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giovedì 17 marzo 2016

Boom di viaggi sui TRENI STORICI

E' un vero e proprio boom di viaggi degli italiani sui TRENI STORICI: ne ha dedicato un articolo Gerardo Adinolfi sul quotidiano la Repubblica di giovedì 10 marzo 2016, intitolato "Sui binari senza tempo per riscoprire il turismo slow": lo potete leggere al link http://www.dirittiglobali.it/2016/03/sui-binari-senza-tempo-riscoprire-turismo-slow/. 
La Fondazione delle Ferrovie dello Stato ha aperto dal 2014 6 linee storiche (http://www.fondazionefs.it/ffs/Attivit%C3%A0/Treni-storici). 
Interessanti informazioni le potete trovare anche ai link http://www.ferrovieturistiche.it/it/ e http://blog.tuttotreno.it/5361-viaggiare-con-i-treni-depoca/, oltre ai siti dedicati alle varie Regioni.

martedì 28 ottobre 2014

La rinascita delle STAZIONI ABBANDONATE

Credo tutti abbiamo notato quante siano le stazioni ferroviarie abbandonate, soprattutto nei piccoli centri abitati: addirittura intere linee ferroviarie non più in uso (a tal proposito esiste il progetto “Ferrovie dimenticate” che col suo lavoro intende contribuire a conservarne la memoria e promuovere nel contempo la loro valorizzazione, http://www.ferrovieabbandonate.it/). Ma qualcosa si sta muovendo nel recupero e riutilizzo delle stazioni ferroviarie abbandonate: ne ha parlato Jenner Meletti nell'articolo “Ristoranti, mostre e teatri: ecco le nuove vite delle stazioni abbandonate”, pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 27 ottobre 2014 e che potete leggere al link http://www.manuelaghizzoni.it/2014/10/27/ristoranti-mostre-e-teatri-ecco-le-nuove-vite-delle-stazioni-abbandonate-di-jenner-meletti-la-repubblica-26-10-14/. 
Pensate che oggi ci sono in Italia ben 1.900 stazioni abbandonate: possono essere richieste da chi vuole farle rivivere, soprattutto da associazioni di volontariato, con la garanzia dei Comuni: il comodato è gratuito, mentre i lavori di ristrutturazione e manutenzione sono a carico di chi chiede gli spazi. Un'ottima iniziativa per far rivivere un patrimonio che fa parte della storia d'Italia, della nostra storia.

mercoledì 22 ottobre 2014

MATERA, Capitale della Cultura, ma senza treno...

Stiamo parlando proprio di lei, la bellissima Matera, la Città dei Sassi, grazie a questo inserita da anni nel Patrimonio dell'Umanità riconosciuto dall'Unesco (per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Matera e http://www.sassiweb.it/matera). E che da pochi giorni è stata nominata Capitale Europea della Cultura 2019 (http://www.matera-basilicata2019.it/it/).
Ebbene, Matera è l'unico capoluogo d'Italia non servito dalla rete ferroviaria nazionale!!! O meglio, la linea ferroviaria arriva, c'è la stazione, ma i lavori (iniziati nel lontano 1986...) sono tuttora incompleti! Una delle solite vergogne italiane. Per approfondire la notizia vi rimando all'articolo di Fabio Tonacci pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 21 ottobre 2014, che potete leggere al link http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/10/21/i-treni-perduti-di-matera-capitale-della-cultura-senza-la-stazione25.html?rss. 
Una vergogna sia per il fatto in se stesso, sia per il fatto che la città meriterebbe ben altro visto che sarà Capitale Europea della Cultura tra pochi anni.

martedì 22 settembre 2009

Come si investe poco (o nulla!) nelle FERROVIE...

Mi permetto di pubblicare integralmente un comunicato stampa di Legambiente Veneto, fatto circolare oggi, che la dice lunga sulla disastrosa situazione degli investimenti in fatto di vie di comunicazione alternative all'auto.

Il Veneto investe solo lo 0,03 % del bilancio per il trasporto ferroviario.
TUTTI GLI INVESTIMENTI PER LA MOBILITA’ A STRADE E AUTOSTRADE
“E’ una buona notizia che Trenitalia investa nel trasporto ferroviario regionale che deve essere assolutamente centrale per rispondere alla grande domanda di mobilità pendolare, e che ad oggi non ha assolutamente servizi all’altezza”. Così Legambiente Veneto commenta l’annuncio fatto nelle settimane scorse dall’Ad Fs Mauro Moretti, degli stanziamenti per l’ammodernamento del trasporto ferroviario regionale. "Aspettiamo però di avere conferma degli impegni di spesa da parte del Governo per i prossimi anni, anche perché fino ad oggi l’attenzione politica e la priorità degli investimenti sono andati esclusivamente alle infrastrutture ignorando la centralità delle aree urbane e i problemi che vivono ogni giorno i pendolari. Ancora più importante poi è che finalmente siano le Regioni ad investire nel trasporto regionale e che facciano di questo la priorità delle politiche dei trasporti. In questi anni infatti sono proprio le Regioni ad aver brillato per assenza di investimenti e attenzioni malgrado da diversi anni abbiano l’esclusiva competenza per il servizio pendolari, gli investimenti e la verifica della qualità dell’offerta”.
Come si vede dal rapporto Pendolaria di Legambiente fino ad oggi le Regioni hanno investito solo poche briciole dei loro bilanci, molte assolutamente niente, nessuna più dello 0,38%.
Gli investimenti che la Regione Veneto fa per i treni pendolari sono lontani da quanto mette in bilancio la Lombardia, la regione che in % al proprio bilancio spende di più per i pendolari, o la Toscana, quella che investe meglio e che è riuscita nel tempo a migliorare il servizio.
Eppure siamo una delle Regioni più inquinate d’Italia, in emergenza PM10 da anni, con una quota di pendolari che usa il treno ferma al 9% inferiore alla media nazionale (14,8%).
Complessivamente nel resto d’Italia non va meglio, essendo le risorse destinate al servizio del tutto insufficienti. A fronte di un aumento crescente della domanda di trasporto pendolare (+ 14,5% tra il 2001 e il 2007 dati Censis) lo Stato nel 2008 riduce le risorse dell’8,5% rispetto al 2007 e non raggiunge neanche la somma di 1.215 milioni di euro che stanziò nel 2000.
Nessuna Regione arriva ad investire l’1% del proprio bilancio per i treni pendolari e anche dove i fondi vengono stanziati il divario con altre voci di spesa, come quella per strade, autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità, è abissale. A questo quadro dipinto dalle Regioni si aggiunge quello dello Stato che con l’ultima Finanziaria ha addirittura diminuito i trasferimenti previsti per il servizio ferroviario regionale di ben 438 milioni di euro rispetto all’anno scorso. Un taglio rilevante, che porta i finanziamenti al di sotto di quelli del 2000 e che potrebbe far sparire, secondo Trenitalia, un treno ogni quattro del servizio regionale già dal prossimo Aprile.
“In Veneto – dichiara Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto - in questi anni le cose sono peggiorate. Dal 2000 le risorse per il trasporto ferroviario sono aumentate ma con una perdita di potere reale dovuta all'inflazione di circa il 25%. Parallelamente centinaia di milioni di € sono stati spesi per la viabilità (terza corsia, tangenziali, ponti, manutenzioni ecc). Il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) è in costruzione da 10 anni, ha accumulato 5 anni di ritardo sulla conclusione prevista e non si sa quando partirà. Sul tratto tra Padova-Mestre dove è stato realizzato il quadruplicamento dei binari non si riesce a fare nessun potenziamento ne cadenzamento dei treni per mancanza di convogli. L’ultimo finanziamento regionale per nuovo materiale rotabile è di 6 anni fa mentre dal 2004 ad oggi non è stato messo nulla a bilancio per l’acquisto di nuovi treni se si escludono i 12 milioni per Sistemi Territoriali. Infatti la Regione Veneto consapevole del pesante ritardo accumulato sul materiale rotabile quando mancano pochi mesi dalla possibile conclusione dell’infrastruttura SMFR ha autorizzato Sistemi Territoriali Spa, società strumentale della Regione, ad acquistare 22 nuovi treni e 14 opzionati per il servizio. Rimane alto il rischio che, oltre al ritardo nella conclusione dei cantieri SMFR, sarà un sistema senza nuovi treni per qualche anno".
Nell'appalto del 2005 la Regione anziché potenziare le risorse per migliorare il servizio ha chiesto un aumento dell'offerta dell'11% a risorse invariate. E' stato come spremere un limone secco, costringendo la Ferrovia gia in pessime condizioni finanziarie a tagliare sulle pulizie, sulle manutenzioni, sul personale”. Nell’aprile 2009 la Regione Veneto ha scelto di non bandire una gara europea ma di andare a trattativa con Treitalia per il nuovo contratto di servizio. Mesi e mesi di trattativa segreta non ancora concluse durante le quali i lavoratori, i pendolari, le associazioni ambientaliste e consumeristiche non hanno potuto conoscere nulla del nuovo servizio che si sta definendo.
In Veneto Legambiente chiede alla Regione Veneto e alle Province di passare dalle parole ai fatti:
  • di destinare proporzionalmente le stesse risorse al trasporto ferroviario e collettivo;
  • di uscire da una fase di studi e statistiche e passare alla realizzazione delle proposte emerse, quali l'integrazione tariffaria e dei servizi, la regolarizzazione delle frequenze, la realizzazione di nuove fermate ferroviarie;
  • di firmare un protocollo di intesa pendolari-Regione del Veneto-Ministero dei Trasporti-Vettori di Trasporto per coinvolgere i consumatori-pendolari nella programmazione e quindi nel miglioramento dei servizi di trasporto.
Cari ragazzi, si continua a parlare di diminuire il traffico stradale per ridurre l'inquinamento ma qui nessuno investe sulle vie di comunicazione alternative (come ad esempio le ferrovie). Come sempre, ci prendono per i fondelli...
http://www.legambiente.eu - http://www.legambienteveneto.it

domenica 25 novembre 2007

TRASPORTI: a proposito di infrastrutture mancanti...

In più di qualche mio posto ho parlato del trasporto italiano (privato e commerciale) quasi esclusivamente concentrato su strada e che, nonostante si voglia combattere le emissioni di CO2, si continuino a dare contributi per la realizzazione di ulteriori strade ed autostrade e non alle forme di trasporto "alternative" e "pulite" come porti e linee ferroviarie. A tal proposito ho trovato sul settimanale "Il Mondo" di questa settiamana una lettera, pubblicata sullo spozio dei lettori, sottoscritta da Mino Giachino e Giuseppe Smeriglio in qualità rispettivamente di Segretario e Presidente dell'associazione TRASPORTOAMICO: vi riporto integralmente la lettera (che condivido al 100%) che fotografa perfettamente la grave situazione italiana. La lettera è intitolata "Scarsa attenzione a trasporti logistica" e riporta quanto segue: "Giornali e media dedicano poco spazio ai trasporti e alla logistica, considerati invece in Europa e nel resto dle mondo uno dei cinque argomeni chiave dello sviluppo economico. Eppure i trasporti e la logistica nel nostro Paese valgono il 14% del P.i.l. (più del doppio della metalmeccanica) e rappresentano il 20% del costo di produzione dei nostri prodotti. Trasporti e logistica occupano un milione di lavoratori. A causa dei gravi ritardi nella costrzuione di nuove infrastrutture, da noi i trasporti costano il 25% in più della media europea. E' stato calcolato che i maggiori costi valgano almeno un punto di P.i.l. all'anno. Senza le infrastrutture di trasporto, dai porti alle nuove reti ferroviarie (Tav, Terzo valico, Brennero), il nostro Paese non intercetterà lo sviluppo economico che, dopo la delocalizzazione di gran parte del manufatturiero, arriverà in gran parte dalla gestione e dalla manipolazione delle merci provenienti dall'Estremo Oriente attraverso Suez a un ritmo di crescita del 15% annuo". Ed io aggiungo che puntare su porti e reti ferroviarie avrebbe il grande merito di liberare strade ed autostrade italiane dal trasporto pesante (migliaia e migliaia di camion), con un miglioramento sensibile della qualità dell'aria ed un contibuto non da poco al taglio delle emissioni di Co2 tanto responsabili dell'effetto serra. Per ulteriori informazioni http://www.trasportoamico.it

martedì 20 novembre 2007

Treni per pendolari: scomparsi dalla Finanziaria 2008...

In questi ultimi anni si sta parlando molto del traffico ormai insostenibile che attanaglia le già moltissime strade ed autostrade italiane: tantissime auto ma anche tantissimi camion. E' la conseguenza delle decisioni prese negli ultimi decenni: tutto è stato spostato (trasporto e commercio) su strada, accantonando linee ferroviarie e i mezzi marini (che invece avrebbero potuto essere una fortuna per l'Italia visto l'estensione del suo territorio e lo sviluppo delle sue coste). Probabilmente sarà stato fatto in nome di qualche casa automobilistica nazionale: come dice Andreotti, "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca"! Traffico = inquinamento: ed infatti la qualità dell'aria, soprattutto in corrispondenza delle città e dei nodi stradali/autostradali, è pessima. Per la lotta all'inquinamento si è parlato tanto di Protocollo di Kyoto e del taglio delle emissioni di CO2: relativamente al traffico, per attuare una politica del genere si deve investire in trasporto pubblico per le città, in trasporto ferroviario per il territorio e in trasporto navale visto le migliaia di coste e di porti che abbiamo a disposizione. Certo... Ecco perchè lo scorso mese di maggio 2007 il Governo Prodi aveva presentato l'iniziativa "Un piano per 1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011": si trattava di un investimento complessivo di 6,4 miliardi di euro in parte finanziato dallo Stato ed in parte dal Piano di Investimento delle FS, con una prima tranche di 300 milioni di euro nella Finanziaria 2008. Ad appoggio di questa iniziativa lo stesso Governo Prodi affermava che per i pendolari delle grandi città l'aumento dell'offerta sarebbe stato del 70-80% con punte addirittura del 100%. La scelta di puntare sul "piano per i 1000 nuovi treni per i pendolari" è stata ribadita anche durante la presentazione della Legge Finanziaria avvenuta lo scorso 28 settembre. Poi però tutto si è fermato qui: infatti, nella Finanziaria 2008 presentata dal Governo al Parlamento e approvata al Senato il progetto è SPARITO! Addirittura le FS dichiarano che, per la riduzione degli stanziamenti previsti in Finanziaria rispetto a quanto previsto dal Piano di Investimenti 2007-2011, non solo non verranno acquistati questi 1000 nuovi treni ma verranno soppresse alcune linee esistenti!!! Non ci sono i fondi? Sì che ci sono, visto che per le opere della Legge Obiettivo la stessa Finanziaria 2008 ha previsto ben 3.612 milioni di euro da investire attraverso impegni quindicennali per le opere proposte dal Ministro Di Pietro. E sapete di che opere si tratta? Nuove autostrade (come la Pedemontana Lombarda, la Pedemontana Veneta e la Ravenna-Venezia), strade, tangenziali, ecc... in pratica tutto per favorire ulteriormente (ed esclusivamente) il trasporto su strada! Una grave mancanza che non facilita il rispetto degli impegni presi con il Protocollo di Kyoto e che non fa altro che aggravare la salute della già malata aria che respiriamo nel nostro paese. Ecco perchè Legambiente ha lanciato una petizione che ognuno di voi può sottoscrivere (http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1115_pendolari/index.php) e che verrà poi mandata all'attenzione del Presidente del Consiglio Romano Prodi, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, al Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e al Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: con la petizione si chiede di trovare in Parlamento le risorse necessarie per il "piano dei 1000 nuovi treni per i pendolari" o, in alternativa, di prendere tali risorse dal fondo previsto per la costruzione delle nuove autostrade attraverso la Legge Obiettivo. Ci riusciremo? Insieme forse sì...

mercoledì 7 novembre 2007

TRASPORTI: incentivi ai porti, finalmente!

Il trasporto merci italiano ha ormai intasato strade ed autostrade, frutto di politiche errate che nel corso dei decenni non hanno puntato sulla lunga rete frroviaria italiana e sulle migliaia di Km di coste che abbiamo! I problemi sono quelli sotto gli occhi di tutti: strade impraticabili ed inquinamento da scarichi di autoveicoli elevatissimo! Ora, finalmente, qualcosa si muove: l'articolo 5 commi 43-44-45 della Finanziaria 2008 (sempre che sia approvato...) prevede un premio per i porti virtuosi, che sanno cioè crescere nel tempo, e che saranno ricompensati con molti denari da investire nelle strutture portuali e nelle infrastrutture connesse alla movimentazione della merce. Tutto si basa sulla crescita del traffico portuale: la movimentazione della merce nei porti italiani garantisce all'Erario un gettito fiscale enorme che finora solo nella minima parte è stato reinvestito nei porti. Ecco perchè i tre presidenti delle autorità portuali liguri (Giovanni Novi per Genova, Cirillo Orlandi per La Spezia e Rino Canavese per Savona) hanno assegnato all'università Bocconi uno studio sul rapporto tra il valore delle merci importate ed il gettito fiscale: ebbene, si è scoperto che oggi restano appena 18 centesimi di euro di diritti portuali per ogni tonnellata di merce movimentata, quando tale quota è di 64 centesimi per Rotterdam, 78 centesimi per Valencia, 89 centesimi per Marsiglia e addirittura 1,05 euro per Barcellona! Dati alla mano, il valore delle merci importate da Genova-La Spezia-Savona è stato nel 2006 di 22,364 miliardi di euro, con un attivo nella bilancia dei pagamenti di 410 milioni, ed un gettito fiscale di be 3,953 miliardi di euro! Ciò che i porti potranno domani trattenere sarà la differenza tra il gettito fiscale dell'anno precedente e quello successivo: così, se nel 2006 il gettito fiscale ligure è stato di 4 miliardi di euro che nel 2007 diventeranno 4,3 miliardi, la differenza di 300 milioni di euro potrà essere reinvestita nei porti liguri. Non direttamente, comunue: l'extragettito verrà infatti convogliato in un fondo gestito dal Ministero dei Trasporti che poi lo distribuirà alle vari regioni in funzione dei risultati ottenuti. Questo, ad esempio in Liguria, potrebbe così portare, finalmente, alla realizzazione del terzo valico ferroviario dei Giovi, ovvero la linea ad alta capacità inserita nel corridoio 24 Genova-Rotterdam. Finalmente una decisione politica in grado di porre le basi per una diversificazione del trasporto merci italiano: puntare su ferrovie ad alta velocità e sui porti significa dare un contributo notevole alla lotta all'inquinamento atmosferico, liberando così molte strade dal traffico pesante.