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domenica 31 ottobre 2010

Nuove trivellazioni e... la petroliera Haven!

Ci sono oggi in Italia circa 700 pozzi petroliferi, dai quali si estraggono ogni anno 4,5 milioni di tonnellate di petrolio (di cui ben 3 milioni nella sola Basilicata!), e dai quali lo Stato Italiano incassa annualmente ben 800 milioni di euro! In realtà questo petrolio contribuisce solo per un 4% sulla bilancia energetica nazionale e rappresneta il 5% del fabbisogno energetico del nostro paese. Ecco perchè i petrolieri vogliono estrarre più petrolio in Italia, procedendo con nuove trivellazioni. Ebbene: sono già state recentemente rilasciate dal Ministero dell'Ambiente 95 autorizzazioni per nuove trivellazioni, di cui 71 a terra (per una superficie di ben 25.000 kmq!) e 24 a mare (per una superficie di 11.000 kmq!). Ma sono già state presentate altre 65 istanze (24 a terra e 41 a mare), e crediamo che il Ministero dell'Ambiente non trovi difficioltà nell'accoglierle.... Un boom: come è stato un boom il petrolio estratto dai mari italiani nei primi due mesi del 2010: 113.000 tonnellate di petrolio, ben +35% rispetto al periodo precedente!! Quali sono le zone per le quali le compagnie petrolifere hanno richiesto di poter trivellare? Il Parco del Curone nella Brianza, le Isole Tremiti, le coste meridionali della Sicilia, metà del territorio abruzzese, l'area marina di Cagliari ed Oristano, le coste marchigiane, l'area di mare tra le Isole Egadi e Pantelleria, la parte calabrese del Mar Ionio e il mare a sud dell'Isola d'Elba: inquietante!
Ma che convenienza ha l'estrarre questo petrolio che inciderebbe comunque in una piccolissima parte del fabbisogno energetico nazionale e che allo stesso tempo rappresenta un serio pericolo per l'incolumità ambientale del nostro paese? Probabilmente la convenienza è solo economica, e per pochi (oltre che per lo Stato...). Quello Stato che dovrebbe proteggere il proprio patrimonio naturale, senza eguali nel resto del mondo: ed invece pensa solo ai soldi... Basti pensare che sono state recentemente autorizzate (dopo una lunga battaglia) le trivellazioni in Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale, che è stato dichiarato patriomomio mondiale dell'Unesco...
E' negli occhi di tutti il tremendo disastro ecologico causato dal pozzo petrolifero della BP nel Golfo del Messico la scorsa estate: come possiamo permetterci in Italia di correre un rischio del genere, in un paese con un patrimonio naturale che tutti ci invidiano e che è già in pericolo anche senza le trivellazioni per inquinamento, scarichi illegali, urbanizzazione selvaggia? Conoscendo poi quanto l'odore dei soldi sia forte in Italia, mi viene il pel d'oca a pensare cosa comporterebbe per il nostro paese un disastro ecologico simile. Vi spiego perchè.
Proprio in questi giorni ho letto una notizia sconvolgente sul disastro ecologico che era stato causato dall'esplosione della superpetroliera Haven davanti alla costa ligure (tra Savona e Genova, a 3 km dalla costa), avvenuta alle ore 12:30 dell'11 aprile 1991, una delle più gravi sciagure ambientali della storia italiana. Nell'esplosione morirono tra l'altro 5 persone: la petroliera (che trasportava 144.000 tonnellate di greggio) bruciò per tre giorni, dopo di che il 14 aprile alle ore 10:30 si inabissò (il cassero di poppa a 36 metri di profondità e la chiglia a 80). Sui fondali sono rimaste oltre 42.000 tonnellate di greggio sparsi su una superficie di circa 200 kmq: intanto l'11 marzo 2000 la Corte d'Appello di Genova assolve gli armatori della Haven (mentre i pm avevano chiesto per loro 7 anni per omicidio colposo plurimo e disastro colposo), e poi di fronte alla richiesta di danni di ben 2.000 miliardi di lire avanzata dagli esperti l'Italia ne riesce ad incassare solo 117! Tutto finito? No, perchè qui viene il bello (anzi, il brutto): dopo quasi vent'anni, una denuncia della trasmissione televisiva "Report" (http://www.report.rai.it, in onda ogni domenica sera su RaiTre alle ore 21:30) scopre che le 42.000 tonnellate di greggio sono oggi ancora sul fondo del mare e da 20 anni sta inquinando e facendo ammalare i pesci che poi noi mangiamo. E i 117 miliardi di lire per la bonifica? Ne sono stati spesi solo 16 per bonificare una parte della Haven, bonifica affidata alla Protezione Civile..., certificando poi che la acque erano pulite!! E gli altri 101 miliardi di lire? Sono stati usati in altre opere: per rifare la passeggiata a mare di Arenzano, per sistemare alcune reti fognarie e alcune aree dell'ex ferrovia di alcuni comuni della costa ligure!!
Ma vi rendete conto? Lo Stato incassa dei soldi per bonificare il mare dal greggio depositato e cosa fa? Dichiara che le acque sono pulite, tanto in superficie non si vede niente, utilizza i soldi per altro e permette che noi continuiamo a mangiare pesci ammalati facendoci ammalare e morire di cancro!! Questo è lo Stato Italiano: e noi dovremmo essere felici delle nuove trivellazioni?

martedì 13 novembre 2007

DISASTRO ECOLOGICO nel Mar Nero: c'è sempre l'incuria umana...

Un DISASTRO ECOLOGICO senza precedenti si è verificato nel Mar Nero domenica 11 novembre 2007: alcune navi che trasportavano petrolio, zolfo e materiali ferrosi sono affondate a cause delle pessime condizioni meteorologiche sullo Stretto di Kerch, ovvero quello che collega il Mar Nero al Mar di Azov (vedi mappa). Prima di commentare il fatto, ecco una veloce cronaca di quanto è successo. Al momento del verificarsi della tempesta 59 navi erano presenti sullo Stretto di Kerch: di queste, 42 sono riuscite a riparare nel Mar di Azov, 17 non ci sono riuscite e ben 10 sono state spezzate, affondate o naufragate dalla furia del vento e del mare. Alle 04:55 ora di Mosca dell'11/11/2007 davanti al porto di Kavcaz si spezza in due la petroliera Volganeft-139, facendo finire in mare dalle 1.300 alle 2.000 tonnellate di gasolio; alle 10:42 nella stessa zona affonda la nave Volgogorsk, facendo colare a picco ben 2.400 tonnellate di zolfo; alle 11:50 affonda la nave Nakhicevan (che trasportava anch'essa zolfo) e poco dopo anche la nave Kovel (e finiscono in mare altre 2.000 tonnellate di zolfo); anche la nave Volgoneft-123 rischia l'affondamento, a causa di un danno allo scafo; poco più in là, nelle acque antistanti il porto ucraino di Sebastopoli affonda il mercantile georgiano Jodhza, mentre una nave carica di metallo affonda nella rotta tra Mariupol e Istanbul. Il bilancio complessivo è gravissimo: almeno 15 morti e quantità devastanti di gasolio e zolfo riversate in mare! Un disastro che proprio non ci voleva, visto anche il già grave stato in cui versa il Mar Nero da alcuni anni a questa parte, soprattutto a causa degli incontrollati scarichi industriali delle repubbliche ex-sovietiche che vi si affacciano. Tuttavia, dobbiamo dire che era una tragedia AMPIAMENTE EVITABILE, e non è retorica: infatti, con ben 14 ore di anticipo sull'evento il servizio meteorologico locale aveva lanciato un bollettino per una violenta ondata di maltempo sulla zona a causa di un intenso afflusso di aria gelida da nord che, arrivato sul Mar di Azov, avrebbe creato una ciclogenesi con venti della violenza di "uragano" sullo Stretto di Kerch, proprio ove erano presenti le navi. Ed infatti la tempesta di è puntualmente verificata: i venti hanno sfiorato una velocità di addirittura 200 km/h, originando onde altissime! Non tutte le navi hanno ascoltato e rispettato il bollettino meteo: come detto pocanzi, delle 59 navi presenti sullo Stretto di Kerch, 42 si sono messe al riparo sul Mar di Azov (ove il vento rimane molto più tranquillo) mentre le altre sono rimaste sul posto causando questa tragedia... ANNUNCIATA! Le previsioni meteorologiche sono ormai diventate molto affidabili sui 2-3 giorni: figuriamoci in zone molto ristrette ove i meteorologici locali conoscono benissimo il microclima della zona ed i suoi effetti collaterali (e evastanti!). Previsioni puntualmente rispettate: non però da alcuni navi, che così facendo hanno commesso un vero e proprio OMICIDIO COLPOSO, perchè di questo si tratta! Molte navi, infatti, pur a conoscenza dei bollettini meteo, corrono rischi assurdi perchè l'armatore preme per consegnare la merce il prima possibile ottenendo il maggior profitto, il capitano è stimolato dai premi e quindi tutto si svolge in nome del "dio denaro" senza alcun rispetto per il nostro habitat, che alla fine è sempre l'unico che ci rimette. Le migliaia di tonnellate di gasolio e zolfo scaricate creeranno problemi gravissimi al Mar Nero e non solo: anche il Mediterraneo è in allerta, vito che prima o dopo questa massa oleosa vi approderà! Antonino Abrami, ispiratore della proposta per l'istituzione di una Corte Penale Internazionale per la Tutela dell'Ambiente (vedi mio precedente post), ha dichiarato, giustamente, che bisogna cambiare qualcosa in materia legislativa in modo da aumentare i controlli su queste carrette del mare e soprattutto inasprire (ed applicare) le pene per chi commette simili REATI. Fermiamoli!!!