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giovedì 8 ottobre 2015

I canyon sottomarini in Italia

Il canyon sottomarino è una valle ripida che si trova sul fondale oceanico della piattaforma continentale. Alcuni di essi, sono il naturale prolungamento di grandi fiumi; altri, sono semplicemente delle formazioni geologiche indipendenti. Sono stati scoperti canyon anche ad oltre 2000 metri al di sotto del livello del mare. Solitamente, sono formati dall'attività di potenti correnti torbide, vulcani o terremoti. Molti canyon sottomarini continuano come canali e possono estendersi per centinaia di chilometri. Per approfondimenti https://it.wikipedia.org/wiki/Canyon_sottomarino
Ebbene, ieri Mauro Meloni sul sito http://www.meteogiornale.it/ ha pubblicato un articolo intitolato "Canyon sottomarini minacciano le coste italiane": un interessante articolo in cui si evidenza che, grazie alle tecnologie, si è scoperto come questi canyon costituiscano un serio pericolo per la stabilità delle coste italiane. Il link dell'articolo è http://www.meteogiornale.it/notizia/40367-1-canyon-sottomarini-minacciano-le-coste-italiane.

venerdì 11 giugno 2010

Ecco il rapporto VELE BLU 2010 di Legambiente

E' uscito il rapporto 2010 della giuda Vele Blu, promossa e condotta ogni anno da Legambiente (http://www.legambiente.eu) in collaborazione con Touring Club Italiano, che quest'anno festeggia la sua 10° edizione. Con questa guida vengono premiate le località marine che più sono attente al giusto rapporto tra offerta turistica e rispetto ambientale: quindi non solo bellezza naturale, ma anche efficienza dei servizi, smaltimento dei rifiuti, inquinamento dell'aria, depurazione dell'acqua, urbanizzazione, valorizzazione del paesaggio, dei centri storici e dei prodotti tipici, ecc... Il massimo del voto corrisponde a 5 vele, e quest'anno sono 14 le località costiere italiane che se lo meritano: Pollica, Cinque Terre, Ostuni, Capalbio, Castiglione Della Pescaia, Nardò, Capraia, Salina, San Vito lo Capo, Bosa, Baunei, Noto, Posada e Otranto, tutte sulle coste bagnate dal Mar Tirreno.
Con una media di 3,4 vele per località la Sardegna è in testa a questa speciale classifica, seguita dalla Puglia (con 3,2 vele per località) e dalla Toscana (3,1). 4° posto per la Campania (2,69 vele in media), 5° per la Sicilia (2,63 vele) e poi Abruzzo, Basilicata e Marche a pari merito con una media 2,5 vele per località. Come sostiene Legambiente “In queste regioni l'eccezionale e riconosciuto pregio naturalistico si sposa con l'impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio".
Sono state comunque assegnate le Vele Blu anche alle località lacustri, considerati i molti laghi che ci sono in Italia: in questo caso è il Trentino-Alto Adige la regione al primo posto per numero di località tra le prime classificate. Sono cinque quelle che conquistano le 5 vele: Appiano sulla Strada del Vino (BZ) sul Lago di Monticolo, Fiè allo Sciliar (BZ) sul Lago di Fiè, Molveno (TN) sull'omonimo lagoo, Bellagio (CO) sul Lago di Como e Massa Marittima (GR) sul Lago dell'Accesa.
Alle buone notizie però se ne contrappone una molto negativa: ieri Legambiente ha lanciato un allarme. “Per l’ultima volta si denunciano le criticità delle acque di balneazione italiane, perché, a partire da quest’anno, il nostro mare e i laghi, seppur ancora inquinati in alcuni tratti di costa, diverranno completamente puliti “per decreto”. Con il recepimento della nuova direttiva europea che rende più permissivi i criteri per la balneabilità, molte località, infatti, diverranno balneabili, non perché saranno meno inquinate, ma solo perché è cambiata la legge”. La denuncia è stata lanciata in occasione della presentazione (per l'ultima volta appunto...) del Rapporto sulle acque di balneazione dell'European Environment Agency, che ha analizzato la qualità dell'acqua di tutti i paesi europei.
Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, afferma: “Contrariamente a quanto fatto nel 1982, quando l’Italia scelse la strada della severità e del rigore, costruendo una delle reti di monitoraggio migliori in Europa stavolta il nostro Paese ha approfittato dell’opportunità concessa dalla direttiva comunitaria per allargare le maglie sulla balneabilità, a partire dall’estate 2010. Un passo indietro normativo che ha fatto classificare come ‘eccellenti’ alcuni tratti di costa che lo scorso anno venivano dichiarati non balneabili, pur essendo tuttora inquinati. Questo fattore va ad aggravare un deficit storico dell’Italia in tema di depurazione, dal momento che, ancora oggi, il 30% degli italiani – pari a ben 18 milioni di persone - scarica in mare, nei laghi e nei fiumi le acque reflue senza alcun trattamento, causando un problema ambientale che sta costando al nostro Paese una procedura d’infrazione europea. Per risolvere definitivamente i problemi di trattamento delle acque reflue, non servono quindi ‘colpi di spugna’ normativi, ma risorse economiche e nuovi cantieri per colmare quel deficit di depurazione, imbarazzante per il settimo Paese più industrializzato al mondo”.
In fatto di furbizia l'Italia non si smentisce mai, peccato che sia spesso a discapito del nostro caro ambiente...

mercoledì 24 febbraio 2010

ITALIA, PAESE DI PORTI TURISTICI E POSTI BARCA…

Lungo i circa 8.000 km di coste italiane ci sono ben 147.000 posti barca, anche se comunque la Francia ci supera con 233.000… In questi ultimi anni si sta espandendo senza freno il numero di nuovi porti e di nuovi posti barca: nel 2008-2009 sono entrati in servizio un nuovo porto turistico in Lazio, Abruzzo, Basilicata e Calabria, 3 in Puglia, Sardegna, Veneto e Toscana, 4 in Liguria e 6 in Sicilia (per un totale di circa 1.400 nuovi posti barca solo in Liguria e circa 1.000 sia in Toscana sia in Sicilia)!!!
L’ultimo progetto è quello di Fiumicino, vicino a Roma: il suo nuovo porto turistico sta diventando la più grande realtà turistica di tutta Europa in quanto, oltre ai nuovi posti barca, c’è un indotto fatto di banchine, darsene, porticcioli, negozi, ecc… Di fronte a questi investimenti economici e finanziari, sembra però che si stia esagerando: nel solo Lazio si vogliono costruire ben 9.000 nuovi posti barca, creando un insieme di 13 strutture turistiche come quella che si farà a Fiumicino per un investimento di 1,3 miliardi di euro!!!
Come è giusto che sia, stanno insorgendo in più parti d’Italia le associazioni ambientaliste, di fronte a questa cementificazione sfrenata delle coste: per questo motivo, l’Ucina (ovvero la Confindustria della Nautica, http://www.ucina.net) ha già attivato un tavolo di lavoro con Legambiente in seguito al quale si è arrivati alla firma di un accordo per stabilire alcuni severi paletti, solo che c’è un problema (come afferma Anton Francesco Albertoni, presidente dell’Ucina), ovvero non si riesce ad arrivare all’emanazione dei decreti attuativi da parte del ministero delle Infrastrutture. Il problema è poi quello delle lungaggini burocratiche: possono passare anche dieci anni (sì, anni!) dalla conferenza dei servizi alla concessione demaniale. Albertoni vede naturalmente in questi porti turistici un investimento per il futuro, vede un vantaggio per le comunità interessate: i nuovi porti turistici porterebbero ad un notevole sviluppo economico delle zone interessate, con realizzazione di nuovi complessi residenziali, attività economiche, negozi e turismo. Certo, lo steso Albertoni afferma che i nuovi complessi residenziali verrebbero costruiti con tecnologie a basso impatto ambientale, con materiali rinnovabili e con sistemi impiantistici a risparmio energetico, e che le residenze dei porti verrebbero dotate di sistemi informatizzati per gestire i programmi di impiego energetico, per diminuire gli sprechi e per sfruttare al massimo le risorse offerte dall’ambiente.
Certo, siamo in un periodo di crisi economica e sono le nuove attività collegate alle energie rinnovabili e all’uso intelligente dell’ambiente a poter dare un rilancio all’economia, ma qui credo che si stia un pò esagerando: si cercherà di costruire nuovi porti in posti che attualmente sono delle vere e proprie perle dei nostri mari, non vorrei che il governo Berlusconi concedesse di poter costruire ovunque. Si potrebbero utilizzare tutti gli accorgimenti possibili immaginabili per proteggere l’ambiente, ma si tratterebbe pur sempre di nuovi porti che andrebbero ad intaccare e deturpare un paesaggio rimasto finora intatto, senza considerare tutte le aggravanti che ne deriverebbero come traffico veicolare dovuto al flusso turistico, peggioramento della qualità dell’aria delle zone interessate, aumento di rifiuti, scarichi fognari, peggioramento dell’acustica, cementificazione di terreno, disboscamento. Basta? Perché piuttosto, visto che sembra così necessario avere nuovi posti barca (mah…), non recuperare le strutture portuali abbandonate, che sono molte lungo le coste italiane? Non si toglierebbe terreno intatto al nostro paesaggio, non si altererebbero i luoghi, si riutilizzerebbero edifici già esistenti con miglioramento anche estetico delle aree interessate. Ma conoscendo la scarsa propensione al riutilizzo dell’esistente che è tipica della nostra società, non sono così positivo in merito…

martedì 24 luglio 2007

Abusivismo: boom sulle coste italiane!

L'abusivismo edilizio sta distruggendo le coste italiane: continuano ad aumentare i reati, con un +33.5% di cemento illegale nelle aree demaniali e +19% di crimini a danno dell'ecosistema marino! Sono state riscontrate 19.063 infrazioni lungo i 7.500 km di costa italiana: ben 2,6 reati ambientali per ogni km di costa, con 4.182 persone denunciate e 3.986 sequestri effettuati!!! Se a tutto questo aggiungiamo la continua espansione dei porticcioli abusivi, la pesca di frodo e le chiazze di petrolio, beh ne esce un quadro davvero allarmante: ciò emerge dal rapporto di Legambiente intitolato "Mare Monstrum 2007". La capitale dell'abusivismo marino è Ischia: scogliere costruite utilizzando rifiuti speciali, vincoli paesaggistici che servono solo a far aumentare i valori dei lavori illegali, alberghi che si ampliano senza licenza, case costruite su terreni franosi, un parco termale interamente abusivo, insomma un disastro!! Male comunque anche Capri e soprattutto la Costiera Amalfitana: qui vi è addirittura una seggiovia che collega una villa alla spiaggia (!), ma la moda è ora quella del parcheggio fronte mare che si "trasforma" in casa vera e propria (così: si presenta un richiesta al Comune per costruire un parcheggio, si pavimenta la zona e poi, a sorpresa, arriva un camion che traina una vera e propria casa che viene ancorata e cementata al terreno!!!). Altri esempi: un hotel con 160 camere di lusso spuntato a Sciacca (Sicilia) in una zona protetta, l'aggressione alle saline di Trapani e ad una zona di protezione speciale con la scusa di organizzare la Coppa America, un autodromo costruito a Corigliano (Calabria) in una zona vincolata, alberi secolari tagliati a Grottaglie (Puglia) per realizzare case, opere abusive sul lago di Fondi ma a anche a Terracina e a Sabaudia (Lazio), e la lista sarebbe lunghissima! E non pensiate che le infrazioni siano tutte al Sud: la regione con maggior percentuale di reati per ogni km di costa è la Campania (5,9) seguita però dal Veneto (5,4), dalla Romagna (4,3) e dal Lazio (3,7). Nel complesso il maggior numero di infrazioni è stato riscontrato in Sicilia (4.472), seguita da Campania (2.793), Puglia (2.261), Calabria (1.737) e Toscana (1.665). L'abusivismo è figlio di un mercato immobiliare che sta portando i prezzi alle stelle: 15.000 euro al mq un appartamento a Positano e ben 25.000 euro al mq a Capri!!! Su questo fa riflettere il valore dei cantieri sequestrati: sono stati 45 i cantieri sequestrati nel 2005 per un valore di 24 milioni di euro, 47 nel 2006 (valore 33 milioni di euro) e sono scesi a soli 22 cantieri nel 2007 ma con un valore di ben 53 milioni di euro!!! Il quinquennio Berlusconi in questo ha fatto scuola, buona parte del "merito" è sua...

martedì 5 giugno 2007

Coste italiane balneabili al 91%... e libere!

Nonostante il pericolo lanciato nel mio precedente articolo (allarme petrolio per il Mediterraneo) e la presenza di raffinerie e porti petroliferi lungo le coste italiane, risulta che il 91.3% delle acque costiere italiane è balneabile (anche se è aumentata dell'1.15% rispetto allo scorso anno la costa non balneabile). Si tratta dei risultati ottenuti dal monitoraggio gestito dalle agenzie Arpa e dalle aziende sanitarie su 5.410 km di coste controllate (su un totale di 7.375 km). Al top il Friuli Venezia Giulia col 100% di coste balneabili, seguono il Molise (98.1%), la Toscana (98.0%), la Liguria (97.6%), la Basilicata e l'Emilia Romagna (97.3%). Le regioni con più coste non balneabili sono risultate invece il Lazio (21%), la Campania (19.9%), il Veneto (10.8%) e la Calabria (10.1%). C'è però da dire che le coste italiane misurano complessivamente 7.375 km: di questi 4.941 (su 5.410 analizzati) sono risultati balneabili e 469 vietati per inquinamento, bisogna vendere se sui restanti 1.965 km di costa (inaccessibili per vari motivi) le acque sono così pulite. A proposito di coste italiane, finalmente è stata posta fine (si spera...) ad una delle storie italiane più assurde: quella delle spiagge non accessibili liberamente, un fatto che non aveva eguali al mondo! Nell'ultima Finanziaria 2007 del governo Prodi, all'art. 1 comma 251 della Legge n° 296/2006, si stabilisce che: "E' fatto obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione". Il provvedimento è stato approvato dal Parlamento lo scorso 27 dicembre e dunque è già legge di stato. Per cui, ricordatevi che avete il diritto di entrare GRATIS in qualsiasi stabilimento per raggiungere il mare nella via più breve; la battigia (la striscia di 5 metri lungo la riva) è sempre libera dalle concessioni e chiunque può sostarvi; se lo stabilimento è chiuso, nessuna legge permette di impedire l'acceso al mare fuori stagione; in caso di problemi, segnalarli subito alla Capitaneria di Porto, al Comune o alla Polizia. E' in arrivo intanto il "Manuale di autodifesa del bagnante", preparato dai Verdi, che vi informerà su ogni dubbio (c'è anche il numero verde 800.610.203). Ricordate che nessun stabilimento deve farvi pagare il biglietto per poter accedere alla riva: in fin dei conti i loro ricavi sono già elevati (per fare alcuni esempi: lo stabilimento "Maestrale" di Rimini nel 2004/2005 ha pagato un canone di concessione di € 7.500 con ricavi dichiarati per € 121.000, lo stabilimento "Venezia" di Ostia ha pagato un canone di € 15.300 con un ricavo dichiarato di € 906.000 mentre lo stabilimento "Twiga" di Marina di Pietrasanta ha pagato un canone di € 4.447 con un ricavo dichiarato di € 3.300.000....). Non male, vero?