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mercoledì 29 ottobre 2014
Sul quotidiano la Repubblica del 28 ottobre 2014 è stato pubblicato un articolo di Paolo Rodari intitolato “Bergoglio: il Big Bang non contraddice la creazione” (che potete leggere al link http://www.scienzainrete.it/files/bergoglio_il_big_bang_non_contraddice_la_creazione.pdf), dedicato alle recenti dichiarazioni di papa Francesco sul fatto che l'evoluzione della natura non contrasta con la nozione di Creazione, abbattendo il secolare muro contro muro fra Chiesa e scienza.
Sulle stesse pagine del quotidiano è stata però pubblicata l'intervista di Stefania Parmeggiani al fisico Carlo Rovelli (per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Rovelli), del quale condivido ogni risposta, soprattutto quando dice che vanno bene le aperture, però il lavoro di fisici e scienziati non ha nulla a che vedere con i racconti della Genesi. Scienza e fede insomma devono restare separate. L'intervista la potete leggere al link http://www.repubblica.it/esteri/2014/10/28/news/rovelli_scienza_e_fede_devono_restare_separate_nonostante_le_parole_di_papa_francesco-99201117/. Molto interessante e da approfondire.
venerdì 4 ottobre 2013
Continua il dialogo tra credenti e non credenti
In questi giorni ho scritto più post dedicati alla lettera scritta da Papa Francesco ad Eugenio Scalfari, a quella scritta dal Papa emerito Benedetto XVI a Piergiorgio Odifreddi, all'incontro-intervista avvenuto ancora tra Papa Francesco e lo stesso Scalfari. Ora vengo a conoscenza che sabato 28 settembre 2013 Papa Francesco ha telefonato a Carlo Petrini (gastronomo, giornalista e scrittore italiano, fondatore dell'associazione Slow Food, http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini_%28gastronomo%29 e http://www.slowfood.it/), che spesso scrive sul quotidiano la Repubblica e che proprio su questo giornale il 3 ottobre ha raccontato in un suo articolo il contenuto di questa telefonata. Ricordo che Carlo Petrini è agnostico (http://it.wikipedia.org/wiki/Agnosticismo).
Tutto parte dalla donazione a Papa Francesco da parte di Carlo Petrini del suo libro “Terra Madre” (edito da la Feltrinelli, 192 pagine, costo € 12,00) , incentrato sul tema “il futuro del cibo è il futuro della Terra”: Petrini lo ha mandato al Papa il 7 settembre in occasione del digiuno indetto dallo stesso Papa per la mobilitazione pacifica in favore della pace in Siria.
Nella telefonata, come racconta Petrini, il Papa ha voluto sottolineare come le buone pratiche delle comunità rurali siano preziose per il destino della Terra, ricordando come sia straordinario il lavoro delle persone che praticano questo tipo di agricoltura, di coloro che sono dell'idea che accumulare denaro non deve essere il fine principale (dice il Papa: “Mia nonna mi diceva che quando si muore, il sudario non ha tasche per mettere i soldi”). Nella sua lettera di presentazione inviata al Papa assieme al libro, Petrini gli racconta della sua infanzia ed adolescenza avvolta dalla fede cristiana insegnatagli dalla sua amata nonna, la quale allo stesso tempo praticava la fede cattolica e condivideva lo spirito libertario e socialista del suo uomo, superando inoltre con dignità i tempi della condanna papale verso i comunisti.
Dice Petrini: “Dai tempi della mia giovinezza ho maturato e mantengo uno spirito agnostico, ma l'assenza di religiosità non mi ha impedito in questi anni di condividere espreienze e civili battaglie con donne e uomini di fede".
E così dovrebbe essere.
Concludo con le parole dello stesso Petrini, che condivido appieno: “Non ho le capacità o le conoscenze per aprire un dialogo profondo e colto sui temi della fede, ma avverto che, se l'umanità vuole uscire dal deserto di idee che la circonda, persone che sanno dialogare come Papa Francesco sono preziose”. Ha perfettamente ragione: il dialogo è alla base di una società civile. E il dialogo attuale tra credenti e non credenti aprirà grandi strade, in ogni campo.
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Etichette: agnosticismo, Carlo Petrini, dialogo, fede, Papa Francesco, Terra Madre
giovedì 3 ottobre 2013
I non credenti e la loro coscienza
Ritorno ancora sul bel dialogo costruttivo tra il non credente Eugenio Scalfari e Papa Francesco, perché lo stesso Scalfari ha fatto un bel articolo sulla sua rubrica “Il vetro soffiato” del settimanale d'informazione L'Espresso del 3 ottobre 2013: l'articolo si intitola appunto “I non credenti e la loro coscienza”. Riporto alcuni passaggi di questo bel articolo perché, oltre che condividerli, li trovo molto riflessivi, sia che uno sia credente oppure no.
Tutto ruota attorno alla domanda: ma in che cosa credono i non credenti? Secondo il Papa credono ed obbediscono alla loro coscienza. Può anche essere vero, ma ognuno ha una propria coscienza e un suo pensiero, quindi teoricamente ce ne potrebbero essere uno di diverso per ogni non credente. Infatti, come dice Scalfari, i non credenti sono tutti d'accordo sulla “negatività” (nel senso che non credono nella divinità trascendente, onnisciente e onnipresente), ma invece differiscono sulla “positività” (ognuno ha appunto un proprio pensiero). In che cosa crede Scalfari? Dice testualmente: “Io penso che l'essere altro non sia che il caos il quale tutto contiene: materia energetica, campi elettromagnetici, il tutto privo di leggi e di forma, al di fuori di tempo e spazio... Io credo nel caos, non solo originario ma permanente ed in perenne divenire. Se il “Big Bang” ipotizzato dalla scienza si è in realtà verificato, esso deve dunque partire dal caos. L'energia che esso contiene ad un certo punto esplode e il caos dopo quell'esplosione genera forme. Passano alcuni milioni di nano-secondi e il caos si riversa interamente nelle forme, ogni forma ha le sue leggi ma il caos resta dentro ciascuna di loro... Le forme, quando muoiono perché tutto ciò che ha un principio avrà sempre una fine, restituiscono la loro energia all'intero creato”. Allora si chiede Scalfari: si può dire che il caos è Dio? Certo, ma dà alle nostre menti un'idea di Dio forse mai pensata. Si può chiamare Dio l'energia? Certo, se consideriamo che l'energia sta dentro tutte le forme e anima la vita e il caos che sta dentro di loro. Per questo Scalfari fa riferimento a personaggi storici come Diderot, Holbach, Marx, Hobbes, Feuerbach, secondo i quali la materia era la base del mondo e della vita, una materia la cui evoluzione era dominata in parte dal caos e in parte dalle leggi che operavano quando la natura avesse prodotto forme (in questo anticipando Darwin...).
E poi l'ultima importante domanda di Scalfari: che rapporto c'è tra scienza e religione? Procedono separatamente e non si influenzano reciprocamente, oppure sono in qualche modo collegate l'una con l'altra? E quando prendono vie diverse, quale delle due prevale sull'altra? Sono domande interessanti che tutti si dovrebbero porre, credenti e non credenti, alle quali si può rispondere non con il pensiero di un credente e nemmeno con quello di un non credente, ma con un pensiero che dovrebbe essere comune ad entrambi. Scienza e religione vanno su due binari separati.
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Etichette: atei, credenti, dialogo, Eugenio Scalfari, fede, non credenti, Papa Francesco
mercoledì 2 ottobre 2013
Quando il dialogo tra credenti e non credenti è costruttivo
Ricorderete lo scalpore che ha suscitato poche settimane fa la lettera che Papa Francesco ha inviato al quotidiano la Repubblica in risposta a due editoriali di Eugenio Scalfari della scorsa estate dedicati alla fede (Scalfari, lo ricordo, è ateo). Forse è passato inosservato, ma pochi giorni fa il "precedente" Papa (Ratzinger) ha risposto allo scrittore Piergiorgio Odifreddi in merito al libro "Caro Papa ti scrivo" di quest'ultimo del 2011 (risposta pubblicata sempre su la Repubblica). E arriviamo a ieri, alla lunga intervista pubblicata ancora dal quotidiano la Repubblica, fatta da Scalfari a Papa Francesco nell'incontro tenutosi tra i due (voluto ed organizzato di persona dal Papa!) martedì 24 settembre 2013 presso Santa Marta, in Vaticano.
In questo blog non ho mai parlato di religione come professione di fede, in quanto io stesso (come Scalfari) non credente. Però devo ammettere che ho trovato davvero costruttivo questo dialogo, questo scambio di opinioni, tra un credente ed un non credente, basato sul rispetto altrui e su princìpi che non sono caratteristica né dell'uno né dell'altro, ma di entrambe, cioè di tutti. E trovo ancora più entusiasmante che un quotidiano come la Repubblica si sia preso carico di un dialogo così importante, per renderlo partecipe a più gente possibile: quindi i miei personali complimenti al quotidiano, che peraltro è il "mio" quotidiano da molti anni e che personalmente farei leggere in molte scuole non perché espressione di una parte politica (che in effetti non è) ma perché espressione dell'Italia civile e del senso democratico. Naturalmente la lunga intervista la potete leggere online o sul quotidiano di ieri, ma voglio riportare alcuni passaggi che mi hanno colpito.
Mi colpisce che un Papa affermi che la coscienza è autonoma e che ciascuno deve obbedire alla propria di coscienza, perché ciascuno ha una sua idea del Bene e del Male e deve scegliere di seguire il Bene e combattere il Male come lui li concepisce, affermando che basterebbe questo per migliorare il mondo. Mi colpisce che un Papa affermi che l'amore per il prossimo è il lievito che serve al bene comune, l'amore per il prossimo deve essere almeno uguale a quello che abbiamo verso se stessi (che non sia narcisismo). Mi colpisce che un Papa affermi che un non credente non è detto che sia anticlericale ed anzi che lui stesso (il Papa) diventi anticlericale quando trova un clericale, perché il clericalismo non ha niente a che vedere col cristianesimo. Mi colpisce che un Papa affermi che il suo obiettivo non è il proselitismo ma l'ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza, che bisogna ridare speranza ai giovani, aiutare i vecchi, aprire verso il futuro, diffondere l'amore, predicare la pace, aprire alla cultura moderna. Mi colpisce che un Papa affermi con sincerità che la Chiesa non si occuperà di politica e che tutti gli uomini di buona volontà devono tuttavia impegnarsi civilmente e politicamente perché la politica è la prima delle attività civili ed ha un proprio campo d'azione che non è quello della religione, che le istituzioni politiche sono laiche per definizione ed operano in sfere indipendenti. Mi colpisce che un Papa ascolti con interesse un non credente come Scalfari che gli dice che lui crede nell'Essere, cioè nel tessuto dal quale sorgono le forme e gli enti, in quanto l'Essere è un tessuto di energia caotica ma indistruttibile, che da quell'energia emergono le forme quando l'energia arriva al punto di esplosione, che le forme hanno le loro leggi, i loro campi magnetici, i loro elementi chimici, che si combinano casualmente, che si evolvono, infine si spengono ma la loro energia non si distrugge. Mi colpisce che un Papa affermi che il liberismo selvaggio rende più forti i forti, più deboli i deboli e più esclusi gli esclusi, che ci vuole sì grande libertà, ma nessuna discriminazione, niente demagogia e molto amore, che ci vogliono regole di comportamento per correggere le disuguaglianze più intollerabili.
Tutto questo mi ha colpito, come ho già detto prima, non tanto per quello che ha sostenuto il Papa o ha sostenuto Scalfari, ma per tutti quei sani princìpi di democrazia che sono comuni al pensiero sia del Papa che di Scalfari, perché sono pensieri che devono essere comuni a tutti. O almeno a trasmetterli a chi non li ha ancora capiti: a questo servono i dialoghi tra credenti e non, a costruire una società migliore. Tutti gli interventi tra Scalfari e il Papa saranno raccolti nel libro "Dialogo tra credenti e non credenti" che uscirà in edicola il prossimo 11 ottobre, con contributi di intellettuali e teologi.
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7:58 AM
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venerdì 13 settembre 2013
Umberto Veronesi e la fede
E' ormai nota la lettera pubblicata in questi giorni sul quotidiano la Repubblica con la quale Papa Francesco risponde al fondatore del quotidiano Eugenio Scalfari che in alcuni suoi editoriali domenicali aveva sollevato la questione della fede. Ebbene, voglio pubblicare integralmente la lettera che lo stesso quotidiano ha pubblicato ieri scritta da Umberto Veronesi sul tema, che condiviso pienamente.
"Da non credente e appassionato di storia delle religioni la lettera del Papa mi ha colpito: non mi aspettavo un testo così dettagliato, accurato e che si offre al dibattito pubblico, attraverso Repubblica. Al centro di questo dibattito c'è Gesù, una figura critica nel confronto tra laici e credenti per la necessità di scindere il Gesù storico dal Gesù cherigmatico. Noi laici siamo ammirati dall'insegnamento umano di Gesù, e gli siamo vicini perché crea un terreno favorevole ad un'etica condivisibile, basata sull'amore, la solidarietà e la pace. Non possiamo tuttavia accettare la sua dimensione divina, che per la fede è quella che più conta. Anche di fronte ad un nodo così complesso, Bergoglio non si è arroccato nella rigidità fideistica. E questa è la seconda ragione del mio stupore. Non mi aspettavo una ricerca del dialogo così diretta ed aperta. Il dialogo è la via di uscita dai fondamentalismi religiosi che sono all'origine di molta conflittualità mondiale, la risposta del Papa mi ha dato anche una concreta speranza di un'evoluzione verso la tolleranza e l'illuminata coesistenza".
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Unknown
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1:42 PM
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