martedì 16 dicembre 2014
martedì 4 novembre 2014
Al Colosseo ci sono i bagarini
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lunedì 27 ottobre 2014
Roma: riaprono i bunker segreti di Mussolini
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domenica 13 gennaio 2013
ROMA: scoperte le statue di Niobe
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lunedì 9 novembre 2009
ROMA: rinvenuta testa marmorea della dea Diana
La notizia l’ho appresa da un articolo di Andrea Carandini sul quotidiano la Repubblica: Carandini è il più famoso ed autorevole archeologo italiano, oltre che uno dei più importanti al mondo, tanto che il 25 febbraio 2009 il ministro Bondi lo ha nominato Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali (in sostituzione del dimissionario professore Salvatore Settis). È professore ordinario dal 1980 e dal 1992 insegna archeologia classica presso l'Università La Sapienza di Roma. Tra le sue scoperte più importanti, le mura del Palatino di Roma risalenti all'VIII secolo a.C. Il 20 aprile 2006 è stato insignito della Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Cultura e dell'Arte; molti i libri che ha scritto, incentrati sull'archeologia e su Roma.
Torniamo alla scoperta che è stata effettuata: sembrava una delle “solite” tante scoperte che vengono rinvenute periodicamente nel ricco sottosuolo romano, ma subito si è capito che si era di fronte a qualcosa di importante: infatti, da anni si sta cercando, invano, sull’Aventino (ove è stata rinvenuta la testa marmorea) il mitico tempio di Diana.
Già nel ‘700 era stata rinvenuta in quest’area una statuetta in alabastro di Diana, tanto che già allora si ipotizzò che il tempio di Diana si trovasse sull’Aventino a sinistra della chiesa di Sant’Alessio: la chiesa si trova sulla sommità del colle ed è stata costruita sopra il tempio di Minerva (tempio che Marziale posizionava “in arce”, ovvero sulla sommità del colle). Inoltre, consultando un frammento della pianta marmorea di Roma (risalente agli inizi del III secolo d.C.), si scopre che accanto il tempio di Minerva c’era proprio quello di Diana (che secondo Giovenale sorgeva anch’esso “in arce”). Quel frammento della pianta marmorea della città è davvero importante: partendo dal fatto che i tempi pagani si disponevano lungo l’alto ciglio dell’Aventino sopra il Tevere, come anche le chiese, Carandini e colleghi sono riusciti a collocare il tempio di Diana proprio vicino alla chiesa di Sant’Alessio, nonostante questa loro scelta topografica sia stata spesso criticata da altri addetti ai lavori.
Tra l’altro, sempre quel frammento della pianta marmorea di Roma rivela anche parte della pianta del tempio di Diana: aveva una fila di 8 colonne ioniche sulle due fronti e due file di 15 colonne sui lati (come il tempio di Efeso, preso come modello dall’ammiraglio trionfatore Cornifico che aveva l’abitudine di girare Roma in elefante…). Si trattava senza ombra di dubbio di una delle meraviglie della Roma augustea, ma finora non gli è mai stata data la dovuta importanza: sarebbe una gran bella soddisfazione riuscire a riportare alla luce il tempio. Si potrebbe farlo facendo eseguire una prospezione geomagnetica in un cortile dell’Istituto degli Studi Romani, col quale si è già riusciti ad individuare il tempio di Quirino (nei giardini del Quirinale) e potrebbe essere utilizzato per rinvenire anche altri monumenti perduti come il tempio di Cerere, Libero e Libera risalente al V secolo a.C., sempre sull’Aventino (sulla pendice verso Circo Massimo).
Sia quello di Diana che quello di altri non ancora rinvenuti, sono templi tra i più importanti della Roma antica in quanto erano legati alla plebe, la quale si riuniva proprio davanti ad essi. Ad esempio, il culto di Diana sull’Aventino era stato istituito intorno alla metà del VI secolo a.C. dall’imperatore Servio Tullio come contraltare romano del culto ad Aricia (Nemi): lo stesso Servio Tullio aveva imitato Tarquinio Prisco che agli inizi del VI secolo a.C. aveva istituito il cultod i Giove Laziare sul Monte Albano (Cavo). Si tratta di tasselli importanti della storia romana in quanto sono i presupposti teologici dell’egemonia di Roma sui Latini non solo sulla riva sinistra del fiume Tevere (così come vollero a suo tempo Romolo, Tullo Ostilio e Anco Marcio) ma anche su tutto il Lazio antico (così come vollero Tarquinio Prisco e Servio Tullio), il che gettò le basi per quella che sarebbe diventata la Roma “potenza mediterranea”.
Trovo molto interessante come conclude il suo articolo Andrea Carandini in merito alla storia di Roma, pensiero che riporto integralmente: “Se continuiamo a procedere per frammenti sparsi che si accumulano, non adeguatamente organizzati e cartografati, non riusciremo a capire, raccontare e mostrare la città nel sistema dei contesti che si succedono nel tempo. Il fine sta dunque nel riguadagnare i singoli frammenti ai contesti per spiegare la storia nello spazio, oltre che nel tempo. Quando spiego Roma a visitatori anche colti, perfino ad archeologi non specialisti, mi accorgo che Roma non si spiega da sola”. Il sottosuolo di Roma ha ancora tanto da restituire…
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mercoledì 14 ottobre 2009
ROMA: grandi scoperte archeologiche dell'era imperiale!
In queste ultime settimane, dagli scavi per la nuova linea metropolitana di Roma e durante altri lavori di rafforzamento stanno affiorando dei veri e propri gioielli artistici direttamente dall’era imperiale: l’ateneo di Adriano e la Coenatio Rotonda nella Domus Aurea di Nerone. Dei fatti ne ho trovato notizia su due articoli di Carlo Alberto Bucci apparsi sul quotidiano La Repubblica il 30 settembre ed il 9 ottobre scorsi, e sono documentati sui siti http://www.archeoroma.beniculturali.it e su http://www.beniculturali.it. Vediamo di cosa si tratta.Coenatio Rotunda nella Domus Aurea di Nerone. Ancora più sensazionale questa scoperta: durante alcuni lavori di rafforzamento di un muro, gli archeologi hanno scoperto sotto il Palatino il celeberrimo “salotto girevole” di Nerone! Si trattava di una stanza rotante, che girava giorno e notte imitando il movimento della Terra, che regalava un panorama mozzafiato su tutta la città. Ciò conferma quanto sosteneva Svetonio, il quale descriveva la struttura affermando che il soffitto della stanza era fatto di tavolette d’avorio mobili, percorse da tubazioni, per poter lanciare sui commensali fiori o profumi. Incredibile! La struttura ha un’altezza di 12 metri (su due piani da 6 metri ciascuno), con un perimetro esterno di ben 16 metri e muri dello spessore addirittura di 210 cm: il cilindro centrale ha un diametro di 4 metri (vedi immagine). Non si è ancora scoperto come faceva a ruotare la struttura: si pensa che potesse girare come un mulino azionato e spinto dall’acqua, oppure che fosse spinta da animali. Non si ha ancora la certezza comunque che si tratti del salotto girevole di Nerone, tuttavia le prove a carico sono molte: l’edificio è infatti in asse con gli altri ambienti della Domus Aurea. C’è ancora da scavare per portare alla luce tutta la struttura, ma il commissario per l’archeologia di Roma, Roberto Cecchi, ha già messo subito a disposizione 200 mila euro.
Magica Roma! Tutto questo grazie al sapiente lavoro degli archeologi che non solo col loro lavoro riportano alla luce tracce della millenaria storia del nostro paese ma rappresentano anche una delle più importanti scuole al mondo di archeologia. Col rischio, però, costante del taglio ai loro fondi da parte della Finanziaria… In questi giorni ricorre il 110° compleanno della Scuola Archeologica Italiana di Atene che coordina gli scavi nel territorio greco, in particolare a Creta dove ha riportato alla luce in questi anni un palazzo risalente al Protopalaziale (1900-1700 a.C.), il famoso Disco di Festo (dalla scrittura indecifrabile e misteriosa), stanze reali, botteghe di artigiani, magazzini, tutti risalenti all’epoca minoica (a proposito, tale Scuola è stata profondamente criticata dal quotidiano La Padania il quale afferma che si dovrebbe studiare solo la storia dei Celti…! Senza vergogna!). Ricordiamo che in tale Scuola vengono formati ragazzi all’archeologia, sul modello del campus: purtroppo le sempre più scarse risorse fornite dallo Stato italiano stanno portando al serio pericolo di chiusura della Scuola, con una perdita gravissima in fatto di storia ed archeologia. Salvo (ormai, solo) finanziamenti privati…
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giovedì 13 novembre 2008
ANTONIO CEDERNA e il suo grande archivio sull’urbanistica.
L’archivio è da ieri esposto vicino a Roma, precisamente a Capo Bove, in un casale acquistato dallo Stato nel 2002, posto a circa 500 metri dal Mausoleo di Cecilia Metella, in via Appia Antica n° 222. Proprio in questo casale (dove la Soprintendenza archeologica di Roma ha eseguito scavi che hanno portato alla luce un complesso termale del II° secolo d.C.) verrà esposto l’intero archivio che la famiglia Cederna ha donato proprio alla Soprintendenza.
Il centro degli interessi del giornalista è sempre stata Roma: il suo modello di città era sempre stato quello nord-europeo come Amsterdam, Oslo, Stoccolma, Copenaghen, Rotterdam, ove si costruivano quartieri esemplari nei quali prevaleva non la speculazione edilizia ma un senso di rispetto dei centri storici, di inserimenti ed integrazioni di fabbricati senza sconquassare la città, di fabbricati in armonia, l’esatto contrario di quanto accadeva (e accade!) nelle città italiane (e a Roma in particolare). Proprio per quanto riguarda la nostra capitale, nel suo archivio è stato trovato un fascicolo sul famoso “sacco edilizio” di Monte Mario a Roma (ove si scatenò la famigerata Società Generale Immobiliare), nel quale sono contenuti gli appunti delle riunioni dei consigli comunali che nei primi anni ’50 votavano le autorizzazioni a costruire in questo angolo romano… E’ stato quindi uno dei primi a denunciare lo scellerato utilizzo dei terreni agricoli per la costruzione senza freno di palazzi.
Sua grande passione è stata anche la via Appia Antica (la sede dell’archivio, quindi, non è stata scelta a caso), e per questo era denominato anche “appiomane”: quando morì era presidente dell’Azienda consortile per il Parco dell’Appia. Si occupò della tutela di quell’area, dei suoi valori archeologici e di paesaggio: non voleva soltanto conservare uno dei patrimoni artistici più grandi al mondo, ma impedire l’espansione a macchia d’olio dei quartieri romani, e in questo il parco dell’Appia Antica serviva ad interrompere questa continuità di palazzi, palazzi, palazzi (in particolare, impedì l’espansione della città verso i Castelli Romani e verso il mare). Cederna ne “Lo stadio sulle catacombe” dell’ottobre 1955 scriveva: “Espandendo Roma verso il sud si fa piazza pulita dell’ultima campagna romana, che il buon senso, nonché le regole elementari dell’urbanistica, consigliavano di salvare come la pupilla degli occhi, e si dà l’ultimo tocco alla distruzione di tutto il verde intorno a Roma, da anni metodicamente perseguita, con grande vantaggio economico di alcuni latifondisti periferici, prìncipi decaduti, appaltatori di immondizie, imprenditori e pie società immobiliari”.
Questo suo scritto si commenta da solo: ripeto, era del 1955 ma potrebbe essere riferito ad uno degli ultimi anni tanto è attuale. L’unica differenza è che allora Roma occupava 1/5 del suolo che occupa oggi… Naturalmente il discorso può essere esteso a molte altre città italiane: nessuno sta bloccando questa scellerata espansione edilizia attorno alle città, facendo progressivamente morire i centri storici e recuperando sempre meno il patrimonio esistente. Cari miei, i Comuni hanno molto più interesse alle nuove costruzioni che ai recuperi edilizi, per il semplice fatto che dalle nuove costruzioni incassano fior fiore di euri da oneri di urbanizzazione e costo di costruzione (cosa che non accade per il recupero dell’esistente), mentre le imprese committenti di questi nuovi interventi edilizi ricevono facilmente finanziamenti che poi vengono “elargiti” in maniera un po’ ambigua: è un circolo vizioso, che fa contenti gli uni (i Comuni) e gli altri (le imprese committenti), ma che sconvolge il nostro territorio, solo che di quest’ultimo non interessa niente a (quasi) nessuno. Ce ne accorgeremo presto…
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mercoledì 22 ottobre 2008
GETA, l’imperatore cancellato: ritrovato il busto.
È stato ritrovato ad Orvieto un busto dell’imperatore romano GETA, precisamente negli scavi archeologici (condotti dall’Università di Macerata) in località Campo Della Fiera ai piedi della rupe di Orvieto, in un’area dove le ricerche dirette da Simonetta Stopponi stanno portando alla luce il “Fanum Voltumnae”, ovvero il santuario federale degli Etruschi. Ne ha scritto anche Giuseppe M. Della Fina sul quotidiano La Repubblica di sabato 30 agosto 2008, a testimonianza dell’importanza del ritrovamento: il busto è stato ritrovato nei pressi di un edificio sacro.Onore agli archeologi che continuano nei loro pesanti lavori per portare alla luce pagine di storia ancora sconosciute o prive di testimonianza diretta.
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9:52 AM
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