mercoledì 2 giugno 2010

Nuovo regolamento UE sulla pesca

La Commissione Europea ha dettato nuove regole (che sono entrate in vigore proprio il 1° giugno) per la pesca nel Mar Mediterraneo e, in particolare, ha imposto delle reti da pesca con delle maglie più larghe e delle limitazioni sulle distanze dalla costa: non meno di 1,5 miglia dalla costa per le reti gettate e non meno di 0,3 miglia per le draghe usate per la cattura di bivalvi.
Questo comporta severe limitazioni alla pesca soprattutto del Mar Adriatico settentrionale, dove le maglie più larghe delle reti impediranno la pesca dei pesci e dei molluschi più piccoli come seppie, calamaretti, rossetti, telline e cannolicchi (anche perchè molti di questi vivono e si riproducono vicino alla costa e le limitazioni delle distanze ne vietano ora la pesca).
Il Regolamento mediterraneo sarà applicato a tutti i paesi che si affacciano su tale mare, ma sarà penalizzante soprattutto per l'Italia, da sempre considerato il paese della "piccola pesca" alla quale è dedicato ben il 5% della flotta navale nazionale.
L'obiettivo dell'Unione Europea è quello di tutelare le specie ittiche a rischio di estinzione e garantire il nutrimento dei pesci adulti, tutela da attuare appunto tramite l'imposizione di metodi e confini dei territori di pesca: naturalmente chi viene "pescato" in flagranza, può subire severe multe e rischiare persino il penale.
Certo questo metterà in ginocchio la pesca (e le attività connesse) soprattitto dell'alto Adriatico, da sempre conosciuto per la "piccola pesca": è già insorta l'associazione delle Marinerie d'Italia con una protesta davanti al Ministero delle Politiche Agricole a Roma, proponendo dei Piani di gestione da presentare alla UE chiedendo delle deroghe locali per le maglie delle reti e per le distanze dalle coste, in modo da ripristinare la cattura delle specie messe a rischio dalla nuova regolamentazione, oltre che cercare di ottenere degli aiuti per i pescatori penalizzati.
Qui il problema è molto serio: il nuovo regolamento metterebbe sul lastrico molti pescatori con notevoli ripercussioni sull'economia locale dell'alto Adriatico (fortemente basata sulla pesca e sulle attività connesse), e in questo periodo di crisi economica non è il massimo, però bisogna anche considerare che questa pesca (estensiva ed intensiva) sta mettendo a serio rischio l'esistenza di molte specie ittiche. Come spesso accade in Italia, non si riesce a regolamentare l'attività (qualsiasi attività) prima di creare il danno: perchè in questi anni si è permesso di pescare così tanto? Non si potevano limitare le licenze di pesca? Ed ora che si farà: si guarderà il lato economico o il lato ambientale? Ma so già come andrà a finire: finirà che tra un pò non mangeremo più seppie e calamaretti, ma non perchè le maglie larghe ne impediranno la pesca ma perchè si saranno estinti...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

nn solo l'adriatico settentrionale e messo male,anke noi dello ionio siamo messi mali..oggi 3 giugno siamo andati a provare qst sacco a maglie larghe il moto peschereccio ke lo portava nn a preso nemmeno il 1/2 del nostro pescato..

Marco Montagna ha detto...

Caro anonimo, come ho scritto nel mio post il problema è molto delicato, perchè siamo al limite tra problema economico e problema ambientale. Di certo, il periodo di grave crisi economica non aiuta a trovare una soluzione: il problema doveva essere evitato regolamentando molto tempo fa l'attuale situazione, evitando quindi di mandare ora sul lastrico i molti pescatori che vivono di questo lavoro. Per soddisfare ambo le necessità (economica ed ambientale) si dovrebbe quindi sottostare al nuovo regolamento UE, ma lo Stato italiano dovrebbe stanziare dei fondi per reintegrare i pescatori in altre attività connesse.