocco dei fondi sulla difesa del suolo, mi trova pienamente d'accordo. Sarà compito degli enti locali e, soprattutto, delle associazioni/movimenti ambientalisti monitorare e vigilare che i lavori sia realizzati nel rispetto del territorio denunciando eventuali lavori che potrebbero arrecare danni ambientali. Però basta col NO preventivo!

martedì 18 giugno 2013

Difendere il PAESAGGIO, si deve e si può

E' il titolo di un articolo pubblicato sul trimestrale “Il notiziario del FAI” del Fondo Ambiente Italiano (FAI, http://ww.fondoambiente.it) n° 127 di giugno-luglio-agosto 2013, numero peraltro tutto incentrato su questo tema. Ne parla nel suo editoriale anche Andrea Carandini, che dallo scorso 19 febbraio 2013 è Presidente del FAI al posto di Ilaria Borletti Buitoni. Carandini, noto archeologo italiano (http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Carandini) dice nel suo editoriale che bisogna coinvolgere sempre di più i cittadini nella difesa del nostro immenso patrimonio storico-paesaggistico, visto che lo Stato la sua parte la fa sempre meno purtroppo (il Ministero per i Beni e la Attività Culturali versa in una condizione disastrosa: appena 90 milioni di euro gli sono stati trasferiti dallo Stato per far fronte all'intero patrimonio nazionale, oltre che ad organici sempre più ridotti, servizi aggiuntivi da rifondare, siti in pericolo, ecc...). Ha perfettamente ragione quando, chiudendo il suo editoriale e parlando delle donazioni dei privati, dice: “Donare per l'interesse generale è una forza contagiosa. Se continueremo a crescere, arriveremo, prima o poi, a smuovere la montagna: ovvero una classe dirigente che non ha dato fino ad ora buona prova di sè”.
Quando si parla di qualche problema (sempre!!!) in questo Paese, si dice che dovrebbero essere fatte delle leggi più restrittive, dimenticandosi però che molto spesso le leggi esistono già, ma non vengono applicate! Nel caso della difesa del paesaggio l'Italia è da un punto di vista legislativo molto avanti, in quanto sono stati resi obbligatori i cosiddetti “Piani paesaggistici regionali”: a dire il vero erano già previsti dal Regolamento della Legge n° 1497 del 1937 e poi confermati dal nuovo “Codice dei beni culturali e del paesaggio” del 2004, e ad oggi parecchi Regioni li hanno adottati. Il problema è che ad oggi (a quasi 10 anni dal Codice del 2004) nessuna Regione ha completato l'iter di approvazione definitiva di questi Piani e qui le motivazioni (come spiega Roberti Cecchi, Sottosegretario ai Beni Culturali nel Governo Monti) sono varie: dalla mancanza di strumenti per la realizzazione dei progetti, al timore di doversi dotare di regole troppo restrittive (!) e in generale all'incapacità del nostro Paese (e del suo popolo!) di dotarsi di regole e di rispettarle. I Piani paesaggistici regionali sono di primaria importanza nella tutela del patrimonio culturale ed ambientale del nostro paese in quanto tendono a proteggere beni culturali e paesaggio come fossero un sistema unico, sottoposto allo stesso sistema di tutela e valorizzazione. Prima invece si è sempre pensato che beni culturali e paesaggio fossero due cose senza legami tra loro: infatti nel 1939 fu fatta una legge sui beni culturali ed una sulle bellezze naturali, mentre nel 1976 si affidò la competenza dei beni culturali allo Stato e quella del paesaggio alle Regioni. Ma non è così: il patrimonio culturale è tutto, monumenti e paesaggio, così come indicato nel successivo Codice del 2004. 
C'è quindi assoluto bisogno che le Regioni portino velocemente a compimento l'iter di approvazione dei Piani paesaggistici regionali e di renderli operativi (questo lo stato ad oggi, http://www3.unisi.it/did/dip-direcon/regionale.htm). Non c'è più tempo da perdere, e per fortuna ci sono le associazioni no profit che stanno facendo (e molto!) quello che dovrebbe fare lo Stato.

domenica 16 dicembre 2012

PIOVE, COSTRUIAMO L'OMBRELLO STIVALE

Anche lo scorso autunno varie alluvioni hanno portato devastazione e morte in varie parte d'Italia, come sta succedendo sempre più di frequente in questi ultimi anni: più volte abbiamo analizzato insieme, anche su questo blog, le motivazioni di tali tragedie tra cui, purtroppo, una mancanza di prevenzione a più livelli. A tal proposito mi permetto di pubblicare integralmente l'articolo del grande Michele Serra intitolato "Piove, costruiamo l'Ombrello Stivale", apparso nel suo spazio Satira preventiva del settimanale l'Espresso del 22/11/2012. Un articolo satirico che ha, purtroppo, un grande ed amaro fondo di verità. Ecco l'articolo.
"Sgomento in tutta Italia per il ripetersi di un fenomeno meteorologico estremo: un numero molto alto di gocce d'acqua, di diametro variabile, che precipitano tutte insieme verso il basso. Noto con il nome di pioggia, il fenomeno è allo studio degli esperti.
ALLUVIONE. Accade quando le gocce di pioggia si accumulino in grande quantità nello stesso punto, faticando a defluire. Secondo studi molto avanzati, pare che sia possibile realizzare manufatti sofisticati, detti fossi, in grado di far ruscellare l'acqua piovana, anche in grande quantità, nell'alveo dei fiumi invece di indirizzarla verso i piani bassi delle case, allagandoli. Una disgrazia che ha come danno collaterale l'arrivo dei telegiornali che riprendono l'alluvionato mentre piange o smadonna, lo costringono ad indicare con il dito il segno sul muro lasciato dalla fanghiglia e gli chiedono di posare accanto al cadavere della nonna che galleggia nel tinello.
I FIUMI. Sono come i fossi, ma molto più grandi. Al pari dei fossi, vanno tenuti sgomberi dai detriti, altrimenti si otturano esattamente come il lavandino di casa quando si ingolfa di capelli, peli ed altre porcherie. Secondo una ricerca del prestigioso Mit, per governare il regime delle acque non è necessario vincere il Nobel, basta leggere il Calendario di Frate Indovino: "Il tronco d'albero sta al fiume come il capello sta al lavandino, o lo levi o il fiume straripa".
CASE. Pare assodato che costruire interi quartieri al di sotto degli argini, nelle zone golenali o in località dal toponimo evocativo (Gluglù, San Sommerso, Affogata, Sisalvichipuò), sia pericoloso.
ESPERIMENTO. In occasione della "Giornata mondiale del buon senso", con il patrocinio della Presidenza della Repubblica, è stato effettuato il seguente esperimento. Un uomo è stato chiuso in una cabina-doccia priva di scarico. Di fianco a lui, un altro uomo è stato chiuso in una cabina-doccia munita di scarico. Quando sono stati aperti i rubinetti, il primo è annegato dopo pochi minuti, il secondo si è fatto lo shampoo fischiettando. La deduzione, destinata a suscitare dibattito negli ambienti scientifici, è che se l'acqua non può defluire, il suo livello sale fino a sommergere tutto quanto è situato più in basso.
MANUTENZIONE. La manutenzione dei fossi, già praticata con successo a mani nude dall'uomo di Cro-Magnon, è una tecnica troppo raffinata per l'uomo moderno. Attrezzi leggeri detti vanghe e picconi, attrezzi pesanti detti ruspe e trattori, uomini di sana costituzione detti operai e contadini, sebbene diffusi su tutto il territorio nazionale, raramente vengono usati per tenere puliti fossi e fiumi e rinforzare gli argini. Più spesso servono per coprire il territorio di cemento ed asfalto, rendendolo impermeabile e causando alluvioni, o per sfilare in processione dietro l'arciprete fino al santuario del patrono, al quale chiedere la grazia di far smettere di piovere.
PREVENZIONE. Il governo Berlusconi aveva proposto la costruzione dell'Ombrello-Stivale, un'opera che per grandiosità avrebbe messo in ombra anche il Ponte sullo Stretto. Si tratta di un gigantesco ombrello a forma di Italia, perfettamento giustapponibile al territorio nazionale, che avrebbe dovuto essere aperto in caso di pioggia dal responsabile della Protezione Civile. L'opera è stata accantonata a causa dei costi esorbitanti (400 miliardi di euro solo per la tela impermeabile nera) e perchè i partiti non hanno trovato un accordo sull'apertura: tradizionale o a scatto?
ALTRE POROPOSTE. Sul blog di Grillo si propone di scongiurare l'arrivo delle perturbazioni atlantiche accogliendole al confine con un vaffanculo corale, pronunciato da milioni di persone. "Libero" e "Il Giornale", forti della formazione scientifica dei loro direttori, sostengono che la colpa è degli ambientalisti, che a furia di parlare di catastrofi finiscono per provocarle. "Il Fatto Quotidiano" proprone di arrestare qualcuno, poi si vedrà il da farsi."
Grandissimo Michele Serra. Questa è satira, ma quanta verità si nasconde dietro: meditate gente, meditate...

martedì 20 settembre 2011

L'ITALIA DIMENTICATA...

Dalla scorsa settimana è in edicola col quotidiano la Repubblica (al costo di € 7,90 oltre il giornale) il DVD "Le dimore del vento", ovvero un viaggio del giornalista e scrittore triestino Paolo Rumiz nei luoghi dimenticati d'Italia e dintorni.
Nel 2001 il giornalista inizia per il quotidiano la Repubblica una serie di racconti di viaggio: ogni anno, nel mese di agosto, compie un viaggio che racconta in una serie di articoli che poi vengono pubblicati a puntate sul quotidiano durante il mese di agosto. Si sposta in Topolino, in treno, in bici, in barca a vela, insomma con ogni mezzo possibile per raccontare i luoghi meno importanti e meno consociuti d'Italia, alla ricerca di pezzi di storia dimenticati e nascosti. Così nel 2001 percorre in bicicletta, insieme al vignettista Francesco Tullio Altan ed a Emilio Rigatti, i quasi 2000 km che separano Istanbul da Trieste; nel 2002 gira l'Italia in treno per 7480 km in compagnia delle vignette di Altan e dell'attore e regista Marco Paolini; nel 2003 attraversa 6 nazioni andando da Fiume (Croazia) fino in Liguria lungo i 3000 km delle Alpi; nel 2004 in barca a vela, sulle rotte della Serenissima, va da Venezia a Lepanto; nel 2005, assieme a Moni Ovadia e alla fotografa Monika Bulaj, parte da Torino per raggiungere il sepolcro di Cristo, a Gerusalemme; nel 2006, a bordo di una Topolino, attraversa le strade secondarie degli Appennini andando dalla Liguria fino all'estrema punta della Calabria; nel 2007 segue le tracce del condottiero cartaginese Annibale fino all'imbarco in Calabria, terra abitata anche dal fiero popolo dei Bruzi; nel 2008 con bus, treni, traghetti e autostop percorre 7000 chilometri, da Nord a Sud, lungo la frontiera orientale dell’Unione Europea dall’Artico al Mediterraneo; nel 2009 con svariati mezzi di trasporto scrive a puntate di un viaggio da sud verso nord, lungo le linee geologiche della penisola, dal titolo "L'Italia sottosopra"; nel 2010 attraversa i luoghi del risorgimento per raccontare l'epopea garibaldina; infine quest'anno, 2011, viaggia attraverso l'Italia cercando città morte, fabbriche dismesse e miniere abbandonate che, per la prima volta, vengono filmate e per questo ne è stato ora realizzato il documentario di cui vi dicevo all'inizio di questo post.
Il documentario dura 56 minuti e dentro vengono ripercorsi velocemente angoli dimenticati d'Italia: i forti della Maddalena, il cimitero di Lavezzi (arcipelago della Maddalena), il carcere dell'Asinara, la Greina (massiccio montuoso delle Alpi), Villa Triste (Trieste), Vergnacco (paese fantasma friulano), L'Aquila, le isole della Laguna di Venezia, e ancora fabbriche dismesse, alberghi del malaffare, miniere in disuso, fari, centrali atomiche di un tempo. Insomma, un lungo elenco di luoghi abbandonati.
E quanti angoli ed edifici dimenticati non vediamo quotidianamente durante i nostri percorsi a piedi, in bici, in auto, senza farci ormai più caso: io penso alle migliaia di cascine abbandonate presenti nelle campagne della Pianura Padana, alle tantissime ville abbandonate di un tempo ormai passato (nel solo Veneto ce ne sono ben 4.000, di cui molte lasciate allo stato di degrado), tutti elementi che raccontano un pezzo di storia e di società italiana. Perchè non incentivare il recupero di questo immenso patrimonio? Recuperiamo l'esistente prima di costruire il nuovo: si cambino alcune normative (ad esempio si potrebbe modificare l'impossibilità in zona agricola di utilizzare gli edifici per residenze non a favore del proprietario) e recuperiamo così anche il nostro territorio. Un messaggio naturalmente rivolto a tutti gli organi competenti (amministrazioni comunali, provinciali e regionali): fatevi carico di questo impegno, per noi, per la nostra storia e per il nostro territorio.

domenica 18 settembre 2011

UNA FIRMA CONTRO CHI DETURPA IL TERRITORIO

Nella rubrica di Corraudo Augias (c.augias@repubblica.it) del quotidiano la Repubblica di sabato 17 settembre 2011 un lettore gli scrive una lettera in merito alla distruzione del nostro territorio. Una lettera molto significativa, che mi permetto di riproporre in molti suoi passaggi. Scrive il lettore: "La questione morale, a sinistra, non è soltanto non prendere tangenti! E' di un esponente PD, Burlando, la legge che sta consentendo a molti amministratori, destra e sinistra, di massacrare i litorali: 35 porti ogni 100 km. Sono PD gli amministratori che hanno consentito operazioni di speculazione edilizia che in Toscana stanno distruggendo quello che era considerato patrimonio dell'umanità, il nostro paesaggio storico. Salvatore Settis ed altri denunciano questa distruzione da anni, nel silenzio assoluto della maggior parte dei dirigenti delle sinistre (delle destre ovviamente non merita neppure parlare!). A Cecina un sindaco PD ha regalato l'area della foce del Cecina a un gruppo di privati per un'operazione di speculazione che Italia Nostra ha definito uno stupro paesaggistico e una bomba ambientale. La questione morale riguarda non solo chi amministra, ma tutti noi che vediamo e non denunciamo. Le amministrazioni passeranno, questo governo pure: l'Italia sfigurata, la distruzione delle risorse anche economiche dei nostri figli, la distruzione del nostro stesso volto, della nostra identità morale e spirituale: questo purtroppo resterà".
Condivido pienamente, come risponde lo stesso Augias, la preoccupazione e il dolore civile dell'autore della lettera: quante verità, purtroppo... Mi colpisce la sua seguente frase: "La questione morale riguarda non solo chi amministra, ma tutti noi che vediamo e non denunciamo". Ha pienamente ragione! E quanta ignoranza e menefreghismo vedo in generale tra i cittadini, basta vedere la mancanza di senso civico alla base: quanti rifiuti lungo le strade e nei fossati, quante discariche abusive, quante costruzioni abusive, quanta cementificazione e distruzione di paesaggi naturali, quanti sfregi agli edifici storici, e nessuno (o pochissimi...) denunciano. Se manca questa coscenza civile alla base, figurarsi a livello politico...
Il giornalista Augias ricorda che lo scorso 24 agosto, per ricordare il sindaco di Pollica Angelo Vassallo (assassinato dalla camorra), da Assisi è stata inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una petizione per fermare questa maledetta distruzione del nostro territorio. Tale petizione la si può trovare sul sito http://ospitassisi.cittadella.org.
Mi unisco all'appello di Augias: firmiamo questa petizione per proseguire l'impegno del sindaco di Pollina che è stato ucciso dalla camorra perchè si opponeva allo strazio del territorio e all'utilizzo del porto del paese da parte della criminalità per commerciare droga. Se non lo fa la politica, dobbiamo farlo noi: difendiamo in ogni modo il nostro territorio!

martedì 12 aprile 2011

SALVIAMO LE CITTA: il decalogo di Italia Nostra

Lo scorso 6 aprile si è tenuto a Roma presso la Sala dei Dioscuri in via Piacenza 1 un convegno intitolato "La città venduta. Vent'anni di urbanistica contrattata": il convegno è stato organizzato dall'associazione Italia Nostra (http://www.italianostra.org) ed è stato aperto da una relazione di Pier Luigi Cervellati intitolata "L'Aquila come caso emblematico".
Il tema del convegno è stata la cementificazione spropositata che ha interessato l'Italia negli ultimi anni. Ecco alcuni dati: ogni anno nelle sole città italiane si costruiscono mediamente 273 milioni di metri cubi di edifici, di cui l'80% sono nuove costruzioni, mentre dal 1995 al 2007 i Comuni italiani hanno autorizzato 3,4 miliardi di metri cubi di edifici (senza quindi contare le opere abusive...). Invece di recuperare l'esistente, si costruisce sempre il nuovo, sottraendo sempre più terreni liberi al territorio: pensate che le case vuote sono ben 245.000 solo a Roma, mentre sono 81.000 a Milano e 98.000 a Napoli, e le previsioni non sono confortanti (70 milioni i metri cubi costruibili a Roma col nuovo Piano Regolatore e 35 milioni quelli costruibili a Milano in base al nuovo Piano di Governo). Inquietante... A proposito, è uscito un libro-inchiesta di Salvatore Settis intitolato "Paesaggio, costituzione, cemento": sconvolgente!
Italia Nostra al convegno ha presentato un decalogo, redatto da Pier Luigi Cervellati, Vezio De Lucia e Maria Pia Guermandi, che riassume i principi cui deve ispirarsi una corretta urbanistica. Ecco i punti del decalogo:
  1. la città è un bene comune e deve garantire gli interessi collettivi;
  2. moratoria generalizzata sulle nuove urbanizzazioni per rigenerare città e campagne;
  3. ripristino della legalità: no ai condoni, no ai piani casa;
  4. no a strumenti che vanificano la pianificazione ed esclusione dell’iniziativa privata;
  5. ripristino della destinazione originaria degli oneri di urbanizzazione;
  6. rilancio della pianificazione paesaggistica;
  7. riaffermazione della tutela dell’identità culturale e dell’intergrità fisica;
  8. recupero delle immense periferie degradate cresciute negli ultimi decenni;
  9. mobilità sostenibile ed integrata: incentivazione del trasporto pubblico;
  10. partecipazione di cittadini ed associazioni alle scelte urbanistiche.
Un decalogo molto importante: consiglio a tutti gli Amministratori Comunali italiani di portarlo in Consiglio Comunale, discuterne ed adottarlo per inserirlo nei programmi di sviluppo urbanistico del Comune. E se siete semplici cittadini, fate avere questo decalogo al Vostro Comune, partecipate ai Consigli Comunali e fate sentire la Vostra voce. Diffondete questo decalogo, organizzate banchetti in piazza o associazioni in difesa delle Vostre città, perchè il Vostro Comune possa recepire questo decalogo: ricordate che siamo noi CITTADINI che decidiamo cosa fare del nostro territorio, gli Amministratori vengono solo eletti in nostra rappresentanza e quindi devono rispettare la volontà della popolazione.

domenica 28 novembre 2010

Disastri prevedibili...

Questo è il titolo di un articolo del'architetto Massimiliano Fuksas (http://www.fuksas.it) apparso sul settimanale L'espresso della scorsa settimana (http://espresso.repubblica.it), dedicato ai tagli indiscrimanti fatti alla difesa del territorio, commentando la recente grave alluvione su alcune aree del Veneto (Veronese, Vicentino e Padovano).
Testualmente dice Fuksas: "Se negli anni fossero stati finanziati reali studi approfonditi su argini, grandi bacini, e magari canali minori, quello sarebbe stato un investimento capace di impedire allo Stato di spendere domani molto di più". Ha perfettamente ragione: in Italia la parola "prevenzione" non esiste, si tende sempre a tagliare, soprattutto in questo ultimo governo Berlusconi dove un incredibile Giulio Tremoni (ministro dell'Economia) sta tagliando proprio dove non si dovrebbe tagliare, ovvero scuola, cultura, difesa del territorio, difesa dell'ambiente, volontariato. E, come ho già detto in vari post, non si taglia dove effettivamente si dovrebbe tagliare:

  • spese del Parlamento e della politica in generale (4 miliardi di euro all'anno);
  • spese delle Province (2 miliardi di euro all'anno);
  • spese militari (addirittura 8 miliardi di euro all'anno);

e molte altre che non sto qui ad elencare.
Finora sono stati buttati (in quasi 20 anni) circa 800 milioni di euro in Campania senza risolvere la questione rifiuti. Continuerò a pubblicare le varie spese folli che non si vogliono tagliare: abbiamo visto dei 70.000 euro pubblici buttati per attaccare mani (e pene!) ad una coppia di statue a Palazzo Chigi (per volontà "estetica" del Presidente del Consiglio...), abbiamo visto delle decine di milioni di euro buttati nell'area di Pompei in questi anni per le cose più disparate (e intanto il sito, patrimonio dell'umanita Unesco, è in condizioni vergognose...). Ed ora ecco l'ennesima spesa folle di questo governo: quasi 400.000 euro (pubblici) spesi per portare in Italia al "Festival del Cinema" di Venezia dello scorso settembre tale Michelle Bonev, attrice-imprenditrice bulgara che ha solo il merito di essere amica (stretta...) del Presidente del Consiglio italiano, per la quale è stato addirittura inventato un premio per l'opera "Goodbye mama". 400.000 euro (nostri) per alloggio e cene dell'attrice e della delegazione che l'ha accompagnata (40 connazionali...). E intanto il paese va in rovina: cadono monumenti storici, non si fanno opere in difesa del territorio, si taglia all'istruzione e alla cultura per creare degli ignoranti. E' la famosa propaganda elettorale: ma cari italiani, non siete ancora stanchi di tutto ciò?

giovedì 7 ottobre 2010

Quando a salvare l'ARTE ci pensa un SMS...

Ecco l'ultima campagna del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it): mandando un SMS al n° 45504 si donano 2 euro al FAI da destinare al recupero di un capolavoro naturale o dell'arte italiana (ma telefondando dalla rete Telecom si possono donare anche somme maggiori). La campagna, iniziata lo scorso 4 ottobre, andrà avanti fino al 31 ottobre 2010. I fondi raccolti serviranno innanzitutto per il recupero di:

  • Villa Fogazzaro, a Oria in Valsolda (vicino a Como), ove visse il grande scrittore Antonio Fogazzaro (autore di "Piccolo mondo antico"), donata al FAI dal marchese Giuseppe Roi, che presto diventerà un museo;
  • Punta Don Diego, nei pressi di Palau (Sardegna), ove insistono alcune fortificazioni militari risalenti al 1797, affidata in concessione per 12 anni al FAI nel 2003;
  • Baia di Ieranto, area incontaminata nella costa meridionale della penisola sorrentina, ove la mitologia indica l'approdo di Ulisse e dove ora è rinata la colonia corallina;
  • Torre Campatelli a San Gimignano, risalente al XII-XIII secolo, che sarà ora oggetto di restauro valorizzando i suoi arredi originari e la cappella privata.

I fondi che saranno avanzati serviranno poi per il recupero di altre opere: inoltre, il 16 ottobre in 25 città italiane ci sarà una ulteriore raccolta fondi da parte del FAI.
La campagna di raccolta fondi del FAI spiega contemporaneamente due aspetti molto importanti del nostro paese: da una parte la valorizzazione dell'immenso patrimonio storico-artistico-naturale dell'Italia, che non ha eguali nel mondo, del valore inestimabile, che presto svelerà quanto gli italiani sono legati a questo patrimonio; dall'altra la denuncia della gravissima situazione dei fondi che lo Stato destina (sempre meno) alla difesa di tale patrimonio.
Oltre al valore in sè della campagna del FAI, il fatto principale è la denuncia che questa campagna svela ai cittadini italiani: oltre ai tagli ai fondi già effettuati in questi ultimi anni, per il triennio 2011/2013 sono previste riduzioni di spesa per ulteriori 174 milioni!!! Chi lo salva questo patrimonio storico-artistico-naturale dal degrado? Lo può, e lo deve, fare solo lo Stato: ricordiamo che lo sancisce la Costituzione, ma nessuno se lo ricorda. La storia italiana, soprattutto recente, è fatta di condoni edilizi, dissesti idrogeologici mai affrontati, urbanizzazioni selvagge, disboscamenti continui, abbandono di edifici storici, ora anche i tagli ai (pochi) fondi. Come dice Ilaria Buitoni, presidente del FAI: "In momenti in cui sembra che si stia perdendo la bussola bisogna ricordarci chi siamo: siamo anche il nostro paesaggio, i nostri beni di arte e natura, pensare al paesaggio significa pensare al futuro". Parole assolutamente condivisibili.
E lo Stato che fa? Il governo Berlusconi, sempre meno sensibile a queste tematiche, anzichè tagliare i finanziamenti dei partiti, le spese folli del Parlamento, le Province, gli enti inutili, i fondi ai giornali di partito e le spese per stampare gli opuscoli del "buon governo" che presto raggiungeranno la casa di 10 milioni (milioni!) di famiglie italiane, taglia i finanziamenti alla polizia, alla scuola, all'arte e al territorio. Non vi sembra abbastanza per dare ancora fiducia a un governo che sta portando l'Italia alla devastazione, oltre che etica, anche culturale e naturale?

martedì 6 ottobre 2009

TRAGEDIA DI MESSINA: la colpa è SOLO dello Stato!

Abbiamo visto tutti in questi giorni le orrende immagini della distruzione che ha colpito alcune zone della parte ionica della provincia di Messina: non ci sono parole in merito. Ma è stata colpa solo del clima? Credo proprio di no… Vediamo perché.
Premetto che si è trattato senza ombra di dubbio di un evento meteorologico eccezionale: una insidiosa perturbazione ha attraversato la Sicilia da ovest verso est e nel suo percorso ha richiamato correnti sciroccali da sud-est che sono andate a sbattere contro le montagne messinesi poste parallelamente alla costa e perpendicolarmente a tali correnti: sbattendo contro le montagne, si sono sollevate condensando in precipitazioni. Una situazione altamente esplosiva: si stima che su Giampilieri siano caduti dai 300 ai 350 mm d’acqua in appena 3-4 ore!!! Significa 300-350 litri d’acqua per ogni metro quadrato di territorio in poche ore: fate un pò voi i conti di quanta acqua si è incuneata in quel torrente…
Ciò premesso, dobbiamo dire che un fenomeno simile non può comportare il disfacimento di una montagna!!! Sono molteplici le concause di questa immane tragedia, che voglio riassumere così:
  • disboscamento: abbiamo visto nelle immagini televisive molte montagne messinesi prive di vegetazione. In seguito agli incendi estivi (che puntualmente si verificano ogni anno) tali montagne si sono venute a trovare senza alberi (anche per far posto a prati da pascolo…), che proprio con le loro radici tengono a freno i pendii montuosi. Perché queste montagne non sono state rimboscate?
  • dissesto idrogeologico: ammettiamo che non si sia voluto rimboschire, perché però non si è almeno provveduto a rinforzare questi pendii? Bastavano alcuni terrazzamenti, alcuni muretti o terrapieni per rafforzare i pendii. Perché non sono stati fatti?
  • pulizia dei torrenti: abbiamo visto nelle immagini il torrente della valle per certi tratti tombinato. Come può restare tombinato un fiume del genere, a regime torrentizio e per tale motivo soggetto a piene improvvise (anche se secco per la maggior parte dell’anno)? Eppure periodicamente si verificano eventi precipitativi come quello appena successo. Perché poi questi fiumi non vengono puliti da alberi, tronchi, detriti e quant’altro, che non fanno altro che ostacolare il regolare deflusso dell’acqua? Per non parlare di bar, campeggi, ecc... che vi sorgono nei letti di questi torrenti!
  • abusivismo: perché nessuna amministrazione ha mai il coraggio di far abbattere gli edifici abusivi e hanno invece il coraggio di condonarli? Gravissimo se vengono condonati, ma gravissimo anche se sono abusivi perché significa che manca il controllo del territorio da parte delle autorità. Perché questo non si fa mai?
  • urbanizzazione selvaggia: come si fa a costruire sempre e comunque vicinissimo a fiumi e torrenti o addirittura su di essi? Chi autorizza ciò? O chi non controlla? E un P.R.G. come fa a permetterlo?
Sono questi 5 problemi che portano a questi disastri: basta che se ne verifichi anche uno soltanto per portare a morte e distruzione. Ad esempio, se i pendii delle montagne dietro Giampilieri fossero stati messi in sicurezza non sarebbe successo questo disastro!
E qui scattano le colpe: le colpe sono delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali che continuano a non effettuare queste opere di messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico. E perché non lo fanno? Lo promettono per la campagna elettorale ma arrivati al sodo mancano… i fondi! E qui scatta la colpa a monte di tutto ciò: i tagli statali ai finanziamenti!!! La colpa, ragazzi miei, è solo dello STATO!!! È colpa di tutti quei governi che continuano a tagliare su cose indispensabili alla salvaguardia delle vite umane: per ultimo l’attuale governo Berlusconi. L’enorme debito pubblico italiano ha radici ben lontane e di questo ne risentiremo per sempre, ma come si fa (dopo aver tolto l’ICI ai comuni!!) non fornire finanziamenti ai poveri enti locali? E con quale coraggio, dinnanzi ad una disgrazia del genere, il ministro Altero Matteoli proprio in questi giorni parla nuovamente del Ponte sullo Stretto dicendo che a dicembre partiranno i lavori? Prima si mette in sicurezza il territorio italiano, poi eventualmente col tempo se ci saranno fondi si farà il Ponte (sempre se necessario…, ma qui entriamo in altro discorso). Purtroppo con l’avvento di Berlusconi in politica, l’Italia è in continua campagna elettorale: il Ponte sullo Stretto sarà un bel biglietto da visita per le prossime elezioni e per quei poveretti che continueranno a votarlo Berlusconi, però intanto decine di persone perdono la vita senza averne NESSUNA colpa. E ne dico un’altra: come già detto da Berlusconi in questi giorni, si provvederà a ricostruire i paesi danneggiati da un’altra parte. Ma vi sembra questa la soluzione del problema? Invece di ridare al paese distrutto la sicurezza perduta e permettere alla gente di rientrare nei loro luoghi natii, si preferisce costruire altrove: non basterebbe rinforzare le montagne? Eh no, vuoi mettere quanto belle sono le casette nuove stile L’Aquila, le casette attira-voti?
Il problema, insomma, è sempre la mancanza di soldi: ecco perché si prosegue sempre con i condoni e si continua a costruire selvaggiamente ovunque. Tanto della vita dei poveri cittadini non interessa niente a nessuno. Una recente valutazione di Bertolaso della Protezione Civile stima in 25 miliardi di euro la somma necessaria per mettere in sicurezza le aree a dissesto idrogeologico in tutta Italia: vi sembra sensato spendere miliardi di euro per costruire il Ponte sullo Stretto?
Cari miei, è giunto il momento che scattino gli ERGASTOLI: gli ergastoli per i responsabili di queste perdite di vite umane, per i responsabili di questi OMICIDI, perché di omicidi si tratta. Amministratori locali, provinciali, regionali e soprattutto statali: è ora che qualcuno paghi seriamente, con l’ergastolo, perché solo l’ergastolo può punire un menefreghismo del genere che porta solo alla morte. Voglio proprio vedere come andrà a finire…

martedì 18 novembre 2008

EUGENIO SCALFARI: “Salviamo l’arte dal federalismo”

Il grande (permettetemi il mio personale apprezzamento) giornalista Eugenio Scalfari ha dato grande spazio all’argomento “arte” nel quotidiano La Repubblica di martedì 11 novembre 2008 intitolando il suo articolo “Salviamo l’arte dal federalismo”. Scalfari giustamente dice che è un po’ problematico parlare di tutela dei beni culturali e del paesaggio in questo periodo di profonda crisi economica globale, però esiste (testuali parole di Scalfari) “il pericolo che la cultura, cui si continua a tributare omaggio di parole, costituisca nei fatti l’anello debole e addirittura sacrificale. Cultura, ricerca, beni culturali, patrimonio pubblico, paesaggio, sono infatti considerati come altrettanti elementi opzionali dei quali si può tranquillamente fare a meno. I tagli di spesa più cocenti sono avvenuti proprio in questi settori non soltanto per eliminare sprechi ma per recuperare risorse dirottandole verso altre destinazioni. Non si è considerato che non si tratta di spese ma di investimenti che, proprio per la loro natura, non possono essere interrotti senza causare nocumento e deperimento gravissimi. Ho voluto riportare fedelmente le parole di Scalfari perché dipingono perfettamente la situazione attuale.
Purtroppo molto spesso ci si dimentica che l’immenso patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico italiano ha effetti diretti positivi sull’economia del nostro paese per la sua forte connessione con l’industria turistica: da un punto di vista economico il turismo in Italia equivale all’esportazione di beni e servizi, porta valuta nelle casse dell’erario con, oltretutto, la differenza che anche se non escono servizi e merci dal nostro territorio fa invece entrare persone e con esse ricchezza e sostegno della domanda interna. Un calo del turismo si ripercuote negativamente sulla domanda e sulla ricchezza prodotta nel paese. Lo scarso interesse che le istituzioni stanno mostrando verso il nostro caro patrimonio si manifesta nello stato in cui oggi versano le Sovrintendenze italiane preposte alla tutela del paesaggio e dei beni culturali: encomiabile lo sforzo che in questi mesi sta facendo il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi per trovare fondi a sostegno del suo ministero (visti i drastici tagli imposti dalla Finanziaria…), purtroppo non li ancora trovati… Intanto il personale delle Sovrintendenze è ridotto al minimo, ci sono sedi vacanti da tempo, mancano molti servizi.
Riporto un’altra interessante affermazione di Scalfari: “Il guaio è che, risorse finanziarie a parte, il ministro (Bondi) tergiversa anche a compiere alcuni adempimenti che non comportano spese ma che sarebbero necessari per chiarire una normativa confusa, fonte di abusi continui che hanno devastato il nostro territorio da almeno 30 anni in qua, disseminando mostri architettonici, lasciando deperire monumenti di importanza mondiale, occultando il mare con una cortina edilizia che ne ha confiscato la visibilità e la pubblica fruizione. Questi abusi sono il frutto di inefficienza delle istituzioni di controllo, di scarsissima sensibilità nella pubblica opinione, dell’indifferenza dei media e, soprattutto, di una normativa che ha disperso i poteri di controllo tra tre diversi ministeri (Beni Culturali, Ambiente, Lavori Pubblici) e tre diversi livelli istituzionali: Stato, Regioni, Comuni”. Bene (anzi, male!), se a tutto ciò aggiungiamo i tagli di fondi imposti dalla Finanziaria al ministero dei Beni Culturali, ne esce un quadro disastroso per l’arte, la cultura e l’ambiente del nostro paese.
Nel suo articolo Scalfari cita, a ragione, Salvatore Settis, da decenni impegnato nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano. Secondo Settis c’è un quesito particolare: “Esiste un territorio senza paesaggio e senza ambiente? Esiste un ambiente senza territorio e senza paesaggio? Esiste un paesaggio senza territorio e senza ambiente?” Naturalmente si dovrebbe avere una triplice risposta negativa, metaforica nel fatto che la valorizzazione e la tutela del nostro immenso patrimonio dovrebbero essere unificate nei poteri e nelle competenze e per questo il potere decisionale dovrebbe essere di competenza solo dello Stato: purtroppo la riforma federalista in tal senso sarebbe disastrosa perché consentirebbe alle varie Regioni, Province, Comuni, ad agire ognuno per il proprio interesse, devastando l’ambiente. Già è successo per molto tempo: la pianificazione urbanistica ha molto spesso prevalso su quella paesaggistica e ambientale ma a sua volta è stata sopraffatta dagli interessi edilizi, le Sovrintendenze sono state svuotate dei propri poteri di controllo, aggiungiamoci la corruzione ed il lassismo, ne emerge un quadro finora allarmante, oltre che devastante. Come dice Scalfari: “Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il disastro ambientale, paesaggistico, urbanistico che ha deturpato il paesaggio, l’ambiente e il territorio”.
Troppo spesso in Italia ci si dimentica (o forse proprio non lo si sa) dell’art. 9 della nostra Costituzione che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Questo spirito "nazionale" (e non federalista) e vocato alla difesa di quanto abbiamo lo dovremo far presente alle istituzioni…

martedì 3 giugno 2008

Riparte il TESTO UNICO AMBIENTALE…

Il TESTO UNICO AMBIENTALE è il termine con cui è stato denominato il Decreto Legislativo n° 152/2006: decreto dal percorso un po’ turbolento, visto che è stato emanato nelle ultime settimane di vita del penultimo governo Berlusconi, mentre il successivo “decreto correttivo” (Decreto Legislativo n° 4 del 16/01/2008) che ne ha riscritto molte parti rendendolo dunque operativo (finalmente!) è stato emanato nelle ultime settimane di vita dello scorso governo Prodi. Non è difficile prevedere, però, che per essere applicato e reso esecutivo (e per fare ciò serviranno vari decreti applicativi) tale decreto avrà ancora un percorso difficile perché questi decreti applicativi saranno emanati da un governo avverso a quello precedente, soprattutto per quanto riguarda la politica ambientale.
Diamo un’occhiata alle novità introdotte dal decreto correttivo che, come detto, è il Decreto Legislativo n° 4 del 16/01/2008 pubblicato nel Supplemento Ordinario n° 24/L alla Gazzetta Ufficiale del 29/01/2008. Tratteremo di “Rifiuti, materie seconde e sottoprodotti”, “Acque reflue, fanghi e risorse idriche”, “Bonifiche e siti contaminati” e “VIA, VAS e AIA”. Di queste novità ne ha trattato la rivista “Hi-Tech Ambiente” nel suo n° 4 di maggio 2008, dalla quale traggo spunto.
Rifiuti, materie seconde e sottoprodotti. In tema di rifiuti, per la definizione di “materie, sostanze e prodotti secondari” si rinvia all’emanazione di un decreto entro il 31/12/2008. Per la cosiddetta “materia seconda” è stata introdotta la priorità di essere recuperata e riutilizzata anziché essere utilizzata come fonte di energia (poveri inceneritori…, speriamo bene!). Vengono introdotti criteri più restrittivi per i sottoprodotti eliminando il precedente regime di favore riservato a coke di petrolio, ceneri di pirite e rottami ferrosi. È stata introdotta una distinzione tra le operazioni di recupero dei rifiuti e quelle di deposito temporaneo. Si sono dichiarati illegali i dissipatori di rifiuti alimentari (ovvero quegli apparecchi elettronici che, tramite opportuno trattamento, permettevano di scaricare i rifiuti domestici nella rete fognaria). Sono stati definiti criteri più precisi per il riutilizzo di terre e rocce da scavo. L’esenzione della presentazione del MUD riguarderà non solo gli imprenditori agricoli ma anche le aziende che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi e quelle che hanno meno di 10 dipendenti e non producono rifiuti pericolosi. È stato reintrodotto l’obbligo di vidimazione dei registri di carico/scarico dei rifiuti: la vidimazione dovrà essere effettuata dalle Camere di Commercio le quali imporranno però una tariffa di 30 euro per ogni registro (e questa misura ha sollevato molte polemiche…).
Acque reflue, fanghi e risorse idriche. Nuove definizioni sono state date a “scarico”, “acque reflue industriali” e “acque reflue urbane”. È stato soppresso il meccanismo del silenzio-assenso per le domande di autorizzazione agli scarichi. È stata limitata la possibilità di diluire gli scarichi, che ora spetta agli impianti di trattamento delle acque reflue industriali che trattano sostanze pericolose e ricevono tramite condotta acque reflue urbane o provenienti da altri stabilimenti. Qualora più stabilimenti abbiano lo scarico finale in comune, dovranno obbligatoriamente costituire un consorzio per il loro trattamento.
Bonifiche e siti contaminati. Nel “secondo correttivo” sono state apportate alcune modifiche all’analisi di rischio, mentre per una revisione più approfondita si rimanda all’emanazione di un “terzo correttivo” entro il 30/06/2008 (anche se credo che per tale data il nuovo esecutivo non emani questo provvedimento…). Nel frattempo, si continuano ad usare i criteri previsti dall’allegato 1 alla parte IV del D.Lgs. n° 152/06 (sono state apportate solo alcune modifiche tecniche relative alla valutazione della contaminazione delle acque sotterranee). È stato aggiunto un articolo (il 252-bis) al D.Lgs. n° 152/06 riguardante i “siti di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale”: le nuove disposizioni vogliono snellire e velocizzare le procedure di bonifica e riconversione, ripristinando sostanzialmente la procedura prevista dal D.M n° 471/99.
VIA, VAS e AIA. Sono state riscritte le norme in materia di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e di VAS (Valutazione Ambientale Strategica), adeguandole alle direttive europee. Tra le altre, sono stati stabiliti dei tempi certi per l’ottenimento della VIA, che dovrà essere tra i 150 e i 330 giorni: in caso di superamento dei termini, deciderà il Consiglio dei Ministri eliminando così il precedente meccanismo del silenzio-rigetto. Saranno assoggettati a VIA anche gli impianti di recupero sottoposti a procedure semplificate, mentre per altri impianti è stato tolto l’obbligo di VIA, come ad esempio quelli per il recupero dei rifiuti non pericolosi con capacità inferiore alle 10 tonnellate al giorno. Per quanto riguarda il coordinamento tra le procedure di VIA e quella di AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), si è introdotto un procedimento unico per gli impianti di competenza statale, spingendo le Regioni a fare altrettanto per i progetti di loro competenza.
Ora dunque ci rimettiamo nelle mani del nuovo governo (il Berlusconi IV): speriamo che questa continua alternanza politica non si rifletti sulla messa in opera finale del TESTO UNICO AMBIENTALE. Per il bene del nostro paese e soprattutto per la tutela del nostro territorio, speriamo che quei decreti applicativi vengano emanati il più presto possibile senza stravolgere l’ossatura del precedente decreto, perché il nostro paese ha fortemente bisogno di una normativa certa e seria per la tutela del suo fragile territorio e dell’ambiente che lo circonda.

venerdì 30 maggio 2008

Salvatore Settis: “NON TRADITE LA CULTURA”

Questo è il titolo dell’articolo di Salvatore Settis apparso sul quotidiano La Repubblica di venerdì 23 maggio 2008 e rivolto al nuovo governo (ma anche all’opposizione) in merito alla protezione del territorio ed in particolar modo a quel “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” appena entrato in vigore e al quale lo stesso Settis ha dato un’impronta notevole.
Come ricorda egli stesso, è arrivato il momento di dedicarsi veramente a questo Codice: Codice che è stato impostato dall’allora ministro Urbani e poi corretto, senza modificarne l’impianto, da Buttiglione prima e da Rutelli nella scorsa (e appena chiusa) legislatura. La nuova versione del Codice in vigore, fortemente voluta dal ministro Rutelli e fedele a quanto scritto nella Costituzione a proposito di tutela del territorio e del paesaggio, deve ora essere attuata e perché questo avvenga devono accadere tre cose:

  • un reclutamento straordinario (basato esclusivamente sul merito personale) di persone esperte per la tutela del territorio e dei beni culturali, che sostituiscano le cariche presenti al loro posto da decenni senza aver mai subito alcun turn-over;
  • l’adeguamento delle normative delle singole Regioni a quelle del nuovo Codice;
  • la risoluzione dei problemi della finanza locale, i quali stanno spingendo i Comuni ad un consumo selvaggio del territorio al fine di racimolare miliardi di oneri di urbanizzazione per risanare le casse comunali (che da un po’ di tempo stanno subendo il contraccolpo dei tagli dei finanziamenti statali, e la recente abolizione dell’ICI non aiuta in questo senso…).

In merito all’ultimo punto, la situazione è davvero grave in tutta Italia: abbiamo il più basso incremento demografico d’Europa ma, allo stesso tempo, il più alto tasso di consumo del territorio!!! Questo la dice lunga: nel tempo si è abbandonato il recupero degli edifici esistenti (dai quali non si ottengono oneri di urbanizzazione…) causando lo spopolamento dei centri storici e, allo stesso tempo, ha portato ad una incontrollata espansione delle periferie (nuove lottizzazioni e nuovi edifici dai quali si ottengono fior fiore di oneri…). I dati dell’ISTAT parlano chiaro: dal 1990 al 2005 (dunque in soli 15 anni) mediamente in Italia si sono consumati suoli liberi per un 17% della superficie nazionale, mentre a livello regionale spiccano la Sardegna (21%), la Sicilia (22%), l’Emilia Romagna (22%), la Calabria (26%) e la Liguria (addirittura il 46%!!). Dal 1950 al 2005 il suolo libero italiano è diminuito di ben il 41% (da 30 milioni a 17,8 milioni di ettari!), mentre la superficie agricola dal 1982 al 2007 è diminuita di ben il 21% (mediamente 132.000 ettari all’anno!!!). Un vero e proprio scempio…
Ed ha ragione anche Carlo Petrini quando nel suo articolo “Una cultura da cambiare” (apparso sul quotidiano La Repubblica di mercoledì 21 maggio 2008) dice che non si sarebbe dovuto parlare di “ambientalismo del fare” in campagna elettorale, ma piuttosto di “ambientalismo del fare…bene”. Poco importa realizzare cementifici, autostrade, raffinerie e quant’altro all’interno di un’area verde o protetta o agricola, l’importante è che faccia muovere l’economia, no? Riporta il giornalista: “Bisogna stare attenti perché la cultura del fare, se non ha filtri, diventa la cultura del rifare, del disfare, del fare troppo per poi sfasciare. È una cultura subdola perché si spaccia per libertà, progresso, benessere… La cultura del fare ci ha portato a fare male, a fare troppo. A fare cose che ci costano tanti soldi, e per avere quei soldi dobbiamo lavorare di più e per lavorare dobbiamo fare, fare, fare”. L’ambientalismo del fare sta nella gran parte dei politici (e con loro l’opinione pubblica plasmata da giornali e TV) che sono a favore del ritorno al nucleare e dei termovalorizzatori; l’ambientalismo del fare bene sta invece in quella minima parte (purtroppo…) che al ritorno del nucleare preferisce uno sforzo maggiore sulle energie rinnovabili ed una raccolta differenziata al massimo in tutta Italia evitando gli inceneritori. Evidentemente gli interessi economici prevalgono su tutto, anche sul nostro amato (per noi) territorio.
E, sempre a proposito di tutela del paesaggio, mi meraviglio come alcuni autorevoli giornalisti (come Mario Pirani del quotidiano La Repubblica) si stiano scagliando contro gli impianti eolici: premettendo che personalmente trovo affascinanti queste pale eoliche perché mi danno l’idea di un ambiente pulito e tranquillo, sono certamente d’accordo che questi impianti vadano installati in luoghi scelti con ragionevolezza, ma da qui a farne una vera e propria battaglia mi sembra esagerato considerando la necessità delle energie rinnovabili, anche perché sono gli stessi giornalisti che non si strappano i capelli (ma proprio nemmeno uno!) per le centrali elettriche a carbone, per i tralicci dell’Enel, per le centrali nucleari, per i termovalorizzatori…

venerdì 9 maggio 2008

MARE ITALIANO: ecco le Bandiere Blu 2008

Come da tradizione, anche quest’anno sono state assegnate le BANDIERE BLU 2008 alle località marine (e lacustri) italiane: si tratta di un rinascimento prestigioso che viene assegnato in base a varie caratteristiche, che poi vedremo.
Le Bandiere Blu vengono assegnate dal FEE (Foundation for Environmental Education) assieme al COBAT (Consorzio Obbligatorio per la raccolta delle BATterie esauste). Del COBAT ho già trattato in un precedente post dedicato appunto alla raccolta delle batterie esauste. Per quanto riguarda il FEE, esso è stato fondato nel 1981 ed è un’organizzazione internazionale non governativa e no-profit che ha sede in Danimarca : è presente oggi in 46 paesi di tutto il mondo (http://www.feeitalia.org). La collaborazione col COBAT nasce dall’impegno comune verso la sostenibilità ambientale attraverso molteplici attività di educazione e formazione (in particolare all’interno delle scuole). Nel 2003 la FEE ha firmato un Protocollo di partnership con l’UNEP (ovvero il Programma per l’Ambiente per l’ONU), mentre nel febbraio del 2007 ha firmato un altro Protocollo con l’Organizzazione Mondiale del Turismo. La FEE Italia è stata costituita nel 1987 ed è fautrice di vari programmi, tra cui la Bandiera Blu è il più importante.
Ma che cos’è la Bandiera Blu? È un riconoscimento internazionale, istituito nel 1987, che viene assegnato ogni anni in circa 40 paesi di tutto il mondo (tra cui appunto l’Italia), che viene dato alle località marine per la qualità del mare e dei servizi della località. L’assegnazione viene data in seguito ad un iter procedurale che è stato messo a punto nell’ambito del Sistema di Gestione Qualità ed è tra i più affidabili al mondo:

  • si parte da un’auto-candidatura del Comune, il quale deve compilare un questionario relativo alle varie categorie per cui sarà valutato;
  • raccolte tutte le candidature, si esaminano attentamente i questionari: la valutazione viene fatta da una Giuria all’interno della quale sono presenti rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Ministero delle Politiche Agricole, della Guardia Costiera, dell’ENEA, delle Regioni e di altri organismi pubblici;
  • alle varie domande del questionario viene assegnato un punteggio che va da 1 a 7 per la certificazione ambientale, da 10 a 20 per le acque di balneazione, da 1 a 10 per la depurazione delle acque, da 1 a 18 per la raccolta differenziata, da 10 a 20 per l’educazione ambientale, da 1 a 10 per il turismo, da 5 a 12 per la spiaggia e da 0 a 3 per la pesca professionale;
  • alla fine si conteggiano i punteggi e si stila la classifica, assegnando quindi le Bandire Blu alle località che hanno avuto risultati positivi.

Quest’anno sono stati inviati 379 questionari, dei quali solo 147 sono arrivati in tempo utile alla FEE per partecipare all’edizione 2008 del programma: è aumentato rispetto allo scorso anno il numero di Comuni meritori che potrà così esibire la Bandiera Blu sulle proprie spiagge, ovvero 104 (erano stati 96 nel 2007), e questo sta a significare l’aumento costante dell’impegno delle regioni italiane e delle amministrazioni comunali nei confronti della gestione e della difesa del territorio, cercando quindi di rendere il più possibile sostenibile l’impatto delle attività turistiche sull’ambiente. In particolare, ciò sta a dimostrare la sempre più diffusa sensibilità a livello nazionale nei confronti della gestione del territorio che poi si traduce in un conseguente miglioramento delle condizioni ambientali e di vivibilità dei luoghi.
Le classifiche che annualmente vengono stilate sono due, una per le spiagge ed una per gli approdi turistici. Guardando al numero delle Bandire Blu attribuite alle spiagge per regione, quest’anno in testa troviamo le Marche e la Toscana (con 15 bandiere cadauna), poi la Liguria (14), l’Abruzzo (13), la Campania (11), l’Emilia Romagna (8), la Puglia (7), il Veneto (5), la Sicilia (4), il Lazio e la Calabria (3 cadauna), il Friuli Venezia Giulia ed il Molise (2 cadauna), infine la Basilicata ed il Piemonte (1 cadauna). Proprio il Piemonte detiene l’unica Bandiera Blu lacustre (assegnata a Cannero Riviera sul Lago Maggiore. Guardando, invece, al numero di Bandiere Blu attribuite agli approdi turistici per regione, in testa troviamo il Friuli Venezia Giulia (con 12), seguono la Liguria (11), la Sardegna (9), l’Emilia Romagna (5), il Veneto e le Marche (4 cadauna), la Toscana, il Lazio e la Campania (3 cadauna), infine l’Abruzzo, la Puglia e la Sicilia (1 cadauna).
Un buon segnale non solo per le attività turistiche, ma soprattutto per il nostro caro ambiente: non è difficile comprendere che l’assegnazione della “Bandiera Blu” è per il Comune un ulteriore slancio economico e turistico, ma se questo serve alla protezione ambientale allora ben venga. Si potrebbe cominciare ad attribuire anche le “Bandiere Verdi”, forse incentiverebbe la protezione ambientale anche nelle altre aree del paese.

martedì 6 maggio 2008

5 PER MILLE: ancora poco per l’ambiente…

Recenti sondaggi hanno dimostrato (e confermato) che i cittadini italiani sono preoccupati per vari problemi legati alla tematica ambientale: smog, inquinamento, cambiamento climatico, risorsa idrica, rifiuti, ecc… Poi, però, si scopre che questi dati non si riscontrano nelle donazioni tramite il famoso “5 per mille”, forse perché (come dice Valerio Gualerzi sull’inserto “Affari & Finanza” del quotidiano La Repubblica di lunedì 05 maggio 2008) “… nonostante la crescente sensibilità, quando si tratta di scegliere la destinazione del cinque per mille questi problemi passano in secondo piano, forse proprio perché la percezione generale è che si tratta ormai di questioni di tale rilevanza da dover essere affrontate direttamente dalle istituzioni…”. In questo senso manca un po’ di informazione.
Infatti, in base ai dati del 2006 (gli ultimi disponibili ed elaborati dall’Agenzia delle Entrate) sono state circa 90.000 le persone che in Italia hanno scelto una Onlus di ispirazione ambientale per devolvere il proprio 5 per mille: ovvero meno della metà dei donatori dell’Unicef, ad esempio. In totale sono stati devoluti alle Onlus ambientaliste circa 3 milioni di euro. Questa la graduatoria delle Onlus in base alle scelte degli italiani:

  1. WWF, scelto da 30.585 italiani per circa un milione di euro;
  2. FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), scelto da 10.967 italiani per 655.000 euro;
  3. Lega Anitivivisezione, scelta da 21.764 italiani per circa 633.378 euro;
  4. Greenpeace Italia, scelta da 10.560 italiani per circa 342.000 euro;
  5. LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), scelta da 5.497 italiani per 191.414 euro;
  6. Legambiente, scelta da 5.311 italiani per 163.634 euro;
  7. Animalisti Italiani, scelti da 3.814 italiani per 114.930 euro;
  8. Italia Nostra, scelta da 1.987 italiani per 86.595 euro.

Una curiosità: 942 italiani, per un valore di 23.387 euro, hanno scelto Fare Verde, l’unica organizzazione ambientalista italiana nettamente orientata a destra.
Per quanto riguarda tutte le Onlus in classifica diciamo che Legambiente, nonostante la sua 6° posizione, è comunque quella più attiva e diffusa nel territorio italiano (anche qui il giornalista Gualerzi ha ragione quando dice che forse Legambiente, per le sue donazioni inferiori ad altre Onlus, paga una presenza ormai quasi istituzionale che la penalizza un po’): la fortuna di Legambiente è quella di avere molti circoli territoriali, con migliaia di soci iscritti, che agiscono localmente in tutto il territorio italiano e che hanno la possibilità di gestire in proprio la raccolta fondi.
Diciamo che ancora molto poco viene devoluto dagli italiani alle associazioni ambientaliste: la maggior parte del 5 per mille viene destinato (giustamente) ad associazioni di volontariato (AUSER, UNICEF, ACLI, ecc…) e, più staccate, ad associazioni di ricerca (AIRC, Istituto Europeo di Oncologia, ecc…). Quest’anno i contribuenti potranno scegliere tra ben 77.823 possibili destinazioni del 5 per mille, oltre il doppio delle 31.773 dell’anno precedente: si tratta in totale di circa 380 milioni di euro.
Certamente non sarebbe male se più italiani decidessero di evolvere il proprio 5 per mille alle associazioni ambientaliste: lo dico perché l’Italia ha bisogno di queste associazioni, considerati i problemi ambientali che stanno attanagliando il nostro paese, quali l’inquinamento delle acque, lo smog, gli effetti del cambiamento climatico, la franosità dei suoli, l’abusivismo edilizio, gli ecomostri, la difesa degli ecosistemi, l’urbanizzazione selvaggia, il traffico, i rifiuti, le discariche, ecc… C’è bisogno di queste associazioni visto che le autorità ben poco hanno fatto (e stanno facendo…) in tema ambientale: negli anni si sono susseguiti governi con ministri dell’Ambiente deludenti, incapaci di prendere posizioni ed, anzi, spesso inchini a scelte altrui non proprio consone alle tematiche ambientali... Ancor di più ora che i Verdi sono stati cancellati dal parlamento italiano (a causa del famigerato Porcellum…) e che si sta insediando il nuovo esecutivo Berlusconi III nel quale sta circolando il nome della rossa (solo di capelli!) Brambilla come possibile ministro dell’Ambiente, sempre se ministero dell’Ambiente ci sarà in questo esecutivo. In attesa che i governi facciano il loro dovere, tocca a noi compiere una piccola azione dando più denaro alle associazioni ambientaliste mettendole in condizione di poter agire a più ampio raggio sul nostro territorio. Lo dobbiamo fare per noi e per il nostro futuro.

lunedì 5 maggio 2008

WWF: "Salviamo il Delta del Po"

Il 9-10-11 maggio 2008 si terranno in Italia le GIORNATE DELLA BIODIVERSITA’, in occasione delle quali il WWF lancerà una campagna per salvare il Delta del Po, un’area unica in Italia e con poche esempi in tutto il pianeta in quanto a ricchezza di ecosistemi e di specie animali e vegetali, ed in particolare:
  • uccelli che nidificano: vi sono 1.040 coppie censite di cormorani, 640 coppie di marangoni e 330 coppie di aironi rossi;
  • uccelli che svernano: vi sono 28.490 esemplari di gabbiano, 17.230 di folaga, 12.600 di germano reale e 11.800 di gabbiano reale;
  • mammiferi: ve ne sono ben 42 specie, tra cui 200 esemplari di cervi e poi cavalli liberi, daini, lepri, scoiattoli, ricci, conigli, istrici, donnole, faine, puzzole e pipistrelli;
  • rettili: numerosi esemplari di tartaruga marina, testuggine palustre e testuggine dalle orecchie rosse;
  • anfibi: varie specie rare in via d’estinzione tra cui l’ululone dal ventre giallo (piccolo ma bellissimo rospo);
  • pesci: fra tutti vi è da ricordare l’anguilla, che da qui parte per le sue migrazioni.

Un’area quindi unica, anche per le specie vegetali (immense distese di boschi e macchia marittima), posta tra Chioggia (Veneto) e Comacchio (Emilia Romagna), che raccoglie l’ampio delta del maggiore fiume italiano che, proprio prima di sfociare in rame, si ramifica in numerose parti (Po Grande, Po di Levante, Po di Maistra, Po delle Tolle, Po di Gnocca, Po di Goro, Po di Volano, ecc…) e i cui detriti portati verso il mare ne stanno allargando nel tempo la sua estensione verso l’Adriatico. Proprio per questo il WWF ed il mensile GEO, in occasione delle Giornate della Biodiversità terranno il censimento e la mappatura degli animali che abitano in quest’area: 50 ricercatori, coordinati dal naturalista Fernando Spina dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, esploreranno l’intero delta del Po, divisi in piccoli gruppi, per lanciare una sfida in difesa di questa straordinaria zona che sta vivendo sempre di più la minaccia ambientale delle attività umane.
Proprio a tal proposito, una seria minaccia c’è già e si tratta di Euroworld, un’immensa colata di cemento per realizzare un parco divertimenti che intende riprodurre (in provincia di Rovigo) una gigantesca ricostruzione ad uso turistico dell’intero continente europeo (stile “Italia in miniatura”…), per una superficie di ben 124 kmq e con tanto di funicolare: ciò comporterebbe anche un aumento spropositato di traffico e di inquinamento, oltre che di distruzione di territorio protetto…
Ha ragione Fernando Spina quando sostiene che: “Difendere la biodiversità non significa semplicemente difendere il numero delle specie presenti in un determinato habitat, ma capire le interconnessioni, le relazioni esistenti tra specie e specie, di cui lo stesso uomo fa parte. La biodiversità non è qualcosa di estetico, da guardare, non è un lusso inutile, ma è la chiave della vita sul pianeta. Ogni specie è come una tessera di un immenso mosaico, ha una sua identità, certo, ma è solo la relazione con le altre tessere che ci permette di capire il disegno complessivo”.
Le Giornate della Biodiversità riguarderanno tuttavia l’intera nostra nazione, visto che l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di sistemi ecologici: 57.468 specie animali e 9.000 botaniche, e, come dice Enzo Venini (presidente del WWF Italia, http://www.wwf.it), la biodiversità è importante perché fa funzionare meglio gli ecosistemi: infatti, gli ambienti con biodiversità elevata dimostrano una maggiore resistenza al cambiamento (anche climatico) ed anche una maggiore resilienza, ovvero la capacità di tornare allo stato originario dopo essere stati deturpati.
Per saperne di più sulla magnifica area del Delta del Po, andate su http://www.deltadelpo.it oppure http://www.parcodeltapo.it.

venerdì 2 maggio 2008

“Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”: finalmente è operativo!

Si tratta del nuovo “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, fortemente voluto dal ministro Rutelli ed approvato in extremis dall’uscente esecutivo Prodi (appena in tempo, fortunatamente), al quale ho dedicato vari post in questi mesi perchè segna un passo avanti importante per la tutela del paesaggio e dei beni culturali del nostro paese che finora non sono stati preservati in maniera inadeguata (vedi la distruzione ambientale…).
Si tratta di due Decreti Legislativi: il n° 62 del 26/03/2008 (in relazione ai beni culturali) e il n° 63 del 26/03/2008 (in relazione al paesaggio), i quali modificano il precedente Decreto Legislativo n° 42 del 22/01/2004 (il cosiddetto “Codice Urbani”, dal nome del ministro del centro-destra che lo creò…). Tali decreti sono stati prima approvati (il 25/01/2008) e poi adottati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 19/03/2008, dopo aver ottenuto il parere favorevole della Conferenza Unificata (il 28/02/2008) e delle competenti Commissioni di Camera e Senato (il 5 e 6/03/2008): sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n° 84 del 09/04/2008 e sono entrati in vigore lo scorso 24 aprile 2008. Tra le varie categorie interessate, vi sono anche i geometri: il Consiglio Nazionale Geometri (presso il Ministero della Giustizia), con lettera di cui al prot. n° 2923 del 16/04/2008, ne ha infatti dato comunicazione a tutti Presidenti dei Consigli dei Collegi dei Geometri di tutte le sedi d’Italia. Entriamo nel dettaglio dei due decreti.
Il Decreto Legislativo n° 62/2008 riguarda i beni culturali: dall’entrata in vigore non saranno più considerati come delle “merci” ma, grazie ad un particolare coordinamento tra disposizioni comunitarie, accordi internazionali e normativa interna, ne verrà assicurata la tutela per la circolazione internazionale. È inoltre confermata la disciplina della Convenzione Unesco del 1970 contro l’illecita esportazione dei beni culturali e sulle azioni per ottenerne la restituzione. Alcune norme riguardano la salvaguardia del patrimonio culturale immobiliare di proprietà pubblica nell’ipotesi di dismissione o utilizzazione, al fine di evitare la continua perdita di immobili pubblici di particolare interesse storico ed artistico.
Il Decreto Legislativo n° 63/2008 riguarda il paesaggio: le modifiche introdotte alla parte Terza del Codice ruotano attorno al principio che “il paesaggio è un valore primario ed assoluto che deve essere tutelato dallo Stato” (come ribadito anche dalla Corte Costituzionale con sentenza n° 367 del 14/11/2007), bloccando il potere che finora spettava alle Regioni (e, in sub-delega, a Province e Comuni) in materia di tutela del territorio e che, proprio a causa dei forti interessi economici locali, stava portando ad una continua distruzione del nostro (già vulnerabile) territorio. Le principali novità introdotto da questo decreto sono:

  • definizione di paesaggio: è stata data una nuova definizione di paesaggio seguendo i principi espressi sia dalla Corte Costituzionale che dalla Convenzione Europea ratificata nel 2004;
  • pianificazione paesaggistica: la pianificazione deve essere lo strumento prioritario per la tutela e la disciplina del territorio. La redazione del Piano Regionale spetta (naturalmente) sempre alle Regioni, ma il Ministero dei Beni Culturali deve obbligatoriamente partecipare all’elaborazione (congiunta con le Regioni) di quelle parti del piano che riguardano proprio i beni paesaggistici vincolati dalla ex legge Galasso o in base ad altri provvedimenti;
  • autorizzazione degli interventi sul paesaggio: ora le Soprintendenze (che finora avevano avuto un ruolo marginale in materia) dovranno emettere, prima che venga rilasciata l’autorizzazione paesaggistica dai Comuni, un parere vincolante preventivo sulla conformità dell’intervento ai piani paesaggistici ed ai vincoli. Le Soprintendenze dovranno esprimere il loro parere entro 45 giorni (non più entro 60): scaduto tale termine, dovrà essere indetta una conferenza dei servizi nell’ambito della quale la Soprintendenza ha ulteriori 15 giorni per emettere il proprio parere (in mancanza, decide la Regione o il Comune delegato). Infine potrà essere delegato il potere di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica ai Comuni solo se questi dispongono di adeguati uffici tecnici ed assicurino la separazione tra gli uffici che valutano gli aspetti urbanistici e quelli che valutano gli aspetti paesaggistici;
  • revisione dei vincoli: esiste l’obbligo di rivedere i vincoli esistenti entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto, allo scopo di specificare le regole che devono essere osservate in virtù del vincolo (come inedificabilità assoluta, edificabilità entro certi limiti, ecc…);
  • demolizione degli ecomostri: viene istituita un’apposita struttura tecnica presso il MIBAC, incaricata di assistere i Comuni, e di intervenire quando necessario, per la demolizione degli ecomostri. Questo si ricollega alla disposizione contenuta nella Legge Finanziaria 2008 (precisamente all’art. 2, commi 404 e 405) che stanzia 15 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008-2009-2010 per gli interventi di recupero del paesaggio.

Si tratta quindi di un bel passo avanti nella tutela del nostro territorio: i decreti sono stati approvati in extremis prima della caduta del Governo Prodi, altrimenti dubito che sarebbero stati approvati dal nuovo esecutivo PDL-Lega che si insedierà tra pochi giorni. Ora dovremo vigilare affinché questo Codice venga fatto rispettare: lo dico perché ormai conosciamo i furbetti del “nuovo” esecutivo e come la pensano in materia ambientale! Ah, a proposito, proprio ieri sono rimasto incredulo e sbigottito leggendo il nome che sta circolando di colui che potrebbe essere il nuovo ministro dell’Ambiente: anzi colei, ovvero Michela Brambilla!!! Se fosse vero, allora dovremo rimpiangere il precedente verde Alfonso Pecoraro Scanio, per quanto non sia stato uno dei migliori ministri dell’Ambiente…

mercoledì 30 aprile 2008

PROTEZIONE dell’AMBIENTE: si deve partire dai bambini

Quello dell’ambiente è uno dei problemi principali di questi ultimi anni: un problema che riguarda tutto (territorio, ambiente, clima, salute, città) e tutti (dai più piccoli agli anziani). Un problema profondo figlio di scelte e stili di vita (imposti e non) assolutamente sbagliati. Proprio in questi ultimi anni si stanno cercando le soluzioni per risolvere varie problematiche legate all’ambiente: dalla protezione del territorio al cambiamento climatico, dall’inquinamento (di ogni tipo) ai rifiuti. Ma credo che in questa ricerca delle soluzioni molto poco si sia puntato sui bambini, perché proprio da loro si deve partire per cambiare la CULTURA AMBIENTALE: insegnando loro quelle piccole buone azioni quotidiane che farebbero crescere per il futuro un popolo più attento alle varie problematiche ambientali.
Ecco perché sono qui a segnalare alcune interessanti iniziative che ho trovato in questi ultimi tempi, tutte atte alla sensibilizzazione ambientale dei bambini.
BAMBINI-CONTADINI. Ne sono un esempio quelli delle classi IB, IIA, IIB e VB della scuola elementare “Giorgio Catti” di San Mauro Torinese (Piemonte): in tale scuola è stato ideato il progetto “Orto in condotta”, per insegnare ai bambini a coltivare la terra perché ciò significa anche imparare a mangiare, fare la spesa, conoscere il terreno e le piante, ecc… Questi orti botanici sono stati ideati negli anni ’90 in California da Alice Waters in seguito al progetto “The Edible Schoolyards” (poi importati in Italia nel 1993 ed oggi già più di 100 con coinvolgimento di oltre 4.000 bambini). Così i bambini hanno imparato a vangare, seminare, seguire le piante nella crescita, a fare la compostiera per ricavare il terriccio dal rifiuto umido, ecc… fino ad arrivare al prodotto finale pronto per essere mangiato. Come ha scritto Carlo Petrini sul quotidiano La Repubblica di domenica 27 aprile 2008, resta un mistero il fatto per cui i programmi ministeriali continuino a trascurare l’alimentazione e la conoscenza diretta della natura, che forse rispecchiano ancora la sensibilità di un tempo in cui le campagne ed il mestiere del contadino dovevano essere accantonati nel nome della modernità, quasi fossero un peccato originale di povertà e di pochezza culturale. Amare il nostro territorio è sicuramente un buon inizio per ricordarsi poi di proteggerlo…
CARTONI AMBIENTALI IN TV
. Ebbene sì, sono approdati in TV l’effetto serra ed i cambiamenti climatici spiegati ai bambini. Si tratta di un cartone animato intitolato “2 amici per la terra”, coprodotto da RAI Fiction e Union Contact col sostegno del Ministero dell’Ambiente, in onda ogni domenica mattina alle ore 8:50 su RAI3 fino al termine dell’estate. Nelle diverse puntate si parlerà in maniera semplice degli effetti del cambiamento climatico, di rifiuti e di raccolta differenziata, delle specie a rischio di estinzione, delle energie rinnovabili e di risparmio energetico. Il cartone animato vede due protagonisti: Pietro (un simpatico combina-guai e molto curioso) e Raimondo (un uomo che viene da un futuro in cui sono stati risolti i problemi ecologici, ma molto ingenuo), i quali mostrano ai bambini davanti alla TV come piccole azioni quotidiane possano migliorare le condizioni di vita sulla Terra. Peccato solo per l’orario: la domenica mattina non sono molti i bimbi disposti a sintonizzarsi alla TV prima delle 9, perché dunque non spostarlo al tardo mattino o nel pomeriggio?
VIDEOGIOCHI AMBIENTALI. Sono arrivati dalla Gran Bretagna due nuovi videogiochi ambientali per salvare il nostro pianeta dalla catastrofe climatica. Realizzati nel 2007 dalla compagnia inglese Red Redemption, si chiamano “Operation Climate Control” e “Climate Challenge” e sono rivolti ad un target giovane (ma non è detto…). Per quanto riguarda “Operation Climate Control” si deve accedere al sito http://www.operationclimatecontrol.co.uk, scegliere un nickname, un avatar e una location da cui cominciare (si può scegliere tra “energia nazionale” e “trasporti”); lo scopo del gioco è ridurre le emissioni di gas serra individuando ed eliminando i maggiori produttori di CO2; per eliminare il nemico non c’è nessuna arma (finalmente!!!) ma lo si farà decidendo su quali mezzi di trasporto puntare e quali fonti rinnovabili utilizzare tra quelle che producono meno CO2. Per quanto riguarda “Climate Challenge” si deve accedere al sito http://www.bbc.co.uk/sn/hottopics/climatechange/climate_challenge) ed anche qui lo scopo del gioco è ridurre le emissioni di CO2: il giocatore si identifica nel ruolo del Presidente dell’Unione Europea ed ha a disposizione 10 livelli per applicare scelte politiche e strategiche che abbiano un impatto positivo sull’ambiente; dovrà inoltre mantenere il consenso degli elettori, occuparsi dello sviluppo economico degli Stati UE ed attivare alleanze con altri Paesi; il giocatore si dovrà muovere su 5 linee di intervento (nazionale, industriale, import-export, locale e politiche abitative) e, attraverso varie scelte, si potrà cambiare il corso del gioco e salvare o meno le sorti della Terra. Davvero molto interessante: basta fuoco ed armi!!!
Si tratta di tre iniziative molto particolari che possono davvero contribuire in maniera fondamentale ad uno sviluppo della cultura ambientale nei nostri ragazzi: ce n’è bisogno per il nostro pianeta ed anche per il loro futuro. Aggiungo che non sarebbe per niente male ridare importanza a quell’educazione civica per troppi anni bistrattata nelle scuole italiane, magari inserendo argomenti di attualità come appunto le buone azioni quotidiane quali raccolta differenziata, risparmio energetico, rispetto dell’ambiente, ecc…
E, sempre a proposito di ragazzi, anche le scuole (assieme a tanti singoli cittadini, ai governi locali, ai personaggi pubblici, alle imprese) possono partecipano alla campagna di Legambiente chiamata STOP THE FEVER (http://www.stopthefever.org) per stimolare i cambiamenti degli stili di vita dei cittadini ed orientare le scelte politiche dei governi e delle imprese nel campo delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dell’inquinamento, dei consumi sostenibili, ecc… denunciando anche ritardi, sprechi ed uso scellerato delle fonti fossili. Insieme si può, ed i ragazzi ci possono aiutare a costruire un futuro senz’altro migliore: una battaglia ardua, ma assolutamente fattibile.

martedì 22 aprile 2008

22 APRILE 2008: si festeggia EARTH DAY

Si tiene oggi in tutto il mondo “EARTH DAY”, la giornata dedicata alla Terra. Una manifestazione nata il 22 aprile 1970 quando Gaylord Nelson (senatore USA del Wisconsin), in seguito al disastro petrolifero di Santa Barbara, mobilitò ben venti milioni di americani i quali dunque parteciparono alla prima grande manifestazione ambientalista (su quest’onda nacquero successivamente “ENVIRONMENTAL PROTECTION AGENCY” e “GREENPEACE”).
Oggi più che mai si sente il bisogno di organizzare questa giornata per la Terra, in un periodo (quello di questi ultimi anni) che sta vivendo un degrado continuo del nostro pianeta da parte dell’uomo e un cambiamento climatico sempre più veloce “grazie” al contributo delle attività umane. Molte cose sono cambiate da quel 1970, ma basta citare un dato per spiegare la situazione: nel 1970 c’erano 325 parti per milione di CO2 in atmosfera, oggi sono 384…
Ecco perché viene organizzato l’
EARTH DAY: concerti, appelli e raccolta firme in tutto il mondo per chiedere ai vari governi di mettere in atto azioni concrete contro l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, e per chiedere ai cittadini di contribuire (nel loro piccolo) a tali lotte cambiando leggermente le proprie abitudini (spegnere le luci, razionalizzare l’acqua nelle normali operazioni di lavaggio, differenziare i rifiuti, usare le energie rinnovabili, ecc…).
Quest’anno l’EARTH DAY vede coinvolti 174 paesi di tutto il pianeta e circa un miliardo di persone: centinaia di eventi sparsi in tutto il mondo tra cui una mostra di Chris Jordan a Roma, un concerto gratuito sempre nella nostra capitale (in Piazza del Campidoglio) intitolato “Nat Geo Music Live: Musica per l’Ambiente”, il “Green Apple Festival” al Central Park di New York, musica e mostre dedicate ai problemi del pianeta a Buenos Aires.
Ma per chi non può partecipare a tali eventi, si possono seguire varie trasmissioni televisive: i canali satellitari National Geographic Channel e Discovery Channel dedicano una no-stop di documentari, concerti ed immagini; il canale Sky Cinema Mania ripropone alcuni film e documentari come “Una scomoda verità”, “Il popolo migratore” e “Microcosmos – Il popolo dell’Erba”; il canale Sky Tg24 organizza l’intera programmazione della giornata dedicandola a temi ambientali con documentari, interviste e dibattiti.
E, se anche il giornalismo italiano comincia ad occuparsi dell’argomento (ieri il quotidiano La Repubblica ha dedicato ben 3 pagine all’argomento, mentre addirittura il TG1 delle ore 20 di ieri sera ha aperto le notizie proprio con l’EARTH DAY), allora vuol dire che qualcosa, lentamente ma finalmente, sta cambiando: bisogna sensibilizzare i cittadini, perché la cultura è sempre alla base di evoluzioni positive.

I Verdi fuori dal Parlamento italiano...

Questo è stato il tragico responso delle elezioni politiche italiane del 13-14 aprile 2008: il partito dei Verdi è stato letteralmente cancellato dal Parlamento italiano, visto che la Sinistra Arcobaleno (il raggruppamento di cui facevano parte) non ha raggiunto le soglie previste dal “Porcellum” per ottenere i seggi alla Camera (almeno il 4%) e al Senato (almeno l’8%). I “Verdi” si presentarono per la prima volta ad una tornata elettorale nel 1987, ed entrarono subito in Parlamento dove rimasero fino… a pochi giorni fa: erano nati per rappresentare quell’ecologia che non doveva essere né di destra né di sinistra, doveva essere una cultura naturalmente trasversale ed un movimento che non avrebbe mai dovuto trasformarsi in partito. Lo scorso 17 aprile 2008 Giovanni Valentini ha scritto un articolo per il quotidiano La Repubblica intitolato “Il Sole che non ride più”, davvero interessante per comprendere le motivazioni che hanno portato alla cancellazione dei Verdi. Perché è incomprensibile come mai, proprio in questo momento storico in cui molti cittadini sono preoccupati dell’ambiente che li circonda, pochissimi elettori abbiano continuato a sostenere i Verdi: ha ragione il giornalista dire che “I Verdi erano diventati un partito e sono rimasti sempre un partito. Piuttosto che portare aria fresca nelle stanze della politica, ne hanno assorbito purtroppo i vizi e i veleni. Si sono intossicati di burocrazia. Hanno costruito un gruppo di potere, dividendosi perfino in correnti e conventicole. Hanno peccato spesso di estremismo e di radicalismo, invece di praticare un ambientalismo sostenibile come pure qui avevamo auspicato da tempo, finendo per apparire come il partito del NO anche quando avevano qualcosa di positivo e di propositivo da dire. E a molti è sembrato che fosse ormai un partito ministero o addirittura un altro partito–azienda in scala ridotta”. Credo siano proprio questi i motivi per cui i fedeli elettori abbiano tradito i Verdi: io personalmente non ho mai condiviso il fatto che i Verdi fossero un partito (ed infatti non li ho mai votati, pur condividendo molte loro idee), in quanto loro avrebbero dovuto essere l’anima verde di un grande partito riformista di sinistra che, purtroppo, in Italia è nato solo pochi mesi fa. Ribadisco che l’ambientalismo non dovrebbe essere né di destra né di sinistra: tuttavia, di fronte alla famigerata destra degli ultimi 15 anni (compresa quella che ha appena vinto, che sappiamo come la pensi su territorio ed ambiente), è inevitabile che io affianchi i Verdi ad un partito di sinistra… Se il PD fosse nato già in concomitanza delle elezioni politiche del 2006 e i Verdi ne fossero diventati un loro correntone, forse oggi staremmo parlando di altri risultati elettorali. Invece, per una serie di congiunture politiche, il PD è nato troppo tardi (ed ha perso) e i Verdi (non correndo col PD) sono stati cancellati: Alfonso Pecoraio Scanio si è dimesso dalla direzione del partito, mentre ora si aspetta il congresso che si dovrebbe tenere a luglio di quest’anno.
Il ministro dei Verdi Paolo Cento ricalca quanto detto dal giornalista Valentini: “Il problema è essere diventati un partito verticista e il rimedio è tornare al federalismo territoriale spostando il baricentro delle decisioni dal vertice alla periferia. Per le alleanze faremo di necessità virtù sperimentandole a livello globale”. Tuttavia, dobbiamo rendere merito a Verdi di aver cambiato alcune cose in questi anni in Italia: è certamente merito loro se sotto il Governo Prodi hanno trovato spazio la tutela del territorio (vedi il “Codice del Paesaggio e dei Beni Culturali”), la lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico e, soprattutto, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (in primis il solare termico e il fotovoltaico). Ha certamente ragione Valentini quando dice che “non si sarebbe diffusa tanto in questi vent’anni una coscienza ambientale in Italia senza l’apporto dei Verdi, senza il loro radicalismo originario. Non sarà più facile né tantomeno più efficace la difesa dell’ambiente con la loro uscita dal Parlamento. Nelle amministrazioni locali, nelle città e nelle regioni, potranno continuare a svolgere un ruolo tanto più incisivo se metteranno a frutto la severa lezione di questo responso elettorale, rifugendo dalle tentazioni o dai rigurgiti del massimalismo”.
Da dove ripartire, allora? Ripartire dagli ambientalisti veri, e lo dico con franchezza visto che sono Segretario di un circolo aderente a Legambiente: Monica Frassoni (copresidente del gruppo europeo dei Verdi) dice che per rifondare il movimento bisogna convocare gli Stati generali dell’ecologia per aprirsi agli ambientalisti che non hanno partecipato direttamente alla storia dei Verdi. Gente nuova quindi, togliendo ogni dubbio. Il giornalista Valentini punta anche lui su questa cosa: a parte l’impegno futuro dei Verdi (ancora da verificare) col PD, resta sul campo il presidio delle associazioni ambientaliste tra le quali Legambiente, Greenpeace, Italia Nostra, WWF, FAI, MareVivo, i cui iscritti sono numerosissimi (addirittura numericamente superiori a coloro che alle ultime politiche hanno votato i Verdi) che con il loro costante lavoro stanno mantenendo vivo il pensiero ecologista in Italia. Siamo noi ambientalisti, iscritti a queste associazioni, che dobbiamo porre le basi per un “patto per l’ambiente”, è l’unione dei nostri singoli impegni che sta sostenendo e conducendo varie battaglie per la difesa del territorio, per la tutela dell’ambiente, contro varie forme di inquinamento. Più saremo, meglio sarà per il nostro paese.

domenica 13 aprile 2008

URBANISTICA: a Ferrara il “Città Territorio Festival”

Negli ultimi giorni (ma spesso anche in passato) ho dedicato vari post all’urbanizzazione selvaggia in atto nelle città italiane che si stanno espandendo senza limiti. Si continua a strappare terreno coltivabile ed aree verdi alle zone circostanti le città, realizzandovi nuove lottizzazioni residenziali e produttive e costruendo centinaia di migliaia di edifici, col risultato di causare lo spopolamento dei centri storici (già in atto anche per altri motivi), aumentare le aree cementificate, intensificare il traffico (e di conseguenza lo smog), strappare terreno prezioso al nostro territorio sconvolgendolo (con ripercussioni sul clima, sullo smaltimento delle acque piovane, sui rifiuti, ecc…).
Ho ripetuto più volte quanti centro storici in Italia siano letteralmente spopolati ed abbandonati: perché, allora, invece di costruire nuovi edifici in periferia, non si recuperano quelli esistenti nei centro storici? Semplice: i Comuni dalle nuove costruzioni incassano una quantità incredibile di denaro da oneri di urbanizzazione e costo di costruzione, cosa che invece non avviene per le ristrutturazioni ed i recuperi. Siccome il federalismo (di memoria leghista…) ha tagliato negli anni i fondi ai Comuni, questi sono costretti a trovare il denaro mancante in maniera diversa, e quella delle nuove costruzioni è la più semplice, alla faccia della difesa del territorio! Tra l’altro dobbiamo ricordare che la nuova legge urbanistica del 2001 prevede che i Comuni possano utilizzare gli introiti dagli oneri di urbanizzazione per coprire qualsiasi spesa comunale (prima invece dovevano essere impiegati solo per opere pubbliche come strade, scuole, ecc…)!
La campagna elettorale è volta al termine ed oggi 13 e domani 14 aprile 2008 si vota per il rinnovo del governo italiano: purtroppo, da nessuno (ripeto, nessuno!) schieramento politico ho sentito dire qualcosa in merito. Tutti hanno replicato che l’Italia ha bisogno di quantità enormi di case, senza accennare minimamente al recupero dell’esistente e alla difesa del nostro fragile territorio. Sarebbero stati senz’altro più credibili (e realisti) se avessero detto di recuperare l’enorme quantità di edifici esistenti (prima di costruirne di nuovi) e rinvigorire le casse comunali con denaro statale proveniente da altre fonti (magari dal taglio della spesa pubblica), mettendo quindi i Comuni nella condizione di non avere più così bisogno degli introiti dagli oneri di urbanizzazione. Ne guadagnerebbero tutti: i centri storici, la vivibilità delle città, il nostro territorio, la qualità dell’aria cittadina, il traffico. Invece niente, gli unici slogan in merito erano quelli inerenti l’urgente bisogno di costruire case ovunque (chi 500.000, chi 800.000, chi un milione!): ebbene, dati alla mano, negli ultimi 10 anni sono state realizzate in Italia case per 3 miliardi di mc (!), dal 1995 ad oggi sono stati realizzati nuovi edifici (residenziali e non) per una superficie di ben 3,5 milioni di ettari (!!) che è l’equivalente della superficie di Lazio ed Abruzzo messe assieme (!!!) e di ben 20 mq per ogni italiano!!!!
Ma ora gli urbanisti vogliono ora dare il loro contributo in difesa del territorio: secondo loro c’è il bisogno di bloccare questa urbanizzazione selvaggia e di DEMOLIRE gli errori del passato. Secondo loro, infatti, negli ultimi anni i centri urbani italiani si sono allargati in maniera troppo disordinata, la mobilità è sempre più caotica, le aree agricole e naturali sono sempre più rare. Di questo se ne parlerà al “CITTA’ TERRITORIO FESTIVAL” che si terrà a Ferrara dal 17 al 20 aprile 2008 (http://www.cittaterritoriofestival.com): organizzato da Laterza Agorà, vedrà la partecipazione di oltre cento urbanisti, architetti, storici, amministratori ed imprenditori per discutere dello sviluppo delle città ed in particolare di centro, periferia, mobilità, sicurezza e tutela del paesaggio. Secondo l’urbanista Pier Luigi Cervellati bisognerebbe varare una moratoria di almeno 10 anni sulle nuove costruzioni, bloccare le nuove urbanizzazioni e ricostruire l’esistente, riqualificando le periferie e ricostruendo un tessuto urbano sano. Sulla stessa linea anche l’architetto Stefano Boeri (direttore della rivista Abitare), secondo il quale c’è bisogno di nuove regole che arrestino l’espansione delle città perché il boom edilizio degli ultimi anni ha provocato solo spreco di suolo, distruzione delle aree verdi ed impossibilità di nuove infrastrutture perché il territorio è sempre più occupato.
Voi stessi potete notare quante case ci sono sfitte ed invendute in tutta Italia: altroché bisogno di un milione di nuove case, qui ci stanno solo prendendo in giro perché, come sempre, tutto muove una quantità incredibile di denaro che abbraccia varie categorie (Comuni, professionisti, imprese, agenzie immobiliari, ecc…), mentre del territorio cari miei non gliene frega niente a nessuno, purtroppo!