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giovedì 22 ottobre 2015

Sistema idrico: c'è un'emergenza depurazione

Si intitola proprio così l'articolo di Sibilla Di Palma pubblicato sull'inserto “Affari & Finanza” del quotidiano la Repubblica del 12 ottobre 2015 e che potete leggere al link http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2015/10/12/news/sistema_idrico_c_unemergenza_depurazione-124947733/. A causa del grave ritardo nell'applicare la Direttiva Ue 91/271 sui sistemi fognari (che obbliga gli Stati Europei a trattare i reflui, http://www.acqua.gov.it/fileadmin/Documenti/Direttiva_91_271_CEE.pdf), l'Italia rischi entro la fine dell'anno una multa di 200 milioni di euro (dopo le due condanne già inflitte dalla Commissione Europea...). Senza contare la multa di circa mezzo miliardo di euro che l'Italia rischia di pagare quale mora per ogni anno di ritardo a partire dal 2016 per l'esecuzione delle opere mancanti... 
Non si tratta solo di un problema economico, ma anche (e soprattutto) ambientale: danneggiamento degli ecosistemi, inquinamento dell'acqua e del mare, con ripercussioni sul turismo. Non ce lo potremmo certo permettere...

mercoledì 4 dicembre 2013

PESTICIDI nell'acqua del Nord Italia

Da un'inchiesta del settimanale “L'Espresso” del 28 novembre 2013 (articolo di Gianluca Di Feo), che riprende i risultati (allarmanti) dell'ultimo “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” pubblicato dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, http://www.isprambiente.gov.it/it) relativo al biennio 2009-2010, si riscontrano dati davvero inquietanti: sono stati trovati pesticidi nel 55% delle acque superficiali italiane, nel 28% delle quali in quantità superiori alla soglia di potabilità!! Un po' meglio la situazione delle falde: rilevati pesticidi nel 28% delle analisi, dei quali il 9,6% oltre la soglia di pericolo (ma ricordiamo che nelle falde i veleni si depositano lentamente). Qual'è l'area dove l'emergenza è più grave? La pianura padano-veneta, ove si pratica l'agricoltura estensiva (ove l'impiego di sostanze chimiche è davvero massiccio). Ecco alcuni dati: nei fiumi e nei laghi sono stati trovati pesticidi sopra i limiti di sicurezza in 111 prelievi nella Lombardia, in 93 nel Veneto, in 60 nell'Emilia Romagna, in 49 nel Piemonte, in 12 nella Toscana, in 8 nel Friuli Venezia Giulia, in 5 nella Sicilia e nella Campania, 3 nel Lazio; nelle acque sotterranee superata la soglia di pericolo in 87 prelievi nel Piemonte, in 38 nella Lombardia, in 28 nella Sicilia, in 14 nell'Emilia Romagna, in 12 nel Veneto, in 11 nel Friuli Venezia Giulia, in 4 nel Lazio e in 2 nella Toscana. Delle oltre 149.000 tonnellate di pesticidi agricoli venduti nel 2010, la maggior parte sono stati utilizzati proprio in Pianura Padana. 
Naturalmente le colpe non sono tutte additabili all'agricoltura estensiva, ma anche ad un'industria che per decenni ha sversato senza regole nel territorio tonnellate di veleni. Il censimento dei siti più inquinati comprende 57 aree distribuite su tutto il Paese, e in queste zone vivono 6 milioni di persone (pari al 10% della popolazione!): le raffinerie di Napoli, Gela, Priolo e Marghera, le aziende chimiche di Brescia, Savona e Manfredonia, l'amianto dlele fabbriche di Casale Monferrato, di Broni e di Balangero, le discariche di rifiuti tossici in Campania, l'Ilva di Taranto, l'ex Italsider di Bagnoli, ecc... Si tratta di 57 “siti di interesse nazionale” così inquinati che hanno bisogno di provvedimenti d'urgenza per proteggere gli abitanti dalla minaccia ambientale. Il problema è che mancano organismi centrali con standard comuni, mentre la rete dei controlli fa acqua da tutte le parti: ogni Regione, ad esempio, agisce per conto suo decidendo in proprio come e quando fare le verifiche (alcune Regioni mandano dati parziali, addirittura alcune Regioni non rispondono proprio all'Ispra, come la Campania e la Liguria!!!). Inoltre, il rapporto dell'Ispra copre soprattutto i prodotti fitosanitari (quelli che uccidono le piante, per capirsi) mentre è carente sui biocidi (quelli che colpiscono invece insetti e parassiti, che sono talvolta ancora più pericolosi). E c'è anche un altro problema, tutto italiano: non si valutano i pericoli provocati dalla presenza contemporanea di più sostanze velenose (i limiti di legge prendono infatti in considerazione un singolo prodotto chimico ed i suoi effetti sulla salute, ma non il mix di veleni). A tal proposito si apprende dal rapporto “Pesticidi nel piatto” di Legambiente (http://www.legambiente.it) che solo lo 0,6% dei prodotti alimentari prodotti in Italia non rispetta i limiti di legge sui pesticidi contenuti, ma nel 17% degli alimenti vi si trovano più sostanze pericolose: ognuna presa singolarmente rispetta i livelli previsti, ma nessuno sa valutarne il pericolo del loro mix. 
E qui entra in gioco, come sempre, la politica: l'elenco delle aree inquinate era già compilato nel 2001, ma da allora nessuna opera di bonifica è stata fatta. Nel frattempo centinaia e centinaia di milioni di euro sono stati utilizzati in questi anni dal Ministero dell'Ambiente solo per pagare gli stipendi dei commissari straordinari e per mantenere le strutture provvisorie destinate a contenere i danni (anzichè ripararli). E poi fiumi di denaro (sempre pubblico) per studi e soluzioni irrealizzabili proposte da varie società private. Questa è una classe politica? NO!

martedì 18 giugno 2013

VELENI SOMMERSI!

È il titolo di un articolo di Adriana Spera pubblicato sul numero di maggio 2013 della rivista mensile “La Nuova Ecologia” (http://www.lanuovaecologia.it/), dedicato al fatto che oltre la metà delle acque superficiali e più di un quarto di quelle sotterranee italiane sono contaminate da pesticidi. Tutto ciò emerge dal rapporto nazionale “Pesticidi nelle acque” pubblicato in aprile dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, http://www.isprambiente.gov.it/it), che ha lo scopo non di controllare che l'acqua sia potabile per l'uomo ma che le acque siano pulite in modo da salvaguardare gli ecosistemi acquatici (senza dimenticare, comunque, che indirettamente anche l'uomo ne viene contaminato tramite la catena alimentare): il rapporto viene stilato sulla base dei monitoraggi delle acque che vengono comunicati all'ISPRA dalle Regioni e dalle ARPA, che poi vengono comunicati ai Ministeri dell'Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole. Ebbene, secondo questo rapporto nel biennio 2009-2010 i pesticidi rilevati nelle acque italiane sono stati di 166 tipi (erano 118 nel biennio 2007-2008...), mentre il 13.2% delle acque superficiali e il 7.9% di quelle sotterranee hanno presentato livelli di tossicità per gli organismi acquatici superiori ai limiti di legge. Secondo l'ISTAT nell'agricoltura italiana viene impiegato addirittura il 33% dei fitosanitari che vengono utilizzati in tutta Europa!!! Ovvero 5.6 kg per ettaro, per un totale di oltre 140.000 tonnellate, con l'impiego di circa 350 sostanze diverse! 
Si evince inoltre che nelle acque non sono presenti solo pesticidi (il cui uso è, peraltro, consentito dalla legge) ma anche sostanze sospettate di essere cancerogene, come l'atrazina (http://it.wikipedia.org/wiki/Atrazina) e la simazina (http://en.wikipedia.org/wiki/Simazine), che da tempo sono vietate anche per la loro lunga persistenza negli ambienti. Oltre a ciò nelle acque finiscono anche i biocidi, di cui però non si hanno purtroppo rilevamenti: si tratta di disinfettanti per la casa, insetticidi domestici, ecc... che contengono sostanze anch'esse in parte cancerogene (in alcuni di questi pesticidi sono state rilevate anche 23 sostanze diverse mescolate tra loro, miscele dagli effetti sconosciuti...). 
A proposito di come viene realizzato il rapporto dell'ISPRA, bisogna anche dire che non tutte le Regioni, ahimè, forniscono i monitoraggi delle loro acque (ad esempio Liguria e Calabria non li hanno forniti per questo rapporto 2013...), mentre sono insufficienti per essere esaminati i monitoraggi inviati da Campania, Sardegna, Basilicata, Lazio e Molise: anzi, solo le regioni della pianura padano-veneta mandano regolarmente e in abbondanza i loro rilevamenti, a dispetto di tutte le altre Regioni. Che, purtroppo, non sono perseguibili se non mandano questi dati: e qui c'è una grave colpa del legislatore se c'è un buco normativo del genere. 
In teoria questo rapporto servirebbe per intervenire in caso di inquinamento: effettivamente, in alcuni casi di grave inquinamento sono state poste in opera delle azioni che hanno risanato gli ambienti, ma c'è purtroppo da dire che (anche in questo campo) il confronto con l'Europa ci fa regredire di posizione, visto che a livello europeo le sostanze vietate sono molte di più (e quelle fuorilegge in Italia lo sono non per scelta nazionale ma perchè sono state revocate a livello europeo...). Anche qui devo citare la nostra cara e bellissima Costituzione, che all'art. 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Anche qui, purtroppo, il nostro Paese si rivela come la solita "non" democrazia o democrazia incompiuta...

lunedì 5 settembre 2011

IL DRAMMA DEL DELTA DEL NIGER

Molti di voi avranno sentito parlare in questi anni del Delta del Niger, ovvero la zona del delta del fiume Niger in Nigeria: si tratta di una regione geografica altamente popolata, spesso denominata Oil Rivers perché nella zona vi era una volta una ricca produzione di olio di palma. Quest'area è stata sotto l'Oil Rivers Protectorate britannico dal 1885 fino al 1893, quando fu estesa e divenne il Niger Coast Protectorate. Il Delta del Niger si estende per circa 70.000 chilometri quadrati coprendo il 7,5% del territorio nigeriano: l'area include gli stati di Abia, Akwa Ibom, Bayelsa, Cross River, Delta, Edo, Imo, Ondo e Rivers. Nella zona vivono circa 20 milioni di persone di 40 gruppi etnici diversi e che parlano 250 dialetti: gli Ijaw sono il gruppo etnico di maggiornanza. Le attività di sostentamento principali sono la pesca e l'agricoltura. Quando la Nigeria è diventata uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo, l'area del Delta del Niger ha visto sorgere molti siti per l'estrazione petrolifera: oggi vengono estratti al giorno circa 2 milioni di barili in tutto il Delta del Niger. Dal 1975 la regione copre il 75% dell'esportazione totale del grezzo della Nigeria. La maggior parte del gas naturale prodotto nelle basi per l'estrazione petrolifera viene bruciato immediatamente o introdotto nell'atmosfera per una quantità stimata in circa 2,5 milioni di piedi cubici al giorno. Questa quantità equivale al 40% del consumo totale africano di gas naturale e costituisce la più grande emissione di gas serra del pianeta. La devastazione ambientale associata e la mancanza di una equa distribuzione delle ricchezze prodotte alla popolazione, sono state (e sono ancora...) le cause determinanti il conflitto del delta del Niger, una serie di scontri etno-politici che si protraggono nella regione sin dagli anni '90. In questo contesto, opera anche il Movimento per l'emancipazione del Delta del Niger (o anche MEND, dall'acronimo inglese Movement for the Emancipation of the Niger Delta), che è un movimento militante composto da nativi della zona del delta del Niger. Il MEND dichiara di essere impegnato in una lotta armata contro la degradazione e lo sfruttamento dell'ambiente naturale da parte di corporazioni e multinazionali straniere coinvolte nell'estrazione del petrolio dal sottosuolo della regione. L'organizzazione, nata nel contesto del conflitto del Delta del Niger, è coinvolta in molti degli attacchi alle compagnie petrolifere che operano in Nigeria. Il 7 dicembre 2006 il MEND ha rivendicato il rapimento dei tre tecnici italiani e di un libanese (tutti successivamente liberati ed incolumi) avvenuto durante un attacco ad una stazione estrattiva gestita dall'Agip nello stato di Bayelsa. Il 10 novembre 1995, al termine di un processo farsa, fu impiccato dalle autorità nigeriane lo scrittore Ken Saro-Wiwa, campione della lotta degli Ogoni (abitanti della regione), per le sue denunce fatte contro l'inquinamento della zona: lo scrittore aveva affermato "Provo grande rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e alla dignità".
Scrivo questo articolo perchè è notizia di pochi giorni fa la pubblicazione di un rapporto dell'ONU, precisamente dell'UNEP (l'agenzia dell'ONU per l'ambiente), che è frutto di un lavoro durato ben 14 mesi e che è visionabile sul sito http://www.unep.org/newscentre/Default.aspx?DocumentID=2649&ArticleID=8827&l=en. Tale rapporto ha reso ufficiale quello che già da molto tempo si sapeva, ovvero che l'industria petrolifera ha causato nel Delta del Niger una catastrofe ecologica che richiederà, per essere sanata, una somma enorme e almeno 25 anni di tempo! Infatti, l'ecosistema del delta è devastato e la salute della sua popolazione è ad altissimo rischio in quanto la falda acquifera è ormai inquinata anche in profondità dagli idrocarburi, soprattutto benzene, che hanno gravissimi effetti cancerogeni. Ne ha dedicato un articolo il giornalista Pietro Veronese nella sua rubrica "Follow the people" sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 26/08/2011: il titolo di quell'articolo è il riassunto di tutta questa bruttissima storia, ovvero "Ma qualcuno ha già pagato per il dramma del Niger". Certo, hanno pagato la popolazione con la sua salute e l'ecosistema della zona. Chi pagherà? E chi pronuncerà le stesse parole dello scrittore impiccato?

giovedì 27 maggio 2010

ALLARME ARSENICO SUL LAGO DI VICO!

Ho trovato una notizia inquietante poche settimane fa: la presenza di arsenico nelle acque del Lago di Vico ha superato i livelli di guardia. Certo, una quantità minima di arsenico nell'acqua del lago è dovuta all'origine vulcanica dello stesso, ma le ultime rilevazioni dell'Arpa di Viterbo non lasciano spazio a dubbi: i livelli sono molto aumentati. Questo è allarmante perchè l'arsenico è un elemento cancerogeno che potrebbe comportare rischi alla salute delle persone e alla tutela dell'ecosistema (ricordo infatti che il Lago di Vico fornisce la maggior parte dell'approvvigionamento di acqua potabile di alcuni comuni come Ronciglione e Caprarola, in provincia di Viterbo). E' stata sollevata l'interrogazione parlamentare C.4/06897 per denunciare il problema e per suggerire le possibili cause, che potrebbero essere scarichi abusivi lungo le coste del lago e l'eccessivo utilizzo di fertlizzanti.
Lancio pertanto questo veloce appello affinchè gli abitanti della zona vigilino su questa grave situazione: vigilino perchè l'interrogazione parlamentare non cada nel nulla, vigilino perchè le autorità locali non affossino l'allarme e il problema. Abitanti del posto, fatevi sentire ed agite nel rispetto della vostra salute e del vostro (e nostro) caro ambiente. Tenetemi aggiornato!

sabato 1 novembre 2008

Bonifica del SARNO: rischia il posto il generale anti-sprechi

Stiamo parlando della valle del fiume Sarno, che interessa i comuni campani di Sarno, San Marzano sul Sarno, Scafati, fino ad arrivare alla sua foce sul Mar Tirreno: si tratta del fiume più inquinato d’Europa, “grazie” alle concerie che per decenni vi hanno scaricato i loro reflui e ai capannoni/abitazioni che vi hanno riversato i loro scarichi civili ed industriali direttamente!!! Ve ne parlo con rammarico, perché io abito in un paesino del Basso Veronese, Bevilacqua, attraversato dal 2° fiume più inquinato d’Italia, il Fratta, anch’esso in queste condizioni per gli scarichi conciari che da decenni avvengono a monte (nella valle del Chiampo) e tuttora continuano senza che le amministrazioni (comunali, provinciali e regionale) facessero niente di particolare. Rivedo il mio fiume Fratta quando leggo che le acque del Sarno sono colorate (di rosso d’estate per i pomodori e di colore nero in inverno per gli scarichi fognari): inquietante!
Ma torniamo alla valle del Sarno: il fiume è lungo 28 km e sul suo bacino (quindi inclusi anche gli –altrettanto inquinati– affluenti) vi abitano circa un milione di persone. È a cavallo tra le province di Avellino e Salerno ed è a rischio geologico (ricorderete l’alluvione di Sarno di qualche anno fa quando vennero giù pezzi di montagna!), ambientale ed idrico. Decenni fa sono iniziate le operazioni di bonifica del fiume: dal 1973 al 2003 sono stati spesi 2.000 miliardi delle vecchie lire (circa un miliardo di euro) dai precedenti 4 prefetti ma i risultati sono stati piuttosto scarsi (anzi, pressoché nulli…). Dal 2003 si decide di cambiare rotta e viene nominato Commissario per l’emergenza inquinamento del Sarno il generale Roberto Jucci (83 anni): ex comandante dei Carabinieri, ex capo del Servizio Segreto militare, ex capo del Controspionaggio, ora appunto Commissario da 5 anni per la gestione delle operazioni di bonifica della valle del Sarno. Dal 2003 al 2008 (quindi in questi 5 anni di lavoro) ha lavorato GRATIS, perché come lui stesso ha detto: “Mangio una volta al giorno e compro un vestito all’anno, sono un uomo delle istituzioni, ho di cosa vivere e non ho voluto compensi. E poi, se proprio dovessi chiedere una liquidazione per quello che ho fatto, non basterebbe certo quello che hanno gentilmente offerto ai manager dell’Alitalia o delle Ferrovie dello Stato”. E, in effetti, in questi 5 anni ha fatto davvero tanto: gli sono stati messi a disposizione 650 milioni di euro (250 milioni ancora da spendere) con i quali ha fatto aprire ben 46 cantieri e già realizzato 39 reti fognarie, 4 collettori e 3 grandi depuratori, allargato gli alvei dei fiumi, e tutto avendo sotto il proprio rigoroso controllo la cassa dei milioni di euro elargiti, controllando ogni singola fattura! Ecco alcuni esempi della sua capacità lavorativa:
• nel paese di Scafati ha fatto costruire uno dei più moderni depuratori d’Italia, costato 67 milioni di euro e realizzato in soli 5 anni: per quello di Napoli est (grande uguale) ci sono voluti il doppio dei soldi ed il triplo del tempo!!;
• il collettore di San Marzano (realizzato in questi 5 anni) è lungo 12 km ed è costato 26 milioni di euro: per quello di Napoli est, con gli stessi soldi, ne sono stati realizzati in 5 anni appena 3 km…;
• nel paese di Solofra il vecchio depuratore (che raccoglie i reflui di ben 162 concerie!) perdeva (fino a maggio 2006) 300 mila euro al mese ed aveva accumulato un deficit di oltre 6 milioni di euro: sotto la gestione del commissario Jucci, le perdite mensili si sono azzerate ed, anzi, da gennaio 2009 il depuratore guadagnerà circa 1.000 euro al giorno, ovvero 30.000 euro al mese!!!
Ripetiamo, tutto questo avendo lavorato per 5 anni GRATIS. Per informazioni http://www.autoritabacinosarno.it.
Bene, e adesso? Adesso (alla fine dell’anno) gli scade il mandato di alto Commissario e sta aspettando una chiamata dal governo, ma c’è il forte rischio che questa chiamata non arrivi (anche a causa di qualche screzio avuto con Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile e così “amico” del governo Berlusconi): se non ci fosse la riconferma del generale Jucci, il completamento delle opere della valle del fiume Sarno e la loro gestione passerebbe alla Regione Campania. Dobbiamo ricordarvi come la Regione Campania ha affrontato negli ultimi 15 anni l’emergenza rifiuti? Vi siete risposti da soli…

mercoledì 27 febbraio 2008

ALLEVAMENTI VENETI: continua la disputa sui nitrati...

Pochi giorni fa pubblicai un post relativo al problema dello smaltimento dei reflui degli allevamenti veneti, in particolare di quelli veronesi.
Riassumiamo la vicenda: nel 1991 viene pubblicata una direttiva dell’Unione Europea, detta “direttiva nitrati” (la n° 91/676/CEE), che prevede le modalità di smaltimento dei reflui degli allevamenti sui terreni agricoli al fine di proteggere le acque sorgive e delle falde dall’inquinamento provocato dagli azotati provenienti da fonti agricole utilizzate per la fertilizzazione dei terreni (come appunto i reflui animali). La normativa prevede, in caso di presenza di “ZVN” (zone vulnerabili da nitrati), un massimo di 170 kg di azoto per ettaro proveniente dallo spargimento di reflui vari. Secondo la UE, risulta vulnerabile quasi tutta la Valpadana e, nel Veneto, tutta la provincia di Rovigo, il bacino scolante della laguna di Venezia e 100 comuni sopra la fascia delle risorgive (dei quali 50 nel veronese). La Regione Veneto ha a lungo contestato questa “vulnerabilità” diffusa ma alla fine ha dovuto cedere: tra l’altro, l’Italia è in notevole ritardo circa l’attuazione della direttiva europea (guarda un po’…) tanto che l’ha recepita con il decreto Mipaf solo nel 2006 e fatta entrare in vigore il 1° gennaio 2008. A causa di questo notevole ritardo, la Comunità Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro paese, però poi (su sollecito della Provincia di Verona e della Regione Veneto) ha concesso una proroga al 15 maggio 2008: se entro questa data non sarà risolto il problema di smaltimento dei reflui animali, allora si rischia il blocco di tutti i contributi comunitari destinati all’agricoltura e agli allevamenti, già previsti dal Piano di Sviluppo Regionale 2007-2013 (e potrebbero essere bloccati anche i fondi della Politica Agricola Comune per seminativi e zootecnica).
Fin qui i fatti. Il problema era stato sollevato poche settimane fa dal giornale locale “Primo Giornale”: ora è stato sollevato anche dal quindicinale (sempre locale) “Il Nuovo Giornale” del 21/02/2008. il primo aveva proposto come soluzione al problema la costruzione di impianti per l’incenerimento diretto dei reflui animali (da cui ottenere energia elettrica), il secondo propone invece “impianti di gassificazione con pirolisi”, che non sono tanto meglio. Si tratta infatti di impianti in cui i reflui degli allevamenti vengono sottoposti a pirolisi (un processo di decomposizione di sostanze organiche tramite calore) da cui ottenere energia elettrica (in pratica sono sempre degli inceneritori, responsabili dunque di quelle polveri sottilissime che vengono immesse in atmosfera e che sono molto pericolose per la salute umana). Si stanno proponendo questi impianti in quanto bisognerebbe smaltire i reflui animali in surplus trovando nuove superfici che però non ci sono. Nel mio precedente post avevo indicato nel biogas una possibile soluzione al problema dei reflui: dalla fermentazione dei reflui si ottiene gas metano da impiegare nelle abitazioni, mentre lo scarto viene poi utilizzato come fertilizzante. Michele Bertucco, responsabile regionale di Legambiente, è d’accordo con questa alternativa, anche se sottolinea che il prodotto residuo del biogas deve essere trattato prima di essere utilizzato come fertilizzante, altrimenti (se non trattato) risulta essere dannoso perché può contenere quantità di azoto addirittura superiori ai liquami al loro stato originale.
La situazione è molto complicata in quanto il tempo stringe: il 15 maggio 2008 è dietro l’angolo… E’ inspiegabile però il fatto che in 17 anni l’Italia non si sia mai mossa (la direttiva europea è del lontano 1991…), quindi non sarei così scandalizzato di fronte al taglio dei fondi europei ad agricoltura ed allevamenti che un po’ se la sono cercata! Non possiamo continuamente andare contro le normative europee: facciamo parte dell’Unione Europea, accettiamo (eccome!) i fondi comunitari (ai quali nessuno ha mai rinunciato!!!), ma respingiamo il rispetto delle regole. Questo non vuol dire essere comunitari… Ha assolutamente ragione Michele Bertucco quando dice: “E’ vero che le aziende vanno aiutate, ma è impensabile voler continuare a prendere soldi per portare avanti un tipo di allevamento intensivo, dannoso per la salute animale, per l’ambiente e soprattutto per i cittadini”. Ed ha ancora più ragione quando sostiene che il problema di tutti questi anni è stata la non riduzione del numero dei capi di bestiame per ettaro di terreno (al fine di giungere a quantità ragionevoli di reflui da smaltire in quell’ettaro): sarebbe ora di farlo, cercando di privilegiare gli allevamenti non intensivi oppure le aziende biologiche.
Questo doveva essere fatto molti anni fa, quando si era già a conoscenza del rischio che si correva. Se vogliamo parlare di sostenibilità ambientale (cercando di proteggere acqua ed aria dall’inquinamento derivante nel primo caso dai reflui scaricati nei terreni e nel secondo caso dalle polveri sottilissime e pericolose per la salute umana che escono dai camini degli inceneritori), le soluzioni sono due:

  • riduzione dei capi di bestiame negli allevamenti, adeguandoli in modo da poter arrivare ad un regolare smaltimento dei reflui sui terreni agricoli a disposizione;
  • mantenere gli attuali capi di bestiame ma ricorrere al biogas (ottenendo gas metano) ed utilizzare il residuo (una volta trattato) come fertilizzante in agricoltura.

Purtroppo, come sempre, si ricorrerà alla soluzione peggiore, che non sta in nessuna delle due appena proposte ma nell’incenerimento, ormai proposto da quasi tutti (purtroppo): ciò però contribuirà ad aumentare il rischio di tumori nella popolazione, ma questo nessuno ha il coraggio di dirlo…

venerdì 23 novembre 2007

4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO

Si apre oggi 23 novembre 2007 il 4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO, un appuntamento nato per la salvaguardia del nostro fiume più grande. Durante il Congresso si cercherà di trasformare il lavoro preparatorio (realizzato dalla "Consulta delle Provincie del Po") in un grande "Progetto di Sistema" che preveda la salvaguardia della qualità delle acque, del paesaggio e degli ecosistemi di tutto il bacino del fiume. E' ormai evidente che il fiume versa in una condizione piuttosto grave, lontanamente somigliante al Po di vecchi ricordi, a causa di vari problemi:
- urbanizzazione eccessiva ed incontrollata, soprattutto in vicinanza delle sue sponde;
- scarichi fognari non controllati e non depurati;
- sistemi agrozootecnici intensivi sempre più diffusi;
- utilizzo senza misura delle sue acque per agricoltura, produzione di energia elettrica, ecc...: il bacino del Po sopporta il carico di 114 milioni di "abitanti equivalenti" e su di esso sono state rilasciate concessioni idriche per 1.840 mc/sec a fronte di una portata media disponibile di 1.450 mc/sec!;
- scarichi di fitofarmaci sfuggiti ad ogni controllo: in esso si scarica quasi il 30% dei fitofarmaci distribuiti in Italia (156.398 tonnellate secondo i dati ISTAT di Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna);
- perdita delle biodiversità: delle 50 specie ittiche autoctone italiane solo il cavedano non è in pericolo o a rischio di estinzione;
- siccità sempre più intense che ne fanno mancare una buona parte della sua portata idrica ormai per buona parte dell'anno.
Non si può permettere che il fiume più importante d'Italia corra il rischio di essere distrutto: ecco perchè Legambiente e WWF si sono mosse insieme per ottenere l'approvazione di un progetto complessivo di rinaturazione e riqualificazione paesaggistica, soprattutto per ridurre al minimo il rischio idrogeologico e per mantenere un buono stato ecologico nel fiume. Stefano Ciafani (responsabile scientifico di Legambiente) e Andrea Agapito (responsabile acqua del WWF) sono soddisfatti dell'ottimo lavoro svolto finora dalle "Provincie del Po" che, insieme all'Autorità di Bacino, hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica, del Governo, delle Regioni e dell'Unione Europea per creare un progetto condiviso. Un altra richiesta di Legambiente e WWF è che l'Autorità di Bacino debba, dopo un'attenta valutazione del bilancio idrico, attuare un "Piano di Gestione del Bacino Idrografico": per tale motivo con la revisione del Decreto Legislativo n° 152/2006 è stato conferito all'Autorità di Bacino più potere di regia sugli interventi programmati da soggetti esterni. Infatti, come ha detto Giuseppe Castelnuovo (portavoce di Legambiente e WWF al "Congresso Nazionale del Po"), le istituzioni (locali e non) dovranno avere il coraggio di dire NO a richieste di sfruttamento del fiume che siano in contrasto, anche minimamente, con i richiami della comunità scientifica, altrimenti il problema del Po non sarà mai risolto. Proprio per tale motivo Legambienrte e WWF hanno deciso di darsi da fare per contribuire al successo di questo progetto nell'ottica del metodo partecipativo previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60 CE.

martedì 16 ottobre 2007

Cina: Lago Tai intossicato dalle industrie chimiche!

Il Lago Tai (in cinese Tài Hù, ovvero "grande lago") è il 3° lago più grande della Cina (2.250 kmq di superficie) e si trova nella pianura del delta del fiume Yangze (sul confine tra le provincie di Jiangsu e Zhejiang). Purtroppo il grande lago, a conferma della preoccupante situazione dell'inquinamento in Cina, sta letteralmente morendo: le centinaia di industrie chimiche che lo circondano lo stanno distruggendo con i loro scarichi i quali hanno infestato il lago di cianobatteri, chiamati anche alghe azzurre, che lo hanno colorato di verde fluorescente! Almeno 2 milioni di persone che abitano lungo i canali, le risaie e gli stabilimenti chimici attorno al lago non possono più utilizzare le sue acque per bere e cucinare (cosa che succedeva fino a poco tempo fa). La notizia arriva dal quotidiano La Repubblica ed è' l'ennesima conferma del fortissimo, sfrenato e preoccupante inquinamento che sta avvolgendo (anzi, sconvolgendo!) la Cina: purtroppo le associazioni ambientaliste (riconosciute come status giuridico nel 1994) sono ancora malviste dal Partito Comunista che considera gli ecologisti come una minaccia ancora più devastante del degrado delle acque. Purtroppo amministratori locali e nazionali non si fanno certo condizionare da problemi "ambientali" di fronte agli alti tassi di crescita economica... e, tra l'altro, godono ancora del controllo quasi totale della polizia e dei tribunali. Ne è l'esempio la storia di Wu Lihong, contadino quarantenne che da oltre 10 anni stava sostenendo una battaglia denunciando come proprio le moltissime industrie chimiche stessero devastando il lago con i loro scarichi: ebbene, nel processo a tali industrie Wu Lihong non ha potuto testimoniare in quanto lo scorso mese di maggio le autorità locali lo hanno arrestato ed un corrotto tribunale lo ha poi condannato a 3 anni di detenzione per reato di frode e di ricatto (naturalmente accuse inventate...): addirittura negli atti d'accusa si sosteneva che Wu Lihong avesse confessato (anche questo inventato)! E mentre il contadino era in prigione il lago... ha parlato da solo: nitrogeno, fosforo, residui non depurati delle lavorazioni chimiche, fertilizzanti e liquami hanno raggiunto valori mai registrati prima il che, unito alla mancanza delle piogge, ha ricoperto il lago di una densa coltre maleodorante lasciando per molti giorni senza acqua potabile oltre 2 milioni di persone nella città di Wuxi (grande città posta sulle sue coste settentrionali). In principio le autorità locali hanno parlato di "disastro naturale", ma poi i mezzi di comunicazione nazionale hanno mostrato le immagini delle industrie chimiche che versavano i loro liquami nel lago. Ciò però non è bastato a far ammettere il "disastro politico ed economico" da parte del governo nazionale e Wu Lihong è rimasto in carcere. Proprio in questi giorni a Pechino si è aperto in pompa magna il 17° Congresso del Partito Comunista Cinese: il segretario generale Hu Jintao tra le tante cose ha affermato: "Aumenteremo gli investimenti nel risparmio energetico, nel ridurre l'inquinamento dell'acqua, dell'atmosfera e dei terreni". Dovrebbe essere il minimo che un governo dovrebbe fare per il suo paese, tuttal'più se si tratta della Cina. Ma se penso alla sete di potere economico che avvolge il paese, al fatto che gli stanziamenti che da Pechino vanno verso l'interno finiscono per 9/10 nelle tasche delle corrotte autorità locali, al fatto che non esiste una stampa libera, alla corruzione della polizia e della magistratura, al divario economico enorme tra città e campagna, alla completa mancanza di regole e controlli di ogni genere sull'ambiente, beh sinceramente sono molto restio a credere alle parole del segretario generale...

mercoledì 5 settembre 2007

Mar Caspio: ENI colpevolizzata di danni ambientali...

Nel 2000 viene scoperto da una cordata di multinazionali guidata dall'ENI un grosso giacimento di petrolio a Kashagan, in Kazakistan: si tratta del più grande pozzo di petrolio scoperto negli ultimi 30 anni. L'ENI non se l'è fatto scappare... ed ha realizzato una cordata per appiopparsi il giacimento: l'ENI è azionista (col 18,52%) nonchè gestore operativo del progetto mentre gli altri partner sono la compagnia di stato kazaka Kmg (8,33%), la Conocophillips (9,26%), la Exxon (18,52%), la Shell (18,52%), la Total (18,52%) e la Inpex (8,33%): niente male come nomi... Dopo poco cominciano i lavori per la realizzazione del giacimento petrolifero: a tutt'oggi l'estrazione petrolifera non è ancora cominciata ma il governo kazako, tramite il suo ministro dell'ambiente Nurlan Iskakov, ha già sollevato dei forti dubbi su questo giacimento in quanto sembra che le attività non stiano rispettando le leggi ambientali kazake. Per tale motivo il governo kazako è intenzionato a revocare l'autorizzazione precedentemte rilasciata per prevenire danni irreversibili all'ambiente derivabili proprio dalle attività di estrazione del greggio. Il primo ministro kazako Karim Masimov si è detto molto deluso per come questo progetto viene portato avanti e ha dichiarato che se l'operatore non risolverà questo problema sarà costretto a cambiare il progetto. I forti dubbi derivano da una forte moria di trichechi che si è avuta nella zona negli ultimi mesi, e si tratta solo di lavori per la realizzazione dell'impianto... La Cordata di multinazionali ha confermato di aver ricevuto la notifica di una presunta violazione ambientale, a causa degli scarichi industriali. Tuttavia c'è qualcosa di strano: lo scorso 30 luglio, infatti, il governo kazako minaccia l'ENI di rivedere il contratto a causa dei ritardi dei lavori di realizzazione dell'impianto (infatti l'estrazione è già stata spostata dal 2008 al 2009) e del lievitare dei costi (passati da 56 a 136 miliardi di euro per l'intera vita dei poizzi), anche se è già cominciata una trattativa per un aumento dello sfruttamento dei pozzi da 1,2 a 1,5 milioni di barili al giorno e per un aumento richiesto dal primo ministro kazako anche della quota di greggio spettante alla compagnia di stato Kmg. Il fatto che negli ultimi anni il blocco per pericoli ecologici sia già stato utilizzato in Russia per rinegoziare gli importanti contratti già firmati porta a pensare che il governo kazako non sia così preoccupato dei pur reali danni ambientali, quanto invece del denaro che arriverà nelle sua casse (ne è l'esempio la compagnia petrolifera Chevron che, sempre al Kazakistan, ha dovuto versare ben 866 milioni di euro entro il 2009 per "compensazioni ambientali" per evitare la revoca della concessione). Non vorrei che da questa battaglia l'unico che ne uscisse sconfitto fosse proprio l'ambiente...

giovedì 2 agosto 2007

Laghi italiani avvelenati!

L'allarme arriva da una ricerca effettuata tra giugno e luglio da Legambiente, una sorta di "Goletta dei Laghi" sponsorizzata da due organismi che si occupano della lotta all'inquinamento delle acque, ovvero il Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste ed il Consorzio Obbligatorio Olii Usati: sono stati effettuati 150 prelievi su 22 laghi italiani (ricordiamo che in Italia ci sono circa 500 laghi ad acqua dolce con una superficie superiore a 0.2 kmq, la maggior parte concentrati al Nord e nelle aree interne, per un volume d'acqua di 150 miliardi di mc dei quali 130 concentrati nei grandi laghi subalpini). Il DPR n° 470/82 stabilisce i gradi di inquinamento per i nostri laghi in base al superamento dei limiti dei vari parametri predisposti: così risulta "non inquinato" il lago le cui acque rientrano nei limiti, "leggermente inquinato" quello che ha almeno un parametro fuori limite, "inquinato" se ha valori 5 volte superiori ai limiti e "fortemente inquinato" quando i suoi valori superano di 10 volte i limiti. Ebbene, il 70% dei prelievi indica acque fuori norma!!! Molte le cause: gli scarichi fognari, il maggiore utilizzo d'acqua per usi vari (agricoltura, industria, turismo, ecc...), le siccità sempre più potenti e frequenti e la speculazione edilizia selvaggia: tutto ciò sta portando alla lente distruzione dei laghi italiani. Tra i laghi analizzati, risultano "leggermente inquinato" il Lago di Garda (il 58% dei prelievi è risultato fuori limite), il Lago Sirio (67%), il Lago Maggiore (70%), il Lago d'Idro (75%), il Lago d'Iseo (75%), il Lago di Como (77%) ed il Lago Piediluco (100%), "inquinato" il Lago di Avigliana Grande (75%), il Lago di Avigliana Piccolo (100%) ed il Lago di Viverone (100%), infine "fortemente inquinato" il lago di Lugano (100%) ed il Lago Trasimeno (100%)!!! L'unico lago in buona salute tra quelli analizzati, e quindi "non inquinato", è quello trentino di Caldonazzo (17% di prelievi oltre i limiti). Il direttore di Legambiente Francesco Ferrante afferma che sembra di essere tornati indietro agli anni '80 e non c'è da dargli torto! Certo, i prelievi effettuati nei laghi non sono numerosi e periodici come quelli effettuati nei mari, quindi alcune situazioni di inquinamento potrebbero essere causate da singoli eventi: purtroppo è il quadro generale che allarma e quindi non si tratta di singoli eventi ma di gestioni sbagliate dei nostri specchi lacustri che di questo passo stanno morendo. E nel frattempo il Lago di Garda sta quasi raggiungendo il suo minimo storico: il record è di +8 cm sullo zero idrometrico registrato nel settembre 2003, ora è a +15 e se non intervengono precipitazioni tra circa 10 giorni potrebbe essere sceso a +5...

mercoledì 1 agosto 2007

ACQUA: quella italiana è super-inquinata da pesticidi!

Lo ha reso noto l'APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e del Territorio) durante la conferenza stampa di presentazione del "Rapporto sul Piano Nazionale di Monitoraggio" coordinato nel triennio 2003-2005. Infatti è stato siglato un accordo tra Stato e Regioni per affidare all'APAT il coordinamento di monitoraggio delle acque per realizzare un buon sistema di controllo e di gestione dell'informazione delle nostre acque. Prima infatti i controlli effettuati dalle Regioni erano disomogenei ed effettuati solo su alcune sostanze, ora invece viene esteso a tutte le sostanze e in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale: l'accordo è ora scaduto ma c'è la volontà da tutte le parti di rinnovarlo. Ebbene, dalle indagini effettuate risulta che ogni anno si utilizzano in Italia ben 150.000 tonnellate di pesticidi che, se da un lato possono avere effetti positivi sui raccolti agricoli, dall'atro hanno effetti molto negativi per l'uomo e per l'ambiente visto che la maggior parte di essi finisce nelle nostre acque (fluviali e lacustri, superficiali e sotterranee). Sono state utilizzate ogni anno circa 400 sostanze attive in agricoltura, presenti con diverse formulazioni in alcune migliaia di prodotti commerciali! Molte di queste sostanze sono presenti anche nei biocidi (ovvero tutti quei prodotti che vengono utilizzati come disinfettanti, conservanti del legno, antincrostanti, pesticidi ad uso agricolo, ecc...) dei quali non si hanno a disposizione le informazioni inerenti le quantità utilizzate per cui non è possibile indicarne la loro incidenza sull'inquinamento ambientale. Sono stati rinvenuti nelle acque italiane 119 diversi tipi di pesticidi, di cui 112 in quelle superficiali e 48 in quelle sotterranee...: i controlli relativi all'anno 2005 sono stati effettuati su 3.574 monitoraggi e 10.570 campioni per un totale di 282.774 misure analitiche. Ebbene, in 485 punti di monitoraggio (ovvero il 47% del totale) delle acque superficiali è stata riscontrata la presenza di residui di pesticidi, di cui nel 27.9% dei casi in quantità superiori al limite imposto per le acque potabili; per le acque sotterranee sono stati rinvenuti residui di pesticidi in 630 punti di monitoraggio (il 24.8% del totale) di cui nel 7.7% dei casi in quantità oltre il limite. Tra tutti i pesticidi quelli in maggiore quantità rinvenuta vi sono gli erbicidi, tra cui gli erbicidi triazinici e alcuni prodotti di degradazione (i cosidetti metaboliti). Tra le aree maggiormente inquinate vi sono la pianura padano-veneta e alcune regioni del Centro-Sud: qui sono risultati contaminati il 51.5% dei punti di monitoraggio (dei quali il 29.2% oltre il limite) nelle acque superficiali e il 16.1% dei punti di monitoraggio (di cui il 2.7% oltre il limite) in quelle sotterranee. Tra l'altro, è stata ancora trovata la atrazina (una sostanza il cui divieto è vecchio di 20 anni...), a conferma del suo forte utilizzo in passato e della sua fortissima resistenza nell'ambiente! Forte anche la contaminazione di metolaclor, soprattutto in Valpadana: è presente nel 33% delle acque superficiali (nel 19% dei casi oltre il limite). Da segnalare anche la presenza di alcuni erbicidi utilizzati nelle risaie, come il bentazone che nell'11% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali risulta oltre il limite! I pesticidi da un lato sono positivi nel prevenire malattie alle colture agricole (consentendo quindi ottimi raccolti), ma se pensiamo che la maggior parte di essi finisce nella acque e che queste vengono impiegate nell'irrigazione agricola.... beh, allora forse ci dobbiamo porre alcuni dubbi su quello che mangiamo!!!

martedì 26 giugno 2007

Emergenza mercurio nelle nostre acque!!!

Secondo i dati forniti dalla Autorità preposte al monitoraggio sull'inquinamento atmosferico da mercurio nei pressi dei principali impianti per la produzione di cloro e soda italiani, le quantità di mercurio presenti nelle acque ed in atmosfera sono ancora altissime! Dei 7 impianti funzionanti in Italia per la produzione di cloro e soda solo uno (quello di Assemini, in provincia di Cagliari) non usa mercurio: gli altri, ovvero quelli di Porto Marghera (VE), Pieve Vergonte (VB), Torviscosa (UD), Rosignano Marittimo (LI), Bussi sul Tirino (PE) e Priolo Gargallo (SR), lo usano in gran quantità e tra l'altro non hanno mai eseguito opere di ammodernamento degli impianti. I valori medi più alti sono stati registrati dentro l'impianto di Pieve Vergonte con valori di oltre 1.500 ng/mc, mentre picchi di ben 35.000 ng/mc sono stati registrati negli impianti di Priolo e di Porto Marghera!!! I valori medi più alti misurati invece all'esterno sono stati quelli di Torviscosa e di Bussi sul Tirino. C'è da dire anche una cosa molto vergognosa: non esiste in Italia (e neppure in Europa) una normativa che imponga dei limiti di concentrazione di mercurio in atmosfera... Ma come, esistono delle normative addirittura per stabilire le dimensioni degli ortaggi da esporre al mercato e non ne esiste una per proteggere il nostro ambiente dal mercurio? Negli USA tale normativa c'è e prevede un limite massimo di 300 ng/mc.... (fate un pò voi i confronti con i dati italiani...). In Europa, nel solo 2004 le emissioni di mercurio sono state di oltre 32 tonnellate in aria e di 5 tonnellate in acqua! Il maggiore inquinatore è la Germania (il 25% del totale europeo), seguita da Francia, Regno Unito e... Italia (il nostro paese contribuisce al 7%...)!!! L'Italia è inoltre prima per la quantità di mercurio dispersa nelle acque: 1,4 tonnellate, ovvero il 27% del totale eurpeo!!! Quando i gatti mancano, i topi ballano...

martedì 5 giugno 2007

Allarme petrolio nel Mediterraneo!

In media si contano nel Mediterraneo circa 60 incidenti marittimi all'anno, di cui 15 coinvolgono navi che trasportano petrolio e sostanze chimiche: ogni anno verrebbero versate nel nostro mare da 100 a 150 mila tonnellate di idrocarburi! Ciò si riscontra anche dalla densità di catrame pelagico nell'acqua: ben 38 milligrammi/mc, la più alta del mondo! Le zone più a rischio sono gli Stretti di Gibilterra e di Messina, il Canale di Sicilia nonchè i porti di Genova, Livorno, Civitavecchia, Venezia, Trieste, Pireo (Atene), Larnaca (Cipro), Beirut (Libano) ed Alessandria d'Egitto. Quotidianamente le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (pari al 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno 340 milioni di tonnellate di petrolio (pari a ben 8 milioni di barili al giorno). Cifre impressionanti: basti pensare che lungo le coste mediterranee ci sono 584 città, 750 porti turistici, 286 porti commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 180 centrali termoelettriche, 82 porti petroliferi ed 82 raffinerie, tanto che tali coste sono tra le più antropizzate del mondo! Dei 400 milioni di abitanti dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo ben 13o milioni abitano sulle coste. Per quanto riguarda l'Italia, sulle sue coste ci sono 17 raffinerie che lavorano 1/4 del petrolio di tutto il Mediterraneo (2.300.800 barili al giorno) e 14 porti petroliferi! Dal 1985 ad oggi si sono verificati 27 gravi incidenti che hanno versato in acqua complessivamente 270.000 tonnellate di idrocarburi: il primato lo detiene l'Italia (!) con 162.000 tonnellate, seguita da Turchia e Libano... Si tratta di un problema molto serio: si parla sempre più di energie rinnovabili ma il petrolio continua a farla da padrone. Sarebbe già importante riuscire ad arrestare l'orribile scarico in mare delle acque di lavaggio delle cisterne petrolifere, magari consentendo lo scarico di tali acque presso dei depositi costieri (ma nessuno lo fa...). E magari diffondere obblighi più restrittivi circa la navigazione dei carichi pericolosi in caso di avverse condizioni atmosferiche (all'origine della maggior parte degli incidenti...), ma anche in tal caso nessuno lo fa... Purtroppo le politiche dei paesi sono ancora fortemente dipendenti dall'oro nero...

mercoledì 21 marzo 2007

Allarme WWF: ecco i 10 fiumi più a rischio nel mondo!

Il WWF ha lanciato l'allarme relativo a molti fiumi della Terra considerati "sotto stress" o "a rischio" in quanto (per vari fattori tra cui il clima e le dighe) il loro ambiente naturale viene profondamente alterato fino a farli "morire" entro 20 anni: un fiume è considerato "morto" non solo per la mancanza di acqua ma anche se questa, pur presente in abbondanza, è così inquinata da non poter far sopravvivere flora e fauna oppure quando le infrastrutture (come porti o dighe) ne alterano profondamente il suo naturale percorso. Lungo le rive dei 10 fiumi più a rischio del mondo vivono centinania di milioni di persone che hanno la loro vita e le loro attività legate proprio a questi fiumi. Ecco quelli più a rischio:
1) Rio Grande-Bravo (USA-Messico): lungo 3.033 km, sulle sue rive vivono 10.000.000 di persone. A causa delle ingenti estrazioni d'acqua, il bacino si sta prosciugando (e le acque stanno per questo diventando salate!);
2) Danubio (Europa): lungo 2.780 km, sulle sue rive vivono 81.000.000 di persone. La minaccia deriva da molte nuove infrastrutture per soddisfare l'intensa navigazione. Su di esso si riversano ben 19 paesi (e 4 capitali ovvero Vienna, Bratislava, Budapest e Belgrado) che lo sfruttano per l'agricoltura, l'industria, i trasporti e l'energia. Solo il 6.6% del fiume è protetto: al suo interno vivono oltre 100 specie di pesci di cui 7 uniche al mondo!;
3) Nilo (Sudan-Egitto): lungo 6.695 km, sulle sue rive vivono 360.000.000 di persone! Il riscaldamento globale e soprattutto l'aumento continuo della popolazione lo stanno prosciugando...;
4) La Plata (Brasile-Paraguay-Argentina-Uruguay): lungo 4.030 km, sulle sue rive vivono 100.000.000 di persone. Sul suo corso sono previste nuove infrastrutture per la navigazione e ben 27 nuove dighe....;
5) Yangtze (Cina): lungo 6.300 km, sulle sue rive vivono 430.000.000 di persone! E' fortemente inquinato a causa degli scarichi delle industrie e dei pesticidi usati in agricoltura;
6) Mekong (Birmania-Thailandia-Laos): lungo 4.600 km, sulle sue rive vivono 57.000.000 di persone. Pesca illegale e sfruttamento ittico iper-intensivo lo stanno rovinando;
7) Nu-Salween (Cina-Thailandia): lungo 2.800 km, sulle sue rive vivono 6.000.000 di persone. E' prevista la costruzione di infrastrutture e ben 16 nuove dighe: il fiume è destinato alla morte e con sè una zona temperata ricca di biodiversità riconosciuta e protetta dall'Unesco!;
8) Murray Darling (Australia): lungo 3.370 km, sulle sue rive vivono 2.000.000 di persone. A causa probabilmente del riscaldamento climatico, è stato invaso da specie aggressive che hanno ridotto quelle originarie (queste ultime rappresentano ormai solo il 10% di quelle presenti)!;
9) Indo (India-Afghanistan): lungo 2.507 km, sulle sue rive vivono 200.000.000 di persone. Il ritiro dei ghiacciai himalayani che lo alimentano (a causa del riscaldamento globale) e lo sfruttamento forsennato delle sue acque lo stanno prosciugando, mentre è prevista la costruzione di 14 nuove dighe...;
10) Gange (India-Bangladesh): lungo 2.900 km, sull sue rive vivono 178.000.000 di persone. Anche questo, per gli stessi motivi dell'Indo, si sta prosciugando.
Un ultimo dato: dei 177 fiumi più lunghi del mondo, solo 21 dalla sorgente al mare non incontrano dighe o infrastrutture nel loro percorso!! Come sempre, l'uomo lascia lo zampino senza rendersi conto che sta distruggendo un bene prezioso che si chiama "ACQUA"!