Visualizzazione post con etichetta Verona. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Verona. Mostra tutti i post

giovedì 23 gennaio 2014

La svendita del patrimonio storico

Un bel articolo di Salvatore Settis (archeologo e storico dell'arte italiano) pubblicato sul quotidiano la Repubblica di ieri 22 gennaio 2014 lancia l'allarme sulla svendita in corso di alcuni componenti preziose del patrimonio storico-artistico del nostro paese. E a tal proposito fa una breve cronistoria di cosa è successo in questi ultimi anni. Cominciò Tremonti durante il penultimo governo Berlusconi creando la “Patrimonio dello Stato SpA”, che toglieva l'inalienabilità (fin li resistita) dei beni demaniali per immetterli nel mercato: il progetto fallì in seguito alle dure opposizioni da ogni parte, sia in Italia che all'estero, e fu lo stesso Tremonti a liquidare poi la società da lui creata. La legge 133/2008 impose poi a Regioni, Province e Comuni, per fare cassa, di allegare al proprio bilancio un “piano di alienazioni immobiliari” per svendere molti monumenti introducendo varianti urbanistiche per modificare in commerciale la destinazione di tali immobili. Nel frattempo il Ministero della Difesa ha avviato un piano di dismissioni del demanio militare. Infine non possiamo dimenticare il “federalismo demaniale” (legge voluta da Calderoli...) che ha trasferito a Regioni e Comuni quasi 20.000 unità del demanio statale (del valore nominale di circa tre miliardi di euro) per immetterle nel mercato sotto varia forma (dalla vendita diretta alla concessione al versamento in fondi immobiliari). Sono molti gli esempi in giro per l'Italia: la splendida “Cittadella di Alessandria” (straordinaria architettura militare del Settecento, ancora senza piano di riqualificazione) oppure la magnifica Fortezza di Peschiera del Garda (che, con la benedizione della direzione dei Beni Culturali del Veneto, è stata destinata a residenza, centro commerciale ed alberghi...). 
Ma l'articolo di Settis è incentrato sullo spettacolare Arsenale Francesco Giuseppe di Verona, commissionato dal tenente colonnello Conrad Petrasch tra il 1854 ed il 1861 per gli Asburgo e che ospitò le truppe del maresciallo Radetzky. Esteso su una superficie di 62.000 mq è composto da piazze, cortili, vie, campi, caserme, stalle, edifici degli ufficiali ed officine, quasi come in una piccola città a se stante: è collegato dal Ponte Scaligero a Castelvecchio e la sua struttura militare è la seconda per imponenza in Europa dopo quella di Vienna! Oggi la struttura è purtroppo fatiscente, tanto che sono già crollati 3.000 mq di tetti... Come scrive Settis nel suo articolo, “Colori della muratura, lessico architettonico improntato all'eccletismo viennese, rapporto con la natura: nella costruzione tutto fu pensato per esprimere l'autorità e la presenza militare del sovrano, ma anche come omaggio alla dignità di una città tanto preziosa, e perciò incluso nel perimetro del sito Unesco”. Come detto ora è in stato decadente, da quando è stato ceduto al Comune nel 1994. Comune che ora svende il tutto, operazione camuffata da concessione d'uso ma che in realtà si tratta di svendita vera e propria. Un'associazione di imprese ad hoc (Contec Rizzani – De Eccher) ha offerto nel 2012 55 milioni di euro al Comune per acquistare il tutto eseguendo lavori di demolizione, ricostruzione e rilocalizzazione, copertura di spazi liberi, creazione di nuove strutture ipogee, parcheggi ed altro... Ottenendo in cambio dal Comune la gestione incondizionata di 2/3 della superficie, con libertà di trasformarli in centro commerciale con bar, ristoranti, negozi ed uffici, rivendendoli poi a terzi. Una vera e propria svendita a privati. Dei 55 milioni previsti, 12 li metterà il Comune vendendo il Palazzo del Capitano posto in Piazza dei Signori!!! Ma i cittadini sono insorti: un comitato in pochi giorni ha raccolto ben 6.000 firme dimostrando che esistono possibilità alternativa di recupero ed uso degli spazi diverso senza rinunciare alla loro funzione di BENE PUBBLICO. 
Sì, perché non si deve dimenticare che il demanio non è una forma di proprietà ma un bene ed un servizio pubblico nell'interesse di tutti i cittadini, dunque inalienabile! Si tratta di beni che si prestano benissimo all'uso pubblico: musei, mostre, attività culturali di ogni tipo, turismo storico. Come è possibile che accada tutto ciò: svendere un patrimonio storico-architettonico che qualsiasi altro Paese al mondo farebbe fruttare senza svenderlo!

domenica 6 gennaio 2013

Le meravigliose chiese di VERONA

Pochi giorni fa il quotidiano locale veronese L'Arena aveva come inserto un libretto informativo intitolato “Le gemme sull'Adige” dedicato alla millenaria tradizione cristiana di Verona e alle sue fantastiche chiese: ne parlo sul mio blog da buon veronese quale sono (da sempre vivo nella Bassa Veronese) e devo ammettere che la bellezza e l'incanto che ha Verona ce l'hanno poche altre grandi città italiane. Bella la prefazione all'opuscolo che ne fa Maurizio Cattaneo, direttore sul succitato quotidiano, il quale testualmente scrive: “E' la conoscenza delle nostre radici ad indicarci la via per il futuro. E in tempi di forti cambiamenti e di crisi, solo chi ha la consapevolezza del proprio valore, costruita su un'identità forte, può farne tesoro per affrontare gli insidiosi flutti dell'incertezza. Conoscenza, radici, valori: tre parole cruciali, in un mondo globalizzato ed appiattito, senza le quali le persone e le comunità rischiano la deriva, prima culturale e poi economica”. Condivido appieno: e siccome nell'immaginario collettivo Verona è la città di Giulietta e Romeo, dell'Arena, di Piazza Bra, di Piazza delle Erbe e di Castelvecchio, ben venga questo opuscolo per ricordare che la storia di Verona è fatta anche di meravigliose chiese, ed io voglio con questo post diffondere ulteriormente questa idea. Naturalmente non posso riportare tutto quanto contenuto nell'opuscolo (per chi non è veronese credo possa rivolgersi alla redazione de L'Arena, http://www.larena.it), ma ne faccio un breve riassunto (potete anche consultare il link http://www.chieseverona.it).
Basilica di San Zeno. Proprio in questo 2013, esattamente il 24 giugno, l'abitato di San Zeno compirà 1.200 anni, ovvero a quando risale il primo documento che attesta la presenza di un borgo attorno alla chiesa e al monastero benedettino dedicato all'allora vescovo di Verona (ora patrono della città). Basilica bellissima, capolavoro del Romanico italiano (opera probabilmente di Nicolò da Ferrara), fondata in quello che fu il primo cimitero cittadino e con una facciata incredibile su cui domina in immenso rosone a dodici raggi. Molti i capolavori al suo interno: tra questi il trittico del Mantegna sull'altare maggiore, commissionato al pittore agli inizi del 1400 dall'allora abate di San Zeno Gregorio Correr (noto umanista). Ultimata nel 1456, fu l'ultima opera dell'artista prima di trasferirsi alla corte di Mantova. Al centro del trittico la Madona col Bambino mentre ai due lati ci sono angeli musici e cantori con 4 santi su ciascun lato, mentre nella predella ci sono tre scene che raffigurano l'orazione nell'orto, la cricifissione e la resurrezione di Cristo.
Duomo. Sorge al di sopra di una chiesetta rinvenuta pochi decenni fa, più piccola di quella sovrastante. L'attuale chiesa è il risultato del susseguirsi di 4 diverse realtà religiose ed architettoniche: le due basiliche paleocristiane, la cattedrale carolingia, la ricostruzione romanica di Nicolò e la rifabbrica quattrocentesca. E' l'edificio sacro più importante della città, sede ddella cattedra del vescovo, oltre che grande chiesa-santuario con la venerazione della Madonna del popolo e dell'Assunta (ricorrenza il 15 agosto). Bellissimo al suo interno il tornacoro semicircolare convesso a marmi policromi, che si armonizza con la semicircolarità concava della calotta della cupola: voluto dal vescovo Matteo Maria Giberti nella prima metà del 1500, serviva sia per creare un'area destinata solo ai sacerdoti celebranti ma anche per risaltare il mistero del sacrificio di Cristo rappresentato dal “Gruppo del Calvario”, uno splendido crocifisso in bronzo con ai lati Maria e Giovanni (il discepolo prediletto).
Santa Anastasia. È la chiesa più grande di Verona ed è in perfetto stile gotico: costruita interamente in cotto, ha tre navate con transetto e 5 absidi poligonali che accolgono altrettante cappelle. Fu consacrata il 22 ottobre 1471 e fu anche la principale chiesa degli Scaligeri (la Signoria di Verona). Al suo interno troviamo il bellissimo affresco di Pisanello sull'altissimo arco trionfale della cappella Pellegrini, a destra dell'altare maggiore: raffigura l'uccisione del drago da parte di San Giorgo e Sant'Eustachio (Antonio Pisano, detto il Pisanello, era legato a Verona in quanto sua madre Isabella era veronese, mentre il padre era un mercante pisano).
Basilica di San Fermo Maggiore. Con le tre precedenti chiese costituisce i 4 maggiori edifici sacri di Verona: si ritiene derivi dalla fusione di due chiese, una sopra l'altra, assai diverse fra loro per epoca, riferimenti teologico-spirituali e stili architettonici (la basilica inferiore è opera benedettina in stile romanico, mentre quella superiore è opera francescana in stile gotico). La facciata della basilica è francescana, in stile gotico: è l'unica antica basilica veronese dove è stata collocata un'opera di arte contemporanea, ovvero la porta bronzea del 1997 realizzata dallo scultore Luciano Minguzzi. Ma il capolavoro interno è senza ombra di dubbio il Mausoleo Brenzoni, sulla sinistra dell'entrata della chiesa superiore: costruito tra il 1424 e il 1426, su volontà di Nicolò Brenzoni (ricco cittadino veronese morto nel 1422), è un insieme di pittura e scultura (le sculture sono del maestro fiorentino Nanni di Bortolo, mentre le pitture sono del Pisanello, già citato sopra).
San Giorgio in Braida. Capolavoro del Rinascimento veronese, sia il grande intelletto veronese del Settecento Scipione Maffei sia il grande poeta tedesco Wolfang Goethe hanno esaltato più l'aspetto quasi profano di pinacoteca d'arte che di edificio sacro, proprio per la bellezza delle opere contenute al suo interno. Qui ha operato il Sanmicheli che ha preferito trasformare le due navate laterali in cappelle ed ha proposto un'unica navata con numerosi altari laterali. Al suo interno vi sono le migliori pitture veronesi del Cinquecento: le tele della Madonna delle cintura di Girolamo dai Libri, il battesimo di Cristo di Jacopo Tintoretto, la Moltiplicazione dei pani di Paolo Farinati e la pala dell'altare maggiore di Paolo Veronese che raffigura il Martirio di San Giorgio (nel quale si narrano gli attimi precedenti l'uccisione del santo).
Santa Maria in Organo. La chiesa dovrebbe essere esistente già intorno al secolo VI e dipendeva dal più antico monastero benedettino della città. Deve il suo nome (organo) ad una torre, esistente già nel X secolo, con in cima un apparecchio azionato ad acqua che forse misurava il tempo. Durante i lavori di ristrutturazione nella seconda metà del Quattrocento, vi partecipò anche il grande architetto Sanmicheli. Furono chiamati i migliori pittorri per abbellire il suo interno: Andrea Mantegna, i Morone, Girolamo dai Libri, il Mocetto, Liberale, i Brusasorzi, i Caroto, Francesco Torbido, Andrea Giolfino, Paolo Farinati, Alessandro Turchi. Al suo interno troviamo “la più bella sagrestia d'Italia”: non lo dico io, ma lo disse nel Cinquecento un certo Giorgio Vasari...e all'inizio del Novecento anche Gabriele D'Annunzio (Vasari in particolare si riferiva alle tarsie di fra Giovanni, ovvero le spalliere degli armadi che erano un capolavoro di intarsio in legno di colui che fu un monaco benedettino architetto, scultore, miniatore ed intarsiatore).
Chiesa di Santo Stefano. Sorge alle pendici del colle di Castel San Pietro, vicino al bellissimo Ponte Pietra, e sarebbe stata costruita nel luogo di un tempio dedicato ad Iside (la divinità egizia il cui culto sarebbe arrivato da Roma in età imperiale). Nelle murature c'è una straordinaria quantità di materiale di ogni tipo: pietra, cotto, lapidi, materiali di recupero, ciotoli di fiume, conci di tufo. Una particolarità (in quanto rarità per Verona) è l'ampio tiburio ottagonale sopraelevato che contiene la cupola posta nell'incrocio della navata centrale (coperto da un tetto a spioventi, sui lati ha elegantissime finestre bifore con colonne in marmo e capitelli). La chiesa ha struttura romanica ed è divisa su tre piani sovrapposti: la cripta, la parte plebana (destinata ai fedeli) e la parte alta (in cui vi sono il presbiterio con il transetto e l'abside). Fra i capolavori da citare c'è la statua di San Pietro in cattedra, una delle più belle sculture del primo Trecento realizzata da Rigino di Enrico, caposcuola della più importante bottega d'arte del medioevo veronese. Sulla facciata i blocchi di tufo sono ricchi di iscrizioni storiche (tra queste la piena dell'Adige del 1239, la tempesta del 1253, l'Adige ghiacciato del 1303, l'arrivo a Verona dell'imperatore Federico Barbarossa nel 1220, il matrimonio di Ezzelino da Romano con Selvaggia che era la figlia naturale di Federico II). All'interno della Chiesa c'è un gioiello di architettura e pittura barocca che è la Cappella degli Innocenti, costruita tra il 1619 e il 1621, voluta e finanziata da monsignor Giulio Varalli: fu eretta per accogliere le ossa di cinque antichi santi vescovi veronesi tutti del V-VI secolo (Petronio, Senatore, Probo, Andronicus e Gaudenzio), oltre alle reliquie di 40 martiri cristiani innocenti e, secondo la leggenda, le ossa di 4 bambini innocenti uccisi da Erode. Tra le pitture della cappella, gli affreschi di Pasquale Ottino, di Alessandro Turchi e di Marcantonio Bassetti.
Forse mi sono dilungato troppo, ma il patriottismo ha preso il sopravvento! Ma di fronte ad un patrimonio artistico del genere non potevo tirarmi indietro. Consiglio pertanto a tutti voi la visita di queste meravigliose chiese di Verona, oltre che della fantastica città nel suo insieme.

venerdì 7 novembre 2008

Verona: PM10 e polemiche continue...

In questi ultimi giorni ho dedicato due articoli a Verona (città capoluogo della provincia ove risiedo) che avevano come tema principale le famigerate polveri sottili PM10: uno riguardava la "furbata" dello spostamento della centralinea di rilevamento cittadina dal trafficatissimo Corso Milano all'interno di un parco (sotto un albero) contornato da condomini (naturalmente i valori di PM10 qui sono ben inferiori e questo è stato preso come un buon segnale dall'amministrazione cittadina che così può far vedere all'Italia che l'inquinamento a Verona è diminuito....: incredibile!); l'altro riguardava un'inquietante intervista (apparsa sul quotidiano locale L'Arena) al professore Perbellini (responsabile del reparto ospedaliero di Medicina) il quale sosteneva che il problema delle PM10 non è un problema e che quasi quasi fanno bene alla salute.
A questo mio ultimo articolo ha risposto Elena Giacomin, Presidente del Comitato veronose di Corso Milano (http://www.viviamocorsomilano.it), la quale mi informa di essere rimasta anche Lei esterefatta di fronte a questa intervista. Col suo benestare, pubblico la sua lettera di risposta.
"Sono Elena Giacomin, presidente del Comitato di Corso Milano: sono rimasta esterefatta anch'io nel leggere le dichiarazioni del Prof. Perbellini apparse su L'Arena di domenica 2 Novembre. In particolare, ci risulta che sia stata l’organizzazione mondiale della sanità OMS e non un “manipolo di epidemiologi facinorosi” a redigere le linee guida sulla qualita’ dell’aria. Nel 2005 addirittura le ha rese più restrittive abbassando i limiti consigliati e sollecitando i governi di tutto il mondo a migliorare la qualità dell’aria nelle città al fine di proteggere la salute delle persone messa rischio non solo dal “famigerato” particolato fine conosciuto come PM10 ma anche da altri fattori che spesso non vengono tenuti in doverosa considerazione come il biossido di zolfo, benzene e piro-benzene, biossido di azoto e ozono. Se da una parte non è corretto fare terrorismo psicologico, dall’altra è inaccettabile la semplificazione e banalizzazione di un problema che da anni coinvolge milioni di persone affermando come si legge nell’articolo che “…forse queste famigerate polveri sottili fanno bene”. A confermare le preoccupazioni dei cittadini ci pensa il Dipartimento di Prevenzione della USSL 20 di Verona che pubblica nel suo sito una sezione dedicata all’inquinamento (vedere igiene pubblica) e una serie di consigli riassunti in “COSA POSSO FARE PER PROTEGGERE ME E LA MIA FAMIGLIA?”. Si nota che è consigliato in primis di “seguire attentamente le notizie sull’inquinamento, e nei momenti critici stare in casa il più possibile”, dato che “in casa le concentrazioni degli inquinanti sono più basse all’interno che all’esterno”. Inoltre, “si sconsiglia l’esercizio fisico all’aperto perché più veloce si respira e più inquinanti penetrano nei polmoni”. Insomma se davvero non c’è di che preoccuparsi in quanto citiamo testualmente dall’intervista ”non sono stati fatti studi approfonditi”, “è tutto da dimostrare” o “non si sa da cosa è composto il particolato fine PM10” noi semplici cittadini ci chiediamo:
*Come mai l’OMS da anni lancia l’allarme sugli effetti dell’inquinamento sulla salute?
* Verona è stata coinvolta alcuni anni fa in uno studio denominato MISA 2 assieme ad altre 14 città italiane finalizzato ad osservare la correlazione degli effetti degli inquinanti espressi come variazioni percentuali di mortalità o ricovero ospedaliero: come mai i risultati del MISA2, riguardo la mortalità, dicono che l’aumento di rischio si manifesta entro pochi giorni dal picco di inquinamento (due giorni per il PM10, fino a quattro giorni per NO2 e CO)?
*Sulla composizione chimica e morfologica delle PM10 ci sono numerosi studi autorevoli come quelli fatti dall’Università di Perugia e ARPA Umbria del 30 maggio 2006 oppure il progetto PUMI (Particolato fine nell'atmosfera Urbana Milanese), facilmente reperibili: come si può quindi affermare che ancora non conosciamo la caratterizzazione fisico-chimica del particolato atmosferico e l’impatto che queste particelle hanno sulla salute dell'uomo e sull'ambiente?
Infine accogliendo l’invito e la rassicurazione del Prof. Perbellini sul fatto che le concentrazioni di agenti inquinanti sono decisamente maggiori all’interno dei locali rispetto all’esterno, lo invitiamo a passeggiare per due o tre ore continuativamente per i marciapiedi di Corso Milano nelle ore di punta, noi che ci viviamo sappiamo bene cosa lo aspetta, arrossamento degli occhi, prurito alla gola, difficoltà ad inspirare, senso di soffocamento. Saranno solo suggestioni? Nel dubbio della medicina “locale” ci affidiamo alle premure della Comunità Scientifica Internazionale che, pur non risolvendo alla base il problema, ha il coraggio di ammettere i pericoli ai quali andiamo incontro, lasciandoci la libertà di scegliere se accollarci il rischio o meno. Al bando il “terrorismo ambientale” ma altrettanto non facciamo campagna di disinformazione o banalizzazione, il cittadino è libero di scegliere QUANDO E’ PRIMA DI TUTTO BEN INFORMATO".
Naturalmente mi unisco a quanto detto da Elena Giacomin: è semplicemente inquietante come si voglia far tacere (e nascondere ai cittadini) un'emergenza del genere!

martedì 21 ottobre 2008

SMOG: che escamotage a Verona!

Sappiamo quanto sia inquinata l’aria delle nostre città, in particolare quelle della Valpadana che, per questioni climatiche, morfologiche ed economiche, è una delle zone a maggior concentramento di sostanze inquinanti di tutta l’Europa.
Esiste una precisa normativa nel nostro paese che fissa il limite massimo giornaliero di PM10 oltre il quale dovrebbe scattare il blocco del traffico veicolare, oltre che prevedere un limite massimo annuo di giornate in cui questo limite può essere superato. Purtroppo molte città padane superano molto spesso il limite giornaliero che, nell’arco dell’anno, arriva anche a superare le 200 giornate!!! Per la misurazione di queste sostanze ci sono apposite centraline di rilevamento, poste lungo le strade trafficate delle città.
Siccome dai dati di queste centraline si decide poi sul blocco del traffico cittadino (o piani simili), si stanno scoprendo alcuni escamotage (tipici italiani…) per ingannare la realtà. È quello che è successo a Verona: recentemente Federico Sboarina, assessore comunale all’ambiente, ha rassicurato i cittadini veronesi sui livelli di inquinamento delle polveri sottili PM10 affermando che tali valori sono migliorati nonostante fossero decaduti i provvedimenti di blocco del traffico. Come è stato possibile? Semplice: nessuno provvedimento, la centralina di rilevamento posta lungo il trafficato Corso Milano è stata spostata all’interno di un parco!!! GENIALE!!! A tal proposito si è creato il Comitato “Viviamo Corso Milano” (http://www.viviamocorsomilano.it), il cui Presidente Elena Giacomin ha affermato: “Non si può parlare di miglioramento dell’aria se la centralina è in un parco anziché sulla strada. Il 3 aprile scorso abbiamo chiesto alle istituzioni competenti chiarimenti in merito allo spostamento della centralina Arpav da Corso Milano al parco di via Sesini e avevamo espresso perplessità per i miglioramenti (anche al di sopra del 10%) che si stavano verificando dopo lo spostamento”. Cosa ha risposto l’Arpav? Che lo spostamento della centralina è stato reso necessario per adeguare la posizione della stessa alle linee guida Apat e che la stazione quando era in Corso Milano era troppo vicina ad un incrocio e alle fronde di alcuni alberi... Ma non poteva la centralina essere spostata in un altro punto di Corso Milano, oppure in un’altra strada trafficata? Che bisogno c’era di metterla al centro di un parco cittadino, contornato da condomìni, sotto una pianta e circondata da una siepe? Ha ragione il Comitato “Viviamo Corso Milano” quando dice che la centralina sta ora misurando una situazione ambientale di quartiere e non di traffico urbano intenso, alterando quindi la realtà dell’inquinata aria che avvolge le strade cittadine, ove effettivamente la popolazione si sposta e vi abita (la maggior parte delle costruzioni si trova proprio lungo le strade, mentre il parco Sesini è una delle pochissime aree verdi cittadine). Si sta quindi distorcendo la realtà.
Come ricorda il presidente del Comitato “Viviamo Corso Milano”, l’inquinamento dell’aria ha forti e gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini e il mancato impegno ad ovviare alla gravità della situazione costituisce un fatto perseguibile dalla legge penalmente: lo scorso mese di aprile sono stati rinviati a giudizio il Presidente della Regione Toscana ed il Sindaco di Firenze per non aver adottato misure di contenimento dei livelli di inquinamento. La normativa europea recepita da quella regionale impone l’adozione di seri piani di risanamento dell’aria e di piani di azione da parte delle amministrazioni comunali: l’escamotage adottato a Verona serve per mettere a riparo “legale” l’amministrazione cittadina? Vorrei tanto pensare che si tratta di una semplice coincidenza, ma come cita una famosa frase del senatore Andreotti “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, per questo mi vengono in mente i soliti squallori italiani: la salute dei cittadini è, purtroppo, sempre messa in secondo piano. Se solo l’aria inquinata fosse bella colorata, allora forse ci si penserebbe un pochino, è il solito problema dell’inquinamento invisibile…

lunedì 19 novembre 2007

Verona: ecco il "TRAFORO DELLE TORRICELLE"...

Verona è ormai una delle città più inquinate d'Italia per quanto riguarda le famigerate PM10, ovvero quelle polveri sottilissime provenienti soprattutto dai gas di scarico delle automobili che, proprio perchè sottilissime, rimangono sospese a lungo nell'aria e, respirate, causano gravi problemi alla salute umana (soprattutto alle vie respiratorie): anzi, negli ultimi anni la città veneta è stata al 1° posto in Italia per superamento del numero massimo di giorni consentiti per superare il limite di PM10 imposto dalla legge (il limite è di 35 giornate all'anno che però molto spesso diventano anche oltre 200!!). Certo, la posizione geografica è a suo sfavore: le montagne che si trovano alle sue spalle (verso nord) impediscono un ricambio d'aria la quale, dunque, ristagna sul posto. Il problema del traffico è quello pincipale per Verona: una città soffocata dalle auto ogni giorno, festivo o feriale che sia, in quanto composta da una rete viabile che porta dritta in centro il quale poi non offre posti di parcheggio. Ed ecco che ora (ma se ne parla da moltissimi anni) arriva il progetto "TRAFORO DELLE TORRICELLE", che negli anni ha creato polemiche a non finire tra la popolazione, ambientalisti e politici, progetto più volte presentato e poi rifatto. Ora l'attuale amministrazione del sindaco Tosi (Lega Nord) ha presentato il nuovo progetto con una variante (lo vedete nella foto): il traforo dovrebbe ora partire da Poiano e misurerà 2,3 km, poi dovrebbe proseguire per altri 9 km verso Verona nord fino a Parona, collegandosi con la strada di gronda (è previsto un nuovo ponte sul fiume Adige, vari svincoli nonchè un tratto in trincea coperta). Costo totale dell'opera previsto tra 260 e 280 milioni di euro, anche se manca ancora un piano finanziario perchè manca la disponibilità finanziaria delle due autostrade interessate al progetto, ovvero la A4 Milano-Venezia e la A22 Modena-Brennero. Qui scattano le polemiche da parte degli ambientalisti come Amici della Bicicletta, Italia Nostra, Legambiente e WWF, le cui perplessità le condivido pienamente: purtroppo dobbiamo ammettere, senza sforzare troppo il cervello, che l'opera risolverà in parte i problemi viabilistici di Verona nord e non del resto della città. Perchè il problema principale di Verona non è l'arrivarci in città (le vie di comunicazione ci sono), ma piuttosto dove poter parcheggiare l'auto in città! Essendo io stesso veronese (della provincia) e pur non avendo seguito a fondo la vicenda, mi sento ragionevolmente di dire che il nuovo tracciato non farà altro che incrementare il traffico delle zone che circondano Verona, aggravando ulteriormente la qualità dell'aria. Mi chiedo: ma quei 260-280 milioni di euro non potevano essere investiti (e forse si risparmiava anche!) in misure antitraffico e potenziando i mezzi pubblici? Pensate quante stazioni d'arrivo e nuovi tram si sarebbero potuti creare appena fuori dal centro di Verona che avrebbero poi portato molti automobilisti fino al centro i quali, a loro volta, potrebbero lasciare le proprie auto nei nuovi parcheggi che verrebbero creati. Si tratterebbe di una rete di trasporto attiva dalla periferia verso il centro della città, liberando le strade dal traffico. Pensate quante piste ciclabili si sarebbero potute creare, importando anche a Verona il sistema del "bike sharing" (si affittano le bici in un punto della città lasciandole poi in un altro), oppure nuove tramvie, bus a metano, ecc... Si tratta di idee di facile realizzazione (o comunque più facile della realizzazione del traforo!), che avrebbero solo effetti positivi sulla città: centro con auto solo per i residenti, miglioramento della qualità dell'aria anche in periferia, sacrificare qualche grande costruzione per ampi parcheggi, insomma ce ne sarebbero delle idee costruttive! Lo si fa ormai in quasi tutta Europa: Londra, Madrid, Parigi, Vienna, Monaco e Stoccolma, ad esempio, hanno soddisfatto il 67% della domanda di mobilità con il trasporto pubblico, rimediando così al traffico e alla qualità dell'aria. Perchè questo in Italia non si riesce a fare? Meglio devastare il nostro territorio con ulteriori nuove strade (come se non ce ne fossero già a sufficienza), così di macchine a Verona ne arriveranno ancora di più... Non si tratta quindi di un problema estetico, ma di un problema FUNZIONALE che solo gli occhi di alcuni non vogliono vedere...