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martedì 16 dicembre 2014

Il CALENDARIO DI AUGUSTO in mostra a Roma

Il calendario giuliano è un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome), nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C. Esso fu da allora il calendario ufficiale di Roma e dei suoi dominii; successivamente il suo uso si estese a tutti i Paesi d'Europa e d'America, man mano che venivano cristianizzati. Rispetto all'anno astronomico, ha accumulato un piccolo ritardo ogni anno fino ad arrivare a circa 10 giorni nel XVI secolo. Per questo nel 1582 è stato sostituito dal calendario gregoriano per decreto di papa Gregorio XIII; diverse nazioni tuttavia hanno continuato ad utilizzare il calendario giuliano ben oltre tale data, adeguandosi poi in tempi diversi tra il XVIII e il XX secolo. Per ulteriori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_giuliano
Ebbene, a Roma è stata allestita presso Palazzo Massimo la mostra “Rivoluzione Augusto. L'imperatore che riscrisse il tempo e la città”, che sarà aperta dal 17 dicembre 2014 al 2 giugno 2016 (per informazioni http://www.electaweb.it). Alla mostra saranno visibili anche i Fasti Prenestini (il più importante calendario mai scoperto, http://it.wikipedia.org/wiki/Fasti_Prenestini) e i Fasti Antiates Maiores (unico calendario precedente all'imperatore Cesare arrivato fino a noi, http://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_romano). Vi sarà anche una hyper-biografia che presenterà in modo interattivo le storie di tutti i membri della famiglia dell'imperatore Augusto.

martedì 19 novembre 2013

“Un anno ad arte” da record a Firenze!

"Un anno ad arte" (http://www.unannoadarte.it/) è un programma di esposizioni temporanee che ogni anno hanno luogo nei musei più illustri del Polo Museale fiorentino (http://www.polomuseale.firenze.it/), che inizia in primavera e si conclude solitamente a fine anno. Come si può leggere nel sito del programma, questo enorme impegno corrisponde, da parte di tutti i direttori e i collaboratori coinvolti, alla volontà di integrare e rinnovare la già straordinaria offerta dei musei d’arte di Firenze, anche per contrastare gli effetti della crisi economica che mostra di incidere sulle scelte dei potenziali visitatori, sottoponendo l’affluenza a sensibili fluttuazioni. 
"Un anno ad arte" 2013 è iniziata lo scorso 5 marzo alla Galleria degli Uffizi, con Norma e capriccio. Spagnoli in Italia agli esordi della maniera moderna (dedicata all’intenso scambio artistico fra grandi pittori e scultori spagnoli e artisti fiorentini e italiani del Rinascimento inoltrato); è proseguita presso il Museo degli Argenti dove fino al 23 giugno si è tenuta Lusso ed eleganza. La porcellana francese a corte e la manifattura Ginori (1800 - 1830), dedicata al primo trentennio di attività della manifattura Ginori di Doccia; poi è toccato alla mostra Nello splendore mediceo. Papa Leone X e Firenze, fino al 6 ottobre presso il Museo delle Cappelle Medicee per ricordare l’incoronazione del primo pontefice di casa Medici, Giovanni figlio di Lorenzo il Magnifico, ripercorrendo le sue iniziative e i suoi lasciti in campo artistico per la città natale e i luoghi della famiglia; si è passati per la Galleria dell’Accademia con la mostra Dal Giglio al David. Arte civica a firenze fra medioevo e rinascimento (che si terrà fino all'8 dicembre) che presenta opere d’arte che fin dal Trecento furono destinate ad arricchire i palazzi pubblici di Firenze, che ospitavano le magistrature amministrative, le antiche corporazioni o “Arti”, nonché gli uffici preposti alla cura della cerchia muraria; nella Galleria Palatina a Palazzo Pitti si è tenuta Il sogno nel Rinascimento dove per la prima volta si è proposto al pubblico lo sfaccettato tema del sogno, che ebbe un rilievo particolare nella mitologia antica e nella cultura del Rinascimento; fino al 3 novembre si è tenuta alla Galleria degli Uffizi Il Gran Principe. Ferdinando de’ Medici (1663-1713) collezionista e mecenate dedicata al principe ereditario che non salì mai al trono ma che espresse ad alto livello il mecenatismo tipico della famiglia, dimostrando per le forme creative del Barocco viva curiosità e gusto raffinato; al Museo degli Argenti la mostra Diafane passioni. Avori barocchi dalle corti europee con oggetti fiabeschi, magnificamente lavorati da artefici specialmente d’Oltralpe, che sublima il materiale di origine animale in un elemento di artificiosa perfezione; infine, si tiene fino al prossimo 6 gennaio nel Museo di San Marco la mostra Mattia Corvino e Firenze. Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria incentrata sulla straordinaria stagione dell’Umanesimo quattrocentesco alla corte di Buda e sulla potente personalità del re Mattia Corvino, mecenate e bibliofilo appassionato, che si riforniva di codici miniati a Firenze e contava sull’amicizia di Lorenzo il Magnifico. 
In tutto questo a colpire sono i numeri: fino al 31 ottobre ben 797.376 visitatori per la sola mostra "Il Gran Principe. Ferdinando de’ Medici (1663-1713) collezionista e mecenate" presso la Galleria degli Uffizi, ma il totale dei visitatori delle 8 mostre è stato addirittura finora di oltre 3.000.000!!! Spiega la soprintendente Cristina Acidini in un articolo di Paolo Russo sul quotidiano la Repubblica del 16 novembre 2013: “Aver completato un programma così imponente, in controtendenza sulla contrazione delle attività culturali, dà grande soddisfazione. Il collegamento fra musei, con la loro tendenza positiva degli ingressi, e mostre è quello che le rende possibili, generando studi, conoscenze e posti di lavoro qualificatissimi, altrimenti in sofferenza: storici d'arte, scienziati, restauratori, fotografi, editori, allestitori, trasportatori, fino a tutto l'indotto di turismo e terziario”
Basterebbe questo per far capire allo Stato l'importanza del patrimonio storico-culturale del nostro paese, soprattutto in chiave economica. Ma, ahimè, così non succede, visto che anche per queste mostre i finanziamenti non provengono dallo Stato ma da partner privati e sponsor (finanziamenti tra l'altro sempre più ridotti) e dall'investimento del concessionario dei servizi, che poi viene recuperato maggiorando il costo dei biglietti d'ingresso...

lunedì 4 novembre 2013

Il tesoro di SAN GENNARO

Tutti conosciamo San Gennaro (Benevento, 272 – Pozzuoli, settembre 305) vescovo e martire, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. È il patrono principale di Napoli, nel cui Duomo sono custodite due ampolle contenenti una sostanza allo stato solido, che la tradizione afferma essere sangue del santo, e che fonde tre volte all'anno. La sua ricorrenza è il 19 settembre. Per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/San_Gennaro. Pochi invece credo sappiano dell'esistenza del Tesoro di San Gennaro che è composto da straordinari capolavori raccolti in sette secoli di donazioni da parte di papi, re, imperatori, regnanti, uomini illustri, gente comune, e facente parte di collezioni uniche e intatte grazie alla Deputazione della Cappella di San Gennaro, antica istituzione laica ancora esistente nata nel 1527 per un voto della città di Napoli. Oggi il tesoro è esposto nel Museo del Tesoro di San Gennaro, il cui accesso è a fianco del Duomo di Napoli ed è aperto dal 2003 (secondo studi fatti da un pool di esperti che hanno analizzato tutti i pezzi della collezione, il Tesoro di San Gennaro sarebbe addirittura più ricco di quello della Corona d'Inghilterra della regina Elisabetta II e degli zar di Russia). Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Museo_del_tesoro_di_San_Gennaro (per approfondimenti http://www.museosangennaro.com/). 
Ebbene, ora questo tesoro per la prima volta viene esposto in un'altra città, precisamente a Roma: la mostra si chiamerà "Il tesoro di Napoli. I capolavori del Museo di San Gennaro" e si terrà fino al 16 febbraio 2014 presso il "Museo Fondazione Roma" di Palazzo Sciarra (http://www.fondazioneromamuseo.it). E così tra i vari pezzi esposti si potrà vedere un busto-reliquario del santo in oro commissionato nel trecento da Carlo d'Angiò; la "collana del santo" che risale alla fine del Seicento e che probabilmente è il diadema più prezioso del pianeta (con 13 maglie di oro massiccio, 700 diamanti, 276 rubini, 92 smeraldi e croci tempestate di pietre preziose donate da monarchi e uomini di Stato); la mitra pastorale fabbricata nel 1713 a conclusione di un imponente fundraising che coinvolge tutti i protagonisti della scena urbana, ovvero un copricapo d'oro ricoperto da 3.964 pietre preziose; e ancora pissidi, ostensori, tabernacoli, coppe, anelli, tessuti, quadri e altre meraviglie, tra cui gli oltre 50 busti argentei dei santi compatroni. All'articolo di Marino Niola dedicato alla mostra pubblicato sul quotidiano la Repubblica del 31 ottobre 2013, è affiancato un articoletto in cui Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma. Vorrei concludere con la frase da lui detta: "La mostra Il Tesoro di Napoli è un'ulteriore testimonianza di un mio profondo convincimento e cioè che la bellezza che possediamo in Italia deve essere resa fruibile e disponibile per coloro che la amano. L'arte e la cultura sono energia pulita, l'unica in grado di cambiare le sorti critiche del nostro Paese e sviluppare il rapporto tra cultura e impresa". Concordo pienamente.

Mostra per opera sola

Scrive Dario Pappalardo sul quotidiano la Repubblica del 31 ottobre 2013: "A volte di opera ne basta una sola ed è un evento", riferito alle mostre che espongono una sola opera e che attirano lo stesso flotte di visitatori. È successo per il "San Giovanni Battista" di Leonardo che a fine 2009, partito dal Louvre ed arrivato a Milano, in un solo mese attirò ben 182.000 visitatori; successe per la "Velata" di Raffaello che da Palazzo Pitti di Firenze fu esposta negli USA a Portland, Reno e Milwaukee; successe per il "Narciso" del Caravaggio che nel 2011 fu esposto in Montenegro (20.000 visitatori in appena 13 giorni) e a Cuba (60.000 visitatori!); succede in questi giorni per l'"Annunciazione" di Botticelli, partita dagli Uffizi di Firenze e arrivata a Gerusalemme. Ebbene, a far parlare di sè è ora la mostra che ospita il dipinto "Ragazza col turbante" di Vermeer, pittore olandese (1632-1675), http://it.wikipedia.org/wiki/Jan_Vermeer
La "Ragazza con l'orecchino di perla" (o "Ragazza col turbante") è uno dei più famosi quadri di Vermeer: pare che l'artista olandese lo abbia dipinto fra il 1665 ed il 1666; dipinto ad olio su tela, misura 44,5 × 39 cm ed è conservato al Mauritshuis dell'Aia; http://it.wikipedia.org/wiki/Ragazza_col_turbante. Si tratta di un'opera molto visitata: ben 260.000 visitatori nel solo 2012 al museo dell'Aia che l'ospita. Ora il dipinto è in tournee: è stato in Giappone (con una media di 10.573 visitatori al giorno al Tokyo Metropolitan Art Museum) e negli USA (ora è al Flick Collection di New York, dove rimarrà fino al 19 gennaio 2014). al termine arriverà in Italia: dall'8 febbraio al 25 maggio 2014 sarà a Bologna presso Palazzo Fava (lo scorso 1° luglio sono stati venduti in pochi minuti i primi 1000 biglietti, mentre le prenotazioni partiranno ufficialmente il prossimo 11 novembre). 
"Mostra per opera sola" è proprio il titolo dell'articolo che Gabriele Romagnoli ha scritto per il quotidiano la Repubblica il 31 ottobre 2013. Dice Achille Bonito Oliva, critico d'arte, accademico curatore italiano (http://www.achillebonitoliva.com/): "Il pubblico ha bisogno di icone da cui partire" spiegando i motivi per cui hanno così successo queste mostre che espongono un'unica opera. Tantissimi visitatori che rimangono stregati dall'opera, dallo sguardo, dal viso: vedere l'opera è per loro un atto liberatorio, serve a sedare il loro caos e a ripristinare un ordine visivo e psicologico; facendo la fila per visitarla si esprime il desiderio di trovare un rifugio mentre si vive in un'epoca opaca, controluce, ambigua. Sostiene invece Gabriella Belli, direttore dei Musei Civici Veneziani: "Estrapolare un dipinto per iconizzarlo a me non interessa. Cristallizzarlo significa farlo morire, adorando il feticcio. Può essere divertente per qualcuno, ma il rischio è di confinare l'arte in un'urna tombale. Un rischio, per altro, che in Italia si corre troppo spesso. Questo stile di mostra ha rovinato la storiografia e la museografia italiana"
Tra i botteghini dei musei e gli storici dell'arte, ad essere entusiasti in tutto questo sono i primi, visti i numeri incredibili degli ingressi a questo tipo di mostre; un pò meno entusiasti i critici d'arte non proprio a favore della retorica del bello e dello sfruttamento dell'opera d'arte a scopo di lucro e di turismo. Permettetemi però di dire che sarebbe già un ottimo risultato, di questi tempi, avere in Italia musei e mostre così visitate, almeno per rilanciare un settore rimasto finora in ombra rispetto a quelli stranieri.

domenica 10 febbraio 2013

Ecco la mostra dedicata a RUDOLF STEINER

Chi è Rudolf Steiner? Rudolf Steiner (nato a Donji Kraljevec il 27 febbraio 1861 e morto a Dornach il 30 marzo 1925) è stato un filosofo, esoterista e pedagogista austriaco. È il fondatore dell'antroposofia, di una particolare corrente pedagogica (la pedagogia Waldorf), di un tipo di medicina (la medicina antroposofica o steineriana) oltre che l'ispiratore dell'agricoltura biodinamica, di uno stile architettonico e di uno pittorico. Ha posto anche le basi dell'euritmia e dell'arte della parola. Si è occupato inoltre di filosofia, sociologia, antropologia e musicologia. Nel 1883 Steiner si laureò alla Technische Hochschule (Politecnico) di Vienna, dove studiò matematica, fisica e filosofia con Franz Brentano dal 1879 al 1883. Per maggiori approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Steiner.
Parlo di Rudolf Steiner perchè arriva ora in Italia la mostra itinerante del Vitra Design Museum di Weil am Rhein, vicino a Basilea, chiamata “Rudolf Steiner. L'alchimia del quotidiano”: l'esposizione si terrà dal 9 febbraio 2013 al museo Mart di Rovereto (http://www.mart.trento.it), è curata da Mateo Kries (direttore del Vitra Design Museum) ed offrirà un panorama del pensiero steineriano (e quindi della sua visione di architettura e design) attraverso fotografie, oggetti, mobili e gioielli. Dice Aurelio Magistà, che alla mostra ha dedicato un articolo sull'inserto “Il Venerdì” del quotidiano la Repubblica dell'8 febbraio 2013: “L'uomo è di quelli che non lasciano indifferenti: appassionano, sconcertano, dividono. Perchè Rudolf Steiner, fondatore dell'antroposofia e della biodinamica, offre un'idea del mondo che, muovendo dalla convinzione che esista una verità nascosta e rivelata solo da alcuni, arriva ad una lettura graduale della realtà. La vita, istruzioni per l'uso: così, citando Georges Perec, potremmo definire l'insieme di indicazioni che il pensatore austriaco ci ha lasciato. Filosofia, pedagogia, agricoltura... in questa visione integrale non potevano ovviamente mancare architettuta e design, considerato che le case in cui viviamo e le cose che usiamo hanno un ruolo fondamentale nella qualità della nostra vita. Queste poche righe bastano appena a suggerire che la visione steineriana di un'architettura in armonia con la natura e con l'universo torna oggi d'attualità per la sua sintonia con il bisogno di ecosostenibilità, il bisogno di un equilibrio fra costruzioni con l'ambiente”. In particolare, l'agricoltura biodinamica è un metodo di coltura fondato sulla visione spirituale antroposofica del mondo elaborata dal filosofo ed esoterista Rudolf Steiner e che comprende sistemi sostenibili per la produzione agricola, in particolare di cibo, che rispettino l'ecosistema terrestre includendo l'idea di agricoltura biologica e invitando a considerare come un unico sistema il suolo e la vita che si sviluppa su di esso. Due principi che si possono ritenere tipici della teoria biodinamica di Steiner hanno a che vedere col compostaggio e con le fasi della Luna (fonte wikipedia.it): per maggiori informazioni http://www.agricolturabiodinamica.it. Per quanto riguarda invece la medicina antroposofica, essa è un tipo di medicina alternativa che nacque e si diffuse in Svizzera e in Germania e, successivamente, nel resto d'Europa e del mondo, subito dopo la fine della prima guerra mondiale. Venne formulata e sviluppata inizialmente dal filosofo austriaco Rudolf Steiner e da un medico olandese, la Dottoressa Ita Wegman. Essa è altresì definita una pseudo-medicina appartenente all'area delle pseudoscienze dal momento che non si fonda sul metodo sperimentale, base della scienza moderna. I principi steineriani non hanno alcun fondamento scientifico e sarebbero piuttosto assimilabili alla metafisica mentre i preparati farmacologici avrebbero la stessa valenza scientifica dei preparati omeopatici. Nelle concezioni di Steiner e della Wegman l'essere umano è costituito da quattro parti, una corporea, il corpo fisico, e tre di natura immateriale che sono il corpo eterico (le forze che danno forma alla vita), il corpo astrale (i sentimenti) e il corpo egotico (lo spirito). L'armonia esistente fra tali componenti può però rompersi e questa rottura genera, o, più esattamente, rappresenta essa stessa la malattia. In altre parole la malattia è sempre una rottura di un equilibrio psichico oltre che fisico (fonte wikipedia.it): per maggiori informazioni http://www.medicinaantroposofica.it/. Onore quindi a Steiner, soprattutto per quanto riguarda questa concezione che aveva di architettura in armonia con la natura, di cui mai come ora abbiamo così di bisogno.

PIETRO BEMBO e il Rinascimento

Pietro Bembo nacque a Venezia nel 1470 dall'antica famiglia patrizia dei Bembo, da Bernardo e da Elena Morosini. E' stato un cardinale, scrittore, grammatico e umanista italiano. Regolò per primo in modo sicuro e coerente la lingua italiana fondandola sull'uso dei massimi scrittori toscani trecenteschi. Contribuì potentemente alla diffusione in Italia e all'estero del modello poetico petrarchista. Le sue idee furono inoltre decisive nella formazione musicale dello stile madrigale nel XVI secolo. Morì a Roma, all'età di 76 anni, il 18 gennaio 1547. Fu sepolto a Roma nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva; la sua lastra tombale è collocata sul pavimento, dietro all'altare maggiore. Anche nella Basilica di Sant'Antonio a Padova si trova un monumento dedicato al cardinale, opera del grande architetto Andrea Palladio. Per maggiori informazioni http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bembo.
Ora Padova gli dedica la mostra “Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento”, che si terrà fino al 9 maggio 2013 presso il Palazzo del Monte di Pietà (http://www.mostrabembo.it/): ideata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura, vedrà esposti lettere, manoscritti e libri rari che ripercorrono la vita di Pietro Bembo, ovvero il padre fondatore della lingua letteraria italiana. Ma nella mostra troveremo molte apere d'arte che hanno fatto parte della sua celebre collezione, da lui commissionate a grandi artisti: opere di Leonardo, Mantegna, Bellini, Giorgione, Raffaello, Michelangelo. Perchè Pietro Bembo, prima che committente di questi quadri, era anche amico degli artisti che ammira e a cui è legato da una profonda comunanza di interessi. Proprio in questi quadri viene celebrato il sentimento dell'amicizia, introducendo così una dimensione psicologica nuova per l'epoca.
Scrive Benedetta Craveri sul quotidiano la Repubblica di oggi: “Nell'autunno del 1491 Angelo Poliziano è a Venezia per studiare un antichissimo codice di Terenzio, il più prezioso dei tesori della magnifica collezione di libri e oggetti d'arte antichi e moderni che Bernardo Bembo, diplomatico e figura di spicco della Repubblica, ha costituito nel corso degli anni. A osservarlo lavorare e a prendere appunti accanto a lui c'è Pietro, il figlio ventunenne del padrone di casa. Il loro è un incontro epocale per la cultura italiana. Sarà Pietro Bembo, utilizzando la prospettiva storica, filologica e critica riservata fino ad allora allo studio dell'antico, a rivendicare la dignità del nostro volgare, a fissare le regole a partire dai suoi grandi modelli – Dante, Petrarca e Boccaccio – e a farne la lingua di tutti gli italiani”.
Quindi, quando parliamo il nostro caro italiano, ricordiamoci del grande Pietro Bembo: è grazie (anche) a lui se oggi parliamo questa meravigliosa lingua, così ricca di vocaboli e di desinenze verbali, che ha permesso alla letteratura italiana e ai suoi artisti di essere celebri e invidiati in tutto il mondo.

giovedì 7 febbraio 2013

Il Vangelo dei PITTORI

Pietro (nato a Betsaida tra il 2 e il 4 d.C. E morto a Roma circa nel 67 d.C.) fu uno dei dodici apostoli di Gesù: è considerato il primo papa della Chiesa cattolica. Nato in Galilea, fu un pescatore ebreo di Cafarnao. Il suo nome originario era Šim’ôn, letteralmente "colui che ascolta". Divenuto apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme a Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e all'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. Tentò di difendere il Maestro dall'arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori. Unico, insieme al cosiddetto "discepolo prediletto", a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro, come questi aveva già predetto. Dopo la crocifissione e la successiva resurrezione di Gesù, Pietro venne nominato dallo stesso maestro capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, divenne primo vescovo di Antiochia di Siria per circa 30 anni, dal 34 al 64 d.C., continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme come colonne fondanti della Chiesa. Pietro è considerato santo da tutte le confessioni cristiane, sebbene alcune neghino il primato petrino ed altre il primato papale che ne consegue. Tutta la storia al link http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_apostolo.
Perchè parlo di Pietro? Perchè oggi 7 febbraio è stata inaugurata a Roma la mostra “Il cammino di Pietro”: la mostra, che chiuderà il 1° maggio, si terrà a Castel Sant'Angelo ed è promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (http://www.castelsantangelo.com). La mostra si tiene in occasione dell'Anno della fede (si tratta di un anno di meditazione indetto dalla Chiesa cattolica dall'11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013, dedicato ad intensificare «la riflessione sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l'umanità sta vivendo; un altro Anno della fede era stato indetto nel 1967 da papa Paolo VI, nel XIX centenario del martirio dei santi Pietro e Paolo; fonte wikipedia.it). Dice il curatore della mostra don Alessio geretti: “L'obiettivo dell'esposizione è quello di dar voce alla missione per cui le opere qui raccolte furono pensate e volute: cancellare la distanza di tempo e di spazio che separa noi dagli eventi documentati nei Vangeli, per farcene diventare contemporanei”. La mostra è coprodotta dal Comitato di San Floriano di Illegio (http://www.illegio.it/download_testi/comitato_san_floriano.pdf) e della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Roma (http://poloromano.beniculturali.it/).
In questo post non voglio parlare di fede o religione, ma di arte e infatti in questa mostra ci sono dipinti, oggetti e sculture realizzati da grandi artisti attivi sia in Occidente che in Oriente dal medio Evo all'Ottocento: le opere più recenti sono del russo Vasily Polenov (che in un dipinto racconta come Cristo resuscita la figlia di Giario) e dello svizzero Burnand (che in un dipinto raffigura Pietro e Giovanni che, investiti dal vento, raggiungono il sepolcro). Ma ci sono tantissime opere: “L'angelo libera Pietro” di Van Honthorst, “Cristo nell'orto” di Venusti, “Vocazione di Pietro” di Garofalo, “Liberazione di Pietro” di Von Kulmbach, “San Pietro in cattedra” di Marco Basaiti, “Liberazione di San Pietro” di Luca Giordano, “Lavanda dei piedi” di Giovanni Baglione, e tanti altri. La mostra è comunque articolata in otto sezioni che ripercorrono la vita dell'apostolo: l'Incontro, lo Stupore, la Resistenza, la Crisi e la rinascita, l'Abbandono in Dio, la Fraternità, la Missione e la Somiglianza. Quindi una grande mostra: senza dimenticare che siamo a due passi dalle celeberrima Basilica di San Pietro (in Vaticano) costruita proprio sulla sua tomba, dalla Cappella Sistina ove è conservata la famosissima “Consegna delle chiavi” del Perugino (capolavoro dedicato all'iconografia del santo), e dalla Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo (nell'omonima piazza) ove è conservata la “Crocifissione di Pietro” del Caravaggio.
Una mostra incentrata e intrecciata tra fede ed arte: oggi Vito Mancuso ha dedicato un'analisi alla storia dell'apostolo Pietro sul quotidiano la Repubblica (a fianco dell'articolo di Lea Mattarella intitolato come il titolo di questo mio post), nel quale afferma che il paradosso di Pietro in quanto figura teologica consiste nel fatto che egli venne prescelto da Gesù quale fondamento su cui costruire la Chiesa, ma poi nel corso della storia le più acute divisioni della Chiesa si ebbero proprio in ordine a Pietro e al suo potere. Davvero curioso. Mostra da non perdere.

venerdì 11 giugno 2010

MOSTRA DI... FALSI D'AUTORE!

E' capitato spesso in passato di imbattersi in falsi clamorosi di dipinti: opere che erroneamente sono state attribuite a Rembrandt, a Piero della Francesca, ad Andrea del Verrocchio, a Botticelli e a Hans Holbein. Ebbene, il prestigioso museo londinese National Gallery di Trafalgar Square (lo ricordiamo, fondato nel lontano 1824 e tra i più visistati della Gran Bretagna con quasi due milioni di presenze all'anno, http://www.nationalgallery.org.uk) ha avuto la brillante idea di creare la mostra “Close Examination: Fakes, Mistakes and Discoveries” (ovvero “Esame approfondito: falsi, errori e scoperte”), che sarà inaugurata il prossimo 30 giugno e resterà aperta sino alla fine di settembre 2010. In questa mostra, suddivisa in ben 6 sale, saranno esposte tele acquistate dalla fine dell'800 o durante il '900 senza capire però che si trattava di clamorosi falsi: tra questi ne ricordiamo uno risalente al 1874 quando i responsabili del museo acquistarono da collezionisti privati due tele del Botticelli, pagando il quadro falso (intitolato “Una allegoria”) addirittura il doppio del quadro vero (intitolato “Venere e Marte”).
Il direttore del museo, Nicholas Penny, ha deciso di fare questa mostra perchè “Abbiamo fatto una scelta in apparenza controcorrente per far capire agli esperti, e soprattutto al pubblico, che bisogna imparare dagli errori commessi. E anche per dimostrare che le tecniche moderne di indagine ci evitano di cadere in tranelli nei quali era facile cadere in passato”.
In una delle sale verranno esposte anche opere ritenute per troppo tempo di scarsa o scarsissima importanza e che poi invece si sono rivelate vere ed importantissime, come la “Madonna dei garofani” di Raffaello, a lui (giustamente) attribuita proprio dal direttore Penny dopo una lunga analisi scientifica duranta anni.
Grande iniziativa del museo londinese, ma permettetemi una battuta umoristica: come si suol dire, "Sbagliando s'impara" o "Impara l'arte e mettila da parte"...

domenica 24 gennaio 2010

PILLOLE DI PITTURA: quadri e non solo…

Ecco qui tre notizie di pittura che ho raccolto in queste ultime settimane.
Tiepolo a Bergamo. Da metà dicembre è visitabile nel Palazzo della Ragione a Bergamo Alta una delle più spettacolari opere di Giambattista Tiepolo (il più grande pittore italiano del ‘700, nato a Venezia nel 1696 e morto nel 1770): si tratta della “Gloria di Ognissanti”, comunemente chiamata “Quadro del Paradiso”, dipinta da Tiepolo nel 1734 per la chiesetta parrocchiale di Rovetta (paese della Val Seriana). Il dipinto è ora visitabile dopo essere stato sottoposto a restauro. Per l’occasione, il Rotary Club Bergamo Nord e la Parrocchiale di Rovetta hanno organizzato un “itinerario tiepolesco” per riscoprire i capolavori del pittore fatti nella città di Bergamo: tra questi, il “Martirio di San Giovanni Nepomuceno” presente sempre presso il Palazzo della Ragione, gli affreschi della volta della cappella Colleoni (costruita da Giovanni Amadeo nella seconda metà del ‘400), il “Martirio di San Giovanni” (vescovo di Bergamo) nel Duomo, “San Giuseppe con il Bambino” nella chiesa di San Salvatore. Per informazioni http://www.rotarybgnord.it.
Pittura floreale a Forlì. Si è aperta a Forlì nella Pinacoteca civica una mostra dedicata ai soggetti floreali nella pittura. Si tratta di un’esposizione che raccoglie i dipinti di molti pittori italiani e non solo, per valorizzare tutti quei dipinti che nei secoli hanno dato grande importanza alla natura e ai fiori in particolare. Infatti, nel Seicento nacque la ricerca scientifica e l’ambizione di catalogare la natura, e questo ebbe molte ripercussioni sulla pittura. I vari dipinti, ottenuti in prestito da musei italiani e stranieri, saranno visitabili fino al 20 giugno 2010 (ogni giorno escluso il lunedì) e colpiscono soprattutto per la ricerca della perfezione iconografica per raggiungere la verosimiglianza legata alle stagioni. Tra i vari dipinti ci sono “Fiasca fiorita” (autore sconosciuto), “Un vaso di fiori sulla finestra di un harem” di Francesco Hayez, “La primavera” di Nuzzi e Lauri, “Girasole” di Bimbi, “Lillà” di Manet, “Vaso con astri, salvia e altri fiori” di Van Gogh (a tal proposito, Van Gogh affermò: “L’anno scorso ho dipinto quasi esclusivamente fiori, per abituarmi a servirmi di colori che non fossero soltanto il grigio: vale a dire il rosa, il verde pallido o crudo, l’azzurro, il violetto, il giallo, l’arancione, un bel rosso”). Per informazioni http://www.mostrafiori.com.
Van Gogh e il giallo dell’orecchio tagliato. Nel 1888 (pochi giorni prima di Natale) il grande pittore Vincent Van Gogh si tagliò un orecchio, sulla cui vera motivazione non si era mai riusciti a dire qualcosa con certezza. Fino a quando Martin Bailey, curatore di due mostre del pittore ed autore di un libro sulla sua vita, ha individuato la motivazione dell’automutilazione, e l’ha individuata sulla lettera che Van Gogh aveva riprodotto sul suo dipinto “Natura morta: tavolo con cipolle” dipinto pochi giorni dopo essersi tagliato l’orecchio. Questa la storia: in quel periodo Van Gogh versava già in critiche condizioni psichiche in quanto il fratello Theo, commerciante d’arte ed unico sostentamento del pittore, aveva deciso di sposarsi. Il pittore fu informato della notizia con una lettera, che poi ha riportato fedelmente sul suo dipinto: pensate che nel dipinto Van Gogh riporta timbri postali ed indirizzi della lettera che riconducono proprio al domicilio parigino di Theo e alla data del dicembre 1888. Cadono nel nulla pertanto le ipotesi che si erano fatte nel tempo circa l’ammutinamento di Van Gogh: si era vociferato che fosse stato addirittura il pittore francese Gauguin (col quale nel 1888 divise una casa ad Arles) a tagliagli l’orecchio nel corso di un litigio scatenato per una prostituta. Il motivo per cui si tagliò l’orecchio fu quindi per richiamare al suo capezzale l’unica persona che fino a quel momento gli era stata vicina, ovvero il fratello Theo: neppure la vicinanza del fratello riuscì però a rassicurare Van Gogh il quale 19 mesi dopo, il 27 luglio 1890, si sparò al petto e morì dopo due giorni di agonia. Nel frattempo durante questo mese di gennaio si apre a Londra alla Royal Academy una mostra su Van Gogh e le sue lettere.

domenica 14 dicembre 2008

Pittura e... PAESAGGIO!

Sono sempre più numerose, sia in Italia che all’estero, le esposizioni di pittura che affrontano il tema del paesaggio, creando un incredibile connubio natura-architettura. Proprio per questo è in corso fino all’11 gennaio 2009 a Roma un’esposizione dedicata a Giovanni Bellini, il grande pittore veneziano conosciuto anche come Giambellino: nato a Venezia nel 1430 (e qui morto nel 1516, anche se ci sono date un po’ discordanti), subì l’influenza pittorica di Andrea Mantenga ( Giovanni era figlio naturale di Jacopo Bellini e cognato proprio del Mantenga) e dei pittori padovani prima, e di Piero della Francesca, di Antonello da Messina e di Giorgione dopo. La mostra, come detto, è aperta fino al prossimo 11 gennaio e si può ammirare presso le Scuderie del Quirinale a Roma, in via XXIV Maggio: l’ingresso costa € 10 (ridotto € 7,50) ed è aperta tutti i giorni in orario normale (il venerdì e sabato chiude più tardi, alle 22.30); per informazioni maggiori http://www.scuderiequirinale.it.
Giovanni Carlo Federico Villa, uno dei curatori di questa mostra (assieme a Mauro Lucco), ha affermato: “Bellini è stato l’inventore del paesaggio italiano. Fu lui, prima di tutti gli altri, a raccontare, con la sua pittura, le atmosfere e le luci riprese durante tutto il Rinascimento e che tuttora possiamo ammirare in Veneto o nelle Marche”.
Si tratta di un’esposizione che raccoglie 62 dipinti del pittore provenienti da tutto il mondo. In ognuno dei suoi dipinti si possono ammirare paesaggi rurali, campagne, monumenti storici e di alta architettura, fiumi, colline, boschi, cielo, nuvole, nebbia, in un mix di luce solare e ombra davvero incredibile. Ad esempio nel “Crocefisso con cimitero ebraico” (rappresentato nella foto) si possono riconoscere addirittura una trentina di specie botaniche viste da vicinissimo, tutte rappresentate con la precisione di un botanico, come fa notare l’artista americano Bill Viola; e nello stesso dipinto (dietro la croce) sono individuabili monumenti che non sono frutto di fantasia del pittore ma rappresentano monumenti storici rappresentativi dell’architettura veneta-romagnola (la torre di Piazza dei Signori di Vicenza, la Chiesa di San Ciriaco di Ancona, il campanile di Santa Fosca in Cannareggio di Venezia, il campanile di Sant’Apollinare di Ravenna e il Duomo di Vicenza), a testimonianza del forte connubio arte-natura veneta. Nella “Crocefissione” è rappresentato un angolo di campagna veneta, con le case rurali, le colline sullo sfondo, le colture e addirittura un’ansa del fiume Adige. Nella “Allegoria sacra” è riportata sullo sfondo la Rocca Gradara di Pesaro. Nella “Risurrezione di Cristo” è indicata a destra la Rocca di Monselice (vicino a Padova).
Il Bellini rappresenta nei suoi dipinti molti altri monumenti, dall’Arena di Verona alla Colonna Traiana di Roma, dalla Rocca del Castello di Soave (VR) alla torre di difesa di Campo Marzio di Vicenza: secondo il professor Villa il Bellini voleva dare l’idea di una città immaginaria e utopistica che raccoglie i monumenti più belli dell’arte italiana, anche se geograficamente e stilisticamente distanti tra loro. Abbinando a questi monumenti dei paesaggi rurali, semplici, legati all’antichità e alle tradizioni, ne esce una raccolta pittorica di immenso valore storico e naturalistico, quasi a testimoniare, a distanza di secoli, l’importanza del paesaggio rurale e dell’architettura che fanno del nostro paese un esempio unico in tutto il mondo, e che spesso purtroppo perdiamo di vista…