Visualizzazione post con etichetta Legambiente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Legambiente. Mostra tutti i post

giovedì 9 ottobre 2014

I "cantieri da sbloccare" di LEGAMBIENTE

Ho letto su un articolo di Massimiliano Tantillo nel mensile "La Nuova Ecologia" (http://www.lanuovaecologia.it/) di settembre 2014 che Legambiente ha raccolto la sfida lanciata dal governo Renzi sui cantieri da sbloccare per rilanciare il nostro Paese. L'articolo fa riferimento ad un dossier di Legambiente che potete leggere al seguente link: http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-renzi-ecco-le-prime-101-opere-sbloccafuturo. Come dice il dossier, viaggio nell’Italia bloccata: trasporti, bonifiche, opere di messa in sicurezza del territorio, depuratori, impianti per la gestione dei rifiuti. Piccole e medie opere incompiute, utili al territorio e ai cittadini. “Per rilanciare il Paese non servono leggi ‘liberatutti’ ma un green new deal”.
Il dossier si conclude con un appello, che voglio rilanciare. Con la presentazione delle prime 101 opere #sbloccafuturo Legambiente propone una riflessione ed apre un tavolo di lavoro: “Chiediamo ai sindaci di aiutarci ad individuare tutti gli ostacoli che in Italia bloccano le opere utili per i cittadini ed il territorio, per proseguire insieme nella segnalazione al Governo Renzi di cosa davvero serve al Paese e apre nuove e significative prospettive di sviluppo”. E' con l'aiuto di tutti che possiamo permettere al nostro Paese di uscire dal pantano in cui si trova, ridandogli il giusto peso che gli spetta nel mondo.

giovedì 3 ottobre 2013

LUTTO PER LAMPEDUSA

Essendo io Segretario di un circolo di Legambiente (circolo PERLA BLU di Cologna Veneta -VR-), voglio pubblicare sul mio blog la lettera che Legambiente ha inviato a tutti i suoi circoli relativamente alla immane tragedia avvenuta oggi al largo di Lampedusa, che ha visto la morte di quasi 100 migranti (e con 250 dispersi...). Ecco la lettera.
"Siamo tutti profondamente addolorati per l'immane tragedia che si è consumata a Lampedusa, con la morte di decine di migranti in viaggio verso il nostro Paese nella speranza di sfuggire a una vita di stenti. Il sindaco di Lampedusa, la nostra amica Giusi Nicolini, ha dichiarato il lutto cittadino. Aderiamo anche noi, in un gesto di cordoglio e solidarietà, listando a lutto i nostri siti internet, le nostre pagine facebook, i profili twitter, le nostre bandiere esposte nelle nostre sedi. Chiediamo anche che il governo dichiari il lutto nazionale. Se avete un account su twitter vi chiediamo di inoltrare il nostro appello a Enrico Letta (a questo link https://twitter.com/Legambiente/status/385756022704316416) ai vostri contatti. Grazie, di cuore. Rossella Muroni Direttore Generale Legambiente".
Mi unisco al cordoglio, perché ciò non possa più succedere: e anche qui la politica deve assumersi le sue colpe.

giovedì 26 settembre 2013

Vota l'AMBIENTALISTA DELL'ANNO 2013

Anche quest'anno si sono aperte le votazioni per il concorso indetto da Legambiente (http://www.legambiente.it/) assieme alla rivista “La Nuova Ecologia” (http://www.lanuovaecologia.it/) per votare l'AMBIENTALISTA DELL'ANNO 2013 (Premio Luisa Minazzi, l'attivista di Casale Monferrato che si è battuta per i diritti delle persone esposte all'amianto e che purtroppo è morto all'età di 57 anni proprio per il mesotelioma pluerico, http://www.premioluisaminazzi.it). Le candidature sono le seguenti: 
  • STEFANIA BAIGUERA: si sta battendo con forza nel Bresciano per sollecitare le istituzioni a risolvere il grave problema degli spazi verdi della città di Brescia contaminati da Pcb e dalle diossine provenienti dall'impianto della Caffaro, mai bonificato;
  • LE MAMME DI NONSOLOCIRIPA': sono quasi 100 sparse in 18 regioni italiane, che si sono unite per utilizzare e promuovere l'uso dei pannolini lavabili, con notevoli vantaggi a livello ambientale;
  • GIUSEPPE DI GENNARO: all'avanguardia nella raccolta della carta in Campania, regione non proprio propensa alla raccolta differenziata. E sta cercando di educare i cittadini verso la differenziata, oltre che investire nell'innovazione tecnologica; 
  • DOMENICO LESTINGI: dopo anni di osservazioni, con una ruspa ha scavato una buca a fianco di un vigneto accanto alla discarica di Conversano (Puglia) dissotterrando una quantità impressionante di immondizia, denunciando poi tutto ai Carabinieri. In seguito a ciò la magistratura ha sequestrato ben 70 ettari di terreno e aperto le indagini coinvolgendo 11 persone con l'accusa di disastro ambientale;
  • RENATA LOVATI: ha un'azienda agricola d'eccellenza a sud di Milano in cui la produzione agroalimentare bio si integra alla perfezione con quella di energia da fonti rinnovabili. E si sta battendo contro il consumo di suolo; 
  • MAURIZIO PRATICIELLO: parroco di Caivano (NA), sta facendo dure battaglie contro i crimini ambientali, vigilando contro i roghi d'immondizia e gli interessi della criminalità organizzata nel trattamento illecito dei rifiuti. E si sta impegnando nell'educazione alla legalità al fianco della società civile; 
  • ANDREA SFORZI: zoologo con la passione dell'avifauna e direttore del Museo di storia naturale di Grosseto, si è impegnato in un difficilissimo progetto che ha portato a far tornare il falco pescatore in Italia dopo ben 42 anni. E ora sta lanciando il programma “Naturae social mapping” che coinvolge i cittadini nella raccolta di dati scientifici per il monitoraggio delle specie;
  • IVAN STOMEO: Sindaco di Melpignano (LE), ha dato origine ad una “coopertiva di comunità” alla quale hanno aderito 127 cittadini con l'obiettivo di produrre elettricità per il proprio fabbisogno e lasciando i guadagni eccedenti ad opere di pubblica utilità.
Complimenti a tutti naturalmente: io ho già fatto la mia scelta. La scheda per votare il vostro ambientalista dell'anno la trovate nei siti sopra indicati, dove ci sono anche le modalità di spedizione. Anche così si costruisce una società più consapevole da un punto di vista ambientale.

venerdì 21 giugno 2013

Legambiente: DOSSIER BIODIVERSITA' 2013

E' stato pubblicato il Dossier Biodiversità 2013, realizzato (come ogni anno) da Legambiente: lo potete trovare al link http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/biodiversita-rischio-1), e cerca di fare il punto della situazione sullo stato della biodiversità a livello nazionale e internazionale. Quest'anno il Dossier è aggiornato con i dati della Lista Rossa Italiana, pubblicata a fine maggio dal Comitato Italiano dell'IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, http://www.iucn.it) e da Federparchi (Federazione Italiana Parchi e Riserve Naturali, http://www.federparchi.it/): la Lista Rossa Italiana, che elenca lo stato di conservazione delle specie, ha preso in considerazione la flora e i vertebrati terrestri e marini indicando per ogni specie esaminata il grado di minaccia. Inoltre il Dossier Biodiversità 2013 contiene un Focus sulla tutela della biodiversità delle zone umide, a cui hanno collaborato Ambiente Italia (un gruppo leader in Italia e in Europa nella ricerca e nella consulenza, che opera nel campo dell'analisi, della pianificazione e della progettazione ambientale, e che si occupa anche di formazione e gestisce campagne di comunicazione, http://www.ambienteitalia.it/) e l'Università delle Marche (http://www.univpm.it/Entra/). Il Dossier è composto delle seguenti parti: 
  • Introduzione
  • Cos’è la biodiversità
  • Lo stato della biodiversità
  • La perdita di biodiversità 
  • I fattori di perdita di biodiversità 
  • I cambiamenti climatici 
  • La perdita degli habitat e il cambiamento della destinazione d’uso dei terreni 
  • Il sovrasfruttamento e l’uso non sostenibile delle risorse naturali 
  • Le fonti inquinanti 
  • L’introduzione di specie aliene 
  • Le illegalità nelle aree protette 
  • Focus: La biodiversità e la tutela delle zone umide 
  • Il contributo di Legambiente alla tutela della biodiversità 
  • I progetti LIFE.
 Davvero interessante. Speriamo sia tema di lettura anche al Ministero dell'Ambiente...

martedì 14 maggio 2013

Sì alla campagna “ITALIA, BELLEZZA, FUTURO”

Scrisse Tonino Guerra, famosissimo poeta e sceneggiatore: “Il nostro petrolio è la bellezza”. Sono pienamente d'accordo. È per questo che Legambiente ha lanciato la campagna e proposta di legge “ITALIA, BELLEZZA, FUTURO”, che potete trovare al link http://www.legambiente.it/italia-bellezza-futuro-firma-anche-tu, dove potete sottoscriverla. 
Si vuole puntare sulla bellezza del nostro paese per la bellezza che vuole chiudere per sempre la stagione dei condoni edilizi, dell'abbandono e della privatizzazione del patrimonio storico ed archeologico, del consumo del suolo e della deregulation del territorio italiano (così come ha raccontato Vanessa Pallucchi sulla rivista mensile “La Nuova Ecologia” nel numero di aprile 2013 nell'articolo intitolato “Uniti dal bello”http://www.lanuovaecologia.it/ ). 
La sfida lanciata da Legambiente è quella di fare della bellezza la chiave per tornare a guardare con ottimismo al futuro. Questo sono i dieci punti della proposta di legge.
  1. Considerare la bellezza patrimonio del Paese, espressione della sua identità e cultura.
  2. Tutelare e riqualificare il patrimonio paesaggistico italiano.
  3. Tutelare il suolo come bene comune indisponibile e fermare il consumo.
  4. Promuovere la bellezza delle opere pubbliche attraverso i concorsi di progettazione.
  5. Incentivare e promuovere la rigenerazione urbana.
  6. Istituire un contributo per la tutela del suolo da destinare alla riqualificazione del degrado urbano.
  7. Demolire le opere edilizie abusive e facilitare il recupero ambientale delle aree.
  8. Istituire il dibattito pubblico per le Grandi Opere.
  9. Istituire e finanziare un bando di idee per la bellezza destinato ai giovani.
  10. Promuovere un Premio Virtù civica per gesti e azioni che generino cittadinanza e coesione sociale. 
Ad oggi sono già più di settanta i soggetti del mondo della cultura che hanno sottoscritto questo disegno di legge, e più di quaranta i deputati e i senatori dell'attuale Parlamento (di Pd, Sel, Lista Monti e M5S) che l'hanno sottoscritta (tra i più celebri Pippo Civati del Pd, Pier Luigi Bersani del Pd, Ilaria Borletti Buitoni della Lista Monti, Paolo Gentiloni del Pd, Laura Puppato del Pd, Andrea Olivero della Lista Monti, Pietro Grasso del Pd, Miguel Gotor del Pd, Ermete Realacci del Pd).
Ora resta solo che le forze politiche si impegnino a trasformare il disegno di legge in legge vera e propria. Dobbiamo solo aspettare e vigilare che ciò accada: sarà ardua impresa...

martedì 15 gennaio 2013

Premio “Ambientalista dell'anno 2012” a LINDA GUARINO

Ogni anno l'associazione nazionale Legambiente (http://www.legambiente.it) in collaborazione con la rivista mensile “La Nuova Ecologia” (http://www.lanuovaecologia.it) assegna il premio “Luisa Minazzi – Ambientalista dell'anno” (Luisa Minazzi è stata donna-simbolo della lotta contro l'amianto, morta nel 2010: da quest'anno la consegna del premio avviene a Casale Monferrato, che è la città proprio di Luisa Minazzi). Per parecchi mesi si è potuto votare per scegliere l'ambientalista dell'anno tra 10 personalità che si sono contraddistinte per una particolare e personale lotta per un mondo più vivibile. 
Al 1° posto si è classificata Linda Guarino (con 592 voti, su un totale di 2.133), al 2° posto Gaetano Capizzi (Direttore del festival Cinemambiente di Torino, con 509 voti), al 3° posto Claudia Cusimano (giovanissima ecoblogger di “Giornalista nell'erba”, con 277 voti, tra cui il mio), al 4° posto Mattia Donadel (leader dei comitati “Ambiente e territorio" del Brenta, con 217 e voti) e al 5° posto i Salvaciclisti (Movimento per le due ruote, con 175 voti). 
 Ma chi è Linda Guarino? Nata nel 1959 a Valsinni, in provincia di Matera, è docente di inglese nell'Istituto comprensivo “Antonino Rallo” di Favignana, nelle splendide Isole Egadi (in provincia di Trapani). La scuola dove insegna rischiava di chiudere a causa dell'alto turn-over degli insegnanti e delle loro frequenti assenze a causa del maltempo che isolava le isole (scusate il gioco di parole): così, insieme ad altri colleghi ha varato 6 anni fa un progetto che permette alle classi dell'isola di dialogare in tempo reale con quelle del resto d'Italia tramite l'informatica e le nuove tecnologie. Il problema a Favignana era (come in moltissime altre scuole italiane) l'alto turn-over degli insegnanti, che qui tuttavia raggiungeva punte addirittura del 90%: nell'isola per molti anni si sono formate soltanto pluriclassi nella scuola primaria e questa discontinuità ha influito molto sullo spopolamento delle isole. I genitori preferivano infatti iscrivere i propri figli alle scuole della terraferma, spostandosi nei centri costieri con tutta la famiglia. Il metodo sembra abbia funzionato: dall'inizio della sperimentazione nessun genitore ha lasciato l'isola di Favignana fino alla conclusione del primo ciclo di studi dei propri figli. Alla domanda su che cosa significa per lei innovazione, l'insegnante risponde: “Le tecnologie da sole non portano necessariamente innovazione, né la velocità degli strumenti informatici assicura l'apprendimento. Pensare a soluzioni diverse da quelle della classe chiusa fra quattro pareti significava innanzitutto immaginare una dimensione diversa dall'apprendimento, concepire l'aula come laboratorio sia per i nostri studenti, sia per gli stessi docenti, che, attraverso la sperimentazione, possono riflettere sulle proprie pratiche educative. Gli insegnanti che ci lasciano per altre scuole, ormai con rimpianto, sanno di aver sperimentato un modo diverso di fare scuola che potranno utilizzare in altri contesti, con altri ragazzi, con altri colleghi”
Concludo con una frase della stessa insegnante, che è piena di verità: “In un mondo che si sviluppa solo grazie alla capacità di creare innovazione in ogni settore è evidente il ruolo sempre maggiore del capitale cognitivo. La scuola è ovviamente centrale in questo processo e l'esperienza di questo esperimento ha confermato la grande attenzione delle nostre comunità perché i ragazzi, a partire dai luoghi di apprendimento, diventino soggetti attivi, capaci di costruire nuove prospettive anche professionali in un contesto sempre più complesso”. I miei personali complimenti carissima signora Guarino: l'Italia ha tremendamente bisogno di persone come Lei.

giovedì 29 settembre 2011

Addio al Nobel WANGARI MAATHAI

Lunedì 26 settembre 2011 si è spenta a 71 anni WANGARI MAATHAI, premio Nobel per la pace nel 2004 a riconoscimento della sua battaglia ambientalista. Nata a Nyeri (sull'altopiano del Kenya) nel 1940, fu la prima donna ad ottenere (nel 1971) un dottorato nell'Africa Orientale (lo ottenne in Anatomia veterinaria): in seguito ebbe la cattedra all'università di Nairobi e il titolo accademico che le sarebbe rimasto per il resto della vita (era da tutti chiamata "The Professor"). Nel 2002 fu eletta trionfalmente al Parlamento kenyota, ove rimase fino al 2005, e fu nominata sottosegretaria all'Ambiente. Poi, appunto, nel 2004 fu insignita del premio Nobel per la pace, tra l'altro prima donna africana a ricevere questo premio.
Come ho detto prima, ottenne il Nobel per la sua battaglia ambientalista contro la deforestazione: era infatti chiamata "la Madre degli alberi", perchè nel 1977 fondò il "Green Belt Movement" (http://www.greenbeltmovement.org) grazie al quale furono piantati ben 40 milioni di alberi in tutto il Kenya! Per dare un'idea del suo personaggio, ecco cosa disse suo marito al momento del divorzio (avvenuto circa 30 anni fa): "Era troppo istruita, troppo forte, troppo di successo, troppo ostinata e troppo difficile da controllare". Avercene di ambientalisti così... Da non dimenticare che il "Green Belt Movement" fu non solo un'associazione ambientalista ma anche un vero e proprio movimento femminista, perchè composte di donne che meglio rappresentavano l'attività del villaggio, la sopravvivenza, la tradizione: quindi un movimento ecologista ed emancipato! La Maathai fece col suo movimento molte battaglie: si oppose (andando contro le autorità) alla svendita a speculatori privati di foreste del demanio ancora intatte e si impegnò nella battaglia (poi vinta) contro la costruzione di una mega-sede dell'allora partito unico all'interno del parco di Nairobi. Proprio per queste sue battaglie, la Maathai fu più volte arrestata, picchiata, insultata, minacciata di morte, nel 2008 rimase intossicata dai lacrimogeni durante una manifestazione contro il progetto governativo di aumentare il numero delle poltrone ministeriali. Che donna questa Wangari Maathai! Un esempio che spero serva per tutto il mondo ambientalista. Vi consiglio di leggere la sua intervista che trovate a questo link, di alcuni anni fa: http://www.lanuovaecologia.it/UserFiles/Files/1012%20primopiano.pdf.
A tal proposito, come ogni anno, la rivista "La Nuova Ecologia" (http://www.lanuovaecologia.it) lancia il premio Ambientalista dell'anno, organizzato assieme a Legambiente (http://www.legambiente.it). Per questo 2011 i candidati sono: Enrico Cappanera (impegnato nel settore delle energie rinnovabili), Jacopo Fo (impegnato nella gestione ecologica della libera università di Alcatraz), Matteo Cerruti (impegnato in battaglie ambientaliste), Vincenzo Cuomo (raccolta differenziata, mare balneabile e lotta alla criminalità), Margherita Fina (grande attivista), Cristina Gabetti (contro gli sprechi), le mamme vulcaniche (contro le discariche napoletane) e Elio Riccarand (protezione della montagna). Le descrizioni dettagliate delle attività di questi 8 personaggi le trovate sul sito della rivista: si può votare fino al 12 novembre, anche tramite fax al 06/86218474 o alla mail ambientalista2011@lanuovaecologia.it.
Ognuno di noi deve fare la propria parte, magari anche piccola, per contribuire a proteggere l'ambiente in cui viviamo e soprattutto per diffondere coscienza ecologista. Con l'aiuto di tutti si possono fare tante e grandi cose: vedi quanto ha fatto nella sua vita l'appena scomparsa Wangari Maathai.

martedì 17 maggio 2011

Referendum sul NUCLEARE in Sardegna

Voglio pubblicare il comunicato stampa di oggi di Legambiente (http://www.legambiente.it), realizzato dal Presidente Vittorio Cogliati Dezza e relativo agli esiti del referendum che si è tenuto ieri in Sardegna (unitamente alle elezioni amministrative) a proposito delle centrali nucleari. Ecco il testo integrale del comunicato stampa.
"Carissimi,
il successo del referendum contro il nucleare in Sardegna è un fatto di assoluta rilevanza nazionale. Nonostante l'opera di disinformazione (molti credono che il referendum sia già saltato e che comunque sia inutile) e di mancata informazione (il regolamento per la Rai e le relative trasmissioni informative sono partite con qualche settimana di ritardo) i cittadini sardi hanno di gran lunga fatto superare il quorum (bastava il 30% degli aventi diritto) riversandosi a votare ben al di là dei luoghi dove c'erano le amministrative e raggiungendo la quota del 60%. E ben il 98% ha votato contro il nucleare. E' per noi un grande successo, raccogliamo i frutti di un lavoro continuo e costante realizzato sul territorio, é per noi la conferma di quello che stiamo dicendo da mesi: gli italiani non vogliono il nucleare. Ora dobbiamo diffondere ovunque questo risultato. Partecipiamo e coinvolgiamo quanta più gente possibile nelle catene umane 'per chiudere il nucleare' del 21 prossimo (a Montalto il 22). Dobbiamo chiedere ai sindaci che vanno al ballottaggio di pronunciarsi. Fateci sapere (a noi e al Comitatro Vota SI per fermare il nucleare) le iniziative che organizzate, le azioni che vi inventate. Ad oggi ancora non siamo sicuri che il referendum sul nucleare si farà, è peró per noi fondamentale usare questi giorni per parlare con la gente e diffondere l'informazione sui referendum, perchè comunque, anche se la truffa andrà in porto e la maggioranza di governo scipperà il referendum sul nucleare, sarà molto importante che il 12 e 13 giugno gli italiani vadano a votare in massa. Ancora una volta la storia ci sta dando ragione e noi dobbiamo rendere irreversibile il passo indietro che il Governo ha fatto per liberare definitivamente l'Italia dal nucleare".
Si tratta di un comunicato molto importante: voglio diffondere le richieste di Legambiente perchè è giusto che ogni cittadino sappia. Io da alcuni anni faccio parte di un circolo di Legambiente: si tratta del circolo PERLA BLU (http://www.perlablu.it, di cui sono Segretario) di Cologna Veneta (VR) e in questi mesi ci stiamo impegnando nella campagna pubblicitaria per il referendum (a favore del SI'), tanto che facciamo parte sia del COMITATO VERONESE CONTRO IL NUCLEARE di Verona (http://votasifermiamoilnucleare.wordpress.com) sia del COMITATO ANTINUCLEARE BASSO VERONESE (http://comitatoantinuclearebassoveronese.blogspot.com): tutti possiamo fare la nostra parte, insieme si possono fare grandi cose e decidere le sorti del nostro paese. VOTA SI' AL REFERENDUM CONTRO IL NUCLEARE! E NATURALMENTE ANCHE AGLI ALTRI 3 QUESITI REFERENDARI (due sull'acqua pubblica e l'altro sul legittimo impedimento).

mercoledì 11 maggio 2011

Siti UNESCO in sofferenza in Italia...

Conosciamo purtroppo lo stato di degrado in cui versano molte opere del nostro immenso ed inestimabile patrimonio storico-artistico-naturale italiano, che non ha eguali nel mondo. Lo scorso 13 aprile 2011 è uscito un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) intitolato "Settimana della Cultura: in Italia e nel Veneto oltre la metà dei siti Unesco è in sofferenza. Legambiente racconta i mali dei luoghi patrimonio dell’Umanità nel dossier 'Unesco all’italiana'". Ecco il testo integrale del comunicato stampa.
Rappresentano un capolavoro del genio umano, sono esempi eccezionali di arte, architettura e natura, in grado di raccontare la cultura e la storia di una civiltà esistente o scomparsa. Sono luoghi e opere uniche al mondo e per questo rientrano nella lista dei beni patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco, che le seleziona secondo criteri molto stringenti . L’Italia è tra i Paesi al mondo che ne possiede di più, ma troppo spesso, dopo aver ottenuto il prestigioso titolo, lascia questi tesori al proprio destino, senza fondi per il mantenimento e a volte senza alcun tipo di cura. Nella settimana dedicata alla cultura Legambiente richiama l’attenzione sulle emergenze dei siti italiani patrimonio dell’Umanità con il dossier Unesco all’italiana e chiede che il riconoscimento attribuito dall’organizzazione delle Nazioni Unite sia valorizzato meglio e non rimanga solo sulla carta come spesso avviene. Dei quarantacinque siti Unesco italiani, infatti, oltre la metà (23) è afflitta da situazioni critiche più o meno gravi che ne mettono a repentaglio il futuro. Tra questi ci sono beni paesaggistici unici al mondo come la costiera Amalfitana, un tratto di costa che tutto il mondo ci invidia, dove dilagano abusivismo edilizio ed emergenza rifiuti; le isole Eolie, paradisi della natura forgiati dal vento e dal fuoco quotidianamente minacciati da interessi speculativi e ipotesi di nuovo cemento; il parco nazionale del Cilento assediato dall’illegalità edilizia; la laguna di Venezia, un sistema fragilissimo insidiato dall’erosione, l’inquinamento marino, le acque alte e la pesca abusiva. In pericolo anche aree archeologiche di straordinario interesse come Agrigento, Siracusa e la necropoli rupestre di Pantalica, le necropoli etrusche di Cerveteri e le famosissime Pompei ed Ercolano che lottano quotidianamente contro il degrado, l’emergenza crolli, i rifiuti, gli abusi edilizi e la scarsità di servizi. “L’Italia e il Veneto hanno la fortuna di custodire un patrimonio di arte, cultura e storia unico e irriproducibile, che incarna la nostra stessa identità nazionale – sottolinea Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – ed è molto doloroso constatare, in molti casi, la totale incapacità di tutelarlo e valorizzarlo come grande ricchezza culturale e anche come chiave di uno sviluppo nuovo. Parliamo di monumenti e luoghi simbolo del nostro Paese, famosi in tutto il mondo, che rappresentano in un certo senso anche l’unione dell’Italia di cui quest’anno ricorrono i 150 anni. Un patrimonio per l’intera umanità che, una volta riconosciuto come tale, viene lasciato nell’abbandono, alla mercé di auto, inquinamento e nuovi edifici, figuriamoci che ne è dei beni cosiddetti ‘minori’, quelle migliaia di chiese, opere d’arte e monumenti che costellano ogni angolo della penisola e di cui ci occupiamo da anni con la campagna Salvalarte”. Tra i principali mali che incombono sui siti Unesco italiani, Legambiente segnala automobili e traffico, una vera ‘spada di Damocle’ sulla testa di molti posti straordinari come i Sassi di Matera dove il recupero e la rivitalizzazione degli antichi rioni è ferma da tempo mentre si progettano nuovi parcheggi, oppure i centri storici di alcune delle più importanti città d’arte del Paese come Roma, Napoli, Verona, Siena e Urbino: musei a cielo aperto, soffocati da smog, veicoli ovunque e inquinamento, dove si progetta e si realizza il ‘nuovo’ senza interessarsi troppo di quello che esiste da secoli. Lo sviluppo urbanistico eccessivo è anche l’incubo di Assisi e di altri siti francescani, del villaggio industriale di Crespi d’Adda e dei Sacri Monti della Lombardia, mentre l’incuria, la scarsa manutenzione e a volte il malcostume stanno seriamente mettendo in pericolo gioielli, archeologici, architettonici e artistici come la Villa del Casale a Piazza Armerina, Villa Adriana a Tivoli, Castel del Monte, i Monumenti paleocristiani di Ravenna, la Reggia di Caserta e le Residenze Sabaude. “Il recupero e della valorizzazione dei beni culturali può diventare l’asse portante di un diverso sviluppo del turismo - conclude Michele Bertucco - che porta lavoro e benessere e al tempo stesso promuove l’attenzione e l’amore degli italiani verso i tesori d’arte. Un Paese civile non può lasciare che simili tesori scompaiano sotto l’ombra del degrado, sono un patrimonio dell’umanità sempre e non solo quando devono candidarsi a entrare nella lista Unesco”.
Se volete leggere il Dossier integrale di Legambiente "Unesco all'Italiana: i siti in sofferenza nel Bel Paese", andate al sito http://www.legambienteverona.it/comunicati-stampa/2011/1142-siti-unesco-in-sofferenza.html.
La situazione non è per niente incoraggiante, anzi, se pensiamo all'intelligenza del Governo che continua a tagliare fondi al Ministero dei Beni Culturali, sperperando i soldi in altre piaghe del paese (politica, Provincie, nucleare, Ponte di Messina, ecc...) vengono i brividi ed un forte colpo al cuore...

venerdì 23 luglio 2010

OLTRE IL NUCLEARE: ecco una legge di iniziativa popolare!

In questi anni ho dedicato molti post contro l'energia nucleare, almeno una trentina... Inutile che ribadisca le motivazioni che mi spingono ad insistere sul NO al nucleare: tuttavia vi segnalo due miei post che potete cercare su questo blog, che sono datati 19 luglio 2007 e 7 novembre 2007. Leggeteli e capirete.
Ora scrivo questo post perchè ho trovato un'iniziativa davvero interessante, che forse, per la prima volta, può riuscire a far cambiare qualcosa contro questo scellerato ritorno al nucleare. Si tratta di una legge di iniziativa popolare, intitolata "Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima", per la quale è cominciata la raccolta firme. Per ogni dettaglio e per leggere questa proposta di legge andate sul sito http://www.oltreilnucleare.it.
L'iniziativa è appoggiata anche da Legambiente, la quale è promotrice anche del Comitato Nazionale "Fermiamo il nucleare, non serve all'Italia", già appoggiato da varie organizzazioni e forze sindacali. Un comunicato di oggi di Legambiente riporta quanto segue: "L’obiettivo del Comitato è punto di riferimento e di stimolo per rendere più incisive le azioni di associazioni, istituzioni, comitati locali, e singoli cittadini che non condividono la scelta del Governo di far tornare il nucleare in Italia. A ciò si aggiunge la raccolta di firme a sostegno del progetto di legge d’iniziativa popolare Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima, che abbiamo promosso insieme ad altre forze. L’invito che vi rivolgiamo è di promuovere e costituire Comitati provinciali e/o locali aperti a tutti quelli che vogliono impegnarsi, facendoli aderire al Comitato nazionale “Fermiamo il nucleare, non serve all’Italia”, moltiplicare le iniziative e le occasioni di confronto con il mondo giovanile, della cultura e della politica, della scienza e del lavoro, della società civile e delle imprese, per costruire strategie unitarie e consapevoli, nella prospettiva di un modello energetico sostenibile, dal punto di vista economico, ambientale e sociale".
Siamo di fronte alla possibilità di poter finalmente cambiare le cose e non permettere più a questo governo di fare quel che gli pare, che non è assolutamente il bene del paese. Ricordatevi che lo Stato siamo NOI, non il governo che, anche se eletto, non è autorizzato a calpestare la dignità del paese.

Censimento discariche abusive di pneumatici

Pubblico un comunicato stampa importantissimo di Legambiente (http://www.legambiente.eu).

"Care e cari, vista la gravità che il fenomeno dei traffici e degli smaltimenti illegali di pneumatici usati, l’Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente, in collaborazione con il Consorzio Ecopneus, sta realizzando un vero e proprio censimento dei siti di smaltimento abusivo di questo tipo di rifiuto. Per fare ciò abbiamo bisogno del vostro aiuto. Segnalateci le discariche abusive o i siti di smaltimento illegali di pneumatici, i casi di incendio, e/o altri episodi di illegalità in materia. Per le discariche e gli smaltimenti abusivi è necessario indicare il luogo, la data del rilevamento, eventuali esposti o segnalazioni già fatte, allegando foto e/o riprese video. Il materiale raccolto sarà parte integrante di un dossier sul mondo dell’illegalità legata agli pneumatici fuori uso, che sarà redatto da Legambiente in collaborazione con il consorzio Ecopneus. Il censimento è infatti finalizzato a un'attività di ricerca e, soprattutto, alla sollecitazione di interventi di bonifica e recupero ambientale.
Grazie per la collaborazione.
Rossella Muroni
Direttore Generale
per maggiori info: Antonio Pergolizzi 0686268396 - a.pergolizzi@legambiente.it".
Aiutiamo Legambiente in questo censimento, così importante per contribuire amantenere pulito il nostro caro territorio.

mercoledì 16 giugno 2010

Estrazioni abusive di sabbia sul Po

E' uscito oggi un comunicato stampa di Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) in merito alla sentenza sull'operazione Acheronte relativa alle estrazioni abusive di sabbia sul fiume Po: la sentenza ha condannato i responsabili di questo grave reato ambientale e conferma l'importanza delle intercettazioni telefoniche... Ecco il comunicato stampa integrale.
"La condanna, seppure in primo grado, dei responsabili delle estrazioni di sabbia nel Po è un positivo segnale per chi persegue la legalità ambientale. Le lunghe indagini, cui aveva dato un suo diretto contributo Legambiente, hanno prodotto un procedimento che lasciava pochi margini al dubbio: estrarre sabbia dal Po, soprattutto dopo il divieto sancito dall’Autorità di Bacino, è un crimine contro un patrimonio comune ed è inoltre un reato fiscale che ha fruttato, per anni, notevoli profitti, tutti esentasse. La vicenda è rivelatrice di uno scenario tutto italiano: quasi un sistema economico parallelo, che faceva capo a funzionari pubblici corrotti e ad imprenditori senza scrupoli, un meccanismo che portava nelle tasche dei funzionari compiacenti ingenti somme ed evitava i controlli: le draghe quando scavano infatti producono molto rumore e difficilmente avrebbero potuto passare inosservate. Ecco la necessità di tutelarsi da eventuali ispezioni a sorpresa, evitate grazie a dipendenti pubblici che tradiscono il proprio ruolo e si prestano ad essere complici di attività criminali. Uno scenario che si è ripetuto in questi anni lungo il Po, protagoniste, oltre che la Procura di Rovigo, anche le Procure di Reggio Emilia e di Torino. E’ una sentenza – dichiara Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto – che rafforza la convinzione che la richiesta, che Legambiente fa da quasi dieci anni, di introdurre nel codice penale il reato ambientale favorirebbe la persecuzione di reati come quello punito dal tribunale di Padova. Un aspetto positivo – è la convinzione di Legambiente - è dato anche dal carattere esemplare che la sentenza può assumere in procedimenti che hanno come oggetto il Po. E’ recente il grave caso di inquinamento a febbraio scorso del Lambro e del Po, un grave attentato all’integrità naturale del fiume che andrà perseguito con altrettanta severità. Ma l’estrazione abusiva non è il solo caso di reati perpetrati sul fiume. I lavori effettuati in tanti anni per la sicurezza delle popolazioni, lavori indubbiamente necessari, possono essere anch’essi stati occasione di intese poco chiare da ricercare e perseguire: con l’urgenza infatti si possono, come abbiamo visto in altre indagini, by-passare regole e meccanismi altrimenti difficilmente aggirabili. L’augurio di Legambiente è che la sentenza “Acheronte” possa dare la spinta ad indagare anche in altre direzioni. Né è da trascurare un aspetto delle indagini che hanno portato a tale brillante risultato: l’uso delle intercettazioni ha permesso che ci si mettesse sulla pista giusta. Un’ulteriore conferma che esse sono uno strumento di indagine senza il quale molti impostori potranno farla franca".
Ho evidenziato in grassetto l'ultima frase del comunicato stampa perchè conferma, ancora una volta, l'uso necessario delle intercettazioni telefoniche per scovare i reati, di qualsiasi natura essi siano: NO ALLA LEGGE BAVAGLIO!

venerdì 11 giugno 2010

Ecco il rapporto VELE BLU 2010 di Legambiente

E' uscito il rapporto 2010 della giuda Vele Blu, promossa e condotta ogni anno da Legambiente (http://www.legambiente.eu) in collaborazione con Touring Club Italiano, che quest'anno festeggia la sua 10° edizione. Con questa guida vengono premiate le località marine che più sono attente al giusto rapporto tra offerta turistica e rispetto ambientale: quindi non solo bellezza naturale, ma anche efficienza dei servizi, smaltimento dei rifiuti, inquinamento dell'aria, depurazione dell'acqua, urbanizzazione, valorizzazione del paesaggio, dei centri storici e dei prodotti tipici, ecc... Il massimo del voto corrisponde a 5 vele, e quest'anno sono 14 le località costiere italiane che se lo meritano: Pollica, Cinque Terre, Ostuni, Capalbio, Castiglione Della Pescaia, Nardò, Capraia, Salina, San Vito lo Capo, Bosa, Baunei, Noto, Posada e Otranto, tutte sulle coste bagnate dal Mar Tirreno.
Con una media di 3,4 vele per località la Sardegna è in testa a questa speciale classifica, seguita dalla Puglia (con 3,2 vele per località) e dalla Toscana (3,1). 4° posto per la Campania (2,69 vele in media), 5° per la Sicilia (2,63 vele) e poi Abruzzo, Basilicata e Marche a pari merito con una media 2,5 vele per località. Come sostiene Legambiente “In queste regioni l'eccezionale e riconosciuto pregio naturalistico si sposa con l'impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio".
Sono state comunque assegnate le Vele Blu anche alle località lacustri, considerati i molti laghi che ci sono in Italia: in questo caso è il Trentino-Alto Adige la regione al primo posto per numero di località tra le prime classificate. Sono cinque quelle che conquistano le 5 vele: Appiano sulla Strada del Vino (BZ) sul Lago di Monticolo, Fiè allo Sciliar (BZ) sul Lago di Fiè, Molveno (TN) sull'omonimo lagoo, Bellagio (CO) sul Lago di Como e Massa Marittima (GR) sul Lago dell'Accesa.
Alle buone notizie però se ne contrappone una molto negativa: ieri Legambiente ha lanciato un allarme. “Per l’ultima volta si denunciano le criticità delle acque di balneazione italiane, perché, a partire da quest’anno, il nostro mare e i laghi, seppur ancora inquinati in alcuni tratti di costa, diverranno completamente puliti “per decreto”. Con il recepimento della nuova direttiva europea che rende più permissivi i criteri per la balneabilità, molte località, infatti, diverranno balneabili, non perché saranno meno inquinate, ma solo perché è cambiata la legge”. La denuncia è stata lanciata in occasione della presentazione (per l'ultima volta appunto...) del Rapporto sulle acque di balneazione dell'European Environment Agency, che ha analizzato la qualità dell'acqua di tutti i paesi europei.
Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, afferma: “Contrariamente a quanto fatto nel 1982, quando l’Italia scelse la strada della severità e del rigore, costruendo una delle reti di monitoraggio migliori in Europa stavolta il nostro Paese ha approfittato dell’opportunità concessa dalla direttiva comunitaria per allargare le maglie sulla balneabilità, a partire dall’estate 2010. Un passo indietro normativo che ha fatto classificare come ‘eccellenti’ alcuni tratti di costa che lo scorso anno venivano dichiarati non balneabili, pur essendo tuttora inquinati. Questo fattore va ad aggravare un deficit storico dell’Italia in tema di depurazione, dal momento che, ancora oggi, il 30% degli italiani – pari a ben 18 milioni di persone - scarica in mare, nei laghi e nei fiumi le acque reflue senza alcun trattamento, causando un problema ambientale che sta costando al nostro Paese una procedura d’infrazione europea. Per risolvere definitivamente i problemi di trattamento delle acque reflue, non servono quindi ‘colpi di spugna’ normativi, ma risorse economiche e nuovi cantieri per colmare quel deficit di depurazione, imbarazzante per il settimo Paese più industrializzato al mondo”.
In fatto di furbizia l'Italia non si smentisce mai, peccato che sia spesso a discapito del nostro caro ambiente...

lunedì 7 giugno 2010

ECOMAFIA in Veneto: sempre peggio!

In questi giorni Legambiente Veneto (http://www.legambienteveneto.it) ha diffuso un comunicato stampa intitolato "ECOMAFIA 2010. L’UNICO BUSINESS IMMUNE ALLA CRISI: BILANCI SEMPRE POSITIVI E AMPLIAMENTO DEI FLUSSI SULLE ROTTE GLOBALI - RIFIUTI E CEMENTO I SETTORI AL TOP - CRESCONO I REATI NEL VENETO IN MATERIA DI RIFIUTI E IL RISCHIO RICICLAGGIO DI DENARO SPORCO NELLE GRANDI OPERE". In quanto io residente nel territorio veneto, Vi riporto integralmente l'allarmante comunicato stampa.

Aumentano gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737). Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58% ) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. Stabile l’immenso giro d’affari, anche quest’anno, nonostante l’inasprirsi della crisi economica, pari a 20,5 miliardi di euro.
Nella classifica sull’illegalità ambientale del 2009, il Lazio sale al secondo posto (era al quinto nel 2008), soprattutto per i reati contro il patrimonio faunistico, mentre il suo territorio è sempre più esposto alle infiltrazioni dei clan, in particolare nel Sud pontino, con Latina che si attesta addirittura al terzo posto nella classifica provinciale del ciclo del cemento in Italia. Al primo posto stabile la Campania con 4.874 infrazioni accertate (il 17% sul totale nazionale). Al terzo posto la Calabria , con 2.898 infrazioni seguita dalla Puglia con 2.674 infrazioni. Scende di due posizioni la Sicilia , al quinto posto con 2.520 infrazioni accertate, mentre la Liguria si conferma come lo scorso anno, quale prima regione del Nord Italia con il maggior numero di reati: 1.231. Il Veneto è in 11^ posizione con 777 reati.
Con oltre 20,5 miliardi di euro di fatturato, l’ecomafia si conferma come una holding solida e potente. Eppure, la stima del fatturato globale dell’ecomafia risente quest’anno della mancata pubblicazione del dato sui rifiuti speciali nel Rapporto rifiuti 2010 dell’Ispra. Circostanza che ci impedisce di valutare economicamente la mole di rifiuti industriali spariti nel nulla e che, con ogni probabilità, sono finiti nel giro illegale dei trafficanti di monnezza, trasformandosi in moneta sonante.. Grazie all’abusivismo edilizio, la somma in nero accumulata, si conferma in 2 miliardi. Un dato che rispecchia un andamento sostanzialmente stabile del fenomeno che, se letto alla luce della grave crisi economica in atto e del conseguente calo di costruzioni legali, dimostra tutta la sua gravità. Idem per il racket degli animali che, stando alla stima della Lega antivivisezione (Lav), si conferma di 3 miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna viva esotica o protetta, macellazione clandestina. Gli investimenti a rischio in opere pubbliche e gestione dei rifiuti urbani nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa anche nel 2009 superano i 7 miliardi e mezzo di euro. Manca all’appello il dato relativo ai furti e sui traffici di opere d’arte e reperti archeologici, il cui mercato continua a sfuggire a una precisa quantificazione monetaria, ma che genera una cifra d’affari che, per volume è seconda solo al traffico internazionale di stupefacenti.
Nel ciclo dei rifiuti si è registrato un significativo aumento delle infrazioni accertate: 5.217 nel 2009, erano 3.911 nel 2008, con un incremento del 33,4%, ma anche delle denunce (6.249, erano 4.591 l’anno precedente), e degli arresti: 2.429 a fronte dei 2.406 del 2008. La Campania si conferma in testa alla classifica con 810 reati accertati (15,5% del totale nazionale), seguita da Puglia (735 infrazioni), Calabria (386), Sicilia (364) e Toscana (327). Prima regione del Nord è il Piemonte, ottava, con 270 reati. A seguire il Veneto che nel 2009 ha registrato un incremento considerevole di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti, 243 (erano 164 nel 2008), il 4,7% sul totale nazionale, numero che spinge il Veneto al nono posto nella classifica per reati accertati su scala regionale. Crescono pure le persone denunciate, 314 (erano 242 nel 2008), e soprattutto gli arresti, ben 19, mentre diminuiscono i sequestri che passano da 105 a 70. Passando ai fatti di cronaca, due elementi emergono su tutto: primo, il ruolo da protagonista assunto dal Veneto nei traffici internazionali di rifiuti; secondo, un’impressionante mole di amianto trafficato e gestito nella regione in maniera criminale: una fibra killer che secondo gli ultimi dati dell’Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro) ucciderebbe in Italia circa 4 mila persone ogni anno.
Il porto di Venezia si rivela, dunque, ancora una volta la testa di ponte di traffici illeciti di rifiuti destinati in Estremo Oriente. Il 24 giugno scorso i Carabinieri del Noe di Venezia, coordinati dalla procura di Padova, sono protagonisti dell’operazione “Serenissima”: rifiuti spacciati per materia prima seconda e spediti nella Repubblica popolare cinese. Sostanze tossiche e pericolose per la salute umana fatte circolare con documenti falsi, come fossero normali merci o rifiuti “recuperati”, ossia previamente trattati. Con il risultato di 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere, numerosi provvedimenti di obbligo di dimora, sequestri e perquisizioni a carico del titolare e dei dipendenti di un’azienda dedita alla gestione di rifiuti, attiva nelle province di Padova e Rovigo. Le ipotesi di reato contestate ai due arrestati, e ad altre undici persone denunciate, sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e falso documentale. I militari hanno contabilizzato, dall’avvio dell’indagine nel 2005, il trattamento di oltre 230 mila tonnellate di rifiuti tossici che partivano dai porti di Venezia, Genova e Ravenna e destinati alla Cina. Il sospetto degli investigatori è che i rifiuti, per lo più carta e plastica contaminata con inquinanti velenosi di diversa natura, venissero utilizzati per produrre manufatti d’ogni tipo, poi venduti in Italia e Europa. Con evidenti rischi di tossicità per gli ignari futuri consumatori. Una storia già vista diverse volte. Il valore dei beni sequestrati ammonta a 60 milioni di euro, mentre l’illecito volume d’affari è stimato in circa 6 milioni di euro.
Il primo dato da segnalare per il ciclo del cemento è quello relativo al mancato ridimensionamento del fenomeno dell’abusivismo a causa della crisi economica. Secondo le stime Cresme Consulting, se il settore legale delle costruzioni ha vissuto un sostanzioso calo delle abitazioni ultimate (dalle 316mila del 2008 alle 280mila del 2009), la parte illegale ha visto una diminuzione di sole mille abitazioni, passando da 28mila abitazioni abusive del 2008 alle attuali 27mila. Come dire che i tracciati dell’industria delle costruzioni legale e di quella illegale sono ampiamente separati e vivono di vita propria. L’abusivismo organizzato opera in nero in tutta la sua filiera (acquisto materiali, manodopera, utilizzazione del bene ecc.), selezionando le occasioni migliori e a maggior valore aggiunto quali ville costiere, cascine in aree naturalisticamente pregiate, ecc. Nel complesso, 7.463 sono state le infrazioni accertate (erano 7.499 nel 2008), 9.784 le denunce (erano 9.986 nel 2008) e 2.832 sequestri (2.644 nel 2008). Più che triplicato, invece, il numero degli arresti, che raggiunge quota 13 (erano solo 3 nel 2008). Come ogni anno la Campania si conferma al primo posto con 1.179 reati accertati, il 15,8% sul totale nazionale. Al secondo posto la Calabria (con 905 reati, il 12,1% sul totale), al terzo posto il Lazio con 881 reati accertati (l’11,8% sul totale), mentre la prima regione del Nord è la Liguria con 301 infrazioni, il 4% sul totale nazionale.
Nel Veneto che si classifica al 13° posto le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine nel 2009 sono 183 (erano 228 nel 2008), che significa il 2% sul totale nazionale. Stesso discorso vale per le persone denunciate, 241 (erano 319 nel 2008), e per i sequestri 44 (erano 79 nel 2008).
Dai numeri alle inchieste sul ciclo illegale del cemento, il 29 ottobre arriva la decisione del giudice per le udienze preliminari della procura di Vicenza, Stefano Furlani, che rinvia a giudizio 54 indagati per presunte gare d’appalto pilotate: 19 accusati di avere promosso e partecipato a un’associazione per delinquere finalizzata alla spartizione degli appalti pubblici per strade e rotatorie; 35 per turbativa d’asta. Viene così confermato l’impianto accusatorio disegnato dal procuratore Salvarani, in base alle risultanze investigative raccolte dalla Guardia di finanza. Accuse imperniate sulla gestione “drogata” di decine di gare pubbliche nel settore viario tra il Vicentino e il Nord-est – tra il 2006 e 2007 –, mediante la formazione dei cosiddetti “cartelli” composti da numerose imprese per concordare i ribassi. L’inchiesta è nata da un’altra indagine denominata “Mala Condicio”, avviata nel marzo 2006 dalla Polizia tributaria di Vicenza e Venezia, cha ha tratto spunto dalla denuncia dell’imprenditore Isnardo Carta. Questi, infatti, aveva segnalato accordi sottobanco tra le stesse imprese per l’assegnazione degli appalti per opere pubbliche in Veneto. Il 10 marzo scorso arrivano dalla procura di Vicenza altri 38 rinvii a giudizio per un secondo filone dell’inchiesta sulle gare pubbliche truccate (la stessa che a ottobre aveva portato al rinvio per 54 persone).
Ancora una volta l’ipotesi di accusa è di associazione per delinquere e turbativa d’asta nei confronti di impresari e dipendenti che avrebbero cercato di pilotare numerose gare pubbliche tra Vicenza e il Nord Italia. La vicenda è stata ribattezzata dai cronisti locali “Appaltopoli 2”. Secondo la procura, gli indagati avrebbero pilotato le aggiudicazioni di appalti nel settore viario con una presunta associazione per delinquere facente capo a due promotori, un impresario di Longare, e al loro addetto all’ufficio gare. La tesi degli avvocati difensori – così come si legge sui giornali locali – è che in base alla teoria dei giochi e alla statistica era molto difficile condizionare l’aggiudicazione delle gare. Addirittura ci sarebbe un calcolo che parla di meno dell’1% delle probabilità considerando il numero delle ditte che partecipavano. Di parere contrario, ovviamente, gli investigatori. Infatti, le intercettazioni telefoniche hanno messo a nudo contatti che secondo la procura sono illeciti perché servivano a concordate le offerte.
Altro capitolo inquietante, quello del calcestruzzo depotenziato. Strade, ponti, viadotti, ferrovie, gallerie, case, centri commerciali e perfino scuole, ospedali e commissariati. Tutti a rischio crollo perché tirati su con cemento di pessima qualità. Un business molto redditizio per i clan che praticamente controllano tutto il ciclo del cemento del Paese e per questo si aggiudicano appalti nazionali e locali per costruire opere pubbliche e private. Dopo le “bolle” false che accompagnano i rifiuti, ecco spuntare un altro documento tra i più utilizzati dalle aziende criminali, le “ricette di produzione” taroccate del calcestruzzo utilizzate per gli aeroporti di Palermo e Trapani, il porto turistico di Balestrate, il lungomare di Mazara del Vallo, l’ormai famoso Ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento e perfino per il Commissariato di Polizia di Catelvetrano (Tp); per il Palazzo di giustizia e la diga foranea di Gela, la piattaforma di emergenza dell’ospedale di Caltanissetta e lo svincolo di Castelbuono dell’autostrada Palermo-Messina. Ma il fenomeno del cemento depotenziato si estende a molte altre regioni: le scuole Maresca di Locri e quella di Tropea in Calabria; il viadotto Fallaco-Corace, nel cavalcavia della nuovissima ferrovia Catanzaro-Lamezia; in Molise per la variante Anas di Venafro, primo lotto della Termoli-San Vittore; nel vicentino nei lotti 9 e 14 dell’autostrada A31 Valdastico e poi per i lavori sull’autostrada A3 . In Campania la camorra impone materiale scadente e rifornisce multinazionali che costruiscono parcheggi e imprese impegnate nella costruzione di case abusive sulla collina di Camaldoli. E purtroppo ci potrebbe essere una brutta storia di calcestruzzo depotenziato anche dietro al crollo della casa dello studente dell’Aquila.
Ma la mafia ha scoperto da tempo un altro modo per fare ottimi guadagni nel ramo del commercio: aprire direttamente i propri negozi, supermarket e grandi centri . Un ottimo metodo per riciclare soldi, ma anche per esercitare il controllo sociale attraverso la gestione degli appalti, delle forniture e dei posti di lavoro. Si tratta di colate di cemento senza limiti su ampie superfici agricole a suon di varianti urbanistiche a favore delle lottizzazioni commerciali. Si fanno così nuove infrastrutture stradali e parcheggi per migliaia di automobili a uso esclusivo del polo commerciale. Svincoli e complanari che si accolla direttamente il comune o che la società costruttrice realizza deducendo i costi dagli oneri di urbanizzazione che, in ogni caso, vengono pagati con denaro pubblico. In aggiunta, spesso i progetti prevedono la realizzazione di volumetrie destinate a servizi di altro genere, come cinema multisala, palestre, grandi negozi monomarca, alberghi, centri benessere e centri conferenze: una manna per chi lavora nel settore edilizio, legale ma anche mafioso. A fine 2008 solo in Sicilia risultavano circa 100 autorizzazioni per nuove strutture commerciali, e se oggi in Italia la partita più grossa è quella che vede al centro Cosa nostra, c’è anche l’interesse della ‘ndrangheta nei poli commerciali calabresi, così come lo storico monopolio del movimento terra e la forte presenza nei cantieri delle grandi opere in Lombardia. E c’è il controllo della camorra sui supermercati della Campania e quello sui negozi della capitale.
“L’azione di contrasto messa in campo dalle Forze dell’ordine – dichiara Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto - deve essere sostenuta concretamente dal Governo con la disposizioni di nuovi efficaci strumenti. Introducendo finalmente (entro la fine del 2010) i delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e consentendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini, ma anche mettendo mano alle situazioni di pericolo più grave, quali le aree inquinate da bonificare e gli edifici e le opere pubbliche a rischio calcestruzzo depotenziato da monitorare e mettere subito in sicurezza”.
Beh, che dire di più...

giovedì 27 maggio 2010

LEGAMBIENTE COMPIE 30 ANNI!

Permettetemi di dedicare un post ad una delle più grande associazioni ambientaliste d'Italia: LEGAMBIENTE (http://www.legambiente.eu). Magari il mio discorso sarà anche un pò di parte, visto che faccio parte di un circolo di Legambiente: si tratta del circolo PERLA BLU di Cologna Veneta, piccolo centro della pianura veronese (http://www.perlablu.it), del quale sono non solo socio ma anche Segretario. Questo circolo è stato fondato circa 3 anni fa per gli stessi motivi per cui 30 anni fa è stata fondata Legambiente: ovvero per difendere il nostro caro e amato territorio/ambiente, laddove (spesso...) non ci arrivano le autorità preposte. Legambiente è infatti non solo un'associazione nazionale ma anche e, soprattutto, un insieme di molti circoli locali che hanno un raggio d'azione mirato sul proprio territorio: così sta facendo anche il circolo di cui faccio parte, dalla sorveglianza sul verde cittadino all'inquinamento del fiume, dalla valorizzazione del patrimonio storico-artistico all'integrazione sociale.
Per questo sono qui a ricordare e a festeggiare la nascita di Legambiente: era il 20 maggio 1980 quando è nata, ora sono passati 30 anni e conta ben 115.000 iscritti suddivisi in circa 1.000 gruppi locali. Molte le campagne condotte dall'associazione in tutti questi anni: nel 1980 nasce la campagna "anti-nucleare" per denunciare non solo i pericoli di questa energia ma anche i costi gonfiati del piano energetico per le commesse nucleari, nel 1982 nasce la protesta in bici per far nascere piste ciclabili ed isole pedonali, nel 1986 parte "Goletta verde" ovvero la campagna estiva di monitoraggio dei nostri mari, nel 1988 parte un treno attrezzato che fa il giro d'Italia per misurare inquinamento e rumore, nel 1993 "Puliamo il mondo" per la pulizia di spiagge e boschi, sempre nel 1993 "Mal'Aria" per denunciare la mancanza di rigorose politiche contro traffico e smog, nel 1994 "Rapporto ecomafia" per denunciare le infiltrazioni criminali nella gestione dei rifiuti e delle opere pubbliche, nel 1995 "Operazione fiumi" per proteggere gli ecosistemi fluviali e lanciare l'allarme sul dissesto idrogeologico, nel 1999 "Non ti scordar di me" per migliorare la sicurezza e la pulizia delle scuole, nel 2007 "Pendolaria" per mostrare il costo in termini umani, sociali, economici e sanitari del degrado dei mezzi per il trasporto sulle brevi distanze, infine nel 2008 "In marcia per il clima" per sensibilizzare la popolazione e il governo sulla riduzione dei gas serra e combattere il cambiamento climatico. Ma se ne possono ricordare ancora tante: le battaglie contro gli OGM, le fabbriche killer, gli ecomostri, l'economia verde, ecc...
Pochi giorni fa Giovanni Valentini ha dedicato al tema un bel articolo sul quotidiano la Repubblica, intitolato "Quel cigno che guarda al nostro futuro" (il cigno verde è il simbolo di Legambiente): sono d'accordo con lui quando dice che "L'intransigenza coniugata col realismo, nello spirito di un autentico riformismo ambientale, è la caratteristica genetica che Legambiente è riuscita a conservare e sviluppare in questi 30 anni": anche voi, iscrivendovi a questa associazione, potete contribuire a rappresentare in futuro quell'ambientalismo sostenibile che è ormai necessario per poter proseguire il percorso intrapreso 30 anni fa e per poter continuare la lotta per la protezione del nostro pianeta.

mercoledì 25 novembre 2009

CACCIA: in Veneto siamo al ridicolo...

Siamo al ridicolo perchè per l'ennesima volta la Giunta Regionale del Veneto approva una nuova delibera (la terza...) per poter cacciare specie protette. Questo che riporto di seguito è il comunicato stampa di oggi di LEGAMBIENTE.


CACCIA: La Giunta regionale del Veneto approva una terza delibera per la caccia in deroga a storno e peppola.
Le associazioni: atto gravissimo, domattina presenteremo richiesta urgente di sequestro e nuovo ricorso al TAR. "Dopo le due recentissime bocciature del TAR Veneto la Giunta riapprova una terza delibera: un atto ingiustificabile e gravissimo" questa l'opinione della associazioni ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF dopo aver appreso che su proposta dell'Assessore regionale alla caccia Elena Donazzan, la giunta regionale del Veneto ha approvato una nuova delibera che riapre le cacce in deroga per le specie storno e peppola a partire da mercoledì 25 novembre fino al 31 dicembre 2009.
A seguito, infatti, dei due ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste e animaliste lo scorso 6 novembre era stata bloccata per la seconda volta la caccia alle specie fringuello, peppola, pispola e storno, caccia illegittima come dimostrano le prese di posizione della Commissione Europea e del TAR del Veneto.
Domattina i legali di ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF chiederanno alla magistratura veneta il sequestro d'urgenza della fauna selvatica oggetto di caccia in deroga e depositeranno un nuovo ricorso al TAR del Veneto contro questa terza delibera, Oltre a ciò, concludono le associazioni, abbiamo dato mandato ai nostri legali di valutare la possibilità di presentare una ferma denuncia per abuso in atti d’ufficio nei confronti della Giunta regionale del Veneto e dei suoi assessori.

Da cittadino veneto, non ho davvero più parole di fronte a cotanta arroganza!

venerdì 20 novembre 2009

QUANTO E’ IMPORTANTE IL VOLONTARIATO!

Martedì 17 novembre 2009 ho trovato un’interessante inchiesta sul quotidiano la Repubblica dedicata al volontariato in Italia, dalla quale si capisce l’importanza di questo campo nel nostro paese.
Cominciamo con i dati: secondo una ricerca di Eurispes in Italia ci sono 1.100.000 cittadini che si occupano di volontariato in modo continuativo, mentre sono altri 4.000.000 quelli che almeno una volta all’anno dedicano qualche ora di tempo ad una associazione. Si tratta in totale di 5.100.000 italiani, ovvero il 9.2% della popolazione! Ma secondo una rilevazione Ocse-Gallups ben il 21.1% degli italiani si dedica al volontariato: in questo caso per volontariato si intendono anche quelle piccole attività spontanee e non organizzate come un aiuto in parrocchia, il turno organizzativo tra genitori per portare a casa i figli da scuola, ecc… Tenendo in considerazione la percentuale del 9.2%, vediamo che cos’è questo volontariato: nel 2007 l’1.9% di questi volontari frequentava associazioni ecologiste, per diritti civili e per la pace, il 9.1% frequentava associazioni culturali e ricreative in genere, il 9.2% prestava attività gratuita in associazioni di volontariato, mentre il 16.7% versava soldi ad un’associazione. Sul totale dei volontari, il 14.6% si dedicava a cultura e attività ricreative, il 27.8% ad assistenza sociale e il 28.0% alla sanità. A livello geografico, la maggior parte dei volontari è concentrata nelle regioni del Nord Italia (fino al 12.3% in Emilia Romagna, al 12.6% in Lombardia, al 13.8% in Veneto e al 19.1% in Trentino - Alto Adige), mentre le percentuali minime si raggiungono al Sud (5.4% in Calabria, 5.2% in Campania e 4.8% in Sicilia, e comunque 5.5% nel Lazio). Le percentuali di volontari sono equamente distribuite in ogni fascia d’età: le fasce 14-17, 18-19, 20-24, 25-34, 35-44, 45-54, 55-59 e 60-64 hanno percentuali di volontari comprese tra il 9.1 e l’11.9%, poi le percentuali sono in calo al 7.9% nella fascia d’età 65-74 e al 3.4% oltre i 75 anni. Chi sono questi volontari? Il 43.6% è composto da persone che non hanno un’occupazione lavorativa, il 24.8% da dirigenti ed impiegati pubblici, il 10.8% da imprenditori e liberi professionisti, il 10.7% da lavoratori autonomi ed il 10.1% da operai. E arriviamo ai dati più eclatanti: alla domanda “In chi ha più fiducia?” il 27.7% ha risposto il Governo, il 38.8% la Chiesa, il 44.4% la magistratura, il 47.2% la scuola, il 62.1% il Presidente della Repubblica, il 62.7% la Guardia di Finanza, il 63.3% la Polizia, il 69.6% i Carabinieri e, udite udite, il 71.3% (ovvero la maggioranza) le associazioni di volontariato!!!
Riccardo Bonacina, direttore di Vita (la rivista del volontariato sociale, http://www.vita.it), ha affermato: “Il volontariato è un immenso giacimento di generosità, sopravvissuto alla crisi del mutualismo novecentesco di tradizione operaia, socialista o cattolica”. Proprio per questo immenso valore, il 4 e 5 dicembre prossimi si terrà a Roma la prima vera assemblea generale del Terzo settore, dedicata appunto al volontariato in genere.
Sono molti i settori che si occupano di volontariato: ecologia, territorio, sanità, aiuto a bisognosi, pace, sport, scuola, ecc… Il volontario sente di poter dare e fare qualcosa per gli altri o per qualcosa: posso testimoniare personalmente questo bisogno, visto che due anni fa ho fondato, assieme ad alcuni amici, un circolo legato a Legambiente (circolo chiamato “Perla Blu”, http://www.perlablu.it) per aiutare il nostro territorio laddove non lo fanno coloro che lo dovrebbero fare (le istituzioni in generale). E, a tal proposito, ha ragione Franco La Cecla quando, sulla stessa inchiesta del quotidiano la Repubblica, afferma che una delle conseguenze del volontariato in Italia è che certi nuovi mestieri utili come quelli legati all’ambiente e al miglioramento della vita sociale non sono considerati professioni e, di conseguenza, i cittadini li trasformano in volontariato.
Da Segretario del mio circolo “Perla Blu” legato a Legambiente (http://www.legambiente.eu), dico che purtroppo è vero: pochissimi mestieri in Italia si dedicano alla protezione dell’ambiente e del territorio, ma sono comunque pochi anche coloro che si dedicano al volontariato ambientale (secondo la ricerca di Eurispes solo l’1.9% dei volontari frequenta associazioni ecologiste, assieme a quelle per i diritti civili e per la pace). In un paese dove l’ambiente ed il territorio sono maltrattati in una maniera davvero inquietante, dovrebbero essere molti di più quelli che si impegnano in tal senso. E qui lancio un appello: nel vostro piccolo fondate qualche circolo, comitato o associazione che si occupa della protezione dell’ambiente della vostra zona, così potremo creare una fitta rete di associazioni ambientaliste che ricopra l’intero territorio nazionale. Bastano anche poche ore del vostro tempo ogni 7-15 giorni, trovare una sede per gli incontri ed organizzare ogni tanto qualche evento nella vostra città o nel vostro territorio (come una camminata storico-culturale, una biciclettata per monitorare aree inquinate, un gazebo in piazza per denunciare alcuni scempi, controllare periodicamente i lavori della vostra amministrazione comunale, ecc…). Vedrete che col tempo i risultati arriveranno e sarete fieri di avere fatto qualcosa per il vostro territorio.

lunedì 2 novembre 2009

VENETO: a proposito di caccia....

Riporto integralmente il "comunicato stampa" di Legambiente del 31 ottobre 2009 che lancia un grido d'allarme relativamente alla stagione della caccia nella Regione Veneto e che la dice lunga sul decisionismo dei vari organi in contrasto con leggi e sentenze vigenti, sulla scia di quanto sta accadendo a livello nazionale in campo politico....

LAC - LEGAMBIENTE - LAV - ENPA

COMUNICATO STAMPA


La Giunta regionale del Veneto in seduta straordinaria raggira il decreto del TAR del Veneto che bloccava la caccia agli uccelli insettivori protetti.
Calpestata la legalità per fare l’ennesimo regalo ai cacciatori dei piccoli uccelli migratori: pronto un nuovo ricorso, in cantiere una denuncia alla Procura della Repubblica.

La Giunta Galan ieri notte 30 ottobre 2009, in orario di chiusura degli uffici pubblici, si è addirittura riunita in seduta straordinaria, niente meno che presso il Genio Civile di Padova, per approvare una delibera fotocopia della precedente sulla caccia ai piccoli uccelli migratori, protetti dalla legge statale e dalla Direttiva Comunitaria 409/79/CEE, quali Pispole, Fringuelli, Peppole e Storni.
La Giunta regionale così facendo ha calpestato le decisioni del TAR del Veneto che, proprio il giorno prima con Decreto cautelare n.986/2009 del 29/10/2009, aveva stabilito che “sussiste il requisito dell’immediata gravità e irreparabilità del danno” bloccando la precedente delibera del 6 ottobre 2009 sulla “caccia in deroga”.

Le modifiche apportate rispetto alla precedente delibera sono praticamente inesistenti dal momento che è stato modificato il carniere totale regionale ma non il carniere giornaliero di ogni singolo cacciatore che potrà continuare a cacciare come il giorno prima.

Viene così approvato il “Lodo Galan - bis” che conferisce ai cacciatori dei piccoli uccelli migratori protetti l’immunità dal reato di bracconaggio previsto dalla legge sulla caccia, la 157/92, per chi abbatte specie protette.

In 15 anni di governatorato Galan mai prima d’ora in Veneto si era assistito ad un così solerte intervento in emergenza della giunta regionale come quello sulla caccia in deroga di venerdì notte.

La Giunta regionale invece di affrontare i problemi urgenti dei cittadini come quelli delle migliaia di veneti che hanno perso il posto di lavoro, delle altre migliaia che stanno terminando il periodo di cassa integrazione per poi ritrovarsi disoccupati, degli imprenditori che pur di non chiudere la propria azienda stanno vendendo l’automobile e prosciugando i risparmi in banca per pagare i propri operai, della gente che alla quarta settimana è costretta a rivolgersi alla Caritas per poter mangiare, dell’aria inquinata che ci avvelena tutti, del piano di risanamento dell’aria regionale bocciato dall’Unione Europea e delle sanzioni multimilionarie che dal 2011 dovranno pagare i cittadini veneti, dei piani cave e di risanamento delle acque che nessuno da anni approva a vantaggio di cavatori ed inquinatori, del il piano regionale sui rifiuti, è solertissima nel riunirsi in emergenza per ridare il via libera a quello che nel resto d’Italia è considerato bracconaggio e sanzionato penalmente dalla legge.
Andrea Zanoni presidente della LAC del Veneto ha dichiarato: “Quello utilizzato dalla Giunta Galan è un espediente di bassissimo profilo, sono ricorsi a mezzucci molto scorretti solo per conquistare qualche giorno in più di caccia agli uccelli protetti. Questo è un modo poco onorevole utilizzato per scavalcare le leggi, stupisce che un comportamento del genere venga attuato da una pubblica amministrazione che dovrebbe invece dare l’esempio nel rispetto rigoroso delle leggi. Speriamo che i cittadini veneti che dovranno pagare pesantissime sanzioni dell’Unione Europea per la violazione delle Direttive Comunitarie che tutelano la fauna selvatica, alle prossime elezioni regionali diano il loro contributo per mandare a casa il “soldato” Galan e tutti i suoi compari. Ora con i nostri legali stiamo valutando la possibilità di un esposto alla Procura della Repubblica per eventuali reati a carico della Giunta regionale per mancata ottemperanza alle decisioni del TAR.

Michele Bertucco presidente di Legambiente Veneto ha dichiarato: “La nuova delibera della Giunta regionale sulla caccia in deroga è una decisione scandalosa che si fa beffa del TAR e dell’Unione Europea e soprattutto per le dichiarazioni fatte in precedenza dall’europarlamentare Berlato sembra una decisione presa sotto dettatura della lobby dei cacciatori.”

A breve verrà presentato un ricorso al TAR contro la nuova delibera.

Rovigo, 31 ottobre 2009

Da non credere...

martedì 22 settembre 2009

Come si investe poco (o nulla!) nelle FERROVIE...

Mi permetto di pubblicare integralmente un comunicato stampa di Legambiente Veneto, fatto circolare oggi, che la dice lunga sulla disastrosa situazione degli investimenti in fatto di vie di comunicazione alternative all'auto.

Il Veneto investe solo lo 0,03 % del bilancio per il trasporto ferroviario.
TUTTI GLI INVESTIMENTI PER LA MOBILITA’ A STRADE E AUTOSTRADE
“E’ una buona notizia che Trenitalia investa nel trasporto ferroviario regionale che deve essere assolutamente centrale per rispondere alla grande domanda di mobilità pendolare, e che ad oggi non ha assolutamente servizi all’altezza”. Così Legambiente Veneto commenta l’annuncio fatto nelle settimane scorse dall’Ad Fs Mauro Moretti, degli stanziamenti per l’ammodernamento del trasporto ferroviario regionale. "Aspettiamo però di avere conferma degli impegni di spesa da parte del Governo per i prossimi anni, anche perché fino ad oggi l’attenzione politica e la priorità degli investimenti sono andati esclusivamente alle infrastrutture ignorando la centralità delle aree urbane e i problemi che vivono ogni giorno i pendolari. Ancora più importante poi è che finalmente siano le Regioni ad investire nel trasporto regionale e che facciano di questo la priorità delle politiche dei trasporti. In questi anni infatti sono proprio le Regioni ad aver brillato per assenza di investimenti e attenzioni malgrado da diversi anni abbiano l’esclusiva competenza per il servizio pendolari, gli investimenti e la verifica della qualità dell’offerta”.
Come si vede dal rapporto Pendolaria di Legambiente fino ad oggi le Regioni hanno investito solo poche briciole dei loro bilanci, molte assolutamente niente, nessuna più dello 0,38%.
Gli investimenti che la Regione Veneto fa per i treni pendolari sono lontani da quanto mette in bilancio la Lombardia, la regione che in % al proprio bilancio spende di più per i pendolari, o la Toscana, quella che investe meglio e che è riuscita nel tempo a migliorare il servizio.
Eppure siamo una delle Regioni più inquinate d’Italia, in emergenza PM10 da anni, con una quota di pendolari che usa il treno ferma al 9% inferiore alla media nazionale (14,8%).
Complessivamente nel resto d’Italia non va meglio, essendo le risorse destinate al servizio del tutto insufficienti. A fronte di un aumento crescente della domanda di trasporto pendolare (+ 14,5% tra il 2001 e il 2007 dati Censis) lo Stato nel 2008 riduce le risorse dell’8,5% rispetto al 2007 e non raggiunge neanche la somma di 1.215 milioni di euro che stanziò nel 2000.
Nessuna Regione arriva ad investire l’1% del proprio bilancio per i treni pendolari e anche dove i fondi vengono stanziati il divario con altre voci di spesa, come quella per strade, autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità, è abissale. A questo quadro dipinto dalle Regioni si aggiunge quello dello Stato che con l’ultima Finanziaria ha addirittura diminuito i trasferimenti previsti per il servizio ferroviario regionale di ben 438 milioni di euro rispetto all’anno scorso. Un taglio rilevante, che porta i finanziamenti al di sotto di quelli del 2000 e che potrebbe far sparire, secondo Trenitalia, un treno ogni quattro del servizio regionale già dal prossimo Aprile.
“In Veneto – dichiara Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto - in questi anni le cose sono peggiorate. Dal 2000 le risorse per il trasporto ferroviario sono aumentate ma con una perdita di potere reale dovuta all'inflazione di circa il 25%. Parallelamente centinaia di milioni di € sono stati spesi per la viabilità (terza corsia, tangenziali, ponti, manutenzioni ecc). Il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) è in costruzione da 10 anni, ha accumulato 5 anni di ritardo sulla conclusione prevista e non si sa quando partirà. Sul tratto tra Padova-Mestre dove è stato realizzato il quadruplicamento dei binari non si riesce a fare nessun potenziamento ne cadenzamento dei treni per mancanza di convogli. L’ultimo finanziamento regionale per nuovo materiale rotabile è di 6 anni fa mentre dal 2004 ad oggi non è stato messo nulla a bilancio per l’acquisto di nuovi treni se si escludono i 12 milioni per Sistemi Territoriali. Infatti la Regione Veneto consapevole del pesante ritardo accumulato sul materiale rotabile quando mancano pochi mesi dalla possibile conclusione dell’infrastruttura SMFR ha autorizzato Sistemi Territoriali Spa, società strumentale della Regione, ad acquistare 22 nuovi treni e 14 opzionati per il servizio. Rimane alto il rischio che, oltre al ritardo nella conclusione dei cantieri SMFR, sarà un sistema senza nuovi treni per qualche anno".
Nell'appalto del 2005 la Regione anziché potenziare le risorse per migliorare il servizio ha chiesto un aumento dell'offerta dell'11% a risorse invariate. E' stato come spremere un limone secco, costringendo la Ferrovia gia in pessime condizioni finanziarie a tagliare sulle pulizie, sulle manutenzioni, sul personale”. Nell’aprile 2009 la Regione Veneto ha scelto di non bandire una gara europea ma di andare a trattativa con Treitalia per il nuovo contratto di servizio. Mesi e mesi di trattativa segreta non ancora concluse durante le quali i lavoratori, i pendolari, le associazioni ambientaliste e consumeristiche non hanno potuto conoscere nulla del nuovo servizio che si sta definendo.
In Veneto Legambiente chiede alla Regione Veneto e alle Province di passare dalle parole ai fatti:
  • di destinare proporzionalmente le stesse risorse al trasporto ferroviario e collettivo;
  • di uscire da una fase di studi e statistiche e passare alla realizzazione delle proposte emerse, quali l'integrazione tariffaria e dei servizi, la regolarizzazione delle frequenze, la realizzazione di nuove fermate ferroviarie;
  • di firmare un protocollo di intesa pendolari-Regione del Veneto-Ministero dei Trasporti-Vettori di Trasporto per coinvolgere i consumatori-pendolari nella programmazione e quindi nel miglioramento dei servizi di trasporto.
Cari ragazzi, si continua a parlare di diminuire il traffico stradale per ridurre l'inquinamento ma qui nessuno investe sulle vie di comunicazione alternative (come ad esempio le ferrovie). Come sempre, ci prendono per i fondelli...
http://www.legambiente.eu - http://www.legambienteveneto.it

giovedì 5 giugno 2008

"MARCIA PER IL CLIMA" sabato 07 giugno 2008 a Milano


A proprosito della "MARCIA PER IL CLIMA", che si terrà sabato 07 giugno 2008 a Milano ed organizzata da Legambiente, ho trovato questo interessante articoletto sull'inserto "Salute" del quotidiano La Repubblica di oggi giovedì 05 giugno.