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martedì 6 ottobre 2015
Umberto Eco (http://www.umbertoeco.it/) ha dedicato la sua rubrica del settimanale L'Espresso "La bustina di Minerva" dell'8 ottobre 2015 all'insulto. Meglio vedere cosa ne dice intanto il dizionario italiano al link http://www.treccani.it/vocabolario/insulto/.
Ebbene, il grande Umberto Eco ne ha scritto davvero un bel articolo, intitolato semplicemente "Sull'insulto", che consiglio di leggere al link http://espresso.repubblica.it/opinioni/la-bustina-di-minerva/2015/09/30/news/sull-insulto-1.232015. Ricordiamocelo prima di aprire la bocca a vanvera: l'educazione e il rispetto sono valori fondamentali.
domenica 3 febbraio 2013
Conosciamo la DISABILITA'
"La disabilità è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Il mondo della disabilità negli ultimi quarant'anni ha vissuto profonde trasformazioni e,a partire dagli anni '70, ha preso corpo un'azione di rinnovamento dei servizi e degli interventi a favore del disabile. Questa fase di mutamenti coincide con l'inizio di un progressivo decentramento delle competenze, che dallo Stato sono passate alle Regioni. Tanto che il cosiddetto processo d'inserimento dei portatori di handicap, oggetto delle politiche sociali di quegli anni è andato via via affinandosi, sino a diventare, oggi, un processo d'integrazione. Inoltre, tra i due termini inclusione sociale ed integrazione sociale va fatta un'importante distinzione:l’inclusione sociale può essere definita come la situazione in cui in riferimento ad una serie di aspetti multidimensionali, che permettono agli individui di vivere secondo i propri valori, le proprie scelte, di migliorare le proprie condizioni e rendono le disparità tra le persone e i gruppi socialmente accettabili. Con il termine integrazione sociale, si intende, invece, qualcosa di più profondo, come l’inserimento delle diverse identità in un unico contesto all’interno del quale non sia presente alcuna discriminazione. L’integrazione è intesa come il processo attraverso il quale il sistema acquista e soprattutto conserva un’unità strutturale e funzionale, quindi va concepita in termini di mantenimento dell’equilibrio interno del sistema attraverso processi di cooperazione sociale e di coordinamento tra i ruoli e le istituzioni. Quello di disabilità non è un concetto universale, ma molto spesso la sua definizione è legata al ricercatore e/o al tipo di ricerca che si sta effettuando. Non esiste attualmente, a livello internazionale, un'univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall'Assemblea generale il 25 agosto 2006". Maggiori informazioni sul sito http://it.wikipedia.org/wiki/Disabilit%C3%A0. Scrivo questo perchè apprendo una notizia da un articolo di Antonella Barina nel suo spazio Solidarietà dell'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 1° febbraio 2013, relativa al progetto “Diverso da chi? Per una nuova cultura del rispetto”. Si tratta di un progetto dell'Associazione culturale Controscena pensato per gli studenti delle scuole italiane tra i 7 e i 17 anni di età per informarli e renderli consapevoli sui diritti dei disabili. L'obiettivo è modificare la percezione della disabilità, aiutando i ragazzi a capirne i problemi ma anche la ricchezza, a lavorare sugli stereotipi, a conoscere le proprie paure inconsce: serve anche a combattere il bullismo che ancora è troppo diffuso, non solo nelle scuole ma anche in altri punti di incontro dei ragazzi come la palestra, la piscina, il campetto di calcio. Questo progetto prevede una serie di DVD (studiati per fasce d'età) per la proiezione di 15 corti incentrati su varie forme di disabilità come la cecità, la sordità, l'autismo, i problemi motori e mentali: ogni scuola può richiederli al sito http://www.diversodachi.it, e assieme ai DVD c'è anche una guida didattica per gli insegnanti (scaricabile dal sito di cui sopra) per far seguire alla proiezione dei corti delle discussioni in classe sul tema con esercizi, disegni e approfondimenti. Tutto questo sarà gratis: il progetto sarò finanziato dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. C'è un altro porgetto (ma questo a pagamento) del gruppo milanese “Quelli di Grock” (http://www.quellidigrock.it) che prevede (ma solo per le scuole lombarde) l'organizzazione di laboratori teatrali che integrano i film aiutando i bambini a calarsi nei panni dei disabili e scoprire nuovi modi per stare insieme.
Devo dire che si tratta di due gran belle iniziative, anche queste rientrabili nel campo dell'educazione civica: prima di tutto il rispetto degli altri e creare una società uguale per tutti, nella quale tutti hanno uguali diritti. Chiedo quindi personalmente al ministro dell'Istruzione di prendere in considerazione questo tipo di iniziative per farne una a livello nazionale, un progetto simile che rientri in tutte le scuole italiane, a conferma dei princìpi che indicavo nel mio post precedente dedicato allo studio della mafia nelle scuole.
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Etichette: diritti civili, disabili, disabilità, educazione civica, handicap, rispetto, scuola
lunedì 5 settembre 2011
GIOCHI PER IMPARARE A SALVARE IL MONDO
Continuo a ribadire quanto sia importante insegnare ai bambini il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente: in questo la scuola dovrebbe fare la sua parte più importante, tramite l'insegnamento dell'educazione civica, materia molto (troppo) spesso bistrattata dal Ministero per l'Istruzione e dalle stesse scuole. Ribadisco quindi ancora una volta l'assoluta importanza di reintrodurre l'insegnamento dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado: è a scuola che si formano le persone del domani!
Ora però più di qualcuno ha pensato di creare dei giochi per bambini ( e non solo!!) per insegnare loro giocando il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente, sensibilizzandoli sulla solidarietà, sulla natura, sul patrimonio artistico, sulle culture lontane, ecc...
Visto che il 2011 è l'Anno Internazionale delle Foreste, Greenpeace ha lanciato il progetto "Kids 4 Forests" per far scoprire agli alunni delle scuole elementari tutti i polmoni verdi del nostro pianeta. Così ha creato il gioco "Avventura con Tango", ovvero un orango che ti guida in un viaggio dall'Amazzonia all'Indonesia per insegnare come salvare il clima e la biodiversità: il gioco è acquistabile al costo di € 12 (+€ 8 di spese di spedizione) su http://www.greenpeace.it, viene portato nelle scuole che lo richiedono (tramite richiesta a giocacontango@greenpeace.org) da volontari che organizzano varie attività; poi alla fine ci sarà un concorso in cui ogni classe creerà un racconto o una canzone e chi vince va in tv.
La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha invece creato un gioco per computer che insegna ai bambini i segreti delle specie migratrici di primavera (si trova al sito http://www.springalive.net/it-it/springalive/Giochi) e un gioco dedicato ai segreti delle specie della montagna (si trova al sito http://www.unnuovovolo.it/Ti-sfido-tra-le-montagne).
Il WWF ha scelto una guida al turismo responsabile per i ragazzi con età compresa tra 8 e 14 anni: due personaggi, Berry ed Ele, con le loro esperienze faranno imparare ai ragazzi la protezione dell'ambiente, il rispetto delle persone, l'incontro con gli animali, gli acquisti intelligenti, gli spostamenti senza creare inquinamento, ecc...
Il CVS (Centro di Servizio per il Volontariato) di Napoli ha creato "Volando", una sorta di gioco dell'oca distribuito gratis alle scuole che lo richiedono (inviando richiesta a info@csvnapoli.it).
Mi rivolgo quindi alle scuole, a voi Presidi, a voi insegnanti, a voi alunni: portate questi giochi e queste esperimenti nella vostra scuola. Con un passaparola riusciremo a coprire tutto il territorio nazionale: io ho trovato queste informazioni nell'articolo "Quei giochi per imparare come si salva il mondo" della giornalista Antonella Barina, apparso nel suo spazio Solidarietà dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 20/05/2011, io lo riporto nel mio blog e voi che lo leggete lo portate nella vostra scuola suggerendolo ad altri. La scuola ha in questo una grande responsabilità: formare le persone del futuro, e lo può fare con l'educazione civica integrata con queste nuove forme di apprendimento.
Ora però più di qualcuno ha pensato di creare dei giochi per bambini ( e non solo!!) per insegnare loro giocando il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente, sensibilizzandoli sulla solidarietà, sulla natura, sul patrimonio artistico, sulle culture lontane, ecc...
Visto che il 2011 è l'Anno Internazionale delle Foreste, Greenpeace ha lanciato il progetto "Kids 4 Forests" per far scoprire agli alunni delle scuole elementari tutti i polmoni verdi del nostro pianeta. Così ha creato il gioco "Avventura con Tango", ovvero un orango che ti guida in un viaggio dall'Amazzonia all'Indonesia per insegnare come salvare il clima e la biodiversità: il gioco è acquistabile al costo di € 12 (+€ 8 di spese di spedizione) su http://www.greenpeace.it, viene portato nelle scuole che lo richiedono (tramite richiesta a giocacontango@greenpeace.org) da volontari che organizzano varie attività; poi alla fine ci sarà un concorso in cui ogni classe creerà un racconto o una canzone e chi vince va in tv.
La Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha invece creato un gioco per computer che insegna ai bambini i segreti delle specie migratrici di primavera (si trova al sito http://www.springalive.net/it-it/springalive/Giochi) e un gioco dedicato ai segreti delle specie della montagna (si trova al sito http://www.unnuovovolo.it/Ti-sfido-tra-le-montagne).
Il WWF ha scelto una guida al turismo responsabile per i ragazzi con età compresa tra 8 e 14 anni: due personaggi, Berry ed Ele, con le loro esperienze faranno imparare ai ragazzi la protezione dell'ambiente, il rispetto delle persone, l'incontro con gli animali, gli acquisti intelligenti, gli spostamenti senza creare inquinamento, ecc...
Il CVS (Centro di Servizio per il Volontariato) di Napoli ha creato "Volando", una sorta di gioco dell'oca distribuito gratis alle scuole che lo richiedono (inviando richiesta a info@csvnapoli.it).
Mi rivolgo quindi alle scuole, a voi Presidi, a voi insegnanti, a voi alunni: portate questi giochi e queste esperimenti nella vostra scuola. Con un passaparola riusciremo a coprire tutto il territorio nazionale: io ho trovato queste informazioni nell'articolo "Quei giochi per imparare come si salva il mondo" della giornalista Antonella Barina, apparso nel suo spazio Solidarietà dell'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 20/05/2011, io lo riporto nel mio blog e voi che lo leggete lo portate nella vostra scuola suggerendolo ad altri. La scuola ha in questo una grande responsabilità: formare le persone del futuro, e lo può fare con l'educazione civica integrata con queste nuove forme di apprendimento.
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domenica 4 settembre 2011
L'IMPORTANZA DEL "BUONGIORNO"
Un interessante articolo di Ilvo Diamanti, apparso sul quotidiano la Repubblica, di martedì 5 luglio 2011 (nello spazio R2Cult), mi ha colpito profondamente: si intitola "L'importanza del Buongiorno", così bello che dovrebbe diventare una lettura per le scuole (di ogno ordine e grado)! A proposito, il termine "buongiorno" fa parte del "Sillabario dei tempi tristi", recentemente scritto dallo stesso Ilvo Diamanti e pubblicato da Feltrinelli.
L'articolo del giornalista inizia così: "Da sempre ho l'abitudine di salutare, sempre, quando incontro qualcuno. L'ho appresa da bambino. Frutto di un'educazione tradizionale, si direbbe oggi. L'ho mantenuta fino ad oggi. Così, nei miei percorsi quotidiani saluto tutte le persone che incrocio... Quando incontro qualcuno, da solo, mi è difficile fingere di non vederlo. Distorgliere lo sguardo. Ma poi perchè? Allora saluto con un cenno, con un buongiorno". Potrebbe essere la descrizione di mè stesso!!!
Perchè la gente fa così fatica a salutare? Cosa c'è di tanto male nel salutare qualcuno. E non costa nessuna fatica. Come dice il giornalista, salutare chi si incontra serve a stabilire una relazione, un legame, niente di vincolante: la persona con cui si scambia un saluto non è più un "altro" ma è un "prossimo", un prossimo che non ti è più lontano solo fisicamente ma anche da un punto di vista emotivo e cognitivo. La persona che saluti diventa qualcuno che riconosci, anche se non lo conosci. Come dice Diamanti "Qualcuno che, a sua volta, ti riconosce, per reciprocità. Un quasi prossimo. Un non estraneo. Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio". Come ha scitto Luigi Zoia, il prossimo è morto da tempo, perchè è stato sostituito da surrogati elettronici che offrono mediazioni mediatiche infinite (come le definisce lo stesso Diamanti), che promuovono rapporti indiretti e impersonali, apatici invece cche empatici. L'era di internet, dei cellulari e di Facebook ha purtroppo fatto isolare le persone dietro un congegno elettronico che ha fatto loro dimenticare che prima di tutto siamo persone che provano dei sentimenti, del rispetto, della gratitudine verso i propri simili.
Non capisco questa difficoltà nel salutare chi si incontra per strada, negli uffici, alla posta, nel negozio: io mi sento quasi emozionato nel salutare chi incontro e ancor di più emozionato quando incontro qualcuno (pochi) che mi salutano per primi. Ti cambia la giornata, l'umore, sai di non essere solo in questa vita frenetica: è una questione di buona educazione, ma soprattutto per instaurare con chi incontri un legame che un domani potrà esserti di aiuto in un momento di difficoltà. Siamo persone, che possiamo aver bisogno di chiunque, un domani. Urge in questa deriva della società un maggior potere della scuola nell'insegnamento della tanto agognata educazione civica: è a scuola che si formano le persone del domani, e bisogna quindi mettere la scuola in condizione di poter intervenire su questa "deriva democratica" (in cui si inserisce anche la mancanza di educazione).
L'articolo del giornalista inizia così: "Da sempre ho l'abitudine di salutare, sempre, quando incontro qualcuno. L'ho appresa da bambino. Frutto di un'educazione tradizionale, si direbbe oggi. L'ho mantenuta fino ad oggi. Così, nei miei percorsi quotidiani saluto tutte le persone che incrocio... Quando incontro qualcuno, da solo, mi è difficile fingere di non vederlo. Distorgliere lo sguardo. Ma poi perchè? Allora saluto con un cenno, con un buongiorno". Potrebbe essere la descrizione di mè stesso!!!
Perchè la gente fa così fatica a salutare? Cosa c'è di tanto male nel salutare qualcuno. E non costa nessuna fatica. Come dice il giornalista, salutare chi si incontra serve a stabilire una relazione, un legame, niente di vincolante: la persona con cui si scambia un saluto non è più un "altro" ma è un "prossimo", un prossimo che non ti è più lontano solo fisicamente ma anche da un punto di vista emotivo e cognitivo. La persona che saluti diventa qualcuno che riconosci, anche se non lo conosci. Come dice Diamanti "Qualcuno che, a sua volta, ti riconosce, per reciprocità. Un quasi prossimo. Un non estraneo. Un cenno di saluto serve, dunque, a tracciare un perimetro dentro il quale ti senti maggiormente a tuo agio". Come ha scitto Luigi Zoia, il prossimo è morto da tempo, perchè è stato sostituito da surrogati elettronici che offrono mediazioni mediatiche infinite (come le definisce lo stesso Diamanti), che promuovono rapporti indiretti e impersonali, apatici invece cche empatici. L'era di internet, dei cellulari e di Facebook ha purtroppo fatto isolare le persone dietro un congegno elettronico che ha fatto loro dimenticare che prima di tutto siamo persone che provano dei sentimenti, del rispetto, della gratitudine verso i propri simili.
Non capisco questa difficoltà nel salutare chi si incontra per strada, negli uffici, alla posta, nel negozio: io mi sento quasi emozionato nel salutare chi incontro e ancor di più emozionato quando incontro qualcuno (pochi) che mi salutano per primi. Ti cambia la giornata, l'umore, sai di non essere solo in questa vita frenetica: è una questione di buona educazione, ma soprattutto per instaurare con chi incontri un legame che un domani potrà esserti di aiuto in un momento di difficoltà. Siamo persone, che possiamo aver bisogno di chiunque, un domani. Urge in questa deriva della società un maggior potere della scuola nell'insegnamento della tanto agognata educazione civica: è a scuola che si formano le persone del domani, e bisogna quindi mettere la scuola in condizione di poter intervenire su questa "deriva democratica" (in cui si inserisce anche la mancanza di educazione).
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Unknown
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1:32 PM
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