Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta società. Mostra tutti i post

mercoledì 13 novembre 2013

Salviamo l'archivio fotografico ALINARI

La Fratelli Alinari è stata un'azienda fotografica italiana, con sede a Firenze. Costituita a Firenze nel 1852 da Leopoldo Alinari (1832-1865) e dai fratelli Giuseppe (1836-1890) e Romualdo (1830-1890), la Fratelli Alinari fu la prima ditta fotografica ad essere ammessa al servizio dei Musei Vaticani e del Louvre. Nel corso del Novecento le immagini dell'Alinari costituirono la maggior fonte d'illustrazioni (oltre il 10%) della grande editoria italiana. Negli Archivi è custodito il patrimonio ritrattistico dell'azienda dall’inizio della storia della fotografia (1839), con oltre 3.5 milioni di immagini originali (vintage) provenienti da importanti corpus fotografici. Grazie ad un accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’azienda ha il permesso per fare scattare immagini anche in musei e luoghi pubblici. E' stato anche aperto il Museo Nazionale Alinari della fotografia: lo spazio espositivo del museo ha recentemente trovato collocazione, grazie alla sensibilità del Comune di Firenze, presso il prestigioso spazio delle Leopoldine che, con l’occasione, verrà restaurato e restituito alla città. Alinari ha creato a partire dal 1998, un sistema di ricerca on-line, mediante database bilingue, che permette di consultare una selezione di circa 320.000 immagini sia dei propri Archivi che degli archivi rappresentati da Alinari. Il Gruppo Il Sole 24 ORE e la Fratelli Alinari Istituto di Edizioni Artistiche Spa hanno creato, nel settembre 2007, Alinari 24 ORE, una joint venture per la valorizzazione del patrimonio della società fiorentina, che gestisce in esclusiva ulteriori 41.000.000 di fotografie di altri archivi, quali Touring Club Italiano, Istituto Luce, Archivio Ansaldo, Roger Viollet, Courtald, Teche Rai, Ansa, Ullstein, Folco Quilici, Fosco Maraini e tanti altri. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Fratelli_Alinari. Per approfondimenti http://www.alinari.it/ (sito dell'azienda), http://www.alinari.it/it/archivi-online.asp (sito dell'archivio on-line) e http://www.mnaf.it/ (sito del Museo).
Parlo di Alinari perchè ne ha dedicato un bel articolo Alessandro Agostinelli sul settimanale d'informazione L'Espresso del 7 novembre 2013, intitolato "Salviamo ALINARI e l'Italia che non c'è più". Si, perchè quello di Alinari è oggi il più grande e famoso archivio fotografico europeo, del valore di circa 140 milioni di euro, che conserva due secoli di arte, personaggi e paesaggi. Il problema è che ora è in crisi economica e si sta facendo di tutto per scongiurare il rischio crac: sarebbe un vero e prorpio dramma culturale. Non c'è solo il debito (ragguardevole), ma anche la poca attività (nel 2012 ha mosso un giro d'affari di appena 200 mila euro); e poi ci sono anche questioni giudiziarie per soldi versati all'azienda per alcuni scopi che però non sono mai stati realizzati. 
Il problema (anzi, il pericolo) è che l'Archivio non cominci ora a vendere parte del suo repertorio per fare cassa: sarebbe, come già detto prima, un dramma culturale per il nostro paese, una perdita del valore inestimabile, soprattutto per la valenza della sua memoria storica visto che custodisce un enorme patrimonio ritrattistico e documentario sull'arte, la storia, il costume, il paesaggio, l'industria e la società italiana ed europea dalla metà dell'Ottocento ad oggi. Vi sembra poco? E lo Stato dov'è?

giovedì 24 ottobre 2013

AZIONI DI SENSO CIVICO: premi anzichè multe

Il senso di educazione civica si sta purtroppo perdendo tra i cittadini italiani: in questo ci sono ragioni storiche e culturali, ma molta colpa ce l'ha la scuola che poca attenzione ha rivolto negli anni e rivolge ancora oggi all'insegnamento (nelle scuole di ogni ordine e grado) proprio dell'educazione civica. Raccolta differenziata, rispetto delle regole, rispetto del Codice della Strada, evasione fiscale, senso civico, buone maniere, rispetto degli altri, ecc.... Ora però per far rispettare le regole ai cittadini non si ricorre più così tanto alle multe come succedeva fino a poco tempo fa, ma con altri sistemi che sembra siano più efficaci. Per questo molti Comuni italiani si stanno sbizzarrendo in iniziative curiopse per portare gli italiani alle buone maniere senza multarli. Apprendo la notizia da un articolo di Caterina Pasolini pubblicato sul quotidiano la Repubblica dell'11 settembre 2013.
Così, ad esempio, a Trento si premiano i cittadini sulla buona condotta di senso civico con le cosiddette “multe al contrario” ovvero con abbonamenti per i mezzi pubblici (tra le azioni premiate chi ha ceduto il posto su un bus e chi ha riconsegnato il portafoglio); ad Arzignano (VI) si danno ogni anno city bike ed abbonamenti trimestrali in palestra a tre cittadini sorteggiati tra coloro che per 15 giorni sono andati a scuola o al lavoro in bici o a piedi; a Milano si regalano stampe antiche ai bar che rimuovono le slot machine (4 riconoscimenti la scorsa estate); a Napoli si fanno sconti a chi paga le tasse (c'è l'iniziativa “Rca Napoli virtuosa” che è una polizza promossa dal Comune per premiare i cittadini in regola col pagamento delle imposte locali: chi paga la Tarsu può fare un'assicurazione per l'auto con uno sconto anche di 300 euro rispetto alla media!); a Crotone chi raccoglie almeno 100 scontrini e fatture (chiedendoli quando fa gli acquisti) li può inviare entro l'anno in busta chiusa con le proprie generalità al Comune, il quale estrae a sorte 100 premi di 100 euro cadauno in buoni acquisti nei negozi; a Foggia si premiano i nonni che fanno sorveglianza davanti alle scuole elementari e moderne; a Parma si premiano i volontari che si occupano gratuitamente degli spazi verdi pubblici; a Casalecchio (BO) si danno buoni acquisto a chi deposita la maggior quantità di rifiuti elettronici nei cassonetti intelligenti; a Forte dei Marmi (LU) si fa una riduzione del 10% sulla tassa dei rifiuti a chi fa il compostaggio domestico; a Cisterna (LT) si danno buoni spesa di 360 euro cadauno ai primi 3 che in due mesi consegnano più carta e plastica; ad Acerra (NA) si regalano generi alimentari, detersivi o elettrodomestici a chi fa la raccolta differenziata.
Davvero delle ottime iniziative: effettivamente il sistema delle multe negli anni ha funzionato sempre meno e con pochi risultati. Ora poi con la crisi economica risulta ancora più difficile... E' sempre con l'educazione e con l'insegnamento che si risolvono i problemi, non reprimendoli. Quindi i miei complimenti alle succitate Amministrazioni comunali, col mio invito rivolto a tutte le altre perchè si facciano carico di iniziative simili: in questo paese dobbiamo recuperare il senso civico perduto.

martedì 22 ottobre 2013

Bologna: le panchine parlano

Apprendo di questa curiosa iniziativa da un articolo di Caterina Giusberti pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 9 ottobre 2013 nelle cronache bolognesi: il progetto si chiama "I diritti sulle panchine" (http://idirittisullepanchine.blogspot.it/) ed è stato lanciato lo scorso mese di giugno dall'associazione Gesti di carta (http://www.gestidicarta.it/), che consiste nel scegliere una panchina ed applicarvi sopra una scritta relativa ad un diritto sociale. 
In questi mesi anziani, bambini, associazioni di immigrati e centri giovanili hanno lavorato nell'ombra e così ogni quartiere della città ha adottato una panchina e scelto un diritto. Parallelamente è stato lanciato un concorso fotografico ove mandare le foto delle panchine (ed è stato un successo): queste foto saranno raccolte in una mostra che a metà novembre aprirà lo spazio espositivo della Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna. E così a Borgo Panigale c'è la panchina che invoca libertà e partecipazione, al quartiere Navile c'è la panchina del diritto all'integrazione, al San Donato c'è la panchina del diritto a stare sulle nuvole, al Santo Stefano c'è la panchina del diritto per tutti relativo a un'oasi nel deserto urbano, al San Rocco c'è la panchina del diritto alla resistenza, al Porto c'è la panchina del diritto ad incontrae qualcuno se ti va di fortuna, e tante altre. Dice Giosi D'Amore dell'associazione "Gesti di carta": "L'idea è nata nell'agosto 2012. Volevamo creare un segnale di recupero di arredi urbani e situazioni di degrado coinvolgendo cittadini sul territorio, per spingerli a prendersi cura di un pezzo di città. Le panchine perchè simbolicamente sono state spesso oggetto di frasi negative. Stare in panchina vuol dire stare fermo, non fare nulla. Sembra che se stai in panchina non sei produttivo, invece è un tempo di bellezza, artistico. Per questo ci siamo presi cura di decorarle". Presto queste foto delle panchine circoleranno anche sotto forma di cartoline che saranno distribuite nei bar, nei musei, nei centri sociali della città: tutto questo servirà a creare un collegamento tra un quartiere e l'altro della città, e quindi tra tutte le persone. 
Davvero una gran bella iniziativa: un modo alternativo di integrazione sociale, di trasmissione di senso ed educazione civica, di comunicazione sociale. Complimenti all'associazione "Gesti di carta": anzi, colgo l'occasione per lanciare l'appello affinchè molte altre associazioni, assieme alle Amministrazioni comunali, portino una simile iniziativa nelle loro città.

Il portafoglio? Meglio perderlo ad Helsinki...

Vi parlo di un test dell'onestà fatto dai reporter del Reader's Digest (Reader's Digest è una rivista mensile statunitense fondata nel 1922, che tratta argomenti di carattere generale per le famiglie. Esce in un formato caratteristico di dimensioni ridotte, detto formato digest. Ha edizioni internazionali in diverse lingue ed esce in numerose nazioni; l'edizione italiana, pubblicata fino al 2007, si chiamava Selezione dal Reader's Digest. Fondata negli USA, la rivista Reader's Digest si è diffusa all'estero mediante edizioni nazionali, fino ad essere pubblicata in 78 Paesi in 21 lingue: fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Reader's_Digest. Il sito della rivista è http://www.rd.com/). Ebbene, che cosa hanno fatto questi reporter? Hanno messo a punto il "wellet test", ovvero il test del portafoglio, per misurare l'onestà delle persone in giro per il mondo (apprendo la notizia da un articolo di Valentina Montervino sull'inserto "Il Venerdì" del quotidiano la Repubblica del 18 ottobre 2013): hanno così disseminato in luoghi ben visibili 192 portafogli, 12 per 16 città (ogni portafoglio conteneva numeri di cellulare, foto, biglietti da visita e l'equivalente nei vari cambi di circa 50 dollari in contanti). E questi sono i risultati: Helsinki è prima in classifica per onestà visto che ben 11 dei 12 portafogli sparsi per la città sono stati riconsegnati!! Al contrario all'ultimo posto si è piazzata Lisbona, dove solo 1 dei 12 portafogli è stato riconsegnato!!! In mezzo Mumbai (India) al 2° posto con 9 portafogli riconsegnati su 12, al 3° posto Bucarest e New York con 8 su 12, al 5° posto Mosca ed Amsterdam con 7 su 12, al 7° posto Berlino e Lubiana con 6 su 12, al 9° posto Londra e Varsavia con 5 su 12, all' 11° posto Budapest, Rio De Janeiro e Zurigo con 4 su 12, al 14° posto Praga con 3 su 12 e al 15° posto Madrid con 2 su 12. Dice Catherine Haughney, direttrice del Reader's Digest: "Non esiste un prototipo dell'onestà. L'integrità è ancora un valore diffuso in culture molto diverse". Ad esempio, nel caso di Mumbai bisogna considerare che le 3.000 rupie (l'equivalente dei 50 dollari) sono un sacco di soldi per un indiano medio rispetto ai 43 franchi (l'altrettanto equivalente dei 50 dollari) per un abitante benestante di Zurigo, eppure a Mumbai si sono restituiti 9 portafogli su 12 e a Zurigo solo 4... 
L'esperimento non è stato eseguito in città italiane: vorrei lanciare l'idea alla rivista Reader's Digest di provare il test qui in Italia, oppure qualche altra associazione faccia propria questa iniziativa. Sarei molto curioso di testare l'onestà del popolo italiano...

lunedì 7 ottobre 2013

Lotta all'ABBANDONO SCOLASTICO

Antonella Barina, nel suo spazio Solidarietà dell'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 4 ottobre 2013, ha pubblicato dai inquietanti sull'abbandono scolastico: tra i ragazzi con età compresa tra 10 e 16 anni (quindi parliamo di scuola dell'obbligo) oggi in Italia il 17,6% abbandona gli studi, quasi 2 alunni su 10! Si tratta di oltre 700.000 ragazzi che non conseguiranno un diploma di scuola superiore o una qualifica professionale. La percentuale si fa ancora più alta al Sud: 21,8% in Campania, 25% in Sicilia e 25,8% in Sardegna!!! Ricordo che la media europea è del 12,8%, in funzione della quale l'Italia si pone al quart'ultimo posto della classifica europea. Il rischio di abbandono scolastico colpisce maggiormente i maschi, gli stranieri nati all'estero e gli istituti professionali, tecnici ed artistici. Anche se comunque c'è stato un leggero miglioramento: i ragazzi che abbandonano la scuola sono infatti diminuiti di circa 29.000 unità nel 2012 rispetto al 2011, secondo i dati del Ministero dell'Istruzione (http://www.istruzione.it/). E per fortuna che il governo italiano ha investito 3,6 milioni di euro per il 2013 e oltre 11 milioni per il 2014 per combattere questo problema... 
Il fatto è inquietante perché l'abbandono scolastico raggiunge punte molto alte nelle periferie delle grandi città, con risvolti sociali gravi (aumento di bullismo, violenza, microcriminalità, disoccupazione, droga, furti, ecc...). Per tale motivo Intervita (una ong impegnata in tutto il mondo nella lotta alla povertà e alle sue conseguenze, http://www.intervita.it/) ha avviato nel 2012 il progetto Frequenza200 (http://www.frequenza200.it/) dove 200 è il numero dei giorni di lezioni obbligatorie a scuola: tale progetto è triennale, già attivo a Milano, Napoli e Palermo, che coinvolge in centri diurni attivi cinque pomeriggi alla settimana 2.500 ragazzi e famiglie, 800 insegnanti e 100 commercianti di zona. Il progetto propone agli studenti a rischio dei metodi didattici alternativi e giochi utili per apprendere il rispetto degli altri e delle regole; propone alle famiglie spazi di counselling (http://it.wikipedia.org/wiki/Counseling e http://www.counselling.it/) ed ascolto; garantisce agli insegnanti sostegno nei casi più difficili. 
Davvero una bella iniziativa: l'abbandono scolastico va combattuto il più possibile, perché è la scuola che forma la persona e quindi la società del futuro.

giovedì 3 ottobre 2013

Quanti MURI ci dividono

Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer, nella propaganda della DDR chiamato antifaschistischer Schutzwall, "Barriera di protezione antifascista") era un sistema di fortificazioni fatto costruire dal governo della Germania est per impedire la libera circolazione delle persone tra Berlino Ovest e il territorio della Germania est. Tra Berlino Ovest e Berlino Est la frontiera era fortificata da due muri paralleli di cemento armato, separati da una cosiddetta "striscia della morte" larga alcune decine di metri. Il muro divise in due la città di Berlino per 28 anni, dal 13 agosto del 1961 fino al 9 novembre 1989, giorno in cui il governo tedesco-orientale decretò l'apertura delle frontiere con la repubblica federale. Durante questi anni, in accordo con i dati ufficiali, furono uccise dalla polizia di frontiera della DDR almeno 133 persone mentre cercavano di superare il muro verso Berlino Ovest. Maggiori informazioni presso http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Berlino
Scrivo questo facendo riferimento ad un articolo di Marco Belpoliti, pubblicato sul settimanale L'Espresso del 3 ottobre 2013, intitolato “Quanti Muri ci dividono”, che inizia così: “Con la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, sembrava che l'epoca dei muri fosse finita. E invece no. Ne sono sorti altri: in Israele, in Messico, a Gaza, tra le sabbie del Sahara Occidentale”. La realtà, amara, è proprio questa. Ora Claude Quétel, uno storico francese, ha scritto un libro intitolato semplicemente “Muri” (tradotto in italiano da Margherita Botto, edito da Bollati Boringheri, 260 pagine, costo € 16,00), nel quale parla di tutti i muri che nella storia dell'umanità hanno (o lo fanno tuttora!) separato, diviso, difeso, contenuto. Si parte dalla Grande Muraglia cinese (http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_muraglia_cinese) che fu costruita dall'imperatore Qin Shi Huang con lo scopo di confine fortificato di controllo; si passa ai famosi “limes romani” (l'equivalente della Grande Muraglia cinese, http://it.wikipedia.org/wiki/Limes_romano), tra i quali il più famoso fu quello di Adriano (in Britannia) che impedì l'espansione dell'impero romano verso nord (http://it.wikipedia.org/wiki/Vallo_di_Adriano); altri muri romani presenti in varie aree d'Europa ed anche in Africa, oltre che fossati e linee fortificate di confine, entrambi con lo stesso scopo; e si scopre pure che a New York inizialmente Wall Street era un muro di costruzione olandese! Naturalmente nel libro si parla del celeberrimo Muro di Berlino, nonché della costruzione della “cortina di ferro”, in seguito al famoso discorso di Churchill nel marzo 1946 (http://it.wikipedia.org/wiki/Cortina_di_ferro); e poi i muri militari, il Vallo Atlantico di Hitler (http://it.wikipedia.org/wiki/Vallo_Atlantico), la Linea Maginot (http://it.wikipedia.org/wiki/Linea_Maginot); ci sono inoltre i muri sorti dove la diplomazia ha fallito, come quello tra le due Coree (http://it.wikipedia.org/wiki/38%C2%BA_parallelo), quello dei Territori Palestinesi (http://it.wikipedia.org/wiki/Barriera_di_separazione_israeliana), quello tra Messico ed USA (http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_della_vergogna) o ancora quello nel Sahara Occidentale (http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_marocchino). Senza dimenticare l'orrendo muro (per il suo significato) di Padova, contro immigrati e tossici (http://it.wikipedia.org/wiki/Muro_di_Padova). 
Una società così aperta, così globalizzata, così sviluppata, dovrebbe aver bisogno di tutto fuorché di muri che dividano: dividendo si continueranno ad aggravare i problemi esistenti, non a risolverli, perchè dividendo non ci sarà integrazione ma solo razzismo e disparità sociale. I problemi vanno affrrontati, non raggirati: questa è la grave colpa della politica di molti Stati...

mercoledì 25 settembre 2013

Lotta al FEMMINICIDIO fin dalle scuole

FEMMINICIDIO: si tratta di una parola che, ahimè, abbiamo conosciuto molto bene, soprattutto in questi ultimi anni, vista l'escalation di omicidi di donne avvenuti nel nostro Paese. Un problema che ha purtroppo profonde radici culturali (arretrate). Scrive wikipedia: Da pochi anni in Italia si parla di questo problema ed esiste una percezione sociale di questo problema. Esiste una oggettiva difficoltà di rilevare il fenomeno e la sua diffusione anche perché a livello istituzionale non vengono raccolti i dati in modo sistematico. Dal 2005 i Centri antiviolenza raccolgono i dati delle donne uccise dai casi riportati dalla stampa. Solo nel 2012, secondo l'indagine svolta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna i femminicidi in Italia sono stati 124, i tentati omicidi di donne 47. Il 70% circa delle donne è stata uccisa da uomini con cui le donne avevano o avevano avuto una relazione sentimentale (mariti, compagni, ex mariti, ex compagni etc.); la maggior parte degli omicidi vengono compiuti nella casa della coppia, della vittima o dell'autore, circa 80% delle donne sono italiane, come anche gli autori sono italiani; la maggior parte di loro vivono nelle Regioni del Nord. Solo negli ultimi anni è nata una certa attenzione soprattutto nei mass-media con trasmissioni televisive come Amore criminale si è potuto notare l'impegno di giornalisti come Riccado Iacona, è nato uno spettacolo teatrale sull'omicidio di donne Ferite a morte, di Serena Dandini. I Centri antiviolenza ma anche molti Comuni e altri Enti pubblici per il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza alle donne e 8 marzo, Giornata internazionale della donna, organizzano flash mob, convegni, seminari, eventi pubblici di sensibilizzazione sul tema della violenza contro le donne e il femminicidio. L'EU.R.ES, che da diversi anni svolge ricerche sugli omicidi volontari in Italia, solo nel 2012 ha pubblicato la prima ricerca specifica sul femminicidio dal titolo "Il femminicidio in Italia nell'ultimo decennio". Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Femminicidio
Proprio perchè si tratta di una questione culturale, si deve affrontare il problema fin dalle scuole. Ed ora sembra ci siamo. Si è partito da Torino dove alle scuole elementari il problema verrà spiegato e affrontato con fiabe e cartoni animati, mentre alle scuole medie verrà discusso di storia partendo dal punto di vista femminile. Il progetto comunque coinvolge non solo le scuole ma anche genitori, insegnanti stessi, educatori, per arginare la deriva intollerante delle generazioni più giovani (così come hanno scritto giustamente Maria Novella De Luca e Diego Longhin nel loro articolo “Ore 9: lezione di anti violenza” pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 24 settembre 2013). Molte le iniziative che nascendo in giro per il Paese: “Nuovi occhi per i media” è un progetto per le scuole superiori creato dalla scrittrice Lorella Zanardo che fa analizzare il linguaggio dei media per scoprire sessismo e razzismo; studio e modifica dei libri di testo delle scuole elementari nei quali la ricercatrice Irene Biemmi ha dimostrato che le donne sono sempre indicate come mamme o streghe mentre gli uomini fanno professioni importanti; “C'è differenza” è un manuale per le scuole superiori pubblicato dalla docente di sociologia Graziella Priulla per mettere in evidenza le conquiste delle donne e il femminismo. E poi ci sono iniziative straniere da cui potremo prendere esempio, come il programma ministeriale per le scuole primarie francesi “Abcd de l'egalitè” per insegnare ai bambini a combattere contro omofobia e discriminazioni, oppure l'asilo Egalia in Svezia dove si abolisce la distinzione tra maschi e femmine facendo usare a tutti giochi uguali e pronomi neutri in modo da insegnare ai più piccoli la parità tra i sessi, o ancora l'associazione dei genitori inglesi “Let toys be toys” che vuole cancellare le distinzioni di genere nei giochi. 
Lo ripeto allo sfinimento, come ho già fatto in molti altri miei post: è a scuola che si forma una persona e che si crea la società del futuro, ed è pertanto da qui che si deve partire per l'insegnamento di materie fondamentali per la crescita e la formazione di una persona (educazione civica, geografia, ecologia, la Costituzione italiana, diritto, arte, tecnologia, ecc...). Questa deve essere la scuola 2.0 per creare la società 3.0...

domenica 3 febbraio 2013

La mafia (e non solo) diventi materia scolastica

Ho dedicato in passato più post su questo mio blog all'insegnamento di certe materie nelle scuole italiane. In particolare ho puntato spesso sulla materia “educazione civica” (post del 15 marzo, 5 aprile e 11 ottobre 2011), troppo spesso lasciata in disparte, e che invece dovrebbe essere materia obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado perchè rappresenta il pilastro fondamentale per la formazione di una persona. Educazione civica significa conoscere la società, sapere il significato di società e di cosa vuol dire far parte di una società, il rispetto degli altri, il rispetto di ogni pensiero, il rispetto dell'ambiente, conoscere lo Stato, i suoi meccanismi, i nostri diritti e doveri, la Costituzione. E così dovrebbero ormai essere materie obbligatorie nelle scuole di ogni ordine e grado (dalle elementari in su) l'inglese e l'informatica (e qui, devo ammetterlo, siamo già più avanti) ma anche la geografia (anche questa materia purtroppo bistrattata, ed anche a questo ho dedicato in passato alcuni post). Ora però ho trovato spunto dalla lettera di un lettore pubblicata sul quotidiano la Repubblica di oggi, intitolata “La mafia diventi materia scolastica”, che mi ha molto incuriosito e che riporto per intero. Eccola: “Nei programmi di tutte le scuole italiane dovrebbe essere obbligatorio lo studio del fenomeno mafioso. Intendo la mafia come associazione criminale che opera sul piano economico-finanziario e politico-sociale e che si è rafforzata sempre più dal secondo dopoguerra ad oggi, tranne un breve periodo, durato circa un decennio, in cui la magistratura inquirente di Palermo l'ha messa in gravi difficoltà. Si è trattato per la prima volta di una lotta vera e tenace contro la mafia. Che lo Stato deve riprendere con l'obiettivo di sconfiggerla definitivamente”. La trova veramente una grande proposta, che il Ministero dell'Istruzione dovrebbe prendere seriamente in considerazione. È anche rendendo cosciente la popolazione su certi temi che si contribuisce a risolvere i problemi del Paese.
Ed io aggiungo anche un'altra cosa: perchè non insegnare nelle scuole (magari dalle medie in su) anche la storia politica italiana dal dopoguerra ad oggi? La nascita della Repubblica, il boom economico, la storia del Partito Comunista e della Democrazia Cristiana, l'uccisione di Aldo Moro, gli anni di piombo, la storia di mani pulite, la creazione del debito pubblico, la storia della TV, gli anni e le politiche del ventennio berlusconiano, le ripercussioni in Italia della caduta del Muro di Berlino, le stesse vicende della mafia di cui diceva il lettore di cui sopra, gli sviluppi in campo economico e sociale, ecc... Sono dell'idea che conoscere la storia politica del nostro Paese serva a rendere le persone più consapevoli delle loro responsabilità nel poter creare una società, rendendola migliore attraverso uno strumento incredibile che ci è stato dato: il voto politico. E aggiungo infine che andrebbe riformato l'insegnamento della religione a scuola: non più come avvenuto finora (e come avviene tuttora...) nell'insegnare la religione cattolica (per apprendere questo una persona deve andare a professarla nei luoghi di culto appositi e non a scuola), ma insegnare “la” religione: cosa significa "credere", cosa significa “non credere”, spiegare le differenze tra le varie religioni, la loro storia, il rispetto di ogni tipo di culto.
Ecco perchè la scuola è così importante: serve a formare le persone, fin dagli anni dell'infanzia, per creare un bagaglio culturale tale da porre le basi per una società più equa e soprattutto consapevole di ciò che andrà a decidere. Oltre alle materie che già sono obbligatorie da sempre per la formazione di una persona e comuni ad ogni scuola (italiano, matematica, scienze, storia), dovrebbero essere rese obbligatorie almeno fino alle scuole superiori (incluse) l'inglese, l'informatica, l'educazione civica, il diritto, la storia politica italiana del dopoguerra unita alla storia della mafia, le religioni. Sono assolutamente sicuro che creeremo le basi per una società senza ombra di dubbio migliore di questa.

giovedì 17 gennaio 2013

Chelsea Clinton e il VOLONTARIATO

Chelsea Clinton, figlia dell'ex presidente USA Bill Clinton, è presidente onoraria del National Day of Service, ovvero la giornata dedicata negli Stati Uniti all'insegnamento di Martin Luther King, che si terrà sabato 19 gennaio 2013 presso il National Mall di Washington. Brevemente ricordo che (fonte wikipedia) Martin Luther King, nato ad Atlanta il 15 gennaio 1929 e morto a Memphis il 4 aprile 1968, è stato un pastore protestante, politico e attivista statunitense, leader dei diritti civili. Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta non violenta. L'impegno civile di Martin Luther King è condensato nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, e in Strength to love (La forza di amare) che costituiscono un'appassionata enunciazione della sua indomabile crociata per la giustizia. Unanimemente riconosciuto apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei reietti e degli emarginati, "redentore dalla faccia nera", Martin Luther King si è sempre esposto in prima linea affinché fosse abbattuta nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta di pregiudizio etnico. Ha predicato l'ottimismo creativo dell'amore e della resistenza non violenta, come la più sicura alternativa sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta preferita da altri gruppi di colore, come ad esempio, i seguaci di Malcolm X. 
Ebbene, il quotidiano la Repubblica del 16 gennaio 2013 ha pubblicato uno stralcio dell'articolo (tradotto da Fabio Galimberti) che Chelsea Clinton ha scritto pochi giorni fa per la Cnn e che vorrei riproporre in questo spazio perché è molto significativo. “Quando ero bambina, i miei genitori e i miei nonni mi hanno insegnato che lavorare al servizio della comunità, aiutare i nostri vicini e costruire comunità solide sono elementi essenziali per poter essere un bravo cittadino e una brava persona. Le mie due nonne, Virgiania e Dorothy, sono state l'esempio vivente di questa convinzione, la vita non è stata facile per loro, perché sono cresciute durate la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale, ma nonostante gli ostacoli che hanno incontrato hanno trovato il tempo per fare volontariato nella loro chiesa e nella loro comunità, e in seguito nella scuola dei loro figli. I miei genitori mi hanno instillato fin da piccolissima questi valori che gli avevano trasmesso le loro madri. A Little Rock, Arkansas, la domenica andavamo in chiesa e dopo spesso parlavamo di quale progetto di volontariato potevamo seguire insieme. I preferiti erano decidere quali libri donare alla chiesa o alla biblioteca e pulire insieme i giardini pubblici, una cosa che mio padre riusciva sempre a trasformare in un gioco. Quando ci siamo trasferiti a Washington, questo spirito di servizio ha continuato a rappresentare una parte importante della mia vita. Al liceo ho guidato insieme ad altri il circolo di volontariato e al college mi sono impegnata come volontaria facendo la tutor per il progetto di diffusione della lettura America Reads e lavorando nella sala di arteterapia dell'ospedale pediatrico Lucile Packard in California. Mi piaceva moltissimo parlare con le mie nonne delle mie attività di volontariato ed ero d'accordo con loro: quello che ricevevo era molto di più di quello che ero in grado di dare. Alcune di queste attività, come ad esempio rimuovere le macerie dopo un uragano, sono innegabilmente dure, dal punto di vista fisico ed emotivo. Ma moltissime altre, come sorvegliare i bambini durante le gite scolastiche, aiutare un bambino malato a fare un collage, leggere libri per persone che hanno perso la vista, partecipare insieme agli amici a una marcia per la raccolta fondi contro l'Aids, possono essere divertentissime. E il lavoro è qualcosa che eleva e che da una grande forza. Questo sabato, quando mi unirò a migliaia di americani durante il National Day of Service, penserò alle mie nonne. So che sarebbero orgogliose di vedere, in tutta l'America, la gente che tende la mano ai propri vicini, proprio come loro hanno insegnato a fare ai loro figli e nipoti”.
Mi appello a questa lettera, che vorrei fare mia e che vorrei che tutti facessero propria: far parte di una società non significa essere solo dei singoli componenti di essa, ma significa collaborare, aiutarsi, impegnarsi, lavorare. Il volontariato serve a fare ciò che le istituzioni non possono (e, a volte, non vogliono...) fare. Ci sono tanti modi per farlo: per l'ambiente, per la scuola, per la comunità, per le persone, per l'arte, ecc... L'importante è impegnarsi: dedicare, anche poche ore la settimana, a qualcosa di utile renderà felice te che lo hai fatto e soprattutto chi hai aiutato, e servirà a mantenere un livello sociale tale da permettere a tutti di vivere meglio. Questo mondo ha bisogno di volontari!!

martedì 5 aprile 2011

L'EDUCAZIONE CIVICA che non si insegna a scuola... - 2° parte

Lo scorso 15 marzo ho pubblicato la 1° parte di un libro dedicato all'EDUCAZIONE CIVICA: sono sempre dell'idea che nella scuola dovrebbe essere ripristinato l'insegnamento di questa materia, perchè (anche) con questa si formano gli uomini del domani. Continuo quindi con la pubblicazione di alcune parti del libro di educazione civica delle mie scuole medie, libro intitolato appunto "Educazione civica", scritto da Bianca Maria Ribetto (edito da Società Editrice Italiana di Torino nel 1985). La scorsa volta ho trattato la "Parte Prima - Vivere Insieme" del libro, ora tratto la Parte Seconda. PARTE SECONDA - Lavoro e società. Il lavoro viene considerato un dovere sociale, cioè un dovere che gli individui hanno nei confronti della società. Non a caso l'art. 1 della nostra cara Costituzione recita proprio: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". Ciò significa che i cittadini sono degni di rispetto e di considerazione non in quanto possiedono ricchezze, ma in quanto collaborano con il proprio lavoro, anche modesto, al benessere della società (così come recita l'art. 4 della stessa Costituzione). Il modo in cui gli uomini si organizzano per lavorare è molto importante, non soltanto perchè da esso dipende la produzione dei beni necessari, ma anche perchè esso determina i rapporti fra le persone all'interno della comunità. Si tratta di princìpi molto importanti: dobbiamo ricordare che siamo noi la società e siamo noi a far funzionare la società stessa. Con il lavoro l'uomo si procura il denaro con il quale acquista le cose o paga i servizi dei quali ha bisogno. Nella vita di tutti i giorni però l'uomo usa anche beni o servizi che, almeno apparentemente, non gli costano nulla: non paga ad esempio per usare una strada, non paga la lezione che riceve nella scuola statale, non paga l'uso della panchina ai giardini pubblici o il vantaggio dell'illuminazione stradale. Chi paga questi servizi? Siamo noi che li paghiamo, ne sosteniamo il costo tutti assieme tramite il pagamento delle tasse (proporzionate in base al proprio reddito). Ecco perchè pagare le tasse è così importante: le tasse servono a sostenere la società in cui viviamo e a far funzionare lo Stato, ricordate sempre che la società siamo noi. Tutti dobbiamo quindi pagare le tasse: chi evade le tasse fa un torto agli altri e alla società. Negli Stati moderni, che cercano di soddisfare sempre meglio le esigenze dei cittadini e di organizzare più adeguatamente i servizi, le spese crescono più rapidamente delle entrate e lo Stato spesso non è in grado di assolvere a tutti i suoi compiti. Questo accade anche in Italia, dove la situazione è aggravata sia dal fatto che talvolta il denaro pubblico è male amministrato e si compiono inutili sprechi, sia da una forte evasione fiscale: ci sono cioè nel nostro paese molti cittadini che si sottraggono al loro dovere di contribuire alle spese della collettività. Queste persone commettono un reato ai danni dello Stato, cioè di tutti i cittadini, perchè, pur usufruendo di tutti i vantaggi che derivano dal far parte di una comunità e utilizzando i servizi che essa fornisce, non contribuiscono a sostenerne le spese. Ciò significa che la collettività viene derubata ogni anno di una somma enorme: pensate quanti ospedali, quante scuole, quante cose potrebbero essere costruite con questo denaro! Credo che a questi princìpi non ci sia nulla da aggiungere. .. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Sia gli individui che lo Stato devono sempre avere presente che tutti i cittadini sono ugualmente degni di rispetto; che tutti allo stesso modo devono obbedire alle leggi; che tutti ugualmente possono esercitare il potere politico, cioè possono prendere parte alle decisioni che riguardano la vita della Nazione. Le decisioni politiche vengono in gran parte determinate da coloro che occupano posizioni di rilievo i quali, tra l'altro, possono servirsi della stampa e degli altri mezzi di informazione per indirizzare le opinioni dei cittadini. Questa disuguaglianza di potere è tanto più grande quanto più basso è il livello di partecipazione dei singoli cittadini all'attività della comunità e delle assoiciazioni democratiche in cui si articola la nostra società: i quartieri, i Comuni, i sindacati, i partiti politici, ecc... Partecipare all'attività di queste comunità significa contare di più, avere maggiori possibilità di influire sulle scelte politiche, non lasciare che siano pochi a decidere per tutti. Ma non sono in grado di esercitare il loro potere coloro che, per mancanza di un minimo di istruzione, non sanno far valere le proprie ragioni, difendere i propri interessi, prospettare soluzioni; coloro che vivono in una condizione di "ignoranza così grave da non essere neanche più uomini" (come disse don Lorenzo Milani). Questi ultimi princìpi mi hanno colpito molto, perchè, pur essendo stati scritti quasi 30 anni, sono perfettamente descrittivi della situazione attuale del nostro Paese: il potere in mano a pochi (i soliti), la politica trasformata in una casta, il controllo delle masse con i mezzi di informazione (TV e giornali), la diffusa ignoranza, le bugie, gli interessi personali. Abbiamo un grande mezzo (ormai uno dei pochi) che sono le elezioni politiche: spero che almeno alle prossime gli italiani sappiano cosa fare per poter ridare un pò di dignità a questo Paese...

domenica 28 novembre 2010

Cosa succede quando compriamo un libro?

Ho trovato un interessante editoriale di Stefano Mauri sulla rivista "Il libraio" nel numero di Natale 2010 (http://www.illibraio.it), intitolato appunto "Cosa succede quando compriamo un libro?". Riporto testualmente la parte iniziale dell'editoriale.
"I nostri soldi li incassa il libraio. Ne tiene poco più di un terzo, che gli basta appena per sostenersi. Il distributore ne tiene circa un decimo per pagare i costi di diffusione e dà il resto all'editore. L'editore ne dà circa un decimo all'autore e paga tutte le altre spese. Cioè le numerose persone che rendono possibile quel libro. Quando va bene, all'editore resta in tasca tra il 2 e il 5% del prezzo, che però ha già investito in un altro libro. Grazie alle royalties gli autori di maggior successo possono dedicare il loro tempo a scrivere. Grazie al loro libro un nuovo talento viene riconosciuto. Ho visto molti casi di successo passare da qui in vent'anni. Arriva un manoscritto che ci piace. E' come un seme. Si pubblica la prima opera. L'editore fa il possibile perchè i lettori ne capiscano il valore e l'importanza. Se il libro piace c'è il passaparola e il successo. Magari il libro vince un premio, l'auote diventa collaboratore di un quotidiano, di un periodico o va in televisione. L'editore si assicura i diritti dei prossimi libri che scriverà pagando nuovi e più lauti anticipi. Ecco che è nato un autore, cioè un pensatore indipendente che si guadagna da vivere con la sua opera, se vuole".
Un bel editoriale che riassume come funziona il mondo del libro, dalla scrittura di un'opera alla sua vendita. Inutile ricordare quanto importante sia leggere, dobbiamo leggere, di tutto, per arricchirci culturalmente, gli italiani poi ne hanno bisogno in particolare... Come dice lo stesso Mauri nel suo editoriale "Librai, agenti, editori e lettori appartengono a un mondo di libertà e curiosità che considera ancora i soldi uno strumento e non un fine. E che consente a spiriti creativi, indipendenti e intelligenti di esprimersi migliorando la nostra percezione del mondo e il nostro passaggio terrestre". Al contrario di quello che ormai succede nel mondo della musica, rovinata da interessi puramente commerciali...
E' proprio per confermare quanto scritto in precedenza che mi sento di consigliarvi un libro: si tratta di "Regole" (sottotitolo "Perchè tutti gli italiani devono sviluppare quelle giuste e rispettarle per rilanciare il paese"), scritto da Roger Abravanel e Luca D'Agnese, edito da Garzanti, pagg. 376, costo € 18,60. Mai come in questo periodo il nostro paese ha bisogno di regole, anzi di rispetto delle regole (che ci sono...). Il libro punta sul fatto che in Italia ci sono persino troppe leggi, norme e regolamenti (spesso anche complicate), che molte volte non vengono rispettate: chi non le rispetta viene spesso condonato o amnistiato, molti si adattano all'elusione di massa, e allora cosa si fa? Si creano altre leggi, più severe, che però non servono a niente: si crea un circolo vizioso dal quale l'Italia non riesce ad uscire e si blocca, perdendo credibilità (soprattutto all'estero). Ecco perchè bisogna mettere in vita un processo che porti i cittadini ad essere informati (correttamente...), partecipando alla definizione e al miglioramento delle regole anche basandosi su una scuola che deve formare i futuri uomini, diffondendo senso civico, rispetto delle regole, rispetto altrui, senso dello Stato.