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venerdì 25 ottobre 2013

BUDELLI diventi un museo marino a cielo aperto

A proposito della vendita dell'isola di Budelli avvenuta il 1° ottobre 2013, alla quale ho dedicato ieri un post, ho letto con interesse l'intervista fatta da Paolo Berizzi al banchiere neozelandese Michael Harte che l'ha acquistata, pubblicata sul quotidiano la Repubblica proprio ieri. L'ho letta con interesse perchè vi trovo alcuni punti condivisibili, certamente avendo sempre la consapevolezza che paradisi come Budelli vanno trattati con le pinze e col massimo rispetto. 
Intanto dice il banchiere di aver acquistato l'isola di Budelli perchè è uno dei posti più belli che abbia mai visto, un paradiso, “una perla rara che voglio fare conoscere al mondo”. Dice di voler trasformare Budelli in un museo a cielo aperto, ripulendo, sistemando e valorizzando l'isola, perchè deve diventare un'attrazione naturalistica aperta ai visitatori: dice che come tutti i musei deve avere un ingresso, un'area d'accesso, dei camminamenti, un approdo per i barconi (ora i barconi buttano l'ancora al largo danneggiando l'ecosistema marino, in particolare la posidonia). Dice che questa è la blue economy (http://www.ilcambiamento.it/culture_cambiamento/opportunita_blue_economy.html), un'evoluzione della green economy: bisogna rigenerare l'isola perchè “tutti possano beneficiare dell'eterno flusso di cdreatività, adattamento e abbondanza della natura. La conservazione, la ricerca scientifica, la valorizzazione del patrimonio ambientale aprono prospettive economiche. Budelli può diventare un modello di isola-museo da esportare in un contesto internazionale”. Dice inoltre di voler mettere a disposizione risorse umane e finanziarie, vuole progettare e realizzare dei pontili mobili per l'attracco dei barconi (il cosiddetto “accesso comodo” al parco), lanciando un concorso internazionale per architetti per creare dei percorsi dedicati e dei camminamenti per poter ammirare l'isola. Per fare di Budelli un museo marino a cielo aperto il banchiere ha riunito un team di docenti universitari, esperti e biologi marini, che a marzo presenteranno dei progetti e dei programmi ecosostenibili. Oltretutto l'isola potrebbe diventare una banca dati del mare, un centro di raccolta dati rivolto al mondo delle università scientifiche accessibile agli studenti di tutto il mondo. 
Lo avevo già scritto nel mio post di ieri: è davvero un peccato che un'isola così incantevole, del valore naturalistico impressionante, non sia visitabile: sono quindi d'accordo sulla possibilità di creare dei percorsi e dei camminamenti per poter consentire ai turisti di visitare questo paradiso. Naturalmente si dovrà trattare di moderare il flusso di accessi, pochi accessi al giorno, con organi di sorveglianza contro l'inquinamento e la maleducazione dei visitatori. Per il resto non credo proprio ci siano problemi: le leggi sono così vincolanti che non vi si può costruire nulla sull'isola, per fortuna (l'unico stabile esistente è la casetta del guardino dell'isola). E un discorso del egenere di potrebbe estendere ad altre isole italiane non visitabili, tipo Montecristo nell'Arcipelago Toscano.

mercoledì 23 ottobre 2013

L'Isola di BUDELLI diventi BENE COMUNE!

Budelli è un'isola appartenente all'arcipelago della Maddalena, situata all'estremo nord della Sardegna presso le bocche di Bonifacio. Fa parte, assieme alle altre isole, del Parco nazionale dell'arcipelago di La Maddalena. L'isola è abitata da una sola persona, che è anche il custode. L'isola di Budelli si trova poche centinaia di metri a sud delle isole di Razzoli e Santa Maria, separata dal passo "Chiecca di Morto". Ha una superficie di 1,6 chilometri quadrati e uno sviluppo costiero di 12,3 chilometri. Il monte Budello rappresenta il punto più alto dell'isola, raggiungendo la quota di 88 metri. Budelli è considerata una delle più belle isole del Mediterraneo, nonché simbolo del Parco nazionale; è conosciuta anche all'estero per via della sua famosa spiaggia rosa, situata nella parte sud-orientale dell'isola, che deve il suo colore tipico ai frammenti sminuzzati di un microrganismo chiamato Miniacina miniacea. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_Budelli
Ha suscitato scalpore la notizia del 1° ottobre 2013 della vendita all'asta di questo gioiello per poco meno di 3 milioni di euro (precisamente 2,94) a Michael Harte, banchiere neozelandese: ho scritto gioiello perchè si tratta di un'isola incantevole, famosa in tutto il mondo per la sua spiaggia rosa. Proprio per la sua importanza a livello naturalistico, l'isola è completamente chiusa al turismo: non si può costruire, non ci si può mettere piede e non si può nemmeno attraccare. Tutto questo per preservarla. È già inquietante che un bene naturalistico di tal valore possa essere di proprietà di un privato (era infatti di una società milanese che è fallita e quindi l'isola è andata all'asta) anzichè far parte del patrimonio statale: ora tuttavia, in base alla Legge n° 394 del 1991 (la cosiddetta "Legge Quadro sulle Aree Protette", http://www.parks.it/federparchi/leggi/394.html), il parco di cui fa parte (in questo caso il Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena, http://www.lamaddalenapark.it/) ha tempo 90 giorni per esercitare il diritto di prelazione comprando per lo stesso importo l'isola, diritto che nel presente caso scade il 31 dicembre 2013. Ma in questo c'è un problema: la Legge di Stabilità 2013 vieta a tutte le Amministrazioni pubbliche (e quindi anche al Ministero dell'Ambiente) di acquistare immobili a titolo oneroso, proprio fino al 31 dicembre 2013, neppure se si raccolgono donazioni private... Una bella grana. Per questo l'ex ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha lanciato una petizione (che potete firmare al seguente link https://www.change.org/it/petizioni/non-svendiamo-l-italia-chiediamo-che-l-isola-di-budelli-diventi-bene-comune?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=38062&alert_id=nhQUBMIftk_sGtHnepkOD) per fare di tutto perchè quest'isola rimanga un bene comune venendo quindi acquisita dal patrimonio pubblico. Nella petizione si chiede al Presidente del Parco della Maddalena, al ministro dell'Ambiente, al ministro dell'Economia, al Presidente della Regione Sardegna e al Direttore dell'Agenzia del Demanio di contribuire, ognuno per la propria competenza, a rimuovere gli ostacoli di legge mettendo a disposizione le risorse necessarie (con fondi pubblici o raccogliendo donazioni private) affinchè l'isola di Budelli diventi un bene dello Stato. 
Come dice Pecoraro Scanio, si tratta di un bene unico al mondo, non di un'isola qualsiasi: qui si tratta di non svendere l'Italia, quel patrimonio naturalistico che tutto il mondo ci invidia. Magari si potrebbe poi fare una piccola revisione delle norme molto restrittive esistenti nell'isola, permettendoe visite guidate giornaliere a numero chiuso e solo per qualche ora per dare la possibilità a chi vuole di rendersi conto dell'immenso valore naturalistico di quest'isola (e anche per sentirsi fieri di essere italiani).

domenica 20 gennaio 2013

Approvare la legge sugli SPAZI VERDI URBANI!

Poche settimane fa è stato approvato al Senato un disegno di legge sulla tutela degli alberi monumentali italiani e sugli spazi verdi urbani: purtroppo, con la caduta del Governo lo scorso dicembre il progetto di legge nazionale si è arenato e quindi non è stato approvato alla Camera! Lo avevamo aspettato per tanti anni, ora c'eravamo ad un passo e... puff, svanito: speriamo nella prossima legislatura...
Alcuni dati sul verde in Italia. Ci sono nel nostro Paese circa 12 miliardi di alberi, che coprono all'incirca 1/3 del territorio nazionale; 10,4 milioni gli ettari coperti da foreste, di cui 2 milioni cresciuti (questo è un dato positivo!) negli ultimi 20 anni; le regioni con più alberi sono l'Emilia Romagna (1.816 piante per ettaro), l'Umbria (1.815), le Marche (1.779), la Sicilia (790) e la Valle d'Aosta (708). Tra tutti questi alberi ci sono quelli denominati “monumentali”, per i quali come detto non c'è mai stata (e non c'è tuttora) una legislazione che li protegga. Stiamo parlando di piante secolari che hanno visto la storia dle nostro paese: i Cipressi di Bolgheri a Castagneto Carducci (LI) cantati da Giosuè Carducci nella sua poesia “Davanti San Guido”; la Nonna Quercia a Castelvetro Piacentino (VI) con 20 metri d'altezza, 4 metri di circonferenza del tronco e 35 metri di diametro della chioma; il Castagno dei Cento Cavalli a Sant'Alfio (CT) con un'età stimata tra i 2.000 e i 4.000 anni, il cui nome deriva dai destrieri che secondo la leggenda trovarono riparo sotto di esso durante una tempesta; il Pino dell'Aspromonte a Reggio Calabria, sotto il quale il 29 agosto 1862 Giuseppe Garibaldi fu soccorso dopo essere stato ferito dall'esercito regio; la Quercia delle Cento Pecore a Scorrano (LE) che è alta oltre 14 metri ed ha una chioma con diametro di 17 metri; l'olivastro S'Ozzastru a Luras (OT) che ha tra i 3.000 e i 4.000 anni ed un'altezza di 14 metri; i Platani di Villa Borghese a Roma piantati nel XVII secolo; la Quercia Vallonea di San Sebastiano a Galatina (LE) che ha circa 300 anni; e tantissimi altri (vedete il sito http://www.molisealberi.com/alberiitalia.asp). Purtroppo tutto l'impianto naturale italiano è in pericolo: la famosa legge Rutelli, che prevedeva di piantare un albero per ogni bimbo nato, non viene quasi mai applicata; gli enti pubblici dedicano al verde addirittura meno dell'1% del loro bilancio (nel Nord Europa siamo al 2-3%), e per questo non si combattono malattie, disboscamenti, incendi, ecc... Il progetto di legge arenato al Governo era senz'altro una buona cosa per il nostro Paese, anche perchè non c'è mai stata una legge in materia: tale progetto di legge prevede una multa salatissima (anche fino a 100.000 euro) per chi, per errore e comunque senza il permesso della Forestale, dovesse abbattere un albero storico monumentale italiano. Tale progetto è composto da 8 articoli e tra questi uno istituisce il 21 novembre la Giornata nazionale degli Alberi (festa già organizzata annualmente da Legambiente), durante la quale il ministero dell'Ambiente dovrà organizzare incontri nelle scuole di sensibilizzazione al patrimonio urbano. Col circolo di Legambiente di Cologna Veneta -VR- (circolo PERLA BLU, di cui sono co-fondatore nel 2006 e da allora Segretario, http://www.perlablu.it) proprio tra lo scorso novembre e dicembre abbiamo organizzato la Festa dell'Albero con i bambini delle scuole elementari ed è stata un'esperienza davvero incredibile ed unica.
Siamo pertanto nelle mani della nostra classe politica, ahimè devo aggiungere: questa tanto attesa legge si è arenata e sarà quindi compito della prossima legislatura tirarla fuori dal cassetto ed approvarla definitivamente. Certamente la prossima legislatura dovrà decidere urgentemente su svariati temi per rifondare il nostro Paese in questo momento così drammatico (lavoro, occupazione, rilancio economico, legge elettorale, spending review, giustizia, burocrazia, ecc...), ma quello della protezione delle nostre aree verdi non è da meno: in pochi mesi la nuova classe dirigente ce la potrebbe fare (basta la volontà...). Non possiamo permetterci di continuare con la distruzione e con la continua messa in pericolo di questo immenso patrimonio, sia per il suo forte impatto naturalistico sia per ciò che rappresenta da un punto di vista storico.

mercoledì 26 dicembre 2012

CULTURA per rilanciare l'economia

Guido Piovene (nato a Vicenza il 27 luglio 1907 e morto a Londra il 12 novembre 1974) è stato uno scrittore e giornalista italiano (per l'intera biografia http://it.wikipedia.org/wiki/Guido_Piovene), che nel 1957 scrisse una delle sue più grandi opere, "Viaggio in Italia", nella quale disse: "L'Italia è sempre un paese confuso. Pochi altri paesi sembrano meno legati al loro passato. In nessun altro paese sarebbe permesso assalire come da noi, deturpare città e campagne, secondo gli interessi e i capricci del giorno". Ringrazio la rivista del FAI (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fai.it) che ha citato questa frase in un articolo dello scorso autunno intitolato "Cultura italiana, prezioso volano dell'economia". Citazione che ha ormai ben 55 anni ma che è, purtroppo, quanto mai attuale.
Cominciamo da alcuni dati, riportati proprio da quell'articolo della rivista del FAI, che sono stati estrapolati dallo studio "L'Italia che verrà: Rapporto 2012 sull'industria culturale italiana", realizzato da Unioncamere (Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, http://www.unioncamere.gov.it/) in collaborazione con Fondazione Symbola (fondazione per le qualità italiane, http://www.symbola.net/). La cultura italiana produce una ricchezza pari al 5,4% del Pil per un totale di circa 76 miliardi di euro, dando lavoro a 1,4 milioni di persone (pari al 5,6% degli occupati in Italia): se però allarghiamo la cerchia anche alle imprese che producono cultura ai settori attivati dalla cultura stessa, allora si arriva ad una ricchezza prodotta totale pari al 15% del Pil coinvolgendo 4,5 milioni di persone (pari al 18,1% degli occupati). Dati niente niente male, dai quali si comprende facilmente quanto sia importante il patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese per la ripresa e il rilancio economico e civile dell'Italia. Nel succitato articolo è stato chiesto all'economista Marco Vitale e al Consigliere Delegato dell'Università Bocconi Bruno Pavesi quali sono i settori della cultura, del turismo e dei servizi sui quali bisogna puntare ed investire e quali sono le azioni da compiere. Entrambi concordano nel sottolineare nell'importanza delle attività di fondazioni no profit per la salvaguardia del patrimonio artistico e paesaggistico italiano (tra queste naturalmente il FAI, ma anche tutte quelle associazioni locali e/o nazionali che si impegnano in questo: permettetemi di citare pertanto anche il circolo PERLA BLU, aderente a Legambiente, di Cologna Veneta -VR- di cui sono Segretario, http://www.perlablu.it).
Dice Marco Vitale: "Vivere in centri urbani colti, gelosi e custodi dei propri beni e tradizioni, belli e tenuti bene migliora la gioia di vivere e il rispetto per la propria città da parte dei cittadini, e quindi l'efficienza individuale di questi ultimi e l'efficienza collettiva della comunità". A proposito della citazione di Guido Piovene di cui sopra dice: "Per invertire questa tendenza, il primo investimento da fare nel nostro paese è appunto evitare gli scempi e l'ulteriore distruzione del paesaggio e dei beni artistici e culturali italiani; il secondo è non fare niente per i turisti, ma fare solo per i cittadini, per le città e per i paesi, per orgoglio cittadino, per amore. I turisti seguiranno. Per fare ciò è indispensabile mobilitare le risorse private, sia dei grandi sponsor sia dei contributi, anche intenzionalmente piccoli, dei cittadini. Per le grandi aree a rischio, tipo Pompei, bisogna poi saper attrarre anche capitali ed energie internazionali". Giusto, ma io aggiungo che i cittadini devono pretendere dallo Stato uno sforzo non solo per evitare i continui tagli al Ministero dei Beni Ambientali e della Cultura, ma addirittura trovare ulteriori risorse per finanziarli.
Dice Bruno Pavesi: "Per sopravvivere economicamente nella competizione mondiale dobbiamo vendere qualcosa al resto del mondo, senza equilibrio della bilancia commerciale si fa la fine della Grecia. Il brand Italia nel mondo è forte, e la sua forza in buona parte deriva dall'immagine che il mondo ha dell'Italia come patria di una cultura raffinata. Mettere a repentaglio questa immagine è la cosa più stupida che potremmo fare, in una fase storica che sembra virare verso una nuova forma di mercantilismo. Il vero problema è che in un momento di ristrettezze dei bilanci pubblici e privati è inevitabile fare delle scelte. Evitare di fare ulteriori danni non costa nulla e sarebbe già molto, ma dovremmo anche immaginare che gli investimenti in cultura potrebbero contribuire a migliorare gli attivi dei nostri conti con l'estero".
Abbiamo quindi, noi italiani, un patrimonio storico-artistico-culturale-naturale-paesaggistico incredibile, senza eguali nel mondo: dai monumenti storici ai musei, dai tantissimi tipi di paesaggi alla gastronomia, dal teatro alla moda, via dicendo. Ribadisco quanto sopra: sarà davvero importantissimo il contributo privato (sia in termini economici sia in termini di impegno nelle associazioni locali conivolte in materia), ma lo Stato deve assolutamente invertire rotta senza tagliare, ma anzi aumentare, i prorpi investimenti nella difesa di questo immenso patrimonio culturale che abbiamo. E' l'ultima occasione per preservarlo e per farlo fruttare rilanciando l'economia.

giovedì 6 ottobre 2011

FAI: un SMS per salvare l'ITALIA

Anche quest'anno il F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it/) lancia la sua campagna di raccolta fondi per contribuire al recupero del patrimonio artistico e paesaggistico del nostro paese. La campagna si è resa necessaria sia per lo stato di degrado grave in cui versa da anni una parte del patrimonio storico-naturale-artistico italiano (spesso a causa dell'incuria e della deficenza umana), sia per i continui tagli ai fondi da parte dello Stato, rendendo ancora più difficoltose le opere di recupero. Pensate che negli ultimi 3 anni il governo ha tagliato al Ministero dei Beni Culturali 1/3 dei fondi e ciò ha dimezzato i restauri!!! In un paese come l'Italia, ma vi rendete conto?
Ecco quindi che il FAI si rivolge a noi cittadini: fino al 31 ottobre si può mandare un SMS al n° 45506 al costo di 2 euro. Con quello cche verrà raccolto si completerà il piano 2011 dei restauri che ha già reso fruibili tre beni storici-naturali, ovvero il negozio-vetrina creato da Carlo Scarpa in Piazza San Marco a Venezia per Adriano Olivetti, la meravigliosa cinquecentesca Villa dei Vescovi sui Colli Euganei e il bosco di San Francesco alle spalle del Sacro Convento (guardate sul sito
http://www.laterradifrancesco.it/), e naturalmente si avvierà il restauro di altri gioielli del nostro immenso patrimonio: sono già in previsione i recuperi di Punta Mesco (promontorio dalla vista mozzafiato sulle Cinque Terre), di 200 ettari di boschi e pascoli in quota sulla via che passa sulle Alpi Orobie, e della Torre Campatelli riportandola a com'era nel Trecento (è l'unica torre di San Gimignano rimasta perfettamente vuota).
Il FAI è fiducioso perchè vede l'interessamento della popolazione: dal 1999 al 2009 la spesa in cultura delle famiglie italiane è aumentata di ben il 24,3% ed è ancora in aumento. Quindi è un buon segnale.
Facciamo ognuno la nostra parte e dimostriamo alla classe politica che valiamo molto, ma molto, più dei suoi rappresentanti: aiutiamo il recupero di quel patrimonio storico-naturalistico-artistico che ci invida tutto il mondo.

mercoledì 11 maggio 2011

Siti UNESCO in sofferenza in Italia...

Conosciamo purtroppo lo stato di degrado in cui versano molte opere del nostro immenso ed inestimabile patrimonio storico-artistico-naturale italiano, che non ha eguali nel mondo. Lo scorso 13 aprile 2011 è uscito un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) intitolato "Settimana della Cultura: in Italia e nel Veneto oltre la metà dei siti Unesco è in sofferenza. Legambiente racconta i mali dei luoghi patrimonio dell’Umanità nel dossier 'Unesco all’italiana'". Ecco il testo integrale del comunicato stampa.
Rappresentano un capolavoro del genio umano, sono esempi eccezionali di arte, architettura e natura, in grado di raccontare la cultura e la storia di una civiltà esistente o scomparsa. Sono luoghi e opere uniche al mondo e per questo rientrano nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco, che le seleziona secondo criteri molto stringenti . L’Italia è tra i Paesi al mondo che ne possiede di più, ma troppo spesso, dopo aver ottenuto il prestigioso titolo, lascia questi tesori al proprio destino, senza fondi per il mantenimento e a volte senza alcun tipo di cura. Nella settimana dedicata alla cultura Legambiente richiama l’attenzione sulle emergenze dei siti italiani patrimonio dell’Umanità con il dossier Unesco all’italiana e chiede che il riconoscimento attribuito dall’organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta come spesso avviene. Dei quarantacinque siti Unesco italiani, infatti, oltre la metà (23) è afflitta da situazioni critiche più o meno gravi che ne mettono a repentaglio il futuro. Tra questi ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, un tratto di costa che tutto il mondo ci invidia, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; le isole Eolie, paradisi della natura forgiati dal vento e dal fuoco quotidianamente minacciati da interessi speculativi e ipotesi di nuovo cemento; il parco nazionale del Cilento assediato dall’illegalità edilizia; la laguna di Venezia, un sistema fragilissimo insidiato dall’erosione, l’inquinamento marino, le acque alte e la pesca abusiva. In pericolo anche aree archeologiche di straordinario interesse come Agrigento, Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica, le necropoli etrusche di Cerveteri e le famosissime Pompei ed Ercolano che lottano quotidianamente contro il degrado, l’emergenza crolli, i rifiuti, gli abusi edilizi e la scarsità di servizi. “L’Italia e il Veneto hanno la fortuna di custodire un patrimonio di arte, cultura e storia unico e irriproducibile, che incarna la nostra stessa identità nazionale – sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – ed è molto doloroso constatare, in molti casi, la totale incapacità di tutelarlo e valorizzarlo come grande ricchezza culturale e anche come chiave di uno sviluppo nuovo. Parliamo di monumenti e luoghi simbolo del nostro Paese, famosi in tutto il mondo, che rappresentano in un certo senso anche l’unione dell’Italia di cui quest’anno ricorrono i 150 anni. Un patrimonio per l’intera umanità che, una volta riconosciuto come tale, viene lasciato nell’abbandono, alla mercé di auto, inquinamento e nuovi edifici, figuriamoci che ne è dei beni cosiddetti ‘minori’, quelle migliaia di chiese, opere d’arte e monumenti che costellano ogni angolo della penisola e di cui ci occupiamo da anni con la campagna Salvalarte”. Tra i principali mali che incombono sui siti Unesco italiani, Legambiente segnala automobili e traffico, una vera ‘spada di Damocle’ sulla testa di molti posti straordinari come i Sassi di Matera dove il recupero e la rivitalizzazione degli antichi rioni è ferma da tempo mentre si progettano nuovi parcheggi, oppure i centri storici di alcune delle più importanti città d’arte del Paese come Roma, Napoli, Verona, Siena e Urbino: musei a cielo aperto, soffocati da smog, veicoli ovunque e inquinamento, dove si progetta e si realizza il ‘nuovo’ senza interessarsi troppo di quello che esiste da secoli. Lo sviluppo urbanistico eccessivo è anche l’incubo di Assisi e di altri siti francescani, del villaggio industriale di Crespi d’Adda e dei Sacri Monti della Lombardia, mentre l’incuria, la scarsa manutenzione e a volte il malcostume stanno seriamente mettendo in pericolo gioielli, archeologici, architettonici e artistici come la Villa del Casale a Piazza Armerina, Villa Adriana a Tivoli, Castel del Monte, i Monumenti paleocristiani di Ravenna, la Reggia di Caserta e le Residenze Sabaude. “Il recupero e della valorizzazione dei beni culturali può diventare l’asse portante di un diverso sviluppo del turismo - conclude Michele Bertucco - che porta lavoro e benessere e al tempo stesso promuove l’attenzione e l’amore degli italiani verso i tesori d’arte. Un Paese civile non può lasciare che simili tesori scompaiano sotto l’ombra del degrado, sono un patrimonio dell’umanità sempre e non solo quando devono candidarsi a entrare nella lista Unesco”.
Se volete leggere il Dossier integrale di Legambiente "Unesco all'Italiana: i siti in sofferenza nel Bel Paese", andate al sito http://www.legambienteverona.it/comunicati-stampa/2011/1142-siti-unesco-in-sofferenza.html.
La situazione non è per niente incoraggiante, anzi, se pensiamo all'intelligenza del Governo che continua a tagliare fondi al Ministero dei Beni Culturali, sperperando i soldi in altre piaghe del paese (politica, Provincie, nucleare, Ponte di Messina, ecc...) vengono i brividi ed un forte colpo al cuore...

domenica 24 ottobre 2010

FAI: l'appello al ministro del Turismo

"Il FAI vuole mettere a disposizione la propria esperienza per salvare il turismo del paese, che è a rischio. Il ministro Michela Vittoria Brambilla dice che è aumentato del 2%, ma quando vado in giro per l'Italia tutti gemono e si lamentano. I parchi inoltre, con i tagli previsti, sono a rischio di chiusura. Ma noi abbiamo la ricetta, che è data dalla creazione di circuiti in cui si associno arte, cultura, buon cibo e artigianato. Questa è la formula vincente, ci affidino i grandi centri culturali, perfino la valle dei Templi di Agrigento, noi sapremo come rilanciarli". Questo è l'accorato appello che Giulia Maria Crespi (Presidente del FAI - Fondo Ambiente Italiano, http://www.fondoambiente.it) lancia a Michela Vittoria Brambilla (ministro del Turismo, http://www.michelavittoriabrambilla.it).
L'appello viene lanciato perchè con i continui tagli imposti dal Ministero dell'Economia le aree culturali e naturali italiane sono destinate alla chiusura e alla rovina: l'Italia dovrebbe essere al 1° posto nelle classifiche mondiali del turismo, perchè nessun altro paese al mondo ha un patrimonio storico-artistico-naturale come il nostro. Ma questo non sta succedendo, perchè in Italia le priorità del governo sono le centrali nucleari, costruire nuovi aereoporti (come l'ampliamento di Malpensa nel Parco del Ticino...), realizzare nuove strade/autostrade e il Ponte di Messina: per queste opere i soldi si trovano sempre. Ma, oltre che distruggere ulteriormente il territorio, lasciano senza fondi proprio quell'incredibile patrimonio storico-artsitico-naturale che abbiamo.
Il FAI è convinto di avere la ricetta giusta per rilanciare il turismo: ovvero collegare tra loro i luoghi di un territorio con circuiti piacevoli e lenti, contenendo anche le spese. Ne è convinto perchè in Piemonte il FAI è già riuscito in questo intento, e con grande successo: sono stati eccellentemente messi in collegamento tra loro castelli, il paesaggio, le montagne, la produzione locale e il buon cibo, creando un buon indotto e nuovi posti di lavoro.
L'esempio il Presidente del FAI lo fa sui tagli imposti ai parchi: ci sono in Italia 24 parchi nazionali e 144 parchi regionali, per i quali nel 2011 verranno stanziati 30 milioni (a fronte dei 54 stanziati in precedenza...). Come si può pensare, con sempre meno soldi, di continuare nella lotta per prevenire gli incendi, per contrastare l'abusivismo, per garantire la sicurezza contro il rischio idrogeologico? Ma queste cose sembrano non essere segnate come punti urgenti nell'agenda dei politici, soprattutto dell'attuale governo, impegnato com'è nella propaganda elettorale delle centrali nucleari e nell'urgentissima (ma solo per il Cavaliere) riforma della Giustizia (in questo drammatico momento economico la cosa principale sembra essere la separazione delle carriere dei giudici e il lodo Alfano...). E pensare che il turismo dovrebbe essere la prima industria del paese: a proposito, visitate il sito http://www.italia.it.
In Italia non si è ancora capito che dovrebbe essere la cosiddetta green economy a farci uscire da questa crisi: abbiamo bisogno contemporaneamente di creare migliaia di nuovi posti di lavoro e di investire sul patrimonio storico-artistico-naturale. Il connubio sarebbe importante per risolvere nello stesso tempo i due problemi, oltre che rilanciare il turismo aumentando le entrate per le casse dello Stato. Perchè gli italiani quando vanno a votare non si chiedono chi si sta impegnando in questo?