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martedì 13 ottobre 2015

Ecco l'ORTO COLLETTIVO

Prima si sono diffusi gli orti sociali e gli orti urbani, in cui la città offriva un pezzetto di un un'area degradata a vari cittadini, ed ognuno lo poteva coltivare gratuitamente ed in esclusiva. Ora invece ecco gli orti collettivi, dove nessuno coltiva esclusivamente il proprio pezzettino di terra, ma tutti fanno tutto e su tutta l'area e ciascuno scegli liberamente il tempo da dedicarvi: se uno per vari motivi non può, ci pensa qualcun altro. Tutto questo avviene gratis: solo 20 euro a testa per l'assicurazione (obbligatoria) contro gli infortuni. 
Renzo Parodi, nel suo articolo pubblicato sull'inserto "Il Venerdì" del quotidiano la Repubblica del 9 ottobre 2015, parla della nascita dell'Orto Collettivo di Genova-Campi, in Valpolcevera sulla collina di Coronata: si tratta di 72.000 mq di terreno dati in comodato d'uso gratuito dalla “Ionica Zuccheri” della famiglia Lavazza (proprietaria dell'area, sulla quale sorge Villa Imperiale), che sono stati suddivisi in 30 moduli da 2.400 mq cadauno. La Villa fu eretta nel '600 dalla nobile famiglia dei Casanova, fabbricanti di armi, e poi abbandonata nel '900 con l'arrivo delle fabbriche (Italsider in primis), ma ora grazie al sapiente lavoro dei volontari sta rinascendo. Qui svariate persone hanno cominciato a rassodare un terreno che è stato incolto per ben 55 anni, ricavando spazi da dedicare all'orticoltura. Quello che serve si porta da casa: tutto avviene gratis, senza scopo di lucro, solo per passione e per stare all'aria aperta e a contatto con la natura. In questo orto collettivo il lavoro viene “pagato” con gli Sec: si tratta di una moneta immaginaria, in banconote di vario taglio, ognuna con un motto. Su quella da 2 Sec c'è scritto “L'acqua acquieta la sete e non si acquista!”, su quella da 20 c'è scritto “Signore e signori, il signoraggio s'ignora”, mentre sul retro tutte portano la scritta “Non venderò mai la mia libertà per tutto l'oro del mondo”. Ogni ora di lavoro vale 7,5 Sec e con queste monete virtuali si possono acquistare tutti i prodotti dell'orto collettivo. 
Davvero una bella iniziativa, da diffondere in tutte le città italiane.

mercoledì 10 dicembre 2014

Il giardino diventa letterario

Rossella Sleiter nella sua rubrica “Natura” pubblicata sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 5 novembre 2014 ha provato ad immaginare: se mettessimo tutte assieme le piante citate dai poeti nel corso dei secoli? Beh, non basterebbe un parco. Per questo ha fatto una selezione di quelle citate nel Novecento. Giovanni Pascoli: “O Valentino, vestito di nuovo come le brocche dei biancospini...” e "Rosa di macchia, che dall'irta rama...”. Gabriele D'Annunzio: “Laudato sia l'ulivo nel mattino!”. Eugenio Montale: “Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccante agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni”. Dino Campana: “Sono sfiorite le rose, i petali caduti, perché io non potevo dimenticare le rose, le cercavamo assieme, abbiamo trovato le rose, erano le sue rose erano le mie rose, questo viaggio chiamavamo amore”. Sandro Penna: “Dormi fra le tue immense foglie, purpureo fiore sconosciuto”. Dylan Thomas: il suo albero del bosco di latte è il Milkwood Tree, che è una Sapotacea (della stessa famiglia dell'argan), che cresce in Africa, secolare, sempreverde, contorto e solitario. Natura e letteratura, un connubio incredibile: vi consiglio il link http://bim.comune.imola.bo.it/content.php?current=10309 .

lunedì 18 novembre 2013

Ecco la pianta che si fa la serra da sola!!

Il rabarbaro (genere Rheum) è una pianta erbacea perenne, rizomatosa, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae, comprendente 60 specie diffuse spontanee in Europa e Asia. Le specie del genere Rheum hanno un robusto rizoma carnoso da cui viene emesso ogni anno un nuovo apparato vegetativo che può raggiungere altezze anche superiori ai 200 cm. Le foglie, di grandi dimensioni, sono in gran parte riunite in una rosetta basale, disposte con fillotassi alternata, con piccioli lunghi cilindrici e carnosi e lembo variabile da ovato-cordato a reniforme, semplice o palmato-lobato. Il margine è intero o dentato, più o meno ondulato. I fiori sono bisessuali, riuniti in pannocchie terminali lungamente peduncolate che possono raggiungere alcuni decimetri di lunghezza. I singoli fiori hanno simmetria raggiata, con perigonio composto da sei tepali di colore bianco o giallastro. Il frutto è una noce trigona con spigoli prolungati in un'ala membranosa. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Rheum
Vi parlo in particolare della specie Rheum nobile, volgarmente rabarbaro nobile, perchè apprendo una notizia curiosa pubblicata sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 15 novembre 2013. Tale specie cresce sull'Himalaya, a 4.000 metri di quota, in condizioni climatiche incredibili (forti venti gelidi, temperature glaciali e potenti raggi ultravioletti). Come fa a resistere? Si costruisce una serra vera e propria!!! Le larghe foglie gialle che vedete nella foto, infatti, avvolgono e proteggono i fiori della pianta durante tutto il loro sviluppo: tali foglie sono traslucide, quindi lasciano passare i raggi ultravioletti e trattengono al loro interno il calore, permettendo quindi al fiore di svilupparsi anche in situazioni climatiche estreme! E pensate che queste foglie cadono proprio quando i frutti con i loro semi sono pronti: un tempismo perfetto! A  scoprire questo meccanismo è stato il ricercatore Hang Sun dell'Istituto di botanica cinese di Kunming. 
Davvero incredibile cosa è capace di fare la natura: l'evoluzione della pianta ha permesso al rabarbaro nobile di costruirsi una serra da solo con le proprie forze per proteggersi dal clima avverso. Fantastica natura!!

martedì 5 novembre 2013

Le creature mummificate del Lago Natron

Il Lago Natron è un lago salino situato nella Tanzania settentrionale, nella Rift Valley africana a circa 600 metri di altitudine, vicino al confine keniota: nei pressi della sua riva sudorientale si trova il Vulcano Gelai. Il lago, che raggiunge a malapena i tre metri di profondità (!), varia in ampiezza a seconda del livello di riempimento del proprio invaso, ma la sua superficie è mediamente di 600 kmq. Il suo colore caratteristico, un rosso scuro e profondo con striature biancastre superficiali dovute all'accumulo di sodio, è una particolarità comune a quel tipo di laghi in cui si verificano intensi cicli di evaporazione. Con l'evaporazione dell'acqua durante la stagione asciutta, il livello di salinità aumenta a un punto tale che colonie di microrganismi cominciano rapidamente a prosperare. Questi microrganismi comprendono i cianobatteri, piccoli batteri che si sviluppano in ambiente acquatico traendo nutrimento dalla luce solare con un procedimento simile alla fotosintesi clorofilliana delle piante. Tali batteri contengono un pigmento rosso vivo responsabile del colore del lago Natron, che assume tuttavia variazioni tonali tendenti all'arancio nelle parti dove l'acqua è meno profonda (suggestiva la foto). Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Natron. Tra l'altro le foto del lago scattate dal fotografo Nick Brandt sono state da poco pubblicate nel libro “Nella Terra infinita” (edito da Contrasto, pagg. 120, costo € 57). 
Scrivo del Lago Natron perchè ho trovato sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica del 1° novembre 2013 una notizia curiosa che lo riguarda. Le acque del lago contengono infatti animali mummificati: cigni, uccelli e persino uova. Come mai? Gli animali che si avventurano nelle acque di questo lago si mummificano in quanto si tratta di una soluzione concentrata e calda (temperatura di 60°C!) di carbonato di sodio, pertanto alcalina come l'ammoniaca (con un PH tra 9 e 10,5!). Pertanto, un animale quando vi cade dentro non solo muore ma l'acqua del suo corpo viene estratta per osmosi dai sali del lago, bloccandone la sua decomposizione e trasformando l'animale in una mummia naturale!! Natron era infatti il sale con cui i sacerdoti dell'antico Egitto avvolgevano per mesi i corpi da mummificare, in modo che si disidratassero. Non si sa come mai questi animali finiscano nel lago, probabilmente sono attratti dal riflesso del paesaggio nelle acque immobili del lago. Come già detto sopra, nessuna forma di vita è possibile in questo lago tranne che per i cianobatteri. C'è tuttavia una curiosità: oltre a questi batteri, l'unico essere vivente che può sopravvivere presso le acque del lago è il fenicottero rosa (vi sono qui le più grandi colonie al mondo), grazie ad uno strato protettivo corneo su zampe e becco: difatti l'acqua di questo lago è non solo imbevibile, ma estremamente caustica anche per la pelle. 
Quante curiosità ci riserva questo nostro incredibile pianeta!

sabato 20 aprile 2013

MILANO: ecco i corridoi biologici per le farfalle

Voglio segnalare questo bellissimo progetto pilota, partito lo scorso marzo a Milano e che durerà fino a dicembre 2013: creare con l'aiuto dei cittadini dei corridoi biologici in città per permettere il ritorno delle farfalle. Come? Viene chiesto ai cittadini di coltivare sui balconi, sui davanzali e sulle terrazze delle loro case delle piante che sono adatte alla biologia delle farfalle, creando per esse dei percorsi tra i parchi urbani e quelli extra-urbani. La presentazione è stata fatta durante “Fà la cosa giusta”, la fiera delle buone pratiche di consumo che si è tenuta a marzo 2013 a Milano: il progetto è stato promosso dall'ambientalista Gustavo Gandini (docente di Genetica della Conservazione presso la Facoltà di Veterinaria dell'Università di Milano), dall'entomologo Gianumberto Accinelli (fondatore di Eugea, http://www.eugea.it, che in collaborazione con l'Università di Bologna produce insetti per la lotta biologica) e da Geraldina Strino (responsabile dell'associazione "Civiltà contadina", http://www.civiltacontadina.it).
I semi più adatti per le piante che attirano le farfalle sono il finocchio selvatico, il prezzemolo, la zinnia, l'erba medica, la cosmea, la buddleia, gli arbusti di spincervino, le rosacee, la carota selvatica, l'ortica e la colza selvatica. Ciò consentirà ad alcune specie di farfalle di ritornare: fra queste soprattutto la Macaone, la Podalirio, la Vanessa Io, la Vanessa dell'ortica, la Colia, la Icaro blu, la Pieride del navone, la Vanessa-c-bianco e la Cedronella. Ricordiamo che le farfalle sono molto importanti in natura perchè sono insetti impollinatori.
Sono già stati fatti finora altri progetti in Italia: ad esempio le case delle farfalle, ovvero delle serre aperte al pubblico dedicate alla biologia delle farfalle (ce ne sono a Milano Marittima, Cervia, Montegrotto Terme, Padova, Brodano ed Udine). Un altro esempio interessante è una scultura-distributore intitolata “Le farfalle volano sulla città pulita” realizzata dall'artista Ettore Favini a Roma: con una moneta da un euro i visitatori possono prelevare sfere contenenti semi di piante, di cespugli e di fiori indispensabili alla vita, alla riproduzione e all'alimentazione delle farfalle.
Presto a Milano presenteranno una application dove il cittadino che vuole partecipare al rientro delle farfalle in città può creare un proprio profilo, mettere su Google maps il punto dove si trova il suo balcone (con eventuali foto) e costruire con gli altri partecipanti una rete alimentare delle farfalle che potranno volare da un balcone all'altro fino ad arrivare ai parchi. Concludo con quanto ha detto Gustavo Gandini intervistato da Carlo Brambilla per il quotidiano la Repubblica: “Vogliamo stimolare nei cittadini una nuova consapevolezza della natura che ci circonda, partendo dalla bellezza di una farfalla. L'idea di realizzare corridoi biologici è fondamentale in un mondo dove gli spazi naturali sono così ristretti e sempre più lontani gli uni dagli altri”. Ha perfettamente ragione.

giovedì 6 ottobre 2011

Esempio di VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Sono venuto a conoscenza dell'esistenza di una interessante realtà, ovvero di una fattoria didattica, vicino a casa mia: io abito a Bevilacqua (VR) e la fattoria si trova nella frazione di questo paese, chiamata Marega. Ne scrivo perchè rappresenta un ottimo esempio di attività di valorizzazione del territorio.
La mia zona è immersa nella bassa pianura veronese e il suo paesaggio è quindi tipicamente agricolo (colture cerealicole, verdure, vigneti e frutteti): l'idea di fare una fattoria didattica è venuta a Sabrina Ferrari, che l'ha creata all'interno di una splendida corte rurale del '700 (dove abita). Ma in cosa consiste?
Intanto diciamo che la "fattoria didattica" è stata creata nell'agosto del 2010 ed è stata supportata dalla Regione Veneto (con D.G.R. n° 2008/01): la fattora propone delle settimane verdi durante i mesi di luglio e agosto durante le quali un'educatrice qualificata ospita circa 12-15 bambini con età compresa tra i 3 e i 6 anni, per offrire loro molte esperienze divertenti e formative a contatto con la natura e immersi nella campagna (durante questi soggiorni i bambini trascorreranno la maggior parte del loro tempo all'aria aperta, tra piante ed animali). Oltre a ciò è stato aperto all'interno dell'azienda un agrinido, chiamato "L'ippocastano", che consiste in un asilo nido posto all'interno dell'azienda agricola (realizzato grazie alla D.G.R.V. n° 674/08): un collaboratore educativo qualificato accudisce ed educa presso l'azienda un gruppo di massimo 6 bambini assicurando loro cure, inclusi i pasti e la nanna. Il fatto di essere immersi nella natura consentirà ai bambini di entrare in contatto con le piante, con i fiori e con gli animali grazie a dei percorsi specifici, il che garantirà a loro un equilibrato sviluppo psicologico e affettivo. Senza dimenticare che l'alimentazione dei bambini sarà a km 0, basata su prodotti provenienti dall'azienda agricola.
Si possono inoltre fare nell'azienda agricola feste di compleanno per bambini e ragazzi (da aprile ad ottobre), all'interno del grande orto-giardino dell'azienda, offrendo tavole decorative, addobbi e giochi per il parco e buffet (a richiesta anche con prodotti dell'azienda stessa). Senza dimenticare che l'azienda produce ottimi prodotti locali, come verdure e frutta (mele, pesche e albicocche), acquistabili ogni giorno proprio presso l'azienda.
Lo considero davvero un bel esempio di come valorizzare il nostro territorio: parliamoci chiaro, il territorio-paesaggio della Valpadana non è mai stato considerato se non da un unico punto di vista agricolo-produttivo. Invece il nostro territorio agricolo va protetto, va valorizzato, va apprezzato e fatto conoscere. Oltretutto, l'iniziativa dell'azienda agricola "Ferrari" avvicina molto i bambini alla natura, in un'età durante la quale devono apprendere il rispetto dell'ambiente ed apprezzare e capire quanto importante è conservarlo. Per questo segnalo come ottima questa iniziativa dell'azienda agricola "Ferrari": per trovarla vi dico che si trova a Marega di Bevilacqua (VR) in via Granze n° 1501, mentre se volete informazioni potete contattare la signora Sabrina Ferrari al telefono fisso 0442/95294 o alla mail Sab.balestriero@libero.it.

domenica 4 settembre 2011

UN GIARDINO CI SALVERA'...

E' il titolo di un interessante articolo apparso sul quotidiano la Repubblica di sabato 4 giugno 2011, nello spazio R2Cult, a cura di Valerio Magrelli. Secondo il giornalista un giardino (forse) ci salverà, ed io sono pienamente d'accordo con lui. Lo testimonia il ritorno della passione alla natura, che non è solo una moda ma svela un bisogno umano crescente nella società contemporanea: persone che cercano isolamento, silenzio e bellezza e lo fanno rifugiandosi nella botanica, o comunque nel giardinaggio in generale.
Lo testimoniano le decine di manuali e libri sui fiorni e i numerosissimi film e festival incentrati sulla natura. Tre film sono usciti recentemente che hanno in comune la natura come rifugio ai problemi della vita: "Another year" (che ricostruisce un anno di vita di un gruppo di amici londinesi che curano un appezzamento di terreno), "Rabbit Hole" (in cui la protagonista, Nicole Kidman, in lutto per la perdita del figlio si rifugia nell'accudimento del suo giardino) e "The garden" (che racconta la storia di una comunità californiana che vuol difendere ad ogni costo i suoi giardini dalle ruspe).
Come dice il giornalista, "Riallacciandosi a un atteggiamento che attraversa altre epoche per culminare nel Romanticismo, si fa sempre più urgente il desiderio di un ritorno al verde come terapia: lì si cerca una nuova armonia, in contrapposizione a ritmi di vita avvertiti in tutta la loro meccanica, alienante ripetitività".
E i libri? Beh, si possono citare "Il terrazzino dei gerani timidi" di Anna Marchesini, "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh, "L'elogio delle erbacce" di Richard Mabey, "Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini" di Serena Dandini o "Il giardino in movimento" di Gilles Clément. Per non parlare dei manuali, quanti sono!
E i festival? Il "Festival dei giardini" di Monza, la "Festa delle rose" di Castel Giuliano (Roma), "Orticola" di Milano, e tanti altri. E naturalmente su internet si trovano siti a non finire sul giardinaggio.
Ma come spiegare un interesse tanto ampio e profondo? Riporto testualmente alcune parti dell'articolo del giornalista Magrelli. "Forse possiamo ricordare che il termine paradiso è del tutto equivalente a quello di giardino, prato, orto, e significa molto semplicemente recinto. Ciò vuol dire, come osservò Eugenio Battisti, che l'elemento più importante di un simile ambiente, al chiuso o all'aperto che sia, risiederà nell'escludere gli intrusi. Il primo requisito di un giardino risulta pertanto essere l'isolamento, tratto che gli permette di assumere il carisma dell'Eden originario. Nasce da qui il mito dell'hortus conclusus (per usare un'espressione mutuata dalla cultura medievale) ossia uno spazio circoscritto in cui dedicarsi alle piante come a un esercizio per la cura di sè... Ad ogni modo, una volta separato dal resto del mondo, il giardiniere non ha certo concluso il suo compito. Il passo successivo consisterà nel prendersi cura di alcune creature scelte nell'infinita varietà del mondo vegetale. Individuarle, assortirle, accudirle: ecco le tre fasi di un percorso che prende l'aspetto di una vera e propria iniziazione. E qui arriviamo al cuore di questa attività: la compresenza di un lavoro al contempo spirituale e manuale. Nulla di meglio, insomma, per ricostruire il senso della nostra identità, drammaticamente minacciata da una vita meccanica, omologante, ripetitiva". Condivido pienamente quanto detto dal giornalista.
Ho scritto questo articolo perchè anch'io, da tempi non sospetti, sono un grande appassionato di giardinaggio: ho 35 anni e lo pratico da... 25 anni!!! Eh, quanto sono serviti gli insegnamenti della nonna paterna (la cara nonna Nori)... Il giardino, e la natura in genere, sono vita: fare giardinaggio mi rilassa mentalmente, e anche se c'è la stanchezza fisica dopo una giornata di giardinaggio c'è la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono per te e per la natura. E poi, vuoi mettere la soddisfazione di stare all'aria parte, di stare al sole, di bagnarsi con l'acqua dello spruzzo d'irrigazione, di sporcarsi le mani di terra, di vedere una pianta crescere-fiorire-dare frutti, è indescrivibile. Provare per credere!

martedì 5 aprile 2011

La numerologia e la natura...

Ho trovato un interessante articolo di Mariuccia Rigon sul numero di aprile 2011 della rivista "Biocalenda" (http://www.labiolca.it/) intitolato "Le correlazioni fra stelle, pianeti, terra, uomo", nel quale ho scovato molte curiosità relative alla correlazione tra numerologia e natura. Si parla delle costellazioni dello zodiaco (intese come posizionamento delle stelle nel cosmo) che sono in relazione alla forma e ai movimenti di forma che si esprimono nell'uomo e nella natura. Parlando di piante, le corrispondenze tra il loro ciclo vitale e i loro movimenti di crescita sono inserire nel corso dell'anno (12 mesi): questo è provato scientificamente perchè la pianta comincia con le sue manifestazioni vitali a dicembre, germoglia e vegeta in primavera, fruttifica in estate e conclude la sua attività vitale a novembre. Guardando l'anno cosmico e zodiacale, tutto ciò comincia nel Sagittario e finisce nello Scorpione, che corrisponde al ciclo spirituale in cui si inserisce l'essere umano: il viaggio interiore nell'arco dei 12 mesi dell'anno (da Natale ai Morti) e nell'arco della sua esistenza terrena. Da notare l'importanza del numero 12: da sempre nella letteratura sacra, nelle leggende, nelle fiabe, il 12 è il simbolo della "manifestazione divina" nel mondo fisico: la croce della trinità e il quadrato degli elementi; il 3 (lo spirito) x 4 (la sorgente della materia); il "principio della divisione del Tempo". Leonardo da Vinci ci aveva visto lungo sul fatto che "l'uomo è una forma archetipa dell'Universo e dello zodiaco (della croce e del quadrato)". Basta guardare l'uomo disegnato dallo stesso Leonardo da Vinci: l'altezza dell'uomo (dal vertice del capo alla punta dei piedi) è uguale all'apertura delle braccia (dalla punta di un dito medio all'altro). L'uomo è quindi con la sua forma fisica una croce che costruisce un quadrato in cui tocca tutti e quattro i lati (è provato scientificamente). Il quadrato è un'immagine di quattro angoli retti (di 90° ciascuno) che a sua volta danno un angolo giro (360°), ovvero un cerchio in continua evoluzione (l'orizzonte terrestre) che viene suddiviso i 4 parti (nord, est, sud, ovest). Il quadrato è rappresentato dal numero 4 che nella nostra vita fisica (cioè nella statica della forma) si manifesta ovunque: nel mondo minerale, vegetale, animale e umano. Il 3 (ovvero l'unità ripetuta tre volte, il cielo e la parola cosmica, cioè il tempo) informa il 4 (ovvero lo spazio tridimensionale) dando origine all'evoluzione. Le costellazioni del cosmo sono raggruppate in 4 gruppi ternari (detti trigoni) che governano i 4 elementi della Natura (fuoco, aria, acqua e terra). Le costellazioni che appartengono allo stesso gruppo emanano qualità simili che irraggiano ed influiscono sul mondo fisico delle piante, degli animali e dell'uomo dando origine a tutti i rpocessi temporali di sviluppo: inverno, primavera, estate, autunno (4 fasi); radice, foglia, frutto, seme (4 fasi); uovo, bruco, crisalide, farfalla (4 fasi); nascita, infanzia, maturità, vecchiaia (4 fasi). Davvero molto interessante questo argomento: l'articolo della sig.ra Mariuccia Rigon continuerà nel prossimo numero della rivista.

lunedì 5 luglio 2010

GIARDINIERI APPASSIONATI

“Ci accomuna una grandissima passione per la diffusione della cultura botanica. Siamo 'cacciatori di piante' e ci sforziamo di conoscere il metodo di coltivazione, il terreno che prediligono, il periodo migliore per il loro impianto e per la loro potatura, la loro rusticità e dove acquistarle”. Questo è il messaggio che appare sulla home page del sito dell'associazione botanica milanese “Giardinieri appassionati”, che potete contattare telefonicamente al n° 02-58106009 oppure sul sito http://www.associazionebotanicaamatoriale.it.
Ve ne parlo perchè mi ha colpito, oltre che la loro passione, anche il loro scopo: quello di far conoscere al pubblico il maggior numero di fiori e piante e radicare il rispetto e il desiderio di proteggerle e moltiplicarle attraverso lo scambio di piante e di semi tra soci! BELLISSIMO! E lo dico da grande appassionato di giardinaggio.
Un tempo si chiamavano “cacciatori di piante”, che attraversavano oceani e interi continenti per erborizzare meglio i loro paesi (mi piace questa definizione che ho trovato nell'articolo di Rossella Sleiter nel suo articolo “Il giardino? Un amore. Che è bello condividere” pubblicato sull'inserto Il Venerdì del quotidiano la Repubblica del 2 luglio 2010). Certo, ora è un po' arduo chiamarli “cacciatori di piante”: si tratta invece di grandi appassionati di natura, costituiti da professori di botanica, paesaggisti, vivaisti, giardinieri e semplici appassionati. Come scrive la Sleiter nel suo articolo, i grandi “cacciatori di piante” furono quelli che compirono il loro lavoro tra il '700 e l'800 (ricordiamo Sir Joseph Banks, Alexander von Humboldt, nonché l'italiano Odoardo Beccari): fu proprio il nostro Beccari a descrivere dettagliatamente la giungla della Malesia permettendo a Salgari di scrivere il suo romanzo senza spostarsi dall'Italia...
L'associazione "Giardinieri appassionati" realizza inoltre gite e viaggi botanici sia in Italia che all'estero, per scambiarsi semi e piante rare ed insolite, nonché effettua visite organizzate nelle più importanti mostre floreali nazionali ed estere, presso ville e giardini privati, in orti botanici, in giardini alpini nonché in vivai specializzati di tutto il mondo.
Davvero un bel lavoro per proteggere la nostra natura, soprattutto per salvare quelle specie vegetali che sono a rischio di estinzione: giardinieri ed appassionati di piante di tutta Italia, riunitevi anche voi e fondate associazioni simili nella vostra zona.

domenica 24 gennaio 2010

PILLOLE DI PITTURA: quadri e non solo…

Ecco qui tre notizie di pittura che ho raccolto in queste ultime settimane.
Tiepolo a Bergamo. Da metà dicembre è visitabile nel Palazzo della Ragione a Bergamo Alta una delle più spettacolari opere di Giambattista Tiepolo (il più grande pittore italiano del ‘700, nato a Venezia nel 1696 e morto nel 1770): si tratta della “Gloria di Ognissanti”, comunemente chiamata “Quadro del Paradiso”, dipinta da Tiepolo nel 1734 per la chiesetta parrocchiale di Rovetta (paese della Val Seriana). Il dipinto è ora visitabile dopo essere stato sottoposto a restauro. Per l’occasione, il Rotary Club Bergamo Nord e la Parrocchiale di Rovetta hanno organizzato un “itinerario tiepolesco” per riscoprire i capolavori del pittore fatti nella città di Bergamo: tra questi, il “Martirio di San Giovanni Nepomuceno” presente sempre presso il Palazzo della Ragione, gli affreschi della volta della cappella Colleoni (costruita da Giovanni Amadeo nella seconda metà del ‘400), il “Martirio di San Giovanni” (vescovo di Bergamo) nel Duomo, “San Giuseppe con il Bambino” nella chiesa di San Salvatore. Per informazioni http://www.rotarybgnord.it.
Pittura floreale a Forlì. Si è aperta a Forlì nella Pinacoteca civica una mostra dedicata ai soggetti floreali nella pittura. Si tratta di un’esposizione che raccoglie i dipinti di molti pittori italiani e non solo, per valorizzare tutti quei dipinti che nei secoli hanno dato grande importanza alla natura e ai fiori in particolare. Infatti, nel Seicento nacque la ricerca scientifica e l’ambizione di catalogare la natura, e questo ebbe molte ripercussioni sulla pittura. I vari dipinti, ottenuti in prestito da musei italiani e stranieri, saranno visitabili fino al 20 giugno 2010 (ogni giorno escluso il lunedì) e colpiscono soprattutto per la ricerca della perfezione iconografica per raggiungere la verosimiglianza legata alle stagioni. Tra i vari dipinti ci sono “Fiasca fiorita” (autore sconosciuto), “Un vaso di fiori sulla finestra di un harem” di Francesco Hayez, “La primavera” di Nuzzi e Lauri, “Girasole” di Bimbi, “Lillà” di Manet, “Vaso con astri, salvia e altri fiori” di Van Gogh (a tal proposito, Van Gogh affermò: “L’anno scorso ho dipinto quasi esclusivamente fiori, per abituarmi a servirmi di colori che non fossero soltanto il grigio: vale a dire il rosa, il verde pallido o crudo, l’azzurro, il violetto, il giallo, l’arancione, un bel rosso”). Per informazioni http://www.mostrafiori.com.
Van Gogh e il giallo dell’orecchio tagliato. Nel 1888 (pochi giorni prima di Natale) il grande pittore Vincent Van Gogh si tagliò un orecchio, sulla cui vera motivazione non si era mai riusciti a dire qualcosa con certezza. Fino a quando Martin Bailey, curatore di due mostre del pittore ed autore di un libro sulla sua vita, ha individuato la motivazione dell’automutilazione, e l’ha individuata sulla lettera che Van Gogh aveva riprodotto sul suo dipinto “Natura morta: tavolo con cipolle” dipinto pochi giorni dopo essersi tagliato l’orecchio. Questa la storia: in quel periodo Van Gogh versava già in critiche condizioni psichiche in quanto il fratello Theo, commerciante d’arte ed unico sostentamento del pittore, aveva deciso di sposarsi. Il pittore fu informato della notizia con una lettera, che poi ha riportato fedelmente sul suo dipinto: pensate che nel dipinto Van Gogh riporta timbri postali ed indirizzi della lettera che riconducono proprio al domicilio parigino di Theo e alla data del dicembre 1888. Cadono nel nulla pertanto le ipotesi che si erano fatte nel tempo circa l’ammutinamento di Van Gogh: si era vociferato che fosse stato addirittura il pittore francese Gauguin (col quale nel 1888 divise una casa ad Arles) a tagliagli l’orecchio nel corso di un litigio scatenato per una prostituta. Il motivo per cui si tagliò l’orecchio fu quindi per richiamare al suo capezzale l’unica persona che fino a quel momento gli era stata vicina, ovvero il fratello Theo: neppure la vicinanza del fratello riuscì però a rassicurare Van Gogh il quale 19 mesi dopo, il 27 luglio 1890, si sparò al petto e morì dopo due giorni di agonia. Nel frattempo durante questo mese di gennaio si apre a Londra alla Royal Academy una mostra su Van Gogh e le sue lettere.

martedì 17 novembre 2009

Ecco l’ARCHIVIO DEI PATRIARCHI

Abbiamo in Italia un patrimonio naturalistico immenso fatto di boschi e foreste con un numero impressionate di alberi, alberi che purtroppo sono sempre più a rischio per una serie di motivi quasi sempre riconducibili all’uomo. Per questo motivo è stato creato ora l’ARCHIVIO DEI PATRIARCHI, dove i patriarchi sono 5.327 alberi catalogati divisi per regione e provincia, e per i quali ne sono stati raccolti moltissimi dati (altezza, età, misura del tronco, chioma, ecc…). Si tratta di alberi secolari, alcuni addirittura millenari. L’archivio è stato realizzato dall’Associazione Patriarchi della natura di Forlì e potrà essere arricchito da chiunque (http://www.patriarchinatura.it): l’associazione è nata dal 2005, è presieduta dall’agronomo Sergio Guidi ed ha raccolto i dati messi assieme per vari decenni dal Corpo forestale dello Stato e da alcune Regioni. Lo scopo è non solo quello di allestire una galleria sugli alberi ma anche, e soprattutto, quello di stimolare la tutela di questo patrimonio naturalistico.
Ne ricordiamo alcuni di questi patriarchi. L’albero più antico d’Italia è un ulivo di Luras (Oristano) che ha ben 3.800 anni (è alto 11 metri ed ha un tronco della circonferenza di ben 13 metri), mentre l’albero da frutto più antico del nostro paese è il castagno di Cento Cavalli posto a Sant’Alfio (Catania) che ha circa 3.000 anni (è alto 14 metri ed è cresciuto su tre fusti cresciuti su un’unica ceppaia della circonferenza di ben 52 metri). Ma dobbiamo citare anche l’olivo dei Crociati, posto a Cicciano (Napoli), che ha 1.600 anni e si pensa sia stato originato dai semi portati dall’orto dei Getsemani; oppure il platano dei 100 bersaglieri a Caprino Veronese (Verona), che ha 640 anni (è il platano più grosso e più vecchio d’Italia); o ancora l’olmo di Bergemolo, a Demonte (Cuneo), che ha oltre 200 anni ed è l’olmo più alto d’Italia (26 metri), che si dice sia stato piantato da Napoleone; e che dire dei pioppi di Armarolo a Budrio (Bologna), che hanno 160 anni e sono non solo i più grandi dell’Emilia Romagna ma tra i più grandi d’Italia. La regione con più esemplari censiti è l’Emilia Romagna (ben 1.030), seguita dalla Toscana (463), dalla Lombardia (424), dalla Puglia (403) e dalla Sicilia (388). Davvero un patrimonio dal valore inestimabile.
Lo studio di questi alberi (grazie ad alcune tecniche come il carotaggio sul tronco) sarà di fondamentale importanza per scoprire il tipo di vegetazione in cui sono stati immersi nei secoli, il susseguirsi dei vari tipi di clima nella loro secolare o millenaria storia, il trattamento che hanno subito nel tempo da parte degli uomini: praticamente un libro aperto che permetterà, ad esempio, di studiare l’evoluzione del clima nel corso dei secoli aiutando la climatologia e la meteorologia.
Francesco Erbani ha dedicato un articolo a questi patriarchi sul quotidiano la Repubblica di martedì 10 novembre 2009, nel quale ha intervistato Giuseppe Barbera, uno dei massimi esperti di alberi, che insegna Colture Arboree all’Università di Palermo e che scritto alcuni libri come “Tuttifrutti” e “Abbracciare gli alberi”. Barbera lancia un allarme su questo immenso patrimonio naturalistico, che purtroppo è a rischio e per la cui protezione servono leggi di tutela. Pensate ai tantissimi ulivi secolari che vengono estirpati dalle regioni del Sud Italia per andare ad abbellire i giardini del Nord: uno scempio, perché molto spesso queste piante soffrono il trapianto e muoiono (è successo per almeno metà di esse), e questo solo per un peccato di egoismo…

venerdì 6 novembre 2009

“LA PAZIENZA DEL GIARDINIERE”

È uscito per Einaudi il libro intitolato “La pazienza del giardiniere – Storie di ordinari disordini e variopinte strategie” di Paolo Pejrone (198 pagine al costo di € 16), al quale ha dedicato un articolo anche Paolo Mauri sul quotidiano la Repubblica del 3 novembre scorso. Un libro molto interessante, nel quale lo scrittore invita il lettore a riprendere un contatto con la natura, un contatto che negli anni è venuto sempre meno.
Pejrone dice che il bravo giardiniere non ha fretta, non sparge veleni, predilige i concimi naturali, sperimenta, sbaglia, si incaponisce e, alla fine, vince la partita. Che senso ha far arrivare i prati verdi fin sulla riva del mare? E perché ostinarsi a volere un prato all’inglese, quando da noi il prato è diverso, fiorito, misto anche di malerbe? E se d’estate il prato un po’ si secca, il giardiniere non si affanna troppo: innaffiare va bene, ma senza esagerare. Alle prime piogge il secco andrà via e sarà un ristoro per gli occhi. E, infatti, Pejrone nel suo libro afferma che con la natura bisogna allearsi e non cercare di dominarla brutalmente sfruttando le tecnologie.
Il libro è in parte dedicato a brevi ma particolari descrizioni di alcuni tipi di piante ed anche su alcuni meravigliosi ed importanti giardini, e in parte dedicato alla distinzione di verde privato e verde pubblico. Se il privato può fare ciò che vuole del proprio giardino (anche se ci sarebbe comunque qualcosa da dire su parecchi giardini privati…), diverso è il discorso per il verde pubblico: e su quest’ultimo punto lo scrittore esprime tutto il suo dolore e la sua malinconia per come viene trattato il verde pubblico. Basta pensare alle rotonde stradali, che appena vengono inaugurate sono al loro interno piene zeppe di ogni tipo di pianta e col passare del tempo lasciate in balia del degrado! Ha perfettamente ragione quando dice che qui il Pubblico fallisce: certi sindaci confondono gli alberi con i pali.
Sono dello stesso avviso di Pejrone: io personalmente più volte ho fatto segnalazioni ad alcuni sindaci della zona dove abito (bassa pianura Veronese) per denunciare lo stato in cui versava il verde pubblico in generale o alcune porzioni di esso: aiuole invase da erbacce alte fino ad un metro (nascondendo le stesse piante delle aiuole!) che venivano tolte ogni 6 mesi (!), l’erba lungo le strade tagliata se tutto va bene una volta l’anno, foglie autunnali depositate per terra e raccolte solo quando si sono formati veri e propri mucchi, piante all’interno delle stesse aiuole che non c’entrano niente tra loro. In un paesino della mia zona, posto ai piedi dei Monti Berici (dunque con vegetazione a bosco tipica della bassa collina), è stata realizzata una rotatoria stradale al cui interno sono state piantate esclusivamente palme e piante del sud Italia: inguardabile!!! È come se in una rotatoria di una provincia siciliana fossero piantate robinie, abeti o pioppi!!! Sinceramente, preferisco anch’io le piante della aree geografiche italiane meridionali, ma è giusto conservare la vegetazione tipica del luogo! Potrei farvi altri esempio della mia zona: le rive del fiume Fratta (che costeggia il mio paese, Bevilacqua) diventate una foresta impenetrabile di piante, proprio all’ingresso della città; o ancora, una riserva naturalistica a pochi passi da casa mia lasciata ormai al suo degrado, tra l’altro piena di rifiuti; o semplicemente penso alle famose aree verdi che vengono ricavate nelle nuove lottizzazioni residenziali e produttive (perché imposto per legge, altrimenti…) che diventano dei veri e propri campi ingoiati dalle erbacce e privi di piante. Davvero desolante: pensare che dovrebbero essere punti di ritrovo per le persone…
Non capisco pertanto come mai questo benedetto verde pubblico sia così maltrattato: più sindaci mi hanno risposto che succede per la mancanza di fondi, poi magari scopri certe spese pubbliche talmente inutili che fanno rabbrividire. Un verde pubblico curato è comunque sempre un bel biglietto da visita per coloro che entrano in città: provate ad andare in un qualsiasi paesino svizzero, non troverete mai l’erba alta lungo le strade!!! Questione di cultura, purtroppo… Condivido pienamente quanto commenta Pejrone: “Così va l’Italia verde, piena di buone intenzioni e ignorante fino a toccare il fondo”. Poche parole ma che descrivono alla perfezione questo lato ambiguo del nostro paese. Se tutti avessero un po’ di cultura naturalistica…

lunedì 28 gennaio 2008

NATURA: apre la "banca della biodiversità"!

Inutile negarlo: stiamo vivendo in un periodo in cui la nostra natura e tutte le sue specie (animali e vegetali) sono in serio pericolo a causa delle azioni negative compiute dall’essere umano. Deforestazione, inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, industrializzazione selvaggia, espansione edilizia senza freno, dissesto idro-geologico, agricoltura intensiva, colture OGM, distruzione degli ecosistemi, pesca selvaggia, cambiamento climatico indotto dai gas serra, sono tutta una serie di azioni che hanno come unico responsabile l’azione dell’essere umano il quale, però, non si rende conto che facendo ciò sta mettendo in serio pericolo l’esistenza di varie specie. A conferma di tutto ciò arriva la seria preoccupazione della popolazione: da un sondaggio Eurobarometro, realizzato dalla Commissione Europea nei 27 Stati membri, emerge che ben il 90% degli europei ritiene che la perdita delle biodiversità sia un grave problema! I cittadini più preoccupati sono quelli greci, portoghesi e rumeni. Dal sondaggio emerge che molti europei sono preoccupati della perdita di biodiversità non solo a livello locale ma anche a livello globale. Stavros Dimas, commissario UE all’ambiente, ha affermato che la perdita delle biodiversità in corso è irreversibile e che dal 1970 l’UE si sta impegnando a preservare le risorse ambientali ponendosi come obiettivo l’arresto della perdita di biodiversità in Europa entro il 2010, anche se questo sarà possibile solamente con l’attuazione di strategie comuni tra tutti gli Stati comunitari. Sempre secondo il sondaggio, i cittadini europei concordano che per il 27% la causa principale della perdita di biodiversità è dovuto all’inquinamento dell’aria e dell’acqua e ai disastri riconducibili all’azione dell’uomo (come incidenti industriali e perdite di petrolio), seguono poi in ordine il cambiamento climatico, l’agricoltura intensiva, la deforestazione, la pesca selvaggia e la costruzione di strade, edifici ed aree industriali. Visto che il problema è così grave e soprattutto che la popolazione europea è così sensibile in materia, arriva la notizia che è pronta la “banca della biodiversità” (a cui avevo dedicato un post alcuni mesi fa), almeno per preservare le specie vegetali: si tratta del più grande centro di raccolta semi mai realizzato che si trova in un paesino delle Isole Svalbard (Norvegia), nascosto sotto una montagna, ove verranno conservati (a bassa temperatura e in un posto blindato e sicurissimo) i semi di molte specie vegetali. L’annuncio è stato dato dal “Global Crop Diversity Trust”, una Ong che si occupa della conservazione delle biodiversità. Cary Fowler, direttore della Ong succitata, afferma che sono in arrivo tutti i semi dell’agricoltura internazionale, creando i più grandi depositi di semi di riso, grano, mais e fagioli ma anche di tutti gli altri vegetali, molti dei quali sparirebbero se non ne venisse conservato il loro genoma. L’azione potrà servire nel caso di scomparsa improvvisa delle biodiversità a causa, ad esempio, dell’esplosione di una bomba atomica o di nuove malattie alle piante. Fra i primi 200.000 semi (che partiranno entro fine mese) ci saranno anche 150.000 campioni di grano provenienti da 100 diversi paesi e finora conservati a Città del Messico. Il nuovo sito sarà inaugurato il prossimo 26 febbraio 2008.
E, a proposito di deforestazione, questa ha raggiunto livello record nel corso del 2007 in Amazzonia! Da agosto a dicembre 2007 l’area ha perso ben 7.000 kmq di foresta, in controtendenza al lieve miglioramento che si era verificato negli ultimi tre anni. La conferma arriva dal Ministero dell’Ambiente di Brasilia. Gilberto Camara, direttore dell’ente di ricerche spaziali brasiliano che monitora i due satelliti di osservazione in orbita permanente sull’Amazzonia, afferma che mai si erano verificati disboscamenti così estesi come quelli avvenuti nei mesi di novembre e dicembre 2007! Diciamo che tale situazione è peggiorata per una contraddizione del governo Lula: infatti, mentre il Ministero dell’Ambiente cerca in tutti i modi di contenere la deforestazione, il Ministero dell’Agricoltura (appoggiato dalle banche pubbliche) aumenta i sussidi e gli incentivi statali per l’ottenimento di terreni agricoli e da pascolo dall’Amazzonia, a causa della forte richiesta sul mercato di soia e carne. Tutto ciò non aiuta certo la difesa delle biodiversità e la lotta al cambiamento climatico.
Nel frattempo arriva però una buona notizia: sono state scoperte nuove specie in Vietnam, precisamente nella foresta pluviale delle montagne Annamite poste nella provincia di Thua Thien Hue (Vietnam centrale), una zona remota e quasi inesplorata nota come “Corridoio Verde” perché costituisce un vero e proprio corridoio ecologico tra il Parco Nazionale Bach Ma e la Riserva Naturale Phong Dien. Vi sono state scoperte 11 nuove specie (l’annuncio arriva dal WWF): si tratta di 1 serpente, 2 farfalle, 5 orchidee e 3 specie di altre piante. Sono state trovate anche altre 10 specie di piante, tra cui 4 orchidee, ancora sotto esame ma è probabile che anche queste siano finora sconosciute. Per quanto riguarda il serpente, definito dal labbro bianco (Amphiesma leucomystax), ha una fiammata bianca e gialla che dalla bocca scende dietro la testa mentre sul corpo è cosparso di macchie rosse, vive vicino ai ruscelli e può raggiungere gli 80 cm di lunghezza. Per quanto riguarda le due specie di farfalle (salgono intanto ad 8 le nuove specie di farfalle scoperte nella zona dal 1996 ad oggi!), una fa parte del genere Zela e compie voli rapidi e precisi, mentre l’altra è un nuovo genere nella sottofamiglia delle Satyrinae. Per quanto riguarda le 5 nuove specie di orchidee, tre sono completamente prive di foglie (caso molto raro per le orchidee), non contengono clorofilla e crescono sulla materia in decomposizione (come avviene per molti funghi). Per quanto riguarda le altre 3 specie vegetali, vi sono una specie di Arum con bellissimi fiori gialli e foglie a forma di imbuto attorno ai fiori, e due specie di aspidistra di cui una con un grande fiore quasi nero e l’altra con fiori gialli. Le specie sono state scoperte per la prima volta tra il 2005 ed il 2006 e, come tutte le altre specie già note della zona, indicano la ricchezza della biodiversità presente su quest’area forestale: vi sono infatti anche specie rare di rane, tigri, il rarissimo leopardo nebuloso (a cui dedicai un post), varie specie di scimmie come i langur e i gibboni dalle guance bianche, e la saola (o pseudorice) ovvero una specie di bovide selvatico scoperto nel 1992. Ora però anche questo “Corridoio Verde” è in serio pericolo per la crescente deforestazione, la caccia e l’estrazione di risorse naturali, il tutto per assecondare interessi economici derivanti da un eventuale sviluppo dell’area: sono in pericolo 15 specie di rettili ed anfibi e 6 specie di uccelli.
Come sempre, non appena arrivano buone notizie sulla biodiversità terrestre, ecco arrivare puntuali quelle negative sul pericolo che queste specie corrono proprio a causa dell’azione umana: come può il genere umano non capire che lui non è il colonizzatore del nostro pianeta e che il nostro habitat va protetto per poter garantire alla Terra quella biodiversità che l’ha contraddistinta per millenni e che noi, in pochi decenni, stiamo distruggere? Come può l’interesse umano prevalere sulla conservazione dell’ambiente in cui lui stesso vive? Come può? Eppure può…

martedì 26 giugno 2007

Valle d'Aosta: avvistato lo stambecco bianco!

Se ne parlava da tantissimi anni e finalmente è sbucato fuori: lo stambecco bianco. E' stato avvistato in Valle d'Aosta nel vallone Les Laures, a Brissogne, a circa 3.000 metri di quota dove è stato anche fotografato. I primi avvistamenti erano avvenuti circa un anno fa: si tratta di un cucciolo di 14 settimane, avvistato vicino alla madre. Per tale motivo è stata effettuata una vera e propria battuta per documentare la presenza di questo animale rarissimo (si pensa sia l'unico esemplare al mondo)!!! Già nel 1985 il registra e attore Francesco Nuti nel film "Tutta colpa del paradiso" (con Ornella Muti) raccontava della storia della ricerca dello stambecco bianco, solo che per raccontarla dovette far ricorso ad un caprone albino perchè di stambecchi bianchi non ce n'era traccia... In Valle d'Aosta si ha memoria di una camoscia bianca (morta decenni fa) e di uno stambecco bianco (chiamato Sultano) che è morto nel marzo del 1994 all'età di 18 anni: era un esemplare unico, lo stambecco più vecchio delle Alpi ed era diventato una grande attrativa del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Auguri a "Fiocco di neve" (così è stato battezzato)!