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domenica 7 novembre 2010

Così l'edilizia è selvaggia!

Questo è il titolo di un articolo di Francesco Erbani sul quotidiano la Repubblica di giovedì 4 novembre 2010, dedicato all'uscita di un libro dell'urbanista Paolo Berdini intitolato "Breve storia dell'abuso edilizio in Italia. Dal ventennio fascista al prossimo futuro" (pubblicato da Donzelli, pagg. 166, costo € 16,50). Un libro in cui l'urbanista spiega i motivi che nei decenni hanno spinto gli italiani all'abuso edilizio, che addirittura dal Lazio in giù è diventato un modo di essere dell'attività edilizia (quasi come parcheggiare l'auto in seconda fila!).
Partiamo da alcune cifre. Dal 1948 ad oggi sono stati realizzati ben 4.600.000 edifici abusivi, il che vuol dire una media di 74.000 ogni anno (203 al giorno), nei quali vivono oggi circa 6 milioni di persone!!! IMPRESSIONANTE! Quasi la metà degli abusi edilizi è stata commessa al Sud Italia (se aggiungiamo il Lazio si arriva al 64%!). Quando nasce l'abusivismo? Nasce durante il Fascismo (ma forse addirittura prima): esplode però negli anni '50, nell'immediato dopoguerra che vedeva il nostro paese uscire distrutto dalla seconda guerra mondiale, probabilmente per il mancato intervento pubblico allora nell'edilizia che mettesse a disposizione case a prezzo contenuto (non era ancora esploso il boom economico). Come sostiene Berdini, questo però non doveva essere l'unica spiegazione, ma ce ne dovrebbe essere stata anche una geografica visto che sin da allora l'abusivismo si era concentrato soprattutto al Sud e non omogeneamente in tutto il territorio italiano (omogeneamente era invece uscito distrutto economicamente dalla guerra). Si parte dall'abusivismo cosiddetto "familiare" (chi costruisce l'edificio abusivo per la propria famiglia) diffuso nell'immediato dopoguerra, fino ad arrivare all'abusivismo cosiddetto "economico" degli anni '60-'70 (sulla necessità dei più deboli piomba la speculazione che lottizza, costruisce e vende senza richiedere nessuna licenza edilizia). Dalla fine degli anni '70 (e ancor più nei decenni successivi) l'abusivismo diventa di "pura valorizzazione", che consiste nella costruzione delle famigerate seconde case (a fine di capriccio) in aree ove non si potrebbe costruire perchè ad alto valore paesaggistico o a rischio idro-geologico (come la campagna romana, la valle dei Templi di Agrigento, le coste siciliane, campane, sarde e calabresi, le aree fragili di Sarno e del Messinese, il Vesuvio, le isole minori tra cui Ischia, ecc...).
Abusivismo edilizio è non solo costruire dove non si può, ma è anche (e soprattutto) un pericolo costante per il dissesto idro-geologico, per l'aumento delle frane, per la perdita di valore del nostro paesaggio, per lo svuotamento dei centri storici delle città e la conseguente sempre maggiore urbanizzazione, per gli scarichi fognari illegali, per l'inquinamento. Ma tant'è: l'italiano è sempre stato poco inlcine al rispetto delle regole: in Europa è diffuso un "patto sociale riconosciuto" per cui la pianificazione urbanistica è accettata dalle autorità pubbliche, dagli operatori economici e dai cittadini. In italia invece non vige questo patto, ma anzi vige un patto non scritto fra chi amministra e chi è amministrato tendente a non rispettare le regole perchè si considera l'edificare come un diritto proprio inseparabile dal possesso del suolo.
In tutto questo i famigerati condoni edilizi hanno avuto un ruolo devastante: ne sono stati fatti tre (nel 1985, nel 1994 e nel 2004), che hanno messo nella testa delle persone il principio che la sanatoria edilizia è un normale sistema di governo del territorio (infatti nei decenni gli abbattimenti di illeciti edilizi sono stati davvero una miseria). Proprio in questi giorni sto leggendo il libro di Roberto Ippolito "Il Bel Paese maltrattato: viaggio tra le offese ai tesori d'Italia" (edito da Bompiani, pagg. 380, costo € 18,00), nel quale il capitolo 3° "La pretesa della legalità" è dedicato all'abusivismo edilizio soprattutto nell'isola di Ischia, dove raggiunge percentuali inqualificabili, che purtroppo a cadenza regolare comporta frane e dissesti idro-geologici con perdita di vite umane. Da pelle d'oca...
Concludo citando (perchè condivido pienamente) la parte terminale dell'articolo di Erbani: "L'abusivismo è destinato a continuare perchè la pratica dei condoni non si è arretrata. E l'esperienza insegna che i condoni non occorre farli, basta prometterli per scatenare la corsa al mattone illegale". Anche qui lo Stato ha le sue pesanti responsabilità, sia per i condoni edilizi permessi sia per la mancanza di controlli e di prevenzione, permettendo lo sfascio del territorio e la perdita di vite umane. Praticamente un non-Stato del quale vergognarsi.

venerdì 16 luglio 2010

Ecomostri e dintorni

Oliviero Toscani (noto fotografo) e Salvatore Settis (direttore della Normale di Pisa) hanno promosso un appello da diffondere ai giovani, alle scuole, agli ambientalisti ed anche agli appassionati di fotografia. L'appello è: “Fate un clic contro il degrado urbano, gli scempi edilizi e e le brutture delle nostre città”. Il progetto si chiama “Nuovo paesaggio italiano” e consiste nel raccogliere foto di coloro che vorranno documentare il degrado urbanistico e paesaggistico della propria zona.
Tutte le foto saranno raccolte nell'archivio Toscani e verranno esposte in mostre organizzate nelle principali città italiane. Per informazioni andate al sito http://www.nuovopaesaggioitaliano.it
Anche così si riuscirà a denunciare quegli ecomostri e quelle brutture che molti amministratori non vogliono vedere: avete quindi la possibilità di diventare relatori denunciando l'urbanizzazione selvaggia e l'abusiva, per combattere la speculazione edilizia e contribuire alla difesa del nostro fragile territorio. Facendo sentire la propria voce, gli amministratori non potranno restare indifferenti.
Certo non sarà semplice: soprattutto quando succedono cose che ti lasciano a bocca aperta, come questa che ora vi espongo. È il caso dell'ecomostro di Alimuri, sulla penisola sorrentina, in Campania (c'è un blog apposta su questo ecomostro, ovvero http://blog.verdenero.it/tag/ecomostro-alimuri/). Cosa è successo? E' successo che tre anni fa è stato siglato un accordo tra l'allora ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli con la Regione Campania, col Comune di Vico Equense e con la Sa.An. (proprietaria dell'ecomostro), in base al quale l'edificio doveva essere demolito entro il 31 ottobre 2007 ma con la possibilità per la stessa società proprietaria di costruire un altro albergo della stessa volumetria di quella demolita in un'altra parte del Comune di Vico Equense (volume di circa 18.000 mc). E con la metà del costo di demolizione accollato (per metà ciascuno) tra il Ministero e la Regione. Già allora però qualcosa sapeva di bruciato, si voleva evidentemente non danneggiare la proprietà (nella società proprietaria figurava Anna Normale, moglie di Andrea Cozzolino, allora assessore regionale del PD ed oggi eurodeputato....). Il solito impasto italiano... Ed oggi? Sono passati tre anni e l'ecomostro è ancora lì! Antonio Palagiano dell'Italia dei Valori ha chiesto un'interrogazione parlamentare ai ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali per sapere quale siano le loro iniziative per garantire la demolizione dell'ecomostro: ma ho paura che l'ecomostro resterà lì....

domenica 20 giugno 2010

MESSINA: se l'alluvione non ha insegnato NIENTE...!

Ci risiamo: ogni qualvolta un evento alluvionale o franoso interessa un angolo del nostro paese, seguono dichiarazioni rassicuranti delle autorità sul fatto che si sarebbe combattuto contro l'uso indiscriminato e scellerato del territorio. Lo scorso mese di ottobre 2009 un'alluvione aveva imvestito una piccola parte del territorio messinese della costa ionica (area di Giampilieri): certo, le precipitazioni erano state eccezionali, con punte di 300-400 mm d'acqua scaricati in pochissime ore, tuttavia l'uso illecito che l'uomo ha fatto del territorio ha portato alla catastrofe con la morte di 31 persone (oltre a 6 dispersi e danni incalcolabili). Tutto questo per mancata pulizia dei corsi d'acqua, disboscamento dei pendii, non esecuzione delle opere di rafforzamento idrogeologico, abusivismo edilizio e, ancor peggio, concessioni edilizie rilasciate laddove non si potrebbe costruire.
Sono passati neanche 9 mesi e... NON E' CAMBIATO NIENTE! Da un'indagine di Paolo Casicci (intitolata "A Messina hanno inventato il sacco edilizio legale") pubblicata sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 18 giugno 2010, scopro che tre palazzine stanno sorgendo su un pendio scosceso del quartiere Annunziata di Messina e che, a monte, un muro di contenimento è stato spezzato dalle piogge invernali (senza essere riparato...); scopro che poco più a nord, sempre a Messina, sul fiume Trapani una ditta sta sbancando parte del terreno adibito ad area verde per compensare il notevole carico di alcune palazzine in costruzione su un altro pendio; scopro che da gennaio 2010 ad oggi sono state avanzate ai Comuni ben 47 richieste di "Permesso di Costruire" per nuovi residence e villaggi sparsi sui pendii dei Monti Peloritani e lungo le 51 fiumare cittadine che degradano verso il mare. L'importante è che questi nuovi residence abbiano "vista mare"... Alcune denunce sono state fatte dall'Associazione Mediterranea per la Natura (http://www.migrazione.it/).
Davvero incredibile come l'interesse economico sia davvero più importante non solo del rispetto dle nostro territorio, ma addirittura della vita umana! E questo grazie alla legge urbanistica siciliana e al menefreghismo degli uffici tecnici comunali: tale legge prevede infatti il silenzio-assenso nel caso in cui, passati 120 giorni, il Comune non si esprima su una richiesta di "Permesso di Costruire". E spesso non si esprime: per mancanza di tempo? Mah... Molto probabilmente per corruzione e tangenti che vengono fatte circolare nei Comuni... Naturalmente non sono tutti corrotti: Giuseppe Corvaja, assessore all'Urbanistica del Comune di Messina, parla di "piano sregolatore" ed ora ha intimato la revisione di alcune concessioni rilasciate troppo frettolosamente (o non rilasciate...). Si sta consumando un "sacco edilizio legale" con cui la mafia ricicla il denaro.
Come può essere che il Piano Regolatore Comunale preveda (perchè così è stato approvato!) delle zone di completamento edilizio (ove quindi poter costruire) su intere aree di collina, sapendo che quei pendii sono instabili (senza quindi fare opere per rinforzarli)? Come è possibile che vengano previste aree lottizzabili in zone a forte rischio idrogeologico? E' normale secondo voi che in una città in continuo calo demografico si continuino a costruire edifici residenziali? C'è una sola risposta a tutte queste domande: il denaro, sporco maledetto denaro. Alla prossima alluvione, intanto, morirà qualche altro innocente, ma coloro che continuano a costruire ove non si potrebbe contunueranno a farlo perchè sono così animali che questo termine è un'offesa per gli animali veri! Tanto poi arriva qualche condono...

venerdì 19 febbraio 2010

ITALIA CHIUSA PER FRANE!!!

Sembra una battuta ma in realtà è proprio quello che sta accadendo. Abbiamo tutti negli occhi le terribili immagini delle frane che a più riprese hanno colpito in questi ultimi giorni alcune località della Sicilia e della Calabria: immagini davvero incredibili, che mostrano (come nel caso calabrese) la frana che letteralmente scende giù a valle! Terrificante!
La cronaca dei fatti ormai la conosciamo. Snoccioliamo ora alcuni dati relativi al terribile dissesto idrogeologico italiano. Negli ultimi 50 si sono verificate ben 470.000 frane (più o meno gravi), di cui 11.000 molto gravi: assieme ad alluvioni e terremoti, hanno causato ben 3.500 morti (ovvero 6 morti al mese!). Tra le frane più gravi ricordiamo quella che nel Salernitano causò 297 morti nel 1954, quella del Vajont (con conseguente crollo della diga) che nel 1963 causò 1.817 morti, quella della Val di Stana del 1985 che causò 269 morti, fino a quella di Sarno (e dei comuni limitrofi) del 1998 che causò 153 morti. E i danni? Incalcolabili! Dal 1994 al 2004 sono stati ben 21 i miliardi spesi dallo Stato per riparare i danni più gravi provocati da frane, alluvioni e terremoti, mentre per i danni più lievi lo Stato ha speso 1,5 miliardi di euro all’anno!!! Buona parte del paese poi è a rischio idrogeologico: ben 5.596 comuni su un totale di 8.101 (pari al 70%)!!! Tutti questi dati sconcertanti sono stati rilevati dall’ultimo “Rapporto sulle frane in Italia” realizzato dall’ex Apat, Regioni e Province autonome, nonché in base ai dati dell’Associazione Nazionale delle Bonifiche.
Il clima (nel senso di tempo meteorologico) ci sta probabilmente mettendo del suo: fenomeni localizzati molto intensi (come piogge monsoniche dell’ordine di 300-400 mm d’acqua in pochissime ore) stanno mettendo a dura prova un territorio di per sé già molto instabile. Tuttavia, la maggior responsabilità è dell’uomo e, soprattutto, dello Stato. Le cause di questo dissesto idrogeologico? Eccole:
  • disboscamento: negli anni sono stati divelti boschi interi per lasciare spazio a pascoli o ad aree urbanizzate, ma sono le radici degli alberi che tengono unito il terreno. Se mancano gli alberi il terreno è molto più instabile;
  • urbanizzazione sfrenata: si è costruito (legalmente) su terreni che poi nel tempo non si sono rivelati idonei a sostenere edifici. Perché non si è verificato prima? Perchè continuare a costruire quando la richiesta non c'é? Mistero italiano: beh, mica tanto mistero, solo soldi, soldi, soldi!
  • abusivismo: si è costruito illegalmente su aree dove era vietata l’edificazione. In questo hanno colpa le autorità, che non hanno impedito queste edificazioni (e poi non hanno fatto niente per rimediare), e gli stessi residenti, che hanno costruito ben sapendo che lo stavano facendo su terreni non idonei e a rischio;
  • incuria istituzioni: negli anni lo Stato è sempre intervenuto per riparare i danni e quasi mai per fare opere che evitino il rischio.
È proprio su quest’ultimo punto che mi vorrei soffermare: dai dati che ho citato prima, nel solo decennio 1994-2004 lo Stato ha speso ben 21 miliardi di euro per riparare i danni più gravi causati da frane, alluvioni e terremoti. Ribadisco: per riparare, non per prevenire. Ad ogni frana ci si chiede come mai non siano state fatte le dovute opere di prevenzione (consolidamento dei pendii, terrazzamenti, rimboschimento, pulizia degli alvei dei fiumi, abbattimento degli edifici abusivi, controllo dell’edificazione sul territorio): però dopo non se ne parla più e lo Stato non fa niente altro, in attesa dei morti della tragedia successiva. Perché non si investe sul territorio? In occasione dell’alluvione del Messinese di ottobre 2009, la Protezione Civile aveva calcolato in circa 25 miliardi di euro la somma necessaria per sistemare l’intero territorio italiano e preservarlo dal dissesto idrogeologico. Sono tanti? Certo, sono tanti: però vedo che il governo Berlusconi per le centrali nucleari alcune decine di miliardi di euro li trova fuori (quando se ne potrebbero investire molti meno sul fotovoltaico, avendo gli stessi risultati), vedo che il governo Berlusconi per il Ponte di Messina alcuni miliardi di euro li trova fuori, vedo che il governo Berlusconi per la Protezione Civile (e l’organizzazione di un’infinità di eventi) centinaia di milioni di euro li trova fuori. E la vita umana? La vita umana vale meno del Ponte di Messina? La vita umana vale meno del nucleare? Una sola cosa posso pensare: che le vite umane valgono meno della campagna elettorale, e quindi della sete del potere che attanaglia il Sultano (come lo chiama il caro Giorgio Bocca). Con che coraggio si continua a parlare del Ponte di Messina quando alle sue spalle ci sono due regioni che stanno franando? Il fatto è che il Ponte di Messina alle elezioni (ora le Regionali) paga…

sabato 30 gennaio 2010

ABUSIVISMO EDILIZIO E IPOCRISIA...

Proprio in questi giorni ad Ischia si sono verificati violenti scontri tra alcuni abitanti del luogo e i poliziotti mandati per consentire la demolizione di una villetta abusiva. Infatti, un provvedimento firmato dai pm Antonio D’Alessio e Aldo De Chiara previsto la demolizione di un edificio abusivo ad un solo piano, di 70 mq: all’arrivo della ruspa alcuni abitanti del posto sono insorti contro la demolizione e ne è scaturita una manifestazione violenta in cui sono rimasti feriti alcuni poliziotti mandati sul posto per consentire la demolizione. Una signora del luogo, intervistata da un TG nazionale, afferma che la colpa di questo è delle istituzioni che negli anni non ha permesso di costruire in certi luoghi. Sì, avete letto bene: i residenti hanno costruito perché nel tempo le istituzioni hanno sempre vietato a loro di costruire e loro avevano bisogno di costruire! INCREDIBILE!!! Poi però viene giù una frana, come successo poche settimane fa, investe questi edifici, ci scappa il morto e poi si pretende che lo Stato paghi. Eh no cari miei, qui non ci siamo proprio.
Certamente lo Stato ha le sue colpe profonde quando non destina denaro pubblico a sufficienza per la difesa del territorio e quindi per mettere in sicurezza alcuni luoghi, ed hanno le loro colpe anche le istituzioni (dallo Stato al Comune) quando non viene attuata una vera politica urbanistica, quando si permette di costruire legalmente su terreni dove non si potrebbe, quando manca un’attività di sorveglianza e di controllo per impedire che le opere abusive arrivino a compimento. Ma non dobbiamo però dimenticare le colpe dei cittadini: è il cittadino incoerente che si ostina a voler costruire su zone dove è vietata la costruzione, su terreni dissestati, sui letti dei fiumi, nei pendii fragili: poi però ci si lamenta se una frana distrugge la propria abitazione e ci scappa il morto.
Una politica di salvaguardia del cittadino e del territorio va fatta e condotta da ambo le parti, dalle istituzioni e dai cittadini, altrimenti se lo fa una sola parte non se ne verrà mai fuori. Ci sono ad Ischia centinaia di case abusive, ed è ora di demolirle (e così si dovrà fare in tutta Italia): si devono demolire per evitare il degrado completo del territorio, si devono demolire per garantire la sicurezza delle altre costruzioni limitrofe, si devono demolire per la semplice incolumità di che le abita. Lo Stato deve garantire l’incolumità dei suoi cittadini: altrimenti facciamo un accordo, ovvero voi residenti rimanete nelle vostre case abusive ma alla prossima frana silenzio e non pretendere un solo centesimo di euro per la ricostruzione!
È arrivato il momento di fare il pugno duro. Ha ragione l’assessore regionale campano all’Urbanistica Gabriella Cundari quando sostiene che “il continuo ricorso da parte del governo alla procedura del condono ha abituato la gente a costruire in modo abusivo con la certezza che dopo pochi anni sarebbe giunta la norma risanatrice”. Parole sante!!! E come risponde il governo? Al Senato è stato fatto in questi giorni un emendamento al decreto Milleproroghe (firmato dai pidiellini Carlo Sarro e Vincenzo Nespoli, ma appoggiato anche da alcuni esponenti PD…) il quale vorrebbe riaprire il condono edilizio fino al 31 dicembre 2010 per poter condonare gli abusi realizzati fino al 31 marzo 2003 anche su beni ambientali e paesaggistici, in barba ad ogni norma possibile!!! SCELLERATI. Lo ricordate Berlusconi nell’ultima campagna elettorale per le politiche 2008? “Mai più nessun condono edilizio” disse. Eh sì… Già il “Piano casa”, voglio dire… non è stato un gran atto per il nostro territorio, visto che si può costruire in deroga alle normative vigenti: se ora passasse anche il nuovo condono…
Le colpe sono di tutti, amministrazioni e cittadini, ma basta essere incoerenti: i Comuni tornino (o meglio dire, comincino) a fare una seria politica di controllo del territorio (un edificio abusivo non si fa in una settimana, possibile che edifici enormi non vengano visti durante la loro costruzione?), ma allo stesso tempo i cittadini si rendano consapevoli che se in un luogo non si può costruire un motivo c’è e va rispettato. Ed ora avanti con le demolizioni!

martedì 6 ottobre 2009

TRAGEDIA DI MESSINA: la colpa è SOLO dello Stato!

Abbiamo visto tutti in questi giorni le orrende immagini della distruzione che ha colpito alcune zone della parte ionica della provincia di Messina: non ci sono parole in merito. Ma è stata colpa solo del clima? Credo proprio di no… Vediamo perché.
Premetto che si è trattato senza ombra di dubbio di un evento meteorologico eccezionale: una insidiosa perturbazione ha attraversato la Sicilia da ovest verso est e nel suo percorso ha richiamato correnti sciroccali da sud-est che sono andate a sbattere contro le montagne messinesi poste parallelamente alla costa e perpendicolarmente a tali correnti: sbattendo contro le montagne, si sono sollevate condensando in precipitazioni. Una situazione altamente esplosiva: si stima che su Giampilieri siano caduti dai 300 ai 350 mm d’acqua in appena 3-4 ore!!! Significa 300-350 litri d’acqua per ogni metro quadrato di territorio in poche ore: fate un pò voi i conti di quanta acqua si è incuneata in quel torrente…
Ciò premesso, dobbiamo dire che un fenomeno simile non può comportare il disfacimento di una montagna!!! Sono molteplici le concause di questa immane tragedia, che voglio riassumere così:
  • disboscamento: abbiamo visto nelle immagini televisive molte montagne messinesi prive di vegetazione. In seguito agli incendi estivi (che puntualmente si verificano ogni anno) tali montagne si sono venute a trovare senza alberi (anche per far posto a prati da pascolo…), che proprio con le loro radici tengono a freno i pendii montuosi. Perché queste montagne non sono state rimboscate?
  • dissesto idrogeologico: ammettiamo che non si sia voluto rimboschire, perché però non si è almeno provveduto a rinforzare questi pendii? Bastavano alcuni terrazzamenti, alcuni muretti o terrapieni per rafforzare i pendii. Perché non sono stati fatti?
  • pulizia dei torrenti: abbiamo visto nelle immagini il torrente della valle per certi tratti tombinato. Come può restare tombinato un fiume del genere, a regime torrentizio e per tale motivo soggetto a piene improvvise (anche se secco per la maggior parte dell’anno)? Eppure periodicamente si verificano eventi precipitativi come quello appena successo. Perché poi questi fiumi non vengono puliti da alberi, tronchi, detriti e quant’altro, che non fanno altro che ostacolare il regolare deflusso dell’acqua? Per non parlare di bar, campeggi, ecc... che vi sorgono nei letti di questi torrenti!
  • abusivismo: perché nessuna amministrazione ha mai il coraggio di far abbattere gli edifici abusivi e hanno invece il coraggio di condonarli? Gravissimo se vengono condonati, ma gravissimo anche se sono abusivi perché significa che manca il controllo del territorio da parte delle autorità. Perché questo non si fa mai?
  • urbanizzazione selvaggia: come si fa a costruire sempre e comunque vicinissimo a fiumi e torrenti o addirittura su di essi? Chi autorizza ciò? O chi non controlla? E un P.R.G. come fa a permetterlo?
Sono questi 5 problemi che portano a questi disastri: basta che se ne verifichi anche uno soltanto per portare a morte e distruzione. Ad esempio, se i pendii delle montagne dietro Giampilieri fossero stati messi in sicurezza non sarebbe successo questo disastro!
E qui scattano le colpe: le colpe sono delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali che continuano a non effettuare queste opere di messa in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico. E perché non lo fanno? Lo promettono per la campagna elettorale ma arrivati al sodo mancano… i fondi! E qui scatta la colpa a monte di tutto ciò: i tagli statali ai finanziamenti!!! La colpa, ragazzi miei, è solo dello STATO!!! È colpa di tutti quei governi che continuano a tagliare su cose indispensabili alla salvaguardia delle vite umane: per ultimo l’attuale governo Berlusconi. L’enorme debito pubblico italiano ha radici ben lontane e di questo ne risentiremo per sempre, ma come si fa (dopo aver tolto l’ICI ai comuni!!) non fornire finanziamenti ai poveri enti locali? E con quale coraggio, dinnanzi ad una disgrazia del genere, il ministro Altero Matteoli proprio in questi giorni parla nuovamente del Ponte sullo Stretto dicendo che a dicembre partiranno i lavori? Prima si mette in sicurezza il territorio italiano, poi eventualmente col tempo se ci saranno fondi si farà il Ponte (sempre se necessario…, ma qui entriamo in altro discorso). Purtroppo con l’avvento di Berlusconi in politica, l’Italia è in continua campagna elettorale: il Ponte sullo Stretto sarà un bel biglietto da visita per le prossime elezioni e per quei poveretti che continueranno a votarlo Berlusconi, però intanto decine di persone perdono la vita senza averne NESSUNA colpa. E ne dico un’altra: come già detto da Berlusconi in questi giorni, si provvederà a ricostruire i paesi danneggiati da un’altra parte. Ma vi sembra questa la soluzione del problema? Invece di ridare al paese distrutto la sicurezza perduta e permettere alla gente di rientrare nei loro luoghi natii, si preferisce costruire altrove: non basterebbe rinforzare le montagne? Eh no, vuoi mettere quanto belle sono le casette nuove stile L’Aquila, le casette attira-voti?
Il problema, insomma, è sempre la mancanza di soldi: ecco perché si prosegue sempre con i condoni e si continua a costruire selvaggiamente ovunque. Tanto della vita dei poveri cittadini non interessa niente a nessuno. Una recente valutazione di Bertolaso della Protezione Civile stima in 25 miliardi di euro la somma necessaria per mettere in sicurezza le aree a dissesto idrogeologico in tutta Italia: vi sembra sensato spendere miliardi di euro per costruire il Ponte sullo Stretto?
Cari miei, è giunto il momento che scattino gli ERGASTOLI: gli ergastoli per i responsabili di queste perdite di vite umane, per i responsabili di questi OMICIDI, perché di omicidi si tratta. Amministratori locali, provinciali, regionali e soprattutto statali: è ora che qualcuno paghi seriamente, con l’ergastolo, perché solo l’ergastolo può punire un menefreghismo del genere che porta solo alla morte. Voglio proprio vedere come andrà a finire…

giovedì 10 aprile 2008

ABUSIVISMO: piaga italiana...

Sul quotidiano La Repubblica di ieri mercoledì 9 aprile 2008 ho trovato questo bellissimo articolo "bonsai" a cura di Concita De Gregorio, che trovo perfetto per descrivere la piaga dell'abusivismo che interessa l'Italia ormai da decenni. Ve lo riporto integralmente:
Direi assolutamente rispondenti all'attualità le ultime battute dell'articolo. Purtroppo, per coloro che si battono contro l'abusivismo e soprattutto in difesa del territorio italiano non si sta aprendo un buon periodo...

mercoledì 20 febbraio 2008

“Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” a forte rischio…

Mi fa molto piacere aver letto ieri sul quotidiano La Repubblica un articolo di Giovanni Valentini intitolato “Giù le mani dal paesaggio”, col quale concordo perfettamente visto che le cose da lui scritte le sostengo anch’io da parecchio tempo (avendovi dedicato vari post). Nel mio precedente post, in merito a tale argomento, riportavo che era arrivata la tanto attesa e promessa (dal ministro Rutelli) riforma del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, predisposta dallo stesso Rutelli e varata in extremis dal Governo Prodi (uscente), alla quale lo stesso Valentini aveva dedicato un articolo sempre su La Repubblica: tuttavia manca ancora l’approvazione definitiva del nuovo Codice e il tempo stringe, visto che mancano meno di due mesi alle elezioni e, se quest’ultime fossero vinte dal centro-destra berlusconiano, il Codice rischierebbe la distruzione. L’ho detto tante volte e sono contento che personaggi di spicco (come Valentini) lo sottolineino spesso; in forza di una legge-delega già prorogata di due anni, il termine ultimo per ratificare il provvedimento scade il prossimo 1° maggio, e se vincesse il centro-destra…
Si tratta di una riforma importante: fondato sull’art. 9 della Costituzione, secondo il quale La Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione”, il Codice prevede una cosa molto importante ovvero una pianificazione congiunta tra Stato e Regioni per l’elaborazione dei piani paesaggistici, subordinati al parere vincolante delle Sovrintendenze su qualsiasi intervento urbanistico o paesaggistico che incida su territori vincolati: in poche parole, il potere sul paesaggio affidato alle Regioni dalla legge sul federalismo (di bossiniana memoria) ritorna ora allo Stato, com’è giusto che sia e come prevede la Costituzione. Troppe cose durante il Berlusconi II sono state fatte contro la Costituzione: le Regioni, avendo il potere decisionale sul territorio e sul paesaggio, hanno fatto di tutto e di più (e quasi sempre male), arrivando alla deturpazione e alla speculazione che è sotto gli occhi di tutti, tanto prima o poi arriveranno i condoni (ah, nella puntata di “Porta a Porta” di martedì 12 febbraio 2008 su RAI1 Berlusconi ha ribadito che i condoni non sono così male… in pratica ha già spiegato metà politica economica di un suo possibile, e probabile, futuro governo). Ora, con la riforma del Codice, la competenza esclusiva sulla tutela del paesaggio ritorna allo Stato, anche in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n° 367/2007 del novembre scorso. Diamo merito di questa riforma del Codice ad una commissione di esperti presieduta dal professor Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa.
Tuttavia c’è un altro problema: prima dell’approvazione definitiva da parte del governo uscente, il Codice deve ottenere i pareri consultivi della Conferenza Stato – Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari (Cultura e Ambiente): ciò che preoccupa è la Conferenza Stato – Regioni, in quanto alcune di queste stanno cercando di allungare l’iter procedurale per insabbiare il procedimento (vi sono sottobanco vari interessi economici…). E tra queste non vi sono solo regioni governate da giunte di centro-destra (come Lombardia e Veneto), ma anche alcune di quelle di colore opposto come la Toscana e la Calabria che stanno andando controcorrente a quelle regioni governate dal centro-sinistra che vogliono invece l’attuazione del Codice (e tra queste vi sono Piemonte, Sardegna, Puglia e Basilicata). Anche questo è uno dei cari effetti del federalismo che il vostro caro Bossi ha voluto (ed ottenuto) dall’amico Berlusconi.
Ecco perché mi inquieta così tanto una possibile (e , ahimè, probabile) vittoria di quello che sarebbe il Berlusconi III (candidato premier per la 5° volta!!): non è demagogia dire che si continuerebbe con un’edificazione insensata e sfrenata che strapperebbe ampi terreni indistintamente a zone ora adibite ad agricoltura, pascolo, foreste, aree protette, purché si costruisca (capannoni o villette o palazzi), anche contro legge perché “se si costruisce è un segno che l’economia è viva” (come sostengono molti consiglieri regionali di centro-destra)! Mi vengono i brividi… E poi vi aggiungiamo termovalorizzatori in ogni provincia italiana, operazioni fatte sottobanco, abusivismo favorito dalla promessa dei condoni edilizi, ponte sullo Stretto di Messina (che non è stato bocciato da Prodi, come sostiene Berlusconi, per i delfini dello stretto ma per ovvie ragioni di mancanza di strutture di primaria necessità sia in Sicilia sia in Calabria che dovrebbero essere realizzate ben prima del ponte!), strade ed autostrade ovunque anziché potenziare vie alternative (navigazione, ferrovie, ecc…) alla faccia dell’inquinamento dell’aria, energie rinnovabili boh? Tutto questo mi inquieta notevolmente: non che sia così entusiasmante l’alternativa ambientale del Partito Democratico, ma è sempre meglio di niente, diciamo che se da un punto di vista ambientale il PDL ha un animo bianco, il PD ce l’ha verdino (che non è verde ma è già qualcosa)!

sabato 16 febbraio 2008

ARGENTARIO: lotta dura contro l'abusivismo edilizio!

Siamo in una delle zone marine più belle della Toscana (e dell’Italia intera): il promontorio dell’Argentario. Un territorio che, come tantissimi altri nel nostro paese, è stato deturpato dall’abusivismo edilizio nel corso degli ultimi decenni, abusivismo senza freno che ha spinto le autorità a pensare a qualcosa di duro per poterlo contrastare, visto che spesso il fenomeno ha interessato zone paesaggistiche vincolate.
L’abusivismo è senza ombra di dubbio una piaga tremenda del nostro paese, tanto che ha trasformato il nostro territorio (già instabile) deturpandolo in vari suoi punti: un abusivismo che certamente ha trovato terreno fertile negli orribili condoni edilizi che, a cadenza più o meno regolare nel tempo, si sono alternati nel corso degli ultimi 20 anni (l’ultimo nel 2004 sotto il Governo Berlusconi, il quale fece anche il condono fiscale, il condono tombale...); questo ha spinto la gente ha costruire sempre di più e ovunque (tanto poi si condona!), anche perché quasi sempre mancano i controlli da parte delle amministrazioni locali (com’è possibile che un Comune non si accorga della costruzione di un edificio?). Tutto questo ha dunque comportato la distruzione di molte parti del territorio italiano.
Ora però arriva la linea dura messa in atto nell’Argentario contro le opere abusive (negli ultimi 30 anni vi sono state presentate ben 7.000 richieste di condono edilizio!): la procura di Grosseto ha ottenuto dal Gip la misura durissima del divieto di dimora a coloro che abitano in edifici abusivi! Si tratta di edifici completamente abusivi (ville, case di villeggiatura, ecc…) o di porzioni abusive di edifici (soprattutto piscine, che stanno nascendo irregolarmente ovunque creando uno spreco enorme di acqua che ormai comincia a scarseggiare anche all’Argentario, e che per individuarle sono state scattate fotografie aeree). Sono vari i casi che stanno venendo alla luce in questo angolo di Toscana: ne stanno pagando le spese non solo i proprietari di questi edifici abusivi, ma anche i costruttori (che, prima di iniziare i lavori, dovrebbero accertare se si tratta di opera autorizzata dal Comune oppure abusiva, e in quest’ultimo caso dovrebbero rifiutare l’appalto), i direttori dei lavori (che spesso accertano il falso), le amministrazioni comunali con i loro mancati controlli (sia durante la realizzazione dell’opera, sia durante il rilascio delle agibilità, sia infine per un continuo controllo del territorio). In appena una settimana i carabinieri della Compagnia di Orbetello (Argentario) hanno sequestrato appartamenti e ville per un valore di oltre 8 milioni di euro!!! Nel frattempo, le oltre 7.000 richieste di condono edilizio giacciono ferme negli uffici comunali in quanto i tecnici non hanno il tempo di poterle visionare (e nel frattempo si aggiungono altre opere abusive…): ma la procura di Grosseto ha un altro sospetto, ovvero che amministrazioni e funzionari abbiano in questi anni favorito gli abusi magari anche guadagnandoci sopra con strani giri di tangenti…, tanto che lo scorso novembre 2007 undici tra funzionari, ex-assessori e professionisti sono finiti sotto inchiesta per abuso d’ufficio e corruzione.
La lotta contro l’abusivismo è ora favorita dal “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, approvato nel 2004 e modificato alla fine dello scorso anno dal ministro Rutelli, con inasprimento delle pene per abusi paesaggistici: prima dell’entrata in vigore di questo Codice gli abusi edilizi in zone paesaggistiche vincolate erano considerati delle semplici contravvenzioni, mentre ora sono considerati dei veri e propri delitti puniti con la reclusione da 1 a 4 anni. Ecco perché ora si sta ricorrendo alla misura durissima di divieto di dimora a coloro che risiedono in edifici abusivi: già una cosa simile era stata applicata nel 2003 dalla Cassazione per un caso di palazzinari recidivi a Napoli.
Sarà certo una misura durissima, ma era necessaria per tentare di bloccare questa ventata di abusivismo edilizio e che spero venga applicata in tutte le aree paesaggistiche vincolate: è ora di dare un segnale forte, questi edifici abusivi non devono essere condonati ma vanno demoliti, e allo stesso tempo si devono condannare con pene esemplari anche coloro che hanno portato a queste costruzioni abusive come i funzionari comunali o i professionisti che li hanno coperti. Il nostro territorio deve essere tutelato: deve essere tutelato per l’armonia del nostro paesaggio ma anche, e soprattutto, per preservarlo dall’inquinamento (gli edifici abusivi comportano scarichi abusivi, rifiuti non denunciati, ecc..), dalla cementificazione selvaggia (gli edifici abusivi occupano suolo impedendo all’acqua piovana di penetrare nel terreno, aumentando così gli episodi alluvionali), dal dissesto geologico (gli edifici abusivi comportano scavi che destabilizzano i suoli con conseguente pericolo di frane), dal disboscamento (gli edifici abusivi comportano eliminazioni di vaste aree alberate, con stravolgimento degli ecosistemi e con inaridimento del suolo): quindi, vedete quanti pericoli possono comportare queste costruzioni abusive. Ma scusate, altrimenti che ci stanno a fare i “Piani Regolatori Comunali” (o i P.A.T., ove sono già stati approvati)?
Continuo tuttavia a ribadire il mio dubbio alla lotta all’abusivismo edilizio nei prossimi anni, stante il possibile (e quasi certo) ritorno al governo del centro-destra (anzi solo destra) di Berlusconi, fautore di vari condoni (tra i quali anche quello edilizio), e lo dico dopo aver sentito lo stesso Berlusconi (durante la puntata di martedì 12 febbraio 2008 di “Porta a Porta” su RAI1) ribadire senza nessun problema che i condoni alla fine non sono poi così male. E ci risiamo…

domenica 10 febbraio 2008

PAESAGGIO: astuzie per farsi del male!

Ormai sono numerosi i post che ho realizzato finora sul continuo degrado del nostro territorio e del nostro paesaggio relativamente all’urbanizzazione selvaggia senza freno. Oggi ripropongo il tema dopo aver trovato sul quotidiano La Repubblica di sabato 09 febbraio 2008 un interessante articolo di Stefano Malatesta intitolato appunto “PEASAGGIO: ASTUZIE PER FARSI DEL MALE”, che tratta di astuzie varie che vengono applicate al fine di aggirare il problema delle limitazioni edificatorie in alcune zone. Pochi giorni fa si è svolto a Grosseto un convegno intitolato “L’albergo non è una casa” che aveva come tema alcuni incredibili abusi edilizi svoltisi in Toscana ma che sicuramente saranno stati effettuati in varie parti d’Italia. E la Toscana non è una regione qualunque: qui vi sono tra i più bei paesaggi italiani, fatti di colline che si perdono a vista d’occhio nelle quali l’uomo nei secoli è riuscito ad inserirsi con armonia cercando di rispettare il più possibile gli ecosistemi che fanno da base all’economia locale, permettendo così lo svolgimento di attività (come i forestieri, i pastori, gli agricoltori) che hanno permesso di ottenere prodotti culinari di alta qualità come l’olio, il vino, il cacio, il panforte, la finocchiona. L’uomo dunque ha cercato nei secoli di adattarsi a questi territori rispettandoli il più possibile… fino a pochi decenni fa! Infatti l’incuria umana ha spinto alcune menti malate di denaro a deturpare questi territori compiendo abusi che hanno dell’incredibile. Si tratta delle RTA, ovvero delle “residenze turistico alberghiere”: in pratica un metodo per aggirare dei limiti edificatori esistenti su alcune aree protette. Come funziona? Semplice: in genere il piano regolatore di una città proibisce la costruzione di qualsiasi tipo di edificio in zone protette o comunque con un elevato grado di qualità ambientale, poi si fa una finta ricognizione delle capacità ricettive turistiche della città facendo sapere che c’è bisogno di ulteriori posti letto per i turisti che entrano in città, poi (in deroga al piano regolatore) si procede alla realizzazione di alberghi in zone che possono attirare i turisti (come in queste zone protette, e così facendo nessuno insorge per non creare danno economico alla città…), infine gli alberghi una volta realizzati vengono trasformati (all’insaputa di tutti) in… appartamenti per privati!!! E qui si scopre una fitta rete di truffatori che da questo maquillage ci guadagnano fior fiore di quattrini: i costruttori, che fin dall’inizio dei lavori adibiscono l’edificio direttamente ad appartamenti per privati anziché a destinazione turistico-alberghiera (in difformità al progetto realizzato); i tecnici, che hanno realizzato il progetto e che alla fine dei lavori accertano il falso richiedendo l’agibilità dell’edificio come struttura alberghiera; i venditori, che cedono gli appartamenti ai privati come se nulla fosse e all’insaputa di quest’ultimi; i notai, che prima registrano i contratti di compravendita e poi ne stipulano i relativi atti di vendita dichiarando dunque il falso (ha ragione il giornalista Malatesta quando, a proposito dei notai, li paragona alla “prosa dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria”!). Tra l’altro, i costruttori in questo modo non solo truffano i compratori (ai quali viene fatto credere di diventare proprietari quando in realtà non lo sono!) ma anche lo Stato (in quanto i costruttori, dichiarando che si tratta di un albergo ma poi vendendolo per appartamenti privati, pagano meno tasse!). Infine ci mettiamo le amministrazioni comunali, con i loro mancati controlli (oppure con controlli taroccati…), che come spesso succede rilasciano i “permessi di costruire” senza poi realmente verificare l’operato in loco: una volta venute a conoscenza del problema, le amministrazioni comunali avrebbero il dovere di procedere alla denuncia di questi costruttori e alla conseguente demolizione degli edifici abusivi. Nessuna l’ha fatto: ma, anche ammettendo che avessero voluto chiudere un occhio sull’abuso, moltissime di queste amministrazioni hanno oltretutto evitato di fare il minimo che si poteva fare, ovvero chiedere almeno un cambio di destinazione uso da “albergo” a “residenza”, ma siccome questo passaggio avrebbe comportato il pagamento di oneri comunali da parte dei costruttori allora tutto è rimasto come prima…
A proposito di edificazione, sono emersi i dati della ricerca del Cresme e del Consiglio Nazionale degli Architetti sul “mercato della progettazione architettonica in Italia”: nel 2007 sono state realizzate in Italia ben 81.516 nuove costruzioni costate 67 miliardi di euro, delle quali il 75% è stato adibito ad uso abitativo. I fabbricati adibiti ad abitazione sono stati 43.100 (ovvero villini da 1 a 4 abitazioni, di cui 24.000 monofamiliari), le palazzine (da 5 a 15 abitazioni) sono state 11.000, mentre 3.874 sono stati gli edifici di edilizia residenziale con oltre 15 abitazioni. E poi 6.425 fra capannoni e laboratori, 3.332 edifici commerciali e turistici, 9.696 fabbricati per l’agricoltura e 3.119 per vari usi non residenziali. Infine un ultimo dato su cui riflettere: l’Italia detiene il primato europeo di architetti (ben 123.083), mentre la seconda in classifica (la Germania) ne ha 50.000… Si continua a costruire ex-novo senza recuperare gli edifici esistenti: si occupano nuove aree (a destinazione agricola, boschiva, ecc…) per la realizzazione di quelle unità immobiliari che si potrebbero ottenere invece da quel vastissimo patrimonio edilizio disabitato e decadente presente ovunque (come nei centri storici). Ma sapete, conviene economicamente di più costruire ex-novo…
Come sempre in Italia prevale l’arte dei furbetti, manca una cultura paesaggistica e territoriale ad ogni livello: si continua a costruire senza freno ovunque, in zone protette, di elevato valore storico-paesaggistico-ambientale, lungo il corso dei fiumi, in zone geologicamente instabili, deturpando quanto di buono abbiamo in Italia e con elevati rischi di dissesto idrogeologico, di disastri ambientali (come alluvioni), di inaridimento dei suoli, di distruzione di aree boschive. Mi viene sempre in mente un fatto successo lo scorso anno sulle rive del Lago Maggiore: in occasione della demolizione di alcune grandi opere abusive costruite sulle coste del lago, intervennero alcuni locali esponenti politici di centro-destra a fermare queste demolizioni “in quanto sono un segnale che l’economia è viva”! UN FATTO INQUIETANTE e, se penso che il 13 aprile ci sono elevatissime probabilità che al Governo ritorni l’armata Berlusconi, allora mi rassegno perché, se qualcosa era stato fatto dal punto di vista di protezione ambientale dal decaduto Governo Prodi, dal 13 aprile in avanti (e per almeno 5 anni, ahimè) si continuerà con l’abusivismo edilizio, tanto poi interverranno i condoni… Poi però non vi veniate a dire che non lo sapevate!