mercoledì 9 gennaio 2008

RIFIUTI: non si parla altro che di termovalorizzatori...

Alzi la mano chi in queste settimane non ha sentito almeno una volta la parola “termovalorizzatore”: credo pochissimi, grazie (o, meglio, per colpa…) dei mezzi di informazione (quotidiani e televisione) che in questo periodo indicano nei termovalorizzatori la soluzione a tutti problemi. Nessuno, e ripeto nessuno, in TV e nei quotidiani ha parlato dei pericoli derivanti da tali impianti! L’altra sera “Porta a porta” di Bruno Vespa su RAI1 non ha parlato d’altro, il TG1 delle 13:30 di ieri ha dedicato un apposito servizio all’argomento, l’attuale Governo (e l’opposizione è d’accordo) stanno dando il via alla realizzazione di nuovi termovalorizzatori in Campania, lo stesso ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (fino all’altro ieri a capo dei cortei anti inceneritori) oggi è favorevole (ma dove sta la coerenza?)!!! Per fortuna esiste internet, fonte infinita di informazione “super partes”… Vi risparmio tutto quello che ho già detto nei miei precedenti articoli sull’emergenza rifiuti in Campania, anche perché in questo mio articolo voglio esporre quanto purtroppo gli organi di informazione non dicono sui termovalorizzatori.
Premesso che solo in Italia si chiamano così (nel resto del mondo sono puramente “inceneritori”…), informandomi scopro che esiste la Direttiva 2000/76/CE dell’Unione Europea la quale afferma che: “Misure più restrittive dovrebbero essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CE) dovrebbero pertanto essere abrogate”. Giappone ed USA (i paesi in passato più propensi agli inceneritori) stanno facendo marcia indietro; la Svezia ha abbandonato completamente la loro costruzione a favore della raccolta differenziata dei rifiuti; 62 paesi di tutto il mondo (21 dell’Europa, 18 dell’Asia e dell’Oceania, 12 dell’Africa, 8 del Sud America e 3 del Nord America) hanno aderito alla “GAIA” (Alleanza Globale Contro gli Inceneritori); la “Convenzione di Stoccolma” del maggio 2001 (a cui hanno aderito 91 paesi di tutto il mondo) al fine di arrivare alla graduale eliminazione degli inquinanti organici persistenti (POP), ovvero dei composti chimici molto tossici e persistenti (come le diossine), si sta movendo per il bando totale dell’incenerimento dei rifiuti per bloccare le emissioni delle diossine. Tutto questo accade per le emissioni pericolosissime di sostanze inquinanti (che poi vedremo) dagli inceneritori (o termovalorizzatori, qual dir si voglia!). E l’Italia cosa fa? La “Legge Delega” sull’Ambiente del Governo Berlusconi prevedeva la realizzazione di un inceneritore in ogni provincia italiana!!!
Entrando nel merito della pericolosità di tali impianti scopro che:

  • i fumi vengono emessi dai loro camini ad una temperatura di oltre 100°C fino ad un’altezza di 1.500-2.000 metri: seppure gli ultimi modernissimi impianti siano dotati di tecnologici filtri, in tali fumi sono contenute sostanze e polveri sottilissime (gravissime per la nostra salute) che non vengono trattenute da tali filtri, che quindi vengono immesse liberamente in atmosfera e ricadono ad ombrello nel raggio di molti chilometri (paradossalmente chi vi abita attorno è come se fosse nell’occhio del ciclone, è infatti meno esposto di chi vi abita più lontano!!!);
  • le polveri emesse in atmosfera dagli inceneritori sono sottilissime: talmente sottili (e dannosissime per noi) che non si possono nemmeno misurare perché non si sa come farlo! Ed intanto, respirate, si immettono nel nostro sangue e nelle nostre cellule… Ha ragione Marco Cattini, professore della Bocconi da sempre contrario ai termovalorizzatori, quando sostiene che uno dei motivi per cui tali impianti vengono accettati dalla popolazione è “l’invisibilità dell’inquinamento” che produce (ieri nel mio articolo auspicai: SE LA DIOSSINA FOSSE COLORATA…);
  • la diossina è una delle sostanze più pericolose emesse dagli inceneritori: essa ricade sul terreno, sull’acqua, nell’aria, e viene accumulata dagli esseri viventi nel corso della catena alimentare, addensandosi nei grassi e favorendo la formazione di tumori. Ci sono poi le nanoparticelle del particolato PM0.1, granelli di polvere del diametro inferiore al decimillesimo di millimetro, che la normativa europea finora non aveva considerato ai fini della valutazione dell’impatto ambientale degli impianti di emissione: ora, grazie allo studio Gatti-Montanari, tali polveri verranno introdotte nel controllo previsto dalla normativa europea e, a quel punto, tutti gli inceneritori saranno fuori legge!!!;
  • chi costruisce gli inceneritori non lo fa per puro spirito ambientalista, ma SOLAMENTE perché porta enormi introiti economici! Dato che l’energia prodotta dagli inceneritori è considerata fonte di energia rinnovabile (CHE PARADOSSO!), il Decreto Legislativo 79/1999 (Decreto Bersani) istituì i “certificati verdi” affiancandoli al CIP 6/92 previsto dal precedente Decreto Ministeriale dell’11/11/1999 relativo agli incentivi statali sull’energia prodotta da fonti rinnovabili. Tuttavia, i certificati CIP 6/92 erano attribuibili in base a graduatorie, mentre i cosiddetti “certificati verdi” vengono rilasciati a chiunque ne faccia richiesta entro i primi 8 anni di entrata in funzione degli impianti. Proprio grazie a questi ultimi certificati, l’energia prodotta dagli inceneritori (che poi finisce nella rete nazionale) viene attualmente pagata dal gestore nazionale 14 centesimi di euro per KWh al posto dei 4 centesimi per KWh pagati per l’energia prodotta mediante gas o carbone od olio combustibile. Fatevi due conti: il termovalorizzatore di Brescia produce 500 milioni di KWh all’anno, moltiplicateli per 14 centesimi al KWh per 8 anni… E non dimenticate che la materia prima per far funzionare tali impianti (i rifiuti appunto) è GRATIS: anzi, la Regione paga 80 euro per ogni tonnellata di rifiuti che “vende” agli inceneritori!!! E, come sempre, c’è il trucchetto “made in Italy”: infatti l’Unione Europea considera “rinnovabile” soltanto l’energia prodotta bruciando biomasse (come legno e rifiuti organici) e non rifiuti in generale, e per tale motivo l’Italia è stata oggetto di procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea!
  • per paradosso, molti telegiornali continuano a ribadire il pericolo diossina derivante dai fuochi appiccati ai rifiuti dalla popolazione: scusate, ma non è lo stesso procedimento degli inceneritori di cui sono tanto a favore? Ah, è vero, ci sono i filtri…
  • Lavoisier diceva: “Nulla si crea e nulla si distrugge”. Ed, infatti, la somma dei pesi ponderali delle sostanze introdotte in un bruciatore è uguale all’inizio e alla fine della reazione… Ogni tonnellata di rifiuti bruciati produce circa 300 kg di “ceneri solide”, 30 kg di “ceneri volanti”, 650 kg di acqua di scarico e 25 kg di gesso. Quindi l’inceneritore non elimina le discariche ma, anzi, ne richiede di speciali per le ceneri residue.

Insomma, siamo di fronte ad un serio ed INVISIBILE pericolo per la nostra salute, in virtù di quelle sostanze sottilissime che sfuggono ai filtri dei camini degli inceneritori e che comportano un sensibile aumento dei tumori e delle malformazioni nei neonati. Un famoso proverbio recita: “OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE”, e calza a pennello in questa (grave) situazione in cui tutti i mezzi di informazione diffondono l’idea (unica) migliorativa dei termovalorizzatori, il problema è che la gente ci crede…

4 commenti:

Anonimo ha detto...

non so te... ma preferisco un inceneritore che avere l'immondizzia di fronte ha casa mia.

Gino Salvi ha detto...

Innanzitutto mi piace molto un ambientalista che si rifà al pensiero del grandissimo Martin Heidegger e cioè il maggiore filosofo della Destra metapolitica. Ciò mi offre la conferma che il vero ambientalismo è anni luce lontanissimo dal materialismo, dall'industrialismo e dall'economicismo marxiani. Ciò premesso entro nel merito dell'articolo: ritengo anch'io che la soluzione più che ottimale sia la raccolta differenziata ma mi domando se ciò sia possibile in una Italia dominata da certi clientelismi che hanno portato la sinistra, nella mia Liguria, a costruire dei veri e propri ecomostri anziché realizzare una edilizia popolare a misura d'uomo. Mi domando se una vera politica ambientalista sia possibile con una sinistra che a Napoli si è soltabto preoccupata di organizzare "notti bianche" e "scuole per veline". Mi domando se una vera politica ambientalista sia possibile con una classe politica dirigente (democristiani e sinistra) che prima ha scialaquato il patrimonio industriale dell'Iri (chissaà perché dalla morte di Mattei è andato tutto a p...e, vero sinistra democristiana e sottogoverno sinistro?) e poi lo ha svenduto alle banche, vedi Goldman Sachs per esempio. Ci vorrebbero delle sane sanissime aziende della nettezza urbana pubbliche gestite da pochi manager pubblici con stipendi normali e lavoratori non precari e non sfruttati, aziende che siano in attivo e che funzionino e, soprattutto, che non siano prede di famelici "privatizzatori" (leggi svenditori ... vero gestione Prodi e varia sinistra democristiana?) e di appaltatori e subappaltatori assortiti.

marco montagna ha detto...

Caro Gino,
te lo dico francamente: io politicamente sono sempre stato (anche ora) di sinistra, ma concordo pienamente con quanto hai scritto, in quanto ho sempre pensato che la critica sia costruttiva. Per questo molte volte sono stato (e lo sono tuttora) critico verso la parte politica che mi rappresenta, a differenza di quanto non fanno (in genere) gli elettori di centro-destra. Sono anche dell'idea (e nessuno me la farà cambiare) che l'ambientalismo NON HA (O NON DOVREBBE AVERE) COLORE POLITICO, quindi sarebbe bello poter costruire un AMBIENTALISMO che va al di là del dibattito tra partiti opposti, anche se credo ci vorrà ancora un pò di tempo...

Riverinflood ha detto...

In quella buffonata di Ballarò, ad esempio, iersera non c'è stato il contraddittorio e nemmeno una voce invitata contro i "termovalorizzatori". Ormai tutti hanno deciso che è meglio così che fare la fine di Napoli.