giovedì 22 ottobre 2015
mercoledì 4 dicembre 2013
PESTICIDI nell'acqua del Nord Italia
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martedì 18 giugno 2013
VELENI SOMMERSI!
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lunedì 5 settembre 2011
IL DRAMMA DEL DELTA DEL NIGER
Scrivo questo articolo perchè è notizia di pochi giorni fa la pubblicazione di un rapporto dell'ONU, precisamente dell'UNEP (l'agenzia dell'ONU per l'ambiente), che è frutto di un lavoro durato ben 14 mesi e che è visionabile sul sito http://www.unep.org/newscentre/Default.aspx?DocumentID=2649&ArticleID=8827&l=en. Tale rapporto ha reso ufficiale quello che già da molto tempo si sapeva, ovvero che l'industria petrolifera ha causato nel Delta del Niger una catastrofe ecologica che richiederà, per essere sanata, una somma enorme e almeno 25 anni di tempo! Infatti, l'ecosistema del delta è devastato e la salute della sua popolazione è ad altissimo rischio in quanto la falda acquifera è ormai inquinata anche in profondità dagli idrocarburi, soprattutto benzene, che hanno gravissimi effetti cancerogeni. Ne ha dedicato un articolo il giornalista Pietro Veronese nella sua rubrica "Follow the people" sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 26/08/2011: il titolo di quell'articolo è il riassunto di tutta questa bruttissima storia, ovvero "Ma qualcuno ha già pagato per il dramma del Niger". Certo, hanno pagato la popolazione con la sua salute e l'ecosistema della zona. Chi pagherà? E chi pronuncerà le stesse parole dello scrittore impiccato?
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giovedì 27 maggio 2010
ALLARME ARSENICO SUL LAGO DI VICO!
Lancio pertanto questo veloce appello affinchè gli abitanti della zona vigilino su questa grave situazione: vigilino perchè l'interrogazione parlamentare non cada nel nulla, vigilino perchè le autorità locali non affossino l'allarme e il problema. Abitanti del posto, fatevi sentire ed agite nel rispetto della vostra salute e del vostro (e nostro) caro ambiente. Tenetemi aggiornato!
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sabato 1 novembre 2008
Bonifica del SARNO: rischia il posto il generale anti-sprechi
Ma torniamo alla valle del Sarno: il fiume è lungo 28 km e sul suo bacino (quindi inclusi anche gli –altrettanto inquinati– affluenti) vi abitano circa un milione di persone. È a cavallo tra le province di Avellino e Salerno ed è a rischio geologico (ricorderete l’alluvione di Sarno di qualche anno fa quando vennero giù pezzi di montagna!), ambientale ed idrico. Decenni fa sono iniziate le operazioni di bonifica del fiume: dal 1973 al 2003 sono stati spesi 2.000 miliardi delle vecchie lire (circa un miliardo di euro) dai precedenti 4 prefetti ma i risultati sono stati piuttosto scarsi (anzi, pressoché nulli…). Dal 2003 si decide di cambiare rotta e viene nominato Commissario per l’emergenza inquinamento del Sarno il generale Roberto Jucci (83 anni): ex comandante dei Carabinieri, ex capo del Servizio Segreto militare, ex capo del Controspionaggio, ora appunto Commissario da 5 anni per la gestione delle operazioni di bonifica della valle del Sarno. Dal 2003 al 2008 (quindi in questi 5 anni di lavoro) ha lavorato GRATIS, perché come lui stesso ha detto: “Mangio una volta al giorno e compro un vestito all’anno, sono un uomo delle istituzioni, ho di cosa vivere e non ho voluto compensi. E poi, se proprio dovessi chiedere una liquidazione per quello che ho fatto, non basterebbe certo quello che hanno gentilmente offerto ai manager dell’Alitalia o delle Ferrovie dello Stato”. E, in effetti, in questi 5 anni ha fatto davvero tanto: gli sono stati messi a disposizione 650 milioni di euro (250 milioni ancora da spendere) con i quali ha fatto aprire ben 46 cantieri e già realizzato 39 reti fognarie, 4 collettori e 3 grandi depuratori, allargato gli alvei dei fiumi, e tutto avendo sotto il proprio rigoroso controllo la cassa dei milioni di euro elargiti, controllando ogni singola fattura! Ecco alcuni esempi della sua capacità lavorativa:
• nel paese di Scafati ha fatto costruire uno dei più moderni depuratori d’Italia, costato 67 milioni di euro e realizzato in soli 5 anni: per quello di Napoli est (grande uguale) ci sono voluti il doppio dei soldi ed il triplo del tempo!!;
• il collettore di San Marzano (realizzato in questi 5 anni) è lungo 12 km ed è costato 26 milioni di euro: per quello di Napoli est, con gli stessi soldi, ne sono stati realizzati in 5 anni appena 3 km…;
• nel paese di Solofra il vecchio depuratore (che raccoglie i reflui di ben 162 concerie!) perdeva (fino a maggio 2006) 300 mila euro al mese ed aveva accumulato un deficit di oltre 6 milioni di euro: sotto la gestione del commissario Jucci, le perdite mensili si sono azzerate ed, anzi, da gennaio 2009 il depuratore guadagnerà circa 1.000 euro al giorno, ovvero 30.000 euro al mese!!!
Ripetiamo, tutto questo avendo lavorato per 5 anni GRATIS. Per informazioni http://www.autoritabacinosarno.it.
Bene, e adesso? Adesso (alla fine dell’anno) gli scade il mandato di alto Commissario e sta aspettando una chiamata dal governo, ma c’è il forte rischio che questa chiamata non arrivi (anche a causa di qualche screzio avuto con Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile e così “amico” del governo Berlusconi): se non ci fosse la riconferma del generale Jucci, il completamento delle opere della valle del fiume Sarno e la loro gestione passerebbe alla Regione Campania. Dobbiamo ricordarvi come la Regione Campania ha affrontato negli ultimi 15 anni l’emergenza rifiuti? Vi siete risposti da soli…
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mercoledì 27 febbraio 2008
ALLEVAMENTI VENETI: continua la disputa sui nitrati...
Pochi giorni fa pubblicai un post relativo al problema dello smaltimento dei reflui degli allevamenti veneti, in particolare di quelli veronesi.
Riassumiamo la vicenda: nel 1991 viene pubblicata una direttiva dell’Unione Europea, detta “direttiva nitrati” (la n° 91/676/CEE), che prevede le modalità di smaltimento dei reflui degli allevamenti sui terreni agricoli al fine di proteggere le acque sorgive e delle falde dall’inquinamento provocato dagli azotati provenienti da fonti agricole utilizzate per la fertilizzazione dei terreni (come appunto i reflui animali). La normativa prevede, in caso di presenza di “ZVN” (zone vulnerabili da nitrati), un massimo di
Fin qui i fatti. Il problema era stato sollevato poche settimane fa dal giornale locale “Primo Giornale”: ora è stato sollevato anche dal quindicinale (sempre locale) “Il Nuovo Giornale” del 21/02/2008. il primo aveva proposto come soluzione al problema la costruzione di impianti per l’incenerimento diretto dei reflui animali (da cui ottenere energia elettrica), il secondo propone invece “impianti di gassificazione con pirolisi”, che non sono tanto meglio. Si tratta infatti di impianti in cui i reflui degli allevamenti vengono sottoposti a pirolisi (un processo di decomposizione di sostanze organiche tramite calore) da cui ottenere energia elettrica (in pratica sono sempre degli inceneritori, responsabili dunque di quelle polveri sottilissime che vengono immesse in atmosfera e che sono molto pericolose per la salute umana). Si stanno proponendo questi impianti in quanto bisognerebbe smaltire i reflui animali in surplus trovando nuove superfici che però non ci sono. Nel mio precedente post avevo indicato nel biogas una possibile soluzione al problema dei reflui: dalla fermentazione dei reflui si ottiene gas metano da impiegare nelle abitazioni, mentre lo scarto viene poi utilizzato come fertilizzante. Michele Bertucco, responsabile regionale di Legambiente, è d’accordo con questa alternativa, anche se sottolinea che il prodotto residuo del biogas deve essere trattato prima di essere utilizzato come fertilizzante, altrimenti (se non trattato) risulta essere dannoso perché può contenere quantità di azoto addirittura superiori ai liquami al loro stato originale.
La situazione è molto complicata in quanto il tempo stringe: il 15 maggio 2008 è dietro l’angolo… E’ inspiegabile però il fatto che in 17 anni l’Italia non si sia mai mossa (la direttiva europea è del lontano 1991…), quindi non sarei così scandalizzato di fronte al taglio dei fondi europei ad agricoltura ed allevamenti che un po’ se la sono cercata! Non possiamo continuamente andare contro le normative europee: facciamo parte dell’Unione Europea, accettiamo (eccome!) i fondi comunitari (ai quali nessuno ha mai rinunciato!!!), ma respingiamo il rispetto delle regole. Questo non vuol dire essere comunitari… Ha assolutamente ragione Michele Bertucco quando dice: “E’ vero che le aziende vanno aiutate, ma è impensabile voler continuare a prendere soldi per portare avanti un tipo di allevamento intensivo, dannoso per la salute animale, per l’ambiente e soprattutto per i cittadini”. Ed ha ancora più ragione quando sostiene che il problema di tutti questi anni è stata la non riduzione del numero dei capi di bestiame per ettaro di terreno (al fine di giungere a quantità ragionevoli di reflui da smaltire in quell’ettaro): sarebbe ora di farlo, cercando di privilegiare gli allevamenti non intensivi oppure le aziende biologiche.
Questo doveva essere fatto molti anni fa, quando si era già a conoscenza del rischio che si correva. Se vogliamo parlare di sostenibilità ambientale (cercando di proteggere acqua ed aria dall’inquinamento derivante nel primo caso dai reflui scaricati nei terreni e nel secondo caso dalle polveri sottilissime e pericolose per la salute umana che escono dai camini degli inceneritori), le soluzioni sono due:
- riduzione dei capi di bestiame negli allevamenti, adeguandoli in modo da poter arrivare ad un regolare smaltimento dei reflui sui terreni agricoli a disposizione;
- mantenere gli attuali capi di bestiame ma ricorrere al biogas (ottenendo gas metano) ed utilizzare il residuo (una volta trattato) come fertilizzante in agricoltura.
Purtroppo, come sempre, si ricorrerà alla soluzione peggiore, che non sta in nessuna delle due appena proposte ma nell’incenerimento, ormai proposto da quasi tutti (purtroppo): ciò però contribuirà ad aumentare il rischio di tumori nella popolazione, ma questo nessuno ha il coraggio di dirlo…
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venerdì 23 novembre 2007
4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO
- urbanizzazione eccessiva ed incontrollata, soprattutto in vicinanza delle sue sponde;
- scarichi fognari non controllati e non depurati;
- sistemi agrozootecnici intensivi sempre più diffusi;
- utilizzo senza misura delle sue acque per agricoltura, produzione di energia elettrica, ecc...: il bacino del Po sopporta il carico di 114 milioni di "abitanti equivalenti" e su di esso sono state rilasciate concessioni idriche per 1.840 mc/sec a fronte di una portata media disponibile di 1.450 mc/sec!;
- scarichi di fitofarmaci sfuggiti ad ogni controllo: in esso si scarica quasi il 30% dei fitofarmaci distribuiti in Italia (156.398 tonnellate secondo i dati ISTAT di Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna);
- perdita delle biodiversità: delle 50 specie ittiche autoctone italiane solo il cavedano non è in pericolo o a rischio di estinzione;
- siccità sempre più intense che ne fanno mancare una buona parte della sua portata idrica ormai per buona parte dell'anno.
Non si può permettere che il fiume più importante d'Italia corra il rischio di essere distrutto: ecco perchè Legambiente e WWF si sono mosse insieme per ottenere l'approvazione di un progetto complessivo di rinaturazione e riqualificazione paesaggistica, soprattutto per ridurre al minimo il rischio idrogeologico e per mantenere un buono stato ecologico nel fiume. Stefano Ciafani (responsabile scientifico di Legambiente) e Andrea Agapito (responsabile acqua del WWF) sono soddisfatti dell'ottimo lavoro svolto finora dalle "Provincie del Po" che, insieme all'Autorità di Bacino, hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica, del Governo, delle Regioni e dell'Unione Europea per creare un progetto condiviso. Un altra richiesta di Legambiente e WWF è che l'Autorità di Bacino debba, dopo un'attenta valutazione del bilancio idrico, attuare un "Piano di Gestione del Bacino Idrografico": per tale motivo con la revisione del Decreto Legislativo n° 152/2006 è stato conferito all'Autorità di Bacino più potere di regia sugli interventi programmati da soggetti esterni. Infatti, come ha detto Giuseppe Castelnuovo (portavoce di Legambiente e WWF al "Congresso Nazionale del Po"), le istituzioni (locali e non) dovranno avere il coraggio di dire NO a richieste di sfruttamento del fiume che siano in contrasto, anche minimamente, con i richiami della comunità scientifica, altrimenti il problema del Po non sarà mai risolto. Proprio per tale motivo Legambienrte e WWF hanno deciso di darsi da fare per contribuire al successo di questo progetto nell'ottica del metodo partecipativo previsto dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60 CE.
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martedì 16 ottobre 2007
Cina: Lago Tai intossicato dalle industrie chimiche!
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mercoledì 5 settembre 2007
Mar Caspio: ENI colpevolizzata di danni ambientali...
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giovedì 2 agosto 2007
Laghi italiani avvelenati!
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mercoledì 1 agosto 2007
ACQUA: quella italiana è super-inquinata da pesticidi!
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martedì 26 giugno 2007
Emergenza mercurio nelle nostre acque!!!
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martedì 5 giugno 2007
Allarme petrolio nel Mediterraneo!
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mercoledì 21 marzo 2007
Allarme WWF: ecco i 10 fiumi più a rischio nel mondo!
1) Rio Grande-Bravo (USA-Messico): lungo 3.033 km, sulle sue rive vivono 10.000.000 di persone. A causa delle ingenti estrazioni d'acqua, il bacino si sta prosciugando (e le acque stanno per questo diventando salate!);
2) Danubio (Europa): lungo 2.780 km, sulle sue rive vivono 81.000.000 di persone. La minaccia deriva da molte nuove infrastrutture per soddisfare l'intensa navigazione. Su di esso si riversano ben 19 paesi (e 4 capitali ovvero Vienna, Bratislava, Budapest e Belgrado) che lo sfruttano per l'agricoltura, l'industria, i trasporti e l'energia. Solo il 6.6% del fiume è protetto: al suo interno vivono oltre 100 specie di pesci di cui 7 uniche al mondo!;
3) Nilo (Sudan-Egitto): lungo 6.695 km, sulle sue rive vivono 360.000.000 di persone! Il riscaldamento globale e soprattutto l'aumento continuo della popolazione lo stanno prosciugando...;
4) La Plata (Brasile-Paraguay-Argentina-Uruguay): lungo 4.030 km, sulle sue rive vivono 100.000.000 di persone. Sul suo corso sono previste nuove infrastrutture per la navigazione e ben 27 nuove dighe....;
5) Yangtze (Cina): lungo 6.300 km, sulle sue rive vivono 430.000.000 di persone! E' fortemente inquinato a causa degli scarichi delle industrie e dei pesticidi usati in agricoltura;
6) Mekong (Birmania-Thailandia-Laos): lungo 4.600 km, sulle sue rive vivono 57.000.000 di persone. Pesca illegale e sfruttamento ittico iper-intensivo lo stanno rovinando;
7) Nu-Salween (Cina-Thailandia): lungo 2.800 km, sulle sue rive vivono 6.000.000 di persone. E' prevista la costruzione di infrastrutture e ben 16 nuove dighe: il fiume è destinato alla morte e con sè una zona temperata ricca di biodiversità riconosciuta e protetta dall'Unesco!;
8) Murray Darling (Australia): lungo 3.370 km, sulle sue rive vivono 2.000.000 di persone. A causa probabilmente del riscaldamento climatico, è stato invaso da specie aggressive che hanno ridotto quelle originarie (queste ultime rappresentano ormai solo il 10% di quelle presenti)!;
9) Indo (India-Afghanistan): lungo 2.507 km, sulle sue rive vivono 200.000.000 di persone. Il ritiro dei ghiacciai himalayani che lo alimentano (a causa del riscaldamento globale) e lo sfruttamento forsennato delle sue acque lo stanno prosciugando, mentre è prevista la costruzione di 14 nuove dighe...;
10) Gange (India-Bangladesh): lungo 2.900 km, sull sue rive vivono 178.000.000 di persone. Anche questo, per gli stessi motivi dell'Indo, si sta prosciugando.
Un ultimo dato: dei 177 fiumi più lunghi del mondo, solo 21 dalla sorgente al mare non incontrano dighe o infrastrutture nel loro percorso!! Come sempre, l'uomo lascia lo zampino senza rendersi conto che sta distruggendo un bene prezioso che si chiama "ACQUA"!
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Unknown
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10:14 PM
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