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martedì 3 novembre 2015

2015: stagione record per uragani e tifoni intensi

Probabilmente sta avendo i suoi effetti il fortissimo El Nino di quest'anno (https://it.wikipedia.org/wiki/El_Ni%C3%B1o), che si sta rivelando come uno dei più intensi di sempre, tanto da far pensare che ci sarebbe stata una stagione da record di cicloni tropicali. Bene, ora ci sono i dati: nel 2015 ci sono stati in tutto il pianeta ben 21 cicloni tropicali di categoria 4 o 5, come mai era accaduto in passato (per approfondimenti sui cicloni tropicali https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclone_tropicale). Il record era già stato battuto lo scorso 17 ottobre quando il super-tifone Koppu ha colpito le Filippine, a cui poi sono seguiti il tifone Champi (sempre sulle Filippine) e l'uragano Olaf, fino ad arrivare agli ultimi due violentissimi uragani ovvero: 
  • Patricia: si tratta dell'uragano più forte che abbia mai colpito il Pacifico nord-orientale. Ha fatto landfall sulle coste del Messico, perdendo immediatamente potenza, ma in mare aperto aveva raggiunto venti violentissimi fino a 324 km/h ed una pressione bassissima pari ad 880 hPa (il record di pressione più bassa mai registrata sul Pianeta è di 870 hPa, registrata nel tifone Tip il 12 ottobre 1979 nell'Oceano Pacifico);
  • Chapala: ha appena fatto landfall nello Yemen. Si tratta del secondo ciclone più forte che abbia mai colpito questa zona dell'Oceano Indiano. Ha investito in pieno l'isola di Socrota con venti fino a 250 km/h, mentre ha portato piogge eccezionali tra Yemen ed Oman, dell'ordine di 400-600 mm d'acqua (la pioggia che cade mediamente in 6 anni!!!).

giovedì 8 ottobre 2015

BERNACCA e gli uragani

Condivido appieno il messaggio che Alessio Grosso ha lanciato stamattina sul sito http://meteolive.leonardo.it/ nell'articolo in cui mostra il video del grande Edmondo Bernacca che nella trasmissione famosissima "Che tempo fa" su RaiUno del 4 settembre 1979 spiega come si formano gli uragani. Come dice lo stesso Grosso nel suo articolo: "Un Bernacca così non si può perdere. Questa è meteorologia, questa è televisione, questa è divulgazione". Ed ha perfettamente ragione: articolo e video li trovate al link http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/guardate-bernacca-nel-79-racconta-sulla-rai-come-si-originano-gli-uragani-/44645/. Per i più giovani, Edmondo Bernacca è stato uno dei più grandi (anzi, forse il più grande) meteorologi italiani: la sua biografia la trovate al link https://it.wikipedia.org/wiki/Edmondo_Bernacca, mentre dall'archivio del quotidiano la Repubblica ecco il link relativo all'articolo dedicato alla sua morte http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/09/16/morto-bernacca.html.

giovedì 12 novembre 2009

ATLANTICO: 2009 con pochi uragani, ma quante stranezze...

Sta ormai volgendo al termine la stagione 2009 degli uragani nell'Oceano Atlantico, che solitamente inizia il 1° giugno e termina il 30 novembre: l'utlimo uragano, "Ida," è transitato proprio in questi giorni sul sud degli USA e difficilmente qualcun altro se ne formerà entro la fine del mese.
Che annata è stata? Beh, senza ombra di dubbio il numero degli uragani è stato sensibilmente inferiore alla media, tuttavia questo non ha impedito il verificarsi di vari record e stranezze. Infatti, nonostante così pochi uragani, la stagione è partita addirittura in anticipo, con la depressione tropicale "One" che il 28 maggio si è posizionata a 640 Km a est-nord est del North Carolina, il che fece pensare che sarebbe potuta essere una super-stagione di uragani, ed invece per i successivi due mesi non se ne sono più verificati... Per notare la prima tempesta tropicale bisogna aspettare addirittura il 12 agosto, quando "Ana" apre un mese con ben tre tempeste tropicali (seguirono infatti "Claudette" e "Danny") ed addirittura un uragano di categoria 4 (su una scala dove il massimo è 5), ovvero "Bill". "Claudette" è stata la prima tempesta della stagione a colpire gli USA, mentre "Bill" (nonostante la sua potenza) ha appena sfiorato le coste del Labrador, dopo di chè (declassato a semplice depressione atlantica) ha colpito l'Europa.
Settembre invece ha fatto registrare solamente una tempesta tropicale ("Erika"), una depressione tropicale ("Eight") ed un uragano ("Fred"): ma qui si notano altriedue stranezze, ovvero mai nessun uragano come "Fred" si era formato più a sud e più ad est in Atlantico dall'avvento dei satelliti, ed è stato pure il 3° uragano di sempre (oltre categoria 3) ad essersi formato oltre il 36°Ovest. Sempre per quanto riguarda settembre, l'indice ACE (quello che misura l'energia accumulata dagli uragani) è stato il più basso dal 1994 ed addirittura il 6° più basso dal 1944.
Ottobre ha fatto registrare due tempeste tropicali ("Henri" e "Grace"): ebbene, quest'ultima è stata la tempesta più a nord-est mai registrata nell'Oceano Atlantico dall'avvento dei satelliti, tanto che è riuscita a portarsi ad appena 160 Km dalle coste irlandesi!!!
Arriviamo a novembre e a quest'ultimo uragano, "Ida": ha avuto una traiettoria anomala ed è stato il 6° uragano in tutta la storia ad aver causato delle inondazioni a novembre negli USA (proprio in questi giorni sono caduti vari record storici giornalieri di pioggia, come i 148 mm d'acqua di Columbus e i 112 mm di Atlanta, oltre che ai notevoli quantitativi di 168 mm in Alabama e di 172 mm in Florida, seppur non da record). Purtroppo nel suo tragitto "Ida" ha fatto anche numerose vittime (da questo punto di vista l'uragano più distruttivo del 2009): 136 morti nel solo El Salvador (oltre a 60 dispersi e 130.000 sfollati), con gravi danni anche in Nicaragua ed Honduras, ma di questo ne hanno parlato in pochi...
Il 2009 si è dunque concluso per l'Atlantico con 9 tempeste tropicali e 3 uragani (di cui solo 2 oltre categoria 3): la media del periodo 1950-2000 parla di 9.6 tempeste tropicali e 5.9 uragani (di cui 2.3 oltre categoria 3), quindi quest'anno siamo stati sotto la media. Diciamo subito che le previsioni fatte tra la fine del 2008 e l'inizio di quest'anno erano ben peggiori, in quanto tutte prevedevano che sarebbe stata una stagione con intensa attività: la prima proiezione del 10 dicembre 2008, fatta dalla Colorado State University, ipotizzava ben 14 tempeste tropicali e 7 uragani (di cui 3 oltre categoria 3), cifre poi corrette il 7 aprile rispettivamente in 12 e 6 (2) ed ancora il 4 agosto in 10 e 4 (2). La NOAA era stata più cauta, ipotizzando il 21 maggio 9-14 tempeste tropicali e 3-6 uragani (di cui 1-3 oltre categoria 3), cifre poi corrette il 6 agosto rispettivamente in 7-11 e 3-6 (1-2). Ricordo che tutti questi dati li ho raccolti da un articolo di Manuel Mazzoleni pubblicato sul ben informato portale meteo http://www.3bmeteo.com.
Come vedete, non è assolutamente facile fare previsioni in merito, quindi è inutile ogni anno parlare di stagione allarmante per gli uragani: probabilmente in molti sono rimasti scottati dalla super-stagione del 2005, anno in cui si scatenò "Katrina" e durante in quale si verificarono così tante tempeste tropicali ed uragani (oltre 25...) che non bastarono le lettere dell'alfabeto per denominarli e si dovette ricorrere all'alfabeto greco!!! Ma è anche vero che da allora si sono avute annate spesso sotto media: questo non significa sottovalutare il cambiamento cliamatico, però molti altri fattori influiscono sulla formazione degli uragani, ad esempio il fenomeno di El Nino di quest'anno oppure il sensibile raffreddamento delle acque dell'Oceano Atlantico Centrale in atto dallo scorso anno. Piuttosto si dovrebbe cercare di capire queste altalene nella formazione degli uragani, più che il loro numero, o di spiegare come mai questi uragani si spingono sempre di più oltre i loro naturali confini (uno quest'anno ha sfiorato l'Irlanda!!). La prevenzione si fa non "indovinando" il numero di uragani che si verificherà in una stagione, ma nel capire il cambiamento climatico in corso proprio attraverso la loro formazione (posizione, intensità, frequenza, ecc...). Questo sarebbe utile a livello globale proprio per lo studio del clima e del suo cambiamento.

venerdì 2 ottobre 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE = PIU' URAGANI?

È una domanda che i climatologi si sono posti spesso negli ultimi anni, soprattutto dopo il 2005, anno record di uragani nell’Oceano Atlantico (e l’anno del famoso uragano “Katrina”). Ma se la sono posti anche dopo che lo scorso anno (ed anche quest’anno) di uragani ce ne sono stati davvero pochi, contro ogni previsione. Ma allora, questo riscaldamento globale influisce sulla formazione degli uragani, oppure no? Per rispondere a questa domanda i ricercatori dell’Università di Clemson hanno effettuato una ricerca prendendo in considerazione su tutti gli uragani che hanno colpito l’Atlantico dal 1850 ad oggi e i risultati sono stati due:
  • è aumentato il loro numero per anno (come verificabile nel grafico): se tra il 1850 ed il 1935 erano in media compresi tra 5 e 10 l’anno, successivamente sono aumentati con una frequenza media compresa tra 10 e 15 (fino al picco record del 2005, ben 28 fenomeni tra uragani e cicloni tropicali);
  • allo stesso tempo non vi è stata però un’intensificazione della potenza dei singoli uragani, rimasta pressoché invariata nel tempo.
Pertanto, se il riscaldamento globale sta comportando inevitabilmente un aumento della temperatura delle acque oceaniche che, di conseguenza, comporta una maggiore predisposizione alla formazione di uragani, contemporaneamente non si può affermare che essi sono aumentati di intensità: uragani potenti e distruttivi ci sono sempre stati (uno dei più forti fu quello che nel 1900 rase al suolo la cittadina di Galvestone, nel Texas). Dobbiamo anche dire che l’uragano “Katrina” del 2005 è stato certamente violento, ma la distruzione fu provocata soprattutto dal cedimento delle dighe che proteggono New Orleans, dovuto alla loro scarsa manutenzione più che alla forza della marea alzata dai venti…
Tuttavia, appurato che il riscaldamento globale ha comunque le sue colpe, c’è anche da dire che hanno la loro influenza sulla frequenza degli uragani due fenomeni naturali che si verificano periodicamente nell’Oceano Pacifico centro-orientale e che riguardano la variazione di temperatura nelle sue acque: si tratta del “Nino” (riscaldamento delle acque in questa parte dell’oceano) e della “Nina” (fenomeno opposto), che riescono ad avere ripercussioni sul clima di tutto il globo. Ad esempio, l’anno record di uragani in Atlantico (il 2005) si è verificato in concomitanza della “Nina”, mentre il 2008 ed il 2009 (anni con pochissimi uragani) sono stati caratterizzati al contrario dal “Nino”.
Devo fare però una considerazione: purtroppo spesso accade che i media d’informazione di tutto il mondo (ma soprattutto quelli occidentali) si preoccupino quasi esclusivamente degli uragani atlantici (in quanto diretti nei Caraibi e negli USA…) e quasi sempre si “dimenticano” dei tifoni che colpiscono varie zone dell’Oceano Pacifico: è il caso di quest’anno, quando una serie incredibile di tifoni sta portando morte e distruzione in Estremo Oriente. Proprio il “Nino” che sta interessando l’Oceano Pacifico (anche se di media intensità) sta dando un surplus di riscaldamento alle acque del Pacifico equatoriale, fornendo quindi più energia per la formazione dei tifoni. Ed infatti, in questa stagione già 19 tra tifoni e tempeste tropicali si sono sviluppati in questa parte del Pacifico, andando ad interessare sempre le stesse zone: coste cinesi, Taiwan e Filippine.
Abbiamo visto in questi giorni le tremende devastazioni causate dal tifone “Ketsana” sulle Filippine, uno dei più forti degli ultimi decenni: non tanto per i venti (seppur violenti) quanto per le precipitazioni eccezionali (fino a 500 mm d’acqua in due giorni) che hanno causato alluvioni disastrose e che, lo ricordiamo, colpiscono spesso popolazioni non proprio fortunate…
Nella lista dei tifoni di quest’anno cito: il tifone “Molave” che il 19-20 luglio colpì il sud della Cina ed Hong Kong; il tifone “Morakot” che dall’8 agosto ha interessato per alcuni giorni l’isola di Taiwan, con venti fino a 180 km/h e precipitazioni eccezionali (in alcune zone interne sono caduti fino a 2.900 mm d’acqua in 3 giorni!!!), causando oltre 500 morti; il tifone “Choi Wan” che dal 14 settembre e per alcuni giorni colpisce prima le Isole Marianne e poi le Isole Bonin, Volcano e Iwo To con venti fino a 260 km/h (e raffiche fino a 306 km/h!!!), di categoria 5 (il massimo sulla scala), con pressione centrale di appena 922 hPa ed onde alte fino a 12 metri!! E poi una lunga serie di tempeste e depressioni tropicali che, seppur non avendo raggiunto la forza di tifone, hanno portato morte e distruzione in varie zone.
A parte il tifone “Ketsana” di questi ultimi giorni, gli altri fenomeni non sono nemmeno stati citati dall’informazione: vorrei vedere se avessero interessato gli USA… Ed ora si sta rinforzando il tifone “Parma”, previsto di “categoria 3” (su una scala di 5 dove 5 è il massimo) che potrebbe nuovamente investire le Filippine: ne sapremo qualcosa? Quelle povere persone non hanno la nostra stessa dignità? Non hanno il nostro stesso diritto ad essere aiutate in caso di calamità? Sì, ma se non lo sappiamo non le possiamo aiutare. Purtroppo questi tifoni fanno notizia solo se colpiscono pozzi petroliferi! Da noi fanno notizia appena due giornate consecutive a 35°C…

lunedì 26 novembre 2007

E' morto HERBERT SAFFIR, l'uomo degli uragani

Venerdi 23 novembre 2007 è morto a Miami all'età di 90 anni lo scienziato HERBERT SAFFIR, chiamato anche "l'uomo degli uragani" in quanto fu colui che nel 1969 ideò, assieme al collega Robert Simpson, il primo sistema di misurazione dell'intensità dei cicloni tropicali, chiamato appunto la "scala Saffir-Simpson". La sua specializzazione nel campo della meteorologia culminò con uno studio estremamente approfondito di uragani, tifoni, cicloni e tempeste tropicali che lo impegnò per decenni. Il suo duro lavoro fu sempre condiviso dallo scienziato e amico Robert Simpson, che insime arrivarono a mettere a punto una scala graduata articolata in cinque categorie per la misurazione dell'intensità degli uragani. La scala viene calcolata in base alla velocità massima raggiunta dal vento all'interno del vortice ciclonico e fornisce una misura empirica dei danni che possono essere provocati dal passaggio di quei mostri tropicali. Nel dettaglio la scala Saffir-Simpson considera "uragano" un sistema depressionario i cui venti vanno da una velocità minima di 64 nodi (circa 120km/h) corrispondente alla "categoria 1" e si chiude con la massima forza i cui valori di vento potenzialmente sono superiori a 134 nodi (250 km/h) corrispondente alla "categoria 5". Eventi di intensità inferiore, con il vento che va da un minimo di 34 nodi (circa 60 km/h) ad un massimo di 64 nodi (circa 120 km/h), vengono classificati come "tempeste tropicali" mentre vortici con vento fino ad un massimo di 34 nodi (circa 60 km/h) sono denominati "depressioni tropicali". Le varie categorie di classificazione, qualora vengano riscontrate in un sistema depressionario posto a latitudini tropicali, rappresentano spesso stadi successivi che portano allo sviluppo di un uragano. L'importanza della scala Saffir-Simpson, oltre al sistema di osservazione empirico valido da un punto di vista statistico-scientifico, è fondamentale poichè di enorme aiuto alle autorità sia per valutare i provvedimenti da adottare in caso di pericolo imminente sia per impostare piani di emergenza a favore delle popolazioni minacciate ma anche per calcolare l'entità dei danni subiti dai territori una volta che sono stati colpiti.

venerdì 2 novembre 2007

Uragano "Noel" sui Caraibi: bilancio tragico

Sorprende la violenza con cui "Noel" ha colpito il Mar dei Caraibi: sorprende perchè la maggior parte di vittime e danni sono stati causati da "Noel" quando questo non era ancora "uragano" ma "tempesta tropicale" (con venti a circa 120 km/h, quindi non fortissimi). Infatti, negli ultimi giorni la tempesta ha causato 40 morti, 14 dispersi, 71 feriti e 11.000 senzatetto ad Haiti e 73 morti, 43 dispersi e 65.000 senzatetto nella Repubblica Domenicana! Proprio mentre in questi due stati cominciano ad arrivare gli aiuti internazionali, la tempesta si è trasformata in uragano questa notte passanto sulle Bahamas, dove il bilancio di eventuali vittime e danni non è ancora stato reso noto. "Noel" è la 14° tempesta della stagione ed ora sembra diretto verso la costa atlantica degli Stati Uniti (dovrebbe arrivare sabato mattina) raggiungendo poi la Nova Scotia in Canada, naturalmente indebolito. La furia distruttiva è arrivata non tanto dal vento (che mai ha superato i 120 km/h) quanto invece dalle violentissime piogge torrenziali che hanno inondato e sommerso campagne e città, causando danni inestimabili a raccolti ed infrastrutture: per dare l'idea, a Santo Domingo (capitale della Repubblica Domenicana) sono caduti ben 315 mm d'acqua tra domenica mattina 28 ottobre e mercoledì mattina 31 ottobre (ora locale), ovvero oltre il doppio della media del mese di ottobre. Ciò ha causato l'esondazione di molti fiumi in molte aree caraibiche.

venerdì 19 gennaio 2007

L'uragano "Kyrill" devasta l'Europa Centrale!

Ampiamente previsto da alcuni giorni, è puntualmente arrivato sull'Europa Centrale l'uragano denominato "Kyrill", colpendo particolarmente duro su Gran Bretagna, nord della Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Germania e Repubblica Ceca. In realtà non si tratta di un vero e proprio "uragano" (tale di definisce infatti la perturbazione tropicale con la tipica forma circolare e il cosiddetto occhio centrale), ma di una profondissima depressione extra-tropicale associata a venti che hanno raggiunto (questi sì) potenza di "uragano": quasi in tutti i paesi succitati i venti hanno sfiorato i 200 km/h, con punte di ben 225 km/h sui monti svizzeri in corrispondenza del ghiacciaio Aletsch!!! Come detto da Tv e giornali, che hanno dato largo spazio al fenomeno, i danni sono stati incalcolabili e ci sono stati ben 40 morti! Ma lasciamo alla cronaca tutti i fatti avvenuti... Da un punto di vista meteorologico, si è trattato di venti davvero violenti causati dalla notevole vicinanza tra l'alta pressione nord-africana e la bassa pressione sul Mare del Nord: come si vede dalla cartina, le isobare (ovvero le linee che racchiudono le aree ad uguale pressione) sono molto vicine tra loro e stanno ad indicare la potenza dei venti (il vento è sempre generato da una differenza di pressione tra una zona ed un'altra: più queste zone a diversa pressione sono vicine, più il vento è forte). La depressione ha sfiorato l'Italia e comunque non avrebbe mai potuto portare venti così intensi in Valpadana in quanto siamo protetti dalle Alpi: certo, sui crinali alpini il vento arriva comunque molto forte (raffiche fino a 180 km/h in Alto Adige) mentre in Sardegna vi arriva sotto forma di maestrale (stamattina raffiche a oltre 100 km/h a Cagliari). Una volta addossato alle Alpi, la caratteristica principale di tale vento è che risalirà le montagne e scendendo verso la Valpadana si surriscalderà per compressione: ciò sta avvenendo proprio ora e nel pomeriggio temperature straordinariamente elevate si stanno verificando a ridosso delle Alpi piemontesi, con punte di ben 25-26°c (come a Cuneo!!): non ce n'era assolutamente bisogno, visto che le temperature erano già di per sè elevate.... Il fenomeno verificatosi in Europa Centrale è un evento molto raro ma non eccezionale per queste zone: già in passato altre tempeste erano transitate in questi luoghi, una addirittura più intensa (denominata "Lothar") transitò nel Natale del 1999 e fu ancora più devastante, ed intense furono anche quelle del 1987 e del 1990. Quello che preoccupa non è tanto il transito del singolo fenomeno, che è sempre avvenuto, quanto invece la sua frequenza: depressioni così forti alcuni anni fa passavano su tali zone con una media di una ogni 15 anni circa, ora ne passa una ogni 2-3 anni, a testimonianza del veloce cambiamento climatico in atto sulla Terra. E pochi ci stanno facendo caso...