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sabato 5 gennaio 2008

NUBI NOTTILUCENTI in aumento...

Le nubi nottilucenti sono dei fenomeni meteorologici piuttosto misteriosi: si tratta di nubi che si formano molto in alto, addirittura a 70-80 km dal suolo (mediamente le nubi più alte si formano a 10-11 km dal suolo) ove la temperatura dell’atmosfera è di ben –150°C, che sono illuminate dal Sole anche molto dopo il tramonto proprio a causa della loro elevatissima altezza. Quella che vedete nella foto è una ripresa del satellite AIM che per la prima volta è riuscito a fotografare le nubi nottilucenti dall’alto (queste sono al Polo Nord, in basso si notano Svezia e Finlandia). Il satellite Mahrsi (Middle Atmosphere High Resolution Spectrograph Investigation) riuscì a scoprire che negli strati alti dell’atmosfera c’era molta più acqua di quanto si pensasse, ma restò (e resta tutt’ora) un mistero l’origine di tale acqua: secondo il fisico Louis Frank potrebbe arrivare da decine di minicomete che ogni ora entrano nell’atmosfera (la scoperta è stata proprio sua), mentre per altri l’acqua potrebbe arrivare da reazioni chimiche ancora sconosciute o da residui di meteoriti. Secondo la meteorologia si tratta di “nubi mesosferiche” che si formano in uno strato continuo di piccolissimi strati di ghiaccio nell’alta atmosfera (appunto mesosfera) che brillano grazie ai raggi solari che le raggiungono data la loro altissima altezza: fino a pochi anni fa tali nubi erano solite formarsi attorno ai Poli, ma negli ultimi anni sono diventate sempre più frequenti e appaiono a latitudini sempre più basse. Proprio quest’ultima constatazione fa pensare che un ruolo importante lo stia svolgendo l’aumento dei gas serra in alta atmosfera i quali, intrappolando il sempre maggior calore negli strati bassi dell’atmosfera indotto dal “global warming” col conseguente aumento dell’umidità, aumentano la produzione di ghiaccio negli strati alti. Che siano dunque un indicatore del cambiamento climatico in corso? Potrebbe…

venerdì 23 novembre 2007

ITALIA: pronto il "condono climatico"!

Dal 1° gennaio 2008 partirà il secondo periodo dell'EMISSION TRADING, ovvero il sistema europeo di scambio che regola le emissioni di gas serra di alcuni settori industriali (tra cui quello energetico). Dato che è stato imposto un tetto alle emissioni a livello europeo (che deriva da una media tra coloro che inquinano molto e coloro che inquinano poco), i paesi che hanno già superato tale soglia possono "acquistare" le quote dai paesi che invece hanno ancora una percentuale da poter scaricare!! Inquientante... E l'Italia, naturalmente, vi ricorrerà: si tratterà di un vero e proprio "CONDONO CLIMATICO". Per la verità l'Italia non ha ancora chiarito quale sia l'entità dell quote di emissioni che intende assegnare ai singoli impianti: tuttavia, conoscendo la realtà italiana caratterizzata da decenni di favoritismi, esiste il serio pericolo che anche questa volta il Governo ceda sotto le pressioni dei grandi gruppi industriali concedendo loro sconti ed incentivi alla produzione di energia elettrica da carbone! Ricordiamo che nel maggio 2007 la Commissione Europea aveva chiesto all'Italia di ridurre il proprio piano di allocazione (cioè di scambio) di 13,2 milioni di tonnellate di CO2, ma tale piano non è ancora stato presentato per la seconda fase... Ecco perchè Legambiente, Greenpeace e WWF si sono mosse unite per spronare tale situazione: lo scorso mese di luglio hanno inviato una lettera ai Ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico nella quale indicavano alcune soluzioni per recuperare le quote mancanti senza rendere vano il principio "chi inquina paga" (e che qui in Italia non funziona...). Ecco perchè le tre associazioni chiedono al Governo italiano di concentrare i tagli maggiormente sul carbone, visto che è il principale responsabile delle emissioni di CO2. Ma nel paese dei trucchetti, ecco che anche il Governo tira fuori il proprio di trucco: anzichè penalizzare gli impianti più inquinanti, il taglio richiesto dalla Commissione Europea verrà raggiunto cancellando le quote destinate agli impianti che entreranno in funzione dopo il 2008 (la cosidetta "riserva"), quote che verranno acquistate in futuro attraverso soldi pubblici (!) con un fondo apposito previsto dalla Legge Finanziaria. Quindi oltre al danno la beffa: non solo le imprese che più inquineranno non pagheranno un euro in più, ma per attivare il trucchetto si utilizzeranno soldi dei cittadini (cioè tasse), tra l'altro senza risolvere il problema delle emissioni!!! Per non parlare del fatto che i privilegi dati al carbone conferiscono alla fine solo in ENEL a discapito dei concorrenti del mercato elettrico che stanno puntando (giustamente!) sulle fonte energetiche rinnovabili. Niente è ancora successo, ma esiste il serio pericolo che ciò accada: se ciò avvenisse sarebbe attuata una violazione della normativa sugli aiuti di Stato. Purtroppo niente cambia in Italia: a comandare nel nostro paese sono sempre state (e lo sono tuttora) le grandi aziende...

mercoledì 7 novembre 2007

Come sta andando la "Borsa delle emissioni"?

Avevo già dedicato un post in passato a tale argomento ed ogi, come allora, mi trovo abbastanza perplesso di fronte a questa strategia per il taglio alle emissioni di gas serra. La "Borsa delle emissioni" è uno strumento nato in seguito agli accordi del Protocollo di Kyoto: si tratta di un mercato in cui si scambia il diritto di inquinare tra paesi (l'80% all'interno dell'Unione Europea) che ha raggiunto oggi un valore di 22,5 miliardi di euro! Tale mercato si basa sull'European emission-trading sheme, entrato in vigore nel gennaio del 2005 (ma solo nell'aprile 2007 in Italia), ovvero la possibilità di scambiarsi con altri paesi diritti ad emettere determinate quantità di CO2: quindi un paese che, scaricando molta CO2 ha già esaurito la quota che gli è stata assegnata, può emettere una ulteriore quantità di gas serra acquistandola da un altro paese che ha ancora a disposizione una parte di quota per poter scaricare!!! No comment! In Europa sono stati catalogati oltre 12.000 impianti per essere soggetti a questa normativa: centrali per la produzione di energia, raffinerie, cementifici, industrie per la trasformazione di materiali ferrosi, fabbriche di vetro, ceramica e carta ed altre ancora. Quindi, il titolare di uno di questi impianti può acquistare un "diritto ad inquinare"! A monte di questo sistema c'è un'allocazione (ovvero un'assegnazione) di quote per emettere CO2 ai singoli paesi e all'interno di ogni paese c'è un'allocazione pr ogni impianto. Andrà così in "Borsa delle emissioni" chi troverà più conveniente comprare un diritto piuttosto che spendere per rendere i propri impianti meno inquinanti: naturalmente, sono la quasi totalità... Finora è stato tuttavia commesso un grave errore: sono state assegnate agli impianti delle quote troppo alte ad inquinare. La conseguenza è stata che il costo dei certificati è crollato dal 2006, ovvero quando ci si è resi conto che i certificati disponibili sul mercato per emettere CO2 erano troppi: infatti, l'eccessiva offerta di certificati ne ha fatto crollare il prezzo e il risultato ambientale è stato praticamente nullo!!! Infatti, i certificati più costano e più è conveniente ridurre le emissioni. Ora la Commissione Europea non solo deve correggere l'errore ma ha introdotto un altro sistema per corre un pò ai ripari: si tratta del C.D.M., ovvero il Clean Development Mechanism: in pratica, le industrie europee potranno acquistare diritti ad inquinare da paesi in via di sviluppo, anche costruendo in loco impianti che comportano vantaggi ambientali nei paesi in via di sviluppo. Resto sempre dell'idea che non è questo il sistema per risolvere il problema delle emissioni di gas serra in atmosfera: il solo fatto che la quasi totalità delle industrie interessate prefersice acquistare diritti ad inquinare piuttosto che modernizzare i propri impianti, la dice lunga sulla politica di lotta all'inquinamento atmosferico intrapresa in Europa! Perchè l'Unione Europea, anzichè agevolare questi scambi di diritti ad emettere CO2 non eroga incentivi od agevolazioni alle industrie interessate per modernizzare i propri impianti inquinanti al fine di combattere alla fonte l'emissione di gas serra? Eh già, perchè?

domenica 21 ottobre 2007

GUSSING, il paese a emissioni zero!

Gussing è un paesino di 4.000 abitanti posto sulle colline del Burgerland (Austria), ai confini con l'Ungheria, che è stato trasformato in un'isola pulita che porduce da sè, con quello che la natura gli mette a disposizione, tutta l'energia di cui ha bisogno ottenendola dal sole, dal mais, dal legno, dai rifiuti e dai grassi vegetali: con tutto questo si ottengono riscaldamento, elettricità e gas per tutto il paesino! L'uso dell'energia altrnativa ha permesso a Gussing di ridurre di ben il 93% le emissioni di biossido di carbonio e, oltretutto, di guadagnare ogni anno ben 500.000 euro dalla vendita alla rete nazionale del surplus energetico non utilizato: i proventi vengono quindi investiti in nuovi servizi per il paesino! In questi ultimi anni si è dovuto addirittura costruire un albergo (il Com Inn) per ospitare tutte le comitive che ogni anno vengono da tutto il mondo nel paesino per ammirare la favolosa coniugazione tra crescita economica e sostenibilità ambientale: si tratta di circa 5.000 persone ogni anno, da diplomatici a scienziati, a ricercatori fino a semplici visitatori. Tutto ciò ha consentito ai soldi (che prima lasciavano la città) a restare sul posto consentendo di creare ricchezza e lavoro. Soldi che sono stati investiti per permettere alle famiglie di Gussing di risparmiare per procurarsi energia: oggi risparmiano circa il 30-40% di quello che dovrebbero spendere! Negli ultimi 10 anni, poi, sono nate poi 60 aziende (legate alla produzione dei vari tipi di energia) per un totale di ben 1.200 posti di lavoro! Oggi Gussing è completamente autosufficiente dal punto di vista energetico: 8 diversi impianti che producono 22 megawattora di energia all'anno di cui 8 in surplus ceduti alla rete nazionale. Quindi Gussing è un chiaro esempio di come una città possa rendersi autosufficiente ottenendo energia (per riscaldamento, autoveicoli, consumi elettrici, ecc...) da ciò che la natura gli offre di pulito come il sole, il vento, i vegetali, il legno, i rifiuti, senza chiedere niente a nessuno e senza immettere gas-serra in atmosfera. Pensate ai benefici che si potrebbero ottenere se ogni paese seguisse questa linea in fatto di taglio alle emissioni di gas serra, in fatto di risparmio, in fatto di crescita economica, in fatto di protezione dell'ambiente: eppure non succede...

martedì 16 ottobre 2007

A proposito di cambiamento climatico...

Il paleoclimatologo William Ruddiman sostiene che "l'uomo influisce sul clima terrestre immettendo anidride carbonica da ben prima della rivoluzione industriale". Lo racconta meglio nel suo libero "L'aratro, la peste, il petrolio. L'uomo e il clima", uscito ieri nelle librerie italine ed edito da Università Bocconi Editore. Secondo le teorie riconosciute dalla comunità scientifica, le quantità di metano e anidride carboncia nell'atmosfera negli ulimi 10.000 anni sarebbero dovute scendere fino all'inizio dell'era industriale, ed invece le tracce lasciate in alcune carote di ghiaccio estratte nell'Antartide dimostrano che 5.000 anni fa il metano in atmosfera salì senza una ragione apparente: Ruddiman comincia così la sua investigazione scientifica e scopre che proprio 5.000 anni fa cominciò la messa a coltura risicola di ampie porzioni delle pianure del Sud-Est Asiatico: proprio sotto lo strato d'acqua necessario a coltivare il riso marciscono erbe di vario genere che durante la decomposizione rilasciano metano. Quindi i cosiddetti gas-serra aumentarono anche prima dell'era industriale: ma questo studio non vuole discolpare l'uomo dall'attuale cambiamento climatico ed infatti dimostra che proprio dall'era industriale, in appena 200 anni, l'uomo con le sue attività ha innalzato i livelli di metano di ben 4 volte rispetto a quelli degli 8.000 anni precedenti e di 2,5 volte quello dell'anidride carbonica! Quindi i gas-serra sono sempre esistiti e sempre hanno subito variazioni (positive e negative), ma mai hanno subito un aumento come quello dovuto allo sviluppo industriale. Tuttavia, a causa del ritardo con cui il clima reagisce all'incremento dei gas serra, l'aumento di temperatura media terrestre è stato finora solo di 0.6°C: il 50% dell'effetto dei gas già immessi in atmosfera si menifesterà nei prossimi 50 anni! Intanto leggetevi il libro...

martedì 24 luglio 2007

Gas serra: l'Italia sta migliorando...

Finalmente, dopo 10 anni di promesse non mantenute (ed anzi in cui aveva aumentato di ben il 12.1% le sue emissioni di gas serra in atmosfera quando doveva dimunuirle del 6.5%...), si riscontra un'inversione di tendenza: nel 2006 il registro delle sostanze che vengono rilasciate in atmosfera si è chiuso con un segno negativo, ovvero -1.5%. Poca cosa, ma dopo 15 anni di aumenti è un buon segnale... Il dato è stato fornito dall'Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e del Territorio). Si tratta dei risultati ottenuti dalla riconversione mirata del sistema produttivo, anche se non tutti i settori vi hanno contribuito: i migliori sono stati il residenziale (sceso da 93 a 76 milioni di tonnellate di gas serra) e l'agricoltura, rimangono invece pressochè stabili i trasporti (da 127 a 128 milioni di tonnellate) mentre ancora male il settore elettrico (che sale da 160 a 168 milioni di tonnellate). Per quanto riguarda il residenziale, i frutti sono stati merito della campagna di sensibilizzazione adottata dalle Regioni e dal Governo, con buoni risultati ottenuti dall'impiego del fotovoltaico e del solare. Poi, sicuramente, anche la diffusione dell'efficenza energetica: il bonus distribuito lo scorso anno dal Governo Prodi per il cambio dei frigoriferi con quelli ad alta efficienza ha avuto i suoi frutti positivi (il bonus verrà presto riproposto anche per lavatrici e lavastoviglie per risparmiare acqua ed energia). Per quanto riguarda invece l'agricoltura, ottimi risultati si sono avuti grazie al biologico che ha abbassato l'uso di sostanze chimiche. Rimane purtroppo il problema del settore elettrico, dove la maggior parte delle centrali funziona a carbone che, come materia prima, è ancora sostenuta da molti, forse troppi....

mercoledì 11 luglio 2007

Unione Europea: è nato il... mercato della CO2!!!

Due anni fa ancora non esisteva ma ora eccolo qua: il mercato della CO2!!! Un mercato che lo scorso anno ha mosso 1.600 milioni di tonnellate di materia prima (il doppio dell'anno precedente) con un giro d'affari di 30 miliardi di dollari... E' l'unico mercato al mondo in cui si scambia qualcosa che non c'è, ovvero la "non CO2": in pratica i paesi europei che hanno emesso meno anidride carbonica del tetto a loro imposto dall'UE possono vendere questa quota risparmiata ai paesi europei che invece hanno sforato il loro tetto! Pertanto questi ultimi paesi possono acquistarsi il diritto ad emettere CO2!!! Davvero incredibile, anche se qualche risvolto positivo ci potrebbe essere... Attualmente il diritto ad emettere una tonnellata di CO2 nel dicembre 2008 costa 22 euro, anche se è previsto un rialzo fino a 30 euro entro il 2009. C'è da dire che a 30 euro le energie rinnovabili sarebbero, con le attuali tecnologie, convenienti e competitive, ma non agli attuali 20 euro. Proprio per questo molti sollevano critiche circa l'ottenere una diminuzione delle emissioni di CO2 tramite un "mercato". Molti propongono (tra cui parecchie aziende!) una semplice "carbon tax": infatti con questa tassa si sà il prezzo della CO2 ma non la quantità di emissioni che ci saranno (e tra l'altro i ricavi della tassa potrebbero essere investiti in ricerca scientifica e tecnologica...). Con il tetto imposto dalla UE, invece, oltre il quale ti devi acquistare il diritto ad emettere, si sà quante emissioni di Co2 ci saranno ma non il loro costo. L'ultimo sistema è più pericoloso per i costi delle aziende e non può essere regolato. Tuttavia, finora il sistema più praticabile è stato quello del tetto alle emissioni: tale mercato resta un fenomeno solo europeo (infatti l'80% del giro d'affari riguarda l'UE, l'unica area al mondo ove il sistema è obbligatorio...) e quindi più dimostrativo che funzionale (in questi due anni le emissioni sono infatti diminuite solo del 2% rispetto all'8% previsto). Ma ora sembra qualcosa si muova anche negli USA e nei paesi in forte sviluppo (Cina e India in primis): vedremo... In definitiva, diciamo che l'attribuzione di un costo alla CO2 è stata fatta per spingere le aziende a migliorare la propria efficienza ambientale, sostituendo processi e macchinari che producono più CO2. Il mercato dell'anidride carbonica è nato nel 2005: 12.000 imprese dell'energia, della carta, dell'acciaio e del cemento erano state vincolote a certe quote di emissione di CO2 (quote cedute gratuitamente): oltre tali quote, i diritti ad emettere vanno acquistati. Tuttavia, da un controllo reale effettuato nel maggio 2006, si è scoperto qualcosa che non andava: infatti, in sede di contrattazione dell'entità delle quote gratuite, alcuni paesi (come la Germania, ma non l'Italia) avevano ricevuto permessi gratuiti ben superiori alle emissioni reali, per cui le aziende avevano avuto gratis diritti ad emettere da rivendere con profitto!!! Di conseguenza il prezzo dei contratti è sceso quasi a zero dicendo addio agli incentivi per rendere efficienti gli impianti! Praticamente il mercato della CO2 è un disastro: ma non la pensano così gli analisti della Deutsche Bank e dell'Economist, secondo i quali il mercato è stato un successo (!) in quanto secondo loro il mercato (nonostante le difficoltà iniziali) ora comincia a funzionare. Secondo loro, i 1.600 milioni di tonnellate di CO2 scambiati nel 2006 fra i vari paesi corrispondono ad 1/3 del totale di CO2 effettivamente emessa nel 2005 e le prospettive sono rosee in funzione della prossima "fase 2": partirà a fine 2008 e azzererà tutti i vecchi permessi sostituendoli con altri molto più restrittivi (ecco perchè un contratto a dicembre 2007 vale qualche centesimo e a dicembre 2008 vale 22 euro...). Secondo un'analisi effettuata dall'Ifsl di Londra circa 2/3 ella CO2 trattata proviene da risparmi effettuati da quelle 12.000 aziende interessate dal tetto i emissioni mentre il restante 1/3 deriva dai Cdm, ovvero dei certificati di buona condotta che vengono rilasciati alle imprese che riducono l'anidride carbonica prodotta da altre aziende: così, ad esempio, la Shell convoglia la sua anidride carbonica nelle serre agricole (le quali dovrebbero altrimenti produrla in proprio) oppure l'americana Bunge ha inventato un sistema per ricavare metano dagli escrementi degli allevamenti di maiali il quale, anzichè essere disperso in atmosfera, viene utilizzato per produrre energia. Quindi, siccome l'effetto serra è globale, non fa differenza se la riduzione di CO2 avviene nella centrale di casa o in Cina o in India, l'importante è che avvenga: bisogna quindi migliorare l'efficienza dei vecchi impianti di Cina, India e dei paesi in via di sviluppo, se non lo fanno loro li dobbiamo aiutare noi. Solo così si può sostenere una vera e propria battaglia contro l'effetto serra: un primo passo è già stato quello di far capire alle aziende europee che la CO2 è per loro un costo e che è quindi necessario migliorarsi tecnologicamente per produrre meno gsc serra, e in questo il mercato della CO2 può essere d'aiuto (ma solo per questo...). Come sappiamo, l'Italia negli ultimi anni ha sforato il tetto delle sue emissioni di CO2: lo sforamento è stato di 10 milioni di tonnellate nel 2005 e di ben 22 milioni di tonnellate nel solo 2006 (totale 227 milioni di tonnellate emesse contro le 195,8 milioni di tonnellate concesse gratuitamente dall'UE!). Finora le aziende italiane hanno sostenuto costi bassi per acquistare i diritti ad emettere, ma già dal dicembre 2008 questi diritti costeranno 22 euro ogni tonnellata emessa: per tale motivo l'Italia dovrà sostenere una spesa vicina al mezzo miliardo di euro!!! Ricordiamo che metà del buco 2006 è da attribuire alla nostra cara Enel (a livello globale, la produzione di energia elettrica è responsabile di 1/4 di tutta la CO2!): fra il 2005 e il 2006 l'Enel ha registrato comunque un leggero miglioramento, mentre continuano a deludere le altre compagnie energetiche (Edison, Endesa, Edipower, Enipower e Tirreno Power) nonchè i gruppi di produzione del cemento (eccetto Unicem); stabili o in leggero miglioramento le acciaierie e i gruppi petroliferi (un pò meno la Saras dei Moratti...). Purtroppo è ancora troppo poco per l'Italia: c'è il rischio di sforamenti sempre più consistenti delle quote e il conseguente aumento del prezzo dei diritti ad emettere. Ma c'è un altro problema prima di questo, che l'Italia non ha ancora affrontato, ovvero la spartizione di quelle 195,8 milioni di tonnellate di CO2 tra le varie aziende italiane: come sembrerebbe plausibile, i tagli maggiori li dovranno sostenere le centrali a carbone (ovvero la maggior parte delle centrali Enel...) e gli impianti di lavorazione del petrolio e derivati, ma ci sono già in atto scontri durissimi. Già sono sconcertato che si continui a parlare tanto di quote di emissione di CO2 piuttosto che di energie rinnovabili, ma ho anche paura a pensare come finirà questa spartizione di CO2 fra le aziende italiane.... Questo post trae spunto da alcuni interessanti articoli apparsi in questi ultimi giorni sul quotidiano "La Repubblica", sempre attento a questi temi.

martedì 26 giugno 2007

Inquinamento: la Cina ha sorpassato gli USA!!!

L'Agenzia Internazionale per l'Energia aveva previsto per il 2010 il sorpasso Cina-USA sulla quantità di gas serra scaricati in atmosfera: è arrivato con quattro anni di anticipo, a conferma di come l'economia cinese vada via spedita (nel 2006 la crecita economica è stata ben l'11% del Pil nazionale!). Nel corso del 2006 le emissioni cinesi sono aumentate di ben l'8% rispetto all'anno precedente: in un anno la produzione è stata di 6,2 miliardi di tonnellate di gas serra, contro i 5,8 miliardi prodotti dagli USA. Le cause di queste incredibili emissioni di gas serra cinesi sono presto dette:
- negli ultimi 5 anni la capacità della Cina di produzione di energia elettrica è aumentata del 150%;
- i 2/3 dell'energia elettrica vengono prodotti bruciando carbone;
- si stà aprendo una quanità incredibile di nuove fabbriche e cantieri edili (la Cina produce il 44% del cemento mondiale....), con in previsione altre 550 centrali termoelettriche nei prossimi 8 anni;
- sono aumentati i consumi legati all'urbanizzazione di massa (elettrodomestici, computer, condizionatori, ecc...).
Tuttavia, c'è poco da eccepire su quanto continua a ribadire il governo cinese: l'effetto serra attuale non è stato creato dalla Cina o dall'India, ma dagli USA e dall'Europa nel corso del loro sviluppo degli ultimi 50 anni. Bisogna anche riconoscere che purtroppo Cina ed India stanno vivendo un boom strepitoso in un momento della loro storia in cui sono sovrappopolate: 1,3 miliardi di cinesi e 1,1 miliardi di indiani, a suo tempo americani ed europei erano di gran lunga inferiori e questo ha portanto ad uno sviluppo diverso e con ripercussioni diverse sull'ambiente. Il problema è che Cina ed India, proprio per la loro sovrappopolazione e il loro sviluppo senza freno, rischiano di accelerare l'effetto serra molto più di quanto non abbiano fatto USA ed Europa in passato: per questo bisognerebbe creare una collaborazione tra i vari stati (collaborazione che finora non v'è stata ed anzi è stata respinta...). Perchè americani ed europei, invece che continuare ad aprire fabbriche in terra cinese solo per sfruttare i bassi costi di produzione, non investono sempre sul territorio cinese (ed indiano) ma su energie rinnovabili o su altri programmi atti a limitare gli scarichi in atmosfera? Ha in parte ragione il governo cinese quando dice che "La colpa è dell'Occidente che ha trasferito in Cina le produzioni più importanti", ricordando che il territorio cinese è diventato la fabbrica del pianeta e che sta svolgendo il lavoro manifatturiero dei paesi ricchi... Bisogna anche dire che le condizioni che spingono le imprese estere in terra cinese sono state create proprio dalle politiche cinesi: attualmente sono ben 700 milioni i cinesi che vivono con un reddito pro-capite inferiore ai 3 dollari al giorno e questo "consente" uno sfruttamento della popolazione nelle operazioni industriali a bassissimo costo. Si tratta dunque di una lunga serie di colpe che vengono da entrambe le parti ma dalle quali non si riesce a vedere una via d'uscita...

Siena: sarà la prima provincia "carbon free"!

Siena sarà la prima provincia al mondo a potersi dichiarare "carbon free", ovvero "libera dal carbonio", e ciò dovrebbe accadere entro il 2015. L'impegno è notevole per combattere completamente l'inquinamento atmoferico. L'assessore comunale all'ambiente Claudio Galletti ha spiegato che la prima mossa è stata la realizzazione di un "pannello di controllo" per conteggiare le quantità di gas serra emesse dalle attività quotidiane di tutta la provincia: si tratta di 1,9 milioni di tonnellate di gas serra all'anno. Da tale cifra è stato tolto il carbonio assorbito dai boschi (di cui la provincia ne è ricca, pari a 122.157 ettari): si tratta di un bel 60%!! Come combattere il restante 40% di gas serra emessi? Ecco la pianificazione comunale:
1) il 40% sarà dato dall'investimento sulle energie rinnovabili, migliorando l'efficienza energetica e facendo campagne di comunicazione per stimolare e sensibilizzare il comportamento della gente (ricordiamo che già oggi il 90% dell'energia utilizzata a Siena è rinnovabile, in quanto derivante dal geotermico);
2) il 30% sarà dato da una verifica alle 70.000 caldaie cittadine e da una serie di incentivi per la sostituzione delle vecchie caldaie con altre nuove e più efficienti;
3) il 20% sarà dato dal rilancio dei biocarburanti e dal recupero del metano prodotto dalla fermentazione del materiale organico in discarica;
4) il 10% sarà dato da un'ulteriore miglioramento della capacità boschiva.
Inoltre piani differenziati di edilizia, studio di coltivazioni destinate alla produzione dei biocarburanti e miglioramento della gestione dei rifiuti: insomma, una vasta gamma di attività che qualsiasi città e provincia italiane potrebbe attuare. In fondo il motto dice "L'unione fa la forza": solo così si potrebbe aiutare l'Italia a raggiungere il traguardo che si è prefissato per il taglio di CO2. Vedremo...

mercoledì 28 marzo 2007

BOEING: pronto l'aereo a "celle a combustibile"

Anche l'aeronautica ha cominciato a prendersi cura del nostro caro ambiente! Boeing ha puntato sulle celle a combustibile per sviluppare soluzioni ecocompatibili per le applicazioni aeronautiche. La "cella a combustibile" è un dispositivo elettrochimico che trasforma direttamente l'idrogeno in elettricità e calore senza alcun processo di combustione: i benefici per l'ambiente derivano dal fatto che queste celle non producono nessuna emissione di gas serra e sono tra l'altro più silenziose dei motori aerei normali. Sono ora in corso degli attenti e minuziosi collaudi. Il nuovo dimostratore Boeing è un aereo ad elica fatto funzionare da un motore elettrico alimentato da un sistema ibrido a combustibile e da batterie al litio-ionio: ha un'apertura alare di 16.3 metri e può mantenere una velocità di crociera di 100 km/h. E' basato sul modello del motoaliante Katana Xtreme, prodotto in Austria: al progetto hanno collaborato l'azienda spagnola "Aerlyper" (che ha eseguito i lavori sull'aerostruttura e di montaggio e cablaggio dei componenti), l'azienda francese "Saft" (che ha progettato ed assemblato le batterie ausiliarie e di riserva), l'azienda spagnola "Air Liquide Espana" (che ha progettato ed assemblato l'impianto e il sistema di rifornimento ad idorgeno) nonchè la facoltà di Ingegneria Elettronica del Politecnico di Madrid (che ha seguito la progettazione e la costruzione dei sistemi di gestione di potenza e della scatola di distribuzione). I ricercatori Boeing fanno comunque sapere che si è ancora alla fase sperimentale: per un impiego di questa tecnologia nell'aviazione commerciale bisognerà aspettare 10-15 anni. E' già comunque un buon inizio: una serie di collaborazioni che in futuro potranno dare il loro contributo alla lotta all'inquinamento atmosferico e all'effetto serra.

GAS SERRA: ecco la mappa mondiale animata!

Dopo tre anni di osservazioni continue e l'analisi di migliaia di dati, si è arrivati per la prima volta alla stesura di una mappa mondiale animata dell'evoluzione dei due principali gas responsabili dell'effetto serra, ovvero il metano (CH4) e l'anidride carbonica (CO2). L'animazione è stata realizzata da Michael Buchwitz e Oliver Schneising dell'Istituto di fisica ambientale presso l'Università di Brema: il tutto grazie ad uno strumento particolare posizionato a bordo del satellite europeo di indagine ambientale Enviat (lo strumento è stato chiamato Sciamachy, che sta per "Scanning Imaging Absorption Spectrometer for Atmospheric Chartography"). Tale strumento è il primo sensore spaziale in grado di misurare i prinicplai gas serra con elevata sensibilità fino alla superficie terrestre. Dalle analisi si è scoperto, tra l'altro, che sono aumentate le emissioni di metano da parte delle foreste tropicali: il metano è il 2° gas-serra più importante dopo la CO2, ma le molecole di metano trattengono il calore con un'efficienza venti volte superiore all'anidride carbonica! Se volete vedere la qualità dell'aria che respirate nella vostra zona e per vedere l'animazione satellitare dei gas-serra, andate sul sito: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/03_Marzo/21/gas_serra_animazione.shtml

giovedì 15 marzo 2007

GAS-SERRA: il buon esempio dalla Gran Bretagna

Già alla data odierna la Gran Bretagna risulta essere uno dei pochissimi paesi euopei ad aver diminuito in questi anni le emissioni in atmosfera dei gas-serra, rispettando quanto previsto nel 1997 dal potocollo di Kyoto. Infatti dal 1990 ad oggi la Gran Bretagna ha tagliato del 14.1% le sue emissioni in atmosfera, l'unico paese europeo (assieme alla Germania con -17.5%) che si è impegnato alla grande. Alcuni paesi sono rimasti stabili (praticamente inquinano come prima): Francia (-0.8%), Svezia (-0.39%), Finlandia (-0.26%), Danimarca (-1.8%), Belgio (+0.7%). La maggior parte dei paesi ha invece scaricato alla grande e ben più di prima: tra questi Portogallo (+41.0%), Spagna (+47.9%), Grecia (+23.9%), Irlanda (+22.7%), Austria (+15.7%) e... l'Italia (+12.3%). Ora Londra ha preso un ulteriore impegno per la lotta all'inquinamento atmosferico e al conseguente surriscaldamento globale: ridurre le emissioni di gas-serra in atmosfera di un ulteriore 60% entro il 2050, come previsto dal "Climate Bill" presentato martedì 13 marzo alla Camera dei Comuni dal Ministro dell'Ambiente britannico. Perchè in Italia queste cose non si riesce mai ad attuarle? Quali ostacoli ci sono (o sono sempre i soliti)...? Sinceramente, non sono così ottimista per il futuro, almeno per quanto riguarda il nostro paese.....

giovedì 15 febbraio 2007

METANO ed EFFETTO SERRA: quali conseguenze?

Recenti ricerche effettuate dall'Istituto di Biologia Artica all'Università di Fairbanks (Alaska) hanno rivelato che il disgelo continuo dei ghiacci polari nelle terre emerse sta liberando in atmosfera grandi quantità di metano rimaste finora intrappolate sotto i ghiacci! Il metano, ahimè, è un gas serra molto più "efficace" (per favorire l'effetto serra!) dell'anidride carbonica ed anche piccole variazioni quantitative di tale gas possono portare a notevoli variazioni termiche sulla Terra. Da anni gli scienziati studiano il comportamento del cosiddetto permafrost, un tipo di terreno che ha la caretteristica di avere temperature sempre sottozero (e quindi sempre gelato), il chè gli permette di mantenere surgelati al suo interno per millenni organismi vegetali ed animali: al momento del disgelo, si innescano dei processi di decomposizione del materiale organico intrappolato che portano alla formazione del gas metano (in ingenti quantità). (Ricordiamo anche che molti fabbricati sono stati costruiti sul permafrost, ed il suo disgelo sta comportando gravi rischi di stabilità ai fabbricati stessi). Pertanto, il riscaldamento globale potrebbe innescare dei processi noti col nome di "feedback positivo", ovvero un effetto che accentua la causa da cui ha origine: l'effetto serra fa aumentare la temperatura, questa intensifica lo sciogliemento dei ghiacci che a sua volta consente di liberare in atmosfera gas metano, che non fa altro che incrementare l'effetto serra stesso! Secondo le ultime stime, il permafrost si estende per circa 22.000.000 di kmq (circa il 24% delle terre emerse dell'emisfero nord): il suo contributo di gas metano all'atmosfera terrestre sarebbe pesantissimo! Insomma una serie di reazioni a catena che l'uomo ha probabilmente innescato e che difficilmente ora è in grado di fermare: si è tirato la zappa sui piedi...