sabato 13 dicembre 2008

ARTE: dalla rovina alla rinascita, forse...

Pochi giorni fa sul quotidiano La Repubblica il giornalista Giuseppe M. Della Fina ha dato spazio ad un evento molto particolare inerente la nostra cara ARTE. È cominciata infatti a Roma la mostra “Rovine e rinascite dell’arte in Italia”, che si terrà fino al 15 febbraio 2009 all’interno del Colosseo: tale mostra non cade in un periodo qualsiasi ma nel centenario del primo provvedimento organico di tutela dello Stato Italiano. Stiamo parlando della legge n° 364 del giugno 1909 con la quale venne introdotto in Italia il riconoscimento del prevalente interesse pubblico delle opere d’arte e di antichità (ad esempio, tra tutti i principi, si prevedeva che la proprietà del bene archeologico spetta allo stato e non al proprietario del terreno dove è avvenuto il ritrovamento, anche se gli viene comunque riconosciuto un risarcimento: ricorderete tutti lo scandalo scoppiato poche settimane in seguito alla tentata presentazione al Parlamento da parte di Gabriella Carlucci di due provvedimenti per permettere ai privati di sanare i reperti antichi, ovvero tu paghi e ti tieni il reperto…).
Quella legge fu ispirata (seppur parecchio tempo dopo) da un articolo del 1868 dell’archeologo Gian Francesco Gamurrini apparso sulla rivista "Nuova Antologia", il quale chiedeva: “Si emani finalmente una legge salutare, credo che l’onore dell’Italia, della storia e dell’arte la richiedano urgentemente, e credo che si possa rispettare il diritto di proprietà anche col frenare un poco una cupidigia rapace ed un’ignoranza demolitrice”. Mai parole sono state così attuali, a distanza di 140 anni!!!
L’esposizione che si tiene a Roma è divisa in sei sezioni e ripercorre la storia della tutela in Italia, dalle origini fino all’epoca attuale: vi sono esposte 60 opere ritenute esemplari, provenienti da diversi musei italiani ed europei. Ad esempio, troverete l’Arringatore (un bronzo etrusco raffigurante un personaggio maschile che invita al silenzio prima di un discorso pubblico, proveniente dalla splendida collezione della famiglia Medici e di Cosimo I granduca di Toscana), la Ballerina (una statua di ninfa relativa al Regno di Napoli), la Hestia Giustiniani (splendida statua della collezione Torlonia), un pannello in opus sectile (proveniente dalla Basilica di Giunio Basso, che è stata una delle prime opere ad essere stata vincolata per effetto della legge del 1909), e molte altre. Se siete a Roma vale la pensa di visitare questa mostra: credo che visitandola si possa comprendere appieno l’importanza dell’arte nella nostra cultura e per il nostro paese, un patrimonio che ci invidia tutto il mondo.
E, a proposito di arte, c’è anche la polemica, sempre in questi giorni, per la riduzione del numero di ore di insegnamento dell’arte nelle scuole italiane. E, sempre sul quotidiano La Repubblica, è apparsa pochi giorni fa una lettera di Giulia Maria Crespi, presidente del FAI (Fondo Ambiente Italiano: http://www.fondoambiente.it), rivolta al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, e che riporto fedelmente: “Gentile Ministro Gelmini, perché decine di milioni di turisti vengono ogni anno in Italia? Oltre che per godersi il dolce clima e per ammirare quanto rimane del nostro paesaggio, i turisti vengono per vedere la nostra archeologia, i palazzi, i nostri musei. Ma per poter amministrare e conservare con competenza il nostro patrimonio, non soltanto sono necessari esperti studiosi dell’arte, ma la stessa storia dell’arte deve essere conosciuta e assorbita dall’intero settore di popolazione che si occupa del bene pubblico o che ha anche marginalmente da fare in questo settore perché nulla è separato e tutto è collegato. Mi riferisco a politici, assessori e tecnici, come pure imprenditori, finanzieri, uomini di chiesa e parroci, ecc… ed è soltanto attraverso lo studio scolastico che la cultura artistica può penetrare e far parte del Dna di tutti gli italiani. Questa è una ragione per cui Le chiediamo di assicurare agli studenti un insegnamento della storia dell’arte adeguato! Ci riferiamo in primo luogo agli studenti del liceo classico, scientifico ed artistico, la cui formazione non può prescindere da tale insegnamento. L’allungamento dell’ora di storia dell’arte anche ai primi due anni del liceo classico, così come Lei ha indicato, è intanto un primo, indispensabile passo di questo percorso, ma deve necessariamente essere accompagnato da un ulteriore incremento del monte ore totale. Con altrettanta sollecitudine ci preme sottolineare la necessità di introdurre la storia dell’arte anche nelle scuole tecniche legate ai temi artistici ed ambientali, quali ‘Grafica e Comunicazione’ e ‘Costruzioni, Ambiente, Territorio’: anche loro sono tra quelli che domani verranno chiamati in prima persona a difendere i principi enunciati nell’art. 9 della Costituzione, e potranno farlo consapevolmente solo se educati alla conoscenza e alla tutela storico-artistica. Dobbiamo ben sapere chi erano Churchill e chi era Tarquinio Prisco o Guido Guinizzelli, ma è altrettanto indispensabile che conosciamo il nome e l’opera di Palladio e Sansovino, di Hayez e De Pisis!”.
Concordo con ogni singola parola detta dalla sig.ra Crespi: è assolutamente necessario puntare sull’insegnamento della cultura ai nostri alunni. E proprio lo scorso 11 dicembre si è tenuto a Roma, presso la Biblioteca del Cnel, un incontro promosso da ANA-STAR (Associazione Nazionale Storici dell’Arte), ANISA (Associazione Nazionale Insegnati di Storia dell’Arte) e CUNSTA (Consulta Universitaria Nazionale di Storia dell’ARTE), per la costituzione di un Osservatorio sulla professione di storico dell’arte approfondendo temi quali la formazione universitaria, la tutela del profilo professionale e i concorsi nella pubblica istruzione. Quindi le basi ci sono, manca solo l’aiuto del governo…

1 commento:

UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!