mercoledì 11 novembre 2015
lunedì 22 dicembre 2014
Nuovi TESORI IMMATERIALI nell'Unesco
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Etichette: beni immateriali Unesco, Pantelleria, sapere, tradizioni, Unesco, zibibbo
giovedì 23 gennaio 2014
La svendita del patrimonio storico
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9:40 AM
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Etichette: Arsenale Francesco Giuseppe, bene pubblico, demanio statale, edifici militari, patrimonio storico, privatizzazioni, Unesco, Verona
venerdì 29 novembre 2013
Trovato il TEMPIO BUDDISTA più antico al mondo
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Etichette: archeologia, Buddha, buddismo, Lumbini, Nepal, scoperte archeologiche, tempio buddista, Unesco
mercoledì 30 ottobre 2013
ORTO BOTANICO di PADOVA da record
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Etichette: ambiente, cultura, orto botanico, Orto Botanico Padova, scienza, Unesco
giovedì 24 ottobre 2013
FABRIANO è diventata "Città creativa dell'Unesco"
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7:36 AM
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giovedì 3 ottobre 2013
Distruzione storico-culturale in SIRIA
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martedì 14 maggio 2013
Ma quante “giornate speciali” ci sono?
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mercoledì 24 aprile 2013
Doniamo un LIBRO alla nostra biblioteca
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8:04 AM
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martedì 29 gennaio 2013
TIMBUCTU', la sua cultura e la guerra
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domenica 27 gennaio 2013
UNESCO e il patrimonio astronomico mondiale
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mercoledì 11 maggio 2011
Siti UNESCO in sofferenza in Italia...
Rappresentano un capolavoro del genio umano, sono esempi eccezionali di arte, architettura e natura, in grado di raccontare la cultura e la storia di una civiltà esistente o scomparsa. Sono luoghi e opere uniche al mondo e per questo rientrano nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco, che le seleziona secondo criteri molto stringenti . L’Italia è tra i Paesi al mondo che ne possiede di più, ma troppo spesso, dopo aver ottenuto il prestigioso titolo, lascia questi tesori al proprio destino, senza fondi per il mantenimento e a volte senza alcun tipo di cura. Nella settimana dedicata alla cultura Legambiente richiama l’attenzione sulle emergenze dei siti italiani patrimonio dell’Umanità con il dossier Unesco all’italiana e chiede che il riconoscimento attribuito dall’organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta come spesso avviene. Dei quarantacinque siti Unesco italiani, infatti, oltre la metà (23) è afflitta da situazioni critiche più o meno gravi che ne mettono a repentaglio il futuro. Tra questi ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, un tratto di costa che tutto il mondo ci invidia, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; le isole Eolie, paradisi della natura forgiati dal vento e dal fuoco quotidianamente minacciati da interessi speculativi e ipotesi di nuovo cemento; il parco nazionale del Cilento assediato dall’illegalità edilizia; la laguna di Venezia, un sistema fragilissimo insidiato dall’erosione, l’inquinamento marino, le acque alte e la pesca abusiva. In pericolo anche aree archeologiche di straordinario interesse come Agrigento, Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica, le necropoli etrusche di Cerveteri e le famosissime Pompei ed Ercolano che lottano quotidianamente contro il degrado, l’emergenza crolli, i rifiuti, gli abusi edilizi e la scarsità di servizi. “L’Italia e il Veneto hanno la fortuna di custodire un patrimonio di arte, cultura e storia unico e irriproducibile, che incarna la nostra stessa identità nazionale – sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – ed è molto doloroso constatare, in molti casi, la totale incapacità di tutelarlo e valorizzarlo come grande ricchezza culturale e anche come chiave di uno sviluppo nuovo. Parliamo di monumenti e luoghi simbolo del nostro Paese, famosi in tutto il mondo, che rappresentano in un certo senso anche l’unione dell’Italia di cui quest’anno ricorrono i 150 anni. Un patrimonio per l’intera umanità che, una volta riconosciuto come tale, viene lasciato nell’abbandono, alla mercé di auto, inquinamento e nuovi edifici, figuriamoci che ne è dei beni cosiddetti ‘minori’, quelle migliaia di chiese, opere d’arte e monumenti che costellano ogni angolo della penisola e di cui ci occupiamo da anni con la campagna Salvalarte”. Tra i principali mali che incombono sui siti Unesco italiani, Legambiente segnala automobili e traffico, una vera ‘spada di Damocle’ sulla testa di molti posti straordinari come i Sassi di Matera dove il recupero e la rivitalizzazione degli antichi rioni è ferma da tempo mentre si progettano nuovi parcheggi, oppure i centri storici di alcune delle più importanti città d’arte del Paese come Roma, Napoli, Verona, Siena e Urbino: musei a cielo aperto, soffocati da smog, veicoli ovunque e inquinamento, dove si progetta e si realizza il ‘nuovo’ senza interessarsi troppo di quello che esiste da secoli. Lo sviluppo urbanistico eccessivo è anche l’incubo di Assisi e di altri siti francescani, del villaggio industriale di Crespi d’Adda e dei Sacri Monti della Lombardia, mentre l’incuria, la scarsa manutenzione e a volte il malcostume stanno seriamente mettendo in pericolo gioielli, archeologici, architettonici e artistici come la Villa del Casale a Piazza Armerina, Villa Adriana a Tivoli, Castel del Monte, i Monumenti paleocristiani di Ravenna, la Reggia di Caserta e le Residenze Sabaude. “Il recupero e della valorizzazione dei beni culturali può diventare l’asse portante di un diverso sviluppo del turismo - conclude Michele Bertucco - che porta lavoro e benessere e al tempo stesso promuove l’attenzione e l’amore degli italiani verso i tesori d’arte. Un Paese civile non può lasciare che simili tesori scompaiano sotto l’ombra del degrado, sono un patrimonio dell’umanità sempre e non solo quando devono candidarsi a entrare nella lista Unesco”.
Se volete leggere il Dossier integrale di Legambiente "Unesco all'Italiana: i siti in sofferenza nel Bel Paese", andate al sito http://www.legambienteverona.it/comunicati-stampa/2011/1142-siti-unesco-in-sofferenza.html.
La situazione non è per niente incoraggiante, anzi, se pensiamo all'intelligenza del Governo che continua a tagliare fondi al Ministero dei Beni Culturali, sperperando i soldi in altre piaghe del paese (politica, Provincie, nucleare, Ponte di Messina, ecc...) vengono i brividi ed un forte colpo al cuore...
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lunedì 20 settembre 2010
DEGRADO DEI CENTRI STORICI: allarme dell'Unesco
A tal proposito è uscito in questi giorni nelle librerie il libro "Bel Paese maltrattato", un libro di denuncia scritto da Roberto Ippolito (pubblicato da Bompiani, pagg. 380, costo € 18), nel quale si parla di tutti i guasti prodotti dall'incuria umana sui beni artistici e monumentali italiani, dei danni provocati dalle frane e quindi del dissesto idrogeologico, di abusivismo, di inquinamento (sempre attento a questo tema Giovanni Valentini che ne ha dedicato un articolo venerdì 17 settembre 2010 sul quotidiano la Repubblica). E pensare che l'Italia è prima al mondo per il numero di siti patrimonio dell'umanità inclusi nella lista dell'Unesco: pensate che su 890 luoghi scelti in tutto il mondo, ben 44 sono italiani (ovvero 1 su 20)!! Per non parlare dell'intero patrimonio storico-artistico italiano: 4.739 musei pubblici e privati, 62.128 archivi, 59.910 beni archeologici ed architettonici, 1.144 aree natuali e protette. Un patrimonio dal valore inestimabile, che però spesso non viene valorizzato o addirittura lasciato al degrado, causando danni al turismo (la prima industria del nostro paese): certo non si tratta solo di un valore economico, anzi. Come ha affermato Franco Bernabè, amministratore delegato di Telecom e presidente del Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Rovereto, http://www.mart.trento.it): "La sfida è che la cultura, oltre ad essere un valore in sè, deve far crescere il territorio".
Allora perchè i Comuni non incentivano lo sviluppo dei centri storici? Perchè non promuovono il recupero degli edifici in degrado nei centri storici? Magari ponendo degli incentivi alla ristrutturazione, come ad esempio l'esenzione dall'ICI o una riduzione delle imposte sugli affitti o un'IVA agevolata sui lavori. E perchè non effettuano una severa ( e doverosa) opera di controllo sullo stato dei centro storici? Le solite domande alle quali si arriva sempre alla solita risposta, purtroppo: DENARO!
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venerdì 11 aprile 2008
EOLIE: rinvio a giudizio la ditta PUMEX S.p.A.
Un pò di tempo fa pubblicai un post relativo alla devastazione che era in corso nell'isola di Lipari (nelle Eolie) causata dall'attività estrattiva della pietra pomice che stava letteralmente sventrando una montagna (ricordiamo che le Isole Eolie sono inserite nel Patrimomio Mondiale dell'UNESCO). Ma Legambiente diede battaglia.
Ora la situazione ha subito degli sviluppi e vi pubblico integralmente il comunicato stampa di Legambiente di ieri giorvedì 10 aprile 2008:
“L’attività estrattiva ha danneggiato un paesaggio prezioso e unico e ha messo in dubbio la permanenza delle Eolie nella lista dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Oggi, dopo le nostre reiterate denunce, arriva anche una conferma dalle indagini della procura di Barcellona: l’operato della Pumex era illegale”. E’ questo il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, alla notizia del rinvio a giudizio dei vertici della Pumex SpA disposto dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto a conclusione delle indagini preliminari sulle attività estrattive dell’azienda. Gli inquirenti contestano alla Pumex reati sia contro l’ambiente che contro il patrimonio: l’azienda avrebbe infatti proseguito abusivamente la sua attività estrattiva nonostante il blocco decretato dalla Regione Sicilia. Riconosciute come parti danneggiate dall’impresa il Ministero dell’Ambiente, la Regione, l’Unesco, il Comune di Lipari e Legambiente che si costituirà parte civile. “La vicenda della cava - commenta Salvatore Granata, Direttore di Legambiente Sicilia – fa parte di una pessima politica di gestione del territorio che ha visto le forze politiche e imprenditoriali locali opporsi all’istituzione della Riserva Naturale dell’Isola di Lipari e promuovere nuovi insediamenti che rispondono a una logica di speculazione edilizia. Basti pensare alle previsioni di un aeroporto, di sproporzionate strutture portuali e all’ampliamento di alcune strutture alberghiere in zona vincolata dal piano paesistico”.
Sicuramente una buona notizia: ora confidiamo nella giustizia, l'ambiente ha bisogno delle nostre lotte.
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mercoledì 5 settembre 2007
Eolie a rischio esclusione dal patrimonio dell'Unesco!
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giovedì 15 marzo 2007
VENEZUELA: un patrimonio dedicato alla natura!

Potremo dire che il Venezuela è all'avangaurdia per la protezione del suo patrimonio territoriale, e come dargli torto vista la vastità e la bellezza del suo territorio! Proprio per questo molte aree venezualane negli ultimi anni sono state adibite a parchi nazionali, riserve naturali, ecc... Il 1° parco nazionale venezuelano, ovvero il Parque Nacional Henri Pittier che occupa gran parte del nord dello stato di Aragua, fu istituito nel 1937 e intitolato al geografo e botanico Henri Francois Pittier Dormond (1857-1950). Da allora ad oggi le aree naturali protette sono diventate ben 43, divise in 4 regioni omogenee all'interno del territorio nazionale: la Litorale - Costiera - Insulare, la Montagnosa, quella della Pianura e lo Scudo Guayano - Amazzonico. Tra i parchi più belli citiamo il Parque Nacional Archipielago Los Roques (situato nelle omonime isole Los Roques, paradiso incantato nei Caraibi), il già citato Parque Nacional Henri Pittier (nlla zona montuosa) e il Parque Canaima (posto nello Scudo Guayano-Amazzonico) inserito nel 1994 nel "Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco". Vi sono poi 13 parchi zoologici, sempre creati dall'Istituto Nacional de Parques: si tratta di parchi meno estesi di quelli naturali nazionali (che invece sono grandi anche come una nazione europea!) che ospitano al loro interno molte specie faunistiche protette, soprattutto uccelli incredibili come pappagalli, aironi, tucani e pellicani. Infine vi sono i Monumentos Naturales, istituiti oltre 50 anni fa: sono più di 20 e più o meno grandi, diffusi su tutto il terrotorio nazionale e coincidono con porzioni particolari di territorio come promontori, laghi, fiumi, panorami, caverne, ecc... Tra questi figura il Salto Angel (vedi foto), una cascata mozzafiato (la cui sommità è irraggiungibile a piedi) dell'altezza di ben 979 metri che ne fanno la cascata più alta al mondo: davvero incredibile! Per saperne di più http://www.inparques.gob.ve e http://www.gob.ve. Prendiamo esempio dal Venezuela e proteggiamo quella poca natura che ancora è rimasta incontaminata...
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