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martedì 28 ottobre 2014

L'importanza dell'EFFICIENZA ENERGETICA

Ottimo l'articolo di Valerio Gualerzi intitolato “La terapia dell'efficienza energetica può curare Pil, ambiente e salute” pubblicato sull'inserto del lunedì “Affari&Finanza” del quotidiano la Repubblica del 27 ottobre 2014, che potete leggere al link http://temi.repubblica.it/economiaefinanza-focus/2014/10/23/la-terapia-dell%E2%80%99efficienza-energetica-puo-curare-pil-ambiente-e-salute/. Un'ottima analisi di quanto sia importante per un Paese (soprattutto per l'Italia) puntare sull'efficienza energetica, e di quanto siano positivi i suoi risvolti, sia in campo economico che in campo ambientale. Secondo l'International energy agency (l'Agenzia Internazionale dell'Energia, http://www.iea.org/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Agenzia_internazionale_dell'energia) le misure di efficienza energetica possono far crescere il Pil di un paese dallo 0,25% all’1,1% l’anno portando alla creazione di 8-27 posti di lavoro per ogni milione di dollari investito. 
Già le società maggiori, le utility e i produttori di tecnologie, potenzialmente in grado di investire nel settore, sono poco focalizzate sul campo dell’efficienza energetica, tenendola ai margini della loro offerta. In più ci si mette qualche governo (e molti governi italiani...) che a fatica puntano sull'efficienza energetica: e sinceramente non si capisce come mai...

lunedì 25 novembre 2013

Una RIVOLUZIONE ENERGETICA è possibile!

È uscito il rapporto “Energy (R) Evolution Italy 2013”, preparato da GWEC (Global Wind Energy Council, http://www.gwec.net/) e da EREC (European Renewable Energy Council, http://www.erec.org/), entrambe associazioni europee che si occupano la prima di energia eolica e la seconda di energie rinnovabili, il tutto sponsorizzato da Greenpeace (http://www.greenpeace.org/international/en/). Secondo tale rapporto, se si partisse subito con la rivoluzione energetica e i necessari investimenti, nel 2050 l'Italia sarebbe l'eldorado dell'energia gratis e della bolletta leggera (per usare le parole del giornalista Maurizio Ricci nel suo articolo pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 20 novembre 2013). Certo, ci sono da fare scelte difficili e coraggiose, ma non c'è più tempo da aspettare: il Governo dovrebbe agire subito! 
Vediamo alcuni dati di spesa: come stanno oggi le cose, l'Italia continuando a puntare sui combustibili fossili (tipo petrolio e carbone) dovrà sostenere da qui al 2050 una spesa di 272 miliardi di euro solo per l'elettricità (che serviranno per rinnovare centrali e la rete nazionale); se invece volesse puntare tutto sulle energie da fonte rinnovabile dovrebbe sì spendere molto di più, circa 437 miliardi da qui al 2050 (pari a 10 miliardi di euro l'anno), ma poi il combustibile sarebbe gratis (l'Italia spende ogni anno 65 miliardi di euro per garantirsi l'energia che le serve), pertanto il nostro Paese riuscirebbe a risparmiare da qui al 2050 ben 380 miliardi di euro. Quindi questa rivoluzione si ripagherebbe quasi da sola, con risvolti positivi sia da un punto di vista economico che ambientale. Sono due gli scenari possibili individuati dal Rapporto: quello tendenziale 2011/2050 (se le cose resteranno così) in base al quale il 72% degli investimenti sarebbe rivolto alle energie rinnovabili, il 17% ai combustibili fossili e l'11% alla cogenerazione; ed uno invece programmatico 2011/2050 (se si applicasse la citata rivoluzione) in base al quale l'86% degli investimenti sarebbe rivolto alle rinnovabili, il 13% alla cogenerazione e l'1% al gas, senza più combustibili fossili. Dove sta la differenza? Che oggi le rinnovabili ricoprono solo l'11% dell'energia primaria (elettrica, riscaldamento e trasporti), chepoi  salirebbero al 26% nel 2030 per toccare un massimo del solo 26,5% nel 2050, mentre se si mettesse in atto la rivoluzione proposta dal Rapporto la quota delle energie rinnovabili sarebbe già del 43% nel 2030 e dell'86% (raddoppiata!) nel 2050! Quello proposto dal Rapporto è un progetto, ma un progetto assolutamente realizzabile. Quali sono le condizioni perchè si realizzi? Primo, ci dovrebbe essere un cambio programmatico della classe politica: certo se questa classe politica non è neppure in grado di imporre criteri rigidi e severi di efficienza energetica, nella costruzione degli edifici o nella commercializzazione di apparecchiature elettriche ed elettroniche, non si può certo sperare che si impegni in decisioni così rivoluzionarie (con una migliore efficienza energetica si consuma meno energia e si ha quindi un risparmio economico). Quindi il primo punto sarebbe il cambio totale di questa classe politica. Secondo, si dovrebbero ridurre i costi di impianto e produzione delle centrali rinnovabili: oggi i costi degli impianti fotovoltaici, eolici, ecc... oscillano tra i 7 e i 29 centesimi di euro a kilowattora, ma grazie al progredire della tecnologia questi costi si abbassano (ad esempio, la produzione di energia fotovoltaica raddoppia ogni 2-3 anni e ogni volta che raddoppia il costo dell'impianto scende mediamente del 10%). Quindi bisogna puntare anche su questo. 
La rivoluzione deve quindi essere totale, puntando sulla riduzione del consumo di energia: maggior e miglior isolamento termico degli edifici, pannelli solari-termici per l'acqua calda negli edifici, vetri isolanti, riscaldamento a pavimento, ma poi anche maggiori trasporti pubblici, macchine elettriche, car sharing, biciclette, ecc...: una rivoluzione totale, per rendere possibile la quale serve una classe politica all'altezza. Ad oggi, vista la situazione politica italiana, la rivoluzione ahimè non è possibile...

domenica 13 dicembre 2009

NORVEGIA: ecco la 1° centrale osmotica al mondo!

È stata inaugurata martedì 24 novembre 2009 in Norvegia la prima centrale osmotica al mondo per la produzione di energia elettrica, precisamente a Tofte (sul fiordo di Oslo, lungo la costa sud-occidentale del paese, circa 60 Km ad ovest della capitale). Di cosa si tratta? Di uno stabilimento per la produzione di energia elettrica assolutamente pulito che non ha eguali nel mondo in quanto sfrutta un processo naturale, l’osmosi. Che cos’è l’osmosi? È un processo fisico naturale che si verifica quando vengono messe a contatto tra di loro due soluzioni (acqua con sale) a concentrazione diversa. Come funziona dunque questa nuova centrale? La soluzione meno concentrata (acqua dolce, pescata da un fiume) va a diluire quella più concentrata (acqua salata, pescata dal mare), separate da una membrana semipermeabile (questa membrana filtra l’acqua dolce impedendo all’acqua salata di passare dall’altra parte): ciò crea una pressione da parte dell’acqua dolce sull’acqua marina, e questa pressione può essere utilizzata per azionare le turbine della centrale alimentando di conseguenza un alternatore che produce energia elettrica.
Come dicevo, si tratta di una centrale assolutamente pulita, in quanto non produce alcun inquinante ma solo acqua salmastra che può essere ributtata in mare senza conseguenze. L’impianto è stato realizzato dalla società norvegese Statkraft (http://www.statkraft.com) dopo molti anni di ricerca: lo scopo è innanzitutto quello di sperimentare questo sistema, infatti oggi la centrale fornisce di energia solo poche case, quindi se l’esperimento avrà successo potrà avere ripercussioni ben maggiori sul mondo della produzione dell’energia elettrica (questo potrebbe accadere entro soli 5 anni).
Secondo la società produttrice della centrale, con l’osmosi sarà possibile produrre 1.799 terawatt/ora per anno, che equivale a circa il 10% della richiesta di energia elettrica del mondo. Questo tipo di centrale si potrebbe quindi realizzare in molte città del mondo poste sulla costa e sulla foce di un fiume, ovvero quei luoghi ove è possibile reperire sia acqua dolce sia acqua salata.
Si tratta quindi di un modo assolutamente nuovo di produrre energia in modo pulito. Naturalmente, l’energia prodotta con l’osmosi non può risolvere da sola il problema energetico mondiale, così come nessun tipo di altra energia può da solo risolvere questo problema. Ma è l’insieme di energie rinnovabili che può risolvere il grave problema energetico, che coinvolge tutto il pianeta e che è così importante per sostituire il petrolio e i combustibili fossili e per contribuire al taglio di sostanze inquinanti emesse in atmosfera (e di conseguenza per combattere il cambiamento climatico in corso). Pensate però se a livello mondiale si riuscisse ad arrivare ad un 10% di energia prodotta da osmosi, almeno un 20-30% di energia prodotta dal sole, un 10% prodotto dal vento, un 10% prodotto da biomassa, un 10% prodotto dal geotermico, un 10% prodotto dalle onde del mare, arriveremo ad almeno un 70-80% di energia prodotta per tutto il mondo in modo assolutamente naturale e senza inquinare. Un sistema che, badate bene, non includerebbe più petrolio, gas naturale ed energia nucleare, soprattutto queste ultime due risorse (gas naturale ed uranio) che comporterebbero la costruzione di rigassificatori e centrali nucleari dai costi esorbitanti, con tutti gli effetti (economici ed ambientali) che sappiamo… Perché non investire questi soldi nella costruzione di centrali ad energia pulita? A tal proposito ho trovato sul quotidiano la Repubblica di lunedì 30 novembre 2009 l’intervista fatta dal giornalista Luigi Bignami a Massimo Scalia, docente di Fisica ambientale all’Università La Sapienza di Roma, secondo il quale nella prospettiva di sostituire almeno parzialmente i combustibili fossili è senza dubbio positivo provare ad ottenere energia pulita da ogni forma possibile, cercando quindi di realizzare centrali che devono essere efficienti da un punto di vista energetico ed essere realmente pulite e rinnovabili. Ma è importante soprattutto che sfruttino le forme di energia alternativa che meglio si adattino ad un determinato tipo di territorio. Ciò che è importante è uscire dal concetto difficile da sradicare, soprattutto nel nostro paese, che energia sicura significa sempre grandi impianti a combustibili fossili o nucleari…

lunedì 26 maggio 2008

Emergenza energia e… ritorno al nucleare!

Sta avendo una incredibile rilevanza mediatica l’annuncio del ritorno al nucleare da parte del governo Berlusconi: ed ora tutti ne sono favorevoli, anche coloro che vi votarono contro al referendum dell’8 novembre 1987. Certo, sono passati vent’anni ed allora si era andati a votare a poco più di un anno dal terribile incidente nucleare di Chernobyl che aveva avuto riflessi in tutta Europa. Tuttavia ricadiamo sempre sullo stesso problema della (malata) informazione italiana (giornali e TV), per la maggior parte “serva” di una sostanziosa parte politica (non c’è bisogno di dire quale…): un’informazione che ora continua a parlare (a vanvera) del nucleare ma, guarda caso, tralascia il dibattito sulle (molte) controindicazioni di questa fonte di energia. Ne ho già parlato molto in passato nei miei post, ma voglio riassumere le mie considerazioni contrarie al nucleare:

  1. attualmente siamo agli impianti di cosiddetta “terza generazione”: si tratta ormai di una tecnologia obsoleta in fatto soprattutto di sicurezza e di scorie radioattive. Per poter avere un grado di sicurezza elevato, si dovrebbe ricorrere agli impianti di “quarta generazione”, ovvero quelli che non producono scorie radioattive, per arrivare ai quali occorrono tuttavia ancora 20-25 anni di studi;
  2. la materia prima (uranio) indispensabile per questi impianti presto di esaurirà: finora sono già state consumate nel mondo 2,3 milioni di tonnellate di uranio, la domanda mondiale è di circa 67.000 tonnellate annue contro una produzione di 42.000 tonnellate annue per cui 25.000 tonnellate vengono prelevate ogni anno dalle scorte secondarie accumulatesi prima del 1980, per cui a conti fatti ci dovrebbe essere uranio per tutti per circa una decina d’anni. E poi?
  3. puntando sul nucleare, la prima centrale in Italia sarebbe pronta ed operativa nel 2019: infatti, aprendo oggi il dibattito sulla politica energetica, il 2009 sarebbe l’anno limite per prendere una decisione definitiva in merito (definizione, enti, procedure e certificazione tecnologica), il 2010 l’anno limite per la definizione del sito, il 2012 l’anno limite per ottenere l’autorizzazione ambientale, il 2014 l’anno limite per la preparazione del sito, il 2019 l’anno in cui sarà completata ed entrerà in funzione. Possiamo aspettare tutto questo tempo vista le “sete” energetica italiana?
  4. per la costruzione di una centrale nucleare servono quantità incredibili di denaro: la centrale in costruzione in Finlandia è finora costata ben 4,1 miliardi (ripeto, miliardi!) di dollari, con un aumento del 35% dei costi rispetto a quanto preventivato. Il piano energetico nucleare italiano costerebbe tra i 50 ed i 100 miliardi di euro: ma dove li trova tutti questi soldi un paese come l’Italia che non è quasi più in grado di pagare le pensioni? E si vuole costruire anche il ponte sullo Stretto (altri 6 miliardi di euro…): rischiamo la bancarotta del nostro Paese!!!
  5. ancora molto problematico lo smaltimento delle scorie radioattive: uno degli elementi più inquinanti che esistano. Non possiamo mandarli sempre in Francia (lo scorso anno vi sono stati mandati in terra francese i fusti delle sostanze radioattive delle centrali nucleari italiane di 20 anni fa!). Questo non ce lo spiega nessuno…
  6. le centrali nucleari hanno bisogno di grandi quantità d’acqua nei processi produttivi: la Francia utilizza ben il 55% dell’acqua nazionale per le sue 59 centrali nucleari. Dove la troverà l’acqua l’Italia? Già ora abbiamo seri problemi idrici…
  7. le centrali nucleari sono delle vere e proprie bombe atomiche: il rischio di incidenti rimane sempre e sarebbe disastroso, per non parlare dei possibili attacchi terroristici…

Insomma, le controindicazioni sono tante ma naturalmente il governo non ce lo dice e neppure l’informazione (che, in quanto tale, dovrebbe appunto informare, ed invece si parla di Rom, stupri, Cogne, ecc…). Molti italiani si stanno convincendo che il nucleare è l’unica soluzione per risolvere il problema energetico italiano (almeno così gli fanno credere). Attualmente l’Italia produce appena il 12% del proprio fabbisogno energetico, il resto lo importa dall’estero (e buona parte di questo viene dal nucleare europeo…): il fatto che ce l’abbiano molti paesi europei non è un buon motivo per riproporlo anche in Italia, perché il nostro Paese è anomalo ed ha problemi economici e strutturali che nessun altro paese europeo ha. Ma, evidentemente, questo aspetto lo stanno ignorando in molti…
Ed allora che fare? L’Italia ha potenzialità enormi in fatto di energie rinnovabili: in particolare fotovoltaico ed eolico. A proposito di quest’ultimo, continuo davvero a non capacitarmi del fatto che molti considerino le pale eoliche un affronto al paesaggio italiano (organizzando comitati contro) e poi sono gli stessi che non scendono in piazza contro la costruzione di una centrale a carbone. È la conferma di come l’Italia sia un paese anomalo… Ci sono regioni italiane nel centro-sud con punti notevolmente ventosi: perché non impiantare queste benedette pale eoliche come già stanno facendo in buona parte d’Europa? Non dico di costruirle nei pressi dei paesi, ma in zone isolate: e poi non sarebbero così brutte da vedere, anzi. Per quanto riguarda il fotovoltaico, se ci fosse un impegno serio da parte dello Stato, da solo potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico nazionale: recenti studi hanno addirittura dimostrato che coprendo di pannelli fotovoltaici un quadrato del deserto arabico delle dimensioni di 200x200 km, si riuscirebbe a fornire energia elettrica all’intero pianeta!!! Ma allora perché non puntarvi? È assolutamente pulito e piuttosto economico: in molte aree del sud Europa stanno costruendo grandi centrali fotovoltaiche che stanno servendo di energia intere città. Qui invece niente. Venerdì 23 maggio 2008 ho trovato sul quotidiano La Repubblica un articolo di un lettore il quale poneva il problema della sua abitazione campana: la Sovrintendenza ai Beni Culturali ad Ambientali di Caserta ha annullato l’autorizzazione (rilasciata dal Comune di Solopaca, in provincia di Benevento) ad installare pannelli fotovoltaici su una falda della copertura della sua abitazione in quanto per vincoli paesistici e per il mantenimento dei borghi non possono essere rimosse le tegole della copertura stessa (anche se si trattava di una falda interna al cortile e di tegole che non erano antiche ma del 1986 messe in seguito al terremoto): la stessa situazione sta riguardando buona parte del territorio campano. Ma è possibile che simili ostacoli possano bloccare la diffusione nel nostro paese di una fonte di energia illimitata nel tempo, pulita ed economica? Sì, è possibile ed è un controsenso tutto italiano che la Germania (ripeto, la Germania!) produca 2.000 gigawattore di elettricità dal fotovoltaico e noi con le potenzialità solari che abbiamo ne produciamo appena 35, ovvero ben 57 volte in meno dei tedeschi. Ah, ma il nucleare risolverà ogni problema…

domenica 24 febbraio 2008

EFFICIENZA ENERGETICA: bello o pulito?

Siamo tutti a conoscenza dei problemi energetici del futuro, di quante battaglie si stanno facendo per trovare le fonti indispensabili per produrre quantità maggiori di energia e, al contempo, rispettare l’ambiente (sia da un punto di vista del territorio sia per tagliare le emissioni di gas serra). Tuttavia, a proposito di energie rinnovabili, si stanno consumando “battaglie” tra coloro che le respingono in difesa del territorio (dunque sostenitori del BELLO) e coloro che le sostengono in difesa dell’atmosfera e del clima (dunque sostenitori del PULITO). Chi ha ragione? Sono numerosi gli episodi che stanno succedendo ultimamente, a dimostrazione di queste “battaglie”. Pensiamo al recente referendum tenutosi a Firenze sulla tramvia che dovrebbe passare in piazza Duomo, ove si sono invertite le parti: è il centro-destra ad essere contro la tramvia perché rovinerebbe il patrimonio artistico cittadino (!), mentre il centro-sinistra ne è giustamente favorevole per tagliare il traffico cittadino (come sempre lo scontro politico in Italia deve per forza contrapporre le parti politiche in ogni tema possibile). Pensiamo alla TAV in Valsusa, necessaria per spostare su ferrovia il trasporto merci allacciandosi alla rete europea, liberando così le nostre strade dai camion e contribuendo al taglio delle emissioni di gas serra, ma fortemente contrastata da alcune associazioni in difesa del territorio. Pensiamo alle centrali eoliche, fortemente respinte perché le loro pale sarebbero antiestetiche, un pericolo per gli uccelli e rumorose: personalmente, io le considero anche belle da vedere, danno l’idea di un paesaggio pulito. Insomma, ci sono molte contraddizioni un po’ in tutto il paese: certo, si dovrebbe cercare di creare un connubio tra BELLO e PULITO, oltre che UTILE. Molte sono le personalità importanti che si sono schierate, chi in difesa del BELLO e chi in difesa del PULITO. Ma io concordo perfettamente con quanto Carlo Petrini ha scritto sul quotidiano La Repubblica di mercoledì 20 febbraio 2008: etica ed estetica, giustizia e bellezza, sono state separate in età moderna: non era così nelle società precedenti. Ha ragione quando dice che i comitati si indignano di fronte a qualcosa di utile (come le pale eoliche, la TAV, il tram in centro storico) ma non si indignano di fronte alla cementificazione continua delle aree agricole e della aree protette, di fronte ai centri commerciali che sorgono come funghi, di fronte ai migliaia di Km di strade ed autostrade che si costruiscono privando di denaro le ferrovie, di fronte all’abbandono delle periferie delle città, ecc… A proposito di Firenze, il giornalista giustamente dice: “Prendiamo il caso del tram a Firenze in Piazza Duomo: quella è sempre stata una piazza di passaggio, un crocevia in cui transitano centinaia di bus al giorno. L’idea del tram non è esteticamente più brutta, ma è più ecologica e più silenziosa. Se proprio vogliamo guardare all’estetica allora che si facciano chiudere tutti quei negozi di marchi multinazionali le cui vetrine ed insegne si affacciano sulla stessa piazza: che c’entrano quelle scritte col bello?”. Effettivamente ha ragione… Ed ha ragione quando sostiene che una cosa utile non è mai brutta: è utile e pulito l’eolico, ma i comitati contestano questo e non le decine di centrali Enel che ancora funzionano a carbone; tutti si lamentano del traffico cittadino e dell’inquinamento dell’aria e poi contestano la tramvia e non le nuove strade ed autostrade; tutti vogliono preservare il territorio ma protestano per impianti fotovoltaici a terra e non per le migliaia di capannoni, di quartieri residenziali e di costruzioni abusive; tutti vogliono recuperare materia prima (riciclandola) e mantenere pulita l’aria ma ora sono tutti favorevoli ai termovalorizzatori. Insomma, qualcosa non và. Come dice ancora Petrini “Le contrapposizioni che si vengono a creare sono sempre più figlie di prese di posizione cieche e sorde, spesso strumentali… A volte mi sembra che per ragioni di opportunità, politica o economica, si sollevino falsi problemi mentre l’Italia sprofonda nel brutto e nell’ingiusto… Il bello e l’utile non vanno fatti andare d’accordo, perché in realtà sono una cosa sola, un valore ben più alto delle magagne da campagna elettorale o delle speculazioni di chi proprio non riesce ad arrestare la sua sete di denaro”.
Di questo passo però non risolveremo mai i problemi italiani in merito ad efficienza energetica e lotta al cambiamento climatico: così facendo, continueremo a restare legati ai combustibili fossili, ad inquinare in maniera inquietante, a non tagliare le emissioni di gas serra e quindi non contribuire alla lotta al cambiamento climatico, a respirare aria altamente inquinata e dunque ad ammalarci sempre di più. E non parlo da persona disinteressata alla protezione ambientale, anzi: io sono il primo a voler difendere il nostro territorio, ma non è bloccando la TAV, il tram in centro o le pale eoliche che lo si difende, ma lo si difende facendosi autori di battaglie contro l’edificazione selvaggia, contro l’abusivismo, contro le centrali a carbone, contro la continua costruzione di strade ed autostrade, ecc… Altrimenti non ne verremo mai fuori…

sabato 16 febbraio 2008

EFFICIENZA ENERGETICA: basterebbe solo il fotovoltaico...

Traggo spunto da un interessante articolo pubblicato su www.aspoitalia.net il quale riprende una affermazione che ultimamente ricorre più volte, ovvero “Il fotovoltaico occuperebbe troppo spazio se lo dovessimo utilizzare per sostituire il petrolio”. Come tutti sappiamo il problema energetico è uno dei più gravi del nostro pianeta: il continuo aumento di energia da parte sia dei paesi industrializzati (in primis Europa e Nord America) sia dei paesi in fase di sviluppo economico (come Cina e India), la forte dipendenza dai combustibili fossili (petrolio e carbone), nonché la necessità di combattere questo cambiamento climatico sempre più veloce innescato dalle attività umane con le sue continue emissioni di gas serra in atmosfera (di cui i combustibili fossili sono i principali responsabili), bene, tutte queste motivazioni stanno spingendo molti governi a rivedere, necessariamente, il loro piano energetico, chi da solo, chi in comunità con altri paesi.
Per risolvere (o tamponare…) il problema dell’efficienza energetica si sta ricorrendo a vari metodi, da scala nazionale a scala locale: ad esempio i rigassificatori (enormi impianti da costruire nei porti dove far arrivare il gas metano in forma liquida estratto altrove), le tanto famose centrali nucleari, fino ad arrivare alle scelte locali come l’isolamento termico degli edifici, la chiusura al traffico veicolare dei centri cittadini, ecc… Alcuni paesi stanno già puntando sui rigassificatori che, certo, sono sempre meglio di un impianto petrolifero ma non sono certo la soluzione al problema; altri stanno puntando invece sul nucleare, ma sappiamo quanti motivi ci sono per respingerlo, e li ho citati in numerosi miei precedenti post (costi elevatissimi di costruzione, entrata in funzione dopo almeno 10 anni, problema dello stoccaggio delle scorie nucleari, scarsità sempre maggiore in natura della materia prima ovvero dell’uranio, rischi di sicurezza, quantità enormi d’acqua necessarie per il raffreddamento degli impianti). Per quanto riguarda le iniziative locali, queste sono lodevoli e, nel loro piccolo, danno un buon contributo all’efficienza energetica e alla lotta al cambiamento climatico: tuttavia, proprio per il fatto di essere iniziative locali e non intraprese da tutti, danno un contributo minimo a scala nazionale e mondiale. Allora che fare? Ci sono le tanto vituperate energie rinnovabili: solare, fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse, geotermia, sfruttamento del moto ondoso, ecc… Si tratta di quelle fonti di energia che risultano INESAURIBILI, sono in natura non perché formatisi nel corso dei secoli e presenti in giacimenti, ma perché fanno parte della natura stessa da miliardi di anni e di certo non finiranno se non con la fine del mondo… Di queste rinnovabili, quella più utilizzata attualmente è l’idroelettrico, ma è anche quella che dovremo abbandonare al più presto vista la carenza sempre maggiore di acqua sul nostro pianeta sia per i consumi sempre più elevati sia per le siccità sempre più prolungate che stanno interessando vaste aree del pianeta. Le altre invece sono perfettamente attuabili, senza limite. E, purtroppo, continuano ad arrivare i dati negativi relativi alla lotta contro i gas serra che l’Italia sta seguendo: i dati arrivano dal rapporto “Ambiente Italia 2008” di Legambiente, secondo il quale rispetto al 1990 i paesi dell’Unione Europea hanno ridotto le loro emissioni di gas serra del 7.9%, mentre l’Italia nello stesso periodo di tempo (1990-2005) ha addirittura aumentato le sue emissioni di ben il 12.1%: qualcosa è diminuito negli ultimi due anni (-1.2% nel 2006 rispetto all’anno precedente e -0.5% nel 2007), ma siamo ancora troppo lontani dall’obiettivo europeo di tagliare le emissioni del 20% entro il 2020, e lo si può fare solo con un piano energetico efficiente che preveda il massiccio impiego delle energie rinnovabili.
E, a proposito di energie rinnovabili, sorge una domanda che molti si stanno ponendo (soprattutto i sostenitori del nucleare, per tanti la panacea di tutti i mali …): abbiamo abbastanza posto per il fotovoltaico? Secondo loro no, in quanto il fotovoltaico occuperebbe troppo spazio se lo dovessimo utilizzare per sostituire il petrolio. Ecco, qui mi ricollego a questo interessante articolo trovato su www.aspoitalia.net, tratto in particolar modo da un articolo di Muneer. Guardate attentamente la mappa allegata: vedete quel quadratino tratteggiato nel bel mezzo del deserto dell’Arabia Saudita? Ebbene, secondo i calcoli, se quel quadrato fosse tappezzato di pannelli fotovoltaici al 20% di efficienza, sarebbe sufficiente a produrre energia per tutto il mondo tanta quanta ve ne servirebbe nel 2020! Tra l’altro il 20% di efficienza dei pannelli fotovoltaici è perfettamente raggiungibile, visto che ci sono già in commercio celle col 18.5% di efficienza: tuttavia, anche se dovessimo usare pannelli con la diffusa efficienza attuale (circa il 12%), basterebbe in proporzione allargare un pochino il quadratino… Quindi, ragazzi miei il posto ci sarebbe eccome!!! Certo, non è plausibile realizzare quel quadratino tratteggiato tutto nel deserto arabico, perché non riuscirebbe a mandare l’energia a tutto il pianeta: bisognerebbe scomporlo in piccoli quadrati e sparpagliarlo in tutto il mondo (come potrebbero essere 12 quadratini neri come quello racchiuso nel quadrato tratteggiato, da sistemare nei deserti di tutta la Terra), ma sarebbe ancora più efficiente frazionarli ancora di più ed installarli a macchia d’olio in tutto il pianeta al fine di raggiungere il maggior numero di aree possibili. Certo, i tempi ed i costi sarebbero piuttosto lunghi ed elevati, ma certo non più del nucleare (e sappiamo quanti rischi abbia quest’ultimo…). Il fotovoltaico, invece, non ha nessun rischio!
E stiamo parlando solo di fotovoltaico, quindi pensate se a questo aggiungessimo le pale eoliche nelle zone più ventose del mondo, lo stesso solare, la geotermia (così diffusa nel sottosuolo terrestre), lo sfruttamento del moto ondoso che sarebbe qualcosa di rivoluzionario, le biomasse e il biogas che si potrebbero fare ovunque. Pensate quanta energia potremmo produrre: ce ne sarebbe così tanta da alimentare altri pianeti! Insomma, la soluzione sarebbe a portata di mano per rivoluzionare il campo energetico mondiale, tuttavia dobbiamo combattere contro qualcosa di molto più grande che è fatto dei profitti economici derivanti in primis dal petrolio… e non è una battaglia facile.