Visualizzazione post con etichetta taglio CO2. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta taglio CO2. Mostra tutti i post

mercoledì 2 aprile 2008

ENERGIA SOLARE: via libera alle centrali anche in Italia

Finalmente è successo anche qui in Italia: è arrivato un decreto legislativo, in seguito all’approvazione ottenuta dalla Conferenza Unificata Stato – Regioni, che dà il via libera alla costruzione delle centrali elettriche ad energia solare.
Grazie a questo decreto, anche queste centrali potranno sfruttare le tariffe incentivate che ora sono riservate solo ai pannelli solari installati negli edifici. Questo avrà il vantaggio di permettere una distribuzione diffusa di energia pulita a livello nazionale grazie all’impegno di capitali consistenti da parte degli operatori elettrici (che magari fiutano l’affare): in particolare ciò consentirà una forte diffusione del solare termodinamico a concentrazione, come già sta succedendo in Spagna.
Qualche mese fa in un mio post vi parlai della centrale solare costruita nei pressi di Siviglia: si tratta di un immenso campo cosparso di pannelli solari i quali riscaldano l’acqua di una caldaia posta in una torre centrale al campo, l’acqua riscaldata produce vapore e questo a sua volta muove una turbina generando elettricità. Grazie a questo progetto, attualmente l’energia prodotta dalla centrale di Sanlucar la Mayor serve 6.000 case ed entro il 2013 (grazie alla costruzione di altre 8 centrali simili) soddisferà il fabbisogno di tutti gli abitanti di Siviglia, che sono 600.000! Niente male…
Ritornando al nostro decreto, già alcune regioni italiane (Lazio, Calabria, Sardegna, Calabria e Puglia) hanno firmato col Ministero dell’Ambiente degli accordi per la costruzione di queste centrali ad energia solare. C’è un obiettivo particolare: entro il 2012 raggiungere i 150-200 megawatt di potenza installata e pannelli solari funzionanti per una superficie coperta di 1,5 milioni di mq.
Dunque, le nuove centrali potranno usufruire degli incentivi previsti dal “Conto Energia”: questi incentivi saranno estesi anche a tutti gli impianti che entreranno in funzione un anno dopo il raggiungimento delle soglie sopraccitate e che sarà riconosciuto per 25 anni. Ci sarà inoltre la priorità di immissione di questa energia pulita nella rete nazionale rispetto a quella prodotta da fonti non rinnovabili, mentre sarà garantito un incentivo compreso tra 22 e 28 centesimi di euro a chilowattora in aggiunta a quello stabilito dal mercato per l’energia normale (certamente, l’incentivo varierà a seconda del tipo di centrale che verrà realizzata). Infatti, se si tratterà di una centrale ibrida (ovvero una porzione di energia ottenuta dal sole e l’altra parte da gas o altra fonte), questa otterrà un incentivo di 28 centesimi per Kwh se produrrà più dell’85% dell’energia dal sole, scenderà a 25 centesimi se l’energia solare sarà del 50% e a 22 centesimi se sarà sotto il 50%. Gli impianti ibridi sono quelli più economici e quindi quelli a cui le aziende sono più indirizzate, ma il decreto prevede alcune condizioni: la parte solare dovrà produrre almeno il 15% dell’energia prodotta complessivamente, la superficie minima dei pannelli solari dovrà essere di 25.000 mq, per ovviare all’intermittenza della disponibilità della luce solare le centrali dovranno poter accumulare e rilasciare quanto prodotto con un ritardo di 4 ore ed infine non si potranno utilizzare come altre fonti gas tossici o nocivi. Toccherà al Gestore dell’Energia esaminare le proposte che arriveranno e definire quindi l’ammissibilità agli incentivi, mentre l’Autorità per l’Energia definirà i requisiti per l’allaccio alla rete nazionale e le tariffe.
Si tratta di una svolta importante e di un ulteriore contributo alla diffusione delle energie rinnovabili, di cui il nostro paese ha tanto bisogno per rientrare negli impegni previsti dal protocollo di Kyoto (che per adesso l’Italia non ha rispettato…) e necessario quindi per contribuire al taglio delle emissioni di gas serra in atmosfera provenienti per una buona parte proprio da quelle centrali elettriche che funzionano esclusivamente ad energie fossili (petrolio, gas, carbone), che sono ancora tante nel nostro paese... Confidiamo ora nella costruzione diffusa di queste centrali su tutto il territorio nazionale: pensate se ne venisse costruita una per ogni città italiana, avremmo città energicamente indipendenti dando un contributo notevole alla lotta contro il cambiamento climatico. Altro che termovalorizzatori…

domenica 25 novembre 2007

TRASPORTI: a proposito di infrastrutture mancanti...

In più di qualche mio posto ho parlato del trasporto italiano (privato e commerciale) quasi esclusivamente concentrato su strada e che, nonostante si voglia combattere le emissioni di CO2, si continuino a dare contributi per la realizzazione di ulteriori strade ed autostrade e non alle forme di trasporto "alternative" e "pulite" come porti e linee ferroviarie. A tal proposito ho trovato sul settimanale "Il Mondo" di questa settiamana una lettera, pubblicata sullo spozio dei lettori, sottoscritta da Mino Giachino e Giuseppe Smeriglio in qualità rispettivamente di Segretario e Presidente dell'associazione TRASPORTOAMICO: vi riporto integralmente la lettera (che condivido al 100%) che fotografa perfettamente la grave situazione italiana. La lettera è intitolata "Scarsa attenzione a trasporti logistica" e riporta quanto segue: "Giornali e media dedicano poco spazio ai trasporti e alla logistica, considerati invece in Europa e nel resto dle mondo uno dei cinque argomeni chiave dello sviluppo economico. Eppure i trasporti e la logistica nel nostro Paese valgono il 14% del P.i.l. (più del doppio della metalmeccanica) e rappresentano il 20% del costo di produzione dei nostri prodotti. Trasporti e logistica occupano un milione di lavoratori. A causa dei gravi ritardi nella costrzuione di nuove infrastrutture, da noi i trasporti costano il 25% in più della media europea. E' stato calcolato che i maggiori costi valgano almeno un punto di P.i.l. all'anno. Senza le infrastrutture di trasporto, dai porti alle nuove reti ferroviarie (Tav, Terzo valico, Brennero), il nostro Paese non intercetterà lo sviluppo economico che, dopo la delocalizzazione di gran parte del manufatturiero, arriverà in gran parte dalla gestione e dalla manipolazione delle merci provenienti dall'Estremo Oriente attraverso Suez a un ritmo di crescita del 15% annuo". Ed io aggiungo che puntare su porti e reti ferroviarie avrebbe il grande merito di liberare strade ed autostrade italiane dal trasporto pesante (migliaia e migliaia di camion), con un miglioramento sensibile della qualità dell'aria ed un contibuto non da poco al taglio delle emissioni di Co2 tanto responsabili dell'effetto serra. Per ulteriori informazioni http://www.trasportoamico.it