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venerdì 6 novembre 2009

DIPENDENZA ENERGETICA DOPO L’ERA BUSH…

Ho trovato un interessante articolo di Simone Incontro sul quotidiano veronese L’Arena di domenica 1° novembre, dedicato all’uscita del libro intitolato “Petrolio shock” di Gabriele Catania, pubblicato da Castelvecchi Editore (344 pagine) ed incentrato sull’ormai fallimento della politica energetica mondiale basata sul petrolio. Il sottotitolo del libro “La crisi energetica dalle guerre di Bush alla polveriera iraniana” la dice lunga sul pensiero dello scrittore, secondo il quale Bush ed i suoi consiglieri conservatori (che speravano l’invasione dell’Iraq desse il via a un contro-shock petrolifero capace di abbattere le petromonarchie del Golfo) sono stati i principali responsabili del terribile shock energetico e della crisi finanziaria odierna.
Già qualcosa è cambiato con l’elezione di Obama: in questo primo anno di presidenza USA il tema che finora ha fatto più centro è stato senza ombra di dubbio la lotta al riscaldamento globale con la battaglia sull’ambiente. Poco più di un mese fa, durante il suo intervento al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite alla conferenza sul clima, Obama disse: “Il surriscaldamento del pianeta è una minaccia grave, urgente e crescente per il nostro pianeta. Se continuiamo di questo passo, rischiamo di consegnare alle generazioni future una catastrofe irreversibile”. Frase che Bush non avrebbe mai pronunciato… Per questo Obama vuole puntare sulle energie rinnovabili, su una nuova generazione di invenzioni e di prendere la California come modello energetico (così come Maurizio Molinari ha scritto nel suo libro “Il Paese di Obama”, edito da Laterza, 196 pagine): si vuole quindi contemporaneamente combattere il surriscaldamento del pianeta, aiutare la ripresa economica nazionale e ridurre la dipendenza energetica da paesi instabili come quelli arabi e il Venezuela.
Ritornando a quanto Gabriele Catania scrive nel suo libro “Petrolio shock”, lo shock petrolifero ha colpito l’Europa ed il Giappone molto più dell’America, ormai una superpotenza post-industriale e post-idrocarburica (infatti 2/3 del petrolio usato negli Stati Uniti è destinato ai trasporti). Basti pensare che l’Unione Europea importa all’incirca la stessa quantità di petrolio degli USA e che ne è il secondo consumatore mondiale; inoltre, come sottolinea lo stesso Catania, l’unica grande potenza che è riuscita a tenere il passo di Cina ed India è stata quella americana (perfino nel 2008, nonostante due guerre costosissime, 26 fallimenti bancari, la recessione immobiliare e il crollo delle Borse, gli USA hanno fatto registrare un Pil leggermente superiore a quello dell’Unione Europea!!!).
E arriviamo alla dipendenza energetica: ben il 74.5% dell’energia consumata in Italia è ricavato da petrolio e gas naturale, ricordando che il nostro paese deve importare buona parte dell’energia che consuma (dipendenza energetica dell’87%...). Peggio di noi all’interno dell’Unione Europea solo Cipro, Malta, Lussemburgo e Irlanda, mentre questa dipendenza energetica scende al 61% in Germania, al 51% in Francia e al 21% in Gran Bretagna… Se Bush (o un conservatore) avesse continuato a governare, ulteriori guerre a paesi del Golfo avrebbero comportato al taglio dei rifornimenti petroliferi ai paesi energicamente dipendenti (tra cui l’Italia) con conseguenze inimmaginabili. Certo, dovrebbero essere altri i motivi che dovrebbero portare ad un distacco dagli idrocarburi: la questione ambientale, la lotta al riscaldamento globale, la lotta all’inquinamento, il risparmio economico, la salute dei cittadini.
E, relativamente al nostro paese, non dovrebbe essere neppure l’energia nucleare a risolvere il problema, solo per il semplice motivo che l’Italia non ha fondi né per la costruzione di queste centrali né per smaltire le loro scorie (si devono ancora smaltire quelle di 20 anni fa…): il nostro fortissimo debito pubblico, con pochi eguali al mondo e che ci stiamo portando dietro da decenni, non può essere ignorato e ci costringerà sempre a scelte che devono essere valutate molto ma molto attentamente (e che invece potrebbero essere prese più facilmente in altri paesi). Quindi, se altri paesi possono permettersi “economicamente” le centrali nucleari (anche se ci sarebbe da discutere sulla convenienza e sulla sicurezza dell’energia nucleare, vedi miei precedenti post), da noi sembrerebbe molto più conveniente il ricorso alle energie rinnovabili, fotovoltaico in primis: com’è possibile che la Germania (paese notoriamente non così baciato dal sole) abbia più potenza fotovoltaica installata dell’Italia?

giovedì 2 agosto 2007

Luglio 2007: 45°C in Bulgaria e 46°C in Macedonia ed Italia!!!

E' stata sicuramente una delle ondate di caldo più intense degli ultimi 50 anni, sia per i valori registrati, sia per la lunga durata, sia per la vastità di area che ha colpito. Tutto ciò è stato merito (o "colpa") dell'ormai famigerato "anticiclone nord-africano" (o sub-tropicale) che negli ultimi anni sta ormai scalzando quello famoso della Azzorre e a più riprese invade il Mediterrraneo, segno del cambiamento climatico in atto. L'ondata di caldo è durata circa 10 giorni, dal 15 al 25 luglio, ed ha interessato soprattutto Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Repubbliche ex-jugoslave, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia ed Italia. Per più giorni molte località dell'est europeo hanno superato i 40°C fino a raggiungere il culmine il 24 luglio quando si sono registrati valori davvero eccezionali: in Serbia 42.9°C a Nis, 43.1°C a Krajelo e 43.8°C a Smederevska Palanka; in Macedonia 42.8°C a Skopje, 43.5°C a Stip, 45.3°C a Gevgelija e ben 45.7°C a Demir Kapija; in Bulgaria 43.0°C a Plovdiv, 43.1°C a Veliko Tarnovo, 43.7°C a Rousse e ben 44.6°C a Sandanski; in Romania 40.6°C a Bucarest, 42.2°C a Drobeta Turnu Severin, 42.6°C a Craiova e 42.7°C a Rosiori De Vede; in Grecia 42.2°C a Samos, 42.8°C a Salonicco e 43.8°C a Larissa (ma sempre in Grecia il 25 luglio 44.0°C a Salonicco, 44.8°C a Larissa e 45.6°C a Lamia)!!! In Italia, dopo la giornata storica dello scorso 25 giugno, replica di caldo eccezionale dopo appena un mese!!! Il 19 luglio Ferrara tocca i 40.0°C ma il giorno 2o stabilisce il suo record storico di 40.4°C, il 22 luglio Foggia registra 45.0°C (battuto il record storico mensile, ma resiste quello assoluoto di 47.0°C del 25 giugno 2007...), il 24 luglio Foggia sale a 45.2°C (battuto nuovamente il record mensile, dopo 2 giorni...), 45.6°C a Bari (il precedente record di 45.5°C era dello scorso 25 giugno...), 44.4°C a Brindisi (record storico assoluto), 43.8°C a Pescara (record storico assoluto) e 41.6°C a Termoli (eguagliato il record assoluto dello scorso 25 giugno...). Forse è un pò preoccupante che due ondate di caldo così eccezionali siano capitate nella stessa estate e nelle stesse zone a distanza di appena un mese l'una dall'altra: è un'ulteriore conferma del cambiamento climatico in corso che sta portando l'anticiclone nord-africano sempre più a nord, e a questo l'Italia deve ormai abituarsi.

mercoledì 6 giugno 2007

Scioglimento dell'Artico: ma cosa leggo...

Rabbrividisco nel leggere alcuni articoli relativi alle conseguenze del cambiamento climatico in corso: ma rabbrividisco non tanto per gli articoli in sè ma per chi li pubblica. Mi riferisco, com già capitato spesse volte in passato, ad un rinomato sito di meteorologia nazionale, meteolive.it, il quale (pur rispettandone le proprie idee contrarie a quanto ci viene detto sul surriscaldamento globale) pubblica articoli che hanno poco a che fare con la serietà di un sito di meteorologia, il quale dovrebbe essere il primo ad informare sulla realtà delle cose o quanto meno su come risolvre i problemi ambientali.
Lo scioglimento dell'Artico è ormai una realtà: tuttavia, il ritiro dei ghiacci sta portando a conoscenza un grande patrimonio sommerso fatto di giacimenti di idrocarburi, petrolio, gas ed idrati di metano, ma anche di oro, nichel, cromo, titanio e pietre preziose (propio grazie a ciò il Canada è diventato il 3° produttore mondiale di diamanti!). Molti paesi stanno ora reclamando i fondali artici: il Trattato delle Nazioni Unite del 1994 (che regola la spartizione delle acque marine tra le nazioni del mondo) stabilisce che la sovranità nazionale di uno stato costiero si estende sui fondali marini fino a 350 miglia dall sue coste. Ora la Russia sta reclamizzando il 50% dei fondali artici... idem per Danimarca (è sua la Groenalndia), Norvegia, USA e Canada.
Corretta informazione questa da parte del sito: certo, però, sostenere che l'effetto-serra potrebbe essere una catastrofe ambientale per il resto del mondo ma non per la popolazione degli Inuit mi sembra un pò eccessivo! Sembra quasi una esortazione alle imprese ad approfittare (lo farebbero lo stesso) di questa situazione: sarebbe un arricchimento economico non da poco! A mio parere, non mi sembra una informazione tanto "scientifica", non vedo la minima denuncia allo sfruttamento di una simile situazione che aggraverebbe ulteriormente la dipendenza del pianeta dai combustibili fossili e la situazione del nostro malato clima. Ma tant'è: lo scioglimento dei ghiacci artici è una realtà, c'è chi sostiene sia colpa dell'effetto-serra e del conseguente surriscaldamento globale e che invece sostiene si tratti di una semplice fluttuazione climatica... Fatto sta che (scusate la battuta) finchè c'è petrolio non c'è speranza (per il nostro clima)!

mercoledì 16 maggio 2007

Riscaldamento globale: idee folli per limitarlo...

Si sta facendo un gran parlare su come poter combattere il riscaldamento terrestre in atto. A tal proposito continuo a leggere su varie riviste scientifiche e non le idee più disparate per poter combattere l'effetto serra. Ve ne riporto alcune a titolo di informazione:
1) isole artificiali di ghiaccio: piattaforme a energia eolica posizionate sul Mare Artico aspirano acqua marina e la nebulizzano. L'acqua nebulizzata si congela e si continua fino a raggiungere un'isoletta dell spessore di 7,5 metri: a primavera gli isolotti si sciolgono liberando acqua salata in circolazione la quale servirebbe così a stabilizzare la Corrente del Golfo (l'acqua disciolta fredda e salata spingerebbe in profondità quella calda della Corrente del Golfo, diminuendo il riscaldamento dell'Europa);
2) microrganismi mangiatori di CO2: delle navi gettano in mare un fertilizzante a base di solfato di ferro per sviluppare il fotoplancton che, a sua volta, assorbe la CO2 disciolta nell'acqua; lo zooplancton divora poi queste alghe generando escrementi che si depositano sul fondo dell'oceano;
3) scudo di zolfo: lo zolfo viene stipato in bombole sottoforma di idrogeno solforato, il quale viene portao a 20 km di quota da palloni aerostatici. Qui l'idrogeno solforato reagisce con i gas dell'aria formando uno scudo di aerosol che riflette in parte i raggi solari;
4) stoccaggio di CO2 nel sottosuolo: immettere la CO2 scaturita dalla combustione di petrolio, gas o carbone nel sottosuolo proprie nelle miniere o nelle falde dove in origine si trovavano tali combustibili fossili;
5) ombrello spaziale: lanciare in quota 20 milioni di contenitori contenenti ciascuno 800.000 dischi forati. Tali dischi, una volta liberati, si dispongono nello spazio fino a formare un gigantesco schermo solare in grado di deviare in parte la luce solare;
6) navi sparavapore: delle navi assorbono acqua dall'oceano grazie ad energia ricavata dal vento o dal mare. L'acqua aspirata viene poi vaporizzata e il vapore prodotto contribuisce alla formazione di nubi che riflettono in parte i raggi solari;
7) nube lunare: costruire impianti sulla Luna che sparano la polvere nello spazio. La polvere forma una nuvola 5 volte più larga della Terra che si sovrappone tra essa ed il Sole, raffreddando il nostro pianeta.
Insomma, una lunga serie di idee pazze (ma davvero pazze), degne solamente di qualche trasmissione televisiva a premi! Sinceramente, spero che ogni singola soluzione di questo tipo non sia mai presa in considerazione vista che ci sono molte altre maniere per poter contribuire alla lotta all'effetto serra e al conseguente riscaldamento globale. Sciegliere una di queste soluzioni vorrebbe dire dare il proprio appoggio all'attuale situazione economico/politica e alla dipendenza della popolazione umana dai combustibili fossili. Non è questo che vogliamo: non vogliamo continuare a produrre CO2 e, per combattere il surriscaldamento terrestre, cercare di respingere indietro i raggi solari. Lasciamo pure che i raggi solari arrivino alla Terra come succede da oltre 4 miliardi di anni (da quando cioè esiste la Terra): piuttosto cerchiamo di abbattere le emissioni dei gas responsabili dell'effetto serra. Energie rinnovabili, impianti solari od eolici, risparmio energetico, mai sentito parlare?

mercoledì 21 marzo 2007

Allarme WWF: ecco i 10 fiumi più a rischio nel mondo!

Il WWF ha lanciato l'allarme relativo a molti fiumi della Terra considerati "sotto stress" o "a rischio" in quanto (per vari fattori tra cui il clima e le dighe) il loro ambiente naturale viene profondamente alterato fino a farli "morire" entro 20 anni: un fiume è considerato "morto" non solo per la mancanza di acqua ma anche se questa, pur presente in abbondanza, è così inquinata da non poter far sopravvivere flora e fauna oppure quando le infrastrutture (come porti o dighe) ne alterano profondamente il suo naturale percorso. Lungo le rive dei 10 fiumi più a rischio del mondo vivono centinania di milioni di persone che hanno la loro vita e le loro attività legate proprio a questi fiumi. Ecco quelli più a rischio:
1) Rio Grande-Bravo (USA-Messico): lungo 3.033 km, sulle sue rive vivono 10.000.000 di persone. A causa delle ingenti estrazioni d'acqua, il bacino si sta prosciugando (e le acque stanno per questo diventando salate!);
2) Danubio (Europa): lungo 2.780 km, sulle sue rive vivono 81.000.000 di persone. La minaccia deriva da molte nuove infrastrutture per soddisfare l'intensa navigazione. Su di esso si riversano ben 19 paesi (e 4 capitali ovvero Vienna, Bratislava, Budapest e Belgrado) che lo sfruttano per l'agricoltura, l'industria, i trasporti e l'energia. Solo il 6.6% del fiume è protetto: al suo interno vivono oltre 100 specie di pesci di cui 7 uniche al mondo!;
3) Nilo (Sudan-Egitto): lungo 6.695 km, sulle sue rive vivono 360.000.000 di persone! Il riscaldamento globale e soprattutto l'aumento continuo della popolazione lo stanno prosciugando...;
4) La Plata (Brasile-Paraguay-Argentina-Uruguay): lungo 4.030 km, sulle sue rive vivono 100.000.000 di persone. Sul suo corso sono previste nuove infrastrutture per la navigazione e ben 27 nuove dighe....;
5) Yangtze (Cina): lungo 6.300 km, sulle sue rive vivono 430.000.000 di persone! E' fortemente inquinato a causa degli scarichi delle industrie e dei pesticidi usati in agricoltura;
6) Mekong (Birmania-Thailandia-Laos): lungo 4.600 km, sulle sue rive vivono 57.000.000 di persone. Pesca illegale e sfruttamento ittico iper-intensivo lo stanno rovinando;
7) Nu-Salween (Cina-Thailandia): lungo 2.800 km, sulle sue rive vivono 6.000.000 di persone. E' prevista la costruzione di infrastrutture e ben 16 nuove dighe: il fiume è destinato alla morte e con sè una zona temperata ricca di biodiversità riconosciuta e protetta dall'Unesco!;
8) Murray Darling (Australia): lungo 3.370 km, sulle sue rive vivono 2.000.000 di persone. A causa probabilmente del riscaldamento climatico, è stato invaso da specie aggressive che hanno ridotto quelle originarie (queste ultime rappresentano ormai solo il 10% di quelle presenti)!;
9) Indo (India-Afghanistan): lungo 2.507 km, sulle sue rive vivono 200.000.000 di persone. Il ritiro dei ghiacciai himalayani che lo alimentano (a causa del riscaldamento globale) e lo sfruttamento forsennato delle sue acque lo stanno prosciugando, mentre è prevista la costruzione di 14 nuove dighe...;
10) Gange (India-Bangladesh): lungo 2.900 km, sull sue rive vivono 178.000.000 di persone. Anche questo, per gli stessi motivi dell'Indo, si sta prosciugando.
Un ultimo dato: dei 177 fiumi più lunghi del mondo, solo 21 dalla sorgente al mare non incontrano dighe o infrastrutture nel loro percorso!! Come sempre, l'uomo lascia lo zampino senza rendersi conto che sta distruggendo un bene prezioso che si chiama "ACQUA"!

Inverno 2006-2007: il più caldo a livello globale dal 1880...

L'inverno (o meglio il "non inverno") 2006-2007 ce lo siamo lasciati alle spalle ed ora si traggono le conclusioni di questa sconcertante stagione che, con i suoi lati più negativi, ha interessato buona parte del globo! Dicembre, gennaio e febbraio sono stati straordinariamente caldi, tra l'altro dopo un autunno altrettanto caldo, e questo non solo in Europa ma in molte parti della Terra, tanto da considerare questo inverno come il più caldo dal 1880, ovvero da quando sono iniziate le rilevazioni meteo strumentali su larga scala! L'anomalia termica globale è stata di +0.72°C rispetto alla media secolare del periodo 1901-2000 ed ha interessato in modo diffuso buona parte delle terre emerse, tranne il Medio Oriente e parte degli Stati Uniti (nel mese di febbraio la media è stata leggermente abbassata da un sensibile raffreddamento avvenuto in Siberia, Russia Settentrionale e Nord America): al contrario Europa, gran parte dell'Asia e Canada hanno registrato valori record e straordinariamente elevati e duraturi nel tempo!!! Più caldo del normale anche in gran parte del Sud America e nell'Africa Meridionale. Anche gli oceani sono stati a livello globale più caldi della media (+0.48°C), anche se comunque inferiore al picco raggiunto nell'inverno 1997-1998 a causa di un intenso fenomeno di El Nino. Le temperature sono state più elevate a livello del suolo rispetto a quelle registrate dalle radiosonde nella media troposfera: in questo caso l'inverno 2006-2007 è stato il 5° più caldo dal 1960 ad oggi. Da notare comunque come le anomalie termiche positive più intense siano tutte concentrate negli ultimi anni (1998, 1999, 2004, 2005, 2006, 2007)!!! Scarso anche l'innevamento (anche se lontano dal record negativo dell'inverno 1980-1981): la superficie innevata è stata inferiore alla media di circa 1.060.000 kmq, soprattutto in Europa e Asia (leggermente superiore alle medie solo nel Nord America a causa delle violente bufere di neve del mese di febbraio). Che dire di più di questa sconcertante stagione? Fonte http://www.meteogiornale.it

martedì 20 marzo 2007

EFFETTO SERRA: continua la disinformazione...

Già lo scorso 1° marzo ho pubblicato un articolo intitolato "Come si può rinnegare l'effetto serra?", in seguito ad un articolo sconcertante che avevo letto sul sito www.meteolive.it a cura del direttore Alessio Grosso. Ora mi sono imbattuto in un blog molto carino, ovvero http://ecoalfabeta.blogosfere.it, sul quale è stato pubblicato l'articolo "Ciclo del carbonio: verità e falsità": incuriosito, leggo l'articolo e scopro che Ecoalfbeta (l'autore del blog e dell'articolo) e tutti quelli che gli rispondono hanno qualcosa da obiettare verso il sito di meteolive ed in particolare verso il direttore Alessio Grosso. Naturalmente sono contento che molti altri la pensino come me in merito, ma dall'altra sono rammaricato nel vedere che un sito meteo che ritenevo valido continua a dare informazione sbagliata in merito all'effetto serra ed al cambiamento climatico in corso (ho letto articoli da pelle d'oca del tipo che "il riscaldamento globale non potrà altro che giovare alle popolazioni russe che vivono costantemente sottozero" o che "il surriscaldamento climatico è dovuto ad una elevata azione elettromagnetica solare" o addirittura "il surriscaldamento climatico è dovuto all'influenza dei raggi cosmici"): cose da non credere!!! L'ultimo della serie riguarda la quantità di CO2 immessa in atmosfera: mi perdoni Ecoalfbeta se mi permetto di riportare stralci del suo articolo nel mio blog ma ne vale la pena per farvi rendere conto di quanto sta succedendo nel mondo dell'infomazione. Alessio Grosso continua a ribadire che la C02 presente in atmofera proviene per circa 200 miliardi di tonnellate dalla natura e per soli 7 miliardi dalle attività umane. Si dimentica però di dirci che quelle 200 miliardi di tonnellate sono sì immesse in atmosfera dalla natura (90 miliardi dagli oceani, 60 miliardi dal suolo e 60 miliardi dalla vegetazione), ma si dimentica anche di dirci che una quantità più o meno uguale ritorna dall'atmosfera verso il mare (92 miliardi di tonnellate) e la vegetazione (121 miliardi): praticamente i tratta di flussi equilibrati che hanno portato a delle fluttuazioni della CO2 in atmosfera tra 180 ppm (parti per milione) e 300 ppm negli ulimi 600.000 anni!!! Quelle 7 miliardi di tonnellate di CO2 immesse in atmosfera dall'uomo, invece, vengono prodotte bruciando combustibili fossili e deforestando, e lì rimangono.... tanto che ora siamo ad un livello di 381 ppm di CO2 ovvero il livello più alto degli ulimi 600.000 anni!!! Sono quindi assolutamente d'accordo con Ecoalfabeta e gli altri internauti nel ribadire la mia contrarietà al diffondere certe notizie e a fare disinfomazione, in un momento in cui di questa informazione errata non ce n'è per niente bisogno: nessuno vuole lanciare allarmi inutili, vogliamo solo sensibilizzare in quanto non c'è più tempo e bisogna agire subito a tutti i costi se si vuole evitare qualcosa di disastroso per la Terra. Ho sempre lasciato quello di meteolive tra i link visibili nel mio blog, sarò costretto a rimuoverlo....

venerdì 16 marzo 2007

Cambiamento climatico: lo dicono anche le piante...

Il Ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha presentato la "Mappa della Primavera", promossa dal suo dicastero: si tratta di uno studio presentato mercoledì 14 marzo sugli effetti del cambiamento climatico sulla vegetazione italiana, il quale dimostra il progressivo restringimento delle stagioni di mezzo e il conseguente cambiamento dei cicli vitali delle piante. Lo studio è stato realizzato col sig. Franco Bruno, professore di Biologia all'Università La Sapienza di Roma, il quale ha scoperto che si stanno osservando consistenti anticipi nella germogliazione e ritardi nella caduta delle foglie. Secondo il professore, è dal 1850 che il clima sta andando verso un progressivo riscaldamento innescato da cambiamenti ciclici naturali, ma è innegabile che negli ultimi anni l'attività umana ha portato ad una preoccupante accelerazione del fenomeno naturale di riscaldamento. Stiamo passando ad un periodo caldo-arido, ma il problema è la velocità con cui questo sta avvenendo. La ricerca è stata effettuta su 23 parchi naturali italiani e ha evidenziato nelle piante un anticipo di 20 giorni delle fasi primaverili ed un ritardo in quelle autunnali, oltre ad una diversa distribuzione geografica di alcuni tipi di piante. Per fare un esempio, nelle campagne romane si raccolgono già le fave, cosa che dovrebbe avvenire normalmente ai primi di maggio... E' proprio da questa ricerca che si dovrebbe comprendere al meglio che bisogna correre ai ripari, prima che il cambiamento climatico sconvolga ancor di più la natura! Lo stesso Pecoraro Scanio ha dichiarato che anche il sistema burocratico italiano è tarato su inverni più lunghi: infatti la normativa vigente non prevede la possibilità per le autorità cittadine di ordinare su propria iniziativa lo spegnimento dei riscaldamenti nelle città in caso di temperature eccezionalmente elevate. Le stesse autorità cittadine, infatti, dando un ordine contrario alla legge incorrono in rischi: se qualche cittadino si ammala gli può fare causa!!! La repubblica delle banane....

giovedì 15 marzo 2007

GAS-SERRA: il buon esempio dalla Gran Bretagna

Già alla data odierna la Gran Bretagna risulta essere uno dei pochissimi paesi euopei ad aver diminuito in questi anni le emissioni in atmosfera dei gas-serra, rispettando quanto previsto nel 1997 dal potocollo di Kyoto. Infatti dal 1990 ad oggi la Gran Bretagna ha tagliato del 14.1% le sue emissioni in atmosfera, l'unico paese europeo (assieme alla Germania con -17.5%) che si è impegnato alla grande. Alcuni paesi sono rimasti stabili (praticamente inquinano come prima): Francia (-0.8%), Svezia (-0.39%), Finlandia (-0.26%), Danimarca (-1.8%), Belgio (+0.7%). La maggior parte dei paesi ha invece scaricato alla grande e ben più di prima: tra questi Portogallo (+41.0%), Spagna (+47.9%), Grecia (+23.9%), Irlanda (+22.7%), Austria (+15.7%) e... l'Italia (+12.3%). Ora Londra ha preso un ulteriore impegno per la lotta all'inquinamento atmosferico e al conseguente surriscaldamento globale: ridurre le emissioni di gas-serra in atmosfera di un ulteriore 60% entro il 2050, come previsto dal "Climate Bill" presentato martedì 13 marzo alla Camera dei Comuni dal Ministro dell'Ambiente britannico. Perchè in Italia queste cose non si riesce mai ad attuarle? Quali ostacoli ci sono (o sono sempre i soliti)...? Sinceramente, non sono così ottimista per il futuro, almeno per quanto riguarda il nostro paese.....

lunedì 12 marzo 2007

ITALIA: conferme sul rischio siccità!

Le due immagine allegate non fanno altro che dare conferme sul pericolo siccità che potrebbe incombere in questi prossimi mesi. Gli ultimi 6 mesi sono stati caratterizzati sull'Italia da temperature costantemente sopra la media e da precipitazioni per lo più molto scarse. Se dobbiamo essere sinceri, settembre era stato molto piovoso, in seguito agli intensi episodi perturbati di metà mese con quantitativi pluviometrici superiori alla media del 50-100%, ma poi niente più.... soprattutto nel periodo ottobre-dicembre (lieve timida ripresa in gennaio-febbraio). In tutto il periodo preso in esame (settembre 2006 - febbraio 2007) le precipitazioni sono state mediamente del 30-40% inferiori alla media un pò ovunque, con punte del 50-60%, tranne la Sicilia nord-orientale ove vi sono state piogge superiori alla media. Purtroppo c'è ora un problema molto grave, ovvero la quasi assenza di neve sulle Alpi: ciò significa scarsissimo contributo a fiumi e laghi italiani durante il prossimo periodo di scioglimento delle nevi, perchè di nevi ce ne saranno ben poche!! Come evidenziato dalle mappe allegate, la copertura nevosa sulle nostre Alpi è scarsissima: la prima mappa è relativa alla copertura nevosa al 1° febbraio 2006, la seconda alla copertura nevosa dello stesso giorno del 2007. Non merita commenti...

martedì 27 febbraio 2007

Missione scientifica ai Poli per studiare il cambiamento climatico

E' stata presentata ufficialmente a Londra la IPY, ovvero "International Polar Year" (letteralmente "Anno polare internazionale"), una spedizione che durerà due anni e riguarderà sia Artico che Antartico per effettuare delle indagini indispensabili allo studio del cambiamento climatico. Era già state tre le spedizioni del genere negli scorsi decenni: nel 1882-1883, nel 1932-1933 e, l'ultima, nel 1957-1958. Ora la nuova spedizione si avvarrà di strumentazioni altamente tecnologiche, impensabili per le precedenti spedizioni. Sono sei gli obiettivi principali della spedizione:
1) determinare lo stato attuale dell'ambiente ai Poli;
2) quantificare i cambiamenti climatici passati e presenti, migliorando le previsioni su quelli futuri;
3) comprendere meglio i legami tra le condizioni climatiche dei Poli e quelle del resto del Pianeta;
4) indagare le ultime frontiere della scienza nelle due regioni polari;
5) approfondire l'osservazione della crosta terrestre e dello spazio dai Poli;
6) esplorare gli aspetti culturali, sociali e storici delle popolazioni che abitano ai circoli polari.
La spedizione inizierà nel marzo 2007 e terminerà nel marzo 2009, coinvolgendo migliaia di scienziati di tutte le scienze: 18 mesi saranno dedicati all'Artico e 18 mesi all'Antartico. Due le stazioni coinvolte nell'Artico, ovvero la franco-tedesca Arctic Research Base Koldewey e la russa Samilov Station: vi sarà attuato anche il progetto "Tara", ovvero una spedizione su una goletta che solcherà il mare ad est del Polo Nord per verificare i mutamenti climatici. Cinque invece le stazioni coinvolte nell'Antartico, di cui due (la tedesca Neumayer e l'americana Mc Murdo) sono aperte tutto l'anno: 10.000 scienziati coinvolti in 220 progetti con oltre 50 partecipanti da più di 60 paesi, per un esborso di 15 miliardi di dollari in ricerche! Si tratterà di operazioni svolte in condizioni al limite per la sopravvivenza umana, ma che si rileveranno utilissime per studiare e comprendere meglio il cambiamnento climatico in atto sulla Terra e per poter successivamente studiarne l'evoluzione. A tra due anni....

lunedì 26 febbraio 2007

Si stanno raffreddando i poli del Sole!

E' quanto emerge da una ricerca sull'attività solare condotta dagli scienziati americani della NASA, secondo la quale la temperatura nella zona in prossimità dei Poli del Sole sarebbe scesa di ben 80.000°C negli ultimi 10-11 anni! Ricordiamo che, mentre sulla superficie solare la temperatura oscilla tra 4.800 e 6.000°C, nelle zone dell'alta "atmosfera solare" (chiamata "Corona solare") la temperatura può raggiungere addirittura 1.000.000°C. Tutto ciò è stato scoperto in seguito al monitoraggio svolto dalla sonda spaziale euro-americana "Ulysses", lanciata nel 1990 proprio per studiare l'ambiente solare. Il raffreddamento sembra dovuto alla formazione di intensi campi magnetici nelle regioni polari del Sole e alla loro periodica inversione da un polo all'altro con una periodicità di circa 11 anni, durante i quali si manifesta un picco minimo ed uno massimo dell'attività energetica solare. Questi studi sono di grande importanza per valutare i flussi energetici irradiati dal Sole e in che modo influenzano il clima sulla Terra. Alcuni scienziati (ed alcuni loro sostenitori...) attribuiscono l'attuale surriscaldamento terrestre proprio all'aumentata attività solare (in seguito al forte magnetismo) avvenuta nell'ultimo secolo: lasciatemelo dire però, sinceramente ritengo che tali fenomeni influiscano sull'aumento della temperatura terrestre in misura minima, molto minima, rispetto a quanto vi contribuiscono invece i gas serra che noi immettiamo in atmosfera, l'effetto-serra è ormai una realtà innegabile...

Il clima che cambia: grandinate in Svizzera!

Eh sì, ora dobbiamo commentare anche questa! A conferma dell'anomalia climatica positiva che continua ad interessare buona parte d'Europa (con temperature costantemente ed eccezionalmente sopra la media), ecco che giunge la notizia che fenomeni meteo tipicamente estivi hanno interessato la Svizzera sabato 24 febbraio: numerose tempeste, con intense grandinate e venti fino a 100 km/h, hanno interessato quasi tutto il paese, causate dallo scontro tra aria fredda in arrivo in quota ed aria calda preesistente. Nei giorni precedenti, infatti, temperature primaverili di 13-15°C aveva interessato ogni angolo svizzero, da Ginevra a Zurigo.... Nella foto, il piazzale dell'abazzia di Einsiedeln, imbiancato dalla grandine! Sono gli effetti del cambiamento climatico che durante l'autunno-inverno ha scovolto l'Europa, in seguito a 6 mesi consecutivi di valori termici fuori norma: e questo trend climatico vige tuttora.... Fonte http://www.meteogiornale.it

giovedì 22 febbraio 2007

Nubi in diminuzione e..... la Terra si scalda!

Recenti ricerche condotte dall'Università del Wisconsis a Madison hanno svelato che, tramite delle misurazioni effettuate con l'utilizzo di superfici satelliti del progetto internazionale ISCCP, la copertura nuvolosa a scala globale è diminuita del 4% negli ultimi 20 anni: questo porta ad un ulteriore incremento della radiazione solare e di conseguenza intensifica il surriscaldamento terrestre. Le nubi hanno infatti una notevole influenza sulla termoregolazione del pianeta, in quanto possono ridurre anche dell'80% la radiazione solare: meno nubi = maggiore radiazione solare = maggiore effetto serra (a causa dei gas presenti in atmosfera) = maggior surriscaldamento = aumento dei fenomeni meteorologici intensi sul pianeta. Sembra la catena di Sant'Antonio...

giovedì 15 febbraio 2007

METANO ed EFFETTO SERRA: quali conseguenze?

Recenti ricerche effettuate dall'Istituto di Biologia Artica all'Università di Fairbanks (Alaska) hanno rivelato che il disgelo continuo dei ghiacci polari nelle terre emerse sta liberando in atmosfera grandi quantità di metano rimaste finora intrappolate sotto i ghiacci! Il metano, ahimè, è un gas serra molto più "efficace" (per favorire l'effetto serra!) dell'anidride carbonica ed anche piccole variazioni quantitative di tale gas possono portare a notevoli variazioni termiche sulla Terra. Da anni gli scienziati studiano il comportamento del cosiddetto permafrost, un tipo di terreno che ha la caretteristica di avere temperature sempre sottozero (e quindi sempre gelato), il chè gli permette di mantenere surgelati al suo interno per millenni organismi vegetali ed animali: al momento del disgelo, si innescano dei processi di decomposizione del materiale organico intrappolato che portano alla formazione del gas metano (in ingenti quantità). (Ricordiamo anche che molti fabbricati sono stati costruiti sul permafrost, ed il suo disgelo sta comportando gravi rischi di stabilità ai fabbricati stessi). Pertanto, il riscaldamento globale potrebbe innescare dei processi noti col nome di "feedback positivo", ovvero un effetto che accentua la causa da cui ha origine: l'effetto serra fa aumentare la temperatura, questa intensifica lo sciogliemento dei ghiacci che a sua volta consente di liberare in atmosfera gas metano, che non fa altro che incrementare l'effetto serra stesso! Secondo le ultime stime, il permafrost si estende per circa 22.000.000 di kmq (circa il 24% delle terre emerse dell'emisfero nord): il suo contributo di gas metano all'atmosfera terrestre sarebbe pesantissimo! Insomma una serie di reazioni a catena che l'uomo ha probabilmente innescato e che difficilmente ora è in grado di fermare: si è tirato la zappa sui piedi...

mercoledì 14 febbraio 2007

ARTICO in crisi....

I ricercatori degli 8 paesi confinanti con l'Artico lanciano grida d'allarme sul clima del Polo Nord, che da qui al 2100 subirà notevoli cambiamenti in seguito all'aumento sempre più veloce della temperatura terrestre. I lori studi (rappresentati nei grafici qui a lato) indicano che l'Artico si riscalderà maggiormente rispetto al resto della Terra e di conseguenza la calotta polare diminuirà sempre di più contribuendo all'inesorabile innalzamento dei mari terrestri. Gli incrementi termici saranno più netti nei mesi invernali (da dicembre a febbraio) e dopo il 2050 potrebbero essere dell'ordine di 3-5°C sui settori continentali e fino a 7°C sopra i mari! Durante la stagione fredda tali incrementi termici potrebbero essere di 4-7°C sulle terre emerse e di 7-10°C sul Mar Glaciale Artico. L'aumento delle temperature porterebbe ad una maggiore evaporzione marina e quindi a maggiori precipitazioni (+20% entro il 2100), in particolare d'estate. L'aumento precipitativo sarà maggiore lungo le coste (soprattutto durante l'inverno) con un +30% rispetto all'attuale. Naturalmente scompariranno sempre di più iceberg e superfici marine ghiacciate, nell'ordine di -10/-50% rispetto alla situazione attuale (ma oltre -50% in estate entro la fine del 2100): ciò contribuirà ad un ulteriore aumento termico per il mancato effetto-riflesso esercitato del ghiaccio (il ghiaccio infatti rimanda verso lo spazio buona parte dei raggi solari: è il cosiddetto effetto albedo); lo scioglimento dei ghiacci quindi contribuirà a trattenere maggiori raggi solari. L'estensione del manto nevoso, inoltre, calerà del 10-20% rispetto ad ora, con una diminuzione maggiore tra aprile e maggio, un accorciamento della stagione delle nevi ed un precoce risveglio vegetativo lungo le coste. Naturalmente i riflessi si riverserbbero sul clima di molte parti del pianeta. Aiuto.....

domenica 11 febbraio 2007

Un premio di 25.000.000 di dollari per salvare la Terra

Una ricompensa vera e propria, del valore di ben 25.000.000 di dollari (circa 20.000.000 di euro), che l'imprenditore Richard Branson (proprietario e fondatore della Virgin, uno degli uomini più ricchi della Gran Bretagna ma anche uno dei più impegnati sul campo ecologista) darà allo scienziato o a chiunque troverà la soluzione concreta per salvare la Terra dai cambiamenti climatici in corso. In particolare il premio sarà dato a colui che riuscirà ad ideare un sistema in grado di estrarre i gas inquinanti e le emissioni di carbonio dall'atmosfera. L'iniziativa è stata presentata due giorni fa a Londra e al fianco del sig. Branson c'era anche l'ex vicepresidente USA Al Gore, altro personaggio molto impegnato sul campo ecologista: il sig. Branson ha detto di essersi ispirato per questa sua iniziativa allo scienziato James Lovelock, secondo il quale il cambiamento climatico in corso avrebbe ormai raggiunto un "punto di non ritorno". Il premio servirebbe a spronare tutti i cervelli scientifici presenti sulla Terra, al fine di poter trovare la soluzione ideale per salvare la Terra dalla distruzione. Le soluzioni che verranno proposte saranno analizzate da una commissione costituita dallo stesso Branson, da Al Gore e da un team di grandi scienziati. Il vincitore dovrà attuare un sistema per rimuovere dall'atmosfera almeno un miliardo di tonnellate di carbonio l'anno per 10 anni. Ah dimenticavo, il premio resterà in palio per 5 anni, sbrigatevi.....

venerdì 9 febbraio 2007

Dighe per proteggere le coste italiane dall'innalzamento marino!

Questa è l'idea che è stata lanciata per proteggere i lunghi tratti di costa italiana che sarebbero a rischio allagamento da qui al 2100 in seguito all'inesorabile innalzamento dei mari causato dal continuo scioglimento dei ghiacci polari. Da uno studio eseguito dall'Enea, sono 3.975 (su un totale di 7.750) i km in Italia di costa bassa o sabbiosa e di questi ben 1.384 sarebbero a rischio inondazione entro la fine di questo secolo, in seguito ad un innalzamento del mare che varierebbe da 30 a 100 cm! Come già scritto in un precedente articolo, le zone più pianeggianti favoriranno un afflusso delle acque marine ben verso l'entroterra con danni inestimabili: si pensi alle molte città, grandi (come Venezia) e piccole, soggette ad abbandono ed inutilizzo, nonchè all'acqua marina che risalirà sempre di più i fiumi italiani (in primis il Po) con ripercussioni sull'agricoltura e sulle falde acquifere. Quale allora l'idea lanciata da alcuni studi dell'Enea? Bisognerà innanzitutto valutare caso per caso: saranno circa 30 i tratti di costa soggetti a rischio allagamento, tuttavia ove si presentino tratti di costa molto bassi e con pendenza molto dolce che consentirebbe all'acqua marina di penetrare per circa 200-300 metri in zone disabitate, allora vi potrebbe essere un riassestamento naturale della costa stessa. In altre, minacciate dall'acqua marina, vi potrebbe essere la conversione dell'attività agricola in itticoltura. Certo, però, che in quelle attualmente abitate le soluzioni sarebbero scarse, e così si sta pensando a delle dighe di contenimento. L'unico inconveniete è il costo: 2.000.000 di euro per ogni km di diga alta 1 metro!!! Purtroppo il tempo stringe e bisogna trovare (ed applicare) delle soluzioni nel più breve tempo possibile, un secolo passa in fretta...

mercoledì 7 febbraio 2007

CARBURANTI VERDI? Sì, ma ora ci sono le controindicazioni...

E' notizia di questi giorni che la Cina, pur ribadendo il suo no al protocollo di Kyoto, sta lanciando per la prima volta un programma nazionale per la riduzione delle emissioni in atmosfera di anidride carbonica e per la lotta al surriscaldamento terrestre (ricordiamo che tra 4 anni la Cina sarà il primo produttore mondiale di CO2, superando gli Stati Uniti). Per questo, ha deciso di lanciare i cosiddetti "carburanti verdi": si tratta di etanolo e biodiesel (di cui la Cina entro il 2100 sarà il 3° produttore mondiale) che sono già utilizzati in alcuni paesi asiatici in quanto molto meno inquinanti dei normali idrocarburi (gasolio, benzina, ecc...). Sorge però ora il problema inverso. I cosiddetti "carburanti verdi" si ricavano generalmente da grano, granoturco, soia e palma da olio (i cui prezzi sono già aumentati notevolmente), e questo richiede una nuova e grande quantità di terreni arabili (almeno il triplo di quelli attuali) dove poter coltivare queste piante. I terreni arabili scarseggiano per l'incombenza di edilizia e nuove industrie e, per trovarli, è in atto un'operazione selvaggia di deforestamento in molti paese asiatici, con distruzione di foreste vergini e prosciugamento di terreni paludosi. Le controindicazioni sono che il disboscamento contribuisce ad una diminuzione di ossigeno nell'aria, mentre gli estesi incendi utilizzati per disboscare ed eliminare le torbiere contribuiscono non poco ad immettere nuova CO2 in atmosfera! Alcuni esempi? L'Indonesia è divenuta, in seguito a questi incendi, il 3° produttore mondiale di CO2 (dopo USA e Cina) pur non essendo molto industrializzata; il Borneo (la 2° isola più grande al mondo ed una delle più grandi riserve naturali per le sue foreste pluviali) ha visto dimezzare in pochi anni la sua vegetazione e gli incendi hanno ricoperto l'isola di una densa coltre di fumo! Insomma, attuando una simile politica, le forme alternative di carburante rischiano di essere più dannose per l'ambiente di quelle tradizionali. La strada è quella giusta, sbagliata è invece la politica con cui vengono attuate queste decisioni....

martedì 23 gennaio 2007

"UNA SCOMODA VERITA'": considerazioni sul film

E' uscvito lo scorso 19 gennaio 2007 il film "Una scomoda verità", un documentario-dossier sul cambiamento climatico della Terra raccontato dal signor Al Gore (ex-futuro presidente USA, come lui stesso si definisce). Sono andato a vederlo e voglio esprimere alcune considerazioni. Prima però devo premettere due cose:
  1. il film è uscito in tutta Italia, ma con una media di una sala per ogni regione! Io, veronese, potevo sciegliere le sale più vicine tra Padova e Bologna (non a Verona, nè a Vicenza, Rovigo, Mantova, Ferrara, Modena)! Ciò spiega tante cose: probabilmente i gestori dei cinema italiani, spaventati dalla legge di mercato (e immaginando quanto poco sia sentito il tema ambientale in Italia, purtroppo), non hanno trovato il coraggio di puntare su questo film preferendo la sicurezza di film come "Manuale d'amore 2" e, addirittura, ancora dei film natalizi (e anche questo fotografa un italiano medio di cui c'è poco da vantarsi). Per carità, posso anche capirli, ma così non si cambierà mai niente se non si colpisce l'opinione pubblica e quello del cinema era uno dei mezzi possibili: forse un pò più di pubblicità al film sarebbe servita;
  2. rimpiango il fatto che alle ultime presidenziali USA Al Gore non sia riuscito a vincere, forse qualcosa sarebbe stato fatto diversamente in questi anni. E invece sappiamo tutti chi vinse, e soprattutto come vinse, in seguito alla ormai famosa "confusione elettorale" avvenuta in Florida, quando dopo ben un mese di riconteggi alla fine prevalse (per pochissimi voti) il guerrafondaio: qualche dubbio mi è rimeasto sulla legalità di quelle elezioni.
Ciò premesso, ecco le mie considerazioni sul film:
  • il film è interessante: una lunga serie di tabelle e grafici su temperature, concentrazioni di gas serra ed altri fenomeni meteo che fotografano al meglio la situazione attuale del pianeta e il veloce cambiamento climatico in corso con responsabilità umane;
  • non ho gradito alcune scene del film incentrate sulla vita privata di Al Gore (la morte della sorella per cancro, l'incidente al figlioletto, suo padre, la sua fattoria, ecc...): sinceramente sembravano un pò propagandistiche (non mi è dato però sapere se Al Gore si candiderà alle prossime presidenziali 2008), immagini che centravano ben poco con l'argomento "ambiente";
  • molti i dati attuali e di cronaca contenuti nel film, ma poco spazio secondo me alle possibili reali soluzioni da adottare in futuro per risolvere il problema surriscaldamento globale: per carità, molti preziosi consigli ai singoli cittadini (lampadine a basso consumo, abbassamento del termostato in casa, utilizzo maggiore della bicicletta, ecc...), certamente però la mancanza di volontà politica a risolvere il problema è un ostacolo da superare e non da poco. Finchè si continueranno ad usare come fonti energetiche i combustibili fossili (petrolio, carbone, ecc...), finchè ci sarà scarsità di informazione e di investimento sulle fonti di energia rinnovabile (come il solare o l'eolico), finchè ci faranno utilizzare macchine che funzionano solo a derivati del petrolio, finchè mancherà il controllo totale sugli scarichi industriali, finchè alcuni paesi non sottoscriveranno il protocollo di Kyoto (come USA, Cina ed India) ed altri non lo rispettano (tra cui l'Italia), finchè succede tutto questo gli accorgimenti dei singoli cittadini non serviranno a niente!
E' già qualcosa comunque che qualcuno si sia impegnato a realizzare un film "scomodo" come questo: è mancata purtroppo la grande distribuzione nei cinema, un'altra occasione mancata...