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domenica 9 dicembre 2007

Legambiente: ecco le "10 megalopoli a effetto serra"

LEGAMBIENTE ha pubblicato un dossier (che trovate sul sito http://www.legambiente.eu) che è stato redatto in occasione del VIII° Congresso di Legambiente che si sta tenendo a Roma: il dossier è stato pubblicato lo scorso 06 dicembre 2007 nel corso del convegno "Il clima è già cambiato. Quali strategie di adattamento per il territorio italiano" e si intitola "Le 10 megalopoli ad effetto serra". Si tratta di 10 grandi città (Bangkok, Giacarta, Lagos, Shangai, Rio de Janeiro, Dacca, Karachi, Il Cairo, Città del Messico e Mumbai) che saranno le prime a subire gli effetti del cambiamento climatico in corso sul nostro pianeta, come inondazioni, scarsità idrica e desertificazione, cicloni e tempeste. Infatti, come ha spiegato Roberto Della Seta (presidente di Legambiente) le comunità più esposte agli effetti di questo cambiamento climatico saranno proprio quelle più povere, dove gli standard delle infrastrutture e dei sistemi di prevenzione sono più bassi e quindi l'intensità dell'impatto dai cambiamenti del clima sarà più rilevante. Inoltre i paesi industrializzati, ovvero i principali responsabili delle emissioni di CO2 e di conseguenza del cambiamento climatico, non potranno più solo limitarsi ad intervenire con aiuti umanitari per far fronte a questi disastri naturali, ma dovranno investire molto di più in infrastrutture ed interventi di prevenzione. Per questo nella Conferenza sul Clima di Bali si è discusso della creazione di un fondo per l'adattamento a cura dei paesi più ricchi. Gli scenari futuri molto allarmanti previsti dal IV° rapporto dell'IPCC parlano di aumento termico e di innalzamento del livello dei mari, stante lo scioglimento dei ghiacciai dei Poli: Bangkok (con 9,5 milioni di abitanti) si trova ad appena 1-1,5 metri sul livello del mare, quindi unendo l'aumento del livello del mare di 25 mm all'anno e lo sprofondamento della città causa l'uso intensivo delle risorse idriche del sottosuolo ne stanno accelerando il momento in cui l'acqua comincerà ad invadere la città! E così per molte altre megalopoli poste lungo la costa come Mumbai (India), Giacarta (Indonesia), Lagos (Nigeria) e Shangai (Cina). Cicloni e tempeste di forte violenza sono quasi raddoppiati negli ultimi 35 anni: ne è esempio Dacca, la megalopoli capitale del Bangladesh colpita poche settimane fa dal ciclone Sidr che ha portato una catastrofe umana. Altre città sono interessate da siccità ed incombente desertificazione, soprattutto in Africa: si teme che entro il 2020 circa 60 milioni di persone potrebbero trasformarsi in profughi ambientali costretti ad emigrare a causa dell'inaridimento dei loro terreni... Per non parlare della crescente urbanizzazione che sta facendo calare vistosamente le scorte di acqua potabile, come a Il Cairo: l'acqua potabile, secondo la FAO, potrebbe ridursi del 50% entro il 2025, consentendo il diffondersi di molte malattie infettive come la malaria. Quindi la situazione è davvero preoccupante e il taglio delle emissioni di gas serra deciso dal Protocollo di Kyoto dovrà essere attuato al più presto ed in modo serio, ma anche qui imperà da parte mia il pessimismo...

domenica 2 dicembre 2007

KIVALINA, l'isola che sta scomparendo...

Ecco un altro esempio del cambiamento climatico in corso nel nostro Pianeta, quasi fosse una risposta ai dubbi ancora avanzati da qualcuno... L'isola di Kivalina si trova in Alaska, oltre lo stretto di Bering a 150 km a nord del Circolo Polare Artico: disabitata per lungo tempo, è stata utilizzata dagli eschimesi della zona durante le battute di caccia alle foche, mentre nel 1905 il Governo americano costruì un villaggio per rendere più ospitale l'isola considerando soprattutto il clima davvero inospitale del luogo. Per questo furono costruite alcune case ed anche una scuola: oggi vi sono circa 400 abitanti. Popolazione che ora è in pericolo: fino ad alcuni anni fa l'isola era circondata per 9 mesi all'anno da una spessa coltre di ghiacci artici ma ora, a causa del costante e notevole aumento termico di questi ultimi anni, lo scioglimento dei ghiacci ha lasciato la superficie marina libera per molti più mesi e questo ha consentito una maggiore erosione da parte delle onde marine, considerate anche le molte tempeste che interessano tale zona. Aumento del livello del mare e forza delle onde stanno letteralmente mangiando l'isola! Quando fu esplorata per la prima volta nel 1938, l'isola presentava una superficie addirittura 3 volte più estesa di quella attuale! Ora è stato lanciato l'allarme: come pubblicato sulla rivista "Los Angeles Time", Kivalina dovrebbe avere ancora 10-15 anni di vita, dopo di chè sarà scomparsa definitivamente. Già lo scorso anno si cercò di correre ai ripari costruendo una enorme diga di roccie (costata 3 milioni di dollari) che però si sta già frantumando complice l'azione combinata di acqua salata e dissesto del terreno. Quest'anno si sta aggirando il problema con i sacchi i sabbia, ma l'unica alternativa rimasta alla popolazione è ormai l'esodo... E qui scoppia la "battaglia": chi dovrà pagare le spese di trasferimento? Gli abitanti del posto (giustamente) non hanno intenzione di tirare fuori nemmeno un dollaro per affrontare le spese di spostamento e di soggiorno in un altro posto, ma il Governo americano ha le orecchie tappate... Chi li dovrà parage i danni del cambiamento climatico indotto dalle attività umane?

venerdì 9 febbraio 2007

Dighe per proteggere le coste italiane dall'innalzamento marino!

Questa è l'idea che è stata lanciata per proteggere i lunghi tratti di costa italiana che sarebbero a rischio allagamento da qui al 2100 in seguito all'inesorabile innalzamento dei mari causato dal continuo scioglimento dei ghiacci polari. Da uno studio eseguito dall'Enea, sono 3.975 (su un totale di 7.750) i km in Italia di costa bassa o sabbiosa e di questi ben 1.384 sarebbero a rischio inondazione entro la fine di questo secolo, in seguito ad un innalzamento del mare che varierebbe da 30 a 100 cm! Come già scritto in un precedente articolo, le zone più pianeggianti favoriranno un afflusso delle acque marine ben verso l'entroterra con danni inestimabili: si pensi alle molte città, grandi (come Venezia) e piccole, soggette ad abbandono ed inutilizzo, nonchè all'acqua marina che risalirà sempre di più i fiumi italiani (in primis il Po) con ripercussioni sull'agricoltura e sulle falde acquifere. Quale allora l'idea lanciata da alcuni studi dell'Enea? Bisognerà innanzitutto valutare caso per caso: saranno circa 30 i tratti di costa soggetti a rischio allagamento, tuttavia ove si presentino tratti di costa molto bassi e con pendenza molto dolce che consentirebbe all'acqua marina di penetrare per circa 200-300 metri in zone disabitate, allora vi potrebbe essere un riassestamento naturale della costa stessa. In altre, minacciate dall'acqua marina, vi potrebbe essere la conversione dell'attività agricola in itticoltura. Certo, però, che in quelle attualmente abitate le soluzioni sarebbero scarse, e così si sta pensando a delle dighe di contenimento. L'unico inconveniete è il costo: 2.000.000 di euro per ogni km di diga alta 1 metro!!! Purtroppo il tempo stringe e bisogna trovare (ed applicare) delle soluzioni nel più breve tempo possibile, un secolo passa in fretta...

martedì 23 gennaio 2007

Coste italiane a rischio scomparsa!

Se, come presumibile, continuerà lo scioglimento dei ghiacciai artici, in primis quelli groenlandesi (dai dati satellitari ogni anno si sciolgono 239 km cubici di ghiaccio, il triplo del normale!), proseguirà inesorabile anche l'innalzamento del livello dei mari in tutta la Terra. Quali le conseguenze per l'Italia? Sono raffigurate nella mappa allegata. Se si sciogliessero tutti i ghiacci, i mari si alzerebbero mediamente di circa 6 metri ed ecco le aree costiere italiane che finirebbero sott'acqua: tutta la costa dell'Alto Adriatico (dal Friuli al Delta del Po fino a Rimini) penetrando ben all'interno della Pianura Padana nel Veneziano, la zona di Manfredonia (Puglia), la zona a nord di Napoli, molte coste sarde (soprattutto il Golfo di Oristano), alcuni tratti di costa tosco-laziale (Latina sarebbe sommersa) e l'area tra l'Alta Toscana e la Riviera Ligure di Levante (l'acqua arriverebbe a lambire Pisa). Naturalmente ciò segnerebbe la scomparsa definitiva di Venezia, che già negli ultimi 100 anni è sprofondata di ben 23 cm! Ciò comporterebbe, oltre allo spostamento della popolazione in altri luoghi, anche l'infiltrazione salina nelle falde acquifere di acqua dolce che metterebbe in serio pericolo l'approvvigionamento idrico e l'irrigazione agricola. Ma intanto si continua a non prendere provvedimenti... Fonte http://www.repubblica.it