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lunedì 3 giugno 2013

Idea per combattere l'ASTENSIONISMO elettorale

La Costituzione italiana, all'art. 48, afferma che «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età». Aggiunge che il voto è personale (non può essere dato per delega da un rappresentante); eguale (ogni voto vale indipendentemente da chi l'ha dato); libero (nessuno può essere costretto a dare un voto diverso da quello voluto); segreto (a garanzia della libertà e per evitare indebite pressioni o ritorsioni). Dice, ancora, che votare è un "dovere civico" (parte di quel dovere di solidarietà politica, di cui parla l'art. 2), ma nessuna sanzione è prevista per chi non va a votare. Non sempre tutti i cittadini hanno potuto esercitare il diritto di voto: al momento dell'unità d'Italia, poteva votare soltanto chi possedeva un certo reddito (il 2% della popolazione); poi vennero esclusi gli analfabeti; dal 1919 il diritto di voto fu esteso a tutti gli uomini maggiorenni (suffragio universale maschile); il regime fascista, eccetto che all'inizio, non indisse più elezioni; soltanto nel 1946 ebbero il voto anche le donne. Descrizione tratta da “Dizionario del Cittadino”. 
Purtroppo sappiamo dalle recenti elezioni (politiche, e ancor di più da quelle amministrative) che l'astensionismo è arrivato alle stelle. Scrivo questo perché sabato 1° giugno 2013 ho trovato una bella e interessante lettera di un lettore sul quotidiano la Repubblica intitolata “Un premio fedeltà al buon cittadino”, che pubblico integralmente: “Da molto tempo mi domandavo quale potesse essere un adeguato premio fedeltà per coloro che fossero arrivati ad avere i 18 timbri sulla tessera elettorale, completandola. Io, avendo partecipato a tutte le tornate elettorali, mi trovavo proprio in quella situazione. L'idea, per quanto strana, sarebbe utile, perché allo scopo di ottenere un piccolo simbolico riconoscimento, del genere 'la matita copiativa d'oro' - dorata, visti i tempi - o 'l'urna d'argento' - argentata, ovviamente -, la gente sarebbe andata a votare con slancio. Certamente tutta l'operazione avrebbe costituito un vero, serio motivo per combattere l'astensionismo, in un popolo che ha, forse, scarso senso civico, ma ha nel proprio Dna il gene della raccolta punti”. 
Bellissima! Sono pienamente d'accordo con questo lettore: certo, i cittadini dovrebbero andare spontaneamente in massa a votare al momento delle elezioni, senza alcun incentivo, dovrebbero essere felici di andare a votare (io lo sono quando ci vado, e infatti anch'io ho tutti i timbri!!!), e questo denota una certa arretratezza culturale che ancora domina nella società italiana (non solo nel voto...). Bisogna anche ammettere che la classe politica italiana ci ha messo del suo... Però, se questa idea servisse a combattere l'astensionismo, ben venga: ricordate però che lo Stato siamo noi cittadini, e siamo noi cittadini che abbiamo in mano le sorti della politica e di conseguenza del paese. Restando a casa dalle elezioni, ahimè, non si risolvono i problemi.

domenica 16 dicembre 2012

L'Italia scopre i BENI COMUNI

Sull'inserto "Il Venerdì" del quotidiano la Repubblica del 14 dicembre 2012 ho trovato un interessante articolo intitolato "L'Italia scopre i BENI COMUNI, ovvero: se lo Stato non ce la fa lo aiutiamo noi", a cura di Antonella Barina. Un articolo molto interessante perchè descrive una inversione di tendenza che si sta diffondendo nel nostro paese a proposito dei cosiddetti BENI COMUNI. Di cosa si tratta? Si tratta di semplici cittadini (che sono sempre di più) che utilizzano il proprio tempo libero a favore dei beni della comunità. Alcuni esempi? A Palermo è nato il gruppo "Sgrasciamo Palermo" che si è impegnato a mantenere pulite le spiagge palermitane dai rifiuti; a Roma un gruppo di studenti ha ritinteggiato le mura dell'istituto scolastico Righi; a Parma è stato creato il primo giardino condiviso nei cui 2.500 mq di superficie ciascuno coltiva il proprio pezzetto di terra annaffiandolo con acqua piovana di recupero e senza utilizzare concimi chimici; a Ravenna un gruppo di cittadini sta lavorando con le istituzioni per rendere più sicura la zona della stazione; a Savona ci sono i "nonni civici" (ex carabinieri, poliziotti e alpini) che vigilano parchi e zone intorno alle scuole per impedire furti e teppismo; a Bologna sta partendo un progetto che vede la collaborazione di cittadini e Amministrazione comunale per la cura delle piazze, dei portici, dei parchi e delle fontane cittadine; a Napoli l'Amministrazione comunale lo scorso hanno ha varato il suo primo Assessorato ai Beni Comuni; a Piacenza il progetto "Attiviamoci per Piacenza" incita tutti a partecipare alla manutenzione della città; a Reggio Emilia il Comune sta coinvolgendo nell'amministrazione cittadina giovani, imprenditori ed immigrati. Si tratta quindi di semplici cittadini che si impegnano ad offrire un servizio alla comunità per migliorare insieme la qualità della proprio vita e di conseguenza della comunità. E non capita a caso, visto che le Amministrazioni comunali hanno sempre meno disponibilità finanziaria a fare certe cose, in seguito ai continui tagli ai fondi di provenienza statale. Come dice la giornalista nell'articolo, si tratta di prendersi cura di quei beni comuni che non sono nè pubblici nè privati, beni di proprietà di nessuno ma utilizzati da tutti: beni materiali come l'aria, l'acqua, il territorio, i monumenti, i parchi, ecc... e beni immateriali come la legalità, la sicurezza, la lingua, il rispetto delle regole, ecc... In poche parole: CITTADINANZA ATTIVA. Il grande Salvatore Settis ne ha scitto un libro, "Azione popolare. Cittadini per il bene comune" (edito da Einaudi, 230 pagg. al costo di € 18,00), senza però dimenticare altri due libri dedicati al tema: "L'Italia dei beni comuni" di Gregorio Arena e Christian Iaione (edito da Carocci, 175 pagg. al costo di € 18,00) e "Filosofia dei beni comuni" di Laura Pennacchi (edito da Donzelli, 185 pagg. al costo di € 17,00). Tutto questo mentre l'Unione Europea lancia per il 2013 l'ANNO EUROPEO DEI CITTADINI, valorizzando il ruolo della democrazia partecipativa. C'è addirittura un centro di ricerca on-line, chiamato Labsus (http://www.labsus.org), condotto da volontari che lo aggiornano quotidianamente e che ogni due settimane pubblica una newsletter con tutti i progetti sul tema a livello nazionale (Presidente è Gregorio Arena, ordinario di Diritto amministrativo all'Università di Trento, con redattori giovani ricercatori e dottorandi, e tra i garanti Giuliano Amato, Gustavo Zagrebelsky e Franco Bassanini). Spiega Arena: "L'intervento dei cittadini nella cura dei beni comuni è addirittura incoraggiato dalla nostra Costituzione, e non tutti lo sanno": ed è vero, visto nell'ultimo comma dell'articolo 118 (introdotto nel 2011) si afferma il dovere dello Stato e degli enti locali a favorire le iniziative autonome dei cittadini che intraprendono attività d'interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà, cioè di cura civica dei beni comuni.
Mi sento di concludere sottoscrivendo l'analisi che fa il giornalista Paolo Mauri a fianco dell'articolo sopraccitato de "Il Venerdì", secondo il quale il vero disastro naturale è l'indifferenza della gente. E' vero che il fenomeno del volontariato è molto diffuso in Italia, ma mancano una trait-d'union e una volontà politica e pragmatica di proteggere ad ogni costo l'ambiente e con l'ambiente il benessere e la vita dei cittadini (con notevoli risparmi anche in termini economici viste le possibili mancate spese per disinquinamento, sanità e spese comunali che ciò può comportare!!!). Pensateci bene: se tutti gli italiani si mobilitassero per il bene comune, i risultati sarebbero straordinari!

lunedì 17 ottobre 2011

L'EDUCAZIONE CIVICA che non si insegna a scuola... - 3° parte

Lo scorso 15 marzo ho pubblicato la 1° parte e il 5 aprile la 2° parte di un libro dedicato all'EDUCAZIONE CIVICA: sono sempre dell'idea che nella scuola dovrebbe essere ripristinato l'insegnamento di questa materia, perchè (anche) con questa si formano gli uomini del domani. Continuo quindi con la pubblicazione di alcune parti del libro di educazione civica delle mie scuole medie, libro intitolato appunto "Educazione civica", scritto da Bianca Maria Ribetto (edito da Società Editrice Italiana di Torino nel 1985). Ora voglio trattare Parte Terza di questo libro intitolata "Il cittadino e lo Stato", che è articolata in più capitoli (oggi tratto del tema della libertà). Eccone alcuni stralci. La persona,, in quanto tale, possiede diritti inviolabili di libertà, che non le sono concessi dallo Stato ma le appartengono per natura, cioè per lo stesso fatto di essere nata, di esistere; sono diritti che lo Stato non solo non può violare, ma anzi deve impegnarsi a difendere... Il primo di questi diritti è la libertà personale (art. 13 della Costituzione) che non può subire alcuna restrizione se non nei casi espressamente previsti dalla legge e con l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria... La Costituzione garantisce la libertà religiosa, cioè il diritto riconosciuto ai fedeli, di qualunque confesisone, di professare liberamente la propria religione e di farne propaganda (art. 19 della Costituzione). Tale libertà deve intendersi essenzialmente come libertà di coscienza, che può essere anche la libertà di non professare alcuna religione... Di fondamentale importanza è il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione (art. 21 della Costituzione): questo diritto è il necessario complemento della libertà di coscienza e di pensiero che, di per sè, non avrebbe alcun valore se non fosse accompagnata dalla libertà di manifestare agli altri le proprie convinzioni. Rientra in questo la libertà di stampa. La libertà di stampa è la libertà, riconosciuta ai cittadini, di diffondere notizie, giudizi, opinioni per mezzo di libri e giornali, o di altri organi di informazione, come la radio o la televisione. I giornali e gli altri mezzi d'informazione svolgono due compiti essenziali: fornire informazioni sui fatti accaduti e far conoscere il pensiero di chi scrive. Libertà di stampa non significa che il giornalista è libero di scrivere quel che gli pare, anche notizie false, ma che egli deve essere libero di riferire i fatti che sono accaduti, nel rispetto della dignità e della libertà delle altre persone, e libero inoltre di esprimere su questi fatti, o su qualunque problema, le proprie opinioni ed i propri giudizi. Il cittadino che legge i giornali, o ascolta le notizie televisive, a sua volta ha diritto a ricevere un'informazionee veritiera ed onesta (in un regime autoritario non è necessario che il cittadino conosca tutta la verità, basta che sappia ciò che serve per approvare ed obbedire; in uno Stato democratico si richiede invece un'informazione corretta e il più possibile completa). L'art. 21 della Costituzione precisa che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Il rispetto di questa norma non garantisce che l'informazione sia obiettiva in senso assoluto: chi presenta le notizie non può prescindere dalle proprie opinioni, che del resto ha diritto di esprimere, ma quella norma dovrebbe garantire a chi scrive di poter effettivamente manifestare il proprio pensiero, e al lettore di leggere le autentiche opinioni di chi scrive, e non ciò che fa comodo ad una autorità che sta sopra di lui.
Il libro che ho citato in premessa è del 1985, quindi di 26 anni fa. Lo spazio dedicato alla libertà di stampa lo termina con una domanda: "Ma la stampa è davvero libera?". La risposta che l'autore del libro da a questa domanda è la seguente: "E' intanto evidente che non tutti sono liberi di pubblicare ciò che vogliono, e trasmettere agli altri con questo mezzo il loro pensiero, perchè la carta stampata costa molto. Molti quotidiani italiani, ad esempio, non riescono a pagarsi le spese con ciò che ricavano dalle vendite, per cui la maggior parte delle aziende giornalistiche è in deficit. Chi paga allora le spese di questi giornali? Sono grossi gruppi industriali che, acquistando le azioni delle aziende giornalistiche in crisi, ne diventano proprietari e se ne accollano l'onere. Alcuni di questi gruppi possiedono anche parecchie "testate", cioè parecchi giornali, e possono così controllare vasti settori dell'informazione". Ed io aggiungo: e non sempre i direttori di tali giornali sono indipendenti dai loro editori...
Profezia? A distanza di 26 anni, dobbiamo ammettere che la risposta di quel libro è stata assolutamente preveggente, visto il pericolo che corre oggi la libertà di stampa in Italia. Vedasi le continue proposte di legge per limitare (o addirittura bloccare!) la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche di persone indagate o degli atti dei processi in corso. Sono dell'idea che il cittadino debba sempre sapere cosa fa e come si comporta il politico al quale ha dato il proprio voto o che governa il paese in cui abita.

martedì 5 aprile 2011

L'EDUCAZIONE CIVICA che non si insegna a scuola... - 2° parte

Lo scorso 15 marzo ho pubblicato la 1° parte di un libro dedicato all'EDUCAZIONE CIVICA: sono sempre dell'idea che nella scuola dovrebbe essere ripristinato l'insegnamento di questa materia, perchè (anche) con questa si formano gli uomini del domani. Continuo quindi con la pubblicazione di alcune parti del libro di educazione civica delle mie scuole medie, libro intitolato appunto "Educazione civica", scritto da Bianca Maria Ribetto (edito da Società Editrice Italiana di Torino nel 1985). La scorsa volta ho trattato la "Parte Prima - Vivere Insieme" del libro, ora tratto la Parte Seconda. PARTE SECONDA - Lavoro e società. Il lavoro viene considerato un dovere sociale, cioè un dovere che gli individui hanno nei confronti della società. Non a caso l'art. 1 della nostra cara Costituzione recita proprio: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Ciò significa che i cittadini sono degni di rispetto e di considerazione non in quanto possiedono ricchezze, ma in quanto collaborano con il proprio lavoro, anche modesto, al benessere della società (così come recita l'art. 4 della stessa Costituzione). Il modo in cui gli uomini si organizzano per lavorare è molto importante, non soltanto perchè da esso dipende la produzione dei beni necessari, ma anche perchè esso determina i rapporti fra le persone all'interno della comunità. Si tratta di princìpi molto importanti: dobbiamo ricordare che siamo noi la società e siamo noi a far funzionare la società stessa. Con il lavoro l'uomo si procura il denaro con il quale acquista le cose o paga i servizi dei quali ha bisogno. Nella vita di tutti i giorni però l'uomo usa anche beni o servizi che, almeno apparentemente, non gli costano nulla: non paga ad esempio per usare una strada, non paga la lezione che riceve nella scuola statale, non paga l'uso della panchina ai giardini pubblici o il vantaggio dell'illuminazione stradale. Chi paga questi servizi? Siamo noi che li paghiamo, ne sosteniamo il costo tutti assieme tramite il pagamento delle tasse (proporzionate in base al proprio reddito). Ecco perchè pagare le tasse è così importante: le tasse servono a sostenere la società in cui viviamo e a far funzionare lo Stato, ricordate sempre che la società siamo noi. Tutti dobbiamo quindi pagare le tasse: chi evade le tasse fa un torto agli altri e alla società. Negli Stati moderni, che cercano di soddisfare sempre meglio le esigenze dei cittadini e di organizzare più adeguatamente i servizi, le spese crescono più rapidamente delle entrate e lo Stato spesso non è in grado di assolvere a tutti i suoi compiti. Questo accade anche in Italia, dove la situazione è aggravata sia dal fatto che talvolta il denaro pubblico è male amministrato e si compiono inutili sprechi, sia da una forte evasione fiscale: ci sono cioè nel nostro paese molti cittadini che si sottraggono al loro dovere di contribuire alle spese della collettività. Queste persone commettono un reato ai danni dello Stato, cioè di tutti i cittadini, perchè, pur usufruendo di tutti i vantaggi che derivano dal far parte di una comunità e utilizzando i servizi che essa fornisce, non contribuiscono a sostenerne le spese. Ciò significa che la collettività viene derubata ogni anno di una somma enorme: pensate quanti ospedali, quante scuole, quante cose potrebbero essere costruite con questo denaro! Credo che a questi princìpi non ci sia nulla da aggiungere. .. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sia gli individui che lo Stato devono sempre avere presente che tutti i cittadini sono ugualmente degni di rispetto; che tutti allo stesso modo devono obbedire alle leggi; che tutti ugualmente possono esercitare il potere politico, cioè possono prendere parte alle decisioni che riguardano la vita della Nazione. Le decisioni politiche vengono in gran parte determinate da coloro che occupano posizioni di rilievo i quali, tra l'altro, possono servirsi della stampa e degli altri mezzi di informazione per indirizzare le opinioni dei cittadini. Questa disuguaglianza di potere è tanto più grande quanto più basso è il livello di partecipazione dei singoli cittadini all'attività della comunità e delle assoiciazioni democratiche in cui si articola la nostra società: i quartieri, i Comuni, i sindacati, i partiti politici, ecc... Partecipare all'attività di queste comunità significa contare di più, avere maggiori possibilità di influire sulle scelte politiche, non lasciare che siano pochi a decidere per tutti. Ma non sono in grado di esercitare il loro potere coloro che, per mancanza di un minimo di istruzione, non sanno far valere le proprie ragioni, difendere i propri interessi, prospettare soluzioni; coloro che vivono in una condizione di "ignoranza così grave da non essere neanche più uomini" (come disse don Lorenzo Milani). Questi ultimi princìpi mi hanno colpito molto, perchè, pur essendo stati scritti quasi 30 anni, sono perfettamente descrittivi della situazione attuale del nostro Paese: il potere in mano a pochi (i soliti), la politica trasformata in una casta, il controllo delle masse con i mezzi di informazione (TV e giornali), la diffusa ignoranza, le bugie, gli interessi personali. Abbiamo un grande mezzo (ormai uno dei pochi) che sono le elezioni politiche: spero che almeno alle prossime gli italiani sappiano cosa fare per poter ridare un pò di dignità a questo Paese...

martedì 29 marzo 2011

Anch'io voglio difendere la COSTITUZIONE - 2° parte

Continuo con la pubblicazione della nostra cara Costituzione, il fondamento della vita del nostro paese: voglio far sapere che anch'io la difendo a spada tratta e voglio che lo facciate anche voi. La prima parte l'ho postata lo scorso 15 marzo e trattava dei "Principi fondamentali". Ora tratto della Parte prima "DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI - TITOLO I - RAPPORTI CIVILI".


Art. 13 La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di Pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'Autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.


Art. 14. Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.


Art. 15. La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.


Art. 16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.


Art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.


Art. 18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare. Intanto però negli anni si sono costituite la P2, P3, forse la P4...


Art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. Purtroppo l'interferenza della chiesa cattolica (Vaticano) nel nostro paese dimostra il contrario.


Art. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività. E l'I.C.I. che non pagano molti edifici cattolici sparsi per l'Italia (esenzione voluta da alcuni recenti governi)?


Art. 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. Importantissime le prime due righe di questo articolo: ovvero che TUTTI HANNO DIRITTO DI MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO CON LA PAROLA, LO SCRITTO ED OGNI ALTRO MEZZO DI DIFFUSIONE. LA STAMPA NON PUO' ESSERE SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONI O CENSURE. Ricordiamolo molto bene: solo le nostre proteste hanno bloccato la cosiddetta legge-bavaglio che lo scorso anno il governo Berlusconi voleva fare.


Art. 22. Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.


Art. 23. Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.


Art. 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.


Art. 25. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge. Purtroppo succede anche che qualche recente Presidente del Consiglio faccia leggi ad-personam per sè stesso per sanare un reato che ha commesso (depennandolo o prescrivendolo).


Art. 26. L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici. [4]


Art. 27. La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte. [5]


Art. 28. I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.


La Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. QUESTO LO DOVREMMO TENERE SEMPRE BENE IN MENTE. Continuo a ribadire che la Costituzione dovrebbe essere insegnata a scuola, fin dalle elementari, perchè è nella scuola che si formano gli uomini del domani. Continuo pertanto a chiedere esplicitamente al Ministro dell'Istruzione che la Costituzione rientri tra le materie di insegnamento scolastico, è assolutamente necessario per ridare dignità al Paese. Voi intanto diffondete il messaggio e diffondete la Costituzione ai vostri conoscenti.

martedì 15 marzo 2011

Anch'io voglio difendere la COSTITUZIONE - 1° parte

Sono dell'idea che quando un Paese arriva a manifestare in piazza in difesa della propria Costituzione, significa che sta vivendo una situazione gravissima al proprio interno: le manifestazioni nelle 100 piazze italiane di sabato 12 marzo a difesa della Costituzione fotografano come la situazione italiana sia ormai deprimente sotto ogni punto di vista.
Io personalmente sono sconvolto negli ultimi anni da vari fatti: la politica che è diventata un lavoro per fare soldi e non al servizio del paese, l'evasione continua delle tasse, l'abusivismo edilizio, il gonfiare gli appalti per sottrarre soldi pubblici, il fatto che non possiamo più eleggere i rappresentanti del Parlamento, le veline, escort e simili che vengono candidate a rappresentare il Paese, l'uso smodato della giustizia da parte dei politici, la mancata difesa del territorio e del patrimonio storico, i taglia ai fondi della cultura, i favoritismi nelle assunzioni pubbliche, il razzismo, i corrotti in Parlamento. Quante ne potrei citare ancora? Questo è lo stato in cui versa l'Italia, e in tutto ciò vedo da parte di molti la mancanza di valori e la mancanza di rispetto verso il proprio Paese.
Questo era stato il senso di dare al Paese una Costituzione: la Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. QUESTO LO DOVREMMO TENERE SEMPRE BENE IN MENTE.
Ecco perchè voglio contribuire anch'io alla difesa della nostra amata Costituzione e da oggi voglio pubblicare, un pò alla volta, tutti gli articoli della Costituzione. Costituzione che dovrebbe essere insegnata a scuola, fin dalle elementari, perchè è nella scuola che si formano gli uomini del domani. Chiedo quindi esplicitamente al Ministro dell'Istruzione che la Costituzione rientri tra le materie di insegnamento scolastico, è assolutamente necessario per ridare dignità al Paese.
Ricordiamo che la Costituzione fu approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947: fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n° 298 (edizione straordinaria) del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948. La Costituzione si compone di: PRINCIPI FONDAMENTALI - PARTE PRIMA (suddivisa in Titolo I, Titolo II, Titolo III e Titolo IV) - PARTE SECONDA (suddivisa in Titolo I, Titolo II, Titolo III, Titolo IV, Titolo V, Titolo VI, Disposizione finali e transitorie, Note).
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1: l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Mi preme sottolineare che la sovranità appartiene al popolo: ricordate che non appartiene alla casta politica, come tanti italiani pensano. Siamo noi che eleggiamo dei rappresentanti, e questi devono rispondere a noi, non il contrario.

Art. 2: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Importante sottolineare che tutti, dico tutti, sono uguali davanti alla legge: negli ultimi 20 anni spesso non è stato così in politica, si confidava che dopo Tangentopoli le cose cambiassero ed invece sono, probabilmente, peggio di prima. Deve essere formata una classe politica diversa, che non delinque e che, se delinque, deve farsi processare.

Art. 4: la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5: la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Ricordiamolo alla Lega Nord della Padania e a chi l'ha votata (e che i soldi, nostri, li va a prendere a Roma): l'Italia è una e indivisibile!

Art. 6: la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7: lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1] Spesso non accade, vedendo le continue ingerenze della Chiesa nella vita del (nostro) Paese: una Chiesa che tende a giustificare alcuni comportamenti immorali di politici solo perchè sono di destra e, in quanto tali, cattolici. L'importante per la Chiesa è professarsi cattolici, non esserlo veramente...

Art. 8: tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]

Art. 9: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Il contrario di quello che si sta facendo negli ultimi anni con tagli sempre più drastici dei fondi al Ministero delle Cultura e al Ministero dell'Ambiente. Stiamo mandando all'aria un patrimonio culturale e storico-paesaggistico che tutto il mondo ci invidia, per non parlare dei tagli alla ricerca...

Art. 10: l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici. [3] Che dire della caccia allo straniero da parte della Lega Nord e di chi la vota?

Art. 11: l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Art. 12: la bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Scusate se ritorno alla Lega Nord e a chi la vota, ma sono loro che in più occasioni hanno detto di buttarla nel cesso: bell'esempio, eh?
Fin qui ho analizzato i "Principi fondamentali" della Costituzione. Vi rimando al prossimo post, dove comincerò ad analizzare la Parte Prima della Costituzione. Intanto riflettete e fate riflettere, e fate circolare anche voi la Costituzione a tutti i vostri conoscenti.