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venerdì 23 ottobre 2015

Pittura: l'Italia dei paesaggi perduti

Piero Calamandrei fu tra i padri costituenti, uno di coloro che hanno contribuito alla stesura della nostra bellissima Costituzione, la quale prevede proprio la protezione del nostro caro ed amatissimo paesaggio. Sentite che bello questo discorso che Calamandrei pronunciò nel 1944 quando, come rettore, riaprì l'Università di Firenze: “Quello che più ci ha offeso è stato l'assassinio premeditato delle nostre città, dei nostri villaggi, delle nostre campagne, perfino del nostro paesaggio. Voi lo sapete che in Italia... ogni borgo, ogni svolto di strada, ogni collina ha un valore come quello di una persona viva: non vi è curva di poggi o campanile di pieve che non si affacci nel nostro cuore col nome di un poeta o di un pittore, col ricordo di un evento storico che conta per noi quanto le gioie e i lutti della nostra famiglia”. Discorso bellissimo che è stato ripreso da Anna Ottani Cavina nel suo libro “Terre senz'ombra” uscito in questi giorni (edito da Adelphi, pagg. 472, costo € 50): un libro che racconta la storia del paesaggio italiano così come è stato ritratto nei secoli dalla pittura. 
Come ha scritto Tomaso Montanari nel suo articolo dedicato al libro e pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 22 ottobre 2015, si tratta di un magnifico libro di storia dell'arte e della cultura. Nei secoli sono stati tantissimi gli artisti da tutta Europa che hanno ritratto nei loro quadri la bellezza naturale e la storia del nostro Paese, cambiandone profondamente la nostra immagine e contribuendo in modo decisivo a definire la nostra identità. E' quindi assolutamente necessario che i nostri alunni studino fin da bambini la storia dell'arte: ce lo chiede la nostra tradizione.

martedì 23 dicembre 2014

Restaurata la cappella dedicata alla Regina TEODOLINDA

Teodolinda (Ratisbona ? – Monza, 22 gennaio 627) fu regina dei Longobardi e regina d'Italia dal 589 al 616. Figlia del duca dei Bavari, Teodolinda era una principessa di stirpe regale, discendente per parte materna della casata longobarda maggior portatrice del "carisma" regale, i Letingi. Per suggellare l'alleanza tra Bavari e Longobardi venne data in sposa ad Autari, re dei Longobardi, asceso al trono dopo unafase di assenza di potere regio. Morto Autari, dopo solo un anno di nozze, Teodolinda si risposò con Agilulfo, duca di Torino, da cui ebbe un figlio,Adaloaldo, futuro re dei Longobardi e il primo ad essere battezzato nella fede cattolica. Teodolinda, infatti, essendo cattolica, anche se aderente alloscisma dei Tre Capitoli, rappresentò il primo stabile collegamento tra i Longobardi ariani e la Chiesa di Roma, grazie ai suoi rapporti amichevoli con papa Gregorio Magno. Dopo la morte di Agilulfo fu reggente per il figlio Adaloaldo, ma quando questi venne deposto da una congiura di corte - dopo dieci anni di regno - la regina si ritirò a vita privata e poco dopo morì. Fu sepolta con tutti gli onori nella basilica di San Giovanni, ora Duomo di Monza, dove fu venerata dal popolo locale come una santa. La sua figura, divenuta mitica, fu amatissima e divenne il fulcro di numerose leggende e storie popolari. Per ulteriori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Teodolinda
Ebbene, il Duomo di Monza è stato per 6 anni oggetto di restauro dei dipinti dedicati appunto a Teodolinda: la cappella restaurata aprirà al pubblico a metà gennaio 2015 mentre l'inaugurazione ufficiale avverrà dopo Pasqua. Il restauro ha permesso di portare all'antico splendore le pitture murali degli Zavattari (http://it.wikipedia.org/wiki/Zavattari), gli artisti milanesi che nel 1446 conclusero il più grande ciclo del gotico internazionale in Italia (http://it.wikipedia.org/wiki/Gotico_internazionale_in_Italia). Un'altro importante pezzo dell'immenso patrimonio storico-artistico italiano riportato allo splendore iniziale.

giovedì 13 novembre 2014

In mostra le dame del POLLAIOLO

Piero del Pollaiolo o Piero Benci (Firenze, 1441/1442 – Roma, 1485-1496) è stato un pittore italiano. Fratello minore del più noto Antonio del Pollaiolo, Piero è da sempre stato nell'ombra di quest'ultimo, tanto che il corpus delle sue opere non risulta ben chiaro, con attribuzioni ancora oggi altalenanti tra i due fratelli. Il primo a confondere, e in un certo modo anche a fondere, le due figure fu Giorgio Vasari, nel tracciare la sua biografia: in una visione come quella del pittore e architetto aretino, la pittura era posta al culmine della pratica di un artista, la disciplina, per così dire, più nobile e nobilitante, mentre la pratica di orafo poco si scostava dall'artigianato. Per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_del_Pollaiolo
Ebbene, dal 7 novembre 2014 fino al 16 febbraio 2015 si terrà a Milano presso il Museo Poldi Pezzoli (http://www.museopoldipezzoli.it/) una mostra intitolata "Le dame del Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento", dove si possono ammirare per la prima volta tutte assieme le quattro dame da lui dipinte tra il 1475 e il 1485.

venerdì 24 ottobre 2014

Lo splendido Palazzo Cini di San Vio, a Venezia

Devo ammettere la mia ignoranza nell'aver scoperto l'esistenza di questo palazzo solo ora grazie ad un articolo di Alessandra Mammì pubblicato sul settimanale L'Espresso del 23 ottobre 2014. Si tratta del fantastico Palazzo Cini di San Vio a Venezia: in realtà un palazzetto rispetto ai palazzoni che sorgono lungo il Canal Grande, ma a questi non ha nulla da invidiare in quanto ad opere d'arte. La giornalista ne parla accuratamente nell'articolo intitolato “Rinascita a Venezia” che potete leggere al link http://rassegna-stampa.veneziepost.it/stories/cultura/38476_rinascita_a_venezia/#.VEn3gyKsV5w
Per approfondimenti sul Palazzo consultate il link http://www.palazzocini.it/, dove trovate la storia del Palazzo e la galleria delle opere d'arte. Un gioiello storico-architettonico-artistico di immenso valore, fuori dalle solite rotte turistiche...

venerdì 10 ottobre 2014

Addio al CADMIO nelle pitture?

Intanto cerchiamo di capire qualcosa di questo elemento: http://it.wikipedia.org/wiki/Cadmio. Parlo di cadmio perché ho trovato questa curiosa notizia sul quotidiano la Repubblica del 9 ottobre 2014, nell'articolo "Giallo cadmio addio: mai più nei quadri" di Laura Montanari che potete leggere al seguente link: http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/09/news/cadmio_colore_pericoloso-97700575/
E' infatti in corso una battaglia all'Unione Europea per vietarlo: secondo l'accusa i residui tossici dei pigmenti finirebbero nei fertilizzanti, con gravi rischi per la catena alimentare e per l'uomo. Di contro, i produttori dicono che sono gli usi industriali ad inquinare, non quelli artistici. Chi la spunterà?

lunedì 4 novembre 2013

Mostra per opera sola

Scrive Dario Pappalardo sul quotidiano la Repubblica del 31 ottobre 2013: "A volte di opera ne basta una sola ed è un evento", riferito alle mostre che espongono una sola opera e che attirano lo stesso flotte di visitatori. È successo per il "San Giovanni Battista" di Leonardo che a fine 2009, partito dal Louvre ed arrivato a Milano, in un solo mese attirò ben 182.000 visitatori; successe per la "Velata" di Raffaello che da Palazzo Pitti di Firenze fu esposta negli USA a Portland, Reno e Milwaukee; successe per il "Narciso" del Caravaggio che nel 2011 fu esposto in Montenegro (20.000 visitatori in appena 13 giorni) e a Cuba (60.000 visitatori!); succede in questi giorni per l'"Annunciazione" di Botticelli, partita dagli Uffizi di Firenze e arrivata a Gerusalemme. Ebbene, a far parlare di sè è ora la mostra che ospita il dipinto "Ragazza col turbante" di Vermeer, pittore olandese (1632-1675), http://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Vermeer
La "Ragazza con l'orecchino di perla" (o "Ragazza col turbante") è uno dei più famosi quadri di Vermeer: pare che l'artista olandese lo abbia dipinto fra il 1665 ed il 1666; dipinto ad olio su tela, misura 44,5 × 39 cm ed è conservato al Mauritshuis dell'Aia; http://it.wikipedia.org/wiki/Ragazza_col_turbante. Si tratta di un'opera molto visitata: ben 260.000 visitatori nel solo 2012 al museo dell'Aia che l'ospita. Ora il dipinto è in tournee: è stato in Giappone (con una media di 10.573 visitatori al giorno al Tokyo Metropolitan Art Museum) e negli USA (ora è al Flick Collection di New York, dove rimarrà fino al 19 gennaio 2014). al termine arriverà in Italia: dall'8 febbraio al 25 maggio 2014 sarà a Bologna presso Palazzo Fava (lo scorso 1° luglio sono stati venduti in pochi minuti i primi 1000 biglietti, mentre le prenotazioni partiranno ufficialmente il prossimo 11 novembre). 
"Mostra per opera sola" è proprio il titolo dell'articolo che Gabriele Romagnoli ha scritto per il quotidiano la Repubblica il 31 ottobre 2013. Dice Achille Bonito Oliva, critico d'arte, accademico curatore italiano (http://www.achillebonitoliva.com/): "Il pubblico ha bisogno di icone da cui partire" spiegando i motivi per cui hanno così successo queste mostre che espongono un'unica opera. Tantissimi visitatori che rimangono stregati dall'opera, dallo sguardo, dal viso: vedere l'opera è per loro un atto liberatorio, serve a sedare il loro caos e a ripristinare un ordine visivo e psicologico; facendo la fila per visitarla si esprime il desiderio di trovare un rifugio mentre si vive in un'epoca opaca, controluce, ambigua. Sostiene invece Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici Veneziani: "Estrapolare un dipinto per iconizzarlo a me non interessa. Cristallizzarlo significa farlo morire, adorando il feticcio. Può essere divertente per qualcuno, ma il rischio è di confinare l'arte in un'urna tombale. Un rischio, per altro, che in Italia si corre troppo spesso. Questo stile di mostra ha rovinato la storiografia e la museografia italiana"
Tra i botteghini dei musei e gli storici dell'arte, ad essere entusiasti in tutto questo sono i primi, visti i numeri incredibili degli ingressi a questo tipo di mostre; un pò meno entusiasti i critici d'arte non proprio a favore della retorica del bello e dello sfruttamento dell'opera d'arte a scopo di lucro e di turismo. Permettetemi però di dire che sarebbe già un ottimo risultato, di questi tempi, avere in Italia musei e mostre così visitate, almeno per rilanciare un settore rimasto finora in ombra rispetto a quelli stranieri.

venerdì 25 ottobre 2013

Castello Sforzesco: scoperto un dipinto inedito di Leonardo

Il Castello Sforzesco è uno dei principali simboli di Milano e della sua storia. Fu costruito nel XV secolo da Francesco Sforza, divenuto da poco Duca di Milano, sui resti di una precedente fortificazione risalente al XIV secolo nota come Castrum Portae Jovis (Castello di porta Giovia o Zobia), e nei secoli ha subito notevoli trasformazioni. Fra il Cinquecento e il Seicento era una delle principali cittadelle militari d'Europa; quasi interamente rifatto in stile storicista da Luca Beltrami tra il 1891 e il 1905, ora è sede di importanti istituzioni culturali e meta turistica. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Castello_Sforzesco (il sito internet ufficiale del castello è http://www.milanocastello.it/ita/home.html). 
Scrivo questo perchè è stata fatta una scoperta sensazionale in una sala del castello (apprendo la notizia da un articolo di Teresa Monestiroli pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 23 ottobre 2013): durante i lavori di restauro della Sala delle Asse è stato trovato su una parete, sotto sette strati di intonaci, un disegno a carboncino inedito del grande Leonardo da Vinci (http://it.wikipedia.org/wiki/Leonardo_da_Vinci). Facciamo un passo indietro. Era il 1498 quando a Leonardo fu commissionata la decorazione di questa sala di rappresentanza chiamata “Sala delle Asse” per le assi di legno sulle pareti (Leonardo al tempo era pittore di corte di Ludovico il Moro): tra l'altro recenti studi hanno scoperto che in realtà la sala si chiamerebbe “Camera dei Moroni” in onere di Ludovico Sforza detto il Moro, così chiamata sia per la carnagione scura di Sforza sia per il lavoro di valorizzazione della produzione della seta che si basava sulle colture del gelso (in latino detto “morus”). Nel Settecento, quando il Castello divenne una caserma sotto la dominazione austriaca, la sala venne trasformata in ricovero per cavalli; alla fine dell'Ottocento Luca Beltrami riscoprì l'opera e ne affidò il restauro a Ernesto Rusca, il quale ritoccò pesantemente il dipinto originale del Leonardo; alla fine degli anni '50 del XX secolo un restauro riportò la volta della sala allo stato attuale. E si arriva ai giorni nostri: un intervento conservativo dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze (http://www.opificiodellepietredure.it/), eseguito sulla pittura murale della sala detta “Monocromo” che versa in grave stato di deterioramento, sta portando a risultati inaspettati, e da un'attenta osservazione del disegno in bianco e nero si è capito che sotto questi strati di intonaco c'è qualcosa di interessante. E infatti ecco il dipinto inedito del Leonardo: un tronco d'albero che sale verso le fronde verdi che caratterizzano l'intera volta della sala, affiancato da un tratteggio sulla destra che ne delimita la forma e l'ombreggiamento. 
Si tratta quindi di una scoperta sensazionale: chiunque potrà seguire in diretta le opere di restauro sul sito http://www.saladelleassecastello.it realizzato ad hoc dal Politecnico, che sarà aggiornato in diretta per mostrare l'avanzamento dei lavori (lavori voluti dal Comune di Milano e dalle Sovrintendenze, con l'ottenimento di un finanziamento pubblico di 2 milioni di euro). Un altro tassello che si aggiunge non solo all'immensa storia del Leonardo ma anche all'incredibile patrimonio storico-artistico del nostro Paese.

martedì 22 ottobre 2013

Lo scempio ambientale della superstrada Fano-Grosseto

Vi parlo della SGC (Strada di Grande Comunicazione) E78 Grosseto-Fano, della quale ho trovato un interessante articolo di Jenner Meletti sul quotidiano la Repubblica del 19 ottobre 2013. La storia di questa strada parte alla fine degli anni '60 quando fu voluta da Amintore Fanfani (che fu 5 volte Presidente del Consiglio italiano tra il 1954 e il 1987): da allora è diventata un'eterna incompiuta, un pò come la Salerno-Reggio Calabria... Infatti, ad oggi solo 127 dei 270 km complessivi sono stati realizzati e sono in esercizio (dati dell'ANAS). Ci sono quindi due tratti da realizzare, per una spesa complessiva di 4,3 miliardi di euro circa. Il problema nasce dal fatto che questa superstrada attraversa dei paesaggi incantati e del valore inestimabile, non solo ambientale ma anche culturale perchè si tratta dei cosiddetti "balconi di Piero della Francesca", ovvero dei punti di osservazione che si affacciano sulla pianura attraversata dal fiume Metauro (nei Comuni di Urbania, Fermignano, Urbino e Acqualagna) che il grande pittore Piero della Francesca ha riprodotto nei suoi quadri (nel ritratto del duca Federico da Montefeltro nel dittico degli Uffizi di Firenze, il paesaggio alle sue spalle è quello tra Urbania e Sant'Angelo in Vado, in provincia di Pesaro-Urbino; nel ritratto di Battista Sforza il paesaggio alle sue spalle è quello verso la Valmarecchia nella zona di San Leo, in provincia di Rimini; ne I trionfi dei duchi di Urbino il paesaggio è quello della Piana di San Silvestro, tra le città marchigiane di Urbania e Fermignano. Per i balconi di Piero della Francesca vedasi il link http://www.montefeltroveduterinascimentali.eu/). Piero di Benedetto de' Franceschi, noto comunemente come Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1412/1417 circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492), è stato un pittore e matematico italiano. Tra le personalità più emblematiche del Rinascimento italiano, fu un esponente della seconda generazione di pittori-umanisti.[1] Le sue opere sono mirabilmente sospese tra arte, geometria e un complesso sistema di lettura a più livelli, dove confluiscono complesse questioni teologiche, filosofiche e d'attualità. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Piero_della_Francesca
V'è da dire che il progetto della superstrada rispettava questi paesaggi: erano infatti previste delle gallerie corte sulle colline ai lati della valle del Metauro, con un impatto visivo ed ambientale molto ridotto. Il problema è che ora il progetto è stato stravolto: per risparmiare un pò di soldi è stata abbandonata l'idea delle gallerie e la superstrada passerà proprio nel mezzo della valle e diventerà, udite udite, un'autostrada a sei corsie!!! E tutto questo per abbassare il costo del completamento dai precedenti 4,3 miliardi a 3 miliardi di euro!!! INCREDIBILE! Per tale motivo si è costituito il Comitato "NO allo scempio della Fano-Grosseto" per contrastare l'ultimo progetto e per salvare questi bellissimi paesaggi, come già chiamati sopra "i balconi di Piero della Francesca" (che furono trovati da Rosetta Borchia, fotografa e pittrice, e da Olivia Nesci, docente di geomorfologia a Urbino, diventate "cacciatrici di paesaggi", http://www.cacciatricidipaesaggi.it). 
Ma com'è pensabile arrivare ad un progetto simile per il risparmio di poco più di un miliardo di euro? Non vale forse di più di un miliardo di euro preservare una parte di storia e pittura italiana (che ci invidiano in tutto il mondo)? Non vale forse di più preservare un ambiente incantevole (che ci invidiano in tutto il mondo) che verrebbe altrimenti stravolto con sbancamenti, opere di riporto, inquinamento, impatto ambientale e visivo? Non sono un abitante del posto ma mi unisco alla battaglia del Comitato nato per contrastare l'ultimo progetto: avete tutto il mio sostegno.

giovedì 7 febbraio 2013

Il Vangelo dei PITTORI

Pietro (nato a Betsaida tra il 2 e il 4 d.C. E morto a Roma circa nel 67 d.C.) fu uno dei dodici apostoli di Gesù: è considerato il primo papa della Chiesa cattolica. Nato in Galilea, fu un pescatore ebreo di Cafarnao. Il suo nome originario era Šim’ôn, letteralmente "colui che ascolta". Divenuto apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e all'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. Tentò di difendere il Maestro dall'arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori. Unico, insieme al cosiddetto "discepolo prediletto", a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva già predetto. Dopo la crocifissione e la successiva resurrezione di Gesù, Pietro venne nominato dallo stesso maestro capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme come colonne fondanti della Chiesa. Pietro è considerato santo da tutte le confessioni cristiane, sebbene alcune neghino il primato petrino ed altre il primato papale che ne consegue. Tutta la storia al link http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_apostolo.
Perchè parlo di Pietro? Perchè oggi 7 febbraio è stata inaugurata a Roma la mostra “Il cammino di Pietro”: la mostra, che chiuderà il 1° maggio, si terrà a Castel Sant'Angelo ed è promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (http://www.castelsantangelo.com). La mostra si tiene in occasione dell'Anno della fede (si tratta di un anno di meditazione indetto dalla Chiesa cattolica dall'11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013, dedicato ad intensificare «la riflessione sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l'umanità sta vivendo; un altro Anno della fede era stato indetto nel 1967 da papa Paolo VI, nel XIX centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo; fonte wikipedia.it). Dice il curatore della mostra don Alessio geretti: “L'obiettivo dell'esposizione è quello di dar voce alla missione per cui le opere qui raccolte furono pensate e volute: cancellare la distanza di tempo e di spazio che separa noi dagli eventi documentati nei Vangeli, per farcene diventare contemporanei”. La mostra è coprodotta dal Comitato di San Floriano di Illegio (http://www.illegio.it/download_testi/comitato_san_floriano.pdf) e della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma (http://poloromano.beniculturali.it/).
In questo post non voglio parlare di fede o religione, ma di arte e infatti in questa mostra ci sono dipinti, oggetti e sculture realizzati da grandi artisti attivi sia in Occidente che in Oriente dal medio Evo all'Ottocento: le opere più recenti sono del russo Vasily Polenov (che in un dipinto racconta come Cristo resuscita la figlia di Giario) e dello svizzero Burnand (che in un dipinto raffigura Pietro e Giovanni che, investiti dal vento, raggiungono il sepolcro). Ma ci sono tantissime opere: “L'angelo libera Pietro” di Van Honthorst, “Cristo nell'orto” di Venusti, “Vocazione di Pietro” di Garofalo, “Liberazione di Pietro” di Von Kulmbach, “San Pietro in cattedra” di Marco Basaiti, “Liberazione di San Pietro” di Luca Giordano, “Lavanda dei piedi” di Giovanni Baglione, e tanti altri. La mostra è comunque articolata in otto sezioni che ripercorrono la vita dell'apostolo: l'Incontro, lo Stupore, la Resistenza, la Crisi e la rinascita, l'Abbandono in Dio, la Fraternità, la Missione e la Somiglianza. Quindi una grande mostra: senza dimenticare che siamo a due passi dalle celeberrima Basilica di San Pietro (in Vaticano) costruita proprio sulla sua tomba, dalla Cappella Sistina ove è conservata la famosissima “Consegna delle chiavi” del Perugino (capolavoro dedicato all'iconografia del santo), e dalla Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo (nell'omonima piazza) ove è conservata la “Crocifissione di Pietro” del Caravaggio.
Una mostra incentrata e intrecciata tra fede ed arte: oggi Vito Mancuso ha dedicato un'analisi alla storia dell'apostolo Pietro sul quotidiano la Repubblica (a fianco dell'articolo di Lea Mattarella intitolato come il titolo di questo mio post), nel quale afferma che il paradosso di Pietro in quanto figura teologica consiste nel fatto che egli venne prescelto da Gesù quale fondamento su cui costruire la Chiesa, ma poi nel corso della storia le più acute divisioni della Chiesa si ebbero proprio in ordine a Pietro e al suo potere. Davvero curioso. Mostra da non perdere.

sabato 19 gennaio 2013

La Gioconda non è MONNA LISA!!

Ho già dedicato un post in passato sulla Gioconda e sulla sua storia. Ora però, da un articolo di Carlo Alberto Bucci sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica dell'11 gennaio 2013, scopro che la Gioconda non è Monna Lisa!!! La rivelazione è sul libro “Monna Lisa addio, la vera storia della Gioconda” (edito da Le Lettere, pagg. 126, costo € 18,00) scritto da Roberto Zapperi (storico e scrittore catanese). Fonte wikipedia.it: “La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di pioppo (77x53 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1503-1514 circa e conservata nel Museo del Louvre di Parigi. Opera emblematica ed enigmatica, si tratta sicuramente del ritratto più celebre del mondo, nonché di una delle opere d'arte più note in assoluto, oggetto di infiniti omaggi, tributi, ma anche parodie e sberleffi. L'opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè "Monna" Lisa (un diminutivo di "Madonna" che oggi avrebbe lo stesso significato di "Signora"), moglie di Francesco del Giocondo (da quindi la "Gioconda"). Leonardo dopotutto, in quel periodo del suo terzo soggiorno fiorentino, abitava nelle case accanto a Palazzo Gondi (oggi distrutte) a pochi passi da piazza della Signoria, che erano proprio di un ramo della famiglia Gherardini di Montagliari. Questa apparentemente facile identificazione, in realtà molto dibattuta dalla storiografia artistica, ha come fonti antiche un documento del 1525 in cui vengono elencati alcuni dipinti che si trovano tra i beni di Gian Giacomo Caprotti detto "Salaì", allievo di Leonardo che seguì il maestro in Francia, dove l'opera è menzionata per la prima volta "la Joconda"; lo stesso Vasari scrisse che "Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie, e quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto, la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanableò", dilungandosi poi in una serie di lodi del dipinto, in realtà piuttosto generiche. Alcuni dubbi sono sorti a partire dalla descrizione di Vasari, che parla della peluria delle sopracciglia magnificamente dipinta (ma la Gioconda non ne ha) e che esalta le fossette sulle guance (pure assenti). Ciò è comunque spiegabile con la particolare storia del dipinto, che seguì Leonardo fino alla sua morte in Francia e che venne ritoccata per anni e anni dall'artista. Vasari infatti potrebbe aver attinto la sua descrizione da una memoria dell'opera com'era visibile a Firenze fino al 1508, quando il pittore lasciò la città: analisi ai raggi X hanno mostrato che ci sono tre versioni della Monna Lisa, nascoste sotto quella attuale”. Molte altre curiosità al link http://it.wikipedia.org/wiki/Gioconda.
Ma ora Zapperi mette tutto in discussione, in quanto non si tratterebbe di un ritratto vero e proprio bensì dell'immagine ideale di una dama peduta, ovvero la Pacifica Brandani amata da Giuliano de' Medici. Zapperi fa riferimento alla testimonianza del chierico Antonio De Beatis che vide il quadro il 10 ottobre 1517 nel castello di Clos-Lucè a Cloux, nelle mani di Leonardo, e che lo descrisse nel suo diario come realizzato per il “magnifico Iuliano de' Medici” (duca fiorentino morto l'anno prima). Giuliano de' Medici (figlio del grande Lorenzo) nella Urbino dei Montefeltro si innamora di tale Pacifica Brandani, la quale morì di parto il 18 aprile 1511 dandolgi un bimbo che lui riconobbe chiamandolo Ippolito: il bimbo crebbe presso la corte dello zio paterno papa Leone X Medici, e allo stesso fu sempre detto che la madre non era morta ma che era partita. Per dare al figlio un'immagine felice della mamma, Giuliano de' Medici chiese a Leonardo di dipingere la Gioconda: quando Giuliano de 'Medici morì, Leonardo portò con sé il dipinto in Francia dandolo al re. Lo stesso Zapperi afferma tuttavia che una Monna Lisa è stata dipinta da Leonardo (e che non era quindi la Gioconda): in una postilla del 1503 di Agostino Vespucci alle “Epistulae” di Cicerone si legge che come Apelle eseguì la testa di Venere lasciando la parte rimanente incompiuta, così Leonardo fa con la testa di Lisa del Giocondo. Probabilmente questa Monna Lisa esiste ancora oggi in qualche collezione...
Ma per vedere la “solita” Monna Lisa dovremo ancora recarci al Louvre di Parigi (http://www.louvre.fr), in attesa di ulteriori sviluppi...

venerdì 11 giugno 2010

MOSTRA DI... FALSI D'AUTORE!

E' capitato spesso in passato di imbattersi in falsi clamorosi di dipinti: opere che erroneamente sono state attribuite a Rembrandt, a Piero della Francesca, ad Andrea del Verrocchio, a Botticelli e a Hans Holbein. Ebbene, il prestigioso museo londinese National Gallery di Trafalgar Square (lo ricordiamo, fondato nel lontano 1824 e tra i più visistati della Gran Bretagna con quasi due milioni di presenze all'anno, http://www.nationalgallery.org.uk) ha avuto la brillante idea di creare la mostra “Close Examination: Fakes, Mistakes and Discoveries” (ovvero “Esame approfondito: falsi, errori e scoperte”), che sarà inaugurata il prossimo 30 giugno e resterà aperta sino alla fine di settembre 2010. In questa mostra, suddivisa in ben 6 sale, saranno esposte tele acquistate dalla fine dell'800 o durante il '900 senza capire però che si trattava di clamorosi falsi: tra questi ne ricordiamo uno risalente al 1874 quando i responsabili del museo acquistarono da collezionisti privati due tele del Botticelli, pagando il quadro falso (intitolato “Una allegoria”) addirittura il doppio del quadro vero (intitolato “Venere e Marte”).
Il direttore del museo, Nicholas Penny, ha deciso di fare questa mostra perchè “Abbiamo fatto una scelta in apparenza controcorrente per far capire agli esperti, e soprattutto al pubblico, che bisogna imparare dagli errori commessi. E anche per dimostrare che le tecniche moderne di indagine ci evitano di cadere in tranelli nei quali era facile cadere in passato”.
In una delle sale verranno esposte anche opere ritenute per troppo tempo di scarsa o scarsissima importanza e che poi invece si sono rivelate vere ed importantissime, come la “Madonna dei garofani” di Raffaello, a lui (giustamente) attribuita proprio dal direttore Penny dopo una lunga analisi scientifica duranta anni.
Grande iniziativa del museo londinese, ma permettetemi una battuta umoristica: come si suol dire, "Sbagliando s'impara" o "Impara l'arte e mettila da parte"...

domenica 24 gennaio 2010

PILLOLE DI PITTURA: quadri e non solo…

Ecco qui tre notizie di pittura che ho raccolto in queste ultime settimane.
Tiepolo a Bergamo. Da metà dicembre è visitabile nel Palazzo della Ragione a Bergamo Alta una delle più spettacolari opere di Giambattista Tiepolo (il più grande pittore italiano del ‘700, nato a Venezia nel 1696 e morto nel 1770): si tratta della “Gloria di Ognissanti”, comunemente chiamata “Quadro del Paradiso”, dipinta da Tiepolo nel 1734 per la chiesetta parrocchiale di Rovetta (paese della Val Seriana). Il dipinto è ora visitabile dopo essere stato sottoposto a restauro. Per l’occasione, il Rotary Club Bergamo Nord e la Parrocchiale di Rovetta hanno organizzato un “itinerario tiepolesco” per riscoprire i capolavori del pittore fatti nella città di Bergamo: tra questi, il “Martirio di San Giovanni Nepomuceno” presente sempre presso il Palazzo della Ragione, gli affreschi della volta della cappella Colleoni (costruita da Giovanni Amadeo nella seconda metà del ‘400), il “Martirio di San Giovanni” (vescovo di Bergamo) nel Duomo, “San Giuseppe con il Bambino” nella chiesa di San Salvatore. Per informazioni http://www.rotarybgnord.it.
Pittura floreale a Forlì. Si è aperta a Forlì nella Pinacoteca civica una mostra dedicata ai soggetti floreali nella pittura. Si tratta di un’esposizione che raccoglie i dipinti di molti pittori italiani e non solo, per valorizzare tutti quei dipinti che nei secoli hanno dato grande importanza alla natura e ai fiori in particolare. Infatti, nel Seicento nacque la ricerca scientifica e l’ambizione di catalogare la natura, e questo ebbe molte ripercussioni sulla pittura. I vari dipinti, ottenuti in prestito da musei italiani e stranieri, saranno visitabili fino al 20 giugno 2010 (ogni giorno escluso il lunedì) e colpiscono soprattutto per la ricerca della perfezione iconografica per raggiungere la verosimiglianza legata alle stagioni. Tra i vari dipinti ci sono “Fiasca fiorita” (autore sconosciuto), “Un vaso di fiori sulla finestra di un harem” di Francesco Hayez, “La primavera” di Nuzzi e Lauri, “Girasole” di Bimbi, “Lillà” di Manet, “Vaso con astri, salvia e altri fiori” di Van Gogh (a tal proposito, Van Gogh affermò: “L’anno scorso ho dipinto quasi esclusivamente fiori, per abituarmi a servirmi di colori che non fossero soltanto il grigio: vale a dire il rosa, il verde pallido o crudo, l’azzurro, il violetto, il giallo, l’arancione, un bel rosso”). Per informazioni http://www.mostrafiori.com.
Van Gogh e il giallo dell’orecchio tagliato. Nel 1888 (pochi giorni prima di Natale) il grande pittore Vincent Van Gogh si tagliò un orecchio, sulla cui vera motivazione non si era mai riusciti a dire qualcosa con certezza. Fino a quando Martin Bailey, curatore di due mostre del pittore ed autore di un libro sulla sua vita, ha individuato la motivazione dell’automutilazione, e l’ha individuata sulla lettera che Van Gogh aveva riprodotto sul suo dipinto “Natura morta: tavolo con cipolle” dipinto pochi giorni dopo essersi tagliato l’orecchio. Questa la storia: in quel periodo Van Gogh versava già in critiche condizioni psichiche in quanto il fratello Theo, commerciante d’arte ed unico sostentamento del pittore, aveva deciso di sposarsi. Il pittore fu informato della notizia con una lettera, che poi ha riportato fedelmente sul suo dipinto: pensate che nel dipinto Van Gogh riporta timbri postali ed indirizzi della lettera che riconducono proprio al domicilio parigino di Theo e alla data del dicembre 1888. Cadono nel nulla pertanto le ipotesi che si erano fatte nel tempo circa l’ammutinamento di Van Gogh: si era vociferato che fosse stato addirittura il pittore francese Gauguin (col quale nel 1888 divise una casa ad Arles) a tagliagli l’orecchio nel corso di un litigio scatenato per una prostituta. Il motivo per cui si tagliò l’orecchio fu quindi per richiamare al suo capezzale l’unica persona che fino a quel momento gli era stata vicina, ovvero il fratello Theo: neppure la vicinanza del fratello riuscì però a rassicurare Van Gogh il quale 19 mesi dopo, il 27 luglio 1890, si sparò al petto e morì dopo due giorni di agonia. Nel frattempo durante questo mese di gennaio si apre a Londra alla Royal Academy una mostra su Van Gogh e le sue lettere.

martedì 17 novembre 2009

Un post fatto ad… ARTE!

Ho deciso di raccogliere in questo post alcune news che ho trovato in questi giorni e che hanno come tema principale la tanto amata ARTE, che spesso viene lasciata da una parte a discapito di temi ben meno nobili…
MAXXI. Si tratta del Museo per le arti del XXI secolo, progettato da Zaha Hadid e appena completato, posto a Roma nel quartiere Flaminio (è stato costruito in un’area militare dimessa). La sua costruzione ha richiesto 10 anni di tempo ed un investimento di 150 milioni di euro: ha una superficie totale di 27.000 mq distribuiti su tre piani. Finalmente è stato inaugurato lo scorso 12 novembre alla presenza dei ministri dei Beni Culturali e dei Lavori Pubblici: l’apertura definitiva avverrà però a fine maggio 2010 e vi saranno esposte opere di 300 artisti contemporanei non solo italiani. Per informazioni http://www.maxxi.parc.beniculturali.it
INGANNI AD ARTE. È stata inaugurata a Firenze, presso Palazzo Strozzi, la mostra intitolata “Inganni ad arte. Meraviglie del trompe-l’oeil dall’antichità al contemporaneo”, a cura di Annamaria Giusti, che resterà aperta fino al 24 gennaio 2010. La mostra è incentrata su una serie di quadri che nel tempo sono stati incentrati sul trompe-l’oeil, una dizione ottocentesca che veniva utilizzata per quel tipo di pittura che cercava di misurarsi con la verosimiglianza, per ricreare al meglio la realtà con la pittura (emblematico l’esempio del dipinto “In fuga dalla critica” di Pere Borrel del Caso, del 1874). La mostra, articolata in dieci sezioni, esporrà capolavori dei pittori illuministi con nature morte e ritratti, tra cui Tiziano e Veronese. Per informazioni http://www.inganniadartefirenze.it
L’OROLOGIO DI COSIMO DE’ MEDICI. C’è una tela del 1560 del pittore tardo-manierista Maso da San Friano (1531-1571), esposta al Museo della Scienza di Londra, nella quale è raffigurato Cosimo I dè Medici mentre mostra un misuratore del tempo portatile: secondo il curatore del museo londinese, Rob Skitmore, si tratta del primo ritratto della storia di un orologio a sveglia portatile. Incredibile la precisione con cui è stato dipinto: si tratta di un orologio con la cassa in oro, il quadrante suddiviso in dodici tacche, una lancetta unica per indicare le ore e addirittura una suoneria da tavolo composta da due grandi campanelli. L’ipotesi sarà presto confermata anche dagli Uffizi di Firenze.
RIAPRE IL TORRINO. Riapre a Firenze il Torrino, una torre ottagonale alta 40 metri, posta sulla sommità del Museo della Specola nell’Oltrarno, accanto a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli: nel 1807 fu l’osservatorio astronomico dell’Imperiale e Reale Museo di Fisica e Storia Naturale. Rimasto chiuso per 150 anni, riapre dopo un lungo restauro che ha ridato splendore ad opere molto interessanti come una sala con decori con stucchi di cicogne nell’atto di spiccare il volo, un orologio solare sul pavimento (in marmo, rame e argento, con segni zodiacali in scagliola) tuttora funzionante, la Tribuna di Galileo (sala quadrata in stile neoclassico, con abside a emiciclo, sovrastata da una lanterna in ferro e ghisa, con statua di Galileo e lunette affrescate che celebrano lo scienziato, stanza voluta dal granduca Leopoldo II nel 1841). Il tutto in 34 sale meravigliose. Per informazioni http://www.msn.unifi.it
ARCHEOVIRTUAL. Si tratta della mostra annuale che si occupa dei software sviluppati per le ricostruzioni virtuali dei siti archeologici, mostra che sarà inserita nell’ambito della XII° edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si terrà a Paestum (Campania) dal 19 al 22 novembre. Quest’anno saranno presentati 11 progetti: L’Antica Agorà di Atene (Grecia), La Ricostruzione virtuale della Grotta di Santimamine (Spagna), Il Museo virtuale dell’Iraq (Italia), Vita e potere della Roma imperiale (Italia), Roma antica in 3d (Italia), Dublino medievale (Irlanda), Timeframe Harelbeke (Belgio), La Torre Vendicari (Italia), Il Museo del paesaggio a Stymphalia (Italia), Miti virtuali di Luxor e Dendara (Egitto) e Netconnect (Italia). Un modo nuovo per scoprire l’antichità. Per informazioni http://www.borsaturismo.com
SVENDUTO IL COMO’ DI GAUDREAUS. Esiste da qualche anno in Italia il cosiddetto “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” il quale, come già la Legge Bottai del 1939, inserisce fra i beni culturali vincolati “le cose mobili e immobili che presentano interesse artistico particolarmente importante” di proprietà privata (art. 10). È ora il caso dello splendido comò del ‘700 creato da Antoine-Robert Gaudreaus (ebanista del re di Francia Luigi XV), del valore dichiarato di 15 milioni di euro… Sparito in Francia nel 1794, è rispuntato a Roma nel 1980 e da allora è vincolato dalla Soprintendenza, giustamente, anche se è di proprietà privata. Cos’è successo ora? Il direttore generale delle Belle Arti ha annullato il vincolo per il seguente motivo: il mobile non appartiene al patrimonio storico-artistico italiano in quanto è di produzione francese! Incredibile!!! Questo significa che ora sarà vendibile sul mercato: saranno prossimamente vendibili quadri di artisti stranieri presenti in chiese e musei italiani? Speriamo sia solo un incidente di percorso… Ah, naturalmente la preoccupazione in merito di Salvatore Settis (espressa sul quotidiano la Repubblica) viene derisa (e, soprattutto, negata) dal quotidiano il Giornale...

martedì 3 novembre 2009

GIOCONDA: è la Monna Lisa oppure no?

Continua il mistero attorno alla famosissima “Gioconda” di Leonardo: da molto tempo si discute se si tratti effettivamente di Monna Lisa (ovvero la moglie del fiorentino Francesco del Giocondo) oppure di qualcun’altra. Ora spunta una nuova tesi, da parte dello storico italiano Roberto Zapperi, così come ne ha dato notizia anche il quotidiano la Repubblica venerdì 16 ottobre 2009 (articolo di Carlo Alberto Bucci): secondo lo storico la Gioconda non era Monna Lisa bensì Pacifica Brandani, ovvero un’amante di Giuliano de’ Medici, il quale aveva commissionato il quadro in ricordo di questa donna che gli aveva anche dato un figlio (Ippolito, nato nel 1511) prima di morire.
Lo scopo del ritratto non era quello di dare un volto sensuale alla donna, ma di dare un aspetto dolce alla sua espressione quasi a consolare il figlio orfano facendogli credere che la mamma fosse viva così come rappresentata nel dipinto. Zapperi è convinto di questo e, a gennaio 2010, pubblicherà un libro con l’editore C.H. Beck, già presentato in una conferenza a Monaco di Baviera (lo storico, nato a Catania nel 1932, ha già pubblicato una decina di libri di storia tra cui “Annibale Carracci. Ritratto di artista da giovane”, “Tiziano, Paolo III e i suoi nipoti”, “Una vita in incognito. Goethe a Roma”, "Il selvaggio gentiluomo. L’incredibile storia di Pedro Gonzales e dei suoi figli”, “Il ritratto dell’amata: storie d’amore da Petrarca a Tiziano”).
Lo storico non approva quanto il Vasari scrisse nelle Vite del 1550, ovvero: “...prese Leonardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie e quattro anni penatovi, lo lasciò imperfecto”. Approva piuttosto quanto disse Carlo Perdetti nel 1957, secondo il quale la “Gioconda” era uno dei tre dipinti visti nel 1517 da Antonio de’ Beatis nello studio di Leonardo in Francia e descritto come “una certa donna fiorentina fatta al naturale ad instantia del quondam (del fu) magnifico Juliano de’ Medici”: è da qui che lo storico italiano è partito per iniziare la sua ricerca, mettendo a confronto le lettere tra Pietro Bembo e Bernardo da Bibbiena sulle gesta di Giuliano de’ Medici, cacciato da Firenze e andato a vivere ad Urbino nel 1505. E’ da qui che lo storico ha scoperto che il de’ Medici era un Don Giovanni, facendo strage di donne alla corte di Elisabetta Gonzaga e Guidobaldo da Montefeltro, e fu proprio qui che conquistò quella Pacifica Brandani sposata con Baldassare Castiglione. Pacifica rimase incinta ma, una volta nato, portò il bimbo alla ruota degli esposti: nel frattempo il de’ Medici se ne andò dalla città ma, quando Elisabetta Gonzales gli scrisse per dirgli che Pacifica era morta, tornò subito ad Urbino dove riconosce il figlio, che si chiamava Pasqualino in quanto nato il 23 aprile ma ribattezzato Ippolito (come il protagonista della Fedra di Seneca). Ippolito andò successivamente a Roma, dove raggiunse il padre e lo zio (papa Leone X), continuando a chiedere della madre: nel 1515 Giuliano de’ Medici sposò a Torino Filiberta di Savoia, ma per rispondere alle domande del figlio commissionò a Leonardo il ritratto della madre di Ippolito. Leonardo non aveva però immagini della donna, pertanto fu lui che diede liberamente alla donna quell’immagine della maternità. Nel 1516 Giuliano de’ Medici morì e Leonardo partì portandosi dietro il dipinto, che fu acquistato da re Francesco I e da allora rimase in Francia.
Ma nel mondo della pittura sono numerosi i volti femminili a cui si cerca da molto tempo di dare un’identità: pensiamo alla donna del dipinto di Leonardo “Dama con l’ermellino” (ora identificata in Cecilia Galleriani, concubina di Ludovico Sforza), o la donna del dipinto di Raffaello “La dama con il liocorno” (non ancora identificata), o ancora la donna del dipinto di Tiziano “La Venere di Urbino” nel quale non si è ancora chiarito se si volesse celebrare un matrimonio o se era una scena postribolare.
Il mondo della pittura è bello anche per questo mistero…

domenica 14 dicembre 2008

Pittura e... PAESAGGIO!

Sono sempre più numerose, sia in Italia che all’estero, le esposizioni di pittura che affrontano il tema del paesaggio, creando un incredibile connubio natura-architettura. Proprio per questo è in corso fino all’11 gennaio 2009 a Roma un’esposizione dedicata a Giovanni Bellini, il grande pittore veneziano conosciuto anche come Giambellino: nato a Venezia nel 1430 (e qui morto nel 1516, anche se ci sono date un po’ discordanti), subì l’influenza pittorica di Andrea Mantenga ( Giovanni era figlio naturale di Jacopo Bellini e cognato proprio del Mantenga) e dei pittori padovani prima, e di Piero della Francesca, di Antonello da Messina e di Giorgione dopo. La mostra, come detto, è aperta fino al prossimo 11 gennaio e si può ammirare presso le Scuderie del Quirinale a Roma, in via XXIV Maggio: l’ingresso costa € 10 (ridotto € 7,50) ed è aperta tutti i giorni in orario normale (il venerdì e sabato chiude più tardi, alle 22.30); per informazioni maggiori http://www.scuderiequirinale.it.
Giovanni Carlo Federico Villa, uno dei curatori di questa mostra (assieme a Mauro Lucco), ha affermato: “Bellini è stato l’inventore del paesaggio italiano. Fu lui, prima di tutti gli altri, a raccontare, con la sua pittura, le atmosfere e le luci riprese durante tutto il Rinascimento e che tuttora possiamo ammirare in Veneto o nelle Marche”.
Si tratta di un’esposizione che raccoglie 62 dipinti del pittore provenienti da tutto il mondo. In ognuno dei suoi dipinti si possono ammirare paesaggi rurali, campagne, monumenti storici e di alta architettura, fiumi, colline, boschi, cielo, nuvole, nebbia, in un mix di luce solare e ombra davvero incredibile. Ad esempio nel “Crocefisso con cimitero ebraico” (rappresentato nella foto) si possono riconoscere addirittura una trentina di specie botaniche viste da vicinissimo, tutte rappresentate con la precisione di un botanico, come fa notare l’artista americano Bill Viola; e nello stesso dipinto (dietro la croce) sono individuabili monumenti che non sono frutto di fantasia del pittore ma rappresentano monumenti storici rappresentativi dell’architettura veneta-romagnola (la torre di Piazza dei Signori di Vicenza, la Chiesa di San Ciriaco di Ancona, il campanile di Santa Fosca in Cannareggio di Venezia, il campanile di Sant’Apollinare di Ravenna e il Duomo di Vicenza), a testimonianza del forte connubio arte-natura veneta. Nella “Crocefissione” è rappresentato un angolo di campagna veneta, con le case rurali, le colline sullo sfondo, le colture e addirittura un’ansa del fiume Adige. Nella “Allegoria sacra” è riportata sullo sfondo la Rocca Gradara di Pesaro. Nella “Risurrezione di Cristo” è indicata a destra la Rocca di Monselice (vicino a Padova).
Il Bellini rappresenta nei suoi dipinti molti altri monumenti, dall’Arena di Verona alla Colonna Traiana di Roma, dalla Rocca del Castello di Soave (VR) alla torre di difesa di Campo Marzio di Vicenza: secondo il professor Villa il Bellini voleva dare l’idea di una città immaginaria e utopistica che raccoglie i monumenti più belli dell’arte italiana, anche se geograficamente e stilisticamente distanti tra loro. Abbinando a questi monumenti dei paesaggi rurali, semplici, legati all’antichità e alle tradizioni, ne esce una raccolta pittorica di immenso valore storico e naturalistico, quasi a testimoniare, a distanza di secoli, l’importanza del paesaggio rurale e dell’architettura che fanno del nostro paese un esempio unico in tutto il mondo, e che spesso purtroppo perdiamo di vista…

venerdì 19 gennaio 2007

Chi era veramente MONNA LISA?

Lo ha spiegato Giuseppe Pallanti, docente appassionato di ricerche storiche e che già nel 2006 aveva pubblicato il libro "La vera storia della Gioconda", cercando di dare un'identità a colei che ha ispirato la famosissima "Monna Lisa" di Leonardo Da Vinci. Si tratta di Madonna Elisa Gherardini, nata a Firenze in via Maggio nel 1479, seconda moglie del ricco mercante di sete Francesco Del Giocondo (che sposa nel 1495, a soli 16 anni!), madre di 5 figli più uno adottivo: era alta 168 cm, pesava 63 kg e al momento della raffigurazione nel quadro di Leonardo Da Vinci aveva 25 anni. Visse nel palazzo di famiglia di Firenze vicino alla chiesa di San Lorenzo, a pochi passi dal convento di Sant'Orsola: fu proprio in questo convento che Monna Lisa porto la sua ultima figlia Marietta, che poi divenne monaca col nome di Ludovica; e sempre in questo convento la Monna Lisa si ritirò in seguito alla morte del marito (avvenuta nel 1538). Lei morì nel convento il 15 luglio 1542, ad un'età di 63 anni, e qui vi fu sepolta. Sembra che il quadro fu commissionato a Leonardo da Vinci proprio dal marito, il quale in occasione della costruzione del sepolcro di famiglia nella cappella di SS. Annunziata a Firenze volle un dipinto proprio per la cappella, commissionandolo a Leonardo Da Vinci in quanto il padre dello stesso Leonardo, Ser Piero, abitava in via Ghibellina in una casa quasi di fronte a quella della famiglia di Del Gioconodo, marito di Monna Lisa. Certo però che ci sono molte altre tesi...