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domenica 17 ottobre 2010

Come il CEMENTO aasedia il paesaggio!

Un dossier di Legambiente (http://www.legambiente.eu) riporta dati allarmanti sulla cementificazione in Italia: dal 1995 al 2009 sono state costruite ben 4 milioni di abitazioni, per un totale di 3 miliardi di metri cubi di cemento (sono i dati forniti dall'ISTAT, assolutamente reali visto che ogni intervento edilizio comporta la compilazione di un modulo da inviare appunto all'ISTAT), il che corrisponde a 500 kmq di suolo mangiato in media ogni anno dal cemento (ah, senza calcolare i capannoni...), mentre oggi il consumo di suolo è pari al 7.1% della superficie totale. Bene (anzi, male!): dal 1995 al 2009 la popolazione italiana non è certo aumentata, anzi è rimastra pressochè stabile. E infatti, oggi sono oltre un milione le case vuote nelle soli grandi città, mentre sono aumentate le periferie dequalificate e si contano ancora oltre 110.000 famiglie che negli ultimi due anni sono state sfrattate.
Ho già dedicato numerosi post all'argomento, quindi scusatemi se mi ripeto: per anni si è costruito alla grande senza motivo, solo per sostenere l'economia (che si poteva sostenere in ben altre maniere), in nome del solo profitto economico. Da una parte i costruttori avidi, dall'altra le amministrazioni comunali "costrette" dagli tagli statali ad approvare sempre più lottizzazioni per incassare oneri di urbanizzaione e poi costo di costruzione dai nuovi edifici. Del territorio non gliene frega niete a nessuno: poi però ci stupiamo se ad ogni evento meteorologico intenso succede qualche alluvione o frana che comporta la perdita di vittime umane e danni inestimabili perchè colpiscono zone ad alto rischio idrogeologico (si costruisce in aree dissestate, si condonano opere abusive in aree non adeguate, non si rimboscano i pendii montani incendiati, non si fa manutenzione idraulica, si tombinano fossati, si riduce il terreno permeabile). Al contempo, la costruzione delle nuove lottizzazioni nelle periferie comporta l'abbandono dei centri storici, che pian piano stanno morendo: perchè non riqualificare questi centri storici? Perchè non incentivare il recupero dell'edilizia esistente? Non lo si fa perchè dagli interventi di recupero i Comuni non incassano soldi, e di soldi ne hanno bsogno perchè lo Stato (anzi, il governo Berlusconi) ha tolto l'ICI e non li finanzia più (lo stesso Stato che non taglia sulle Province, non taglia sui costi del Parlamento, spenderà miliardi di euro sulle centrali nucleari, non fa lotta alla corruzione e all'evasione fiscale...).
Legambiente suggerisce infatti un (urgente) approccio nuovo sulle questioni edilizie ed abitative, sostituendo il modello di sviluppo centrato sul mattone con un modello attento all'innovazione energetica e tecnologica che punti al recupero del patrimonio edilizio, fermando così il consumo di suolo naturale e rispondendo lo stesso alla domanda abitiva.
Proprio a proposito della cementificazione sfrenata, pochi giorni fa sul quotidiano la Repubblica è stata pubblicata una lettera di un lettore, indirizzata a Corrado Augias, nella quale lamentava il fatto che il sindaco (di sinistra) della sua città (Camogli), in merito al piccolo giardino di fronte al Teatro Sociale acquistato dal Comune e ceduto ad un privato per farlo cementificare, ha fatto affliggere il seguente manifesto: "Invece di caricare alla comunità i costi della perenne manutenzione del verde si avrebbe la disponibilità di locali riunione più 400.000 euro"!! Sconvolgente: il verde è già poco e, pur di non mantenerlo, lo si cementifica!!! Certo, forse i Sindaci sono arrivati a questo punto per l'incapacità dello Stato a risolvere certi problemi: il governo (soprattutto quello attuale) è più attento alla propaganda elettorale che ad altro... Augias risponde con dati altrettanto sconvolgenti: negli ultimi 10 anni nella sola Campania sono state realizzate 60.000 case abusive, mentre ad Ischia sono stati realizzati 120.000 vani abusivi su una popolazione di 60.000 abitanti!!! 5.500 Comuni italiani (su un totale di 8.094) sono a rischio idrogeologico: in 50 anni ci sono state 470.000 frane con 3.500 morti!!! Che commento dovrei aggiungere oltre a quanto già detto? Non ho più parole: se ne riparlerà alla prossima vita umana spezzata da un alluvione o da una frana.

giovedì 7 ottobre 2010

Alluvione in Liguria: se il passato non ha insegnato niente...

Purtroppo siamo ancora qui a parlare dell'ennesimo disastro naturale che ha colpito una parte del nostro paese: questa volta è toccato a Genova e alcune zone ad ovest della città (Sestri Ponente, Varazze e Cogoleto). Ad inizio settimana una valanga di acqua e fango ha investito questi paesi, causando danni ingentissimi e 1 disperso (per fortuna il bilancio delle perdite umane è molto meno disastroso di altre precedenti alluvioni).
C'è da premettere che, come altre volte in passato, si è verificata una precipitazione pluviometrica eccezionale: in un'area molto ristretta sono caduti fino a 400 mm d'acqua in appena 5 ore (vuol dire ben 400 litri d'acqua per metro quadrato), una pioggia di tipo monsonico (si è trattato di un temporale autorigenerante rimasto stazionario sul posto per alcune ore, che è stato alimentato dallo scirocco e con effetti pluviometrici incentivati dalle montagne che si trovano proprio a ridosso del mare e dietro le città costiere). E' naturale che in simili situazioni si verifichino situazioni alluvionali: in questo non c'entra tanto il riscaldamento globale, visto che episodi simili si sono verificati già in passato nella zona e in molte altre parti d'Italia (citiamo Atrani la scorsa estate, Giampilieri in provincia di Messina un anno fa, Sarno nel 1998, tanto per ricordare le più note, ma la lista sarebbe lunghissima). La stessa area genovese ha vissuto in passato situazioni tragiche: nel 1993 Genova venne sommersa da oltre 500 mm d'acqua in poche ore e nel 1970 a Polcevera di mm ne caddero addirittura 984 (quasi un metro!!!) in 24 ore, impressionante, causando decine di vittime.
Ciò premesso, si deve ricordare che questo non deve coprire le vere cause di questi gravi disastri: l'uomo. Ad ogni alluvione se ne parla ma poi tutto va nel dimenticatoio, soprattutto perchè lo Stato fa pochissimo: si continuano a disboscare i pendii delle montagne, non si rimpiazzano i boschi incendiati nelle zone montuose accelerando il dilavamento del terreno, non si demoliscono le tantissime costruzioni presenti negli alvei e nelle golene dei fiumi, si fa scarsa pulizia dei fiumi stessi, si continua a costruire a ridosso dei torrenti, si continuano a mantenere incanalati alcuni torrenti sotto l'asfalto stradale, non si fanno opere di rafforzamento dei pendii montani. Certamente il problema è molto più grande di quel che sembra, e assolutamente difficile da risolvere: tuttavia, se ogni fiume e torrente avesse la sua ampia area in cui sfogare la violenza delle acque sarebbe tutta un'altra cosa, ma ciò non avviene perchè i torrenti continuano ad essere delimitati da edifici, opere abusive o (ancora più grave) condonate che impediscono il libero sfogo delle acque, pendii instabili (e lo si sa) che non vengono rinforzati.
Alla base di tutto ciò ci sta la carenza di fondi, la cronica carenza di fondi, o meglio i fondi che lo Stato destina ad altro invece che alla sicurezza del territorio italiano e dei suoi cittadini: come dicevo nel mio precedente post, si continuano a finanziare i partiti, si continuano ad inviare aiuti al Vaticano (sotto varie forme), non si tagliano enti inutili (tipo le sempre più numerose Province), non si tagliano le spese immense del Parlamento (poverini, gli onorevoli: gli sono stati tagliati 1.000 dei loro 14.000 euro di stipendio mensile...). E intanto l'Italia va letteralmente a rotoli, e molto spesso ci rimettono in vite umane moltissimi cittadini (oltre che a subire danni inestimabili).
I dati sono inquietanti e si commentano da soli: nella sola Liguria, 188 Comuni sono a rischio idrogeologico, nei quali ben l'84% dei loro abitanti vive in aree golenali, in prossimità di alvei e in aree a rischio idrogeologico, e di questi Comuni il 27% ha interi quartieri a rischio e il 53% ha aree industriali in zone a rischio!!!! Basta: è ora di far pagare i colpevoli, e sono lo Stato per i mancati interventi di sistemazione idrogeologica e per i tagli di spesa sempre più folli, e le Amministrazioni Regionali, Provinciali e Comunali che, con varie responsabilità, devastano il territorio con condoni di abusivismi, edificazione selvagge in zone a rischio e mancate manutenzioni. Sono loro i killer di queste nostre vite umane, nessun'altro, neanche l'evento meteorologico eccezionale.

martedì 10 novembre 2009

“MAPPARE” il dissesto idrogeologico italiano

Partiamo da un dato: in Italia sono ben 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, ovvero il 68.9% del totale!!! Di questi, il 63.8% è a rischio frane e il 36.2% a rischio alluvione. Sono i dati che si possono leggere nell’ultimo rapporto nazionale sul rischio frane e alluvioni, redatto dalla Protezione Civile e da Legambiente lo scorso mese di novembre 2008. Si tratta di dati davvero allarmanti. È ancora fresca nella nostra memoria la gravissima tragedia di Messina di inizio ottobre 2009, quando durante un temporale eccezionale è franato un pezzo di montagna su alcuni paesi della costa ionica causando oltre 30 morti: si tratta solo dell’ultima di una lunga serie di tragedie che negli ultimi decenni hanno colpito buona parte del territorio italiano.
Ora il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sta cercando di mettere a punto un piano per combattere il rischio idrogeologico del nostro paese. Cosa prevede questo piano? Prevede l’utilizzo della tecnologia del laser scanning, tramite l’impiego di aerei in ricognizione a 6.000 metri di quota e mini elicotteri in volo a 300 metri di quota. In cosa consiste questo laser scanning? È la stessa tecnica utilizzata dai sommergibili e consiste nel lanciare un segnale dall’alto che rimbalza sul punto di destinazione e torna indietro fornendo, col suo tragitto, le informazioni sulla distanza dell’oggetto e sulla sua consistenza. Completata questa fase istruttoria, si utilizzeranno i droni, ovvero dei mini elicotteri del peso di 2 kg cadauno che saranno teleguidati in un raggio di 7 km e completeranno il rilievo dall’alto. Questo permetterà così di designare il profilo del terreno e le sue caratteristiche, individuandone movimenti franosi, terreni dissestati, discariche abusive e, soprattutto, le opere edilizie abusive (un po’ come succede ora con le aerofotogrammetrie con cui i Comuni individuano dall’alto le opere abusive nel loro territorio).
Si arriverà così alla creazione di vere e proprie mappe sul dissesto idrogeologico, assai utili per prevenire ed intervenire laddove ce ne sarà bisogno: il piano scatterà tra poche settimane e si comincerà con le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. La società che ha vinto l’appalto per questo intervento è la “VITROCISET” (appalto di 9,4 milioni di euro nato dalla collaborazione tra l’Unione Europea, il ministero dell’Ambiente ed il ministero degli Interni): il direttore della società, Lorenzo D’Onghia, intervistato in questi giorni da Antonio Cianciullo per il quotidiano la Repubblica, ha affermato che “Per la prima volta useremo la tecnologia del laser scanning per monitorare il territorio dall’alto, designando il profilo del terreno e le sue caratteristiche. In questo modo si costruirà, attraverso una serie di algoritmi, il modello digitale dell’area che permetterà di valutare il rischio idrogeologico”.
Quindi il progetto si articolerà così: gli aerei da una quota di 6.000 metri mapperanno il territorio, poi i carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) valuteranno queste mappe e decideranno su quali aree sarà più urgente intervenire, di conseguenza si utilizzeranno i droni (i mini elicotteri) che individueranno nel dettaglio ogni particolare (costruzioni, discariche, pendii, piantumazioni, ecc…), e qui si deciderà come operare (demolizione di edifici abusivi, chiusura di discariche abusive, rafforzamento di pendii, ecc…).
Il piano è in corso di preparazione e ci sta lavorando Claudio Pugliesi, geologo dell’ENEA, secondo il quale questo lavoro consentirà di individuare quelle situazioni a maggiore rischio che attualmente sono difficilmente individuabili con i mezzi a nostra disposizione.
Sicuramente un passo in avanti importante per combattere il rischio idrogeologico che colpisce buona parte del nostro paese: certo, presto si arriverà anche al problema cronico della mancanza di fondi, che sempre in minor quantità vengono elargiti dallo Stato al ministero dell’Ambiente. La Protezione Civile aveva recentemente calcolato che per mettere in sicurezza tutto il territorio italiano servirebbero 25 miliardi di euro. In un paese civile e in una società moderna dovrebbe essere un problema primario per lo Stato, almeno per garantire la sicurezza ai propri cittadini. Ed invece, è notizia di pochissimi giorni fa che il CIPE ha sbloccato i fondi per le grandi opere, e quindi ben 9 miliardi di euro per il Ponte di Messina ed alcune strade, ma tra le grandi opere non risulta la messa in sicurezza del territorio. Intanto, è notizia di stamattina dell'ennesima frana, questa volta sull'isola di Ischia, con almeno un morto. Non aggiungo altro…

sabato 26 gennaio 2008

PAESAGGIO ITALIANO: ecco la legge di tutela

Nonostante la crisi politica di questi giorni, il Consiglio dei Ministri ha varato giovedì 24 gennaio 2008 (giorno della crisi, appunto) il decreto che tutela il nostro paesaggio in modo da preservarlo diversamente da come successo fino ad oggi (ove la tutela era rivolta solo a poche opere dell’arte e della natura), ovvero in una visione globale che spazia dal turismo all’agricoltura di qualità, dal “made in Italy” di successo alle strutture di ricerca avanzate. Il decreto segue l’importante sentenza del 14 novembre scorso della Corte Costituzionale secondo la quale il paesaggio deve avere un valore “primario ed assoluto” (argomento al quale dedicai un post). Così come indicato dalla Convenzione europea ratificata nel 2004, bisognerà preservare il nostro paesaggio da ogni azione volta a distruggerlo o che, anche indirettamente, ne porti al danneggiamento (e questo è successo per l’intero periodo dal dopoguerra ad oggi, ed è ancora in atto…).
Il decreto prevede quattro innovazioni:

  • la partecipazione obbligatoria del Ministero dei Beni Culturali all’elaborazione congiunta con le Regioni di quelle parti del paino che riguardano beni paesaggistici;
  • la salvaguardia del patrimonio culturale immobiliare di proprietà pubblica in caso di dismissione, in modo da evitare le svendite di tali immobili solo per incassare denaro;
  • la semplificazione e l’accelerazione dei procedimenti amministrativi per i pareri richiesti alle Sovrintendenze;
  • l’istituzione di una struttura tecnica, presso il Ministero dei Beni Culturali, per l’abbattimento degli ecomostri.

Soddisfazione è arrivata da parte degli ambientalisti che da anni si stanno battendo contro l’abusivismo edilizio, la speculazione immobiliare, il degrado e l’abbandono di ampie zone del nostro territorio: ha ragione la senatrice dei Verdi Loredana De Pretis che forse è giunto il momento di eliminare la barriera tra paesaggio ed urbanistica, quando invece dovrebbero essere complementari per la protezione del primo.
E, a proposito di abusivismo edilizio, sono numerose le buone notizie che sono arrivate da tutta Italia nelle ultime settimane a proposito di azioni volte alla lotta all’abusivismo stesso e al degrado ambientale. Eccone alcune:

  • è partito in questi giorni l’abbattimento del più grande ecomostro del Lazio, quello dell’Isola di Ciurli (località Salto di Fondi), in provincia di Latina: l’abbattimento, ad opera del Comune, è iniziato dopo quasi 40 anni (ripeto, 40 anni!), con grande soddisfazione di Legambiente Lazio che per 20 anni ha condotto questa lunga battaglia. Dopo la sentenza definitiva nel processo istituito per tale abusivismo, la Regione Lazio ha disposto i soldi per la demolizione ed ha inoltre inserito la lottizzazione di Ciurli all’interno del Monumento naturale del Lago di Fondi;
  • il 22 gennaio 2008 sono stati sequestrati 50 appartamenti ed altrettanti box auto nel comune di Mileto, in provincia di Napoli, derivanti da speculazioni edilizie e lottizzazione abusiva. L’abuso interessa un’area di 11.000 mq per un valore di ben 12 milioni di euro. Questo sequestro non è altro che il 3° capitolo dell’operazione campana “Dirty House” da parte della Guardia di Finanza: prima, infatti, nell’ottobre 2006 furono sequestrati, sempre a Mileto, 150 appartamenti abusivi per un valore di 30 milioni di euro, mentre nel giugno 2007 furono sequestrati ben 183 appartamenti e 155 box auto abusivi posti su un’area di 7.000 mq per un valore complessivo di 70 milioni di euro!
  • il 21 dicembre 2007 60 appartamenti abusivi vengono sequestrati a Marano, in provincia di Napoli: nell’occasione Michele Buonuomo, presidente di Legambiente Campania, ha lanciato l’allarme “L’abusivismo è il crocevia di condotte criminali che alimentano connivenze dei pubblici poteri con la camorra”, tanto che nel settore edilizio tra gestione degli appalti, imprese edili e cave abusive vi sono ben 54 differenti clan della camorra (ovvero quelli messi in luce dalla magistratura e dagli atti parlamentari, in realtà sono molti di più…) che si spartiscono una torta di centinaia di milioni di euro;
  • il 19 dicembre 2007 a Pomezia (a sud di Roma), in località costiera di Santa Procura, sono stati messi i sigilli a 71 appartamenti abusivi: si tratta di appartamenti (del valore di 10 milioni di euro) che erano stati adibiti ad abitazione nonostante la concessione edilizia permettesse solamente la costruzione di edifici commerciali. Inoltre l’edificio presentava una cubatura notevolmente superiore a quella massima consentita nel lotto;
  • il 13 dicembre 2007 viene sequestrata a Bari una strada abusiva: si tratta di un tratto dell’asse viario (in corso di costruzione) che collegherà la zona industriale di Bari all’austostrada A14, per il quale i carabinieri del NOE di Bari hanno ipotizzato reati urbanistici, ambientali e di sicurezza del cantiere. Si tratta di un’area di 15.000 mq posta nel comune di Bitonto: i lavori erano stati autorizzati dal Comune di Modugno ma non da quello di Bitonto (e questo ha fatto pensare, appunto, che i lavori fossero abusivi); tra l’altro sono stati riscontrati nell’area depositi di materiali tossici, tra cui eternit.

Insomma, qualcosa comincia a muoversi e in maniera diffusa, e non mi stupisce affatto (e, anzi, ne sono fiero) che tutto questo si sia amplificato sotto il Governo Prodi: al contrario, sono invece molto preoccupato per l’attuale situazione politica in quanto la caduta del Governo Prodi comporterà (salvo miracoli!) il ritorno al Governo di quella destra (nel nome di Berlusconi) che per parecchi anni ha fatto dell’espansione edilizia ad ogni costo la sua politica principale, contro ogni regola di protezione ambientale e paesaggistica. Ma, una volta salito al Governo, Berlusconi risolverà tutto nella maniera più semplice: basterà rifare i condoni, e nulla sarà più illegale!!! Ahimè…

mercoledì 26 dicembre 2007

Isole italiane: continua lo scempio edilizio!

Il patrimonio delle isole minori italiane ha un valore inestimabile, fatto di coste incontaminate, mari cristallini, paesaggi incantevoli, boschi, macchie mediterranee, tantissime varietà di animali terrestri e marini e di uccelli, molte tracce di storia ed arte, tradizioni locali imperdibili: tutto questo le rendono uniche, dall'arcipelago toscano a quello laziale, dalle isole della costa Campana alle Tremiti, dalle Eolie alle Egadi, da Pantelleria alle Pelagie, dalle tantissime isolette sarde e quelle sparse lungo le migliaia di coste italiane. UN PATRIMONIO UNICO ED INVIDIABILE! Così diverse tra loro ma allo stesso tempo così ricche di storia e natura da non permettere a niente e nessuno di essere distrutte. Attualmente le isole minori italine vivono di turismo, e non potrebbe essere altrimenti visto la loro bellezza: tuttavia in alcune di queste la situazione sta sfuggendo di mano, soprattutto per quanto riguarda l'espansione edilizia. La sempre maggior richiesta turistica ha spinto (e sta spingendo) molte amministrazioni comunali a chiudere non solo un'occhio... ma anche quell'altro, permettendo la distruzione di paesaggi unici per far posto a strade, porti e nuove costruzioni. E dove non ci arrivano i Comuni, ci pensano i privati con le costruzioni abusive... Tutto (come sempre) in nome del Dio DENARO: col tempo il prezzo degli edifici è salito alle stelle in tali isole (anche 4.000-5.000 euro al mq!), spingendo i privati a costruire sempre di più, anche dove non si sarebbe potuto. Intanto loro vendono, poi il condono edilizio sanerà tutto... e tutti saranno felici e contenti. Ma le nostre isole, che fine faranno? Proprio lunedì 24 dicembre 2007 il quotidiano La Repubblica ha dedicato una delle sue numerose inchieste proprio a questo tema intitolandolo "Il paradiso assediato dal cemento", a cura di Giovanni Valentini, relativo all'abusivismo che sta distruggendo l'isola di Procida (posta nel braccio di mare che separa l'isola di Ischia dalla costa campana). Proprio in quest'isola giaccono circa 3.000 istanze di condono edilizio (si va dalle finestre alle sopraelevazioni che hanno rovinate le tipiche cupole isolane a vere e proprie costruzioni): pensate però a quanti soldini incasserà il Comune (si parla di ben 750.000 euro per il solo 2007), e questo succede in buona parte delle altre isole... Per non parlare dei problemi correlati al numero sempre maggiore di ingressi turistici: l'invasione di auto e motorini che ogni anno è permessa nelle varie isole (sembra di essere in città!), alla qualità dell'aria, ai monumenti storici abbandonati, ai supermercati che crescono come funghi, alle montagne di rifiuti fino all'esaurimento delle riserve di acqua potabile!!! Pensate che un gruppo di personaggi famosi (tra cui Renzo Arbore, Margherita Buy, Antonio Lubrano, Lorenza Foschini, Ennio Morricone e Renzo Piano) sono arrivati al punto di lanciare un appello per fermare lo scempio dell'isola di Procida: ma ci devono arrivare i personaggi famosi a fare ciò? Non dovrebbero arrivarci le amministrazioni comunali? Evidentemente no...
Non ultima, arriva la notizia che nell'isola di Lipari (nelle siciliane Eolie) verrà in futuro costruito un megaporto in grado di riparare almeno 400 barche tra cui anche navi da crociera, con la realizzazione di muri alti 4 metri che lo separano dal lungomare con bracci che si allungano per oltre 80 metri, mentre tutt'attorno sorgeranno saune, boutique di alta moda, centri di bellezza per cani di razza, officine meccaniche specializzate nell'assistenza a yacht e panfili, insomma una vera e propria città! Il tutto per una spesa complessiva di almeno 100 milioni di euro: inutile dire che l'amministrazione comunale di Lipari (che in consiglio comunale ha approvato tale progetto) è di centro-destra (il sindaco Mariano Bruno è di Forza Italia)... Uno scempio edilizio che va ad intaccare un altro angolo dalla bellezza incredibile delle isole Eolie: l'unico scopo è quello di incassare DENARO (anche perchè la società "Lipari Porti Spa" che gestirà il porto sarà formata per un 30% dal Comune stesso...). Chiarissimo il messaggio arrivato dall'UNESCO (http://www.unesco.it): siccome le isole Eolie fanno parte del suo patrimonio mondiale, se si dovesse realizzare quel porto le isole saranno estromesse dall'UNESCO con gravissime ripercussioni sul suo turismo.
Nell'uno (Procida) o nell'altro caso (Lipari), e comunque in tutti i casi delle isole minori italiane, prevarrà il buon senso o, ancora una volta, il DENARO? E pensare che sarebbe piuttosto semplice garantire la difesa di tali isole (http://www.isoleitalia.it): ammodernizzare i porti esistenti anzichè costruirne di nuovi e faraonici, mettere un numero chiuso di visitatori all'anno (io per 4 volte ho visitato le Eolie e sono il primo a dire che ci deve essere un numero chiuso), impedire l'accesso alle auto in alcune isole, preservare certi tratti di costa e di paesaggio dall'urbanizzazione selvaggia, respingere (e dunque far demolire) almeno gli abusi edilizi più eclatanti ed in contrasto con la difesa ambientale, insomma ci sarebbero varie vie perseguibili per poter coniugare la difesa di tali isole col sostentamento economico dei suoi abitanti impegnati nel turismo. Invece si tende sempre ad aumentare, aumentare, aumentare ed ancora aumentare il flusso turistico (con tutti gli annessi ed i connessi) finchè le isole scoppieranno una ad una, diventando come delle vere e proprie città. Confido sempre nel BUONSENSO, ma quello che ho io mi dice che sto sbagliando...

mercoledì 31 ottobre 2007

Quanto paesaggio si è perso in Italia!

E' il titolo di un interessante articolo di Francesco Erbani apparso sul quotidiano La Repubblica di giovedì 25 ottobre 2007. Proprio in quello stesso giorno si è tenuto a Roma un convegno organizzato dalla Provincia di Roma e dal "Comitato per la Bellezza", che ha come tema principale la quantità sempre maggiore di suolo libero che ogni anno in Italia viene edificato: 240.000 ettari all'anno, quindi 3.000.000 di ettari di suolo libero da costruzioni che l'Italia ha perso tra il 1990 e il 2005!!! Secondo i dati ISTAT, si costruisce tanto ma soprattutto abitazioni private, costose ed in zone pregiate: in questo modo non si soddisfa il bisogno crescente di abitazioni e quindi si continua ad aggredire il paesaggio, rubando terreni all'agricoltura, a boschi e foreste. Fino a pochi anni fa il fenomeno interessava principalmente le coste, ora si è spostanto anche nelle zone interne. Si è constatato che è la Liguria la regione italiana che ha perso più terreni liberi: ben il 45% del suo territorio libero!!! Seguono la Calabria (26%), l'Emilia-Romagna e la Sicilia (22%), la Sardegna (21%) ed il Lazio (19%). La media nazionale è del 17% e non è poco, se poi a questo aggiungiamo anche le costruzioni abusive (non conteggiate dall'ISTAT), beh allora dobbiamo aggiungere almeno un altro 10%!! Il convegno è stato organizzato per trovare alcune soluzioni per frenare questo fenomeno: una delle vie indicate è quella di una legge che proponga un limite al consumo del suolo in ogni comune italiano, come già accade in molti paesi europei (lo conferma anche l'urbanista Vezio De Lucia che a tal proposito ha scritto il libro intitolato "No sprawl"): in Germania, infatti, dal 1998 è in vigore una legge che ha fissato in 30 ettari al giorno (quindi poco meno di 11.000 ettari all'anno) la quota di terreno nazionale libero che può essere edificato, ovvero 1/4 di quanto succedette fino a quella data (prima i terreni aggrediti erano 44.000 ettari l'anno, comunque sempre 1/6 di quelli italiani...); la legge fu voluta dall'allora Ministro dell'Ambiente Angela Merkel (ora premier). Quindi la situazione italiana è senza ombra di dubbio tra le peggiori! In Inghilterra vi è una tradizione ancora più antica: si è stabilito che per almeno il 70% le nuove costruzioni devono sorgere riciclando aree urbane esistenti, per esempio ex stabilimenti industriali. Per questo Londra è riuscita a soddisfare un incremento di 1.000.000 di persone in 10 anni senza togliere un metro quadro alla campagna circostante! Come sempre questo in Italia non succede: basta guardare i centri storici disabitati di nostre molte città... Dobbiamo dire che le colpe sono riscontrabili sia nelle Regioni in sede di approvazione di P.R.G., che tendono ad approvare sempre maggiori (sia numericamente che in termini di superfici) cambi d'uso di terreno da agricolo a residenziale-commerciale-industriale, sia nei Comuni che, per fare cassa, tendono a rilasciare Permessi di Costruire (le vecchie Concessioni) a go-go per nuove edificazioni piuttosto che per ristrutturazioni e/o recuperi edilizi (si raccolgono infatti molti più oneri dalle nuove edificazioni...). Per non parlare di come è stato deturpato il paesaggio della Valpadana con le centinaia di migliaia di capannoni, molti dei quali costruiti e mai utilizzati... Per la salvaguardia del nostro territorio è nato "SALVIAMO L'ITALIA", un appello promosso dalla Rete Toscana dei Comitati per la Difesa del Territorio coordinata da Alberto Asor Rosa: ad esso hanno adertito molti scrittori (come Andrea Camilleri), urbanisti (come Edoardo Salzano e Vezio De Lucia), architetti (come Vieri Quilici), storici, storici dell'arte, geografi, esponenti dell'ambientalismo e dei comitati. Nell'appello si scrive che il paesaggio italiano è stato deturpato da una legislazione troppo permissiva e dalle carenze e debolezze delle strutture di controllo dello Stato, ma soprattutto dagli orientamenti espressi dal ceto politico. Per questo bisogna organizzare una rete di controllo che parta dal basso, per fermare questo scempio del territorio.

mercoledì 5 settembre 2007

Eolie a rischio esclusione dal patrimonio dell'Unesco!

Si tratta di un arcipelago meraviglioso quello delle Eolie, posto nel Tirreno meridionale a poca distanza dalla costa siciliana di Milazzo (ME), composto da 7 isole di origine vulcanica (Vulcano, Lipari, Salina, Panarea, Stromboli, Filicudi e Alicudi) una più bella dell'altra! L'arcipelago proprio per questo fa parte di uno dei 41 siti italiani pesenti nel patrimonio dell'Unesco all'interno della World Heritage List, ove sono iscritti i beni che hanno un "valore universale eccezionale". Ma ora le isole stanno correndo un bel rischio, visto che la stessa Unesco (tramite il presidente della Commissione Nazionale per l'Italia Gianni Puglisi) ha sentenziato che l'arcipelago potrebbe essere estromesso dalla lista entro il giugno del 2008! Come mai? Beh, le solite tristi storielle italiane... Ecco i fatti: sull'isola di Lipari vi è da tempi antichi una cava di pietra pomice la cui estrazione ha ricoperto il pendio della montagna e la spiaggia sottostante di sabbia bianchissima. Per preservare questo paesaggio meraviglioso l'Unesco aveva imposto come condizione la chiusura della cava con la conseguente cessazione dell'attività di estrazione. Questo naturalmente non è avvenuto: le ruspe hanno continuato a lavorare di notte mentre i camion hanno continuato a portare via il pietrisco di giorno, sventrando così la montagna. Tutto è partito da un filmato girato di notte da un'emittente privata finito poi sul tavolo del Procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Olindo Canali, il quale ha dato il via all'inchiesta che ha portato al sequestro della cava lo scorso mese di agosto (disposto dal gip Marisa Salvo) e all'emissione di due avvisi i garanzia a carico del legale rappresentante e del direttore dello stabilimento della Pumex, che estraeva la pietra pomice. Ovviamente, il sindaco di Lipari Mariano Bruno (centro-destra...) cade dalle nuvole affermando però che "si tratta di affermazioni estremamente esagerate, c'è interesse affinchè le cave di pomice e i suoi lavoratori siano tutelati (!), quindi che importa della tutela dell'isola... A tal proposito riporto quanto scritto recentemente da Curzio Maltese sull'inserto Il Venerdì de "La Repubblica", che spiega bene quanto sta succedendo in Italia: riporta una storiella (la solita storiella italiana) di abusi edilizi, ambientata sul Lago Maggiore. Il Consorzio del Lago ha intentato una lunga battaglia civile e penale contro gli abusivi: tutte le sentenze gli hanno dato ragione (Tar della Lombardia, Tribunale delle Acque, Consiglio di Stato, ecc...) decretando la demolizione degli abusi, solo che dopo la prima demolizione scende in campo Raffaele Catteneo, l'assessore alle infrastrutture lombardo e braccio destro del governatore Formigoni (anche qui centro-destra...). Scende in campo in veste di "paciere della guerra dei cantieri" (!!!) ordinando di fermare le ruspe perchè i cantieri, anche se abusivi, costituiscono una risorsa economica, sono interventi migliorativi e hanno ragione a non pagare le tasse perchè troppo alte. Secondo il "Cattaneo - pensiero" viene così introdotto il concetto di "abusivismo migliorativo", quindi sono stati fessi tutti i cantieristi che hanno pagato le tasse e rispettato le norme ambientali! Credo proprio che il "Cattaneo - pensiero" sia stato ampiamente applicato anche dal sindaco di Lipari Mariano Bruno, dall'alto degli stessi colori politici... Giova così tanto l'estrazione della pomice piuttosto che un posizione nella lista dell'Unesco?

giovedì 2 agosto 2007

Incendi boschivi: un business enorme!

Molti di voi (e anche il sottoscritto) saranno rimasti scioccati nel vedere in TV quelle tremende immagini della devastazione causata dagli incendi che nelle ultime settimane hanno distrutto molte zone italiane, purtroppo anche con la perdita di 4 vite umane. Le condizioni climatiche sono state certo favorevoli all'espandersi di questi incendi: terreni inariditi dall'assenza di pioggia che dura ormai da mesi, temperature elevatisssime per l'insistenza dell'anticiclone nord-africano (fino a 45°C all'ombra in Puglia!) e il vento di libeccio molto forte. Dobbiamo però anche dire che di tutti gli incendi che scoppiano solo il 3% è dovuto a cause naturali e l'1% a motivi accidentali, mentre il 15% è di origine colposa e addirittura il 60% di origine dolosa! Alcune cifre vi daranno la dimensione del problema: nel 2006 in Italia ci sono stati 5.643 incendi, sono andati in fumo 40.000 ettari (di cui 16.000 a bosco), per il cui spegnimento sono stati impiegati 8.000 forestali; ogni anno i roghi costano allo Stato italiano ben 500 milioni di euro, quindi 10 euro procapite per ogni italiano! Diciamo quindi che finito l'incendio inizia il business: la ricostruzione. Il rimboschimento di un ettaro costa circa 2.000 euro, quindi il costo del rimboschimento 2006 è stato di ben 32 milioni di euro... Ma ci sono anche la speculazione edilizia (dai terreni bruciati spuntano terreni per costruire complessi residenziali, albergi, case di vacanza, ecc...), il riutilizzo ei terreni per la pastorizia, insomma si favorisce sia il pastore sia il costruttore! La normativa in materia non manca: c'è infatti la Legge n° 353 del 2000 che prevede che i Comuni sono tenuti a censire annualmente i terreni incendiati tramite un apposito catasto, e solo in questo modo si può applicare il divieto previsto di modificarne la destinazione d'uso per 15 anni e di costruire edifici o di praticare caccia o pastorizia per 10 anni. Solo che lo fa il 24% dei comuni italiani e solo il 6% risulta pienamente in regola con la normativa!! Da un'estremità all'altra: se in Liguria oltre il 60% dei comuni è dotato di questo tipo di catasto, in Sicilia nessun Comune lo ha ancora fatto... Simone Andreotti, responsabile nazionale Legambiente per la Protezione Civile, dice a ragione che "dalla mancata applicazione della legge nasce la possibilità di guadagno tramite l'abusivismo edilizio, l'allargamento delle zone di pascolo e agricoltura, il bracconaggio, il rimboschimento e la creazione di posti di lavoro per gli stagionali della forestale"! Già nel 2001 il Sisde aveva denunciato il coinvolgimento della criminalità organizzata nella ricostruzione e nella speculazione edilizia delle aree devastate dagli incendi, ma tant'è.... La stessa normativa affida alle Regioni la competenza specifica contro gli incendi, stabilendo che le amministrazioni debbono munirsi di flotte regionali di elicotteri spegnincendi e pianificare dei piani d'emergenza: pochi lo fanno e quando scoppiano gli incendi devono arrivare gli elicotteri dello Stato! Vista questa inadempienza dei comuni, il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli chiede al Governo il commissariamento degli enti locali inadempienti e la nomina di un commissario per la redazione del catasto degli incendi. Le tecnologie poi non mancano: ci sono numerosi satelliti di telerilevamento per individuare, monitorare ed addirittura prevedere questi incendi. Diciamo anche che chi viene colto in flagranza di appiccamento del fuoco non viene puntio: l'anno scorso 353 persone sono state denunciate per incendio doloso ma nessuna è finita in carcere..., eppure i presupposti ci sarebbero tutti per "finire al fresco" e per un bel pò di tempo. E i danni chi li paga? Lo Stato, cioè noi....

martedì 24 luglio 2007

Abusivismo: boom sulle coste italiane!

L'abusivismo edilizio sta distruggendo le coste italiane: continuano ad aumentare i reati, con un +33.5% di cemento illegale nelle aree demaniali e +19% di crimini a danno dell'ecosistema marino! Sono state riscontrate 19.063 infrazioni lungo i 7.500 km di costa italiana: ben 2,6 reati ambientali per ogni km di costa, con 4.182 persone denunciate e 3.986 sequestri effettuati!!! Se a tutto questo aggiungiamo la continua espansione dei porticcioli abusivi, la pesca di frodo e le chiazze di petrolio, beh ne esce un quadro davvero allarmante: ciò emerge dal rapporto di Legambiente intitolato "Mare Monstrum 2007". La capitale dell'abusivismo marino è Ischia: scogliere costruite utilizzando rifiuti speciali, vincoli paesaggistici che servono solo a far aumentare i valori dei lavori illegali, alberghi che si ampliano senza licenza, case costruite su terreni franosi, un parco termale interamente abusivo, insomma un disastro!! Male comunque anche Capri e soprattutto la Costiera Amalfitana: qui vi è addirittura una seggiovia che collega una villa alla spiaggia (!), ma la moda è ora quella del parcheggio fronte mare che si "trasforma" in casa vera e propria (così: si presenta un richiesta al Comune per costruire un parcheggio, si pavimenta la zona e poi, a sorpresa, arriva un camion che traina una vera e propria casa che viene ancorata e cementata al terreno!!!). Altri esempi: un hotel con 160 camere di lusso spuntato a Sciacca (Sicilia) in una zona protetta, l'aggressione alle saline di Trapani e ad una zona di protezione speciale con la scusa di organizzare la Coppa America, un autodromo costruito a Corigliano (Calabria) in una zona vincolata, alberi secolari tagliati a Grottaglie (Puglia) per realizzare case, opere abusive sul lago di Fondi ma a anche a Terracina e a Sabaudia (Lazio), e la lista sarebbe lunghissima! E non pensiate che le infrazioni siano tutte al Sud: la regione con maggior percentuale di reati per ogni km di costa è la Campania (5,9) seguita però dal Veneto (5,4), dalla Romagna (4,3) e dal Lazio (3,7). Nel complesso il maggior numero di infrazioni è stato riscontrato in Sicilia (4.472), seguita da Campania (2.793), Puglia (2.261), Calabria (1.737) e Toscana (1.665). L'abusivismo è figlio di un mercato immobiliare che sta portando i prezzi alle stelle: 15.000 euro al mq un appartamento a Positano e ben 25.000 euro al mq a Capri!!! Su questo fa riflettere il valore dei cantieri sequestrati: sono stati 45 i cantieri sequestrati nel 2005 per un valore di 24 milioni di euro, 47 nel 2006 (valore 33 milioni di euro) e sono scesi a soli 22 cantieri nel 2007 ma con un valore di ben 53 milioni di euro!!! Il quinquennio Berlusconi in questo ha fatto scuola, buona parte del "merito" è sua...