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venerdì 7 novembre 2008

Verona: PM10 e polemiche continue...

In questi ultimi giorni ho dedicato due articoli a Verona (città capoluogo della provincia ove risiedo) che avevano come tema principale le famigerate polveri sottili PM10: uno riguardava la "furbata" dello spostamento della centralinea di rilevamento cittadina dal trafficatissimo Corso Milano all'interno di un parco (sotto un albero) contornato da condomini (naturalmente i valori di PM10 qui sono ben inferiori e questo è stato preso come un buon segnale dall'amministrazione cittadina che così può far vedere all'Italia che l'inquinamento a Verona è diminuito....: incredibile!); l'altro riguardava un'inquietante intervista (apparsa sul quotidiano locale L'Arena) al professore Perbellini (responsabile del reparto ospedaliero di Medicina) il quale sosteneva che il problema delle PM10 non è un problema e che quasi quasi fanno bene alla salute.
A questo mio ultimo articolo ha risposto Elena Giacomin, Presidente del Comitato veronose di Corso Milano (http://www.viviamocorsomilano.it), la quale mi informa di essere rimasta anche Lei esterefatta di fronte a questa intervista. Col suo benestare, pubblico la sua lettera di risposta.
"Sono Elena Giacomin, presidente del Comitato di Corso Milano: sono rimasta esterefatta anch'io nel leggere le dichiarazioni del Prof. Perbellini apparse su L'Arena di domenica 2 Novembre. In particolare, ci risulta che sia stata l’organizzazione mondiale della sanità OMS e non un “manipolo di epidemiologi facinorosi” a redigere le linee guida sulla qualita’ dell’aria. Nel 2005 addirittura le ha rese più restrittive abbassando i limiti consigliati e sollecitando i governi di tutto il mondo a migliorare la qualità dell’aria nelle città al fine di proteggere la salute delle persone messa rischio non solo dal “famigerato” particolato fine conosciuto come PM10 ma anche da altri fattori che spesso non vengono tenuti in doverosa considerazione come il biossido di zolfo, benzene e piro-benzene, biossido di azoto e ozono. Se da una parte non è corretto fare terrorismo psicologico, dall’altra è inaccettabile la semplificazione e banalizzazione di un problema che da anni coinvolge milioni di persone affermando come si legge nell’articolo che “…forse queste famigerate polveri sottili fanno bene”. A confermare le preoccupazioni dei cittadini ci pensa il Dipartimento di Prevenzione della USSL 20 di Verona che pubblica nel suo sito una sezione dedicata all’inquinamento (vedere igiene pubblica) e una serie di consigli riassunti in “COSA POSSO FARE PER PROTEGGERE ME E LA MIA FAMIGLIA?”. Si nota che è consigliato in primis di “seguire attentamente le notizie sull’inquinamento, e nei momenti critici stare in casa il più possibile”, dato che “in casa le concentrazioni degli inquinanti sono più basse all’interno che all’esterno”. Inoltre, “si sconsiglia l’esercizio fisico all’aperto perché più veloce si respira e più inquinanti penetrano nei polmoni”. Insomma se davvero non c’è di che preoccuparsi in quanto citiamo testualmente dall’intervista ”non sono stati fatti studi approfonditi”, “è tutto da dimostrare” o “non si sa da cosa è composto il particolato fine PM10” noi semplici cittadini ci chiediamo:
*Come mai l’OMS da anni lancia l’allarme sugli effetti dell’inquinamento sulla salute?
* Verona è stata coinvolta alcuni anni fa in uno studio denominato MISA 2 assieme ad altre 14 città italiane finalizzato ad osservare la correlazione degli effetti degli inquinanti espressi come variazioni percentuali di mortalità o ricovero ospedaliero: come mai i risultati del MISA2, riguardo la mortalità, dicono che l’aumento di rischio si manifesta entro pochi giorni dal picco di inquinamento (due giorni per il PM10, fino a quattro giorni per NO2 e CO)?
*Sulla composizione chimica e morfologica delle PM10 ci sono numerosi studi autorevoli come quelli fatti dall’Università di Perugia e ARPA Umbria del 30 maggio 2006 oppure il progetto PUMI (Particolato fine nell'atmosfera Urbana Milanese), facilmente reperibili: come si può quindi affermare che ancora non conosciamo la caratterizzazione fisico-chimica del particolato atmosferico e l’impatto che queste particelle hanno sulla salute dell'uomo e sull'ambiente?
Infine accogliendo l’invito e la rassicurazione del Prof. Perbellini sul fatto che le concentrazioni di agenti inquinanti sono decisamente maggiori all’interno dei locali rispetto all’esterno, lo invitiamo a passeggiare per due o tre ore continuativamente per i marciapiedi di Corso Milano nelle ore di punta, noi che ci viviamo sappiamo bene cosa lo aspetta, arrossamento degli occhi, prurito alla gola, difficoltà ad inspirare, senso di soffocamento. Saranno solo suggestioni? Nel dubbio della medicina “locale” ci affidiamo alle premure della Comunità Scientifica Internazionale che, pur non risolvendo alla base il problema, ha il coraggio di ammettere i pericoli ai quali andiamo incontro, lasciandoci la libertà di scegliere se accollarci il rischio o meno. Al bando il “terrorismo ambientale” ma altrettanto non facciamo campagna di disinformazione o banalizzazione, il cittadino è libero di scegliere QUANDO E’ PRIMA DI TUTTO BEN INFORMATO".
Naturalmente mi unisco a quanto detto da Elena Giacomin: è semplicemente inquietante come si voglia far tacere (e nascondere ai cittadini) un'emergenza del genere!

domenica 3 febbraio 2008

PAUL CONNET: “Di rifiuti bruciati si può anche morire”!

È quanto pensa Paul Connet, professore emerito di chimica alla St. Lawrence University di Canton (New York), che ieri ha partecipato all’assemblea organizzata in sala Lucchi di Verona dagli “amici di Beppe Grillo” in merito appunto dell’incenerimento dei rifiuti: l’assemblea è stata organizzata per affrontare il problema dell’inceneritore in costruzione a Cà del Bue, nei pressi di Verona, per il quale è in corso una raccolta firma locale contro la sua messa in funzione (al momento sono state raccolte oltre 6.000 firme). Ve lo riporto con piacere il pensiero di Connet visto che anch’io da molto tempo sostengo che l’incenerimento non è la soluzione al problema rifiuti. Il professore ha illustrato vari studi scientifici americani che espongono i pericoli derivanti dalle polveri sottili emesse dai termovalorizzatori (ripeto: termine italiano con cui in tutto il mondo si chiamano gli inceneritori!!!): ogni tre tonnellate di rifiuti bruciati si origina una tonnellata di ceneri tossiche (per il principio che “nulla si crea e nulla si distrugge”…), il 10% delle quali non viene catturato dai filtri di depurazione (anche i più moderni) posti nei camini degli inceneritori. Infatti, attualmente la normativa italiana prevede delle misure di contenimento per le PM10, ovvero le polveri più grandi, mentre le altre polveri ottenute dall’incenerimento (come le nanoparticelle PM2.5) non vengono prese in considerazione ed è qui che nasce il danno: sono proprio queste nanoparticelle che sono dannosissime per la salute umana! Esse, essendo leggerissime, restano sospese in aria molto più a lungo delle altre e coprono lunghe distanze: l’inalazione di queste sostanze (tramite la respirazione) causa un sensibile aumento di malattie allergiche, asma bronchiale, bronchite acute e croniche, enfisemi polmonari, tumori, ictus ed attacchi cardiaci!! Ecco perché il professor Connet definisce gli inceneritori “un vero crimine ambientale”. Allacciandomi a quanto già detto nei miei precedenti post, quanto affermato anche dal professore Connet nessuno lo dice, né in TV (telegiornali e trasmissioni di approfondimento) né sui giornali, secondo i quali l’unica soluzione è bruciare tutto (l’inquinamento invisibile non fa notizia e, in quanto tale, non creerebbe pericolo…). Ormai ho la nausea nel ripeterlo! Tra l’altro il professor Connet sottolinea un’altra cosa che nessuno dice: non solo sono molto costosi, ma questi inceneritori producono poi energia elettrica in quantità 3 o 4 volte inferiore rispetto ad altri metodi di trattamento dei rifiuti come il riciclaggio o il compostaggio, evidentemente ci sono altri interessi economici oscuri di cui non siamo (o non vogliamo…) essere a conoscenza! Durante l’assemblea veronese, il professore non solo esprime un giudizio negativo (condivisibile) sul termovalorizzatore di Brescia (da tutti osannato: è costato ben 300 milioni di euro, inquina e ha creato solo 80 posti di lavoro), ma esprime un giudizio negativo (anche questo condivisibile) sull’oncologo italiano Umberto Veronesi (secondo il quale gli inceneritori sono a rischio zero: il professore Connet ha affermato che “Dire che gli inceneritori sono a rischio zero è scientificamente azzardato oltre che irresponsabile”). Il professore ha, inoltre, illustrato le soluzioni (anzi, la soluzione) al problema rifiuti: “rifiuti zero 2020”. Si tratta di risolvere il problema rifiuti entro il 2020 smettendo di produrre materiali che originano scarti (quello che noi anti-inceneritori continuiamo a sostenere da tempo: alla base di tutto ci dovrebbe infatti essere una sensibile diminuzione degli imballaggi dei prodotti che compriamo, oltre che al riciclo di quelli che poi scartiamo). A tal proposito, lo stesso professore riporta l’esempio di una azienda di birra canadese, la Beer Industry, che da oltre 50 anni utilizza bottiglie di vetro: ben il 98% di queste viene recuperato, ogni bottiglia viene usata mediamente 18 volte e sono stati creati 2.000 posti di lavoro senza spese per la comunità. Quindi, una volta effettuata una buona raccolta differenziata, i rifiuti separati possono essere riciclati negli appositi impianti senza richiedere ulteriore materia prima, con vantaggi economici ed ambientali. Ha ragione il professore Connet quando dice che “Oltre alla responsabilità industriale e della comunità, è indispensabile una guida politica in grado di indicare la strada dello sviluppo sostenibile”: purtroppo è propria questa guida che manca in Italia, visto che tutta la classe politica (destra e sinistra, Verdi compresi) trova nell’incenerimento (opps, nella termovalorizzazione…) la soluzione ai nostri problemi rifiuti… Nel frattempo, però, la Campania continua ad essere sommersa da migliaia di tonnellate di rifiuti mentre nel resto d’Italia continuiamo a respirare le polveri sottilissime che escono dai camini degli inceneritori ormai sparsi un po’ ovunque: a questa classe politica dobbiamo almeno rendere il merito di non fare torti a nessuno!!!!!!!

mercoledì 9 gennaio 2008

RIFIUTI: non si parla altro che di termovalorizzatori...

Alzi la mano chi in queste settimane non ha sentito almeno una volta la parola “termovalorizzatore”: credo pochissimi, grazie (o, meglio, per colpa…) dei mezzi di informazione (quotidiani e televisione) che in questo periodo indicano nei termovalorizzatori la soluzione a tutti problemi. Nessuno, e ripeto nessuno, in TV e nei quotidiani ha parlato dei pericoli derivanti da tali impianti! L’altra sera “Porta a porta” di Bruno Vespa su RAI1 non ha parlato d’altro, il TG1 delle 13:30 di ieri ha dedicato un apposito servizio all’argomento, l’attuale Governo (e l’opposizione è d’accordo) stanno dando il via alla realizzazione di nuovi termovalorizzatori in Campania, lo stesso ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (fino all’altro ieri a capo dei cortei anti inceneritori) oggi è favorevole (ma dove sta la coerenza?)!!! Per fortuna esiste internet, fonte infinita di informazione “super partes”… Vi risparmio tutto quello che ho già detto nei miei precedenti articoli sull’emergenza rifiuti in Campania, anche perché in questo mio articolo voglio esporre quanto purtroppo gli organi di informazione non dicono sui termovalorizzatori.
Premesso che solo in Italia si chiamano così (nel resto del mondo sono puramente “inceneritori”…), informandomi scopro che esiste la Direttiva 2000/76/CE dell’Unione Europea la quale afferma che: “Misure più restrittive dovrebbero essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CE) dovrebbero pertanto essere abrogate”. Giappone ed USA (i paesi in passato più propensi agli inceneritori) stanno facendo marcia indietro; la Svezia ha abbandonato completamente la loro costruzione a favore della raccolta differenziata dei rifiuti; 62 paesi di tutto il mondo (21 dell’Europa, 18 dell’Asia e dell’Oceania, 12 dell’Africa, 8 del Sud America e 3 del Nord America) hanno aderito alla “GAIA” (Alleanza Globale Contro gli Inceneritori); la “Convenzione di Stoccolma” del maggio 2001 (a cui hanno aderito 91 paesi di tutto il mondo) al fine di arrivare alla graduale eliminazione degli inquinanti organici persistenti (POP), ovvero dei composti chimici molto tossici e persistenti (come le diossine), si sta movendo per il bando totale dell’incenerimento dei rifiuti per bloccare le emissioni delle diossine. Tutto questo accade per le emissioni pericolosissime di sostanze inquinanti (che poi vedremo) dagli inceneritori (o termovalorizzatori, qual dir si voglia!). E l’Italia cosa fa? La “Legge Delega” sull’Ambiente del Governo Berlusconi prevedeva la realizzazione di un inceneritore in ogni provincia italiana!!!
Entrando nel merito della pericolosità di tali impianti scopro che:

  • i fumi vengono emessi dai loro camini ad una temperatura di oltre 100°C fino ad un’altezza di 1.500-2.000 metri: seppure gli ultimi modernissimi impianti siano dotati di tecnologici filtri, in tali fumi sono contenute sostanze e polveri sottilissime (gravissime per la nostra salute) che non vengono trattenute da tali filtri, che quindi vengono immesse liberamente in atmosfera e ricadono ad ombrello nel raggio di molti chilometri (paradossalmente chi vi abita attorno è come se fosse nell’occhio del ciclone, è infatti meno esposto di chi vi abita più lontano!!!);
  • le polveri emesse in atmosfera dagli inceneritori sono sottilissime: talmente sottili (e dannosissime per noi) che non si possono nemmeno misurare perché non si sa come farlo! Ed intanto, respirate, si immettono nel nostro sangue e nelle nostre cellule… Ha ragione Marco Cattini, professore della Bocconi da sempre contrario ai termovalorizzatori, quando sostiene che uno dei motivi per cui tali impianti vengono accettati dalla popolazione è “l’invisibilità dell’inquinamento” che produce (ieri nel mio articolo auspicai: SE LA DIOSSINA FOSSE COLORATA…);
  • la diossina è una delle sostanze più pericolose emesse dagli inceneritori: essa ricade sul terreno, sull’acqua, nell’aria, e viene accumulata dagli esseri viventi nel corso della catena alimentare, addensandosi nei grassi e favorendo la formazione di tumori. Ci sono poi le nanoparticelle del particolato PM0.1, granelli di polvere del diametro inferiore al decimillesimo di millimetro, che la normativa europea finora non aveva considerato ai fini della valutazione dell’impatto ambientale degli impianti di emissione: ora, grazie allo studio Gatti-Montanari, tali polveri verranno introdotte nel controllo previsto dalla normativa europea e, a quel punto, tutti gli inceneritori saranno fuori legge!!!;
  • chi costruisce gli inceneritori non lo fa per puro spirito ambientalista, ma SOLAMENTE perché porta enormi introiti economici! Dato che l’energia prodotta dagli inceneritori è considerata fonte di energia rinnovabile (CHE PARADOSSO!), il Decreto Legislativo 79/1999 (Decreto Bersani) istituì i “certificati verdi” affiancandoli al CIP 6/92 previsto dal precedente Decreto Ministeriale dell’11/11/1999 relativo agli incentivi statali sull’energia prodotta da fonti rinnovabili. Tuttavia, i certificati CIP 6/92 erano attribuibili in base a graduatorie, mentre i cosiddetti “certificati verdi” vengono rilasciati a chiunque ne faccia richiesta entro i primi 8 anni di entrata in funzione degli impianti. Proprio grazie a questi ultimi certificati, l’energia prodotta dagli inceneritori (che poi finisce nella rete nazionale) viene attualmente pagata dal gestore nazionale 14 centesimi di euro per KWh al posto dei 4 centesimi per KWh pagati per l’energia prodotta mediante gas o carbone od olio combustibile. Fatevi due conti: il termovalorizzatore di Brescia produce 500 milioni di KWh all’anno, moltiplicateli per 14 centesimi al KWh per 8 anni… E non dimenticate che la materia prima per far funzionare tali impianti (i rifiuti appunto) è GRATIS: anzi, la Regione paga 80 euro per ogni tonnellata di rifiuti che “vende” agli inceneritori!!! E, come sempre, c’è il trucchetto “made in Italy”: infatti l’Unione Europea considera “rinnovabile” soltanto l’energia prodotta bruciando biomasse (come legno e rifiuti organici) e non rifiuti in generale, e per tale motivo l’Italia è stata oggetto di procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea!
  • per paradosso, molti telegiornali continuano a ribadire il pericolo diossina derivante dai fuochi appiccati ai rifiuti dalla popolazione: scusate, ma non è lo stesso procedimento degli inceneritori di cui sono tanto a favore? Ah, è vero, ci sono i filtri…
  • Lavoisier diceva: “Nulla si crea e nulla si distrugge”. Ed, infatti, la somma dei pesi ponderali delle sostanze introdotte in un bruciatore è uguale all’inizio e alla fine della reazione… Ogni tonnellata di rifiuti bruciati produce circa 300 kg di “ceneri solide”, 30 kg di “ceneri volanti”, 650 kg di acqua di scarico e 25 kg di gesso. Quindi l’inceneritore non elimina le discariche ma, anzi, ne richiede di speciali per le ceneri residue.

Insomma, siamo di fronte ad un serio ed INVISIBILE pericolo per la nostra salute, in virtù di quelle sostanze sottilissime che sfuggono ai filtri dei camini degli inceneritori e che comportano un sensibile aumento dei tumori e delle malformazioni nei neonati. Un famoso proverbio recita: “OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE”, e calza a pennello in questa (grave) situazione in cui tutti i mezzi di informazione diffondono l’idea (unica) migliorativa dei termovalorizzatori, il problema è che la gente ci crede…

lunedì 12 marzo 2007

Sta diminuendo l'inquinamento cittadino!

I dati forniti dall'ARPA della Regione Lombardia confermano che negli ultimi anni è diminuito l'inquinamento dell'aria delle nostre città, grazie ai notevoli sforzi che si stanno facendo un pò in tutti i settori, dagli impianti di riscaldamento alle industrie al traffico. A Milano, ad esempio, negli ultimi 15 anni il biossido di zolfo è passato da 38 a 5 mg/mc (-87%), il biossido di azoto da 115 a 60 mg/mc (-48%), l'ossido di carbonio da 3.9 a 1.3 mg/mc (-67%) e le polveri totali sospese nell'aria da 140 a 59 mg/mc (-58%). E' invece aumentato l'ozono, da 13 a 42 mg/mc, che però non viene emesso dai motori degli autoveicoli ma da reazioni chimiche tra il biossido di azoto e i composto organici volatili in presenza di radiazioni ultraviolette del sole (per questo l'ozono è più elevato in campagna che in città). Sensibile calo a Milano anche delle terribili PM10, le polveri sottili, diminiute in 30 anni da 175 a 50 mg/mc. Il fenomeno sta interessando buona parte dell'Europa: a Parigi, ad esmpio, le polveri sospese nell'aria sono diminutite dai 180 mg/mc del 1956 ai 35 mg/mc del 1998, con una diminuzione di ben l'80%! Dai dati è scaturito che il trasporto cittadino influisce per il 65% sul totale delle polveri sottili sospese nell'aria, con una media di 30 mg/mc per una città del Nord Italia, dei quali 15 mg/mc sono causati da trasporto di persone e gli altri 15 da trasporto di merci. Bisogna perseguire su questa strada, è quella buona...

giovedì 22 febbraio 2007

Le famigerate polveri sottili PM10!

E' ormai uno dei più gravi problemi di ogni città: l'inquinamento dell'aria che respiriamo. Inquinamento causato soprattutto dalle PM10, polveri sottilissime che, proprio per la loro leggerezza, rimangono continuamente sospese nell'aria cittadina favorite dalle enormi fonti inquinanti, dalla calma eolica e dalle vie cittadine racchiuse da fabbricati su ogni lato che impediscono il ricambio di aria. Si tratta di polveri molto pericolose per la salute umana: in quanto finissime, penetrano nei nostri polmoni apportando gravi malattie ed anche la morte, soprattutto nelle persone con certe patologie e comunque fisicamente più deboli (in primis bambini ed anziani). Un problema che si sta presentando di continuo ormai in tutte le città: il limite giornaliero di PM10 presenti nell'aria imposto dalla legge viene continuamente superato e con esso anche il numero massimo di giornate annue in cui si può superare tale limite (che è di 35, ma ormai molte città lo superano per 150/200 volte all'anno)!!! Eloquenti sono i dati del 2007, ch evidenziano una situazione gravissima favorita anche da una stasi meteorologica incredibile: dal 1° gennaio ad oggi, molte città della Val Padana hanno già superato il limite giornaliero 35-40 volte su 53, Torino 41 su 53, Venezia e Frosinone 42 su 53, Padova 45 su 53, Vicenza 46 su 53 e al "top" Verona con 47 giorni su 53!!! Uno studio del Csst, patrocinato dall'ACI (Automobile Club Italia) ha evidenziato che le fonti che più contribuiscono alle PM10 sono:
1) trasporti per il 49%;
2) industria per il 27%;
3) residenziale e terziario per l'11%;
4) agricoltura e foreste per il 9%;
5) produzione energia per il 4%.
Del 49% di PM10 fornite dai trasporti cittadini ben il 29% arriva da trasporti a gasolio, mentre si è scoperto che le vetture Euro 3 incidono solo per l'8% e le Euro 4 addirittura per l'1-2%!!!