martedì 22 aprile 2008

I Verdi fuori dal Parlamento italiano...

Questo è stato il tragico responso delle elezioni politiche italiane del 13-14 aprile 2008: il partito dei Verdi è stato letteralmente cancellato dal Parlamento italiano, visto che la Sinistra Arcobaleno (il raggruppamento di cui facevano parte) non ha raggiunto le soglie previste dal “Porcellum” per ottenere i seggi alla Camera (almeno il 4%) e al Senato (almeno l’8%). I “Verdi” si presentarono per la prima volta ad una tornata elettorale nel 1987, ed entrarono subito in Parlamento dove rimasero fino… a pochi giorni fa: erano nati per rappresentare quell’ecologia che non doveva essere né di destra né di sinistra, doveva essere una cultura naturalmente trasversale ed un movimento che non avrebbe mai dovuto trasformarsi in partito. Lo scorso 17 aprile 2008 Giovanni Valentini ha scritto un articolo per il quotidiano La Repubblica intitolato “Il Sole che non ride più”, davvero interessante per comprendere le motivazioni che hanno portato alla cancellazione dei Verdi. Perché è incomprensibile come mai, proprio in questo momento storico in cui molti cittadini sono preoccupati dell’ambiente che li circonda, pochissimi elettori abbiano continuato a sostenere i Verdi: ha ragione il giornalista dire che “I Verdi erano diventati un partito e sono rimasti sempre un partito. Piuttosto che portare aria fresca nelle stanze della politica, ne hanno assorbito purtroppo i vizi e i veleni. Si sono intossicati di burocrazia. Hanno costruito un gruppo di potere, dividendosi perfino in correnti e conventicole. Hanno peccato spesso di estremismo e di radicalismo, invece di praticare un ambientalismo sostenibile come pure qui avevamo auspicato da tempo, finendo per apparire come il partito del NO anche quando avevano qualcosa di positivo e di propositivo da dire. E a molti è sembrato che fosse ormai un partito ministero o addirittura un altro partito–azienda in scala ridotta”. Credo siano proprio questi i motivi per cui i fedeli elettori abbiano tradito i Verdi: io personalmente non ho mai condiviso il fatto che i Verdi fossero un partito (ed infatti non li ho mai votati, pur condividendo molte loro idee), in quanto loro avrebbero dovuto essere l’anima verde di un grande partito riformista di sinistra che, purtroppo, in Italia è nato solo pochi mesi fa. Ribadisco che l’ambientalismo non dovrebbe essere né di destra né di sinistra: tuttavia, di fronte alla famigerata destra degli ultimi 15 anni (compresa quella che ha appena vinto, che sappiamo come la pensi su territorio ed ambiente), è inevitabile che io affianchi i Verdi ad un partito di sinistra… Se il PD fosse nato già in concomitanza delle elezioni politiche del 2006 e i Verdi ne fossero diventati un loro correntone, forse oggi staremmo parlando di altri risultati elettorali. Invece, per una serie di congiunture politiche, il PD è nato troppo tardi (ed ha perso) e i Verdi (non correndo col PD) sono stati cancellati: Alfonso Pecoraio Scanio si è dimesso dalla direzione del partito, mentre ora si aspetta il congresso che si dovrebbe tenere a luglio di quest’anno.
Il ministro dei Verdi Paolo Cento ricalca quanto detto dal giornalista Valentini: “Il problema è essere diventati un partito verticista e il rimedio è tornare al federalismo territoriale spostando il baricentro delle decisioni dal vertice alla periferia. Per le alleanze faremo di necessità virtù sperimentandole a livello globale”. Tuttavia, dobbiamo rendere merito a Verdi di aver cambiato alcune cose in questi anni in Italia: è certamente merito loro se sotto il Governo Prodi hanno trovato spazio la tutela del territorio (vedi il “Codice del Paesaggio e dei Beni Culturali”), la lotta all’inquinamento e al cambiamento climatico e, soprattutto, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (in primis il solare termico e il fotovoltaico). Ha certamente ragione Valentini quando dice che “non si sarebbe diffusa tanto in questi vent’anni una coscienza ambientale in Italia senza l’apporto dei Verdi, senza il loro radicalismo originario. Non sarà più facile né tantomeno più efficace la difesa dell’ambiente con la loro uscita dal Parlamento. Nelle amministrazioni locali, nelle città e nelle regioni, potranno continuare a svolgere un ruolo tanto più incisivo se metteranno a frutto la severa lezione di questo responso elettorale, rifugendo dalle tentazioni o dai rigurgiti del massimalismo”.
Da dove ripartire, allora? Ripartire dagli ambientalisti veri, e lo dico con franchezza visto che sono Segretario di un circolo aderente a Legambiente: Monica Frassoni (copresidente del gruppo europeo dei Verdi) dice che per rifondare il movimento bisogna convocare gli Stati generali dell’ecologia per aprirsi agli ambientalisti che non hanno partecipato direttamente alla storia dei Verdi. Gente nuova quindi, togliendo ogni dubbio. Il giornalista Valentini punta anche lui su questa cosa: a parte l’impegno futuro dei Verdi (ancora da verificare) col PD, resta sul campo il presidio delle associazioni ambientaliste tra le quali Legambiente, Greenpeace, Italia Nostra, WWF, FAI, MareVivo, i cui iscritti sono numerosissimi (addirittura numericamente superiori a coloro che alle ultime politiche hanno votato i Verdi) che con il loro costante lavoro stanno mantenendo vivo il pensiero ecologista in Italia. Siamo noi ambientalisti, iscritti a queste associazioni, che dobbiamo porre le basi per un “patto per l’ambiente”, è l’unione dei nostri singoli impegni che sta sostenendo e conducendo varie battaglie per la difesa del territorio, per la tutela dell’ambiente, contro varie forme di inquinamento. Più saremo, meglio sarà per il nostro paese.

2 commenti:

rigitans ha detto...

questo tuo post scema nel tuo paradosso in cui critichi i verdi perchè non trasversali e troppo estremisti(forse non li conosci abbastanza...), salvo poi auspicare che entrino nel pd(seguendo esattamente quel che dicono i dirigenti piddini). ho finito di leggerlo li perchè non aveva alcun senso continuare.

i verdi possono al massimo fare coalizione col pd, mai starci dentro(hanno 2 visioni diverse dlel economia e dell ecologia). i verdi sono partito dappertutto, in italia vanno ricostruiti. la trasversalità va ritrovata però i verdi sono sempre stati piu' vicini alla sinistra che non alla destra, per ragioni programmatiche delle 2 fazioni. i verdi devono tornare ad essere una federazione autonoma e movimentista, con portavoci e coordinatori, non segretari e poltorne varie, su questo concordo.

i verdi sono la migliore occasione ambientalista, e possono diventare l avanguardia del progressismo del terzo millennio. bisogna solo rimboccarsi le maniche, e magari in futuro anche persone come te potrebbero votarli.

marco montagna ha detto...

Caro "rigitans",
siamo assolutamente d'accordo che le politiche ambientaliste del PD e dei VERDI sono diametralmente opposte, ed io personalmente sono molto più d'accordo con quelle di questi ultimi..., questo sia chiaro!
Tuttavia, sono sempre stato del parere che i Verdi non dovevano essere un partito (come non lo dovrebbero essere tutti quelli che si basano su un tema specifico e non su tematiche generali, come quelli a sostegno delle persone diversamnte abili, quelli contro l'aborto, ecc...). I VERDI non potranno mai governare da soli un Paese (Italia compresa), in quanto la loro vocazione è specifica (ambiente, territorio) e non generalista in senso politico (economia, pensioni, istruzione, lavoro, sicurezza, ecc...).
Per questo sostengo che sarebbe stato utile che i VERDI diventassero una corrente di un grande partito riformista di sinistra, quale potrebbe essere il PD: hai ragione quando dici che PD e VERDI sull'ambiente sono contrapposti. Purtroppo non è ancora arrivato il momento che PD e VERDI si uniscano (magari anche in coalizione, come successo con l'IdV): il problema è del PD che, oltre alla ritardata nascita (doveva vedere la luce ben prima del 2008), sta ancora proponendo un "ambientalismo di destra".