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giovedì 16 ottobre 2014
A proposito della gravissima epidemia di Ebola che sta sconvolgendo l'Africa, con seri pericoli per l'intera umanità (http://it.wikipedia.org/wiki/Ebola), vi consiglio la lettura delle lettere inviate dai delegati in Sierra Leone di Terra Madre (la rete mondiale delle comunità del cibo creata da Slow Food), pubblicate ieri dal quotidiano la Repubblica: le potete leggere al link seguente http://www.zeroviolenza.it/rassegna/pdfs/15Oct2014/15Oct2014462163db288dc6b358a149932c62084b.pdf. Rendono ancora di più l'idea della catastrofe umanitaria che si sta consumando nel Continente Africano.
Nello stesso articolo potete leggere anche un intenso approfondimento di Carlo Petrini (fondatore della stessa Slow Food), intitolato "Una catastrofe peggiore di una guerra". Mi ha colpito molto il passaggio in cui dice "...è peggio di una guerra, perché la paura del contagio impedisce qualsiasi forma di collaborazione, qualunque solidarietà. Nessuno si avvicina agli orfani, che piangono, sporchi e malati. Nessuno aiuta le donne a partorire". E' davvero una situazione drammatica.
venerdì 4 ottobre 2013
Continua il dialogo tra credenti e non credenti
In questi giorni ho scritto più post dedicati alla lettera scritta da Papa Francesco ad Eugenio Scalfari, a quella scritta dal Papa emerito Benedetto XVI a Piergiorgio Odifreddi, all'incontro-intervista avvenuto ancora tra Papa Francesco e lo stesso Scalfari. Ora vengo a conoscenza che sabato 28 settembre 2013 Papa Francesco ha telefonato a Carlo Petrini (gastronomo, giornalista e scrittore italiano, fondatore dell'associazione Slow Food, http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini_%28gastronomo%29 e http://www.slowfood.it/), che spesso scrive sul quotidiano la Repubblica e che proprio su questo giornale il 3 ottobre ha raccontato in un suo articolo il contenuto di questa telefonata. Ricordo che Carlo Petrini è agnostico (http://it.wikipedia.org/wiki/Agnosticismo).
Tutto parte dalla donazione a Papa Francesco da parte di Carlo Petrini del suo libro “Terra Madre” (edito da la Feltrinelli, 192 pagine, costo € 12,00) , incentrato sul tema “il futuro del cibo è il futuro della Terra”: Petrini lo ha mandato al Papa il 7 settembre in occasione del digiuno indetto dallo stesso Papa per la mobilitazione pacifica in favore della pace in Siria.
Nella telefonata, come racconta Petrini, il Papa ha voluto sottolineare come le buone pratiche delle comunità rurali siano preziose per il destino della Terra, ricordando come sia straordinario il lavoro delle persone che praticano questo tipo di agricoltura, di coloro che sono dell'idea che accumulare denaro non deve essere il fine principale (dice il Papa: “Mia nonna mi diceva che quando si muore, il sudario non ha tasche per mettere i soldi”). Nella sua lettera di presentazione inviata al Papa assieme al libro, Petrini gli racconta della sua infanzia ed adolescenza avvolta dalla fede cristiana insegnatagli dalla sua amata nonna, la quale allo stesso tempo praticava la fede cattolica e condivideva lo spirito libertario e socialista del suo uomo, superando inoltre con dignità i tempi della condanna papale verso i comunisti.
Dice Petrini: “Dai tempi della mia giovinezza ho maturato e mantengo uno spirito agnostico, ma l'assenza di religiosità non mi ha impedito in questi anni di condividere espreienze e civili battaglie con donne e uomini di fede".
E così dovrebbe essere.
Concludo con le parole dello stesso Petrini, che condivido appieno: “Non ho le capacità o le conoscenze per aprire un dialogo profondo e colto sui temi della fede, ma avverto che, se l'umanità vuole uscire dal deserto di idee che la circonda, persone che sanno dialogare come Papa Francesco sono preziose”. Ha perfettamente ragione: il dialogo è alla base di una società civile. E il dialogo attuale tra credenti e non credenti aprirà grandi strade, in ogni campo.
scritto da
Unknown
alle
4:09 PM
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Etichette: agnosticismo, Carlo Petrini, dialogo, fede, Papa Francesco, Terra Madre
domenica 13 gennaio 2013
L'AGRICOLTURA torni al centro dell'agenda politica
E' l'accorato appello di Carlo Petrini (gastronomo, giornalista e scrittore italiano, fondatore del movimento culturale Slow Food, http://www.slowfood.it) pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 4 gennaio 2013, e che mi sento di appoggiare al 100%. Come ho già detto nel mio post di oggi sui diritti civili, è partita in Italia la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013: elezioni politiche che dovrebbero essere di svolta, sia per quello che la politica è stata negli ultimi anni (decenni?) sia per la gravità della situazione in quanto siamo come ad un punto zero. C'è tutto da riformare in questo paese. Naturalmente, la gravissima situazione economica del paese prevale nella campagna elettorale, sia nelle interviste sui giornali sia nei comizi televisivi, ed ha la prevalenza su altri temi che sono però anche loro di primaria importanza per la nostra società e per rilanciare il Paese. Tra questi anche le politiche agricole e quelle alimentari. Voglio qui riassumere i 4 punti indicati da Petrini nel suo articolo per poter rilanciare l'agricoltura e contribuire pertanto, assieme ad altri campi, al rilancio dell'intero Paese.
- Manca una politica agricola ed alimentare per tutelare il bene comune: non lo si è mai fatto in Italia, quindi serve fare un tavolo condiviso tra ministri ed assessori in cui verificare (prima di vararli) la coerenza di tutti i provvedimenti cercando di creare una interconnessione (e che quindi non siano in contrasto tra loro) vari temi strettamenti collegati tra loro come l'ambiente, l'agricoltura, l'educazione, la salute, l'economia, la giustizia, lo sviluppo, l'industria e i beni culturali. Quindi una sorta di concertazione delle istituzioni.
- Completare ed attuare il cosiddetto “Salva suoli”, un disegno di legge già approvato che attende di diventare legge: presentato dal ministro tecnico Mario Catania, dallo stesso migliorato con la collaborazione delle Regioni e della rete di associazioni della società civile, serve a porre un freno all'uso indiscriminato del suolo, al consumo del suolo agricolo e alla cementificazione selvaggia che ha devastato il nostro territorio e per la quale ne stiamo pagando le conseguenze in termini di perdite di vite umane e in termini economici (per dissesti idrogeologici, inquinamento, ecc...). C'è quindi da completare questo lavoro.
- Ripopolamento delle campagne: il "made in Italy" passa anche dalle nostre campagne e dalle mani dei nostri produttori. Ci vuole gente giovane, perchè ha bisogno di lavorare e perchè gli impiegati in agricoltura sono oggi anziani e stanchi. Quindi combattere la burocrazia, le normative sproporzionate, l'impossibilità di accedere a crediti ragionevoli per chi vuole intraprendere una nuova attività agricola. Ed io aggiungo che si devono cambiare le restrittissime norme edilizie che impediscono il recupero del patrimonio rurale: prima di far costruire nuovi edifici in un centro abitato, obblighiamo il recupero di case abbandonate in campagna e dei complessi rurali, ampliandola anche a figure che non sono imprenditori agricoli (certo, con le dovute limitazioni per evitare speculazioni edilizie).
- Preservare l'importanza dell'agricoltura. Abbiamo tantissime piccole aziende agricole, un biologico ormai molto sviluppato, una grande biodiversità di razze animali, di varietà vegetali domesticate e spontanee, di prodotti tipici e delle tante biodiversità che vi derivano (quelle delle sementi tradizionali, dei microrganismi del suolo, delle agricolture tradizionali, ecc...). Bisogna quindi impegnarsi a combattere l'agricoltura dei brevetti, delle multinazionali, dei controterzisti, degli OGM. Basta quello che c'è: serve solo valorizzarlo, assieme alla green economy.
Ecco quello che Petrini propone, e che sostengo anch'io: una mini-agenda in tema di agricoltura per coloro che sono chiamati a guidare il Paese in questa delicatissima situazione, un Paese da rifondare in ogni settore (agricoltura compresa). Agricoltura sostenibile significa difesa del territorio, protezione ambientale, lotta all'inquinamento, conservazione della tradizione, sviluppo economico: possibile che una classe politica sia così miope?
scritto da
Unknown
alle
4:22 PM
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Etichette: agricoltura, campagna elettorale, Carlo Petrini, politic, politiche agricole, politiche ambientali
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