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giovedì 5 maggio 2016

EDUCAZIONE CIVICA col... gioco sulle tasse!

Parliamo di educazione civica (https://it.wikipedia.org/wiki/Educazione_civica), materia molto spesso (ahimè) bistrattata nelle scuole italiane. E parlando di educazione civica non si può non comprendere l'importanza di pagare le tasse (per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Tassa), che sono alla base della vita di un Paese. C'è però un'allergia e un fastidio generale al pagamento delle tasse, considerate (forse anche a ragione) troppo elevate: ma questo è un altro discorso. 
Il signor Franco Fichera, già docente di diritto tributario in diverse università (alla Federico II e alla Suor Orsola Benincasa di Napoli, a Bologna, ecc...), nel 2005 ha avuto un'idea: spiegare ai bambini delle classe quarta e quinta elementare a cosa servono le tasse, perché è dannoso per tutti non pagarle e perché sono "belle". L'idea è nata dalla richiesta dell'assessore all'infanzia e alla famiglia del Comune di Roma nel 2005 di andare a spiegare le tasse ai bambini: così il sig. Fichera, non potendo svolgere una lezione universitaria, si è inventato un gioco per i bambini: vediamo come. Entrato in classe e senza dire nulla ai bambini, distribuisce monete di cioccolato agli alunni, ma in modo diseguale: cinque ad alcuni, dieci ad altri, ecc... Tra i circa 100 bambini coinvolti ogni volta nel gioco, alcuni vengono indicati come "governo" ed altri come "esattori", e dovranno provvedere alle spese della comunità tassando i propri compagni. A questo punto i bambini cominciano a discutere su chi deve pagare di più e chi deve pagare di meno, in base alle monete di cioccolato che ognuno ha. E qui nasce il concetto di equità: si voleva esentare dalle tasse il bambino che aveva solo cinque monete di cioccolato, ma quest'ultimo non volle perché si sarebbe sentito escluso dal gioco, e così si decide per un pagamento minimo di una moneta. 
La lezione e il suo concetto, insegnatoci dai bambini, è facilmente estendibile a tutta la popolazione. L'educazione civica si impara fin da piccoli. Per approfondimenti al progetto andate al link http://www.lebelletasse.com/

venerdì 26 febbraio 2016

"NON BASTA IL VOTO PER ESSERE CITTADINI"

Pierre Rosanvallon (storico, sociologo ed intellettuale francese, https://fr.wikipedia.org/wiki/Pierre_Rosanvallon) ha appena completato il saggio "Le bon gouvernement", nel quale fa un'attenta riflessione sulle forme e i caratteri della democrazia e del buon governo. Lo ha intervistato per il quotidiano la Repubblica Fabio Gambaro: l'intervista è stata pubblicata nel quotidiano di giovedì 25 febbraio 2016 e la potete trovare al link http://www.repubblica.it/cultura/2016/02/25/news/pierre_rosanvallon_non_basta_il_voto_per_essere_cittadini_-134218834/.
Molto interessante: princìpi fondamentali di educazione civica...

sabato 18 gennaio 2014

Scuola e dirittto

In queste ultime settimane ho trovato due interessanti lettere di lettori pubblicate sul quotidiano la Repubblica dedicate all'insegnamento del diritto nella scuola, lettere che voglio pubblicare integralmente perchè le condivido appieno. Eccole. 
Prima lettera. “Nella mia attività di insegnante di diritto ed economia cerco di trasmettere ai miei studenti il senso e la bellezza di parole come diritti, dignità, uguaglianza (intesa come opportunità); mi accorgo che, nonostante le difficoltà, una traccia resta. Ma sta andando a regime la riforma Gelmini e dal settembre prossimo le ore di insegnamento del diritto e dell'economia (e lo spread?) saranno ormai ridotte al lumicino in tutti i corsi di studio. Sconcerta pensare che le attuali classi quinte dell'Iti, degli istituti agrari, alberghieri, artistici e per geometri sono le ultime ad avere il diritto nel loro percorso scolastico. Il diritto è una materia su cui la cosiddetta riforma si è accanita in modo particolare. Il perchè è ormai fin troppo chiaro! D'altra parte si approvavano i condono edilizi tombali e si cancellava il diritto dal triennio... dei geometri. Invece l'apporcio al diritto è fondamentale per formare persone per bene e cittadini consapevoli, così come lampante è il legame fra il diritto e l'economia perchè 'la corruzione è il male dell'ecnomia' (è il Pontefice a ricordarlo). Dove si acquisisce il senso civico se non fra i banchi di scuola? È proprio vero che un paese è la scuola che ha!”
Seconda lettera. “La riduzione delle ore di insegnamento di diritto avrà sempre più pesanti ricadute sul livello di coscienza civile di giovani e no. Rivendicare un diritto apparirà la richiesta di un privilegio, ottemperare a un dovere verrà inteso come soggezione a una vessazione. In questi giorni di 'forconi' per strada, appare chiaro come la rivendicazione di diritti pur legittimi sia nascosta da un vociare confuso. Si sta perdendo il senso del vivere comune, quel senso che lo studio del diritto riuscirebbe a indicare”
Io fortunatamente, avendo fatto la scuola per geometri ormai 20 anni fa, ho studiato diritto ed economia (assieme all'estimo). E sono d'accordo con le due lettere di cui sopra: io sarei dell'idea di rendere obbligatoria la materia di diritto ed economia in tutte le scuole, di ogni ordine e grado. Conoscere i diritti della persona, il rispetto delle leggi, la materia del lavoro, l'architettura dello Stato, le differenze tra governo e Parlamento, legge elettorale, economia, spred, inflazione e deflazione, sapere almeno il significato di queste cose aiuterebbe un popolo a creare una società migliore, a comportarsi in maniera diversa al momento di esprimere il proprio voto alle elezioni, a combattere l'evasione e la corruzione. Questo era ed è il senso dell'educazione civica, altra materia bistrattata. Ha ragione il lettore quando dice che un Paese è la scuola che ha!

giovedì 24 ottobre 2013

AZIONI DI SENSO CIVICO: premi anzichè multe

Il senso di educazione civica si sta purtroppo perdendo tra i cittadini italiani: in questo ci sono ragioni storiche e culturali, ma molta colpa ce l'ha la scuola che poca attenzione ha rivolto negli anni e rivolge ancora oggi all'insegnamento (nelle scuole di ogni ordine e grado) proprio dell'educazione civica. Raccolta differenziata, rispetto delle regole, rispetto del Codice della Strada, evasione fiscale, senso civico, buone maniere, rispetto degli altri, ecc.... Ora però per far rispettare le regole ai cittadini non si ricorre più così tanto alle multe come succedeva fino a poco tempo fa, ma con altri sistemi che sembra siano più efficaci. Per questo molti Comuni italiani si stanno sbizzarrendo in iniziative curiopse per portare gli italiani alle buone maniere senza multarli. Apprendo la notizia da un articolo di Caterina Pasolini pubblicato sul quotidiano la Repubblica dell'11 settembre 2013.
Così, ad esempio, a Trento si premiano i cittadini sulla buona condotta di senso civico con le cosiddette “multe al contrario” ovvero con abbonamenti per i mezzi pubblici (tra le azioni premiate chi ha ceduto il posto su un bus e chi ha riconsegnato il portafoglio); ad Arzignano (VI) si danno ogni anno city bike ed abbonamenti trimestrali in palestra a tre cittadini sorteggiati tra coloro che per 15 giorni sono andati a scuola o al lavoro in bici o a piedi; a Milano si regalano stampe antiche ai bar che rimuovono le slot machine (4 riconoscimenti la scorsa estate); a Napoli si fanno sconti a chi paga le tasse (c'è l'iniziativa “Rca Napoli virtuosa” che è una polizza promossa dal Comune per premiare i cittadini in regola col pagamento delle imposte locali: chi paga la Tarsu può fare un'assicurazione per l'auto con uno sconto anche di 300 euro rispetto alla media!); a Crotone chi raccoglie almeno 100 scontrini e fatture (chiedendoli quando fa gli acquisti) li può inviare entro l'anno in busta chiusa con le proprie generalità al Comune, il quale estrae a sorte 100 premi di 100 euro cadauno in buoni acquisti nei negozi; a Foggia si premiano i nonni che fanno sorveglianza davanti alle scuole elementari e moderne; a Parma si premiano i volontari che si occupano gratuitamente degli spazi verdi pubblici; a Casalecchio (BO) si danno buoni acquisto a chi deposita la maggior quantità di rifiuti elettronici nei cassonetti intelligenti; a Forte dei Marmi (LU) si fa una riduzione del 10% sulla tassa dei rifiuti a chi fa il compostaggio domestico; a Cisterna (LT) si danno buoni spesa di 360 euro cadauno ai primi 3 che in due mesi consegnano più carta e plastica; ad Acerra (NA) si regalano generi alimentari, detersivi o elettrodomestici a chi fa la raccolta differenziata.
Davvero delle ottime iniziative: effettivamente il sistema delle multe negli anni ha funzionato sempre meno e con pochi risultati. Ora poi con la crisi economica risulta ancora più difficile... E' sempre con l'educazione e con l'insegnamento che si risolvono i problemi, non reprimendoli. Quindi i miei complimenti alle succitate Amministrazioni comunali, col mio invito rivolto a tutte le altre perchè si facciano carico di iniziative simili: in questo paese dobbiamo recuperare il senso civico perduto.

mercoledì 25 settembre 2013

Lotta al FEMMINICIDIO fin dalle scuole

FEMMINICIDIO: si tratta di una parola che, ahimè, abbiamo conosciuto molto bene, soprattutto in questi ultimi anni, vista l'escalation di omicidi di donne avvenuti nel nostro Paese. Un problema che ha purtroppo profonde radici culturali (arretrate). Scrive wikipedia: Da pochi anni in Italia si parla di questo problema ed esiste una percezione sociale di questo problema. Esiste una oggettiva difficoltà di rilevare il fenomeno e la sua diffusione anche perché a livello istituzionale non vengono raccolti i dati in modo sistematico. Dal 2005 i Centri antiviolenza raccolgono i dati delle donne uccise dai casi riportati dalla stampa. Solo nel 2012, secondo l'indagine svolta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna i femminicidi in Italia sono stati 124, i tentati omicidi di donne 47. Il 70% circa delle donne è stata uccisa da uomini con cui le donne avevano o avevano avuto una relazione sentimentale (mariti, compagni, ex mariti, ex compagni etc.); la maggior parte degli omicidi vengono compiuti nella casa della coppia, della vittima o dell'autore, circa 80% delle donne sono italiane, come anche gli autori sono italiani; la maggior parte di loro vivono nelle Regioni del Nord. Solo negli ultimi anni è nata una certa attenzione soprattutto nei mass-media con trasmissioni televisive come Amore criminale si è potuto notare l'impegno di giornalisti come Riccado Iacona, è nato uno spettacolo teatrale sull'omicidio di donne Ferite a morte, di Serena Dandini. I Centri antiviolenza ma anche molti Comuni e altri Enti pubblici per il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza alle donne e 8 marzo, Giornata internazionale della donna, organizzano flash mob, convegni, seminari, eventi pubblici di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne e il femminicidio. L'EU.R.ES, che da diversi anni svolge ricerche sugli omicidi volontari in Italia, solo nel 2012 ha pubblicato la prima ricerca specifica sul femminicidio dal titolo "Il femminicidio in Italia nell'ultimo decennio". Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Femminicidio
Proprio perchè si tratta di una questione culturale, si deve affrontare il problema fin dalle scuole. Ed ora sembra ci siamo. Si è partito da Torino dove alle scuole elementari il problema verrà spiegato e affrontato con fiabe e cartoni animati, mentre alle scuole medie verrà discusso di storia partendo dal punto di vista femminile. Il progetto comunque coinvolge non solo le scuole ma anche genitori, insegnanti stessi, educatori, per arginare la deriva intollerante delle generazioni più giovani (così come hanno scritto giustamente Maria Novella De Luca e Diego Longhin nel loro articolo “Ore 9: lezione di anti violenza” pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 24 settembre 2013). Molte le iniziative che nascendo in giro per il Paese: “Nuovi occhi per i media” è un progetto per le scuole superiori creato dalla scrittrice Lorella Zanardo che fa analizzare il linguaggio dei media per scoprire sessismo e razzismo; studio e modifica dei libri di testo delle scuole elementari nei quali la ricercatrice Irene Biemmi ha dimostrato che le donne sono sempre indicate come mamme o streghe mentre gli uomini fanno professioni importanti; “C'è differenza” è un manuale per le scuole superiori pubblicato dalla docente di sociologia Graziella Priulla per mettere in evidenza le conquiste delle donne e il femminismo. E poi ci sono iniziative straniere da cui potremo prendere esempio, come il programma ministeriale per le scuole primarie francesi “Abcd de l'egalitè” per insegnare ai bambini a combattere contro omofobia e discriminazioni, oppure l'asilo Egalia in Svezia dove si abolisce la distinzione tra maschi e femmine facendo usare a tutti giochi uguali e pronomi neutri in modo da insegnare ai più piccoli la parità tra i sessi, o ancora l'associazione dei genitori inglesi “Let toys be toys” che vuole cancellare le distinzioni di genere nei giochi. 
Lo ripeto allo sfinimento, come ho già fatto in molti altri miei post: è a scuola che si forma una persona e che si crea la società del futuro, ed è pertanto da qui che si deve partire per l'insegnamento di materie fondamentali per la crescita e la formazione di una persona (educazione civica, geografia, ecologia, la Costituzione italiana, diritto, arte, tecnologia, ecc...). Questa deve essere la scuola 2.0 per creare la società 3.0...

lunedì 23 settembre 2013

Se a scuola si diventa CITTADINI DEL MONDO

Apprendo con interesse questa notizia da un articoletto di Antonella Barina sul suo spazio Solidarietà dell'inserto “Il Venerdì'” del quotidiano la Repubblica del 13 settembre 2013. Si tratta di un qualcosa di molto interessante che sta nascendo grazie alla collaborazione di varie associazioni di volontariato, tra le quali Mani Tese, una ong che da 50 anni si occupa di cooperazione internazionale e stili di vita sostenibili, la quale ha creato il CRES (Centro Ricerca Educazione alla cittadinanza mondiale). Si tratta di un gruppo di esperti che gira le scuole italiane per formare i futuri “cittadini globali”. Dobbiamo infatti ammettere che in questi anni la scuola non è mai stata proprio in prima linea nell'affrontare con gli alunni temi inerenti guerre, violazioni dei diritti umani, crisi economiche, scarsità di risorse, ovvero drammi che bene o male coinvolgono tutta la popolazione: per questo servirebbe una educazione alla cittadinanza globale che tratti di pace, di giustizia sociale, di solidarietà, di tutela dell'ambiente, ecc... che finora purtroppo nelle scuole italiane è mancata. 
Qui si ritorna, in parte, sul discorso dell'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole a cui ho già dedicato vari post in passato. Tornando a Mani Tese, questo gruppo di esperti coinvolge gli insegnanti di tutte le materie in un approccio interdisciplinare: così, ad esempio, se si parla di povertà, lo si può fare da un punto di vista storico, geografico, letterario, ecc... e così per la matematica (restando allo stesso tema, misurazione degli indici di povertà), la tecnologia (con la presenza di tecniche moderne si può alleviare il problema), ecc... In questo modo gli alunni capiranno l'esistenza e la gravità di problemi globali: lavorando in gruppo o impegnandosi in prima persona. Affronteranno, inoltre, problemi attuali come l'alimentazione, la sanità, le migrazioni, i beni comuni, l'acqua, attraverso metodi diversi dal semplice insegnamento scolastico come ad esempio teatro e racconti per le scuole elementari oppure video, dibattiti o giochi di ruolo per le scuole medie e superiori. Il progetto Cres sta già funzionando in alcune grandi città italiane ma a richiesta lo si può organizzare ovunque: basta chiamare il numero 02/4075165 o scrivere all'indirizzo mail eas@manitese.it, oppure collegandosi al sito http://www.manitese.it/blog-educazione/. Naturalmente questo ha un costo (modesto comunque), ma ciò serve a finanziare le attività educative di Mani Tese. 
La scuola, non mi stancherò di dirlo, deve puntare su queste cose, se vogliamo creare una società migliore: uno Stato migliore dipende da una società migliore.

venerdì 13 settembre 2013

Nella scuola italiana ci vuole più Costituzione

Voglio pubblicare integralmente questa bella lettera pubblicata ieri dal quotidiano la Repubblica sullo spazio dei lettori. Eccola. 
“Il ministro dell'Istruzione francese ha disposto, con grande risonanza, l'affissione in tutte le scuole francesi della Carta della Laicità per la creazione di cittadini consapevoli, anche nei confronti delle religioni. L'Italia, pur avendo un corpo insegnante di valore, non lo sa valorizzare neppure in questo compito fondamentale e abbandona all'iniziativa di singoli volenterosi docenti il tentativo di formare il cittadino consapevole. Abbiamo la fortuna di avere nella nostra legge fondamentale, la Costituzione ancora vigente, la fonte delle normative per dare al paese consapevolezza, comportamenti adeguati e direttive serie, perché in essa si parla di diritti inviolabili, di solidarietà, di pace, di dignità, di lavoro. Alla ministra Carrozza bisogna allora suggerire di disporre l'affissione in tutte le scuole pubbliche, dalla materna all'Università, della Carta costituzionale col compito agli insegnanti di spiegarla”. 
Mi unisco all'appello del lettore. Ricadiamo sempre sul solito discorso: perché la cosiddetta “educazione civica” non viene insegnata in tutte le scuole? Perché non imporla come materia obbligatoria, in qualche ora settimanale, nelle scuole di ogni ordine e grado?

domenica 3 febbraio 2013

Conosciamo la DISABILITA'

"La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Il mondo della disabilità negli ultimi quarant'anni ha vissuto profonde trasformazioni e,a partire dagli anni '70, ha preso corpo un'azione di rinnovamento dei servizi e degli interventi a favore del disabile. Questa fase di mutamenti coincide con l'inizio di un progressivo decentramento delle competenze, che dallo Stato sono passate alle Regioni. Tanto che il cosiddetto processo d'inserimento dei portatori di handicap, oggetto delle politiche sociali di quegli anni è andato via via affinandosi, sino a diventare, oggi, un processo d'integrazione. Inoltre, tra i due termini inclusione sociale ed integrazione sociale va fatta un'importante distinzione:l’inclusione sociale può essere definita come la situazione in cui in riferimento ad una serie di aspetti multidimensionali, che permettono agli individui di vivere secondo i propri valori, le proprie scelte, di migliorare le proprie condizioni e rendono le disparità tra le persone e i gruppi socialmente accettabili. Con il termine integrazione sociale, si intende, invece, qualcosa di più profondo, come l’inserimento delle diverse identità in un unico contesto all’interno del quale non sia presente alcuna discriminazione. L’integrazione è intesa come il processo attraverso il quale il sistema acquista e soprattutto conserva un’unità strutturale e funzionale, quindi va concepita in termini di mantenimento dell’equilibrio interno del sistema attraverso processi di cooperazione sociale e di coordinamento tra i ruoli e le istituzioni. Quello di disabilità non è un concetto universale, ma molto spesso la sua definizione è legata al ricercatore e/o al tipo di ricerca che si sta effettuando. Non esiste attualmente, a livello internazionale, un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea generale il 25 agosto 2006". Maggiori informazioni sul sito http://it.wikipedia.org/wiki/Disabilit%C3%A0. Scrivo questo perchè apprendo una notizia da un articolo di Antonella Barina nel suo spazio Solidarietà dell'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 1° febbraio 2013, relativa al progetto “Diverso da chi? Per una nuova cultura del rispetto”. Si tratta di un progetto dell'Associazione culturale Controscena pensato per gli studenti delle scuole italiane tra i 7 e i 17 anni di età per informarli e renderli consapevoli sui diritti dei disabili. L'obiettivo è modificare la percezione della disabilità, aiutando i ragazzi a capirne i problemi ma anche la ricchezza, a lavorare sugli stereotipi, a conoscere le proprie paure inconsce: serve anche a combattere il bullismo che ancora è troppo diffuso, non solo nelle scuole ma anche in altri punti di incontro dei ragazzi come la palestra, la piscina, il campetto di calcio. Questo progetto prevede una serie di DVD (studiati per fasce d'età) per la proiezione di 15 corti incentrati su varie forme di disabilità come la cecità, la sordità, l'autismo, i problemi motori e mentali: ogni scuola può richiederli al sito http://www.diversodachi.it, e assieme ai DVD c'è anche una guida didattica per gli insegnanti (scaricabile dal sito di cui sopra) per far seguire alla proiezione dei corti delle discussioni in classe sul tema con esercizi, disegni e approfondimenti. Tutto questo sarà gratis: il progetto sarò finanziato dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. C'è un altro porgetto (ma questo a pagamento) del gruppo milanese “Quelli di Grock” (http://www.quellidigrock.it) che prevede (ma solo per le scuole lombarde) l'organizzazione di laboratori teatrali che integrano i film aiutando i bambini a calarsi nei panni dei disabili e scoprire nuovi modi per stare insieme.
Devo dire che si tratta di due gran belle iniziative, anche queste rientrabili nel campo dell'educazione civica: prima di tutto il rispetto degli altri e creare una società uguale per tutti, nella quale tutti hanno uguali diritti. Chiedo quindi personalmente al ministro dell'Istruzione di prendere in considerazione questo tipo di iniziative per farne una a livello nazionale, un progetto simile che rientri in tutte le scuole italiane, a conferma dei princìpi che indicavo nel mio post precedente dedicato allo studio della mafia nelle scuole.

La mafia (e non solo) diventi materia scolastica

Ho dedicato in passato più post su questo mio blog all'insegnamento di certe materie nelle scuole italiane. In particolare ho puntato spesso sulla materia “educazione civica” (post del 15 marzo, 5 aprile e 11 ottobre 2011), troppo spesso lasciata in disparte, e che invece dovrebbe essere materia obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado perchè rappresenta il pilastro fondamentale per la formazione di una persona. Educazione civica significa conoscere la società, sapere il significato di società e di cosa vuol dire far parte di una società, il rispetto degli altri, il rispetto di ogni pensiero, il rispetto dell'ambiente, conoscere lo Stato, i suoi meccanismi, i nostri diritti e doveri, la Costituzione. E così dovrebbero ormai essere materie obbligatorie nelle scuole di ogni ordine e grado (dalle elementari in su) l'inglese e l'informatica (e qui, devo ammetterlo, siamo già più avanti) ma anche la geografia (anche questa materia purtroppo bistrattata, ed anche a questo ho dedicato in passato alcuni post). Ora però ho trovato spunto dalla lettera di un lettore pubblicata sul quotidiano la Repubblica di oggi, intitolata “La mafia diventi materia scolastica”, che mi ha molto incuriosito e che riporto per intero. Eccola: “Nei programmi di tutte le scuole italiane dovrebbe essere obbligatorio lo studio del fenomeno mafioso. Intendo la mafia come associazione criminale che opera sul piano economico-finanziario e politico-sociale e che si è rafforzata sempre più dal secondo dopoguerra ad oggi, tranne un breve periodo, durato circa un decennio, in cui la magistratura inquirente di Palermo l'ha messa in gravi difficoltà. Si è trattato per la prima volta di una lotta vera e tenace contro la mafia. Che lo Stato deve riprendere con l'obiettivo di sconfiggerla definitivamente”. La trova veramente una grande proposta, che il Ministero dell'Istruzione dovrebbe prendere seriamente in considerazione. È anche rendendo cosciente la popolazione su certi temi che si contribuisce a risolvere i problemi del Paese.
Ed io aggiungo anche un'altra cosa: perchè non insegnare nelle scuole (magari dalle medie in su) anche la storia politica italiana dal dopoguerra ad oggi? La nascita della Repubblica, il boom economico, la storia del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana, l'uccisione di Aldo Moro, gli anni di piombo, la storia di mani pulite, la creazione del debito pubblico, la storia della TV, gli anni e le politiche del ventennio berlusconiano, le ripercussioni in Italia della caduta del Muro di Berlino, le stesse vicende della mafia di cui diceva il lettore di cui sopra, gli sviluppi in campo economico e sociale, ecc... Sono dell'idea che conoscere la storia politica del nostro Paese serva a rendere le persone più consapevoli delle loro responsabilità nel poter creare una società, rendendola migliore attraverso uno strumento incredibile che ci è stato dato: il voto politico. E aggiungo infine che andrebbe riformato l'insegnamento della religione a scuola: non più come avvenuto finora (e come avviene tuttora...) nell'insegnare la religione cattolica (per apprendere questo una persona deve andare a professarla nei luoghi di culto appositi e non a scuola), ma insegnare “la” religione: cosa significa "credere", cosa significa “non credere”, spiegare le differenze tra le varie religioni, la loro storia, il rispetto di ogni tipo di culto.
Ecco perchè la scuola è così importante: serve a formare le persone, fin dagli anni dell'infanzia, per creare un bagaglio culturale tale da porre le basi per una società più equa e soprattutto consapevole di ciò che andrà a decidere. Oltre alle materie che già sono obbligatorie da sempre per la formazione di una persona e comuni ad ogni scuola (italiano, matematica, scienze, storia), dovrebbero essere rese obbligatorie almeno fino alle scuole superiori (incluse) l'inglese, l'informatica, l'educazione civica, il diritto, la storia politica italiana del dopoguerra unita alla storia della mafia, le religioni. Sono assolutamente sicuro che creeremo le basi per una società senza ombra di dubbio migliore di questa.

mercoledì 26 dicembre 2012

TRENTO: ecco le "multe virtuose"

Sono rimastro sorpreso in maniera davvero positiva da una notizia che ho scovato sull'inserto "Il Venerdì" del quotidiano la Repubblica del 21 dicembre 2012 (articolo di Cinzia Gubbini). Si tratta di "Multa positiva" ed è un'iniziativa dell'associazione Vivopositivo (http://www.viviopositivo.it) in collaborazione col Comune di Trento (http://www.comune.trento.it/), il comando locale della Polizia Municipale e l'Aci (Automobile Club d'Italia, http://www.aci.it). Di cosa si tratta? Di una multa al contrario, ovvero un premio per chi pratica comportamenti virtuosi lungo le strade. Non solo rispettare il Codice della Strada, ma anche cedere un parcheggio ad un altra persona (perchè anziana o incinta), scendere dall'auto per aiutare un anziano ad attraversare la strada, chi raccoglie un rifiuto per strada per gettarlo nel cestino, chi si dimostra gentile nel dare un'informazione, e tanti altri gesti che aiutano te stesso e gli altri al rispetto delle regole e del buon vivere nella comunità. Per maggiori informazioni consultate la pagina web http://www.vivopositivo.it/news/da-oggi-il-via-a-trento-alla-multa-al-contrario/.
Le persone virtuose (riprese dalle telecamere o viste dalla Polizia municipale) saranno "multate" proprio dalla Polizia municipale e, due volte l'anno, a maggio e dicembre, l'Aci premierà i più virtuosi con tessere gratuite Aci e con altri regali. L'idea nasce dal Dipartimento di salute mentale di Trento guidato da Renzo De Stefani, Presidente di Vivopositivo, il quale dice: "Che le buone relazioni migliorino la salute mentale della popolazione lo dice anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità. I fattori che influenzano la salute mentale infatti sono molti. Alcuni sono modificabili da ciascuno di noi. Attraverso piccoli accorgimenti. Il più importante? Ricordarsi di sorridere".
Davvero una gran bella iniziativa: i miei personali complimenti, l'educazione civica è un argomento importantissimo per la società. Spero che molte altre città seguano l'esempio di Trento.

martedì 1 novembre 2011

TORINO: IL CINEMA DELLA LEGALITA'

Ho trovato un'interessante iniziativa sulla legalità da trasmettere agli studenti tramite il cinema: l'ho trovata su un articolo di Antonella Barina nel suo spazio "Solidarietà" dell'inserto settimanale Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 21 ottobre 2011. Di cosa si tratta? Si tratta di un festival, intitolato "Sottodiciotto Filmfestival", che si terrà a Torino dal 18 novembre al 17 dicembre 2011, giunto alla sua 12° edizione e che lo scorso anno ha visto la partecipazione di ben 22.000 ragazzi e professori di tutta Italia e che quest'anno ha già raccolto 11.000 iscrizioni.
Si tratta di una grande opportunità per la scuola, perchè in questo mese ci saranno proiezioni di film, concerti, incontri, tavole rotonde e laboratori didattici incentrati soprattutto sul tema della legalità: quindi film sulla criminalità organizzata commentati da registi e protagonisti della lotta alle mafie (tra cui il giudice Caselli, don Ciotti, Marco Risi, ecc...), film sui diritti umani, sul dramma degli immigrati e dei migranti, sul dramma dei disabili, sul dranna delle donne e dei minori che subiscono violenze, tutti seguiti dalla testimonianza di esperti e testimoni.
Le iniziative saranno distribuite per età: pertanto ci saranno, ad esempio, proiezioni ed incontri con scrittori, illustratori e sceneggiatori di fumetti per i piccoli, musicisti tra i 6 e i 18 anni accompagnati da immagini create dagli studenti del Centro Sperimenatle di Cinematografia, e ancora visite sul set di alcune trasmissioni per ragazzi, workshop, ecc... Senza dimenticare il concorso nazionale dei corti realizzati dalle scuole (quest'anno ce ne sono in gara ben 196 selezionati tra i 386 arrivati!!).
Un'iniziativa molto interessante: potremo dire una specie di educazione civica applicata. Pensate che gli studenti delle scuole di Torino realizzeranno anche un blog, piccoli TG e reportage fotografici, pronti ad ospitare gli studenti provenienti da tutta Italia. Per informazioni http://www.sottodiciottofilmfestival.it; tutti gli appuntamenti sono gratuiti ma le scuole devono prenotarsi chiamando il numero 011/538962 o scrivendo alla mail info@sottodiciottofilmfestival.it. Assolutamente importante questa iniziativa: tutte le scuole dovrebbero parteciparvi!

lunedì 5 settembre 2011

GIOCHI PER IMPARARE A SALVARE IL MONDO

Continuo a ribadire quanto sia importante insegnare ai bambini il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente: in questo la scuola dovrebbe fare la sua parte più importante, tramite l'insegnamento dell'educazione civica, materia molto (troppo) spesso bistrattata dal Ministero per l'Istruzione e dalle stesse scuole. Ribadisco quindi ancora una volta l'assoluta importanza di reintrodurre l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado: è a scuola che si formano le persone del domani!
Ora però più di qualcuno ha pensato di creare dei giochi per bambini ( e non solo!!) per insegnare loro giocando il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente, sensibilizzandoli sulla solidarietà, sulla natura, sul patrimonio artistico, sulle culture lontane, ecc...
Visto che il 2011 è l'Anno Internazionale delle Foreste, Greenpeace ha lanciato il progetto "Kids 4 Forests" per far scoprire agli alunni delle scuole elementari tutti i polmoni verdi del nostro pianeta. Così ha creato il gioco "Avventura con Tango", ovvero un orango che ti guida in un viaggio dall'Amazzonia all'Indonesia per insegnare come salvare il clima e la biodiversità: il gioco è acquistabile al costo di € 12 (+€ 8 di spese di spedizione) su http://www.greenpeace.it, viene portato nelle scuole che lo richiedono (tramite richiesta a giocacontango@greenpeace.org) da volontari che organizzano varie attività; poi alla fine ci sarà un concorso in cui ogni classe creerà un racconto o una canzone e chi vince va in tv.
La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha invece creato un gioco per computer che insegna ai bambini i segreti delle specie migratrici di primavera (si trova al sito http://www.springalive.net/it-it/springalive/Giochi) e un gioco dedicato ai segreti delle specie della montagna (si trova al sito http://www.unnuovovolo.it/Ti-sfido-tra-le-montagne).
Il WWF ha scelto una guida al turismo responsabile per i ragazzi con età compresa tra 8 e 14 anni: due personaggi, Berry ed Ele, con le loro esperienze faranno imparare ai ragazzi la protezione dell'ambiente, il rispetto delle persone, l'incontro con gli animali, gli acquisti intelligenti, gli spostamenti senza creare inquinamento, ecc...
Il CVS (Centro di Servizio per il Volontariato) di Napoli ha creato "Volando", una sorta di gioco dell'oca distribuito gratis alle scuole che lo richiedono (inviando richiesta a info@csvnapoli.it).
Mi rivolgo quindi alle scuole, a voi Presidi, a voi insegnanti, a voi alunni: portate questi giochi e queste esperimenti nella vostra scuola. Con un passaparola riusciremo a coprire tutto il territorio nazionale: io ho trovato queste informazioni nell'articolo "Quei giochi per imparare come si salva il mondo" della giornalista Antonella Barina, apparso nel suo spazio Solidarietà dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 20/05/2011, io lo riporto nel mio blog e voi che lo leggete lo portate nella vostra scuola suggerendolo ad altri. La scuola ha in questo una grande responsabilità: formare le persone del futuro, e lo può fare con l'educazione civica integrata con queste nuove forme di apprendimento.

domenica 4 settembre 2011

L'IMPORTANZA DEL "BUONGIORNO"

Un interessante articolo di Ilvo Diamanti, apparso sul quotidiano la Repubblica, di martedì 5 luglio 2011 (nello spazio R2Cult), mi ha colpito profondamente: si intitola "L'importanza del Buongiorno", così bello che dovrebbe diventare una lettura per le scuole (di ogno ordine e grado)! A proposito, il termine "buongiorno" fa parte del "Sillabario dei tempi tristi", recentemente scritto dallo stesso Ilvo Diamanti e pubblicato da Feltrinelli.
L'articolo del giornalista inizia così: "Da sempre ho l'abitudine di salutare, sempre, quando incontro qualcuno. L'ho appresa da bambino. Frutto di un'educazione tradizionale, si direbbe oggi. L'ho mantenuta fino ad oggi. Così, nei miei percorsi quotidiani saluto tutte le persone che incrocio... Quando incontro qualcuno, da solo, mi è difficile fingere di non vederlo. Distorgliere lo sguardo. Ma poi perchè? Allora saluto con un cenno, con un buongiorno". Potrebbe essere la descrizione di mè stesso!!!
Perchè la gente fa così fatica a salutare? Cosa c'è di tanto male nel salutare qualcuno. E non costa nessuna fatica. Come dice il giornalista, salutare chi si incontra serve a stabilire una relazione, un legame, niente di vincolante: la persona con cui si scambia un saluto non è più un "altro" ma è un "prossimo", un prossimo che non ti è più lontano solo fisicamente ma anche da un punto di vista emotivo e cognitivo. La persona che saluti diventa qualcuno che riconosci, anche se non lo conosci. Come dice Diamanti "Qualcuno che, a sua volta, ti riconosce, per reciprocità. Un quasi prossimo. Un non estraneo. Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio". Come ha scitto Luigi Zoia, il prossimo è morto da tempo, perchè è stato sostituito da surrogati elettronici che offrono mediazioni mediatiche infinite (come le definisce lo stesso Diamanti), che promuovono rapporti indiretti e impersonali, apatici invece cche empatici. L'era di internet, dei cellulari e di Facebook ha purtroppo fatto isolare le persone dietro un congegno elettronico che ha fatto loro dimenticare che prima di tutto siamo persone che provano dei sentimenti, del rispetto, della gratitudine verso i propri simili.
Non capisco questa difficoltà nel salutare chi si incontra per strada, negli uffici, alla posta, nel negozio: io mi sento quasi emozionato nel salutare chi incontro e ancor di più emozionato quando incontro qualcuno (pochi) che mi salutano per primi. Ti cambia la giornata, l'umore, sai di non essere solo in questa vita frenetica: è una questione di buona educazione, ma soprattutto per instaurare con chi incontri un legame che un domani potrà esserti di aiuto in un momento di difficoltà. Siamo persone, che possiamo aver bisogno di chiunque, un domani. Urge in questa deriva della società un maggior potere della scuola nell'insegnamento della tanto agognata educazione civica: è a scuola che si formano le persone del domani, e bisogna quindi mettere la scuola in condizione di poter intervenire su questa "deriva democratica" (in cui si inserisce anche la mancanza di educazione).

martedì 5 aprile 2011

L'EDUCAZIONE CIVICA che non si insegna a scuola... - 2° parte

Lo scorso 15 marzo ho pubblicato la 1° parte di un libro dedicato all'EDUCAZIONE CIVICA: sono sempre dell'idea che nella scuola dovrebbe essere ripristinato l'insegnamento di questa materia, perchè (anche) con questa si formano gli uomini del domani. Continuo quindi con la pubblicazione di alcune parti del libro di educazione civica delle mie scuole medie, libro intitolato appunto "Educazione civica", scritto da Bianca Maria Ribetto (edito da Società Editrice Italiana di Torino nel 1985). La scorsa volta ho trattato la "Parte Prima - Vivere Insieme" del libro, ora tratto la Parte Seconda. PARTE SECONDA - Lavoro e società. Il lavoro viene considerato un dovere sociale, cioè un dovere che gli individui hanno nei confronti della società. Non a caso l'art. 1 della nostra cara Costituzione recita proprio: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Ciò significa che i cittadini sono degni di rispetto e di considerazione non in quanto possiedono ricchezze, ma in quanto collaborano con il proprio lavoro, anche modesto, al benessere della società (così come recita l'art. 4 della stessa Costituzione). Il modo in cui gli uomini si organizzano per lavorare è molto importante, non soltanto perchè da esso dipende la produzione dei beni necessari, ma anche perchè esso determina i rapporti fra le persone all'interno della comunità. Si tratta di princìpi molto importanti: dobbiamo ricordare che siamo noi la società e siamo noi a far funzionare la società stessa. Con il lavoro l'uomo si procura il denaro con il quale acquista le cose o paga i servizi dei quali ha bisogno. Nella vita di tutti i giorni però l'uomo usa anche beni o servizi che, almeno apparentemente, non gli costano nulla: non paga ad esempio per usare una strada, non paga la lezione che riceve nella scuola statale, non paga l'uso della panchina ai giardini pubblici o il vantaggio dell'illuminazione stradale. Chi paga questi servizi? Siamo noi che li paghiamo, ne sosteniamo il costo tutti assieme tramite il pagamento delle tasse (proporzionate in base al proprio reddito). Ecco perchè pagare le tasse è così importante: le tasse servono a sostenere la società in cui viviamo e a far funzionare lo Stato, ricordate sempre che la società siamo noi. Tutti dobbiamo quindi pagare le tasse: chi evade le tasse fa un torto agli altri e alla società. Negli Stati moderni, che cercano di soddisfare sempre meglio le esigenze dei cittadini e di organizzare più adeguatamente i servizi, le spese crescono più rapidamente delle entrate e lo Stato spesso non è in grado di assolvere a tutti i suoi compiti. Questo accade anche in Italia, dove la situazione è aggravata sia dal fatto che talvolta il denaro pubblico è male amministrato e si compiono inutili sprechi, sia da una forte evasione fiscale: ci sono cioè nel nostro paese molti cittadini che si sottraggono al loro dovere di contribuire alle spese della collettività. Queste persone commettono un reato ai danni dello Stato, cioè di tutti i cittadini, perchè, pur usufruendo di tutti i vantaggi che derivano dal far parte di una comunità e utilizzando i servizi che essa fornisce, non contribuiscono a sostenerne le spese. Ciò significa che la collettività viene derubata ogni anno di una somma enorme: pensate quanti ospedali, quante scuole, quante cose potrebbero essere costruite con questo denaro! Credo che a questi princìpi non ci sia nulla da aggiungere. .. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sia gli individui che lo Stato devono sempre avere presente che tutti i cittadini sono ugualmente degni di rispetto; che tutti allo stesso modo devono obbedire alle leggi; che tutti ugualmente possono esercitare il potere politico, cioè possono prendere parte alle decisioni che riguardano la vita della Nazione. Le decisioni politiche vengono in gran parte determinate da coloro che occupano posizioni di rilievo i quali, tra l'altro, possono servirsi della stampa e degli altri mezzi di informazione per indirizzare le opinioni dei cittadini. Questa disuguaglianza di potere è tanto più grande quanto più basso è il livello di partecipazione dei singoli cittadini all'attività della comunità e delle assoiciazioni democratiche in cui si articola la nostra società: i quartieri, i Comuni, i sindacati, i partiti politici, ecc... Partecipare all'attività di queste comunità significa contare di più, avere maggiori possibilità di influire sulle scelte politiche, non lasciare che siano pochi a decidere per tutti. Ma non sono in grado di esercitare il loro potere coloro che, per mancanza di un minimo di istruzione, non sanno far valere le proprie ragioni, difendere i propri interessi, prospettare soluzioni; coloro che vivono in una condizione di "ignoranza così grave da non essere neanche più uomini" (come disse don Lorenzo Milani). Questi ultimi princìpi mi hanno colpito molto, perchè, pur essendo stati scritti quasi 30 anni, sono perfettamente descrittivi della situazione attuale del nostro Paese: il potere in mano a pochi (i soliti), la politica trasformata in una casta, il controllo delle masse con i mezzi di informazione (TV e giornali), la diffusa ignoranza, le bugie, gli interessi personali. Abbiamo un grande mezzo (ormai uno dei pochi) che sono le elezioni politiche: spero che almeno alle prossime gli italiani sappiano cosa fare per poter ridare un pò di dignità a questo Paese...

martedì 15 marzo 2011

L'EDUCAZIONE CIVICA che a scuola non si insegna...- 1° parte

Nel precedente post dedicato alla Costituzione Italiana, ho lanciato l'idea di insegnare la Costituzione nelle scuole, fin dalle elementari, facendola diventare una vera e propria materia scolastica: è un dovere del Ministero dell'Istruzione perchè è nella scuola che si formano gli uomini del domani e purtroppo mai come ora abbiamo bisogno di generazioni fortemente diverse dalla nostra e da quelle precedenti. Ne ha bisogno soprattutto il Paese.
Sono dell'idea anche che nella scuola dovrebbe essere ripristinato l'insegnamento dell'EDUCAZIONE CIVICA: perchè anche con questa si formano gli uomini del domani. Io ho 35 anni e in questi giorni mi è venuto in mano un libro di educazione civica che dobrebbe essere stata materia di insegnamento durante la mia scuola media: il libro si intitola appunto "Educazione civica" ed è stato scritto da Bianca Maria Ribetto (edito da Società Editrice Italiana di Torino nel 1985). Ahimè, il libro è nuovo perchè a suo tempo mai un'ora (durante i 3 anni) è stata dedicata dagli insegnanti della mia scuola media a tale materia: fortunatamente sono qui ora a parlarne nella condizione di persona (che mi reputo) civica, grazie ad un buon insegnamento familiare. Purtroppo tanti ragazzi non hanno ricevuto lo stesso insegnamento e lo testimonia l'inciviltà in cui oggi viviamo.
Per questo, come ho appena cominciato a fare per la Costituzione, voglio pubblicare alcune parti importanti di questo libro perchè possano essere utili e diffuse a tutti, nella speranza he il Ministero dell'Istruzione raccolga l'invito di ripristinare l'insegnamento dell'Educazione Civica a scuola.
Il libro si compone di una Parte Prima - Vivere insieme, di una Parte Seconda - Lavoro e società, di una Parte Terza - Il cittadino e lo Stato, della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo.
PARTE PRIMA - Vivere insieme.
La legge. "Vivere insieme non è facile, perchè spesso gli interessi di alcuni contrastano con gli interessi degli altri e chi è più debole è costretto a subire la volontà di chi è più forte. Proprio per cercare di eliminare questi contrasti nascono le leggi, che stabiliscono ciò che gli uomini possono fare e ciò che non devono fare... Sue funzioni fondamentali sono infatti risolvere i conflitti che possono nascere all'interno di una comunità e proteggere i cittadini dagli abusi e dalle prepotenze dei più forti... Occorre che il potere di fare le leggi e di farle rispettare non sia lasciato a pochi, ma sia dato a tutti coloro che vivono insieme nella stessa società. Occorre cioè che ci sia la democrazia. L'uomo quindi vivendo insieme con gli altri non è completamente libero, ma deve sottostare all'autorità della legge".
E' un principio sacrosanto quello della democrazia, che sempre più spesso è calpestato in questi ultimi anni, soprattutto dalla nostra pessima classe politica: le varie leggi ad-personam ne sono la testimonianza e la mancanza di una legge sul conflitto d'interessi ne è la conferma. Questa non può essere democrazia.
Difendere il territorio. "Tutti dobbiamo sentirci impegnati a difendere il territorio in cui viviamo e tutte le cose buone che ci sono sul territorio. Tutti, e quindi anche tu, dobbiamo difendere il prato, il bosco, gli alberi, l'aria, l'acqua, la spiaggia, il mare: sono beni che appartengono a tutti gli uomini e chi li distrugge o li danneggia deruba l'umanità delle sue ricchezze... Anche il singolo cittadino, anche un bambino o un ragazzo come te possono rovinare l'ambiente con gesti che sembrano poco importanti ma fanno molto danno: che getta un fiammifero acceso o una cicca senza curarsi di spegnerli, chi lascia cartacce sulle erbe dei prati, chi abbandona rifiuti sulle spiagge, chi rovina piante, fiori, boschi, danneggia e distrugge beni che appartengono a tutti gli uomini". Purtroppo da anni sta accadendo il contrario: moltissime persone non hanno più rispetto dell'ambiente, senza pensare all'importanza di avere e vivere in un ambiente pulito, all'importanza della raccolta differenziata dei rifiuti, all'importanza della vegetazione.

La distruzione dell'ambiente. "Che gli uomini trasformino il mondo in cui vivono non è un male, se queste trasformazioni tendono a rendere più facile e sicura la loro vita, a creare un ambiente più ospitale e più adatto ai loro bisogni. Ma a volte gli uomini, con l'intenzione di rendere più comoda la loro esistenza (ma più spesso spinti dal desiderio di guadagnare molto denaro) distruggono o avvelenano beni indispensabili alla vita, come l'aria e l'acqua, o sfruttano senza alcuna precauzione le risorse naturali, dimenticando che esse non sono inesauribili". E invece più passa il tempo e più la fame di denaro dell'uomo lo sta portando alla deforestazione spietata, all'urbanizzazione selvaggia, all'abusivismo edilizio, a costruire centrali nucleari, a creare discariche abusive di rifiuti, ad avvelenare l'aria e i fiumi in maniera incredibilmente negativa.
La sicurezza nella strada. "Osservare queste norme è segno di rispetto per gli altri e per se stessi. Soprattutto significa aver capito che quando si vive in comunità bisogna accettare dei limiti alla propria libertà, perchè questi limiti sono necessari alla sicurezza nostra e delle altre persone. Se tu capisci che la strada non è soltanto tua, e che i beni della terra sono di tutti gli uomini e nessuno ha il diritto di sprecarli o guastarli, hai imparato le prime regole necessarie per vivere in comunità". Da far imparare assolutamente a tutti!! Forse la gente imparerebbe a guidare con moderazione, a rispettare i semafori e la precedenza nelle rotatorie, a fermarsi nei pressi dei passaggi pedonali, ad andare in bici nelle piste ciclabili, ecc...
La scuola è una comunità. "La scuola è una comunità perchè è costituita di persone che lavorano e studiano insieme allo scopo di istruire ed educare i più giovani... L'istruzione è un bene fondamentale per ogni uomo, come si può capire se si osserva quanto è facile alle persone più istruite imporre la propria volontà o le proprie opinioni ai meno colti. Avere un minimo di istruzione è indispensabile per trovare lavoro, per prendere decisioni, per affrontare i problemi della vita quotidiana, per far valere le proprie ragioni, per capire ciò che avviene attorno a noi. In sostanza, l'istruzione rende gli uomini più capaci di affrontare la vita e quindi più forti e più liberi. Per queste ragioni la Costituzione, cioè la legge fondamentale del nostro paese, ha voluto garantire a tutti i cittadini un minimo di istruzione... Andare a scuola e istruirsi però non è soltanto un dovere, ma anche un diritto, cioè qualcosa che i cittadini devono avere, in quanto costituisce un bene fondamentale non solo per la società, ma soprattutto per loro stessi".
Ricordiamolo al Ministro dell'Istruzione, visti i continui tagli alla scuola pubblica, e magari ricordiamolo al Presidente del Consiglio attuale che puntualmente degrada la scuola pubblica.
Imparare la democrazia. Si parla dei quartieri e delle frazioni delle città. "Questa organizzazione del quartiere o della frazione ha dunque una funzione molto importante: attraverso le assemblee ed i Consigli di circoscrizione, la popolazione può prendere parte personalmente alle decisioni che la riguardano; può difendere l'ambiente in cui vive dai mali provocati dalla crescita disordinata della città e dalla speculazione edilizia; può cercare di migliorare le condizioni di vita del proprio paese, fornendolo dei servizi e delle strutture sociali mancanti. Non solo, ma partecipando alla vita del quartiere le persone escono dal loro isolamento, ed imparano che i loro problemi sono uguali a quelli degli altri, e che unirsi e lavorare tutti assieme è il modo migliore per risolverli. Imparano cioè la democrazia".
Questo è proprio il significato di democrazia: partecipare alla vita del nostro paese, perchè il Paese siamo noi, e la collaborazione di tutti lo può rendere migliore.
Partecipare per decidere. "E' molto importante che i cittadini partecipino attivamente alla vita del quartiere e del Comune: la partecipazione e l'interesse attivo della popolazione per i problemi della comunità locale, impediscono che chi ha il potere lo usi a proprio vantaggio". Questo pensiero lo si dobrebbe stampare in grande e portarlo alla Camera e al Senato: dobbiamo capire che la nostra classe politica non può fare quello che vuole, ma quello che vogliamo noi!
La comunità nazionale. "La comunità nazionale è anche la nostra patria. La patria non è il territorio sul quale vive una popolazione, e non è il governo che fa la legge su quel territorio, meno che mai è l'uomo che si trova in un dato momento al governo di quel territorio. La patria è quel nodo di solidarietà morali che tiene stretti assieme gli eredi della stessa tradizione civile. Queste parole di Gaetano Salvemini, che ti sembreranno forse un pò difficili, vogliono dire semplicemente che la patria è il legame che c'è fra gli Italiani per il fatto che essi hanno in comune storia e tradizioni, il legame che li fa essere una comunità. E quindi amare la patria vuol dire amare la comunità degli Italiani; vuol dire desiderare che non ci siano più Italiani che soffrono la fame, che sono analfabeti, che vivono nelle baracche, che sono disoccupati, che non possono curarsi; vuol dire desiderare che il nostro Paese non sia avvelenato dagli inquinamenti, che tutta la popolazione possa lavorare e vivere libera e in pace". Semplicemente e fortissimamente PATRIA.
Al prossimo post dedicato alla Parte Seconda - Lavoro e società.

domenica 24 ottobre 2010

L'educazione ambientale a scuola

Ieri ho avuto il piacere di partecipare alla festa "AmbienTiAmo" che ha coinvolto la scuola primaria del paese dove abito (Bevilacqua, nella bassa pianura veronese): la festa è stata la conclusione di un percorso durato alcune settimane nel quale le 5 classi della classe primaria sono state impegnate a svolgere attività legate al rispetto dell'ambiente. Agli alunni è stata insegnata la raccolta differenziata, sono state spiegate le energie rinnovabili (elettrica, solare e eolica), è stato profuso il rispetto dell'ambiente, il tutto corredato da composizioni realizzate con alcuni tipi di rifiuti (pezzi di plastica, tappi, ecc...) e da disegni in cui sono illustrate le varie centrali rinnovabili. Davvero incredibile la bravura con cui sono stati realizzati: complimenti alle insegnanti che hanno realizzato tutto questo materiale assieme agli alunni, coadiuvate da personale del servizio di raccolta differenziata della zona.
Ma complimenti soprattutto all'Amministrazione Comunale di Bevilacqua (http://www.comune.bevilacqua.vr.it): un'amministrazione (per il 3° mandato consecutivo di centro-sinistra, vincendo tra l'altro sempre con percentuali bulgare) molto attenta al rispetto dell'ambiente (stiamo sfiorando l'80% di raccolta differenziata!!) che è stata una delle poche in tutto il Veneto a portare questo progetto nelle scuole primarie, realizzato grazie ad un contributo a fondo perduto della Regione Veneto (infatti alla festa era presente anche qualche rappresentante regionale). Il progetto ‘AmbienTiAmo’ fa riferimento al concetto espresso dall’articolo 7 della "Carta dei Principi dell’Educazione Ambientale" che così recita: “L'Educazione Ambientale contribuisce a ricostruire il senso di identità e le radici di appartenenza dei singoli e dei gruppi, a sviluppare il senso civico e di responsabilità verso la res publica, a diffondere la cultura della partecipazione e della cura per la qualità del proprio ambiente, creando anche un rapporto affettivo tra le persone, le comunità ed il territorio" (la "Carta dei Principi dell'Educazione Ambientale" è stata promulgata a Fiuggi dal Ministero dell'Ambiente nell'ottobre del 1997: la potete trovare all'indirizzo http://www.arpa.veneto.it/educazione_sostenibilita/docs/carte/Carta_Fiuggi.pdf). Quindi complimenti ancora all'amministrazione comunale di Bevilacqua: dovrebbe essere di esempio per tutte le altre amministrazioni perchè è alle scuole che si deve insegnare l'educazione ambinetale, è alle scuole che viene formato una persona: anzi, vi dirò di più, una seria riforma della scuola dovrebbe imporre alcune ore settimanali obbligatorie di educazione ambientale ma anche di educazione civica.
La formazione della persona sta nel rispettare l'ambiente in cui abitiamo, nell'avere un senso civico dello Stato, nel rispettare le persone che ci stanno attorno, nell'avere un'etica morale appropriata: sono tutti valori che, ahimè, molti adulti di adesso non hanno. E' arrivato il momento di invertire questa tendenza: l'insegnamento di questi principi alle scuole primarie deve essere considerato come un investimento per il futuro, per poter sperare che le prossime generazioni possano essere in grado di poter condurre lo Stato in maniera seria e di rispettare quell'ambiente in cui viviamo così troppo spesso maltrattato (a discapito della nostra salute, tra l'altro).

lunedì 20 settembre 2010

Cinque Terre sepolte dalla plastica!!!

L'esempio più eclatante della maleducazione del popolo italiano e del suo scarso interesse per la protezione dell'ambiente arriva dalle meravigliose Cinque Terre (in provincia di La Spezia, http://www.cinqueterre.it): l'abbandono delle bottigliette di plastica all'interno del Parco Nazionale delle Cinque Terre!! L'allarme è stato lanciato dal presidente del parco (http://www.parconazionale5terre.it), Franco Bonanini, secondo il quale ogni anno ben 2 milioni di bottigliette di plastica vengono abbandonate dai turisti tra i sentieri e gli scogli del parco (e naturalmente ciò avviene in pochi mesi, durante l'estate). Per correre ai ripari, il presidente del parco ha lanciato una nuova iniziativa: ha acquistato migliaia di borracce di alluminio, della capacità di un litro e con il logo del parco, che verranno distribuite ai turisti del parco al costo di un euro l'una. Non so come funzioni esattamente questa inizitiva ma penso che, come un turista abbandona una bottiglia di plastica, possa abbandonare anche la borraccia di alluminio: spero quindi che sia prevista una multa salata per coloro che, al ritorno dall'itinerario all'interno del parco, non abbiano più la borraccia acquistata all'ingresso. Se così fosse sarebbe un'ottima iniziativa.
Di certo si tratta di un problema enorme quello dell'abbandono dei rifiuti (anzi, qualsiasi tipo di rifiuto): azioni del tipo tipo lanciare dal finestrino dell'auto ogni tipo di rifiuto (bottigliette, pacchetti di sigarette, ecc...) o portare rifiuti ingombranti nelle piazzole delle strade o lungo i fossi sono azioni inqualificabili sia da un punto di vista etico che da un punto di vista ambientale. Nell'italiano (inteso come abitante) manca la coscienza ambientale: coscienza ambientale che dovrebbe essere insegnata a scuola, e non solo nel periodo delle elementari, ma in tutte le scuole di ogni ordine e grado (assieme naturalmente all'educazione civica). Io stesso, quando vado a camminare in campagna, rabbrividisco nel trovare abbandonati rifiuti di ogni tipo, quando nella zona dove abito viene effettuata (da anni) la raccolta differenziata "porta a porta" di ogni tipo di rifiuto, anche ingombrante (e gratis!).
Solo partendo da un insegnamento scolastico si può pensare di poter avere una generazione futura finalmente diversa dalla nostra, molto più rispettosa dell'ambiente e degli altri: ne va anche della nostra stessa salute. Continuo a non capacitarmi come possano, a distanza di anni, molti miei coetanei (30-35 anni) a non saper effettuare una elementare raccolta differenziata: tanto per intenderci, non riescono ancora a separare la carta dalla plastica, o il rifiuto secco dall'umido. E, quello che è ancora più grave, ignorano a cosa serva la raccolta differenziata (il pensiero comune è che poi tutto venga mescolato...). Sono allibito: in questo la scuola dovrebbe insegnare molto ma molto di più. Almeno quell'educazione civica che a me personalmente non è mai stata insegnata (purtroppo) quando ero a scuola, ma che per mia fortuna sono riuscito comunque ad imparare. Sentissi almeno una volta la Gelmini pronunciarsi in questo...

martedì 11 novembre 2008

RIFIUTI PER STRADA: finalmente la linea dura!

Come vi ho anticipato in un precedente post di qualche giorno fa, l’esecutivo del governo Berlusconi ha approvato lo scorso 31 ottobre 2008 un decreto legge (quindi ad effetto immediato), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale giovedì 06 novembre, che prevede il carcere (da 6 mesi a 3 anni) per chi abbandona rifiuti ingombranti lungo le strade.
Ho già detto della mia personale soddisfazione in merito: il decreto era assolutamente necessario per combattere questo malcostume tipico italiano, per porre fine una volta per tutte all’ignoranza diffusa della gente di abbandonare ogni sorta di rifiuti lungo le strade. Certo, il problema dei rifiuti è molto più esteso e grave (vedi traffico illecito dei rifiuti, smaltimento illegale di rifiuti tossici, discariche abusive, ecc…), però già partire dalla base è un buon segno, abituando la popolazione al rispetto dell’ambiente ove vive.
Dunque ben venga l’arresto per chi abbandona ogni sorta di rifiuti ingombranti lungo le strade o in aree non autorizzate: il decreto legge è stato esteso però solo ad alcune regioni (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia), e proprio in Campania sono già scattati i primi arresti. Si tratta di personaggi che erano già noti alle forze dell’ordine per vari fatti di delinquenza commessi in passato (traffico di rifiuti pericolosi, scontri allo stadio, ecc…). Uno di questi è stato sorpreso mentre scaricava nel quartiere di Pianura (NA), lungo una strada, un’intera cucina con tanto di fornello, mobili e bombola a gas, oltre che materiale ferroso arrugginito e materiale di risulta di lavori edili!!! Purtroppo, le persone arrestate sono state già rilasciate perché, come spesso capita in Italia, fatta la legge fatto l’inganno: infatti, proprio il fatto che questo decreto è stato esteso solo ad alcune regioni ha permesso agli avvocati degli arrestati di puntare sul fatto che il decreto è incostituzionale in quanto “viola il principio di uguaglianza tra cittadini italiani in quanto è previsto che la norma si applichi solo in Campania” (e questo è stato confermato da vari costituzionalisti). Ecco, qui il governo ha peccato di superficialità: pensando di applicare il decreto solo alle regioni dove è più grave l’emergenza dei rifiuti, rischia di far lasciare tutto come prima. Avrebbe dovuto estenderlo a tutto il paese perché la brutta abitudine di lasciare rifiuti ingombranti per strada è diffusa in tutta Italia, anche nel produttivo Nord! Basta percorrere molte strade (di qualsiasi tipo: statali, regionali, provinciali, ecc…) del Nord Italia per vedere ogni sorta di rifiuto nelle piazzole di sosta, lungo i fossati, nei parchi, in campagna: frigoriferi, televisioni, ogni tipo di elettrodomestici, divani, materassi, eternit, ecc… Uno squallore incredibile! Diciamo quindi che il governo ha fatto un ottimo decreto legge, ma a metà: speriamo lo riveda al più presto e lo estenda a tutto il paese.
E, intanto, un altro decreto approvato dal governo Berlusconi apporterà delle regole severe contro i maleducati della strada: infatti nel Codice della Strada sarà prevista una multa da € 500 ad € 1.000 per chi “insozzi le pubbliche vie gettando rifiuti o oggetti dai veicoli”, e comunque multe non inferiori ad € 500 anche per chi getta rifiuti per terra mente cammina. Altra bruttissima abitudine italiana, soprattutto quella di gettare qualsiasi tipo di rifiuto che si ha in macchina. Pesa troppo lasciarlo nel sedile e gettarlo nei cestini all’arrivo? Cosa pensereste se io passassi davanti a casa vostra e vi gettassi bottigliette di plastica o svuotassi il posacenere? Anche qui mi trovo perfettamente d’accordo con la linea dura del governo.
È un problema di cultura e di buona educazione che riguarda la maggior parte della popolazione: le persone vanno educate da piccole al rispetto dell’ambiente, e in tal senso l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione civica a scuola (previsto dal decreto Gelmini) non potrà che fare bene.

mercoledì 30 aprile 2008

PROTEZIONE dell’AMBIENTE: si deve partire dai bambini

Quello dell’ambiente è uno dei problemi principali di questi ultimi anni: un problema che riguarda tutto (territorio, ambiente, clima, salute, città) e tutti (dai più piccoli agli anziani). Un problema profondo figlio di scelte e stili di vita (imposti e non) assolutamente sbagliati. Proprio in questi ultimi anni si stanno cercando le soluzioni per risolvere varie problematiche legate all’ambiente: dalla protezione del territorio al cambiamento climatico, dall’inquinamento (di ogni tipo) ai rifiuti. Ma credo che in questa ricerca delle soluzioni molto poco si sia puntato sui bambini, perché proprio da loro si deve partire per cambiare la CULTURA AMBIENTALE: insegnando loro quelle piccole buone azioni quotidiane che farebbero crescere per il futuro un popolo più attento alle varie problematiche ambientali.
Ecco perché sono qui a segnalare alcune interessanti iniziative che ho trovato in questi ultimi tempi, tutte atte alla sensibilizzazione ambientale dei bambini.
BAMBINI-CONTADINI. Ne sono un esempio quelli delle classi IB, IIA, IIB e VB della scuola elementare “Giorgio Catti” di San Mauro Torinese (Piemonte): in tale scuola è stato ideato il progetto “Orto in condotta”, per insegnare ai bambini a coltivare la terra perché ciò significa anche imparare a mangiare, fare la spesa, conoscere il terreno e le piante, ecc… Questi orti botanici sono stati ideati negli anni ’90 in California da Alice Waters in seguito al progetto “The Edible Schoolyards” (poi importati in Italia nel 1993 ed oggi già più di 100 con coinvolgimento di oltre 4.000 bambini). Così i bambini hanno imparato a vangare, seminare, seguire le piante nella crescita, a fare la compostiera per ricavare il terriccio dal rifiuto umido, ecc… fino ad arrivare al prodotto finale pronto per essere mangiato. Come ha scritto Carlo Petrini sul quotidiano La Repubblica di domenica 27 aprile 2008, resta un mistero il fatto per cui i programmi ministeriali continuino a trascurare l’alimentazione e la conoscenza diretta della natura, che forse rispecchiano ancora la sensibilità di un tempo in cui le campagne ed il mestiere del contadino dovevano essere accantonati nel nome della modernità, quasi fossero un peccato originale di povertà e di pochezza culturale. Amare il nostro territorio è sicuramente un buon inizio per ricordarsi poi di proteggerlo…
CARTONI AMBIENTALI IN TV
. Ebbene sì, sono approdati in TV l’effetto serra ed i cambiamenti climatici spiegati ai bambini. Si tratta di un cartone animato intitolato “2 amici per la terra”, coprodotto da RAI Fiction e Union Contact col sostegno del Ministero dell’Ambiente, in onda ogni domenica mattina alle ore 8:50 su RAI3 fino al termine dell’estate. Nelle diverse puntate si parlerà in maniera semplice degli effetti del cambiamento climatico, di rifiuti e di raccolta differenziata, delle specie a rischio di estinzione, delle energie rinnovabili e di risparmio energetico. Il cartone animato vede due protagonisti: Pietro (un simpatico combina-guai e molto curioso) e Raimondo (un uomo che viene da un futuro in cui sono stati risolti i problemi ecologici, ma molto ingenuo), i quali mostrano ai bambini davanti alla TV come piccole azioni quotidiane possano migliorare le condizioni di vita sulla Terra. Peccato solo per l’orario: la domenica mattina non sono molti i bimbi disposti a sintonizzarsi alla TV prima delle 9, perché dunque non spostarlo al tardo mattino o nel pomeriggio?
VIDEOGIOCHI AMBIENTALI. Sono arrivati dalla Gran Bretagna due nuovi videogiochi ambientali per salvare il nostro pianeta dalla catastrofe climatica. Realizzati nel 2007 dalla compagnia inglese Red Redemption, si chiamano “Operation Climate Control” e “Climate Challenge” e sono rivolti ad un target giovane (ma non è detto…). Per quanto riguarda “Operation Climate Control” si deve accedere al sito http://www.operationclimatecontrol.co.uk, scegliere un nickname, un avatar e una location da cui cominciare (si può scegliere tra “energia nazionale” e “trasporti”); lo scopo del gioco è ridurre le emissioni di gas serra individuando ed eliminando i maggiori produttori di CO2; per eliminare il nemico non c’è nessuna arma (finalmente!!!) ma lo si farà decidendo su quali mezzi di trasporto puntare e quali fonti rinnovabili utilizzare tra quelle che producono meno CO2. Per quanto riguarda “Climate Challenge” si deve accedere al sito http://www.bbc.co.uk/sn/hottopics/climatechange/climate_challenge) ed anche qui lo scopo del gioco è ridurre le emissioni di CO2: il giocatore si identifica nel ruolo del Presidente dell’Unione Europea ed ha a disposizione 10 livelli per applicare scelte politiche e strategiche che abbiano un impatto positivo sull’ambiente; dovrà inoltre mantenere il consenso degli elettori, occuparsi dello sviluppo economico degli Stati UE ed attivare alleanze con altri Paesi; il giocatore si dovrà muovere su 5 linee di intervento (nazionale, industriale, import-export, locale e politiche abitative) e, attraverso varie scelte, si potrà cambiare il corso del gioco e salvare o meno le sorti della Terra. Davvero molto interessante: basta fuoco ed armi!!!
Si tratta di tre iniziative molto particolari che possono davvero contribuire in maniera fondamentale ad uno sviluppo della cultura ambientale nei nostri ragazzi: ce n’è bisogno per il nostro pianeta ed anche per il loro futuro. Aggiungo che non sarebbe per niente male ridare importanza a quell’educazione civica per troppi anni bistrattata nelle scuole italiane, magari inserendo argomenti di attualità come appunto le buone azioni quotidiane quali raccolta differenziata, risparmio energetico, rispetto dell’ambiente, ecc…
E, sempre a proposito di ragazzi, anche le scuole (assieme a tanti singoli cittadini, ai governi locali, ai personaggi pubblici, alle imprese) possono partecipano alla campagna di Legambiente chiamata STOP THE FEVER (http://www.stopthefever.org) per stimolare i cambiamenti degli stili di vita dei cittadini ed orientare le scelte politiche dei governi e delle imprese nel campo delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, dell’inquinamento, dei consumi sostenibili, ecc… denunciando anche ritardi, sprechi ed uso scellerato delle fonti fossili. Insieme si può, ed i ragazzi ci possono aiutare a costruire un futuro senz’altro migliore: una battaglia ardua, ma assolutamente fattibile.