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mercoledì 11 maggio 2011

Siti UNESCO in sofferenza in Italia...

Conosciamo purtroppo lo stato di degrado in cui versano molte opere del nostro immenso ed inestimabile patrimonio storico-artistico-naturale italiano, che non ha eguali nel mondo. Lo scorso 13 aprile 2011 è uscito un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) intitolato "Settimana della Cultura: in Italia e nel Veneto oltre la metà dei siti Unesco è in sofferenza. Legambiente racconta i mali dei luoghi patrimonio dell’Umanità nel dossier 'Unesco all’italiana'". Ecco il testo integrale del comunicato stampa.
Rappresentano un capolavoro del genio umano, sono esempi eccezionali di arte, architettura e natura, in grado di raccontare la cultura e la storia di una civiltà esistente o scomparsa. Sono luoghi e opere uniche al mondo e per questo rientrano nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco, che le seleziona secondo criteri molto stringenti . L’Italia è tra i Paesi al mondo che ne possiede di più, ma troppo spesso, dopo aver ottenuto il prestigioso titolo, lascia questi tesori al proprio destino, senza fondi per il mantenimento e a volte senza alcun tipo di cura. Nella settimana dedicata alla cultura Legambiente richiama l’attenzione sulle emergenze dei siti italiani patrimonio dell’Umanità con il dossier Unesco all’italiana e chiede che il riconoscimento attribuito dall’organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta come spesso avviene. Dei quarantacinque siti Unesco italiani, infatti, oltre la metà (23) è afflitta da situazioni critiche più o meno gravi che ne mettono a repentaglio il futuro. Tra questi ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, un tratto di costa che tutto il mondo ci invidia, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; le isole Eolie, paradisi della natura forgiati dal vento e dal fuoco quotidianamente minacciati da interessi speculativi e ipotesi di nuovo cemento; il parco nazionale del Cilento assediato dall’illegalità edilizia; la laguna di Venezia, un sistema fragilissimo insidiato dall’erosione, l’inquinamento marino, le acque alte e la pesca abusiva. In pericolo anche aree archeologiche di straordinario interesse come Agrigento, Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica, le necropoli etrusche di Cerveteri e le famosissime Pompei ed Ercolano che lottano quotidianamente contro il degrado, l’emergenza crolli, i rifiuti, gli abusi edilizi e la scarsità di servizi. “L’Italia e il Veneto hanno la fortuna di custodire un patrimonio di arte, cultura e storia unico e irriproducibile, che incarna la nostra stessa identità nazionale – sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – ed è molto doloroso constatare, in molti casi, la totale incapacità di tutelarlo e valorizzarlo come grande ricchezza culturale e anche come chiave di uno sviluppo nuovo. Parliamo di monumenti e luoghi simbolo del nostro Paese, famosi in tutto il mondo, che rappresentano in un certo senso anche l’unione dell’Italia di cui quest’anno ricorrono i 150 anni. Un patrimonio per l’intera umanità che, una volta riconosciuto come tale, viene lasciato nell’abbandono, alla mercé di auto, inquinamento e nuovi edifici, figuriamoci che ne è dei beni cosiddetti ‘minori’, quelle migliaia di chiese, opere d’arte e monumenti che costellano ogni angolo della penisola e di cui ci occupiamo da anni con la campagna Salvalarte”. Tra i principali mali che incombono sui siti Unesco italiani, Legambiente segnala automobili e traffico, una vera ‘spada di Damocle’ sulla testa di molti posti straordinari come i Sassi di Matera dove il recupero e la rivitalizzazione degli antichi rioni è ferma da tempo mentre si progettano nuovi parcheggi, oppure i centri storici di alcune delle più importanti città d’arte del Paese come Roma, Napoli, Verona, Siena e Urbino: musei a cielo aperto, soffocati da smog, veicoli ovunque e inquinamento, dove si progetta e si realizza il ‘nuovo’ senza interessarsi troppo di quello che esiste da secoli. Lo sviluppo urbanistico eccessivo è anche l’incubo di Assisi e di altri siti francescani, del villaggio industriale di Crespi d’Adda e dei Sacri Monti della Lombardia, mentre l’incuria, la scarsa manutenzione e a volte il malcostume stanno seriamente mettendo in pericolo gioielli, archeologici, architettonici e artistici come la Villa del Casale a Piazza Armerina, Villa Adriana a Tivoli, Castel del Monte, i Monumenti paleocristiani di Ravenna, la Reggia di Caserta e le Residenze Sabaude. “Il recupero e della valorizzazione dei beni culturali può diventare l’asse portante di un diverso sviluppo del turismo - conclude Michele Bertucco - che porta lavoro e benessere e al tempo stesso promuove l’attenzione e l’amore degli italiani verso i tesori d’arte. Un Paese civile non può lasciare che simili tesori scompaiano sotto l’ombra del degrado, sono un patrimonio dell’umanità sempre e non solo quando devono candidarsi a entrare nella lista Unesco”.
Se volete leggere il Dossier integrale di Legambiente "Unesco all'Italiana: i siti in sofferenza nel Bel Paese", andate al sito http://www.legambienteverona.it/comunicati-stampa/2011/1142-siti-unesco-in-sofferenza.html.
La situazione non è per niente incoraggiante, anzi, se pensiamo all'intelligenza del Governo che continua a tagliare fondi al Ministero dei Beni Culturali, sperperando i soldi in altre piaghe del paese (politica, Provincie, nucleare, Ponte di Messina, ecc...) vengono i brividi ed un forte colpo al cuore...

domenica 21 novembre 2010

CULTURA: se i soldi ci sono e si buttano dalla finestra...

Ha fatto molto scalpore il crollo dell'edificio, avvenuto pochi giorni fa, nell'area degli scavi di Pompei, avvenuto per la mancata manutenzione (infiltrazioni d'acqua dalla copertura fino alle fondamenta), che sta portando a galla il terribile stato in cui versa l'intera area degli scavi di Pompei (patrimonio mondiale dell'umanità...) e sta alimentando il dibattito politico (e non solo) sui tagli al ministero dei Beni Culturali.
Più volte ho scritto, e sappiamo, di quanto sia importante per l'Italia il suo patrimonio storico-artistico (oltre che quello naturale), che non ha eguali al mondo e che rappresenta, oltre che immenso orgoglio, una voce importantissima dell'economia italiana. E più volte ho scritto dei famigerati tagli di fondi effettuati dal ministero dell'Economia, tramite il suo rappresentante Giulio Tremonti, ai ministeri dei Beni Culturali, dell'Ambiente e dell'Istruzione, tutto per combattere (a sua detta) la grave crisi economica che ci sta colpendo. Certo, se si deve tagliare (e bisogna tagliare) non lo si può fare in questi campi. Tuttavia, bisogna ammettere che c'è anche qualcos'altro che non funziona, qualcosa di sconvolgente, che sta nel modo in cui vengono spesi i fondi che restano. Ho trovato un'interessante inchiesta sul settimanale L'Espresso, a cura di Emiliano Fittipaldi e Claudio Pappaiani, nel numero del 18 settembre 2010, dedicata appunto alla marea di soldi destinati a Pompei: che fine fanno? Ecco qui come. 70.000 euro per una visita agli scavi del Presidente del Consiglio Berlusconi, 11.000 euro per la pulizia delle aree in vista di questa visita e 9.600 euro per l'accoglienza dello stesso Berlusconi, ma alla fine Berlusconi non arriverà mai...; 12.000 euro per lo spostamento di 19 pali della luce; 100.000 euro per il potenziamento dell'illuminazione delle strade esterne al sito; 99.000 per le transenne dell'area; 91.000 ad un Centro di ricerche musicali per l'installazione di planofoni (per la diffusione del suono nello spazio); 665 euro per cambiare le serrature di un punto di ristoro; 47.000 euro per organizzare l'evento "Torna la vite"; 185.000 euro per il progetto "PompeiViva" (soldi dati alla onlus romana CO2 Crisis Opportunity fondata da Giulia Minoli, figlia di Gianni Minoli e Matilde Bernabei, che ha avuto come testimone di nozze Gianni Letta, casualità..., sposando Salvo Nastasi, direttore generale del ministero dei Beni Culturali, altra casualità...). E ancora: 547.000 euro per il progetto intitolato "Archeologia e Sinestesia"; 72.000 euro all'associazione Mecenate 90 (presidente onorario Gianni Letta, sempre casualità...) per un'indagine conoscitiva sul pubblico...; 724.000 euro all'Università Tor Vergata per lo sviluppo di tecnologie sostenibili (uno dei Commissari Straordinari dell'area, Marcello Fiori della Protezione Civile, nominato da Sandro Bondi, è stato docente all'Università Tor Vergata, ennesima casualità...); 1.668 euro per i nuovi arredi dell'ufficio di Fiori; 1.700 euro per la divisa dell'autista di Fiori; 4.000 euro per la parete attrezzata dell'ufficio di Fiori; 10.000 euro per un altro ufficio di Fiori presso l'Auditorium; 113.000 euro per lo spettacolo "Pompei in scena"; 955.000 euro per il progetto multimediale alla casa di Polibio; 600.000 euro per la mostra "Pompei e il Vesuvio"; 1.200.000 euro per l'illuminazione della casa di Bacco; 260.000 euro in un anno per lo staff di Fiori (che passa da 5 a 12 componenti...); 149.000 euro annui per lo stesso Fiori (oltre al suo già gratificante stipendio da dirigente del ministero dei Beni Culturali); 125.000 euro per 4 co.co.co. di fiducia di Fiori; 250.000 euro per il personale distaccato di Fiori; 185.000 euro per la ricarica delle carte di credito per tutti i componenti dello staff (interni ed esterni) per rimborsi spese di missione; 500.000 euro destinati ai servizi per la stagione teatrale 2010-2011; 275.000 euro dati a Legambiente per la formazione di volontari; 42.000 euro spesi per alcuni volumi di storia; 17.000 euro investiti in televisori Lcd; 1.000 euro per sfoltire un solo pino vicino agli uffici della sovrintendenza. E la lista sarebbe lunghissima, spese per un totale di milioni di euro (dello Stato, quindi nostri) che servono a tutto (e a tutti) fuorchè alla messa in sicurezza di Pompei...
E a Roma? Il Presidente del Consiglio Berlusconi, proprio pochi giorni fa, convince Bondi a spendere ben 70.000 euro per munire di mani e pene il gruppo scultoreo in marmo alto 2.2 metri, risalente al 170 d.C., costituito da due statue che raffigurano il dio della guerra (col volto dell'imperatore Marco Aurelio) e la dea dell'amore (col volto di Faustina), esposto a Palazzo Chigi. Come mai? Berlusconi era stufo di vedere le statue mutilate... Abituato alla chirurgia estetica, ha pensato bene di rovinare per sempre il valore storico che aveva il gruppo marmoreo prima dlel'intervento, e naturalmente buttando dalla finestra 70.000 euro (dello Stato, quindi nostri).
Non voglio aggiungere niente altro a queste cifre: perchè non c'è niente da aggiungere, le cifre si commentano da sole, e fotografano alla perfezione quel male oscuro italiano (mai così forte come in questo quasi ventennio Berlusconiano) fatto di apparizione, propaganda elettorale, favoritismi clientelari e arricchimenti personali ai danni dello Stato. E intanto il patrimonio storico-culturale crolla, e con se la storia e la memoria del paese...

lunedì 20 settembre 2010

DEGRADO DEI CENTRI STORICI: allarme dell'Unesco

"Mentre in Nord Europa i centri storici-artistici ricevono la protezione di provvedimenti e linee guida atti a preservare il territorio, nel resto del mondo e in molte zone del Sud Europa la situazione appare sempre più critica". Sono le parole di Francesco Bandarin, vicedirettore generale per la Cultura dell'Unesco (http://www.unesco.it), in occasione del 50° anniversario della nascita dell'Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (http://www.ancsa.org) festeggiato a Bergamo in questi giorni. L'allarme riguarda anche l'Italia, e le cause sono molteplici: da una parte l'"aggressione residenziale" dei centri storici (che vengono presi d'assalto da tipologie abitative e commerciali non consone a tali centri, in quanto sono zone privilegiate ed ambite economicamente), dall'altra per paradosso lo spopolamento di molti centro storici a discapito delle periferie in continua espansione ed urbanizzazione. Nel primo caso spesso è l'abusivismo a devastare i nostri centri storici e la scarsa conservazione e valorizzazione dei suoi edifici, nel secondo caso la fame di soldi dei Comuni (sempre più a secco economicamente) li induce ad approvare sempre più lottizzazioni residenziali nelle perifierie (causando uno spostamento di popolazione dal centro alla periferia) in quanto in tal modo incamerano centinaia di migliaia di euro di oneri di urbanizzazione e di costi di costruzione (incassi che non si avrebbero ristrutturando l'esistente...).
A tal proposito è uscito in questi giorni nelle librerie il libro "Bel Paese maltrattato", un libro di denuncia scritto da Roberto Ippolito (pubblicato da Bompiani, pagg. 380, costo € 18), nel quale si parla di tutti i guasti prodotti dall'incuria umana sui beni artistici e monumentali italiani, dei danni provocati dalle frane e quindi del dissesto idrogeologico, di abusivismo, di inquinamento (sempre attento a questo tema Giovanni Valentini che ne ha dedicato un articolo venerdì 17 settembre 2010 sul quotidiano la Repubblica). E pensare che l'Italia è prima al mondo per il numero di siti patrimonio dell'umanità inclusi nella lista dell'Unesco: pensate che su 890 luoghi scelti in tutto il mondo, ben 44 sono italiani (ovvero 1 su 20)!! Per non parlare dell'intero patrimonio storico-artistico italiano: 4.739 musei pubblici e privati, 62.128 archivi, 59.910 beni archeologici ed architettonici, 1.144 aree natuali e protette. Un patrimonio dal valore inestimabile, che però spesso non viene valorizzato o addirittura lasciato al degrado, causando danni al turismo (la prima industria del nostro paese): certo non si tratta solo di un valore economico, anzi. Come ha affermato Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom e presidente del Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto, http://www.mart.trento.it): "La sfida è che la cultura, oltre ad essere un valore in sè, deve far crescere il territorio".
Allora perchè i Comuni non incentivano lo sviluppo dei centri storici? Perchè non promuovono il recupero degli edifici in degrado nei centri storici? Magari ponendo degli incentivi alla ristrutturazione, come ad esempio l'esenzione dall'ICI o una riduzione delle imposte sugli affitti o un'IVA agevolata sui lavori. E perchè non effettuano una severa ( e doverosa) opera di controllo sullo stato dei centro storici? Le solite domande alle quali si arriva sempre alla solita risposta, purtroppo: DENARO!

venerdì 16 luglio 2010

La manovra finanziaria uccide il paesaggio!

Sul quotidiano la Repubblica del 12 luglio 2010 ho trovato un accorato appello di Salvatore Settis, noto archeologo italiano, già Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (carica dalla quale si è dimesso nel 2009 dopo alcune critiche mosse al governo Berlusconi, non piaciute al ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi...): l'articolo di Settis si intitola “La manovra uccide il nostro paesaggio”.
Cosa è successo? Ecco in poche parole. La Commissione Bilancio al Senato ha emendato l'art. 49 della manovra finanziaria (ddl n° 2228), su proposta del presidente della Commssione Azzolini (del PdL), prevedendo di declassare la D.I.A. (Denuncia Inizio Attività) in S.C.I.A. (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), ovvero un'autocertificazione dell'impresa esecutrice dei lavori o di un tecnico (geometra, ingegnere, architetto) con la quale si comunica l'immediata esecuzione dei lavori escludendo ogni tipo di successivo controllo (l'articolo recita infatti: “L'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata alla data di presentazione della segnalazione”). Cosa succederà? Si potrà in alcuni casi edificare, anche in zone vincolate, senza alcuna autorizzazione: il Comune potrà intervenire solo entro i successivi 30 giorni (molto improbabile...) e solo in caso di presenza di danno grave e irreparabile al patrimonio artistico, all'ambiente e alla salute. Sì, come no, vedendo come funzionano le cose in Italia...
Come ricorda Settis nel suo articolo, questa norma è in contrasto con quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, in base al quale il silenzio-assenso o la D.I.A. non possono mai riguardare beni e interessi di valore costituzionale come il paesaggio e il patrimonio storico – artistico (in tal senso si era pronunciata anche la Corte Costituzionale con le sentenze n° 26 del 1996 e n° 404 del 1997). La stessa nostra Costituzione, lo ricordo ancora una volta, all'art. 9 recita: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico della Nazione”. Sarà ancora così se passerà la manovra? Non credo proprio... Tra l'altro è già stato deciso il voto di fiducia alla manovra: siamo ormai al fascismo puro!
Allarmante anche il voler modificare l'art. 41 della Costituzione sulla libertà d'impresa (l'art. 41 la prevede purchè non sia in contrasto con l'utilità sociale): ebbene, appena un mese fa Tremonti ha proposto di estendere al massimo la libertà d'impresa, senza nessun controllo o limite: se la proposta dovesse essere approvata, si potrà fare impresa a qualunque costo, continuando a cementificare e a distruggere suolo vergine. Inquietante!
Sull'ambiente e sul patrimonio artistico prevale dunque il popolo delle partite IVA, a tutti i costi: questo è il metodo scelto dal governo Berlusconi per combattere la crisi, ma l'Italia è l'unico paese democratico ove si combatte la crisi in questa maniera. Ma tanto il popolo è sovrano, ha votato Berlusconi e bisogna farlo governare, no? Perchè questi italiani non si svegliano? Cosa deve ancora fare di grave questo personaggio malato per far capire alla gente che ha solo portato l'Italia al disastro, in ogni campo? Non ho più parole, veramente, sono esausto nonché demoralizzato per lo stato di degrado e di abbandono in cui versa il mio paese, degrado fisico e mentale. Una provocazione: a questo punto eliminiamo il Ministero dell'Ambiente, tanto a cosa serve?

mercoledì 18 luglio 2007

Siccità: rischio accorciamento per il Po!

Stiamo parlando del nostro grande fiume Po, il maggiore d'Italia: alcune cifre vi faranno capire la sua importanza per il nostro paese. Il suo bacino si estende per 71.000 kmq, sui quali si concentra il 40% del Prodotto Interno Lordo italiano, il 37% delle industrie nazionali, il 46% dei posti lavoro, il 55% della zootecnica, il 35% della produzione agricola nonchè... il 48% del consumo nazionale di energia elettrica! Ma il nostro caro fiume è sempre più in agonia, soprattutto per le sempre più frequenti ed intense siccità e per le enormi quantità di acqua che vengono prelevate (ben 2,5 miliardi di mc all'anno, di cui il 73% destinato all'agricoltura): fatto sta che negli ultimi anni la portata media del Po è in costante discesa e a Pontelagoscuro (FE) segnala un calo del 20-25% rispetto alla media storica (attualmente la portata media è di 1.400-1.500 mc/sec contro una media di 1.800 mc/sec). Tuttavia nei momenti più critici, come quello attuale, la portata desta preoccupazione soprattutto verso la foce dove può scendere fino a 180 mc/sec (una quantità che non basta neppure a raffreddare gli impianti della centrale elettrica di Porto Tolle, figuriamoci per gli altri usi!): ma il problema più grande è la risalita di acqua salata dall'Adriatico verso il corso del fiume, proprio a causa del suo livello molto basso. Già lo scorso anno le acque salate avevano risalito 40 km di fiume e il rischio è che questo tratto possa arrivare a 100 km, arrivando all'altezza di Ferrara! Sarebbe (anzi è già) una disfatta perchè l'acqua salata purtroppo danneggia qualsiasi cosa: inquina le falde acquifere rendendo l'acqua non più potabile e naturalmente l'acqua del fiume non può essere utilizzata per l'agricoltura. Lo scorso anno in provincia di Rovigo le risaie avevano un'estensione di 2.500 ettari che quest'anno si sono ridotti a meno di 1.000: l'acqua salata del Po non può essere utilizzata altrimenti il sale brucerebbe le piante di riso e senza acqua le piante sono bruciate dal sole, così è già andato perso il 50/70% del raccolto! Inoltre la mancanza di acqua dolce impedisce di dissalare il terreno che quindi non può essere utilizzato per la successiva coltivazione di cocomeri, mais e soia; senza l'acqua dolce spariscono salici e canne palustri; in pratica ci sono già pezzi di terreno desertificati. Questo è il rischio che corre il Delta del Po: desertificazione!!! Purtroppo non ci sono molte soluzioni a questa distruzione senza dubbio opera dell'uomo e delle sue esigenze: si parla di barriere antisale da installare alla foce del Po. Una prima barriera era stata messa 20 anni fa ma ormai è vecchia... Ora sono in progetto altre barriere per bloccare la risalita del mare: una barriera fissa al Po di Goro (per trasformare questo pezzo di fiume in una riserva di acqua dolce da poter essere impiegata in caso di emergenza), un'altra barriera al Po di Tolle e una diga antisale alla Busa dritta che prevede miliardi di bollicine fatte uscire da gommoni messi sul fondo dell'alveo. Purtroppo si tratta di progetti molto costosi, fino a 100 milioni di euro, ma sono ormai l'unica strada percorribile per salvare il salvabile! Ha ragione il regista Ermanno Olmi (che al Po ha dedicato il film Centochiodi) quando dice che "Il fiume Po è il ritratto del nostro paese. Il suo degrado, il suo impoverimento e la sua morte sono il simbolo del generale impoverimento morale, civile e religioso degli italiani. Un degrado del paesaggio fisico a cui corrisponde un degrado umano. Un fiume pieno di veleni". Purtroppo stiamo pagando gli sbagli del passato, tra cui l'impiego costante in agricoltura di colture che richiedono enormi quantità d'acqua nonchè lo sfruttamento forsennato per usi industriali, sbagli a cui è difficile rimediare...