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mercoledì 11 novembre 2015

I piccoli Comuni si legano a MIRABILIA

Mirabilia - European Network of UNESCO Sites (http://www.mirabilianetwork.eu/it/) mette in collegamento per la prima volta aree accomunate dall'importanza storica, culturale ed ambientale. Un'interazione tra attori istituzionali ed economici e tra modelli di governance alla base delle politiche di sviluppo del territorio. La rete, promossa da 12 Camere di Commercio, unisce i luoghi riconosciuti dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità, ma meno noti al turismo italiano e internazionale, con l'obiettivo di aumentarne la promozione e la riconoscibilità presso il grande pubblico. 
Come ha scritto Andrea Gaiardoni sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 6 novembre 2015, si tratta di un'Italia che sta cercando di farsi conoscere al mondo, fatta di eccellenze, di sapori, di panorami irripetibili, che potrebbe spingere l'imprenditore o il turista straniero a non andare sempre nelle solite mete. Lo scopo di Mirabilia è dunque quello di creare le condizioni affinché domanda e offerta si incontrino, valorizzando quell'inestimabile patrimonio italiano fatto di borghi, monumenti, arte, cultura, cibo, paesaggi. Finora sono state coinvolte 12 realtà: Bari, Brindisi, Chieti, Genova, La Spezia, Lecce, Matera, Messina, le Isole Eolie, Perugia, Siena, Taranto ed Udine. Ogni anno si organizzano incontri bilaterali tra aziende che vendono (soprattutto turismo, ma non solo) e potenziali compratori esteri che vogliono investire qui avendo però servizi ed infrastrutture adeguate: quindi vicinanza di aeroporti, trasporti efficienti, offerta notevole di alloggi e ristorazione, guide professionali, ecc... E tutto ciò, non dimentichiamolo, creerebbe occupazione. 
È l'occasione giusta per stanare dall'ombra l'incredibile e minore patrimonio storico-artistico-culturale-paesaggistico italiano, che non ha eguali nel mondo.

lunedì 22 dicembre 2014

Nuovi TESORI IMMATERIALI nell'Unesco

L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (in inglese United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, da cui l'acronimo UNESCO) è stata fondata durante la Conference of Allied Ministers of Education (CAME) che si è svolta tra il 1 e il 16 novembre 1945. La Costituzione dell'UNESCO è stata firmata il 16 novembre 1945 e la sua entrata in vigore è del 4 novembre 1946, dopo la ratifica da parte di venti Stati. L'UNESCO è un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite creata con lo scopo di promuovere la pace e la comprensione tra le nazioni mediante l'istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l'informazione per promuovere "il rispetto universale per la giustizia, per lo stato di diritto e per i diritti umani e le libertà fondamentali" quali sono definite e affermate dalla Carta dei Diritti Fondamentali delle Nazioni Unite. Per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_delle_Nazioni_Unite_per_l%27Educazione,_la_Scienza_e_la_Cultura
L'Unesco tutela non solo beni materiali (monumenti, città, bellezze paesaggistiche, ecc...) ma anche beni immateriali: dal 2001 ha cominciato a stilare l'elenco dei patrimoni di sapere da tutelare, che ad oggi sono circa 300 e sono in continuo aumento. Non si tratta di proteggere un patrimonio materiale per il bene del pianeta, ma per preservare l'integralità della cultura in cui è nato. L'Italia è tra i Paesi più rappresentati: le processioni a spalla, il canto dei tenores sardi, l'opera dei pupi, la dieta mediterranea, l'artigianato dei violini di Cremona, ecc.... Recentemente è stata inserita, sempre per l'Italia, la coltivazione della vite zibibbo ad alberello tipica dell'isola di Pantelleria. Per visionari tutti i beni immateriali Unesco ecco il link: http://www.unesco.org/culture/ich/index.php?pg=00559.

giovedì 23 gennaio 2014

La svendita del patrimonio storico

Un bel articolo di Salvatore Settis (archeologo e storico dell'arte italiano) pubblicato sul quotidiano la Repubblica di ieri 22 gennaio 2014 lancia l'allarme sulla svendita in corso di alcuni componenti preziose del patrimonio storico-artistico del nostro paese. E a tal proposito fa una breve cronistoria di cosa è successo in questi ultimi anni. Cominciò Tremonti durante il penultimo governo Berlusconi creando la “Patrimonio dello Stato SpA”, che toglieva l'inalienabilità (fin li resistita) dei beni demaniali per immetterli nel mercato: il progetto fallì in seguito alle dure opposizioni da ogni parte, sia in Italia che all'estero, e fu lo stesso Tremonti a liquidare poi la società da lui creata. La legge 133/2008 impose poi a Regioni, Province e Comuni, per fare cassa, di allegare al proprio bilancio un “piano di alienazioni immobiliari” per svendere molti monumenti introducendo varianti urbanistiche per modificare in commerciale la destinazione di tali immobili. Nel frattempo il Ministero della Difesa ha avviato un piano di dismissioni del demanio militare. Infine non possiamo dimenticare il “federalismo demaniale” (legge voluta da Calderoli...) che ha trasferito a Regioni e Comuni quasi 20.000 unità del demanio statale (del valore nominale di circa tre miliardi di euro) per immetterle nel mercato sotto varia forma (dalla vendita diretta alla concessione al versamento in fondi immobiliari). Sono molti gli esempi in giro per l'Italia: la splendida “Cittadella di Alessandria” (straordinaria architettura militare del Settecento, ancora senza piano di riqualificazione) oppure la magnifica Fortezza di Peschiera del Garda (che, con la benedizione della direzione dei Beni Culturali del Veneto, è stata destinata a residenza, centro commerciale ed alberghi...). 
Ma l'articolo di Settis è incentrato sullo spettacolare Arsenale Francesco Giuseppe di Verona, commissionato dal tenente colonnello Conrad Petrasch tra il 1854 ed il 1861 per gli Asburgo e che ospitò le truppe del maresciallo Radetzky. Esteso su una superficie di 62.000 mq è composto da piazze, cortili, vie, campi, caserme, stalle, edifici degli ufficiali ed officine, quasi come in una piccola città a se stante: è collegato dal Ponte Scaligero a Castelvecchio e la sua struttura militare è la seconda per imponenza in Europa dopo quella di Vienna! Oggi la struttura è purtroppo fatiscente, tanto che sono già crollati 3.000 mq di tetti... Come scrive Settis nel suo articolo, “Colori della muratura, lessico architettonico improntato all'eccletismo viennese, rapporto con la natura: nella costruzione tutto fu pensato per esprimere l'autorità e la presenza militare del sovrano, ma anche come omaggio alla dignità di una città tanto preziosa, e perciò incluso nel perimetro del sito Unesco”. Come detto ora è in stato decadente, da quando è stato ceduto al Comune nel 1994. Comune che ora svende il tutto, operazione camuffata da concessione d'uso ma che in realtà si tratta di svendita vera e propria. Un'associazione di imprese ad hoc (Contec Rizzani – De Eccher) ha offerto nel 2012 55 milioni di euro al Comune per acquistare il tutto eseguendo lavori di demolizione, ricostruzione e rilocalizzazione, copertura di spazi liberi, creazione di nuove strutture ipogee, parcheggi ed altro... Ottenendo in cambio dal Comune la gestione incondizionata di 2/3 della superficie, con libertà di trasformarli in centro commerciale con bar, ristoranti, negozi ed uffici, rivendendoli poi a terzi. Una vera e propria svendita a privati. Dei 55 milioni previsti, 12 li metterà il Comune vendendo il Palazzo del Capitano posto in Piazza dei Signori!!! Ma i cittadini sono insorti: un comitato in pochi giorni ha raccolto ben 6.000 firme dimostrando che esistono possibilità alternativa di recupero ed uso degli spazi diverso senza rinunciare alla loro funzione di BENE PUBBLICO. 
Sì, perché non si deve dimenticare che il demanio non è una forma di proprietà ma un bene ed un servizio pubblico nell'interesse di tutti i cittadini, dunque inalienabile! Si tratta di beni che si prestano benissimo all'uso pubblico: musei, mostre, attività culturali di ogni tipo, turismo storico. Come è possibile che accada tutto ciò: svendere un patrimonio storico-architettonico che qualsiasi altro Paese al mondo farebbe fruttare senza svenderlo!

venerdì 29 novembre 2013

Trovato il TEMPIO BUDDISTA più antico al mondo

Il tempio buddhista è un luogo sacro solitamente composto da uno o più edifici, ed è formato dai seguenti elementi: la sala principale di culto, che nelle antiche lingue pali e sanscrito viene chiamata vihara, ma che nei vari paesi in cui si è diffuso il buddhismo ha assunto anche altri nomi; l'albero della Bodhi, un ficus religiosa, che secondo la tradizione buddhista è la pianta sotto la quale Buddha praticò la forma di meditazione chiamata "anapana sathi bhavana" e raggiunse il nirvana; l'altare con la statua di Buddha, che spesso è situato all'interno del vihara, su cui vengono posti fiori, incensi ed altri doni; l'edificio adibito a reliquiario chiamato in sanscrito stūpa e in pali "thūpa , che contiene resti o oggetti legati a Buddha; gli alloggi ed i refettori dei monaci. Per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio_buddhista
Ebbene, apprendo ora della notizia che nel sud del Nepal (250 km dalla capitale Katmandu, al confine con l'India) sono stati rinvenuti alcuni resti di una struttura in legno che secondo gli archeologi potrebbe essere il più antico tempio buddista del mondo: tali resti sono stati scoperti durante alcuni scavi all'interno del tempio Maya Devi, che è situato nel sito religioso e di pellegrinaggio di Lumbini (considerato il luogo di nascita di Buddha e patrimonio mondiale dell'Unesco dal 1997, http://it.wikipedia.org/wiki/Lumbini). A darne la notizia è stato l'esperto nepalese Kosh Prasad Acharya che ha lavorato con un team di archeologi britannici dell'università di Durham: i test scientifici avrebbero confermato che si tratta di una struttura risalente addirittura al VI secolo a.C. (fino ad ora si pensava che la costruzione buddista più vecchia fosse una colonna con alcune iscrizioni risalenti al III secolo a.C.). I dati della ricerca sono stati pubblicati nel numero di dicembre della rivista "Antiquity" (http://journal.antiquity.ac.uk/). A conferma che quello trovato potrebbe essere il tempio buddista più antico del mondo (in quanto risalente al VI secolo a.C.) v'è il fatto che molti studiosi ritengono che il Buddha (ovvero Siddharta Gautama, http://it.wikipedia.org/wiki/Gautama_Buddha) sia nato a Lumbini proprio tra il VI e il V secolo a.C. 
Davvero una scoperta incredibile, che dà ancora più lustro alla località di Lumbini e al suo titolo di patrimonio mondiale dell'Unesco.

mercoledì 30 ottobre 2013

ORTO BOTANICO di PADOVA da record

Orto botanico è un ambiente naturale ricreato artificialmente che raccoglie una grande varietà di piante categorizzate per scopi scientifici e per l'educazione dei visitatori. Il termine giardino botanico viene considerato un sinonimo di orto botanico anche se taluni considerano il giardino botanico come un ambiente a scopo di ricreazione e di studio mentre l'orto botanico avrebbe storicamente una funzione di produzione di sostanze medicamentose, in quantità sufficienti a rifornire un vicino ospedale. Spesso associato ad esso vi sono una biblioteca ed un erbario per lo studio e la catalogazione delle specie. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Orto_botanico, dove si trova anche la lista di tutti gli orti botanici italiani. 
Tra questi vi parlo dell'Orto Botanico di Padova (http://www.ortobotanico.unipd.it/), che la giornalista Cinzia Sasso ha definito, in un suo articolo pubblicato sulla sezione Ambiente del sito http://www.repubblica.it, “l'orto botanico dei record”. Intanto vi ricordo che l'Orto Botanico di Padova fu fondato nel 1545 ed è il più antico orto botanico universitario ancora esistente al mondo (il primato spetterebbe all'Orto Botanico di Pisa, fondato nel 1544, se nel corso della sua storia non avesse cambiato due volte la sua sede: infatti, l'istituzione toscana si trova nell'attuale localizzazione solamente dal 1591), e che nel 1997 è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO, con la seguente motivazione: "L'Orto Botanico di Padova è all'origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l'ecologia e la farmacia". Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Orto_botanico_di_Padova
E' proprio presso l'Orto Botanico di Padova che è stato realizzato ora un nuovo giardino (in appena 3 anni, e di prossima apertura al pubblico) della superficie di 15 ettari, sotto una cupola di vetro e cemento lunga 100 metri e larga 18o, ove vi sono spazi dedicati a tutte le specie del mondo. Infatti vi staranno al suo interno ben 1.300 specie di piante: le sezioni, che separano i tropici dalle zone desertiche e le aree artiche da quelle temperate, saranno separate tra di loro da grandi cascate di acqua. Si tratta di una forma di architettura completamente sostenibile, visto che sfrutterà le acque termali della vicina località di Abano Terme e l'energia solare attraverso i pannelli fotovoltaici; inoltre, le pareti esterne si comporteranno come una gigantesca foglia che assorbe l'inquinamento atmosferico, mentre il tetto sarà composto da cuscini trasparenti gonfiabili che hanno la capacità di raccogliere di giorno il calore del sole e di disperderlo nella serra di notte. Per raccogliere fondi verrà aperta la charity “gli amici dell'Orto”, verrà lanciato il progetto “adotta una pianta” e presto verranno messi on line il Wikiorto e il progetto Geenternet (una vera e propria rete web botanica). 
Dice il rettore dell'Università di Padova Giuseppe Zaccaria: “Questo resterà un luogo di ricerca ma si aprirà alla città e al mondo, diventerà un luogo di aggregazione urbana e di richiamo turistico”. Lo stanno già facendo all'estero, è ora che lo facciamo anche noi. E questa operazione, partita dall'università, sarà un modello per il nostro Paese, modello che dimostra come cultura e scienza possano essere una incredibile fonte di sviluppo. Che il Governo ci ascolti... .

giovedì 24 ottobre 2013

FABRIANO è diventata "Città creativa dell'Unesco"

Fabriano è un comune italiano di 31.971 abitanti della provincia di Ancona (Marche). Il territorio cittadino è posto a 325 m s.l.m., in una vallata costellata da dolci colline e circondata da monti dell'Appennino umbro-marchigiano centrale e della dorsale marchigiana. Città molto ricca di storia: tra le architetture religiose ci sono la Cattedrale di San Venanzio, il complesso conventuale di San Domenico, la Chiesa del Sacro Cuore, la Chiesa di San Filippo, l'Oratorio della Carità, la Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo, la Chiesa di Sant'Onofrio o Scala Santa, la Chiesa di Sant'Agostino, la Chiesa di Santa Caterina, la Collegiata di San Nicolò, l'Edicola Chiesa Santa Maria del Piangato, la Chiesa di San Benedetto, l'Oratorio del Gonfalone e la Chiesa di Santa Maria Maddalena; tra le architetture civili ci sono il Palazzo del Podestà, la Fontana Sturinalto, il Palazzo del Comune, il Loggiato San Francesco, l'ex ospedale di Santa Maria del Buon Gesù e il Portico dei Vasari. Per una dettagliata descrizione di tali monumenti consultare il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Fabriano. La città diede i natali al grande Gentile da Fabriano, pittore italiano tra i più importanti esponenti del Gotico internazionale, che incarnò nel suo secolo la tipica figura dell'artista itinerante, preferendo spostarsi per trovare le più svariate occasioni di lavoro offerte dalle corti piuttosto che stanziarsi a bottega: la sua pittura poetica e fiabesca, il gusto per la linea e un uso impareggiabile degli elementi decorativi lo portarono al vertice della scuola italiana dell'epoca, ricevendo commissioni di grandissimo prestigio (http://it.wikipedia.org/wiki/Gentile_da_Fabriano). 
Ma Fabriano è certamente più famosa per la produzione della carta (celeberrima la marca di carta Fabriano, http://www.fabriano.com/), fin dal XIII secolo. È accertato che fu la prima cartiera presente in Europa ed è del tutto probabile che già dalla fine del XII secolo in città si producesse la carta bambagina, ottenuta con le fibre dei cenci di lino. Fabriano fu una delle più antiche città italiane produttrici di carta: i fabrianesi inventarono la pila idraulica a magli, la filigrana e la collatura con gelatina animale. Grazie a queste innovazioni l'industria ebbe grande sviluppo nei secoli XIV e XV, quando si contavano almeno 40 botteghe. Nella seconda metà del Trecento le industrie locali producevano un milione di fogli l'anno, che prendevano la via di Venezia, Firenze e di altre città, anche d'oltremare, del mondo allora conosciuto. Dopo un periodo di progressivo decadimento dal 1780, grazie a Pietro Miliani, che diede un nuovo impulso a questa attività, Fabriano tornò ad essere la città della carta, specializzandosi nelle carte valori, che ancora oggi sono le più ricercate. È proprio per questa caratteristica che Fabriano è da ieri 22 ottobre 2013 “Città creativa dell'Unesco” per la sua grande tradizione cartaria e per la sua creatività artigiana. Il network "Città Creative", promosso dall’Unesco, ha come obiettivo la creazione di un legame tra città in grado di sostenere e di fare della creatività culturale un elemento essenziale per il proprio sviluppo economico, offrendo agli operatori locali una piattaforma internazionale su cui convogliare l’energia creativa delle proprie città e gettando così le fondamenta per proiettare esperienze locali in un contesto globale, con l’obiettivo di promuovere l’industria della cultura: http://www.unesco.it/cni/index.php/cultura/citta-creative
Complimenti quindi alla città di Fabriano e a tutti coloro che hanno permesso questo riconoscimento così importante, soprattutto in un momento così difficile di crisi economica, di cui risente anche la produzione industriale fabrianese.

giovedì 3 ottobre 2013

Distruzione storico-culturale in SIRIA

La grave guerra civile che da oltre due anni sta sconvolgendo la Siria, per ribaltare il regime e che è costata la vita finora a centinaia di migliaia di persone (e di cui sentiamo quotidianamente le notizie ai TG), sta avendo gravissime ripercussioni su un patrimonio storico-artistico-culturale (quello siriano) che ha un valore inestimabile. Traggo spunto in questo da un articolo di Pietro Del Re, intitolato “Saccheggio in Siria” pubblicato sul settimanale d'informazione L'Espresso del 3 ottobre 2013. 
Purtroppo la guerra sta distruggendo tutto: ad Aleppo (http://it.wikipedia.org/wiki/Aleppo) sono stati distrutti parte del vecchio mercato del XIV secolo e 2 minareti della moschea di Omayyadi, oltre ad un centinaio di edifici storici danneggiati all'interno dell'antica cittadella; ad Homs (http://it.wikipedia.org/wiki/Homs) sono stati gravemente danneggiati una ventina di siti storici, tra cui l'antico hammam, cinque chiese e il mercato; a Daraa è stata distrutta la moschea Al Omari, a Bosra (http://it.wikipedia.org/wiki/Bosra) sono state distrutte la vecchia fortezza, diverse chiese e moschee; a Palmyra (http://it.wikipedia.org/wiki/Palmira) è stato danneggiato dai razzi il colonnato romano; saccheggiati i musei di Raqqa, Maraat Normaan ed Hama; più volte bombardato il Krak dei Cavalieri (http://it.wikipedia.org/wiki/Krak_dei_Cavalieri), che è considerato il castello medievale per eccellenza di età crociata; e a tutto questo ci si deve aggiungere il gran numero di saccheggi perpetrati da una gigantesca rete organizzata di tombaroli ad Apamea (http://it.wikipedia.org/wiki/Apamea), Mari (http://it.wikipedia.org/wiki/Mari_(citt%C3%A0)), Ebla (http://it.wikipedia.org/wiki/Ebla e http://www.ebla.it/, a cui ho già dedicato un post in passato) e Dura Europos (http://it.wikipedia.org/wiki/Dura_Europos), nonché divelte le vecchie pietre nelle chiese bizantine delle “città morte”. Un paese quindi distrutto non solo dai ribelli e dai lealisti, ma anche da questi tombaroli che solo per i soldi stanno depredando uno dei più grandi tesori storici-culturali del pianeta (ricordo che molte località siriane sono patrimonio dell'Unesco: a tal proposito proprio l'Unesco ha lanciato un appello per salvare questo patrimonio, http://www.unesco.it/cni/). Quindi oltre al danno, la beffa. 
Irina Bokova, direttrice generale dell'Unesco, durante una recente riunione a Parigi dove aveva convocato i grandi esperti di traffico d'opere d'arte, l'Interpool e le polizie di frontiera di mezza Europa per fare il punto sui saccheggi e sulle distruzioni dei monumenti in Siria, ha dichiarato: “La protezione del patrimonio è indissociabile dalla protezione delle popolazioni, perché il patrimonio veicola i valori e le identità della gente. Al momento della ricostruzione, quando la pace tornerà a regnare, il patrimonio giocherà un ruolo fondamentale”. A tal proposito l'ICOM (Consiglio Internazionale dei Musei, http://www.icom-italia.org/) sta cercando di stilare una lista rossa dei beni più a rischio. 
A fianco del servizio su L'Espresso di Pietro Del Re c'è un approfondimento di Marisa Ranieri Panetta, intitolato “Così muore la culla della civiltà”, nel quale la giornalista spiega che “La Siria siamo noi, perché qui, e nella pianura mesopotamica, si è realizzato tra il Quarto e il Terzo millennio a.C. quella rivoluzione urbana che è alla base della civiltà occidentale. Quando cioè si è passati da un sistema socio-economico chiuso (villaggi autonomi) a un'organizzazione complessa che faceva capo a città-stato, dove nel palazzo si stabiliva la suddivisione del lavoro, la produzione, il commercio, fissando nell'argilla la contabilità delle merci con caratteri cuneiformi. Perché anche le origini della scrittura, e le sue successive evoluzioni, risalgono a quest'area mediorientale”. Infatti, qui ci sono le origini della nostra storia, qui in Siria sono passati tutti: Ittiti, Assiri, Macedoni, Romani, Bizantini, Mongoli, Califfi, e tutti hanno lasciato documenti scritti e segni di arte ed architettura unici al mondo. 
Concludo con quello che scrive la stessa giornalista: mentre il numero dei morti aumenta ogni giorno, ai sopravvissuti stanno rubando l'anima, la loro identità storica, smantellando strutture millenarie. Nella speranza che il popolo siriano e il regime contro cui stanno combattendo arrivino il più presto possibile ad una risoluzione derivante da un incontro tra le parti, per salvare il popolo siriano e con esso il suo immenso patrimonio storico – artistico, che è patrimonio dell'umanità.

martedì 14 maggio 2013

Ma quante “giornate speciali” ci sono?

Tantissime!!! Tra giornate mondiali, giornate speciali, anni internazionali, ecc... non si contano più! Giovanni Puglisi, presidente della Commissione italiana dell'Unesco (http://www.unesco.org e http://www.unesco.it), intervistato da Vladimiro Polchi per il quotidiano la Repubblica del 7 maggio scorso, dice: "Se tutte le giornate diventano mondiali, alla fine non lo è più nessuna. Dovremmo contigentarne il numero". L'Unesco per indire una "giornata mondiale" deve valutare una serie di criteri per arrivare alla decisione di dare visibilità ad una data questione, una specie di marketing culturale, solo che ultimamente si rischia che la segnalazione diventi solo occasione di valorizzazione turistica e business, indebolendo l'importanza del progetto originario. E' per questo che ora l'Unesco vuole imporre dei vincoli più rigidi, oltre ad un limite numerico. 
Pensate che se facciamo riferimento alle sole organizzazione pubbliche italiane ed internazionali, ci sono oggi ben 235 giornate mondiali e nazionali riferite a qualcosa. Se invece allarghiamo la ricerca anche alle varie associazioni, collettivi, ong e fondazioni, allora si supera il numero dei giorni di un anno!!! Dentro c'è di tutto: il 7 gennaio la Giornata nazionale della bandiera, il 17 febbraio la Giornata mondiale del gatto, il 21 marzo la Giornata mondiale della poesia, il 26 marzo la Giornata mondiale della lentezza, il 27 marzo la Giornata nazionale del teatro, il 28 aprile la Giornata mondiale per la salvaguardia delle rane (!!!), il 3 maggio la Giornata mondiale per la libertà di stampa, il 14 maggio la Giornata mondiale della risata, il 25 maggio la Giornata nazionale dell'aquilone, il 29 maggio la Giornata nazionale del respiro, il 7 giugno la Giornata mondiale contro le carrozze trainate da cavalli (!!!), il 2 luglio la Giornata mondiale degli UFO, il 22 luglio la Giornata mondiale per il boicottaggio della Coca Cola (!!!), il 26 ottobre la Giornata nazionale di GNU-Linux e del Software libero!! E altre svariate centinaia... Senza dimenticarsi degli anni internazionali: della patata, dell'igiene, dell'astronomia, delle lingue, ecc... Ah, il 2013 è l'anno internazionale della quinoa (pianta originaria delle Ande) ma anche l'anno internazionale della cooperazione nel settore idrico. Cosa??? 
Si rischia davvero di perdere il significato vero di queste giornate, pensate dall'Unesco nel 1972. Dice Edoardo Lombardi Vallauri, docente di linguistica all'università di Roma Tre: "Queste giornate sono un contenitore vuoto utile solo a giustificare una comunicazione su quel determinato tema. E' come quando si organizza una conferenza e si mandano cinquemila inviti, già sapendo che alla fine verranno solo amici e parenti. Perchè allora facciamo questa conferenza? Appunto per avere una scusa per mandare inviti e avvisi. Il problema è quando le conferenze, o le giornate mondiali, diventano centinaia. Chi riceve avvisi o sollecitazioni tutti i giorni alla fine non li sente più". Vero. 
In tutto questo ci sono anche i burloni che ne fanno ironia sui vari social network creando svariate giornate speciali: ad esempio "Alberto De Lupis" ha proclamato su twitter la "Giornata mondiale delle assistenti di maghi col numero della donna segata", mentre "Asino morto" scrive che "oggi è la Giornata mondiale del dubbio. O almeno credo"!!!. Da non credere...

mercoledì 24 aprile 2013

Doniamo un LIBRO alla nostra biblioteca

Ieri 23 aprile 2013 è stata la GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D'AUTORE, patrocinata dall'UNESCO (http://www.unesco.org e http://www.unesco.it), per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright. A partire dal 1996, viene organizzata ogni anno il 23 aprile con numerose manifestazioni in tutto il mondo: l’obiettivo della Giornata è quello di incoraggiare a scoprire il piacere della lettura e valorizzare il contributo che gli autori danno al progresso sociale e culturale dell’umanità. La data del 23 aprile è stata scelta in quanto è il giorno in cui sono morti, nel 1616, due importanti scrittori: lo spagnolo Miguel de Cervantes (1547-1616) e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega (1539-1616), nonché data di nascita del famosissimo scrittore inglese William Shakespeare (1564-1616).  Ebbene, ieri il quotidiano la Repubblica (http://www.repubblica.it) ha pubblicato una bella lettera di un lettore intitolata “Doniamo un libro alla nostra biblioteca”, che voglio pubblicare integralmente perché la trovo molto bella come idea. Eccola.
“Oggi è la Giornata mondiale del libro ideata dall'Unesco, giornata che ha lo scopo di promuovere il libro e la lettura. Cogliano l'occasione per fare un regalo alla biblioteca che frequentiamo, doniamo un libro che abbiamo in casa o in cantina o dentro qualche scatolone dimenticato, un tesoro che magari detestiamo o che possediamo in più copie. Senza spendere un euro contribuiamo ad arricchire il patrimonio librario della nostra città facendo, magari, anche felice qualche appassionato lettore”. 
Complimenti per l'idea, che sottoscrivo in pieno.

martedì 29 gennaio 2013

TIMBUCTU', la sua cultura e la guerra

Timbuctù è un'antica città del Mali, considerata la capitale di uno dei veri quattro sultanati (salvo il sultanato supremo di Costantinopoli): grazie alle sue caratteristiche è stata dichiarata Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO ed è stata proposta come una delle sette meraviglie moderne. Raggiunse il massimo del suo splendore tra il 1300 e il 1500, quando fu polo culturale del mondo arabo e così ricca d'oro da essere considerata una specie di Eldorado del tempo. Considerata, per le sue favolose ricchezze e per la sua inaccessibilità, un luogo più mitico che reale, della sua esistenza in Europa si discusse sino al 1806, quando l'esploratore Mungo Park riuscì a raggiungerla dal fiume Niger, anche se non riuscì a tornare indietro. La città è ancora viva in epoca moderna e, pur non godendo delle ricchezze materiali di un tempo, conserva una piccola parte delle ricchezze culturali dell'epoca, compresi 700.000 manoscritti arabo-islamici dei secoli XIII-XVI, tra cui opere di Avicenna, vari dei quali giunti dalla Spagna in seguito alla Reconquista, anche se un gran numero di essi è scritto, usando caratteri arabi, in lingue africane del luogo (cosiddette "lingue ajami"). Moltissime delle costruzioni della città sono state erette e costruite col fango, che garantisce una notevole solidità, dato che la città si trova in una regione desertica del Mali, l'Azawad, e la possibilità che piova è prossima allo zero. È un patrimonio a rischio a causa della guerra del Mali settentrionale. Nel luglio 2012 è stato distrutto un santuario da una cellula di al-Qaida. Le distruzioni sono proseguite il 21 dicembre, interessando altri quattro edifici fra quelli dichiarati patrimonio dell'Umanità. Fonte wikipedia.it. E infatti, purtroppo, la guerra che sta flagellando il nord del Mali sta portando alla morte della cultura maliana: come successe nel 2001 in Afghanistan con la distruzione dei famosissimi Buddha in pietra di Bamyan da parte dei Talebani e come è successo pochi mesi fa ad Aleppo (Siria) con la distruzione di vari monumenti nell'antica cittadella (che fa parte del Patrimonio Unesco dell'umanità), anche qui i Talebani stanno distruggendo tutto ciò che rappresenta la cultura locale. E stiamo parlando di una cultura incredibile: un insieme di opere di valore inestimabile che fa parte appunto del Patrimonio Unesco dell'Umanità (http://www.unesco.it). Il pericolo si sta manifestando non solo a Timbuctù (la cosiddetta “città dei 333 santi”, dove si stanno distruggendo i famosi mausolei sacri) ma anche in altre località del Mali che fanno sempre parte del Patrimonio Unesco dell'Umanità, ovvero la tomba dell'imperatore Askia a Gao (http://it.wikipedia.org/wiki/Tomba_di_Askia), la falesia dei Dogon a Bandiagara (http://it.wikipedia.org/wiki/Falesia_di_Bandiagara) e la città di fango di Djennè (http://it.wikipedia.org/wiki/Djenn%C3%A9). E ci sono altri 9 siti nel Mali in attesa di entrare sotto la protezione dell'Unesco.
Ora è arrivata la notizia orribile che a Timbuctù i ribelli hanno bruciato l'antica biblioteca: essa è (anzi, era...) ospitata nell'istituto di alti studi e ricerche islamiche “Ahmed Baba” fondato dal governo del Mali nel 1973, nel quale nel 2009 fu inaugurato un nuovo edificio di 4.600 metri quadrati (grazie ad un accordo tra i governi del Mali e del Sudafrica) con un sistema di aria condizionata per preservare i testi antichi. La sua istituzione è stata decisa nel 1967 dall'Unesco proprio per la conservazione di questi manoscritti: si tratta di 30.000 manoscritti arabi del valore inestimabile, la maggior parte risalenti al XIV e al XVI secolo, con testi di medicina, filosofia, astronomia, poesia, letteratura e legge islamica, molti dei quali decorati con miniature in oro zecchino e rilegati con copertine in pelle lavorata (fra i più preziosi vi sono copie del Corano del XII secolo e la trascrizione di un trattato di medicina attribuito al medico e filosofo musulmano Avicenna). Tutto andato perduto sotto il fuoco.
Lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun ha scritto un bel articolo che è stato tradotto da Fabio Galimberti per il quotidiano "la Repubblica" di oggi. Spiega la spietatezza di questi barbari del nord del Mali che, proprio per il fatto di essere stati sconfitti, si sono vendicati senza pudore anniettando e distruggendo per sempre l'immenso patrimonio culturale del paese. La distruzione di questo patrimonio è un attacco contro l'identità non solo africana, ma di tutta l'umanità. Intervenire perchè non succeda più, in nessuna parte del mondo, deve essere un impegno di tutti gli Stati del mondo.

domenica 27 gennaio 2013

UNESCO e il patrimonio astronomico mondiale

Un articolo intitolato “Trentamila anni di domande sul cielo” di Giovanni Sabato sul settimanale L'Espresso (http://www.espresso.it) del 10 gennaio 2013 mi ha dato l'idea dell'immenso patrimonio storico-astronomico presente sul nostro Pianeta: l'Osservatorio di Mount Wilson (USA) del 1904; il complesso di massi e rocce con graffiti astronomici precolombiani a Boca de Potrerillos in Messico; l'Osservatorio del vulcano Mauna Kea nelle Hawaii; il Centro cerimoniale di Chankillo (Perù) risalente a 2.200-2.500 anni fa con 13 torri di osservazione solare; i telescopi degli osservatori AURA nelle vette di Cerro Tololo and Cerro Pachòn (Cile); il Centro cerimoniale di 700 anni fa a Caguana (Portorico); il celeberrimo complesso di Stonehenge, l'ooservatorio astronomico altrettanto celebre di Greenwich e i Monasteri gemelli di San Pietro e Paolo, tutti in Inghilterra; i dipinti delle grotte di Lascaux di ben 18.000 anni fa, l'osso bovino con incisioni astronomiche della grotta di Thais, l'Osservatorio di Mudon di Parigi e la cattedrale di Salisburgo con varie meridiane, uno zodiaco e tre grandi orologi astronomici, tutti in Francia; il Pantheon di Roma, l'Acropoli di Alatri e il Battistero di Parma; gli osservatori delle Canarie (Spagna); il radiotelescopio di Stockert e la torre di Einstein a Potsdam, in Germania; l'arco geodetico di Struve presente in 34 località di 10 paesi europei allineanti dal Mar Artico norvegese al Mar Nero in Ucraina; la collina di Pnice vicino ad Atene dove Metone costruì un eliotropo (strumento per l'osservazione del solstizio); l'osso di babbuino con incisioni per i cicli lunari rinvenuto a Ishango (Repubblica Democratica del Congo) risalente a 27-18.000 anni fa; l'osservatorio reale di Capo di Buona Speranza in Sud Africa, fondato nel 1820, che è il più antico osservatorio permanente dell'emisfero sud e la prima grande istituzione scientifica in Africa; la tomba di Senenmut a Tebe, il tempio di Hathor a Dendera, le piramidi di Giza e il tempio di Ammone a Karnak, tutti in Egitto; il complesso di piramidi, necropoli e templi di Napata in Sudan; l'osservatorio di Ulugh Beg vicino a Samarcanda in Uzbekistan; l'osservatorio di Maraga in Iran; l'osservatorio Jantar Mantar a Jaipur in India; il complesso di Dengfeng, l'osservatorio di Taosi e l'antico osservatorio imperiale di Pechino, tutti in Cina; l'ooservatorio di Cheomseongdae in Corea; la riserva di cielo stellato di Aoraki-Mount Cook-Tekapo in Nuova Zelanda (un osservatorio sorto in un'area legalmente protetta dall'inquinamento luminoso per una fascia di 50 km); la piattaforma di Atituiti Ruga, osservatorio solare del 1450 in Polinesia francese. E la lista continuerebbe.
Si tratta di un immenso patrimonio fatto di osservatori, edifici, templi, pitture, iscrizioni, aree per l'osservazione, tombe, pratiche culturali, ecc... che ora sono inseriti nel “patrimonio astronomico dell'umanità” istituito dall'UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura, http://www.unesco.it) e dall'UAI (Unione Astronomica Internazionale, http://www.iau.org), per testimoniare come l'umanità fin dalla preistoria abbia sempre ammirato, interpretato e razionalizzato il cielo, mettendolo in relazione con le proprie vicende per soddisfare le proprie esigenze. Il tutto è ora consultabile sul portale http://www2.astronomicalheritage.net. Tutto questo parte da lontano: nel 2003 l'UNESCO riconoscendo il valore culturale dell'astronomia ha istituito la “Astronomy and World Heritage Initiative” (http://whc.unesco.org/en/astronomy/) e nel 2008 ha stretto accordi con l'UAI per valorizzarlo: ed ecco che nel 2012 è nato il portale di cui sopra. Questa idea nasce dal fatto che la maggior parte del patrimonio astronomico mondiale è in pericolo e questo progetto servirà a promuoverne la salvaguardia sollecitando l'interesse politico e pubblico. Finora solo un sito astronomico era patrimonio Unesco ed era l'arco geodetico di Struve, una serie allineata di 34 punti dal Mar Artico in Norvegia al Mar Nero in Ucraina contrassegnati da colonne, rocce, incisioni o fori, ed è ciò di quanto resta dei 265 nodi di riferimento che dal 1816 al 1851 l'astronomo Friedrich Struve collocò per determinare forme e dimensioni esatte della Terra, consentendo all'Europa di stabilire confini certi dopo il Congresso di Vienna.
Ora la stessa sorte toccherà a tutto il patrimonio astronomico mondiale. Il portale è in corso di aggiornamento e presto vi si aggiungeranno nuovi elementi: davvero un grande progetto per poter proteggere tutto quel patrimonio che testimonia il progredire della conoscenza astronomica sperimentata dall'umanità nel corso dei millenni.

mercoledì 11 maggio 2011

Siti UNESCO in sofferenza in Italia...

Conosciamo purtroppo lo stato di degrado in cui versano molte opere del nostro immenso ed inestimabile patrimonio storico-artistico-naturale italiano, che non ha eguali nel mondo. Lo scorso 13 aprile 2011 è uscito un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) intitolato "Settimana della Cultura: in Italia e nel Veneto oltre la metà dei siti Unesco è in sofferenza. Legambiente racconta i mali dei luoghi patrimonio dell’Umanità nel dossier 'Unesco all’italiana'". Ecco il testo integrale del comunicato stampa.
Rappresentano un capolavoro del genio umano, sono esempi eccezionali di arte, architettura e natura, in grado di raccontare la cultura e la storia di una civiltà esistente o scomparsa. Sono luoghi e opere uniche al mondo e per questo rientrano nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco, che le seleziona secondo criteri molto stringenti . L’Italia è tra i Paesi al mondo che ne possiede di più, ma troppo spesso, dopo aver ottenuto il prestigioso titolo, lascia questi tesori al proprio destino, senza fondi per il mantenimento e a volte senza alcun tipo di cura. Nella settimana dedicata alla cultura Legambiente richiama l’attenzione sulle emergenze dei siti italiani patrimonio dell’Umanità con il dossier Unesco all’italiana e chiede che il riconoscimento attribuito dall’organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta come spesso avviene. Dei quarantacinque siti Unesco italiani, infatti, oltre la metà (23) è afflitta da situazioni critiche più o meno gravi che ne mettono a repentaglio il futuro. Tra questi ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, un tratto di costa che tutto il mondo ci invidia, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; le isole Eolie, paradisi della natura forgiati dal vento e dal fuoco quotidianamente minacciati da interessi speculativi e ipotesi di nuovo cemento; il parco nazionale del Cilento assediato dall’illegalità edilizia; la laguna di Venezia, un sistema fragilissimo insidiato dall’erosione, l’inquinamento marino, le acque alte e la pesca abusiva. In pericolo anche aree archeologiche di straordinario interesse come Agrigento, Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica, le necropoli etrusche di Cerveteri e le famosissime Pompei ed Ercolano che lottano quotidianamente contro il degrado, l’emergenza crolli, i rifiuti, gli abusi edilizi e la scarsità di servizi. “L’Italia e il Veneto hanno la fortuna di custodire un patrimonio di arte, cultura e storia unico e irriproducibile, che incarna la nostra stessa identità nazionale – sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – ed è molto doloroso constatare, in molti casi, la totale incapacità di tutelarlo e valorizzarlo come grande ricchezza culturale e anche come chiave di uno sviluppo nuovo. Parliamo di monumenti e luoghi simbolo del nostro Paese, famosi in tutto il mondo, che rappresentano in un certo senso anche l’unione dell’Italia di cui quest’anno ricorrono i 150 anni. Un patrimonio per l’intera umanità che, una volta riconosciuto come tale, viene lasciato nell’abbandono, alla mercé di auto, inquinamento e nuovi edifici, figuriamoci che ne è dei beni cosiddetti ‘minori’, quelle migliaia di chiese, opere d’arte e monumenti che costellano ogni angolo della penisola e di cui ci occupiamo da anni con la campagna Salvalarte”. Tra i principali mali che incombono sui siti Unesco italiani, Legambiente segnala automobili e traffico, una vera ‘spada di Damocle’ sulla testa di molti posti straordinari come i Sassi di Matera dove il recupero e la rivitalizzazione degli antichi rioni è ferma da tempo mentre si progettano nuovi parcheggi, oppure i centri storici di alcune delle più importanti città d’arte del Paese come Roma, Napoli, Verona, Siena e Urbino: musei a cielo aperto, soffocati da smog, veicoli ovunque e inquinamento, dove si progetta e si realizza il ‘nuovo’ senza interessarsi troppo di quello che esiste da secoli. Lo sviluppo urbanistico eccessivo è anche l’incubo di Assisi e di altri siti francescani, del villaggio industriale di Crespi d’Adda e dei Sacri Monti della Lombardia, mentre l’incuria, la scarsa manutenzione e a volte il malcostume stanno seriamente mettendo in pericolo gioielli, archeologici, architettonici e artistici come la Villa del Casale a Piazza Armerina, Villa Adriana a Tivoli, Castel del Monte, i Monumenti paleocristiani di Ravenna, la Reggia di Caserta e le Residenze Sabaude. “Il recupero e della valorizzazione dei beni culturali può diventare l’asse portante di un diverso sviluppo del turismo - conclude Michele Bertucco - che porta lavoro e benessere e al tempo stesso promuove l’attenzione e l’amore degli italiani verso i tesori d’arte. Un Paese civile non può lasciare che simili tesori scompaiano sotto l’ombra del degrado, sono un patrimonio dell’umanità sempre e non solo quando devono candidarsi a entrare nella lista Unesco”.
Se volete leggere il Dossier integrale di Legambiente "Unesco all'Italiana: i siti in sofferenza nel Bel Paese", andate al sito http://www.legambienteverona.it/comunicati-stampa/2011/1142-siti-unesco-in-sofferenza.html.
La situazione non è per niente incoraggiante, anzi, se pensiamo all'intelligenza del Governo che continua a tagliare fondi al Ministero dei Beni Culturali, sperperando i soldi in altre piaghe del paese (politica, Provincie, nucleare, Ponte di Messina, ecc...) vengono i brividi ed un forte colpo al cuore...

lunedì 20 settembre 2010

DEGRADO DEI CENTRI STORICI: allarme dell'Unesco

"Mentre in Nord Europa i centri storici-artistici ricevono la protezione di provvedimenti e linee guida atti a preservare il territorio, nel resto del mondo e in molte zone del Sud Europa la situazione appare sempre più critica". Sono le parole di Francesco Bandarin, vicedirettore generale per la Cultura dell'Unesco (http://www.unesco.it), in occasione del 50° anniversario della nascita dell'Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (http://www.ancsa.org) festeggiato a Bergamo in questi giorni. L'allarme riguarda anche l'Italia, e le cause sono molteplici: da una parte l'"aggressione residenziale" dei centri storici (che vengono presi d'assalto da tipologie abitative e commerciali non consone a tali centri, in quanto sono zone privilegiate ed ambite economicamente), dall'altra per paradosso lo spopolamento di molti centro storici a discapito delle periferie in continua espansione ed urbanizzazione. Nel primo caso spesso è l'abusivismo a devastare i nostri centri storici e la scarsa conservazione e valorizzazione dei suoi edifici, nel secondo caso la fame di soldi dei Comuni (sempre più a secco economicamente) li induce ad approvare sempre più lottizzazioni residenziali nelle perifierie (causando uno spostamento di popolazione dal centro alla periferia) in quanto in tal modo incamerano centinaia di migliaia di euro di oneri di urbanizzazione e di costi di costruzione (incassi che non si avrebbero ristrutturando l'esistente...).
A tal proposito è uscito in questi giorni nelle librerie il libro "Bel Paese maltrattato", un libro di denuncia scritto da Roberto Ippolito (pubblicato da Bompiani, pagg. 380, costo € 18), nel quale si parla di tutti i guasti prodotti dall'incuria umana sui beni artistici e monumentali italiani, dei danni provocati dalle frane e quindi del dissesto idrogeologico, di abusivismo, di inquinamento (sempre attento a questo tema Giovanni Valentini che ne ha dedicato un articolo venerdì 17 settembre 2010 sul quotidiano la Repubblica). E pensare che l'Italia è prima al mondo per il numero di siti patrimonio dell'umanità inclusi nella lista dell'Unesco: pensate che su 890 luoghi scelti in tutto il mondo, ben 44 sono italiani (ovvero 1 su 20)!! Per non parlare dell'intero patrimonio storico-artistico italiano: 4.739 musei pubblici e privati, 62.128 archivi, 59.910 beni archeologici ed architettonici, 1.144 aree natuali e protette. Un patrimonio dal valore inestimabile, che però spesso non viene valorizzato o addirittura lasciato al degrado, causando danni al turismo (la prima industria del nostro paese): certo non si tratta solo di un valore economico, anzi. Come ha affermato Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom e presidente del Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto, http://www.mart.trento.it): "La sfida è che la cultura, oltre ad essere un valore in sè, deve far crescere il territorio".
Allora perchè i Comuni non incentivano lo sviluppo dei centri storici? Perchè non promuovono il recupero degli edifici in degrado nei centri storici? Magari ponendo degli incentivi alla ristrutturazione, come ad esempio l'esenzione dall'ICI o una riduzione delle imposte sugli affitti o un'IVA agevolata sui lavori. E perchè non effettuano una severa ( e doverosa) opera di controllo sullo stato dei centro storici? Le solite domande alle quali si arriva sempre alla solita risposta, purtroppo: DENARO!

venerdì 11 aprile 2008

EOLIE: rinvio a giudizio la ditta PUMEX S.p.A.

Un pò di tempo fa pubblicai un post relativo alla devastazione che era in corso nell'isola di Lipari (nelle Eolie) causata dall'attività estrattiva della pietra pomice che stava letteralmente sventrando una montagna (ricordiamo che le Isole Eolie sono inserite nel Patrimomio Mondiale dell'UNESCO). Ma Legambiente diede battaglia.
Ora la situazione ha subito degli sviluppi e vi pubblico integralmente il comunicato stampa di Legambiente di ieri giorvedì 10 aprile 2008:

“L’attività estrattiva ha danneggiato un paesaggio prezioso e unico e ha messo in dubbio la permanenza delle Eolie nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Oggi, dopo le nostre reiterate denunce, arriva anche una conferma dalle indagini della procura di Barcellona: l’operato della Pumex era illegale”. E’ questo il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, alla notizia del rinvio a giudizio dei vertici della Pumex SpA disposto dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto a conclusione delle indagini preliminari sulle attività estrattive dell’azienda. Gli inquirenti contestano alla Pumex reati sia contro l’ambiente che contro il patrimonio: l’azienda avrebbe infatti proseguito abusivamente la sua attività estrattiva nonostante il blocco decretato dalla Regione Sicilia. Riconosciute come parti danneggiate dall’impresa il Ministero dell’Ambiente, la Regione, l’Unesco, il Comune di Lipari e Legambiente che si costituirà parte civile. “La vicenda della cava - commenta Salvatore Granata, Direttore di Legambiente Sicilia – fa parte di una pessima politica di gestione del territorio che ha visto le forze politiche e imprenditoriali locali opporsi all’istituzione della Riserva Naturale dell’Isola di Lipari e promuovere nuovi insediamenti che rispondono a una logica di speculazione edilizia. Basti pensare alle previsioni di un aeroporto, di sproporzionate strutture portuali e all’ampliamento di alcune strutture alberghiere in zona vincolata dal piano paesistico”.
Sicuramente una buona notizia: ora confidiamo nella giustizia, l'ambiente ha bisogno delle nostre lotte.


mercoledì 5 settembre 2007

Eolie a rischio esclusione dal patrimonio dell'Unesco!

Si tratta di un arcipelago meraviglioso quello delle Eolie, posto nel Tirreno meridionale a poca distanza dalla costa siciliana di Milazzo (ME), composto da 7 isole di origine vulcanica (Vulcano, Lipari, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi e Alicudi) una più bella dell'altra! L'arcipelago proprio per questo fa parte di uno dei 41 siti italiani pesenti nel patrimonio dell'Unesco all'interno della World Heritage List, ove sono iscritti i beni che hanno un "valore universale eccezionale". Ma ora le isole stanno correndo un bel rischio, visto che la stessa Unesco (tramite il presidente della Commissione Nazionale per l'Italia Gianni Puglisi) ha sentenziato che l'arcipelago potrebbe essere estromesso dalla lista entro il giugno del 2008! Come mai? Beh, le solite tristi storielle italiane... Ecco i fatti: sull'isola di Lipari vi è da tempi antichi una cava di pietra pomice la cui estrazione ha ricoperto il pendio della montagna e la spiaggia sottostante di sabbia bianchissima. Per preservare questo paesaggio meraviglioso l'Unesco aveva imposto come condizione la chiusura della cava con la conseguente cessazione dell'attività di estrazione. Questo naturalmente non è avvenuto: le ruspe hanno continuato a lavorare di notte mentre i camion hanno continuato a portare via il pietrisco di giorno, sventrando così la montagna. Tutto è partito da un filmato girato di notte da un'emittente privata finito poi sul tavolo del Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Olindo Canali, il quale ha dato il via all'inchiesta che ha portato al sequestro della cava lo scorso mese di agosto (disposto dal gip Marisa Salvo) e all'emissione di due avvisi i garanzia a carico del legale rappresentante e del direttore dello stabilimento della Pumex, che estraeva la pietra pomice. Ovviamente, il sindaco di Lipari Mariano Bruno (centro-destra...) cade dalle nuvole affermando però che "si tratta di affermazioni estremamente esagerate, c'è interesse affinchè le cave di pomice e i suoi lavoratori siano tutelati (!), quindi che importa della tutela dell'isola... A tal proposito riporto quanto scritto recentemente da Curzio Maltese sull'inserto Il Venerdì de "La Repubblica", che spiega bene quanto sta succedendo in Italia: riporta una storiella (la solita storiella italiana) di abusi edilizi, ambientata sul Lago Maggiore. Il Consorzio del Lago ha intentato una lunga battaglia civile e penale contro gli abusivi: tutte le sentenze gli hanno dato ragione (Tar della Lombardia, Tribunale delle Acque, Consiglio di Stato, ecc...) decretando la demolizione degli abusi, solo che dopo la prima demolizione scende in campo Raffaele Catteneo, l'assessore alle infrastrutture lombardo e braccio destro del governatore Formigoni (anche qui centro-destra...). Scende in campo in veste di "paciere della guerra dei cantieri" (!!!) ordinando di fermare le ruspe perchè i cantieri, anche se abusivi, costituiscono una risorsa economica, sono interventi migliorativi e hanno ragione a non pagare le tasse perchè troppo alte. Secondo il "Cattaneo - pensiero" viene così introdotto il concetto di "abusivismo migliorativo", quindi sono stati fessi tutti i cantieristi che hanno pagato le tasse e rispettato le norme ambientali! Credo proprio che il "Cattaneo - pensiero" sia stato ampiamente applicato anche dal sindaco di Lipari Mariano Bruno, dall'alto degli stessi colori politici... Giova così tanto l'estrazione della pomice piuttosto che un posizione nella lista dell'Unesco?

giovedì 15 marzo 2007

VENEZUELA: un patrimonio dedicato alla natura!

Potremo dire che il Venezuela è all'avangaurdia per la protezione del suo patrimonio territoriale, e come dargli torto vista la vastità e la bellezza del suo territorio! Proprio per questo molte aree venezualane negli ultimi anni sono state adibite a parchi nazionali, riserve naturali, ecc... Il 1° parco nazionale venezuelano, ovvero il Parque Nacional Henri Pittier che occupa gran parte del nord dello stato di Aragua, fu istituito nel 1937 e intitolato al geografo e botanico Henri Francois Pittier Dormond (1857-1950). Da allora ad oggi le aree naturali protette sono diventate ben 43, divise in 4 regioni omogenee all'interno del territorio nazionale: la Litorale - Costiera - Insulare, la Montagnosa, quella della Pianura e lo Scudo Guayano - Amazzonico. Tra i parchi più belli citiamo il Parque Nacional Archipielago Los Roques (situato nelle omonime isole Los Roques, paradiso incantato nei Caraibi), il già citato Parque Nacional Henri Pittier (nlla zona montuosa) e il Parque Canaima (posto nello Scudo Guayano-Amazzonico) inserito nel 1994 nel "Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco". Vi sono poi 13 parchi zoologici, sempre creati dall'Istituto Nacional de Parques: si tratta di parchi meno estesi di quelli naturali nazionali (che invece sono grandi anche come una nazione europea!) che ospitano al loro interno molte specie faunistiche protette, soprattutto uccelli incredibili come pappagalli, aironi, tucani e pellicani. Infine vi sono i Monumentos Naturales, istituiti oltre 50 anni fa: sono più di 20 e più o meno grandi, diffusi su tutto il terrotorio nazionale e coincidono con porzioni particolari di territorio come promontori, laghi, fiumi, panorami, caverne, ecc... Tra questi figura il Salto Angel (vedi foto), una cascata mozzafiato (la cui sommità è irraggiungibile a piedi) dell'altezza di ben 979 metri che ne fanno la cascata più alta al mondo: davvero incredibile! Per saperne di più http://www.inparques.gob.ve e http://www.gob.ve. Prendiamo esempio dal Venezuela e proteggiamo quella poca natura che ancora è rimasta incontaminata...