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mercoledì 28 ottobre 2009

PAVLOPETRI, il 1° porto del Mediterraneo!

Poco tempo fa sono state portate alla luce alcune parti della città di Pavlopetri, posta nella provincia di Laconia nella parte meridionale del Peloponneso (Grecia del sud). Che cos’ha di importante questa scoperta? Beh, Pavlopetri è stata il 1° porto di tutto il Mediterraneo!!! L’insediamento scoperto risale a circa 5.000 anni fa e si tratta attualmente della città sommersa più antica di cui si è a conoscenza!
Un gruppo di ricercatori inglesi, capitanati dal geo-archeologo Nic Flemming del National Oceanography Center di Southampton (Gran Bretagna, http://www.noc.soton.ac.uk), sta portando alla luce resti di vario tipo della città, come ad esempio alcune ceramiche risalenti al Neolitico e parti del “megaron” (un edificio monumentale con una grande stanza rettangolare utilizzato solo da un’elite della popolazione). Già lo stesso Flemming aveva scoperto questa città sommersa nel lontano 1967: in seguito ad un sopralluogo, fu redatta una relazione scientifica nel 1969 in seguito alla quale si pensò di dimenticare forzatamente questa scoperta per evitare che qualcuno ne rubasse i reperti. Ora, dopo tanti anni, Flemming è riuscito a convincere il Ministro della Cultura greco a finanziare una nuova campagna di ricerca per Pavlopetri, e questo sta portando a risultati entusiasmanti.
La nuova area di studio è sviluppata su una superficie di ben 100.000 metri quadrati: dalle ricerche si è riusciti ad individuare l’intera pianta della città (anche grazie alla limpidezza delle acque del mare, finora è stata mappata almeno metà città) risaltando le strade, gli edifici e le tombe, oltre a trovare una serie di dati utili per capire come veniva utilizzato il porto (ad esempio, come avvenivano gli scambi mercantili e l’attracco delle imbarcazioni), visto che si tratterebbe del primo porto del Mediterraneo!
Ricordiamo che la città di Pavlopetri è sprofondata nel mare intorno al 1.000 a.C.: non si sa ancora per quale motivo sia sprofondata ed ora si cercherà di capirlo. Forse un violento tsunami che ha cambiato l’andamento delle coste e fatto sprofondare la città, oppure si pensa che la città sia lentamente sprofondata a causa del fenomeno della subsidenza (ovvero un abbassamento del suolo in seguito al compattamento di strati sottostanti, come avviene nella zona di Ravenna), oppure ancora un repentino innalzamento delle acque marine. Ma è ancora tutto da verificare. Qualcuno sta addirittura pensando di essere finalmente davanti al mito di Atlantide!!!
A proposito di ciò, Luigi Bignami del quotidiano la Repubblica, ha intervistato l’archeologo subacqueo Giacomo Cavillier (docente dell’Università di Bari nella sede di Taranto): secondo l’archeologo, i nuovi studi hanno fatto capire che la città di Pavlopetri era stata costruita su modelli urbanistici molto avanzati per l’epoca, oltre ad avere un commercio sviluppato e soprattutto un elevato sviluppo culturale. Secondo l’archeologo, considerato che il commercio era molto sviluppato nel Mediterraneo già 5.000 anni fa, potrebbero esserci molte altre città antiche sommerse lungo le coste. Ma sempre lo stesso archeologo sottolinea l’importanza del mare nella conservazione delle opere antiche: infatti, fuori dall’acqua è molto più difficile risalire alle varie epoche delle opere in quanto le opere stesse si usurano a causa degli effetti dell’aria e degli agenti atmosferici, mentre sott’acqua si conservano enormemente. Ecco perché sarebbe importante potenziare la ricerca storica sott’acqua.
Sperando sempre nel mito di Atlantide…

domenica 25 novembre 2007

TRASPORTI: a proposito di infrastrutture mancanti...

In più di qualche mio posto ho parlato del trasporto italiano (privato e commerciale) quasi esclusivamente concentrato su strada e che, nonostante si voglia combattere le emissioni di CO2, si continuino a dare contributi per la realizzazione di ulteriori strade ed autostrade e non alle forme di trasporto "alternative" e "pulite" come porti e linee ferroviarie. A tal proposito ho trovato sul settimanale "Il Mondo" di questa settiamana una lettera, pubblicata sullo spozio dei lettori, sottoscritta da Mino Giachino e Giuseppe Smeriglio in qualità rispettivamente di Segretario e Presidente dell'associazione TRASPORTOAMICO: vi riporto integralmente la lettera (che condivido al 100%) che fotografa perfettamente la grave situazione italiana. La lettera è intitolata "Scarsa attenzione a trasporti logistica" e riporta quanto segue: "Giornali e media dedicano poco spazio ai trasporti e alla logistica, considerati invece in Europa e nel resto dle mondo uno dei cinque argomeni chiave dello sviluppo economico. Eppure i trasporti e la logistica nel nostro Paese valgono il 14% del P.i.l. (più del doppio della metalmeccanica) e rappresentano il 20% del costo di produzione dei nostri prodotti. Trasporti e logistica occupano un milione di lavoratori. A causa dei gravi ritardi nella costrzuione di nuove infrastrutture, da noi i trasporti costano il 25% in più della media europea. E' stato calcolato che i maggiori costi valgano almeno un punto di P.i.l. all'anno. Senza le infrastrutture di trasporto, dai porti alle nuove reti ferroviarie (Tav, Terzo valico, Brennero), il nostro Paese non intercetterà lo sviluppo economico che, dopo la delocalizzazione di gran parte del manufatturiero, arriverà in gran parte dalla gestione e dalla manipolazione delle merci provenienti dall'Estremo Oriente attraverso Suez a un ritmo di crescita del 15% annuo". Ed io aggiungo che puntare su porti e reti ferroviarie avrebbe il grande merito di liberare strade ed autostrade italiane dal trasporto pesante (migliaia e migliaia di camion), con un miglioramento sensibile della qualità dell'aria ed un contibuto non da poco al taglio delle emissioni di Co2 tanto responsabili dell'effetto serra. Per ulteriori informazioni http://www.trasportoamico.it

mercoledì 7 novembre 2007

TRASPORTI: incentivi ai porti, finalmente!

Il trasporto merci italiano ha ormai intasato strade ed autostrade, frutto di politiche errate che nel corso dei decenni non hanno puntato sulla lunga rete frroviaria italiana e sulle migliaia di Km di coste che abbiamo! I problemi sono quelli sotto gli occhi di tutti: strade impraticabili ed inquinamento da scarichi di autoveicoli elevatissimo! Ora, finalmente, qualcosa si muove: l'articolo 5 commi 43-44-45 della Finanziaria 2008 (sempre che sia approvato...) prevede un premio per i porti virtuosi, che sanno cioè crescere nel tempo, e che saranno ricompensati con molti denari da investire nelle strutture portuali e nelle infrastrutture connesse alla movimentazione della merce. Tutto si basa sulla crescita del traffico portuale: la movimentazione della merce nei porti italiani garantisce all'Erario un gettito fiscale enorme che finora solo nella minima parte è stato reinvestito nei porti. Ecco perchè i tre presidenti delle autorità portuali liguri (Giovanni Novi per Genova, Cirillo Orlandi per La Spezia e Rino Canavese per Savona) hanno assegnato all'università Bocconi uno studio sul rapporto tra il valore delle merci importate ed il gettito fiscale: ebbene, si è scoperto che oggi restano appena 18 centesimi di euro di diritti portuali per ogni tonnellata di merce movimentata, quando tale quota è di 64 centesimi per Rotterdam, 78 centesimi per Valencia, 89 centesimi per Marsiglia e addirittura 1,05 euro per Barcellona! Dati alla mano, il valore delle merci importate da Genova-La Spezia-Savona è stato nel 2006 di 22,364 miliardi di euro, con un attivo nella bilancia dei pagamenti di 410 milioni, ed un gettito fiscale di be 3,953 miliardi di euro! Ciò che i porti potranno domani trattenere sarà la differenza tra il gettito fiscale dell'anno precedente e quello successivo: così, se nel 2006 il gettito fiscale ligure è stato di 4 miliardi di euro che nel 2007 diventeranno 4,3 miliardi, la differenza di 300 milioni di euro potrà essere reinvestita nei porti liguri. Non direttamente, comunue: l'extragettito verrà infatti convogliato in un fondo gestito dal Ministero dei Trasporti che poi lo distribuirà alle vari regioni in funzione dei risultati ottenuti. Questo, ad esempio in Liguria, potrebbe così portare, finalmente, alla realizzazione del terzo valico ferroviario dei Giovi, ovvero la linea ad alta capacità inserita nel corridoio 24 Genova-Rotterdam. Finalmente una decisione politica in grado di porre le basi per una diversificazione del trasporto merci italiano: puntare su ferrovie ad alta velocità e sui porti significa dare un contributo notevole alla lotta all'inquinamento atmosferico, liberando così molte strade dal traffico pesante.

martedì 2 ottobre 2007

Infrastrutture italiane: male i porti commerciali (mentre quelli turistici...)

Più passa il tempo e più ci si accorge di quanto le infrastrutture italiane siano ormai insufficienti per soddisfare le esigenze dei trasporti privati e delle attività economiche. In tal senso è intervenuto anche il Governo Prodi che con l'ultimo D.p.e.f. ha scremato la lista di opere da realizzare previste dalla vecchia Legge Obiettivo del 2001 (approvata dal Governo Berlusconi), dando priorità alle opere di maggiore impatto sull'economia italiana. Il fabbisogno individuato per fare ciò è di 32.149 milioni di euro e si punterà in particolare alla rete ferroviaria per lo sviluppo del Corridoio 5 e delle tratte meridionali del Corridoio 1, allo sviluppo delle cosiddette "autostrade del mare", allo sviluppo dell'aereoporto di Malpensa, al potenzionamento del Corridoio Tirrenico ed Adriatico, al rafforzamento delle trasversali peninsulari, al completamento dei lavori dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria (sarebbe ora!!!) e al decongestionamento del traffico cittadino nelle grandi città. Un dato su tutti per descrivere l'insufficienza delle attuali infrastrutture: secondo un sondaggio condotto da Format a metà settembre, oltre il 70% delle imprese italiane che operano nel settore dei trasporti e della logistica ritiene le infrastrutture insufficienti o addirittura del tutto carenti. Abbiamo 3000 km di costa ma le infrastrutture portuali arrancano: c'è bisogno di un dragaggio dei fondali, di un ammodernamento delle piattaforme logistiche e di uno sviluppo dei collegamenti tra porti e reti autostradali/ferroviarie. In particolare, si cerca di puntare sulle cosiddette "autostrade del mare", in modo da favorire il trasporto merci via mare. Certo, ci sono già molti progetti in atto per lo sviluppo dei porti commerciali italiani (dei quali molti già finanziati ed avviati), ma il problema resta legato ai tempi e alla burocrazia che ne rallentano la realizzazione in maniera vergognosa, facendoci arrancare rispetto al resto d'Europa. La Spagna, ad esempio, stanzia ogni anno 1,5 miliardi di euro per i porti di Barcellona e Valencia, il Marocco sta investendo sul porto di Tangeri, l'Egitto sta investendo sui porti 1,4 miliardi di euro, addirittura la città di Amburgo ha previsto stanziamenti di 3 miliardi di euro in 10 anni! Ha ragione Piero Luzzati, il direttore di Confetra (Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica), quando dice che: "Quello che manca è la cultura dell'efficienza: gli altri puntano alla velocità delle operazioni che moltiplica il numero dei container trattati, noi invece li taglieggiamo. La soluzione nel lungo periodo è da ricercarsi nel partenariato pubblico-privato, nel rafforzamento della portata innovativa della Legge Obiettivo del 2001, ampliando i poteri della Conferenza Stato-Regioni e limitando il ruolo di Comuni e Provincie, nell'ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse esistenti, in una equilibrata ponderazione dei benefici ambientali e soprattutto nella semplificazione dell'intera filiera del trasporto e della logistica".
Il paradosso (l'Italia è un paese di paradossi...) è che, mente i porti commerciali arrancano, quelli turistici... vanno a gonfie vele!!! Negli ultimi anni, dopo il decreto Burlando del 1997, le procedure per la costruzione di un porto turistico si sono enormemente semplificate (prima ci volevano anche 10 anni): dopo il decreto, lo Stato ha delegato in ciò le Regioni (e molto spesso queste ai Comuni...) semplificando alla grande i tempi di esecuzione. Questo ha favorito un grande sviluppo del turismo nautico (che incide oggi per un 2.2% sul Pil), nonchè dei paesi affacciati sul mare: dove sono stati costruiti porti turistici si sono sviluppate attività legate alla gestione portuale (gestione degli ormeggi, manutenzione e carenaggio delle imbarcazioni, rifornimento, servizi diretti, ecc...), nonchè poli di attrazione commerciale ed urbanistica, attività varie (albergazione, ristorazione, ecc...) e un pullulare di eventi e manifestazioni sportive e nautiche. Solo nel 2006 sono stati realizzati in Italia 3.000 posti barca, portandoli ad un totale di 130.000 di cui 54.000 in porti turistici, 44.000 in approdi e 32.000 in punti di ormeggio. Attualmente sono in corso di realizzazione circa 35 progetti di nuovi porti turistici o di riqualificazione di quelli esistenti (tra cui quelli di Imperia, Siracusa, Marina di Pisa e Nettuno), i quali a loro volta riqualificano aree depresse. Tuttavia, la richiesta di posti barca è in continuo aumento e l'offerta non riesce più a soddisfarla: questo crea il rischio di un allontanamento delle barche verso le più attrezzate Francia e Spagna e le più concorrenziali Grecia, Croazia e Turchia.
Cosa si può concludere da tutto questo:
1) porti turistici: buona la situazione, anche se non bisogna perdere l'opportunità di costruirne di nuovi (vista la domanda sempre in aumento) e sempre nel rispetto dell'ambiente circostante (tutti gli interventi devono infatti essere accompagnati da opere di riqualificazione ambientale stabilite per legge). Sarebbe un peccato non approfittarne visto il notevole peso dell'attività turistica sull'economia nazionale;
2) porti commerciali: situazione molto meno buona rispetto a quelli turistici. C'è bisogno di un forte investimento per il potenziamento di quelli esistenti e la realizzazione di nuovi: strade ed autostrade sono ormai intasate di camion ed autoveicoli vari, sarebbe ora puntare sul trasporto marino visti anche i 3.000 km di costa che abbiamo e l'estensione dei mari che ci circondano.
Proprio la posizione centrale nel Mediterraneo dovrebbe giovare in tal senso all'Italia: non dimentichiamo che questo fatto le fece guadagnare in passato una posizione invidiabile rispetto al resto d'Europa facendo la fortuna della nostra economia (un esempio ne sono state le Repubbliche Marinare...) e che invece ora sta avvantaggiando i paesi laterali a noi, come la Spagna. Il rischio è quello di essere il paese con più km di costa e allo stesso tempo quello che non riesce a fare del suo mare una risorsa per la sua economia.