lunedì 25 novembre 2013

Alluvioni: perchè sempre morti e danni?

Abbiamo ancora negli occhi le immagini della terribile alluvione che ha sconvolto molte zone della Sardegna nei giorni scorsi. Ma potrebbero essere le immagini di decine e decine di alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito con violenza varie zone d'Italia: Genova, Cinque Terre, Lunigiana, Toscana, Marche, Calabria, il Messinese, la pianura veneta, Piemonte, costiera amalfitana, ecc... Ogni volta si contano vittime e danni. Sarebbe ora una volta per tutte cominciare a coordinare realmente le responsabilità, per evitare al almeno le vittime: secondo il mio parere, vanno infatti scisse le due conseguenze delle alluvioni, ovvero perdite di vite umane e danni materiali. La madre di tutte le cause è che ben 6.600 Comuni italiani (pari all'82% del totale!!) ha un elevato rischio idrogeologico: per mettere in sicurezza l'intero Paese ci vorrebbero (secondo alcune stime) almeno 40 miliardi di euro, che non si trovano (ma secondo me un piano serio da parte dello Stato per trovare questi soldi si potrebbe fare, anche perchè sono sempre di più i soldi che lo Stato spende nelle riparazioni che quelli per la prevenzione).  
Parlando delle vittime, come si possono evitare? Le Agenzie meteorologiche e la Protezione Civile sono in continuo contatto ogni giorno dell'anno, 24 ore su 24: ogni giorno dalla sede centrale di Roma della Protezione Civile parte alle 15:00 il “bollettino meteo di vigilanza nazionale” e, in caso di allarme, viene emesso un “avviso di criticità”. Tali bollettini e/o avvisi vengono trasmessi ad ogni Regione che poi, tramite i suoi uffici di Protezione Civile, li trasmette alle Prefetture e alla Provincie, e da qui infine ai Comuni (sono i Comuni gli unici che possono avvisare i cittadini): una volta arrivati ai Comuni, la decisione su cosa fare spetta quindi ai Sindaci. Non solo dal bollettino meteo, ma anche consultando le ormai attentissime previsioni sui siti meteo online nonché le rilevazioni pluviometriche aggiornate in tempo reale sul sito di ogni Arpa regionale, il Sindaco decide di dare l'allarme. Cosa può fare? Ad esempio con degli altoparlanti può girare per le strade del proprio paese e comunicare ai cittadini di: non uscire di casa per alcune ore, vietare la circolazione stradale per alcune ore, vietare di attraversare i ponti, non usare l'auto, chiudere le scuole, non lasciare le auto lungo le strade, non frequentare i piani interrati o seminterrati per alcune ore, trasferirsi ai piani primi degli edifici. Con queste misure non dico che si eviterebbero perdite di vite umane, ma il numero sarebbe drasticamente ridotto. Nel caso sardo, le vittime sono state rinvenute in piani interrati, in strada e in auto... Ma, ahimè, bisogna anche dire che la Sardegna (così come l'Abruzzo, la Basilicata, la Sicilia, il Friuli Venezia Giulia e la Puglia) non ha ancora attivato un centro funzionale regionale di protezione civile (che è un obbligo di legge dal 2004...): pertanto i bollettini e/o avvisi che la Protezione Civile di Roma invia alla Regione poi con difficoltà vengono trasmessi a Provincie, Prefetture e quindi ai Comuni. E, di conseguenza, non si organizzano in caso di calamità vie di fuga, piani di evacuazione, presidi di sicurezza dei fiumi: insomma, problemi prima e durante l'emergenza. Anzi, molti Comuni non hanno un "piano d'emergenza": questo è obbligatorio dal 1970 ma in Sardegna il 40% dei Comuni non lo ha. Secondo Legambiente l'82% degli enti locali italiani ha un piano d'emergenza, ma solo la metà lo ha aggiornato e meno di un terzo ha previsto esercitazioni di protezione civile per insegnare ai cittadini come comportarsi prima e durante l'emergenza. Ritengo però che, al di là che al Comune arrivi oppure no il bollettino di avviso di allerta meteo, ogni Sindaco potrebbe essere in grado di valutare da sé il rischio che si sta verificando, conoscendo anche la propria zona e la sua conformazione territoriale: nel caso sardo, ogni Sindaco avrebbe potuto constatare l'entità eccezionale delle precipitazioni previste consultando i siti meteo online (tra tutti, http://meteolive.leonardo.it, http://www.meteogiornale.it e http://www.ilmeteo.it), che da più giorni le prevedevano con alto rischio alluvionale, ma avrebbe anche potuto constatare e valutare il pericolo in arrivo consultando le rilevazioni pluviometriche in tempo reale sul sito dell'Arpa Sardegna: quando già nella prima parte di lunedì si poteva vedere che alcune stazioni meteorologiche dell'entroterra stavano registrando precipitazioni di 200-300 mm d'acqua in poche ore, i Sindaci avrebbero dovuto capire (come io avevo già intuito fin dal mattino e come avrebbe potuto intuire chiunque) che tutta quell'acqua dai pendii si sarebbe riversata nei torrenti trasformandosi in un'ondata d'acqua diretta verso la costa. Con un altoparlante il Sindaco avrebbero potuto avvertire la propria popolazione, anche senza aver visto un bollettino di meteo avverso da parte degli “enti superiori”. Manca coscienza ambientale e responsabilità civica: questo manca nel nostro Paese
Discorso a parte invece per i danni, che ahimè sempre ci saranno: sia perchè si tratta di eventi meteo davvero eccezionali (ma qui si potrebbe aprire un altro capitolo sulle responsabilità umane nel cambiamento climatico in corso) sia perchè nel corso degli ultimi decenni è stato edificato senza misura e senza senso, in aree ove non si sarebbe potuto costruire e poi si è condonato, errori che purtroppo non si possono più correggere (chi va a demolire tutto ciò?). V'è da dire però che se i vari enti quei pochi soldi che hanno o che gli mandano li spendessero per opere di prevenzione anziché per fare bello un marciapiede o una piazza (che portano voti...), forse qualcosa si potrebbe migliorare (allentando magari il famigerato Patto di Stabilità...): alzare gli argini, tenere puliti gli alvei dei fiumi, creare i famosi “bacini di laminazione” ove i fiumi in piena possono sfogare la loro forza senza esondare. 
Scusate se mi sono dilungato troppo, ma era doveroso: si deve cominciare a capire dagli errori del passato. Priorità quindi ad evitare il più possibile la perdita di vite umane: è assolutamente possibile. Poi, ma questo è un progetto di ampio raggio e lungo corso, cominciare dalle piccole cose per limitare i danni: le opere di prevenzione. Poi, se un domani qualche Governo decidesse, finalmente, di trovare i soldi per mettere in sicurezza l'intero territorio italiano, beh allora sarebbeun sogno: si metterebbero in sicurezza territorio e vite umane, e si creerebbe una mole di lavoro incredibile!

1 commento:

marco montagna ha detto...

A tal proposito ho trovato in questi giorni una bella e significativa lettera sul quotidiano "la Repubblica", che pubblico integralmente. Eccola. "L'equazione fondamentale dell'idrogeologia è semplice: P = E + R + I, dove P è la piovosità, E è l'evapotraspirazione, E il ruscellamento, I l'infiltrazione. Se tagliamo gli alberi eliminiamo la E, perchè non potranno più assorbire e restituire l'acqua verso l'atmosfera; se cementifichiamo eliminiamo la I perchè l'acqua non potrà più penetrare verso le falde. Cosa rimane? Solo P = R: ogni goccia che cadrà (P) potrà solo ruscellare (R). Miliardi di gocce, quindi, ruscelleranno verso il mare, trascinandosi dietro macchine, case, uomini". Dovrebbe far riflettere.