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giovedì 17 marzo 2011

Ministero dei Beni Culturali allo sbando...

In questi giorni ho cominciato a pubblicare i vari articoli della Costituzione Italiana, perchè tutti insieme dobbiamo diffondere e far conoscere la Costituzione a chi (purtroppo) ancora non la conosce (nella speranza che al più presto il Ministero della Pubblica Istruzione decida di farne, assieme all'educazione civica, una materia di insegnamento scolastico in tutte le scuole di ogni ordine e grado). Tra i principi fondamentali della Costituzione, l'art. 9 recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione". Ecco: il contrario di quello che negli ultimi anni sta facendo il governo Berlusconi. I tagli smisurati ai Ministeri dei Beni Culturali, della Pubblica Istruzione e dell'Ambiente vanno pertanto in contrasto rispetto a quanto previsto dalla Costituzione: i tagli (dicono al governo) servono per affrontare la crisi economica e l'enorme debito pubblico. I soldi però si continuano a trovare per il Parlamento (circa un miliardo di euro all'anno), per le centrali nucleari, per le Province, oltre che continuare ad assecondare un'evasione fiscale da record e a lasciare impuniti (e anzi a favorire) il taroccamento degli appalti pubblici sottraendo soldi dalle casse statali.
Pochi giorni fa il ministro Sandro Bondi ha lasciato la direzione del Ministero dei Beni Culturali (http://www.beniculturali.it), un pò in seguito ai crolli di Pompei un pò per i continui tagli dei fondi al suo ministero. Sono notizia di questa settimana anche le dimissioni di Andrea Carandini (archeologo) dalla Presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Testuali parole di Carandini dopo le sue dimissioni: "Nella politica italiana hanno vinto i nemici della cultura e dei beni culturali tutelati dallo Stato. Non potendo abolire il Minsitero, hanno deciso di ammazzarlo con un progressivo svuotamento di uomini e mezzi. Ci stiamo allontanando dalla patria, anche quella visibile fatta di paesaggio ed arte. Rischiamo di perderla, e non sono passate neppure cinque generazioni dalla fondazione dello Stato". Uno sfogo amaro che fotografa alla perfezione lo stato disastroso in cui versa il ministero: ministero che nel marzo 2009 poteva contare su 155 milioni di euro (cifra già allarmante per affrontare il mantenimento dell'enorme patrimonio storico-culturale del Paese), per il 2011 lo stanziamento è già sceso a 102 milioni di euro, mentre negli ultimi 6 anni i finanziamenti sono stati tagliati di ben il 70%!! Ancora Carandini: "Bondi è stato colpito, prima ancora che dall'opposizione, dal governo e dallo stesso partito di cui è coordinatore nazionale. Non ha una personalità forte, e in questo senso gli va attribuita una responsabilità politica. Ma la sua caduta e il ritardo nel nominarne il successore dimostrano quanto sia forte il partito che vuole liquidare la cultura". Ovvero il PdL...
A tal proposito mi aggancio a bel articolo di Michele Serra, apparso alcuni giorni fa sul quotidiano la Repubblica, intitolato "Se i cittadini fanno audience" e dedicato agli smisurati tagli fatti per l'anno 2011 a cinema, teatro e lirica: solo 231 milioni di euro stanziati per quest'anno, così pochi che persino la Consulta ministeriale si è rifiutata a decidere. Con questi tagli indiscriminati sono a rischio chiusura, tra gli altri, il teatro lirico genovese Carlo Felice, l'archivio storico del cinema Cinecittà-Luce, il Madre di Napoli e molti festival (tra cui quello della Letteratura di Mantova e quello del cinema di Trieste). Cito testualmente Michele Serra: "Impoverire il tessuto culturale di una qualsiasi comunità è comunque un atto di cecità. Farlo in un Paese come il nostro è puro sabotaggio, soprattutto contro le nuove generazioni. Al punto che è legittimo sospettare che dietro il fragile sipario della mancanza di fondi agisca un animus politico anti-culturale che si concilia perfettamente con il proposito di una trasformazione strutturale della società italiana. Consumatori di pubblicità invece che cittadini. Audience invece che opinione pubblica". Un pensiero che condivido pienamente: la società italiana è stata trasformata negli ultimi 20 anni dalla TV commerciale, e le preferenze per la TV commerciale si sono poi trasformate in voti politici (per il PdL...). E questi ne sono i risultati: ormai quasi l'intera TV (salvo pochissime eccezioni) tralasciano argomenti ed approfondimenti su cultura, ambiente ed arte. Come sta accadendo per il decreto taglia energie rinnovabili, anche nel campo della cultura, dell'arte, dell'istruzione, del paesaggio e del territorio i tagli statali comporteranno perdite di centinaia di migliaia di posti di lavoro: è questo un governo serio? Secondo voi i temi urgenti dell'Italia sono oggi la riforma della giustizia e il ritorno al nucleare? Evidentemente sì, visto come trattano questi due argomenti i programmi di approfondimento serali di molti canali TV... D'altronde, come ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, con la cultura non si mangia. Ammettiamo che sia vero (ma non è vero, visti i tantissimi posti di lavoro), dobbiamo quindi credere che si mangia col Province? Si mangia con il nucleare? Si mangia con le spese del Parlamento? Si mangia con le enormi spese militari? Che dilettanti...

domenica 28 novembre 2010

Disastri prevedibili...

Questo è il titolo di un articolo del'architetto Massimiliano Fuksas (http://www.fuksas.it) apparso sul settimanale L'espresso della scorsa settimana (http://espresso.repubblica.it), dedicato ai tagli indiscrimanti fatti alla difesa del territorio, commentando la recente grave alluvione su alcune aree del Veneto (Veronese, Vicentino e Padovano).
Testualmente dice Fuksas: "Se negli anni fossero stati finanziati reali studi approfonditi su argini, grandi bacini, e magari canali minori, quello sarebbe stato un investimento capace di impedire allo Stato di spendere domani molto di più". Ha perfettamente ragione: in Italia la parola "prevenzione" non esiste, si tende sempre a tagliare, soprattutto in questo ultimo governo Berlusconi dove un incredibile Giulio Tremoni (ministro dell'Economia) sta tagliando proprio dove non si dovrebbe tagliare, ovvero scuola, cultura, difesa del territorio, difesa dell'ambiente, volontariato. E, come ho già detto in vari post, non si taglia dove effettivamente si dovrebbe tagliare:

  • spese del Parlamento e della politica in generale (4 miliardi di euro all'anno);
  • spese delle Province (2 miliardi di euro all'anno);
  • spese militari (addirittura 8 miliardi di euro all'anno);

e molte altre che non sto qui ad elencare.
Finora sono stati buttati (in quasi 20 anni) circa 800 milioni di euro in Campania senza risolvere la questione rifiuti. Continuerò a pubblicare le varie spese folli che non si vogliono tagliare: abbiamo visto dei 70.000 euro pubblici buttati per attaccare mani (e pene!) ad una coppia di statue a Palazzo Chigi (per volontà "estetica" del Presidente del Consiglio...), abbiamo visto delle decine di milioni di euro buttati nell'area di Pompei in questi anni per le cose più disparate (e intanto il sito, patrimonio dell'umanita Unesco, è in condizioni vergognose...). Ed ora ecco l'ennesima spesa folle di questo governo: quasi 400.000 euro (pubblici) spesi per portare in Italia al "Festival del Cinema" di Venezia dello scorso settembre tale Michelle Bonev, attrice-imprenditrice bulgara che ha solo il merito di essere amica (stretta...) del Presidente del Consiglio italiano, per la quale è stato addirittura inventato un premio per l'opera "Goodbye mama". 400.000 euro (nostri) per alloggio e cene dell'attrice e della delegazione che l'ha accompagnata (40 connazionali...). E intanto il paese va in rovina: cadono monumenti storici, non si fanno opere in difesa del territorio, si taglia all'istruzione e alla cultura per creare degli ignoranti. E' la famosa propaganda elettorale: ma cari italiani, non siete ancora stanchi di tutto ciò?

giovedì 25 novembre 2010

Il FAMIGERATO taglio al 5 per mille...

Credo che FAMIGERATO sia il termine esatto per commentare il taglio al 5 per mille previsto dall'ultima Finanziaria 2011 (ancora da approvare). I dati sono eloquenti: la Finanziaria 2007 ha previsto 400 milioni di euro dal 5 per mille per le varie associazioni (di cui 353 milioni erogati), la Finanziaria 2008 ha previsto 400 milioni di euro (di cui 397,3 milioni erogati), la Finanziaria 2009 ha previsto 400 milioni di euro (ma zero euro erogati...), la Finanziaria 2010 ha previsto 400 milioni di euro (ma zero euro erogati), la Finanziaria 2011 ha tagliato i fondi a 100 milioni! Un taglio di ben il 75%!!! E il 5 per mille versato dagli italiani, che prima andava al volontariato e alle varie associazioni, dove andrà?
Sono 16 milioni gli italiani che ogni anno scelgono il 5 per mille: come si può evincere dal sito http://www.5-per-mille.it/ il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche apponendo la firma in uno dei quattro appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione. È consentita una sola scelta di destinazione, ma il contribuente può altresì indicare il codice fiscale dello specifico soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille. Se guardiamo i dati della dichiarazione dei redditi dell'anno 2009, mediamente ogni contribuente che ha scelto il 5 per mille ha versato € 28,81 al volontariato, € 28,69 alla ricerca scientifica, € 26,29 alla ricerca sanitaria e € 29,21 alle associazioni sportive: complessivamente sono stati distribuiti nel 2009 278,6 milioni di euro al volontariato, 65,9 milioni di euro alla ricerca sanitaria e 64,1 milioni di euro alla ricerca scientifica (oltre che 6,9 milioni di euro ad associazioni sportive).
E quest'anno? La riduzione del 75% dei fondi del 5 per mille da evolvere alle varie associazioni comporterà un disastro in molti settori, soprattutto nel volontariato. Da cosa nasce il volontariato? Questa la chiara definizione che trovo su wikipedia: "Volontariato è un'attività libera e gratuita svolta per ragioni private e personali, che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo o di qualsiasi altra natura. Nasce dalla spontanea volontà dei cittadini di fronte a problemi non risolti, o non affrontati, o mal gestiti dallo Stato e dal mercato. Per questo motivo il volontariato si inserisce nel "terzo settore" insieme ad altre organizzazioni che non rispondono alle logiche del profitto o del diritto pubblico". A proposito di volontariato, http://www.volontariato.com/.
E lo Stato cosa fa? Taglia e mette in allarme proprio il mondo del volontariato. Sono migliaia le associazioni in Italia che si occupano di volontariato (impiegando con continuità 1,1 milioni di italiani e saltuariamente 4 milioni), nei più svariati campi: dalla protezione della natura alla difesa di beni storico-artistici, dall'aiuto a persone bisognose alla lotta contro malattie gravi. In tutti questi campi il volontariato si sostituisce allo Stato: e lo Stato taglia. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti taglia: taglia sulla cultura, sull'istruzione, sull'ambiente ed ora sul volontariato. E come più volte abbiamo detto non taglia sui costi esorbitanti del Parlamento (la politica italiana costa 4 miliardi di euro all'anno: ma i nostri amati parlamentari si sono già tagliati lo stipendio di 1.000 euro, che quindi è sceso da 14.000 a 13.000 euro netti al mese..., oltre che maturare la pensione dopo appena 2 anni e mezzo di legislatura!!), non taglia sulle maledette Province (2 miliardi di euro all'anno), non taglia sulle spese militari (8 miliardi di euro all'anno)! E a proprosito di spese militari, è sconcertante quanto è appena stato deliberato dallo Stato in materia: 100 milioni di euro spesi per i sistemi d'arma, 200 milioni di euro per 10 elicotteri AW-139, 13 miliardi (miliardi!) di euro per 131 cacciabombardieri e 4 miliardi (miliardi!) di euro per 41 Eurofighter!!! E l'opposizione tace!
Ha ragione Marco Granelli, presidente di CSVnet (Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato, http://www.csvnet.it) quando a Lucio Cillis del quotidiano la Repubblica ha recentemente dichiarato: "Guerra e produttori d'armi contano più dei volontari, di famiglie colpite dalla crisi, di anziani e disabili non autosufficienti". VERGOGNA NAZIONALE!!

mercoledì 24 dicembre 2008

Il futuro della RICERCA in Italia...

Annoso problema quello dei tagli alla ricerca da parte della classe politica, problema che attanaglia l’Italia e che, soprattutto quest’anno, è particolarmente grave stante i grossi tagli inflitti dal governo Berlusconi III°. Mercoledì 24 dicembre 2008 è apparso sul quotidiano La Repubblica un articolo di Ignazio Marino (presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul SSN del Senato della Repubblica), rivolto al direttore del quotidiano, Ezio Mauro.
Ignazio Marino (a ragione) sostiene come in questi ultimi mesi siano apparse quasi quotidianamente sui giornali nazionali svariate ricette per risolvere la grave crisi economica, ma pochissimi di questi giornali hanno proposto soluzioni che considerino la ricerca scientifica (insieme al merito, alla trasparenza e alla competenza) la chiave di volta del futuro dell’Italia. Nel suo articolo punta il dito sui disastrosi tagli apportati alla ricerca dal governo, contrariamente a quanto succede in altri paesi europei: la Francia ha deciso di investire il 2% del proprio Pil in ricerca scientifica, la Svezia addirittura oltre il 4%, mentre l’Italia già con la precedente Finanziaria 2007 aveva ridotto questa percentuale all’1.1%, ora con la nuova Finanziaria 2008 è stata ulteriormente ridotta allo 0.9% (nell’Europa comunitaria solo Portogallo e Grecia hanno fatto peggio di noi…)!
Come possono i giovani ricercatori italiani promuovere le loro iniziative se ne vengono continuamente tagliati i fondi? E come possono imporsi se purtroppo le cattedre universitarie vengono spesso assegnate con criteri di clientelismo? Questo è il problema. Certo, per cambiare direzione si deve ripensare l’intero sistema e questo richiede molto tempo, ma si può cominciare (perché si deve cominciare!!!) con piccoli e decisivi segnali. Ad esempio, come ricorda lo stesso Marino, con gli emendamenti alla Finanziaria 2007 sono stati assegnati 15 milioni di euro ai progetti di 26 giovani ricercatori, per metà stranieri, scelti tra oltre 1.700 candidati da un gruppo di scienziati under 40 con il criterio del “peer review” (ovvero la valutazione tra pari). Successivamente, nella Finanziaria 2008 lo stesso Marino era riuscito ad inserire finanziamenti per 81 milioni di euro: dunque soldi già stanziati, pronti da assegnare, ma che sono in forte pericolo in quanto il relativo bando di concorso dovrebbe essere pubblicato entro il prossimo 31 dicembre 2008 dal Ministero della Salute e da quello dell’Università e della Ricerca, purtroppo mancano solo pochi giorni… A tal proposito, il ministro Sacconi lo scorso 7 novembre aveva promesso (che parola inflazionata!!) al Quirinale, di fronte al Presidente della Repubblica, che avrebbe fatto quanto di sua competenza per consentire ai nostri giovani ricercatori di avere un bando tutto per loro… Ha ragione Marino quando dice che: “Questo mero passaggio formale, in cui non v’è da investire nuovi denari, permetterebbe tra l’altro al Governo Berlusconi una straordinaria operazione di marketing politico. Ma allora perché ci vuole tanto a mettere una firma? Ormai al 31 dicembre mancano pochi giorni. Un assurdo conto alla rovescia che forse vedrà i corrotti, padri e figli delle clientele accademiche, festeggiare il Capodanno due volte e i nostri migliori cervelli, caparbiamente al lavoro negli scantinati delle facoltà per due lire, due volte sentirsi sconfitti, magari ripensando alla generosa offerta di un ateneo americano, rifiutata con la speranza di un futuro in Italia”.
E poi ci domandiamo perché i nostri migliori cervelli in questi anni sono emigrati all’estero (e continuano a farlo): se c’è da tagliare, non si esita a farlo in ricerca, scuola, cultura e ambiente, proprio in quei settori che sono alla base della vita culturale, sociale e civile di un intero Paese. Non si pensa minimamente, invece, a tagliare in spese parlamentari (stipendi, auto blu, privilegi di ogni tipo), per enti vari (in primis, le inutili Province, che anzi prolificano!), per finanziamenti ai partiti (che si vinca o si perda!). Il nostro paese ha un gap enorme da un punto di vista culturale rispetto agli altri paesi europei: d’altronde, cosa possiamo aspettarci da uno Stato che da 20 anni è abituato a seguire le programmazioni televisive di Mediaset (poi trasportate, purtroppo, in RAI!) e che da 14 anni è lo specchio di Silvio Berlusconi (a fasi alterne, al governo per tre volte e all’opposizione), proprio colui che è controllore di Mediaset? Non possiamo purtroppo aspettarci proprio niente, questo è il problema, visto che nessun altro paese europeo (ma potremmo superare anche i confini continentali) è nella nostra situazione!!!

domenica 14 dicembre 2008

Fondi privati per la ricerca?

È un tema scottante quello dei tagli ai fondi per la ricerca in Italia: si sono sollevate accesissime polemiche, giustamente, per questo spregiudicato taglio in atto da alcuni anni. Purtroppo si taglia sempre dove non si dovrebbe tagliare (ricerca, cultura, ambiente, scuola) invece di avere il coraggio di tagliare dove invece si dovrebbe assolutamente tagliare (spese del Parlamento, Province, enti vari). Per questo Ottone Di Pietro nella sua rubrica “Vizi & Virtù” dell’inserto Il venerdì del 5 dicembre 2008 del quotidiano La Repubblica ha scritto un interessante articolo intitolato “Fondi privati per la ricerca? Non è una brutta idea”, che qui riporto integralmente.
“Professori universitari con lo sponsor? Il finanziamento di cattedre da parte di grandi società è diffuso in numerosi Paesi, e si fa anche in Italia. È un’ottima istituzione. Il collegamento fra industria ed università è fattore di progresso: produce ricchezza, quindi benessere. In ormai anni lontani, quando ero giornalista militante e andavo in giro per il mondo, capitai ad Atlanta e mi resi conto che la Georgia (la Georgia americana, ovviamente) aveva compiuto in pochi anni progressi prodigiosi. Era stata fino a un passato recente una regione in crisi, arretrata, addormentata, senza speranza, paragonabile, nelle debite proporzioni, al nostro Mezzogiorno; e in poco tempo si era svegliata, era diventata ricca, dinamica, moderna. La trasformazione era dovuta in primo luogo al fatto che la regione si era agganciata al progresso tecnologico. Come era stato possibile? Mi spiegarono che il miracolo era dovuto in parte notevole alla collaborazione fra università e grande industria. Nei miei articoli auspicai l’adozione di una formula analoga nel nostro Mezzogiorno. Potremmo fare molta strada anche noi, con quella formula. Potrebbero farla tanti paesi mediterranei. Ma da noi sorgono adesso alcuni dubbi: potevano mancare? C’è chi teme che la sponsorizzazione di attività universitarie da parte di imprese sia un’insidia per la purezza della ricerca, e contamini l’università, o per lo meno le cattedre sponsorizzate, con gretti interessi aziendali. Timori fondati? Sì, certamente. Può succedere che l’azienda sponsorizzatrice si aspetti vantaggi veniali, ricerche addomesticate. Ma questo dipende dal grado di onestà di chi sponsorizza e, soprattutto, di chi si è sponsorizzato. Se il professore titolare di una cattedra sponsorizzata è persona onesta, persona per bene, ogni contaminazione sarà evitata. Chi onesto e per bene non è, d’altra parte, troverà sempre il modo di trarre dalla sua posizione vantaggi illeciti, favorendo interessi veniali di questa o quell’impresa: con o senza sponsorizzazione. Ma non dovrebbero essere i professori una guida morale, oltre che una fonte di conoscenza, per i ragazzi? In ultima analisi, è questo il vero problema: la scelta dei professori. Le notizie di questi giorni rivelano che la nostra università è in crisi. Vediamo dunque di scegliere bene i professori, in primo luogo. E intanto, ben vengano le sponsorizzazioni, che comunque produrranno vantaggi”.

domenica 23 novembre 2008

MUESI ITALIANI: in forte pericolo l’arte contemporanea!

Diciamo pure la verità: l’arte non sta attraversando un buon periodo nel nostro paese, soprattutto da quando il centro-destra è salito al governo lo scorso aprile 2008 (lo sappiamo tutti che la cultura non è mai stata un cavallo di battaglia della destra).
Detto ciò parlano i fatti: il forte debito pubblico italiano (sconvolgente, tra l’altro) costringe tutti i governi degli ultimi anni (indipendentemente dal colore politico) a forti tagli di spesa. Quello che contraddistingue gli schieramenti politici è il modo con cui vengono attuati questi tagli e, soprattutto, a quali ministeri vengono imposti. Con questo attuale governo si stanno apportando tagli scellerati di fondi alla cultura e all’istruzione, che sono sempre state alla base di un buono Stato civile e democratico. Ci sono poi alcune politiche culturali fortemente discutibili messe in atto dall’attuale ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi: tra queste, l’elezione di Mario Resca (ex presidente di McDonald’s Italia) a super-manager dei musei italiani (non si discute la figura del super-manager per i musei, forse necessaria, né la persona di Mario Resca, quanto invece la sua non idoneità a ricoprire un ruolo culturale, visto che per anni ha fatto ben altro!), nonché aver espresso giudizi negativi nei confronti dell’arte contemporanea (ha infatti chiesto l’eliminazione della direzione generale che si occupa dell’arte contemporanea!). Proprio per aver detto di non capire l’arte contemporanea (lo ha detto, badate bene, il Ministro dei Beni Culturali!!!), lo stesso sta nominando ora personaggi che dell’arte contemporanea non ne apprezzano niente: ad esempio, ha nominato Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli come curatori del padiglione italiano alla Biennale di Venezia, i quali hanno subito rilasciato dichiarazioni contro l’arte contemporanea italiana. Un altro esempio è quello che ha fatto il sindaco leghista di Verona Flavio Tosi: ha dato lo sfratto al museo cittadino di Palazzo Forti, che era adibito a galleria di arte moderna (era stato donato alla città nel 1937 da Achille Forti perché fosse adibito a sede espositiva): ora è stato messo all’asta (per ripianare i debiti della città) per 65 milioni di euro e, nel frattempo, è stato attuata una delibera per modificarne la destinazione d’uso da pubblico a “residenziale, commerciale e direzionale”!!! Le 1.500 opere del museo saranno traslocate nel Palazzo della Ragione e queste sono state le parole di Tosi: “Hanno spostato la diga di Assuan, figuriamoci se ci sono questioni per una parete”! Incredibile…
Molte altre situazioni si presentano alquanto delicate: a Torino entro la fine dell’anno lasciano l’incarico Ida Granelli (che ha abilmente guidato il Castello di Rivoli, uno dei sacrari italiani dell’arte contemporanea) e Pier Giovanni Castagnoli (che ha diretto la Galleria d’Arte Moderna), che difficilmente saranno rimpiazzabili. Il museo di Siracusa è ora senza direttore (quello precedente, Salvatore Lacagnina, è stato trasferito in Svizzera a dirigere l’istituto di cultura): ora non ci sono pretendenti. A Roma corrono i lavori del Maxxi, il museo del XXI secolo progettato da Zaha Hadid che dovrebbe essere inaugurato a breve: a Paolo Colombo, che ne aveva la consulenza direzionale, non è stato rinnovato il contratto e non è stato sostituito. Perché? Mah…
L’esempio più eclatante del blocco culturale italiano è quello del Macro, il museo di arte contemporanea di Roma che doveva essere uno dei simboli della rinascita culturale italiana e che invece oggi è chiuso (http://www.macro.roma.museum): si trova in via Reggio Emilia, formalmente è aperto ma le stanze sono sbarrate, non ci sono opere esposte. Da 6 mesi il Macro è senza direttore: 6 mesi indietro ci riportano al periodo delle elezioni politiche primaverili… Coincidenza? No! Danilo Eccher, che era stato nominato direttore del Macro dal precedente governo Prodi, è stato destituito dell’incarico dall’attuale esecutivo di centro-destra in quanto era considerato troppo veltroniano! Incredibile!!!
Credo che l’esempio del Macro rispecchi perfettamente la grave situazione in cui versano i musei italiani e, di conseguenza, la nostra cultura: tutto purtroppo in Italia, e anche la cultura appunto, ruota attorno alla politica (malata), che mai come in questi anni sta facendo il male assoluto del nostro paese. Il continuo susseguirsi di governi di vario colore e il volere di ognuno di questi di far valere il loro potere sta portando a tutto fuorché ad una stabilità duratura che possa portare ad uno sviluppo sensato dei vari rami della vita del nostro paese, tra cui anche la nostra cultura. In questo il super-manager dei musei dovrebbe essere d’aiuto: secondo il ministro Bondi doveva essere scelto tramite concorso pubblico ed invece si è subito rimangiato le parole visto che l’ha nominato di sua spontanea volontà alcuni giorni fa, ed ha scelto l’ex direttore di McDonald’s Italia… Cosa possiamo sperare di buono se le cose continuano ad andare così?