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sabato 26 febbraio 2011

Cancellato il divieto di superare il BENZO(A)PIRENE

Lo scorso 13 agosto 2010 è stato emanato dal nostro Parlamento il Decreto Legislativo n° 155 "Attuazione della direttiva europea 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa", il quale (tra i vari punti) cancella, per le città con più di 150.000 abitanti, almeno fino alla fine del 2012 il divieto di superamento del livello di benzo(a)pirene che era in vigore dal gennaio 1999. Già così sarebbe grave, ma i parlamentari hanno aggiunto nel decreto che dopo la scadenza di fine 2012 tali limiti devono essere rispettati purchè non comportino "costi sproporzionati"!!! Avete letto bene cari miei: questi speculano sulla nostra salute! Dimenticandosi forse l'art. 32 della nostra cara Costituzione, il quale stabilisce che "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività". Ecco...
Il benzo(a)pirene (fonte wikipedia.it) è un idrocarburo policiclico aromatico della classe dei benzopireni, con formula C20H12. È una delle prime sostanze di cui si è accertata la cancerogenicità. Una delle sue forme ossidate (metabolicamente dall'organismo), è il benzo(a)pirene-7,8-diidrodiolo-9,10-diidroossido che può legarsi al DNA interferendo con il suo meccanismo di replicazione. Il processo di formazione del perossido è relativamente complesso ed implica una cascata di reazioni coinvolgenti il citocromo P450, ed enzimi quali perossidasi ed idrolasi. La sua struttura inoltre non viene intercettata dal sistema enzimatico di correzione dei geni della categoria Caretaker del Dna, che ha invece il ruolo di demolire i tratti mutati dell'acido nucleico per prevenirne mutazioni nocive. La categoria IARC di rischio cancerogeno è Categoria 1: cancerogena per l'uomo. Disciolta in acqua, è tra le sostanze più pericolose. Il limite di concentrazione è intorno agli 0,01 mg/L.
La descrizione da sola dovrebbe essere sufficiente ad una persona per rendersi conto di quanto sia altamente pericolosa questa sostanza, ma evidentemente non per i nostri governanti, tra l'altro scelti dal polo per rappresentarlo, anche se ormai non è più così.
Io ho trovato questa notizia sulla rivista mensile "Biocalenda", nel numero di dicembre 2010, articolo a firma di Stefano Montanari (http://www.labiolca.it/biocalenda/), al quale sono abbonato. Altrimenti io non l'avrei saputo da nessuno, ad esempio della Tv: non è una notizia che fa audience, e poi andrebbe contro la propaganda del sovrano...
Lo IARC, ovvero l'Istituto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha sede a Lione, classifica il benzo(a)pirene come tra i probabili cancerogeni per l'uomo, dove l'organo preferito è il polmone, ma anche la vescica e la pelle. Oltre al cancro può sviluppare anche patologie minori come l'edema polmonare ed è inoltre genotossico, cioè danneggia i cromosomi e comporta trasformazioni cellulari con risvolti inquietanti. Può inoltre passare nel latte materno ed infettare il neonato.
Da dove deriva il benzo(a)pirene e come si propaga? Viene prodotto dalla combustione dei derivati del petrolio, del carbone, dei rifiuti indifferenziati ed anche dei vagetali, e quindi viene prodotto dai tanto acclamati inceneritori (che bruciano infatti i rifiuti) e dalle tanto acclamate centrali a biomasse (che infatti bruciano vegetali), oltre che da cementifici, fonderie, motori a scoppio, ecc...
Lo scorso 2 novembre 2010 l'Associazione Culturale Pediatri, la Società Italiana Pediatria e la Federazione Italiana Medici Pediatri hanno inviato una lettera a firma congiunta ai vari ministri e deputati (sia italiani che europei) per sottolineare la pericolosità del benzo(a)pirene e soprattutto il fatto che l'esposizione in gravidanza comporta il serio rischio di una riduzione del quoziente intellettivo nel neonato. Vista la mancata risposta alla lettera, sottoscrivo in pieno la parte terminale dell'articolo di Stefano Montanari il quale dice: "Se mi permettete, questo è un autogol: un bambino cretino significa un adulto cretino, e un adulto cretino significa un voto sicuro", intendendo per voto quello politico. Ahimè, ha proprio ragione!

venerdì 22 gennaio 2010

CENTRALI NUCLEARI E RISCHIO LEUCEMIA…

Ho trovato un interessante articolo sul quotidiano la Repubblica di martedì 12 gennaio 2010, scritto da Francesco Bottaccioli che è il Presidente onorario della Società Italiana di psiconeuroendo-crinoimmunologia.
Molto si sta parlando in questi mesi del rilancio dell’energia nucleare da parte dell’attuale governo Berlusconi. Più volte in passato ho dedicato post a questo argomento, in cui ho esposto tutte le mie contrarietà a questa fonte di energia, dai costi esorbitanti (e vista la situazione italiana non sarebbe il caso…) al pericolo ambientale (non sono ancora le centrali nucleari sicure di 4° generazione), dal problema dello smaltimento delle scorie nucleari (e sapendo come si smaltiscono i rifiuti in Italia…) al molto tempo dalla loro entrata in funzione. Si potrebbe avere moltissima energia subito dalle fonti rinnovabili (sole, vento, acqua, ecc…), ma con queste evidentemente non si specula… Ora però ho trovato un altro argomento che mi da conferma sul fatto che in Italia abbiamo bisogno di tutto fuorché del nucleare.
Tutto parte alla fine degli anni ’80, dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986: si era riscontrato un aumento dell’incidenza di cancro e di leucemia infantile nelle vicinanze degli impianti nucleari inglesi pur in assenza di incidenti. Cosa risposero le autorità inglesi? Così: “Poiché la quantità di radiazioni rilasciate da impianti normalmente funzionanti è troppo bassa per indurre leucemie, non sappiamo quale sia la causa del loro aumento”. Una risposta direi sconcertante… In questi due decenni sono stati fatti vari studi in merito: in particolare, uno studio del 2008 dell’Ente governativo tedesco per il controllo radioattivo (ovvero il BFS, Bundesamt fur Strahlenschutz) ha esaminato tutti i 16 impianti nucleari tedeschi analizzando l’incidenza dei tumori tra i bambini: lo studio ha confermato quanto si sospettava da tempo, ovvero la correlazione diretta tra il rischio di leucemia in bambini piccoli (meno di 5 anni) e la vicinanza della loro casa agli impianti nucleari. La tabella di questo studio dimostra che i bambini che vivono entro 5 (ripeto, 5) km dai reattori nucleari hanno un incremento del 76% (ripeto, 76%) del rischio di contrarre una leucemia rispetto ai coetanei che vivono a più di 50 km (la cui incidenza è dello 0.5%!!! Questa incidenza aumenta del 26% se la distanza dalla centrale è compresa tra 5 e 15 km e del 10% se la distanza è compresa tra 10 e 30 km. Altri studi hanno poi confermato questi risultati. Anche nel caso tedesco, però, le autorità non sono riuscite a dare delle spiegazioni al fenomeno.
Ma allora, cosa succede in realtà? Recentemente, sulla rivista Environmental Health è stata avanzata un’ipotesi secondo la quale i radionuclidi (ovvero gas nobili con kripton, argon e xeno, trizio, C-14), che vengono liberati in aria col vapore acqueo che esce dai camini delle centrali nucleari, vengono poi assorbiti dal terreno e dalle piante ed entrano così nella catena alimentare (pensate che alcuni di questi radionuclidi rimangono radioattivi per migliaia di anni…). Ciò comporta la formazione di cancri e leucemie. Le donne gravide, inoltre, esposte a queste sostanze radioattive, le trasmetterebbero al feto con un conseguente imprinting cellulare che provocherebbe tumori già nelle prime fasi di vita. Alcuni studi canadesi hanno confermato che la concentrazione di trizio su frutta, verdura, latte, carne e uova è molto più alta se questi sono stati prodotti vicino all’impianto.
Si tratta di un fatto assolutamente nuovo, del quale naturalmente nessuno parla in TV, visto il controllo politico che l’attuale governo esercita sull’informazione. Già in questi ultimi mesi il governo (dopo averci bombardato nella prima parte del 2009 col rilancio del nucleare) sta tacendo sui probabili siti per la costruzione delle centrali nucleari per il semplice fatto che fra due mesi ci sono le elezioni regionali e c’è quindi il timore che parlare di siti nucleari faccia perdere voti (così funziona la politica, purtroppo, in Italia!). E non sarà certamente la soluzione ideale quella prospettata dal governo di offrire dei soldi alle popolazioni che vivranno vicino alle future centrali nucleari: con i soldi si vuole praticamente comprare il consenso degli elettori, pardon dei cittadini. Se poi loro si ammaleranno, cavoli loro, tanto non sapranno da cosa sia derivato il loro cancro…

martedì 24 novembre 2009

SMOG IN DIRETTA SUL WEB

È stato creato un sistema di rilevamento dello smog (praticamente in diretta) che è on-line sul web: lo si può trovare sul sito http://eyeonearth.eu e rappresenta tutta l’Europa. Avvicinandosi alla zona prescelta si può trovare la centralina di rilevamento più vicina al punto dove siamo: si potranno così conoscere in tempo reale i dati relativi alle sostanze inquinanti presenti nell’aria.
Ricordo brevemente che tra le sostanze inquinanti più pericolose ci sono le PM10, ovvero quelle polveri finissime che hanno un diametro inferiore ai 10 micron, formate da metalli (come zinco, piombo e nichel) e da solfati, nitrati, amianto e scorie di cemento, così fini da penetrare facilmente nel nostro organismo causando gravi patologie (soprattutto alle vie respiratorie): tali polveri derivano dalla combustione degli idrocarburi, da processi industriali (come le fonderie e i cementifici) e dall’usura dei freni e delle gomme degli autoveicoli. Tra le altre sostanze inquinanti, troviamo gli ossidi di zolfo (che derivano dal riscaldamento domestico e da impianti industriali, responsabili di crisi asmatiche, bronchiti ed infiammazioni delle mucose delle vie respiratorie), gli ossidi di azoto (provenienti anch’essi dal riscaldamento domestico e da impianti industriali, ma anche dagli autoveicoli, e causano bronchiti, tracheiti, allergie, irritazioni e alterazioni in genere delle funzioni delle vie respiratorie), l’ozono (derivante generalmente dai catalizzatori delle auto, irritano le mucose delle vie respiratorie causando asma e disturbi respiratori), il monossido di carbonio (proveniente dagli autoveicoli, dal riscaldamento in generale e dai grandi impianti industriali come le acciaierie e le centrali elettriche, causano problemi all’apparato cardiovascolare e al sistema nervoso) e gli idrocarburi (provenienti dagli autoveicoli e dai grandi impianti industriali di combustione, causano cancro). In base ai dati storici, nel decennio 1997-2006 tra il 18 e il 50% della popolazione europea è stata esposta a polveri sottili, tra il 18 e il 42% a biossido di azoto e fino al 61% a ozono. Un quadro non proprio roseo…
È quindi importante sapere lo stato della qualità dell’aria del luogo dove dobbiamo recarci al fine di preservare la nostra salute. Ecco perché è stato messo a punto questo sistema per poter verificare in tempo reale la qualità dell’aria di molte località europee. Sul sito sopra menzionato vi sarà un semaforo che, in base alla quantità di sostanze inquinanti presenti nell’aria, indicherà rosso per “situazione a rischio”, giallo per “situazione di confine” e verde per “situazione regolare”.
Il nuovo servizio è stato lanciato lo scorso 18 novembre 2009 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (http://www.eea.europa.eu/it) in collaborazione con Microsoft: elabora graficamente i dati forniti da 1.000 centraline sparse in 32 paesi europei, sarà attivo 24 ore su 24 e disponibile in ben 24 lingue (praticamente coinvolgerà ben 500 milioni di europei). Proprio grazie alla collaborazione con Microsoft, si è potuto creare questo sito all’avanguardia tecnologica in quanto utilizza il sistema cloud computing, che permette di utilizzare il software disponibile in rete: gli utenti potranno così lasciare i loro commenti oltre a poter consultare i rilevamenti sulla qualità dei mari, dei laghi e dei fiumi relativi a ben 22.000 località!
Un monitoraggio dello smog simile a quello europeo è cominciato anche in Italia: viene svolto nelle oasi del WWF (http://www.wwf.it) e servirà per trovare delle soluzioni di mitigazione dei danni tramite un piano di adattamento al quale stanno lavorando l’Università di Tuscia, il Corpo Forestale dello Stato e il Museo di Zoologia di Roma.
Quello del monitoraggio dello smog sarà uno strumento molto importante, sia per aiutare il cittadino che valuterà le situazioni di rischio di una esposizione prolungata in un ambiente inquinato, sia per aiutare i governi che potranno utilizzare i dati elaborati per varare piani di abbattimento dell’inquinamento e per contribuire di conseguenza alla lotta al cambiamento climatico. Si tratta di un tassello aggiuntivo per il monitoraggio dell’intero territorio, oltre a quello già operativo (dall’estate dal 2007) dell’acqua.

martedì 22 settembre 2009

Come si investe poco (o nulla!) nelle FERROVIE...

Mi permetto di pubblicare integralmente un comunicato stampa di Legambiente Veneto, fatto circolare oggi, che la dice lunga sulla disastrosa situazione degli investimenti in fatto di vie di comunicazione alternative all'auto.

Il Veneto investe solo lo 0,03 % del bilancio per il trasporto ferroviario.
TUTTI GLI INVESTIMENTI PER LA MOBILITA’ A STRADE E AUTOSTRADE
“E’ una buona notizia che Trenitalia investa nel trasporto ferroviario regionale che deve essere assolutamente centrale per rispondere alla grande domanda di mobilità pendolare, e che ad oggi non ha assolutamente servizi all’altezza”. Così Legambiente Veneto commenta l’annuncio fatto nelle settimane scorse dall’Ad Fs Mauro Moretti, degli stanziamenti per l’ammodernamento del trasporto ferroviario regionale. "Aspettiamo però di avere conferma degli impegni di spesa da parte del Governo per i prossimi anni, anche perché fino ad oggi l’attenzione politica e la priorità degli investimenti sono andati esclusivamente alle infrastrutture ignorando la centralità delle aree urbane e i problemi che vivono ogni giorno i pendolari. Ancora più importante poi è che finalmente siano le Regioni ad investire nel trasporto regionale e che facciano di questo la priorità delle politiche dei trasporti. In questi anni infatti sono proprio le Regioni ad aver brillato per assenza di investimenti e attenzioni malgrado da diversi anni abbiano l’esclusiva competenza per il servizio pendolari, gli investimenti e la verifica della qualità dell’offerta”.
Come si vede dal rapporto Pendolaria di Legambiente fino ad oggi le Regioni hanno investito solo poche briciole dei loro bilanci, molte assolutamente niente, nessuna più dello 0,38%.
Gli investimenti che la Regione Veneto fa per i treni pendolari sono lontani da quanto mette in bilancio la Lombardia, la regione che in % al proprio bilancio spende di più per i pendolari, o la Toscana, quella che investe meglio e che è riuscita nel tempo a migliorare il servizio.
Eppure siamo una delle Regioni più inquinate d’Italia, in emergenza PM10 da anni, con una quota di pendolari che usa il treno ferma al 9% inferiore alla media nazionale (14,8%).
Complessivamente nel resto d’Italia non va meglio, essendo le risorse destinate al servizio del tutto insufficienti. A fronte di un aumento crescente della domanda di trasporto pendolare (+ 14,5% tra il 2001 e il 2007 dati Censis) lo Stato nel 2008 riduce le risorse dell’8,5% rispetto al 2007 e non raggiunge neanche la somma di 1.215 milioni di euro che stanziò nel 2000.
Nessuna Regione arriva ad investire l’1% del proprio bilancio per i treni pendolari e anche dove i fondi vengono stanziati il divario con altre voci di spesa, come quella per strade, autostrade e linee ferroviarie ad alta velocità, è abissale. A questo quadro dipinto dalle Regioni si aggiunge quello dello Stato che con l’ultima Finanziaria ha addirittura diminuito i trasferimenti previsti per il servizio ferroviario regionale di ben 438 milioni di euro rispetto all’anno scorso. Un taglio rilevante, che porta i finanziamenti al di sotto di quelli del 2000 e che potrebbe far sparire, secondo Trenitalia, un treno ogni quattro del servizio regionale già dal prossimo Aprile.
“In Veneto – dichiara Michele Bertucco, Presidente di Legambiente Veneto - in questi anni le cose sono peggiorate. Dal 2000 le risorse per il trasporto ferroviario sono aumentate ma con una perdita di potere reale dovuta all'inflazione di circa il 25%. Parallelamente centinaia di milioni di € sono stati spesi per la viabilità (terza corsia, tangenziali, ponti, manutenzioni ecc). Il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) è in costruzione da 10 anni, ha accumulato 5 anni di ritardo sulla conclusione prevista e non si sa quando partirà. Sul tratto tra Padova-Mestre dove è stato realizzato il quadruplicamento dei binari non si riesce a fare nessun potenziamento ne cadenzamento dei treni per mancanza di convogli. L’ultimo finanziamento regionale per nuovo materiale rotabile è di 6 anni fa mentre dal 2004 ad oggi non è stato messo nulla a bilancio per l’acquisto di nuovi treni se si escludono i 12 milioni per Sistemi Territoriali. Infatti la Regione Veneto consapevole del pesante ritardo accumulato sul materiale rotabile quando mancano pochi mesi dalla possibile conclusione dell’infrastruttura SMFR ha autorizzato Sistemi Territoriali Spa, società strumentale della Regione, ad acquistare 22 nuovi treni e 14 opzionati per il servizio. Rimane alto il rischio che, oltre al ritardo nella conclusione dei cantieri SMFR, sarà un sistema senza nuovi treni per qualche anno".
Nell'appalto del 2005 la Regione anziché potenziare le risorse per migliorare il servizio ha chiesto un aumento dell'offerta dell'11% a risorse invariate. E' stato come spremere un limone secco, costringendo la Ferrovia gia in pessime condizioni finanziarie a tagliare sulle pulizie, sulle manutenzioni, sul personale”. Nell’aprile 2009 la Regione Veneto ha scelto di non bandire una gara europea ma di andare a trattativa con Treitalia per il nuovo contratto di servizio. Mesi e mesi di trattativa segreta non ancora concluse durante le quali i lavoratori, i pendolari, le associazioni ambientaliste e consumeristiche non hanno potuto conoscere nulla del nuovo servizio che si sta definendo.
In Veneto Legambiente chiede alla Regione Veneto e alle Province di passare dalle parole ai fatti:
  • di destinare proporzionalmente le stesse risorse al trasporto ferroviario e collettivo;
  • di uscire da una fase di studi e statistiche e passare alla realizzazione delle proposte emerse, quali l'integrazione tariffaria e dei servizi, la regolarizzazione delle frequenze, la realizzazione di nuove fermate ferroviarie;
  • di firmare un protocollo di intesa pendolari-Regione del Veneto-Ministero dei Trasporti-Vettori di Trasporto per coinvolgere i consumatori-pendolari nella programmazione e quindi nel miglioramento dei servizi di trasporto.
Cari ragazzi, si continua a parlare di diminuire il traffico stradale per ridurre l'inquinamento ma qui nessuno investe sulle vie di comunicazione alternative (come ad esempio le ferrovie). Come sempre, ci prendono per i fondelli...
http://www.legambiente.eu - http://www.legambienteveneto.it

giovedì 30 ottobre 2008

TARANTO: trovata diossina nella carne degli allevamenti!!!

Continua la bufera sulle acciaierie Ilva di Taranto: è notizia di questi giorni il ritrovamento di diossina nella carni del bestiame di molti allevamenti attorno a Taranto. Si tratta di circa 100 allevamenti da controllare in un’area fino a 15-20 km dall’area industriale tarantina e già 1.300 capi da abbattere in 8 di questi allevamenti (decisione arrivata dall’ASL, d’accordo con la Regione e con l’ARPA). Il ritrovamento della diossina è stato accertato dalle analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo: la diossina è stata trovata nella carne di pecore, capre e agnellini (ma sono state trovate anche altre sostanze pericolose, come i pcb che sono cancerogeni per l’uomo). Si stanno cercando ora dei macelli in grado di smaltire in garanzia questi animali (al momento ancora vivi): si vuole infatti avere la certezza assoluta che queste carni non finiscano sul mercato.
Il fatto ha animato un acceso dibattito politico, soprattutto in seguito alla decisione del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo di cambiare l’intera commissione AIA (quella che decide sulle AIA, ovvero le Autorizzazioni Integrate Ambientali) sostituendo i tecnici che erano stati nominati dal precedente ministro dell’Ambiente (di parte politica opposta…) Alfonso Pecoraro Scanio: il cambiamento è stato attuato con un decreto dello scorso 6 agosto 2008, nominando i nuovi 23 professionisti (tra cui ingegneri, giuristi e chimici) che dovranno decidere sul rilascio delle future AIA inerenti (anche) le acciaierie Ilva (ricordiamolo, il più grande impianto siderurgico d’Europa, posto praticamente dentro la città di Taranto…). Non si conoscono le motivazioni del cambiamento dell’intera commissione, però (come dice Andreotti) “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”… Si trattava infatti di personaggi di elevatissima conoscenza tecnico-scientifica: perché sostituirli? Mah… Fatto sta che ora il rilascio delle AIA alle acciaierie Ilva risulterà più semplice di prima, come se la situazione in città non fosse già disastrosa: negli anni ne sono state commesse di cotte e di crude, ed oggi gli abitanti tarantini respirano quantità di diossina e di sostanze cancerogene che non hanno riscontri in altre parti d’Europa! Infatti, secondo l’EPER (ovvero il Registro Europeo per l’Inquinamento) attesta una proiezione annua di emissioni di diossina nelle acciaieri Ilva di ben 171 grammi, ovvero l’ammontare complessivo delle emissioni di diossina degli impianti industriali di Svezia, Austria, Spagna ed Inghilterra messi assieme!!! Ricordiamo anche che il proprietario dell’Ilva, Emilio Riva, lo scorso 11 ottobre è stato condannato in appello a due anni di reclusione per inquinamento, danneggiamento del bene pubblico e mancata sicurezza nei reparti dello stabilimento: nonostante ciò, figura tra i soci della CAI (Compagnia Aerea Italiana), quindi tra i “salvatori” di Alitalia… Voglio anche ricordare la sottoscrizione “Non lasciate morire Taranto di cancro” promossa dall’AIL (Associazione Italiana Leucemie) e già firmata da oltre 7.000 cittadini tarantini: i parlamentari del PDL però non ci sentono… Un ultimo dato inquietante: nel 2006 il precedente governo Berlusconi fissò il limite per l’emissione di diossina a 10.000 nanogrammi per metro cubo, contro quello di 0,4 (dicesi zero virgola quattro, non diecimila!!!) stabilito dal protocollo europeo Aarhus…
Il parlamentare del PD Francesco Boccia ha affermato: “La scelta del ministro Prestigiacomo, che ha commesso lo stesso errore del predecessore, è vergognosa. Ecco perché ora è il momento di fare una scelta chiara e coraggiosa, cosa che mai nemmeno gli ambientalisti hanno fatto in questi anni: bisogna decidere tra l’industria e la salute. A Taranto preferiscono vivere”. Legambiente nazionale parla di “un regalo del ministero all’azienda”, mentre Peacelink (l’associazione tarantina che in questi anni si è battuta contro l’inquinamento dell’Ilva) afferma, tramite il suo Presidente Alessandro Marescotti: “La contaminazione della catena alimentare impone una scelta drastica: la legge regionale deve essere approvata entro la fine dell’anno” (si tratta di una legge che impone all’Ilva il dimezzamento delle diossine).
Il quotidiano La Repubblica ha pubblicato la notizia del ritrovamento di diossina nelle carni degli allevamenti tarantini lunedì 27 ottobre 2008: sull’edizione di ieri dello stesso quotidiano, il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo ha risposto affermando di aver “letto con grandissimo stupore” quanto apparso sul giornale in merito alla vicenda dell’Ilva!!! Per prima cosa mette la vicenda su una questione politica, intendendo che “l’inquinamento fa male quando governa Berlusconi, mentre quando governa Prodi i camini emettono delicati effluvi alla lavanda”: caro ministro, allora non ha capito proprio niente! In merito al ricambio di tutti i membri della commissione AIA, il ministro si giustifica col fatto che la precedente commissione ha emesso solo 4 pareri su un totale di 160 richieste e tutti nell’ultimo giorno in cui è stata in carica (a scioglimento annunciato). Secondo il ministro, la commissione non si è mai espressa nei confronti dell’Ilva, né pro né contro la diossina: allora dovrei credere che la prossima commissione si esprimerà contro l’Ilva se sarà necessario? Ho paura di no. Sull’area di Taranto è stato firmato all’inizio del 2008 un accordo di programma circa il dimezzamento delle sostanze inquinanti da parte dell’Ilva: secondo tale programma, l’azienda dovrebbe realizzare un impianto per dimezzare queste emissioni, ma il Comune non ha rilasciato l’autorizzazione a realizzarlo perché ricadeva su un sito inquinato, serviva il via libera del Ministero dell’Ambiente che non è arrivato dal predecessore Pecoraro Scanio: la Prestigiacomo afferma (fiera) di averlo ora dato. C’è da vantarsene? Va bene costruire su un sito inquinato? Non ci sono altri siti? Inquietante… Nella parte finale della lettera a La Repubblica il ministro Prestigiacomo scrive: “Caro Direttore, la vicenda di Taranto è troppo seria per essere oggetto di speculazioni politiche stagionali. Noi siamo consapevoli della complessità dei problemi e stiamo intervenendo con impegno e responsabilità per ridurre radicalmente le emissioni nocive senza, possibilmente, costringere alla chiusura un’impresa che dà lavoro a mezza Taranto”.
Certo, caro ministro, ma allo stesso tempo l’intera Taranto rischia di morire di tumori vari provocati da anni ed anni di inalazioni di diossina e sostanze nocive. Ma queste affermazioni non dovrebbero stupirmi, visto che è lo stesso ministro dell’Ambiente che (assieme al suo esecutivo) chiede all’Unione Europea di poter non rispettare il protocollo che prevede la riduzione dei gas serra (unico paese europeo, assieme alla Polonia…). Ed è lo stesso ministro dell’Ambiente che proprio in questi giorni afferma che “l’Italia è uno dei paesi europei che inquina di meno”: dovrebbe rispondere (ma non lo fa) sull’innalzamento del limite della diossina da 0,4 a 10.000 nanogrammi per metro cubo (!!) promosso dal suo “capo” nel precednete esecutivo di centro-destra o sulle fondate preoccupazioni dell’AIL… Questo la dice lunga sulla sua capacità di gestire il Ministero dell’Ambiente, credo una delle scelte peggiori per tale Ministero nell’intera storia repubblicana.

martedì 21 ottobre 2008

SMOG: che escamotage a Verona!

Sappiamo quanto sia inquinata l’aria delle nostre città, in particolare quelle della Valpadana che, per questioni climatiche, morfologiche ed economiche, è una delle zone a maggior concentramento di sostanze inquinanti di tutta l’Europa.
Esiste una precisa normativa nel nostro paese che fissa il limite massimo giornaliero di PM10 oltre il quale dovrebbe scattare il blocco del traffico veicolare, oltre che prevedere un limite massimo annuo di giornate in cui questo limite può essere superato. Purtroppo molte città padane superano molto spesso il limite giornaliero che, nell’arco dell’anno, arriva anche a superare le 200 giornate!!! Per la misurazione di queste sostanze ci sono apposite centraline di rilevamento, poste lungo le strade trafficate delle città.
Siccome dai dati di queste centraline si decide poi sul blocco del traffico cittadino (o piani simili), si stanno scoprendo alcuni escamotage (tipici italiani…) per ingannare la realtà. È quello che è successo a Verona: recentemente Federico Sboarina, assessore comunale all’ambiente, ha rassicurato i cittadini veronesi sui livelli di inquinamento delle polveri sottili PM10 affermando che tali valori sono migliorati nonostante fossero decaduti i provvedimenti di blocco del traffico. Come è stato possibile? Semplice: nessuno provvedimento, la centralina di rilevamento posta lungo il trafficato Corso Milano è stata spostata all’interno di un parco!!! GENIALE!!! A tal proposito si è creato il Comitato “Viviamo Corso Milano” (http://www.viviamocorsomilano.it), il cui Presidente Elena Giacomin ha affermato: “Non si può parlare di miglioramento dell’aria se la centralina è in un parco anziché sulla strada. Il 3 aprile scorso abbiamo chiesto alle istituzioni competenti chiarimenti in merito allo spostamento della centralina Arpav da Corso Milano al parco di via Sesini e avevamo espresso perplessità per i miglioramenti (anche al di sopra del 10%) che si stavano verificando dopo lo spostamento”. Cosa ha risposto l’Arpav? Che lo spostamento della centralina è stato reso necessario per adeguare la posizione della stessa alle linee guida Apat e che la stazione quando era in Corso Milano era troppo vicina ad un incrocio e alle fronde di alcuni alberi... Ma non poteva la centralina essere spostata in un altro punto di Corso Milano, oppure in un’altra strada trafficata? Che bisogno c’era di metterla al centro di un parco cittadino, contornato da condomìni, sotto una pianta e circondata da una siepe? Ha ragione il Comitato “Viviamo Corso Milano” quando dice che la centralina sta ora misurando una situazione ambientale di quartiere e non di traffico urbano intenso, alterando quindi la realtà dell’inquinata aria che avvolge le strade cittadine, ove effettivamente la popolazione si sposta e vi abita (la maggior parte delle costruzioni si trova proprio lungo le strade, mentre il parco Sesini è una delle pochissime aree verdi cittadine). Si sta quindi distorcendo la realtà.
Come ricorda il presidente del Comitato “Viviamo Corso Milano”, l’inquinamento dell’aria ha forti e gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini e il mancato impegno ad ovviare alla gravità della situazione costituisce un fatto perseguibile dalla legge penalmente: lo scorso mese di aprile sono stati rinviati a giudizio il Presidente della Regione Toscana ed il Sindaco di Firenze per non aver adottato misure di contenimento dei livelli di inquinamento. La normativa europea recepita da quella regionale impone l’adozione di seri piani di risanamento dell’aria e di piani di azione da parte delle amministrazioni comunali: l’escamotage adottato a Verona serve per mettere a riparo “legale” l’amministrazione cittadina? Vorrei tanto pensare che si tratta di una semplice coincidenza, ma come cita una famosa frase del senatore Andreotti “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, per questo mi vengono in mente i soliti squallori italiani: la salute dei cittadini è, purtroppo, sempre messa in secondo piano. Se solo l’aria inquinata fosse bella colorata, allora forse ci si penserebbe un pochino, è il solito problema dell’inquinamento invisibile…

giovedì 24 gennaio 2008

MAL'ARIA di Legambiente: l'iniziativa a sostegno della qualità dell'aria

MAL’ARIA è l’iniziativa annuale di Legambiente (che quest’anno si terrà dal 1° al 15 febbraio, sempre in tutta Italia), per sensibilizzare la popolazione sulla scadente qualità dell’aria che respiriamo nelle nostre città. Prendendo spunto dal dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2008” (che potete trovare su http://www.legambiente.eu), voglio esporre in questo post lo stato di salute dell’aria delle nostre città e le soluzioni da attuare per risolvere il problema.
L’aria delle nostre città è avvelenata da sostanze inquinanti provenienti principalmente dal traffico cittadino, dai riscaldamenti delle abitazioni e dalle industrie: si tratta in particolare delle famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime che rimangono sospese nell’aria per molto più tempo delle altre sostanze inquinanti e che, inevitabilmente respirate, comportano gravi complicazioni alla nostra salute. Il problema si presenta particolarmente grave nelle città della Pianura Padana e soprattutto durante il periodo invernale: la Pianura Padana ha infatti una conformazione geografica che le è ostile per il ricambio d’aria, in quanto è contornata su tre lati da alte montagne (Alpi a nord e ad ovest ed Appennini a sud) ed è aperta sul mare solo ad est (da cui peraltro non provengono venti sufficienti a ripulire l’aria con costanza, come potrebbero essere invece quelli atlantici bloccati dalle nostre montagne). Capita invece soprattutto d’inverno in quanto la calma eolica e l’inversione termica (innescate dai frequenti anticicloni) causano una stagnazione al suolo delle sostanze inquinanti. Tutto ciò lo confermano i dati sui rilevamenti di PM10 nelle città italiane: la legge impone un limite massimo giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo di PM10 nonché un numero massimo di 35 giornate annuali in cui poter superare tale limite, prevedendo (in caso di oltrepassamento dei limiti) delle sanzioni per le amministrazioni comunali le quali dovrebbero prendere provvedimenti seri ed adeguati per rispettare i limiti di legge. Ebbene, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2007 su 63 città italiane prese in esame da Legambiente ben 51 sono risultate fuori legge (si è considerata la centralina “peggiore” di ogni città), e queste sono le prime 10 posizioni:

1) TORINO, 190 giorni di superamento del limite di legge;

2) CAGLIARI, 162 giorni di superamento del limite di legge;

3) VICENZA, 140 giorni di superamento del limite di legge;

4) REGGIO EMILIA, 139 giorni di superamento del limite di legge;

5) FROSINONE, 137 giorni di superamento del limite di legge;

6) LODI, 134 giorni di superamento del limite di legge;

7) MILANO, 132 giorni di superamento del limite di legge;

8) VERONA, 131 giorni di superamento del limite di legge;

9) PESARO, 128 giorni di superamento del limite di legge;

10) ALESSANDRIA, 124 giorni di superamento del limite di legge;

alle quali seguono Piacenza, Modena, Padova, Roma, Cremona, Novara, Pavia, Rieti, Bergamo, Mantova, Ancona, Cesena, Palermo e Bologna con giorni di superamento del limite tra 122 e 104. Tra le più virtuose figurano Caserta e Belluno (12 giorni di superamento) e Viterbo (appena 4). I dati sono assolutamente veritieri e consultabili sui siti internet di molti Comuni, Province ed Arpa di quasi tutte le Regioni italiane. QUINDI PROPRIO NON CI SIAMO!!!
Alle PM10 sono poi da aggiungersi varie sostanze inquinanti provenienti dagli stabilimenti industriali, come ossidi di zolfo, benzene, monossido di carbonio, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, ecc… Anche le concentrazioni di ossido di azoto sono preoccupanti: considerando l’obiettivo di 40 microgrammi/metro cubo fissato per il 2010, oggi solo il 29% degli 82 capoluoghi di provincia che lo misurano risulterebbero in regola!!!
Sono principalmente tre i responsabili di queste sostanze inquinanti: il trasporto urbano, le attività industriali e la produzione energetica. E vero che negli ultimi 10 anni sono sensibilmente diminuite le sostanze inquinanti “pesanti” come l’ossido di zolfo (-68.4% nel 2005 rispetto al 1995), l’ossido di azoto (-38.3%), i composti organici volatili non metanici (-36.7%) e il monossido di carbonio (-46.5%). Tuttavia il livello delle PM10 (seppur diminuito del 26%) rimane tra le sostanze maggiormente presenti, complice soprattutto il trasporto urbano veicolare. Si parla molto in questi ultimi anni di vetture Euro 0,1,2,3,4, ecc…: tuttavia una recente elaborazione realizzata dall’ARPA della Lombardia e dal Politecnico di Milano ha individuato che tra il trasporto urbano le automobili sono quelle che inquinano “meno”. Infatti, un’auto a benzina “euro 0” produce quasi 50 mg di PM10 ogni km ed una “euro 4” ne produce circa 25, mentre un’auto diesel “euro 0” ne produce 220 mentre una “euro 4” ne produce 50. Al contrario, i furgoni e i SUV se “euro 0” producono 330 mg di PM10 ogni km mentre se “euro 4” ne producono 70, e addirittura i camion se “euro 0” ne producono ben 670 e se “euro 4” ne producono 160. I principali responsabili sono dunque i camion: ecco perché sarebbe più auspicabile applicare efficaci filtri antiparticolato sui vecchi camion.
È ormai un dato assodato la pericolosità delle PM10 per la nostra salute, soprattutto in anziani, bambini e persone a rischio come cardiopatici, diabetici o fumatori. Tra i principali effetti acuti documentati vi sono:

  • aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause, soprattutto cardiovascolari;
  • aumento dei ricoveri per asma e malattia polmonare ostruttiva cronica;
  • aumento dei ricoveri per malattie cardiovascolari;
  • diminuzione della funzionalità polmonare e aumento dei sintomi respiratori acuti in bambini ed adulti.

Tra gli effetti a lungo termine vi sono invece la riduzione dell’aspettativa di vita di 1-2 anni, la diminuzione della funzionalità polmonare e l’aumento dei sintomi di bronchite sia in adulti che in bambini. E tutto questo è relativo solamente alle PM10: se prendiamo in considerazione anche le PM2.5 (polveri ulteriormente più sottili ed ancora più pericolose), ci rendiamo conto che la situazione è davvero grave.
Bisogna intervenire: l’attuale normativa in materia (ovvero il Decreto Legislativo n° 351/99) attribuisce alle Regioni la valutazione e la gestione della qualità dell’aria, ma alcune Regioni hanno poi delegato in materia le Province: il solito scaricabarile… Bisognerebbe intervenire in due maniere diverse, in base al tipo di sostanze inquinanti da abbattere. Infatti, l’inquinamento da monossido di carbonio e da benzene è essenzialmente un fenomeno locale e quindi si può affrontare a scala locale ad esempio col blocco del traffico o le targhe alterne, mentre l’inquinamento da PM10, ozono e biossido di azoto è un fenomeno su area vasta per cui le iniziative locali a poco servono. C’è inoltre da dire che le iniziative a scala locale, seppur lodevoli, servono quasi a niente a risolvere il problema inquinamento, in quanto la presenza di sostanze inquinanti in atmosfera è mediata da reazioni chimiche e fisiche particolari e la loro dinamicità è più lenta, il che fa svanire gli effetti delle soluzioni locali.
Ma allora che fare? Solo intervenendo pesantemente si riuscirebbe ad ottenere dei risultati. Ecco come:

  • trasporto pubblico: le nostre città sono invase di automobili. Gli autobus oggi sono pochi e vecchi: ne servono molti di più, nuove linee e nuovi autobus (magari elettrici o a gas metano). Inoltre, potenziamento delle metropolitane (ove esistenti), diffusione dell’uso del car-sharing (macchine utilizzate in comunione), invogliare i cittadini all’utilizzo dei mezzi pubblici con abbonamenti specifici ed opuscoli informativi;
  • piste ciclabili: realizzare piste ciclabili lungo tutte le vie delle città, in modo da mettere in condizione il cittadino di potersi muovere liberamente e in sicurezza con la bicicletta. Diffondere inoltre l’uso del bike-sharing (è già una realtà in alcune città europee): consiste in stazioni che noleggiano biciclette che, una volta utilizzate, si possono lasciare in qualsiasi altra stazione della città;
  • trasporto ferroviario: basta costruire strade e spostiamo il trasporto merci su rotaia, evitando di intasare di camion le strade che portano nelle città e nelle aree industriali;
  • energie rinnovabili: spingere i privati a munire le proprie abitazioni cittadine a munirsi di metodi per ottenere energia da fonti rinnovabili (come il solare – fotovoltaico), in modo da diminuire la loro dipendenza dal gas metano per il riscaldamento invernale o per l’acqua calda sanitaria di tutto l’anno. Apponendo poi un limite sensato di temperatura al timer degli edifici, si eviterebbero sprechi inutili di riscaldamento. Imitare inoltre altre città che stanno ricorrendo, sempre con energie rinnovabili, a fornire i cittadini di energia ed acqua calda con metodi puliti (ad esempio il teleriscaldamento).

Le possibilità sarebbero molteplici, servirebbe solo la volontà da parte delle amministrazioni locali di intervenire in maniera adeguata. Sì, servirebbe…ma quando si farà?

martedì 20 novembre 2007

Treni per pendolari: scomparsi dalla Finanziaria 2008...

In questi ultimi anni si sta parlando molto del traffico ormai insostenibile che attanaglia le già moltissime strade ed autostrade italiane: tantissime auto ma anche tantissimi camion. E' la conseguenza delle decisioni prese negli ultimi decenni: tutto è stato spostato (trasporto e commercio) su strada, accantonando linee ferroviarie e i mezzi marini (che invece avrebbero potuto essere una fortuna per l'Italia visto l'estensione del suo territorio e lo sviluppo delle sue coste). Probabilmente sarà stato fatto in nome di qualche casa automobilistica nazionale: come dice Andreotti, "a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca"! Traffico = inquinamento: ed infatti la qualità dell'aria, soprattutto in corrispondenza delle città e dei nodi stradali/autostradali, è pessima. Per la lotta all'inquinamento si è parlato tanto di Protocollo di Kyoto e del taglio delle emissioni di CO2: relativamente al traffico, per attuare una politica del genere si deve investire in trasporto pubblico per le città, in trasporto ferroviario per il territorio e in trasporto navale visto le migliaia di coste e di porti che abbiamo a disposizione. Certo... Ecco perchè lo scorso mese di maggio 2007 il Governo Prodi aveva presentato l'iniziativa "Un piano per 1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011": si trattava di un investimento complessivo di 6,4 miliardi di euro in parte finanziato dallo Stato ed in parte dal Piano di Investimento delle FS, con una prima tranche di 300 milioni di euro nella Finanziaria 2008. Ad appoggio di questa iniziativa lo stesso Governo Prodi affermava che per i pendolari delle grandi città l'aumento dell'offerta sarebbe stato del 70-80% con punte addirittura del 100%. La scelta di puntare sul "piano per i 1000 nuovi treni per i pendolari" è stata ribadita anche durante la presentazione della Legge Finanziaria avvenuta lo scorso 28 settembre. Poi però tutto si è fermato qui: infatti, nella Finanziaria 2008 presentata dal Governo al Parlamento e approvata al Senato il progetto è SPARITO! Addirittura le FS dichiarano che, per la riduzione degli stanziamenti previsti in Finanziaria rispetto a quanto previsto dal Piano di Investimenti 2007-2011, non solo non verranno acquistati questi 1000 nuovi treni ma verranno soppresse alcune linee esistenti!!! Non ci sono i fondi? Sì che ci sono, visto che per le opere della Legge Obiettivo la stessa Finanziaria 2008 ha previsto ben 3.612 milioni di euro da investire attraverso impegni quindicennali per le opere proposte dal Ministro Di Pietro. E sapete di che opere si tratta? Nuove autostrade (come la Pedemontana Lombarda, la Pedemontana Veneta e la Ravenna-Venezia), strade, tangenziali, ecc... in pratica tutto per favorire ulteriormente (ed esclusivamente) il trasporto su strada! Una grave mancanza che non facilita il rispetto degli impegni presi con il Protocollo di Kyoto e che non fa altro che aggravare la salute della già malata aria che respiriamo nel nostro paese. Ecco perchè Legambiente ha lanciato una petizione che ognuno di voi può sottoscrivere (http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1115_pendolari/index.php) e che verrà poi mandata all'attenzione del Presidente del Consiglio Romano Prodi, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, al Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e al Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: con la petizione si chiede di trovare in Parlamento le risorse necessarie per il "piano dei 1000 nuovi treni per i pendolari" o, in alternativa, di prendere tali risorse dal fondo previsto per la costruzione delle nuove autostrade attraverso la Legge Obiettivo. Ci riusciremo? Insieme forse sì...

lunedì 19 novembre 2007

Verona: ecco il "TRAFORO DELLE TORRICELLE"...

Verona è ormai una delle città più inquinate d'Italia per quanto riguarda le famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime provenienti soprattutto dai gas di scarico delle automobili che, proprio perchè sottilissime, rimangono sospese a lungo nell'aria e, respirate, causano gravi problemi alla salute umana (soprattutto alle vie respiratorie): anzi, negli ultimi anni la città veneta è stata al 1° posto in Italia per superamento del numero massimo di giorni consentiti per superare il limite di PM10 imposto dalla legge (il limite è di 35 giornate all'anno che però molto spesso diventano anche oltre 200!!). Certo, la posizione geografica è a suo sfavore: le montagne che si trovano alle sue spalle (verso nord) impediscono un ricambio d'aria la quale, dunque, ristagna sul posto. Il problema del traffico è quello pincipale per Verona: una città soffocata dalle auto ogni giorno, festivo o feriale che sia, in quanto composta da una rete viabile che porta dritta in centro il quale poi non offre posti di parcheggio. Ed ecco che ora (ma se ne parla da moltissimi anni) arriva il progetto "TRAFORO DELLE TORRICELLE", che negli anni ha creato polemiche a non finire tra la popolazione, ambientalisti e politici, progetto più volte presentato e poi rifatto. Ora l'attuale amministrazione del sindaco Tosi (Lega Nord) ha presentato il nuovo progetto con una variante (lo vedete nella foto): il traforo dovrebbe ora partire da Poiano e misurerà 2,3 km, poi dovrebbe proseguire per altri 9 km verso Verona nord fino a Parona, collegandosi con la strada di gronda (è previsto un nuovo ponte sul fiume Adige, vari svincoli nonchè un tratto in trincea coperta). Costo totale dell'opera previsto tra 260 e 280 milioni di euro, anche se manca ancora un piano finanziario perchè manca la disponibilità finanziaria delle due autostrade interessate al progetto, ovvero la A4 Milano-Venezia e la A22 Modena-Brennero. Qui scattano le polemiche da parte degli ambientalisti come Amici della Bicicletta, Italia Nostra, Legambiente e WWF, le cui perplessità le condivido pienamente: purtroppo dobbiamo ammettere, senza sforzare troppo il cervello, che l'opera risolverà in parte i problemi viabilistici di Verona nord e non del resto della città. Perchè il problema principale di Verona non è l'arrivarci in città (le vie di comunicazione ci sono), ma piuttosto dove poter parcheggiare l'auto in città! Essendo io stesso veronese (della provincia) e pur non avendo seguito a fondo la vicenda, mi sento ragionevolmente di dire che il nuovo tracciato non farà altro che incrementare il traffico delle zone che circondano Verona, aggravando ulteriormente la qualità dell'aria. Mi chiedo: ma quei 260-280 milioni di euro non potevano essere investiti (e forse si risparmiava anche!) in misure antitraffico e potenziando i mezzi pubblici? Pensate quante stazioni d'arrivo e nuovi tram si sarebbero potuti creare appena fuori dal centro di Verona che avrebbero poi portato molti automobilisti fino al centro i quali, a loro volta, potrebbero lasciare le proprie auto nei nuovi parcheggi che verrebbero creati. Si tratterebbe di una rete di trasporto attiva dalla periferia verso il centro della città, liberando le strade dal traffico. Pensate quante piste ciclabili si sarebbero potute creare, importando anche a Verona il sistema del "bike sharing" (si affittano le bici in un punto della città lasciandole poi in un altro), oppure nuove tramvie, bus a metano, ecc... Si tratta di idee di facile realizzazione (o comunque più facile della realizzazione del traforo!), che avrebbero solo effetti positivi sulla città: centro con auto solo per i residenti, miglioramento della qualità dell'aria anche in periferia, sacrificare qualche grande costruzione per ampi parcheggi, insomma ce ne sarebbero delle idee costruttive! Lo si fa ormai in quasi tutta Europa: Londra, Madrid, Parigi, Vienna, Monaco e Stoccolma, ad esempio, hanno soddisfatto il 67% della domanda di mobilità con il trasporto pubblico, rimediando così al traffico e alla qualità dell'aria. Perchè questo in Italia non si riesce a fare? Meglio devastare il nostro territorio con ulteriori nuove strade (come se non ce ne fossero già a sufficienza), così di macchine a Verona ne arriveranno ancora di più... Non si tratta quindi di un problema estetico, ma di un problema FUNZIONALE che solo gli occhi di alcuni non vogliono vedere...

martedì 13 novembre 2007

LA OROYA (Perù): la città col piombo nel sangue!!!

La Oroya è una cittadina di 80.000 abitanti posta a 3.750 metri di quota sulle Ande alle spalle di Lima (Perù): nella graduatoria del Blacksmirth Institute, ovvero quella dei luoghi più inquinati della Terra, figura addirittura al 6° posto, con 35.000 suoi abitanti esposti alla contaminazione, di cui dopo vi dirò. A dover di cronca vi riporto la graduatoria intera:
1° Sumgayit (Azerbaijan), con 275.000 suoi abitanti esposti alla contaminazione;
2° Linfen (Cina), 3.000.000;
3° Tianying (Cina), 140.000;
4° Sukinda (India), 2.600.000;
5° Vapi (India), 71.000;
6° La Oroya (Perù), 35.000;
7° Dzerzhinsk (Russia), 300.000;
8° Norilsk (Russia), 134.000;
9° Chernobyl (Ucraina), 5.500.000;
10° Kabwe (Zambia), 255.000.
La localizzazione di queste zone si commenta da sola...
Tornando a La Oroya, unità città americana presente in graduatoria, 80 anni fa ha dato il via alla costruzione della fonderia della Pasco Copper Corporation nella quale si processano i minerali impuri del Perù: oro, argento, piombo, rame e zinco che qui vengono trattati (ovvero puliti e separati da altri metalli) per poi essere immessi nel mercato internazionale (il Perù incassa il 50% del suo bilancio dall'esportazione dei minerali e questo forse spiega il motivo perchè qui il problema della salute dei cittadini non si vede...). Proprio questa raffineria (ed in particolare la ciminiera costituita da un grande tubo alto 170 metri) scarica in aria ogni giorno tonnellate di polvere di piombo, ossido di zolfo, zinco e arsenico: la particolare conformazione geografica della zona (la cittadina è inserita in una conca contornata da alte montagne) impedisce a tali sostanze di disperdersi, rimanendo intrappolate in loco e sospese nell'aria che poi viene respirata dai cittadini. Ad oggi, almeno 35.000 degli 80.000 abitanti della città hanno un livello di piombo nel sangue ben superiore alla soglia di 10 microgrammi per decilitro di sangue imposta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Quel che più inquieta è chè già i neonati hanno il piombo nel sangue (che gli viene trasmesso dalla madre attraverso il cordone ombelicale): nei neonati il livello di contaminazione è naturalmente inferiore a quello dei ragazzi più grandi ma, pensate, è già 3 o 4 volte superiore alla soglia stabilita!!! Ciò comporta gravi rischi per la salute: ritarda infatti la crescita fisica e mentale, danneggia il metabolismo e causa malformazioni! Oggi l'88% del suolo di La Oroya è ricoperto di piombo, zolfo e cadmio! Purtroppo anche in questo caso dobbiamo parlare di incuria della ditta che utilizza la raffineria (la "Doe Run", una multinazionale USA che appartiene al Renco Group del miliardario americano Ira Leon Rennert, grande fornitore del Pentagono... quindi che avremmo dovuto aspettarci?), nonchè incuria da parte delle istituzioni: infatti, quando nel 1997 la "Doe Run" comprò lo stabilimento firmò un accordo con il governo peruviano nel quale accettava di adeguarsi rapidamente agli standard ambientali internazionali per abbattere le emissioni inquinanti. Nel 1997 ridurre la contaminazione con un impianto di acido solforico costava 120 milioni di dollari, lo stesso prezzo pagato per l'acquisto della fabbrica: in termini economici non ne valeva la pena, ha pensato bene la "Doe Run", ed infatti da allora ha cominciato a richiedere al governo peruviano una serie di proroghe. Così, invece di investire del denaro per contenere le emissioni di sostanze inquinanti, ha "contattato" (senza spiegarvi come...) esperti locali per AGGIRARE il problema: ad esempio fu nominato vicepresidente della "Doe Run Perù" Josè Mogrojevo, responsabile delle questioni ambientali del governo peruviano (così come quando Berlusconi "ingaggiò" Marcello Dell'Utri per la sua scuderia milanese...), che poi non si è comportato proprio per niente da ambientalista! Poi, sotto false minacce da parte della "Doe Run" di andarsene, la società convinse anche Sindaco e Sindacato per ottenere i rinvii all'adeguamento ambientale: ora potrà farlo indisturbata fino al 2011!!! Come controparte, la società "Doe Run" ha addirittura creato un ufficio speciale che si occupa delle relazioni con le comunità locali, ha costruito (e regalato!) al Comune la nuova stazione della polizia, finanzia locali di interesse pubblico, offre la mensa e le cure ai bambini più colpiti (ma che gentile...) e paga ogni giorno le spese di trasporto perchè tali bambini possano recarsi in asili di altri paesi più vicini lontani dall'aria avvelenata (sempe più gentile...)! A conferma della paradossale situazione istituzionale, quest'estate il nuovo Sindaco di La Oroya ha licenziato in tronco Miguel Curi, funzionario comunale addetto ai rilevamenti ambientali che denunciava la "Doe Run" ogni volta che le sue emissioni superavano i pur altissimi limiti concessi dal governo peruviano. Certo che anche lei, caro onesto sig. Miguel Curi, come sperava di poter farla franca?!? Storie squallide, fatte di corruzione e potere, che come sempre hanno risvolti negativi che si percuotono solo sul CITTADINO, che intanto continua a respirare aria avvelenata... In nome del "dio denaro", il cittadino è purtroppo considerato solo un elemento del territorio, INQUINABILE ed INQUINATO, mentre l'INQUINANTE la fa sempre franca!

martedì 18 settembre 2007

CINA: arrivano i "sabati senz'auto"!!!

E' arrivata anche in Cina l'iniziativa nata molti anni fa qui in Italia per combattere l'inquinamento cittadino: ma se qui da noi si vivevano le "domeniche senz'auto", in Cina si vivranno invece i "sabati senz'auto", anche se non si capisce bene il motivo per cui il Governo di Pechino abbia scelto il sabato per fermare il traffico di 108 città cinesi. I cittdini saranno incoraggiati ad utilizzare biciclette ed autobus, o anche a farsi una bella passeggiata: in alcuni centri, il traffico sarà completamente vietato. Si tratta di una nuova rivoluzione culturale, di risanamento dell'ambinete, che finora non era mai passata per la testa del potere cinese. Certo, l'impresa di convinciere i cittadini a lasciare a causa l'auto non sarà facile, visto che a luglio 2007 vi è stato un aumento di ben il 32.7% della produzione di auto rispetto allo stesso periodo del 2006. I problemi connessi allo sviluppo economico cominciano a farsi sentire anche in Cina...

mercoledì 11 luglio 2007

Lotta all'inquinamento: autobus italiani...in panne!!!

Si continua a parlare tanto delle soluzioni da perseguire per la lotta all'inquinamento cittadino, soprattutto per la lotta alle famigerate PM10: tra queste vi è senza dubbio il potenziamento del trasporto pubblico per diminuire l'enorme affluso di auto che quotidianamente invade le nostre città. Ma, almeno ad oggi, questa non è stata la via perseguita visto che dal rapporto di Legambiente sul trasporto pubblico locale risulta che, per una serie di disfunzioni storiche, economiche e funzionali, la rete pubblica non funziona come dovrebbe, anzi.... Intanto abbiamo gli autobus più vecchi d'Italia (9 anni in media contro i 7 anni di quelli europei) nonchè quelli che inquinano di più, anche perchè è piuttosto bassa la loro velocità di percorrenza: la velocità media è di 18 km/h ma si scende fino a 13.2 a Milano, 12.5 a Napoli, 9.5 a Foggia e 7.8 a Lodi!! Di conseguenza gli autobus sono sempre meno frequentati: in almeno metà dei 103 capoluoghi di provincia italiani è diminuito il numero di passeggeri rispetto al 2000, con punte di -35.2% a Torino (fa eccezione Roma con +30.8%)! La bassa velocità è naturalmente conseguenza di un traffico cittadino incredibile: in Italia abbiamo la più alta concentrazione di auto private (61 macchine ogni 100 abitanti!!). Aggiungiamo anche che molte città hanno una rete viaria molto ridotta per i trasporti pubblici: solo 9 città su 103 hanno almeno 5 km di rete ogni 1000 abitanti mentre a livello generale solo il 2.8% della rete cittadina è adibito a trasporto pubblico (fanno eccezione Verona, Varese, Milano e Avellino con punte del 14-20%)!!! Il problema maggiore sembra essere quello economico: la legge dal 1997 impone di coprire col costo dei biglietti almeno il 35% dei costi operativi ma la media attuale è del 29%... (ogni anno il rosso di tale settore supera i 4 miliardi di euro...). Una buona cosa sarebbe quella di acquistare mezzi pubblici ecologici, che ora rappresentano il 27.4% del parco mezzi totale: ma il risparmio energetico non derivererebbe da questo ma dal minor numero di auto in circolazione. Per arrivare a questo si dovrebbero potenziare le linee metropolitane e, naturalmente, almeno aumentare le linee cittadine riservate a bus pubblici: un esempio positivo è quello di Londra che, ponendo un ticket di ingresso alla città di 12 euro, ha fatto diminuire del 30% il traffico cittadino, ha fatto aumentare del 30% la velocità degli autobus e ha portato nella casse comunali 200 milioni di euro impiegati per la realizzazione di 280 km di corsie preferenziali! Bus efficienti, nuovi e più veloci spingerebbero molte più persone ad utilizzarli contribuendo così a diminuire il parco auto in circolazione e migliorando di conseguenza la qualità dell'aria che respiriamo...

martedì 26 giugno 2007

Emergenza mercurio nelle nostre acque!!!

Secondo i dati forniti dalla Autorità preposte al monitoraggio sull'inquinamento atmosferico da mercurio nei pressi dei principali impianti per la produzione di cloro e soda italiani, le quantità di mercurio presenti nelle acque ed in atmosfera sono ancora altissime! Dei 7 impianti funzionanti in Italia per la produzione di cloro e soda solo uno (quello di Assemini, in provincia di Cagliari) non usa mercurio: gli altri, ovvero quelli di Porto Marghera (VE), Pieve Vergonte (VB), Torviscosa (UD), Rosignano Marittimo (LI), Bussi sul Tirino (PE) e Priolo Gargallo (SR), lo usano in gran quantità e tra l'altro non hanno mai eseguito opere di ammodernamento degli impianti. I valori medi più alti sono stati registrati dentro l'impianto di Pieve Vergonte con valori di oltre 1.500 ng/mc, mentre picchi di ben 35.000 ng/mc sono stati registrati negli impianti di Priolo e di Porto Marghera!!! I valori medi più alti misurati invece all'esterno sono stati quelli di Torviscosa e di Bussi sul Tirino. C'è da dire anche una cosa molto vergognosa: non esiste in Italia (e neppure in Europa) una normativa che imponga dei limiti di concentrazione di mercurio in atmosfera... Ma come, esistono delle normative addirittura per stabilire le dimensioni degli ortaggi da esporre al mercato e non ne esiste una per proteggere il nostro ambiente dal mercurio? Negli USA tale normativa c'è e prevede un limite massimo di 300 ng/mc.... (fate un pò voi i confronti con i dati italiani...). In Europa, nel solo 2004 le emissioni di mercurio sono state di oltre 32 tonnellate in aria e di 5 tonnellate in acqua! Il maggiore inquinatore è la Germania (il 25% del totale europeo), seguita da Francia, Regno Unito e... Italia (il nostro paese contribuisce al 7%...)!!! L'Italia è inoltre prima per la quantità di mercurio dispersa nelle acque: 1,4 tonnellate, ovvero il 27% del totale eurpeo!!! Quando i gatti mancano, i topi ballano...

giovedì 26 aprile 2007

E' nata "ATMOSFERA" per la lotta all'inquinamento dell'aria!

Si chiama proprio "Atmosfera" la nuova stazione automatica ed intelligente, basata su reti neurali e capace di autoprogrammarsi, per prevedere i livelli di inquinamento dell'aria. Al contrario delle attuali centraline di rilevamento inquinanti (che, appunto, rilevano e basta), quelle nuove possono individuare i singoli inquinanti con previsioni di dettaglio su base oraria (e non più su medie giornaliere). Ciò consentirà di sapere con un anticipo anche di 3 giorni quali sostanze inquinanti si verranno a concentrare nella zona dove vengono misurati (più centraline in ogni città): le nuove centraline "Atmosfera" saranno dotate di SODAR (SOund Detecting And Ranging), ovvero un tele-sensore che, tramite onde acustiche, rileva gli andamenti del vento (sia in orizzontale sia in verticale) e la situazione termica alle quote significative. Ogni stazione può così prevedere, a 24-48-72 ore, le concentrazioni di CO (monossido di carbonio), SO2 (biossido di zolfo), O3 (ozono), PM10 (polveri sottili), NO e NO2 (ossidi di azoto) e C6H6 (benzene). Tutto ciò permetterà di intervenire prima (e non dopo) con azioni mirate in previsione di situazioni allarmanti.

domenica 4 febbraio 2007

VERONA: effetti del cambiamento climatico!

Ho preso Verona come esempio visto che è la provincia in cui risiedo ma potrebbe rappresentare molte altre località per gli effetti che vi si stanno verificando. Partiamo dall'immagine allegata: rappresenta la triste visione della pista da sci della stazione di San Giorgio (comune di Boscochiesanuova), posta tra 1.500 e 1.800 metri di quota. Un'immagine desolante: con le montagne verdi e la poca neve (artificiale) concentrata sulla pista! Circa 15-20 cm di neve erano caduti circa 10 giorni fa (unica nevicata di questo inverno!) ma le temperature troppo elevate l'hanno già sciolta e non si può produrre nemmeno quella artificiale in quanto le temperature sono troppo alte: venerdì 02 febbraio all'arrivo della funivia a quota 1.800 metri la temperatura era di ben +24°C al sole e la minima si è fermata a +2.5°C!!! Per questo sono stati annullati i Campionati Italiani di fondo assoluti e delle categorie allievi e ragazzi, spostati così sulle piste di Padola di Comelico (BL), a quota 1.215 metri ove l'ultima perturbazione ha scaricato ben 70 cm di neve. Nella Lessinia (il complesso montuoso del Veronese di cui fa parte anche San Giorgio) il cambiamento climatico ha portato alla chiusura in questi anni di molte piste da sci proprio per la scarsità di neve, sempre più assente a causa del costante aumento termico e delle precipitazioni che molto spesso sono assenti durante il periodo invernale e quando avvengono sono il più delle volte sotto forma di pioggia complice lo scirocco sempre più insistente e sempre più caldo! L'altro dato veronese rigurarda l'inquinamento cittadino ed in particolar modo la concentrazione delle micidiali polveri sottili PM10 nell'aria: Verona continua ad essere non solo la città col più alto concentramento di PM10 del Veneto ma una delle più inquinate d'Italia: nel corso del mese di gennaio 2007, Belluno ha superato il limite di attenzione delle PM10 (che è di 50 microgrammi/Nmc) 1 giorno su 31, Rovigo 16 giorni su 31, Treviso 23 su 31, Padova 26 su 31, Vicenza e Venezia 27 su 31 e Verona 28 su 31!! Ricordiamo che la normativa permette alle città un tetto massimo di 35 giornate annue per poter superare tale limite! Fatevi due conti e.... respirate! Senza dubbio si tratta di due realtà (inquinamento cittadino e scarsità di neve) che riguardano moltissime altre zone d'Italia, con risvolti negativi sulla salute dei cittadini e sull'economia di molte zone....

giovedì 18 gennaio 2007

Lo SMOG soffoca le città italiane!

E' quanto emerge dal 3° Rapporto APAT sulla qualità dell'ambiente urbano, presentato oggi dall'avv. Giancarlo Viglione in qualità di Commissario Straordinario dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente. Come sempre, ecco di seguito una serie di numeri aridi ma che ci fanno comprendere meglio la realtà: nelle 24 città italiane con più di 150.000 abitanti le concentrazioni di PM10 (ozono e biossido di azoto principalmente) nel periodo 1993-2005 non hanno registrato alcun cenno di diminuzione. Per l'ozono, nel 2005 il 75% delle città ha superato almeno una volta la soglia di attenzione (addirittura il 95% delle città per quanto riguarda il biossido di azoto!).
Il trasporto su strada è il "fornitore" principale di smog: incide al 70% nella capitale Roma.
Il contributo industriale è invece particolarmente alto ove esistono i grandi poli produttivi: incide al 93% (!) a Taranto, al 75% a Venezia e al 49% a Genova.
Il parco autovetture continua a crescere: oltre il 20% in più di auto rispetto al 1996, mentre nel solo 2005 le auto a Roma sono aumentate al ritmo di 3 all'ora!!! Quasi tutte le 24 città superano le 500 vetture ogni 1000 abitanti, molte superano le 600 e Roma arriva addirittura a 732 (in Europa, Italia esclusa, solo 6 città su 160 superano la soglia di 500 vetture ogni 1000 abitanti)!
In crescita anche i motocicli: rispetto al 1996 sono raddoppiati ovunque, con punte di +63% a Torino e +176% a Roma!
Per quanto riguarda il trasporto pubblico, la quota di mezzi alimentata a gasolio sul complessivo rimane altissima e va dal 60% di Parma al 99.9% di Reggio Calabria. I mezzi di trasporto a trazione elettrica sono presenti solo nelle grande città: sono il 40% del totale a Milano, il 21% a Torino, il 17% a Bologna, il 14% a Napoli e solo il 10% a Roma (i filobus sono invece presenti anche in alcun città medie, come a Modena con un 15% del totale, Parma col 16% e Cagliari col 18%).
Poco sviluppate le linee metropolitane: in totale solo 168 km in tutta Italia, contro i 408 Km della sola Londra!!
In Europa il 30% dei tragitti compiuti giornalmente in auto copre una distanza inferiore ai 3 km ed il 50% inferiore ai 5 km: le bici potrebbero in parte risolvere il problema. Ma anche per la bici la situazione non è rosea: largamente insufficienti le pisti ciclabili (mediamente ci sono 8.077 abitanti ogno km di pista ciclabile, da un minimo di 1.663 bresciani per ogni km di pista ad un massimo di 16.460 livornesi per ogni km di pista)! La bici è utilizzata maggiormente durante il giorno a Parma (tra il 21 e il 25% degli spostamenti quotidiani) seguita da Padova (11-15%), mentre Roma è sotto il 5% e Torino-Firenze-Bologna tra il 6 e il 10%. Scusate la battuta: c'è ancora molta strada da fare, ma bisognerebbe farla a piedi...